Cheerful nurse or doctor orthodontist conducting an oral checkup on a happy female patient using dental instruments in the clinic. Comprehensive dental care provided by the dentist.
Le linee guida cliniche per la salute orale sono strumenti fondamentali per garantire pratiche odontoiatriche basate su evidenze scientifiche. Una revisione sistematica condotta presso il Dipartimento di Medicina Traslazionale dell'Università del Piemonte Orientale, Novara, ha analizzato in profondità le raccomandazioni disponibili, evidenziando punti di forza ma anche criticità.
Obiettivo della revisione
L’indagine ha avuto lo scopo di identificare e valutare la qualità metodologica delle linee guida cliniche relative alla salute orale. L'accento è stato posto sia sulla completezza delle raccomandazioni sia sulla loro applicabilità nella pratica quotidiana.
Metodologia dello studio
I ricercatori hanno selezionato linee guida pubblicate tra il 2010 e il 2023, analizzandole tramite lo strumento AGREE II (Appraisal of Guidelines for Research and Evaluation). Questo strumento valuta sei aree fondamentali: ambito e scopo, coinvolgimento degli stakeholder, rigore nello sviluppo, chiarezza della presentazione, applicabilità e indipendenza editoriale.
Risultati principali
Dall’analisi sono emerse 35 linee guida, di cui solo una parte ha raggiunto standard qualitativi elevati. Le linee guida più affidabili trattavano tematiche come la prevenzione della carie, la gestione delle malattie parodontali e l’igiene orale nei pazienti con bisogni speciali. Tuttavia, molte linee guida presentavano debolezze, soprattutto per quanto riguarda il rigore metodologico e la trasparenza sui conflitti di interesse.
Un esempio concreto
Una linea guida focalizzata sulla cura orale nei bambini con labbro leporino e/o palatoschisi ha ottenuto il punteggio più basso nel dominio "Rigor of Development" dello strumento AGREE II, con una media del 29,58% e una deviazione standard di 17,11%. Questa valutazione indica che la linea guida in questione presenta carenze significative nella metodologia di sviluppo, come la mancanza di una revisione sistematica della letteratura, l'assenza di una chiara descrizione dei criteri per la selezione delle evidenze e una limitata partecipazione degli stakeholder nel processo di elaborazione.Tali debolezze compromettono la solidità delle raccomandazioni fornite, rendendo la linea guida meno affidabile per l'applicazione clinica.
Implicazioni per la pratica clinica
L’adozione di linee guida validate rappresenta una garanzia per una cura odontoiatrica efficace e sicura. Tuttavia, la revisione evidenzia la necessità di un maggiore impegno nella produzione di documenti aggiornati, ben strutturati e adattabili ai diversi contesti clinici. È fondamentale che gli odontoiatri sviluppino la capacità critica di valutare la qualità delle linee guida prima di integrarle nella loro pratica. E la revisione sistematica in oggetto, pubblicata su Nursing & Health Sciences, può essere d'aiuto in questo compito.
In questo articolo presentiamo la procedura clinica e di laboratorio per l'esecuzione di riabilitazioni a carico immediato con inserimento implantare e pianificazione mediante l'ausilio di sistemi per chirurgia guidata B&B Dental.
La successiva acquisizione dei corpi di scansione è stata realizzata mediante uno scanner intraorale; la scansione facciale è stata realizzata con il principio della fotogrammetria attraverso un video realizzato con uno smartphone.
Il flusso digitale in ambito odontoiatrico ha estremamente facilitato l’approccio alle grandi riabilitazioni. La rapidità dello scambio di informazioni tra studio odontoiatrico e laboratorio odontotecnico, unita alla quantità di informazioni che si ricevono, fa sì che i margini di errore si riducano notevolmente.
Descrizione dei casi
Abbiamo voluto presentare due casi di riabilitazioni di arcata completa, una superiore su paziente maschio, età 65 anni, e una inferiore su una paziente femmina, età 53 anni (Figure 1a-b).
1a-b. Immagini iniziali
Dopo anamnesi accurata e visita clinica, ad entrambi i pazienti si effettua una seduta di igiene professionale con motivazione alla corretta igiene domiciliare.
Inoltre, data la presenza di dentatura terminale, entrambi i pazienti vengono sottoposti a esame radiografico con CBCT.
Vengono dunque elaborati i file dicom per la pianificazione implantare con software B&B Dental. Inoltre, vengono rilevate e acquisite le scansioni intraorali, registrando un dato fondamentale per la riabilitazione: la centrica attuale. Infine, con uno smartphone viene eseguito un video di circa 12 secondi a partire dal quale verrà elaborata la scansione facciale del paziente utilizzando il principio della fotogrammetria, ovvero la segmentazione di un video in vari frame poi riassemblati in maniera tridimensionale (Figure 2a-b, 3a-b)
2a-b e 3a-b. Scansioni intra ed extraorali
Per il paziente di sesso maschile la riabilitazione prevede, relativamente all’arcata superiore, l’estrazione di tutti gli elementi dentari e il posizionamento di quattro impianti in zona 12, 22, 15 e 25 tramite implantologia guidata con carico immediato della componente protesica. Nell'arcata inferiore verrà invece dapprima eseguita l'estrazione degli elementi maggiormente compromessi con la funzionalizzazione dell’occlusione mediante una protesi mobile provvisoria, al fine di stabilizzare l'occlusione e riequilibrare il piano occlusale estetico funzionale; in seguito verrà eseguita una riabilitazione implantare completa dopo tre mesi dalla riabilitazione dell’arcata superiore, con carico immediato definitivo.
Per la paziente di sesso femminile si concorda, invece, una riabilitazione inferiore completa a cui seguirà una riabilitazione superiore. Anche per questa paziente è prevista l’estrazione di tutti gli elementi dentari e l’inserimento in chirurgia guidata dei quattro impianti.
In entrambi i casi abbiamo optato per impianti con spire aggressive e conometria interna B&B Dental tipo EV.
4a-b. Realizzazione del progetto implantare con software guidato B&B Dental
Rilevati i dati biometrici e inviati al laboratorio insieme al file della dima chirurgica in cui vengono inseriti i dati degli impianti e della componente protesica (MUA), si procede a una prima simulazione durante la quale è possibile valutare le emergenze implantari e la moderazione protesica.
Dopo la vidimazione del progetto da parte di odontoiatra e odontotecnico, si sottopone il risultato da un punto di vista estetico al paziente utilizzando delle semplici immagini 2D, ottenute dal matching della progettazione implantare guidata, dalla scansione intraorale e dalla modellazione del manufatto protesico realizzata in exocad dal tecnico (Figure 5a-d).
5a. Simulazione del progetto implantare in occlusione digitale5b. Simulazione del progetto implantare in occlusione digitale
5c. Simulazione del progetto implantare in occlusione digitale5d. Simulazione del progetto implantare in occlusione digitale
La ceratura verrà eseguita partendo dalla R.C. attuale del paziente e alzando la dimensione verticale di circa 1 mm all'interno dell'articolatore virtuale; il posizionamento delle arcate all'interno dell'articolatore verrà eseguito posizionando la scansione facciale del paziente con le ceste condilari in direzione del trago la linea bipupillare in asse con la branca superiore dell'articolatore.
Come valori, utilizzeremo dei valori medi impostando il piatto incisale (guida anteriore) con un’inclinazione di 40°; imposteremo 40° anche per l'angolo dell'eminenza con un’inclinazione che servirà per ottimizzare i tempi di produzione per fornire allo studio il dispositivo medico nel più breve tempo possibile (Figure 6a-b).
6a. Articolatore virtuale
6b. Articolatore virtuale
L'accoppiamento delle scansioni facciali e delle scansioni intraorali viene eseguito sfruttando la funzione matching messa a disposizione dal software di modellazione.
Nello specifico, abbiamo sovrapposto la scansione facciale con il repere con quella eseguita con paziente in massima scopertura.
Successivamente abbiamo orientato le scansioni intraorali, accoppiate preventivamente con la forchetta e sovrapposte con la scansione facciale.
Il giorno dell’intervento, previa anestesia locale (articaina 4%, adrenalina 1:100000) e dopo aver eseguito l’estrazione atraumatica degli elementi dentali, è stata posizionata la dima guidata e fissata con pin di ancoraggio tramite apposita fresa lanceolata.
La preparazione dei siti implantari, secondo la metodica B&B, avviene prima in larghezza, partendo da frese che lavorano sul diametro e poi, in maniera crescente, in profondità.
Sono stati posizionati impianti EV B&B Dental sempre con mascherina guidata, così come da precedente pianificazione.
Sono stati poi inseriti i MUA sugli impianti e avvitati gli scanmarker. È stata eseguita una scansione delle mucose e dei corpi di scansione (scanmarker) in modo che questi possano essere sovrapposti, attraverso la funzione matching, alla ceratura diagnostica preparata in precedenza (Figure 7a-b).
7a-b. Scansione dei marker post chirurgia e posizionamento della protesi dell’arcata virtuale
A questo punto verrà progettata una barra in PMMA che costituirà l'armatura del carico immediato; contestualmente si progetta il rivestimento estetico del carico immediato, cioè la controparte fresata in PMMA con una macchina a secco per materiali morbidi.
Le protesi sono state poi avvitate e funzionalizzate a distanza di quattro ore, tempo necessario per la lavorazione (Figure 8a-b).
8a. Carico immediato appena montato su impianti a tempo 08b. Carico immediato appena montato su impianti a tempo 0
A distanza di sei mesi, trascorso il periodo di rimodellamento delle creste ossee post-estrattive, si riprendono le impronte con gli scanmaker e si progetta per il paziente una barra in titanio a 2° avvitata direttamente in connessione, che costituirà l'armatura per rendere possibile il carico immediato; contestualmente si va a progettare il rivestimento estetico del carico immediato, ossia la controparte fresata in PMMA con una macchina a secco per materiali morbidi (Figure 9a-b).
9a-b. Barra in titanio provata su controcarro in PMMA
Nell'arco di 4-6 ore sia la barra in titanio sia la componente ortopedica del carico immediato sono pronte.
Prima di staccare il PMMA dalla staffa, si prova la calzata della barra per poter eseguire le eventuali migliorie sul fit qualora se ne presentasse la necessità.
Rimosso il PMMA dalla staffa, utilizzando resina opaca sale e pepe si procede a inglobare la barra con la componente estetica, concentrandosi in modo particolarmente accurato sulla zona dell'infradosso, che dovrà risultare convessa e trasferire compressione ai tessuti in modo da garantire un ottimo condizionamento al tessuto modello e impedire ai residui di cibo di stagnare al di sotto del dispositivo protesico.
