La chirurgia endodontica microscopica ha un nuovo alleato nella realtà aumentata (AR). Un gruppo di ricercatori afferenti al Dipartimento di Odontoiatria Conservatrice ed Endodonzia dello Shetty Memorial Institute of Dental Sciences, Deralakatte, India, ha raccolto e analizzato gli studi disponibili sul tema con l’obiettivo di capire se questa tecnologia possa migliorare la precisione operatoria e supportare il clinico durante le procedure chirurgiche. Lo studio ha preso in esame soprattutto gli interventi di endodonzia chirurgica guidata, come osteotomie e apicectomie, ambiti nei quali l’accuratezza rappresenta un fattore decisivo per il successo terapeutico.
Come funziona la realtà aumentata in endodonzia
La realtà aumentata sovrappone immagini virtuali tridimensionali al campo operatorio reale. In chirurgia endodontica il sistema utilizza generalmente dati ottenuti tramite CBCT. Le immagini vengono poi integrate con visori, display o software dedicati che consentono all’operatore di visualizzare strutture anatomiche e traiettorie chirurgiche direttamente durante l’intervento. Questo approccio permette al clinico di mantenere il controllo visivo del campo operatorio senza dover spostare continuamente l’attenzione verso monitor esterni. La tecnologia punta quindi a migliorare orientamento spaziale, precisione del gesto chirurgico e pianificazione dell’accesso osseo. Secondo gli autori della revisione, la realtà aumentata potrebbe anche ridurre il rischio di errori intraoperatori, soprattutto in presenza di anatomie difficili o di lesioni localizzate in aree posteriori.
I risultati emersi dalla revisione
Gli autori hanno identificato un numero ancora limitato di studi scientifici. Solo tre lavori hanno soddisfatto i criteri di inclusione della revisione sistematica. Nonostante il campione ridotto, i dati raccolti mostrano alcuni risultati interessanti. La realtà aumentata ha evidenziato una buona accuratezza nella localizzazione dell’apice radicolare e nella preparazione dell’osteotomia. Diversi studi hanno registrato una riduzione delle deviazioni lineari e angolari rispetto alle tecniche tradizionali. In pratica, il sistema sembra aiutare il clinico a seguire con maggiore precisione il piano chirurgico programmato. Anche l’esperienza dell’operatore appare positiva. Gli utilizzatori hanno riferito un miglioramento nella percezione spaziale e una maggiore sicurezza durante le procedure. Alcuni studi hanno inoltre sottolineato una buona usabilità dei dispositivi AR impiegati. I risultati relativi al tempo operatorio sono invece meno chiari. Alcuni autori hanno osservato una riduzione dei tempi chirurgici, mentre altri non hanno rilevato differenze significative rispetto alle tecniche convenzionali. Questa variabilità dipende probabilmente dal tipo di sistema utilizzato e dall’esperienza dell’operatore.
I possibili vantaggi clinici
La chirurgia endodontica richiede spesso accessi minimamente invasivi e una gestione estremamente precisa dei tessuti. In questo contesto la realtà aumentata potrebbe offrire diversi vantaggi pratici. Una maggiore precisione chirurgica può infatti limitare l’estensione dell’osteotomia e ridurre il trauma operatorio. Di conseguenza, il paziente potrebbe beneficiare di una guarigione più rapida e di un minore discomfort post-operatorio. La tecnologia potrebbe inoltre facilitare la gestione di casi complessi. Lesioni profonde, radici con anatomia irregolare o vicinanza a strutture anatomiche delicate rappresentano situazioni nelle quali il supporto digitale può diventare particolarmente utile. Un altro aspetto interessante riguarda la formazione clinica. I sistemi AR potrebbero infatti migliorare l’apprendimento delle procedure chirurgiche grazie a una visualizzazione più intuitiva delle strutture anatomiche.
I limiti attuali della tecnologia
Nonostante i risultati promettenti, gli autori invitano alla prudenza. Le evidenze scientifiche disponibili restano ancora limitate. Il numero di studi è ridotto e molti lavori presentano campioni piccoli oppure metodologie differenti. Anche le tecnologie utilizzate variano sensibilmente tra uno studio e l’altro. Alcuni sistemi si basano su display ottici, altri utilizzano visori dedicati o software di navigazione differenti. Questa eterogeneità rende difficile confrontare direttamente i risultati. Esistono poi alcuni limiti pratici. I dispositivi AR possono avere costi elevati e richiedere una curva di apprendimento specifica. Inoltre, l’integrazione tra immagini digitali e campo operatorio reale deve essere estremamente accurata per evitare errori di navigazione. Secondo gli autori, saranno quindi necessari ulteriori studi clinici controllati per confermare i benefici osservati e definire protocolli standardizzati.
Una tecnologia da osservare con attenzione
La revisione, pubblicata su BMC Oral Health, conferma che la digitalizzazione sta modificando progressivamente anche la chirurgia endodontica. La realtà aumentata rappresenta una delle evoluzioni più interessanti in questo processo. La possibilità di integrare informazioni tridimensionali direttamente nel campo operatorio apre infatti nuove prospettive per la precisione chirurgica e la pianificazione clinica. Al momento, tuttavia, la tecnologia deve ancora superare diverse criticità prima di entrare stabilmente nella pratica quotidiana. I dati disponibili indicano un potenziale concreto, ma non consentono ancora di definire la realtà aumentata come uno standard clinico consolidato. Gli autori concludono che la realtà aumentata potrebbe diventare un valido supporto per la chirurgia endodontica microscopica, soprattutto nei casi ad alta complessità anatomica, ma sottolineano la necessità di ulteriori evidenze scientifiche prima di una diffusione su larga scala.



