Il prestigioso congresso Dentsply Sirona World torna in Italia per presentare le ultime innovazioni in tema di odontoiatria digitale. Dal 29 al 30 Settembre 2023, il Palazzo dei Congressi di Riccione ospiterà oltre 50 relatori nazionali e internazionali selezionati tra i maggiori esperti in tutte le aree dell'odontoiatria, dall’endodonzia all’implantologia, alla protesi e all’ortodonzia, che presenteranno le loro esperienze in chiave digitale. I partecipanti potranno accedere a entusiasmanti presentazioni sul palco principale, sessioni specialistiche, discussioni di casi clinici e dimostrazioni dal vivo nell’ampio spazio espositivo.
Il programma del DS World Italy 2023
L’evento, rivolto a Odontoiatri, Odontotecnici e Assistenti, nelle due giornate congressuali prevede un ricco programma culturale con sessioni plenarie che tratteranno molti temi di grande interesse per il settore odontoiatrico. I partecipanti al DS World Italy potranno seguire oltre 30 corsi di formazione clinica, tra le sessioni plenarie e quelle specialistiche, tutte condotte da alcuni degli esperti più affermati al mondo. Ogni partecipante potrà scegliere le sessioni a cui partecipare in modo da personalizzare l'esperienza in base al proprio interesse.
Sessioni plenarie e sessioni specialistiche
Le sessioni copriranno una vasta gamma di argomenti in quasi tutte le discipline dentali: nella prima sessione plenaria, dopo l’apertura di Pierluigi Violati, inizieranno le sessioni cliniche con il Dott. Marco Martignoni e il Prof. Simone Grandini che terranno una relazione dal titolo: The Root to Crown solution nell’era digitale, dalla diagnosi al manufatto protesico chairside”; a seguire la Dott.ssa Costanza Micarelli e l’Odt. Lanfranco Santocchi parleranno di: Esperienza digitale: l’estetica incontra la tecnologia; mentre la Dott.ssa Antonella Maselli farà una presentazione sul tema dell’ortodonzia digitale dal titolo: Un linguaggio condiviso per la super collaborazione nella cura del paziente ortodontico, dalla diagnosi alla protesi. Il Dott. Marco Degidi durante la sua relazione parlerà di implantoprotesi acarico immediato tra tradizione ed evoluzione digitale”.
In chiusura della prima giornata il Dott. Gaetano Noè terrà una presentazione sul Flusso di lavoro digitale nelle riabilitazioni protesiche: dal caso semplice a quello complesso.
La mattina di venerdì 29 settembre si terranno cinque corsi precongressuali a scelta tra Endo & Digital, Implant, Lab, CEREC e Smile Design.
Sabato 30 settembre, si terranno sei sessioni specialistiche: sarà possibile scegliere tra i percorsi Endo-Resto, Implant DSI, Implant MIS, Protesi-Lab, Smile Design e CAD/CAM digital. Nel pomeriggio il Dott. Sameer Puri, uno degli ospiti internazionali più attesi, terrà la presentazione Uno sguardo al futuro: l’odontoiatria del domani.
A seguire Andreas Frank, Executive Vice President Dentsply Sirona terrà una relazione dal titolo: La risposta di Dentsply Sirona alle esigenze dell’odontoiatria.
Pierluigi Pavoni, Marketing Director Dentsply Sirona Italia, insieme con i moderatori del congresso, il Prof. Massimo Gagliani e il Prof. Dino Re, chiuderà i lavori e inviterà i presenti a partecipare alle sessioni di demo hands-on nell’area espositiva.
A coronamento delle due giornate congressuali è prevista una esclusiva serata conviviale, che offrirà a tutti i partecipanti un’ulteriore occasione di scambio e networking.
Flussi di lavoro integrati e soluzioni digitali innovative
I partecipanti al DS World Italy 2023 avranno la possibilità di provare le ultime soluzioni in tema di odontoiatria digitale offerte da Dentsply Sirona, tra cui Primescan Connect, la versione portatile dello scanner intraorale Primescan AC, con il nuovo servizio di archiviazione in cloud DS Core e il servizio di assistenza con supporto dedicato DS Core Care. Tra le altre innovazioni esposte: la suite endodontica ProTaper Ultimate e il cemento bioceramico di nuova generazione AH Plus, le soluzioni implantoprotesiche premium appartenenti alla EV family con i nuovi DS PrimeTaper e DS Omnitaper che si uniscono ad Astra Tech Implant EV e la nuova versione XD degli impianti MIS, nonché i blocchetti CEREC Tessera e CEREC MTL Zirconia per restauri protesici altamente estetici e dall'aspetto naturale. Saranno presentate inoltre le soluzioni di ortodonzia digitale Dentsply Sirona con le piattaforme e gli allineatori trasparenti SureSmile, che permettono ai pazienti di avere sorrisi più belli e più sani, migliorando la qualità delle loro vite.
Pierluigi Violati, Group Vice President RCO Southern Europe di Dentsply Sirona
«Siamo entusiasti di ospitare il DS World Italy quest’anno e di presentare le nostre soluzioni digitali innovative ai professionisti del settore dentale», ha affermato Pierluigi Violati, Group Vice President RCO Southern Europe di Dentsply Sirona. «Il DS World ha sempre rappresentato un'eccezionale opportunità per i professionisti del settore dentale di riunirsi e imparare gli uni dagli altri ed è fantastico poterlo realizzare in tutti i paesi del mondo».
La quota di iscrizione comprende: la registrazione al congresso, ai corsi precongressuali, alle sessioni specialistiche, i pranzi, i coffee break e il dinner party. Il pernottamento è a carico del partecipante. Una volta perfezionata l’iscrizione, la segreteria organizzativa MCI Italy fornirà l’elenco degli alberghi convenzionati.
La riabilitazione di un'arcata dentale accorciata (SDA) è una valida alternativa alla riabilitazione protesica convenzionale (RPD)? Un gruppo di ricercatori del Centro di Medicina Dentale dell'Università di Zurigo s'è posto il problema. La risposta è contenuta nella revisione sistematica realizzata di recente e pubblicata sul Journal of Dentistry. Lo studio, in particolare, s'è concentrato sui benefici nutrizionali e i vantaggi economici che questa scelta terapeutica potrebbe offrire agli anziani.
