Home Blog Pagina 7

Ripensare la progettazione protesica digitale tra anatomia, dati e algoritmi

Progettazione protesica digitale

La progettazione protesica digitale continua a rappresentare uno dei passaggi più complessi, laboriosi e dipendenti dall’intervento umano in odontoiatria restaurativa. Nuove tecnologie di intelligenza artificiale promettono oggi di generare corone, modelli 3D e segmentazioni più precise, rendendo i software clinici più rapidi e affidabili. 

Chi lavora ogni giorno tra scanner intraorali, file STL e software CAD lo sa bene: il vero nodo critico del flusso digitale non è l’acquisizione dell’impronta, ma la progettazione della corona. È qui che l’intervento umano, oggi ancora affidato quasi interamente all’odontotecnico, richiede tempo, competenza e una continua mediazione tra anatomia ideale, occlusione e vincoli clinici. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha iniziato a proporre soluzioni radicalmente nuove: non semplici strumenti di supporto al disegno, ma sistemi capaci di generare forme dentali plausibili a partire dai dati. In questo focus analizziamo e confrontiamo tre differenti approcci nella generazione digitale del dente – CrownGen, ToothForge e ToothMCL – cercando di capire come funzionano, in cosa differiscono e quale potrebbe essere il loro impatto reale sul lavoro quotidiano di clinici e odontotecnici.

Perché automatizzare la progettazione protesica digitale?

La progettazione protesica digitale è oggi uno dei passaggi più onerosi del workflow restaurativo. Nonostante l’evoluzione dei software CAD, il risultato finale dipende ancora (soprattutto nei casi complessi o multipli) fortemente dall’esperienza dell’odontotecnico. I modelli generativi nascono con un obiettivo chiaro: ridurre il tempo di progettazione iniziale fornendo una morfologia di partenza già coerente dal punto di vista anatomico, occlusale e funzionale, lasciando all’operatore il ruolo di supervisore e rifinitore.

Modelli generativi su geometria 3D: CrownGen

CrownGen rappresenta un’evoluzione dei classici modelli di point cloud completion. Tecnicamente, il sistema utilizza modelli generativi avanzati (diffusion models) che apprendono come “ricostruire” uno o più denti mancanti osservando il contesto fornito dagli elementi adiacenti e antagonisti.
Un aspetto distintivo è l’approccio tooth-centric: ogni dente viene trattato come un’entità separata, permettendo al modello di generare più corone contemporaneamente e di modulare l’influenza dei denti vicini.

Modelli statistici di apprendimento morfologico: ToothMCL

ToothMCL si colloca nell’ambito dei modelli statistici e di machine learning classico applicati alla morfologia dentale. Il principio è diverso: invece di generare una forma “da zero”, il sistema apprende le variazioni morfologiche tipiche dei denti all’interno di una popolazione.
Tecnicamente, il dente viene descritto tramite parametri geometrici controllabili, consentendo interpolazioni e adattamenti progressivi della forma. Il risultato è una corona che rispetta schemi anatomici molto stabili.

Generazione spettrale della forma: ToothForge

ToothForge introduce un cambio di paradigma. Invece di lavorare direttamente sulla superficie del dente, la forma viene trasformata in una rappresentazione spettrale, simile a una scomposizione in frequenze. Tecnicamente, ogni dente viene descritto tramite coefficienti che rappresentano le sue caratteristiche geometriche intrinseche.  Allineando questi coefficienti tra denti diversi, il modello può generare nuove forme in modo estremamente efficiente e coerente, anche con dataset piccoli o disomogenei.

Progettazione protesica digitale

Progettazione protesica digitale

Verso una nuova divisione dei ruoli, oltre il CAD tradizionale

Queste tecnologie non sostituiranno l’odontotecnico ma ne trasformeranno il ruolo.
La progettazione manuale completa lascerà spazio a una fase di validazione, adattamento e rifinitura di forme generate automaticamente.
Nel lungo termine, la vera rivoluzione sarà culturale: passare dal “disegno” della corona alla sua selezione e ottimizzazione su base dati.
Per clinici e odontotecnici, comprendere oggi questi modelli significa prepararsi a un futuro in cui il valore non starà più nel numero di clic, ma nella capacità di giudizio. La progettazione digitale del dente sta cambiando. E, questa volta, non è solo una questione di software.

 

Rialzo del seno mascellare transcrestale e analisi frattale dell’osso

Rialzo del seno transcrestale

Il rialzo del seno mascellare per via transcrestale si è affermato come una procedura minimamente invasiva e dagli esiti prevedibili. Tuttavia, la semplice valutazione dell'altezza ossea ottenuta dopo l'intervento non sempre consente di comprendere la reale qualità del tessuto rigenerato. Per questo motivo un gruppo di ricercatori della Lokman Hekim University di Ankara, Turchia, ha deciso di studiare il comportamento dell'osso neoformato utilizzando l'analisi frattale, una metodica radiografica capace di valutare la complessità della microarchitettura trabecolare. L'obiettivo era verificare come l'osso peri-implantare evolvesse nel tempo dopo un rialzo transcrestale del seno associato al posizionamento contestuale degli impianti.

Lo studio e la metodologia adottata

Gli autori hanno condotto uno studio retrospettivo longitudinale su pazienti sottoposti a rialzo del seno mascellare per via transcrestale con inserimento simultaneo degli impianti. L'attenzione si è concentrata sui cambiamenti della struttura trabecolare ossea osservabili nelle immagini radiografiche ottenute durante il follow-up. Per analizzare questi cambiamenti i ricercatori hanno utilizzato la cosiddetta dimensione frattale. Questo parametro matematico permette di quantificare la complessità delle trabecole ossee. Valori più elevati indicano generalmente una struttura più articolata e organizzata, spesso associata a una migliore qualità ossea. L'analisi è stata eseguita in diverse regioni di interesse attorno agli impianti. Gli autori hanno confrontato le immagini raccolte in differenti momenti del trattamento per identificare eventuali variazioni nella densità e nell'organizzazione dell'osso.

Come cambia l'osso dopo il rialzo transcrestale

I risultati hanno mostrato modificazioni significative della microarchitettura ossea nel periodo successivo all'intervento. L'analisi frattale ha evidenziato un progressivo incremento della complessità trabecolare in diverse aree peri-implantari. Questo dato suggerisce che il tessuto osseo neoformato non si limita a occupare uno spazio vuoto creato dal rialzo del seno. Al contrario, l'osso va incontro a un vero processo di maturazione biologica. Le trabecole si organizzano progressivamente e assumono una configurazione più complessa e funzionale. Secondo gli autori, tali cambiamenti riflettono il normale rimodellamento osseo che accompagna l'osteointegrazione implantare. L'impianto agisce come uno stimolo biomeccanico capace di favorire la riorganizzazione del tessuto circostante. Di conseguenza, il successo della procedura non dipende soltanto dalla quantità di osso ottenuta ma anche dalla sua qualità strutturale.

Le implicazioni per la pratica clinica

Lo studio offre spunti interessanti per il clinico. Tradizionalmente la valutazione del successo di un rialzo del seno si basa su parametri radiografici lineari, come l'altezza ossea disponibile o il mantenimento dei livelli ossei marginali. Tuttavia questi indicatori non descrivono completamente il comportamento biologico del tessuto rigenerato. L'analisi frattale potrebbe rappresentare uno strumento complementare. Grazie alla sua capacità di studiare la microarchitettura trabecolare, essa potrebbe fornire informazioni aggiuntive sulla maturazione dell'osso e sulla stabilità a lungo termine degli impianti. Un ulteriore vantaggio consiste nella possibilità di utilizzare radiografie già disponibili nella pratica clinica. Questo approccio evita esami aggiuntivi e non comporta un aumento dell'esposizione radiologica per il paziente.

Verso una valutazione più completa dell'osteointegrazione

La ricerca moderna tende sempre più a integrare dati quantitativi e qualitativi. In implantologia questo significa superare la semplice misurazione dei volumi ossei per comprendere meglio le caratteristiche biologiche del tessuto che circonda l'impianto. L'analisi frattale si inserisce perfettamente in questa prospettiva. La tecnica consente infatti di valutare aspetti difficilmente rilevabili con i metodi convenzionali. Inoltre potrebbe contribuire all'identificazione precoce di situazioni cliniche a rischio, permettendo interventi tempestivi prima della comparsa di complicanze. L'interesse verso questi strumenti è destinato a crescere, soprattutto in un contesto in cui la predicibilità a lungo termine dei trattamenti implantari rappresenta uno degli obiettivi principali della ricerca clinica.

Una nuova prospettiva per l'implantologia rigenerativa

Lo studio, pubblicato sulla rivista BMC Oral Health, evidenzia come il rialzo del seno mascellare per via transcrestale associato al posizionamento simultaneo degli impianti favorisca un'evoluzione positiva della microarchitettura ossea peri-implantare. L'analisi frattale ha permesso di documentare questo processo di maturazione con un livello di dettaglio superiore rispetto alle valutazioni radiografiche tradizionali. I risultati suggeriscono che il successo implantare dovrebbe essere interpretato non solo in termini di volume osseo ottenuto, ma anche di qualità del tessuto rigenerato. In quest'ottica, strumenti innovativi come l'analisi frattale potrebbero trovare un ruolo sempre più importante nella valutazione del processo di osteointegrazione e nel monitoraggio a lungo termine dei pazienti implantari.

ClinCheck® Live Plan. L’ultima innovazione dell’ecosistema ClinCheck signature experience

ClinCheck® Live Plan

ClinCheck® Live Plan, l'ultima innovazione dell'ecosistema ClinCheck® signature experience, permette finalmente di eseguire la pianificazione personalizzata del trattamento in pochi minuti. Il piano di trattamento ClinCheck® iniziale ti aiuta a prendere con fiducia le decisioni terapeutiche in tempo reale

Ecco come funziona ClinCheck® Live Plan

ClinCheck® Live Plan

Invia l'ordine utilizzando il modulo Flex Rx con una scansione iTero™ e un tipo di caso idoneo.*

I piani vengono generati automaticamente con un template delle preferenze e controlli di qualità per assicurare la massima accuratezza.

I piani che superano i controlli di qualità vengono consegnati nel giro di 15 minuti. Se necessario, i tecnici CAD possono modificare i piani.

Le notifiche sull'Invisalign Doctor Site sullo stato di aggiornamento ti informano durante tutto il processo.

