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Quanto è efficace l’anestesia con sistema jet senza ago?

Da diversi anni è disponibile una siringa senza ago che in meno di due secondi inietta il farmaco ad alta pressione attraverso la mucosa con un getto di diametro simile a quello di un capello. In letteratura, quattro recenti lavori fanno il punto sulla effettiva efficacia di questo sistema in odontoiatria, valutando se sia effettivamente possibile utilizzarlo, ad esempio, come alternativa per iniettare l'anestetico a chi ha paura degli aghi.

Ocak H, et al., in un lavoro pubblicato sul Journal of Stomatology, Oral and Maxillofacial Surgery l’hanno provata su un campione di 28 pazienti ortodontici di età compresa tra 12 e 28 anni in cui si dovevano estrarre più denti. Hanno quindi proceduto estraendo il medesimo tipo di dente nelle due emiarcate della mandibola o del mascellare eseguendo in un caso l’anestesia tradizionale e nell’altro col sistema jet.
Il dolore è stato quantificato con scala decimale e i risultati hanno confermato che il sistema Jet provoca meno dolore dell’ago, ma non garantisce lo stesso livello di anestesia (in alcuni casi è stata necessaria una somministrazione supplementare); inoltre, gli autori segnalano che durante l’uso produce un forte rumore simile a quello di uno scoppio di cui è bene preavvertire il paziente (sono stati messi a punto anche sistemi motorizzati che evitano questo spiacevole effetto).

In un secondo articolo pubblicato su Journal of Dentistry , Brunton PA et al. hanno eseguito una ricerca simile ma su un campione di soli otto pazienti e in modalità cieco e randomizzato. La scelta del tipo di anestesia veniva effettuata casualmente da un operatore, mentre un secondo operatore eseguiva l’estrazione senza sapere quale anestesia fosse stata usata. Il sistema Jet si è dimostrato efficace e sufficiente in sei pazienti e privo di complicanze sia durante la fase operativa che di guarigione; in due pazienti è stata invece necessaria un’iniezione supplementare con la siringa convenzionale.

Il terzo articolo, apparso sul Journal of Clinical Pediatric Dentistry è opera di autori indiani che hanno sperimentato il sistema senza ago Madajet su 100 bambini (età 3-12 anni) sottoposti a varie terapie, di cui la metà di tipo estrattivo. Le conclusioni riportano un giudizio positivo che, però, è inficiato dall’assenza di un qualsiasi confronto con un campione di controllo.

Molto interessante la ricerca di tipo randomizzato, pubblicata su Clinical Oral Investigations, eseguita su 63 adulti non affetti dalla paura del dentista (caratteristica degna di attenzione, ma non considerata negli altri studi). Gli autori si sono limitati a misurare la risposta al test di vitalità pulpare e alla stimolazione dolorosa della mucosa dopo avere iniettato l’anestetico con il sistema jet su un premolare scelto a caso e con la siringa convenzionale sul dente controlaterale.
Il primo sistema si è dimostrato molto più rapido nell’induzione dell’anestesia, ma è risultato meno gradito e nel 30,2% dei casi ha causato ecchimosi o lacerazione della mucosa.

Indagine sull’aggiornamento: l’opinione dei lettori

indagine esigenze di formazione

In collaborazione con Accademia Tecniche Nuove, vorremmo coinvolgere i nostri lettori, odontoiatri ed igienisti dentali, per conoscere la vostra opinione e le vostre esigenze in materia di formazione ed aggiornamento, compilando un brevissimo questionario.

Come ringraziamento avremo il piacere di offriti la partecipazione gratuita al corso dedicato alla cybersecurity, per aiutarti a proteggerti nella tua professione e nella vita di tutti i giorni.


Indicatori microbici per predire disbiosi e carie nei bambini

Gli indicatori microbici svolgono un ruolo molto importante in odontoiatria o almeno così dovrebbero. Uno studio, condotto dall'Academic Centre for Dentistry di Amsterdam, ha analizzato la saliva e la placca batterica per testarne le capacità predittive sulla carie. La ricerca, che ha visto la partecipazione anche di diversi atenei statunitensi, è stata pubblicata sul Journal of Dental Research e offre interessanti spunti per l'attività clinica quotidiana.

Dagli indicatori microbici, utili indizi sulla salute orale

La malattia cariosa è sempre preceduta da una qualche forma di disbiosi microbica che ne preannuncia l'insorgenza. Il microbioma salivare e la placca sono le due fonti che gli autori della ricerca hanno voluto prendere in esame. Per farlo, hanno condotto uno studio osservazionale di coorte prospettico longitudinale che ha coinvolto 266 bambini.

Come si è svolta la ricerca

I bambini, nel corso del tempo, sono stati tutti visitati in studio. Rispettivamente a 1 anno, a 2 anni e mezzo e a 4 anni d'età, per poi essere sottoposti a raccolta di saliva e placca. A 6 anni e mezzo, invece, esami esami orali clinici e follow-up hanno interessato solo 189 bambini sui 266 iniziali, perché 77 si sono ritirati. I ricercatori, oltre ad analizzare il microbioma orale hanno preso in esame anche altri fattori, come l'igiene orale e lo stile di vita, al fine di correlarli tra loro.

Cosa influenza il microbioma e dove questo è meglio visibile

I ricercatori hanno osservato che il microbioma dei bambini con denti sani, ma in stato disbiotico, cioè sbilanciato, era differente da quelli dei bambini che negli anni non hanno subìto gli attacchi della carie. Il microbioma era influenzato dall'uso di antibiotici. E la disbiosi era presente da 1 a 3 anni prima del rilevamento clinico della carie. In particolare, era dominata da taxa anaerobici e proteolitici come Leptotrichia e Prevotella. La placca dentale, meglio della saliva, è in grado di distinguere un ecosistema orale disbiotico da uno sano. E tra i vari fattori di rischio della carie, i ricercatori hanno evidenziato il ruolo degli antibiotici, delle anomalie del frenulo, ma anche dei consueti fattori socio-economici e di quelli legati allo stile di vita.

Idi Evolution, con Chaise Longue Side la produzione digitale diventa possibile in tutti gli studi dentistici

Chaise Longue Side è il più evoluto modello digitale di ChairSide che consente a tutti gli studi dentistici di realizzare in-house denti e viti di guarigione in 75 minuti

La traduzione di ChairSide è “poltrona”, ma in campo odontoiatrico questo termine indica da anni la protesi, la corona, il ponte o l’intarsio creato direttamente alla poltrona del dentista. Prima dell’avvento della digitalizzazione, la realizzazione di un nuovo dente era possibile solo dopo tre appuntamenti intervallati ciascuno da una settimana, per dar modo al laboratorio odontotecnico di creare e consegnare in studio il manufatto. Con il modello ChairSide, introdotto nel 1985, è invece diventato possibile garantire al paziente la realizzazione del manufatto protesico in un arco temporale ridotto e all’interno di un’unica seduta odontoiatrica.