Gli studi selezionati sull'arcata dentale accorciata
Nella revisione, i ricercatori dell'Università di Zurigo hanno incluso i lavori scientifici pubblicati non oltre il 6 novembre 2022. Gli studi dovevano riguardare almeno 10 soggetti analizzati, col vincolo che fossero seguiti clinicamente nelle visite di richiamo. Gli autori si sono affidati ai database PubMed, Embase, CENTRAL e Web of Science, e ai principali motori di ricerca online. Dagli oltre 13mila studi identificati, ne hanno selezionati 92 per l'analisi full-text.
I risultati della revisione sistematica
Dal punto di vista nutrizionale, i ricercatori non hanno rilevato differenze tra chi aveva una protesi convenzionale e chi invece un'arcata dentale accorciata. In altre parole, in entrambi i casi, gli anziani presi in esame mostravano una capacità masticatoria buona che consentiva loro di alimentarsi senza restrizioni o differenze sostanziali.
Dal punto di vista economico, invece, le differenze erano marcate, perché la soluzione SDA risultava sempre più conveniente rispetto ai trattamenti convenzionali, molto più dispendiosi economicamente, ma anche sotto altri profili, come quello del tempo e del numero delle sedute richieste al paziente.
Le conseguenze sul piano pratico
Questa revisione sistematica suggerisce due cose. Innanzitutto che la riabilitazione di un'arcata dentale accorciata è una valida alternativa alla riabilitazione protesica convenzionale. É una soluzione che può essere suggerita per i vantaggi economici che offre, ma anche perché non presenta svantaggi sul piano funzionale e nutrizionale. Tuttavia, in un caso o nell'altro, e questa è la seconda riflessione suggerita dallo studio, resta aperta la questione su come aiutare l'anziano ad avere un'alimentazione adeguata. Dato che la capacità masticatoria è la condizione necessaria perché questo avvenga, ma non sufficiente al suo pieno benessere di cui però l'odontoiatra può essere, insieme con altri specialisti, uno dei principali artefici.
I pazienti con impianti sono una realtà che l'odontoiatra incontra ogni giorno, anche in prima visita. Come valutarli adeguatamente, seguendo un approccio basato sull'evidenza scientifica? Lo suggerisce Fadi Barrak, specialista in Chirugia orale e coordinatore del Master in Implantologia Clinica della University of Central Lancashire. Insieme a due suoi colleghi, ha scritto un articolo, pubblicato sul British Dental Journal, dove spiega, al dentista generico, come comportarsi nel dettaglio.
Gli impianti, tanto diffusi, un po' meno conosciuti
L'implantologia in questi ultimi decenni si è sviluppata molto, sotto ogni profilo. Eppure, secondo gli autori della ricerca, che si sono concentrati sul Regno Unito, il dentista generico potrebbe sentirsi inadeguato di fronte a un paziente con uno o più impianti. Ci sarebbe un gap di conoscenza che è necessario colmare. Magari proprio con una sorta di check-list che orienti il dentista con meno esperienza nell'implantologia a indossare gli occhiali con cui osservare meglio lo stato di salute di questi dispositivi medici che hanno bisogno di costante manutenzione.
La check-list per l'esame di un impianto
Al primo posto c'è il grado di soddisfazione del paziente che già può suggerire qualche utile indicazione. L'infiammazione dei tessuti circostanti è la seconda cosa da analizzare. Al terzo posto c'è il grado di igiene orale che l'odontoiatra deve comprendere. Il sondaggio degli impianti è il quarto aspetto da osservare: le gengive non devono sanguinare e le tasche non essere più profonde di 5 mm. Anche l'occlusione va verificata, poiché gli impianti, essendo privi di legamento parodontale, non hanno la capacità di assorbire gli urti. Una malocclusione potrebbe danneggiare la protesi e la stabilità stessa dell'impianto. Nella lista delle cose da controllare c'è infatti anche la mobilità dell'impianto e dei suoi singoli componenti, ma anche i punti di contatto. L'odontoiatra non deve dimenticarsi neppure di analizzare il framework e il profilo di emergenza. Anche le radiografie pregresse andrebbero prese in esame e nei casi necessari se ne devono eseguire di nuove.
La perimplantite, la malattia da evitare
Sono numerose dunque le voci da analizzare. Gli autori, nella pubblicazione, le spiegano più nel dettaglio, fornendo anche un'ampia bibliografìa che ne giustifica il senso. Seguire scrupolosamente le indicazioni contenute nella check-list ideata da Fadi Barrak, serve a non dimenticarsi nulla, ma soprattutto, in sintesi, a scongiurare il rischio di perimplantite. La complicanza più frequente e pericolosa che può essere tenuta alla larga sottoponendo il paziente ai controlli periodici. Ma anche riducendo i fattori di rischio, selezionando il paziente ancor prima di eseguire l'intervento di implantologia.
Il turismo dentale è un fenomeno che preoccupa gli odontoiatri. Questa volta non soltanto quelli che ne subiscono gli effetti negativi, veri o presunti. Una recente ricerca, pubblicata sul British Dental Journal, ne spiega le ragioni, molte diverse da quelle solitamente additate. Gli autori dello studio, che operano presso il Dipartimento di Medicina dei Viaggi dell'Università di Debrecen, Ungheria, mettono in guardia odontoiatri e pazienti dai rischi di barotrauma e barodontalgia. Gli effetti negativi causati dalla pressione a cui si è sollecitati in volo, nonostante la pressurizzazione della cabina. Offrendo anche utili indicazioni sui tempi ideali da far trascorrere dopo un trattamento odontoiatrico, prima di mettersi in viaggio.
Viaggiando in aereo, il turismo dentale è più pericoloso
Curarsi in un paese lontano dalla propria residenza può essere un'opportunità, ma anche un potenziale rischio. Se poi si deve prendere un aereo, allora i rischi aumentano per le conseguenze che il paziente potrebbe subire dalle variazioni di pressione durante il volo di ritorno. Il fenomeno è poco noto e studiato prevalentemente in ambito militare. Quel che si sa in generale è che, dopo qualsiasi intervento odontoiatrico, il paziente dovrebbe aspettare circa una settimana prima di prendere un aereo. Le settimane sono invece 6 per chi avesse subìto un intervento di rialzo del seno mascellare.