ClinCheck® Live Plan offre:
  • un'esperienza semplificata per mantenere il controllo dei tuoi casi;
  • notifiche sullo stato di aggiornamento e un timer sull'Invisalign® Doctor Site e nell'Invisalign® Practice App;
  • la possibilità di pianificare il trattamento in tempo reale, sviluppando i piani subito dopo la visita al paziente per ridurre il tempo che intercorre tra la visita e l'inizio del trattamento;
  • nuovi strumenti per favorire l'accettazione da parte dei pazienti;
  • la possibilità di condividere con il paziente le informazioni rilevanti sul trattamento creando il piano iniziale in 15 minuti (nei casi idonei).

 -----------------------------------------------------------------------------------------------------

* Casi idonei per ClinCheck® Live Plan

Ordini per trattamenti originari Invisalign® Comprehensive, Moderate, Lite, Express 7 e Touch Up inviati tramite il modulo Flex Rx e accompagnati da una scansione iTero™.

Non compatibile con CBCT, Invisalign Smile Architect, feature per l'avanzamento mandibolare, casi di pazienti bambini o ordini inviati tramite prescrizione tradizionale.

 

Infezione da HPV nel cavo orale. Approccio terapeutico e prevenzione vaccinale Free

Infezione da HPV

Autori

Anna Nobili
DDS, Collaboratrice del Reparto di Patologia Orale, Istituto Stomatologico Italiano, Milano.

Marco Roghi
MD, MFS, DDS, Responsabile del Reparto di Patologia Orale, Istituto Stomatologico Italiano, Milano.

Direttore Scientifico: Prof. Andrea Edoardo Bianchi

Corrispondenza: anna.nobili@gmail.com

Attraverso un caso clinico rel …

Continua a leggere su DM Club,
la sezione premium de Il Dentista Moderno

Registrati al sito e accedi subito ad una selezione di articoli free come questo, indicati con il logo DM CLUB Free Premium CREA UN ACCOUNT

Sei già registrato? Effettua il login e leggi l’articolo completo.

Abbonati a Il Dentista Moderno per accedere a tutti gli altri contenuti e vantaggi riservati agli abbonati.

Vitamina D3, nuove evidenze sul metabolismo orale

Vitamina D3

La vitamina D3, negli ultimi anni, ha attirato crescente attenzione non solo per il suo ruolo nel metabolismo osseo, ma anche per i suoi effetti sul sistema immunitario e sui processi infiammatori. Un gruppo di ricercatori dell’Università Medica di Vienna, in Austria, ha analizzato le più recenti evidenze scientifiche sul metabolismo della vitamina D3 nei tessuti orali. L’obiettivo era comprendere se la vitamina D3 possa essere attivata direttamente nella cavità orale e se questo processo possa influenzare la salute di gengive, parodonto e mucosa orale. Tuttavia, rimane ancora aperta una domanda fondamentale: i tessuti orali sono in grado di trasformare autonomamente la vitamina D3 nella sua forma biologicamente attiva?

Dalla sintesi sistemica di vitamina D3 all’attivazione locale

Tradizionalmente, la vitamina D3 viene prodotta nella pelle in seguito all’esposizione ai raggi ultravioletti oppure introdotta attraverso l’alimentazione e gli integratori. Successivamente raggiunge il fegato, dove viene convertita in 25-idrossivitamina D3 [25(OH)D3], il principale indicatore dello stato vitaminico dell’organismo. Il passaggio successivo avviene nel rene. Qui l’enzima CYP27B1 trasforma il 25(OH)D3 in 1,25-diidrossivitamina D3 [1,25(OH)2D3], nota anche come calcitriolo, la forma biologicamente attiva della vitamina. Per molti anni si è ritenuto che questa attivazione avvenisse quasi esclusivamente a livello renale. Oggi, però, numerosi studi suggeriscono che alcuni tessuti periferici possano svolgere lo stesso processo in modo autonomo.

I tessuti orali possiedono gli enzimi necessari

La revisione mostra che diversi tessuti della cavità orale esprimono gli enzimi coinvolti nell’attivazione della vitamina D3. In particolare, l’enzima CYP27B1 è stato identificato nelle cellule del legamento parodontale, della gengiva, della polpa dentale, del follicolo dentale e dell’epitelio orale. Questo dato suggerisce che il parodonto e altri tessuti orali possiedano almeno il potenziale biologico per produrre localmente calcitriolo. Inoltre, i ricercatori hanno osservato che la regolazione dell’enzima CYP27B1 nei tessuti orali differisce da quella renale. Nel rene l’attività dell’enzima dipende soprattutto da paratormone e fattore di crescita dei fibroblasti 23. Nei tessuti orali, invece, sembrano avere un ruolo più importante le citochine infiammatorie. Questa differenza potrebbe indicare che l’attivazione locale della vitamina D3 rappresenti una risposta specifica agli stimoli infiammatori presenti nel microambiente orale.

Un ruolo nella risposta immunitaria e antimicrobica

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla revisione riguarda la capacità della vitamina D3 di modulare le difese innate della cavità orale. Diversi studi in vitro hanno dimostrato che il 25(OH)D3 e il calcitriolo aumentano la produzione di peptidi antimicrobici, tra cui la catelicidina LL-37 e le β-defensine. Queste molecole costituiscono una delle prime linee di difesa contro i microrganismi patogeni. La vitamina D3 sembra inoltre potenziare l’attività antibatterica delle cellule orali contro diversi batteri associati alla parodontite, come Porphyromonas gingivalis, Aggregatibacter actinomycetemcomitans, Tannerella forsythia, Filifactor alocis e Fusobacterium nucleatum. Questi risultati suggeriscono che il metabolismo locale della vitamina D3 potrebbe contribuire al controllo del biofilm patogeno e al mantenimento dell’equilibrio microbiologico orale.

Il legame con la parodontite

La carenza di vitamina D rappresenta un fattore di rischio riconosciuto per la parodontite. Tuttavia, i meccanismi biologici alla base di questa associazione non sono ancora completamente chiariti. Secondo gli autori, gli effetti antinfiammatori e immunomodulatori della vitamina D3 potrebbero spiegare almeno in parte questa relazione. Diversi studi hanno mostrato che i metaboliti della vitamina D riducono la risposta infiammatoria delle cellule del legamento parodontale, delle cellule epiteliali e dei macrofagi. Anche alcuni dati clinici sostengono questa ipotesi. Livelli più bassi di vitamina D nella saliva sono stati associati a una maggiore presenza di parodontite. Inoltre, studi sperimentali su modelli animali hanno evidenziato che l’applicazione locale di vitamina D riduce l’infiammazione gengivale e limita la perdita ossea associata alla malattia parodontale.

Le domande ancora aperte sulla vitamina D3

Nonostante le evidenze disponibili, rimangono numerosi aspetti da chiarire. Il principale riguarda la biodisponibilità della vitamina D3 nei tessuti orali. La maggior parte del 25(OH)D3 circolante è infatti legata alla vitamin D-binding protein (DBP). In questa forma la molecola non può essere facilmente utilizzata dalle cellule. Per essere attivata localmente deve prima essere liberata dalla proteina trasportatrice e successivamente entrare nella cellula. Nei reni questo processo è mediato da specifici recettori. Nei tessuti orali, invece, il meccanismo non è ancora stato dimostrato con certezza. Per questo motivo gli autori sottolineano che le prove dell’attivazione locale della vitamina D3 sono ancora indirette e richiedono ulteriori conferme sperimentali.

Prospettive future per la pratica clinica

Lo studio, pubblicato sulla rivista Archives of Oral Biology, propone dunque una nuova interpretazione del ruolo della vitamina D3 nella salute orale. Secondo gli autori, la vitamina D potrebbe agire localmente nei tessuti orali regolando l’infiammazione, favorendo la produzione di peptidi antimicrobici, sostenendo l’integrità della barriera epiteliale e contribuendo ai processi di guarigione. Le future ricerche dovranno verificare se questa attivazione avvenga realmente in vivo e se possa essere sfruttata a scopo terapeutico. In particolare, l’impiego di formulazioni topiche a base di vitamina D potrebbe aprire nuove prospettive nel trattamento della parodontite, nella gestione dei tessuti peri-implantari e nella medicina orale rigenerativa.

Francesco Maggiore. Innovare su basi solide

Francesco Maggiore

Francesco Maggiore, attuale presidente SIE condivide la sua visione dell’endodonzia moderna. Un contesto in rapido cambiamento, dove il giudizio clinico resta centrale, supportato dall’integrazione delle nuove tecnologie e guidato dai principi fondamentali per abbracciare il futuro senza banalizzare la complessità della pratica quotidiana.

Dottor Maggiore, in endodonzia si parla spesso di innovazione: quali tecnologie o approcci hanno realmente migliorato la prognosi dei trattamenti e quali, invece, rischiano di essere sopravvalutati?

È una domanda cruciale e la Società Italiana di Endodonzia ha il compito di fare da filtro tra marketing e reale efficacia clinica. Tra le innovazioni che hanno realmente migliorato la prognosi c’è sicuramente l’ingrandimento, soprattutto quello fornito dal microscopio operatorio. In endodonzia abbiamo a che fare con strutture anatomiche particolarmente piccole e complesse. L’ingrandimento adeguato e l’illuminazione coassiale forniti dal microscopio operatorio conferiscono accuratezza e predicibilità alle procedure operative e contribuiscono a migliorare la prognosi dei trattamenti ortogradi e chirurgici. Il microscopio non è solo un macchinario, ma è piuttosto da intendersi come un’estensione del nostro senso visivo che influisce grandemente su quello tattile, è l’elemento di connessione tra ciò che il nostro occhio vede, l’interpretazione dell’immagine a livello centrale e la precisione esecutiva. È da considerarsi lo standard di cura per l’eccellenza clinica in endodonzia.
Altre innovazioni importanti sono sicuramente i trattamenti termici avanzati delle leghe in Nichel-Titanio (NiTi). Questi strumenti ci permettono oggi di affrontare anatomie complesse e curvature accentuate con una sicurezza e una preservazione dell’anatomia canalare che fino a pochi anni fa erano impensabili, riducendo drasticamente il rischio di fratture e trasporti apicali.
Un altro pilastro è la CBCT (Cone Beam Computed Tomography). Non è più solo un optional: in casi selezionati, come ritrattamenti endodontici ortogradi o chirurgici nonché anatomie complesse, è diventata indispensabile per una diagnosi tridimensionale accurata e per la pianificazione di interventi minimamente invasivi.
Altra importante innovazione sono i materiali bioceramici, cementi a base di silicato di calcio che hanno rivoluzionato la gestione di perforazioni, apici beanti e l’endodonzia chirurgica. Grazie alle loro proprietà bioattive favoriscono la rigenerazione tissutale.

