L'intelligenza artificiale (IA) sta cambiando radicalmente il panorama dell'odontoiatria. In particolare la conservativa e l'endodonzia, come ha spiegato Jasmine Marwaha, ricercatrice presso il Maharishi Markandeshwar College of Dental Sciences and Research di Mullana, Haryana, India. Secondo un suo recente studio, infatti, i professionisti del settore stanno utilizzando l'IA per migliorare la diagnosi, la pianificazione dei trattamenti, le decisioni cliniche e la previsione dei risultati.
Come si sta impiegando questa nuova tecnologia
Le reti neurali convoluzionali e artificiali vengono impiegate per analizzare l'anatomia dei canali radicolari, misurarne la lunghezza, identificare patologie periapicali e fratture radicolari. Ma anche per prevedere il successo dei ritrattamenti e valutare la vitalità delle cellule staminali della polpa dentale. Tuttavia, nonostante questi progressi, secondo l'autrice dello studio, ci sono ancora zone d'ombra da illuminare.
I limiti dell'IA
L'IA, per esempio, non si adatta facilmente ai nuovi programmi di imaging o a particolare hardware, rendendo necessari ulteriori test per individuare gli algoritmi analitici più efficaci per diverse situazioni. Inoltre, la formazione e il miglioramento degli algoritmi di IA richiedono l'accesso ai dati personali dei pazienti, sollevando importanti questioni riguardo alla protezione della privacy e alla riservatezza. L'utilizzo di dati classificati in modo errato, inoltre, può compromettere i risultati e il settore sanitario è ancora cauto riguardo alla trasmissione sicura dei dati. Per integrare efficacemente l'IA nella pratica odontoiatrica, è essenziale sviluppare sistemi che proteggano le informazioni personali e superino le attuali limitazioni tecniche.
Cosa ne pensano le nuove generazioni
Secondo uno studio condotto da Universita Peruviana di Lima, Paulista University di San Paolo e Università di Granada, gli studenti di odontoiatria hanno una percezione ancora un po' confusa di questa tecnologia. La ricerca, che ha coinvolto 200 giovani universitari ed è stata pubblicata su Dentistry Journal, mostra infatti un quadro ambivalente. L'86% degli studenti intervistati concorda sul fatto che l'intelligenza artificiale porterà a grandi progressi nell'odontoiatria. Tuttavia, il 45% dei partecipanti non crede che l'intelligenza artificiale sostituirà i dentisti in futuro. In ogni caso, due studenti su tre concordano sul fatto che l'uso dell'intelligenza artificiale dovrebbe essere parte integrante degli studi pre-laurea e post-laurea
Un esempio concreto d'applicazione
Sono molteplici i campi dell'odontoiatria che potranno beneficiare dell'IA. Uno su tutti è la protesi, come mostra uno studio sulla progettazione di una corona dentale, condotto presso l'Università di Hong Kong. La ricerca dimostra quanto sia potente il sistema di deep learning preso in esame: capace di apprendere, 3D-DCGN è in grado imitare molto bene i denti naturali sia sul piano morfologico, sia su quello biomeccanico, e dunque di progettare corone dentali personalizzate con elevata precisione. Questa ricerca, insieme con lo studio realizzato da Jasmine Marwaha e pubblicato su Journal of Conservative Dentistry and Endodontics, mostra la via, ormai tracciata.
Nicoletta Zerman Department of Surgical Science, Dentistry, Gynecology and Pediatrics, University of Verona and Director of Pediatric Dentistry and Oral Hygiene Unit, IRCCS Sacro Cuore-Don Calabria Hospital, Italy.
Il trauma orofacciale nei bambini richiede una valutazione accurata da parte degli operatori che intervengono in emergenza, inclusi odontoiatri generalisti, odontoiatri pediatrici, chirurghi orali, maxillo-facciali e pediatri, per escludere che la causa sia un maltrattamento. Ciò in particolare nei bambini che non interagiscono attivamente alla visita per incapacità al dialogo per età, grado di sviluppo psicologico, deficit cognitivi o di comunicazione linguistica.
Purtroppo, accade che casi di maltrattamento con conseguenze minori, degenerino se non intercettati, in episodi successivi. in situazioni di irreparabile gravità, che possono compromettere la vita stessa del soggetto.
Anche le attuali linee guida dell’International Association of Dental Traumatology (IADT) evidenziano la correlazione tra trauma orofacciale e abuso.
È essenziale quindi che gli operatori sanitari coinvolti conoscano le procedure cliniche e legali appropriate per proteggere questi bambini.
Un diagramma di flusso originale chiamato P.O.T.A. (Pediatric Orofacial Trauma Alert) è descritto per identificare precocemente i casi di maltrattamento e garantire un’assistenza interdisciplinare ai bambini con lesioni orofacciali.
Ogni caso viene valutato approfonditamente e quando c’è il sospetto di trauma da maltrattamento, viene pianificato un trattamento personalizzato, che include sia la terapia odontoiatrica specialistica, che coinvolga non solo l’odontoiatra d’urgenza ma anche l’odontoiatra pediatrico, l’igienista dentale, il chirurgo orale e maxillo-facciale, sia anche l’intervento del pediatra, il supporto psicologico, l’assistenza sociale, la mediazione culturale, fino al ricorso, quando necessario, all’autorità competente.
Viene stabilito un programma di follow-up per monitorare l’evoluzione del trattamento e il benessere complessivo del bambino nel tempo.
Risulta evidente l’importanza di programmi di formazione e sensibilizzazione per i professionisti sanitari coinvolti nel riconoscimento e nella gestione delle lesioni orofacciali nella prima infanzia e nei soggetti fragili.
In sintesi, il sistema di allerta proposto si basa su una gestione interdisciplinare e mira a garantire un’assistenza tempestiva e di alta qualità ai bambini colpiti.
Interdisciplinary management of orofacial trauma due to mistreatment in early childhood: original alert system
Orofacial trauma in children requires careful evaluation by emergency workers, including general dentists, pediatric dentists, oral surgeons, maxillofacial surgeons, and pediatricians, to rule out maltreatment as the cause. This is particularly the case in children who do not actively interact during the visit due to an inability to communicate due to their age, level of psychological development, cognitive or linguistic communication deficits.
Unfortunately, it happens that cases of mistreatment with minor consequences degenerate into subsequent episodes if not intercepted. in situations of irreparable gravity that can compromise the life of the subject.
The current guidelines of the International Association of Dental Traumatology (IADT) also highlight the correlation between orofacial trauma and abuse.
It is therefore essential that the healthcare professionals involved know the appropriate clinical and legal procedures to protect these children.
An original flowchart called P.O.T.A. (Pediatric Orofacial Trauma Alert) is described to identify cases of maltreatment early and ensure interdisciplinary care for children with orofacial injuries.
Each case is evaluated in depth and when there is a suspicion of trauma from mistreatment, a personalized treatment is planned, which includes both specialist dental therapy, which involves not only the emergency dentist but also the pediatric dentist, the dental hygienist, oral and maxillofacial surgeon, as well as the intervention of the pediatrician, psychological support, social assistance, cultural mediation, up to and including appeal when necessary to the competent authority.
A follow-up program is established to monitor the evolution of the treatment and the overall well-being of the child over time.
The importance of training and awareness programs for healthcare professionals involved in the recognition and management of orofacial lesions in early childhood and in fragile subjects is evident.
In summary, the proposed alert system is based on interdisciplinary management and aims to ensure timely and high-quality care for affected children.
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Il mondo in continua evoluzione dell’igiene orale offre una vasta gamma di strumenti per mantenere in salute denti e gengive. Tra i più diffusi troviamo lo spazzolino elettrico tradizionale e lo spazzolino sonico: che entrambi puliscano meglio dello spazzolino manuale è scientificamente provato, ma ci sono differenze chiave da conoscere per consigliare il paziente in modo consapevole.
Spazzolino elettrico tradizionale roto-oscillante
A partire dagli anni Sessanta, sono stati introdotti e proposti vari tipi di spazzolino elettrico. Inizialmente progettati per simulare quelli manuali, si sono rapidamente imposti come alternativa di livello superiore perché molto più facili da usare, pratici ed efficaci.
Lo spazzolino elettrico tradizionale, conosciuto anche come rotante-oscillante (tecnologia 2D), è dotato di un piccolo motore interno che permette alla testina rotonda di ruotare in una direzione e nell’altra tra le 4.500 e le 9.000 volte al minuto, oscillando. A questo, i modelli più avanzati hanno associato un movimento aggiuntivo di pulsazione per cui la testina compie, alla fine, un’azione di tipo 3D: pulsando verso la superficie dentale disgrega la placca e roto-oscillando a destra e a sinistra la porta via (tecnologia rotante-oscillante-pulsante o 3D).
La rimozione della placca avviene in seguito allo “strofinio” delle setole sulla superficie dentale e quindi in modo meccanico (azione di pulizia meccanica) (Figura 1).
1. Modalità di azione dello spazzolino elettrico roto-oscillante
Come si usa e per chi è indicato
Questo tipo di spazzolino va bene sempre ed è facile da usare in quanto l’utente deve solo posizionare la testina (tonda e di piccole dimensioni) sul bordo gengivale e spostarla lentamente da un dente all’altro. È particolarmente indicato per coloro che hanno una mobilità limitata, come le persone anziane o con disabilità fisiche: il manico più grande e le funzionalità integrate possono offrire una migliore presa e maggior controllo.
Quale scegliere?
I modelli presenti in commercio sono davvero tanti e si differenziano per gli standard qualitativi e le tipologie di accessori. Possono infatti cambiare:
numero di roto-oscillazioni e pulsazioni;
modalità di spazzolamento (ed eventuale presenza di programmi preimpostati);
durata della batteria e possibilità o meno di ricaricarla.
Inoltre, possono essere presenti o meno:
sensore di pressione;
timer integrato;
connettività bluetooth.
Sicuramente, il nostro consiglio è quello di optare per uno spazzolino ricaricabile e dotato di movimento 3D (rotante-oscillante-pulsante), con almeno 8.000 roto-oscillazioni e 40.000 pulsazioni al minuto (non dimentichiamo che negli ultimi modelli la testina compie fino a 9.900 roto-oscillazioni e fino a 45.000 pulsazioni al minuto!). Inoltre, è preferibile che lo spazzolino sia dotato di timer integrato e sensore di pressione in modo che lo spazzolamento abbia la giusta durata e non risulti troppo energico.
Punti di forza
• Pulizia efficace: rimuove la placca batterica in modo più efficace rispetto allo spazzolino manuale ma variabile a seconda del modello e del marchio.
Facilità d’uso: non richiede l’apprendimento di una specifica tecnica di spazzolamento né alcun tipo di “sforzo fisico” poiché gran parte del lavoro è svolta dalla testina rotante (non a caso esistono diversi modelli anche per bambini!).
Ampia scelta: il mercato offre un’ampia scelta di varianti consentendo di scegliere tra diversi design, funzionalità, testine e costi a seconda delle proprie esigenze e preferenze.
Prezzo accessibile: il costo è tendenzialmente più basso rispetto a quello dello spazzolino sonico, rendendolo una interessante opzione per chi cerca un “upgrade” rispetto allo spazzolino manuale o vuol semplicemente provare questa nuova tecnologia senza spendere troppo.
Punti di debolezza
• Minore pulizia interdentale: lo spazzolino elettrico non è in grado di raggiungere gli spazi interdentali più profondi e deve essere sempre associato ad appositi presidi di pulizia come filo e scovolino
• Possibile mancanza di alcune funzionalità avanzate: alcuni modelli non sono dotati di modalità avanzate sicuramente presenti nello spazzolino sonico (come timer integrati o modalità di pulizia personalizzate)
Spazzolino sonico
Lo spazzolino sonico è in realtà uno spazzolino elettrico dotato di una testina oblunga (e non rotonda) che si muove lateralmente da parte a parte, ricordando per forma e movimento proprio quella di uno spazzolino manuale. Le sue setole, alimentate da una speciale tecnologia a onde sonore, sono tuttavia in grado di produrre migliaia di vibrazioni al minuto (in genere oltre 30.000 a una frequenza compresa tra 200 e 400 Hz, quindi udibili all’orecchio umano) determinando, a loro volta, una turbolenza fluido-dinamica in grado di disgregare la placca anche nelle zone più difficili da raggiungere come gli spazi interdentali e i margini gengivali (azione di pulizia fluido-dinamica).