Il dispositivo viene completato con resina rosa aggiungendo pigmenti per l'individualizzazione della parte rosa in modo da assicurare un effetto naturale alla protesi (Figure 10a-c).
10a. Protesi definitiva
10b
10c. Protesi montata in articolazione
Trascorso il periodo di guarigione necessario alla osteointegrazione e atteso il rimodellamento della gengiva, viene smontata la protesi a carico immediato e acquisita una scansione intraorale delle due arcate per replicare i parametri estetici e funzionali determinati per la riabilitazione provvisoria secondo la tecnica di digital cross-mounting per rilevare la posizione degli impianti, utilizzando 4 e 6 scan body.
I parametri estetici e funzionali sono stati riprodotti nella protesi ricondizionata nella parte inferiore.
Le viti protesiche di fissaggio sono state serrate a un torque di 30N/cm.
Per rispettare le esigenze di budget della paziente, abbiamo deciso di riutilizzare la sua protesi in PMMA.
Prima della dimissione dei pazienti, si esegue una radiografia panoramica per controllare il perfetto inserimento delle componenti protesiche avvitate con torque di 30N/cm (Figure 11a-b).
I pazienti verrano poi calenderizzati per visite di controllo e sedute di igiene orale semestrali.
11a. Radiografia di controllo con protesi definitiva montata11b. Protesi definitiva montata in articolazione
Una recente revisione sistematica, condotta presso il North Sichuan Medical College and Affiliated Hospital di Nanchong, Cina, ha analizzato l’uso del polietere etere chetone (PEEK) in odontoiatria. I ricercatori hanno selezionato studi da database autorevoli come PubMed, Web of Science, Google Scholar e ScienceDirect. Hanno incluso pubblicazioni su materiali dentali, ortodonzia, protesi, implantologia, chirurgia maxillo-facciale e parodontologia. Con l’obiettivo di valutare le applicazioni, i benefici e le criticità del PEEK nel contesto odontoiatrico.
Le proprietà che rendono il PEEK interessante
Il PEEK è un polimero termoplastico ad alte prestazioni. I medici lo usano da anni in ortopedia e neurochirurgia. In odontoiatria, questo materiale mostra una buona biocompatibilità e una resistenza elevata. Il suo modulo elastico è simile a quello dell’osso corticale. Per questo motivo distribuisce bene le forze masticatorie. È radiotrasparente, quindi non interferisce con gli esami radiografici. Inoltre, il suo colore neutro si avvicina a quello del dente naturale.
Dove viene usato questo polimero
Il PEEK trova applicazione in vari ambiti odontoiatrici. I clinici lo usano in protesi fissa e rimovibile per realizzare corone, ponti, barre e scheletrati. I pazienti lo tollerano bene grazie alla sua leggerezza e al comfort che offre. In implantologia viene impiegato per produrre impianti, abutment e scaffold ossei. I ricercatori stanno anche studiando il suo uso in ortodonzia. Il PEEK permette di costruire fili e contenzioni estetici e ipoallergenici. Nella chirurgia maxillo-facciale serve per ricostruire la mandibola e l’articolazione temporo-mandibolare. In parodontologia si utilizza per bite e splintaggi occlusali.
Il problema dell’inerzia superficiale
La superficie del PEEK è naturalmente inerte. Questo limita la sua capacità di integrarsi con l’osso. Per migliorare l’osteointegrazione, i ricercatori hanno sviluppato trattamenti specifici. Tra questi, il plasma, la sabbiatura e i rivestimenti bioattivi. Questi metodi aumentano l’adesione cellulare e stimolano la formazione ossea. In questo modo il PEEK diventa più competitivo rispetto ad altri materiali, come il titanio.
Il futuro del PEEK
Il polietere etere chetone si presenta come un materiale versatile e sicuro. Offre buone prestazioni meccaniche, compatibilità con i tessuti e vantaggi estetici. Può rappresentare una valida alternativa ai metalli, soprattutto in pazienti allergici o nei settori anteriori. Tuttavia, gli autori di questa revisione, pubblicata sul Journal of Prosthodontic Research, segnalano un limite importante. Mancano ancora studi clinici a lungo termine. Per validare il suo uso quotidiano, infatti, servirebbero ricerche più estese e follow-up prolungati.
Lesioni nervose e chirurgia orale…e ora che faccio?
Luigi Paglia, direttore scientifico de Il Dentista Moderno
Una delle complicanze che noi dentisti temiamo di più è rappresentata dalle lesioni nervose del cavo orale: le strutture più spesso interessate sono il nervo alveolare inferiore e il nervo linguale. Chi di noi non è mai stato raggiunto dalla telefonata di un paziente che, nel post-chirurgico, lamenta di avvertire una strana sensazione di permanenza dell’anestesia o di ridotta sensibilità dell’area di competenza di un nervo lesionato?
Solo chi non si occupa quotidianamente di chirurgia!
La sintomatologia, nei casi più sfortunati, può anche prevedere dolore e ipersensibilità della zona interessata. Estrazioni dei denti del giudizio o chirurgia implantare sono quasi sempre chiamati in causa quando si riscontrano queste evenienze.
Il trauma nervoso può essere il risultato di una semplice trazione o schiacciamento del nervo, oppure di una vera e propria sezione dello stesso. Spesso le manovre e le terapie che facciamo nell’immediato sono determinanti per la prognosi a distanza di queste lesioni e per il mantenimento di un buon rapporto con il nostro paziente.
Cosa fare e specialmente cosa non fare è sempre un dilemma per noi dentisti: sicuramente voltarsi dall’ altra parte e fare finta di nulla non è la tecnica vincente!
Ne parliamo con Federico Biglioli che da anni si occupa di questi problemi: con 8 domande e specialmente con 8 risposte, Biglioli ci indica in maniera “chirurgica” la strada da seguire quando dobbiamo fronteggiare consapevolmente queste complicanze.
Buona lettura e… buona chirurgia!
In caso di lesione al nervo alveolare inferiore (NAI) qual è la prima misura da adottare?
Federico Biglioli, Direttore del Centro Regionale di Cura della Paralisi Facciale e delle Lesioni Nervose del Cavo Orale - Ospedale San Paolo di Milano
È necessario fare immediatamente una TC cone-beam, valutando se il canale mandibolare è stato raggiunto dall’azione di fresatura. Questa è ovvia in caso di presenza dell’impianto nel canale. Bisogna però considerare che normalmente è l’azione della fresa rotante che danneggia il NAI ed è pertanto il tramite radiotrasparente che raggiunge il canale che documenta l’avvenuta lesione.
Consiglio a quel punto di spiegare al paziente la situazione e di intraprendere la terapia farmacologica corretta. Ai tempi di Internet, infatti, nascondere le cose, oltreché deontologicamente scorretto, non paga sicuramente.
Quanto tempo è lecito aspettare?
Se il canale mandibolare non è completamente scompaginato, situazione che a volte si verifica in caso di estrazione complicata dell’ottavo incluso, il NAI si autoripara spontaneamente (almeno in parte) all’interno del canale stesso.
Pertanto, le indicazioni riguardano soltanto i casi dolorosi o di non accettazione da parte del paziente di un danno ipoestesico residuo (attesa consigliata di almeno otto mesi).
Per il nervo linguale (NL), se non c’è regressione completa o quasi entro tre mesi, le RBPCA-raccomandazioni di buona pratica clinico assistenziali pongono indicazione all’intervento microchirurgico ricostruttivo.
Quale recupero della funzione nervosa dopo una lesione all’alveolare inferiore?
Il nervo alveolare inferiore lesionato chirurgicamente si riprende normalmente in modo parziale. Il grosso della rigenerazione nervosa avviene nei primi 12 mesi, una parte non trascurabile anche nei 12 mesi successivi. L’adattamento cerebrale incrementa ulteriormente la ripresa funzionale fino a 8-9 anni dal trauma.
Se, invece, il nervo è lesionato a causa di una anestesia tronculare, la guarigione avviene in un lasso di tempo normalmente di alcuni mesi. In genere si tratta di parestesie urenti. In rari casi la guarigione spontanea non avviene.
Come si deve comportare l’odontoiatra se il paziente, nei giorni successivi all’intervento, dice di sentire ancora l’anestesia gengivale, del labbro inferiore e del mento?
Consiglio, in primo luogo, di istituire la corretta terapia farmacologica: prednisone 75 mg/die (per una persona di 75 Kg) per 4 giorni, copertura gastrica, acido alfalipoico ed L-acetilcarnitina (quest’ultimi due integratori da utilizzare per mesi, in dipendenza della durata dei sintomi).
Qualora la sintomatologia non fosse regredita entro 4-6 mesi, consiglio di inviare il paziente a uno specialista microchirurgo coordinato con un neurofisiologo.
In caso di insorgenza di dolore neuropatico, cioè alla regione tributaria del nervo e non il classico dolore di ferita, il paziente deve essere riferito subito al microchirurgo.
Come prevenire la lesione al nervo linguale?
Semplicemente proteggendolo con una spatola malleabile posta medialmente durante la chirurgia dell’ottavo incluso.
Quali sono gli interventi microchirurgici che possono essere di interesse per l’odontoiatra?
La ricostruzione microchirurgica del NAI e quella del NL. Entrambe devono essere eseguite da un microchirurgo esperto data la posizione scomoda di lavoro che rende le neurorrafie particolarmente ostiche.
Per quanto riguarda il NAI, non è possibile eliminare completamente il sanguinamento della midollare, elemento che aggiunge difficoltà all’intervento: attualmente abbiamo in studio la sostituzione del tratto di nervo danneggiato con nervo di banca decellularizzato, con risultati incoraggianti. Il NL invece viene di prassi ricostruito senza necessità di innesto.
Quali sono nella tua esperienza le procedure odontoiatriche da inviare in ambiente protetto e da non eseguire nel normale ambulatorio odontoiatrico?
Credo che qui aiuti il buon senso. Ritengo sia prudente occuparsi di patologie di cui si sappiano gestire le complicanze intraoperatorie.
Quindi, probabilmente è opportuno che vengano riferite in ospedale cisti estese (oltre i 5-6 cm), piuttosto che elementi dentari inclusi ad alto rischio di lesione nervosa, se non si è esperti di questa chirurgia, o lesioni potenzialmente molto vascolarizzate.
Quali sono le emergenze chirurgiche che l’odontoiatra deve temere maggiormente?
Direi quelle vascolari. Ho sempre trovato singolare che negli studi odontoiatrici sia raro trovare presidi base dell’emostasi come la pinza bipolare e la cera da osso.