Sono cambiati anche gli approcci?

Per quanto riguarda gli approcci che hanno migliorato la prognosi in endodonzia c’è sicuramente da menzionare l’approccio chirurgico o meglio microchirurgico. La microchirurgia endodontica rappresenta oggi una realtà consolidata e in continua evoluzione, che offre un ampio ventaglio di indicazioni e possibilità per salvaguardare l’elemento dentale compromesso, laddove il ritrattamento ortogrado non sia praticabile o abbia già fallito.
La prognosi a lungo termine di questi interventi è diventata estremamente favorevole, con tassi di successo che eguagliano o superano quelli del ritrattamento ortogrado.
La microchirurgia risulta essere un’opzione terapeutica predicibile e dai risultati eccellenti, in grado di risolvere patologie persistenti con tecniche mini-invasive e conservative.
In generale, però, bisogna invece fare attenzione a tutto ciò che viene proposto come soluzione rapida e universale senza solide basi scientifiche. A volte, alcune semplificazioni procedurali spinte dall’industria possono indurre il clinico a sottovalutare la complessità biologica del sistema dei canali radicolari.
Nessuna macchina, per quanto avanzata, potrà mai sostituire il giudizio clinico, la conoscenza dell’anatomia e una corretta detersione chemio-meccanica, che rimangono il fondamento del successo terapeutico. L’innovazione deve essere al servizio della biologia, non sostituirsi ad essa.

Quali sono gli errori più frequenti che ancora oggi si riscontrano nella gestione dei casi endodontici, anche tra professionisti esperti?

I dati della letteratura più recente sono molto chiari su questo punto. Nonostante i progressi tecnologici, gli errori più comuni rimangono quelli di base.
Uno studio del 2024 ha identificato come errore più frequente il limite apicale inadeguato della chiusura canalare, sia in sottoestensione che in sovraestensione.
Questo ci dice che ancora fatichiamo a determinare o a rispettare correttamente la lunghezza di lavoro in fase esecutiva.
A seguire, troviamo il trasporto apicale, spesso dovuto a una gestione non ottimale della strumentazione in canali curvi, e le perforazioni. Un capitolo a parte meritano i canali dimenticati (missed canals), per i quali il secondo canale mesio-vestibolare (MB2) nei molari superiori rimane il “classico” dimenticato, presente in altissima percentuale e che spesso, se non trattato, diventa una delle principali cause di insuccesso.
Anche la frattura degli strumenti, seppur meno frequente, rimane un evento temuto.
Questi errori ci ricordano che la tecnologia è un aiuto, ma la conoscenza approfondita dell’anatomia e il rigore nella procedura restano insostituibili.

Quanto conta oggi la diagnosi endodontica corretta rispetto all’evoluzione delle tecniche e dei materiali?

La diagnosi corretta non è solo importante: è il presupposto indispensabile per qualsiasi terapia. Le tecniche e i materiali, per quanto evoluti, sono solo strumenti nelle mani del clinico. Se la diagnosi è sbagliata, anche la migliore tecnologia applicata porterà a un fallimento clinico.
Come è stato giustamente osservato, il rischio della modernità è quello di trasformare l’endodonzia in un esercizio puramente tecnicistico, dimenticando la patogenesi del problema, che è biologica e batterica.
Prima ancora di pensare a quale strumento usare, dobbiamo chiederci: qual è la fonte del dolore? C’è una patologia pulpare o periapicale?
Il dente è veramente trattabile o ci sono indicazioni per un’altra terapia? Una diagnosi differenziale accurata, basata su segni, sintomi e test clinici è l’unica via per un trattamento predicibile. Le innovazioni come la CBCT hanno reso la diagnosi sicuramente più precisa, ma non hanno certo eliminato la necessità del ragionamento clinico.

Qual è oggi il ruolo della SIE nel supportare il clinico nella pratica endodontica quotidiana, oltre alla produzione scientifica?

La SIE è il partner quotidiano del clinico che vuole fare endodonzia di qualità. Il nostro supporto si concretizza in un ampio e strutturato programma formativo che va ben oltre la teoria. Organizziamo webinar monotematici su specifici aspetti tecnici, corsi pratici nelle macroaree territoriali e, in collaborazione con ANDI, corsi di formazione su tutto il territorio nazionale. Uno dei nostri fiori all’occhiello è il corso annuale per Consulente Certificato SIE, un percorso avanzato di teoria e pratica clinica che offre una certificazione di eccellenza, riconosciuta da un ente esterno, un vero e proprio biglietto da visita per i giovani e un aggiornamento di altissimo livello per i professionisti affermati. Poi c’è il nostro Congresso Nazionale, che quest’anno si terrà a Verona, un appuntamento imperdibile per il confronto e lo scambio tra colleghi. Organizziamo anche iniziative più specifiche come il Cadaver Lab di microchirurgia endodontica. Il nostro obiettivo è fornire gli strumenti per tradurre le evidenze scientifiche in gesti clinici quotidiani, sicuri e predicibili.

Quali sfide e priorità ritiene centrali per l’endodonzia e per l’attività della SIE nei prossimi anni?

Le sfide future sono affascinanti e complesse, e toccano ambiti diversi ma convergenti verso un unico obiettivo: una terapia semplificata, biologica, conservativa e predicibile.
Una delle prime grandi frontiere è quella della rigenerazione pulpare. Se per anni il nostro obiettivo è stato quello di sostituire il tessuto pulpare infetto o necrotico con un materiale inerte, oggi abbiamo gli strumenti per iniziare a pensare in termini di rigenerazione. I trattamenti di rivascolarizzazione, in particolare nei denti giovani, rappresentano un cambio di paradigma. Non si tratta più solo di chiudere un canale, ma di creare le condizioni perché i tessuti del paziente possano rigenerare, ripristinando la fisiologia e permettendo il completamento dello sviluppo radicolare. La SIE considera questa area di studio e applicazione clinica come una delle priorità per il prossimo futuro non solo per i giovani pazienti ma potenzialmente applicabili anche ai pazienti di età adulta.
Parallelamente, un’altra sfida importante è l’integrazione sempre più profonda tra l’endodonzia e le altre discipline, come la parodontologia e la protesi. Il concetto di “pianificazione inversa” ci impone di pensare al restauro finale ancor prima di iniziare la terapia canalare, e le innovazioni in campo restaurativo, come le endocrown, ci offrono opzioni verosimilmente più conservative per garantire la sopravvivenza a lungo termine del dente trattato. A ciò si aggiunge la digitalizzazione del flusso di lavoro, dalla diagnosi con CBCT e scanner intraorali alla pianificazione del trattamento, fino alle terapie guidate in casi selezionati.
Dobbiamo imparare a capire quando tali approcci possono facilitare il trattamento per rendere le terapie sempre più precise, veloci e minimamente invasive e quando, invece, risultano essere un mero esperimento clinico.
Per queste ragioni, la SIE continuerà a credere nella formazione, nel dialogo con Università, libera professione e aziende e nella divulgazione, con l’obiettivo di guidare i propri soci attraverso queste nuove entusiasmanti frontiere con la competenza e lo spirito critico che ci hanno sempre contraddistinto.

 

Francesco Maggiore

Laureato con lode in Odontoiatria e Protesi Dentaria all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha frequentato il Postgraduate Program in Endodonzia e Microchirurgia Endodontica presso il Department of Endodontics, School of Dental Medicine, University of Pennsylvania, USA. Ha conseguito l’Award per la Miglior Presentazione Clinica (1999) e il Teaching Award per il Contributo all’insegnamento della Microendodonzia e Microchirurgia Endodontica. Dal 1999 al 2002 è stato Assistant Clinical Professor presso il Dipartimento di Endodonzia, University of Pennsylvania, dove dal 2002 ricopre il titolo di Adjunct Clinical Professor. Relatore di argomenti endodontici in Europa, USA e Asia e autore di articoli scientifici su riviste nazionali e internazionali, nel 2002 ha ricevuto il premio per il Miglior Caso Clinico da AIE e nel 2009 il premio Movie Session per il miglior video clinico dalla SIE. Dal 2012 ad oggi ha ricevuto il Premio come Top Endodontic Specialist dal board editoriale della rivista scientifica Focus. Ha insegnato per il Master in Endodonzia presso l’Università di Siena e Firenze. È stato Professore a contratto per il Corso di Perfezionamento in Endodonzia e per il Corso Integrativo di Uso del Microscopio Operatorio in Endodonzia e Chirurgia Endodontica presso l’Università Politecnica delle Marche.
È relatore e socio di AAE, IFEA, ESE, SIE, DGET, socio onorario di SSER e segretario di EFAM. È Presidente SIE per il biennio 2025/2026. Svolge la libera professione in Germania dedicandosi all’Endodonzia e alla Microchirurgia Endodontica.

UNIDI, Gianfranco Berrutti è il nuovo Presidente: l’analisi di un mercato dentale solido ma a due velocità

Cambio della guardia ai vertici di UNIDI (Unione Nazionale Industrie Dentarie Italiane) nel segno della continuità strategica e della lettura dei nuovi scenari macroeconomici. L’Assemblea Elettiva, riunita nella cornice della Cantina Lantieri de Paratico, ha nominato Gianfranco Berrutti nuovo Presidente per il biennio 2026-2028. Berrutti raccoglie il testimone da Fabio Velotti, mentre il Consiglio Direttivo si rinnova con l’ingresso di Andrea Lemma, subentrato a Mario Zearo.

 

L’assise ha coinciso con il ventesimo anniversario dell’Analisi di Settore UNIDI, l’osservatorio economico realizzato in collaborazione con Key-Stone. I dati del 2025 – presentati da Roberto Rosso e Simone Gala – restituiscono la fotografia di un’industria matura e strutturalmente solida, capace di difendere i volumi record del post-pandemia nonostante le forti tensioni geopolitiche e una congiuntura internazionale complessa.