In altre parole, la combinazione di pulsazioni e micro-vibrazioni eseguite dalla testina consente al dentifricio e alla saliva (o acqua) presenti nella cavità orale di mescolarsi in una miscela schiumosa e produrre minuscole bollicine attive che vengono “spinte” con forza contro le superfici su cui si trova la placca, spazi interdentali compresi.
Va da sé che affinché questo sia possibile la presenza di acqua, saliva o di un dentifricio a base acquosa rappresenta una condizione indispensabile (Figura 2).
2. Modalità di azione dello spazzolino sonico
Riassumendo, lo spazzolino sonico pulisce quindi in due modi diversi:
meccanico, attraverso il contatto diretto delle setole esterne (leggermente più lunghe) con il dente;
idrodinamico, mediante le turbolenze nel fluido orale indotte dall’alta velocità e in grado di raggiungere anche aree non toccate direttamente dalle setole.
Come si usa e per chi è indicato
Questo tipo di spazzolino richiede più manualità perché la tecnica di spazzolamento è simile a quella consigliata con uno spazzolino manuale: la testina deve essere posizionata contro il dente con un angolo di circa 45 gradi in direzione del bordo gengivale (in modo da massaggiare anche le gengive), quindi spostata più volte (per 3-5 secondi) dalla gengiva verso i denti, ripetendo l’operazione su tutte le superfici. A differenza dello spazzolamento manuale, con lo spazzolino sonico non c’è bisogno di esercitare pressione e vengono ben puliti anche gli spazi interdentali.
Complessivamente più delicato, è consigliato soprattutto in presenza di:
problemi parodontali e recessioni gengivali perché, grazie alla sua delicata azione massaggiante, migliora/riattiva la circolazione sanguigna gengivale (Preda C, 2021);
apparecchi ortodontici fissi, perché l’idrodinamica pulisce bene non solo superfici dentali e bordi gengivali ma anche bande, fili e brackets (Lanzetti J, 2023; Rominger RL, 2024);
corone e impianti.
Alcuni pazienti lo preferiscono perché trovano le vibrazioni oscillanti più confortevoli e meno aggressive rispetto ai movimenti meccanici di alcuni spazzolini elettrici; altri, soprattutto all’inizio, le percepiscono come scomode o fastidiose anche se solitamente ci si abituano in poco tempo.
Quale scegliere?
Il nostro consiglio è quello di optare per uno spazzolino ricaricabile che pulsa ogni 30 secondi ed è in grado di produrre almeno 30-40.000 movimenti/minuto (sino a 60.000 per i modelli più performanti).
Bisogna prestare molta attenzione ai modelli più economici che spesso, pur spacciati come spazzolini sonici, in realtà non lo sono. Infatti, non sono dotati di un vero e proprio motore sonico al loro interno, bensì di un normale motore elettrico a cui viene collegata una testina in grado di effettuare movimenti oscillatori simili a quelli di uno spazzolino sonico.
Punti di forza
Efficacia pulente superiore alla media grazie alle vibrazioni ad alta frequenza.
Pulizia profonda interdentale e iuxta-sottogengivale.
Delicatezza estrema su denti e gengive (preserva l’integrità di smalto e gengive).
Rimozione delle macchie superficiali.
Timer integrato.
Punti di debolezza
Richiede maggiore manualità rispetto allo spazzolino elettrico tradizionale.
Costo tendenzialmente più elevato rispetto allo spazzolino elettrico tradizionale, compreso quello delle testine di ricambio.
Spazzolino ultrasonico
La tecnologia ultrasonica applicata agli spazzolini elettrici rappresenta un ulteriore passo in avanti nel campo della salute orale.
Con una frequenza delle vibrazioni emesse così elevata (>20.000 Hz) da non essere percepibile all’orecchio umano, lo spazzolino ultrasonico può raggiungere i 190 milioni di movimenti al minuto. Il moto fluido-dinamico così generato e la formazione di bolle attive aumentano considerevolmente inducendo una rimozione della placca nettamente superiore a qualsiasi altro dispositivo di pulizia domiciliare (Digel I, 2020).
Punti di forza
Efficacia pulente superiore in minor tempo.
Pulizia profonda ed estremamente precisa degli spazi interdentali.
Delicatezza estrema su denti e gengive.
Punti di debolezza
• Costo elevato e quindi non alla portata di tutti (diffidare da quelli troppo economici o prodotti da marchi sconosciuti che non offrono alcuna garanzia).
Rimozione della placca: spazzolino elettrico e manuale a confronto
Thomassen TMJA, Van der Weijden FGA, Slot DE. The efficacy of powered toothbrushes: A systematic review and network meta-analysis. Int J Dent Hyg. 2022 Feb;20(1):3-17.
Questa revisione sistematica nasce con l’idea di rispondere alla seguente domanda: sulla base di studi clinici controllati (randomizzati) qual è l’efficacia di uno spazzolino elettrico con tecnologia roto-oscillante o sonica ad alta frequenza rispetto ad uno spazzolino manuale nella rimozione della placca dentale dopo un singolo spazzolamento in pazienti adulti (≥ 18 anni) sani (non portatori di apparecchio ortodontico fisso e/o di protesi mobili e/o di impianti)?
Sono state selezionate 28 pubblicazioni per un totale di 56 confronti (su gruppi comprendenti da 12 a 216 individui di età compresa tra 18 e 69 anni):
25 tra spazzolino manuale e roto-oscillante;
9 tra spazzolino manuale e sonico;
22 tra spazzolino roto-oscillante e sonico.
L’efficacia nella rimozione della placca è stata valutata mediante il Quigley Hein Plaque Index (QHPI) o una sua modifica in 34 confronti, mediante il Rustogi Modified Navy Plaque Index (RMNPI) in 22 confronti.
Ebbene, entro i limiti del presente disegno di studio basato sul risultato conseguente a una singola azione di spazzolamento, i risultati hanno mostrato una differenza statisticamente significativa nel confronto tra spazzolino elettrico in generale e spazzolino manuale, a supporto della raccomandazione di utilizzare uno spazzolino elettrico per la rimozione quotidiana della placca. Esisterebbe, inoltre, la moderata certezza di un (molto) piccolo beneficio derivante dall’uso di uno spazzolino elettrico roto-oscillante piuttosto che sonico.
Testine oscillanti-rotanti e soniche: efficacia su placca e infiammazione gengivale
Preda C, Butera A, Pelle S, Pautasso A, Chiesa A, Esposito F, Oldoini G, Scribante A, Genovesi AM, Cosola S. The Efficacy of Powered Oscillating Heads vs. Powered Sonic Action Heads Toothbrushes to Maintain Periodontal and Peri-Implant Health: A Narrative Review. Int J Environ Res Public Health. 2021 Feb; 18(4): 1468.
Obiettivo di questa recensione narrativa è quello di confrontare l’efficacia delle testine rotanti-oscillanti (ORH) rispetto alle testine soniche (SAH) sull’accumulo di placca e sull’infiammazione gengivale.
Dopo una ricerca sia on-line (MEDLINE, Embase, Inspec, PQ SciTech e BIOSIS) che manuale, sono stati selezionati 12 articoli per un totale di 1.433 pazienti (non portatori di apparecchi ortodontici o affetti da gravi malattie sistemiche/psichiatriche) in cui il confronto tra i due tipi di tecnologia è avvenuto dopo un follow-up variabile da un minimo di 4 settimane fino a un massimo di 24 settimane (media: 7,83 settimane).
Ebbene, non sono state osservate grandi differenze tra gli spazzolini ORH e SAH in quanto entrambi risultano più efficaci degli spazzolini manuali, senza causare danni ai tessuti molli e duri (anche se i vettori della forza di rotazione degli ORH potrebbero essere perpendicolari al solco gengivale e apportare un maggiore stress meccanico).
Tuttavia, la maggior parte degli studi qualitativamente migliori riporta risultati statisticamente superiori a lungo termine sia per quanto riguarda gli indici gengivali che quelli di sanguinamento per gli spazzolini SAH.
Si potrebbe quindi concludere che è stato osservato un andamento più favorevole dei parametri clinici con spazzolini elettrici SAH, ma sono necessari ulteriori studi di buona qualità per delineare conclusioni più accurate.
Intanto, secondo gli Autori, spazzolini ORH e SAH possono favorire la standardizzazione e il miglioramento dell’igiene orale domiciliare consentendo al clinico di concentrare la “sessione motivazionale” sull’eziologia delle patologie parodontali/perimplantari e sull’importanza della prevenzione piuttosto sulla dimostrazione delle tecniche di spazzolamento manuale.
Take Home Message
Lo spazzolino da denti ideale è quello che, attraverso un facile impiego, ci permette di eliminare la placca in modo ottimale.
Oggi la tecnologia ci consente di poter scegliere tra spazzolini elettrici roto-oscillanti, roto-oscillanti-pulsanti, sonici e ultrasonici.
Sebbene lo spazzolino manuale risulti essere ancora lo strumento più diffuso per svolgere l’igiene orale quotidiana, sono ormai molti gli studi clinici [Yaacob M, 2014; Thomassen TMJA, 2022] che dimostrano una maggiore efficacia di quelli elettrici roto-oscillanti e sonici per diversi motivi: rimuovono la placca in modo più completo grazie ai movimenti più rapidi e precisi, sono di più facile utilizzo e possono essere accessibili per persone con difficoltà motorie. Per la letteratura vanno bene entrambi!
Bibliografia
1. Digel I, Kern I, Geenen EM, Akimbekov N. Dental plaque removal by ultrasonic toothbrushes. Dent J (Basel). 2020 Mar 23; 8(1):28.
2. Lanzetti J, Michienzi P, Collura J, Sabatini S, Vilardi S, Deregibus A. Comparison of two electric toothbrushes: evaluation on orthodontic patients. Minerva Dent Oral Sci. 2023 Jun;72(3):125-130. doi: 10.23736/S2724-6329.22.04711-8.
3. Preda C, Butera A, Pelle S, Pautasso A, Chiesa A, Esposito F, Oldoini G, Scribante A, Genovesi AM, Cosola S. The Efficacy of Powered Oscillating Heads vs. Powered Sonic Action Heads Toothbrushes to Maintain Periodontal and Peri-Implant Health: A Narrative Review. Int J Environ Res Public Health. 2021 Feb; 18(4): 1468.
4. Rominger RL, Patcas R, Hamza B, Schätzle M, Wegehaupt FJ, Hersberger-Zurfluh MA. Cleaning performance of electric toothbrushes around brackets applying different brushing forces: an in-vitro study. Sci Rep. 2024 Mar 11;14(1):5921. doi: 10.1038/s41598-024-56017-1.
5. Thomassen TMJA, Van der Weijden FGA, Slot DE. The efficacy of powered toothbrushes: A systematic review and network meta-analysis. Int J Dent Hyg. 2022 Feb;20(1):3-17.
6. Yaacob M, et al. Powered versus manual toothbrushing for oral health. Cochrane Database Syst. Rev. 2014 doi: 10.1002/14651858.CD002281.pub3
Dette anche TADs (Temporary Anchorage Devices), le miniviti ortodontiche si posizionano nell’osso mascellare o mandibolare per un tempo limitato con l’obiettivo di migliorare il controllo del movimento dentale, riducendo la dipendenza dai denti naturali come ancoraggio. Permettono di eseguire movimenti dentali complessi con più precisione ed efficacia la posizione di inserimento e la collaborazione del paziente si rivelano fondamentali. Possono migliorare in modo significativo i risultati del trattamento ortodontico. Mini-guida alla scelta e all’utilizzo.
“Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Il terzo principio della dinamica è la legge che maggiormente accompagna l’ortodontista nella scelta dell’ancoraggio da utilizzare nella pianificazione di un trattamento ortodontico.
L’ancoraggio in ortodonzia si riferisce alla capacità di resistere alle forze che vengono generate durante il movimento dei denti e, quindi, “la resistenza al movimento dentale indesiderato”. È un concetto importante che riveste un ruolo fondamentale nelle meccaniche ortodontiche.
La meccanica ideale per l’ortodontista è quella in cui si spostano solo i denti che si intende muovere, mentre tutti gli altri restano assolutamente fermi. Tale situazione non si verifica mai nel momento in cui si scelgono delle unità reattive dentarie, dato che anche forze piccolissime sono in grado di determinare il movimento dentale. Attualmente l’unico modo per ottenere il massimo controllo possibile del movimento dentale è l’utilizzo di un “ancoraggio scheletrico”, che sfrutta cioè dei sistemi inseriti all’occorrenza nell’osso, e che permettono di non ingaggiare i denti nell’unità reattiva o di rinforzare notevolmente altri tipi di ancoraggi, intra- o extra-orali.
