Da oltre un secolo, l’Istituto Stomatologico Italiano di Milano è un autorevole punto di riferimento per la ricerca, la formazione e la pratica clinica, con un’attenzione particolare ai pazienti più fragili. L’attuale Presidente Alberto Clivio conferma come il giusto equilibrio tra la solidità della tradizione e la forza dell’innovazione possa indicare la via per il futuro della professione odontoiatrica.

L’odontoiatria italiana vive un periodo di grandi trasformazioni: tra nuove tecnologie, approcci multidisciplinari e crescente attenzione alla prevenzione, le strutture cliniche e formative giocano un ruolo fondamentale nel mantenere alti gli standard professionali. L’Istituto Stomatologico Italiano (ISI) di Milano è uno dei centri storici che da oltre un secolo coniuga assistenza clinica, ricerca scientifica e formazione specialistica, ponendo al centro del proprio lavoro la qualità della cura e la preparazione dei professionisti. A guidare queste attività, con un ruolo che unisce visione istituzionale ed esperienza clinica diretta, c’è il dottor Alberto Clivio, presidente dell’ISI. In questa intervista esploriamo con lui sia le strategie sia alcuni aspetti più concreti della pratica clinica quotidiana, tra sfide e riflessioni personali.
Dottor Alberto Clivio, cosa significa oggi essere alla guida di una struttura storica come l’Istituto Stomatologico Italiano?
Prima ancora di essere una responsabilità enorme, è un piacere e un onore spendermi per l’istituzione che mi ha accolto giovane laureato e che mi ha permesso di formarmi nel mio campo di interesse specifico, l’ortodonzia, con una visione a 360 gradi su tutta l’odontoiatria clinica. La mia intera carriera scientifica e professionale è intimamente legata alla storia degli ultimi quarant’ anni di questa prestigiosa istituzione, che a novembre 2026 di anni ne compirà 118.
Qual è, secondo lei, la missione principale dell’ISI Milano nel panorama odontoiatrico attuale?
La missione principale dell’ISI è quella di tutelare le fragilità nel senso più ampio del termine, dai bambini ai soggetti anziani, dai pazienti cronici quelli affetti da patologie rare, e garantire cura e assistenza clinica anche ai pazienti meno abbienti. In questa ottica, l’ISI è dotato di un reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale, dove vengono affrontati gli interventi più complessi in regime di ricovero, di un dipartimento di Odontoiatria Materno Infantile dedicato non solo alla cura dei bambini, ma anche alla sensibilizzazione di genitori e caregivers alla prevenzione stomatologica già dal periodo perinatale, di un reparto di Patologia Orale particolarmente orientato alla prevenzione e al depistage delle patologie oncologiche e delle problematiche cliniche rare, di una equipe multidisciplinare dedita alle patologie articolari e alle patologie stress correlate avvalendosi di logopedisti, psicologi, fisioterapisti, esperti di medicina del sonno e di terapia del dolore.
Fin dalla sua fondazione, “lo Stomatologico” (come lo chiamano i milanesi) ha coniugato la sua vocazione sociale alla missione formativa e didattica nel campo delle patologie di interesse odontostomatologico e ancora oggi è un punto di riferimento sia per i pazienti che per gli specialisti che si formano o accrescono le loro conoscenze attraverso i nostri programmi di aggiornamento.
Quale supporto è necessario offrire alle nuove generazioni per formare giovani professionisti in grado di coniugare rigore scientifico e pratica quotidiana?
In tempi di continua evoluzione tecnologica e scientifica, può sembrare strano dire che il principale supporto da dare ai giovani è quello umano: attenzione alle procedure, rigore scientifico, capacità di diagnosi e terapie centrate sono nulla se non mettiamo il paziente al centro della nostra attenzione, se non lo comprendiamo, se lo sovrastiamo con la nostra sapienza che si tramuta in saccenza se non siamo capaci di ascoltarlo.
Negli ultimi anni, l’ISI ha portato avanti diversi progetti di formazione e ricerca. Quali iniziative ritiene più significative e perché?
