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L’odontoiatria rivolta al paziente anziano: un futuro prossimo Free

All’allungamento della vita media dell’individuo non sempre si accompagna una valida qualità di vita. Condizioni patologiche e limitanti possono affliggere gli anziani, provocando importanti ripercussioni anche sulla loro salute orale. Si rende necessario, dunque, un percorso formativo dedicato al paziente anziano in previsione dei prossimi decenni, quando il numero di persone senior da curare in ambulatorio o da seguire al domicilio sarà in netto aumento

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Diabete mellito e parodontite, nuove evidenze sui costi sanitari correlati

Diabete mellito e parodontite hanno tra loro strette correlazioni cliniche, come mostrano diversi studi scientifici. Una recente ricerca, pubblicata su The Journal of the American Association, ne ha indagato questa volta le relazioni sul piano dei costi correlati al trattamento. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori afferenti al Care Quest Institute for Oral Health di Boston.

Diabete mellito, messi al vaglio i costi sanitari

Gli autori della ricerca hanno calcolato i costi sanitari complessivi per paziente nel 2019. Poi, in base alle cure parodontali ricevute da ciascuno, dal 2017 al 2018, hanno osservato le variazioni sui costi intervenuti per la cura del diabete mellito. Per estrapolare i dati e metterli nella giusta relazione, i ricercatori si sono avvalsi della "modellazione lineare generalizzata" e di un "modello logistico sulle covariate". In altre parole, di strumenti statistici avanzati che hanno reso raffrontabili tra loro i dati, al fine di poterne attribuire un significato facilmente comprensibile.

I risultati della comparazione

I ricercatori hanno osservato una chiara e diretta correlazione tra trattamenti parodontali e riduzione dei costi sanitari complessivi. Per gli iscritti alle assicurazioni commerciali, per esempio, la riduzione è stata del 12% rispetto a chi non aveva ricevuto alcuna cura parodontale. Nel gruppo Medicaid, invece, la riduzione si è attestata al 14%. Rispetto ai costi ospedalieri e ai costi per i farmaci, invece, le differenze, pur presenti, non sono state ritenute significative.

Cosa suggerisce questa ricerca

Le implicazioni pratiche di questo studio, condotto peraltro in un Paese con un sistema sanitario molto diverso dal nostro, sono almeno due. La prima riguarda gli aspetti clinici: lo studio rafforza quel che già si conosceva sulle correlazioni esistenti tra diabete mellito e malattia parodontale.

Tuttavia, è il secondo aspetto forse quello più interessante, perché ancora inesplorato. Avere la prova che un trattamento parodontale non solo faccia bene al paziente, ma riduca anche i costi complessivi e ambulatoriali riferibili ai malati di diabete mellito, è un fatto nuovo. Un'opportunità che gli odontoiatri potrebbero cogliere, per esempio per proporsi come nuovi alleati di un Servizio sanitario nazionale, sempre più in difficoltà e alla ricerca di nuovi equilibri.

Candida albicans, le nanoparticelle d’argento potrebbero combatterla

La Candida albicans è un microrganismo spesso associato alla stomatite da protesi. Una ricerca condotta dalla Scuola di Odontoiatria di Bauru, dell'Università di San Paolo, Brasile, ha voluto valutare il potenziale antimicrobico delle nanoparticelle d'argento (Ag NP) associate all'adesivo in polvere per protesi COREGA. I risultati della sperimentazione, per ora condotta in vitro, sono stati pubblicati sul Journal of Dentistry.

La Candida albicans, molto diffusa tra i pazienti anziani con protesi mobile

Gli adesivi per protesi contengono componenti antimicrobici, come esaclorofene, borato di sodio, etanolo e salicilato di sodio che tuttavia hanno un'azione militata contro la Candida albicans. D'altro canto, questo microrganismo trova un terreno ideale per proliferare proprio a contatto con la resina acrilica di cui è costituita sovente la base di una protesi. A fare il resto sono le qualità fisiche di questi dispositivi medici che si presentano con caratteristiche di rugosità, porosità e idrofobicità. Poter disporre di un adesivo in grado di contrastare questo particolare microrganismo, sarebbe di grande aiuto per i pazienti, perlopiù anziani.

I risultati della sperimentazione in vitro 

I test in vitro eseguiti sui campioni di resina hanno confermato l'efficacia delle nanoparticelle d'argento sul controllo del biofilm di Candida albicans. La carica fungina, infatti, così come l'attività metabolica e la massa del biofilm sono risultati sensibili all'antimicrobico abbinato all'adesivo. I risultati migliori sono stati quelli ottenuti abbinando i due componenenti con metodi Turkevich e Glycine max. In questo caso, l'efficacia è durata sino a 12 ore.

L'igiene quotidiana, l'arma ancora più efficace contro la stomatite da protesi

Contro la stomatite da protesi, dunque, l'Ag NP abbinato all'adesivo preso in esame sembra essere un valido presidio preventivo e terapeutico contro la Candida albicans. Ci vorranno però altri studi prima di poter compiere una sperimentazione clinica sull'uomo. Nel frattempo, restano valide le raccomandazioni di sempre. Per evitare l'insorgenza della stomatite da protesi, è necessario verificare che la protesi stessa sia stabile e ben tollerata dal paziente. Ma anche che l'igiene quotidiana sia praticata costantemente e nel modo corretto da parte del paziente o di chi eventualmente se ne prende cura.

ISI, a Milano un convegno sulla salute orale materno-infantile

ISI, Istituto Stomatologico Italiano di Milano, è dal 1908, anno della sua fondazione, in prima linea nella promozione della salute orale. Il 5 e 6 maggio 2023 continuerà a svolgere questa missione. Lo farà però con uno slancio particolare, quello di chi intende "Promuovere e mantenere la salute orale materno-infantile". Che è poi il titolo del convegno, aperto a tutti gli operatori sanitari (8 crediti Ecm) e coordinato da Luigi Paglia, responsabile del Reparto di Odontoiatria materno-infantile dell'ISI, «nato con l'obiettivo», dice, «di promuovere il benessere orale di mamme, neonati e bambini».

Un convegno nato dall'esperienza maturata sul campo

I relatori del convegno promosso dall'Istituto Stomatologico Italiano di Milano, in programma il 5 maggio (14.30-18-30) e il 6 maggio 2023 (9.00-13.00). Da sinistra in alto, in senso orario: Michela Paglia, Stefania De Giorgio, Sara Colombo, Alice Dassi, Luigi Paglia, Riccardo Aiuto, Sergio Morena, Silvia Friuli e Nicolò Carugo (al centro).

Con il suo gruppo di lavoro, costituito da molti giovani odontoiatri (vedi foto), il dottor Luigi Paglia ha ideato questo simposio che nell'arco di due giorni toccherà i temi più importanti dell'odontoiatria materno-infantile. Il nuovo paradigma scientifico che orienta ormai da tempo l'attività di questo reparto dell'ISI, ma anche i più recenti filoni di ricerca che i relatori illustreranno nel corso dell'evento.

L'iniziativa si preannuncia una delle più significative del 2023. Sia per la forte rappresentanza di giovani odontoiatri presenti tra i relatori, sia per l'attualità dei temi trattati che guardano sì al futuro della salute orale, ma anche a quella sistemica.

Dall'odontoiatria infantile all'odontoiatria materno-infantile

I primi mille giorni di vita del bambino comprendono il periodo della gravidanza sino al secondo anno di vita del piccolo paziente. «É in questo lasso di tempo che si determina il destino della salute orale del bambino", spiega Luigi Paglia, "d'altro canto, sono ormai note le relazione tra salute parodontale materna e salute fetale ed è quindi necessaria una presa in carico della futura mamma, sin dalla gravidanza».

«Per questa ragione, in una delle mie relazioni», preannuncia Michela Paglia, «illustrerò le modalità per garantire una salute orale duratura, attraverso le abitudini che si instaurano proprio nei primi mille giorni di vita del bambino».

Un approccio che mira al coinvolgimento dei genitori

Le letteratura scientifica sull'argomento mostra quanto ci sia ancora da fare. «Le giovani madri hanno poche conoscenze sulla salute orale dei loro bambini", dice Riccardo Aiuto, "per questo dobbiamo imparare a coinvolgerle maggiormente. Spiegando loro le criticità che possono presentarsi durante la gravidanza e nei primi anni di vita del bambino".

Ma anche abituando il piccolo paziente ad avere un buon rapporto con la figura odontoiatrica. «E in questo i genitori, insieme, assumono un ruolo fondamentale», spiega Stefania De Giorgio, «in quanto il loro comportamento incide molto sul carattere e sul grado di collaborazione del figlio con l'odontoiatra pediatrico».

La carie precoce, può essere fermata

In Italia la prevalenza di ECC (Early Childhood Caries) è del 3% nei bambini sotto i 2 anni di età, del 6% nei bambini di 3 anni, del 15% nei bambini di 4-5 anni, fino al 44% nei ragazzini di 12 anni. «In qualità di malattia infettiva e quindi con patogenesi microbiologica», dice Sara Colombo, «si può ragionevolmente ipotizzare di bloccare la malattia stessa tramite la prevenzione, che vede la sua massima espressione ed efficacia nei primi anni di vita del bambino e anche prima». Anche di questo si parlerà all'ISI di Milano nel corso del convegno. Oltre che del problema degli zuccheri aggiunti: nemici dei denti, ma anche della salute sistemica. Obesità, diabete, dislipidemia, sindrome metabolica ed epatopatie in età adulta hanno infatti come fattore di rischio principale l'eccessivo consumo di zuccheri.

Il timing, decisivo nella gestione dei traumi e nella prevenzione ortodontica

La prevenzione è tutto, anche in ambito ortodontico, spiegano Sara Colombo e Michela Paglia che concentreranno l'attenzione sui primi anni di vita del bambino (0-71 mesi). Nonché sulle normali fasi dello sviluppo e sui campanelli d'allarme che devono mettere in allerta genitori e professionisti. «Intervenendo precocemente su abitudini viziate o situazioni facilmente risolvibili non appena insorte», sottolineano le due relatrici, «si possono evitare trattamenti più complicati e costosi negli anni successivi».

