Infiammazione parodontale e zuccheri sono due elementi correlati tra loro. L’eccesso di zuccheri nella dieta rappresenta una delle maggiori sfide per la salute orale e generale. I ricercatori del Dipartimento di Parodontologia del Manipal College of Dental Sciences, India, hanno esaminato in una revisione narrativa l’impatto dello zucchero sulla salute parodontale. La loro analisi suggerisce che l’eccesso di zuccheri nella dieta non solo incide sulla carie, ma può anche aggravare l’infiammazione parodontale.
Gli effetti dello zucchero sull’infiammazione parodontale
Lo zucchero, onnipresente nell’alimentazione moderna, si associa ad alterazioni del microbiota orale e sistemico, come mostrano studi recenti. Il consumo eccessivo di zuccheri, in particolare fruttosio e saccarosio, può indurre infiammazione a basso grado in tutto il corpo e favorire una disbiosi del microbiota orale. Questi fattori possono dunque compromettere la salute delle gengive e contribuire alla progressione della parodontite.
Zucchero, infiammazione e rischio sistemico
Gli zuccheri in eccesso hanno effetti sul metabolismo e sono legati a obesità, sindrome metabolica e altre patologie infiammatorie. Questi stati infiammatori possono aggravare l’infiammazione parodontale e aumentare la vulnerabilità del tessuto gengivale. Di conseguenza, l’alimentazione ricca di zuccheri, caratteristica della dieta occidentale moderna, diventa un fattore di rischio modificabile per l’infiammazione parodontale.
Linee guida e raccomandazioni
Le linee guida dell'OMS e dell’American Heart Association raccomandano di limitare l’assunzione di zuccheri aggiunti a non più del 5-10% delle calorie giornaliere totali. Seguire queste linee guida sembra essere un supporto utile per la salute sistemica e orale. Una dieta varia e bilanciata, con basso contenuto di zuccheri e ricca di nutrienti, potrebbe aiutare a prevenire non solo l’infiammazione parodontale, ma anche altri disturbi legati a infiammazione e obesità.
Necessità di ulteriori ricerche
Lo studio indiano, pubblicato su BDJ Open, sottolinea la necessità di approfondire la relazione tra infiammazione parodontale e zuccheri. La ricerca futura potrebbe concentrarsi su interventi dietetici specifici per il controllo dello zucchero, verificandone l’efficacia nella prevenzione dell’infiammazione parodontale. Gli studi a lungo termine potranno chiarire quanto una riduzione degli zuccheri nella dieta possa effettivamente incidere sulla salute parodontale.
Il ruolo degli odontoiatri
L’eccesso di zuccheri nella dieta è un fattore di rischio modificabile per l’infiammazione parodontale. I dati attuali suggeriscono che limitare gli zuccheri può supportare la salute delle gengive, riducendo la disbiosi e lo stato infiammatorio sistemico. Gli odontoiatri possono dunque svolgere un ruolo chiave nel sensibilizzare i pazienti sull’importanza di un’alimentazione bilanciata per proteggere la salute parodontale e non solo.
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La prevenzione della salute orale durante l’allattamento è essenziale non solo per la mamma, ma anche per il benessere del neonato. Per questo motivo, è importante che i professionisti sanitari come odontoiatri, igienisti dentali e pediatri, nel corso del periodo perinatale, che va dall’inizio della gravidanza fino a due mesi dopo il parto, sensibilizzino le mamme a corrette abitudini di igiene orale.
Poche, semplici raccomandazioni si rivelano infatti particolarmente utili per prevenire la trasmissione della carie dalla mamma al bambino e garantire la salute orale del piccolo fin dai primi mesi di vita.
In questo articolo, con il supporto di 3 video-pillole dedicate alla gravidanza e alla salute orale rivolte ai professionisti del dentale, approfondiamo gli aspetti odontoiatrici relativi alla prevenzione nella fase perinatale e le linee guida del Ministero della Salute stilate per proteggere il benessere della futura mamma e del bambino.
Scopri come aiutare le tue pazienti a mantenere un sorriso sano e a proteggere la salute orale del neonato durante la fase perinatale.
La carie: un rischio da prevenire per la mamma e il bambino
Uno degli obiettivi principali delle cure orali durante la gravidanza e soprattutto nella fase perinatale è ridurre il numero di batteri cariogeni presenti nel cavo orale materno, in particolare lo Streptococcus mutans. Questo batterio è tra i principali responsabili della carie e può essere trasmesso verticalmente dalla mamma al bambino attraverso la saliva, colonizzando precocemente le superfici orali del piccolo. Più alta è la presenza di carie dentale attiva e di batteri cariogeni nel biofilm orale materno, maggiore sarà il rischio per il neonato. Ecco alcune buone pratiche per limitare la trasmissione di batteri cariogeni:
evitare comportamenti che comportano scambio di saliva, ad esempio condividere il cucchiaio della pappa o pulire il succhiotto con la bocca prima di offrirlo al piccolo;
prestare attenzione a limitare lo scambio di saliva durante i giochi o le coccole;
ridurre l’assunzione di zuccheri cariogeni, evitando di offrire biberon contenenti bevande dolci, soprattutto prima di mettere a letto il bambino.
La cura delle gengive e dei primi dentini
È importante iniziare a prendersi cura della salute orale del bambino anche prima dell’eruzione dei primi dentini. A seguire gli accorgimenti consigliati:
dopo ogni poppata, detergere delicatamente le gengive del bambino con una garza morbida o uno spazzolino a setole molto morbide;
quando spuntano i primi dentini, la pulizia dovrebbe prevedere uno spazzolino adeguato all’età del bambino, che consenta di rimuovere eventuali residui alimentari e prevenire l’accumulo di batteri;
è altrettanto fondamentale non lasciare che il bambino si addormenti con il biberon contenente liquidi diversi dall’acqua o con il succhiotto intinto in sostanze dolci o pulito con la saliva della mamma. Questi comportamenti aumentano il rischio di carie da biberon, una forma di carie precoce che è molto importante prevenire per la futura salute orale del bambino.
Il ruolo dell'odontoiatra nella prevenzione
La giusta prevenzione deve prevedere anche il supporto delle figure sanitarie di riferimento, come l’odontoiatra di fiducia, l’igienista dentale, l’odontoiatra pediatrico e il pediatra.
Una prima valutazione del cavo orale del bambino andrebbe effettuata preferibilmente entro il 12° mese di vita per poi essere ripetuta entro il 24°. Un semplice controllo consente di identificare eventuali problematiche precoci e di istruire le mamme affinché sia promossa un’igiene orale corretta e adeguata fin dai primi anni di vita.
Consigli per le mamme in allattamento
Durante l’allattamento, è importante che anche la mamma mantenga una buona salute orale per il benessere del neonato. Alcuni consigli pratici includono:
spazzolare i denti due volte al giorno con un dentifricio a base di fluoro, perfezionando l'igiene quotidiana con il filo interdentale
limitare l’assunzione di zuccheri al di fuori dai pasti principali, in particolare evitando di assumere spuntini e bevande dolci durante la giornata.
rivolgersi al dentista per prevenire e trattare eventuali carie attive e sottoporsi a regolari sedute di igiene orale professionale.
L'elevazione profonda dei margini (Deep Margin Elevation, DME) è una tecnica odontoiatrica cruciale per la gestione di lesioni cariose o fratture estese sotto il margine gengivale. Questa procedura, basata su principi adesivi, consente di spostare il margine della cavità in una posizione più accessibile, migliorando il restauro e garantendo una prognosi favorevole a lungo termine. Un gruppo di ricercatori afferenti al The Treatment Centre e alla Peninsula Dental School, UK, ha condotto uno studio per valutarne qualità ed efficacia.
Principi e obiettivi della DME
La DME prevede l'applicazione di materiali restaurativi adesivi, generalmente resine composite o cementi vetroionomerici modificati con resina, per elevare il margine della cavità a una posizione sopragengivale o equigingivale. L'obiettivo principale è garantire una migliore sigillatura marginale, riducendo il rischio di infiltrazioni batteriche e migliorando sia l'estetica che la durabilità del restauro.
Materiali e tecniche utilizzati
I principali materiali utilizzati includono le resine composite: caratterizzate da elevata adesione e resistenza meccanica. Ma anche i cementi vetroionomerici modificati con resina, noti per il rilascio di fluoro. Questi ultimi contribuiscono alla prevenzione della carie secondaria e all'adesione efficace alla dentina. La scelta del materiale dipende dalla posizione del margine e dalle caratteristiche cliniche specifiche.
I vantaggi documentati
Lo studio pubblicato, una revisione sistematica della letteratura, sottolinea i molteplici benefici della DME. Innanzitutto, per la posizione sopragengivale che consente una più agevole esecuzione del restauro definitivo. Grazie a una migliore sigillatura marginale, anche la prevenzione delle infiltrazioni batteriche riduce il rischio di carie secondaria. Infine, la tecnica evita procedure chirurgiche, come l'allungamento della corona clinica, preservando il tessuto dentale sano.
Considerazioni cliniche e conclusioni
Il successo dell'elevazione profonda dei margini dipende dalla corretta selezione del caso e dall'esecuzione tecnica. È essenziale considerare la profondità della lesione, la salute parodontale e la collaborazione del paziente per mantenere un'igiene orale ottimale.
La tecnica rappresenta un approccio innovativo e conservativo nella gestione delle lesioni subgengivali. E i risultati della ricerca, Pubblicata sul Journal of Dentistry, confermano l'efficacia di questa tecnica nel migliorare la longevità e la qualità dei restauri dentali.
The future of aligner orthodontics è il titolo del sesto Congresso della European Aligner Society (EAS), che si svolgerà dal 22 al 24 maggio 2025 sull’isola di Rodi, in Grecia. Un pool di relatori internazionali specializzati in ortodonzia con allineatori trasparenti ed esperti in odontoiatria digitale fornirà il proprio contributo per migliorare la conoscenza di innovativi trattamenti ortodontici e worflow digitali.
I partecipanti potranno assistere a presentazioni cliniche e scoprire molte novità durante due giorni di lezioni plenarie dedicate a tutti i componenti del team odontoiatrico. Il congresso sarà arricchito da una intera giornata di workshop hands on che esploreranno le ultime innovazioni in fatto di allineatori e tecniche ausiliarie.
Un'opportunità unica per ortodontisti e team odontoiatrici che desiderano approfondire le proprie conoscenze in materia di ortodonzia con allineatori e migliorare l'approccio con i propri pazienti per offrire loro sempre più comfort e predicibilità.
Young woman with her face resting on her hand. Toothache. Depression. Mental health. Focus on the hand.
Articolazione temporomandibolare (ATM) e salute globale corrono insieme. Almeno questa è l'ipotesi di studio seguita da un gruppo di ricercatori dell'Università del Cairo, Egitto. Le disfunzioni temporo-mandibolari (DTM) potrebbero influenzare non solo il sistema muscolo-scheletrico, ma anche il sistema neuropsicologico e metabolico. Ecco perché la ricerca propone un nuovo modello di approccio integrato per la gestione delle patologie ATM, favorendo una diagnosi e un trattamento multidisciplinari.
Meccanismi di interazione tra ATM e altri sistemi corporei
L’articolazione temporomandibolare è un punto cruciale di collegamento tra la funzione masticatoria e la salute dell’intero organismo. E le sue disfunzioni possono influire notevolmente su altri sistemi del corpo. Secondo lo studio, i pazienti con DTM manifestano spesso un’elevata sensibilità al dolore, che si diffonde in altre aree corporee a causa del coinvolgimento del sistema nervoso centrale e periferico. Il fenomeno della “comunicazione incrociata” (crosstalk) tra l’ATM e il sistema nervoso è al centro della ricerca. Poiché spiega come le patologie dell’ATM possano attivare una risposta infiammatoria generalizzata e aumentare i livelli di ormoni dello stress. Portando a condizioni di mal di testa cronico, fibromialgia e persino disturbi dell’umore come ansia e depressione.