Ogni viaggio a suo tempo
Per ogni trattamento odontoiatrico, gli autori dello studio offrono utili indicazioni. Per esempio, per un'otturazione bisognerebbe attendere 24 ore dalla fine del trattamento restaurativo. Una semplice estrazione richiede un tempo d'attesa, con i piedi per terra, di 24-48 ore che diventano 72 per la procedura endodontica non chirurgica, l'estrazione chirurgica e il posizionamento di un impianto.
Le conseguenze di questo studio
Il turismo dentale è un fenomeno sensibile a diversi fattori che lo possono sollecitare o scoraggiare. Questa ricerca ne introduce uno nuovo, ancora poco conosciuto, ma decisamente importante oltre che suggestivo. Con quali conseguenze, però, per ora non è possibile saperlo con precisione. Perché i rischi di barotrauma e barodontalgia, in effetti, potrebbero ostacolare il turismo dentale. Oppure convincere i pazienti ad allungare la permanenza all'estero, cioè a prendersi una vacanza su prescrizione medica. Con quali altri effetti sulla salute, però, la ricerca non lo dice, ma è facile immaginarlo.
VITA Easyshade LITE è un nuovo dispositivo digitale per effettuare la presa del colore dei denti in maniera sicura, affidabile e semplice. VITA Easyshade LITE consente infatti di misurare in modo estremamente facile e preciso la colorazione dei denti, che viene mostrata sul display del dispositivo in soli due secondi grazie a una tecnologia basata su un spettrofotometro ad alta precisione.
Selezione errata del colore del dente? Un problema che appartiene al passato
Il colore viene indicato sia nella scala cromatica VITA classical A1-D4 sia VITA SYSTEM 3D-MASTER. Grazie alla visualizzazione simile ai colori del semaforo, il dispositivo indica visivamente il livello di corrispondenza cromatica. Se il colore del dente viene visualizzato in verde, significa che la corrispondenza è perfetta.
Se invece non viene rilevato un valore cromatico adeguato, il dispositivo lo mostra su uno sfondo giallo oppure rosso, indicando inoltre in che misura e in che modo l'indicazione cromatica differisce dal dente naturale misurato.
Rispetto alla determinazione visiva del colore, la misurazione digitale è molto meno soggetta a errori e allo stesso tempo è più indipendente da fattori esterni, quali: la percezione cromatica soggettiva dell'osservatore, le condizioni di luce ambientale e la struttura superficiale del dente. VITA Easyshade LITE offre un risultato oggettivo, semplificando così la comunicazione tra odontoiatra e odontotecnico, riducendo il numero dei reclami. La determinazione del colore risulta molto semplice e intuitiva.
25° Anniversario della scala colori VITA SYSTEM 3D-MASTER
La scala colori VITA SYSTEM 3D-MASTER è nata nel 1998 e si basa sul concetto del colore in 3 Dimensioni: tinta, croma, luminosità o valore. È quindi una scala cromatica con un fondamento scientifico e copre l'intera gamma cromatica naturale dei denti con 26 colorazioni. Il sistema offre quindi un'elevata sicurezza di processo, dalla determinazione precisa del colore fino al restauro finale.
Per ulteriori informazioni sui vantaggi e le funzionalità di VITA Easyshade LITE è possibile consultare il sito web di VITA VITA Easyshade LITE – Determinazione digitale del colore
A proposito di VITA Zanhfabrik
Fondata nel 1924 in Germania, è riconosciuta come la prima azienda del settore dentale a descrivere i colori dei denti. Tuttora, oltre l’80% delle prese del colore a livello mondiale sono effettuate attraverso gli standard cromatici VITA. Grazie alla presa del colore il brand VITA si è diffuso progressivamente a tutti i professionisti del dentale. La denominazione Zahnfabrik (= fabbrica di denti) non è casuale, in quanto la storia dell’azienda è iniziata con la produzione di denti artificiali, ancora oggi “core business” dell’azienda di Bad Saeckingen (Germania). La nostra mission quotidiana è offrire soluzioni ad hoc altamente estetiche per la riabilitazione protesica fissa e mobile, grazie ad una gamma completa di materiali da fresaggio, una linea di denti artificiali per protesi, ceramiche e rivestimenti e prodotti per la cementazione.
Quali sono i fattori da considerare prima di decidere se curare un dente gravemente compromesso, per tentare di salvarlo, oppure estrarlo per poi sostituirlo con un impianto? Lo abbiamo chiesto a diversi esperti per comprendere come avviene il processo decisionale in questo delicato frangente
Un dente malato non lascia dormire sonni tranquilli, a volte neppure al clinico. Quando in gioco c’è la sopravvivenza di un elemento dentario di un paziente, infatti, sono molti i fattori che l’odontoiatra deve valutare con attenzione. La scelta non è mai banale, soprattutto se il dente, oltre ad avere problemi strutturali, è inserito in un quadro parodontale incerto, poco definito e che rende difficile la prognosi.
I tre elementi cardine della prognosi
Luca Ferrantino, odontoiatra libero professionista, dottore di ricerca e professore a contratto presso l’Università degli Studi di Milano
«Se ci si mette nelle condizioni di voler fare bene il nostro lavoro, le difficoltà nell’arrivare a capire quando togliere un dente sono davvero tante», dice Luca Ferrantino, classe 1985, odontoiatra libero professionista, dottore di ricerca e professore a contratto presso l’Università degli Studi di Milano. «Volendosi affidare ai consigli della comunità scientifica, ci si accorge che le Linee guida sono pensate più per la terapia che non per la diagnosi; dunque, sono di poco aiuto per dirimere la questione di quanto possa durare un dente con una certa condizione patologica. La domanda andrebbe riformulata, chiedendosi quale probabilità abbia il clinico di stabilizzare il dente. A questo punto è possibile affidarsi alle linee guida e improntare una terapia con una più precisa prognosi. Normalmente, la prognosi è stabilita sulla base delle caratteristiche conservative, endodontiche e parodontali. Poi, entrano in gioco anche altre variabili nel decretare il punteggio da cui scaturisce la prognosi, perché è necessario tenere in considerazione il contesto generale, cioè la bocca del paziente, ma anche il piano di trattamento».