La quantità di resistenza necessaria per prevenire il movimento degli elementi che vogliamo rimangano fermi mentre altri si spostano è differente a seconda dei nostri obiettivi. Da qui il concetto di ancoraggio “massimo”, “medio” o “minimo”.
L’ancoraggio massimo si utilizza quando è cruciale mantenere stabili i denti di ancoraggio, perché il movimento dei denti target potrebbe compromettere il risultato del trattamento. Si applica in situazioni in cui i denti ancoranti devono restare fermi mentre si spostano molti denti anteriori o si effettuano movimenti complessi.
Un esempio clinico di ancoraggio massimo è l’arretramento del gruppo frontale superiore in casi di biprotrusione, in cui i molari devono rimanere bene fermi nella loro posizione iniziale.
Per ottenere un ancoraggio massimo è possibile utilizzare dispositivi extra-orali, come la trazione extra orale (TEO) o ancoraggi temporanei scheletrici (TADs). L’ancoraggio medio è utilizzato, invece, quando è accettabile un certo grado di movimento dei denti ancoranti, purché non comprometta il trattamento. Viene applicato in situazioni in cui un compromesso tra stabilità e movimento è possibile.
Durante la chiusura di spazi interdentali, diastemi, è possibile arretrare il gruppo frontale pur accettando un avanzamento minimo dei molari. Il dispositivo di ancoraggio medio più usato solo gli elastici inter-arcata. In ultimo, l’ancoraggio minimo è applicato quando il movimento dei denti ancoranti è desiderabile o non influisce negativamente sul trattamento. In queste situazioni, i denti ancoranti possono muoversi insieme ai denti target. Si pensi ad esempio a una correzione di un affollamento dentale lieve, dove il movimento di tutti i denti è accettabile.
La scelta del tipo di ancoraggio dipende da vari fattori, come la quantità di movimento necessario, la posizione e la stabilità dei denti ancoranti, l’età del paziente e la densità ossea.
Un’accurata pianificazione del tipo di ancoraggio è essenziale per garantire il successo del trattamento ortodontico, minimizzando i rischi e ottimizzando i risultati.
Le miniviti ortodontiche
Le miniviti ortodontiche o anche dette TADs (Temporary Anchorage Devices) sono piccoli dispositivi in titanio che vengono posizionati nell’osso mascellare o mandibolare per un periodo di tempo limitato al fine di migliorare il controllo del movimento dentale, riducendo la dipendenza dai denti naturali come ancoraggio (Figura 1).
1. Esempio di ancoraggio mandibolare (gentile concessione del dott. Fabio Federici Canova)
Le miniviti hanno una dimensione molto ridotta rispetto agli impianti protesici, il loro diametro varia da 1.2 mm a 2 mm e la loro lunghezza varia dai 6 mm ai 12 mm a seconda della posizione di inserzione e al loro scopo di utilizzo. Una minivite più sottile può essere scelta se deve essere inserita tra le radici; se la stabilità della vite dipende dalla midollare, deve essere scelta una vite più lunga, ma se la corticale fornisce una stabilità iniziale sufficiente, può essere utilizzate una minivite più corta.
Molte sono le miniviti presenti sul mercato, ognuna con caratteristiche di design diverse, ma per quanto le differenze strutturali possano essere più o meno marcate, le componenti principali di ogni minivite sono: la testa, il collo e il fusto.
La testa è la porzione più coronale della minivite, che sporge al di fuori dei tessuti dopo che la minivite è stata inserita nell’osso. Può avere diverse fogge: liscia, sferica, a forma di bracket eccetera, presentare sottosquadri o fori e avere tagli singoli o a croce sulla superfice superiore, nei quali inserire la punta del cacciavite per il loro inserimento o rimozione dall’osso. Secondo il suo design, può essere agganciata, bondata o fissata con legature. Per l’ancoraggio diretto, viene tipicamente utilizzata una vite con un foro di 0,8 mm di diametro nella testa o nel collo (Baxi S et al., 2023)
Il collo è la porzione che connette la testa al fusto: può essere di diverse lunghezze per meglio adattarsi agli spessori dei tessuti in cui la minivite è inserita; nella maggior parte dei casi è liscio, per ridurre il ristagno di placca. La maggior parte dei fallimenti sono infatti dovuti a peri-implantite che spesso ha origine all’intersezione della minivite stessa con la mucosa (Poggio PM et al., 2006).
Il fustodella minivite può avere una geometria conica o cilindrica e presenta su di esso le spire che all’interno dell’osso offrono resistenza alle forze assiali e longitudinali che agiscono sul dispositivo, e che tendono a disinserirla dall’osso. La lunghezza della minivite è definita come la lunghezza complessiva del corpo filettato. In base all’anatomia del paziente, è possibile scegliere lunghezze da 5 mm a 12 mm (Nidhya VG 2020).
Conoscere la terminologia
Ogni campo della conoscenza e dell’apprendimento richiede l’uso di una terminologia accettata per evitare confusione. Ad oggi in ortodonzia, i termini utilizzati per identificare i dispositivi di ancoraggio temporaneo (TADs) o le mini-viti sono stati fuorvianti e confusi.
In particolare, l’uso delle parole “diretto” o “indiretto” in riferimento ai TADs può confondere, poiché questi termini possono indicare sia il metodo di inserimento (guidato o libero) sia il tipo di carico (ancoraggio diretto o indiretto). Inoltre, con l’introduzione di apparecchi osteointegrati supportati da miniviti palatali (in siti inter- o extraradicolari), l’uso della parola “palatale” può creare confusione. Sebbene il termine sia comunemente associato a mini-viti che vengono inserite utilizzando guide chirurgiche indirette, anche l’inserimento libero di miniviti nel palato potrebbe essere descritto in questo modo. Per questo motivo, gli Autori della scuola di Ortognatodonzia di Ferrara hanno proposto recentemente una classificazione che possa distinguere, innanzitutto, il modo di inserimento e, in secondo luogo, il lato e il sito esatti di inserimento (Derton N, Cremonini F, Arveda N, Lombardo L, Palone M. Classification of temporary anchorage devices in orthodontics. J Clin Orthod. 2023 Jun;57(6):353-356. PMID: 37441782).
TADs guidati
Un TAD guidato viene posizionato tramite una dima chirurgica progettata con sistemi di design/manufacturing assistito da computer (CAD/CAM), che richiede una tomografia computerizzata cone beam (CBCT) e un piano digitale completamente personalizzato. Un sistema di connessione interna assicura che la testa della minivite sia fissata saldamente all’apparecchio osteointegrato (Figure 2-3).
2. Dima per l’inserizione guidata di miniviti palatali3. Programmazione digitale per l’inserizione guidata di miniviti palatali
Il termine “palatale” può essere aggiunto, e può essere fatta un’ulteriore distinzione per indicare un sito inter- o extraradicolare:
5. Ancoraggio palatale interradicolare per recupero di 23 incluso. Tutte le immagini sono gentile concessione del dott. Fabio Federici Canova
Recentemente, alcuni clinici hanno suggerito la pianificazione digitale dell’inserimento delle miniviti senza un sistema di connessione interna utilizzando una dima chirurgica, specialmente in siti anatomici extra-alveolari, come la cresta infrazigomatica e il buccal shelf.
TADs non guidati
Un TAD non guidato viene posizionato a mano libera con un cacciavite dritto o angolato. Non ha un sistema di connessione interna per consentire la connessione con un apparecchio osteointegrato o dento-ancorato. Nella maggior parte dei casi, non è necessaria né la valutazione con CBCT né la pianificazione digitale; le miniviti vengono inserite manualmente basandosi sull’anatomia ossea generale del paziente e sulle competenze del clinico. I TADs non guidati possono essere inseriti sia nell’arcata mascellare che in quella mandibolare. Sono ulteriormente descritti da termini che indicano i siti specifici di inserimento, come descritto nella seguente Tabella.
Ritenzione della minivite
La capacità di ritenzione intraossea delle miniviti non dipende dall’osteintegrazione, come avviene per gli impianti protesici, ma dalla “ritenzione meccanica” o “ritenzione primaria”. Questo processo si verifica grazie alla compenetrazione dell’osso tra le spire della minivite, creando un serraggio stretto tra osso e dispositivo. Durante l’inserimento, si generano anche forze compressive controllate sull’osso circostante che contribuiscono alla stabilità della minivite.
Grazie alla ritenzione primaria, le miniviti non necessitano di un periodo di osteointegrazione prima di essere utilizzate e possono essere “caricate” immediatamente dopo l’inserimento. Sebbene il carico immediato riduca i tempi di trattamento, può presentare svantaggi biomeccanici. È stato riscontrato che le miniviti caricate immediatamente non offrono un ancoraggio stabile in modo assoluto, poiché tendono a tippare e, quindi, a piegarsi e a spostarsi. L’entità di questi spostamenti dipende dalle caratteristiche anatomiche del sito di inserimento: in generale, nelle zone con una corticale più spessa, i movimenti sono minori rispetto alle zone con una corticale più sottile. Ad esempio, nel mascellare superiore il movimento medio è di 0.98 mm, mentre nella mandibola è di 0.53 mm.
Per ottenere una stabilità primaria ottimale, è essenziale che la minivite sia stabile subito dopo l’inserimento. Una stabilità primaria adeguata riduce i micromovimenti, facilitando la guarigione dei tessuti circostanti e aumentando le probabilità di successo della minivite.
Riguardo il carico immediato, il BIC (Bone Implant Contact), che misura il grado di osteointegrazione, è mediamente del 25% per le miniviti caricate immediatamente e del 18.9% per quelle caricate dopo un periodo di guarigione. Questo indica che la stabilità delle miniviti non è compromessa dal carico immediato, confermandone l’efficacia come dispositivi a carico immediato.
C’è dibattito sull’entità del carico iniziale che può essere applicato sulle miniviti. Alcuni autori suggeriscono di non superare i 2N (200 g) o addirittura i 50 g, mentre altri sostengono che le miniviti possono sopportare carichi immediati tra 300 g e 900 g. In generale, si può affermare che le miniviti resistono ai carichi ortodontici comunemente utilizzati in ortodonzia.
La presenza sul mercato di miniviti con superficie intraossea liscia deriva dalla necessità di ridurre l’osteointegrazione, facilitando la rimozione alla fine del loro utilizzo senza causare stress che potrebbero fratturare il dispositivo o richiedere interventi chirurgici invasivi (Derton et al.)
Utilizzo clinico delle miniviti
In ortodonzia, le miniviti vengono utilizzate come punti di ancoraggio scheletrico; questo può essere di due tipi:
“diretto”, quando la forza è applicata direttamente dalla minivite all’unita attiva, e passa quindi per l’asse maggiore della minivite;
“indiretto”, quando la forza ortodontica non passa per l’asse maggiore della minivite; il suo scopo è quello di stabilizzare ulteriormente i denti e l’unità reattiva.
Nel corso degli anni, questi dispositivi sono stati proposti per compiere moltissimi movimenti dentari:
correzione dei deep bite;
chiusura degli spazi d’estrazione;
correzione del cant del piano occlusale;
allineamento delle linee mediane;
estrusioni e disimpattamento del canino;
estrusione o uprighting dei molari impattati;
intrusione molare;
distalizzazione molare;
retrazione en-masse dei denti anteriori;
mesializzazione molare;
allineamento dei terzi molari mandibolari;
ancoraggio intermascellare per la correzione delle discrepanze sagittali;
correzione delle discrepanze scheletriche verticali.
Nella maggior parte di questi movimenti, l’utilizzo di un ancoraggio scheletrico ha permesso di ottenere movimenti più controllati, e/o di ridurre i tempi di trattamento.
Inoltre, la necessità di chirurgia ortognatica con anestesia generale è stata drasticamente ridotta utilizzando TADs per trattare efficacemente le displasie dentoalveolari lievi e moderate (Park KH et al. 2020).
Procedura operativa
La scelta del sito di inserimento della minivite deve basarsi sulle necessità biomeccaniche ortodontiche e sull’anatomia specifica del paziente. Quest’ultima, essendo soggetta a notevole variabilità individuale, non può limitarsi ai riferimenti della letteratura, ma richiede sempre un’attenta analisi obiettiva e radiografica.