Anche nella gestione dei traumi dentari i genitori dei bambini devono essere coinvolti attivamente. «In caso di incidente, la cura dei piccoli pazienti è un gioco di squadra», sottolineano Nicola Carugo e Alice Dassi, «e solo con genitori ben informati e professionisti preparati anche un evento stressante come un trauma può essere gestito senza paura e preoccupazioni eccessive».

Laser e sedazione cosciente, due strumenti ideali per i piccoli pazienti

La moderna odontoiatria materno-infantile poggia le proprie basi su questo nuovo paradigma teorico. Ma anche sull'uso di tecnologie avanzate, come il laser e la sedazione cosciente. «I laser offrono una valida alternativa agli strumenti tradizionali», ricorda Silvia Friuli, «soprattutto per la cura di bambini molto piccoli o poco collaboranti. Nel corso del convegno illustrerò le principali applicazioni di questo device. Sia in ambito preventivo e conservativo, sia nella chirurgia e nel trattamento delle patologie orali più comuni del paziente pediatrico».

Sedazione cosciente e anestesia generale nel trattamento del piccolo paziente non collaborante sono invece i temi che tratteranno Sergio Morena e Luigi Paglia insieme. Porteranno la loro esperienza trentennale in questo ambito. «Cerchermo di fornire indicazioni chiare e concrete sui criteri di scelta», spiegano, «sulle caratteristiche e sul diverso approccio terapeutico che queste due forme di anestesia richiedono».

Dieci domande per superare il test più difficile

Per ottenere gli 8 crediti Ecm previsti, i partecipanti dovranno superare il consueto test. Tuttavia quello più ostico è un altro. É dato dai dubbi e dalle perplessità manifestate dalle mamme sul web a cui il professionista non si può sottrarre. Così, per ripassare i temi trattati e trovare le giuste risposte ai principali quesiti, Sara Colombo illustrerà 10 risposte basate sulle attuali conoscenze scientifiche. Quelle che l'odontoiatra deve conoscere. Proprio come le linee guida scientifiche in Odontostomatologia e Chirurgia maxillo-facciale 2023. Le stesse che fanno da cornice a questo evento promosso dall'ISI di Milano con il patrocinio di Fnomceo, Andi, Omceo e Ordine dei Tecnici sanitari di Radiologia medica e delle Professioni sanitarie tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione di Milano-Como-Lecco-Lodi-Monza Brianza-Sondrio.

Per iscriversi al convegno è possibile scrivere a cts@isimilano.eu o visitare la pagina dedicata all'evento, presente sul sito web dell'Istituto Stomatologico Italiano.

 

 

 

 

 

Malattie perimplantari e prevenzione, si può fare di più

Le malattie perimplantari (PID) sono una complicanza dell'implantologia piuttosto frequente. Per questo rappresentano una preoccupazione e non solo per il paziente. Per contrastarle, la strada più efficace è quella della prevenzione. Una recente revisione sistematica, condotta all'interno del Dipartimento di Parodontologia dell'Université Paris Cité, ha tentato di mettere a confronto la prevenzione primordiale con quella primaria. I risultati della ricerca, che ha incluso anche una meta-analisi, sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Periodontology.

Le malattie perimplantari oggetto dello studio

I ricercatori francesi si sono concetrati sulla mucosite perimplantare e sulla perimplantite vera e propria. Ma soprattutto hanno voluto indagare l'efficacia della prevenzione primordiale, cioè quella basata sul controllo dei fattori di rischio. Controllo che dovrebbe avvenire, nei pazienti adulti in attesa di una riabilitazione implantare, prima dell'intervento. Poi, hanno preso in considerazione le azioni di prevenzione primaria nei pazienti già con impianti dentali. Focalizzando l'attenzione sui peri-tessuti implantari, cioè quelli intorno ai quali si ravvisano i segni delle malattie perimplantari.

Come si è svolta la ricerca

La revisione sistematica e la meta-analisi si sono basate sulla letteratura scientifica rintracciata, senza limiti di tempo, fino ad agosto 2022. Gli autori dello studio hanno dunque considerato gli studi interventistici e osservazionali con almeno 6 mesi di follow-up. Le analisi dei dati aggregati sono state condotte avvalendosi di modelli a affetti casuali, in base al fattore di rischio e all'esito.

I risultati della ricerca, per certi versi deludenti

Tra i 48 studi selezionati, nessuno ha valutato gli effetti della prevenzione primordiale sulle malattie perimplantari. Le prove indirette sulla prevenzione primaria, invece, mostrano quanto sia efficacia il controllo dei fattori di rischio nei soggetti già sottoposti all'intervento. Nei pazienti diabetici, per esempio, il controllo glicemico riduce il rischio di perimplantite. Quelli che si sottopongono regolarmente a cure parodontali e peri-implantari si ammalano meno dei pazienti che si mostrano discontinui nelle cure. Anche il successo dell'impianto è correlato alle medesime variabili. I siti implantari con mucosa cheratinizzata perimplantare aumentata (PIKM) mostrano una minore infiammazione perimplantare rispetto ai siti con deficit di PIKM. Gli studi sul fumo o sui comportamenti legati all'igiene orale, invece, secondo gli autori della revisione sistematica, sono stati inconcludenti.

Stripping interprossimale, gli effetti sulla salute della bocca

Lo stripping interprossimale o riduzione dello smalto interdentale (IER) è una procedura di rimodellamento anatomico che riduce appunto la dimensione mesio-distale dei denti permanenti. Uno studio di coorte retrospettivo, condotto dalla Guilan University of Medical Sciences di Rasht (Iran), ha indagato gli effetti di questa metodica sulla salute gengivale. I ricercatori hanno valutato la perdita di attacco clinico (CAL) e il sanguinamento al sondaggio (BOP) in alcuni pazienti ortodontici. Ma anche l'incidenza di carie dopo l'IER con o senza fluoroterapia. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Cureus.

Come si è svolto lo studio sullo stripping interprossimale

I ricercatori hanno preso in esame 90 pazienti ortodontici, poi suddivisi in tre diversi gruppi, in funzione del trattamento ricevuto. Il primo comprendeva i casi di stripping interprossimali eseguiti sui denti mandibolari anteriori. Il secondo gruppo includeva i casi di stripping interprossimale sui denti anteriori mandibolari, ma con applicazione topica di fluoro dopo l'IER. Nel terzo, invece, sono stati inclusi i pazienti che avevano ricevuto un trattamento ortodontico senza però alcuno stripping interprossinale. I ricercatori iraniani hanno così potuto esaminare tutti i casi retrospettivamente, valutando CAL, BOP e incidenza di carie.

Gli effetti dell'IER sulla salute orale

I risultati dello studio retrospettivo sugli effetti della riduzione dello smalto interdentale non lasciano dubbi. Lo stripping interprossimale eseguito sui denti mandibolari anteriori prima del trattamento ortodontico non comporta alcun effetto negativo per i pazienti. L'incidenza di carie, BOP e CAL infatti non aumenta in modo significativo rispetto al gruppo di controllo. Neppure l'applicazione topica di fluoruro dopo l'IER ha effetti rilevanti sull'incidenza della carie.

I limiti di questa ricerca invitano alla prudenza

Lo stripping interprossimale sembra essere una procedura sicura, perlomeno nell'ambito indagato dai ricercatori della Guilan University of Medical Sciences di Rasht. Tuttavia, la ricerca non ha preso in esame tutti gli altri potenziali effetti collaterali dell'IER, come per esempio  la sensibilità postoperatoria e l'accumulo di placca. Di qui la necessità di compiere ulteriori approfondimenti e l'invito alla prudenza. I ricercatori, infatti, suggeriscono di prestare attenzione agli effetti dello stripping interprossimale sugli altri elementi dentali, perché lo studio in oggetto era limitato ai denti mandibolari anteriori.

Il bruxismo nei bambini. Cosa sappiamo realmente? Premium

Arcate dentarie di un paziente serratore in età pediatrica al quale è stata intrapresa la terapia con bite poiché presentava interessamento delle ATM

Il bruxismo è una condizione comune durante l’infanzia, ma tuttora molto dibattuta e non priva di comorbilità. Da questa revisione emerge che la sua gestione richiede un approccio interdisciplinare combinato, che consideri eventuali problemi occlusali, senza trascurare fattori quali personalità, qualità del sonno, ansia e stress

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Il bruxismo nei bambini. Cosa sappiamo realmente?

Arcate dentarie di un paziente serratore in età pediatrica al quale è stata intrapresa la terapia con bite poiché presentava interessamento delle ATM

Domenico Viscuso, DDS, MSc

Marco Storari, DDS

Department of Surgical Science, College of Dentistry, School of Orthodontics, Orofacial pain center, University of Cagliari

 

Il bruxismo è una condizione comune durante l’infanzia, ma tuttora molto dibattuta e non priva di comorbilità. Da questa revisione emerge che la sua gestione richiede un approccio interdisciplinare combinato, che consideri eventuali problemi occlusali, senza trascurare fattori quali personalità, qualità del sonno, ansia e stress

Il bruxismo è un’attività ripetitiva dei muscoli masticatori (MMs) caratterizzata dal serrare o digrignare i denti e/o dal rinforzo o dalla spinta della mandibola(1). Questa definizione è stata recentemente introdotta da un panel di esperti internazionali con il fine di descrivere una condizione comune, ma tuttora molto dibattuta. Problemi dentali, dolore e disfunzioni orofacciali, disturbi neurologici e apnea ostruttiva del sonno sono tutte condizioni legate al Bruxismo (2, 3, 4). Da qui si giustifica ulteriormente l’interesse pragmatico sviluppatosi intorno al bruxismo, soprattutto per identificare i fattori di rischio e cercare di standardizzare la diagnosi e la gestione. Innanzitutto, è necessario sottolineare che esistono due distinte manifestazioni circadiane del bruxismo: il bruxismo del sonno (SB) e il bruxismo della veglia (AB). Il SB rappresenta un’attività fasica o tonica dei MMs durante il sonno, mentre il AB è un’attività degli stessi MMs durante la veglia caratterizzata da contatto dentale ripetitivo o sostenuto e/o da rinforzo o spinta della mandibola1. Tuttavia, entrambi i tipi non possono più essere definiti categoricamente disturbi del movimento in tutti gli individui ma richiedono un inquadramento decisamente più complesso (1). Sfortunatamente, fino ad ora gli autori hanno concentrato la loro attenzione sul bruxismo principalmente nella popolazione adulta e mancano ancora evidenze significative sul bruxismo pediatrico. Inoltre, il SB nei bambini è stato studiato più in profondità rispetto al AB e quindi persiste ancora più scarsità di dati su quest’ultimo. A complicare ulteriormente la situazione vi è il fatto che gli studi disponibili hanno adottato diverse strategie diagnostiche e hanno indagato popolazioni con caratteristiche diverse. Si può dunque sostenere che stime accurate circa le caratteristiche del bruxismo sono difficili nei bambini a livello di comunità. In questo quadro, il nostro obiettivo è fornire una panoramica circa la letteratura sul bruxismo pediatrico e cercare di delineare lo stato dell’arte su questa condizione.