Come giungere alla diagnosi
Sono due gli strumenti con cui il clinico può inquadrare il caso e formulare una diagnosi precisa. «Il primo è l’osservazione diretta e dalle indagini strumentali, radiografia e TAC che consente di avere un’immagine tridimensionale molto utile», ricorda Ferrantino. «Questo è utile e importante quanto la compilazione della cartella parodontale, perché il grado di salute o di compromissione di un dente è molto legato, come già detto, alla situazione parodontale. A breve, anche nel nostro settore potremo farci aiutare dall’intelligenza artificiale, già allo studio in diverse branche della medicina. Si cominciano a leggere i primi articoli scientifici che lasciano ben sperare. Sarà necessario trovare l’equilibrio tra i due atteggiamenti opposti che facilmente si presenteranno, cioè quello di chi, entusiasta della novità, la abbraccerà in modo acritico e chi, invece, prevenuto, la rifiuterà a priori».
Quando è il paziente l’ago della bilancia
Non può essere trascurata la posizione del paziente che, nel manifestare il proprio desiderio di mantenere (o sacrificare) il dente gravemente compromesso, condiziona in qualche modo anche il clinico. «È vero, ma il condizionamento deve essere ponderato», avverte Ferrantino. «È necessario inquadrare il desiderio di voler conservare il dente a tutti i costi nel contesto generale. Sulle cure, per esempio, sono piuttosto intransigente, ossia non amo rimandarle e su questo punto mi dimostro molto fermo. Tuttavia, ci sono situazioni dove riesco a essere molto più indulgente, come nel caso del paziente che non vuole assolutamente estrarre il dente malato. Se le condizioni generali della bocca sono state stabilizzate e il dente ha comunque una prognosi incerta, ma il paziente è fortemente motivato, allora, dopo averlo bene informato sulla situazione e senza sottacere nulla, posso anche assecondare il suo desiderio. Deve esserci però una richiesta esplicita, perché altrimenti non proporrei mai una terapia con scarso valore prognostico».
Una scelta da pianificare con cura
Giacomo Santoro, odontoiatra e libero professionista a Milano e a Carpi (Modena)
«Se fino a ieri l’estrazione di un dente ormai non più recuperabile veniva effettuata grosso modo senza contestualizzarla, oggi l’approccio è cambiato, perché si è compresa l’importanza della fase estrattiva; essa deve essere ragionata al fine di avere la possibilità, quando le condizioni anatomiche dell’alveolo lo permettono, di inserire subito un impianto per garantire immediatamente la funzionalità e preservare l’estetica del paziente», spiega Giacomo Santoro, odontoiatra libero professionista a Milano e a Carpi (Modena), socio attivo di diverse società scientifiche tra cui l’Italian Academy of Osseointegration (IAO). «Quando l’alveolo non presenta invece caratteristiche tali da consentire l’immediato inserimento implantare, il clinico ha a disposizione altre strategie terapeutiche: dalla socket preservation, la procedura che consente di ridurre il riassorbimento osseo che può avvenire dopo un’estrazione, sino all’alveolar ridge augmentation, ossia la ricostruzione ossea vera e propria, indicata nei casi più difficili». Focalizzare l’attenzione a livello diagnostico sia sotto il profilo radiologico sia clinico permette di inquadrare meglio la condizione dell’alveolo e di decidere come procedere. «In questi ultimi anni sono stati fatti grandi progressi anche rispetto ai biomateriali, che consentono di trattare l’alveolo dopo l’estrazione. Ma la vera acquisizione, quella più preziosa, è la consapevolezza di quando sia importante pianificare con cura e attenzione la fase estrattiva per non avere poi brutte sorprese. Per il paziente questo significherebbe doversi sottoporre a interventi più lunghi, invasivi e costosi». Per questo ragione, è importante seguire i nuovi protocolli pre e post-estrattivi, rendendo sempre partecipe il paziente, che deve essere informato sui vantaggi che le metodiche di preservazione dell’osso alveolare hanno sul piano di trattamento complessivo. «Il paziente dovrà accollarsi un costo maggiore rispetto a quello necessario per una semplice estrazione; dovrà anche sottoporsi a più sedute, allungando i tempi, ma questo gli consentirà di avere vantaggi in un secondo momento». Dirimente è la possibilità di eseguire la TAC in studio. «Con questa apparecchiatura abbiamo la possibilità di valutare immediatamente l’altezza, la larghezza e lo spessore dell’osso, al fine di decidere quale tecnica implantare e/o di preservazione utilizzare, preparando in anticipo tutto il necessario».
Sguardo allargato e linguaggio franco
Domenico Patarino, odontoiatra, libero professionista a Busto Arsizio, Varese
Servono questi due elementi per valutare quale sia la scelta giusta secondo Domenico Patarino, odontoiatra di Busto Arsizio, in provincia di Varese, città dove esercita la libera professione occupandosi di chirurgia parodontale e implantologia. «Oggi gli odontoiatri hanno più strumenti a disposizione per la cura dei denti e questo, se da una parte è una conquista, può paradossalmente rappresentare un problema se la cura diventa più una sfida dello specialista che non un’azione mirata e inserita nel giusto contesto. Il fatto di voler a tutti i costi salvare elementi dentari la cui prognosi può essere comunque poco fausta, per una riabilitazione futura può essere controproducente». La maggior parte dei pazienti accetta più volentieri l’ipotesi di procedere con una cura conservativa, seppur lunga e dagli esiti incerti, anziché sacrificare il dente; tuttavia, per non cadere in una situazione di stallo, l’odontoiatra deve parlare chiaro. «Con gli strumenti diagnostici a disposizione è possibile farlo in modo molto agevole ed efficace. Bisogna far vedere al paziente la situazione e mostrargli le diverse opzioni con onestà intellettuale. Se al paziente si spiega la verità, e la si mostra in chiave prospettica rispetto a quello che potrebbe accadere nel medio-lungo periodo, anche l’opzione terapeutica più negativa, cioè quella di estrarre il dente, può assumere un significato diverso. Sacrificare un dente ormai compromesso, ma avere più chance di preservare l’osso alveolare, con maggior possibilità di poter sostituire quel dente con un impianto, può rappresentare un grande vantaggio, soprattutto se quell’impianto, anche in una prospettiva futura, avesse un significato per così dire strategico, importante».