Un aspetto interessante emerso dallo studio è il collegamento frequente tra disfunzioni dell’ATM e sintomi comemialgia e acufene. I ricercatori ipotizzano che queste associazioni derivino dalla vicinanza anatomica e funzionale dell’ATM con strutture sensoriali e nervose che regolano la percezione del dolore e l’equilibrio.
Implicazioni per diagnosi e trattamento
I pazienti con sintomi riconducibili all'ATM dovrebbero essere valutati non solo da specialisti odontoiatri, ma anche da neurologi, fisioterapisti e psicologi. Un trattamento integrato che includa tecniche di rilassamento, fisioterapia e, quando necessario, supporto psicologico, potrebbe portare a un significativo miglioramento della qualità della vita dei pazienti. Nei casi di disturbi dell’ATM associati a mialgia, ad esempio, l’associazione di trattamenti odontoiatrici e tecniche fisioterapiche può ottimizzare il recupero funzionale.
Verso una visione sistemica
L’approccio innovativo delineato da questo studio, pubblicato su Dentistry Journal, mira a sensibilizzare i professionisti odontoiatrici sull’importanza di trattare le disfunzioni dell’ATM come condizioni che vanno oltre i sintomi locali, abbracciando una visione sistemica. Adottare un piano terapeutico multidisciplinare può migliorare l’efficacia del trattamento e il benessere generale del paziente, rispondendo in modo efficace ai vari aspetti delle patologie temporomandibolari.
Quit smoking or smoking cessation with nicotine replacement therapy or NRT. 31 May World No Tobacco Day. Nicotine chewing gum in blister pack near pile of cigarettes. Nicotine products to stop smoke.
La terapia sostitutiva della nicotina (TSN) è il principale supporto farmacologico per i fumatori che desiderano smettere. C'è chi decide di farlo per la salute, ma anche solo per ragioni estetiche. In ogni caso, recenti studi evidenziano come questa terapia possa causare effetti collaterali a livello orale. Tra i più comuni si riscontrano ulcere aftose, irritazioni della mucosa orale, secchezza, dolore e, in alcuni casi, erosione dentale dovuta a reflusso gastrico. Questi effetti possono influenzare l'aderenza dei pazienti alla terapia, rendendo cruciale il coinvolgimento dei dentisti nella gestione e nella prevenzione di tali disturbi.
Gli effetti orali della terapia sostitutiva della nicotina
Un recente studio condotto presso i Bahrain Defence Force Royal Medical Services ha analizzato vari tipi di TSN, tra cui gomme alla nicotina e spray nasali, individuando diversi effetti collaterali associati a ciascuna forma di somministrazione. Le gomme alla nicotina, per esempio, risultano spesso correlate a ulcere aftose e sintomi di reflusso. Lo spray nasale, invece, causa frequentemente irritazione della bocca e della gola, oltre a disturbi del gusto.
Il ruolo del dentista nella gestione degli effetti collaterali della TSN
Questi effetti orali rendono fondamentale il ruolo del dentista nel supportare i pazienti che intraprendono una terapia sostitutiva della nicotina. I dentisti, infatti, potrebbero monitorare la salute orale dei pazienti e intervenire precocemente per alleviare i sintomi di irritazione e prevenire ulteriori complicazioni. Inoltre, potrebbero educare i pazienti sui possibili effetti collaterali, migliorando la loro aderenza alla terapia e facilitando il successo della cessazione del fumo.
L’importanza di una formazione ad hoc
Per integrare efficacemente la gestione della TSN nella pratica odontoiatrica, è essenziale una formazione specifica. I dentisti dovrebbero partecipare a programmi di aggiornamento e certificazione in terapia per la cessazione del tabacco. Secondo lo studio, infatti, inserire moduli di formazione sulla TSN già nel curriculum universitario odontoiatrico aiuterebbe i futuri dentisti a sentirsi sicuri nella prescrizione e gestione della terapia. In questo modo, i professionisti potrebbero adottare un approccio olistico, in grado di migliorare la salute orale e generale dei pazienti.
Un invito a fare di più contro il tabagismo
La terapia sostitutiva della nicotina, pur essendo uno strumento efficace per smettere di fumare, presenta alcuni effetti collaterali orali che i dentisti devono conoscere e saper gestire. Integrando la cessazione del tabacco nella pratica odontoiatrica, i dentisti potrebbero aiutare i pazienti a ottenere migliori risultati, proteggendo la loro salute orale. Tuttavia, come sembra suggerire lo studio in oggetto, pubblicato su Evidence Based Dentistry, servirebbe una formazione continua e aggiornata per rendere i dentisti dei professionisti completi, in grado di supportare i pazienti nel loro percorso verso una vita senza fumo.
Pretty little child drinking fresh water on sunny summer day at home. Cute preschool kid holding glass of pure mineral water. Healthy lifestyle for kids. Generative AI.
Autori
Stefano Daniele
Odontoiatra libero professionista. Master in Odontoiatria Clinica Con Minimo Intervento
Scopo dello studio: analizzare e raccogliere dei dati relativi alla concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano delle principali provincie italiane e delle acque minerali / oligominerali in commercio. La raccolta dei dati è stata completata con un’analisi della concentrazione e tipologia di fluoruri presenti nelle paste dentifricie disponibili sul mercato. Incrociando questi dati è stato possibile fare un bilancio tra l’azione protettiva del fluoro F- nello sviluppo della lesione cariosa rispetto al rischio di fluorosi dentale nei bambini di età compresa tra gli 0-72 mesi.
Materiali e Metodi: la ricerca e la raccolta dei dati è avvenuta direttamente attraverso l’analisi dei prodotti (acque minerali e dentifrici) presenti in commercio e attraverso l’analisi chimico-fisica delle acque potabili destinate al consumo umano avvenuta sia via web sia attraverso comunicazioni con gli acquedotti delle principali provincie italiane. Sono stati individuati i valori massimi di fluoro F- consentiti dalla legislazione italiana ed europea in merito alle acque potabili destinate al consumo umano ed in merito ai prodotti cosmetici (dentifrici) in commercio.
Risultati: in generale è possibile affermare che le acque potabili destinate al consumo umano delle principali provincie italiane hanno una concentrazione di fluoro F- inferiore rispetto ai valori massimi consentiti per legge.
L’area geografica compresa tra Viterbo, Rieti e la provincia a nord di Roma presenta concentrazioni di fluoro F- nelle acque potabili che si avvicina o eguaglia il valore massimo consentito per legge. Alcune acque minerali in commercio presentano una discreta concentrazione di fluoro F-. Le paste dentifricie in commercio nell’unione europea hanno concentrazione di fluoruri pari a 1450 parti per milione “ppm” tranne le formulazioni dedicate ai bambini 0-72 mesi dove la concentrazione di fluoruri è compresa tra i 500 e 1000 parti per milione “ppm”.
Il fluoruro maggiormente rappresentato nelle paste dentifricie è rappresentato dal fluoruro di sodio che è la formulazione dotata di miglior biodisponibilità orale.
Conclusioni: una valutazione attenta tra la concentrazione di fluoro F- presente nelle acque potabili della propria zona, la concentrazione di fluoro F- delle acque in vendita e la scelta della pasta dentifricia più adeguata, anche in base ai precedenti fattori, permette di stabilire l’equilibrio tra il valore protettivo dello ione fluoro F- nello sviluppo della lesione cariosa rispetto al rischio di sviluppo di fenomeni di fluorosi dentale.
Concentration of fluoride in drinking water and toothpaste: protection from carious lesions/risk of fluorosis in children
Aim of the study: analyze and collect data on the concentration of fluoride F- in drinking water for human consumption in the main Italian provinces and mineral/low-mineral waters on the market. The data collection was completed by analyzing the concentration and type of fluorides in the toothpaste available on the market. By an analysis of these data, it was possible to make a balance between the protective action of Fluoride F- in the development of the carious lesion compared to the risk of dental fluorosis in children aged between 0-72 months.
Materials and methods: the research and data collected took place directly through the analysis of the products (mineral waters and kinds of toothpaste) present on the market and through the chemical-physical analysis of drinking water for human consumption took place both via the web and through communications with the aqueducts of the main Italian provinces. The maximum values of fluoride F- allowed by Italian and European legislation regarding drinking water for human consumption and regarding cosmetic products (toothpaste) on the market were collected.
Results: it is possible to assess that the drinking water for human consumption in the main Italian provinces has a concentration of Fluoride F- which is lower than the maximum values permitted by law. The geographical area between Viterbo, Rieti, and northern Rome has concentrations of fluoride F- in drinking water that is near or equal to the maximum value allowed by law. Some mineral waters on the market have a considerable concentration of Fluoride F-. Kinds of toothpaste on the market in the European community have a fluoride concentration of 1450 parts per million “ppm” except the formulations dedicated to children 0-72 months where the fluoride concentration is between 500 and 1000 parts per million “ppm”. The fluoride most represented in toothpastes is represented by Sodium fluoride which is the best oral bioavailability formulation.
Conclusions: a careful evaluation of the concentration of Fluoride F- present in the drinking water of a geographic area, the concentration of Fluoride F- in the water on sale, and the choice of the most suitable toothpaste, also based on the previous factors, allows to establish the balance between the protective effect of the fluoride ion F- in the development of the carious lesion compared to the risk of developing dental fluorosis.
Si sottolinea l’importanza di prevenire la fluorosi dentale nei bambini di età compresa tra 0-72 mesi valutando con attenzione sia la concentrazione di fluoro presente nelle acque potabili e nelle acque in commercio sia la scelta della pasta dentifricia più adeguata. L’obiettivo è mantenere un equilibrio tra il valore protettivo dello ione fluoro nello sviluppo della lesione cariosa rispetto al rischio di un’assunzione sistemica eccessiva da parte dei più piccoli.
Il fluoro F- è un elemento chimico inorganico che riveste notevole importanza in odontoiatria e, nello specifico, nella prevenzione dello sviluppo e della progressione della lesione cariosa.
La componente minerale dello smalto dentale (circa il 98%) è costituita da un minerale, organizzato in cristallo, chiamato idrossiapatite.
L’idrossiapatite dello smalto dentale è continuamente, in condizioni di pH orale fisiologico, sottoposto a processi di demineralizzazione e remineralizzazione.
Questo concetto significa che a una solubilizzazione spontanea degli elementi chimici costituenti il cristallo d’idrossiapatite, vale a dire il calcio Ca2+ e il fosfato PO43-, segue una uguale e contraria deposizione degli stessi minerali dalla saliva, dalla pellicola acquisita, dal biofilm della placca appena formata e non matura verso lo smalto superficiale e sub superficiale. In tale maniera il cristallo d’idrossiapatite è mantenuto integro nella sua composizione chimica ed integrità morfologica (1).
Il processo appena descritto rimane in uno stato di equilibrio fino a quando, in seguito all’assunzione di zuccheri fermentabili da parte dei batteri cariogeni (S. mutans, Lactobacilli), la concentrazione di idrogenioni H+ tende ad aumentare in maniera significativa all’interno della placca dentale formatasi sulla superficie dello smalto dentale.
Si parla di biofilm maturo della placca dentale.
Nella condizione sopra descritta la placca dentale diventa soprasatura di idrogenioni H+, il pH locale si abbassa drasticamente e si vengono a instaurare processi che guidano la diffusione degli idrogenioni H+ nei fluidi presenti tra i pori situati tra i cristalli di idrossiapatite dello smalto superficiale e sub superficiale.
Questo processo esita nei processi di demineralizzazione del cristallo d’idrossiapatite, consistente in una solubilizzazione e migrazione degli ioni calcio Ca2+ e fosfato PO43- verso la placca matura accumulata sulla superficie dello smalto per tamponare l’eccesso di ioni H+ prodotti dai batteri cariogeni e ivi presenti.
