Francesco Maggiore. Innovare su basi solide

Francesco Maggiore

Francesco Maggiore, attuale presidente SIE condivide la sua visione dell’endodonzia moderna. Un contesto in rapido cambiamento, dove il giudizio clinico resta centrale, supportato dall’integrazione delle nuove tecnologie e guidato dai principi fondamentali per abbracciare il futuro senza banalizzare la complessità della pratica quotidiana.

Dottor Maggiore, in endodonzia si parla spesso di innovazione: quali tecnologie o approcci hanno realmente migliorato la prognosi dei trattamenti e quali, invece, rischiano di essere sopravvalutati?

È una domanda cruciale e la Società Italiana di Endodonzia ha il compito di fare da filtro tra marketing e reale efficacia clinica. Tra le innovazioni che hanno realmente migliorato la prognosi c’è sicuramente l’ingrandimento, soprattutto quello fornito dal microscopio operatorio. In endodonzia abbiamo a che fare con strutture anatomiche particolarmente piccole e complesse. L’ingrandimento adeguato e l’illuminazione coassiale forniti dal microscopio operatorio conferiscono accuratezza e predicibilità alle procedure operative e contribuiscono a migliorare la prognosi dei trattamenti ortogradi e chirurgici. Il microscopio non è solo un macchinario, ma è piuttosto da intendersi come un’estensione del nostro senso visivo che influisce grandemente su quello tattile, è l’elemento di connessione tra ciò che il nostro occhio vede, l’interpretazione dell’immagine a livello centrale e la precisione esecutiva. È da considerarsi lo standard di cura per l’eccellenza clinica in endodonzia.
Altre innovazioni importanti sono sicuramente i trattamenti termici avanzati delle leghe in Nichel-Titanio (NiTi). Questi strumenti ci permettono oggi di affrontare anatomie complesse e curvature accentuate con una sicurezza e una preservazione dell’anatomia canalare che fino a pochi anni fa erano impensabili, riducendo drasticamente il rischio di fratture e trasporti apicali.
Un altro pilastro è la CBCT (Cone Beam Computed Tomography). Non è più solo un optional: in casi selezionati, come ritrattamenti endodontici ortogradi o chirurgici nonché anatomie complesse, è diventata indispensabile per una diagnosi tridimensionale accurata e per la pianificazione di interventi minimamente invasivi.
Altra importante innovazione sono i materiali bioceramici, cementi a base di silicato di calcio che hanno rivoluzionato la gestione di perforazioni, apici beanti e l’endodonzia chirurgica. Grazie alle loro proprietà bioattive favoriscono la rigenerazione tissutale.

Sono cambiati anche gli approcci?

Per quanto riguarda gli approcci che hanno migliorato la prognosi in endodonzia c’è sicuramente da menzionare l’approccio chirurgico o meglio microchirurgico. La microchirurgia endodontica rappresenta oggi una realtà consolidata e in continua evoluzione, che offre un ampio ventaglio di indicazioni e possibilità per salvaguardare l’elemento dentale compromesso, laddove il ritrattamento ortogrado non sia praticabile o abbia già fallito.
La prognosi a lungo termine di questi interventi è diventata estremamente favorevole, con tassi di successo che eguagliano o superano quelli del ritrattamento ortogrado.
La microchirurgia risulta essere un’opzione terapeutica predicibile e dai risultati eccellenti, in grado di risolvere patologie persistenti con tecniche mini-invasive e conservative.
In generale, però, bisogna invece fare attenzione a tutto ciò che viene proposto come soluzione rapida e universale senza solide basi scientifiche. A volte, alcune semplificazioni procedurali spinte dall’industria possono indurre il clinico a sottovalutare la complessità biologica del sistema dei canali radicolari.
Nessuna macchina, per quanto avanzata, potrà mai sostituire il giudizio clinico, la conoscenza dell’anatomia e una corretta detersione chemio-meccanica, che rimangono il fondamento del successo terapeutico. L’innovazione deve essere al servizio della biologia, non sostituirsi ad essa.