Il problema visto con gli occhi di un endodontista
Sandro Marcoli Sandro Marcoli, libero professionista a Brescia, Medico Chirurgo, specialista in Odontostomatologia
Un dente può risultare irrimediabilmente compromesso per motivi strutturali o per ragioni parodontali. «Per assurdo, oggi raramente si verificano problemi endodontici così gravi da richiedere un’estrazione», dice Sandro Marcoli, endodontista di grande esperienza. «Nel nostro campo, i problemi che preoccupano di più sono prevalentemente di origine iatrogena, cioè causati accidentalmente dai nostri stessi interventi di cura. Un tempo preoccupavano moltissimo le perforazioni. Adesso ci sono procedure abbastanza sicure, con follow-up a lungo termine molto favorevoli, che consentono di recuperare i denti perforati. Anche la rimozione di perni e strumenti fratturati ha esiti buoni e non mette quasi mai a rischio la sopravvivenza di un dente danneggiato». Se queste sono buone notizie, ce n’è un’altra non molto rassicurante. «Purtroppo, in questi ultimi anni, se da una parte sono aumentate complessivamente le possibilità di cura di denti gravemente compromessi, dall’altra si è diffusa una certa tendenza a ridurre e semplificare i piani di trattamento. Un intervento di implantologia “vale” più di qualsiasi altro trattamento conservativo e restaurativo, pertanto può accadere che l’odontoiatra rischi di cedere alle pressioni delle assicurazioni o dei pazienti stessi che preferiscono poter contare sul rimborso di un trattamento certo, anziché rischiare di dover pagare di tasca propria magari anche solo parte delle cure per salvare un dente dal futuro incerto». Con il rischio di doverlo poi comunque sacrificare a breve, magari perché le terapie non hanno portato gli esiti sperati.
«Il dente naturale è dotato di strutture parodontali sottilissime che nessuna riabilitazione implantare è in grado di imitare e nemmeno può sostituire»
«Su questo punto, la letteratura mostra altre evidenze e cioè che i denti sottoposti a cure adeguate resistono a lungo, più di quanto si immagini», rassicura Marcoli. «E un dente naturale è sempre da preferire rispetto a un impianto. Il dente naturale è dotato di strutture parodontali sottilissime che nessuna riabilitazione implantare è in grado di imitare, né può sostituire. C’è una sofisticatissima vascolarizzazione tra la parete del dente e l’osso, che ovviamente gli impianti non hanno, perché l’impianto, sia chiaro, è un eccellente presidio per ovviare alla mancanza di un dente, ma non è un dente naturale, che fino all’ultimo è bene preservare. Perché ciascun dente ha un valore in sé, ma a volte può contare ancora di più se considerato nell’economica complessiva della bocca di quel dato paziente».
Andrea Enrico Borgonovo Specialista in Chirurgia Maxillo Facciale, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano
Simone Galbiati Specialista in Chirurgia Orale, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano
Stefano Viglione Odontoiatra, Specialista in Odontoiatria Olistica, Libero Professionista in Cassano d’Adda, Milano
Dopo anni di studi e osservazioni cliniche, gli impianti in zirconia si dimostrano una valida alternativa all’implantologia tradizionale in titanio soprattutto per soddisfare le richieste, sempre maggiori, di riabilitazioni estetiche. Questo caso clinico descrive la riabilitazione di una sella edentula intercalata in area premolare con una fixture monocomponente in zirconia
Scheda clinica
Categoria
Chirurgia Orale - Implantologia
Tipo di intervento
Riabilitazione implantoprotesica di elemento 1.5
Indicazioni
Edentulia
Tecnica chirurgica
Impianto in zirconia monofasico con tecnica flapless
Grado di difficoltà
PD
Tempo di esecuzione
15-20 minuti (intervento) + 4-6 mesi (guarigione e protesizzazione)
Presentazione del caso
Un paziente di sesso maschile, età 33 anni, presenta una sella edentula in zona 1.5 di cui richiede la riabilitazione.
Esami Strumentali
I livello Nell’ortopantomografia del paziente si osserva un’area edentula in zona 1.5 (Figura 1). Vengono presentate al paziente le possibili alternative terapeutiche, con una riabilitazione implantoprotesica oppure con la realizzazione di un ponte di tre elementi sfruttando il 1.4 e 1.6 come pilastri. Data la buona disponibilità ossea riscontrata a livello radiografico in senso verticale correlata all’osservazione clinica dello spessore della cresta alveolare nella regione edentula si decide, in accordo con il paziente, per la prima opzione.
1. Ortopantomografia iniziale
II livello Le condizioni molto favorevoli del sito candidato alla riabilitazione non hanno reso necessaria la richiesta di un’immagine tridimensionale, anche in relazione all’esperienza del chirurgo. Tuttavia, grazie alla possibilità di eseguire, con le apparecchiature più recenti, acquisizioni di volumi ridotti limitati al singolo elemento e alle aree immediatamente adiacenti, può essere indicata l’esecuzione di CBCT con FOV più piccoli anche per la gestione di casi relativamente semplici, soprattutto per operatori con meno esperienza.
Descrizione dell’intervento
Considerata la discreta esposizione al sorriso dell’area candidata alla riabilitazione, si è optato per l’inserimento di un impianto in zirconia nella variante monocomponente (Figura 2a). Dopo l’esecuzione dell’anestesia plessica, la preparazione del sito implantare e l’inserimento della fixture sono stati seguiti con tecnica flapless (Figure 2b, c).
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Nota tecnica: la tecnica flapless è sicuramente mininvasiva per il paziente, ma è consigliato un suo utilizzo in mani esperte e in presenza di una buona disponibilità ossea, in regioni sicure e distanti da strutture nobili come nel caso in esame.
Per operatori con meno esperienza è possibile optare per una sua applicazione con chirurgia guidata mediante la progettazione di una dima chirurgica basata sull’acquisizione di un’immagine 3D del sito da riabilitare.
Al termine dell’intervento è stata funzionalizzata una mascherina in resina termostampata che simula l’ingombro dell’elemento in corrispondenza del sito edentulo. Il paziente la indossa durante il periodo di guarigione e osteointegrazione dell’impianto per proteggere la fixture da eventuali carichi involontari sul moncone implantare che forma un corpo unico con porzione endoossea (Figure 3a, b).