 

 

Seppur dotato di vantaggi evidenti in termini di tempo, il modello ChairSide comporta anche alcune problematiche per lo studio dentistico quali il costo della tecnologia, la necessità di costanti investimenti per garantire il corretto funzionamento dei macchinari, una formazione continua per Team Clinico e Team ASO.

Oggi IDI Evolution, tramite la sua Unit IDI Makers – il reparto di ricerca, progettazione, prototipazione e produzione odonto-protesica più̀ evoluto presente sul mercato italiano – sceglie di superare queste problematiche ed evolvere il concetto ChairSide. Questo è possibile attraverso Chaise Longue Side, il protocollo che rivoluziona il modello tradizionale di questa tecnologia per permetterne l’utilizzo in tutti gli studi dentistici. Si tratta di un nuovo protocollo ibrido, interamente digitale, che consente di ridurre significativamente costi e i tempi di lavoro, in quanto al dentista è richiesto solo di realizzare una scansione intra-orale e finalizzare il dente stampato.

Nello specifico, con Chaise Longue Side di IDI Evolution, il dentista effettua sul paziente una scansione intra-orale nei primi 5 minuti della seduta, inviandola con un click al team di IDI Makers. Una volta ricevuta la scansione, il reparto di IDI Makers progetta in soli 15 minuti e a distanza una protesi dotata di tutte le caratteristiche necessarie per adattarsi al contesto rilevato durante la scansione, invia il file con il progetto direttamente alla stampante 3D dello studio odontoiatrico.

 

 

Una volta ricevuto il file, la stampante 3D dello studio impiegherà circa 40 minuti per riprodurre, con un innovativo materiale stampabile e resistente, anche a uso definitivo, il manufatto progettato dal reparto IDI Makers, composto un team di designer formati dalla scuola AGC del Dott. Battistelli.

A questo punto, per portare a termine il lavoro si dovrà solo procedere con polimerizzazione, lucidatura e detersione del dente, per poi mettere in bocca al paziente.

 

Stomatite da protesi, per contrastarla serve un approccio interdisciplinare

La stomatite da protesi è una condizione che si presenta in modo piuttosto frequente nei pazienti, soprattutto anziani. Le cause che la determinano sono diverse. Proprio per questo, per rimuoverle e contrastarla, serve un approccio interdisciplinare. Come suggerisce la revisione clinica pubblicata sul Journal of Prosthodontics. Lo studio è stato realizzato da un gruppo di ricercatori afferenti all'Università del Maryland (USA) e al Dublin Dental University Hospital.

La stomatite da protesi vista in un'ottica allargata

Per indagare il fenomeno che colpisce una porzione rilevante di pazienti con protesi, i ricercatori hanno unito le forze, ma soprattutto allargato lo sguardo. Così, oltre agli esperti di protesi, per risolvere il problema hanno coinvolto specialisti in medicina orale e in microbiologia orale. La revisione mira a definire l'eziopatogenesi di questo disturbo, a descriverne le caratteristiche cliniche e a individuarne le migliori strategie di gestione.

Le cause di questa condizione

La stomatite da protesi è una condizione infettiva, infiammatoria e iperplastica multifattoriale molto comune. La scarsa igiene orale del paziente, nonché della protesi stessa che resta in sede per lungo tempo, sono tra le cause principali del disturbo. Situazioni che tutte insieme creano le condizioni ideali per la comparsa di biofilm polimicrobici contenenti Candida, in particolre in prossimità dei tessuti della mucosa. La stomatite da protesi è di per sé fastidiosa, ma anche insidiosa perché presenta molti fattori comuni con la parodontite e con la glossite romboidea mediana. Ma anche con alcune forme di polmonite potenzialmente molto pericolose, soprattutto per gli anziani.

Come affrontare con successo questa patologia

Trattandosi di un disturbo multifattoriale, anche l'approccio terapeutico deve essere ben articolato, interdisciplinare. Per rimuovere i fattori scatenanti, l'odontoiatra dovrebbe innanzitutto invitare il paziente a un cambiamento comportamentale. Tra le azioni quotidiane da intraprendere c'è la pulizia e la disinfezione giornaliera della protesi. Ma anche la rimozione del dispositivo medico durante la notte. Periodicamente, invece, il paziente dovrebbe sottoporre la protesi a manutenzione professionale e laddove necessario, su indicazione dell'odontoiatra, preoccuparsi della sua sostituzione. Si tratta di azioni tutto sommato semplici, ma più efficaci dei farmaci antifungini che solitamente offrono benefici molto limitati.

Mascellari atrofici, rialzo del seno e impianto in una volta sola

I mascellari atrofici richiedono un trattamento specifico che di solito allunga i tempi della terapia implantare. Uno studio comparativo retrospettivo, recentemente pubblicato sull'International Journal of Implant Dentistry, ha messo in discussione questa idea. In particolare, ha indagato l'efficacia e la sicurezza del rialzo del seno laterale e del posizionamento di un impianto in un'unica fase. Il Dipartimento di Chirurgia Orale e Maxillofacciale della Clinica Klagenfurt Am Worthersee, Austria, ha condotto la ricerca, insieme con l'Università di scienze applicate della Carinzia.

I mascellari atrofici, un problema, ma non insormontabile

La terapia di riabilitazione nella mascella superiore posteriore può essere un problema se l'altezza dell'osso alveolare è inferiore a 6 mm. In questi casi, il clinico consiglia l'aumento del seno mascellare che può essere attuato in diversi modi e anche con il posizionamento simultaneo dell'impianto. Ed è proprio su questa modalità che gli autori dello studio si sono soffermati.

I casi presi in esame

I ricercatori hanno comparato tra loro due diversi gruppi di pazienti. In un gruppo, costituito da 63 pazienti, l'altezza ossea residua era inferiore a 3mm, nell'altro, quello di controllo, di 40 pazienti, di almeno 3mm. In entrambi i casi i soggetti in cura erano stati sottoposti al rialzo del seno e al posizionamento simultaneo dell'impianto. Gli autori della ricerca hanno preso in esame, nei due gruppi, la sopravvivenza dell'impianto, il sanguinamento al sondaggio, la presenza di mucosite perimplantare e l'insorgenza di perimplantite.

I risultati osservati

Gli impianti andati subito incontro a fallimento sono stati tre, uno nel primo gruppo di 63 pazienti, due nel secondo di 40 pazienti. Per il resto, nei follow-up, i ricercatori non hanno riscontrato differenze nell'occorrenza di perdita dell'impianto, sanguinamento al sondaggio, perimplantite e mucosite perimplantare, cioè in tutti i parametri presi in esame. In sintesi, anche nelle mascelle gravemente atrofiche, è possibile imboccare la strada più breve per eseguire la riabilitazione implanto-protesica. I dati infatti mostrano che eseguire un rialzo del seno mascellare in un'unica fase e con l'inserimento contestuale dell'impianto è una pratica che non comporta maggiori rischi di complicanze.