Sanguinamenti banali da gestire, come quelli dell’arteria palatina maggiore, alveolare inferiore o buccinatoria, possono diventare un problema gestionale in assenza dello strumentario necessario.
La Low-Level Laser Therapy (LLLT) è una tecnica non invasiva capace di migliorare la guarigione dei tessuti, ridurre il dolore post-operatorio e modulare l'infiammazione. Basata sulla stimolazione mitocondriale e sull'attivazione di meccanismi biologici locali, la LLLT si pone anche come valida alternativa ai trattamenti farmacologici tradizionali. Una recente revisione sistematica condotta da Chaple Gil et al. (2025) ha analizzato approfonditamente i benefici clinici di questa tecnologia in chirurgia orale.
Obiettivi e metodologia della revisione
Lo studio di Chaple Gil e colleghi ha seguito le linee guida PRISMA 2020 e il PROPS framework, includendo 18 studi randomizzati controllati (RCT) per un totale di 771 pazienti. L'obiettivo era valutare l'efficacia della LLLT nella promozione della guarigione delle ferite chirurgiche, nel controllo del dolore e nella riduzione dell'infiammazione, individuando anche i parametri laser ottimali per la pratica clinica.
Miglioramento della guarigione tissutale
Tutti gli studi inclusi hanno evidenziato un miglioramento significativo della guarigione post-chirurgica nei pazienti trattati con LLLT. Le lunghezze d'onda più efficaci si sono collocate tra 660 e 810 nm, con densità di energia comprese tra 3 e 12 J/cm². Gli interventi su impianti dentali hanno mostrato benefici maggiori con l'utilizzo di laser nell'intervallo 940–1064 nm.
Riduzione del dolore
Gli autori hanno osservato una riduzione del dolore post-operatorio nell'85% degli studi analizzati, con una diminuzione del 30–55% nei punteggi della scala VAS entro i primi 3-7 giorni. Questo effetto è attribuito alla capacità della LLLT di modulare i percorsi infiammatori e neurogenici.
Modulazione dell'infiammazione e riduzone delle complicanze
I dati raccolti da Chaple Gil et al. hanno mostrato una riduzione dei livelli di TNF-α e IL-6 nei pazienti trattati con laser, accompagnata da un aumento dell'espressione di VEGF, favorendo così una migliore rivascolarizzazione dei tessuti e una riduzione dell'edema.
La LLLT, inoltre, si è associata a una diminuzione delle complicanze post-operatorie, come infezioni, deiscenza delle ferite e ritardi di guarigione, migliorando complessivamente gli esiti clinici.
Considerazioni cliniche
Nonostante i risultati promettenti, la revisione sottolinea la necessità di standardizzare i protocolli di trattamento, considerando le ampie variazioni nei parametri laser utilizzati (lunghezza d'onda, energia, modalità di applicazione). Inoltre, la LLLT potrebbe rivelarsi particolarmente utile nei pazienti con parodontite, condizione che amplifica l'infiammazione locale e può compromettere la guarigione post-chirurgica.
Complessivamente, secondo i risultati della revisione sistematica di Chaple Gil et al. (2025), pubblicata su Photodiagnosis and Phodynamic Therapy, la Low-Level Laser Therapy si conferma come un valido strumento di supporto in chirurgia orale. In quanto capace di migliorare la guarigione, ridurre il dolore e modulare l'infiammazione in modo sicuro ed efficace. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi controllati per definire protocolli terapeutici uniformi e consolidarne l'uso clinico.
Nel panorama odontoiatrico attuale, la digitalizzazione non è più solo un'opportunità, ma una condizione necessaria per offrire servizi efficienti, personalizzati e al passo con le aspettative dei pazienti. GipoDental nasce proprio con questo obiettivo: aiutare gli studi dentistici a gestire in modo fluido e centralizzato tutte le attività amministrative, cliniche e relazionali, migliorando al contempo la qualità del lavoro e l’organizzazione interna.
Un software innovativo per monitorare da remoto le attività dello Studio
Sviluppato da MioDottore, il software si distingue per la sua struttura modulare, l’usabilità intuitiva e l’accessibilità da remoto tramite qualsiasi dispositivo connesso. Consente di monitorare in tempo reale le agende, automatizzare la fatturazione (con invio diretto al Sistema Tessera Sanitaria), creare piani di cura personalizzati con odontogrammi, e tenere sotto controllo magazzino e listini.
Uno dei principali punti di forza di GipoDental è l’integrazione con MioDottore, che consente ai pazienti di prenotare in autonomia le visite tramite app o portale, riducendo il carico sulla segreteria e migliorando l’esperienza complessiva. A supportare l’adozione dello strumento c’è anche un team di esperti dedicato, che affianca i professionisti nella fase di avviamento, nella personalizzazione delle funzionalità e nella costruzione di strategie organizzative mirate.
Sia per i piccoli studi sia per le realtà più strutturate, GipoDental rappresenta una scelta strategica, capace di coniugare innovazione e semplicità, con un approccio orientato al miglioramento continuo.
Studio Dentistico Guzzo: un caso concreto di trasformazione digitale
Rendere più efficiente il lavoro in studio aumentando così la qualità della cura e dell’assistenza al paziente: è stato questo il principale obiettivo del Dott. Federico Guzzo quando ha deciso di adottare GipoDental per la gestione della sua struttura.
Lo Studio Dentistico Guzzo di Roma, noto per l’attenzione al paziente e per l’approccio personalizzato ai trattamenti, aveva bisogno di una soluzione che alleggerisse i carichi operativi e consentisse un miglior coordinamento tra le attività. “Prima di adottare GipoDental, ci trovavamo a lavorare con gestionali tradizionali che ci imponevano procedure poco snelle. L’agenda era difficoltosa da gestire e mancava una reale flessibilità, sia per noi che per i pazienti,” ricorda il Dott. Guzzo.
Le criticità riscontrate riguardavano principalmente la rigidità del sistema, la necessità di operazioni manuali ripetitive e la difficoltà nel fornire ai pazienti opzioni comode per fissare o modificare gli appuntamenti. L’introduzione di GipoDental ha permesso di superare questi ostacoli, semplificando le attività della segreteria e centralizzando la gestione operativa in un’unica piattaforma integrata. “Abbiamo riscontrato da subito un miglioramento in termini di produttività e riduzione dei tempi di attesa. Anche la gestione dell’agenda è diventata più efficiente, e possiamo dedicarci maggiormente all’attività clinica, che è il nostro vero core,” sottolinea il Dott. Guzzo.
Un ulteriore vantaggio è stato il controllo più preciso su magazzino e fatturazione, che ha permesso di ridurre gli errori, ottimizzare le risorse e migliorare la pianificazione interna. Inoltre, grazie all’integrazione con MioDottore, lo studio ha registrato un aumento della propria visibilità online, ampliando la base di pazienti e semplificando i processi di prenotazione.
La testimonianza dello Studio Dentistico Guzzo conferma come una piattaforma digitale ben progettata possa contribuire concretamente al miglioramento dell’organizzazione, della qualità percepita dal paziente e, in ultima analisi, della competitività dello studio.
OMI – Odontoiatria Materno Infantile organizza il webinar “Disturbi del sonno del piccolo paziente”, in programma l’11 giugno 2025 dalle 19:00 alle 20:00,
relatore Dott. Domenico Viscuso.
Domenico Viscuso
I disturbi respiratori del sonno (DRS) in età pediatrica rappresentano una condizione clinica rilevante, spesso sottodiagnosticata, che può compromettere seriamente lo sviluppo psicofisico del bambino. In questo webinar saranno affrontate le principali cause, i segnali da non sottovalutare, e l'importanza dell'intervento precoce nell’ottica dell’Odontoiatria Materno-Infantile, con uno sguardo interdisciplinare che coinvolge ortodonzia e otorinolaringoiatria.
I disturbi respiratori del sonno (DRS) in età pediatrica hanno una prevalenza maggiore in età prescolare. Esiste una correlazione con l’allattamento al seno, che ha un effetto protettivo, e con la presenza di anchiloglossia, che ha un effetto negativo.
Pertanto, entriamo a pieno nella ottica della Odontoiatria Materno-Infantile. Vanno diagnosticati e trattati precocemente perché, oltre a compromettere la salute generale e la qualità della vita di coloro che ne sono affetti, come accade anche per gli adulti, nei bambini possono compromettere anche lo sviluppo generale psicofisico dell’individuo.
Si tratta del russamento, ma soprattutto delle apnee ostruttive del sonno, definite anche OSA O OSAS. Al disturbo del sonno vero proprio sono associati anche segni e sintomi della veglia, quali iperattività, deficit di attenzione, svogliatezza, e scarso rendimento scolastico.
Tanto è vero che i DRS pediatrici vengono considerati un disturbo neuro-comportamentale. Esiste anche una interazione reciproca con l’obesità che va tenuta in considerazione. Il trattamento è otorinolaringologico e ortodontico.
Contributi, Iva, bilanci e bonus Sud tra i principali adempimenti. Il mese di maggio 2025 si apre con le consuete scadenze periodiche in materia di IVA, ritenute e contributi, ma si distingue anche per alcune scadenze rilevanti per specifiche categorie professionali e imprese. Entro metà mese, i titolari di partita IVA sono tenuti ad adempiere agli obblighi contabili e dichiarativi, tra cui la registrazione delle fatture emesse e ricevute, l’emissione delle fatture differite e la trasmissione dell'“esterometro” per le operazioni transfrontaliere. Scade inoltre il termine per regolarizzare eventuali omissioni relative agli acquisti intracomunitari tramite autofattura.
Il 16 maggio è una data particolarmente densa di scadenze: sono previsti i versamenti relativi a ritenute su compensi, imposta sostitutiva, IVA mensile e trimestrale, acconti d’imposta per chi ha optato per il pagamento rateale, nonché i contributi previdenziali INPS, inclusi quelli della Gestione separata e dei contributi minimali per artigiani odontotecnici. Prosegue l’applicazione del nuovo modello facoltativo “Prospetto delle ritenute/trattenute operate” per i sostituti con non più di cinque dipendenti, in alternativa al modello 770.
Entro il 30 maggio le imprese che effettuano investimenti nel Mezzogiorno devono trasmettere la comunicazione per accedere al credito d’imposta ZES unica, agevolazione destinata a sostenere lo sviluppo produttivo nelle regioni del Sud. Per le società di capitali, il 30 maggio scade il termine per il deposito del bilancio 2024 presso il Registro delle imprese e per la registrazione del verbale assembleare di approvazione in caso di distribuzione di utili.
