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ClinCheck® Signature Experience: la nuova frontiera della pianificazione ortodontica

ClinCheck® Signature Experience
ClinCheck® Signature Experience: l'evoluzione per piani di trattamento personalizzati

Quasi tre decenni fa, il sistema Invisalign® ha rivoluzionato l’ortodonzia introducendo gli allineatori trasparenti. Tuttavia, dietro ogni sorriso si celava un processo di pianificazione complesso e dispendioso in termini di tempo. I clinici erano chiamati a inviare impronte fisiche, fornire istruzioni dettagliate ai progettisti CAD e attendere settimane per ottenere un piano in linea con le proprie aspettative. I ritardi erano frequenti e il processo risultava spesso distante dalle aspettative del paziente.

Cogliendo questa sfida, Align Technology non si è limitata a migliorare il sistema: lo ha completamente ripensato. L’obiettivo era chiaro: offrire un’esperienza di pianificazione più semplice, personalizzata e centrata sugli obiettivi clinici del medico, riducendo i tempi da settimane a pochi minuti.

Strumenti innovativi al servizio del clinico

Il punto di svolta è arrivato con la migrazione del software ClinCheck® al cloud, aprendo la strada a una maggiore precisione digitale. Nel tempo, Align ha introdotto strumenti innovativi che hanno trasformato la pianificazione del trattamento:

  • Personalizzazione: Plan Editor e i controlli 3D con ClinCheck® Live Update consentono modifiche in tempo reale.
  • Efficienza: il modulo prescrittivo Flex Rx semplifica i flussi di lavoro e supporta una pianificazione scalabile.
  • Controllo: Preference Templates e Template Editor assicurano configurazioni rapide, coerenti e facilmente replicabili.

Queste innovazioni danno vita alla ClinCheck® Signature Experience: un ecosistema integrato che consente ai clinici di creare piani di trattamento personalizzati e coerenti in pochi minuti. Progettato con i clinici al centro, questo sistema restituisce pieno controllo sul trattamento ortodontico digitale. Non è solo un flusso di lavoro, ma una vera e propria filosofia operativa.

ClinCheck® Live Plan: la visione diventa realtà

Il culmine di questa evoluzione è ClinCheck® Live Plan, parte integrante della ClinCheck Signature Experience, che consente di ottenere molti piani di trattamento iniziali in appena 15 minuti, in base alla complessità del caso e al rispetto dei requisiti tecnici.

ClinCheck® Signature Experience:

 

Come racconta un medico esperto Invisalign: “Ricordo ancora la prima volta che ho ricevuto un piano così rapidamente: è stato un punto di svolta. Per chi, come me, dà valore all’efficienza, questo strumento permette di presentare il piano già durante la prima visita e di iniziare prima il trattamento. Ma non si tratta solo di velocità: è anche una questione di efficacia. I piani sono altamente allineati ai miei obiettivi clinici, contribuendo a migliorare i risultati.”

La ClinCheck Signature Experience, insieme a ClinCheck Live Plan, rappresenta il risultato di un percorso trasformativo pluriennale, sostenuto da importanti investimenti in ricerca e sviluppo e dall’esperienza maturata su oltre 22 milioni di sorrisi trattati con Invisalign®. L’approccio si fonda su un principio chiave: l’automazione non sostituisce l’esperienza clinica, ma la amplifica.

Automatizzando la pianificazione, Align ha restituito ai clinici ancora più controllo. Sono loro gli autori di ogni piano di trattamento, e la padronanza di questa tecnologia ne valorizza ulteriormente il ruolo.

Un nuovo paradigma per l’ortodonzia

La ClinCheck® Signature Experience segna un cambiamento di paradigma nell’ortodonzia digitale, abilitando una pianificazione personalizzata, coerente e in tempo reale che valorizza le competenze cliniche e migliora i risultati per i pazienti.
Per i clinici pronti ad abbracciare il digitale, rappresenta un percorso verso una maggiore padronanza. Per i pazienti, significa iniziare prima il trattamento e ottenere risultati migliori.
Con ClinCheck® Signature Experience, ogni paziente è un passo più vicino al suo nuovo sorriso.

 

Osteoporosi e odontoiatria, verso uno screening opportunistico con la CBCT

osteoporosi

L'osteoporosi è una malattia che, com'è noto, ha ricadute importanti nell'odontoiatria e oggi ancor di più. Una recente revisione sistematica condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università di Firenze ha analizzato le evidenze scientifiche disponibili sul rapporto tra alterazioni ossee dei mascellari osservabili con CBCT e riduzione della densità minerale ossea sistemica. D'altro canto, oggi la CBCT rappresenta uno degli strumenti diagnostici più utilizzati in implantologia, chirurgia orale, endodonzia e ortodonzia complessa. Ogni giorno migliaia di pazienti eseguono esami tridimensionali per finalità strettamente odontoiatriche. Secondo gli autori, queste immagini potrebbero offrire informazioni utili anche sullo stato generale delle ossa del paziente.

Una patologia spesso silenziosa

L’osteoporosi è una malattia sistemica caratterizzata dalla riduzione della massa ossea e dall’alterazione della microarchitettura scheletrica. La patologia aumenta il rischio di fratture e colpisce soprattutto le donne in post-menopausa. La diagnosi si basa principalmente sulla densitometria DXA, considerata il gold standard. Non tutti i pazienti a rischio, tuttavia, eseguono controlli specifici. In questo contesto il dentista potrebbe avere un ruolo più importante rispetto al passato. Molti soggetti si sottopongono infatti a indagini radiologiche odontoiatriche con maggiore frequenza rispetto agli esami medici dedicati alla salute ossea. Per questo motivo la CBCT potrebbe trasformarsi in uno strumento utile per individuare segni indiretti di fragilità scheletrica.

La mandibola come possibile indicatore dell'osteoporosi

La revisione ha preso in esame 23 studi che confrontavano parametri rilevati tramite CBCT con i valori ottenuti mediante DXA. Gran parte delle ricerche si è concentrata sulle donne in post-menopausa, considerate la popolazione più esposta all’osteoporosi primaria. Secondo gli autori, diversi parametri mandibolari mostrano una correlazione significativa con la riduzione della densità minerale ossea. In particolare, l’attenzione si è focalizzata sullo spessore della corticale mandibolare e sulle modificazioni della trabecolatura ossea. In numerosi pazienti osteoporotici la mandibola presenta infatti una corticale più sottile e una struttura trabecolare meno densa. Anche alcuni valori radiografici ottenuti dalla CBCT sembrano riflettere alterazioni metaboliche dell’osso sistemico. Per l’odontoiatra questo aspetto ha un valore pratico importante.

Implicazioni cliniche in implantologia

Il tema interessa soprattutto l’implantologia. La qualità e la quantità dell’osso rappresentano infatti fattori centrali nella stabilità primaria dell’impianto e nella pianificazione chirurgica. L’osteoporosi non costituisce automaticamente una controindicazione al trattamento implantare. Tuttavia, il metabolismo osseo del paziente può influenzare alcuni aspetti clinici, soprattutto nei casi complessi o in presenza di terapie farmacologiche specifiche. La CBCT consente già oggi una valutazione dettagliata dei volumi ossei disponibili. Se in futuro sarà possibile integrare anche parametri correlati alla densità minerale ossea, l’esame potrebbe assumere un ruolo ancora più strategico nella pianificazione terapeutica. Gli autori sottolineano però un punto fondamentale. La CBCT non deve essere considerata un sostituto della DXA. L’esame odontoiatrico non permette infatti una diagnosi certa di osteoporosi.

I limiti attuali della metodica

Nonostante i risultati incoraggianti, la revisione evidenzia diversi limiti. Gli studi disponibili utilizzano protocolli differenti e criteri di valutazione non uniformi. Inoltre, i valori ottenuti con CBCT possono variare in base al dispositivo utilizzato, ai parametri di acquisizione e ai software di elaborazione. Questa eterogeneità rende difficile definire soglie diagnostiche affidabili e immediatamente applicabili nella pratica clinica quotidiana. Anche per questo motivo gli autori invitano alla prudenza. La CBCT può aiutare il dentista a identificare pazienti potenzialmente a rischio, ma non può sostituire gli esami medici dedicati. Il vero valore della metodica potrebbe quindi risiedere nello screening opportunistico. In altre parole, l’odontoiatra potrebbe intercettare segnali sospetti durante un esame eseguito per altre finalità cliniche.

Verso una odontoiatria più integrata

La revisione conferma inoltre un cambiamento culturale già in corso. L’odontoiatria moderna dialoga sempre più con la medicina sistemica. Le immagini radiologiche non servono soltanto a pianificare un impianto o a valutare una lesione locale, ma possono offrire indicazioni più ampie sullo stato di salute del paziente. In questo scenario anche l’intelligenza artificiale potrebbe avere un ruolo importante. Gli autori ipotizzano sistemi capaci di analizzare automaticamente le immagini CBCT e riconoscere pattern associati alla perdita di densità ossea. Software basati su algoritmi di deep learning potrebbero segnalare alterazioni corticali mandibolari sospette direttamente durante la refertazione radiologica. Questo approccio potrebbe aumentare la capacità di screening e favorire diagnosi più precoci.

Un tema destinato a crescere

Pubblicata sulla rivista Current Osteoporosis Reports, la revisione evidenzia come la CBCT possa diventare uno strumento complementare nella valutazione della salute ossea del paziente odontoiatrico. Il lavoro non propone nuovi criteri diagnostici e non modifica il ruolo centrale della DXA. Tuttavia, suggerisce una prospettiva clinica concreta: il dentista potrebbe contribuire in modo sempre più attivo all’identificazione precoce dei soggetti a rischio osteoporosi, sfruttando esami radiologici già presenti nella pratica quotidiana.

Controllo del biofilm: la miglior pulizia meccanica è quella personalizzata

Controllo del biofilm

Il benessere dei denti e delle gengive inizia con una corretta igiene orale domiciliare, che richiede strumenti meccanici progettati per adattarsi in modo personalizzato alle esigenze di ciascun paziente. Le linee guida dell'European Federation of Periodontology (EFP) e della Società Italiana di Parodontologia (SIdP) indicano che il mezzo più adeguato a ridurre la placca e a prevenire patologie come gengiviti e parodontiti sia lo spazzolamento dei denti. Tuttavia, nella pratica clinica si osserva che l’igiene domiciliare dei pazienti è spesso insufficiente, sia per tecnica inadeguata sia per il mancato utilizzo di tutti gli strumenti necessari.

5 superfici e 4 strumenti per un efficace controllo del biofilm

Lo spazzolino, da solo, consente di rimuovere circa il 60-70% della placca e in una sessione, in media, si riesce ad asportare non oltre il 50% del biofilm (1). Questi dati evidenziano un limite importante e rappresentano un punto chiave nella comunicazione con il paziente. Per aiutarlo a comprendere, è utile spiegare che ogni elemento dentale presenta cinque superfici - masticatoria, vestibolare, linguale/palatale, mesiale e distale - e che tutte vanno deterse in modo adeguato. Lo spazzolino non consente un accesso completo alle aree interdentali, dove si accumulano più facilmente residui alimentari e, in assenza di una rimozione efficace, si crea un ambiente favorevole alla proliferazione batterica. L’integrazione con dispositivi specifici, come il filo interdentale e lo scovolino, è fondamentale: questi strumenti si adattano alle diverse morfologie degli spazi interdentali e garantiscono una pulizia mirata nelle zone meno accessibili.

  1. Claydon NC. Current concepts in toothbrushing and interdental cleaning. Periodontol 2000. 2008;48:10-22

Soluzioni personalizzate per ogni esigenza clinica

Ogni paziente ha necessità specifiche ed è importante guidarlo nella scelta dei presidi per l’igiene orale più idonei alle sue condizioni cliniche.