Microrganismi orali: lo yogurt ne influenza lo sviluppo

I microrganismi presenti nel cavo orale influenzano lo stato di salute della bocca. Poterne avere il pieno controllo, aiuterebbe i clinici ad affrontare e risolvere molte patologie, come la parodontite, per esempio. Una recente ricerca dell'Università di Berna, pubblicata su Oral Health & Preventive Dentistry, ha preso in esame il latte bovino e lo yogurt al fine di osservarne gli effetti sui microrganimsi orali. I risultati sono interessanti e offrono all'odontoiatra uno strumento in più da impiegare nella prevenzione, al servizio della salute orale.

Latte e yogurt, più che semplici alimenti

I ricercatori dell'Università di Berna hanno preparato dei composti a base di latte e yogurt al fine di misurarne gli effetti in laboratorio su microrganismi orali selezionati e diversi biofilm orali. Per il latte a basso contenuto di grassi, hanno impiegato del latte in polvere con 0,5% di grassi. Latte il polvere con 15% di grassi, invece, per quello ad alto contenuto di grassi. Per lo yogurt, i ricercatori hanno aggiunto al latte i ceppi di Lactobacillus delbrueckii ssp. bulgarcius e Streptococcus thermophilus.

Le concentrazioni minime impiegate contro i microrganismi

Per misurare le concentrazioni minime inibenti (MIC) e le concentrazioni minime microbiocide (MMC) contro i vari microrganismi, i ricercatori hanno impiegato la tecnica della microdiluizione in brodo. Hanno quindi creato dei biofilm parodontali cariogenici e uno contenente Candida. Successivamente, hanno esposto tali biofilm alle sostanze a base di latte e yogurt.

I risultati della sperimentazione in vitro

Il latte, a qualsiasi concentrazione di grassi, non ha inibito la crescita di alcuna specie. A differenza dello yogurt che invece ha sortito degli effetti. Yogurt e L. delbrueckii ssp. bulgaricus a bassa MIC e MMC hanno impedito la crescita di Porphyromonas gingivalis e altri batteri associati alla parodontite. Lo yogurt ad alto contenuto di grassi ha ridotto del 90% le unità formanti colonie nel biofilm parodontale in formazione. Lo yogurt in generale ha ridotto l'attività metabolica nei biofilm parodontali e Candida di nuova formazione e preformati, ma non nel biofilm cariogeno.

Le ricadute sul piano pratico

Sebbene la ricerca sia stata condotta in vitro, i risultati lasciano ben sperare. Accanto agli strumenti tradizionali che da sempre gli odontoiatri utilizzano per la cura della bocca, questo studio ne evidenzia uno nuovo. Assumere quotidianamente dello yogurt potrebbe infatti portare grandi benefici. Non solo alla salute dell'organismo considerato nella sua interezza, ma anche alla salute orale, così sensibile ai microrganismi di cui alcuni sono amici altri acerrimi nemici.

Fluoroprofilassi: la prevenzione inizia nello studio odontoiatrico

Il fluoro gioca un ruolo centrale nella prevenzione della carie. Tale elemento è un alogeno molto reattivo che non si trova in natura allo stato elementare. Le Raccomandazioni Cliniche in Odontostomatologia del Ministero della Salute aggiornate a settembre 2017 considerano la fluoroprofilassi, intesa come prevenzione della carie attraverso l’utilizzo del fluoro, la pietra miliare della prevenzione della carie, necessaria per tutti gli individui.
Il mancato utilizzo del fluoro, soprattutto in assenza di una corretta igiene alimentare, costituisce un fattore di rischio per lo sviluppo della patologia cariosa.
La fluoroprofilassi può essere condotta in modo sistemico o topico. Ad oggi l’effetto preventivo post-eruttivo del fluoro, ottenuto attraverso la via di somministrazione topica, è considerato più efficace rispetto a quello preeruttivo, ottenuto attraverso la via di somministrazione sistemica [Linee guida nazionali, 2013].
La fluoroprofilassi sistemica è indicata nei pazienti special needs, in cui la fluoroprofilassi topica non è praticabile o di difficile realizzazione. Infatti il fluoro, oltre a essere assunto normalmente attraverso pesce, tè e acqua, può essere somministrato per via sistemica attraverso compresse, acqua fluorata, latte fluorato, sale fluorato [Strohmenger e Weinslein, 1990]. Le acque si definiscono fluorate quando il contenuto di fluoro è superiore a 1 mg/L. La concentrazione ideale per la prevenzione della carie è 0,7 mg/L [American Academy of Pediatric Dentistry, 2012]. Quando si parla di fluoroprofilassi condotta per via topica, invece, si interviene durante l’eruzione del dente e nelle fasi successive; il fluoro raggiunge gli elementi dentali attraverso la saliva e si deposita su di essi. La fluoroprofilassi topica può essere distinta in professionale e domiciliare.

Fluoroprofilassi topica professionale

La fluoroprofilassi topica professionale viene condotta dall’igienista dentale o dall’odontoiatra in ambulatorio attraverso l’applicazione di gel, vernici o mousse. L’applicazione professionale di gel al fluoro (500-20.000 ppm) attraverso tray (che possono contenere circa 5 ml di gel) è indicata in bambini di età superiore ai sei anni, in adolescenti, adulti e anziani.
Il fluoro si deposita sui denti e remineralizza lo smalto, rendendolo più forte e contrastando l’azione corrosiva degli acidi prodotti dai batteri, inibendone la replicazione. L’utilizzo del gel fluorato è indicato in bambini, adolescenti, pazienti in terapia ortodontica che soffrono di reflusso gastro-esofageo o di disturbi del comportamento alimentare (DCA), con frequenza semestrale.
Inoltre, il fluoro protegge i denti dall’ipersensibilità dentinale, formando una barriera protettiva isolante. Questo ultimo aspetto è da considerare quando si trattano pazienti con colletti scoperti a causa di recessioni gengivali o persone che vivono un periodo di forte stress e reagiscono serrando con forza la dentatura. Il serramento, così come l’onicofagia, non sono comportamenti fisiologici e causano sovraccarico masticatorio alla dentatura, che necessita di essere rinforzata.
Per quanto riguarda, invece, le vernici, grazie ad alte concentrazioni di fluoro (22.600 ppm) e alla loro elevata capacità adesiva anche sulle superfici umide, esse sono in grado di formare sullo smalto uno strato ricco di fluoro che risulta visibile in microscopia elettronica sotto forma di globuli di fluoruro di calcio.