È essenziale valutare l’andamento delle bozze corticali per stimare l’affollamento apicale e lo spazio disponibile per il clinico. Queste informazioni devono essere confrontate con i dati forniti dagli esami radiografici, che possono essere tradizionali (OPT o radiografia endorale) o più specifici (CBCT).
Una volta identificato con certezza il sito d’impianto, è necessario selezionare la minivite con il diametro e la lunghezza appropriati alla sede anatomica e all’uso biomeccanico previsto. La maggior parte dei produttori fornisce miniviti in confezioni presterilizzate, facilitandone l’uso in modo rapido e sicuro.
A seconda della zona di inserimento, può essere utile utilizzare un cacciavite diritto o un contrangolo manuale, che rende più facile raggiungere aree come il versante palatino della mascella o il trigono retromolare. Per l’inserimento della vite, è sufficiente un’anestesia superficiale, che può essere eseguita applicando una piccola quantità di pomata anestetica, seguita da una leggera infiltrazione plessica di pochi ml. La punta della minivite deve essere inserita nell’osso in modo che le prime spire penetrino nell’osso corticale. Successivamente, si dovrà guidare il cacciavite. Una volta definita la direzione corretta, si dovrà esercitare una pressione decisa sul cacciavite per imprimere il giusto movimento rotazionale e completare l’inserimento della parte filettata. La minivite può essere caricata immediatamente.
Fallimenti, rischi e complicanze
I fallimenti delle miniviti ortodontiche possono essere attribuiti a diversi fattori, che generalmente si dividono in due categorie principali: fattori biologici e fattori meccanici.
I fattori biologici includono:
• qualità dell’osso: la densità e la qualità dell’osso in cui viene inserita la minivite sono fondamentali. Un osso troppo morbido o osteoporotico può non fornire sufficiente supporto;
• gengiva e mucosa: la salute della gengiva e della mucosa intorno alla minivite è cruciale. Infiammazioni o infezioni possono compromettere la stabilità;
• igiene orale: una scarsa igiene orale può portare a infezioni peri-implantari, che possono a loro volta causare il fallimento della minivite.
Tra i fattori meccanici:
• tecnica di inserimento: la tecnica di inserimento e l’esperienza del clinico sono determinanti.
• sovraccarico meccanico: l’applicazione di forze eccessive o non adeguatamente distribuite può portare al fallimento. La minivite deve resistere a forze ortodontiche senza muoversi;
• design e materiale della minivite: la forma, la dimensione e il materiale della minivite influenzano la sua capacità di integrarsi e resistere alle forze;
• movimenti non desiderati: movimenti accidentali o pressioni esterne possono destabilizzare la minivite.
Oltre a questi fattori, giocano un ruolo cruciale il comportamento del paziente e la posizione di inserimento: alcune aree della bocca sono meno adatte per l’inserimento di miniviti, ad esempio aree con poco spazio o con osso meno denso.
Conclusioni
Le miniviti ortodontiche rappresentano uno strumento fondamentale e versatile nel trattamento ortodontico moderno. Grazie alla loro capacità di fornire ancoraggio temporaneo e stabile, permettono di eseguire movimenti dentali complessi con maggiore precisione ed efficacia. Tuttavia, il successo delle miniviti dipende da una serie di fattori, tra cui la qualità dell’osso, la tecnica di inserimento, la gestione delle forze applicate e l’igiene orale del paziente. È essenziale che gli ortodontisti siano ben informati e formati sull’uso delle miniviti per massimizzare i benefici e ridurre il rischio di fallimenti. Con una corretta pianificazione, tecnica e manutenzione, le miniviti ortodontiche possono migliorare significativamente i risultati del trattamento ortodontico, offrendo soluzioni avanzate e personalizzate per una vasta gamma di problematiche dentali.
Take home message
Versatilità e stabilità: le miniviti ortodontiche offrono un ancoraggio temporaneo ma stabile, essenziale per eseguire movimenti dentali complessi con maggiore precisione ed efficacia.
Importanza della tecnica di Inserimento: una corretta tecnica di inserimento e una buona pianificazione sono cruciali per evitare complicazioni e garantire il successo del trattamento.
La capacità di ritenzione intraossea delle miniviti non è legata all’osteintegrazione, come per gli impianti protesici, ma alla “ritenzione meccanica” anche detta “ritenzione primaria”.
Bibliografia
1. Baxi S, Bhatia V, Tripathi A, Prasad Dubey M, Kumar P, Mapare S. Temporary Anchorage Devices. Cureus. 2023 Sep 1;15(9):e44514. doi: 10.7759/cureus.44514. PMID: 37790041; PMCID: PMC10544606.
2. Derton N, Cremonini F, Arveda N, Lombardo L, Palone M. Classification of temporary anchorage devices in orthodontics. J Clin Orthod. 2023 Jun;57(6):353-356. PMID: 37441782.
3. Derton N, Gracco A, Greco AM, Luzi C. Le Miniviti Ortodontiche. Guida All’utilizzo Clinico. Edizioni Martina, 2015
4. Nidhya VG: Infrazygomatic crest screws in orthodontics . Eur J Mol Clin Med. 2020, 7:2515-8260.
5. Park KH, Choi JY, Kim KA, Kim SJ, Chung KR, Kim SH. Critical issues concerning biocreative strategy in contemporary temporary skeletal anchorage device orthodontics: A narrative review. Orthod Craniofac Res. 2021 Mar;24 Suppl 1:39-47. doi: 10.1111/ocr.12444. Epub 2020 Dec 7. PMID: 33237622.
6. Poggio PM, Incorvati C, Velo S, Carano A: “Safe zones”: a guide for miniscrew positioning in the maxillary and mandibular arch. Angle Orthod. 2006, 76:191-7. 10.1043/0003-3219(2006) 076[0191:SZAGFM]2.0.CO;2
In ambito odontoiatrico, la telemedicina può essere d’aiuto al professionista in vari campi, come individuare precocemente un problema e monitorare un decorso clinico o l’andamento di una terapia, limitando i costi orari per lo studio dentistico. Consente di intervenire precocemente n caso di emergenze odontoiatriche e permette ai dentisti di fornire informazioni, istruzioni e consulenze in modo più agevole. Infine, nei pazienti più sensibili favorisce la riduzione dell'ansia suscitata dalle visite in presenza.
Negli anni Novanta, l’OMS ha definito la telemedicina come “la fornitura di servizi sanitari quando la distanza è un fattore critico, in cui gli operatori utilizzano le tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni per scambiare informazioni utili per la diagnosi, il trattamento e la prevenzione delle malattie”.
Dall’analisi del mercato della telemedicina emerge che il suo utilizzo ha registrato un picco durante il periodo pandemico, per poi registrare un calo importante fino ad attestarsi ai valori pre-covid.
I Paesi in cui è maggiormente utilizzata la telemedicina sono l’Inghilterra, l’Irlanda e i Paesi del nord Europa. In questi Paesi il mercato della e-health vale 1,21 miliardi di dollari in Inghilterra, 874,4 milioni in Germania e 714,5 milioni nei Paesi nordici (Frost & Sullivan, Innovative Business Models Powering the Telehealth Market in Europe, MFBD-48, February 2021). L’Italia rimane un po’ il fanalino di coda; l’uso di questa tecnologia è infatti ancora poco diffuso e il suo valore di mercato attualmente oscilla intorno ai 294,1 milioni di dollari.
Nonostante ciò, si prevede che l’Italia raggiungerà una discreta crescita, possibile grazie anche agli investimenti del PNRR, con un tasso di crescita previsto del 19,1%.
Nel nostro Paese occorre dunque promuovere l’utilizzo di questa tecnologia, se non per eguagliare quanto per avvicinarsi ai tassi di crescita al momento previsti per l’Inghilterra (32,6%), la Germania (26,2%), la Francia (24,6%), e i Paesi nordici (34,3%) (Grafico 1).
Grafico 1. Utilizzo della telemedicina in periodo pre-Covid19, in Europa
Teleodontoiatria
In ambito odontoiatrico, la telemedicina può essere d’aiuto in vari campi, come identificare precocemente un problema, monitorare un decorso clinico o l’andamento di una terapia. Se ben condotto, il monitoraggio remoto può essere d’aiuto al professionista, limitando i costi orari per lo studio dentistico. È possibile il suo utilizzo per:
valutazioni a distanza: il paziente scatta immagini e video personali, che vengono utilizzati per una prima analisi diagnostica. Il professionista è così in grado di individuare segni rilevanti, trasferirli nelle cartelle cliniche e procedere con una valutazione a distanza per definire gli aspetti dei piani di trattamento. Seppure questa valutazione sia sicuramente difficile e in qualche modo “approssimativa”, se comparata a un esame obiettivo in studio può essere però sicuramente più utilizzata per procedure estetiche, come ad esempio interventi di allineamento parziale o sbiancamento;
prescrizioni: in caso di dolore e necessità di terapie analgesiche, il paziente necessita con urgenza una prescrizione. È poi altrettanto importante ricevere raccomandazioni, suggerimenti e istruzioni sulla gestione della situazione. In questo modo è possibile fornire queste indicazioni in modo remoto attraverso visite virtuali personalizzate. L’alternativa di non intervenire e sopportare il disagio o di trascurare la condizione fino a una visita fisica dal dentista è nettamente meno vantaggiosa;
supervisione: la teleodontoiatria rappresenta un modo comodo per monitorare lo stato di denti e bocca, non solo nei casi di ortodonzia. È particolarmente utile per controllare a distanza l’igiene orale, monitorare lo spostamento dei denti per qualsiasi motivo, rilevare erosioni e seguire l’usura.
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Vantaggi nell'uso della teleodontoiatria
Ci sono diversi vantaggi derivanti dall’utilizzo dei sistemi di telemedicina, in particolare:
accessibilità migliorata. La teledentistry consente alle persone di accedere a servizi odontoiatrici senza la necessità di spostarsi fisicamente fino allo studio dentistico. Questa caratteristica risulta particolarmente vantaggiosa per coloro che vivono distanti dalla clinica odontoiatrica o che vogliono (e possono) limitare gli appuntamenti fisici in studio;
riduzione dei tempi di attesa. La possibilità di effettuare consulenze e valutazioni online offre una maggiore flessibilità nella pianificazione degli appuntamenti, riducendo i tempi di attesa per i pazienti e pianificando le urgenze;
prevenzione e monitoraggio delle condizioni. Anche se limitatamente, è possibile fornire consulenze preventive e intervenire precocemente in caso di emergenze odontoiatriche.
riduzione dei costi. La teledentistry contribuisce a ridurre i costi legati agli spostamenti e alle visite in studio, promuovendo un utilizzo più efficiente delle risorse sia per i pazienti sia per gli operatori sanitari;
educazione e informazione. La metodica permette ai dentisti di fornire informazioni, istruzioni e consulenze in modo più agevole, contribuendo all’educazione continua dei pazienti sulla salute dentale;
aumento dell’accesso a specializzazioni. In alcune circostanze, è possibile agevolare l’accesso a specialisti odontoiatrici che potrebbero non essere facilmente reperibili a livello locale, permettendo un consulto preliminare a distanza;
riduzione dello stress e dell’ansia. Per alcuni pazienti, la possibilità di consultare il dentista da un ambiente familiare può contribuire a ridurre lo stress e l’ansia associati alle visite in studio.
Questi benefici sono in grado di migliorare l’accesso, la convenienza e l’efficienza nell’erogazione dei servizi odontoiatrici.
Limiti della telemedicina
Nonostante i potenziali vantaggi, ci sono anche alcuni svantaggi associati all’uso del monitoraggio dentale remoto: alcuni di tipo soggettivi, legati alla percezione del paziente, altri oggettivi, legati allo sviluppo dell’applicazione.