Infine, tra le date da segnare in agenda, il 31 maggio (con tolleranza al 9 giugno) scade il versamento dell’ottava rata della “rottamazione quater” per i soggetti che hanno aderito alla definizione agevolata, mentre gli iscritti ENPAM devono versare la seconda rata della quota A per il 2025 e l’ottava rata della quota B per il 2024, se in modalità rateale.
Agenzia delle entrate
Giovedì 15 maggio
Adempimenti contabili
Fatture emesse, termine ultimo per l’annotazione delle fatture emesse nell'apposito registro tenuto ai fini Iva, nell'ordine della loro numerazione, in relazione alle operazioni effettuate nel mese precedente;
Fatture differite, termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna);
Acquisti intracomunitari, termine ultimo per l’annotazione nel registro degli acquisti e in quello delle vendite delle fatture di acquisto ricevute nel mese precedente, con riferimento a tale mese.
Comunicazioni
“Esterometro”, scade oggi il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente. La comunicazione non riguarda le operazioni per le quali è stata ricevuta una bolletta doganale o una fattura elettronica; gli acquisti di beni e servizi non rilevanti territorialmente ai fini IVA in Italia ai sensi degli artt. 7 - 7-octies del DPR 633/72, qualora siano di importo non superiore a 5.000,00 euro per singola operazione.
Regolarizzazioni
Autofattura di acquisto intracomunitario. Termine ultimo per i soggetti Iva che nel mese di febbraio 2025 hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi per i quali non hanno ricevuto la relativa fattura entro il mese di aprile 2025, per emettere autofattura;
Autofattura integrativa di acquisto intracomunitario. I soggetti che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi, se hanno ricevuto una fattura indicante un corrispettivo inferiore a quello reale, devono emettere autofattura integrativa in relazione alle fatture registrate nel mese precedente;
Venerdì 16 maggio
Comunicazioni
Datori di lavoro con massimo cinque dipendenti al 31/12/2024, termine entro il quale il sostituto d’imposta deve trasmettere in allegato al modello F24 il nuovo modello denominato “PROSPETTO DELLE RITENUTE/TRATTENUTE OPERATE” sui redditi di lavoro dipendente o autonomo, ovvero a questi assimilati, relative al mese precedente; si tratta di una scelta facoltativa, in alternativa alla presentazione del consueto “modello 770” annuale.
Versamenti
Acconto imposte 2024, seconda rata, versamento rateale, termine, per le persone fisiche titolari di partita IVA che nel periodo d’imposta 2023 hanno dichiarato ricavi o compensi di ammontare non superiore a 170.000 euro, per effettuare il versamento della quinta e ultima rata relative alla seconda rata di acconto dovuto in base alla dichiarazione dei redditi 2024, che era da versare entro il 2 dicembre 2024; la prima rata di cinque andava versata entro il 16 gennaio 2025;
Conguagli addizionali regionale e comunale all’Irpef, versamento della rata delle addizionali relative ai conguagli di fine anno dei redditi di lavoro dipendente e assimilati;
Ritenute alla fonte operate ai fini Irpef e addizionali regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo corrisposti nel mese precedente e sui compensi per lavoro dipendente e assimilato del mese precedente;
Imposta sostitutiva, dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
Iva annuale, saldo relativo al 2024 risultante dalla dichiarazione Iva 2025, versamento della terza rata per chi ha scelto questa modalità di versamento;
Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari e forfetari per le operazioni di cui risultano debitori dell’imposta, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;
Iva trimestrale, contribuenti non forfetari trimestrali “per opzione”. Versamento dell’IVA relativa al primo trimestre 2025 a debito, con la maggiorazione dell’1% a titolo di interessi. Possono optare per il versamento dell’IVA con cadenza trimestrale i soggetti passivi che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a €. 500.000 per gli esercenti arti o professioni e per le imprese aventi ad oggetto prestazioni di servizi; se l’imposta da versare non è superiore a 100 euro, complessiva di eventuali differimenti precedenti, il versamento può essere effettuato insieme a quello relativo al trimestre successivo.
Venerdì 30 maggio
Comunicazioni
Credito d'imposta ZES unica Mezzogiorno - Comunicazione di accesso, le imprese devono comunicare all’Agenzia delle Entrate le spese sostenute per investimenti effettuati nel Mezzogiorno, al fine di accedere al credito d’imposta ZES unica. L’agevolazione riguarda investimenti iniziali in beni strumentali e immobili, destinati a strutture produttive situate nelle Regioni del Sud e in alcune aree dell’Abruzzo.
Lunedì 2 giugno
Versamenti
Imposta di bollo sulle fatture elettroniche, versamento dell’imposta di bollo per le fatture elettroniche emesse tramite SDI nel primo trimestre 2025. L’ammontare del versamento, anche a seguito dell’integrazione delle fatture trasmesse prive del flag del bollo ma soggette all’imposta, è visibile nell’area personale del portale “Fatture e Corrispettivi”. Qualora l’ammontare dell’imposta dovuta sia inferiore a €. 5.000, si può procedere al pagamento entro il 30/9/2025.;
Agenzia delle entrate – Riscossione
Sabato 31 maggio
Versamenti
“Rottamazione quater” delle cartelle, per chi ha aderito alla definizione agevolata e scelto il pagamento rateale del dovuto, versamento della ottava rata. La norma prevede comunque una tolleranza nel pagamento di cinque giorni, per cui il pagamento verrà considerato regolare anche se effettuato entro lunedì 9 giugno 2025, includendovi anche le festività.
Inps
Venerdì 16 maggio
Versamenti
Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
Contributi della “Gestione separata”, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori relative ai compensi corrisposti nel mese precedente;
Contributi minimali “Gestione artigiani”, gli odontotecnici artigiani devono versare la prima rata dei contributi previdenziali INPS calcolati sul reddito minimale. Per il 2025, l’importo complessivo dovuto è pari a 4.460,64 euro.
Enpam
Sabato 31 maggio
Versamenti
Quota A Enpam, il contributo annuale minimo obbligatorio per i medici e gli odontoiatri per il 2025, seconda rata delle otto per chi ha scelto il versamento rateale con domiciliazione bancaria;
Quota B Enpam, scadenza della ottava rata di nove relativamente al contributo dovuto per il 2024 per chi ha scelto il versamento rateale tramite domiciliazione bancaria.
Società di capitali
Venerdì 30 maggio
Deposito bilancio 2024 e allegati presso il Registro delle imprese, termine ultimo, per le s.r.l. con esercizio sociale coincidente con l'anno solare che hanno chiuso il bilancio al 31/12/2024 e lo hanno approvato entro il 30/4/2025, per depositare il bilancio e gli allegati presso il Registro delle imprese. Tale adempimento è infatti da effettuarsi entro 30 giorni dalla data di approvazione del bilancio.
Approvazione del bilancio, registrazione del verbale presso l'Agenzia delle Entrate, Termine ultimo, per i soggetti con esercizio sociale coincidente con l’anno solare che hanno chiuso il bilancio al 31/12/2024 e lo hanno approvato entro il 30/4/2025, per registrare il verbale di approvazione del bilancio, qualora contenga anche la delibera di distribuzione degli utili.
Nel trattamento implantare con impianti singoli, la gestione dei tessuti perimplantari è determinante per garantire la stabilità a lungo termine. Un recente studio "made in China" ha indagato in modo approfondito i fattori clinici e protesici che influenzano la condizione dei tessuti perimplantari in pazienti sottoposti a impianti singoli del primo molare. Un'area critica per funzione masticatoria e distribuzione dei carichi che secondo i ricercatori merita uno studio ad hoc.
Obiettivo dello studio
L’indagine ha coinvolto 82 pazienti, per un totale di 278 impianti singoli del primo molare, tutti con un follow-up superiore a tre anni. L’obiettivo era identificare le variabili cliniche e morfologiche più strettamente associate alla presenza di salute perimplantare, mucosite o perimplantite. I ricercatori hanno valutato numerosi parametri. Si sono concentrati su: profondità di sondaggio perimplantare, indice di placca e di sanguinamento in versione modificata e indice della papilla. Senza trascurare l’angolo di emergenza della restaurazione, il rapporto corona-impianto clinico, la distanza orizzontale tra dente e impianto, nonché il livello del punto di contatto e l’estensione della superficie d’abbraccio tra le strutture dentali e implantari. Elementi che riflettono sia l’anatomia locale sia le scelte protesiche effettuate nella riabilitazione del primo molare.
Risultati e associazioni significative
Lo studio evidenzia una prevalenza di salute perimplantare solo nel 19,06% dei trattamenti, mentre la mucosite perimplantare era presente nel 66,91% dei casi e la perimplantite nel 14,03% dei pazienti trattati. I fattori più rilevanti associati a condizioni patologiche dei tessuti perimplantari sono diversi. Tra questi c'è la profondità di sondaggio aumentata, un’eccessiva distanza orizzontale tra dente e impianto, un punto di contatto troppo alto e una superficie d’abbraccio troppo estesa. Fattori che sembrano facilitare l’accumulo di placca e la difficoltà di igiene, aumentando il rischio di infiammazione.
Le implicazioni cliniche da considerare
Dallo studio emergono diverse indicazioni. La posizione del primo molare e le specificità anatomiche dell’area impongono una progettazione protesica attenta. Ottimizzare il profilo di emergenza, la posizione dei punti di contatto e la distanza rispetto ai denti adiacenti può influenzare positivamente la salute dei tessuti perimplantari e ridurre il rischio di sviluppare perimplantite. Il presente lavoro, pubblicato sul Journal of Peking University (Health Sciences), sembra voler indicare la giusta via. La gestione dei dettagli protesici e la valutazione attenta dei parametri clinici sono infatti essenziali nel successo degli impianti singoli del primo molare. E integrare queste conoscenze nella pianificazione implantare può rappresentare una strategia chiave nella prevenzione delle patologie perimplantari in questo frangente.
Fabio Faustini, Andrea Enrico Borgonovo, Simone Galbiati, Davide Galluzzo -
Autori
Fabio Faustini
Odontoiatra, Libero professionista
Andrea Enrico Borgonovo
Specialista in Chirurgia Maxillo Facciale, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano
Simone Galbiati
Specialista in Chirurgia Orale, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano
Davide Galluzzo
Odontoiatra, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano
In questo case report viene presentata una procedura di carico immediato con riabilitazione totale inferiore rimovibile. L’utilizzo di impianti monofasici ha reso non necessario procedere alla sommersione delle fixture durante la guarigione.