Spazzolini delicati, ma efficaci. Nei casi di infiammazione gengivale da lieve a severa, con o senza sanguinamento, e per la prevenzione, è particolarmente indicato l’utilizzo quotidiano di uno spazzolino con testina corta, anatomica e compatta, in grado di garantire la massima azione pulente e raggiungere agevolmente anche i denti posteriori senza creare traumi alla mucosa. Setole troppo rigide possono aggravare il sanguinamento delle gengive già infiammate e irritate. Per questo la ricerca Curasept ha messo a punto la nuova linea di Spazzolini Curasept Softline: grazie alla tecnologia soft touch system offrono grande capacità pulente senza causare danni a gengive e tessuti. Realizzati con setole in poliestere flessibili e morbide e compatte, sono adatti in caso di gengive delicate o di infiammazioni gengivali acute, ma anche a chi tende a esercitare una pressione eccessiva durante lo spazzolamento. In base alla gravità della problematica, alla manualità del paziente e alla sua sensibilità, è possibile consigliare il grado di morbidezza delle setole più appropriato: dallo 0.10 allo 0.17.

Filo interdentale. Completa efficacemente la pulizia interdentale nei punti di contatto, nei margini gengivali e negli spazi più stretti. La gamma Curasept comprende sette varianti per ogni esigenza: l'indicazione d'uso presente sul blister rappresenta una pratica guida nella corretta scelta della referenza.

Scovolini adattabili a ogni spazio. Lo scovolino è lo strumento più efficace per rimuovere il biofilm interdentale. Per migliorare la compliance del paziente, questo presidio di salute orale deve risultare delicato e sicuro a contatto con le gengive. La misura di uno scovolino è corretta quando le setole riempiono completamente lo spazio interdentale e lo strumento entra senza forzare. Difficilmente, per una bocca, è sufficiente un’unica misura ed è possibile introdurre le variabili gradualmente, anche tenendo conto dei progressi nella terapia parodontale.

Per coloro che si approcciano per la prima volta alla pulizia interdentale, oppure per chi utilizza già gli scovolini ma necessita di uno strumento più pratico da sfruttare fuori casa, Curasept ha progettato i Picks. Si tratta di scovolini monouso in gomma, disponibili in tre diverse misure e caratterizzati da una spirale antiplacca brevettata, per un controllo ancora più efficace del biofilm. Sono indicati per la rimozione dei residui di cibo e della placca superficiale tra i denti, pulizia superficiale delle tasche parodontali, pulizia del solco gengivale, delle bande ortodontiche e dei margini protesici.

La sinergia tra la pulizia meccanica e chimica, grazie a dentifrici e collutori specifici, consente di ottimizzare l’igiene orale quotidiana, potenziando il controllo del biofilm, raggiungendo anche le aree più difficili da detergere con il solo spazzolamento e contribuendo in modo efficace alla prevenzione della salute della bocca.

Per saperne di più, ti invitiamo a scoprire le video pillole formative sulla terapia di igiene meccanica: strumenti concreti e immediati pensati per supportarti nella pratica clinica e nel consiglio professionale

 

 

Far crescere lo studio odontoiatrico, a che prezzo?

Far crescere lo studio odontoiatrico

Nell'ottica di far crescere lo studio odontoiatrico, l’intervento di un consulente esterno può migliorare il fatturato, ma anche alterare equilibri e ruoli, generando effetti destabilizzanti e rischi deontologici: ecco perché è un’opzione che va affrontata con cautela.

I titolari di studio dentistico sono oggi esposti a una quantità crescente di messaggi promozionali provenienti da organizzazioni che, a pagamento, promettono di “far crescere lo studio”, “riempire l’agenda” o “attrarre pazienti ad alto valore”. Una promessa comprensibilmente allettante.
Alcune proposte prevedono l’intervento diretto in studio di uno o più consulenti, con l’obiettivo di aumentare la probabilità di accettazione dei preventivi. Tecniche comunicative, ridefinizione dei ruoli e sistemi di incentivazione del personale vengono presentati come strumenti in grado di produrre risultati misurabili in termini di fatturato e in tempi rapidi. Altre proposte promettono invece di far arrivare in studio pazienti nuovi, in cambio di un compenso collegato al risultato.
Si tratta di interventi che incidono su snodi sensibili dell’organizzazione dello studio e che, proprio per questo, meritano di essere analizzati non solo in termini di efficacia immediata, ma soprattutto alla luce degli effetti che possono produrre nel tempo.
Nella fase iniziale, l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sugli indicatori più visibili: numero di nuovi appuntamenti, percentuale di preventivi accettati, fatturato che cresce. Meno evidenti, e spesso trascurati, sono invece alcuni effetti avversi che tali interventi possono produrre, se non anticipati e governati nel loro impatto sull’organizzazione esistente.

Far crescere lo studio odontoiatrico: i rapporti di lavoro

Uno dei primi ambiti in cui tendono a manifestarsi gli effetti di strategie di sviluppo innestate da figure esterne e non adeguatamente governate è quello dei rapporti di lavoro. Le proposte orientate ad aumentare l’accettazione dei preventivi fanno spesso leva sul coinvolgimento diretto del personale, al quale viene attribuito un ruolo attivo nel raggiungimento di obiettivi economici dello studio.
In questa logica, il personale viene istruito dalla figura esterna a gestire il processo di “chiusura” del preventivo, attraverso tecniche comunicative orientate alla persuasione e sistemi di incentivazione collegati ai risultati ottenuti. Bonus economici, premi variabili o altri riconoscimenti aggiuntivi rispetto alla retribuzione ordinaria vengono presentati come strumenti di motivazione, in grado di allineare gli interessi dello studio a quelli dei dipendenti.
Tuttavia, questo tipo di impostazione non è affatto neutra dal punto di vista giuslavoristico. Il rapporto di lavoro subordinato è regolato da un contratto che definisce mansioni, inquadramento, modalità di valutazione della prestazione e sistemi retributivi. L’introduzione di obiettivi di vendita e di meccanismi premianti legati agli incassi può alterare in modo significativo l’equilibrio del rapporto, soprattutto quando tali elementi non sono previsti contrattualmente o vengono introdotti in modo informale.
A ciò si aggiunge un ulteriore profilo, spesso sottovalutato: la pressione psicologica esercitata sul personale. Anche in assenza di sistemi di bonus formalizzati, il semplice fatto di legare implicitamente la valutazione del lavoro all’accettazione dei preventivi può generare competizione interna, tensioni tra colleghi e una percezione di responsabilità economica che eccede il ruolo del dipendente. In tempi anche brevi, tali dinamiche possono tradursi in contestazioni sulle mansioni, richieste di riconoscimento stabile di trattamenti economici aggiuntivi, fino a vere e proprie vertenze, originate da una gestione disattenta dell’intervento consulenziale che avrebbe dovuto far crescere lo studio odontoiatrico.

Il confine professionale

Nell’ottica di “vendere meglio” il piano di cura, al personale non sanitario viene talvolta richiesto di riformulare spiegazioni cliniche, enfatizzare benefici o minimizzare criticità del trattamento. Si tratta di attività che, pur presentate come semplici tecniche comunicative, rischiano di interferire con ambiti riservati all’odontoiatra. Quando un dipendente, incentivato nel tentativo di favorire l’accettazione del preventivo, fornisce spiegazioni autonome sulla diagnosi o suggerisce modifiche al piano di cura, si può configurare uno sconfinamento in attività che la normativa riserva ai professionisti abilitati. Anche in assenza di intenti impropri, il confine con l’abusivismo professionale può farsi pericolosamente vicino.
Questo secondo aspetto critico evidenzia come le strategie di sviluppo per far crescere lo studio odontoiatrico, quando non adeguatamente governate, possano incidere non solo sull’organizzazione del lavoro, ma anche sui confini stessi dell’esercizio professionale. Un aspetto che chiama in causa direttamente il terzo e ultimo profilo di riflessione di questo articolo: quello deontologico.

Il nodo deontologico

Le strategie di sviluppo che prevedono la corresponsione a terzi di compensi collegati al reperimento di nuovi pazienti sollevano interrogativi.
Pur in assenza di un divieto espresso, dal Codice di deontologia medica è possibile ricavare un principio immanente: il rapporto con il paziente non può essere oggetto di intermediazione commerciale, né affidato a soggetti terzi che agiscono in cambio di un corrispettivo legato al risultato economico. L’attività sanitaria si fonda infatti sulla libera scelta informata del paziente e su un rapporto fiduciario diretto con il professionista, elementi che risultano difficilmente compatibili con logiche di procacciamento a provvigione. I modelli che offrono ai dentisti il reperimento di pazienti in cambio di compensi calcolati in percentuale sui preventivi accettati introducono una dinamica tipica delle attività commerciali, nella quale il valore dell’operazione è legato al risultato economico prodotto. Trasposta in ambito sanitario, questa impostazione rischia di generare meccanismi estranei alla relazione di cura, come la selezione dei pazienti in base a criteri di redditività, l’incentivazione verso trattamenti economicamente più vantaggiosi e una compressione, anche solo potenziale, dell’autonomia decisionale del professionista. Il Codice deontologico dei medici, pur non disciplinando in modo esplicito ogni singola fattispecie, pone limiti generali all’utilizzo di strumenti che possano ledere il decoro della professione o creare conflitti di interesse. L’affidamento a intermediari retribuiti a percentuale per il reperimento dei pazienti appare, sotto questo profilo, difficilmente conciliabile con la ratio di tali disposizioni, proprio perché introduce un interesse economico diretto di soggetti terzi nel processo di accesso alla cura.
Il confronto con altri ordini professionali aiuta a comprendere meglio la portata del problema. In diversi ambiti ordinistici, il procacciamento di clientela dietro corrispettivo è espressamente vietato, al fine di preservare l’indipendenza del professionista e la linearità del rapporto con il cliente. Non sembrano perciò esserci ragioni sostanziali per ritenere che, a parità di principi, il settore sanitario debba essere immune da analoghe cautele.

Far crescere lo studio odontoiatrico: le domande da porsi

Le criticità esaminate non portano a concludere che ogni intervento di organizzazioni esterne sia da evitare. Indicano però che lo sviluppo dello studio non può essere delegato senza un attento governo, da parte del titolare, delle modalità con cui viene perseguito. Occorre porsi alcune domande preliminari: quali effetti avrà l’intervento sull’organizzazione esistente? Quali ruoli verranno modificati? Come verranno gestiti i rapporti di lavoro? Esistono rischi sul piano professionale e deontologico che vengono sottovalutati o minimizzati? Sarà sempre del titolare la responsabilità delle conseguenze nel tempo di azioni mal calibrate. Chiedere chiarimenti, pretendere risposte puntuali e valutare la consapevolezza del consulente che offre questi servizi promozionali, rispetto ai profili critici qui richiamati, è certamente nell’interesse del dentista.

Telecamera intraorale. Perché ha senso continuare a utilizzarla nella pratica clinica

Telecamera intraorale

Nel corso degli anni sono state sviluppate molte tecnologie volte a rendere l’assistenza odontoiatrica sempre più efficace. L’evoluzione di strumenti non invasivi e di facile utilizzo ha offerto a pazienti e clinici grandi benefici. Tra questi supporti tecnologici, la telecamera intraorale e lo scanner intraorale si sono dimostrati utilissimi da utilizzare sia singolarmente sia insieme. Ci si domanda oggi, con l’avvento di scanner intraorali sempre più sofisticati, se abbia ancora senso continuare a utilizzare anche la telecamera intraorale nella pratica clinica. Ecco cosa suggeriscono le evidenze.