L’impiego delle vernici ad alto contenuto di fluoro è indicato:

  • nella prevenzione del rischio carie;
  • nelle zone dove l’accumulo di placca dentale determina un maggior rischio carie;
  • nei pazienti in terapia con apparecchi ortodontici fissi;
  • nel trattamento delle white spot;
  • sulla dentina a livello dei colletti esposti;
  • nei pazienti con MIH o difetti dello smalto;
  • per arrestare la progressione delle lesioni cariose iniziali.

Si suggerisce l’applicazione di vernici fluorate in pazienti a elevato rischio carie a intervalli di 3-6 mesi. Infine, ritroviamo il trattamento professionale con mousse a base di CPP-ACP e fluoro. Il principio attivo di queste mousse è proprio un complesso chiamato CPP-ACP: una componente della caseina, chiamata caseina fosfopeptide (CPP), trasporta ioni di calcio e fosfato in forma di fosfato di calcio amorfo (ACP) sulla superficie dentale o nella placca, riducendo la demineralizzazione dello smalto o remineralizzandolo.
La mousse tampona le variazioni di pH nella placca, ostacola l’adesione e la crescita di Streptococcus mutans e Streptococcus sobrinus sulla superficie dentale, remineralizza le lesioni dello smalto e rende lo smalto remineralizzato più resistente agli attacchi degli acidi. Inoltre, ottimizza il modo in cui il fluoro viene trasportato sullo smalto e il suo assorbimento.
L’applicazione di mousse a base di CPP-ACP e fluoro è indicata dopo le manovre di igiene orale professionale. Il consiglio è applicare il prodotto su tutta la dentatura e non risciacquare. Unica limitazione sono i pazienti intolleranti o allergici alle proteine del latte, da cui deriva il complesso CPP.

Precauzioni e modalità di trattamento nei bambini

Nell’approcciare il paziente pediatrico, è importante distinguere i bambini in età scolare, di età superiore ai sei anni, dai bambini di età prescolare. La differenza e il motivo per cui la fluoroprofilassi viene condotta in maniera diversa in questi due periodi è la capacità di espellere l’eccesso di prodotto acquisita dal bambino, che protegge il paziente pediatrico dall’ingestione accidentale di un quantitativo dannoso di fluoro. Inoltre, dopo i sei anni, ha inizio la prima fase di permuta; può esserci diagnosi di MIH (ipoplasia dello smalto), può avere inizio la terapia ortodontica intercettiva e possono esserci cambiamenti di abitudini alimentari o di igiene orale. Dopo una prima visita odontoiatrica e dopo aver condotto la valutazione del rischio carie, ai bambini di età inferiore ai sei anni che necessitano di misure preventive aggiuntive (quindi con rischio carie moderato o grave), è possibile applicare vernici al fluoro (da circa 7.000 ppm a circa 22.600 ppm) che non necessitano particolare collaborazione del paziente e fungono da serbatoio per un rilascio lento di fluoro. La loro applicazione ha una decadenza trimestrale.

Oltre all’applicazione delle vernici, è possibile utilizzare la mousse contenente il complesso CCP-ACP, ma senza l’aggiunta di fluoro (attenzione all’intolleranza alle proteine del latte!). L’utilizzo di fluoro ad alte concentrazioni è infatti controindicato nei bambini al di sotto dei sei anni di età, per il rischio di ingestione correlato all’applicazione prolungata.

Nei pazienti di età superiore ai 6 anni, invece, è possibile e raccomandabile l’utilizzo professionale di gel al fluoro, associato anche all’utilizzo domiciliare una volta alla settimana. Anche le vernici fluorate sono indicate per i bambini con moderato o alto rischio carie. In pazienti che soffrono di MIH, è raccomandabile l’applicazione di mousse CPP-ACP con l’aggiunta di fluoro da applicare professionalmente dopo l’igiene e da integrare con l’utilizzo domiciliare.

Coinvolgere i pazienti con 7 facili regole a domicilio

Utilizzare il filo interdentale in tutta la bocca una volta al giorno (preferibilmente la sera)
Spazzolare i denti dopo i pasti principali (2-3 volte al giorno) per almeno 2-3 minuti utilizzando il dentifricio fluorato contenente almeno 1000 ppm di fluoro (a seconda dell’età del paziente). Per pulire bene i denti interessati è consigliato l’utilizzo di uno spazzolino monociuffo
Applicare la mousse rimineralizzante CPP-ACP contenente fluoro tutti i giorni almeno 3 volte al giorno per 5 minuti. Espellere il prodotto in eccesso ma non risciacquare la bocca
Proseguire il trattamento per due mesi, fino al successivo controllo
Spazzolare i denti con gel al fluoro 1 o 2 volte alla settimana, a seconda delle indicazioni (MIH moderata/grave). Non risciacquare la bocca
Evitare l’assunzione frequente di cibi e bevande zuccherati o acidi (ad esempio miele, marmellata, tutte le bibite gassate, succhi di frutta, cioccolata, ecc.)
Effettuare controlli odontoiatrici periodici ogni due mesi al massimo

 

Utilizzo del fluoro in gravidanza

Il fluoro è fondamentale per la salute dentale sia della gestante che del nascituro. L’effetto della sua somministrazione in gravidanza sulla salute dentale del nascituro è un argomento molto dibattuto. A livello scientifico, non esiste attualmente alcuna motivazione a supplementare con fluoro per via sistemica la donna in gravidanza, pur passando esso attraverso la barriera placentare.
È invece raccomandabile l’applicazione di fluoro per via topica mediante dentifricio fluorato e, se ritenuto necessario dall’igienista o dall’odontoiatra, mediante altri presidi fluorati come collutori, gel, mousse, secondo dosaggi e modalità di somministrazione individualizzati.
Cerchiamo di puntualizzare le evidenze scientifiche attualmente disponibili riguardanti l’assunzione del fluoro in gravidanza [Ministero della Salute - Fluoro, 2016] e di chiarire qualche dubbio:

  • in gravidanza non c’è un aumento del fabbisogno giornaliero del fluoro, fissato a 3 mg/die;
  • il fluoro attraversa la barriera placentare e raggiunge il feto, esercitando un effetto sulla formazione e la mineralizzazione dello smalto a partire dal quarto mese di gravidanza;
  • la barriera placentare funziona, nei riguardi del fluoro, da filtro e da sistema di controllo: quando la concentrazione plasmatica materna supera 0,4 ppm si attiva un sistema di blocco che evita il rischio di sovradosaggio a livello plasmatico fetale;
  • la relazione tra eccessiva assunzione di fluoro da parte della madre e malformazioni congenite o sindrome di Down non è scientificamente provata;
  • la maggior parte del fluoro assunto con la dieta deriva dall’acqua potabile. Gli alimenti che contengono fluoro in concentrazioni apprezzabili sono il tè, i crostacei, alcuni pesci in scatola e pochi altri, ma il loro apporto nella dieta quotidiana, salvo casi particolari, non è significativo;
  • non ci sono evidenze scientifiche che indichino un effetto cancerogeno del fluoro assunto con acqua o alimenti.
  • la quantità ottimale di fluoro nelle acque potabili al fine della prevenzione della carie è di 0.7 mg/litro; il limite massimo tollerabile è di 1.5 mg/litro per le acque naturalmente ricche di fluoro e di 1 mg/litro per le acque artificialmente fluorate (OMS);
  • il limite tollerabile di esposizione ai fluoruri [fonte ESFA, 2005] è di 1.5 mg/ die a 1-3 anni, 2.5 mg/die a 4-8 anni, 5 mg/die a 9-14 anni, 7 mg/die oltre i 15 anni di età;
  • l’effetto tossico del fluoro (fluorosi dentale o scheletrica) è documentato solo con consumo di acqua potabile contenente fluoro a concentrazioni superiori a 10 mg/litro;
  • l’utilizzo del fluoro per via topica dopo l’eruzione dei denti (dentifricio, gel, mousse, vernici) è considerato più efficace di quello per via sistemica prima dell’eruzione dei denti (gocce, compresse).
  • Problematiche connesse alla fluoroprofilassi