A livello di produzione industriale, il comparto si attesta a oltre 1.350 milioni di euro, registrando una flessione millimetrica (-1%) rispetto al 2024, ma consolidando un trend di lungo periodo straordinario: dal 2011 il tasso di crescita medio composto (CAGR) viaggia a un ritmo del +5%.

A blindare i bilanci della manifattura italiana è ancora una volta la proiezione internazionale. Le esportazioni si confermano il vero motore del settore, stabilizzandosi a circa 914 milioni di euro grazie alle ottime performance dei beni di consumo e dell’innovazione digitale. L’unico segno meno di rilievo si registra nell’implantologia destinata all’estero (-8%), condizionata dalle dinamiche distributive globali.

Sul fronte domestico, la spesa finale (calcolata a prezzi di sell-out) ha toccato i 1.737 milioni di euro (+1% sul 2024). Per il quarto anno consecutivo il settore si mantiene stabilmente sopra la barriera degli 1,7 miliardi, segnando un incremento di 270 milioni rispetto ai livelli pre-Covid. Tuttavia, la radiografia dei consumi interni svela un mercato polarizzato su due macro-tendenze opposte.

Da un lato, i materiali di consumo e i servizi associati corrono veloci, rappresentando ormai oltre il 76% del mercato finale. Il solo segmento dei consumabili clinici genera 671 milioni di euro (+2%), trainato dal boom dell’ortodonzia (spinta dagli allineatori trasparenti) e dalla maturità dell’implantologia (+3%). Si tratta di una domanda rigida, legata alla quotidianità delle cure e per questo anticiclica.

Dall’altro lato, il comparto delle attrezzature apre una fase di riflessione. Il segmento si attesta a 406 milioni di euro, riducendo il proprio peso sul mercato totale al 23% (era al 28% nel 2022). Frenano i riuniti (-3%) e la radiologia (-6%), mentre rallenta la progressione delle tecnologie digitali (+3%). Non si tratta di una crisi strutturale, spiegano gli analisti, bensì del naturale esaurimento del super-ciclo di investimenti del triennio 2021-2023, allora incoraggiato da forti incentivi fiscali oggi ridimensionati.

Mentre il neo-presidente Berrutti ha confermato il focus sul supporto al Made in Italy nei mercati globali, affiancato dal direttore Linda Sanin sul fronte dei servizi associativi, una nota sociologica chiude il quadro. Secondo Roberto Rosso (Key-Stone), la forbice tra consumi e macchinari rivela una “democratizzazione delle aspirazioni”: la salute dentale si sta progressivamente spostando da una dimensione puramente funzionale a una scelta d’acquisto identitaria, legata a una più ampia ricerca del benessere.

Una nuova siringa sterile per la terapia rigenerativa orale: Aminogam® 6 con acido ialuronico e 6 aminoacidi

Nel panorama della terapia rigenerativa orale, Aminogam® amplia l'offerta con una siringa di gel sterile per l'impiego professionale in ambito clinico. Una novità che affianca i prodotti per uso domiciliare, offrendo all’odontoiatra uno strumento dedicato alla gestione terapeutica del paziente.

Aminogam® 6 ha una nuova formula potenziata. Accanto all’acido ialuronico e ai 4 aminoacidi glicina, L-prolina, L-lisina, L-leucina, la nuova formulazione a 6 aminoacidi aggiunge L-alanina e L-valina.
Aminogam® 6 gel sterile è un dispositivo medico di classe IIa in grado di coadiuvare i processi di riparazione dei tessuti orogengivali e della mucosa orale, favorendo una più rapida guarigione delle ferite e la riduzione del dolore.

Aminogam® 6 gel sterile grazie all'acido ialuronico e 6 aminoacidi:
• promuove la differenziazione fisiologica della mucosa, accelerando la risoluzione delle lesioni mucosali
• migliora i processi cellulari promuovendo la rapida guarigione delle ferite e il ripristino dell’integrità della mucosa
• favorisce il rimodellamento del tessuto connettivo e la rigenerazione delle cellule
• ripristina la naturale capacità idratante, creando un microambiente umido ottimale
• agisce sul controllo del dolore per seconda intenzione

L'azione combinata si traduce in un supporto efficace nei principali ambiti chirurgici:
• chirurgia rigenerativa parodontale, implantare e pre-protesica
• chirurgia estrattiva complessa
• chirurgia ossea intracavitaria.

Aminogam® 6 gel sterile contribuisce a proteggere le suture e a migliorare la qualità dei tessuti in guarigione, con riduzione del dolore postoperatorio e miglioramento degli indici di guarigione precoce.

L’introduzione della siringa sterile Aminogam® rappresenta un passo evolutivo per il brand, portando l’efficacia della linea domiciliare in ambito clinico e offrendo agli odontoiatri uno strumento avanzato per ottimizzare gli outcome terapeutici e il comfort del paziente.

Gli igienisti dentali al centro dell’igiene orale mondiale

Dal 9 all’11 luglio 2026 Milano ospiterà l’evento globale che riunisce Igienisti dentali e Terapisti dentali da tutto il mondo, per aggiornamenti scientifici, condivisione di esperienze e crescita professionale.

Dopo 28 anni, il Simposio Internazionale dell’Igiene Dentale (ISDH) torna in Italia, e lo fa nella città simbolo di innovazione, cultura e stile: Milano. Dal 9 all’11 luglio 2026, la capitale economica italiana diventerà il punto di incontro per Igienisti e Terapisti dentali provenienti dalle varie parti del mondo, grazie alla collaborazione tra AIDI e la Federazione Internazionale degli Igienisti Dentali (IFDH).

Il Simposio rappresenta molto più di un semplice congresso: è un’opportunità unica per aggiornarsi sulle ultime evidenze scientifiche, condividere esperienze cliniche, progetti formativi e ricerche innovative. Milano, con la sua energia cosmopolita e la capacità di accogliere eventi di portata internazionale, offrirà un programma scientifico di altissimo livello, combinando formazione professionale e scambio culturale.

Un approccio integrato alla salute
L’edizione 2026 dell’IFDH dal titolo "Prevention & Progress: Oral and General Health"   si concentrerà sulla salute orale in relazione alla salute sistemica, con particolare attenzione alla prevenzione, alla centralità del paziente e al ruolo dell’igienista dentale come promotore di un approccio integrato alla cura. Educazione, motivazione e coinvolgimento attivo del paziente diventeranno espressione di una nuova cultura della salute, che considera la prevenzione non solo come igiene orale, ma come parte integrante del benessere complessivo.

Dalla prevenzione primaria alla gestione della persona assistita nelle diverse fasi della vita, il focus sarà su strategie efficaci e sostenibili basate sull’evidenza grazie a sessioni articolate nelle tre giornate congressuali che prevedranno:

  • Sessione plenaria con 12 importanti speakers
  • 30 sessioni con Oral Presentation di  colleghi provenienti da ogni parte del mondo dedicate alla varie fasi della vita su diverse tematiche
  • 19 Industry Symposia organizzati da importanti aziende del settore con opinion leader di altissimo livello
  • Sessione della Ricerca con l'Editor dell' International Journal of Dental Hygiene
  • Sessione degli Educatori della Salute Orale per migliorare le competenze didattiche nell'ambito della formazione in igiene dentale
  • Social Responsability Workshop dedicato quest'anno alle persone anziane
  • World Dental Hygienists Awards che premierà igienisti e terapisti che a livello mondiale si sono distinti in importanti settori della salute orale

Milano, crocevia di scienza e cultura
Ma il Simposio non è solo formazione scientifica. Milano offrirà ai partecipanti esperienze uniche sul piano umano e culturale: arte, musica, moda, cibo e tradizione si intrecciano con il concetto di benessere globale, trasformando l’evento in un’esperienza memorabile sia dal punto di vista professionale sia personale che avrà il culmine nel Gala Dinner che si svolgerà venerdì 10 luglio.

Il futuro della prevenzione passa attraverso una visione globale di competenze avanzate, integrazione clinica e scientifica  e TU NON PUOI MANCARE

 

 

 

Peri-implantite: revisione della letteratura e linee guida per la terapia Premium

Autori

Davide Sala
Odontoiatra specializzato in parodontologia ed implanto-protesi presso la Göteborg University

Corrispondenza: davidesaladentista@gmail.com

Abstract

Le moderne linee guida per il trattamento della peri-implantite suggeriscono un approccio terapeutico modulato in base alla gravità del coinvolgimento dei tessuti peri-implantari. Per semplicità, l’area interessata dall’infezione può essere suddivisa in tre zone in senso corono-apicale: verde, gialla e rossa. La zona verde corrisponde alla mucosite peri-implantare, una condizione reversibile che coinvolge esclusivamente i tessuti molli, ad alta prevalenza, trattabile principalmente mediante il controllo dei fattori di rischio, primo fra tutti la placca. La zona gialla identifica la peri-implantite con perdita ossea e sanguinamento al sondaggio, una condizione irreversibile che richiede una strumentazione avanzata, spesso associata a una chirurgia di accesso seguita dalla decontaminazione della superficie implantare e, a seconda del caso, da una gestione differenziata delle pareti ossee mediante tecniche resettive o rigenerative; queste ultime sono però penalizzate da una predicibilità limitata. La zona rossa, definita da una perdita ossea superiore al 50% della lunghezza implantare, rende frequentemente necessario l’espianto. La prevenzione rimane l’elemento chiave, basata su terapia di mantenimento, monitoraggio continuo e interventi precoci finalizzati a intercettare la malattia nelle sue fasi iniziali e reversibili. Rimane aperta la prospettiva di sviluppare terapie più efficaci in grado di contrastare non solo l’invasione batterica, ma anche la risposta da corpo estraneo che, nel loro insieme, contribuiscono allo sviluppo e al mantenimento dell’infezione.

Peri-implantitis literature review and treatment guidelines

Current guidelines for the treatment of peri-implantitis recommend a therapeutic approach tailored to the severity of peri-implant tissue involvement. For simplicity, the infected area can be divided into three coronal-apical zones: green, yellow, and red. The green zone corresponds to peri-implant mucositis, a reversible condition affecting only the soft tissues, with high prevalence, and is primarily managed by controlling risk factors, foremost among them, dental plaque. The yellow zone identifies peri-implantitis, characterized by bone loss and bleeding on probing, an irreversible condition that requires advanced instrumentation, often combined with access surgery followed by decontamination of the implant surface and, depending on the case, a differentiated management of the bony walls using resective or regenerative techniques, the latter being limited by reduced predictability. The red zone, defined by bone loss exceeding 50% of the implant length, frequently necessitates implant removal. Prevention remains the key element, based on maintenance therapy, continuous monitoring, and early interventions aimed at intercepting the disease in its initial and reversible stages. Future perspectives remain open toward the development of more effective therapies capable of counteracting not only bacterial invasion, but also the foreign body response, which together contribute to the development and persistence of infection.

