Le ricerche sulle relazioni tra salute orale, in particolare parodontale, e salute generale continuano a suggerire connessioni terapeutiche che potrebbero avere impatti rivoluzionari e globali, se si considera che circa il 12% della popolazione mondiale è affetto da parodontite grave. I primi indizi forniti da studi di tipo epidemiologico e clinico non sperimentale risalgono a più di vent’anni fa con il riscontro di associazione tra parodontite grave, concentrazione di proteina C reattiva e disfunzione dell’endotelio arterioso (Amar S, Gokce N, Morgan S, et al. Periodontal disease is associated with brachial artery endothelial dysfunction and systemic inflammation. Arterioscler Thromb Vasc Biol. 2003 Jul 1;23(7):1245-9).
A essi seguirono le prime ricerche sperimentali in cui si osservarono risultati incoraggianti: la riduzione dell’infiammazione conseguente al trattamento parodontale migliorava, sia pur di poco, la funzione endoteliale (Tonetti MS, D’Aiuto F, Nibali L et al. Treatment of periodontitis and endothelial function. N Engl J Med. 2007 Mar 1;356(9):911-20). La strada, tuttavia, è ancora lunga anche perché, come sempre, non tutti la percorrono con le medesime attenzioni metodologiche generando risultati e conclusioni di scarsa solidità scientifica (v. l’articolo di Polizzi A et al.). Quelle di uno studio clinico pubblicato pochi mesi fa (Orlandi M et al.) sono tra le prove finora più convincenti che la salute orale e quella cardiovascolare sono collegate dai mediatori flogistici e che il trattamento delle parodontopatie può essere efficace nella prevenzione delle patologie cardio e cerebrovascolari.
Progressione dell’ispessimento della tonaca carotidea intima e media nel trattamento della parodontite
Proseguendo sulla linea di precedenti ricerche, in questo studio randomizzato i ricercatori hanno misurato i parametri indicatori dell’elasticità carotidea e della funzione endoteliale di importanza critica per la risposta adattativa alle variazioni di flusso ematico. In particolare, per due anni consecutivi sono stati misurati lo spessore della tonaca carotidea intima e media, la dilatazione indotta dal flusso (indicatore della salute endoteliale che misura la dilatazione mediata dal rilascio di ossido nitrico in seguito all’aumento della velocità del sangue), la pressione arteriosa e la velocità dell’onda sfigmica (indicatore della salute cardiovascolare in quanto riflette spessore e funzione delle pareti arteriose).
Come parametri secondari figuravano mediatori dell’infiammazione, radicali liberi e metaboloma (i metaboliti presenti al momento della rilevazione dei parametri); completavano il quadro una serie di indicatori parodontali e tabagismo.
Il campione comprendeva 135 soggetti (età media 54 anni) esenti da malattie cardiovascolari e patologie infiammatorie casualmente ripartiti in gruppo sperimentale (trattato con detartrasi + levigatura radicolare ed eventuali correzioni chirurgiche) e gruppo controllo (detartrasi sopragengivale e lucidatura).
A due anni di distanza, dopo che le sedute di terapia parodontale si susseguivano ogni tre mesi, lo spessore delle tonache era inferiore di 0,02 mm nel gruppo sperimentale pari a una differenza di -3,86% (si consideri che lo spessore normale massimo è di 0,9mm).
La dilatazione indotta dal flusso era più alta del 2,7% nel gruppo sperimentale già dopo due mesi, mentre non sono emerse differenze significative per la velocità dell’onda sfigmica e la pressione arteriosa. Si sono invece apprezzabilmente ridotti gli indicatori di stress ossidativo e GlycA (catena glucidica presente sulla proteina C reattiva), importante marcatore di infiammazione sistemica e segno prognostico di rischio cardiovascolare.
Gli autori concludono affermando che la terapia parodontale può rimodellare favorevolmente la struttura dell’endotelio contribuendo a ridurre il rischio di eventi avversi cardio e cerebrovascolari.