Il fluoro, se assunto durante l’istogenesi del dente in concentrazioni superiori a 1,5/2 ppm determina a livello dei denti permanenti un’anomalia dello smalto, detta fluorosi [Riordan, 1993]. L’aumento della prevalenza della fluorosi può essere attribuito, nelle zone in cui l’acqua è fluorata, sia all’ingestione da parte dei bambini di dentifricio al fluoro, sia ai supplementi di fluoro che si trovano nei cibi e nelle bevande per bambini [Riordan, 1993].
L’OMS sottolinea però che, qualunque sia la fonte di fluoro utilizzata, è quasi impossibile ottenere benefici in termini di prevenzione della carie senza dar luogo a forme, seppur lievi, di fluorosi [Linee guida nazionali, 2013].
Tale anomalia è caratterizzata dalla formazione di uno smalto poroso e ipomineralizzato e può essere distinta in tre livelli di gravità [Van Waes e Stỏckli, 2001].
Il primo livello di gravità si manifesta con effetti di marmorizzazioni o di striature biancastre distribuite uniformemente sulla superficie dello smalto.
Nel secondo livello le striature bianche sono più accentuate e possono confluire a formare superfici irregolari, a piccole macchie.
Il terzo livello è caratterizzato da una discromia dello smalto che si presenta di colore bianco vivo o marrone. Dopo l’eruzione, si possono formare depressioni puntiformi singole o multiple.

Meccanismo di azione del fluoro 

I meccanismi responsabili dell’efficacia del fluoro nella prevenzione della carie sono qui di seguito elencati [Paglia L, Beretta. Odontoiatria Materno Infantile, Milano, Ariesdue, 2021]:

• formazione di fluoroapatite, a partire dall’idrossiapatite, più resistente alla solubilizzazione;

• diminuzione dell’adesività batterica, con sostituzione del calcio che normalmente si interpone tra acido lipoteicoico dello Streptococco Mutans e la pellicola salivare acquisita;

• inibizione di enzimi batterici, quale l’enolasi, determinando una diminuzione di gruppi fosforici utilizzabili dalle fosfotrasferasi, deputate a far penetrare il glucosio nella cellula;

• inibizione della crescita batterica;

• inibizione della produzione di glucani intra ed extra cellulari;

• inibizione diretta della fosfatasi acida [Valletta et al., 1997].

 

 

 

La Vitamina D è un fattore protettivo della carie

Della vitamina D e dei suoi presunti effetti benefici per la salute orale se ne parla da tempo. Recentemente sono però anche apparsi alcuni studi che hanno definito inconcludenti le prove a sostegno di questa tesi. Tuttavia, una ricerca appena pubblicata sul Journal of Public Health Dentistry è tornata sull'argomento con risultati interessanti e che riaprono il dibattito sul ruolo della vitamina D per la salute orale.

Il focus dello studio incentrato su giovani e vitamina D

I ricercatori del Clinical Research Center for Oral Diseases della Zhejiang University, Cina, hanno studiato la relazione tra carie dentale e livelli sierici di vitamina D. Attraverso il National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), hanno preso in esame un campione di giovani statunitensi di età compresa tra 5 e 19 anni. All'interno di questo gruppo, hanno analizzato le relazioni tra il livello sierico di 25-idrossivitamina-D [25(OH)D] e la carie dentale nei bambini e nei giovani.

I risultati della ricerca

Per determinare la concentrazione sierica di [25(OH)D], i ricercatori si sono avvalsi della cromatografia liquida ad alte prestazioni-spettrometria di massa tandem (HPLC–MS/MS). Le analisi dei denti, invece, sono state condotte da odontoiatri autorizzati. I rtisultati hanno mostrato innanzitutto una relazione non lineare tra la carie dentale e l'età. La vitamina D ha mostrato un effetto protettivo relativamente stabile solo con concentrazioni superiori ai 60 nmol/L. In particolare, gli autori dello studio hanno osservato che ad un aumento di 10 nmol/L delle concentrazionbi sieriche di [25(OH)D] era associata una riduzione della carie del 10%. Segno che una quantità sufficiente di vitamina D potrebbe proteggere dalla carie.

Cosa suggerire dunque ai pazienti

I risultati di questa ricerca sembrano confermare l'ipotesi che la vitamina D sia davvero un fattore protettivo della carie. E questo andrebbe ricordato ai pazienti, ma anche ai genitori dei piccoli pazienti. Insieme con quel che raccomanda da tempo l'OMS che proprio sulla prevenzione sottolinea il ruolo decisivo di un'alimentazione equilibrata, povera di zuccheri liberi e ricca di frutta e verdura, e che privilegi l'acqua a qualsiasi altra bevanda. Fumo e alcol andrebbero evitati, mentre sarebbe da incoraggiare l'uso dei dispositivi di protezione per chi pratica sport o viaggia in moto o in bicicletta. Ma anche la buona abitudine di spazzolare i denti due volte al giorno. Meglio se con un dentifricio al fluoro, la cui concentrazione deve essere da 1000 a 1500 ppm.

La professione odontoiatrica richiede alti standard, non sempre giustificati

La professione odontoiatrica richiede standard qualitativi sempre più alti. Questo genera un circolo virtuoso che sollecita gli odontoiatri a fare bene e sempre meglio. Tuttavia, c'è anche il rovescio della medaglia. Quanto questo sia giustificabile dalla natura stessa della professione e quanto invece dettato da motivazioni esterne, come la paura di sbagliare o il rischio di contenzioso, sarebbe utile saperlo. Se non altro per pura curiosità o per ragioni culturali. Uno studio, condotto nel Regno Unito e recentemente pubblicato sul British Dental Journal, ha cercato di far luce su questo aspetto. I risultati, certamente parziali e comunque espressione della realtà britannica, molto diversa dalla nostra, potrebbero offrire interessanti spunti di riflessione anche all'odontoiatria italiana.