Telecamera intraorale vs scanner intraorale

Comparsa sul mercato nel 1987, la telecamera intraorale (IOC – IntraOral Camera) è un dispositivo ottico portatile che consente di ottenere immagini e video ad alta risoluzione dell’interno della cavità orale, trasmettendo il segnale a un monitor dedicato o a un monitor connesso al software gestionale dello studio.

Questo strumento di imaging digitale è costituito da:

  • una piccola videocamera montata su una sonda maneggevole;
  • illuminazione LED integrata per eliminare le ombre e migliorare la visibilità;
  • software di visualizzazione e memorizzazione delle immagini.

Le telecamere intraorali moderne si differenziano per:

  • risoluzione dell’immagine (HD, 4K);
  • tipo di illuminazione (LED, polarizzata);
  • testa rotante o angolabile per raggiungere le aree difficili;
  • connessione cablata o wireless al sistema gestionale;
  • integrazione con sensori, radiografie o flussi di teledentistry.

Applicazioni e vantaggi della telecamera intraorale

Le numerose funzionalità della telecamera (modalità foto o video, modalità macro, lampada fotopolimerizzante per compositi, luce LED, fluorescenza, ecc.) permettono osservazioni cliniche di carie, fratture, tartaro, lesioni della mucosa e margini protesici con una prospettiva aumentata fino a 40-60× rispetto alla visione a occhio nudo.
Le immagini così ingrandite possono essere mostrate al paziente per consentire una migliore e più efficace comunicazione. Tali supporti visivi si rivelano utili per accrescere la compliance e la motivazione del paziente prima, durante e dopo un trattamento odontoiatrico e, al contempo, contribuiscono ad aumentare la sua conoscenza e la sua consapevolezza di particolari situazioni del cavo orale che lo riguardano. Un altro grande vantaggio consiste nella possibilità di condividere le immagini e/o i video acquisiti con la telecamera con altri specialisti, anche lontanissimi, per una diagnosi ancora più approfondita.

Nella pratica clinica quotidiana, le telecamere intraorali vengono impiegate per:

  • diagnosi clinica diretta e documentazione fotografica;
  • educazione del paziente;
  • monitoraggio nel tempo, confrontando immagini successive;
  • comunicazione con specialisti o laboratori;
  • documentazione medico-legale o assicurativa.

Una precisazione è però necessaria: non si tratta di tecnologia 3D. La telecamera cattura infatti immagini 2D ad alta qualità, non modelli tridimensionali.
Vi sono poi alcuni limiti intrinseci: la qualità delle immagini delle telecamere intraorali dipende in larga misura dall’abilità e dall’esperienza dell’operatore e le acquisizioni non consentono misurazioni quantitative riproducibili. Per questo motivo, pur essendo preziose per la diagnosi visiva e la comunicazione con il paziente, le telecamere non sostituiscono strumenti di pianificazione digitale o di rilevazione tridimensionale necessaria per workflow protesici o ortodontici.

Applicazioni e vantaggi degli scanner intraorali

Considerando che le telecamere intraorali forniscono immagini bidimensionali, in alcune situazioni cliniche può rendersi necessario ricorrere agli scanner intraorali, non perché siano “migliori”, ma perché rispondono a esigenze diverse, come la creazione di modelli tridimensionali precisi per pianificazione protesica, ortodontica o chirurgica. Gli scanner intraorali (IOS) sono strumenti avanzati utili proprio per la loro capacità di catturare precise immagini tridimensionali della cavità orale, dei denti e dei tessuti circostanti compresi. Oggi utilizzano ottiche sofisticate, sensori di imaging e algoritmi software per ottenere scansioni precise e dettagliate. Molti scanner intraorali utilizzano luce strutturata o tecnologie di imaging confocale per proiettare pattern di luce sulla superficie che deve essere scansionata. Muovendo lo scanner all’interno della cavità orale si genera un flusso continuo di catture ed elaborazioni delle immagini con gli algoritmi del software, che genera il modello tridimensionale visibile sul monitor. Gli algoritmi sono creati in modo da tenere conto, eliminandoli, dei fattori distorsivi (artefatti di movimento, interferenze di riflessione, discrepanze occlusali, ecc) che possano influenzare la precisione della scansione. La testa dello scanner è progettata in modo da riuscire a raggiungere e scannerizzare ogni parte del cavo orale, anche le zone più posteriori.

Nella pratica clinica gli scanner intraorali hanno trovato un gran numero di applicazioni, rivoluzionando il modo in cui le impronte sono rilevate e utilizzate:

  • in protesi e in odontoiatria restaurativa gli scanner consentono la rilevazione di impronte digitali per la costruzione di corone, ponti, ecc. su denti naturali e impianti;
  • in ortodonzia generano modelli digitali della dentatura del paziente utilizzabili per la diagnosi o per la costruzione di apparecchiature ortodontiche (la loro non invasività li rende adattissimi ai pazienti pediatrici, che sono poi sempre incuriositi e coinvolti dalla visione del modello tridimensionale creato);
  • in parodontologia e chirurgia orale sono utilizzati per rilevare con accuratezza l’anatomia di tessuti duri e molli e le relazioni occlusali, elemento di grande importanza nella programmazione di terapie chirurgiche parodontali e/o implantari.

Emerge a questo punto una domanda frequente: gli scanner intraorali (IOS) rendono obsolete le telecamere? La risposta è no, e la letteratura recente lo supporta

Telecamere e scanner hanno certamente caratteristiche comuni, ma hanno anche specificità che le rendono uniche nel loro genere e, per questo, indubbiamente insostituibili.

Caratteristica propria delle telecamere intraorali è la generazione di immagini che sono sì bidimensionali, eppure capaci, grazie all’alta risoluzione che le caratterizza, di facilitare la possibilità di diagnosticare precocemente cavità, microfratture, erosioni e condizioni parodontali. Rispetto agli scanner intraorali, le telecamere sono inoltre più economiche e più facili da utilizzare, oltre a richiedere una formazione tecnica meno impegnativa.

Caratteristica propria degli scanner intraorali è la tridimensionalità delle immagini che generano: grazie ad essa sono state rivoluzionate la presa delle impronte e la costruzione di manufatti protesici e ortodontici in laboratorio. Non si può non sottolineare gli inevitabili svantaggi di questa nuova tecnologia: gli alti costi iniziali, il controllo non sempre facile dell’umidità all’interno del cavo orale durante la scansione (fondamentale per ottenere modelli digitali accurati) e la garanzia della protezione dei dati generati dalla scansione e della privacy del paziente.

Quando e perché utilizzarli?

L’utilizzo degli strumenti può essere modulato in base alle esigenze cliniche: durante la prima visita o per attività di screening, le telecamere intraorali risultano ideali; per follow-up e documentazione visiva delle condizioni del paziente, le IOC continuano a essere lo strumento più rapido e diretto. Gli scanner intraorali, invece, sono indispensabili per la pianificazione protesica o ortodontica che richieda modelli tridimensionali accurati, mentre nei casi clinici più complessi è spesso utile integrare entrambe le tecnologie per ottenere diagnosi precise e flussi di lavoro completi.

La Tabella 1 riassume tutti questi concetti.

Telecamera intraorale

Un ruolo complementare

In conclusione, telecamere intraorali e scanner intraorali hanno un ruolo complementare: le telecamere intraorali forniscono visualizzazione e comunicazione 2D, mentre gli scanner 3D generano un modello digitale dell’arcata per fabbricazione di restauri, allineatori o guide chirurgiche. Entrambi possono coesistere nella stessa pratica perché rispondono a esigenze cliniche differenti (Tabella 2).

Telecamera intraorale

 

La letteratura più recente conferma l’importanza clinica di entrambi gli strumenti.
Una revisione sistematica del 2025 confronta la diagnostic accuracy di telecamera intraorale e scanner per la rilevazione di carie, evidenziando sensibilità moderate per entrambi, con limitazioni metodologiche e variabilità dipendente dall’esperienza dell’operatore.
Numerosi studi pubblicati nel 2024 valutano la precisione degli scanner intraorali per impronte digitali, confermando la loro affidabilità clinica per flussi digitali, ma anche i limiti legati a casi complessi come archi completi o superfici profonde.
La tecnologia degli scanner ha benefici chiari per workflow protesico e ortodontico, ma non sostituisce la necessità di immagini cliniche accurate per diagnosi e comunicazione.

Take home message
  • Le telecamere intraorali restano strumenti altamente rilevanti nella pratica odontoiatrica moderna, soprattutto per: diagnosi clinica visiva e documentazione, comunicazione col paziente e integrazione con teledentistry.
  • Nonostante gli scanner intraorali abbiano rivoluzionato il workflow digitale, le telecamere non scompaiono: complementano l’approccio clinico, offrendo un livello di dettaglio visivo e immediatezza che gli scanner 3D non sono progettati per fornire.

 

MIH, nuove prospettive per i restauri con i sistemi digitali

MIH

La MIH, “molar incisor hypomineralization”, rappresenta una delle condizioni più complesse in odontoiatria pediatrica. I pazienti mostrano uno smalto fragile e poroso. Di conseguenza, i restauri diretti spesso presentano scarsa adesione e durata limitata. Inoltre, molti bambini lamentano ipersensibilità e disagio durante le cure. Per questo motivo cresce l’interesse verso tecniche più precise e meno invasive. Un gruppo di ricercatori brasiliani, affereneti all’Università Statale di Campinas, ha analizzato il possibile contributo dell’odontoiatria digitale nella gestione dell'MIH. Gli autori propongono un workflow digitale integrato basato su scanner intraorale, progettazione CAD/CAM e stampa 3D. L’obiettivo consiste nel migliorare qualità clinica, comfort del paziente e predicibilità del trattamento.

La sfida clinica della MIH

La MIH interessa soprattutto primi molari permanenti e incisivi. Lo smalto alterato tende a fratturarsi facilmente sotto carico masticatorio. In molti casi il dente presenta macchie bianco-crema o giallo-brune associate a sensibilità marcata. La gestione clinica risulta spesso complicata. I restauri adesivi tradizionali possono fallire precocemente. Anche il controllo dell’umidità diventa difficile nei pazienti pediatrici. Inoltre, l’ansia del bambino riduce talvolta la collaborazione durante le sedute lunghe. Secondo gli autori, proprio questi limiti rendono interessante l’utilizzo delle tecnologie digitali. Infatti, i flussi digitali consentono di pianificare il trattamento con maggiore accuratezza e di ridurre alcune procedure cliniche complesse.

Il ruolo dello scanner intraorale

Lo scanner intraorale rappresenta il primo passaggio del workflow descritto nell’articolo. Questa tecnologia permette di acquisire un’impronta digitale senza l’impiego dei tradizionali materiali da impronta, mal tollerati dai bambini. Al contrario, la scansione digitale riduce disagio, nausea e tempi operativi. Inoltre, il clinico può controllare immediatamente la qualità dell’acquisizione. Gli autori sottolineano anche un altro aspetto importante. Le immagini digitali favoriscono la comunicazione con genitori e pazienti. Il professionista può mostrare le aree interessate dalla MIH e spiegare il piano terapeutico in modo più semplice e comprensibile.

CAD/CAM e restauri indiretti

Dopo la scansione intraorale, il caso viene elaborato tramite software CAD/CAM. Il clinico progetta quindi un restauro indiretto personalizzato, successivamente prodotto mediante stampa 3D. Secondo gli autori, questo approccio offre diversi vantaggi. Innanzitutto migliora precisione marginale e adattamento del restauro. Inoltre, la produzione digitale consente una maggiore standardizzazione del manufatto. Nel caso della MIH, i restauri indiretti possono proteggere meglio le strutture dentali residue. Lo smalto ipomineralizzato infatti risponde spesso in modo imprevedibile alle tecniche adesive tradizionali. Una copertura indiretta può quindi aumentare la stabilità clinica nel tempo. Il workflow digitale potrebbe anche ridurre il numero di appuntamenti, con evidenti vantaggi per il paziente.