Il processo è più rilevante e importante se la placca batterica è matura ed esiste una frequente assunzione di zuccheri fermentabili da parte dei batteri cariogeni nel produrre idrogenioni H+.
In una spiegazione molto succinta, questa è la eziopatogenesi della formazione della lesione cariosa nello smalto superficiale e sub superficiale che, se perpetua, può arrivare a interessare anche i tessuti dentinali con la formazione di una lesione cariosa cavitata (2, 3).
Lo ione fluoro F- entra a far parte di questo processo in quanto la sua disponibilità, o per meglio dire la sua biodisponibilità, all’interno del cavo orale consente, durante l’equilibrio fisiologico demineralizzazione/remineralizzazione prima descritto, la deposizione di una forma minerale diversa dall’idrossiapatite, chiamata fluoroapatite. La fluoroapatite è una forma minerale di apatite dove il gruppo OH dell’idrossiapatite è sostituito dallo ione fluoro F-.
Dunque, lo ione fluoro F- che entra in contatto topico con lo smalto dentale assume una rilevante importanza.
La fluoroapatite è più resistente ai processi di demineralizzazione acida legati a una eccessiva presenza di ioni H+ nella placca e nei pori sub superficiali dello smalto dentale rispetto alla all’idrossiapatite.
Difatti mentre l’idrossiapatite ha un valore critico di pH per andare incontro ai processi demineralizzativi superficiali pari a 5.5, la fluoroapatite presenta un livello critico di pH per subire demineralizzazione pari a 4.5.
Dunque, per la fluoroapatite è necessario un ambiente (placca matura) decisamente più acido affinché il fenomeno chimico sopra descritto s’instauri e porti alla formazione della lesione cariosa.
Appare quindi importante, nell’igiene orale domiciliare, un adeguato regime di fluoruri nei dentifrici al fine di favorire un maggior contatto topico tra il fluoro F- e lo smalto superficiale oppure una sua maggior concentrazione nella pellicola acquisita o biofilm della placca poco matura.
Per contro, un’eccessiva assunzione di fluoro nell’età pediatrica, vale a dire durante la maturazione della matrice organica dello smalto dentale secreta dagli ameloblasti, può portare alla formazione di un difetto di mineralizzazione chiamato fluorosi dentale.
Il meccanismo secondo il quale il fluoro F- interferisce con la mineralizzazione della matrice organica dello smalto non è ancora ben chiarito, ma s’ipotizza un’azione dello ione fluoro F- nel blocco della proteinasi callicreina-peptidasi 4 (KLK4) durante la fase di maturazione della matrice dello smalto dentale.
L’ipotesi è che tale proteinasi abbia un ruolo importante nel fisiologico riassorbimento della componente organica dello smalto secreta e, come conseguenza, nel favorire i processi di sostituzione di quest’ultima con la componente minerale costituita dagli ioni calcio Ca2+, il fosfato PO43- e il carbonato CO3 (apatite carbonata).
La fluorosi dentale può presentarsi clinicamente con diversi gradi di severità che vanno da macchie/striature biancastre e diffuse nello strato superficiale dello smalto (forme lievi) che non compromettono, se non esteticamente, lo smalto dentale fino a quadri decisamente più severi rappresentati da macchie di colore brunastro/marrone con possibile perdita localizzata del guscio di smalto dentale ed esposizione della dentina sottostante (5).
Nel periodo di vita 0-72 mesi appare quindi importante un preciso equilibrio tra l’assunzione di fluoro F- per via topica, attraverso il dentifricio fluorato, come misura favorente la formazione di fluoroapatite e, nello stesso tempo, evitare un’eccessiva assunzione di F- per via sistemica al fine di scongiurare la comparsa di fenomeni di fluorosi dentale (Figure 1-2).
1 di 2
1. Caso clinico di fluorosi dentale di grado lieve in una giovane ragazza dovuta a un’assunzione di gocce di fluoro (anamnesi dentale) nel periodo di vita 0-10 anni
2. Aspetto delle macchie ipomineralizzate pre-eruttive da fluorosi mediante filtro a luce polarizzata che permette di apprezzare in maniera più marcata i difetti di mineralizzazione dello smalto
L’assunzione sistemica eccessiva di F- può essere evitata in maniera molto semplice e razionale evitando la somministrazione di soluzioni (gocce) di fluoruri, consigliando un monitoraggio stretto da parte del genitore per evitare una ingestione accidentale di dentifricio fluorato da parte del bambino durante le manovre di igiene orale domiciliare, nonché effettuando un monitoraggio delle acque potabili e commerciali impiegate per bere e la preparazione delle pappe per il piccolo (6).
3. Preparazione di pappa per il bambino mediante impiego di acque potabili o commerciali
Materiali e metodi
La ricerca è stata condotta, via web e attraverso comunicazioni da parte degli acquedotti italiani, considerando la concentrazione di fluoro F- presente nelle acque potabili destinate al consumo umano delle diverse provincie italiane.
Altresì è stata valutata la presenza di ioni fluoro F- nelle acque in bottiglie commercializzate e principalmente impiegate per bere e per la preparazione delle pappe del bambino nel periodo di età compreso tra 0-72 mesi.
La concentrazione e la natura (biodisponibilità) dei fluoruri presenti nelle principali paste dentifricie in commercio nella Comunità Europea ha completato la ricerca riguardo il rischio di fluorosi dentale del bambino di età compresa tra gli 0-72 mesi, in seguito a un’ingestione accidentale della pasta dentifricia stessa.
I parametri di fluoro F- raccolti sono stati comparati con i valori massimi consenti dalle disposizioni legislative attuali.
Concentrazione di fluoro nelle acque potabili destinate al consumo umano delle provincie italiane
L’effetto preventivo nello sviluppo della lesione cariosa da parte dello ione fluoro F- si esplica, in maniera praticamente esclusiva, attraverso un contatto topico tra le superfici dello smalto dentale e lo ione in questione (7). Tuttavia, un’assunzione sistemica di fluoro F- è responsabile di un aumento della sua concentrazione plasmatica e di conseguenza nei liquidi extra-cellulari, tra i quali la saliva.
Se tale condizione è comunque favorevole, insieme con le fonti di fluoruri topici, alla prevenzione della lesione cariosa, un effetto sommatorio tra l’assunzione di fluoro F- per via sistemica e quello topico accidentalmente ingerito (ex dentifricio) può esitare in un’alta concentrazione extra-cellulare del minerale in questione ed esporre il bambino 0-72 mesi al rischio di sviluppare fenomeni di fluorosi dentale.
Appare dunque importante conoscere le fonti alimentari di fluoro F- per avere un’idea quantitativa dell’assunzione sistemica e dunque poter valutare il rapporto tra effetto protettivo del minerale nei confronti della lesione cariosa e il rischio di esporre l’infante al rischio di fluorosi dentale.
In Italia non si ritrovano - per legge - cibi addizionati con il fluoro F-, come invece è possibile ritrovare in altri Paesi europei ed extra-europei, e dunque la principale fonte di approvvigionamento sistemico di fluoro F- è rappresentata dall’acqua potabile destinata al consumo umano impiegata sia per bere sia per la preparazione del cibo/pappe per il piccolo.
La legge italiana stabilisce che la massima concentrazione di fluoro F- permessa nelle acque potabili destinate al consumo umano è pari a 1.5 milligrammi/Litro (mg/L) (8, 9).
Di seguito sono riportate le concentrazioni di fluoro F- presenti nelle acque potabili per il consumo umano delle principali provincie italiane (Tabelle 1-20) (Figure 3-4).
Tabella 1: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Lombardia
LOMBARDIA mg fluoro/Litro. (limite legislativo 1.5 mg /L) (8)
Milano e provincia: < 0.15-0.30
Lecco e provincia: < 0.20
Brescia e provincia: <0.10
Pavia e provincia: <0.10-0.20
Como e provincia: <0.20-0.50
Sondrio e provincia: <0.10-0.24
Monza e provincia: <0.15
Lodi e provincia: 0.14-0.06
Cremona e provincia: 0.05-0.12
Mantova e provincia: 0.17-0.35
Varese e provincia: <0.1-0.7
Tabella 2: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Veneto
Tabella 9: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Toscana
TOSCANA mg fluoro /litro. (limite legge 1.5 mg /L) (8)
Firenze e provincia: <0.1-0.20
Pisa e provincia: 0.5-0.34
Livorno e provincia: 0.09-0.22
Siena e provincia: 0.20
Arezzo e provincia: 0.20-0.78
Grosseto e provincia: <0.50
Pistoia e provincia: <0.20
Prato e provincia: <0.20
Lucca e provincia: 0.1-0.2
Massa Carrara e provincia: 0,04-0.15
Tabella 10: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Marche
MARCHE mg fluoro /litro. (limite legge 1.5 mg /L) (8)
Ancona e provincia: 0.54 -0.79
Macerata e provincia: <0.1-0.32
Ascoli Piceno e provincia: 0.03-1.10
Pesaro-Urbino e provincia: 0.2
Tabella 11: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Umbria
UMBRIA mg fluoro /litro. (limite legge 1.5 mg /L) (8)
Perugia e provincia: 0.02-0.1
Terni e provincia: <0.1-0.32
Tabella 12: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Lazio
LAZIO mg fluoro /litro. (limite legge 1.5 mg /L) (8)
Roma e provincia: 0.12-1.14
Viterbo e provincia: 0.2 -1.9 (molto frequenti concentrazioni > 1.0)
Latina e provincia: 0.3-1.2
Frosinone e provincia: 0.06-0.24
Rieti e provincia: 0.25-1.00
Tabella 13: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Campania
CAMPANIA mg fluoro /litro. (limite legge 1.5 mg /L) (8)
Napoli e provincia: 0.08-0.39
Salerno e provincia 0.1 -0.3
Benevento e provincia: 0.10-0.23
Caserta e provincia: 0.4
Avellino e provincia: 0.08-0.52
Tabella 14: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Molise
MOLISE mg fluoro /litro. (limite legge 1.5 mg /L) (8)
Campobasso e provincia: <0.10-0.66
Isernia e provincia: 0.01 -0.48
Tabella 15: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Abruzzo
ABRUZZO mg fluoro /litro. (limite legge 1.5 mg /L) (8)
L’Aquila e provincia: <0.04-0.05
Teramo e provincia: < 0.20
Pescara e provincia: 0.03-0.16
Chieti e provincia: 0.10-0.15
Tabella 16: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Puglia
PUGLIA mg fluoro /litro. (limite legge 1.5 mg /L) (8)
Bari e provincia: 0.1-0.2
Lecce e provincia: 0.2-0.3
Brindisi e provincia: 0.1-0.2
Taranto e provincia: 0.1 0.2
Barletta-Andria e provincia: 0.3-0.4
Foggia e provincia: 0.2-0.5
Tabella 17: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Calabria
CALABRIA mg fluoro /litro. (limite legge 1.5 mg /L) (8)
Catanzaro e provincia: non disponibile
Crotone e provincia: non disponibile
Cosenza e provincia: <0.10-0.43
Vibo-Valentia e provincia: 0.10-0.65
Reggio Calabria: non disponibile
Tabella 18: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Basilicata
BASILICATA mg fluoro /litro. (limite legge 1.5 mg /L) (8)
Potenza e provincia: 0.1-0.2
Matera e provincia: 0.1-0.11
Tabella 19: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Sicilia
SICILIA mg fluoro /litro. (limite legge 1.5 mg /L) (8)
Palermo e provincia: 0.35
Messina e provincia: non disponibile
Catania e provincia: 0.55-0.75
Enna e provincia: 0.10-0.50
Trapani e provincia: non disponibile
Agrigento e provincia: 0.3
Caltanisetta e provincia: 0.12
Ragusa e provincia: non disponibile
Siracusa e provincia: non disponibile
Tabella 20: Concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano nella regione Sardegna
SARDEGNA mg fluoro /litro. (limite legge 1.5 mg /L) (8)
Cagliari e provincia: 0.05-0.47
Sud Sardegna: 0.11-0.21
Oristano e provincia: 0.14-0.17
Nuoro e provincia: 0.05-0.18
Sassari e provincia: 0.1-0.13
In linea generale è possibile affermare che la maggior parte delle acque potabili destinate al consumo umano in Italia ha concentrazione di fluoro F- inferiore rispetto al valore massimo consentito per legge (1,5 mg/Litro).