Quali sono gli errori più frequenti che ancora oggi si riscontrano nella gestione dei casi endodontici, anche tra professionisti esperti?

I dati della letteratura più recente sono molto chiari su questo punto. Nonostante i progressi tecnologici, gli errori più comuni rimangono quelli di base.
Uno studio del 2024 ha identificato come errore più frequente il limite apicale inadeguato della chiusura canalare, sia in sottoestensione che in sovraestensione.
Questo ci dice che ancora fatichiamo a determinare o a rispettare correttamente la lunghezza di lavoro in fase esecutiva.
A seguire, troviamo il trasporto apicale, spesso dovuto a una gestione non ottimale della strumentazione in canali curvi, e le perforazioni. Un capitolo a parte meritano i canali dimenticati (missed canals), per i quali il secondo canale mesio-vestibolare (MB2) nei molari superiori rimane il “classico” dimenticato, presente in altissima percentuale e che spesso, se non trattato, diventa una delle principali cause di insuccesso.
Anche la frattura degli strumenti, seppur meno frequente, rimane un evento temuto.
Questi errori ci ricordano che la tecnologia è un aiuto, ma la conoscenza approfondita dell’anatomia e il rigore nella procedura restano insostituibili.

Quanto conta oggi la diagnosi endodontica corretta rispetto all’evoluzione delle tecniche e dei materiali?

La diagnosi corretta non è solo importante: è il presupposto indispensabile per qualsiasi terapia. Le tecniche e i materiali, per quanto evoluti, sono solo strumenti nelle mani del clinico. Se la diagnosi è sbagliata, anche la migliore tecnologia applicata porterà a un fallimento clinico.
Come è stato giustamente osservato, il rischio della modernità è quello di trasformare l’endodonzia in un esercizio puramente tecnicistico, dimenticando la patogenesi del problema, che è biologica e batterica.
Prima ancora di pensare a quale strumento usare, dobbiamo chiederci: qual è la fonte del dolore? C’è una patologia pulpare o periapicale?
Il dente è veramente trattabile o ci sono indicazioni per un’altra terapia? Una diagnosi differenziale accurata, basata su segni, sintomi e test clinici è l’unica via per un trattamento predicibile. Le innovazioni come la CBCT hanno reso la diagnosi sicuramente più precisa, ma non hanno certo eliminato la necessità del ragionamento clinico.

Qual è oggi il ruolo della SIE nel supportare il clinico nella pratica endodontica quotidiana, oltre alla produzione scientifica?

La SIE è il partner quotidiano del clinico che vuole fare endodonzia di qualità. Il nostro supporto si concretizza in un ampio e strutturato programma formativo che va ben oltre la teoria. Organizziamo webinar monotematici su specifici aspetti tecnici, corsi pratici nelle macroaree territoriali e, in collaborazione con ANDI, corsi di formazione su tutto il territorio nazionale. Uno dei nostri fiori all’occhiello è il corso annuale per Consulente Certificato SIE, un percorso avanzato di teoria e pratica clinica che offre una certificazione di eccellenza, riconosciuta da un ente esterno, un vero e proprio biglietto da visita per i giovani e un aggiornamento di altissimo livello per i professionisti affermati. Poi c’è il nostro Congresso Nazionale, che quest’anno si terrà a Verona, un appuntamento imperdibile per il confronto e lo scambio tra colleghi. Organizziamo anche iniziative più specifiche come il Cadaver Lab di microchirurgia endodontica. Il nostro obiettivo è fornire gli strumenti per tradurre le evidenze scientifiche in gesti clinici quotidiani, sicuri e predicibili.

Quali sfide e priorità ritiene centrali per l’endodonzia e per l’attività della SIE nei prossimi anni?