Il caso clinico presentato

L’articolo descrive un caso clinico considerato dagli autori una “proof of concept”. Il paziente era un bambino di 10 anni con MIH severa a carico dei molari permanenti. Il team clinico ha eseguito scansione intraorale, progettazione digitale e realizzazione di restauri indiretti stampati in 3D. Dopo il posizionamento, i controlli clinici hanno mostrato buona stabilità dei restauri e riduzione della sensibilità riferita dal paziente. Gli autori evidenziano però un elemento fondamentale. Il lavoro non dimostra ancora l’efficacia definitiva della metodica. Si tratta infatti di un singolo caso clinico con follow-up limitato a un anno. Servono quindi studi clinici più ampi e controllati per confermare i risultati preliminari.

Opportunità e limiti delle tecnologie digitali

L’articolo propone una visione equilibrata dell’odontoiatria digitale. Gli autori non presentano queste tecnologie come una soluzione universale. Al contrario, riconoscono diversi limiti ancora presenti. Il primo riguarda i costi. Scanner intraorali, software CAD/CAM e stampanti 3D richiedono investimenti importanti. Un secondo limite riguarda la formazione professionale. Il workflow digitale necessita di competenze specifiche sia cliniche sia tecnologiche. Esistono poi dubbi legati ai materiali stampati in 3D. La letteratura scientifica offre ancora dati limitati sulla durata clinica a lungo termine, soprattutto in pazienti pediatrici sottoposti a forti carichi occlusali. Nonostante ciò, gli autori ritengono che il digitale possa rappresentare un supporto importante nella gestione della MIH.

Una prospettiva interessante per l’odontoiatria pediatrica

Lo studio, pubblicato sulla rivista PLOS Digital Health, contribuisce al dibattito sull’integrazione delle tecnologie digitali nell’odontoiatria pediatrica. Il lavoro non cambia ancora le linee guida cliniche, ma suggerisce una direzione di sviluppo molto chiara. La gestione della MIH continuerà probabilmente a rappresentare una sfida complessa per gli odontoiatri pediatrici. Tuttavia, strumenti digitali come scanner intraorali, CAD/CAM e stampa 3D potrebbero offrire nuove possibilità terapeutiche. La vera sfida futura sarà dunque integrare innovazione tecnologica, sostenibilità economica ed evidenze cliniche solide.

Biomateriali intelligenti, evidenze scientifiche e ricadute cliniche

biomateriali intelligenti

Cresce l'interesse per i biomateriali dentali intelligenti, che non svolgono solo una funzione meccanica, ma rappresentano soluzioni capaci di interagire attivamente con l’ambiente orale. Proprio i biomateriali intelligenti sono al centro di una revisione critica della letteratura internazionale svolta da un gruppo di ricercatori afferenti a diversi centri universitari, con sede in Cina, che ha condotto una disamina approfondita sui materiali dentali. In particolare, il lavoro ha incluso studi in vitro, modelli preclinici e le prime evidenze cliniche disponibili nell'ambito dell'odontoiatria restaurativa.
L’articolo analizza lo sviluppo e le potenzialità applicative dei biomateriali intelligenti in odontoiatria restaurativa. In particolare, gli autori valutano i meccanismi d’azione, le prestazioni biologiche e le prospettive cliniche. L’obiettivo principale è comprendere se questi materiali possano migliorare la longevità dei restauri e, allo stesso tempo, ridurre il rischio di carie secondaria.

I meccanismi di risposta attiva dei biomateriali intelligenti

Dal punto di vista biologico, i biomateriali intelligenti modificano il loro comportamento in base alle condizioni ambientali. Ad esempio, in presenza di pH acido, tipico degli episodi cariogeni, alcuni compositi bioattivi aumentano il rilascio di ioni calcio e fosfato. Di conseguenza, diversi studi in vitro hanno dimostrato una riduzione della perdita minerale fino al 30–50% rispetto ai compositi convenzionali. Inoltre, altri materiali rilasciano fluoro in modo controllato, favorendo la remineralizzazione dell’interfaccia dente-restauro.

Attività antibatterica e controllo del biofilm

Oltre alla risposta chimica, numerosi materiali analizzati presentano un’attività antibatterica mirata. In particolare, alcuni sistemi incorporano agenti antibatterici attivabili “on demand”. In presenza di biofilm, questi materiali riducono la vitalità di Streptococcus mutans. Pertanto, tale effetto può contribuire a limitare la formazione di carie secondaria e a migliorare la stabilità marginale nel tempo.

Tipologie di materiali

Per quanto riguarda la classificazione, la revisione descrive compositi bioattivi, nanocompositi, idrogel intelligenti e materiali autoriparanti. In primo luogo, i nanocompositi mostrano un incremento della resistenza alla flessione fino al 20%. Inoltre, i sistemi autoriparanti, basati su microcapsule o polimeri dinamici, sono in grado di sigillare microfessure inferiori a 50 µm e di rallentare la propagazione delle fratture. Infine, gli idrogel intelligenti trovano applicazione sperimentale nella rigenerazione pulpare e nel rilascio controllato di molecole bioattive.

Le implicazioni per il clinico

Dal punto di vista clinico, i biomateriali intelligenti offrono un approccio più biologico alla restaurativa. In particolare, questi materiali possono supportare il controllo del biofilm e migliorare la stabilità dell’interfaccia adesiva. Ciò risulta particolarmente rilevante nei pazienti ad alto rischio cariologico. Tuttavia, è importante sottolineare che la maggior parte delle evidenze deriva ancora da studi di laboratorio o a breve termine.

Limiti e prospettive future

Nonostante i risultati promettenti, gli autori evidenziano alcune criticità. In particolare, mancano studi clinici randomizzati a lungo termine. Inoltre, servono protocolli standardizzati e follow-up prolungati. Pertanto, la ricerca futura dovrà confermare l’efficacia clinica e la sicurezza di questi materiali nella pratica quotidiana. In conclusione, lo studio, pubblicato su Materials Today Bio, mostra come i biomateriali intelligenti rappresentino una delle evoluzioni più promettenti in odontoiatria restaurativa, offrendo al clinico una sintesi aggiornata, critica e basata su dati scientifici solidi.

Open data in odontoiatria: una svolta necessaria per la credibilità della ricerca

Open data

Open data fa rima con ricerca, ma non sempre, come mostra una riflessione nata in ambito accademico internazionale, all’interno della comunità della ricerca odontoiatrica, guidata dall'Università di Newcastle, Regno Unito. Gli autori hanno analizzato in modo critico le pratiche di pubblicazione nelle principali riviste peer-reviewed del settore. Il lavoro osserva la produzione scientifica recente e valuta il grado di trasparenza nella gestione dei dati. Questo contesto evidenzia un limite strutturale: la maggior parte degli studi pubblica risultati aggregati, ma non rende disponibili i dataset originali. Da qui parte una riflessione più ampia sul rapporto tra evidenza scientifica, verificabilità e fiducia.

Il limite attuale: dati poco accessibili e scarsa verificabilità

Molti articoli presentano conclusioni solide, ma non permettono un controllo indipendente. Questo approccio riduce la replicabilità degli studi e limita la possibilità di validare i risultati. Inoltre, impedisce analisi secondarie e rallenta il progresso scientifico. Gli autori sottolineano che solo una quota minima della letteratura odontoiatrica rende disponibili i dati completi. Questo dato non rappresenta un’eccezione, ma una tendenza diffusa. Di conseguenza, la comunità scientifica si basa spesso su evidenze difficili da verificare. Il problema non riguarda solo la metodologia, ma anche la fiducia complessiva nel sistema della ricerca.

Perché gli open data migliorano la qualità della ricerca

La condivisione dei dati introduce un cambiamento concreto. I ricercatori possono verificare i risultati, individuare errori e identificare eventuali bias. Inoltre, altri gruppi possono riutilizzare i dataset per nuove analisi o per costruire meta-analisi più robuste. Questo processo rafforza l’intero impianto dell’evidenza scientifica. In ambito odontoiatrico, dove molte decisioni cliniche dipendono da revisioni sistematiche, la disponibilità dei dati assume un valore strategico. Allo stesso tempo, gli open data aumentano la trasparenza e migliorano la credibilità degli studi. Anche la formazione ne beneficia, perché studenti e giovani ricercatori possono lavorare su dati reali e sviluppare competenze critiche.

Le resistenze e il nodo della privacy

Nonostante i vantaggi, il sistema mostra diverse resistenze. Alcuni autori temono un uso improprio dei dati o la perdita di controllo sul proprio lavoro. Altri evidenziano problemi legati alla tutela dei pazienti. Queste criticità esistono, ma non bloccano il cambiamento. Le tecnologie attuali permettono di proteggere i dati sensibili attraverso anonimizzazione e pseudonimizzazione. Inoltre, esistono repository con accesso regolato che garantiscono sicurezza e tracciabilità. Il vero ostacolo appare quindi culturale. Serve un cambiamento di mentalità che consideri la condivisione non come una perdita, ma come un valore aggiunto per la comunità scientifica.

Il ruolo delle riviste e i principi FAIR

Le riviste scientifiche possono accelerare questa transizione. Gli editori possono richiedere la disponibilità dei dati come requisito per la pubblicazione e possono definire standard chiari. In questo contesto, gli autori richiamano i principi FAIR, secondo cui i dati devono essere trovabili, accessibili, interoperabili e riutilizzabili. Non basta allegare un file: il dataset deve essere strutturato, documentato e comprensibile. Questo approccio rende i dati realmente utili e favorisce la collaborazione tra gruppi di ricerca. Alcune riviste hanno già adottato queste politiche, ma l’adozione resta disomogenea e richiede un impegno più ampio.

Implicazioni cliniche e prospettive future

Il tema degli open data riguarda anche la pratica clinica. Il dentista basa le proprie scelte su evidenze pubblicate e su linee guida. Se i dati restano poco accessibili, la qualità dell’informazione si riduce. Al contrario, una maggiore trasparenza consente una valutazione più critica degli studi e migliora la solidità delle decisioni terapeutiche. L’odontoiatria si trova quindi davanti a un passaggio chiave. Altri ambiti medici hanno già intrapreso questa strada, mentre il settore dentale mostra ancora un certo ritardo. Tuttavia, la direzione appare chiara: la condivisione dei dati diventerà progressivamente uno standard, come mostra l'articolo pubblicato sul Journal of Dental Research che propone un cambio di paradigma e invita la comunità scientifica a colmare questo gap.

Salute gengivale percepita: cosa riferiscono i pazienti nel mondo

Salute gengivale

La salute gengivale rappresenta un pilastro della prevenzione odontoiatrica. Tuttavia, il dentista valuta spesso il parodonto solo con parametri clinici. Un recente studio condotto in UK, presso la University of Lincoln, Lincolnshire, e la University of Sheffield, ha analizzato invece la percezione soggettiva della salute gengivale dei pazienti. Mettendola in relazione con fattori socio-demografici, benessere e qualità di vita. Con l’obiettivo di comprendere quanto i sintomi riferiti dal paziente riflettano il reale stato di salute orale e il loro impatto sulla vita quotidiana.

Lo studio in sistesi

I ricercatori hanno utilizzato i dati raccolti dal FDI Oral Health Observatory, uno strumento standardizzato per il monitoraggio della salute orale a livello globale. Lo studio ha coinvolto popolazioni adulte di sei Paesi, tra cui Italia, Cina, India e Giappone. Gli autori hanno analizzato le risposte dei pazienti su sanguinamento gengivale, presenza di sangue durante lo spazzolamento e percezione generale delle gengive. Hanno poi correlato questi dati con variabili come età, istruzione, stato di salute orale e generale e indicatori di benessere.