Tuttavia, alcune aree geografiche del Paese meritano attenzione.
La zona geografica compresa tra Viterbo, Rieti e la provincia nord di Roma evidenziano concentrazioni elevate di fluoro F-, con valori molto vicini a quelli consentiti per legge; dunque, in tali aree, il rischio di fluorosi dentale nei bambini 0-72 mesi è un fattore da tenere in considerazione riguardo sia l’acqua da bere sia quella impiegata per la preparazione delle pappe. Anche le zone vulcaniche intorno a Catania presentano acque potabili destinate all’impiego umano con una alta concentrazione di fluoro F-, seppur inferiore rispetto alle aree geografiche del Lazio sopracitate.
Concentrazione di fluoro nelle acque commercializzate
L’assunzione di fluoro F- deve essere valutata nella sua totalità avendo, per le concentrazioni plasmatiche ed extra-cellulari, un effetto sommatorio come conseguenza dell’assunzione sistemica diretta (acque) o indiretta (assunzione involontaria di dentifricio fluorato).
Nella valutazione del rapporto tra il beneficio del fluoro F- nel ridurre la comparsa della lesione cariosa e il rischio di comparsa di fluorosi dentale nel periodo 0-72 mesi, in caso di assunzione eccessiva, è necessario considerare anche la concentrazione del minerale in questione nelle acque minerali o oligominerali commercializzate.
4. Varietà di acque minerali e oligominerali presenti in commercio
Queste acque, alcune delle quali specificatamente indicate per i bambini, hanno una concentrazione di fluoro F- variabile e sono impiegate sia per dare da bere al bambino sia, e spesso, per la preparazione delle pappe.
Alcune acque minerali o oligominerali possiedono una discreta concentrazione di fluoro F- e tale parametro deve essere tenuto in considerazione dal genitore in base alla presenza di fluoro F- nell’acqua potabile del comune di residenza. L’obiettivo, come già detto, è evitare un effetto sommatorio che potrebbe esitare in una eccessiva concentrazione del minerale nei liquidi extra-cellulari ed esporre il piccolo di età 0-72 mesi al rischio di comparsa di fenomeni di fluorosi dentale.
Di seguito è riportata una tabella delle principali acque minerali e oligominerali presenti in commercio e le relative concentrazioni di fluoro F- nella loro composizione chimica (Tabella 21).
Tabella 21: Concentrazione di fluoro F- nelle principali acque minerali e oligominerali presenti in commercio
ACQUA MINERALE /OLIGOMINERALE PRESENTE IN COMMERCIO
CONCENTRAZIONE DI FLUORO mg/L(limite legge 1.5 mg/L)
Ferrarelle
1.10
Fonte Tullia
0.72
Lete
0.30
Levissima
0.2
Panna
0.10
Rocchetta
0.11
Sangemini
0.29
Saguaro
1.00
San Benedetto
0.15
Uliveto
1.00
Vitasnella
0.50
Boario
0.4
Alcune acque minerali commercializzate possiedono una discreta concentrazione di fluoro F- e dunque questo fattore è da tenere in considerazione se tali acque sono destinate al bambino 0-72 mesi. Peculiare è l’osservazione che alcune di queste acque minerali commercializzate provengono da sorgenti in quella area geografica del Lazio (Viterbo, Rieti, provincia nord di Roma) dove anche le acque potabili destinate al consumo umano hanno un’elevata concentrazione di fluoro F-.
Concentrazione di fluoruri nei dentifrici commercializzati nell’Unione Europea
Negli ultimi cinquant’anni circa, in Italia sono stati commercializzati dentifrici addizionati con fluoruri; questa misura è stata il principale motivo, insieme con una maggiore attenzione all’igiene orale, di riduzione dell’incidenza di comparsa delle lesioni cariose nei bambini e, in generale, della prevalenza delle stesse in tutta la popolazione.
I fluoruri aggiunti alle paste dentifricie sono diversi tra loro per la chimica e la biodisponibilità e dunque per l’effetto protettivo verso lo sviluppo della lesione cariosa, come si andrà a disaminare successivamente.
Non esiste un limite minimo in merito all’aggiunta di fluoruri nei dentifrici, ma la legislazione ha stabilito un limite massimo di concentrazione degli stessi per evitare effetti collaterali, in particolare la comparsa di fenomeni di fluorosi dentale nei bambini 0-72 anni in seguito all’ingestione involontaria della pasta dentifricia.
Il testo legale del regolamento (CE) n.1223/2009 sui prodotti cosmetici contiene le disposizioni relative alle concentrazioni di fluoruri nelle paste dentifricie e stabilisce in 0.15% il valore massimo consentito (10).
La concentrazione del fluoro F- all’interno delle paste dentifricie commercializzate nella Unione Europea è espressa, nella maggior parte dei casi, in parti per milione (ppm) che indica un rapporto tra quantità di sostanza (fluoro e pasta dentifricia) valutato con la stessa unità di grandezza. Le parti per milione sono un’unità di misura molto impiegata per indicare livelli molto bassi di un elemento chimico disciolto o dispeso in un’altra sostanza.
Il valore massimo consentito dalla disposizione di legge sopraccitata (0.15%) corrisponde ad una concentrazione pari a 1.500 parti per milione. Di seguito è riportato un elenco dei principali dentifrici commercializzati in Italia indicante la tipologia di fluoruro presente e la relativa concentrazione espressa in parti per milione (Tabella 22).
Tabella 22: Principali paste dentifricie commercializzate nella Unione Europea con riferimento specifico alla tipologia di fluoruro aggiunto e relativa concentrazione (ppm / %)
Pasta Dentifricia
Tipologia di Fluoruro aggiunto
Concentrazione di fluoro ppm / %
Colgate total
Fluoruro di sodio
1450 ppm
Oral B gengive & smalto repair
Fluoruro di sodio
Parodontax
Fluoruro di sodio
1450 ppm
Mentadent white now
Fluoruro di sodio
1450 ppm
Colgate deep clean whitening
Fluoruro di sodio
1450 ppm
Mentadent microgranuli
Fluoruro di sodio
1450 ppm
Mentadent professional protect sensibilità
Monofluorofosfato di sodio
Biorepair total protective repair
Assenza di fluoro
----------------------
Meridol
Fluoruro amminico
1400 ppm
Elmex Protezione carie
Fluoruro amminico
1400 ppm
BlanX O3X
Monofluorofosfato di sodio
1450 ppm
Neo Emoform
Monofluorofosfato di sodio
1,1 %
Pasta del Capitano Zenzero + antibatterico
Monofluorofosfato di sodio
650 ppm
Mentadent Prevenzione completa
Fluoruro di sodio
1450 ppm
AZ 3D White
Fluoruro di sodio
1450 ppm
Aquafresh multi action
fluoruro di sodio
1450 ppm
Sensodyne complete protection +
Fluoruro di sodio
1450 ppm
Sensodyne sensibilità & gengive
Fluoruro stannosoFluoruro di sodio
0,454%0,0721 %
Iodosan Protezione Globale
Fluoruro di sodio
1450 ppm
AZ 15 Gengi Dentifricio
Assenza di fluoro
----------------------
Oral B Pro Expert
Fluoruro stannosoFluoruro di sodio
1100 ppm350 ppm
Marvis
Fluoruro di sodio
----------------------
AZ Complete Plus
Fluoruro di sodio
1450 ppm
Sensodyne Repair & Protect
Fluoruro di sodio
1450 ppm
Biancoril Fluor Protection
Fluoruro di sodio
1470 ppm
Colgate Max White Ultra
Monofluorofosfato di sodio
1450 ppm
BlanX Black carboni attivi
Monofluorofosfato di sodio
1450 ppm
Biorepair Kids o-6 anni
Assenza di fluoro
-----------------------
Elmex Kids – Bambini 0-6 anni
Fluoruro amminico
1000 ppm
Elmex Junior 6-12 anni
Fluoruro amminico
1400 ppm
Acquafresh piccoli denti
Fluoruro di sodio
500 ppm
Oral B Kids 0-5 years
Fluoruro di sodio
500 ppm
La quasi totalità delle paste dentifricie per adulti contiene una concentrazione di fluoruro praticamente pari alla massima concentrazione consentita, vale a dire a 1450 parti per milione “ppm”.
Queste ultime, tuttavia, non sono indicate all’impiego nei confronti dei bambini 0-72 mesi per diversi motivi, tra i quali il gusto deciso di menta (quasi tutti), ma soprattutto l’esposizione al rischio di fluorosi dentale, in seguito all’ingestione involontaria, come conseguenza dell’elevata concentrazione di fluoruri.
5. Per l'igiene orale dei bambini da 0 a 72 mesi è necessario scegliere paste dentifricie adeguate, con gusto piacevole e concentrazione di fluoro compresa tra 500 e 1000 ppm
Le paste dentifricie indicate per i bambini 0-72 mesi devono avere un gusto piacevole, per rendere le manovre d’igiene orale un momento piacevole per il piccolo, e una concentrazione di fluoro F- compresa tra i 500 e 1000 parti per milione.
Le linee guida dell’European Academy of Paediatric Dentistry (EAPD) suggeriscono l’impiego di una pasta dentifricia con una concentrazione di fluoruri pari a 1000 parti per milione “ppm” in un quantitativo, da apporre sullo spazzolino, pari alle dimensioni di un chicco di riso nella fascia di età 0-24 mesi e pari alle dimensioni di un fagiolo nella fascia di età 24-72 mesi (11, 12).
Viene altresì enfatizzato come le manovre d’igiene orale del piccolo 0-72 mesi devono sempre avvenire sotto la supervisione di un adulto (un genitore) in modo da evitare/correggere l’eventuale ingestione involontaria di dentifricio da parte del bambino con la conseguente esposizione al rischio di fluorosi dentale. Difatti è possibile un’ingestione incontrollata di dentifricio che, invece di essere espulso, viene continuativamente ingerito come conseguenza del fatto che i bambini molto piccoli non riescono, infatti, a controllare efficacemente il riflesso della deglutizione.
Dopo i 72 mesi, la maturazione (mineralizzazione) della matrice dello smalto secreta è avvenuta per tutti gli elementi dentali permanenti e dunque il rischio di fluorosi dentale è scongiurato anche per l’impiego di dentifrici per adulti con una concentrazione di fluoro F- pari a 1450 parti per milione, senza particolari timori riguardo il quantitativo di dentifricio impiegato e l’ingestione involontaria. In commercio è possibile ritrovare paste dentifricie per bambini con una concentrazione di fluoro F- pari a 500 parti per milione: queste ultime, seppure discostano da quelle indicate dalle linee guida EAPD, possono trovare indicazioni nell’igiene orale dei bambini 0-72 mesi che abitano in zone geografiche dove l’acqua potabile destinata al consumo umano ha un’elevata concentrazione di fluoro F-.
In queste aree geografiche il bambino già assume, per via sistematica, una discreta/elevata quantità di fluoro F- e dunque il rischio di fluorosi dentale, in seguito a ingestione involontaria della pasta dentifricia a 1000 parti per milione, diventa decisamente concreto.
La biodisponibilità orale del fluoro F- è definita dal rapporto tra la forma attiva dello ione (ioni fluoro F-liberi) e la forma inattiva, definita come la quota di ione legata alle proteine salivari e orali.
Le due forme sono spesso intercambiabili tra loro sulla base del pH salivare, la forza di legame alle proteine e la concentrazione delle proteine stesse (13).
L’effetto protettivo del fluoro F- nello sviluppo della lesione cariosa dipende dalla sua biodisponibilità (principalmente quota di fluoro in forma libera) (14).