Alcuni dei possibili svantaggi includono:
mancanza di interazione diretta. La metodica tende a ridurre le interazioni faccia a faccia tra il paziente e l’odontoiatra. Questo potrebbe influire sulla qualità del trattamento: le sensazioni e le impressioni soggettive del paziente non sono acquisibili da un’intelligenza artificiale;
possibili errori nella registrazione delle immagini. Gli utenti potrebbero fare errori nello scattare le foto richieste per il monitoraggio remoto, portando a una valutazione inaccurata del progresso del trattamento;
dipendenza dalla tecnologia. La tecnica richiede l’uso di dispositivi tecnologici come smartphone e applicazioni mobili. Questo potrebbe limitare l’accesso o la partecipazione di coloro che non sono a proprio agio con la tecnologia o che non dispongono di dispositivi compatibili;
limitazioni di utilizzo. Non tutti i casi ortodontici possono essere adeguatamente monitorati o trattati tramite il monitoraggio remoto. Alcuni casi complessi possono richiedere interventi diretti mensili che il monitoraggio a distanza non può sostituire.
problemi di sicurezza dei dati. L’invio di informazioni sensibili attraverso applicazioni mobili potrebbe essere soggetto a rischi di sicurezza, come violazioni della privacy o accesso non autorizzato alle informazioni del paziente. Siamo sicuri che tutte le applicazioni siano “sicure”?
costi associati. L’implementazione e l’uso di sistemi di monitoraggio dentale remoto possono comportare costi.
In ultimo, ma non meno importante, vi è da sottolineare che se è vero che il monitoraggio remoto permette di risparmiare ore in poltrona, lo specialista impiega comunque del tempo, che necessariamente porterà via ad altre attività, che siano i momenti che dedica ai suoi pazienti o il suo tempo libero.
L’approccio telematico preliminare: un efficace supporto alla visita odontoiatrica pediatrica tradizionale
Brescia AV, Mastroianni A, Parisi G, Di Gennaro G, Docimo R, Montesani L. Humanisation and health needs in children: present or future? Eur J Paediatr Dent. 2024 Feb 1;25:1. doi: 10.23804/ejpd.2024.2012. Epub ahead of print. PMID: 38414344.
Un‘interessante applicazione della teleodontoiatria è descritta in questo articolo dell’università Tor Vergata di Roma, in cui la scuola della professoressa Raffaella Docimo mostra come la tecnologia possa essere d’aiuto soprattutto nell’approccio al paziente in età evolutiva.
Questo studio mirava a utilizzare un approccio telematico preliminare per promuovere la compliance dei pazienti in età evolutiva durante la prima visita odontoiatrica.
Duecento pazienti di età inferiore ai 16 anni sono stati suddivisi in due gruppi omogenei: il gruppo studio, in cui la visita tradizionale è stata preceduta da un approccio telematico, e un gruppo controllo, per cui era prevista la sola visita tradizionale.
Attraverso un modello di regressione ordinale semi-proporzionale sono stati confrontati i gradi di collaborazione tra il gruppo di studio e quello di controllo, correggendo la stima per fasce d’età, la presenza di patologie sistemiche, disturbi della cognizione, dell’attenzione e dell’apprendimento, il grado di ansia e le precedenti esperienze medico-odontoiatriche.
Un approccio telematico preliminare (teleodontoiatria) è risultato significativamente associato a un livello di collaborazione più elevato alla prima visita rispetto al gruppo di controllo (OR: 7,88; IC 95%).
Dai risultati di questo studio è possibile affermare la validità dell’approccio telematico preliminare come supporto alla visita odontoiatrica pediatrica tradizionale, per favorire una migliore gestione e fidelizzazione del paziente, riducendo l’ansia e aumentando la collaborazione sin dalla prima visita.
Take Home Message
Il mercato della teleodontoiatria sta vivendo una rapida espansione grazie ai progressi tecnologici e alla crescente accettazione della telemedicina.
La teleodontoiatria rappresenta un’opportunità senza precedenti per migliorare l’accesso alle cure dentali, ridurre i tempi di attesa, monitorare le condizioni dentali e promuovere la prevenzione delle malattie dentali.
È essenziale affrontare le questioni etiche e garantire che i pazienti ricevano cure sicure, efficaci e rispettose delle normative e dei principi etici.
Bibliografia
1. Frost & Sullivan, Innovative Business Models Powering the Telehealth Market in Europe, MFBD-48, February 2021
2. Kengne Talla P, Allison P, Bussières A, Giraudeau N, Komarova S, Basiren Q, Bergeron F, Emami E. Teledentistry for improving access to, and quality of oral health care: A protocol for an overview of systematic reviews and meta-analyses. PLoS One. 2024 Jan 2;19(1):e0288677. doi: 10.1371/journal.pone.0288677. PMID: 38165889; PMCID: PMC10760664.
3. World Health Organization. Consolidated telemedicine implementation guide. 9 November 2022 https://www.who.int/publications/i/item/9789240059184
Tra i personaggi che non possono mancare in un ambulatorio odontoiatrico ci sono il paziente convinto di essere destinato a portare in eterno una collana di tartaro sugli incisivi inferiori perché la sua saliva è acida (aggiungendo come supporto bibliografico “me l’ha detto il dentista dove andavo prima”) e la paziente che “i miei denti si sono rovinati con la gravidanza” (citando la figlia della sua parrucchiera che conosce la segretaria di un dentista). Bisognerà quindi pazientemente spiegare al primo che il pH della saliva può variare in presenza di patologie o terapie, ma nel suo caso, essendo in buona salute, oscillerà tra 7 (saliva non stimolata) e 7,6 (saliva stimolata) contribuendo a mantenere il pH orale tra 6,8 e 7,8 con un flusso medio di 0.3-0.4 mL/min.
A questo prezioso alleato della nostra salute è dedicata la seguente rassegna, raccomandando la lettura integrale dei seguenti articoli.
La saliva: un'immagine molecolare del corpo umano? Implicazioni diagnostico-terapeutiche
Géli V, Nabet N. Saliva, a molecular reflection of the human body? Implications for diagnosis and treatment. Cell Stress. 2024 May 27;8:59-68
Aggiornamenti in tema di saliva e salute orale
Uchida H, Ovitt CE Novel impacts of saliva with regard to oral health. J Prosth Dent 2022 Mar; 127(3): 383-391
Saliva e stato di salute
Composizione e flusso salivare variano con l’età e con il sesso; in particolare con l’età si riduce più negli uomini che nelle donne, secondo quanto mostrano le ricerche sull’espressione di alcuni geni nelle cellule della ghiandole parotide. Il flusso salivare, inoltre, è influenzato dal ritmo circadiano con un picco massimo nel tardo pomeriggio e il minimo durante il sonno; anche la temperatura ambientale influisce, aumentando il flusso e la secrezione proteica a basse temperature (4°C) rispetto a quelle medie (21°C) ed elevate (37°C).
Alcune classi di farmaci alterano flusso e composizione, in primo luogo gli anticolinergici come l’atropina, dato che agiscono sul sistema parasimpatico. Poiché l’acetilcolina agisce sui recettori muscarinici posti sulla membrana delle cellule acinose stimolando la secrezione della saliva, mentre le fibre nervose simpatiche agiscono sui recettori adrenergici e inducono la secrezione di proteine, la saliva può essere alterata anche dai farmaci che interferiscono con il sistema simpatico, come alcuni antipertensivi, e con il sistema serotoninergico, ad esempio gli antidepressivi appartenenti alla famiglia SNRI (inibitori della ricaptazione di serotonina e adrenalina) come la duloxetina.
Come dimostra la bassa frequenza di infezioni in presenza di lesioni del cavo orale, la saliva esercita una potente azione difensiva attraverso una batteria di proteine, la più nota delle quali è il lisozima che, come dice il nome, svolge azione litica sulle pareti batteriche. Vi sono poi le beta-defensine, peptidi a catena corta prodotte nell’epitelio linguale che causano la formazione di pori nelle membrane cellulari, e la catelicidina che pure altera la membrana batterica legandosi al lipopolisaccaride. Svolgono invece un’azione inibitoria all’interno della cellula batterica le cistatine e la lattoferrina: le prime inibiscono la sintesi della cisteina mentre la seconda agisce chelando gli ioni ferro bloccando così il metabolismo.
Nella saliva si trovano poi molecole più complesse come le mucine che, attraverso la loro estremità acida, causano l’aggregazione delle cellule batteriche facilitandone l’eliminazione, mentre l’estremità glucidica si è rivelata capace di aggregare il virus Hiv impedendone l’ingresso nelle cellule. Molto attive sui miceti sono, invece, le istatine di cui una ha mostrato un’azione protettiva anche contro la diarrea del viaggiatore impedendo l’adesione alle cellule intestinali di E.coli enterotossica. Note per la loro influenza negativa sono la sindrome di Sjogren che con il suo infiltrato linfocitario causa la progressiva distruzione del parenchima ghiandolare, il diabete che riduce il flusso e alimenta i batteri con la maggiore concentrazione di glucosio, la depressione e la trisomia 21.
Saliva, alimentazione e senso del gusto
L’interazione tra saliva e cibi è alla base delle sensazioni gustative, tanto che sono state rivelate significative variazioni sensitive collegate a differenti profili proteici salivari e a differenti composizioni del microbioma orale.
Anche gli ormoni presenti nella saliva (tra cui insulina, glucagone e leptina) possono modulare il senso del gusto e nel diabete la loro concentrazione è alterata, risultando inversamente proporzionale alla preferenza per il sapore dolce.
Molto interessanti anche gli studi sull’influenza esercitata dal microbioma: 109 specie batteriche sono risultate in correlazione con almeno un gusto, mentre la presenza di alcune specie (come le Rickenellaceae) è correlata con tutti i cinque gusti.
Il dato più interessante è la correlazione unidirezionale se il microrganismo si correla con almeno due gusti.
Infine un aggiornamento sui noti danni provocati dal virus SARS-Cov-2 capace di penetrare nelle cellule delle gemme gustative e delle ghiandole salivari, causando ipogeusia e xerostomia che in alcuni pazienti persistono anche dopo la guarigione. Alcuni autori raccomandano la somministrazione di zinco che favorirebbe sia la normalizzazione del flusso salivare sia il recupero del senso del gusto.
Il razionale di questa raccomandazione sta in un particolare tipo di recettore per questo metallo nelle ghiandole salivari che contribuisce a regolarne la funzione secretiva e nel riscontro di una ridotta concentrazione plasmatica di zinco nei pazienti con Covid-19.
La saliva come mezzo diagnostico
Rispetto ai prelievi ematici, l’analisi della saliva offre i vantaggi di non essere invasiva e di essere facilmente eseguibile anche da personale non sanitario. La ricerca della presenza di farmaci e droghe è oramai routine come pure la raccolta di prove per l’identificazione personale; infatti, le cellule epiteliali ed ematiche sono una fonte sufficiente di Dna che, nell’odontologia forense, può essere integrata con l’analisi del microbioma orale. L’analisi quali-quantitativa dei microrganismi presenti può dare molte informazioni: per esempio, la prevalenza di alcune specie si associa al tabagismo, altre sono tipiche del consumo di alcol, altre ancora prevalgono nella terza età. In futuro l’analisi genetica del microbioma orale potrebbe rivelarsi importante quanto quella del Dna umano.
Rimane molta strada da fare per i biomarcatori delle patologie orali: ad oggi vi sono solo indicazioni ma non prove certe sul legame tra queste e le molecole biologiche; più di cento molecole presenti nella saliva sono state proposte come indicatori di neoplasie ma nella maggior parte dei casi (come interleuchine, TNF e γ-interferone) sono presenti anche negli stati infiammatori, risultando così poco specifiche. A uno stato infiammatorio è collegato anche l’aumento della concentrazione citoplasmatica di Dna mitocondriale, che poi confluisce nella saliva, rilevato nei pazienti con neoplasie cervicofacciali nei quali è un affidabile segno prognostico.
Decisamente più solide le basi per usare la saliva nella diagnosi di infezioni virali tra cui quelle da Cytomegalovirus, Hiv e Dengue, mentre per alcune varianti di Covid la sensibilità dei test salivari è perfino superiore a quella dei tamponi nasofaringei anche per la maggiore concentrazione virale.
Anche per molte patologie sistemiche, tra cui quelle autoimmunitarie, la saliva potrebbe diventare risolutiva per la diagnosi, ma sono necessari ancora anni di ricerche, così come per le alterazioni del profilo glicidico salivare rilevate nelle neoplasie polmonari maligne attraverso il test HHL.
È invece l’endometriosi l’unica patologia (che colpisce dal 5 al 10% delle donne in età riproduttiva) per la quale è già disponibile un test salivare basato sull’analisi dei microRna con una sensibilità del 95,1% e una specificità del 86,7%, posizionandosi così al di sopra degli altri mezzi diagnostici.