Cosa è emerso dalla ricerca

I risultati mostrano che molti pazienti riferiscono segni gengivali, come sanguinamento allo spazzolamento. La percezione di cattiva salute gengivale aumenta con l’età e con un livello di istruzione più basso. I soggetti che dichiarano gengive non sane presentano più spesso anche una peggiore autovalutazione della salute orale complessiva. Lo studio evidenzia inoltre una chiara associazione tra sintomi gengivali riferiti e una minore soddisfazione di vita. La salute gengivale percepita influisce quindi non solo sulla bocca, ma anche sul benessere psicologico.

Le implicazioni cliniche dello studio

Questi dati rafforzano il valore dell’ascolto del paziente. Il sanguinamento gengivale riferito non va considerato un sintomo banale. Spesso segnala infiammazione attiva o scarsa efficacia delle manovre di igiene domiciliare. L’odontoiatra può usare le informazioni auto-riferite come strumento di screening. Può inoltre personalizzare la comunicazione e motivare il paziente al controllo della placca e alle sedute di mantenimento. La percezione negativa delle gengive può diventare un punto di partenza per migliorare l’aderenza alle terapie parodontali.

Verso un nuovo approccio alla salute orale

Lo studio, pubblicato sull'International Dental Journal, dimostra che la salute gengivale percepita fornisce informazioni complementari ai dati clinici. Integrare la valutazione soggettiva del paziente con l’esame obiettivo migliora la gestione della prevenzione e della terapia parodontale. Questo approccio favorisce una visione più ampia della salute orale e del suo impatto sulla qualità di vita.

Studio retrospettivo sul fallimento implantare precoce Premium

Fallimento implantare

Autori

Michele Mario Figliuzzi
MD, DDS, PhD Department of Periodontics and Oral Sciences. University “Magna Graecia” Catanzaro, Italy

Gianfranco Di Gennaro
PhD Department of Health Sciences, University “Magna Graecia”, Catanzaro, Italy

Martina Scozzafava, DS

 

Abstract

Scopo: valutare il tasso di fallimento precoce degli impianti e i maggiori fattori di rischio correlati, al fine di migliorare la predicibilità e il successo clinico degli stessi.
Materiali e metodi: lo studio retrospettivo è stato condotto, rivalutando e comparando i dati delle cartelle cliniche di 104 pazienti per un totale di 600 impianti. I requisiti richiesti erano l’assenza di uno o più elementi dentari, nonché l’assenza di controindicazioni generali e locali al trattamento chirurgico.
Conclusioni: lo studio ha evidenziato come il fallimento implantare precoce sia un fenomeno multifattoriale, in cui le variabili considerate sono determinanti nell’esito del processo, non solo considerate singolarmente ma anche valutando la loro interazione. I dati raccolti e analizzati hanno confermato come la sede implantare e la tecnica chirurgica costituiscano i principali fattori di rischio indipendenti. In particolare, gli impianti posizionati a livello del mascellare superiore e quelli inseriti con tecniche minimamente invasive hanno mostrato un rischio maggiore di fallimento implantare precoce in termini statistici rispetto alle variabili considerate come contrapposte.

Retrospective study on early implant failure: assessment of risk factors

Purpose: to evaluate the rate of early implant failure and the major related risk factors, in order to improve their predictability and clinical success.
Materials and methods: this retrospective study was conducted by reviewing and comparing clinical records from 104 patients, for a total of 600 implants. Eligibility criteria included the absence of one or more teeth and the absence of general or local contraindications to surgical treatment.
Conclusions: the study showed that early implant failure is a multifactorial phenomenon in which the variables considered play a decisive role in the outcome, not only when evaluated individually but also in terms of their interactions. The collected and analyzed data confirmed that implant site and surgical technique represent the main independent risk factors. In particular, implants placed in the maxilla and those inserted using minimally invasive techniques showed a statistically greater risk of early implant failure compared with their respective reference categories.

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La fiducia tradita

Fake Salesman Agent. Deceitful Evil Man In Office

Quando si sottoscrive un contratto bisogna seguire le sacre regole della correttezza. Senza se e senza ma. È uno dei principi cardine del nostro diritto e la Cassazione non può che ribadirlo.

Poveri, bistrattati assicuratori… in genere poco amati, sempre (anzi, oggi obbligatoriamente!) richiesti e spesso pure inseguiti… vittime anch’essi di clausoline e postille che inibiscono il fiorire di rapporti sereni se non addirittura amicali con i propri assicurati. Quando però sono questi ultimi a tradire i precetti fondamentali dell’ordinamento giudiziario ecco che l’equilibrio viene ristabilito, permettendo ai tanto vilipesi agenti di volgere, all’indirizzo dei Professionisti mendaci, fieri sguardi di riprovazione.

Comportamento inavveduto

A seguito di un intervento chirurgico, il paziente muore. Tra struttura, équipe medica, anestesista e svariate compagnie assicuratrici chiamate a manleva, unico responsabile individuato è l’anestesista, tal Dott. A.A., condannato in primo grado, insieme alla sua compagnia di assicurazioni (l’Assicuratrice Milanese), a risarcire gli eredi del danno procurato.
L’assicurazione vuole però defilarsi e appella la sentenza adducendo un importante vizio nella stipula della polizza: il contratto era stato, infatti, richiesto e sottoscritto da A.A. tre giorni dopo l’accaduto, ma questi si era guardato bene dal riferire di quel non voluto e soprattutto non previsto esito di una operazione ritenuta di assoluta routine (riparazione e reinserzione della cuffia di una spalla). La Corte d’Appello, però, conferma quanto disposto dal Giudice di prime cure, obbligando così la compagnia a ricorrere in Cassazione per far emergere quello che le sembra una palese compromissione degli obblighi comportamentali che i contraenti devono tenere in una fase precontrattuale e ottenere così l’agognata riforma della decisione.

Patti non chiari...

“Il solo motivo di ricorso è fondato, sia pure una volta espuntone l’irrilevante - se non inammissibile - riferimento alla violazione della norma sul riparto dell’onere della prova. Nello scrutinarlo, occorre muovere da quanto affermato - di recente - da questa Corte, la quale ha sottolineato che l’art. 1892 cod. civ. è espressione del consolidato principio per cui il contratto di assicurazione esige dall’assicurato la uberrima bona fides, in quanto solo l’assicurato è a conoscenza delle circostanze che consentiranno all’assicuratore di valutare l’intensità del rischio e fissare il relativo premio, di talché la reticenza gravemente colposa dell’assicurato non è sanata dalla circostanza che il contratto non gli imponesse espressamente un onere di discovery, e ciò perché siffatto onere discende dalla legge e non dal contratto, ed è inderogabile in quanto - essendo preordinato a garantire l’equilibrio tra premio e rischio - è dettato nell’interesse dell’intera massa degli assicurati e non dell’assicuratore (così, in motivazione, Cass. Sez. 3, ord. 6 febbraio 2025, n. 3010, non massimata).
Poiché l’assicuratore non conosce il rischio che assume, ha bisogno di qualcuno che glielo descriva. E questi non può che essere l’assicurato, alle cui dichiarazioni l’assicuratore è libero di prestar fede senza ulteriori adempimenti, in particolare non avendo l’onere di sindacare l’onestà dell’assicurato o di indagare su eventuali reticenze dell’assicurato al momento della stipula, come “si desume - tra gli altri - dagli artt. 1892 e 1909 cod. civ.; esse, infatti, sancendo la perdita o la riduzione del diritto all’indennizzo nelle ipotesi ivi previste di inesatta descrizione del rischio o del valore della cosa assicurata, non subordinano affatto la decadenza dell’assicurato all’assenza di indagini ad hoc da parte dell’assicuratore.
Lo stesso è a dirsi per la previsione di cui all’art. 1898 cod. civ., la quale nel caso di aggravamento del rischio pone un onere di informazione a carico dell’assicurato, ma non un obbligo di indagine a carico dell’assicuratore. Obbligo del resto superfluo, perché la sanzione della reticenza dell’assicurato (o del contraente) è già nel sistema e rappresentata dalla perdita del diritto all’indennizzo (così Cass. Sez. 3, ord. 24 luglio 2024, n. 20658, non massimata). 9.1.2. È, dunque, in tale contesto - nel quale l’obbligo di uberrima bona fides, gravante sull’assicurato, di riferire tutte le circostanze che influiscono sulla determinazione del rischio (e, quindi, sulla quantificazione del premio), può persino prescindere dalla previsione di apposita clausola contrattuale, nel caso di specie, peraltro, presente - che deve essere ricostruita la portata dell’impegno assunto dal Dott. A.A., in forza dell’art. 17 delle Condizioni generali di assicurazione.

...Garanzia interrotta

Orbene, poiché detto articolo subordinava l’operatività della garanzia in favore del sanitario, per fatti suscettibili di comportarne la responsabilità professionale, alla duplice (alternativa) condizione che l’assicurato non abbia ricevuto alla data di stipula richieste risarcitorie, ovvero che non abbia avuto percezione, notizia o conoscenza, dell’esistenza dei presupposti di detta responsabilità, risulta errato quanto affermato dalla Corte. Ovvero, che la garanzia potesse, nella specie, operare, giacché il dott. A.A., al momento della stipula del contratto non aveva ricevuto alcuna richiesta di risarcimento dai familiari del sig. F.F. (pervenuta solo successivamente, in data 23 giugno 2013) e neppure era a conoscenza delle valutazioni medico-legali espresse nella relazione del collegio di periti nominati dalla Procura della Repubblica di Vigevano nel procedimento penale n. 1149/2012.
La clausola contrattuale suddetta, infatti, dava rilievo anche solo alla mera percezione, da parte dell’assicurato, della sussistenza dei presupposti della propria responsabilità. Evenienza, questa, dotata di autonomo rilievo, rispetto alla conoscenza di richieste di risarcimento, da apprezzarsi, oltretutto, da parte della Corte territoriale, anche alla luce delle peculiari caratteristiche della presente vicenda. Essa, in particolare, avrebbe dovuto stabilire se la sussistenza di quella percezione non fosse desumibile - secondo quel giudizio sintetico a posteriori, ai quali è dato ricorrere nell’interpretare la portata delle clausole contrattuali del contratto di assicurazione (cfr., sul punto, Cass. Sez. 3, sent. 5 luglio 2022, n. 21217, Rv. 667020-01) - da talune circostanze di fatto. E in particolar modo dalla circostanza che, appena tre giorni prima della conclusione del contratto - destinato a coprire anche vicende pregresse alla sua stipulazione, in deroga all’ordinario modello di cui all’art. 1917 cod. civ. (operante, di regola, solo per i fatti accaduti durante il tempo dell’assicurazione), ciò che pertanto conferiva carattere particolarmente cogente a quello obbligo di uberrima bona fides di cui sopra si diceva - si era verificato l’inaspettato decesso del paziente in relazione a quella che è stata (poi) accertata essere la grave imperizia del sanitario. L’omissione di tale verifica implica, quindi, l’imperfetta applicazione dell’art. 1892 cod. civ. e la fondatezza del motivo, sia pure sotto questo ben circoscritto profilo”.