Epidemiologia

Nonostante i tassi di prevalenza del bruxismo nei bambini siano stati oggetto di numerosi studi, un chiaro consenso ancora oggi non è stato identificato. Manfredini et al (5) hanno riportato un’ampia gamma di variabilità nel bruxismo pediatrico, dal 5% al 40,6%. Risultati simili sono stati evidenziati anche da Machado et al. in un’altra revisione sistematica, con un picco fino al 50% (6). Verosimilmente, la grande variabilità dei parametri utilizzati per valutare il bruxismo pediatrico contribuisce a questa confusione. Infatti, approcci diagnostici strumentali e non strumentali riconoscono differenti cut-offs. I primi sono indubbiamente preferibili in quanto più specifici e sensibili, ma i secondi risultano più semplici e pratici sebbene suscettibili di interpretazioni e valutazioni differenti. In questo scenario, infatti, come riportato da Simola P et al, la prevalenza del bruxismo cambia notevolmente quando si studia la frequenza degli eventi (7). Inoltre, poiché la maggior parte degli studi si basa sui rapporti dei genitori, l’educazione dei genitori a riconoscere il serramento e il digrignamento (e la loro frequenza) dei loro figli costituisce un’altra variabile significativa (8).

Le speculazioni sul ruolo dell’età nella prevalenza del bruxismo sono a loro volta ancora dibattute. Tuttavia, sembrerebbe emergere una relazione inversa tra età e bruxismo5. Tale osservazione potrebbe supportare la convinzione comune secondo cui il bruxismo tenda a diminuire spontaneamente con l’età nei bambini. D’altra parte, il ruolo patologico del bruxismo nei bambini dovrebbe essere attentamente studiato poiché la corretta attività dei MMs gioca un ruolo chiave nella crescita e nello sviluppo del massiccio facciale (9).

Carra MC et al hanno ulteriormente confermato tali risultati riguardo al SB, anche se, curiosamente, hanno scoperto che il AB aumenta tra gli adolescenti (10). Tali prove potrebbero invece supportare il ruolo dello stress, delle imposizioni sociali e della paura del fallimento imposte dalla società moderna nella genesi del AB. Inoltre, si potrebbe anche ipotizzare che la diminuzione della prevalenza del SB con l’età sia dovuta a sempre più sporadiche visite notturne dei genitori nelle camerette dei bambini. Inoltre, interpretazioni diverse relativamente al ruolo patologico del bruxismo possono rappresentare altri fattori confondenti nella stima della sua prevalenza nei bambini. Per quanto riguarda il genere, non sembrano esistere differenze significative (11) anche se alcuni studi hanno riportato una maggiore prevalenza nei maschi (12, 13). Allo stesso modo, l’ambiente socioculturale non sembrerebbe essere in grado di influenzare significativamente la prevalenza del bruxismo. Infatti, non sono state evidenziate differenze né quando le città sviluppate sono state comparate a quelle in via di sviluppo (13) né quando sono state confrontate le città e le aree rurali (14).

 

 

Eziologia e fisiopatologia

È stato ipotizzato che molteplici fattori di rischio aumentino la probabilità di sviluppare il bruxismo nei bambini. Mentre il AB è principalmente dovuto a fattori psicosociali, la fisiopatologia del SB appare più complessa e centralmente mediata (15). L’onset dell’attività ripetitiva dei MMs durante il sonno avviene contestualmente a microarousal - cioè il cervello passa dal sonno a stati di eccitamento con un aumento delle attività autonome - ma probabilmente non è direttamente sotto l’influenza della corteccia (16). Tuttavia, esistono ancora molte questioni irrisolte a causa della mancanza di studi, sia negli adulti ma soprattutto nei bambini.

In generale, tra quelli osservati, i problemi del sonno, le abitudini parafunzionali e i fattori psicosociali sono emersi come i fattori più probabilmente associati allo sviluppo del SB pediatrica.

Correlazioni significative tra bruxismo e stati emotivi nei giovani erano state ipotizzate già cinquant’anni fa (17). Questa relazione è stata ulteriormente rafforzata dall’evidenza di un aumento dei livelli urinari di catecolamine nei bambini che presentano bruxismo (18). Gli stessi autori hanno anche riportato un andamento dose-risposta positivo dal momento che il rischio di sviluppare il bruxismo è sembrato aumentare con l’aumento dei livelli di adrenalina e dopamina. Anche i tratti della personalità sembrano essere fortemente associati al SB nei bambini. I bambini con SB hanno infatti dimostrato livelli più elevati di senso di responsabilità e nevroticismo (19). Allo stesso modo, i bambini che vivono in un ambiente familiare malsano, come nei casi di genitori divorziati, sono apparsi più suscettibili a sviluppare bruxismo, a supporto ulteriore del ruolo negativo svolto dall’ansia e dallo stress (19, 20, 21).

Abitudini parafunzionali come mordere oggetti sono state riportate moderatamente associate sia al SB che al AB pediatrico (19, 10). È anche noto che tali comportamenti rappresentano spesso risposte reattive a sottostanti fattori psicosociali nel bruxismo (15).

I bambini con SB e AB hanno riportato disturbi del sonno più frequentemente rispetto a individui altrimenti sani. Dormire meno di 8 ore a notte, risvegli frequenti, lunga latenza del sonno, sonno irrequieto e dormire con la luce accesa o in un ambiente rumoroso aumentano il rischio di SB nei bambini (19, 10). Correlazioni significative tra SB e ben più noti disturbi respiratori del sonno (SDB) – russamento abituale e apnea ostruttiva del sonno –, nonché episodi di ostruzione nasale, sono emerse anche nei bambini e negli adolescenti (22, 23, 24). Inoltre, una forte esposizione al fumo passivo è risultata significativamente associata al SB (19). Al contrario, l’occlusione dentale e la morfologia dello scheletro facciale non sono più considerati fattori di rischio per il bruxismo (15). Anche tra i bambini non è stata dimostrata la plausibilità biologica relativa all’ipotesi di causa ed effetto di tale correlazione (25). In tale scenario, i trattamenti occlusali precoci non sono scientificamente supportati per prevenire o controllare il bruxismo nei bambini.

Pochi studi hanno invece indagato il ruolo della predisposizione ereditaria nel bruxismo. Di recente, è stato scoperto che polimorfismi dei geni coinvolti nel metabolismo della dopamina sono associati al bruxismo nei bambini, vale a dire Dopamine Receptor D2 (DRD2), Ankyrinrepeat and kinase domain containing 1 (ANKK1) and Catechol-O-methyltransferase (COMT) (26). Allo stesso modo, è stato proposto che alcuni polimorfismi nel gene Actinin Alpha 3 (ACTN3), anch’esso positivamente associato al bruxismo negli adulti (27), contribuiscano all’eziologia del bruxismo anche nei bambini (28). Nel complesso, la varianza fenotipica attribuibile alla genetica è emersa decisamente elevata nei bambini (29). È stato anche dimostrato che il bruxismo è un tratto persistente: fino all’86% degli adulti con bruxismo hanno riportato di averne avuto esperienza anche durante l’infanzia (29). Inoltre, i bambini i cui genitori hanno avuto una storia positiva per il bruxismo quando erano bambini sembrerebbero avere 1,8 volte più probabilità di sviluppare il bruxismo (30).

Segni, sintomi e comorbidità

Il bruxismo è caratterizzato da una grande variabilità di segni e sintomi che non sempre vengono identificati contemporaneamente. L’usura dei denti è spesso presente nei bambini con AB e SB19, 10. I denti possono apparire alquanto piatti generalmente sulle superfici incisali e occlusali - le cosiddette faccetta di usura - con un pattern per lo più irregolare (31). Tuttavia, l’usura dei denti non è patognomonica del bruxismo in quanto potrebbe essere solo il segno di digrignamento1. I medici devono essere consapevoli della possibilità di trovarsi di fronte fratture dentali, scheggiature o crepe, fallimento di restauri, allargamento del legamento parodontale, linea alba sulla mucosa geniena, impronte dei denti sulla lingua e lesioni traumatiche(15). È risaputo che esiste una stretta relazione tra bruxismo e disturbi temporo-mandibolari (DTM) negli adulti (15). In effetti, limitazioni funzionali muscolo-scheletriche accompagnano comunemente il bruxismo: ipertrofia, indolenzimento e dolore a carico dei MMs, difficoltà ad aprire la bocca, suoni articolari e/o dolore articolare (32,15). Nonostante il numero limitato di studi, questa correlazione sembra poter essere confermata anche nei bambini e supportata da una plausibilità biologica in quanto i meccanismi del bruxismo sono in qualche modo simili sia negli adulti che nei bambini (15). I bambini con SB e AB tendono a sperimentare una maggiore frequenza di click articolari, affaticamento muscolare e difficoltà a sbadigliare rispetto ai soggetti di controllo (10). In una recente metaanalisi, è emerso che i bambini con bruxismo hanno quasi tre volte più probabilità di sviluppare DTM rispetto agli individui altrimenti sani (OR 2,97, IC 95% 1,72-5,15) (33).