Questo contenuto è riservato agli abbonati a Il Dentista Moderno.

Abbonati e continua a leggere su DM Club, l'area premium de Il Dentista Moderno

Sei già abbonato? Effettua il login e leggi l’articolo completo.

Diagnosi severe, come comunicarle correttamente ai pazienti

Diagnosi severe

Le diagnosi severe, cioè le diagnosi gravi riguardanti le condizioni cliniche di un paziente, interessano anche il mondo odontoiatrico. Un recente studio condotto presso l'Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, a Napoli, ha valutato l’effetto di un intervento educativo strutturato sulla capacità percepita dagli studenti di odontoiatria di comunicare queste particolari notizie ai pazienti. I ricercatori hanno coinvolto studenti del quarto, quinto e sesto anno del corso di laurea, insieme a specializzandi di diverse discipline odontoiatriche. L’intervento si è basato sul protocollo SPIKES e ha incluso lezioni frontali, video simulati e discussioni di gruppo. Lo studio ha adottato un disegno pre-post senza gruppo di controllo, con valutazione immediata prima e dopo la formazione.

Diagnosi severe: il problema clinico della comunicazione difficile

In odontoiatria, la comunicazione di diagnosi severe rappresenta una parte rilevante della pratica clinica quotidiana. Il dentista deve spesso informare il paziente su estrazioni impreviste, fallimenti terapeutici o diagnosi potenzialmente gravi come lesioni orali sospette o carcinoma del cavo orale. Questi momenti incidono in modo diretto sulla fiducia del paziente e sull’adesione alle cure. Inoltre, influenzano anche la relazione professionale e la gestione emotiva del clinico. Tuttavia, molti studenti e professionisti riferiscono difficoltà nel gestire queste comunicazioni. Le principali criticità riguardano la gestione delle emozioni del paziente e la difficoltà nel rispondere alle domande in situazioni complesse. Per questo motivo, la formazione strutturata su questi aspetti sta diventando sempre più rilevante nei curricula odontoiatrici.

Il protocollo SPIKES come strumento formativo

L’intervento educativo si è basato sul protocollo SPIKES, già utilizzato in ambito medico per guidare la comunicazione di notizie difficili. Il modello prevede sei fasi: preparazione dell’ambiente, valutazione della percezione del paziente, invito al dialogo, trasmissione delle informazioni, gestione delle emozioni e definizione della strategia successiva. Nel corso dello studio, il protocollo è stato integrato in un percorso didattico articolato. Gli studenti hanno seguito una lezione introduttiva, hanno osservato video simulativi e hanno partecipato a discussioni guidate. Questo approccio ha permesso di collegare teoria e pratica in modo diretto. L’uso dei video ha sostituito le attività di role-playing tradizionali, mantenendo però un alto livello di coinvolgimento attivo.

Struttura dello studio e valutazione dei risultati

Lo studio ha coinvolto 126 partecipanti, tra studenti e specializzandi. Prima e dopo la formazione sono stati somministrati questionari per valutare il livello di fiducia percepita nella comunicazione di diverse situazioni cliniche odontoiatriche. Le risposte sono state analizzate con test statistici non parametrici per dati appaiati. I risultati hanno mostrato un miglioramento significativo della fiducia percepita nella maggior parte degli scenari clinici analizzati. In particolare, gli studenti hanno riportato un incremento marcato nella capacità di comunicare diagnosi di tumori orali, lesioni potenzialmente maligne e fallimenti terapeutici. Questi erano proprio i contesti in cui la fiducia iniziale risultava più bassa. Gli specializzandi hanno mostrato un miglioramento più contenuto, con variazioni significative soprattutto nel contesto del fallimento terapeutico. Questo dato suggerisce che l’esperienza clinica da sola non è sufficiente a colmare il bisogno formativo in comunicazione.

Impatto sulla formazione odontoiatrica

I risultati indicano che una formazione strutturata può migliorare rapidamente la fiducia degli studenti nella gestione delle comunicazioni difficili. L’effetto è particolarmente evidente nei temi meno affrontati durante il percorso universitario tradizionale, come la comunicazione di diagnosi oncologiche o di complicanze cliniche. Un altro elemento rilevante riguarda la percezione degli studenti rispetto alle proprie competenze. Prima della formazione, molti partecipanti si collocavano in una fascia intermedia o bassa di fiducia. Dopo l’intervento, si è osservato uno spostamento verso livelli più alti di autovalutazione, soprattutto nei gruppi universitari.

Limiti e prospettive future

Lo studio presenta alcuni limiti. L’assenza di un gruppo di controllo non consente di attribuire con assoluta certezza l’effetto osservato all’intervento educativo relativo alla comunicazione delle diagnosi severe. Inoltre, la valutazione si è basata sull'autopercezione e non su misure oggettive di performance comunicativa. Infine, l’effetto è stato misurato solo nel breve periodo, senza follow-up. Nonostante questi limiti, i risultati suggeriscono che la comunicazione delle cattive notizie dovrebbe essere integrata in modo più strutturato nei corsi di laurea in odontoiatria. Studi futuri dovranno valutare anche l’impatto clinico reale e la capacità degli studenti di trasferire queste competenze nella pratica quotidiana.

Conclusioni e pubblicazione dello studio

Lo studio, pubblicato sul Journal of Dentistry, mostra che un intervento educativo basato sul protocollo SPIKES può migliorare la fiducia degli studenti di odontoiatria nella comunicazione di diagnosi severe. I risultati supportano l’introduzione sistematica di percorsi formativi dedicati alla comunicazione clinica nei programmi universitari. L’evidenza emersa dallo studio rafforza l’idea che la competenza comunicativa non sia solo un’abilità “soft”, ma una componente clinica essenziale della pratica odontoiatrica moderna.

Adempimenti e scadenze del mese di giugno

Adempimenti e scadenze

Il mese di giugno è tradizionalmente dedicato al versamento del saldo delle imposte relative al 2025 e della prima rata di acconto per il 2026 da parte dei contribuenti con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare. Anche quest'anno il termine sarà prorogato al 20 luglio, ma chi desidera beneficiare del numero massimo di rate dovrà effettuare il primo versamento entro il 30 giugno. Le stesse considerazioni valgono per i contributi previdenziali dovuti all'INPS da igienisti dentali e odontotecnici.
Per le imprese “solari” iscritte al Registro delle imprese scade inoltre il termine per il versamento del diritto annuale dovuto alle Camere di commercio.
A questi impegni si aggiunge il tradizionale versamento dell'acconto IMU relativo al primo semestre 2026, dovuto per gli immobili diversi dall'abitazione principale (salvo le eccezioni previste per gli immobili di lusso) e per gli immobili utilizzati nell'esercizio dell'attività.
Per i soggetti autorizzati all'assolvimento virtuale dell'imposta di bollo scade inoltre il termine per il versamento della terza delle sei rate bimestrali nelle quali è suddiviso l'importo dichiarato a inizio anno.
Non mancano le scadenze contributive. Dal 15 giugno gli iscritti alla Gestione separata INPS possono presentare domanda per ottenere l'indennità ISCRO. Proseguono inoltre i versamenti previdenziali all'ENPAM e all'INPS, compresi quelli dovuti da artigiani, committenti di collaborazioni coordinate e continuative e amministratori.
Giugno è anche il mese entro il quale le società di capitali che si avvalgono del termine lungo devono approvare il bilancio d'esercizio. Per le imprese che nel 2025 hanno ricevuto sovvenzioni, contributi o altri vantaggi economici da pubbliche amministrazioni per almeno 10.000 euro complessivi, scatta inoltre l'obbligo di informativa nella Nota integrativa.
Sul fronte del lavoro dipendente, entro fine mese i datori di lavoro devono garantire la fruizione delle ferie maturate nel 2024 e non ancora godute.
Giugno si conferma quindi uno dei mesi più impegnativi dell'anno sotto il profilo fiscale, contributivo e societario, richiedendo una programmazione attenta per evitare errori, sanzioni e inutili aggravi finanziari.

Agenzia delle Entrate

Lunedì 15 giugno

Adempimenti contabili

  • Fatture emesse, termine ultimo per l’annotazione delle fatture emesse nell'apposito registro tenuto ai fini Iva, nell'ordine della loro numerazione, in relazione alle operazioni effettuate nel mese precedente;
  • Fatture differite, termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna);
  • Acquisti intracomunitari, annotazione. Termine ultimo per l’annotazione nel registro degli acquisti e in quello delle vendite delle fatture di acquisto ricevute nel mese precedente, con riferimento a tale mese.

 Comunicazioni

  • “Esterometro”, scade oggi il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente. La comunicazione non riguarda le operazioni per le quali è stata ricevuta una bolletta doganale o una fattura elettronica; gli acquisti di beni e servizi non rilevanti territorialmente ai fini IVA in Italia ai sensi degli artt. 7 - 7-octies del DPR 633/72, qualora siano di importo non superiore a 5.000,00 euro per singola operazione.

Regolarizzazioni

  • Acquisti intracomunitari, mancanza di fattura. Termine entro il quale i soggetti che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi nel terzo mese che precede quello oggetto di questo scadenziario, e che non avessero ricevuto la relativa fattura devono emettere autofattura relativa alle operazioni effettuate;
  • Acquisti intracomunitari, fattura con importo inferiore. Termine entro il quale i soggetti che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi, se hanno ricevuto una fattura indicante un corrispettivo inferiore a quello reale, devono emettere autofattura integrativa in relazione alle fatture registrate nel mese precedente.

Martedì 16 giugno

Comunicazioni

  • Datori di lavoro con massimo cinque dipendenti al 31 dicembre dell’anno precedente, termine entro il quale il sostituto d’imposta deve trasmettere in allegato al modello F24 il nuovo modello denominato “PROSPETTO DELLE RITENUTE/TRATTENUTE OPERATE” sui redditi di lavoro dipendente o autonomo, ovvero a questi assimilati, relative al mese precedente; si tratta di una scelta facoltativa, in alternativa alla presentazione del consueto “modello 770” annuale.