Sincerità

Non voleva essere il libro Cuore né un trattatello di etica filosofica. Quando il Legislatore ha codificato i mille comportamenti che, in momenti di vita sociale in cui siano coinvolte terze persone, un soggetto debba obbligatoriamente tenere non lo ha fatto per consentirci di elevare lo spirito ma per soddisfare il principio di affidamento intorno al quale ruota il diritto. Il contraente si affida, confida, crede che quanto riferito corrisponda a verità, di talché si impegna a sua volta, proprio in forza di quei presupposti riferiti quali veritieri dall’altra parte. Il tradimento comporta rischi elevatissimi che, in ambito civilistico, prendono la forma di cospicui risarcimenti. Il gioco vale veramente la candela? Il nostro anestesista ha imparato il valore della correttezza: non solo ha pagato “a vuoto” anni di polizza ma adesso dovrà pagare i parenti del paziente e le spese legali di tre gradi di giudizio, sue e della compagnia. Essere bugiardi obiettivamente costa un po’ troppo.

Odontoiatria digitale. Quando il flusso di lavoro diventa strategia clinica

Hugo Van Loenen MediMatch

La trasformazione digitale non è più una questione di strumenti, ma di metodo. In odontoiatria, l’integrazione di CAD/CAM, flussi di lavoro digitali e pianificazione avanzata oggi ridefinisce il rapporto tra clinica, laboratorio e paziente, incidendo direttamente sulla precisione, sui tempi e sulla qualità dei risultati.
In questa intervista, il Dr. Van Loenen racconta come MediMatch, laboratorio odontotecnico di Milano specializzato in dispositivi su misura e flussi digitali, supporti gli studi dentistici lungo tutto il processo, dalla scansione alla consegna, offrendo prodotti di alta qualità, soluzioni personalizzate e assistenza tecnica per integrare il digitale nella pratica quotidiana. Interpretare il digitale come un ecosistema strutturato, capace di supportare decisioni cliniche più consapevoli, contribuisce a ridurre gli errori e a preparare lo studio odontoiatrico alle evoluzioni tecnologiche dei prossimi anni.

Dr. Van Loenen, MediMatch pone molta attenzione ai flussi di lavoro digitali e al CAD/CAM. In che modo l’integrazione di queste tecnologie cambia concretamente la vita quotidiana di un dentista?

Il CAD/CAM e i flussi di lavoro digitali hanno ridefinito profondamente sia l’odontoiatria clinica sia il paradigma di produzione. Grazie alla modellazione 3D, oggi possiamo adottare un approccio di “pianificazione inversa”: partiamo dal restauro finale ideale e lavoriamo a ritroso per determinare la preparazione clinica necessaria. Il flusso di lavoro moderno si basa su una sequenza lineare e integrata: triage e valutazione di idoneità del caso, acquisizione precisa dei dati (IOS, CBCT, radiografie), progettazione digitale e produzione di alto livello.
Il risultato è una replica esatta e prevedibile del nostro piano digitale. Questa transizione conferisce al team clinico una sicurezza senza precedenti e garantisce che il risultato finale corrisponda perfettamente alle aspettative del paziente su più fronti disciplinari.

Può darci un esempio pratico dell’efficienza o della precisione che uno studio può ottenere grazie a queste soluzioni?

La modellazione 3D digitale ha praticamente eliminato la necessità di trasporti fisici tra laboratorio e studio, eccetto per la consegna finale. Il dialogo tra clinico e tecnico è ora istantaneo e gestito tramite dispositivi standard come PC o smartphone.
Ad esempio, forniamo modelli anatomici 3D stampati in relazione alla mandibola o mascella del paziente per tutti i nostri casi di chirurgia guidata. Questo permette al chirurgo di ispezionare fisicamente il sito e di provare la procedura prima ancora di entrare in sala operatoria. In MediMatch, questo livello di pianificazione pre-chirurgica dettagliata è diventato un protocollo standard, aumentando in modo significativo la sicurezza e la precisione.

 

 

 

 

 

 

La comunicazione tra studio e laboratorio è spesso fonte di errori o ritardi. Come MediMatch ottimizza questo flusso?

L’efficienza parte dall’allineamento. Iniziamo identificando i bisogni specifici di tutti gli stakeholder: paziente, clinico e laboratorio. Creando modelli 3D completi sin dalle prime fasi, forniamo una piattaforma visiva condivisa dove tutte le parti possono valutare il risultato desiderato. Questa trasparenza aiuta a gestire le aspettative e a individuare eventuali limiti, che siano clinici, legati ai materiali o ai tempi, molto prima dell’inizio della produzione. Affrontando queste variabili in un ambiente CAD virtuale, eliminiamo la fase di “tentativi ed errori” e garantiamo una consegna fluida e priva di errori.

Per chi gestisce più pazienti con protocolli complessi, la standardizzazione digitale può fare davvero la differenza. Può fare un esempio concreto di come sia possibile ridurre errori e tempi?

Consideriamo un paziente con una protesi removibile in acrilico che desidera un restauro fisso ma vuole mantenere l’estetica attuale. Incrociando una scansione “inside-out” della protesi, scansioni di superficie di entrambe le arcate e i dati CBCT, possiamo pianificare con estrema precisione la posizione degli impianti.


Questa pianificazione “top-down” è così sofisticata da garantire che i fori di accesso delle viti emergano lontano dalle zone estetiche, rispettando al contempo l’involucro osseo biologico e il design originale del sorriso del paziente. Questo livello di previsione è possibile solo grazie a un protocollo digitale standardizzato.

Molti dentisti temono che l’innovazione digitale comporti maggiore complessità o costi. Come risponde a queste resistenze?

In definitiva, un’assistenza superiore al paziente si traduce in risparmi a lungo termine per tutti. Sebbene i trattamenti digitali richiedano una pianificazione iniziale più accurata, riducono significativamente il tempo in poltrona, aumentando la redditività oraria dello studio. Quando questi flussi di lavoro vengono adottati in modo coerente, il team diventa più efficiente e i risultati più prevedibili. Tuttavia, il vero valore risiede nella soddisfazione del paziente. Un caso ben pianificato, sia digitale che tradizionale, minimizza le complicazioni e costruisce fiducia, che è il vero driver di valore per qualsiasi studio odontoiatrico.

Guardando al futuro, quali sviluppi tecnologici avranno il maggiore impatto sull’odontoiatria nei prossimi cinque anni, e come si sta preparando MediMatch per guidare questa trasformazione?

La diagnostica e la pianificazione dei trattamenti stanno evolvendo rapidamente, alimentate da Big Data e Machine Learning. Presto i dentisti saranno supportati da strumenti basati su AI che miglioreranno il processo decisionale e la precisione clinica. Inoltre, il ruolo del laboratorio sta passando da quello di semplice “fornitore” a quello di partner clinico essenziale. MediMatch guida questo cambiamento attraverso investimenti strategici.
Supportati da solide risorse, stiamo investendo nella produzione di alto livello, nella formazione clinica e nell’espansione della nostra rete di laboratori in tutta Italia. Collaborando con i migliori laboratori locali che condividono la nostra visione digitale, stiamo costruendo un ecosistema solido dedicato all’eccellenza nell’era digitale.

Con la robotica implantare l’implantologia si prepara a una nuova era

Robotica implantare

L’implantologia dentale sta vivendo una fase di profonda trasformazione tecnologica. Un recente studio, condotto da un gruppo di ricerca universitario internazionale attivo nel campo dell’odontoiatria digitale, ha analizzato in modo critico l’evoluzione e il ruolo dei sistemi robotici nella chirurgia implantare. Con l’obiettivo di valutare come la robotica implantare possa migliorare accuratezza, sicurezza e riproducibilità delle procedure cliniche.

Dalla chirurgia guidata alla robotica

Negli ultimi anni, la chirurgia implantare guidata (statica e dinamica) ha rappresentato un importante passo avanti rispetto alle tecniche convenzionali. Tuttavia, questi sistemi restano fortemente dipendenti dall’operatore. La robotica implantare introduce un nuovo paradigma, in cui il sistema assiste attivamente il clinico durante l’intervento, controllando la traiettoria, la profondità e l’angolazione della fresatura implantare in tempo reale.

Livelli di autonomia dei sistemi robotici

Lo studio in questione descrive i diversi livelli di autonomia robotica applicabili all’implantologia. I sistemi attualmente disponibili operano prevalentemente a livelli di autonomia bassa o intermedia, in cui il dentista mantiene il controllo decisionale mentre il robot garantisce precisione esecutiva. Questo approccio collaborativo riduce il rischio di errori umani e migliora la coerenza dei risultati, soprattutto nei casi complessi o in presenza di spazi anatomici limitati.

Benefici clinici e limiti attuali

I principali vantaggi della robotica implantare includono un’elevata accuratezza nel posizionamento implantare, una maggiore prevedibilità del risultato protesico e una potenziale riduzione delle complicanze chirurgiche. Tuttavia, la ricerca evidenzia anche alcune criticità. Tra queste figurano i costi elevati, la curva di apprendimento, l’ingombro dei dispositivi e le limitazioni operative nei settori posteriori del cavo orale. Un ulteriore aspetto riguarda la necessità di una validazione clinica più ampia. Sebbene i dati preliminari siano promettenti, sono ancora richiesti studi clinici a lungo termine per confermare i benefici reali rispetto alle tecniche guidate tradizionali.

Cosa si nasconde dietro l'angolo

Secondo gli autori, l’evoluzione della robotica implantare passerà dall’integrazione con sistemi di intelligenza artificiale e imaging intraoperatorio avanzato. In futuro, i robot potrebbero adattarsi dinamicamente alle condizioni cliniche, riconoscendo variazioni ossee o micromovimenti del paziente. Questo sviluppo potrebbe portare a livelli di autonomia più elevati, seppur sempre sotto il controllo clinico del dentista. La robotica rappresenta dunque una delle innovazioni più promettenti nell’implantologia contemporanea, come sembra confermare questo studio, pubblicato sull’International Dental Journal. 

Parodontite e fertilità, un tema sotto la lente della ricerca

Parodontite fertilità

L’infertilità rappresenta oggi un importante problema di salute globale. Secondo le stime più recenti, tra 48 e 72 milioni di coppie nel mondo incontrano difficoltà a concepire. In molti casi la causa rimane sconosciuta. Per questo motivo la ricerca scientifica sta esplorando nuovi possibili fattori di rischio. Una recente revisione narrativa condotta da ricercatori della LMU University Hospital di Monaco di Baviera ha analizzato il possibile ruolo della parodontite nei disturbi della fertilità. Lo studio esamina le evidenze scientifiche disponibili e i possibili meccanismi biologici che collegano l’infiammazione parodontale alla funzione riproduttiva.

Le possibili associazioni con l’infertilità femminile

Alcuni studi osservazionali indicano che le donne con parodontite potrebbero avere una maggiore probabilità di infertilità idiopatica. In alcuni casi è stato osservato anche un tempo più lungo necessario per ottenere una gravidanza. La letteratura suggerisce inoltre un possibile collegamento tra parodontite e alcune condizioni ginecologiche associate all’infertilità. Tra queste vi sono la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) e l’endometriosi. Queste patologie condividono diversi aspetti biologici con la malattia parodontale, in particolare la presenza di infiammazione sistemica cronica e alterazioni della risposta immunitaria.

L'impatto sulla fertilità maschile

Anche la fertilità maschile potrebbe essere influenzata dallo stato di salute parodontale. L’infertilità maschile rappresenta circa la metà dei casi di infertilità nelle coppie. Alcuni studi hanno osservato una correlazione tra infiammazione parodontale e riduzione della qualità del liquido seminale. In particolare sono state riportate associazioni con una minore concentrazione di spermatozoi, una ridotta motilità e alterazioni della loro morfologia. In alcune ricerche i parametri seminali sono migliorati dopo il trattamento di infezioni odontogene o parodontali. Questo dato suggerisce un possibile ruolo dei processi infiammatori o batterici.