Altrettanto spesso si riscontrano cefalee nei bambini con SB rispetto a soggetti altrimenti sani (10). È stato dimostrato che i bambini affetti da cefalea di tipo tensivo riportano SB molto più frequentemente rispetto ai soggetti di controllo (34). Allo stesso modo, l’emicrania è stata associata a un rischio aumentato di soffrire di disturbi del sonno nei bambini, incluso il SB (35). Tuttavia, la causa ed effetto di tale associazione è ancora dibattuta e deve essere ulteriormente chiarita.

Il SB si associa inoltre di sovente a problemi comportamentali quali il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), sonnolenza e scarsi risultati scolastici (36, 10). I pazienti con ADHD spesso soffrono di disturbi del sonno concomitanti, in particolare SDB (37) e vengono loro prescritti farmaci che tuttavia aumentano il rischio di SB (38). In queste occasioni è utile ricordare che il SB può essere solo un segno secondario. Tuttavia, è stata descritta una stretta connessione tra l’ADHD e altri disturbi del movimento legati al sonno, come la sindrome delle gambe senza riposo (37); per questo motivo un legame diretto tra SB e ADHD non dovrebbe essere trascurato.

L’impatto del bruxismo sulla qualità della vita dei bambini non è stato valutato in modo approfondito e sono emerse controversie. Solo uno studio ha evidenziato che il SB influisce negativamente sulla qualità della vita nei bambini (39). In particolare, l’auto percezione e l’interazione sociale sembravano essere i domini maggiormente coinvolti. Al contrario, altri autori non hanno trovato alcuna correlazione (40).

 

 

Diagnosi

La diagnosi di bruxismo è generalmente complessa e principalmente clinica. Recentemente è stato raggiunto un consenso scientifico internazionale al standardizzare l’approccio diagnostico sfruttando una combinazione di valutazioni strumentali e non (1). Sebbene più fattibili con gli adulti, regole uguali o in qualche modo simili possono essere rilevanti anche per i bambini. Tuttora lo strumento diagnostico più affidabile nei bambini è la segnalazione di digrignamento dei denti da parte di genitori o caregiver (15). Un notevole bias a tal proposito risiede nel fatto che la maggior parte dei bambini dorme lontano dai genitori in quanto è stato dimostrato che i genitori che tengono aperta la porta della camera da letto riferiscono un’incidenza di SB 1,7 volte maggiore nei loro figli rispetto a quelli che la tengono chiusa (30). Questionari o interviste dovrebbero indagare la frequenza e l’intensità di qualsiasi serramento o digrignamento dei denti, sia durante la veglia che durante il sonno. Anche i farmaci assunti e/o potenziali comorbidità, in particolare disturbi del sonno e disturbi psichiatrici, devono essere investigati accuratamente. Ai genitori potrebbe essere chiesto di tenere un diario quotidiano per monitorare il comportamento e le abitudini dei propri figli. Al colloquio orale deve essere tuttavia accompagnato un accurato esame clinico attraverso il quale i medici devono cercare lesioni sui tessuti molli - guance e lingua - e sui denti - usura e fratture. L’ipertrofia dei MMs e i DTM non dovrebbero essere assolutamente trascurati (15), così come la micrognazia, la retrognazia, la macroglossia e l’ipertrofia delle tonsille e delle adenoidi, causa del loro ruolo patogenetico nella genesi dei SDB (41). L’elettromiografia (EMG) è stata proposta come un potenziale strumento per valutare il bruxismo sia durante la veglia che durante il sonno, in questo caso integrati con registrazioni video e audio. Il razionale risiede nel fatto che i risultati dell’EMG sono in grado di mostrare un modello comportamentale plausibile dell’attività dei MMs in termini di frequenza e intensità. Nonostante ciò, esistono ancora molte domande sui cut-off e sull’effettiva interpretazione dei dati, già negli adulti (1). La scarsità di letteratura sui bambini complica ulteriormente la valutazione. Inoltre, va tenuto presente che i bambini tendono a essere poco collaborativi e reticenti a entrare nei laboratori del sonno.

Gestione

Attualmente non esistono evidenze che sostengano alcun tipo di procedura terapeutica per il bruxismo nei bambini (42). Nei bambini il bruxismo può essere considerato un comportamento che deve solo essere seguito nel tempo. Inoltre, dato che nella maggior parte dei bambini si suggerisce che il SB diminuisca progressivamente dopo l’infanzia, la gestione dovrebbe basarsi sull’identificazione della condizione sottostante. Eventuali disturbi del sonno e/o disturbi psicologici devono essere segnalati e gestiti con attenzione. Similmente, quando compaiono segni di danni alle strutture orofacciali, si raccomanda di seguire approcci conservativi.

Tecniche di rilassamento psicologico e muscolare sono risultate efficaci nel ridurre i segni di bruxismo nei bambini di età inferiore ai sei anni (31), ma sfortunatamente l’educazione all’autoconsapevolezza e il biofeedback per controllare il bruxismo possono essere una sfida nei bambini. Allo stesso modo, sebbene ampiamente utilizzati per il trattamento del bruxismo negli adulti, i dispositivi orali (OA) non si sono dimostrati parimenti efficaci nei bambini (42) (Figure 1a-d). Probabilmente la causa risiede nelle preoccupazioni relative alla restrizione che si indurrebbe sulla crescita mascellare.

Nonostante ciò, nei bambini con segni e sintomi gravi di TMD, è stato recentemente suggerito l’uso di un OA con una vite di espansione centrale per consentire di seguire il normale sviluppo dei mascellari (43) (Figure 2a-c). Come sottolineato da Castroflorio T et al (19), le abitudini del sonno possono avere un ruolo rilevante nella patogenesi del bruxismo pediatrico, quindi le misure di igiene del sonno non dovrebbero essere a loro volta trascurate. Inoltre, in caso di diagnosi o sospetto di SDB, dovrebbe essere consigliato un trattamento appropriato.

Infatti, tonsillectomia e adeno-tonsillectomia sono emerse efficaci nel ridurre la frequenza di SB nei pazienti pediatrici (24, 44).

Esiste un numero limitato di prove riguardanti i farmaci usati per controllare il bruxismo. A tal proposito, l’idrossizina è risultata in grado di ridurre il bruxismo nei bambini, probabilmente aumentando la profondità del sonno, rilassando i muscoli e diminuendo l’ansia. Tuttavia, mancano studi a sostegno dell’efficacia e della sicurezza dell’idrossizina per le terapie a lungo termine nei bambini (45, 46).

Alla luce di tale scenario, è raccomandabile un approccio interdisciplinare combinato per gestire il bruxismo e le sue comorbilità nei bambini. Inoltre, la collaborazione dei genitori è inevitabile e assolutamente da ricercare.

Conclusioni

Per concludere, il bruxismo è una condizione comune durante l’infanzia, ma, nonostante ciò, diversi aspetti devono essere ulteriormente studiati. Ciò che deve rimanere al lettore con questa revisione, tuttavia, è l’evidenza che il costrutto sulla natura del bruxismo si è chiaramente spostato dalle convinzioni occlusali a un modello biopsicosociale anche nei bambini. Sonno, personalità, ansia e stress e mal di testa sono i fattori verso i quali devono essere rivolte le domande della ricerca per definire al meglio gli strumenti diagnostici e le strategie di gestione.

 

Abstract
Il bruxismo è un’attività ripetitiva dei muscoli masticatori la cui definizione è in fase di revisione negli ultimi anni. Come negli adulti, nei bambini esistono due diverse forme di bruxismo, della veglia e del sonno. Il bruxismo colpisce dal 5% al 50% della popolazione pediatrica mondiale. I disturbi del sonno, le abitudini parafunzionali e i fattori psicosociali sono emersi come i fattori più probabilmente associati al bruxismo pediatrico. Esiste tuttavia una certa scarsità di dati per quanto riguarda l’approccio e la gestione di questa condizione nei bambini. Lo strumento diagnostico più attendibile rimane il report di digrignamento dei denti da parte dei genitori accompagnato da colloquio orale e da un accurato esame clinico. Non esistono inoltre prove a sostegno di alcun tipo di terapia per il bruxismo nei bambini. La gestione dovrebbe basarsi sull’identificazione della condizione sottostante e sono raccomandabili approcci conservativi. Pertanto, l’attuale revisione esamina la letteratura sul bruxismo nei bambini con lo scopo di delineare lo stato dell’arte su questa condizione.

 

Bruxism in children. What do we actually know?
Bruxism is a repetitive activity of the masticatory muscles whose definition has been under revision in recent years. As in adults, there are two different forms of bruxism in children, awake and sleep bruxism. Bruxism affects 5% to 50% of the world’s pediatric population. Sleep disturbances, parafunctional habits, and psychosocial factors emerged as the factors most likely associated with pediatric bruxism. However, there is still a certain paucity of data regarding approach and management of this condition in children. The most reliable diagnostic tool remains the report of teeth grinding by the parents accompanied by an oral interview and an accurate clinical examination. There is also no evidence to support any type of therapy for bruxism in children. Management should be based on identification of the underlying condition and conservative approaches are recommended. Therefore, the current study reviews the literature on bruxism in children with the aim of outlining the state of the art on this condition.

 

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Corrispondenza: d.viscuso@libero.it

LM-ErgoSense®: una combinazione di ergonomia ed efficienza

LM-Dental™ nasce nel 1973 e, sin da subito, si differenzia per la sua innovativa ricerca e sviluppo di strumenti odontoiatrici manuali ad alto contenuto tecnologico.
Grazie all’innovativo design dei prodotti e a una tecnologia di produzione all’avanguardia, LM™ è il produttore di strumenti manuali in maggior crescita in Europa e leader assoluto di mercato in tutti i Paesi Nordici, con oltre l’80% della produzione che viene esportata nel mondo.
Con l’obiettivo di ascoltare e cogliere giorno dopo giorno le esigenze dei professionisti, LM™ ha ideato degli strumenti manuali unici nel loro genere. Tra le caratteristiche più all’avanguardia troviamo: il manico più spesso, la forma ottimizzata, la superficie elastica, la leggerezza e la codifica a colori.