Revisione sistematica e metanalisi della relazione tra parodontite, edentulia e rischio di morte
Romandini M, Baima G et al. Periodontitis, Edentulism, and Risk of Mortality: A Systematic Review with Meta-analyses. J Dent Res. 2021 Jan;100(1):37-49
Impatto della terapia parodontale non chirurgica sui parametri di elasticità arteriosa collegati con la disfunzione endoteliale
Questa revisione sistematica, apparsa pochi mesi prima di quella di Orlandi et al., fornisce un’immagine purtroppo nota a chi segue la ricerca, con quasi metà degli studi esclusi in base ai criteri di selezione e un’altra metà a rischio più o meno elevato di errori metodologici (quelli che possono conseguire a errori di scelta del campione oppure di misurazione o a fattori di confondimento non adeguatamente soppesati). Più in dettaglio, di otto studi a coorte solo uno era quasi indenne da rischi di errore, tre erano ad alto rischio e gli altri suscitavano qualche dubbio. Le conclusioni non possono che spegnere gli entusiasmi di chi ha appena letto lo studio di Orlandi et al.: “nonostante qualche effetto benefico sui parametri considerati (come lo spessore della tonaca intima e media della carotide), non si può affermare che la terapia parodontale non chirurgica sia efficace nel migliorare l’elasticità arteriosa a causa della grande eterogeneità delle ricerche (studi clinici randomizzati e non randomizzati) e del rischio di errori metodologici”.
Uno studio prospettico durato 20 anni sulla relazione tra parodontite, edentulia e mortalità
La parodontite si associa in modo indipendente con una serie di patologie croniche non trasmissibili che sono tra le principali cause di morte a livello globale. Gli autori hanno cercato di capire se chi è affetto da parodontite o edentulia è più esposto al rischio di morte per una qualsiasi o una specifica causa; hanno pertanto selezionato 57 ricerche, di cui 48 a coorte, per un totale di quasi sei milioni di individui. L’elaborazione cumulativa dei dati attraverso la metanalisi ha permesso di concludere che la parodontite si associa a un maggior rischio di morte per qualsiasi causa con un rischio relativo (RR) di 1,46 (RR = rapporto tra incidenza di una malattia negli esposti e incidenza nei non esposti al medesimo fattore di rischio; misura il maggior rischio dei primi rispetto ai secondi); Quasi uguale il RR per mortalità da cause cardivascolari, pari a 1,47, che sale a 2,58 per malattia coronarica e raddoppia per malattie cerebrovascolari (3,11); non trascurabile pure il valore di 1,38 per le neoplasie. Anche l’edentulia, che può considerarsi l’impronta della parodontite, si associa a un aumento del RR di 1,66 per morte da qualsiasi causa, di 2,03 per le malattie cardiovascolari, 2.74 per neoplasie, 3,18 per malattie cerebrovascolari e 2,98 per malattia coronarica.
I risultati del secondo studio confermano che l’edentulia, indicatore di cattiva salute orale, è fortemente associato al rischio di morte per qualsiasi causa (RR = 1,6) e, in particolare, per quella da cause cardiovascolari (1,9). Non è emersa la stessa associazione con la parodontite probabilmente anche per la ridotta composizione del campione (250 soggetti con malattia coronarica).
Efficacia della terapia parodontale nel controllo della glicemia
Tra le modalità per riassumere i risultati di ricerche eseguite con obiettivi uguali, le revisioni a ombrello sono quelle che raccolgono le conclusioni di revisioni sistematiche e metanalisi, ponendosi quindi come il massimo dell’evidenza. È perciò una buona notizia sapere che per la stabilità della glicemia nel diabete tipo 2 la terapia parodontale non chirurgica è efficace, quanto meno a distanza di tre e sei mesi. Nel dettaglio si tratta di 26 studi clinici randomizzati e uno controllato ma non randomizzato, cioè basato su un gruppo sperimentale e uno campione senza ripartizione casuale dei partecipanti. Il risultato è che l’emoglobina glicata (HbA1c), cioè il valore medio di glicemia dei due mesi precedenti, è mediamente inferiore di 0,49% e 0,38%, rispettivamente a tre e sei mesi di distanza, in chi si sottopone a terapia parodontale non chirurgica. Tali percentuali superano la soglia di significato statistico, mentre la stessa cosa non si può affermare per terapie coadiuvanti mediante laser e antibiotici.