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I biofilm batterici, in ambito odontoiatrico, com'è noto rappresentano un grande problema. Questi aggregati microscopici di batteri adesi alle superfici solide rappresentano una delle principali cause di patologie orali, come carie, gengiviti e infezioni perimplantari. Tuttavia, una recente scoperta scientifica, frutto di una ricerca condotta presso l'Università della California, potrebbe aprire nuove strade nella prevenzione e nel trattamento di queste malattie causate appunto dai biofilm batterici.
Il meccanismo d'azione del MEcPP
I ricercatori hanno identificato un composto vegetale, noto come MEcPP (metil eritritolo ciclodifosfato), che si è rivelato capace di inibire la formazione dei biofilm batterici. Questo metabolita, prodotto naturalmente dalle piante in risposta a condizioni di stress, agisce impedendo ai batteri di aderire alle superfici, un passaggio cruciale nella formazione del biofilm. Il MEcPP svolge un ruolo essenziale nei meccanismi di difesa delle piante contro i patogeni. Gli scienziati hanno scoperto che questa molecola interferisce con i processi biochimici necessari per l’adesione batterica, bloccando efficacemente il primo passo nella formazione di biofilm. Questo effetto non solo impedisce la crescita del biofilm, ma riduce anche la virulenza dei batteri coinvolti.
Implicazioni per l'odontoiatria
In odontoiatria, come già detto, il controllo del biofilm è fondamentale per prevenire molte patologie orali. I biofilm batterici, infatti, sono la principale causa della formazione di placca e delle infezioni legate a protesi dentarie o impianti. L'introduzione del MEcPP in prodotti dentali, come collutori, dentifrici o gel professionali, potrebbe rivoluzionare l'approccio alla prevenzione e al trattamento.
Le potenziali applicazioni includono:
Prevenzione delle carie: l'uso di MEcPP potrebbe ridurre l'accumulo di placca batterica, limitando così l'insorgenza di carie.
Protezione degli impianti dentali: il trattamento delle superfici implantari con composti a base di MEcPP potrebbe minimizzare il rischio di infezioni perimplantari.
Igiene orale avanzata: lo sviluppo di collutori o spray contenenti MEcPP potrebbe offrire una soluzione efficace per i pazienti con predisposizione alla formazione di biofilm.
Una prospettiva futura
L’efficacia del MEcPP in ambito clinico e odontoiatrico, a dire il vero ancora da dimostrare con sperimentazioni ad hoc, potrebbe però rappresentare un'importante novità per il settore dentale. La ricerca dovrà dunque concentrarsi sulla sicurezza e sulla stabilità della molecola nei prodotti destinati all’uso umano. Nella speranza di giungere così alla realizzazione di una nuova arma per migliorare la salute orale dei pazienti. Arma che, riducendo al contempo la dipendenza da antibiotici, favorirebbe un approccio anche più sostenibile alla prevenzione e al trattamento delle patologie orali. Come sembra suggerire lo studio in oggetto, pubblicato su Science Daily.
Dal 15 al 17 maggio saremo presenti a Expodental, l’appuntamento annuale che riunisce il mondo dell’odontoiatria. Dürr Dental parteciperà con le sue soluzioni più avanzate per imaging, profilassi, disinfezione, aria compressa e aspirazione, ma anche con iniziative speciali per festeggiare un’importante anniversario.
Imaging: precisione e intelligenza a supporto della diagnosi
Tra le tecnologie più attese, spicca VistaVox, la CBCT che unisce massima precisione diagnostica e facilità d’uso. Grazie al volume di scansione adattato all’anatomia, alla qualità delle immagini e all’interfaccia intuitiva, VistaVox rappresenta una scelta eccellente per lo studio moderno che desidera offrire diagnosi affidabili e sicure con un’esposizione minima del paziente.
Accanto a VistaVox, presentiamo il nuovoVistaPano 2.0, il panoramico digitale 2D progettato per ottimizzare il flusso di lavoro e migliorare ulteriormente la nitidezza delle immagini.
A supporto del workflow diagnostico, mostreremo in anteprimaVistaSoft AID, il software dotato di intelligenza artificiale per il rilevamento automatico della carie sulle immagini intraorali. L’analisi avviene in modo diretto, immediatamente dopo l’acquisizione, ed è disponibile in tempi rapidissimi, perfettamente integrata nel flusso di lavoro.
Basato su algoritmi AI avanzati, VistaSoft AID contribuisce a una diagnosi più accurata e tempestiva, riducendo l’incertezza e migliorando la qualità del trattamento. Disponibile a partire dalla versione VistaSoft 4.0, rappresenta un concreto valore aggiunto per ogni studio.
Profilassi, disinfezione e tecnologie per lo studio
Non mancheranno le soluzioni per la profilassi, come il sistema combinato MyLunos Duo — dispositivo a ultrasuoni con manipolo spray — certificato per l’uso con la polvere Lunos di trealosio. Un sistema completo per la profilassi professionale, che garantisce comfort e risultati eccellenti.
Sarà inoltre possibile vedere da vicino le soluzioni per la sala macchine (aspiratori e compressori) e per la disinfezione, con i sistemi pensati per garantire igiene e sicurezza negli studi odontoiatrici.
60 anni di Orotol: attività speciali in stand
Nel 2025 celebriamo un traguardo importante: 60 anni di Orotol, il prodotto simbolo per la disinfezione degli impianti di aspirazione. Per l’occasione, abbiamo organizzato momenti esclusivi per coinvolgere i visitatori.
60 Anni di Orotol – Tra Scienza e Magia: un’esperienza sorprendente con una performer professionista che eseguirà giochi di prestigio con le carte. Ogni partecipante riceverà un gadget speciale dedicato all’anniversario.
Demo & Drinks: chi parteciperà alla dimostrazione di un nostro prodotto in stand potrà brindare con noi: un’occasione per scoprire le soluzioni Dürr Dental, dialogare con i nostri esperti e rilassarsi con un calice in mano.
Party in stand – Venerdì 16 maggio: dalle ore 17.00 celebreremo i 60 anni di Orotol con un evento aperto a tutti: un momento conviviale per ringraziare i professionisti che ogni giorno scelgono la qualità Dürr Dental. Un’occasione per incontrarsi, condividere esperienze e festeggiare insieme questo importante traguardo.
Expodental è da sempre l’occasione per scoprire le novità del settore e confrontarsi con colleghi e aziende. Nel nostro stand troverai tecnologia, formazione, ispirazione e… un po’ di magia.
Luigi Paglia, direttore scientifico de Il Dentista Moderno
Organizzazione del lavoro clinico e organizzazione gestionale dello studio: due aspetti che spesso nel passato sono stati trascurati, ma che al giorno d’oggi sono indispensabili per mantenere o avviare un’attività di successo.
La trasformazione digitale a cui assistiamo può avere poi un impatto positivo sul posizionamento competitivo dello studio odontoiatrico e anche questo cambiamento oramai indispensabile richiede precisi presupposti logistici e organizzativi.
Ad esempio, bisogna aver ben presente che le potenzialità diagnostiche e terapeutiche, correlate alle nuove tecnologie, supportano il medico se quest’ultimo possiede, oltre a una consolidata esperienza, un’adeguata competenza digitale.
In secondo luogo, l’ambiente clinico tecnologico digitale deve interfacciarsi con applicativi e programmi extra clinici e amministrativi; la mancata integrazione/flusso dei dati crea sprechi di tempo e risorse e diseconomie oggi non più sostenibili.
Inevitabile diventa quindi organizzare lo studio secondo criteri imprenditoriali e questo vale in particolar modo per i giovani Colleghi che desiderano aprire un nuovo studio, ma anche per chi vuole restare competitivo.
Siamo pronti? Facciamoci un rapido check-up con Lorenzo Balsano che da anni studia l’organizzazione degli studi odontoiatrici e auto-valutiamo le nostre chance di affrontare con serenità le sfide che il futuro ci propone.
Che rapporto c’è tra l’ergonomia odontoiatrica e una buona gestione dello studio?
Lorenzo Balsano, odontoiatra titolare di Studio Balsano srl, esperto in gestione dello studio odontoiatrico
L’ergonomia è una scienza multidisciplinare che trova ampia applicazione nel produrre benessere organizzativo. Correttamente applicata, in ambito odontoiatrico, supporta le competenze del clinico e la qualità del processo di cura. Nei processi extra clinici ottimizza l’utilizzo del tempo e delle risorse; ne consegue una miglior qualità e profittabilità della prestazione.
Quali sono i problemi più importanti che si trova ad affrontare un giovane dentista che vuole aprire uno studio?
Le difficoltà sono molteplici in relazione alle ingenti risorse economiche e alla mole di adempimenti burocratici. Richiede conoscenze che non sono proprie di un giovane laureato in odontoiatria: sintetizzare in un business plan un progetto imprenditoriale implica dare identità, analizzare il mercato, individuare un piano finanziario. In realtà territoriali più isolate c’è ancora spazio per uno studio mono professionale magari rilevando un piccolo studio esistente. In aree con competitor più strutturati i giovani possono fare squadra. Nello studio di famiglia il “passaggio generazionale” è certamente una strada da percorrere con convinzione e innovazione.
Qual è la dimensione più adatta di uno studio dentistico per affrontare le sfide del giorno d’oggi?
Non esiste una “dimensione ottima” applicabile in ogni contesto, dipende dalla geolocalizzazione dello studio e dai competitor. In generale assistiamo a un rallentamento delle nuove aperture di centri appartenenti a catene e a una progressiva riduzione del numero dei piccoli studi odontoiatrici: chiudono i più piccoli a favore di studi più strutturati in tecnologia, gestione e fatturato. Per essere vincenti gli studi, ancor prima che nella dimensione, devono offrire un servizio che dia attenzione al paziente a 360 gradi.
Si parla sempre del costo della qualità nei nostri studi… ma quanto costa la non qualità invece?
Il settore odontoiatrico pecca ancora di autoreferenzialità nel definire la qualità; in passato c’era spazio per godere di questo “privilegio”. Attualmente il prezzo da pagare per non qualità è alto: una perdita progressiva del valore e della attrattività dello studio.
Come impatta una buona organizzazione sui costi finali della prestazione?
La qualità clinica costa! Anche strutturare un indispensabile servizio “patient care” per la qualità relazionale ha costi elevati. È indispensabile implementare un nomenclatore delle prestazioni e determinarne i tempi medi di esecuzione, i costi diretti, i costi fissi e il valore percentuale di ogni voce sul totale delle prestazioni che si eseguono. Sono parametri essenziali per una politica di prezzo profittevole e di valorizzazione della qualità della prestazione. Senza una buona organizzazione non è possibile!