In questo senso, gli strumenti LM™ sono leggeri e con una forma affusolata e rotonda, il che porta il professionista a esercitare una minor carica muscolare durante l’intervento. Inoltre, l’impugnatura elastica e antiscivolo garantisce una presa più sicura e, allo stesso tempo, più sensibile.

La linea LM-ErgoSense®, pur rivolgendo l’attenzione all’ergonomia, non perde di vista la qualità elevata e il design raffinato, riconfermandosi ulteriormente innovativa e unica nel suo genere.

 

Considerato il miglior strumento manuale

Come rivelato in diversi studi scientifici, l’impiego di un’impugnatura veramente ergonomica non viene mai sufficientemente valorizzato e, a lungo andare, l’utilizzo di strumenti tradizionali portano gli operatori sanitari a soffrire di disturbi professionali, come infiammazione, gonfiore e irrigidimento del polso e un aumento della pressione nel tunnel carpale.
Nello specifico, LM™ ha condotto uno studio scientifico presso la FIOH – Finnish Institute of Occupational Health – dove ha invitato dei professionisti a usare strumenti di diversi brand per capire quale fosse il marchio preferito dai partecipanti.
In questa occasione, i ricercatori li hanno invitati a simulare il lavoro alla poltrona e, tramite dei sensori muscolari, hanno rilevato la pressione esercitata da ciascuno con i diversi strumenti.
Oltre al risultato medico-oggettivo, è stata evidente anche la soddisfazione soggettiva dei partecipanti nell’usare gli strumenti ergonomici LM™ rispetto agli altri marchi.

 

 

 

Riabilitazione degli elementi diatorici con tecniche adesive metal free

Viene presentata una procedura di ritrattamento che ha previsto l’utilizzo di materiali compositi e tecniche adesive per sostituire vecchie otturazioni in amalgama. Questo case report mostra come sia possibile restituire al paziente estetica e funzione

 

Gianfranco Roselli
Odontoiatra, Specialista in Ortodonzia, Odontoiatra consulente presso Ospedale Generale Regionale “F. Miulli”, Acquaviva delle Fonti (BA)

Trifone Lorenzo Bruno
Pregradated student of Dental Medicine of Titu Maiorescu University

Nicola Francesco Bruno
Odontotecnico presso Centro Dentale Bruno, Adelfia (BA)

 

La ricerca della tecnica restaurativa ideale è uno dei punti focali su cui si è concentrata l’odontoiatria moderna nell’ultimo decennio. L’introduzione delle nuove resine composite ha segnato il passaggio dall’era in cui amalgama e metalli sembravano essere le migliori soluzioni di restauro possibili. Oggi le esigenze del paziente e del clinico sono nettamente cambiate: le parole chiave sono estetica e funzione, cui si aggiungono velocità di esecuzione e ridotti tempi di ricostruzione. Spesso l’odontoiatra si trova a intervenire su vecchi restauri e ad agire per risolvere problematiche riferite alla presenza di carie secondarie. Tra i casi più frequenti vi sono i ritrattamenti di restauri in amalgama che, per la loro incompleta sigillatura degli spazi intracoronali, possono compromettere la resistenza e anche la vitalità del singolo elemento.

L’amalgama dentale è un materiale da restauro composto da una lega metallica contenente argento, stagno, rame e mercurio. Il suo utilizzo in odontoiatria restaurativa si è notevolmente ridotto poiché l’amalgama presenta diversi svantaggi:

  • necessita di una preparazione cavitaria con ritenzioni meccaniche;
  • richiede un maggiore dispendio in termini di superfici utilizzate e favorisce un’anatomia meno conservativa della cavità;
  • comporta maggiore tossicità legata alla presenza di leghe metalliche;
  • presenta maneggevolezza ridotta;
  • offre resa estetica inferiore.

Per andare incontro alle richieste dei pazienti che presentano vecchi restauri in amalgama, oggi è possibile ricorrere alle nuove tecnologie adesive, che consentono di rimediare ai danni creati nel passato a favore di una tecnica metal free bio-compatibile, esteticamente e funzionalmente corretta. Per il clinico e l’odontotecnico diventa possibile superare i limiti legati alla scarsa maneggevolezza del metallo e ripristinare al meglio le funzioni masticatorie. I restauri coronali parziali, fresati o pressati, sono un esempio concreto della versatilità delle procedure adesive.

Nel caso qui riportato, è stato utilizzato un composito pressato. Quest’ultimo differisce dal classico composito sia per tecniche di shaping sia per resistenza, con i seguenti vantaggi:

  • valori fisici eccellenti della resistenza alla flessione e all’abrasione, poiché mediante la compressione non si rischiano deformazioni da contrazione di polimerizzazione;
  • nessun trattamento termico necessario;
  • ottima lucidatura e possibilità di riparazione;
  • ideale anche in caso di bordi sottili;
  • tecnologia nanoibrida.
  • diverse tipologie di colore e translucenza.

 

Caso clinico. Materiali e metodi

Alla nostra attenzione si presenta un paziente di 47 anni, con restauri multipli e processi cariosi in corso nel terzo e quarto settore in corrispondenza degli elementi diatorici (Figura 1). Dall’anamnesi si evince ipersensibilità al freddo nel settore posteriore; il paziente chiede inoltre di eliminare gli inestetismi causati dalle ricostruzioni in amalgama.

 

1. Panoramica degli elementi diatorici coinvolti

L’esame obiettivo riscontra diversi ingrigimenti sulla dentina, che risulta pigmentata dall’amalgama (1). Gli elementi 3.7 e 3.6 presentano carie secondarie da restauro in amalgama con infiltrazione occluso-prossimale con interessamento pulpare (1) (Figure 2a-b).

 

 

Gli elementi 4.6 e 4.7 sono interessati da carie secondarie da infiltrazione, il 4.7 con interessamento pulpare (Figure 3a-b).

 

 

I principali obiettivi del trattamento richiesto dal paziente sono il ripristino delle funzioni masticatorie, l’eliminazione della sensazione sgradevole legata all’ipersensibilità e il rinnovo dell’estetica. Al primo esame radiografico, che conferma la diagnosi, segue il piano di trattamento.

Settore 3

Si riscontra la presenza di una lesione di II classe mesiale a ridosso dell’elemento 3.7 e distale al 3.6, estesa su tutta la superficie emi-coronale al di sotto del restauro in amalgama. Prima di iniziare la terapia, si effettua anestesia tronculare con mepivacaina e si procede all’isolamento dell’elemento con un foglio diga e clamp ritentivo 8a2. Si effettua la pulizia della cavità in maniera mini-invasiva con l’ausilio di una fresa a pallina diamantata a gambo lungo e di una fresa tronco-conica, preservando le strutture non compromesse e abbattendo quelle non sostenute (Figure 4a-b).

 

 

Una volta guadagnato l’accesso alla camera pulpare, i canali vengono sagomati utilizzando la sequenza Protaper Gold (Dentsply-Sirona, Charlotte, North Carolina), irrigati con ipoclorito di sodio attivato con tecnica “termo-ultrasonica” e otturati tramite Guttacore (Dentsply-Sirona, Charlotte, North Carolina) (Figure 5a-b).

 

 

 

Settore 4

A carico dell’elemento 4.6 si evidenzia una lesione di II classe distale molto estesa a livello del margine cervico-prossimale in presenza di un trattamento endodontico incongruo3. Dopo le varie fasi diagnostiche (la rx rivela la presenza di tre canali sagomati in precedenza) si procede alle fasi operatorie. Effettuata un’anestesia di tipo tronculare con mepivacaina, si effettua il posizionamento del sistema diga mediante clamp 8a. Si continua con una fresa a pallina diamantata a gambo lungo a grana media, che consente l’eliminazione dei vecchi restauri in amalgama, mentre con una fresa a pallina multilama in carburo di tungsteno si rimuove la guttaperca compattata all’imbocco dei canali. Infine, con una fresa cilindrica-troncoconica diamantata a grana fine si prepara l’accesso al pavimento della camera pulpare. Localizzati i tre canali e constatata l’assenza di eventuali canali accessori, si procede alla rimozione della vecchia otturazione canalare2. Il ritrattamento e lo shaping canalare vengono effettuati mediante l’ausilio di strumenti rotanti (Protaper Retreatment, Dentsply Sirona, Charlotte, Carolina del Nord, Stati Uniti), Solvente GPR (Ogna, Muggiò, Italia) e manipolo con rivelatore apicale integrato:

  • D1 (30/.09),300 rpm
  • D2 (25/.08)300 rpm
  • D3 (20/.09)300 rpm.

Conclusa la fase di alesatura dei canali, si possono determinare WL (working land) e D (diametro).
Prima delle fasi di chiusura dei canali si procede all’irrigazione finale con tecnica 3D termo-ultrasonica per l’attivazione degli irriganti (NaoCl), alternandoli ad agenti chelanti allo scopo di eliminare la presenza di smear layer dai tubuli dentinali (EDTA).
Asciugati i canali con coni di carta, si procede con le fasi di chiusura del canale mediante tecnica di compattazione verticale termo-assistita con fonte di calore continua a 300°C4 (Figure 6a-b).

 

 

Particolare attenzione è stata dedicata alle fasi di isolamento, tenendo conto della necessità di rilocare il margine cervicale dell’elemento: è stato posizionato un gancio di tipo 8a. Una matrice di tipo Tofflemire viene inserita per delimitare la nuova posizione del margine, favorendo maggiore visibilità prossimale. Un cuneo ha aumentato lo spazio interdentale e sospinto cervicalmente la diga (push down) da ambedue i lati prossimali dell’elemento. L’elemento 4.7, non presentando alcuna possibile patologia pulpare, viene sottoposto alle fasi protesico-restaurative (5) (Figura 7).