La professione odontoiatrica nel Regno Unito

Per esercitare la professione odontoiatrica, nel Regno Unito i dentisti sono chiamati ad adeguarsi agli standard professionali fissati dal General Dental Council. Si tratta di livelli  elevati, anche in considerazione delle aspettative dei pazienti, cresciute a dismisura e in continua ascesa. A partire da questo dato, un gruppo di ricercatori afferenti alla School of Social Sciences della Cardiff University, UK, hanno improntato un questionario. Hanno così posto una serie di domande ai professionisti stessi e ai pazienti, al fine di comprendere meglio la questione oggetto della ricerca.

I risultati dell'indagine

Gli autori dello studio hanno analizzato il contenuto di 772 risposte a testo libero dove professionisti e pazienti si sono espressi sulla loro idea circa i comportamenti professionali e non professionali in odontoiatria. Da una prima cernita, i ricercatori hanno estrapolato due linee argomentative. Gli standard di professionalità rilevati e richiesti sono alti e a ragion veduta. D'altro canto, e questo è il secondo filone, a volte sono persino troppo alti. A illuminare le due facce della medaglia, quattro grandi temi che fanno da sfondo al contesto generale su cui si muove l'odontoiatria britannica ma non solo.

I fattori in gioco

Gli standard qualitativi sono giustamente alti, a volte però persino troppo. Questo perché  la fiducia del paziente costa cara e va mantenuta nel tempo. Con un impegno richiesto che supera però molte altre professioni. A complicare la questione c'è la paura di sbagliare, diffusa tra gli odontoiatri che temono di finire in mezzo a un contenzioso. Di qui la loro propensione verso il perfezionismo che però pesa e non poco sulle spalle dell'odontoiatra.

Di cosa ci sarebbe bisogno, forse anche in Italia

Secondo i ricercatori, tutti gli stakeholder dovrebbero adoperasi affinché si allenti la morsa nei confronti degli odontoiatri che dovrebbero poter operare con più tranquillità, senza sentirsi sempre sotto pressione. Servirebbe un nuovo atteggiamento nei confronti dell'odontoiatria per promuovere una cultura della professionalità solidale, positiva e riflessiva. Una ricetta che forse, con qualche piccolo aggiustamento, potrebbe andar bene anche per l'odontoiatria italiana di certo non estranea a questi problemi ormai tipici della nostra epoca.

Impianto danneggiato: un nuovo metodo per recuperarlo

Un impianto danneggiato internamente può rappresentare un problema per il clinico. Se la filettatura è compromessa, infatti, potrebbe rendersi necessaria la rimozione dell'impianto. Uno studio, pubblicato sul Journal of implantology and applied sciences, illustra i vantaggi di un metodo alternativo. La tecnica è stata ideata da un gruppo di ricercatori coreani del Dipartimento di Protesi Dentaria del Seoul St. Mary's Dental Hospital, gli autori stessi della ricerca.

Le complicanze meccaniche, più frequenti di quelle biologiche

Gli interventi di implantologia, ormai entrati nella routine dell'odontoiatria, richiedono grande attenzione su diversi fronti. Solitamente mostrano alti tassi di successo, tuttavia le complicanze, sempre possibili, spingono i clinici più attenti a non abbassare mai la guardia. I controlli periodici servono a questo, a tenere lontane le complicanze biologiche, come la perimplantite, la più temuta, ma anche quelle meccaniche, più frequenti e a volte persino più insidiose se trascurate. Tuttavia, i pazienti non sempre seguono le indicazioni cliniche e spesso trascurano i controlli.

Il caso clinico

Gli operatori del Dipartimento di Protesi Dentaria del Seoul St. Mary's Dental Hospital si sono trovati di fronte a un caso difficile, ma per certi versi emblematico. La paziente, una donna di 42 anni, lamentava un problema di mobilità ad un impianto inserito 10 anni prima per sostituire il primo molare mascellare sinistro. Dopo avere recuperato la protesi implantare, i clinici hanno rilevato una frattura della vite dell'abutment, la cui rimozione ha danneggiato la filettatura interna dell'impianto, comproomettendone il funzionamento.

La soluzione adottata per salvare l'impianto danneggiato

In questi casi, la rimozione dell'impianto è la strada maestra. Il team coreano ha optato invece per un'altra soluzione che ha risparmiato alla paziente, odontofobica, l'intervento per la rimozione, ma anche quello per l'inserimento di un nuovo impianto. Gli operatori hanno fabbricato un perno fuso personalizzato e cementato la protesi, senza dover rimuovere l'impianto. La cementazione del perno fuso è stata eseguita impiegando un cemento a base di resina autopolimerizzabile. Al follow-up di 2 anni, non sono state rilevate complicanze, né segni di distacco del moncone o della protesi, segno che il metodo alternativo funziona.

Expodental Meeting 2023: un successo annunciato!

 

Expodental Meeting, a Rimini dal 18 al 20 maggio, si prepara a una edizione ricchissima di contenuti, espositori e visitatori. I sei padiglioni della manifestazione, ingresso Porta SUD, sono già densi di espositori confermando le aspettative per un risultato che superasse il traguardo raggiunto nel 2022.
Da febbraio i visitatori hanno iniziato a registrarsi a Expodental Meeting, a scaricare il badge di ingresso e a prenotare gli eventi attraverso il nuovissimo portale VISITATORI, dove è anche possibile organizzare la propria visita attraverso una agenda digitale.

 

Il programma scientifico è caratterizzato, come sempre, dalla collaborazione con tutte le associazioni di riferimento e con le Università e prevede corsi di conservativa, chirurgia orale/piezochirurgia, endodonzia, estetica dentale, gnatologia, implantologia, laser, parodontologia, patologia orale e pazienti fragili, odontoiatria digitale, radiologia, sindacale. Non mancheranno i corsi per igienisti e ASO, gli appuntamenti degli Amici di Brugg, e un ricco programma di marketing e management per l’odontoiatra moderno.

 

Protagonisti indiscussi di questa edizione Tecnodental Forum, novità assoluta 2023 sono l’evento dedicato agli odontotecnici e Expo3D con il Digital Dental Theatre.
Obiettivo 2023 di Expodental Meeting è ancora una volta quello di offrire a visitatori e espositori una esperienza del dentale attraverso una manifestazione che sappia rispondere adeguatamente alle esigenze del mercato, alla sete di digitale e di innovazione tecnologica, alla richiesta importante di aggiornamento e formazione specifica di tutti i professionisti.