Posizionamento dello studio e trasformazione digitale: quali le sfide e quali le criticità
La sfida è riuscire a implementare il digitale integrato anche nelle piccole realtà professionali, creando potenzialità nel posizionamento strategico della attività. Il digitale se ben governato può portare a un cambio di paradigma: si può essere relativamente piccoli, ma attraenti. L’integrazione/flusso dei dati crea ottimizzazione della gestione del tempo e delle risorse. Le criticità sono legate alle competenze e agli investimenti necessari ad interfacciare il clinico con applicativi e programmi extra clinici e amministrativi.
Che eredità ha lasciato l’epidemia di Covid-19 nella gestione dei nostri studi?
Il covid è stato un acceleratore di processo: gli studi poco organizzati hanno sofferto e vedono un futuro incerto. Gli studi più strutturati sono stati premiati dai pazienti. Oltre a questo, ci ha lasciato le mascherine FP2 e molta confusione sulle indicazioni operative.
La postura, per l'odontoiatra, è una questione di salute professionale, ma anche di abilità clinica. Uno studio condotto in Giappone, presso il Tokyo Dental College, propone un’innovativa prospettiva per valutare la postura dei professionisti odontoiatrici durante le estrazioni dentali. Attraverso tecnologie di stima della posa, i ricercatori hanno confrontato l’analisi posturale nell’estrazione dentale tra studenti, giovani odontoiatri e dentisti esperti. I risultati rivelano differenze significative che potrebbero avere implicazioni importanti sia per la prevenzione di disturbi muscolo scheletrici che per la formazione clinica. Ma anche fornire un nuovo impulso allo studio dell'ergonomia nel settore dentale.
Metodologia e gruppi coinvolti
Il protocollo sperimentale ha coinvolto tre gruppi distinti: studenti in odontoiatria, dentisti neolaureati e professionisti esperti. I partecipanti hanno eseguito un’estrazione su un simulatore dentale mentre venivano ripresi in video. I filmati sono stati successivamente analizzati tramite software in grado di identificare automaticamente le posizioni articolari, con particolare attenzione agli angoli di spalla, gomito e busto. L’obiettivo era valutare le variazioni posturali tra i gruppi e identificare eventuali correlazioni con il livello di esperienza clinica.
La postura come indicatore di esperienza
I dati raccolti hanno evidenziato una significativa differenza negli angoli della spalla destra tra i gruppi. In particolare, i dentisti esperti mostravano una postura più compatta, con angoli articolari inferiori rispetto a studenti e giovani professionisti. Questo suggerisce che l’esperienza clinica potrebbe favorire una postura più economica, efficiente ed ergonomica durante le manovre operative. Tale osservazione supporta l’ipotesi secondo cui l’acquisizione di abilità pratiche porta a una maggiore consapevolezza corporea e a una riduzione dei movimenti superflui.
Implicazioni cliniche e formative
L’analisi posturale nell’estrazione dentale, se integrata nella didattica e nella formazione post-laurea, potrebbe diventare uno strumento prezioso per migliorare la tecnica operatoria e prevenire l’insorgenza di patologie professionali legate alla postura, come le sindromi da sovraccarico biomeccanico. Inoltre, l’utilizzo di tecniche non invasive di stima della posa consente un monitoraggio oggettivo e ripetibile, aprendo la strada a nuove applicazioni nell’ambito della simulazione e della valutazione clinica.
La postura dell'operatore è tutt'altro che un dettaglio
Questo studio, pubblicato su BDJ Open, rappresenta un primo passo verso l’integrazione dell’analisi posturale nell’estrazione dentale come parametro qualitativo nella pratica odontoiatrica. Pur con alcune limitazioni, come la dimensione ridotta del campione, la ricerca suggerisce che una migliore comprensione della postura operativa può contribuire a elevare gli standard ergonomici e formativi in odontoiatria. Regalando così agli operatori un maggiore comfort e ai pazienti più sicurezza.
La recente modifica normativa che amplia le possibilità di intervenire sul volto in ambito estetico apre per molti odontoiatri nuove opportunità, che sollevano però dibattiti e interrogativi cruciali su formazione, deontologia e confini professionali, come suggeriscono gli esperti del settore che abbiamo interpellato.
Con la modifica dell’art. 2 della legge 409/85, intervenuta poco meno di due anni fa, agli odontoiatri è stata riconosciuta la possibilità di esercitare l’«attività di medicina estetica non invasiva o mininvasiva al terzo superiore, terzo medio e terzo inferiore del viso». Si tratta di una svolta epocale che ha ampliato in modo significativo il campo d’azione della professione, con effetti già riscontrabili.
Nel 2024, la medicina estetica applicata all’odontoiatria ha visto una crescita quasi incontrollata, spinta dalla domanda crescente di pazienti sempre più attenti all’aspetto estetico del viso e del sorriso. Se da un lato si prospetta come una straordinaria opportunità per ampliare l’offerta terapeutica, dall’altro ha generato nuove preoccupazioni tra i professionisti più attenti alla deontologia e all’etica. La medicina estetica può essere un valido complemento alla pratica odontoiatrica, ma richiede preparazione, responsabilità e una visione centrata sul benessere del paziente. Perché se è vero che può migliorare il sorriso e la qualità della vita dei pazienti, è altrettanto vero che, nel settore dentale, occorre il rispetto dei valori fondamentali che guidano la professione. Purtroppo, invece, la formazione non sempre adeguata, la pressione del mercato e l’influenza dei social media hanno portato alcuni odontoiatri a spingersi verso interventi al di fuori delle loro capacità reali, rischiando di perdere di vista il ruolo primario: quello di specialisti della salute orale. Ed è così che una brezza foriera di novità rischia di trasformarsi in “tempesta”.
Un approccio armonioso e graduale
Ezio Costa
Ezio Costa è un nome di spicco nella medicina estetica applicata all’odontoiatria. Medico-chirurgo e odontoiatra, è tra i primi in Italia ad aver esplorato le potenzialità di questa disciplina. Fondatore di Poiesis (società nata nel 2009 per promuovere la medicina estetica in ambito odontoiatrico) e coordinatore del primo Master Universitario di II livello in Estetica dei tessuti orali e periorali in Odontoiatria (Università degli Studi di Padova 2009-2013), ha contribuito a modellare una visione integrata tra estetica e funzionalità, mettendo al centro il paziente. Tuttavia, a distanza di anni, osserva con una certa preoccupazione, ma anche delusione, il modo in cui la medicina estetica viene approcciata da molti colleghi odontoiatri, soprattutto appartenenti alle nuove generazioni. «Il settore della medicina estetica in odontoiatria è affascinante e offre enormi possibilità. Purtroppo, molti odontoiatri ci si sono buttati a capofitto dimenticando quello che sono. Un buon odontoiatra deve partire dalla sua specializzazione e poi integrare le tecniche di medicina estetica per migliorare il proprio lavoro. Chi si trasforma esclusivamente in medico estetico rischia di perdere il suo valore aggiunto, che è appunto quello di essere un ottimo odontoiatra», sottolinea Costa. Questa riflessione si colloca nel contesto del cambiamento normativo del 2023, che ha ulteriormente aperto le porte agli odontoiatri nel mondo della medicina estetica.
Tuttavia, secondo Costa, l’entusiasmo per questa disciplina è spesso mal indirizzato. «È triste vedere odontoiatri che sui social postano nasi rifatti e labbra gonfiate come se la medicina estetica fosse solo questo. I rinofiller sono tra le procedure più complesse (e pericolose) e le labbra rappresentano una parte appariscente, di rifinitura, ma sicuramente non centrale. Il grande messaggio della medicina estetica, cioè migliorare il benessere del paziente, spesso viene completamente travisato».
Per Costa, il punto di partenza dovrebbero essere la bocca e il sorriso. «Un bravo odontoiatra sa fare un’analisi facciale che parte dalla bocca, dal sorriso, e comprende i rapporti tra le parti sia in statica che in dinamica. Da qui si costruisce un miglioramento funzionale ed estetico che coinvolge il viso e l’intera persona. È fondamentale partire dalle proprie competenze principali e ampliarle gradualmente». Altro aspetto cruciale è la conoscenza approfondita del paziente, non solo dal punto di vista fisiologico, ma anche psicologico. «Gli odontoiatri conoscono i pazienti per quello che vedono nella loro bocca, ma dovrebbero conoscerli e comprenderli anche per il loro stato di salute generale, capirne esigenze e aspettative. Spesso i pazienti non sono consapevoli di ciò di cui hanno realmente bisogno. È compito dell’odontoiatra guidarli verso le terapie migliori attraverso un dialogo aperto e una comunicazione vera. Ogni paziente è unico. L’invecchiamento segue dinamiche diverse per ognuno, e il trattamento estetico deve tenere conto di questa complessità». La visione di Costa per il futuro della medicina estetica è chiara: dovrebbe essere orientato a un approccio armonioso, multidisciplinare e centrato sul paziente. «Questo richiede tempo, formazione e rispetto per i confini delle proprie capacità e competenze». Costa ha però un’opinione critica verso l’attuale panorama formativo, evidenziando talvolta incongruità. «La medicina estetica è in forte evoluzione e questo ha portato a un’accelerazione verso i corsi di formazione. Purtroppo, in alcuni di questi corsi insegnano “autoproclamati maestri” che non hanno l’esperienza necessaria. Le università e le società scientifiche devono assumersi la responsabilità di garantire una formazione di alto livello, sia nei corsi di laurea che nei master». La carenza di formatori realmente qualificati è un problema che, secondo Costa, rischia di compromettere non solo la preparazione degli odontoiatri, ma anche la sicurezza dei pazienti. «L’odontoiatria italiana è guidata da moltissimi maestri di grande esperienza e assoluta qualità. È leader nel mondo. Nella medicina estetica odontoiatrica i veri esperti sono pochi. Bisogna fare chiarezza per il bene dei pazienti e per chi desidera formarsi in modo serio».
Responsabilità e competenza
Camilla Molinari
La dottoressa Camilla Molinari, odontoiatra, figlia d’arte, specializzata in ortognatodonzia e con esperienza nel campo della medicina estetica di competenza odontoiatrica, considera questa disciplina un complemento essenziale per i trattamenti intraorali. Laureatasi nel 2008, ha sempre avuto un interesse per la multidisciplinarietà, approccio che orienta la sua attività negli studi di famiglia, dislocati tra Modena e Ferrara. «Volevo offrire un approccio che fosse sia funzionale che estetico, integrando i trattamenti dentali con quelli facciali. Per questo ho visto nella medicina estetica un grande potenziale per completare le terapie odontoiatriche». Da allora, il suo percorso si è sviluppato lungo una linea che unisce la precisione dell’odontoiatria con la raffinatezza della medicina estetica, mantenendo al centro l’attenzione verso il paziente e la qualità del trattamento. «Dal punto di vista legislativo, è vero, possiamo trattare ogni area del viso, ma ci sono zone critiche, come tempie e naso, che richiedono competenze specifiche e una formazione approfondita. Queste aree comportano un alto rischio di complicanze e devono essere trattate solo da chi ha accumulato un’esperienza significativa. E dunque non certo da noi odontoiatri la cui attività principale rimane l’odontoiatria».