Versamenti

  • Conguagli addizionali regionale e comunale all’Irpef, versamento della rata delle addizionali relative ai conguagli di fine anno dei redditi di lavoro dipendente e assimilati;
  • Acconto addizionale comunale all’Irpef, versamento della terza rata dell’addizionale relativa ai redditi di lavoro dipendente e assimilati;
  • Ritenute alla fonte operate ai fini Irpef e addizionali regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo corrisposti nel mese precedente e sui compensi per lavoro dipendente e assimilato del mese precedente;
  • Imposta sostitutiva, dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
  • Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari, i forfetari per le operazioni di cui risultano debitori dell’imposta, versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;
  • Iva annuale, versamento della quarta rata del saldo IVA relativo al 2025, risultante dalla dichiarazione IVA 2026, qualora la prima rata sia stata versata entro il termine del 16/3/2026. La rateazione avviene in rate mensili di pari importo e si deve completare entro il 16 dicembre;
  • IMU acconto per il 2026, versamento dell’Imposta municipale propria dovuta per il primo semestre dell’anno in corso, il cui presupposto è il possesso di immobili con esclusione dell’abitazione principale salvo che si tratti di un’un'unità abitativa classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9;

Martedì 30 giugno

Versamenti

  • Irpef, Ires, Irap dovuta dai soggetti diversi dalle persone fisiche, imposta sostitutiva dei “forfetari”, Ivie e Ivafe, termine generale per il versamento del saldo per il 2025 e della prima rata dell’acconto per il 2026. Tale termine è già stato prorogato al 20 luglio, si veda la nota introduttiva.
  • Imposta di bollo assolta in modo virtuale - Versamento della rata bimestrale. Termine per il versamento, mediante il modello F24, della terza rata bimestrale dell’imposta di bollo, per i soggetti autorizzati all'assolvimento dell'imposta di bollo con tale modalità.

Camera di commercio

Martedì 30 giugno

Versamenti

  • Solo per le imprese odontoiatriche e odontotecniche, scade il termine per il versamento del diritto camerale annuale.

Inps

Lunedì 15 giugno

Domande

  • Domanda per l'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO) – Inizio periodo di presentazione. Solo gli iscritti alla Gestione separata INPS, nel mondo odontoiatrico soprattutto gli igienisti dentali, possono chiedere un sostegno economico se subiscono una significativa riduzione del reddito professionale. Fra i vari requisiti: essere in regola con i contributi previdenziali; partita IVA attiva da almeno tre anni; reddito dell'anno precedente inferiore al 70% della media dei due anni precedenti; reddito dell'anno precedente non superiore a € 12.000. I beneficiari dell’indennità ISCRO sono tenuti a partecipare a percorsi di aggiornamento professionale.

Martedì 16 giugno

Versamenti

  • Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
  • Contributi della “Gestione separata”, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori relative ai compensi corrisposti nel mese precedente.

Martedì 30 giugno

Versamenti

  • Iscritti alla Gestione separata, Artigiani odontotecnici– Saldo e acconto contributi INPS – Versamento intero importo o prima rata, Termine entro il quale gli artigiani devono effettuare il versamento dell’intero importo, o della prima rata in caso di pagamento rateale, del saldo dei contributi dovuti per l’anno precedente e del primo acconto dei contributi per l’anno in corso, calcolati sul reddito d’impresa dichiarato per l’anno precedente solo se eccedente il minimale di reddito per l’anno in corso. Questo termine è stato già prorogato al 20 luglio, vedi note introduttive.

Enpam

Martedì 30 giugno

Versamenti

  • Quota A Enpam, il contributo annuale minimo obbligatorio per i medici e gli odontoiatri per il 2026, scadenza terza rata delle otto o della seconda di quattro per chi ha scelto questa modalità di versamento con domiciliazione bancaria;
  • Quota B Enpam, scadenza dell’ultima rata relativa al contributo dovuto calcolato sul reddito del 2024, per chi ha scelto la modalità di versamento con domiciliazione bancaria.

Società di capitali

Sabato 13 giugno

  • Deposito bilancio 2025, termine ultimo, per le s.r.l. con esercizio sociale coincidente con l'anno solare che, ai sensi dell’art. 2364 co. 2 c.c., approvano il bilancio chiuso al 31.12.2025 entro 180 giorni invece che entro gli ordinari 120 giorni, per depositare presso la sede sociale il progetto di bilancio, con le relazioni previste dalla legge dell'organo amministrativo e, se nominati, dei sindaci e del soggetto incaricato della revisione legale.

Lunedì 29 giugno

  • Contributi e aiuti pubblici ricevuti dalle imprese, pubblicazione. Le imprese commerciali e artigianali tenute all'iscrizione nel Registro delle imprese che approvano il bilancio entro il termine lungo di 180 giorni devono indicare nella Nota integrativa le sovvenzioni, i contributi, gli aiuti e gli altri vantaggi economici ricevuti da pubbliche amministrazioni nel 2025, qualora l'importo complessivo percepito sia pari o superiore a 10.000 euro. L'adempimento deve essere assolto entro il termine di approvazione del bilancio. Le imprese che redigono il bilancio in forma abbreviata o che non sono tenute alla redazione della Nota integrativa, per pubblicare sul proprio sito, o sul portale digitale dell’associazione di categoria di appartenenza;
  • Approvazione del bilancio. Assemblea di approvazione del bilancio per i soggetti che si avvalgono del termine lungo di 180 giorni.

Datori di lavoro

Martedì 30 giugno

  • Lavoratori dipendenti – Ferie maturate e obblighi di fruizione, i datori di lavoro sono tenuti a garantire ai propri dipendenti la fruizione delle ferie maturate nel corso del 2024 entro i termini previsti dalla normativa. Ogni lavoratore ha diritto ad almeno quattro settimane di ferie annuali: due di queste devono essere obbligatoriamente godute in modo continuativo nell’anno stesso in cui vengono maturate, mentre le restanti due settimane devono essere utilizzate entro i 18 mesi successivi alla fine dell’anno di maturazione. Qualora il lavoratore non usufruisca delle ferie nei tempi stabiliti, il datore di lavoro è tenuto a versare i contributi previdenziali anche sulla quota di retribuzione relativa alle ferie non godute. Nel caso in cui tali ferie vengano successivamente fruite, è possibile per il datore effettuare il recupero contributivo tramite conguagli.

Considerazioni anatomiche e cliniche del secondo canale mesio-vestibolare (MV2) nei molari superiori Premium

secondo canale mesio-vestibolare MV2
13. Posizione dell’MV2 di un primo molare superiore destro, 1.6

Autori

Matteo Marino
Medico Odontoiatra, Marsala (TP)

Abstract

L’identificazione e la gestione del secondo canale mesio-vestibolare (MV2) nei molari superiori rappresentano una sfida clinica significativa in endodonzia, fondamentale per garantire il successo del trattamento. La complessità anatomica dei molari superiori e la moltitudine di varianti anatomiche rendono indispensabile una conoscenza approfondita dell’anatomia radicolare e del sistema endodontico. L’impiego di tecniche moderne, come il microscopio operatorio e la CBCT, ha aumentato notevolmente le possibilità di individuazione del canale MV2, incrementando il successo terapeutico. Nei primi molari superiori, la prevalenza clinica di MV2 può superare il 90%, mentre nei secondi molari è generalmente superiore al 55%. Questo articolo fornisce una panoramica aggiornata sull’anatomia canalare dei molari superiori, sulla prevalenza e sulle varianti anatomiche del canale MV2, fornendo inoltre delle strategie cliniche per la gestione dei canali complessi, con l’obiettivo di ottimizzare i risultati delle terapie endodontiche e ridurre i tassi di fallimento.

The identification and management of the second mesiobuccal canal (MB2) in maxillary molars represent a significant clinical challenge in endodontics, crucial for ensuring treatment success. The anatomical complexity of maxillary molars and the multitude of anatomical variations make a thorough understanding of root anatomy and the endodontic system essential. The use of modern techniques, such as the operating microscope and CBCT, has greatly increased the ability to locate the MB2 canal, thereby improving therapeutic outcomes. In first maxillary molars, the clinical prevalence of MB2 can exceed 90%, while in second molars it is generally above 55%. This article provides an updated overview of the canal anatomy of maxillary molars, the prevalence and anatomical variations of the MB2 canal, and offers clinical strategies for managing complex canals, with the aim of optimizing endodontic treatment outcomes and reducing failure rates.

Questo contenuto è riservato agli abbonati a Il Dentista Moderno.

Abbonati e continua a leggere su DM Club, l'area premium de Il Dentista Moderno

Sei già abbonato? Effettua il login e leggi l’articolo completo.

Gestione chirurgica di premolare superiore incluso in posizione ectopica a elevata profondità

premolare superiore incluso

Autori

Andrea Enrico Borgonovo
Specialista in Chirurgia Maxillo Facciale, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano

Edoardo Pavan
Studente CLOPD, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano

Enrico Limiroli
Odontoiatra, Università degli studi di Milano

Alessandro Limiroli
Odontoiatra, Libero professionista in Bergamo e Brescia

Abstract

In questo case report viene presentato il trattamento chirurgico di un premolare superiore incluso. L’inclusione dentaria è una condizione clinica relativamente frequente, ma può talvolta manifestarsi con localizzazioni e rapporti anatomici inusuali che ne complicano diagnosi e trattamento. In particolare, l’inclusione dei premolari superiori in sedi ectopiche adiacenti al seno mascellare o alle strutture zigomatiche costituisce una sfida chirurgica sia in termini di accesso sia di preservazione delle strutture anatomiche contigue. La corretta pianificazione diagnostica e un approccio chirurgico controllato risultano fondamentali per ridurre il rischio di complicanze e garantire una prognosi favorevole.