L’Istituto Stomatologico Italiano ha da sempre a cuore, oltre alla cura dei pazienti, anche la sfera scientifica della nostra disciplina medica. Questo aspetto si declina in maniera tangibile attraverso molteplici attività, quali i corsi per gli allievi ISI, le serate di aggiornamento per gli odontoiatri e le pubblicazioni scientifiche. Inoltre, è prezioso lo storico legame con le università, con cui fin dalla sua fondazione l’ISI ha avuto stretti rapporti di collaborazione. La prima fu quella di Pavia, perché nel 1908 l’Università di Milano ancora non esisteva. Questo dice già molto dell’attività che il Comitato Tecnico Scientifico, composto dal professor Andrea E. Bianchi e dal professor Dino Re, coordina magistralmente integrando l’insegnamento universitario, l’attività di ricerca e la pratica clinica. Il recente arrivo del professor Aldo Bruno Giannì in Istituto implementerà la già fervente attività di ISI, che si sostanzia in una notevole mole di lavori accettati e pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali. Mi piace sottolineare che la nostra produzione scientifica è principalmente sostenuta dai dati provenienti dall’importante casistica clinica di ISI in tutti i campi dell’odontoiatria, annoverando studi clinici, retrospettivi o prospettici, studi epidemiologici e case series. La possibilità di analizzare casistiche molto ampie di pazienti è imprescindibile per avviare ricerche cliniche valide, così come la possibilità di affrontare casi complessi o patologie poco frequenti, che non afferiscono presso realtà cliniche minori.
Una risonanza che apporta risultati importanti per la pratica clinica riconosciuti a livello internazionale...
Sì. Ad esempio, nei reparti di Parodontologia e Implantologia o Chirurgia Maxillo-Facciale si conducono studi scientifici su soluzioni implantari avanzate, come gli short implant o gli impianti zigomatici, mentre nel settore dell’ortodonzia, l’ISI, in collaborazione con il reparto universitario, si è distinto arrivando in finale, con uno studio in vitro sulla mini invasività nel debonding, per un prestigioso premio nell’ambito del più importante congresso di ricerca odontoiatrica al mondo, ovvero quello promosso dalla società scientifica IADR, che si svolge a marzo a San Diego (USA).
In odontoiatria oggi si produce tantissima formazione, con un’offerta molto vasta: come si distingue quella di qualità?
La formazione di qualità non può limitarsi all’esposizione di fotografie e filmati in aula, deve necessariamente essere completata con l’approccio clinico sul paziente e l’applicazione di protocolli per quanto più possibile standardizzati e condivisi, guidati da chi ha esperienza e passione per la condivisione del proprio sapere: le centinaia di giovani che abbiamo formato durante la lunga vita di ISI sono la migliore testimonianza della passione per il lavoro che facciamo e del piacere che abbiamo di lavorare con loro.
Quali innovazioni, cliniche o tecnologiche, ritiene più significative per il futuro della professione?
Sicuramente la digitalizzazione di procedure diagnostiche e terapeutiche che sta pervadendo il nostro campo è solo all’inizio e grandi cose accadranno in un futuro molto prossimo, quando l’uso dell’Intelligenza Artificiale a supporto della professione sarà diffuso e routinario. Sta all’iniziativa del professionista governare questo trend senza esserne travolto, e l’ISI farà sicuramente la sua parte per formare gli operatori e facilitare la diffusione delle nuove tecnologie.
Oggi si parla molto di organizzazione del lavoro odontoiatrico: di quali competenze “accessorie”, oltre a quelle cliniche, si sente maggiormente la mancanza?
Oggi essere solo un bravo clinico non basta più, gestire la propria professione e uno studio, per quanto piccolo, richiede una serie di competenze organizzative e amministrative talmente vaste che emergono nuove professionalità create ad hoc per questo: la figura del Clinic Manager ne è un esempio; la formazione manageriale è ormai imprescindibile per sostenere l’innovazione e garantire l’eccellenza organizzativa nelle strutture sanitarie così come lo è l’apertura a strumenti strategici ed operativi che richiedono investimenti adeguati.
Va da sé che un professionista accorto e aggiornato faccia bene a conoscere almeno le basi di queste competenze.
Come riesce a combinare il suo ruolo istituzionale con la pratica clinica quotidiana?
Vorrei rispondere che la mia giornata dispone di ben 48 ore, ma purtroppo non è vero!
La verità è che dispongo invece di validissimi aiuti che mi supportano nell’attività clinica e ancor più di una équipe amministrativa che mi sorregge per tutte le incombenze relative alla gestione di una struttura complessa.
Per quanto sia lusingato dall’essere investito di questo compito, devo confessare che le ore più liete sono quelle che trascorro in Reparto con i mei pazienti e con i miei collaboratori, alcuni colleghi di una vita, tanti altri giovani promettenti, appassionati del loro lavoro e fiduciosi nel futuro.
Come immagina l’odontoiatria italiana tra 10 anni, in termini di formazione, ricerca e cura dei pazienti?
Immagino che l’odontoiatria fra dieci anni saprà utilizzare tutto ciò che sarà disponibile in campo tecnologico per ottenere i migliori risultati possibili con sicurezza e comfort per il paziente e, perché no, anche per noi!