Per la dottoressa Molinari, dunque, il focus dovrebbe restare sull’uso sicuro di filler e tossina botulinica, strumenti che permettono di migliorare l’estetica del viso, in particolare del terzo inferiore, senza entrare in territori rischiosi. «Il nostro ruolo è integrare i trattamenti odontoiatrici con quelli estetici, non sostituirci ai medici estetici o intraprendere interventi troppo complessi che richiedono una manualità e una conoscenza anatomica specifica che non sempre possediamo». La preoccupazione è per il crescente entusiasmo delle nuove generazioni. «Negli ultimi anni ho visto un’esplosione di interesse, non solo da parte dei pazienti, ma anche di colleghi che si propongono come operatori o perfino come formatori, con una competenza che, però, in molti casi non è adeguata. Questo crea un effetto moltiplicatore di errori, che è drammatico per la sicurezza del paziente. Ho notato colleghi che, dopo aver trattato poche decine di pazienti, si improvvisano esperti in medicina estetica e iniziano a insegnare ad altri. È un circolo vizioso che porta all’incompetenza diffusa».
Secondo la dottoressa Molinari, il fenomeno è aggravato dall’uso dei social media che contribuiscono a creare false aspettative e standard di competenza poco realistici. «I social sono un’arma a doppio taglio. Sono utili per diffondere un messaggio positivo, ma spesso i giovani si lasciano trasportare dalle dinamiche di mercato, senza comprendere i rischi e le responsabilità di questa professione». Per questa ragione, la formazione dovrebbe essere il pilastro su cui costruire un’attività seria e sicura. «Consiglio ai colleghi di concentrarsi su percorsi formativi ben strutturati, che insegnino poche tecniche, ma fatte bene. È fondamentale avere un approccio semplice, chiaro e mirato. Ad esempio, l’utilizzo di filler all’acido ialuronico e tossina botulinica può essere molto efficace se si evitano le aree critiche come tempie, occhi e naso, che sono più complesse e rischiose». La dottoressa sottolinea anche l’importanza di lavorare a stretto contatto con altri specialisti. «La multidisciplinarietà è fondamentale. Dobbiamo essere in grado di completare le terapie intraorali e, quando necessario, affidare il paziente ad altri professionisti per interventi più complessi: solo così possiamo garantire un servizio completo e sicuro». Altro punto cruciale è la consapevolezza del paziente. «Chi si rivolge a un odontoiatra per la medicina estetica spesso non è consapevole delle possibilità offerte dai trattamenti. È nostro compito educarlo e guidarlo verso le soluzioni migliori, sempre nel rispetto della sua salute». Infine, Molinari lancia un appello ai colleghi: «Viviamo in un’epoca di ultraspecializzazione. In odontoiatria accettiamo la figura dello specialista in endodonzia o in ortodonzia, ma quando si parla di medicina estetica sembriamo voler essere “tuttologi”. È necessario cambiare questa mentalità e riconoscere i limiti delle nostre competenze. La medicina estetica non è solo un’opportunità per ampliare l’offerta terapeutica, ma anche una responsabilità che richiede competenza e rispetto per la salute del paziente».
Prima i principi della professione
Nicola Ippoliti
Nicola Ippoliti, giovane odontoiatra di Avezzano, ha costruito un percorso professionale che unisce odontoiatria e medicina estetica, due mondi apparentemente lontani che trovano piena armonia nella sua visione clinica e imprenditoriale. Laureatosi nel 2019 all’Università degli Studi dell’Aquila, ha inizialmente praticato l’odontoiatria generalista, affrontando con entusiasmo discipline come la chirurgia e la protesi. «Avevo fatto la mia tesi in chirurgia maxillo-facciale e continuavo a frequentare il reparto dove alcuni colleghi si occupavano anche di medicina estetica. Questo mondo ha iniziato a incuriosirmi e grazie a mio cugino, chirurgo maxillo-facciale, ho avuto l’occasione di esplorarlo più da vicino». Proprio in quel contesto, Ippoliti si è avvicinato ai primi corsi, iniziando con i trattamenti delle labbra, gli unici consentiti agli odontoiatri fino al 2023.
La svolta è arrivata quando, parallelamente alla sua attività odontoiatrica, ha iniziato a proporsi come consulente in medicina estetica. «Il mercato era in crescita e i social hanno avuto un ruolo fondamentale nel promuovere i miei servizi.
Le richieste sono aumentate rapidamente, fino a diventare talmente numerose da spingermi a dedicarmi quasi esclusivamente alla medicina estetica. Non nascondo un po’ di rammarico per questo, perché l’odontoiatria mi piace molto, ma non potevo ignorare la mia passione». Oggi Ippoliti si occupa di trattamenti con acido ialuronico e tossina botulinica sull’intero viso, e approfondisce le proprie competenze nell’utilizzo dei laser. «Ho aperto a Roma uno studio multispecialistico con un reparto di odontoiatria e uno di medicina estetica che si avvale del supporto di un dermatologo, di un medico estetico e di un altro odontoiatra che si occupa anche di medicina estetica.
L’obiettivo è offrire ai pazienti un servizio completo e personalizzato, basato sulle competenze di più figure professionali. Ritengo che lavorare in squadra sia fondamentale per garantire il miglior risultato possibile». Questa scelta deriva dalla consapevolezza dei limiti personali e dalla necessità di specializzazione. «Sono molto capace nell’analisi dei dimorfismi del viso, ma quando si tratta di problematiche come macchie solari o nei, sento la necessità di avere il supporto di esperti in quei settori. Viviamo in un’epoca di iperspecializzazione. Se vogliamo offrire il miglior servizio ai pazienti, dobbiamo fare squadra e unire le nostre competenze».
Come mai la medicina estetica ha così presa tra i più giovani? «Da un punto di vista imprenditoriale, i costi iniziali sono decisamente più bassi rispetto all’odontoiatria, e questo la rende particolarmente attrattiva per i neolaureati. Non servono grandi investimenti: il principale costo è legato all’acquisto dei materiali», commenta Ippoliti. Tuttavia, questa disciplina richiede una preparazione molto specifica e trasversale. «Quando sono entrato in questo settore, ho capito subito che per eccellere servono competenze che spaziano dalla chirurgia plastica alla dermatologia. È per questo che, dopo la laurea in odontoiatria, mi sono iscritto al corso di laurea in medicina: voglio acquisire una formazione più completa possibile». La medicina estetica è un settore in crescita e rappresenta un’opportunità straordinaria, ma richiede un approccio etico e una formazione adeguata. «Io continuo a credere che l’integrazione tra odontoiatria e medicina estetica sia il futuro, perché entrambe condividono un obiettivo comune, migliorare la qualità della vita dei pazienti, obiettivo che può essere raggiunto, però, solo mettendo in atto, a più livelli e in tutti gli ambiti formativi, una solida preparazione che deve riguardare noi odontoiatri, ma anche i medici stessi». Anche perché, fa notare Ippoliti, la formazione, nei percorsi di studio attuali, è tendenzialmente carente. «Nei master di medicina estetica rivolti ai medici, per esempio, non si parla mai di odontoiatria, eppure questa disciplina è fondamentale per l’analisi del viso e della bocca. Problematiche come il gummy smile possono avere cause odontoiatriche, maxillofacciali o estetiche. Senza una diagnosi precisa, il trattamento rischia di essere inefficace. Ritengo che il medico estetico, così come l’odontoiatra, debba avere almeno una conoscenza di base delle discipline affini per poter riconoscere eventuali problematiche e indirizzare il paziente allo specialista più idoneo a trattare il caso».
Cosa ne pensano i medici estetici
Come stanno vivendo i medici estetici la “convivenza forzata” con gli odontoiatri che hanno iniziato ad ampliare il proprio campo d’azione nella medicina estetica? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Cavallini, specialista in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva, presidente di Agorà, Società Scientifica di Medicina Estetica.
Maurizio Cavallini
«La convivenza tra medici estetici e odontoiatri è una questione complessa, che riflette la difficoltà di gestire una sovrapposizione professionale in evoluzione. L’articolo 2 della legge 409/85 ha creato una base normativa che consente agli odontoiatri di ampliare le loro competenze nel campo della medicina estetica del viso. Tuttavia, l’ampliamento delle competenze ha sollevato alcune preoccupazioni tra i medici estetici, a causa delle differenze nella formazione e nell’approccio delle due professioni. La medicina estetica richiede una formazione specifica e multidisciplinare, oltre il solo distretto facciale. I medici estetici si occupano del benessere integrato, valutando aspetti dermatologici, fisiologici e psicologici del paziente. La necessità principale è mantenere standard di sicurezza e qualità nei trattamenti, garantendo ai pazienti un approccio completo che consideri tutti gli aspetti anatomici, fisiologici e patologici».
Tra gli odontoiatri stessi c’è preoccupazione per la paura di una deriva della professione odontoiatrica sulla spinta del mercato, ma anche la convinzione che, dopo questa prima fase di grande entusiasmo, si troverà un equilibrio e anche un’alleanza con i medici estetici: è così?
«La preoccupazione degli odontoiatri rispetto a una possibile deriva della professione è comprensibile e, per certi versi, condivisibile. Il mercato della medicina estetica è in forte espansione e questo può generare dinamiche non sempre orientate alla qualità delle prestazioni. Tuttavia, un percorso sostenibile richiede inevitabilmente una formazione specifica e un’etica professionale rigorosa. La mancanza di una collaborazione strutturata tra odontoiatri e medici estetici è probabilmente dovuta a questa fase iniziale di aggiustamento, in cui le due professioni devono ancora trovare un linguaggio comune e una modalità operativa condivisa. È fondamentale costruire un dialogo basato sul rispetto delle rispettive competenze, riconoscendo che ogni professione ha un suo ruolo ben definito all’interno del sistema sanitario».
Cosa auspica per il futuro? Il “sistema” troverà da solo un equilibrio funzionale alle due diverse professioni sanitarie, e soprattutto alla sicurezza e al benessere del paziente, o sarà necessario intervenire nuovamente a livello legislativo o anche soltanto deontologico?