Presentazione del caso

Si presenta alla nostra osservazione un paziente che lamenta sintomatolog ia algica riferibile al quadrante superiore destro, caratterizzata da episodi ricorrenti di tumefazione gengivale e da drenaggio purulento in corrispondenza dell’elemento 1.6, associati a discomfort masticatorio.
All’esame clinico intraorale si evidenzia una profonda tasca parodontale a carico del primo molare superiore destro.
Gli approfondimenti diagnostici mettono in evidenza la presenza dell’elemento 5.5 parzialmente riassorbito e dell’elemento 1.5 entrambi inclusi in posizione ectopica particolarmente elevata.
In particolare, l’elemento 1.5 si trova localizzato tra la base del processo zigomatico del mascellare e il seno mascellare (1), in vicinanza dell’apice della radice mesio-vestibolare di 1.6.
L’incarcerazione dell’elemento deciduo, conseguente alla malposizione dell’elemento 1.6, ha rappresentato un fattore favorente sia l’inclusione sia il posizionamento ectopico dell’elemento 1.5.

Esami strumentali

I Livello

L’indagine di primo livello effettuata mediante ortopantomografia ha evidenziato quanto sopra descritto, mostrando dunque la presenza dell’elemento incluso e un’alterazione dell’asse del primo molare superiore destro (Figura 1).

premolare superiore incluso

II Livello

Data la necessità di estrazione, considerata la non recuperabilità a livello ortodontico, per una valutazione tridimensionale dei rapporti anatomici e per la pianificazione chirurgica si procede con l'esame CBCT (Figure 2a-b).

L’indagine conferma la posizione ectopica dell’1.5, la prossimità con il seno mascellare e il rapporto con l’apice radicolare dell’1.6, oltre alla presenza di una lesione coronale a carico del deciduo 5.5.

Nota tecnica: nei casi di inclusioni dentarie profonde e in stretta relazione con strutture anatomiche nobili, la pianificazione tridimensionale mediante CBCT risulta imprescindibile (2). La definizione preventiva dell’accesso chirurgico e della quantità di ostectomia necessaria consente di ridurre i tempi operatori e di limitare il trauma osseo.

Descrizione dell’intervento

Dopo anestesia plessica nel I quadrante, si procede con l’esecuzione di un lembo mucoperiosteo esteso da 1.3 a 1.6 con scarichi mesiale e distale. Dopo scheletrizzazione del mascellare si esegue ostectomia con frese su manipolo dritto per l’esposizione degli elementi inclusi (Figure 3a-c).

Si procede inizialmente all’estrazione dell’elemento deciduo 5.5 (Figura 3d) che appare compromesso da un evidente processo carioso.

premolare superiore incluso

Successivamente viene eseguita coronectomia dell’elemento 1.5 incluso (Figura 4a) con separazione della porzione coronale dalla radice (Figura 4b), seguita da lussazione controllata ed estrazione della componente radicolare (Figura 4c).

Nota tecnica: la rimozione della porzione coronale crea lo spazio per l’avulsione dell’elemento incluso rendendo necessaria una minore asportazione di tessuto osseo. Per la lussazione della componente radicolare il movimento viene eseguito mediante una doppia leva curva. In posizione così profonda l’angolazione della leva garantisce un accesso migliore.

Terminata la rimozione degli elementi dentari, si effettua revisione dell’alveolo post-estrattivo e detersione del sito chirurgico (Figura 4d).

premolare superiore incluso

Viene quindi posizionata una spugna di collagene (Spongostan) al fine di favorire la stabilizzazione del coagulo (Figura 5a), procedura seguita dall’apposizione di una membrana riassorbibile fissata mediante due pin per contenere il difetto osseo (Figura 5b) sulla superficie laterale del mascellare. La chiusura dei lembi viene eseguita con sutura monofilamento riassorbibile (Figura 5c).

Nota tecnica: l’impiego di spugne di collagene e di membrane riassorbibili consente di migliorare la stabilità del coagulo e di favorire una rigenerazione ossea guidata (3), soprattutto in siti chirurgici ampi o in prossimità del seno mascellare.
La fissazione con pin permette una maggiore stabilità della membrana e riduce il rischio di collasso dei tessuti molli.

La gestione chirurgica di elementi dentari inclusi in posizione ectopica richiede un’attenta pianificazione diagnostica e un approccio operatorio mirato, soprattutto quando il dente risulta in stretta relazione con strutture anatomiche di rilievo come il seno mascellare e il processo zigomatico.
L’impiego della diagnostica tridimensionale mediante CBCT si conferma uno strumento determinante per la definizione del piano di trattamento e per la riduzione dei rischi intra e post-operatori. Parallelamente, una corretta gestione dei tessuti ossei e molli, associata all’utilizzo di presidi rigenerativi adeguati, consente di ottenere una guarigione prevedibile e una buona stabilità del sito chirurgico.

Nota tecnica: il follow-up clinico e radiografico evidenzia una progressiva guarigione dei tessuti molli e un’adeguata stabilità del sito chirurgico. L’assenza di complicanze infettive o sinusali e il buon mantenimento dei volumi ossei residui consentono di formulare una prognosi favorevole a medio termine, con la possibilità di una successiva riabilitazione protesica ove indicato.

Il caso presentato evidenzia come un approccio chirurgico controllato, supportato da una valutazione radiologica approfondita e da una gestione attenta del coagulo e dei materiali di copertura, possa garantire risultati clinici soddisfacenti anche in situazioni anatomiche complesse, ponendo le basi per una prognosi favorevole a medio termine e per eventuali successive riabilitazioni protesiche.

 

Bibliografia
  1. Sun R, Zheng LW, Sun YQ, et al. Is it safe and effective to extract impacted maxillary tooth adjacent to maxillary sinus via submaxillary sinus membrane space approach? Clin Oral Investig. 2023. PMID: 37624523.
  2. Hermann L, Wenzel A, Schropp L, Matzen LH. Impact of CBCT on treatment decision related to surgical removal of impacted maxillary third molars. Clin Oral Investig. 2019. PMID: 31452392.
  3. Lam L, Ivanovski S, Lee RS. Alveolar ridge preservation in posterior maxillary teeth for reduction in the potential need for sinus floor elevation procedures: a pilot study. Clin Oral Implants Res. 2024. PMID: 39165113.

La biocompatibilità delle resine 3D dipende soprattutto dal post-curing

Resine 3D

Le resine acriliche e metacriliche utilizzate in odontoiatria nella stampa 3D sono divenute oggetto di uno studio condotto presso la Medical University of Warsaw, Polonia. I ricercatori hanno esaminato 42 pubblicazioni scientifiche uscite tra il 2008 e il 2025, relative alla biocompatibilità di questi dispositivi medici. La review prende infatti in considerazione materiali destinati a corone, ponti, bite, allineatori, basi protesiche e guide chirurgiche. Con l’obiettivo di chiarire quali fattori influenzino maggiormente la risposta biologica dei tessuti orali.

La stampa 3D cresce in odontoiatria

La produzione additiva occupa uno spazio sempre più importante nei flussi digitali odontoiatrici. La tecnologia permette di realizzare più dispositivi contemporaneamente, riduce gli sprechi di materiale e velocizza diverse procedure cliniche e di laboratorio. Le tecniche più diffuse sono SLA e DLP, entrambe basate sulla fotopolimerizzazione delle resine. Tuttavia, proprio questo processo rappresenta il principale nodo biologico. Le resine stampate in 3D contengono infatti monomeri, catalizzatori e stabilizzanti che, se non completamente polimerizzati, possono liberarsi nel cavo orale. Secondo gli autori, la sicurezza del manufatto dipende soprattutto dal grado di conversione dei monomeri.

I monomeri residui restano il problema principale

La review identifica alcuni composti particolarmente critici. Tra questi figurano HEMA, TEGDMA, Bis-EMA e diversi acrilati a basso peso molecolare. Numerosi studi in vitro hanno mostrato che tali sostanze possono ridurre la vitalità cellulare, aumentare lo stress ossidativo e stimolare processi infiammatori. Gli acrilati sembrano presentare una tossicità superiore rispetto ai metacrilati. Inoltre, i materiali stampati possono rilasciare residui di fotoiniziatori utilizzati durante la polimerizzazione. Gli autori ricordano che molti produttori non riportano in modo completo la composizione chimica nelle schede di sicurezza. Questo aspetto complica la valutazione clinica dei materiali e rende più difficile identificare eventuali cause di reazioni avverse.

Il post-processing fa la differenza

Il messaggio più forte della review riguarda il post-processing. Lavaggio e post-curing influenzano direttamente la biocompatibilità finale del dispositivo. Diversi studi citati mostrano che il semplice aumento del tempo di lavaggio in isopropanolo migliora significativamente la sopravvivenza cellulare. Anche la successiva polimerizzazione in forno UV o in light oven riduce la quantità di monomeri residui. Secondo gli autori, il clinico e l’odontotecnico devono seguire rigorosamente i protocolli indicati dal produttore. Tempi, intensità luminosa e temperatura incidono infatti sul grado di conversione della resina. Alcuni sistemi utilizzano anche temperature elevate o atmosfere controllate con azoto per migliorare ulteriormente la polimerizzazione.

CAD/CAM ancora più stabile

La review mette a confronto le resine stampate con i materiali CAD/CAM fresati industrialmente. In diversi studi, i blocchi CAD/CAM hanno mostrato una biocompatibilità superiore. La spiegazione è legata al processo produttivo industriale. I materiali fresati subiscono polimerizzazioni ad alta temperatura e pressione. Questo approccio riduce la presenza di monomeri residui e limita il rilascio di sostanze potenzialmente irritanti. Le resine stampate in 3D restano comunque compatibili con l’uso clinico, purché il protocollo venga eseguito correttamente.

Allergie e sensibilizzazione sotto osservazione

Gli autori affrontano anche il tema delle reazioni allergiche. La letteratura disponibile è ancora limitata, ma alcuni case report descrivono dermatiti da contatto in operatori esposti alle resine per stampa 3D. Altri studi segnalano la presenza di sostanze sensibilizzanti o irritanti non sempre dichiarate nelle SDS dei produttori. La review sottolinea quindi la necessità di maggiore trasparenza nella composizione dei materiali. Interessante anche il capitolo dedicato alla possibile attività estrogenica di alcuni composti simili al bisfenolo A. Alcuni materiali di nuova generazione non hanno però mostrato rilascio significativo di BPA nei test disponibili.

Servono più studi clinici

Secondo questo studio, pubblicato sulla rivista Materials, le resine 3D possono essere utilizzate in sicurezza anche per dispositivi a lungo termine. Tuttavia, gli autori chiedono studi clinici più estesi e protocolli standardizzati per la valutazione biologica. Secondo i ricercatori, il futuro della stampa 3D dentale dipenderà non solo dalle proprietà meccaniche dei materiali, ma anche dalla capacità di garantire elevata biocompatibilità nel tempo.