Il Paziente al centro del Flusso Digitale: Dentsply Sirona presenta il DS World Italy 2023

 

Il prestigioso congresso Dentsply Sirona World torna in Italia per presentare le ultime innovazioni in tema di odontoiatria digitale. Dal 29 al 30 Settembre 2023, il Palazzo dei Congressi di Riccione ospiterà oltre 50 relatori nazionali e internazionali selezionati tra i maggiori esperti in tutte le aree dell'odontoiatria, dall’endodonzia all’implantologia, alla protesi e all’ortodonzia, che presenteranno le loro esperienze in chiave digitale. I partecipanti potranno accedere a entusiasmanti presentazioni sul palco principale, sessioni specialistiche, discussioni di casi clinici e dimostrazioni dal vivo nell’ampio spazio espositivo.

 

Il programma del DS World Italy 2023

L’evento, rivolto a Odontoiatri, Odontotecnici e Assistenti, nelle due giornate congressuali prevede un ricco programma culturale con sessioni plenarie che tratteranno molti temi di grande interesse per il settore odontoiatrico. I partecipanti al DS World Italy potranno seguire oltre 30 corsi di formazione clinica, tra le sessioni plenarie e quelle specialistiche, tutte condotte da alcuni degli esperti più affermati al mondo. Ogni partecipante potrà scegliere le sessioni a cui partecipare in modo da personalizzare l'esperienza in base al proprio interesse.

 

Sessioni plenarie e sessioni specialistiche

Le sessioni copriranno una vasta gamma di argomenti in quasi tutte le discipline dentali: nella prima sessione plenaria, dopo l’apertura di Pierluigi Violati, inizieranno le sessioni cliniche con il Dott. Marco Martignoni e il Prof. Simone Grandini che terranno una relazione dal titolo: The Root to Crown solution nell’era digitale, dalla diagnosi al manufatto protesico chairside”; a seguire la Dott.ssa Costanza Micarelli e l’Odt. Lanfranco Santocchi parleranno di: Esperienza digitale: l’estetica incontra la tecnologia; mentre la Dott.ssa Antonella Maselli farà una presentazione sul tema dell’ortodonzia digitale dal titolo: Un linguaggio condiviso per la super collaborazione nella cura del paziente ortodontico, dalla diagnosi alla protesi. Il Dott. Marco Degidi durante la sua relazione parlerà di implantoprotesi a carico immediato tra tradizione ed evoluzione digitale”.
In chiusura della prima giornata il Dott. Gaetano Noè terrà una presentazione sul Flusso di lavoro digitale nelle riabilitazioni protesiche: dal caso semplice a quello complesso.

La mattina di venerdì 29 settembre si terranno cinque corsi precongressuali a scelta tra Endo & Digital, Implant, Lab, CEREC e Smile Design.
Sabato 30 settembre, si terranno sei sessioni specialistiche: sarà possibile scegliere tra i percorsi Endo-Resto, Implant DSI, Implant MIS, Protesi-Lab, Smile Design e CAD/CAM digital. Nel pomeriggio il Dott. Sameer Puri, uno degli ospiti internazionali più attesi, terrà la presentazione Uno sguardo al futuro: l’odontoiatria del domani.
A seguire Andreas Frank, Executive Vice President Dentsply Sirona terrà una relazione dal titolo: La risposta di Dentsply Sirona alle esigenze dell’odontoiatria.
Pierluigi Pavoni, Marketing Director Dentsply Sirona Italia, insieme con i moderatori del congresso, il Prof. Massimo Gagliani e il Prof. Dino Re, chiuderà i lavori e inviterà i presenti a partecipare alle sessioni di demo hands-on nell’area espositiva.
A coronamento delle due giornate congressuali è prevista una esclusiva serata conviviale, che offrirà a tutti i partecipanti un’ulteriore occasione di scambio e networking.

 

Flussi di lavoro integrati e soluzioni digitali innovative

I partecipanti al DS World Italy 2023 avranno la possibilità di provare le ultime soluzioni in tema di odontoiatria digitale offerte da Dentsply Sirona, tra cui Primescan Connect, la versione portatile dello scanner intraorale Primescan AC, con il nuovo servizio di archiviazione in cloud DS Core e il servizio di assistenza con supporto dedicato DS Core Care. Tra le altre innovazioni esposte: la suite endodontica ProTaper Ultimate e il cemento bioceramico di nuova generazione AH Plus, le soluzioni implantoprotesiche premium appartenenti alla EV family con i nuovi DS PrimeTaper e DS Omnitaper che si uniscono ad Astra Tech Implant EV e la nuova versione XD degli impianti MIS, nonché i blocchetti CEREC Tessera e CEREC MTL Zirconia per restauri protesici altamente estetici e dall'aspetto naturale. Saranno presentate inoltre le soluzioni di ortodonzia digitale Dentsply Sirona con le piattaforme e gli allineatori trasparenti SureSmile, che permettono ai pazienti di avere sorrisi più belli e più sani, migliorando la qualità delle loro vite.

 

Pierluigi Violati, Group Vice President RCO Southern Europe di Dentsply Sirona
«Siamo entusiasti di ospitare il DS World Italy quest’anno e di presentare le nostre soluzioni digitali innovative ai professionisti del settore dentale», ha affermato Pierluigi Violati, Group Vice President RCO Southern Europe di Dentsply Sirona. «Il DS World ha sempre rappresentato un'eccezionale opportunità per i professionisti del settore dentale di riunirsi e imparare gli uni dagli altri ed è fantastico poterlo realizzare in tutti i paesi del mondo».

 

 

La quota di iscrizione comprende: la registrazione al congresso, ai corsi precongressuali, alle sessioni specialistiche, i pranzi, i coffee break e il dinner party. Il pernottamento è a carico del partecipante. Una volta perfezionata l’iscrizione, la segreteria organizzativa MCI Italy fornirà l’elenco degli alberghi convenzionati.

Arcata dentale accorciata, quali vantaggi offre all’anziano

La riabilitazione di un'arcata dentale accorciata (SDA) è una valida alternativa alla riabilitazione protesica convenzionale (RPD)? Un gruppo di ricercatori del Centro di Medicina Dentale dell'Università di Zurigo s'è posto il problema. La risposta è contenuta nella revisione sistematica realizzata di recente e pubblicata sul Journal of Dentistry. Lo studio, in particolare, s'è concentrato sui benefici nutrizionali e i vantaggi economici che questa scelta terapeutica potrebbe offrire agli anziani.

Gli studi selezionati sull'arcata dentale accorciata

Nella revisione, i ricercatori dell'Università di Zurigo hanno incluso i lavori scientifici pubblicati non oltre il 6 novembre 2022. Gli studi dovevano riguardare almeno 10 soggetti analizzati, col vincolo che fossero seguiti clinicamente nelle visite di richiamo. Gli autori si sono affidati ai database PubMed, Embase, CENTRAL e Web of Science, e ai principali motori di ricerca online. Dagli oltre 13mila studi identificati, ne hanno selezionati 92 per l'analisi full-text.