I meccanismi biologici coinvolti

Gli autori della review descrivono diversi meccanismi che potrebbero spiegare il collegamento tra parodontite e infertilità. La malattia parodontale provoca una risposta infiammatoria cronica che può aumentare i livelli sistemici di citochine e mediatori dell’infiammazione. Questi fattori potrebbero interferire con l’ovulazione, l’impianto embrionale o la spermatogenesi. Un altro meccanismo ipotizzato riguarda la traslocazione dei batteri orali verso altri distretti dell’organismo, con possibile attivazione di processi infiammatori nei tessuti riproduttivi. L’infiammazione cronica può inoltre aumentare lo stress ossidativo, che può danneggiare ovociti e spermatozoi.

Servono studi clinici più solidi

Nonostante queste ipotesi biologicamente plausibili, gli autori sottolineano che le prove scientifiche disponibili sono ancora limitate. Molti studi presentano campioni ridotti, disegni osservazionali e criteri diagnostici non uniformi. Secondo questo studio, pubblicato sul Journal of Dental Research, la parodontite potrebbe rappresentare un fattore sistemico finora sottovalutato nei disturbi della fertilità. Tuttavia serviranno studi longitudinali e trial clinici ben progettati per chiarire il rapporto causale e valutare se il trattamento parodontale possa migliorare davvero gli esiti riproduttivi.

Odonto-IA: fai il quiz e scarica il nuovo white paper sull’intelligenza artificiale in odontoiatria

Odonto-IA
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Odonto-IA: La collaborazione tra dentista e igienista entra in una nuova era

L’intelligenza artificiale sta trasformando rapidamente il mondo odontoiatrico, ma quanto siamo davvero preparati a integrarla nella pratica quotidiana?


Odonto-IAIl white paper ODONTO-IA – La collaborazione tra dentista e igienista entra in una nuova era, realizzato con il contributo non condizionante di Haleon, azienda globale specializzata nella salute quotidiana, affronta temi pratici, clinici ed etici per aiutare i professionisti a comprendere le opportunità, i limiti e le implicazioni dell’IA in odontoiatria.

L'obiettivo è offrire spunti concreti e aggiornati su come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo ruoli, competenze e modalità di collaborazione all’interno del team di lavoro.
Dalla gestione dei dati clinici al supporto diagnostico, fino alla comunicazione con il paziente e all’ottimizzazione dei flussi di lavoro, l'IA è una realtà già presente negli studi dentistici.

E tu, quanto ne sai davvero? Il nostro Quiz è l'opportunità per mettere alla prova le tue conoscenze sulla IA applicata all'odontoiatria.

Ecco gli obiettivi e gli elementi chiave che troverai nel white paper:

  1. Lo stato dell’arte dell’Intelligenza Artificiale in odontoiatria e le sue applicazioni nella diagnostica, in particolare nella radiologia, dove migliora la sensibilità nella diagnosi di carie e valutazione ossea.
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  3. Il ruolo dell’IA nella prevenzione predittiva e nei protocolli di mantenimento personalizzati con interventi proattivi prima che il danno parodontale diventi manifesto.
  4. Le opportunità offerte dall’IA per la comunicazione e l’educazione del paziente.
  5. Le implicazioni formative, etiche e regolatorie legate all’adozione dell’IA nello studio odontoiatrico.
  6. I criteri pratici per un’implementazione responsabile dell’IA nei flussi di lavoro quotidiani.

Rigenerazione ossea guidata con mesh in titanio customizzata

mesh in titanio
7. Mesh con mix osseo applicato
Autore

Mattia D’Ambrosio

Prof. Bruna Sinjari Department of Innovative Technologies in Medicine and Dentistry, University “G. d’Annunzio” of Chieti-Pescara

corrispondenza: drmattiadambrosio@gmail.com     

 

La perdita degli elementi dentari nei settori posteriori del mascellare superiore determina frequentemente una rapida modificazione dell’anatomia alveolare. Il riassorbimento osseo post-estrattivo, la contrazione vestibolo-palatale della cresta e la pneumatizzazione del seno mascellare possono generare difetti combinati, nei quali la disponibilità ossea risulta compromessa sia in senso verticale sia in senso orizzontale.
In implantologia moderna, il posizionamento implantare non dovrebbe essere guidato esclusivamente dalla disponibilità ossea residua, ma dalla futura posizione protesica. Questo principio è particolarmente importante nei settori posteriori superiori, dove un impianto posizionato troppo palatalmente o troppo apicalmente può determinare emergenze protesiche sfavorevoli, profili di emergenza non detergibili, corone eccessivamente lunghe e difficoltà nel mantenimento igienico a lungo termine.
Le tecniche di rigenerazione ossea guidata, o Guided Bone Regeneration, sono state sviluppate per favorire la neoformazione ossea attraverso il principio dell’esclusione cellulare, della stabilizzazione del coagulo, del mantenimento dello spazio e della protezione del sito rigenerativo. Nei difetti tridimensionali complessi, tuttavia, l’impiego di membrane riassorbibili può non essere sufficiente a garantire un adeguato mantenimento dello spazio. In questi casi, le mesh in titanio rappresentano un’opzione terapeutica utile grazie alla loro rigidità, alla capacità di contenere e stabilizzare il materiale da innesto e alla possibilità di ricostruire un profilo osseo tridimensionale.
Negli ultimi anni, l’introduzione di mesh in titanio customizzate mediante workflow digitale CAD/CAM ha ulteriormente migliorato la prevedibilità della procedura. Rispetto alle mesh tradizionali modellate manualmente intraoperatoriamente, le mesh custom possono ridurre il tempo chirurgico, migliorare l’adattamento al difetto e consentire una pianificazione più precisa del volume rigenerativo desiderato. Chiapasco et al. hanno riportato che le mesh custom CAD/CAM possono rappresentare uno strumento affidabile per la GBR di siti severamente atrofici, semplificando alcune fasi chirurgiche. Una revisione sistematica del 2024 ha inoltre evidenziato che le mesh in titanio sono una metodica predicibile nella riabilitazione di siti atrofici complessi, pur sottolineando la necessità di ulteriori dati a lungo termine.

Accanto alla ricostruzione dei tessuti duri, la gestione dei tessuti molli peri-implantari rappresenta un elemento determinante per la stabilità biologica, la detergibilità e il comfort del paziente. In particolare, la presenza di una banda adeguata di mucosa cheratinizzata attorno agli impianti è stata associata a una migliore igiene domiciliare, minore discomfort durante lo spazzolamento e maggiore stabilità dei tessuti marginali, sebbene il suo ruolo diretto nella prevenzione della peri-implantite sia ancora oggetto di discussione.
Il presente case report descrive il trattamento multidisciplinare di una paziente con grave difetto osseo posteriore del mascellare superiore, trattata mediante GBR con mesh in titanio customizzata progettata e realizzata da B&B Dental, inserimento implantare differito e successiva gestione dei tessuti molli con approfondimento del fornice e Strip Technique.

Presentazione del caso

Paziente di sesso femminile, 49 anni, si presenta alla valutazione clinica per la riabilitazione del settore posteriore superiore destro. La paziente riferisce la perdita degli elementi dentari in seguito a malattia parodontale. L’anamnesi medica generale è negativa e non vengono riferite condizioni sistemiche tali da controindicare un trattamento chirurgico implantare.

All’esame clinico e radiografico si evidenzia un’edentulia distale a carico del settore superiore destro, con importante deficit dei tessuti duri. Il difetto osseo appare caratterizzato da una componente verticale, correlata anche all’espansione del seno mascellare, e da una componente orizzontale, con marcata contrazione vestibolo-palatale della cresta residua.

La paziente era già stata sottoposta, presso altra struttura, a un intervento di grande rialzo del seno mascellare. Tale procedura aveva consentito un miglioramento della dimensione verticale disponibile, ma non aveva permesso un adeguato recupero della componente orizzontale della cresta. Di conseguenza, il volume osseo residuo non risultava compatibile con un corretto posizionamento implantare protesicamente guidato. Un inserimento implantare nelle condizioni presenti avrebbe comportato un’emergenza protesica sfavorevole, con corone eccessivamente voluminose e difficoltà nella gestione igienica e biomeccanica della futura riabilitazione.

1. Tessuti molli pre rigenerativa (GBR)
RIGENERAZIONE OSSEA GUIDATA
2. OPT pre GBR
mesh in titanio
3. Difetto osseo e progetto mesh custom

Dopo valutazione clinica, radiografica e protesica, è stato proposto un piano di trattamento in più fasi:

  • rigenerazione ossea guidata mediante mesh in titanio customizzata;
  • rimozione della mesh e inserimento implantare differito dopo 8 mesi;
  • scopertura implantare e gestione dei tessuti molli dopo ulteriori 3 mesi;
  • condizionamento dei tessuti mediante provvisorio;
  • consegna della riabilitazione definitiva in zirconia.

Pianificazione chirurgica

La pianificazione del caso è stata eseguita considerando non soltanto il difetto osseo residuo, ma soprattutto la posizione ideale degli impianti in funzione della futura riabilitazione protesica. L’obiettivo principale non era semplicemente ottenere un incremento volumetrico della cresta, ma ricostruire un’architettura ossea compatibile con un corretto profilo di emergenza, una favorevole distribuzione dei carichi e una riabilitazione igienicamente mantenibile.
Alla luce della complessità del difetto, è stata scelta una mesh in titanio customizzata B&B Dental. Questo tipo di dispositivo permette di predefinire digitalmente il volume rigenerativo desiderato e di ottenere una barriera rigida capace di mantenere lo spazio durante la guarigione. Rispetto a una mesh modellata manualmente, la personalizzazione può ridurre la necessità di adattamenti intraoperatori e migliorare la precisione della ricostruzione.
Il materiale da innesto è stato preparato mediante una miscela 50:50 di osso autologo e sostituto osseo Novobone. L’osso autologo è stato utilizzato per le sue proprietà osteogeniche e osteoinduttive, mentre il biomateriale eterologo/sostitutivo è stato impiegato per contribuire al mantenimento volumetrico nel tempo. Questa associazione è frequentemente utilizzata nelle procedure rigenerative complesse perché combina il potenziale biologico dell’osso autologo con la stabilità volumetrica di un materiale a lento riassorbimento.

Procedura chirurgica rigenerativa

È stata eseguita un’incisione a tutto spessore con sollevamento di lembo mucoperiosteo, al fine di esporre il difetto osseo residuo. Particolare attenzione è stata posta alla gestione dei tessuti molli, poiché la passivazione del lembo rappresenta uno dei passaggi critici nelle procedure di GBR verticale e orizzontale. Una chiusura priva di tensione è infatti essenziale per ridurre il rischio di deiscenza, esposizione della mesh e contaminazione del sito rigenerativo.

4. Incisione tessuti molli durante la chirurgia rigenerativa (GBR)
5. Passivazione tessuti molli durante la chirurgia rigenerativa (GBR)

Dopo l’esposizione del difetto, il sito è stato preparato e il materiale da innesto, costituito da una miscela 50:50 di osso autologo e Novobone, è stato posizionato all’interno della mesh customizzata. La mesh è stata quindi adattata e stabilizzata nella posizione pianificata, ricostruendo il profilo volumetrico necessario per il successivo inserimento implantare.

6. Mix 50:50 osso autologo e Novobone
mesh in titanio
7. Mesh con mix osseo applicato
mesh in titanio
8. Mesh applicata durante la chirurgia rigenerativa (GBR)
9. Sutura post chirurgia rigenerativa (GBR)

La stabilità del complesso mesh-innesto ha consentito il mantenimento dello spazio rigenerativo. La procedura si è conclusa con un’attenta sutura dei lembi, ottenendo una chiusura primaria del sito chirurgico.

mesh in titanio
10. OPT post GBR

Guarigione e rivalutazione a 8 mesi

Dopo un periodo di guarigione di 8 mesi, la paziente è stata rivalutata clinicamente e radiograficamente. La valutazione CBCT ha evidenziato la presenza di un volume osseo rigenerato compatibile con il successivo inserimento implantare.