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3a. mascherina in resina termostampata
3b. Mascherina in resina termostampata
Nota tecnica: gli impianti monofasici presentano indicazione di applicazione in area estetica o in area premolare, soprattutto in selle edentule intercalate dove è più semplice ottenere una protezione occlusale sul moncone implantare. Durante il periodo di osteointegrazione è possibile, infatti, posizionare un provvisorio solidarizzato con gli elementi dentari adiacenti per distribuire i carichi masticatori oppure, come nel caso presentato, confezionare una mascherina in resina con lo stesso scopo protettivo1.
Per il periodo di guarigione viene, inoltre, posizionata sul moncone implantare una cappetta di guarigione con lo scopo di guidare la maturazione dei tessuti molli similmente a un provvisorio (Figure 4a, b).
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4a. Moncone implantare con cappetta di guarigione
4b. Moncone implantare con cappetta di guarigione
Nota tecnica: uno dei vantaggi offerti a livello estetico dagli impianti monocomponenti in zirconia, oltre alle specifiche intrinseche del materiale, è sicuramente l’assenza di connessione tra abutment protesico e impianto2. La mancanza di microgap permette di raggiungere una migliore stabilità di tessuti duri e molli nel lungo periodo e la presenza del moncone già in fase di integrazione consente di iniziare il condizionamento gengivale in un momento precoce.
Terminato il periodo di osteointegrazione di cinque mesi si è potuto procedere alla successiva fase di protesizzazione con la rimozione della cappetta e la presa dell’impronta per la realizzazione del definitivo.
Nota tecnica: come precedentemente sottolineato, il posizionamento della cappetta ha svolto lo stesso lavoro del provvisorio nel condizionare i tessuti, che si presentano completamente diversi da quelli osservabili a distanza di qualche giorno dall’intervento prima del posizionamento della cappetta (Figura 5a) e già pronti per la realizzazione della corona protesica definitiva (Figure 5b-c).
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5a. Tessuti pronti per la realizzazione della corona protesica definitiva
5b. Tessuti pronti per la realizzazione della corona protesica definitiva
5c. Tessuti pronti per la realizzazione della corona protesica definitiva
Una volta realizzato il manufatto protesico definitivo con una forma ibrida tra un premolare e un molare determinata dallo spazio esistente tra gli elementi viene cementato sul moncone (Figure 6a, b, c).
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6a. Manufatto protesico definitivo
6b. Manufatto protesico definitivo
6c. Manufatto protesico definitivo
A distanza di sei mesi dal carico protesico viene acquisita una lastra di controllo in cui si può osservare stabilità dei tessuti duri perimplantari (Figura 7).
7. Radiografia a 6 mesi
Bibliografia
1. Prithviraj DR, Gupta V, Muley N, Sandhu P. One-piece implants: placement timing, surgical technique, loading protocol, and marginal bone loss. J Prosthodont 2013 Apr;22(3):237-44.
2. Borgonovo AE, Censi R, Vavassori V et al. Evaluation of the success criteria for zirconia dental implants: a four-year clinical and radiological study. Int J Dent 2013;2013:463073
La protesi fissa è qualcosa di più di un semplice dispositivo medico in grado di sostituire uno o più denti. Non per niente oggi la ricerca si sta interessando di aspetti nuovi che vanno oltre la funzione e l'estetica. La protesi fissa su impianti, infatti, potrebbe proteggere i pazienti dal declino cognitivo. Si è parlato anche di questo al 52° Meeting & Exhibition dell'AADOCR, svoltosi di recente e in concomitanza con il 47° Meeting del CADR. Elisabeth Kaye della Boston University, dal palco dell'Oregon Convention Center di Portland, ha illustrato i dati di un'interessante ricerca. Uno studio che trova conferma in un altro lavoro scientifico recentemente pubblicato sul Journal of Dental Research.
Cosa si è studiato alla Boston University
La ricerca condotta sotto la guida di Elisabeth Kaye ha preso in esame 577 uomini la cui storia odontoiatrica, lunga oltre un trentennio, era stata inserita in un registro. I ricercatori hanno somministrato ai pazienti di 68+/- 7 anni un primo test cognitivo. Il 45%, sotto questo profilo, presentava già un punteggio basso. Durante il periodo di osservazione, durato 6 anni, il 29% dei partecipanti non ha perso denti. Il 34% li ha persi senza sostituirli. Il 13%, dopo averli persi, li ha rimpiazzati con una protesi fissa. Mentre il 25% ha perso i denti che ha sostituito con protesi rimovibili.
I benefici cognitivi apportati dalla protesi fissa
Gli autori di questo studio, dopo il periodo di osservazione, hanno rilevato che la sostituzione dei denti mancanti con protesi fissa porta vantaggi sotto il profilo cognitivo. L'impianto è dunque meglio della protesi rimovibile, mentre la perdita di un solo dente non sembrerebbe avere conseguenze dirette sulle performance cognitive. Secondo i ricercatori, i benefici registrati da chi ha sostituito i denti mancanti con protesi, fisse o rimovibili, dipenderebbero dalla conservazione della capacità masticatoria, il cui ruolo va oltre la funzione stessa.
Denti mancanti e diabete insieme, i rischi aumentano
Se lo studio di Elisabeth Kaye è la conferma di quanto sia importante la masticazione per la salute generale, un'altra recente ricerca pone invece l'accento sui rischi correlati al diabete e all'edentulismo. I ricercatori, questa volta guidati da Bei Wu della NYU, hanno studiato poco meno di 10mila anziani, analizzandone lo stato di salute orale e sistemica. Scoprendo che le persone edentule e con diabete insieme sono quelle più soggette a declino cognitivo. Entrambi gli studi, dunque, dimostrano quanto sia importate la salute orale, in una prospettiva che la ricerca scientifica sta allargando sempre più, assegnando all'odontoiatria una missione per certi versi nuova ed entusiamante.
Dopo anni di studi e osservazioni cliniche, gli impianti in zirconia si dimostrano una valida alternativa all’implantologia tradizionale in titanio soprattutto per soddisfare le richieste, sempre maggiori, di riabilitazioni estetiche. Questo caso clinico descrive la riabilitazione di una sella edentula intercalata in area premolare con una fixture monocomponente in zirconia
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La terapia endodontica rigenerativa (RET) è una scelta terapeutica particolarmente adatta per il trattamento dei denti con necrosi della polpa. Il caso clinico in questione, pubblicato su Cureus, riguarda un primo molare mandibolare permanente immaturo colpito da pulpite irreversibile. I ricercatori dello Sharad Pawar Dental College di Wardha, India, anziché eseguire un'apexogenesi, si sono affidati ai principi biologici e ingegneristici della RET.
