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La sensibilità dentinale: un disagio frequente con impatti sulla salute orale

La sensibilità dentinale

Che cos’è la sensibilità dentinale?

La sensibilità dentinale si verifica quando lo smalto dentale si assottiglia o si danneggia, permettendo agli stimoli esterni di raggiungere la dentina sottostante, provocando così fastidio o dolore. Secondo dati divulgati dall'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), circa il 30% della popolazione italiana soffre di sensibilità dentinale. Affrontare questa problematica in modo proattivo è fondamentale per preservare la salute orale a lungo termine e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

 

I disturbi associati alla sensibilità dentinale

I pazienti che soffrono di sensibilità dentinale possono sperimentare vari disturbi, ad esempio un dolore acuto o sensazioni dolorose brevi e intense durante il consumo di cibi o bevande caldi, freddi o dolci. La sensibilità può manifestarsi come una sensazione pungente o lancinante.

Le cause di sensibilità dentinale

  1. Denti consumati: l'usura dello smalto può essere dovuta all’età, così come a spazzolature troppo energiche
  2. Errori di spazzolamento favoriti da spazzolini molto usurati o con setole troppo dure e da una gestualità scorretta e utilizzo di prodotti per l’igiene orale non congrui
  3. Recessioni gengivali: quando si verificano la radice del dente può rimanere scoperta, aumentando la sensibilità dentinale
  4. Carie dentaria: può provocare lesioni della dentina, causando sensibilità
  5. Procedure odontoiatriche: alcuni trattamenti, come lo sbiancamento professionale, possono causare una temporanea sensibilità dei denti
  6. Abitudini alimentari: il consumo frequente di cibi acidi può esercitare una azione erosiva sullo smalto. Anche il reflusso gastroesofageo può favorire la sensibilità dentinale.

 

Conseguenze sulla salute orale

La sensibilità dentinale può avere impatti significativi sulla salute orale, influenzando abitudini quotidiane come la corretta igiene orale. Chi soffre di questa condizione, a fronte del dolore, potrebbe evitare di spazzolare i denti correttamente o di passare il filo interdentale, aumentando il rischio di carie e malattie gengivali. Inoltre, questo disturbo può causare stress emotivo e ansia legati alla paura del dolore durante le attività quotidiane, influenzando la qualità della vita. Affrontare la sensibilità dentinale richiede un approccio a 360 gradi. La prevenzione gioca un ruolo cruciale, incoraggiando la corretta igiene orale, evitando cibi acidi e consigliando trattamenti preventivi per remineralizzare lo smalto.

 

Trattamenti contro la sensibilità dentinale

I pazienti possono trovare giovamento nell'uso quotidiano di dentifrici e collutori a base di sostanze funzionali studiate per favorire la riduzione della sintomatologia. Per un'azione più profonda esistono prodotti specifici disponibili sotto forma di mousse in grado di occludere i tubuli dentinali e remineralizzare smalto e dentina. Rispetto ad altre formulazioni, la mousse favorisce un'applicazione uniforme, garantendo il raggiungimento di tutte le superfici dentali, comprese le zone sensibili. Si può utilizzare come trattamento sia durante le sedute di igiene professionale in studio sia a domicilio, istruendo il paziente sulle corrette modalità di applicazione. È possibile utilizzare le mousse anche prima di uno sbiancamento professionale, spesso causa temporanea di sensibilità, in modo che il paziente percepisca l’esperienza come più confortevole.

I vantaggi dell’utilizzo di una mousse ricca di sostanze funzionali sono:

  • rapido sollievo dal dolore
  • occlusione dei tubuli dentinali
  • protezione dalla sensibilità nel tempo
  • rapida remineralizzazione di smalto e dentina.

L'applicazione regolare può contribuire a rafforzare lo smalto, ridurre la sensibilità dentinale e promuovere una migliore salute orale complessiva.

 

sensibilità dentinale
L'igienista dentale prepara le mascherine contenenti una mousse ricca di sostanze funzionali contro la sensibilità dentinale da applicare all'arcata dentaria del paziente.

 

Sostanze funzionali contro la sensibilità dentinale

La ricerca scientifica ha individuato diverse sostanze funzionali che hanno la capacità di interagire chimicamente con i tessuti duri del dente, depositando una nuova fase minerale in continuità con quella preesistente. In particolare, hanno dimostrato di avere proprietà chimiche, fisiche, morfologiche e meccaniche analoghe alle strutture biologiche presenti in natura (smalto e dentina) e di stimolare, nell'ambiente fisiologico del cavo orale, processi simili a quelli occorrenti in presenza di tessuto biologico naturale, quali la remineralizzazione. Ad esempio:

  • Calcio e Fosfato, minerali fondamentali per la salute dello smalto dentale. L'applicazione topica di preparati contenenti Calcio e Fosfato può aiutare a rafforzare e proteggere lo smalto, riducendo la sensibilità dentinale;
  • Fluoro, elemento essenziale per la salute dentale, contribuisce a rinforzare lo smalto e a prevenire la formazione di carie;
  • Carbonato. Nel cavo orale aumenta la solubilità del complesso e la biodisponibilità degli ioni attivi Calcio, Fosfato e Fluoro.
  • Citrato, indispensabile per mantenere denti sani e forti, può contribuire a rendere i complessi di Fluoro e Calcio più stabili e maggiormente biomimetici;
  • Fase di Calcio Fosfato Amorfo (complesso ACP) - funzionalizzata con Fluoro, Carbonato, rivestita con Citrato.
  • Potassio Nitrato, noto per le sue proprietà desensibilizzanti. Riduce la sensibilità dentinale agendo sulle terminazioni nervose presenti nella dentina, aiutando a ridurre la percezione del dolore causato da stimoli esterni, come cibi freddi o caldi.