Tuttavia, la biodisponibilità del fluoro sulle superfici dentali dopo le manovre d’igiene orale è limitata a un intervallo di tempo abbastanza ristretto ed è stato osservato che il livello di fluoro F- salivare ritorna a valori iniziali dopo circa 120 minuti (15).
Diverse forme di fluoruro sono aggiunte alle paste dentifricie; la forma più comune, presente nei dentifrici commercializzati nell’Unione Europea, è rappresentata dal fluoruro di sodio NaF, seguito dal fluoruro amminico AmF e dal monofluorofosfato di sodio Na-MPF.
La maggior presenza del fluoruro di sodio NaF nelle paste dentifricie non è casuale, vale a dire che questa formulazione è la forma di fluoruro maggiormente biodisponibile, in grado di liberarsi rapidamente dalla pasta dentifricia e rimanere per un determinato periodo di tempo nella forma attiva.
Il fluoruro amminico AmF rimane più a lungo nella cavità orale rispetto al fluoruro di sodio NaF, ma principalmente adeso alle componenti proteiche e dunque in forma inattiva, seppur in maniera reversibile come citato precedentemente (16).
Tossicità del fluoro
Un’assunzione particolarmente eccessiva di fluoro F-, seppur sia un evento molto raro, può determinare effetti tossici sistemici. Tutti gli studi che hanno valutato gli effetti tossici del fluoro F- sono stati condotti su animale ed hanno osservato, per dosi molto elevate di fluoruri, effetti sistemici comprendenti difficoltà respiratorie, depressione cardiaca, vomito e diarrea.
Sono altresì riportati effetti conseguenti a un’assunzione elevata e cronica di fluoro F-, che comprendono effetti sul sistema nervoso centrale con una riduzione delle capacità cognitive e intellettive del bambino.
La dose letale di fluoro è riportata in 40-80 mg/Kg di peso corporeo (17).
Senza raggiungere livelli di alta tossicità o letalità, un’assunzione decisamente abbondante di fluoro F- da parte del bambino può causare, principalmente, fenomeni di nausea e vomito.
Tale evento può accadere, ad esempio, quando il bambino ingerisce accidentalmente una grande quantità di collutorio a base di fluoro F-, oppure in seguito a inquinamento industriale.
La quantità di fluoro F- responsabile di tossicità è 8 mg/kg di peso corporeo; quindi, un bambino di 2 anni e di circa 10 kg di peso dovrebbe ingerire circa 50 ml di dentifricio
per adulti 1450 parti per milione di fluoruri (2/3 di tubetto) o 250 ml di collutorio per rimanere intossicato.
Risultati
I risultati dello studio hanno evidenziato che le acque potabili italiane destinate al consumo umano non possiedono, in generale, una elevata concentrazione di fluoro F- tranne che per alcune aree geografiche.
Nello specifico nella zona compresa tra Viterbo, Rieti e la parte nord della provincia di Roma le acque potabili presentano una concentrazione di fluoro F- che si avvicina, o addirittura raggiunge, il valore massimo consentito dalla legge italiana (1,5 mg/ Litro).
Anche la zona intorno alla città di Catania (area vulcanica) presenta delle acque potabili destinate al consumo umano con un elevata concentrazione di fluoro F-. Alcune acque in bottiglia commercializzate possiedono una discreta concentrazione di fluoro F- e, probabilmente, esiste un nesso di casualità con le aree geografiche del Lazio sopraccitate in quanto le loro fonti sono collocate proprio in quelle zone geografiche.
Le disposizioni legislative della Comunità Europea CE stabiliscono che la massima concentrazione di fluoruri che possono essere aggiunti alle paste dentifricie non deve superare lo 0,15% o 1500 parti per milione. La maggior parte delle paste dentifricie commercializzate è addizionata con fluoruro di sodio NaF, che è la forma di fluoro F- più biodisponibile rispetto ad altri fluoruri.
Conclusioni
Nel formulare un bilancio tra l’effetto protettivo del fluoro F- nello sviluppo della lesione cariosa e il rischio di sviluppare fenomeni di fluorosi dentale, in caso di un’assunzione sistemica eccessiva, nei bambini di età compresa tra 0-72 mesi occorre considerare una serie di fattori.
Tra questi ritroviamo la concentrazione di fluoro F- nelle acque potabili destinate al consumo umano, le acque commerciali date al bambino da bere o utilizzate per preparazione dei cibi (pappe) e il tipo di dentifricio che si intende impiegare.
Per quest’ultimo aspetto appare rilevante seguire le linee guida dell’European Academy of Paediatric Dentistry (EAPD) impiegando un dentifricio dedicato ai bambini con una concentrazione di fluoro F- pari a 1000 parti per milione “ppm” nelle opportune quantità in base all’età e, sempre, sotto la supervisione da parte di un adulto per evitare l’ingestione accidentale del dentifricio da parte del bambino.
Nelle aree geografiche dove l’acqua potabile destinata al consumo umano ha un’elevata concentrazione di fluoro F-, oppure se sono impiegate acque commerciali a elevata concentrazione di fluoro F- è razionale scegliere paste dentifricie a bassa concentrazione di fluoruri aggiunti, in genere intorno ai 500 parti per milione.
Con il patrocinio della società scientifica
Odontoiatria Materno Infantile OMI
Bibliografia
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Young man using mouthwash on pink background, closeup
Clorexidina e cimenolo sono divenuti oggetto di un nuovo studio sulla parodontite di grado I e II. Secondo uno studio condotto dall'Università di Siviglia, Spagna, dopo le procedure di detartrasi e levigatura radicolare, un collutorio a base di queste due sostanze sarebbe in grado di ridurre la carica batterica e moderare l’infiammazione. Sebbene efficaci, infatti, questi trattamenti meccanici lasciano spesso residui batterici che possono facilitare recidive infiammatorie. L’aggiunta di agenti antimicrobici e antinfiammatori come clorexidina e cimenolo può rafforzare il processo di guarigione e migliorare i risultati a lungo termine.
Il ruolo del collutorio post-trattamento
Il collutorio in esame sfrutta le proprietà antimicrobiche della clorexidina, nota per la sua capacità di limitare il biofilm batterico e per questo usata anche nelle protesi. E del cimenolo, che offre un ulteriore effetto antinfiammatorio. I pazienti trattati con detartrasi e levigatura radicolare hanno riportato una significativa riduzione del sanguinamento gengivale e della placca batterica, rispetto a coloro che non avevano usato il collutorio. L’uso regolare del collutorio, inoltre, sembra supportare il mantenimento dei risultati ottenuti dalla terapia meccanica. Migliorando significativamente l’igiene orale complessiva e prolungando la stabilità del parodonto.
Vantaggi clinici e raccomandazioni
Questo approccio ha dimostrato di offrire una protezione aggiuntiva per i pazienti che, nonostante l’igiene orale domiciliare, faticano a mantenere la stabilità parodontale. La combinazione di agenti antimicrobici e antinfiammatori risulta particolarmente utile per chi presenta difficoltà di pulizia approfondita, riducendo il rischio di recidive e complicanze post-trattamento.
Implicazioni per la pratica odontoiatrica
L'integrazione di collutori avanzati come quello alla clorexidina e cimenolo nella fase post-trattamento offre agli odontoiatri un'opzione aggiuntiva per ottimizzare la gestione a lungo termine della parodontite. Studi correlati, come quello sulla polvere di eritritolo con clorexidina nell'air-polishing subgingivale, dimostrano l’importanza di trattamenti coadiuvanti per migliorare gli esiti della cura parodontale. La gestione integrata e multidisciplinare è oggi essenziale per rispondere alla complessità delle esigenze parodontali.
Due sostanze, un unico obiettivo
Secondo questo, dunque, pubblicato su Medicina oral, patologia oral y cirugia bucal, l’utilizzo del collutorio alla clorexidina e cimenolo è valido alleato per i pazienti parodontali. D'altronde, migliorare i risultati del trattamento meccanico con soluzioni complementari può aiutare a limitare la progressione della parodontite e mantenere la salute orale nel tempo. E un protocollo che preveda trattamenti coadiuvanti come quello descritto sin qui, può rappresentare un’innovazione pratica ed efficace per la gestione delle patologie parodontali.
Igiene orale e cure odontoiatriche sono fondamentali in gravidanza. Molte donne, però, ancora oggi scelgono di rimandare le sedute dal dentista al termine della gestazione. Eppure, non vi sono controindicazioni nell’eseguire trattamenti odontoiatrici per l’intera durata della gravidanza, ed è anzi auspicabile non procrastinare a dopo il parto gli interventi terapeutici e i controlli necessari.
In particolare, è ormai scientificamente assodato che nel corso della gestazione molte problematiche di natura odontoiatrica come la carie, le infiammazioni gengivali e la parodontite, che potrebbero mettere a rischio il benessere sia della mamma sia del nascituro, vanno tempestivamente intercettate e risolte.
Fortunatamente, la gravidanza e l’allattamento rappresentano i due momenti ideali per invitare le neomamme a prendersi maggiore cura della propria salute orale, perché in questa fase le donne sono più propense ad accogliere i consigli degli operatori sanitari che le invitano a migliorare il proprio stile di vita e a riconoscere ed evitare i comportamenti errati che potrebbero influire sulla salute del nascituro. In questo articolo, con il supporto di 3 video-pillole dedicate alla gravidanza e alla salute orale rivolte ai professionisti del dentale, approfondiamo gli aspetti odontoiatrici relativi alla prevenzione in gravidanza in base alle linee guida del Ministero della Salute stilate per proteggere il benessere della futura mamma e del bambino.
Scopri come aiutare le tue pazienti a mantenere un sorriso sano anche durante la dolce attesa.
Istruzioni di igiene orale. Per una efficace prevenzione, nei primi tre mesi di gestazione è importante suggerire alle mamme una visita di controllo durante la quale l’odontoiatra e/o l’igienista dentale possono consigliare gli strumenti necessari all’adeguato controllo della placca batterica, ad esempio l’utilizzo di dentifrici fluorati due volte al giorno e del filo interdentale per l’igiene domiciliare quotidiana.
Controllo professionale della placca. Le sedute igiene orale per il controllo professionale della placca tramiteablazione del tartaro e levigatura radicolare sono consentite per tutta la durata della gravidanza, perché sicure e utili contro l'infiammazione gengivale.
Terapie odontoiatriche di routine. Il terzo trimestre, ossia il periodo che intercorre tra la 14° settimana e la 20° settimana di gestazione è ideale per le cure odontoiatriche di routine.
Cure odontoiatriche urgenti. È importante tranquillizzare le gestanti spiegando loro che anche le terapie odontoiatriche urgenti, ove necessarie, possono essere effettuate senza rischi in ogni trimestre della gravidanza.
La fluoroprofilassi, il cardine della prevenzione in gravidanza
Per aiutare le gestanti a contrastare il rischio di sviluppare la carie, è importante educarle a corrette abitudini alimentari, senza mai dimenticare che il principale ausilio per la prevenzione è la fluoroprofilassi. Sebbene il fluoro passi attraverso la barriera placentare, non ci sono evidenze scientifiche che confermino la sua capacità di legarsi ai denti del nascituro. Pertanto, non esiste più motivo di consigliare alle donne in gravidanza una somministrazione sistemica di fluoro tramite supplementazione.
Le linee guida del Ministero della Salute oggi ribadiscono, invece, l’efficacia dell’uso topico del fluoro per la prevenzione della carie, tramite l’utilizzo di dentifrici fluorati da utilizzare due volte al giorno, sempre in abbinamento al filo interdentale.
Le raccomandazioni per una sana igiene orale nei bambini
La prevenzione della carie deve diventare una sana abitudine che accompagna la crescita del bambino, e che va cominciata fin dalla nascita, quando ancora i primi dentini non sono spuntati. Ecco gli accorgimenti utili secondo le linee guida ministeriali.