«Spero si possa raggiungere un equilibrio che consenta a medici estetici e odontoiatri di operare rispettando le loro competenze, senza compromettere le cure ai pazienti. La sicurezza e il benessere del paziente devono restare le priorità principali. È necessario un intervento legislativo e deontologico per definire chiaramente le competenze e i requisiti formativi per la medicina estetica. Un intervento normativo potrebbe stabilire percorsi formativi obbligatori e requisiti specifici per medici estetici e odontoiatri, garantendo maggiore tutela per i pazienti e un rapporto più equilibrato tra le professioni. Servirebbe anche aggiornare i codici deontologici per chiarire i principi etici e professionali del settore. Un approccio integrato promuoverebbe l’evoluzione professionale responsabile. Con una regolamentazione chiara e una formazione adeguata, si potrebbe ottenere una collaborazione efficace tra le due professioni per il benessere dei pazienti e offrire alta competenza. Per questo sarà fondamentale promuovere momenti di confronto scientifico, valorizzando le reciproche professionalità, al fine di elevare gli standard qualitativi di entrambe le professioni, così da ottenere una vera sinergia tra le due professioni, nel reciproco rispetto, e non un mero overlapping su alcuni trattamenti. Il mio augurio è che si arrivi a un confronto costruttivo fra i due ambiti di competenza e ad una crescita comune nel rispetto delle specificità. Un esempio di possibile collaborazione tra medici estetici e odontoiatri riguarda gli interventi sulle labbra. In questo ambito, il medico estetico deve considerare una valutazione odontoiatrica relativa alla classificazione occlusale e scheletrica. L’odontoiatra deve valutare morfologicamente e dinamicamente la struttura labiale, che coinvolge mucose, gruppi muscolari, legamenti e altri muscoli facciali cruciali per il sorriso e i movimenti delle labbra».
Negli ultimi decenni, l’implantologia dentale ha registrato progressi significativi, in particolare nell’ambito delle tecniche di posizionamento implantare nelle zone estetiche. Tradizionalmente, l’inserimento degli impianti veniva eseguito mediante tecniche analogiche a mano libera, basate sull’esperienza clinica e sulla valutazione intraoperatoria. Con l’avvento della tecnologia digitale, la chirurgia guidata è emersa come un approccio innovativo, promettendo una maggiore precisione nel posizionamento implantare e una riduzione dei tempi operativi. Questo articolo si propone di confrontare due casi clinici di riabilitazione implantare in zona estetica: uno eseguito con tecnica analogica a mano libera e l’altro con un approccio completamente digitale e chirurgia guidata, analizzando le differenze nei protocolli operativi, nei risultati clinici e nelle implicazioni per la pratica odontoiatrica.
Materiali e Metodi
Caso 1: Tecnica analogica a mano libera
Un paziente maschio di 43 anni, senza anamnesi medica rilevante, si è presentato con una problematica estetico-funzionale riguardante l’elemento dentale 2.1.
L’esame clinico e radiografico ha rivelato la presenza di una corona protesica su una radice discromica, dolente alla percussione e con una storia di ascessi ricorrenti.
La diagnosi ha evidenziato una frattura verticale della radice, rendendo l’elemento non recuperabile (Figura 1).
1. Caso analogico. Vista clinica pre-chirurgia
Si è proceduto con l’estrazione dell’elemento compromesso e l’inserimento immediato di un impianto B&B EV 4x10 mm (Figura 2).
2. Caso Analogico. Vista occlusale pin di riferimento
Contestualmente, è stato applicato un carico protesico immediato utilizzando un moncone provvisorio in PEEK e ribasatura diretta (Figure 3-4), si è eseguito un innesto di tessuto connettivale a busta nella zona vestibolare per ottimizzare l’estetica dei tessuti molli (Figura 5).
3. Caso Analogico. Provvisorio avvitato a fine intervento4. Caso Analogico. Dettaglio provvisorio dopo ribasatura intraorale5. Caso Analogico. impianto inserito e dettaglio innesto connettivale
Dopo un periodo di tre mesi, è stato avviato il condizionamento gengivale attraverso modifiche progressive dei margini protesici per modellare il profilo dei tessuti molli. Due mesi dopo, è stata presa un’impronta definitiva con tecnica pick-up e transfer personalizzato (Figura 6), al fine di replicare con precisione i profili di emergenza.
6. Caso Analogico. Impronta con Pick-up personalizzato
Infine è stata consegnata una corona definitiva in zirconia su un moncone per vite angolata T-link (Figure 7-8).
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7. Caso Analogico. Corona in zirconia definitiva
8. Caso Analogico. Rx endorale a 2 anni
Caso 2. Approccio digitale con chirurgia guidata
Una paziente femmina di 52 anni, senza anamnesi medica significativa, ha riferito episodi ripetuti di ascessi parodontali e distacco ricorrente della corona sull’elemento dentale 1.1. L’esame clinico e radiografico ha evidenziato una terapia endodontica incongrua, una radice corta e un moncone privo di ferula adeguata (Figura 9).
9. Caso Digitale. Vista clinica pre-chirurgica
Considerando il desiderio della paziente di ottenere una riabilitazione estetica funzionale con risultati immediati e la minimizzazione degli interventi chirurgici, si è optato per un intervento di chirurgia guidata. Utilizzando il protocollo B&B Dental, è stato pianificato digitalmente l’inserimento di un impianto EV 4x10 mm (Figura 10), realizzando una dima chirurgica per garantire un posizionamento preciso e protesicamente guidato dell’impianto (Figura 11).
10. Caso Digitale. Dettaglio del progetto della dima chirurgica11. Caso Digitale. Vista clinica della dima calzata in seguito ad estrazione
Durante l’intervento, è stato eseguito un innesto di tessuto connettivale a busta nella zona vestibolare e il riempimento del gap osseo con particolato di origine eterologa (Figura 12).
Il carico immediato è stato effettuato con un provvisorio pre-preparato in base alla pianificazione digitale, eliminando la necessità di ribasatura intraoperatoria (Figure 13-14).
12. Caso Digitale. Impianto inserito e dettaglio innesto connettivale13. Caso Digitale. Dettaglio provvisorio realizzato dal tecnico sul progetto digitale14. Caso Digitale. Provvisorio avvitato a fine interventi
Dopo un periodo di quattro mesi, è stato realizzato un nuovo provvisorio e, successivamente, è stata presa un’impronta digitale con scan body (Figura 15) per la fabbricazione di una corona definitiva in zirconia su T-base dritto (Figure 16-17).
15. Caso Digitale. File STL dell’impronta digitale definitiva16. Caso Digitale. Corona in zirconia definitiva17. Caso Digitale. Rx endorale a 2 anni
Discussione
Il confronto tra i due casi clinici mette in evidenza differenze sostanziali nei protocolli operativi e nei risultati ottenuti.
Nel caso della tecnica analogica a mano libera, l’operatore si basa prevalentemente sulla propria esperienza e sulla valutazione intraoperatoria per determinare il posizionamento dell’impianto. Questo approccio, sebbene consolidato, può essere influenzato da variabili soggettive e richiede spesso tempi operativi più lunghi.
Al contrario, l’approccio digitale con chirurgia guidata consente una pianificazione preoperatoria dettagliata, utilizzando software dedicati per analizzare le strutture anatomiche e determinare con precisione la posizione ideale dell’impianto.
La letteratura scientifica supporta i vantaggi della chirurgia guidata, evidenziando come essa migliori la precisione del posizionamento implantare e riduca l’invasività dell’intervento. Uno studio pubblicato su Clinical Oral Implants Research ha dimostrato che la chirurgia guidata offre una maggiore accuratezza nel posizionamento degli impianti rispetto alle tecniche a mano libera, con una deviazione medio-laterale significativamente inferiore ed un notevole vantaggio per gli operatori inesperti.
Inoltre, l’utilizzo di un approccio digitale consente la realizzazione di protesi provvisorie pre-fabbricate, basate sulla pianificazione virtuale, che possono essere posizionate immediatamente dopo l’inserimento dell’impianto. Questo non solo migliora l’estetica immediata, ma facilita anche il condizionamento dei tessuti molli, portando a risultati protesici più prevedibili. Al contrario, nelle tecniche analogiche, il provvisorio spesso richiede adattamenti intraoperatori, aumentando i tempi chirurgici e il discomfort per il paziente.
Tuttavia, è importante notare che, nonostante i vantaggi associati alla chirurgia guidata, la letteratura riporta tassi di sopravvivenza degli impianti simili tra le due tecniche a medio termine (1-5 anni). Pertanto, la scelta tra un approccio analogico e uno digitale dovrebbe basarsi non solo sui dati di sopravvivenza implantare, ma anche su fattori quali la precisione del posizionamento implantare, la gestione dei tessuti molli, il comfort per il paziente e l’efficienza del workflow protesico.
Sebbene la chirurgia guidata offra vantaggi in termini di prevedibilità e riduzione della variabilità operatore-dipendente, essa richiede una fase di pianificazione più complessa e una maggiore familiarità con i software di progettazione digitale. Inoltre, alcuni studi (Clinical Oral Implants Research, International Journal of Oral & Maxillofacial Implants) suggeriscono che la chirurgia guidata possa ridurre il rischio di complicanze intraoperatorie, come la perforazione della corticale vestibolare o il danneggiamento di strutture anatomiche vicine.
D’altro canto, la tecnica analogica rimane una valida alternativa nei casi in cui la disponibilità di strumenti digitali sia limitata o nei pazienti con caratteristiche anatomiche particolari che potrebbero rendere difficoltosa la progettazione di una dima chirurgica affidabile.
Conclusioni
Il confronto tra i due approcci evidenzia come l’evoluzione digitale dell’implantologia rappresenti un’importante risorsa per migliorare la precisione e l’efficienza del trattamento implantare in zona estetica. La chirurgia guidata consente un posizionamento protesicamente guidato più accurato, una riduzione dei tempi chirurgici e una gestione ottimale dei tessuti molli, facilitando il raggiungimento di risultati estetici prevedibili e stabili nel tempo.
Tuttavia, la tecnica analogica a mano libera, se eseguita con esperienza e attenzione ai dettagli, può comunque garantire esiti clinici soddisfacenti, pur richiedendo un tempo chirurgico e protesico maggiore.
Futuri studi longitudinali con follow-up a lungo termine saranno necessari per valutare con maggiore precisione l’impatto della chirurgia guidata sulla stabilità a lungo termine degli impianti rispetto alle tecniche tradizionali.
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