Il caso clinico affrontato con la terapia endododontica rigenerativa
Il paziente è un bambino di 7 anni che da circa 20 giorni lamenta un dolore nella regione inferiore destra della mascella. La causa è riconducibile a una carie occlusale profonda che porta alla diagnosi di pulpite sintomatica irreversibile con apice aperto. L'operatore propone ai genitori del piccolo paziente la RET, quale migliore opzione terapeutica. Nel corso di due appuntamenti viene eseguito il trattamento.
Come s'è svolta, in sintesi, la cura
Dopo l'escavazione della carie, l'operatore ricostruisce la parete distale con materiale composito. Individuati tutti i canali, procede all'estirpazione della polpa, per poi eseguire un'irrigazione abbondante e delicata con 20 ml di ipoclorito di sodio all'1,5%. La camera pulpare viene sigillata e sui canali viene applicata una tripla pasta antibiotica (TAP) di ciprofloxacina, metronidazolo e minociclina, in rapporto 1:1:1. Il dente è quindi sigillato con cemento vetroionomerico da 3-4mm, in vista dell'appuntamento successivo.
Il paziente ritorna dopo 4 settimane. Rimossa la TAP, i canali sono trattati con acido etilendiamminotetraacetico al 17% (EDTA). Come impalcatura l'operatore usa la fibrina ricca di piastrine (PRF) a cui applica l'aggregato di triossido minerale (MTA). Infine, per ultimare il lavoro, utilizza della resina composita. Il trattamento va a buon fine, come mostrano i controlli, con cadenza trimestrale, eseguiti dal team odontoiatrico.
La RET, una procedura tutto sommato semplice ed efficace
Il caso clinico presentato qui, in estrema sintesi, mostra i benefici a cui può condurre la terapia endodontica rigenerativa. La rivascolarizzazione della polpa è una valida alternativa all'apexificazione, per lo sviluppo dei denti. La RET è una procedura tecnicamente semplice e porta a buoni risultati perché favorisce lo spessore della parete dentinale e la chiusura apicale, prevevendo l'indebolimento dei denti. Per il bambino, affetto da pulpite sintomatica irreversibile con apice aperto, secondo i ricercatori è stata la scelta ottimale.
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I principali temi trattati durante il corso:
Diagnosi
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Sono previste esercitazioni pratiche su modello e la visione di materiali utili all’apprendimento, per esempio casi clinici in cui viene utilizzata la chirurgia guidata.
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Grazie all’integrazione con i display interattivi Wacom, l’esperienza di firma per il paziente è ancora più efficace perché consente di avere sempre a video il documento che sta firmando.
Il dentista può inoltre proiettare su questi display i video educativi per spiegare al paziente il trattamento. Per aumentare l’efficacia dei preventivi, infatti, OrisDent è integrabile con MyEduco, il servizio che consente di illustrare il piano di cura attraverso video animati non invasivi né traumatici. I video sono già associati alle prestazioni di OrisDent per un utilizzo immediato.
Il modulo Business Monitor permette inoltre di analizzare rapidamente i propri dati e monitorare l’andamento dello Studio, intervenendo in modo tempestivo laddove siano riscontrate inefficienze.
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Per informazioni sulle soluzioni informatiche OrisLine
In questo articolo viene presentato un metodo che ha previsto l’utilizzo della tecnologia digitale per eseguire una riabilitazione full-arch in tempi differiti. La raccolta dei dati in formato digitale e le immagini di radiologia 3D hanno consentito di sviluppare un’unica, completa pianificazione delle procedure per affrontare un caso complesso attraverso più interventi chirurgici e protesici in momenti diversi;
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Aprile si caratterizza per la scadenza del termine per l’invio telematico all’Agenzia delle entrate della dichiarazione annuale dell’Iva 2023, relativa alle operazioni del 2022.
Per effetto però dell'articolo 7 lettera h del decreto-legge n. 70 del 2011, il termine effettivo passa dal 30 aprile, domenica, al giorno 2 maggio, martedì, primo giorno lavorativo successivo alla scadenza.Tale adempimento riguarda i dentisti che non applicano il regime agevolato “forfetario”, oltre che le società e in genere le imprese ambulatoriali.
Pur in presenza dell’esenzione dall’Iva sulle prestazioni di diagnosi, cura e riabilitazione della persona, che potrebbe consentire l’esonero dalla presentazione della dichiarazione Iva qualora nell’anno il contribuente avesse effettuato esclusivamente queste operazioni, l’obbligo dichiarativo emerge anche quando siano stati effettuati acquisti con applicazione dell’Iva in “reverse charge”, quali i servizi di manutenzione e più in generale gli acquisti da fornitori non residenti nello Stato.
Al netto dell’obbligo dichiarativo descritto, il mese non porta altri particolari adempimenti oltre a quelli consueti di metà mese, connessi ai rapporti di lavoro dipendente e assimilato. Occorre però menzionare la scadenza domenicale, salvo proroghe, del giorno 30 per aderire all’istituto più noto della “tregua-pace fiscale”, la c.d. “rottamazione dei ruoli”. Infine, sul fronte Enpam, altra scadenza domenicale: a fine mese scadono le rate delle due “quote”, per chi ha scelto il versamento rateale dei contributi previdenziali.
Agenzia delle entrate
Sabato 15 aprile 2023
Adempimenti contabili
Termine ultimo per l’emissione delle “fatture differite” riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna);
Ravvedimento operoso
Ravvedimento operoso: ultimo giorno utile per la regolarizzazione dei versamenti di imposte e ritenute non effettuati o effettuati in misura insufficiente originariamente in scadenza entro il 16 marzo 2023, con maggiorazione degli interessi legali e della sanzione ridotta a un decimo del minimo (“ravvedimento breve”);
Lunedì 17 aprile 2023
Versamenti
Irpef e addizionali regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo corrisposti nel mese precedente e sui compensi per lavoro dipendente del mese precedente;
Imposta sostitutiva dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
Iva, contribuenti mensili non forfetari, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;
Iva, versamento seconda rata, con maggiorazione degli interessi dello 0,33%, dell'IVA relativa all'anno d'imposta 2022 risultante dalla dichiarazione IVA annuale che sarà presentata entro aprile dai contribuenti non forfetari;
Domenica 30 aprile 2023
Comunicazioni della “pace fiscale” art. 1 Legge 29 dicembre 2022 nr. 197
“Rottamazione dei ruoli-cartelle esattoriali”, commi da 231 a 252, scade il termine per presentare, sul sito dell’Agenzia entrate riscossione, la domanda per accedere alla definizione agevolata per i debiti contenuti nei carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022, anche se ricompresi in precedenti misure agevolative di cui si è determinata l’inefficacia.