È interessante, a questo punto, aggiungere qualche informazione sugli Rna non codificanti (miRna, lncRna, piRna, circRna) oggetto di numerose e importanti ricerche nell’ultimo decennio, e sulle vescicole extracelulari (EV), che mettono in comunicazione cellule diverse trasportando proteine, recettori di membrana, Rna non codificanti e altro ancora.
È ora noto che varie patologie, tra cui le neoplasie, alterano flusso e composizione delle EV, che possono quindi diventare marcatori diagnostici; è quasi certo, inoltre, che EV rilasciate da cellule neoplastiche possono raggiungere le ghiandole salivari ed essere fagocitate dalle cellule acinose che, a loro volta, rilasciano EV la cui composizione differisce da quella riscontrabile in un paziente sano.
Il potenziale uso diagnostico è evidente e di enorme importanza dato che l’analisi delle EV andrebbe a sostituire mezzi più invasivi e/o più costosi.
Attualmente sono oggetto di indagine alcune neoplasie tra le più diffuse e maligne (esofago, polmone, pancreas, colon, fegato e ovaio); per quelle pancreatiche, caratterizzate da un decorso particolarmente rapido e infausto, si è scoperto che le EV contengono una particolare forma di proteina di membrana che potrebbe rendere più specifico il test salivare.
L'osteonecrosi della mandibola correlata ai farmaci (MRONJ) rappresenta una complicazione rilevante. Soprattutto per gli odontoiatri che trattano pazienti sottoposti a terapie farmacologiche con bifosfonati e denosumab. Un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori giapponesi della School of Dentistry dell'Iwate Medical University ha evidenziato importanti sviluppi nella comprensione dei fattori di rischio e delle caratteristiche prognostiche associate a questa condizione.
Obiettivi dello studio
I ricercatori hanno analizzato l'incidenza della MRONJ negli ultimi dieci anni, alla ricerca dei fattori di rischio associati a una prognosi negativa durante gli interventi chirurgici. Hanno suddiviso i pazienti in due gruppi. Confrontando 57 pazienti diagnosticati tra gennaio 2012 e dicembre 2016 con 64 pazienti diagnosticati tra gennaio 2017 e dicembre 2021. Inoltre, hanno valutato i fattori prognostici sfavorevoli in un gruppo più ampio di 166 pazienti a rischio di MRONJ. pazienti che avevano subìto estrazioni dentarie durante il periodo dello studio.
Risultati principali
Nel corso degli ultimi dieci anni, la proporzione di pazienti con osteoporosi e neoplasie tra quelli che sviluppano MRONJ è rimasta costante. Tuttavia, sono state osservate alcune tendenze significative riguardanti i fattori scatenanti. Il numero di casi di MRONJ dopo estrazioni dentarie è diminuito negli ultimi cinque anni. Mentre sono aumentati i casi correlati a infezioni dentali. Questo suggerisce un potenziale cambiamento nei trigger della condizione. E al richiesta di una maggiore attenzione nella gestione delle infezioni orali. Lo studio ha anche rilevato un aumento del numero di pazienti con MRONJ in trattamento con denosumab. farmaco utilizzato principalmente per la gestione dell'osteoporosi e delle metastasi ossee. Tra i 166 pazienti a rischio che hanno subito estrazioni dentali, il denosumab è emerso come un fattore prognostico significativo per il ritardo nella guarigione post-chirurgica.
Implicazioni cliniche per gli odontoiatri
I pazienti in trattamento con denosumab dovrebbero essere monitorati con particolare attenzione durante e dopo le procedure chirurgiche, come le estrazioni dentarie. La guarigione ritardata rappresenta un potenziale segnale di allarme. E indica che i professionisti dovrebbero mettere in atto protocolli di gestione più stringenti per prevenire l'insorgenza di MRONJ. Inoltre, il fatto che le infezioni dentali siano diventate un fattore scatenante più comune rispetto alle estrazioni, suggerisce che la prevenzione delle infezioni orali nei pazienti a rischio dovrebbe essere una priorità. Mantenere una buona igiene orale, individuare precocemente potenziali infezioni e gestirle in modo aggressivo può ridurre il rischio di sviluppare MRONJ.
Considerazioni Finali
Questo studio, pubblicato sul Journal of Stomatology, Oral and Maxillofacial Surgery, fornisce un'importante aggiornamento sull'osteonecrosi della mandibola correlata ai farmaci. Confermando che il denosumab rappresenta un rischio specifico e crescente per questa condizione. Cosa che gli odontoiatri devono sapere per migliorare la gestione dei pazienti sottoposti a queste particolari terapie.
Andrea Enrico Borgonovo - Marta Damilano - Davide Galluzzo - Simone Galbiati - Franco Sanseverino -
Autori
Andrea Enrico Borgonovo
Specialista in Chirurgia Maxillo Facciale, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano
Marta Damilano
Specializzanda in Chirurgia Orale, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano
Davide Galluzzo
Odontoiatra, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano
Simone Galbiati
Specialista in Chirurgia Orale, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano
Franco Sanseverino
Dental digital & Prosthetic R&D, Biomec, Colico
Un approccio sempre più diffuso ed efficace per il trattamento delle atrofie del mascellare superiore prevede l’utilizzo di impianti zigomatici e/o pterigoidei. Vengono presentati due casi clinici con l’introduzione di due nuove tipologie di dime chirurgiche per queste tipologie di impianti.
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Il professor Enrico Gherlone è stato confermato al vertice dell’Università Vita-Salute San Raffaele (UniSR), dal Consiglio di amministrazione dell’ateneo, che ha votato all’unanimità. Il professore, al terzo mandato, ricopre il ruolo di Magnifico Rettore dall’8 novembre 2018, con incarico poi rinnovato nel novembre del 2021.
«Sono grato al Presidente Paolo Rotelli e al Consiglio di amministrazione dell’Università Vita-Salute San Raffaele», ha dichiarato il professor Enrico Gherlone «che mi hanno onorato della loro rinnovata fiducia, confermandomi, per la terza volta, nel prestigioso incarico di Rettore di questo ateneo. Negli anni del mio rettorato UniSR ha vissuto uno sviluppo importante, sia in termini di capacità recettiva che di offerta didattica, con forti investimenti che hanno garantito le adeguate condizioni strutturali per sostenerne la continua crescita. Difficile riassumere nello spazio di un ringraziamento tutto quanto è stato fatto in questi anni. Voglio però ricordare che, dal 2020 al 2022, l’Ateneo ha acquisito la disponibilità di spazi incrementali per un totale di circa 25.000 mq. Mi preme anche sottolineare l’incremento dei posti per il Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, che, a partire dal bando per l’anno accademico 2024-2025, sono saliti da 600 a 750. E sempre con riferimento a Medicina e Chirurgia, mi piace ricordare, a partire dall’A.A. in corso, l’organizzazione del tutto nuova del CdL, con tre percorsi vocazionali: uno indirizzato prevalentemente alla medicina, uno alle materie medico chirurgiche e uno alla ricerca traslazionale. Misure, entrambe, tanto più significative in una situazione, come quella attuale, nella quale il mondo universitario è chiamato a camminare al fianco delle istituzioni per affrontare il problema della carenza di medici. Infine, voglio ricordare la grande crescita delle Facoltà di Psicologia e di Filosofia, un trend confermato peraltro dall’andamento delle immatricolazioni, ancora in corso, e che rende UniSR un polo sempre più autorevole anche nelle scienze umane e sociali. Il mio terzo mandato vedrà tutto il mio impegno nel consolidamento dei traguardi già raggiunti dall’ateneo e nella loro integrazione nell’Agenda 2030 dell’ONU, affinché l’Università Vita-Salute San Raffaele sappia affrontare con entusiasmo tutte le sfide del futuro, a partire da quella, globale, di uno sviluppo sostenibile, sempre più orientato alla salute e al benessere comune».
Enrico Gherlone si laurea in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti presso l’Università di Genova. Da oltre 30 anni al San Raffaele, vi entra nel 1993 e nel 1996 vince un concorso per aiuto primario, diventando, nel 1999, primario facente funzione, e, nel 2001, Primario del Servizio di Odontoiatria ed Implantoprotesi dell’ospedale. Nel 2003, è chiamato, in qualità di professore ordinario, alla direzione della Cattedra di Clinica Odontoiatrica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove è tuttora Ordinario di Malattie Odontostomatologiche, e nel 2005 viene nominato Presidente del Corso di Laurea in Igiene Dentale. In UniSR è anche VicePresidente del Consiglio d’Amministrazione ed è Direttore del Dipartimento di Odontoiatria dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Numerosi i suoi incarichi istituzionali: dal 2008 al 2011 è Membro della Commissione di programmazione nazionale presso il Ministero della Salute e, dal 2010 al 2013, Membro effettivo del Consiglio Superiore di Sanità, dove ha rappresentato l'area odontoiatrica fino all'agosto 2013, per essere poi nominato nuovamente il 15 febbraio del 2022. Il 5 gennaio 2023, è nominato Consigliere del Ministro della Salute per l’area odontoiatrica. Il 23 febbraio dello stesso anno, è nominato all’interno del Consiglio Nazionale Universitario (CUN), in qualità di rappresentante degli atenei non statali. Dal 2012 al 2021, è Membro del “Gruppo Tecnico sull’Odontoiatria” del Dipartimento della Sanità Pubblica e dell’Innovazione, Ministero della Salute, costituito con DD del 24 maggio 2012 e rinnovato con DD del 23 gennaio 2014. Dal gennaio 2015 al dicembre 2018, è Presidente del Collegio Nazionale dei Docenti Universitari di Discipline Odontostomatologiche. Dal 10 aprile 2020, è Coordinatore del tavolo tecnico del Ministero della Salute relativo alle “indicazioni operative per l’attività odontoiatrica durante la fase 2 della pandemia Covid-19”, satellite del Cts Centrale. Dal 30 settembre 2020, è Membro dell’Osservatorio nazionale della formazione sanitaria specialistica del Ministero dell’Università e della Ricerca. Già Coordinatore del Tavolo tecnico del Ministero della Salute volto alla formazione, ricerca e programmazione dell’attività odontoiatrica, è nominato con Decreto del Capo di Gabinetto del Ministro della Salute in data 5 novembre 2020. Il 5 gennaio 2023, è nominato Consigliere del Ministro della Salute per l’area odontoiatrica. Il 23 febbraio dello stesso anno, è nominato all’interno del Consiglio Nazionale Universitario (CUN), in qualità di rappresentante degli atenei non statali. Nel gennaio 2024, è nominato Membro della Commissione ristretta della Conferenza dei Rettori italiani, composta da 10 rettori, relativamente alla modifica di accesso ai corsi universitari di area medica. Infine, il 14 maggio 2024 è nominato dal Ministro Anna Maria Bernini come Membro dell’Osservatorio Nazionale della formazione sanitaria specialistica del Ministero dell’Università e della Ricerca, coordinatore delle specialità chirurgiche e delle non mediche.
Università Vita-Salute San Raffaele (UniSR) è un’università di eccellenza inaugurata nel 1996 e riconosciuta a livello internazionale per l’alta qualità della sua ricerca e didattica. Con oltre 6.400 studenti iscritti, UniSR offre corsi di laurea triennale e magistrale, scuole di specialità, master post-laurea e programmi di dottorato. L’Ateneo si caratterizza fin dalla sua origine per una forte integrazione tra la ricerca in ambito biomedico e quella in ambito socio-psicologico e filosofico, nella convinzione che il miglioramento della condizione umana non possa prescindere da nessuna di queste tre dimensioni. L’attività di ricerca biomedica di UniSR – traslazionale e ad alto contenuto tecnologico – è condotta in sinergia con IRCCS Ospedale San Raffaele, tra i più importanti ospedali di ricerca del Paese.
La terapia parodontale di supporto (SPT), nei pazienti con malattia parodontale, gioca un ruolo essenziale nel mantenimento della salute dei tessuti e nella prevenzione delle recidive. Ma cosa succede quando i pazienti interrompono questo percorso? Un recente studio retrospettivo, condotto da un gruppo di ricercatori della University Medicine Greifswald, Germania, ha indagato l'effetto dell'interruzione della SPT. Analizzando la variazione della profondità di sondaggio (PD) e la perdita annuale di denti tra pazienti che continuano la terapia di supporto rispetto a quelli che l'abbandonano.