11. Tessuti pre-rimozione mesh

12. Tc Cone Beam dell’osso rigenerato a 8 mesi

Alla riapertura chirurgica, la mesh in titanio è stata esposta e rimossa. Dopo la rimozione, il tessuto osseo rigenerato è apparso clinicamente adeguato sia in visione laterale sia in visione occlusale. Il volume ottenuto ha consentito la preparazione dei siti implantari secondo un orientamento coerente con il progetto protesico.

mesh in titanio
13. Mesh in titanio alla riapertura
14. Mesh in titanio dopo la rimozione
15. Osso rigenerato, visione laterale
16. Osso rigenerato, visione occlusale

Sono stati quindi inseriti due impianti della B&B Dental in posizione 1.5 3P3512 e 1.6. 3P4010. La possibilità di posizionare gli impianti all’interno dell’osso rigenerato, con un asse favorevole e una corretta emergenza, rappresenta uno degli elementi principali di successo del trattamento.

17. Sito implantare preparato in osso rigenerato, visione occlusale
18. Impianti inseriti in osso rigenerato, visione occlusale
19. Sutura post inserimento implantare

Al termine della procedura implantare, i lembi sono stati suturati per consentire una guarigione sommersa degli impianti.

Scopertura implantare e gestione dei tessuti molli

Dopo ulteriori 3 mesi di guarigione, è stata eseguita la scopertura implantare. In questa fase, l’analisi clinica dei tessuti molli ha evidenziato la necessità di migliorare la qualità e la quantità della mucosa peri-implantare, in particolare mediante incremento della mucosa cheratinizzata e approfondimento del fornice vestibolare.
È stata pertanto eseguita una procedura di gestione dei tessuti molli mediante Strip Technique associata ad approfondimento del fornice. L’obiettivo della procedura era aumentare la banda di tessuto cheratinizzato in corrispondenza degli impianti e migliorare la stabilità mucosa vestibolare, creando condizioni più favorevoli per l’igiene domiciliare, la maturazione dei tessuti e la futura riabilitazione protesica.

20. Tessuti molli prima della tecnica Strip, visione occlusale
21. Gestione dei tessuti molli con tecnica Strip, visione occlusale

A un mese dalla chirurgia mucogengivale, i tessuti molli mostravano un processo di guarigione favorevole, con miglioramento dell’architettura mucosa sia in visione occlusale sia laterale.

22. Guarigione ad un mese dalla gestione dei tessuti molli, visione occlusale
23. Guarigione ad un mese dalla gestione dei tessuti molli, visione laterale

Fase protesica provvisoria

Dopo la guarigione dei tessuti molli, è stato consegnato un provvisorio implantare. Il provvisorio non ha avuto soltanto una funzione estetica e funzionale, ma anche biologica, poiché è stato utilizzato per guidare la maturazione dei tessuti molli e modellare progressivamente il profilo di emergenza peri-implantare.

24. Visione occlusale tessuti molli maturati dopo l’utilizzo del provvisorio

Il carico protesico progressivo ha consentito un adattamento graduale dei tessuti, riducendo il rischio di compressioni eccessive e permettendo di valutare la risposta mucosa prima della realizzazione del manufatto definitivo.

Riabilitazione definitiva

Dopo circa 3 mesi di maturazione dei tessuti con il provvisorio, è stato consegnato un ponte definitivo in zirconia. La riabilitazione definitiva ha ripristinato la continuità funzionale del settore posteriore superiore destro, con un profilo protesico coerente con i volumi ossei e mucosi ottenuti attraverso le fasi chirurgiche precedenti.

25. Ponte definitivo , visione laterale su modello
26. Ponte definitivo , visione occlusale su modello
27. Visione Laterale ponte definitivo in zirconia
28. Visione occlusale ponte definitivo in zirconia

Il controllo radiografico endorale a 6 mesi dalla consegna del ponte definitivo ha mostrato una condizione compatibile con la stabilità della riabilitazione implantoprotesica.

29. Rx endorale a 6 mesi da consegna di ponte definitivo

Discussione

La riabilitazione implantare dei difetti ossei tridimensionali richiede una pianificazione che tenga conto simultaneamente di fattori chirurgici, biologici e protesici. Nel caso presentato, il problema principale non era rappresentato esclusivamente dalla mancanza di altezza ossea, già parzialmente trattata mediante rialzo del seno mascellare, ma soprattutto dalla persistenza di un deficit orizzontale incompatibile con una corretta emergenza protesica.
Questo aspetto è clinicamente rilevante. Un errore frequente nella gestione dei casi rigenerativi è considerare sufficiente la possibilità di “inserire un impianto” senza valutare se quell’impianto sia posizionato correttamente rispetto alla futura corona. In questo caso, il precedente rialzo del seno aveva migliorato la componente verticale, ma non aveva risolto il problema tridimensionale della cresta. La scelta di eseguire una seconda chirurgia rigenerativa appare quindi giustificata dalla necessità di ottenere un volume osseo protesicamente guidato.

Razionale della mesh in titanio customizzata

Le mesh in titanio sono ampiamente utilizzate nelle procedure di GBR per la loro capacità di mantenere lo spazio e stabilizzare il materiale da innesto. La rigidità della mesh consente di preservare il volume rigenerativo durante la fase di guarigione, impedendo il collasso dei tessuti molli all’interno del difetto. Questo aspetto è particolarmente importante nei difetti verticali e orizzontali, nei quali la stabilità meccanica del graft rappresenta un prerequisito fondamentale per la neoformazione ossea.
La customizzazione della mesh aggiunge un ulteriore vantaggio. Attraverso la progettazione digitale, è possibile definire preoperatoriamente il volume osseo desiderato, ridurre la necessità di modellazione intraoperatoria e migliorare la precisione dell’adattamento. Nello studio retrospettivo di Chiapasco et al., le mesh custom CAD/CAM sono state proposte come uno strumento affidabile per la rigenerazione di creste severamente atrofiche, con il vantaggio di semplificare alcune fasi della procedura chirurgica.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 ha riportato che l’utilizzo delle mesh in titanio rappresenta una metodica predicibile per la riabilitazione di siti atrofici complessi, sebbene la letteratura disponibile presenti ancora limiti legati all’eterogeneità dei protocolli, ai follow-up variabili e alla necessità di ulteriori dati longitudinali. Questo punto è importante: la mesh in titanio non dovrebbe essere presentata come una soluzione priva di rischi, ma come una tecnica avanzata, efficace e al tempo stesso altamente operatore-dipendente.

Gestione delle complicanze e ruolo dei tessuti molli

Una delle principali complicanze associate all’uso di mesh in titanio è l’esposizione precoce o tardiva della barriera. L’esposizione può compromettere la stabilità del sito rigenerativo, aumentare il rischio di contaminazione batterica e ridurre la quantità di osso rigenerato. Per questo motivo, la passivazione dei lembi, la chiusura senza tensione e il corretto disegno dell’incisione rappresentano elementi fondamentali.
Nel caso descritto, il materiale clinico documenta una fase specifica dedicata alla passivazione dei tessuti molli durante la chirurgia rigenerativa. Questo dettaglio è clinicamente importante perché mostra che la gestione dei lembi non è stata un passaggio secondario, ma una componente centrale della procedura.
L’utilizzo di una miscela di osso autologo e biomateriale sostitutivo risponde a un razionale biologico consolidato. L’osso autologo contribuisce al potenziale rigenerativo grazie alla presenza di cellule vitali e fattori osteogenici, mentre il sostituto osseo contribuisce al mantenimento volumetrico nel tempo. In un case report su rigenerazione verticale posteriore con mesh custom, Faus et al. hanno descritto l’impiego di mesh personalizzate associate a innesti ossei, sottolineando la fattibilità clinica di questo approccio nei difetti posteriori complessi.

Importanza della gestione dei tessuti molli peri-implantari

La seconda parte del caso riguarda la gestione dei tessuti molli dopo l’osteointegrazione implantare. Questo passaggio è spesso sottovalutato, ma rappresenta una fase fondamentale nei casi rigenerati. La ricostruzione ossea, da sola, non garantisce un risultato stabile se i tessuti molli peri-implantari sono sottili, mobili, scarsamente cheratinizzati o difficili da detergere.
La letteratura sulla mucosa cheratinizzata peri-implantare non è completamente univoca. Alcuni studi suggeriscono che una banda adeguata di mucosa cheratinizzata sia associata a minore infiammazione, migliore igiene e maggiore comfort del paziente; altri sottolineano che la salute peri-implantare dipende da molteplici fattori, tra cui posizione implantare, disegno protesico, controllo di placca, spessore dei tessuti e compliance del paziente. Un recente consensus ha comunque riconosciuto l’importanza delle procedure di aumento della mucosa cheratinizzata peri-implantare nei casi in cui la quantità di tessuto sia insufficiente.
Nel presente caso, la Strip Technique associata ad approfondimento del fornice è stata utilizzata con l’obiettivo di aumentare la quota di mucosa cheratinizzata e migliorare la stabilità dei tessuti vestibolari. È importante, tuttavia, formulare questa parte con equilibrio scientifico: la tecnica non va descritta come universalmente superiore ad altre procedure mucogengivali, ma come una soluzione indicata in un contesto specifico, ovvero un sito implantare posteriore rigenerato con necessità di migliorare la qualità dei tessuti molli prima della finalizzazione protesica.

Ruolo del provvisorio nella maturazione dei tessuti

Un ulteriore aspetto rilevante è l’utilizzo del provvisorio per la modellazione dei tessuti molli. Nei casi implantari complessi, il provvisorio non deve essere considerato una semplice fase intermedia, ma uno strumento biologico e protesico. La sua funzione è guidare la maturazione dei tessuti, testare il profilo di emergenza, verificare la detergibilità e modulare gradualmente la pressione sui tessuti peri-implantari.
Nel caso presentato, la mesh in titanio customizzata è stata progettata e realizzata da B&B Dental,  il provvisorio è stato consegnato dopo la guarigione della procedura mucogengivale e ha preceduto la realizzazione del ponte definitivo in zirconia. Questo approccio progressivo appare coerente con una filosofia di trattamento orientata alla stabilità tissutale e alla riduzione del rischio di compressioni eccessive sui tessuti neoformati.

Conclusioni

Il presente case report descrive la riabilitazione implantoprotesica di un difetto posteriore superiore complesso mediante un approccio chirurgico-protesico in più fasi. Dopo un precedente rialzo del seno mascellare non sufficiente a correggere la componente orizzontale del difetto, la GBR con mesh in titanio customizzata ha permesso di ricostruire un volume osseo adeguato al posizionamento implantare protesicamente guidato.
La successiva gestione dei tessuti molli mediante approfondimento del fornice e Strip Technique ha consentito di migliorare la qualità della mucosa peri-implantare, creando condizioni più favorevoli alla maturazione tissutale, alla detergibilità e alla stabilità della riabilitazione. Il provvisorio ha svolto un ruolo fondamentale nel condizionamento progressivo dei tessuti prima della consegna del ponte definitivo in zirconia.
Pur nei limiti di un singolo caso clinico, la sequenza terapeutica descritta suggerisce che la combinazione tra rigenerazione ossea tridimensionale con mesh customizzata, inserimento implantare differito e chirurgia dei tessuti molli possa rappresentare una strategia efficace nei casi di atrofia mascellare posteriore complessa. Ulteriori dati quantitativi e follow-up a lungo termine sono necessari per confermare la stabilità del risultato nel tempo.

 

Bibliografia
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