Dopo la poppata, è importante pulire le gengive del neonato con una garza morbida.
Le neomamme devono evitare gli scambi di saliva con il piccolo, ad esempio assaggiando la pappa dal suo cucchiaio, per evitare la trasmissione di batteri favorenti patologie orali come la carie.
Non lasciare che il piccolo si addormenti con il biberon contenente altro che acqua. Lo stesso vale per il ciuccio, che non deve essere intinto in sostanze zuccherine prima di essere offerto al bambino.
Dai sei mesi ai sei anni, o in ogni caso alla comparsa dei primi denti da latte, il piccolo va incoraggiato a spazzolare i dentini due volte al giorno con un dentifricio fluorato non abrasivo che contenga almeno 1000 ppm di fluoro.
Per evitare dosaggi eccessivi di fluoro, la quantità totale di dentifricio da utlizzare per ogni spazzolamento non deve superare le dimensioni di un pisello.
Quando, pochi mesi fa, uno sparuto Odontoiatra chiamava l’Ordine professionale per chiedere chiarimenti in merito all’obbligo di nomina dell’esperto di radioprotezione in capo al collaboratore di studio, non si poteva certo immaginare la portata della piena che ne sarebbe seguita.
Attimi di terrore in Lombardia. Gli Odontoiatri hanno lanciato un grido di allarme, trovando negli Ordini e nelle Federazioni rifugi sicuri. Telefoni perennemente tra orecchio e spalla, posture da centralinisti consumati… inquadrato il problema, però, seppur esposto in mille modi, vuoi concitati vuoi impauriti, vuoi infarciti di particolari quasi da leggenda se non da film horror, si è cercata (e trovata) subito la soluzione.
Il verbale
L’11 marzo 2024 i Funzionari Ispettivi in servizio presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Pavia-Lodi elevavano sanzione nei confronti del Direttore Sanitario di una nota catena di cliniche odontoiatriche, per violazione del D.Lgs. 101/2020, nello specifico degli articoli 128 e 114.
Si legge dal verbale:
“A seguito dell’accesso ispettivo in data 16.01.2024 presso la sede operativa in XXX, è emerso che la S.V., in precedenza generalizzata, intrattiene con tale struttura rapporti liberi professionali in qualità di medico odontoiatra. A seguito della verifica della documentazione richiesta a mezzo pec inoltrata alla S.V. in data 02.02.2024 protocollo n. 943 a cui la S.V. ha risposto con l’invio della documentazione in data 07.02.2024 protocollo n. 1074, si è accertato che la richiesta di incarico di esperto di radioprotezione nei confronti del Dott. XXX è datata 02.02.2024 successivamente, dunque, alla data dell’accesso ispettivo. Si è accertato, inoltre, che la relazione redatta ai sensi dell’art. 109 comma 2 D.Lgs. 101/2020 e la documentazione relativa alla definizione dei vincoli della S.V. è datata 2 febbraio 2024 e quindi successiva alla data dell’accesso ispettivo”.
Tutto troppo tardi, quindi. La famosa toppa, peggiore del buco.
I richiamati articoli recitano, quanto al 128 Nomina esperto di radioprotezione:
1) il datore di lavoro assicura la sorveglianza fisica per mezzo di esperti di radioprotezione;
2) la lettera di incarico all’esperto di radioprotezione e la relativa dichiarazione di accettazione da parte dell’incaricato devono essere conservate dal datore di lavoro ed esibite, su richiesta, agli organi di vigilanza. Il datore di lavoro può affidare mansioni strettamente esecutive, inerenti alla sorveglianza fisica della protezione contro le radiazioni, a personale dipendente o a un soggetto che presta attività lavorativa presso il medesimo datore di lavoro sulla base di altre tipologie contrattuali, non provvisto dell’abilitazione di cui all’articolo 129, scelto d’intesa con l’esperto di radioprotezione e che opera sotto la responsabilità di quest’ultimo secondo le direttive e le procedure scritte dallo stesso definite;
3) il datore di lavoro fornisce i mezzi e le informazioni e assicura le condizioni necessarie all’esperto di radioprotezione per lo svolgimento dei suoi compiti;
4) le funzioni di esperto di radioprotezione non possono essere assolte dalla persona fisica del datore di lavoro né dai dirigenti che eserciscono e dirigono l’attività disciplinata, né dai preposti che a essa sovrintendono, né dagli addetti alla vigilanza di cui all’articolo 106;
5) in caso di cessazione dell’incarico di esperto di radioprotezione, il datore di lavoro deve assicurare la continuità della sorveglianza fisica come previsto al comma 1 e fornire all’esperto di radioprotezione subentrante e all’esperto di radioprotezione che ha cessato l’incarico i risultati delle misurazioni e ogni altra informazione utile ai fini delle valutazioni di cui all’articolo 130, comma 11.
Ai sensi dell’art. 211, comma 2 del medesimo D.Lgs. 101/2020, il datore di lavoro che viola gli obblighi e le prescrizioni di cui all’articolo 128, è punito con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da euro 5.000 a euro 20.000”.
Quanto al 114, nello specifico il comma 2 lettere a), b) e c) Protezione dei lavoratori autonomi, i lavoratori autonomi sono tenuti nel rispetto delle disposizioni del presente Titolo a:
a) acquisire dall’esperto di radioprotezione la relazione redatta ai sensi dell’articolo 109, comma 2, sulla base delle informazioni sulle attività da volgere fornite dallo stesso lavoratore autonomo, nonché il relativo aggiornamento ai sensi dell’articolo 131;
b) definire, d’intesa con l’esercente delle zone classificate, avvalendosi dell’esperto di radioprotezione incaricato, i vincoli di dose da adottare in relazione alla propria classificazione e alle attività da svolgere;
c) curare il rispetto, per quanto di propria competenza, dei principi generali di cui all’articolo 1 e dei limiti di dose di cui all’articolo 146.
Ai sensi dell’art. 211, comma 5 del medesimo D.Lgs. 101/2020, il lavoratore autonomo che viola gli obblighi e le prescrizioni di cui all’articolo 114, comma 2, lettere a), b) e c), è punito con l’ammenda da euro 150 a euro 500.”
Alla luce di una interpretazione del disposto normativo (riportato proprio per consentire al lettore di verificare personalmente non esservi alcun obbligo manifestamente scritto), si contestava che tutti gli adempimenti previsti dagli articoli richiamati (richiesta di incarico di esperto di radioprotezione nei confronti dell’Odontoiatra collaboratore, acquisizione della relazione a firma dell’esperto di radioprotezione contenente dati utili per valutare la protezione dei lavoratori, allegazione di altri documenti afferenti alla materia) fossero stati posti in essere solo successivamente all’ispezione, avvalorando così le lacune del pregresso. Concludeva con la quantificazione di tale violazione e la richiesta di saldo entro 30 giorni.
La notizia si spargeva come solo quelle cattive sanno fare. La Federazione regionale della Lombardia, componente odontoiatrica, interessava della questione la Federazione Nazionale, che ribadiva quanto già esposto in una circolare emanata l’anno prima in argomento, suggerendo ai destinatari di eventuali sanzioni di valutarne l’impugnazione.
Il parere federativo
Si legge infatti: “Alla luce delle su esposte osservazioni in riferimento alla fattispecie in esame, posto che bene primario per la professione medica e odontoiatrica resta ed è sicuramente la tutela della salute del cittadino, si rileva ai sensi dell’art. 114 del D.Lgs. 101/2020 l’obbligo del medico chirurgo specialista o dell’odontoiatra che collabori presso una struttura di richiedere e di ottenere dall’esperto di radioprotezione (ERP) dell’esercente la relazione già esistente redatta ai sensi dell’art. 109 del D.Lgs. 101/2020, avendo cura di fornirgli le informazioni sulle attività che ivi svolgerà. Pertanto, il lavoratore autonomo abilitato alla radiodiagnostica complementare che collabora con una struttura sanitaria in cui è attiva tale pratica è tenuto a conoscere ai fini radioprotezionistici tutte le peculiarità della medesima, compartecipando del contenuto della suddetta relazione, non sussistendo alcun obbligo di nomina da parte del medico chirurgo specialista o dell’odontoiatra di un proprio specifico personale esperto di radioprotezione (ERP)”.
Raggio... di luce
Il lavoratore ha sì un obbligo, a propria tutela: deve assicurarsi che l’ERP designato dal Titolare dello studio abbia considerato nella sua relazione anche i rischi da esposizione dei lavoratori autonomi. Questo appare, in tutta evidenza, l’unico obbligo espressamente stabilito dal testo normativo, al netto delle possibili interpretazioni: un caldo raggio di luce che fende con prepotenza i freddi e malvagi raggi ionizzanti.
Equipment for cutting plastic dental crowns. Dental milling machine for making crowns. Process of cutting out a dental crown from plastic. Dentist equipment. Production artificial plastic teeth.
Le corone provvisorie stampate con tecnologia 3D stanno attirando l'attenzione degli odontoiatri. Tanto che un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Protesi dentaria dell'Università di Würzburg, Germania, ha condotto uno studio retrospettivo di coorte per valutarne la durata e la qualità, con un focus su estetica e qualità della vita dei pazienti.
Obiettivo dello studio
La ricerca ha analizzato il tasso di sopravvivenza delle corone provvisorie stampate in 3D e misurato la soddisfazione dei pazienti. Le corone, prodotte con una stampante Form3B e una resina denominata Permanent Crown Resin, sono state posizionate su 63 pazienti per un totale di 98 restauri. I ricercatori hanno monitorato i pazienti per un periodo medio di 256 giorni per valutare la durata e i benefici clinici delle corone provvisorie.
Metodologia
I ricercatori hanno utilizzato criteri USPHS modificati per i parametri clinici e il questionario OHIP-14 per misurare la qualità della vita correlata alla salute orale (OHRQoL). La statistica descrittiva, compresa una curva di Kaplan-Meier, ha permesso di analizzare la sopravvivenza delle corone provvisorie. Mentre i test di Kolmogorov-Smirnov e Wilcoxon hanno valutato i dati clinici e di soddisfazione dei pazienti.
Risultati clinici e soddisfazione dei pazienti
Le corone provvisorie stampate in 3D hanno mostrato un tasso di sopravvivenza del 98%, con soli due casi di fratture significative. La qualità della vita orale dei pazienti è migliorata in modo significativo, con i punteggi OHIP-14 che sono scesi da 6,63 a 2,21. Anche la soddisfazione per l'estetica è aumentata in modo significativo, dimostrando che le corone provvisorie stampate in 3D incontrano le aspettative estetiche dei pazienti.
Vantaggi per gli odontoiatri
La produzione tramite stampa 3D permette un processo rapido e riproducibile, con costi contenuti per singola corona, attorno a 0,40 €. In caso di fallimento, la riproduzione della corona risulta semplice e accessibile. Inoltre, la tecnologia CAD/CAM, con una risoluzione XY di 25µm, garantisce precisione e velocità, offrendo una soluzione di alta qualità per i pazienti in attesa di corone definitive.
Limiti e considerazioni cliniche
Sebbene i dati di osservazione e le corone provvisorie siano stati limitati al periodo di circa 9 mesi, i risultati sono promettenti. Tuttavia, gli autori riconoscono che studi più lunghi potrebbero fornire maggiori informazioni. Come dimostrato da altri studi sulle corone in resina con tempi di osservazione fino a cinque anni. In questo frangente, infatti, i ricercatori hanno osservato che certe abitudini parafunzionali e le condizioni di salute orale dei pazienti possono infuenzare la durata delle corone provvisorie.
Una soluzione che convince pazienti e odontoiatri
Le corone provvisorie stampate in 3D in Permanent Crown Resin rappresentano comunque una valida opzione per i trattamenti provvisori. Vantano un un alto tasso di soddisfazione estetica e migliorano la qualità della vita dei pazienti, come mostra lo studio pubblicato su Scientific Reports. Gli odontoiatri che sfruttano queste nuove tecnologie di stampa 3D per realizzare restauri provvisori di qualità, dunque, migliorano l’esperienza complessiva del paziente e mantengono un buon controllo dei costi e dei tempi di produzione.