 

7. Fase di build up e preparazione della superficie di 4.7

 

Build-up e preparazione

Al termine delle terapie canalari è stata eseguita la valutazione della struttura dentale sana, tenendo conto degli spessori di tessuto smalto e dentale residuo e dei fattori strutturali centrali (dentina interassiale/tetto della camera pulpare) e periferici (creste marginali/residuo cuspale amelodentinale).
La preparazione dello strato ibrido di adesione ha incluso due fasi:

  • mordenzatura effettuata con total etch per 30 secondi con acido ortofosforico al 37,5% in modo da eliminare gli strati superficiali di smear layer prodotti durante le fasi di preparazione cavitaria (6);
  • fase adesiva: dopo attento lavaggio del campo operatorio si procede al posizionamento dell’adesivo self etch che, a seguito di una dispersione mediante aria compressa, viene polimerizzato per circa 20 secondi. Dopo la polimerizzazione, viene posizionato un primo sottofondo di composito flowable per passivare i sottosquadri creati durante le fasi di preparazione.

Per questi elementi si sceglie un restauro di tipo indiretto a causa dello spessore delle pareti, inferiore ai 2 mm7. La scelta meno invasiva consiste nel salvaguardare la struttura residua mediante intarsio in composito.

Lo strumentario utilizzato include:

  • fresa diamantata tronco-conica a punta arrotondata/piatta;
  • fresa diamantata a fiamma grana grossa;
  • fresa a fiamma in carburo di tungsteno;
  • fresa diamantata a fiamma grana media8.

Mediante fresa troncoconica diamantata a grana fine viene creato un primo box interprossimale che durante la cementazione possa fungere da guida per l’inserimento del restauro (9).
Sempre con l’ausilio di fresa troncoconica viene creata una giunzione tra la superficie prossimale e la parete assiale verticale per ottenere una corretta chiusura del restauro.
Un ulteriore aiuto per la buona riuscita delle chiusure sul cerchiaggio è rendere le pareti perpendicolari tra loro, formando un angolo di 90 gradi circa e rilasciando uno spessore di 2 mm tra preparazione e futuro restauro10. Per garantire la resistenza strutturale del futuro restauro viene effettuata una riduzione occlusale sulla superficie della cuspide con spessore inferiore ai 2-3 mm.
Questo accorgimento permette alla preparazione di mantenere come fattore centrale una buona porzione di dentina non compromessa accompagnata da fattori periferici (i residui cuspali).
Infine, mediante fresa cilindrica diamantata a grana fine viene eseguito uno chamfer a 90 gradi sopragengivale11 (Figure 8a-b).

 

 

Laboratorio

Trasferita l’impronta (Figure 9a-b), il tecnico provvederà alla colatura con un gesso tipo 4 del modello master. Dopo l’inserimento in articolatore a valori medi, si procede al montaggio del mascellare superiore. In seguito, il tecnico fornirà il wax-up (Figure 10a-b) definitivo del restauro, che verrà finalizzato con tecnica monolitica di pressatura del composito in muffola (12) (Figura 11).

 

A questo punto il restauro viene riposizionato su un modello di controllo, dove viene definito il primo check articolare con controllo degli spazi interprossimali in modo da rendere agevole l’inserzione in situ del restauro (Figure 12a-b).

 

12a. Restauri completati
12b. Restauri completati

 

Cementazione

Durante la seduta successiva avviene la fase di cementazione mediante isolamento del campo operatorio con diga in gomma e con l’inserimento di uncino 8A.
Dopo sabbiatura con ossido di alluminio 50 micron della superficie dell’elemento interessato si procede con la fase di mordenzatura e bonding (self etch) (13).
La fase di bonding viene eseguita anche sulla superficie interna del restauro così da incrementarne il potenziale adesivo (Figure 13a-d).

 

 

La cementazione vera e propria viene eseguita tramite l’utilizzo di un cemento a polimerizzazione duale posizionato su entrambe le superfici attive (Variolink Ivoclar, Schaan, Liechtenstein) (14). Inserito attentamente il restauro, con l’aiuto di un otturatore a pallina, si esercita un movimento compressorio intermittente sulla zona del solco principale dell’intarsio in modo da favorire la fuoriuscita del cemento in eccesso (Figure 14a-e).

 

 

Dopo una polimerizzazione di cinque secondi, gli eccessi coronali vengono rimossi con una spatolina, mentre quelli interprossimali vengono eliminati con l’ausilio di un super floss. Infine, viene effettuata un’ultima polimerizzazione con glicerina per consentire l’eliminazione dei radicali liberi dal restauro (15). Dopo check di articolazione e lucidatura con pasta all’ossido di zirconio e radiografia di controllo il paziente può essere dimesso16 (Figure 15a-c).

 

 

Il paziente si dice soddisfatto del risultato in quanto, dopo la rimozione dell’amalgama, le richieste estetiche e funzionali sono state esaudite (Figura 16).

 

16. Restauro concluso

 

Discussione e conclusioni

I nuovi compositi nanoibridi, grazie al connubio di traslucenza ed elasticità, riescono a combinare estetica e funzione; la loro versatilità e adattabilità li rende il gold standard per la maggior parte degli interventi conservativo-protesici.

Abstract

È stato preso in esame un caso clinico con la necessità di riabilitare più elementi dentari utilizzando restauri parziali in composito con tecnica monolitica per onlay a seguito della rimozione di vecchi restauri in amalgama dagli elementi diatorici.
Materiali e metodi. Il caso presenta elementi con restauri incongrui in amalgama e recidive cariose con interessamento pulpare (eccetto il 4.7). Le ricostruzioni sono state sostituite da un onlay in composito mediante monolithic method nel rispetto delle funzioni occluso-gnatiche del paziente.
Risultati. Gli elementi sono stati ricostruiti, recuperando estetica e funzione del settore latero-posteriore destro.
Conclusioni. La strategia di ripristino degli elementi diatorici mediante tecnica metal free ha reso possibile il conseguimento degli obiettivi prestabiliti. L’utilizzo dei compositi ha permesso di sfruttare tutte le superfici dentali in maniera mininvasiva, preservando i tessuti.

 

Rehabilitation of the posterior elements with metal free adhesive techniques
A clinical case was examined with the need to rehabilitate several dental elements using partial restorations in composition with the monolithic technique for onlays following the removal of old amalgam restorations from the posterior elements.
Materials and methods. The case presents elements with incongruous amalgam restorations and carious recurrences with pulpal involvement except for 4.7. The reconstructions were replaced by a composite onlay using a monolithic method respecting the occlusal-gnathic functions of the patient.
Results. The elements were reconstructed, recovering the aesthetics and function of the right latero-posterior sector.
Conclusions. The restoration strategy of the posterior elements using the metal free technique has made it possible to achieve the pre-established goals. The use of composites has made it possible to exploit all the dental surfaces in a minimally invasive way while preserving the tissues.

 

Bibliografia

1. Roselli G, Carbonara F, Re A, Bruno GA, Agea A. Estetica e funzione in protesi adesiva: restauri coronali parziali in composito-case report. Il Dentista Moderno 2019 10:62-75.

2. Roselli G, Re A, Carbonara F, Bruno GA. Validità estetica e funzionale dei restauri coronali parziali in composito: caso clinico. Dental Cadmos 2017 June 85;360-369;

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4. Pettini F, Corsalini M, Savino M, Sibio G, Pellegrino M, Roselli G, Mininno A, Di Venere D. Assessing diode laser efficacy in the treatment of dentinal hypersensitivity. Minerva Stomatologica -Vol. 63, April 2014, Suppl. 1 al Number 4;

5. Pettini F, Di Venere D, Lacarbonara V, et al. Fragment tooth reattachment: different techniques. Minerva Stomatologica Vol. 63, April 2014, Suppl. 1 al Number 4;

6. Pettini F, Corsalini M, Savino M, et al. Profilometric analysis of composite materials (microfilled, nanofilled and silorane) after different finishing and polishing procedures. Minerva Stomatologica 2014 Vol. 63, April, Suppl. 1 al Number 4.

7. Larson TD, Douglas WH, Geistfeld RE. Effect of prepared ca- vities on the strength of teeth. Oper. Dent. 1981 6(1):2-5.

8. El-Mowafy OM. Fracture strenght and fracture pattern of maxillary pre- molars with approximal slot cavities. Oper Dent 1993 4:160-6.

9. Caron GA, Murchinson DF, Cohen RB, Broome JC, Resistance to fracture of teeth with various prepa- rations for amalgam. J. Dent. 1996 6:407-10.

10. Reeh SH, Messer HH, Douglas WH. Reduction in tooth stiffness as a result of endodontic and restorative procedures. J. Endodont. 1989 15:512-6.

11. Touati B, Miara P, Nathanson D. Estetica dentale e restauri in ceramica, Masson, 2000

12. Anderlini G. Moderni orientamenti per la restaurazione dentale, Edizioni Martina, Bologna, 1995, vol. 2, 6:594-604.

13. Linn J, Messer HH. Effect of restorative procedures on the strength of endodontically treated molars. J. Endod. 1994 Oct 20 (10):479-85.

14. Panitvisai P, Messer HH. Cuspal deflection in molars in relation to endodontic and restorative procedures. J. Endod.1995 Feb;21(2):57-61.

15. Sakaguchi RL, Brust EW, Cross M, Delong R, Douglas WH. Independent movement of cusps during occlusal loading. Dent. Mater. 1991 7(3):186-90.

16. Fichera G, Dinapoli C, Re D. Restauri estetico-adesivi indiretti: modello per diagnosi di configurazione cavitaria. Il Dentista Moderno 2003, 2: 21-57.