Alberto Clivio. Dietro le quinte di un’eccellenza storica

Alberto Clivio

Da oltre un secolo, l’Istituto Stomatologico Italiano di Milano è un autorevole punto di riferimento per la ricerca, la formazione e la pratica clinica, con un’attenzione particolare ai pazienti più fragili. L’attuale Presidente Alberto Clivio conferma come il giusto equilibrio tra la solidità della tradizione e la forza dell’innovazione possa indicare la via per il futuro della professione odontoiatrica.

Alberto Clivio
La sede dell'Istituto Stomatologico Italiano di Milano

L’odontoiatria italiana vive un periodo di grandi trasformazioni: tra nuove tecnologie, approcci multidisciplinari e crescente attenzione alla prevenzione, le strutture cliniche e formative giocano un ruolo fondamentale nel mantenere alti gli standard professionali. L’Istituto Stomatologico Italiano (ISI) di Milano è uno dei centri storici che da oltre un secolo coniuga assistenza clinica, ricerca scientifica e formazione specialistica, ponendo al centro del proprio lavoro la qualità della cura e la preparazione dei professionisti. A guidare queste attività, con un ruolo che unisce visione istituzionale ed esperienza clinica diretta, c’è il dottor Alberto Clivio, presidente dell’ISI. In questa intervista esploriamo con lui sia le strategie sia alcuni aspetti più concreti della pratica clinica quotidiana, tra sfide e riflessioni personali.

Dottor Alberto Clivio, cosa significa oggi essere alla guida di una struttura storica come l’Istituto Stomatologico Italiano?

Prima ancora di essere una responsabilità enorme, è un piacere e un onore spendermi per l’istituzione che mi ha accolto giovane laureato e che mi ha permesso di formarmi nel mio campo di interesse specifico, l’ortodonzia, con una visione a 360 gradi su tutta l’odontoiatria clinica. La mia intera carriera scientifica e professionale è intimamente legata alla storia degli ultimi quarant’ anni di questa prestigiosa istituzione, che a novembre 2026 di anni ne compirà 118.

Qual è, secondo lei, la missione principale dell’ISI Milano nel panorama odontoiatrico attuale?

La missione principale dell’ISI è quella di tutelare le fragilità nel senso più ampio del termine, dai bambini ai soggetti anziani, dai pazienti cronici quelli affetti da patologie rare, e garantire cura e assistenza clinica anche ai pazienti meno abbienti. In questa ottica, l’ISI è dotato di un reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale, dove vengono affrontati gli interventi più complessi in regime di ricovero, di un dipartimento di Odontoiatria Materno Infantile dedicato non solo alla cura dei bambini, ma anche alla sensibilizzazione di genitori e caregivers alla prevenzione stomatologica già dal periodo perinatale, di un reparto di Patologia Orale particolarmente orientato alla prevenzione e al depistage delle patologie oncologiche e delle problematiche cliniche rare, di una equipe multidisciplinare dedita alle patologie articolari e alle patologie stress correlate avvalendosi di logopedisti, psicologi, fisioterapisti, esperti di medicina del sonno e di terapia del dolore.
Fin dalla sua fondazione, “lo Stomatologico” (come lo chiamano i milanesi) ha coniugato la sua vocazione sociale alla missione formativa e didattica nel campo delle patologie di interesse odontostomatologico e ancora oggi è un punto di riferimento sia per i pazienti che per gli specialisti che si formano o accrescono le loro conoscenze attraverso i nostri programmi di aggiornamento.

Quale supporto è necessario offrire alle nuove generazioni per formare giovani professionisti in grado di coniugare rigore scientifico e pratica quotidiana?

In tempi di continua evoluzione tecnologica e scientifica, può sembrare strano dire che il principale supporto da dare ai giovani è quello umano: attenzione alle procedure, rigore scientifico, capacità di diagnosi e terapie centrate sono nulla se non mettiamo il paziente al centro della nostra attenzione, se non lo comprendiamo, se lo sovrastiamo con la nostra sapienza che si tramuta in saccenza se non siamo capaci di ascoltarlo.

Negli ultimi anni, l’ISI ha portato avanti diversi progetti di formazione e ricerca. Quali iniziative ritiene più significative e perché?

L’Istituto Stomatologico Italiano ha da sempre a cuore, oltre alla cura dei pazienti, anche la sfera scientifica della nostra disciplina medica. Questo aspetto si declina in maniera tangibile attraverso molteplici attività, quali i corsi per gli allievi ISI, le serate di aggiornamento per gli odontoiatri e le pubblicazioni scientifiche. Inoltre, è prezioso lo storico legame con le università, con cui fin dalla sua fondazione l’ISI ha avuto stretti rapporti di collaborazione. La prima fu quella di Pavia, perché nel 1908 l’Università di Milano ancora non esisteva. Questo dice già molto dell’attività che il Comitato Tecnico Scientifico, composto dal professor Andrea E. Bianchi e dal professor Dino Re, coordina magistralmente integrando l’insegnamento universitario, l’attività di ricerca e la pratica clinica. Il recente arrivo del professor Aldo Bruno Giannì in Istituto implementerà la già fervente attività di ISI, che si sostanzia in una notevole mole di lavori accettati e pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali. Mi piace sottolineare che la nostra produzione scientifica è principalmente sostenuta dai dati provenienti dall’importante casistica clinica di ISI in tutti i campi dell’odontoiatria, annoverando studi clinici, retrospettivi o prospettici, studi epidemiologici e case series. La possibilità di analizzare casistiche molto ampie di pazienti è imprescindibile per avviare ricerche cliniche valide, così come la possibilità di affrontare casi complessi o patologie poco frequenti, che non afferiscono presso realtà cliniche minori.

Una risonanza che apporta risultati importanti per la pratica clinica riconosciuti a livello internazionale...

Sì. Ad esempio, nei reparti di Parodontologia e Implantologia o Chirurgia Maxillo-Facciale si conducono studi scientifici su soluzioni implantari avanzate, come gli short implant o gli impianti zigomatici, mentre nel settore dell’ortodonzia, l’ISI, in collaborazione con il reparto universitario, si è distinto arrivando in finale, con uno studio in vitro sulla mini invasività nel debonding, per un prestigioso premio nell’ambito del più importante congresso di ricerca odontoiatrica al mondo, ovvero quello promosso dalla società scientifica IADR, che si svolge a marzo a San Diego (USA).

In odontoiatria oggi si produce tantissima formazione, con un’offerta molto vasta: come si distingue quella di qualità?

La formazione di qualità non può limitarsi all’esposizione di fotografie e filmati in aula, deve necessariamente essere completata con l’approccio clinico sul paziente e l’applicazione di protocolli per quanto più possibile standardizzati e condivisi, guidati da chi ha esperienza e passione per la condivisione del proprio sapere: le centinaia di giovani che abbiamo formato durante la lunga vita di ISI sono la migliore testimonianza della  passione per il lavoro che facciamo e del piacere che abbiamo di lavorare con loro.

Quali innovazioni, cliniche o tecnologiche, ritiene più significative per il futuro della professione?

Sicuramente la digitalizzazione di procedure diagnostiche e terapeutiche che sta pervadendo il nostro campo è solo all’inizio e grandi cose accadranno in un futuro molto prossimo, quando l’uso dell’Intelligenza Artificiale a supporto della professione sarà diffuso e routinario. Sta all’iniziativa del professionista governare questo trend senza esserne travolto, e l’ISI farà sicuramente la sua parte per formare gli operatori e facilitare la diffusione delle nuove tecnologie.

Oggi si parla molto di organizzazione del lavoro odontoiatrico: di quali competenze “accessorie”, oltre a quelle cliniche, si sente maggiormente la mancanza?

Oggi essere solo un bravo clinico non basta più, gestire la propria professione e uno studio, per quanto piccolo, richiede una serie di competenze organizzative e amministrative talmente vaste che emergono nuove professionalità create ad hoc per questo: la figura del Clinic Manager ne è un esempio; la formazione manageriale è ormai imprescindibile per sostenere l’innovazione e garantire l’eccellenza organizzativa nelle strutture sanitarie così come lo è l’apertura a strumenti strategici ed operativi che richiedono investimenti adeguati.
Va da sé che un professionista accorto e aggiornato faccia bene a conoscere almeno le basi di queste competenze.

Come riesce a combinare il suo ruolo istituzionale con la pratica clinica quotidiana?

Vorrei rispondere che la mia giornata dispone di ben 48 ore, ma purtroppo non è vero!
La verità è che dispongo invece di validissimi aiuti che mi supportano nell’attività clinica e ancor più di una équipe amministrativa che mi sorregge per tutte le incombenze relative alla gestione di una struttura complessa.
Per quanto sia lusingato dall’essere investito di questo compito, devo confessare che le ore più liete sono quelle che trascorro in Reparto con i mei pazienti e con i miei collaboratori, alcuni colleghi di una vita, tanti altri giovani promettenti, appassionati del loro lavoro e fiduciosi nel futuro.

Come immagina l’odontoiatria italiana tra 10 anni, in termini di formazione, ricerca e cura dei pazienti?

Immagino che l’odontoiatria fra dieci anni saprà utilizzare tutto ciò che sarà disponibile in campo tecnologico per ottenere i migliori risultati possibili con  sicurezza e comfort per il paziente e, perché no, anche per noi!

 

Alberto Clivio
Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università Cagliari nel 1986. Iscrizione all’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Milano numero 2392. Specializzazione in Ortognatodonzia. Collabora con l’Istituto Stomatologico Italiano, di cui attualmente è Presidente, dal 1987 presso i reparti di Ortodonzia. È autore di numerose pubblicazioni in tema di Ortodonzia. Fellowship presso la Tweed Foundation di Tucson (Arizona) 1989. Socio Ordinario della Società Italiana di Ortodonzia dal 1992, già Professore a Contratto presso la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Maxillo Facciale dell’Università di Milano e presso la Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia dell’Università di Milano, Perfezionato in Ortodonzia Intercettiva presso l’Università di Cagliari, Master Europeo tecnica Damon, Provider Invisalign, Capo Reparto di Ortodonzia ISI dal 1999.

Leggi Il Dentista Moderno