Il dolore post-operatorio è una sfida comune in endodonzia, che impatta sia sui pazienti sia sui professionisti del settore. Il trattamento del canale radicolare (RCT) può lasciare un dolore persistente e sgradevole, per cui gli odontoiatri ricercano soluzioni efficaci per ridurre i sintomi post-operatori. L’uso della terapia laser si presenta come una risorsa innovativa per la gestione del dolore post-operatorio, con risultati incoraggianti.
Come agisce il laser sul dolore post-operatorio
Diversi tipi di laser vengono impiegati per modulare il dolore e ridurre l’infiammazione. Tra questi, il laser a bassa intensità (Low-Level Laser Therapy - LLLT) agisce sulle cellule nervose, diminuendo la sensibilità al dolore e riducendo la risposta infiammatoria. Altre modalità, come la terapia fotodinamica e la disinfezione laser, offrono benefici aggiuntivi, riducendo la carica batterica e aiutando a prevenire infezioni secondarie.
L’efficacia del laser nella gestione del dolore post-operatorio
Una recente meta-analisi su trial clinici randomizzati, condotta da un gruppo di ricercatori del College of Dentistry dell'Università di Ajman (UAE) e della Universitat Internacional de Catalunya, Barcellona, ha confrontato l’efficacia del laser rispetto ai metodi convenzionali. I risultati indicano che, sebbene il laser non superi sempre i trattamenti standard, offre comunque un’efficacia superiore rispetto al placebo, specialmente entro le prime 72 ore post-trattamento. Questo periodo è cruciale, poiché i pazienti sperimentano spesso il picco di dolore e disagio proprio nei primi giorni successivi all’intervento endodontico.
Vantaggi e limiti delle diverse tecniche laser
Ogni tipo di laser ha effetti e vantaggi specifici nel trattamento del dolore post-operatorio, come nel trattamento canalare. La terapia laser a bassa intensità si rivela particolarmente utile nelle prime ore post-intervento, quando il dolore è più acuto. Tuttavia, la sua efficacia tende a ridursi nei ritrattamenti dove l’infiammazione risulta spesso più complessa da trattare. D’altra parte, la terapia fotodinamica e la disinfezione laser hanno mostrato un effetto moderato subito dopo il trattamento, anche se i benefici si attenuano sul lungo termine.
Applicazione pratica e futuro della terapia laser in endodonzia
L’impiego del laser in endodonzia richiede attenzione e conoscenza delle diverse modalità, poiché ogni caso può trarre beneficio da un approccio personalizzato. Gli odontoiatri devono considerare fattori come la durata del trattamento, l’intensità del laser e la specificità del caso (trattamento primario o ritrattamento). Sono necessarie ulteriori ricerche per ottimizzare l’uso del laser nella riduzione del dolore post-operatorio. Tuttavia, esplorare diverse applicazioni e combinazioni di terapie laser potrebbe migliorare l’efficacia, offrendo ai pazienti un recupero più rapido e meno doloroso.
Conclusione
Il laser rappresenta una soluzione interessante per la gestione del dolore post-operatorio in endodonzia. Anche se non sempre risulta più efficace rispetto ai metodi tradizionali, la sua capacità di ridurre il dolore nei primi giorni post-intervento ne fa uno strumento prezioso nella pratica odontoiatrica. Con ulteriori studi e una conoscenza più approfondita, il laser potrebbe diventare una componente chiave per ridurre il disagio dei pazienti e migliorare l’efficacia del trattamento endodontico. Come peraltro sembrano suggerire gli autori dello studio, pubblicato su Scientific Reports.
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Il reimpianto di un dente avulso è una pratica diffusa, ma poco standardizzata. Un recente studio condotto da Nicoletta Zerman, docente all’Università di Verona e Direttrice dell’Unità Autonoma di Odontoiatria Pediatrica e Igiene Orale presso l'IRCCS Ospedale Don Calabria di Negrar di Valpolicella (VR), analizza le variabili cliniche che influenzano il successo del reimpianto e propone un diagramma di flusso per supportare il clinico nella gestione di questo trattamento.
L'importanza del reimpianto tempestivo
L'avulsione dentale è una lesione grave, spesso conseguenza di traumi, che richiede un'azione rapida. Lo studio di Zerman, una revisione sistematica della letteratura, conferma che il reimpianto immediato di un dente avulso è il "gold standard" per garantire la sopravvivenza del dente. Tuttavia, nella pratica clinica, il reimpianto è spesso ritardato e questo riduce i tassi di successo, aumentando il rischio di complicanze come il riassorbimento radicolare e l'anchilosi.
Linee guida per il reimpianto
Zerman sottolinea l'importanza di seguire le linee guida dell'International Association on Dental Traumatology per migliorare gli esiti, soprattutto nei pazienti pediatrici. Il diagramma di flusso che propone aiuta i clinici a decidere quando e come procedere con il reimpianto di un dente avulso. Considerando fattori come la durata dell'esposizione extra-orale del dente, le condizioni del legamento parodontale e la presenza di fratture radicolari.
Controindicazioni al reimpianto
Lo studio evidenzia i fattori che possono influire negativamente sul successo del reimpianto. Zerman cita controindicazioni come carie multiple, malattia parodontale avanzata, età avanzata, immunodeficienze e scarsa collaborazione del paziente. In questi casi, il clinico deve valutare alternative al reimpianto, come l'uso di impianti protesici o altre soluzioni protesiche.
Il ruolo della prevenzione
Un altro aspetto importante evidenziato dalla revisione è il legame tra trauma dentale e cattiva salute orale, soprattutto nei bambini. Secondo Zerman, i traumi dentali possono essere indicatori di trascuratezza e scarsa igiene orale. Di qui il suggeriento, rivolto ai genitori dei piccoli pazienti, di sviluppare maggior consapevolezza sull'argomento, per una più efficace azione di prevenzione.
Le conclusioni dello studio
Il reimpianto di un dente avulso è una pratica complessa, ma fondamentale in odontoiatria. Lo studio della professoressa Zerman fornisce un utile strumento per i clinici, perché offre un diagramma di flusso che guida la decisione terapeutica. La rapidità del reimpianto e l'attenzione alle condizioni del dente e del paziente sono infatti fattori chiave per migliorare la prognosi e ridurre le complicanze a lungo termine. Il lavoro di Zerman, pubblicato sull'European Journal of Paediatric Dentistry, invita i clinici a valutare ogni caso in modo completo, integrando le linee guida con le specificità del paziente per garantire un trattamento efficace e sicuro.
Un nuovo progetto interamente dedicato ai professionisti in Igiene Dentale e una interessante opportunità per l’industria dentale all’interno di Expodental Meeting di Rimini.
Expodental Meeting, la manifestazione di riferimento del settore dentale in Italia e una delle più visitate in Europa, incrementa ulteriormente la sua offerta formativa grazie all’accordosiglato con Alice Alberta Cittone e Riccardo Sangermano, organizzatori dell’evento ExpoRDH. Con questa operazione, ExpoRDH continuerà a perseguire la sua missione di creare valore per gli igienisti dentali confluendo all'interno di un contesto ancora più ampio e prestigioso come quello di Expodental Meeting, con cui condivide gli stessi obiettivi di crescita e di qualità.
Il nuovo contenitore si chiamerà ExpodentalRDH e sarà integrato nell’ampio programma culturale della manifestazione di Rimini, dal 15 al 17 maggio 2025. Questa nuova collaborazione nasce da una crescente richiesta di formazione da parte degli igienisti dentali e da una sempre più ampia offerta per la categoria da parte dell’industria dentale di prodotti innovativi, che richiedono palcoscenici strutturati ed internazionali come Expodental Meeting per essere presentati.
ExpodentalRDH rafforza ulteriormente il calendario culturale già assai ricco di Rimini, e si aggiunge ai progetti monotematici come Tecnodental Forum, specifico per gli odontotecnici, e come il programma di medicina estetica in odontoiatria. L’ulteriore investimento di UNIDI testimonia l’attenzione capillare di Expodental Meeting verso tutti gli attori del mondo di riferimento, nonché l’importante percorso di crescita della manifestazione.
Expodental RDH è già al lavoro per organizzare il programma culturale dedicato della prossima edizione di Expodental Meeting 2025 che si articolerà nei tre giorni dell’evento.
Luigi Paglia, direttore scientifico de Il Dentista Moderno
La moderna odontoiatria, come già è successo per il campo biomedico, dovrà estendere il suo interesse clinico e di ricerca verso la gravidanza, periodo in cui si formano le abitudini che condizioneranno il futuro sanitario e anche odontoiatrico del piccolo paziente. Conosciute sono anche le relazioni tra salute parodontale materna e salute fetale ed è quindi necessario una presa in carico sin dalla gravidanza della futura mamma da parte dell’odontoiatra.
Per rispondere a questa esigenza si sta sviluppando l’odontoiatria dei primi mille giorni, che comprende il periodo della gravidanza sino al secondo anno di vita del piccolo paziente.
Ne parliamo con Matteo Beretta, clinico che ha fatto della prevenzione il vero “motore” della propria azione clinica e scientifica.
5 minuti, 7 domande e specialmente 7 risposte per capire perché è importante... iniziare prima! Buona lettura e direi anche... buona odontoiatria!
1. Odontoiatria Infantile o Odontoiatria Materno-Infantile?
Matteo Beretta
Il cambio di paradigma che l’Odontoiatra Pediatrico di oggi e domani deve sviluppare per la propria professione nasce dal presupposto che la prevenzione vera in Odontoiatria Infantile si può e si deve fare partendo prima, ovvero da quando il bambino è ancora nella pancia della mamma.
È ormai risaputo che stili di vita e abitudini alimentari scorrette condizionano in modo determinante la salute della mamma e anche quella del bambino che nascerà.
In tema di salute, la prevenzione deve fare parte di tutti noi da subito, ed è da qui che prende vita il nuovo concetto di Odontoiatria Materno-Infantile, che possiamo considerare il prequel di una Odontoiatria Infantile che, per progredire, guarda indietro.
2. Quando inizia l’Odontoiatria Materno-Infantile?
Abbiamo capito che anche per la salute orale la migliore cura è la prevenzione, quindi meglio iniziare presto, anzi, prima, perché questa prevenzione inizia nei primi 1000 giorni di vita, intesi come il tempo che intercorre tra il concepimento e i primi due anni di vita del bambino. Dal punto di vista formativo questo è un tema fondamentale da trattare non solo nelle Scuole di Specializzazione in Odontoiatria Pediatrica, ma anche in quelle di Pediatria, dove spesso l’ambito della salute orale della mamma e del bambino non è sviluppato adeguatamente, come anche nei Corsi di Laurea in Odontoiatria e in quelli di Igiene Dentale.
3. Quindi prima la Prevenzione e poi la Cura?
La vera sfida dell’Odontoiatria Materno-Infantile non è saper fare bene un restauro su un dente da latte. Questa sfida inizia prima della prevenzione clinica e della diagnosi precoce e parte da una comunicazione efficace, ancora prima che mamme, famiglie e bambini diventino pazienti, ovvero quando ci si rivolge direttamente alla popolazione. Questa è la vera prevenzione primaria. I corsi di preparazione al parto, per esempio, possono essere un modo molto efficace per spiegare “prima” alle mamme e ai papà tutto quello che devono sapere sia per il proprio benessere orale, che condiziona la salute generale, sia per quello dei propri figli, che è fortemente influenzato dal loro stato di salute e dalle abitudini di vita durante la gravidanza e nel periodo neonatale.