Le sfide future sono affascinanti e complesse, e toccano ambiti diversi ma convergenti verso un unico obiettivo: una terapia semplificata, biologica, conservativa e predicibile.
Una delle prime grandi frontiere è quella della rigenerazione pulpare. Se per anni il nostro obiettivo è stato quello di sostituire il tessuto pulpare infetto o necrotico con un materiale inerte, oggi abbiamo gli strumenti per iniziare a pensare in termini di rigenerazione. I trattamenti di rivascolarizzazione, in particolare nei denti giovani, rappresentano un cambio di paradigma. Non si tratta più solo di chiudere un canale, ma di creare le condizioni perché i tessuti del paziente possano rigenerare, ripristinando la fisiologia e permettendo il completamento dello sviluppo radicolare. La SIE considera questa area di studio e applicazione clinica come una delle priorità per il prossimo futuro non solo per i giovani pazienti ma potenzialmente applicabili anche ai pazienti di età adulta.
Parallelamente, un’altra sfida importante è l’integrazione sempre più profonda tra l’endodonzia e le altre discipline, come la parodontologia e la protesi. Il concetto di “pianificazione inversa” ci impone di pensare al restauro finale ancor prima di iniziare la terapia canalare, e le innovazioni in campo restaurativo, come le endocrown, ci offrono opzioni verosimilmente più conservative per garantire la sopravvivenza a lungo termine del dente trattato. A ciò si aggiunge la digitalizzazione del flusso di lavoro, dalla diagnosi con CBCT e scanner intraorali alla pianificazione del trattamento, fino alle terapie guidate in casi selezionati.
Dobbiamo imparare a capire quando tali approcci possono facilitare il trattamento per rendere le terapie sempre più precise, veloci e minimamente invasive e quando, invece, risultano essere un mero esperimento clinico.
Per queste ragioni, la SIE continuerà a credere nella formazione, nel dialogo con Università, libera professione e aziende e nella divulgazione, con l’obiettivo di guidare i propri soci attraverso queste nuove entusiasmanti frontiere con la competenza e lo spirito critico che ci hanno sempre contraddistinto.

 

Francesco Maggiore

Laureato con lode in Odontoiatria e Protesi Dentaria all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha frequentato il Postgraduate Program in Endodonzia e Microchirurgia Endodontica presso il Department of Endodontics, School of Dental Medicine, University of Pennsylvania, USA. Ha conseguito l’Award per la Miglior Presentazione Clinica (1999) e il Teaching Award per il Contributo all’insegnamento della Microendodonzia e Microchirurgia Endodontica. Dal 1999 al 2002 è stato Assistant Clinical Professor presso il Dipartimento di Endodonzia, University of Pennsylvania, dove dal 2002 ricopre il titolo di Adjunct Clinical Professor. Relatore di argomenti endodontici in Europa, USA e Asia e autore di articoli scientifici su riviste nazionali e internazionali, nel 2002 ha ricevuto il premio per il Miglior Caso Clinico da AIE e nel 2009 il premio Movie Session per il miglior video clinico dalla SIE. Dal 2012 ad oggi ha ricevuto il Premio come Top Endodontic Specialist dal board editoriale della rivista scientifica Focus. Ha insegnato per il Master in Endodonzia presso l’Università di Siena e Firenze. È stato Professore a contratto per il Corso di Perfezionamento in Endodonzia e per il Corso Integrativo di Uso del Microscopio Operatorio in Endodonzia e Chirurgia Endodontica presso l’Università Politecnica delle Marche.
È relatore e socio di AAE, IFEA, ESE, SIE, DGET, socio onorario di SSER e segretario di EFAM. È Presidente SIE per il biennio 2025/2026. Svolge la libera professione in Germania dedicandosi all’Endodonzia e alla Microchirurgia Endodontica.

Francesco Maggiore. Innovare su basi solide - Ultima modifica: 2026-06-17T15:46:56+02:00 da Paola Brambilla
Francesco Maggiore. Innovare su basi solide - Ultima modifica: 2026-06-17T15:46:56+02:00 da Paola Brambilla