Come si è svolto lo studio
I ricercatori hanno preso in esame 335 pazienti con una storia di malattia parodontale trattata. Tra questi, 280 erano pazienti parzialmente o completamente conformi, che avevano seguito regolarmente la SPT per un periodo medio di 5,5 ± 4,5 anni. Invece, 55 pazienti erano classificati come "drop-out", ovvero avevano interrotto la SPT dopo un periodo iniziale di trattamento. La durata media della SPT per questi pazienti era di 8,3 ± 3,8 anni, con un periodo medio di sola interruzione di 5,3 ± 3,7 anni. I ricercatori hanno registrato la profondità di sondaggio e il numero di denti presenti all'inizio della terapia attiva (T1), all'inizio della SPT (T2), e al momento dell'ultima visita disponibile (T3).
I risultati
Durante il periodo di SPT, la perdita annuale di denti nei pazienti che avevano abbandonato il trattamento è risultata significativamente più alta rispetto a quelli conformi. Per quanto riguarda la profondità di sondaggio, gli autori dello studio hanno osservato una riduzione significativa in entrambi i gruppi tra T1 e T2 (da 3,61 ± 0,82 mm a 2,68 ± 0,40 mm per i pazienti conformi, e da 3,70 ± 0,73 mm a 2,76 ± 0,42 mm per i drop-out). Tuttavia, al momento della valutazione finale (T3), si è verificato un lieve incremento della PD in entrambi i gruppi (2,74 ± 0,41 mm per i conformi e 2,99 ± 0,75 mm per i drop-out), segno di un peggioramento più evidente nei pazienti che avevano interrotto la SPT.
Le implicazioni cliniche
L'interruzione della terapia di supporto è un fenomeno comune nei pazienti trattati per parodontite, non privo di conseguenze a lungo termine. Contrariamente alle aspettative, però, i pazienti che interrompono il percorso di SPT sembrano mantenere un certo miglioramento nella profondità di sondaggio. Sebbene inferiore rispetto a quelli che hanno continuato il trattamento. Tuttavia, la perdita di denti risultata decisamente più elevata nei cosiddetti pazienti drop-out.
Le conclusioni della ricerca
Nonostante una riduzione della profondità di sondaggio anche nei pazienti drop-out, l'SPT portata avanti con continuità sembra svolgere un ruolo cruciale nella preservazione della dentatura. Probabilmente grazie a benefici cumulativi non legati direttamente alla terapia parodontale, come, ad esempio, la rimozione del tartaro e il controllo dell'infiammazione gengivale. In altre parole, questo studio, pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology, evidenzia l'importanza della continuità della SPT nel prevenire la perdita dentale. Confermando che il mancato rispetto delle visite di supporto può portare a un aumento del rischio di perdita dei denti. Anche se i miglioramenti della salute gengivale possono in parte essere mantenuti.
La 17a edizione del Meeting Laser Day, che si svolgerà a Milano il 15 e 16 novembre, quest’anno propone nuovi, interessanti spunti sui trattamenti laser in campo Odontoiatrico.
«La comparsa sempre più massiccia dei laser solidi (Nd:YAG ed Er:YAG) sta ridisegnando e ampliando il panorama di applicazione di queste straordinarie macchine terapeutiche», spiega il dottor Rolando Crippa, Coordinatore Scientifico dell'evento.
«Gli utilizzi nell’estetica periorale, nel trattamento delle roncopatie, nella gestione delle problematiche parodontali, nella decontaminazione e nel posizionamento di impianti in siti infiammati o infetti, nella fotodinamica, in endodonzia e in conservativa, nella modulazione del dolore facciale con effetto antalgico, sono le molteplici soluzioni che oggi i laser sono in grado di gestire con qualità e sicurezza».
Un appuntamento per confrontarsi sull’applicazione quotidiana del laser
Obiettivo del Meeting Laser Day, che ha come Responsabile Scientifico il professor Francesco Spadari è quello di portare alla ribalta le più recenti acquisizioni scientifiche e i protocolli aggiornati sulle varie tecniche in uso, secondo i principi riconosciuti dalle Società Scientifiche Nazionali ed Internazionali per l’applicazione dei laser in Odontoiatria ed Igiene Dentale.
Nel corso del Meeting Laser Day sarà possibile confrontarsi sull’applicazione quotidiana dei laser condividendo esperienze, casi clinici, dubbi e certezze, risultati immediati e follow-up. Come ogni anno l’appuntamento del MLD sarà preceduto da un corso propedeutico, sull’uso delle principali lunghezze d’onda, rivolto a tutti coloro che vogliono apprendere concetti e pratiche di utilizzo.
La mezza giornata teorica e la sessione pratica pomeridiana, gestita dal Coordinatore Scientifico dell’evento, il Dottor Rolando Crippa e accompagnata dall’esperienza di Tutor clinici, sono propedeutiche all’evento nazionale che si svolgerà il giorno successivo, sabato 16 novembre, nella prestigiosa sede dell’Università degli Studi di Milano, nella quale si alterneranno esperti di fama nazionale e internazionale, con l’intento di offrire a tutti una panoramica sullo stato dell’arte nella materia.
La giornata di sabato 16 novembre del Meeting Laser Day è gratuita, accreditata e dedicata ad Odontoiatri e Igienisti Dentali, che sempre più trovano in questa materia punti di incontro per una comune crescita culturale.
I partecipanti al corso precongressuale, che si svolgerà venerdì 15 novembre, avranno la possibilità di:
scoprire le basi sulla teoria del laser in odontoiatria e imparare a conoscere i fondamenti di fisica del laser per capire la diversa efficacia delle lunghezze d’onda;
conoscere le applicazioni del laser più indicato per la propria attività. La tecnologia laser ha molteplici applicazioni in odontoiatria e non solo, ed è importante comprenderne appieno la versatilità per poterla applicare con successo alla pratica quotidiana;
abituarsi a selezionare parametri e protocolli corretti, per la massima efficacia e sicurezza. Ogni laser prevede differenti settaggi e protocolli. È importante conoscerli e saperli adattare alle esigenze del paziente per una maggiore personalizzazione del trattamento;
conoscere le semplici procedure per la corretta manutenzione del laser. Avere un laser sempre in perfetta efficienza e pronto all’uso è il primo passo per una terapia laser assistita di successo e consente di sfruttarne appieno tutte le potenzialità;
verificare l’interazione del laser con i tessuti, attraverso prove pratiche. Sperimentare su reperti anatomici è essenziale per capire gli effetti del laser sui tessuti. Avrai la possibilità di comprendere appieno le diverse tecnologie laser, attraverso prove pratiche con Docenti esperti;
comprendere le basi per una corretta ed efficace comunicazione al paziente. Condividere con il paziente le informazioni sulla terapia laser e i suoi benefici è il primo passo per farla accettare, con un evidente ritorno di investimento.
Dentsply Sirona presenta lo scanner di nuova generazione Primescan® 2 powered by DS Core, la prima soluzione di scansione intraorale cloud-native progettata per migliorare i flussi di lavoro negli studi odontoiatrici, offrire maggiore comfort ai pazienti e ampliare l’offerta dei trattamenti.
Basato sulla tecnologia di scansione brevettata di Primescan*, combina la velocità, la precisione e la facilità d'uso dello scanner originale con nuove funzionalità cloud-native rese possibili dall'integrazione diretta con DS Core**.
Il grande vantaggio è che i dati di scansione vengono elaborati e memorizzati automaticamente su DS Core. In questo modo, le consultazioni dei pazienti, gli ordini di laboratorio e la pianificazione del trattamento possono avvenire in modo indipendente su ogni dispositivo connesso, con notevoli vantaggi per tutto il team odontoiatrico.
«Con Primescan 2 apriamo una nuova era di cura digitale del paziente», ha dichiarato Max Milz, Group Vice President, Connected Technology Solutions di Dentsply Sirona. «Celebrando una pietra miliare dell'odontoiatria digitale, la nostra ultima innovazione è la prima soluzione di scansione intraorale cloud-native al mondo».
Primescan 2: la prima soluzione di scansione intraorale cloud-native, per flussi di lavoro senza interruzioni con DS Core
La tecnologia wireless rende Primescan 2 estremamente versatile e consente di eseguire scansioni su qualsiasi dispositivo mobile o desktop connesso a Internet, senza più la necessità di utilizzare un computer dedicato. In virtù del suo funzionamento senza fili che potrebbero ostacolare o limitare i movimenti, è facile da spostare e consente di effettuare scansioni su qualsiasi paziente, sempre e ovunque, anche durante le visite agli ospedali, agli studi associati o ai laboratori, utilizzando qualsiasi laptop, computer, tablet o altro dispositivo connesso a Internet.
Flusso di lavoro più rapido e maggiore comfort per i pazienti
Le dimensioni contenute, il nuovo design compatto e bilanciato e la punta più stretta dello scanner Primescan 2 rendono la scansione intraorale moltopiù confortevole per i pazienti e, al contempo, consentono al clinico di scansionare facilmente anche le zone più difficili da raggiungere, come i molari e le superfici distali.
Con Primescan 2 il flusso di lavoro diventa più rapido, perché è possibile eseguire una scansione dell'intera arcata in meno di un minuto, pur mantenendo sempre una precisione eccellente.
Primescan 2 ha un design ben bilanciato con una punta più stretta, che consente un facile accesso ai molari o alle superfici distali.
Grazie all'ergonomico sensore di controllo touch, gli operatori possono gestire facilmente la scansione e modificare le immagini 3D a 2D con un semplice tocco, mantenendo l’igiene necessaria durante tutto il processo. Il design chiuso intorno al campo visivo, i comodi puntali monouso e i puntali in acciaio multiuso opzionali con vetro zaffiro consentono di ottimizzare ulteriormente l'igiene. Al termine della scansione, lo scanner sarà immediatamente pronto per essere utilizzato sul paziente successivo.
Un alleato per favorire l’accettazione dei trattamenti
L’utilizzo dello scanner intraorale Primescan 2 contribuisce a migliorare la comunicazione con il paziente e favorisce l'accettazione del trattamento anche nei casi più complessi, come le riabilitazioni implantari. Grazie al Communication Canvas di DS Core vi è infatti la possibilità di visualizzare con chiarezza la situazione orale e di mostrare nel dettaglio al paziente la proposta di trattamento, affiancandola e illustrandola con tutti i file necessari, ad esempio scansioni, radiografie, immagini intraorali.
In pochi minuti, con Suresmile TM Simulator, è possibile visualizzare in anteprima il potenziale nuovo sorriso del paziente. Mostrare visivamente la portata del trattamento contribuisce a favorire decisioni affidabili***.
Punto di partenza per aumentare la produttività dello studio
Altro vantaggio è rappresentato dal fatto che DS Core non richiede aggiornamenti manuali del software: tutto avviene in automatico e i dati dei pazienti raccolti possono essere condivisi con partner, laboratori e pazienti tramite DS Core. «Primescan 2 è molto più di un semplice scanner intraorale: offre una nuova spinta agli studi dentistici che operano in un contesto in rapida evoluzione. Progettata pensando al futuro, è una soluzione rivoluzionaria nel suo campo», ha dichiarato Simon Campion, Presidente e CEO di Dentsply Sirona. «Non solo migliora l'esperienza del paziente, ma supporta anche la crescita dello studio dentistico». Grazie alla maggiore efficienza del flusso di lavoro, Primescan 2 consente infatti agli studi dentistici di ampliare i servizi offerti ai pazienti e di far crescere la propria attività.
Note: *Gli studi clinici sono disponibili nella sezione download del sito Primescan di Dentsply Sirona. ** Per utilizzare Primescan 2 è necessaria la sottoscrizione di un abbonamento a pagamento a DS Core® *** Il risultato visualizzato dal simulatore è una simulazione e non un piano di trattamento. Il risultato effettivo del trattamento può essere sostanzialmente diverso. Questo può dipendere, tra l'altro, dalla conformità del paziente al piano di trattamento stabilito dal dentista o dalle condizioni dentali individuali del paziente.
A pregnant woman sitting on a bed, holding a green apple in her hands. She appears calm and content as she gazes at the apple in her hands.
Alimentazione e salute orale in gravidanza vanno di pari passo. Sappiamo già che una nutrizione adeguata è fondamentale per preservare il benessere della futura mamma e del nascituro. Oggi numerose evidenze scientifiche sottolineano come la corretta alimentazione associata a una adeguata igiene orale possa favorire anche il mantenimento di uno stato di salute orale ottimale.
Ecco perché è compito di odontoiatri, igienisti, ginecologi e ostetrici fornire corretti consigli in materia di salute orale che includano tutti gli interventi igienici e dietetici utili per tutelare la salute orale e generale della madre e del bambino.