Corrispondenza: trifonebruno99@gmail.com

 

L’Academy of Laser Dentistry si riunisce a Dallas in primavera per il 30° anniversario

L'Academy of Laser Dentistry (ALD), dopo oltre due anni di assenza forzata, torna a riunirsi col prossimo congresso annuale. L'occasione giusta per celebrare anche i primi 30 anni di vita dell'ALD, nata nel 1993 dalla fusione dell'Accademia Internazionale di Odontoiatria Laser, dell'Accademia Nordamericana di Odontoiatria Laser e dell'Accademia Americana di Odontoiatria Laser.
Il congresso si svolgerà a Dallas, in Texas, dal 21 al 22 aprile 2023 presso l'Hilton Dallas-Plano-Granite Park, con una giornata preliminare (giovedì 20 aprile 2023) dedicata alla certificazione ALD.

Un'occasione preziosa per i cultori del laser

«I relatori e i partner del settore», dice Gail Siminovsky, direttore esecutivo di ALD, «sono entusiati all'idea di tornare al nostro incontro annuale. Dentisti ed igienisti potranno condividere le proprie esperienze d'uso del laser e di altri dispositivi utili per la cura del paziente, ma anche per la redditività dello studio».
Secondo Siminovsky, il laser è un device che rende più «gentile e delicata» l'odontoiatria, per questa ragione i professionisti che abbracciano questa tecnologia sono, per così dire, «al di sopra degli altri».

Un programma ricco di contenuti

Tra i temi che saranno affrontati nel corso del congresso ALD 2023, intitolato «Laser per il successo della pratica», spicca la terapia PBM per il sollievo dal dolore e una guarigione più rapida, l'uso del laser nelle pratiche di igiene e nella medicina del sonno. I relatori parleranno anche delle tecniche per il trattamento dei tessuti molli e dell'integrazione del laser con altri dispositivi di alta tecnologia. Il programma, tutto orientato alla pratica, prevede anche un aggiornamento sulle ultime novità e un'analisi sulla redditività del laser nell'attività odontoiatrica

TED Talk, tavole rotonde e certificazione ALD

Il programma ALD 2023 è ricco di contenuti, dunque, ma non trascura neppure la forma. Le mattinate di venerdì e sabato saranno dedicate a sessioni in stile TED Talk e tavole rotonde. I consueti workshop pomeridiani, invece, consentiranno di metter in contatto i partner del settore con gli odontoiatri e gli igienisti, con sessioni pratiche. Infine, la giornata di giovedì 20 aprile 2023 sarà riservata alla certificazione ALD, con un programma ad hoc pre-conferenza. Per altri dettagli, è possibile consultare il sito web di ALD, all'indirizzo LaserDentistry.org.

 

Il lungo viaggio dell’odontostomatologo

La Legge 409/85 ha messo a dura prova la perseveranza e la tenacia dei Dentisti, Medici Chirurghi. Oggi la Cassazione ripara, se possibile, anni di incertezze, riconoscendo loro un diritto finora negato.

A dispetto della ridondanza del nome, l’odontostomatologo sa di essere una professionalità da tutelare, come un Highlander o, absit iniuria verbis, un panda del WWF. È colui che ha rischiato, per mere questioni anagrafiche, di vedere infranti i propri sogni e vanificati sudati anni di studi. Annotazioni, sentenze della Corte costituzionale… a conclusione di un periodo agitato da moti indipendentisti e caratterizzato da una nuova consapevolezza del sé, i Medici Chirurghi Odontostomatologi finalmente hanno potuto essere accolti nel nuovo Albo costituito.
Non restava che conquistare anche l’ultimo tassello del puzzle per poter definitivamente chiudere la questione.
Da decenni ormai, con alterna fortuna, ci si lamenta della mancata remunerazione da parte dello Stato italiano delle scuole di specializzazione frequentate prima del 2003; tra queste, l’Odontostomatologia non solo non era remunerata, ma era perfino esclusa, in quanto non espressamente menzionata dalle Direttive CEE di riferimento.

Specializzazione e equo compenso

“Con sentenza resa in data 19/6/2019, la Corte d’appello di Roma ha confermato la decisione con la quale il giudice di primo grado ha rigettato la domanda proposta da A.A. per la condanna della Presidenza del Consiglio dei Ministri al risarcimento del danno da tardiva trasposizione di direttiva comunitaria in relazione alla mancata remunerazione del ricorrente in ragione dell’avvenuta frequentazione del corso di specializzazione universitaria in “Odontostomatologia” frequentato dall’anno accademico 1989/90; a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha evidenziato come il corso di specializzazione in Odontostomatologia non fosse più incluso, per effetto delle direttive comunitarie 78/686 e 78/687, negli elenchi previsti dalla disciplina comunitaria ai fini della remunerazione dei relativi frequentanti, con la conseguente radicale infondatezza della pretesa risarcitoria avanzata da A.A..

Il ricorso per cassazione

Avverso la sentenza del giudice d’appello, A.A. propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo d’impugnazione; il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione delle norme di diritto di cui alle direttive CEE n. 78/686 e n. 78/687, successivamente recepite con la L. n. 409 del 1985 istitutiva dell’albo degli odontoiatri, per avere la corte territoriale erroneamente omesso di rilevare come la specializzazione in Odontostomatologia conseguita dall’istante non fosse stata affatto esclusa, per effetto delle fonti normative indicate nella sentenza impugnata, dal novero delle specializzazioni idonee a legittimare il diritto all’equa remunerazione in favore dei relativi frequentanti, essendo stata peraltro riconosciuta da diversi Paesi dell’Unione Europea, con la conseguente integrazione del presupposto previsto dall’art. 7 n. 2 della direttiva CEE 75/362, che riconosce il diritto al conseguimento dell’equo compenso ai medici che hanno conseguito una specializzazione riconosciuta in due o più Stati membri”.

L’art. 7 n. 2 della direttiva CEE 75/362 riconosce il diritto all’equo compenso ai medici che hanno conseguito una specializzazione riconosciuta in due o più Stati membri

Una bizzarra Confusione di termini

Il motivo era ritenuto fondato. “Osserva il Collegio come, secondo l’indirizzo consolidatosi nella giurisprudenza di questa Corte, in tema di ristoro del pregiudizio da inadempimento dello Stato italiano agli obblighi comunitari, competa il diritto al risarcimento del danno ai medici che abbiano frequentato senz’adeguata remunerazione scuole di specializzazione post lauream in Odontostomatologia sulla base di un’iscrizione anteriore alla data di entrata in vigore della L. n. 14 del 2003, atteso che solo a seguito delle modifiche, apportate dall’art. 13 di detta legge, alla L. n. 409 del 1985, art. 1 è stato interdetto l’esercizio della professione di dentista ai laureati in Medicina, richiedendosi il conseguimento della laurea in Odontoiatria, e considerato che l’ordinamento comunitario con le direttive CEE n. 75/363, n. 75/362 e n. 82/76 in materia di retribuzione della formazione dei medici specializzandi - aveva riconosciuto il diritto all’adeguata rimunerazione a tutti coloro che avessero frequentato scuole di specializzazione in Stomatologia, materia che in Italia, per espressa previsione della richiamata direttiva CEE n. 75/362, equivaleva alla Odontostomatologia”.

Questo il passaggio focale: la Stomatologia è l’Odontostomatologia!

La diversità del termine utilizzato è dipesa dalla necessità di convogliare le singole realtà nazionali in un unico testo comunitario. Compreso questo, tutto rientra nella normalità delle cose. Ancora: “come osservato nei precedenti richiamati, quando vennero introdotte le direttive CEE n. 78/686 e n. 78/687, in Italia era consentito esercitare la professione di dentista ai laureati in medicina: poiché l’Istituzione di un apposito corso di laurea e di un autonomo ordine professionale avrebbe richiesto un considerevole lasso di tempo, all’Italia vennero assegnati sei anni dalla notifica delle direttive per adeguare il proprio ordinamento; l’Italia adempì tale obbligo con la L. n. 409 del 1985, che introdusse il sistema c.d. “del doppio binario” (art. 1); in base a tale sistema, l’esercizio della professione di dentista era consentito tanto a coloro che avessero conseguito la laurea in Odontoiatria e superato l’esame di Stato, quanto a coloro che avessero conseguito la laurea in Medicina e poi un diploma di specializzazione “in campo odontoiatrico”; questo sistema, comunitariamente illegittimo, rimase in vigore per 18 anni, e cessò perché l’Italia venne condannata dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea per violazione delle direttive CEE nn. 78/686 e 78/687 (Corte giust. 29.11.2001, in causa C-202/99).
Per effetto di tale decisione venne introdotto (L. 3 febbraio 2003, n. 14) l’art. 13 il quale, modificando della L. n. 409 del 1985 il suddetto art. 1, adeguò il nostro ordinamento a quello comunitario, consentendo l’esercizio della professione di dentista solo a quanti avessero conseguito la laurea in Odontoiatria.
Di qui l’anticipata conclusione; detto in altri termini, altro è la normativa comunitaria afferente all’istituzione del corso di laurea in Odontoiatria, altro è la previsione, sussistente sempre a livello comunitario, del corso di specializzazione in Odontostomatologia che, nella ricorrenza anche degli altri presupposti normativi ratione temporis applicabili, legittima la spettanza qui in discussione”.

A velocità costante

“Senza fretta, ma senza tregua” diceva il marito di Anna Karenina nell’affrontare le piccole incombenze quotidiane. Pare sia stato questo il motto anche dei nostri Dentisti che, tutt’altro che remissivi, hanno tenacemente lottato per poter continuare a esercitare serenamente la Professione. Passo dopo passo, a velocità costante, l’Odontostomatologo è riuscito non solo a trovare posto tra gli “esordienti” Odontoiatri, ma anche a recuperare una specializzazione che un burocrate italiano, per un difetto di traduzione, aveva sulle carte sbadatamente cancellato.

 

Ipodonzia, le informazioni in rete sono scadenti, andrebbero migliorate

L'ipodonzia o agenesia parziale è una condizione clinica che preoccupa molto i genitori dei piccoli pazienti. Per questa ragione, anche dopo aver ricevuto le informazioni del caso direttamente dal proprio odontoiatra, sovente sentono la necessità di documentarsi in rete per approdondire il tema. Ma quanto sono davvero attendibili le notizie reperibili in rete su questa anomalia? Lo ha voluto verificare uno studio condotto dall'Institute of Dentistry del Queen Mary College di Londra, ora disponibile sul Journal of Orthodontics dove è stato recentemente pubblicato.