Martedì 2 maggio 2023
Dichiarazioni
Iva annuale, scade oggi il termine per l’invio telematico della dichiarazione annuale relativa al 2022 in origine previsto per il 30 aprile.
Inps
Lunedì 17 aprile 2023
Versamenti
Contributi a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
Versamento alla “Gestione separata” delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori relative ai compensi corrisposti nel mese precedente.
Enpam
Domenica 30 aprile 2023
Versamenti
Quota A, prima rata, per chi ha scelto il pagamento in quattro od otto rate, senza interessi, con domiciliazione bancaria;
Quota B, quarta rata, per chi ha scelto il pagamento in cinque rate con domiciliazione bancaria; sulle rate in scadenza nel 2023 si applica l’interesse legale del 5%.
I difetti papillari interdentali rappresentano un problema estetico che l'odontoiatra si trova spesso a dover risolvere, soprattutto nella regione anteriore. Nei casi più gravi, può ricorrere alla chirurgia che però, oltre ad essere per definizione invasiva, non offre garanzie di successo. Tra i trattamenti non chirurgici alternativi oggi disponibili, c'è quello che impiega gel di acido ialuronico iniettabile (HA). Una revisione sistematica condotta da un gruppo di ricercatori dell'Università Federale di Juiz de Fora, Brasile, ne ha valutato l'efficacia. I risultati della ricerca sono stati pubblicati recentemente su Dentistry Review.
L'HA, ideale per correggere i difetti papillari interdentali
L'acido ialuronico è una sostanza prodotta dal nostro organismo. Pìù precisamente, l'HA è un polisaccaride lineare della matrice extracelluare. Può essere identificato nei tessuti parodontali, compresa la gengiva e il legamento parodontale. Questa sostanza iniettata produce un effetto clinico che può durare da 6 a 12 mesi, come mostrano gli studi analizzati dagli autori della revisione sistematica.
Le pubblicazioni prese in esame
I ricercatori hanno selezionato gli studi clinici sui difetti papillari interdentali adottando particolari criteri di ammissibilità. Tra le pubblicazioni trovate nei principali database, gli studiosi hanno preso in esame infatti solo quelle riguardanti il trattamento di almeno dieci siti e con un follow-up di tre mesi. Inoltre, quelle con o senza gruppi di controllo, escludendo però gli studi retrospettivi e su animali o le ricerche su metodi chirurgici abbinati all'HA.
I risultati della ricerca
L'iniezione di acido ialuronico nei siti che presentano difetti papillari interdentali è tendenzialmente efficace. La meta-analisi a braccio singolo ha indicato una ricostruzione completa e parziale della papilla rispettivamente del 47% e del 49%. Tuttavia, i ricercatori hanno pure messo in risalto i limiti di questa revisione sistematica. Non è stato infatti possibile evidenziare parametri standardizzati relativi al metodi di iniezione dell'HA adottati. Né mettere a confronto i risultati o i follow-up degli studi, perché troppo eterogenei tra loro. Secondo gli autori dello studio, servirebbero ulteriori approfondimenti, sebbene la tecnica descritta mostri benefici e pochi disagi, incluso il dolore, limitato e tollerabile.
Il silicato di calcio (BEC) è una sostanza contenuta nei cementi endodontici. Fu introdotta all'inizio degli anni '90 ed impiegata per il riempimento della radice. Per verificarne l'efficacia sulla guarigione ossea, rispetto ai materiali tradizionali, un gruppo di ricercatori del Maulana Azad Institute of Dental Sciences di New Delhi, India, ha svolto una ricerca compilativa. La revisione sistematica della letteratura, che ha incluso anche una meta-analisi, ha preso in esame 39 ricerche. I risultati sono stati recentemente pubblicati sul Journal of Conservative Dentistry.
Gli studi selezionati
I ricercatori indiani sono andati alla ricerca delle pubblicazioni di loro interesse su PubMed, Embase e Cochrane Library. Hanno selezionato studi clinici randomizzati e studi osservazionali con un follow-up minimo di un anno e una dimensione del campione di almeno 20 persone. La ricerca ha incluso le pubblicazioni sino a giugno 2020.
Il silicato di calcio, un materiale bioattivo di prima scelta
I cementi canalari al silicato di calciio si sono diffusi per le loro qualità. I cementi BEC hanno infatti la capacità di sovraregolare la differenziazione di osteoblasti, cementoblasti e cellule pulpari. In particolare possono indurre risposte osteogeniche laddove applicati a difetti ossei. E questo è molto apprezzato dai clinici, considerando che la risoluzione completa delle lesioni periapicali è uno dei parametri per valutare il successo di un trattamento endodontico chirurgico. Entrando in contatto con i tessuti periradicolari, possono anche stimolare la guarigione ossea. I ricercatori hanno voluto verificare l'efficacia del BEC nella riparazione della radice.
I risultati della revisione sistematica
Dall'analisi dei 39 studi selezionati, a partire dagli oltre 4.700 prodotti dalla ricerca sui database, sono emerse chiare evidenze. L'uso dei BEC può migliorare potenzialmente l'esito del trattamento clinico e radiografico. Il livello di evidenza più elevato lo ha prodotto l'MTA, cioè l'aggregato di triossido minerale, il primo cemento endodontico bioattivo prodotto e commercializzato. Non è invece ancora certo che i nuovi BEC abbiano la stessa efficacia dell'MTA come materiale per la riparazione delle radici. Anche sul fronte della guarigione ossea, secondo i ricercatori sono necessarie ulteriori ricerche che ne valutino il livello raggiungibile, attraverso l'impiego della CBCT.
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