Poche, semplici, sane abitudini possono infatti rappresentare una importante forma di prevenzione per conservare l’ecosistema orale in stato di benessere e mantenere i denti integri e sani, evitando l’insorgenza di lesioni cariose o di erosioni dello smalto dentale.
In questo articolo, con il supporto di 3 video-pillole dedicate alla gravidanza e alla salute orale rivolte ai professionisti del dentale, approfondiamo i migliori consigli per prevenire la carie, proteggendo così il benessere della futura mamma e del bambino.
Scopri come aiutare le tue pazienti a prevenire la carie anche durante la dolce attesa.
Carie e erosioni dello smalto: come e perché la gravidanza può favorirle
Le modificazioni della dieta e dell’igiene orale, l’iperemesi gravidica mattutina, il reflusso gastroesofageo, le eventuali alterazioni salivari possono concretizzarsi in una maggiore cario-recettività e causare la demineralizzazione dei tessuti dentali. Quando si verificano queste condizioni, i denti sono maggiormente a rischio di sviluppare carie ed erosioni dello smalto.
La carie è una malattia batterica cronica, trasmissibile, multifattoriale e legata alla dieta. Esiste la possibilità che i batteri cariogeni vengano trasmessi dalla madre al bambino.
Le erosioni dello smalto consistono in una progressiva perdita dei tessuti duri del dente che può progredire fino a favorire una possibile esposizione della dentina che ha come conseguenza una aumentata sensibilità dentinale. Questa problematica può manifestarsi con un dolore acuto evocato da stimoli esterni, ad esempio sorseggiando bevande calde o fredde.
Oggi sappiamo quanto l’alimentazione influisce sulla formazione di lesioni cariose e sulla formazione di lesioni a carattere erosivo dello smalto dentale.
Come prevenire carie ed erosioni dentali durante la gravidanza
Già prima del concepimento e poi per l’intera durata della gravidanza è necessario informare le future mamme dell’importanza di prestare ancora più attenzione a una corretta alimentazione. In particolare, è fondamnetale suggerire le sane abitudini che a tavola permettono di prevenire la formazione di lesioni cariose e di lesioni a carattere erosivo a livello dello smalto dentale.
Le raccomandazioni del Ministero della Salute sottolineano l’importanza di:
spazzolare i denti due volte al giorno utilizzando un dentifricio al fluoro e completare la pulizia con filo interdentale o scovolino;
limitare l'assunzione di zuccheri;
imparare a riconoscere i cibi che contengono zuccheri nascosti, come le bevande zuccherine;
verificare la qualità degli alimenti e puntare sulla varietà dei cibi in modo da prevenire eventuali carenze di micronutrienti;
dare la preferenza a bevande come acqua o latte magro;
evitare le bevande gassate, che possono favorire l’erosione dello smalto;
dare la preferenza alla frutta piuttosto che ai succhi di frutta;
effettuare una visita odontoiatrica e una seduta di igiene orale professionale, se non è stata effettuata negli ultimi sei mesi o se è insorta una nuova problematica.
Consigli utili in caso di nausea e vomito da iperemesi gravidica
alimentarsi di frequente con modeste quantità di cibo dall’alto valore nutrizionale;
dopo un episodio di vomito, sciacquare la bocca utilizzando una soluzione preparata con acqua e un cucchiaino di bicarbonato, utile per neutralizzare l'acidità dell'ecosistema orale;
masticare chewing-gum senza zucchero o a base di xilitolo dopo aver mangiato;
lavarsi i denti utilizzando spazzolini con setole morbide e dentifrici al fluoro non abrasivi, studiati per prevenire eventuali danni alle superfici dei denti demineralizzate dal contatto con il contenuto gastrico acido.
La valutazione dell'idoneità al carico immediato degli impianti potrà essere presto condotta con l'intelligenza artificiale (IA). Lo suggerisce uno studio realizzato da due odontoiatri italiani, Marco Degidi e Giuseppe Daprile, che hanno esaminato la capacità di un nuovo strumento di IA di prevedere la stabilità primaria e l'idoneità degli impianti al carico immediato. Confrontandola con le valutazioni dei clinici esperti e giungendo a interessanti risultati.
Obiettivo, materiale e metodi dello studio
I ricercatori hanno voluto verificare la corrispondenza tra l'output del nuovo strumento di intelligenza artificiale e le valutazioni dei clinici. Basando il confronto sull'analisi delle curve di torque di inserzione registrate durante il posizionamento degli impianti in un test in vitro. Lo studio ha coinvolto quattro tipologie di blocchi in poliuretano rigido con densità diverse, senza strato corticale. I ricercatori hanno utilizzato cinque tipi di impianti con macrogeometrie differenti. In totale, hanno inserito 140 impianti dentali, sette per ciascun tipo e per ogni densità. Dopo il posizionamento, gli operatori hanno classificato le curve di torque di inserzione come idonee o non idonee per il carico immediato degli impianti. Lo stesso set di dati è stato analizzato dall'intelligenza artificiale, che ha suddiviso i risultati nelle classi “SÌ” o “NO”.
Risultati
L'IA ha mostrato una corrispondenza del 99,3% con le valutazioni dei clinici. Ha riportato un solo falso negativo, dimostrando una sensibilità del 98,95% e una specificità del 100%. Il carico immediato degli impianti è stato previsto con precisione grazie alle curve di torque di inserzione, un indicatore chiave della stabilità primaria. I valori medi di torque massimo di inserzione (PIT) e di lavoro a torque variabile (VTW) hanno mostrato differenze significative tra i vari sistemi implantari e le densità dei blocchi in poliuretano.
Conclusioni
L'intelligenza artificiale si è dimostrata uno strumento affidabile per supportare i clinici nella decisione del carico immediato degli impianti. Lo studio in vitro ha evidenziato buoni livelli di stabilità primaria per la maggior parte degli impianti, tranne nei casi di impianti inseriti in blocchi con densità molto bassa. Sebbene i risultati siano promettenti, gli autori sottolineano la necessità di condurre ulteriori studi clinici su campioni più ampi per confermare l'efficacia di questa tecnologia nella pratica quotidiana.
Implicazioni cliniche
L'uso dell'intelligenza artificiale nel campo dell'implantologia può ridurre i margini di errore nelle valutazioni del carico immediato degli impianti. Questa tecnologia permette di supportare il giudizio clinico, offrendo un'analisi precisa basata su dati oggettivi. In futuro, potrebbe diventare uno strumento standard nei protocolli di carico immediato, migliorando l'affidabilità delle procedure implantari e riducendo i tempi di trattamento per i pazienti. Come sembra suggerire questo studio, pubblicato sull'International Journal of Oral & Maxillofacial Implants, che rappresenta un passo importante verso l'integrazione delle più moderne tecnologie nel mondo dell'odontoiatria.
Closeup shot of male mouth with clear aligners on his teeth
Un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori della Scuola di Odontoiatria dell'Università di Siena ha indagato la fluttuazione del bruxismo diurno in una popolazione di giovani adulti sani. Utilizzando una nuova metodologia basata su smartphone, i ricercatori hanno raccolto i dati in tempo reale. Evidenziando come il bruxismo diurno presenti una frequenza costante nel corso del tempo.
L'analisi del bruxismo diurno
Il team di ricerca ha monitorato 77 giovani adulti (età media 24 anni) per sei mesi. I partecipanti hanno utilizzato un’applicazione per smartphone per registrare cinque condizioni orali legate al bruxismo diurno: contatto dei denti, serramento, digrignamento, irrigidimento della mandibola e rilassamento. I dati sono stati raccolti per tre periodi di sette giorni. Con intervalli di tre mesi tra le sessioni, così da poter avere un quadro sufficientemente chiaro di questo comportamento su cui c'è grande attenzione.
I risultati dello studio
Secondo quanto osservato, il bruxismo diurno tende a mantenere una frequenza stabile nel tempo. La condizione di rilassamento muscolare ha rappresentato la maggior parte del tempo, con una percentuale media del 77% circa. Il contatto dei denti e l’irrigidimento della mandibola sono stati i comportamenti di bruxismo diurno più frequenti, rispettivamente con il 12,9% e il 7% di prevalenza. Al contrario, il serramento e il digrignamento dei denti hanno registrato una frequenza inferiore al 3%.
Stabilità della fluttuazione del bruxismo diurno
L’analisi statistica non ha rilevato variazioni significative tra i tre periodi di monitoraggio, confermando che la frequenza del bruxismo diurno è stabile nel tempo. Anche la variabilità giornaliera è risultata limitata: il coefficiente di variazione per la condizione di "muscoli della mandibola rilassati" è stato pari a 0,3. Inoltre, lo studio non ha riscontrato differenze tra i generi.
Implicazioni per la pratica odontoiatrica
Questa ricerca fornisce importanti indicazioni per gli odontoiatri. La stabilità del bruxismo diurno suggerisce infatti che, in soggetti sani, questo comportamento può non essere necessariamente associato a fattori di rischio immediati o conseguenze cliniche. Tuttavia, il monitoraggio regolare e l'analisi del bruxismo diurno attraverso strumenti come le app per smartphone possono offrire ai professionisti un valido supporto per la diagnosi e la gestione di questa condizione, specialmente in pazienti con sintomi associati.
Lo studio della Scuola di Odontoiatria dell'Università di Siena, pubblicato sul Journal of Oral Rehabilitation, rappresenta pertanto un punto di partenza per future ricerche su gruppi di pazienti a rischio e sulle potenziali conseguenze del bruxismo diurno. Evidenziando l'importanza di comprendere le fluttuazioni naturali di questo comportamento che se trascurato può avere gravi conseguenze.
Deep caries in children on milk teeth. Treatment of caries, toothache. Macro
Un recente studio condotto dalla School of Dental Sciences della Newcastle University, UK, ha evidenziato una possibile correlazione tra carie della prima infanzia (ECC, Early Childhood Caries) e temperamento infantile. La ricerca ha analizzato come certi tratti caratteriali possano influenzare il rischio di sviluppare questa patologia nei bambini sotto i sei anni. E di conseguenza, aggiungere un nuovo strumento tra quelli già in uso per contrastare questa malattia infettiva, tra le più diffuse al mondo.
Lo studio e la selezione dei dati
I ricercatori hanno esaminato oltre 5.000 articoli attraverso database internazionali come PubMed, Scopus e Web of Science. Alla fine, 15 studi, con un totale di 6.667 bambini, sono stati inclusi nell'analisi. Gli studi selezionati erano di alta o moderata qualità e si concentravano sul rapporto tra temperamento e carie della prima infanzia.
I risultati
L'analisi ha mostrato una significativa associazione tra alcuni tratti temperamentali e la carie della prima infanzia. In particolare, i bambini con maggiore emotività e bassa socievolezza sono risultati più a rischio di sviluppare carie. Un temperamento difficile è emerso come un fattore rilevante, con un rischio aumentato di oltre due volte.
Implicazioni cliniche
Questo studio suggerisce che il temperamento infantile può dunque influenzare l'igiene orale e la suscettibilità alle carie. I bambini più emotivi potrebbero essere meno collaborativi durante le visite dentistiche o nelle routine di igiene orale quotidiana. Gli odontoiatri dovrebbero considerare il temperamento nei piani di prevenzione e trattamento, coinvolgendo anche i genitori nella gestione comportamentale.
Conclusioni
Il temperamento del bambino sembra essere un fattore di rischio per la carie della prima infanzia. Gli interventi che mirano a migliorare la gestione comportamentale del bambino, insieme a un'adeguata educazione dei genitori, potrebbero contribuire a ridurre il rischio di carie. Questo studio, pubblicato su Evidence-Based Dentistry, offre una nuova prospettiva nella prevenzione e trattamento della carie nei pazienti pediatrici.
Gli altri fattori di rischio
Se il temperamento del bambino può dunque essere un nuovo fattore da prendere in considerazione, gli altri già noti non vanno trascurati. Come l'ansia dentale, per esempio, ma ancor prima quelli contenuti nella teoria dei primi mille giorni di vita del bambino. La salute e il benessere di un individuo, infatti, sembrerebbero influenzati in larga misura da ciò che accade dal concepimento fino al secondo anno di età. Ed è quindi in questo periodo così delicato e decisivo che andrebbero concentrate le forze di pediatri, odontoiatri e genitori dei più piccoli.
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