I risultati della revisione sistematica

Dal punto di vista nutrizionale, i ricercatori non hanno rilevato differenze tra chi aveva una protesi convenzionale e chi invece un'arcata dentale accorciata. In altre parole, in entrambi i casi, gli anziani presi in esame mostravano una capacità masticatoria buona che consentiva loro di alimentarsi senza restrizioni o differenze sostanziali.

Dal punto di vista economico, invece, le differenze erano marcate, perché la soluzione SDA risultava sempre più conveniente rispetto ai trattamenti convenzionali, molto più dispendiosi economicamente, ma anche sotto altri profili, come quello del tempo e del numero delle sedute richieste al paziente.

Le conseguenze sul piano pratico

Questa revisione sistematica suggerisce due cose. Innanzitutto che la riabilitazione di un'arcata dentale accorciata è una valida alternativa alla riabilitazione protesica convenzionale. É una soluzione che può essere suggerita per i vantaggi economici che offre, ma anche perché non presenta svantaggi sul piano funzionale e nutrizionale. Tuttavia, in un caso o nell'altro, e questa è la seconda riflessione suggerita dallo studio, resta aperta la questione su come aiutare l'anziano ad avere un'alimentazione adeguata. Dato che la capacità masticatoria è la condizione necessaria perché questo avvenga, ma non sufficiente al suo pieno benessere di cui però l'odontoiatra può essere, insieme con altri specialisti, uno dei principali artefici.

Pazienti con impianti, la check-list per esaminarli correttamente

I pazienti con impianti sono una realtà che l'odontoiatra incontra ogni giorno, anche in prima visita. Come valutarli adeguatamente, seguendo un approccio basato sull'evidenza scientifica? Lo suggerisce Fadi Barrak, specialista in Chirugia orale e coordinatore del Master in Implantologia Clinica della University of Central Lancashire. Insieme a due suoi colleghi, ha scritto un articolo, pubblicato sul British Dental Journal, dove spiega, al dentista generico, come comportarsi nel dettaglio.

Gli impianti, tanto diffusi, un po' meno conosciuti

L'implantologia in questi ultimi decenni si è sviluppata molto, sotto ogni profilo. Eppure, secondo gli autori della ricerca, che si sono concentrati sul Regno Unito, il dentista generico potrebbe sentirsi inadeguato di fronte a un paziente con uno o più impianti. Ci sarebbe un gap di conoscenza che è necessario colmare. Magari proprio con una sorta di check-list che orienti il dentista con meno esperienza nell'implantologia a indossare gli occhiali con cui osservare meglio lo stato di salute di questi dispositivi medici che hanno bisogno di costante manutenzione.

La check-list per l'esame di un impianto

Al primo posto c'è il grado di soddisfazione del paziente che già può suggerire qualche utile indicazione. L'infiammazione dei tessuti circostanti è la seconda cosa da analizzare. Al terzo posto c'è il grado di igiene orale che l'odontoiatra deve comprendere. Il sondaggio degli impianti è il quarto aspetto da osservare: le gengive non devono sanguinare e le tasche non essere più profonde di 5 mm. Anche l'occlusione va verificata, poiché gli impianti, essendo privi di legamento parodontale, non hanno la capacità di assorbire gli urti. Una malocclusione potrebbe danneggiare la protesi e la stabilità stessa dell'impianto. Nella lista delle cose da controllare c'è infatti anche la mobilità dell'impianto e dei suoi singoli componenti, ma anche i punti di contatto. L'odontoiatra non deve dimenticarsi neppure di analizzare il framework e il profilo di emergenza. Anche le radiografie pregresse andrebbero prese in esame e nei casi necessari se ne devono eseguire di nuove.

La perimplantite, la malattia da evitare

Sono numerose dunque le voci da analizzare. Gli autori, nella pubblicazione, le spiegano più nel dettaglio, fornendo anche un'ampia bibliografìa che ne giustifica il senso. Seguire scrupolosamente le indicazioni contenute nella check-list ideata da Fadi Barrak, serve a non dimenticarsi nulla, ma soprattutto, in sintesi, a scongiurare il rischio di perimplantite. La complicanza più frequente e pericolosa che può essere tenuta alla larga sottoponendo il paziente ai controlli periodici. Ma anche riducendo i fattori di rischio, selezionando il paziente ancor prima di eseguire l'intervento di implantologia.

Turismo dentale: tra i rischi, barotrauma e barodontalgia

Il turismo dentale è un fenomeno che preoccupa gli odontoiatri. Questa volta non soltanto quelli che ne subiscono gli effetti negativi, veri o presunti. Una recente ricerca, pubblicata sul British Dental Journal, ne spiega le ragioni, molte diverse da quelle solitamente additate. Gli autori dello studio, che operano presso il Dipartimento di Medicina dei Viaggi dell'Università di Debrecen, Ungheria, mettono in guardia odontoiatri e pazienti dai rischi di barotrauma e barodontalgia. Gli effetti negativi causati dalla pressione a cui si è sollecitati in volo, nonostante la pressurizzazione della cabina. Offrendo anche utili indicazioni sui tempi ideali da far trascorrere dopo un trattamento odontoiatrico, prima di mettersi in viaggio.

Viaggiando in aereo, il turismo dentale è più pericoloso

Curarsi in un paese lontano dalla propria residenza può essere un'opportunità, ma anche un potenziale rischio. Se poi si  deve prendere un aereo, allora i rischi aumentano per le conseguenze che il paziente potrebbe subire dalle variazioni di pressione durante il volo di ritorno. Il fenomeno è poco noto e studiato prevalentemente in ambito militare. Quel che si sa in generale è che, dopo qualsiasi intervento odontoiatrico, il paziente dovrebbe aspettare circa una settimana prima di prendere un aereo. Le settimane sono invece 6 per chi avesse subìto un intervento di rialzo del seno mascellare.

Ogni viaggio a suo tempo

Per ogni trattamento odontoiatrico, gli autori dello studio offrono utili indicazioni. Per esempio, per un'otturazione bisognerebbe attendere 24 ore dalla fine del trattamento restaurativo. Una semplice estrazione richiede un tempo d'attesa, con i piedi per terra, di 24-48 ore che diventano 72 per la procedura endodontica non chirurgica, l'estrazione chirurgica e il posizionamento di un impianto.

Le conseguenze di questo studio

Il turismo dentale è un fenomeno sensibile a diversi fattori che lo possono sollecitare o scoraggiare. Questa ricerca ne introduce uno nuovo, ancora poco conosciuto, ma decisamente importante oltre che suggestivo. Con quali conseguenze, però, per ora non è possibile saperlo con precisione. Perché i rischi di barotrauma e barodontalgia, in effetti, potrebbero ostacolare il turismo dentale. Oppure convincere i pazienti ad allungare la permanenza all'estero, cioè a prendersi una vacanza su prescrizione medica. Con quali altri effetti sulla salute, però, la ricerca non lo dice, ma è facile immaginarlo.

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