4. Uno studio odontoiatrico come si colloca in questa catena di prevenzione?
Dando per assunto che la promozione della salute orale prima di arrivare alla cura dovrebbe essere un approccio universale sia per uno studio odontoiatrico generalista sia per uno studio che si occupa in modo più esclusivo di Odontoiatria Infantile, intercettare le mamme in gravidanza sarebbe un buon punto di partenza, non solo curandole in sicurezza in caso di emergenza, ma ancor meglio evitando di arrivare all’emergenza stessa.
Questo significa saper informare all’interno dei propri studi, con un linguaggio adeguato e sulla base delle evidenze scientifiche, tutti i pazienti su questi temi, facendosi promotori della cultura della prevenzione e impostando, insieme con i nostri igienisti dentali, piani di mantenimento di igiene orale professionale dedicati alle mamme in gravidanza e durante la maternità (nei primi 1000 giorni).
5. Quanto è importante un Odontoiatra Infantile?
Immaginiamo di essere un genitore e di avere il proprio medico di base. Non portiamo il nostro bambino dal medico di famiglia, ma scegliamo il pediatra. L’odontoiatra infantile è il “pediatra della bocca del bambino”.
Questo non vuol dire che il dentista generalista non debba occuparsi dei bambini, ma deve essere in grado di osservare e di valutare determinate condizioni orali in età pediatrica al fine di impostare un piano di prevenzione, informando anche lui innanzitutto i familiari sulla corretta igiene orale quotidiana, che deve iniziare subito, ancora prima che spunti il primo dentino; soprattutto, deve saper riconoscere problematiche magari per lui non familiari e, in caso, saper indirizzare la famiglia verso l’odontoiatra infantile.
6. Cosa qualifica più di ogni altra cosa l’Odontoiatra Materno-Infantile?
È un Odontoiatra Infantile che conosce e applica con grande competenza e maestria un approccio all’Odontoiatra Pediatrica molto più medico e meno chirurgico, che inizia già prima che il bambino venga al mondo. È poi anche un pedodontista (parola che non si usa quasi più) che ha come motto “le parole sono già Cura, anzi, Prevenzione” e sa fare alla perfezione il Tell-Show-Do alle mamme, ai papà, ai familiari e a tutti i caregiver per spiegare loro come sviluppare con facilità abitudini quotidiane per iniziare a promuovere la salute orale del bambino quando ancora i dentini non ci sono e, ancor prima, quando ancora non c’è il bambino.
7. Non abbiamo ancora menzionato la parola Carie. Vero?
È proprio così! La carie è la patologia cronica più frequente nei bambini ed è così comune da essere ancora oggi considerata, purtroppo, normale, ragione per cui la carie precoce dell’infanzia (ECC-early childhood caries) è ancora così diffusa. Sappiamo, però, che la carie non solo è evitabile, ma è anche prevenibile; poiché rappresenta un grande problema anche in termini di salute pubblica, con tutte le implicazioni in termini di costi, spesa e anche di qualità di vita per i bambini e le famiglie, è eticamente fondamentale fare in modo che tutti la conoscano PRIMA per evitarla.
Questo è solo l’inizio di una Storia di Salute e di Benessere per le prossime generazioni, un benessere non solo fisico, ma anche emotivo.
A fine mese, ma il termine è posticipato al 2 dicembre, perché il 30 novembre cade di sabato, va versata la seconda rata degli acconti delle imposte dovute in base alle dichiarazioni dei redditi e dell’Irap, per chi ancora deve questa imposta. L’anno scorso era già in vigore un provvedimento del Governo che consentiva ai contribuenti con ricavi o compensi dichiarati nel 2023 di ammontare non superiore a 170.000 €., di posticipare questo versamento al mese di gennaio successivo e anche poterlo rateizzare, quest’anno il provvedimento non è stato finora ripetuto, per cui rimane l’obbligo di versamento del secondo acconto in scadenza unica per l’intero importo, salvo provvedimenti dell’ultima ora.
Sempre al 2 dicembre è posticipato, con ammessa tolleranza fino al giorno 9 dicembre, il versamento della sesta rata della “rottamazione quater” delle cartelle esattoriali per chi avesse aderito a questa regolarizzazione.
Per i contribuenti che rientrando nei limiti di fatturato previsti dalla legge possono scegliere di versare l’Iva dovuta trimestralmente anziché mensilmente, scade nel mese il termine per versare gli importi dovuti per il terzo trimestre dell’anno.
Questo mese c’è una scadenza particolare, che può interessare i dentisti che posseggono quote di partecipazione in società di capitali: il versamento rateale dell’imposta sostitutiva sulla “rivalutazione” del valore di acquisto delle quote, finalizzato a ridurre, in caso di loro cessione, l’importo della plusvalenza che sarebbe tassabile come “reddito diverso” con aliquote ordinarie e applicazione delle addizionali locali.
Scade inoltre, il giorno 29, il termine ultimo per usufruire di sanzioni ridotte in caso di inesattezze od omissioni relativamente all’invio dei dati di spesa al sistema tessera sanitaria scaduto il 30 settembre, tale facoltà è un’opportunità per andare a verificare la correttezza di questo adempimento, cosa che consiglio di non trascurare.
Per le sole imprese odontoiatriche e odontotecniche che hanno presentato la domanda per accedere al credito d’imposta sugli investimenti nella “ZES”, zona unica Mezzogiorno, si apre il termine per la presentazione della “comunicazione integrativa”.
Per quanto riguarda l’Inps, da questo scadenziario sono segnalati anche i versamenti che riguardano igienisti dentali e odontotecnici. Per la “gestione separata” dovuta dalle società ai loro amministratori, è stata inserita in questo scadenziario una nuova nota che specifica che a tale gestione previdenziale appartengono gli amministratori il cui compenso sia qualificabile come “assimilato” al lavoro dipendente. Scade anche il termine per un versamento a Inail. A fine mese, anche Enpam chiama gli iscritti alla cassa.
Agenzia delle Entrate
Venerdì 15 novembre
Adempimenti contabili
Fatture differite. Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna);
Acquisti intracomunitari, annotazione. Termine ultimo per l’annotazione nel registro degli acquisti e in quello delle vendite delle fatture di acquisto ricevute nel mese precedente, con riferimento a tale mese.
Regolarizzazioni
Autofattura di acquisto intracomunitario. Termine ultimo per i soggetti che nel mese di luglio hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi per i quali non hanno ricevuto la relativa fattura entro il mese di ottobre 2024, per emettere autofattura;
Autofattura integrativa di acquisto intracomunitario. I soggetti che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi, se hanno ricevuto una fattura indicante un corrispettivo inferiore a quello reale, devono emettere autofattura integrativa in relazione alle fatture registrate nel mese precedente;
Comunicazioni
“Esterometro”. scade oggi il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente; la comunicazione non riguarda le operazioni per le quali è stata ricevuta una bolletta doganale o una fattura elettronica e gli acquisti di beni e servizi non rilevanti territorialmente ai fini IVA in Italia ai sensi degli artt. 7 - 7-octies del DPR 633/72, qualora siano di importo non superiore a 5.000,00 euro per singola operazione;
Versamenti
Imposta sostitutiva per rivalutazione del valore di partecipazioni in società di capitali, possedute dalle persone fisiche non esercenti attività d’impresa. Versamento della rata prevista in base all’anno in cui le partecipazioni erano possedute, con aliquote variabili da 14% a 16%.
Lunedì 18 novembre
Comunicazioni
ZES unica Mezzogiorno credito d’imposta investimenti, comunicazione integrativa, per le imprese che hanno già presentato domanda di accesso all’agevolazione entro il 12/7/2024 termine iniziale per presentare in via telematica la comunicazione integrativa attestante l’avvenuta realizzazione degli investimenti entro il 15/11/2024, la comunicazione integrativa va presentata a pena di decadenza dal diritto all’agevolazione.
Versamenti
Irpef e addizionali regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo corrisposti nel mese precedente e sui compensi per lavoro dipendente del mese precedente;
Irpef, Irap (se dovuta), Ires, Ivie e Ivafe, addizionali regionali e comunali, Iva annuale (con maggiorazione dello 0,40% in caso di opzione per il versamento in abbinamento con le imposte sui redditi), Imposta sostitutiva dei “forfetari”. Versamento della sesta rata del saldo 2023 e dell’acconto per il 2024, con interessi, per i contribuenti che hanno scelto il versamento rateale degli importi delle dichiarazioni per il 2023 e versato la prima rata entro il 1 luglio 2024, della quinta rata, con maggiorazione dello 0,40% e interessi, se la rateazione è iniziata fra il 1 luglio e il 31 luglio 2024, la quarta rata se il versamento rateale è iniziato fra 1 e 31 agosto 2024;
Imposta sostitutiva dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari e forfetari per quanto dovuto a titolo di Iva, ad esempio sugli acquisti da fornitori esteri con applicazione del “reverse charge”, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;
Iva trimestrale, contribuenti che versano trimestralmente, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativamente al terzo trimestre dell’anno;
Iva annuale, versamento nona rata, o della sesta o quinta a seconda dell’inizio del periodo di rateazione con maggiorazione degli interessi, dell'IVA relativa all'anno d'imposta 2023 risultante a conguaglio dalla dichiarazione “IVA 2024” presentata dai contribuenti non forfetari, in caso di scelta per il versamento del dovuto in modo autonomo e a rate mensili.
Venerdì 29 novembre
Regolarizzazioni
Tessera sanitaria, termine ultimo per inviare la comunicazione delle spese sanitarie sostenute nel primo semestre del 2024 il cui termine è scaduto il 30 settembre 2024, per rimediare ad omissioni o errori per usufruire della riduzione delle sanzioni ad un terzo con un massimo di 20.000 €. Prevista dal comma 5 bis dell’art. 3 del Dlgs 21/11/2014 nr. 175.
Lunedì 2 dicembre
Versamenti
Irpef, Irap (se dovuta), Ires, Ivie e Ivafe, versamento della seconda rata di acconto per il 2023 come dovuta in base alle dichiarazioni presentate quest’anno.
Agenzia delle Entrate Riscossione
Lunedì 2 dicembre
Versamenti
“Rottamazione quater”, termine per il versamento della sesta rata dell’importo comunicato dall’Agenzia entrate riscossione a chi ha aderito a questa definizione agevolata dei debiti fiscali e contributivi con scelta per il versamento rateale. In considerazione dei 5 giorni di tolleranza concessi dalla legge, e dei differimenti previsti nel caso di termini coincidenti con giorni festivi, saranno considerati tempestivi i pagamenti effettuati entro lunedì 9 dicembre 2024.
Inps
Lunedì 18 novembre
Versamenti
Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
Contributi della “Gestione separata” dovuti dai committenti, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori che possono qualificare questo compenso come “assimilato” al lavoro dipendente, relative ai compensi corrisposti nel mese precedente;
Contributi della “Gestione separata” dovuti dai professionisti, termine entro il quale i professionisti, in particolare gli igienisti dentali, se hanno scelto il versamento rateale devono versare una delle rate previste a saldo dei contributi dovuti per il 2023 e a titolo di prima rata di acconto per il 2024;
Eccedenze contributive della gestione artigiani, scade la rata del versamento del saldo e del primo acconto delle eccedenze sul minimale annuo dovuto dalle imprese artigiane odontotecniche;
Contributo “minimo” della gestione artigiani, scade la terza rata del contributo previdenziale minimo dovuto dai titolari di imprese artigiane odontotecniche, fissato per il 2024 in €. 4.427,04.
Inail
Lunedì 18 novembre
Versamenti
Premio anticipato e premio da regolazione, versamento della IV rata di premio anticipato e premio da regolazione.
Enpam
Sabato 30 novembre
Versamenti
Quota A, per chi ha scelto il pagamento con domiciliazione bancaria, scade il termine per il versamento della ottava e ultima rata se si è optato per la rateizzazione in otto rate, della quarta e ultima se si è optato per la rateizzazione in quattro rate;
Quota B, seconda delle nove rate per chi avesse scelto questa modalità di rateazione con la domiciliazione bancaria.
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