Cosa cercano i pazienti in rete

Dopo aver ricevuto la diagnosi, per chiarire i dubbi e le paure che l'ipotondozia può suscitare, i genitori dei piccoli pazienti interrogano il web. I termini più utilizzati per raccogliere informazioni sono "denti mancanti" o "cura dei denti mancanti", ma anche "informazioni e trattamento sui denti mancanti" solo per citarne alcuni. Proprio come i pazienti, attraverso i principlai motori di ricerca, anche i ricercatori hanno interrogato la rete. Per poi valutare 48 siti web, ritenuti i più pertinenti degli oltre 1700 inizialmente individuati ma poi scartati.

I siti web più visitati non sono i più attendibili

Quel che è emerso dalla ricerca deve far riflettere gli addetti ai lavori, liberi professionisti ed associazioni e società scientifiche. Innanzitutto, non sembra esserci alcuna relazione tra il posizionamento di un sito web su motore di ricerca e la qualità delle informazini in esso contenute. Poi, i siti web migliori sono difficilmente raggiungibili. Perché utilizzano termini tecnico-scientifici, dunque specialistici, che il grande pubblico non conosce e mai digiterà sulla tastiera. In generale, la qualità e l'affidabilità delle informazioni presenti su internet, riguardanti l'ipodonzia, sono tendenzialmente scarse e andrebbero migliorate.

L'ipodonzia, spiegata male come il trattamento canalare

Il livello di qualità ed attendibilità delle informazioni presenti in rete sull'ipodonzia ricordano quelle sul trattamento canalare, analizzate  dalla  School of Dentistry della University of Central Lancashire (UK). In quest'altro studio, pubblicato sul Journal of Endodontics, i ricercatori avevano valutato la qualità dei filmati, nonché le informazioni in essi contenute e trasmesse al pubblico. Giungendo, più o meno, alle medesime conclusioni. Gli addetti ai lavori dovrebbero impegnarsi di più, per rendere le informazioni medico-scientifiche pubblicate in rete precise e puntuali, ma soprattutto accessibili e facilmente rintracciabili.

Carie occlusale, rilevabile anche sulle immagini 3D

La carie occlusale può rappresentare un problema per il clinico. Il suo rilevamento può risultare ostico in presenza di placca dentale oppure di difetti dello sviluppo, ma anche se l'illuminazione è insufficiente o la saliva eccessiva. Un recente studio pubblicato sul Journal of Dentistry ha voluto valutare l'attendibilità delle immagini 3D, catturate da uno scanner intraorale, per compiere la medesima diagnosi. La ricerca è stata condotta dall'Università Nazionale e Kopodistriana di Atene e dal Dipartimento di Odontoiatria dell'Università di Copenhagen.

I denti messi sotto esame

I ricercatori hanno analizzato oltre 50 denti posteriori permanenti di cui era già prevista l'estrazione. Dapprima lo hanno fatto utilizzando i criteri dell'International Caries Detection and Assessment System (ICDAS). Poi, una volta estratti, scansionando gli stessi denti con uno scanner intraorale 3D, impiegando luce bianca e blu-violetta per rilevare il segnale di colore e fluorescenza dai tessuti. Sei mesi dopo l'esame clinico, gli stessi esaminatori hanno valutato le immagini 3D corrispondenti a ciascun dente utilizzando criteri ICDAS modificati.

I risultati della comparazione

L'osservazione clinica e le immagini 3D catturate dallo scanner e proiettate su uno schermo sono risultate pressoché sovrapponibili. Anche in relazione all'analisi istologica eseguita dopo l'estrazione. I ricercatori, infatti, hanno registrato una buona attendibilità del sistema digitale per rilevare la carie, ma solo quella occlusale. I 58 denti del campione, infatti, 15 premolari e 43 molari, non dovevano presentare tartaro né restauri sulle superfici occlusali. Né avere gravi difetti di sviluppo o carie estesa visibile su altre superfici.

Un metodo valido per rilevare la carie occlusale a distanza

I risultati dello studio dimostrano che l'esame clinico tradizionale non è l'unico in grado di diagnosticare la carie occlusale. Grazie all'impiego della tecnologia, oggi è possibile rilevare la presenza di questa patologia anche a distanza. Questo fa del metodo analizzato un valido ausilio per lo screening della carie nei Paesi in via di sviuppo, per esempio, o per la ricerca in campo epidemiologico. L'idea potrebbe esser quella di fornire al personale locale formato l'attrezzatura per compiere la rilevazione. Per poi consentire la diagnosi a distanza e dunque la pianificazione degli interventi di cura, ottimizzando i costi. Peccato solo che per ora il sistema sia stato testato soltanto sulla carie occlusale: per estenderla a tutti i casi ci vorrà ancora del tempo e altre sperimentazioni.

LAPIDER, uno studio retrospettivo ne valuta i risultati a 3 anni

LAPIDER, acronimo di laser-assisted peri-implant defect regeneration, è una tecnica di rigenerazione dei tessuti duri e molli che si avvale dell'impiego del laser. Uno studio di coorte retrospettivo, pubblicato recetemente sull'International Journal of Implant Dentistry, ne ha valutato i risultati su alcuni casi perimplantari. La ricerca è stata condotta da un gruppo di odontoiatri liberi professionisti, afferenti al Dipartimento di chirurgia orale e maxillo-facciale dell'Università Johannes Gutenberg di Magonza, Germania.

LAPIDER, una tecnica che va oltre il laser

La tecnica laser assistita per la rigenerazione dei difetti perimplantari si differenzia dalle tecniche classiche di chirurgia ricostruttiva che, com'è noto, comportano la separazione delle papille. La metodica LAPIDER invece prevede il sollevamento del lembo coronale e la pulizia del difetto perimplantare con l'impiego del laser; poi, l'innesto di tessuto connettivo e osso autologo.

I parametri considerati nello studio retrospettivo

I ricercatori hanno preso in esame i casi di 18 paziente, per un totale di 24 impianti con grave perimplantite. Nella valutazione della tecnica LAPIDER, sono stati considerati sia gli esiti primari, sia quelli secondari, con un follow-up fino a 3 anni. I ricercatori dunque hanno osservato il cambiamento dei livelli ossei marginali (MBL) e lo spessore osseo buccale. Ma anche la sopravvivenza dell'impianto, la profondita del sondaggio perimplantare (PPD) nonché il sanguinamento. Recessione, larghezza della mucosa cheratinizzata e spessore della mucosa, oltre che l'estetica dei tessuti molli sono gli altri parametri valutati nello sudio.

I risultati, soddisfacenti sotto ogni punto di vista

Nell'analizzare retrospettivamente i risultati della tecnica LAPIDER, i ricercatori hanno rilevato sensibili miglioramenti in tutti i parametri presi in esame, al netto dei due degli unici due impianti rimossi. Gli altri 22, nonostante la perimplantite ed evidentemente grazie al trattamento, si sono mantenuti stabili nel tempo. Le radiografie e i dati della CBCT hanno rilevato una significativa rigenerazione ossea verticale e un ispessimento della parete ossea buccale, anche nei casi con situazioni gravemente compromesse. In sistensi, sottolinea gli autori della ricerca, la tecnica LAPIDER raggiunge contemporaneamente due obiettivi. Permette la decontaminazione della superficie dell'impianto. E porta benefici significativi sia al tessuto duro, sia al tessuto molle perimplantare, con evdenti vantaggi anche estetici.

Cure odontoiatriche, l’intrattenimento multimediale le rende meno pesanti

Le cure odontoitriche, in particolare quelle destinate alla riabilitazione implanto-protesica, le più impegnative, sono fonte di stress per il paziente. Per questa ragione, alcuni titolari di studio, nel tentativo di rendere meno traumatica l'esperienza di cura, hanno installato sul soffitto dei propri ambulatori degli schermi dove proiettano video di intrattenimento. Quanto questo sia davvero efficace e d'aiuto per il paziente, l'ha misurato uno studio clinico controllato randomizzato di prossima pubblicazione sul Journal of Dentistry.

Il campione preso in esame

I professionisti che hanno ideato la ricerca, svoltasi in Germania, presso due studi privati, afferiscono al Center for Dental and Oral Medicine di Amburgo. Per realizzare lo studio, hanno reclutato 145 pazienti, con un'età media di poco superiore ai 42 anni e per il 55% di sesso femminile. Di tutti questi, 69 sono stati assegnati in modo casuale al gruppo di intervento con intrattenimento multimediale presso uno studio. Gli altri 76 pazienti, invece, sono finiti nel gruppo di controllo senza media in un altro ambulatorio dentistico. Attraverso la somministrazione di un questionario composto da 25 voci, i ricercatori hanno valutato il "peso" dell'intervento sul paziente, con e senza intrattenimento multimediale.

I risultati del test sulle cure odontoiatriche

La qualità delle cure ricevute è condizionata dall'esperienza vissuta che determina la qualità percepita. I pazienti volontari coinvolti nello studio hanno riferito un livello medio di pressione piuttosto basso, di poco superiore a 24 punti sui 100 messi a disposizione. Tuttavia, quelli appartenenti al gruppo con intrattenimento hanno riportato valori ancor più bassi, pari a 20 rispetto a 29 del gruppo di controllo.

Minore stress, maggiore qualità percepita

I risultati dello studio confermano l'esperienza degli odontoiatri che da tempo hanno adottato l'intrattenimento multimediale nei propri studi. La visione di un film suscita una serie di reazioni biochimiche che possono aiutare il paziente a sopportare meglio il disagio che comportano le cure odontoiatriche. E questo è già un bene. Tuttavia, il vero valore aggiunto di questo approccio, sembra voler suggerire la ricerca, è dato dalle risorse che si liberano nel paziente che prova minor stress. Perché questo consente di vivere l'esperienza di cura con più leggerezza, ma soprattutto di percepire meglio la qualità reale delle cure ricevute e di conservare poi, di conseguenza, un ricordo piacevole anche dello studio.

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