 

 

Maria Costanza Meazzini: curare meglio, insieme, le malattie rare del volto

malattie rare volto

Un approccio sempre più multidisciplinare, volto a ridurre il carico delle cure globali per i piccoli pazienti affetti da malformazioni craniofacciali, migliorando le loro vite: è l’obiettivo primario della Società europea di labiopalatoschisi e malformazioni craniofacciali, che dal 24 al 28 giugno riunirà a Milano, all’ECPCA 2024 - The European Cleft Palate Craniofacial Association Congress, prestigiosi relatori da tutto il mondo per condividere esperienze e linee guida acquisite negli ultimi 30 anni. Ne parliamo con la Presidente, la professoressa Maria Costanza Meazzini

 

Professoressa Meazzini, lei ha dedicato gran parte dei suoi studi e della sua vita alla cura delle malformazioni craniofacciali. Quanto è importante questo Congresso?
Maria Costanza Meazzini

Sarà un Congresso di rilevanza internazionale con oltre 650 relatori da 73 Paesi: chirurghi plastici e maxillo-facciali, ortodontisti, dentisti estetici, otorinolaringoiatri, neurochirurghi e altre figure come neurologi, genetisti, logopedisti e psicologi condivideranno le conoscenze maturate negli ultimi 20-30 anni sul trattamento delle malformazioni craniofacciali, confrontando i risultati delle loro esperienze per curare questi bambini sempre meglio. La multidisciplinarietà è il valore più importante della Società internazionale di labiopalatoschisi. Al Congresso sarà possibile avere accesso a moltissime informazioni in poco tempo, conoscere colleghi di altre specialità, creare contatti e conoscenze per sapere dove e a chi mandare i propri pazienti. Lo scopo è presentare quella che è l’eccellenza nel trattamento delle malformazioni craniofacciali anche a chi, pur non avendo mai approfondito questi temi, desidera imparare a lavorare in modo multidisciplinare sul paziente.

Come è cambiato l’approccio ai bambini con malformazioni craniofacciali?

L’obiettivo principale, sempre più vicino, è ridurre il carico delle cure globali per i piccoli pazienti. Fino a 30-40 anni fa, un bambino affetto da microsomia emifacciale dai 4 ai 18 anni doveva affrontare quattro o cinque interventi chirurgici, oltre a trattamenti ortodontici. Un carico pesantissimo per le famiglie e per i pazienti, costretti a trascorrere gran parte della propria infanzia e adolescenza in ospedale. Il nuovo approccio multidisciplinare oggi ha chiarito che molte problematiche si possono risolvere più tardi, con un unico intervento. Credo che il successo più grande raggiunto negli ultimi 25 anni sia far sì che questi ragazzini possano condurre una vita più normale, con enormi benefici sulla loro psiche e sulla loro socialità. Oggi si cerca di renderli il più gradevoli possibili già quando acquisiscono la consapevolezza del proprio aspetto, attorno agli otto anni. Il supporto di psicologi specializzati li aiuta a sentirsi più forti e magari anche ad accettare un minimo di presa in giro senza avvilirsi, anzi, rafforzandosi.

Qual è il ruolo del dentista generalista?

Ogni odontoiatra generalista dovrebbe essere la sentinella che intercetta il problema e lo rimanda sul Centro di riferimento di primo livello, perché tutti i bambini hanno il diritto di ricevere cure adeguate. Negli ultimi anni c’è stato un grosso miglioramento della consapevolezza grazie alla condivisione delle informazioni e al grande lavoro svolto sulle malattie rare. Ma è necessario continuare affinché pediatri, medici di famiglia e dentisti generalisti sappiano cosa è giusto fare.

I Centri di primo livello sono attivi in tutte le Regioni italiane?

Questo è il tasto debole dell’Italia. L’Inghilterra ha iniziato 30 anni fa e la Francia ha mappato i centri di riferimento a cui il paziente con malformazione craniofacciale deve obbligatoriamente rivolgersi, senza poter essere curato altrove. In Italia esistono Centri di riferimento regionali e i trattamenti e gli interventi per le malformazioni craniofacciali e la labiopalatoschisi sono supportati dal Sistema Sanitario Nazionale, ma la Costituzione prevede che il paziente sia libero di scegliere dove curarsi. E purtroppo fuori c’è ancora tanta improvvisazione. Eppure, il primo intervento è quello che segna il viso di questi bambini per tutta la vita. Da qui l’importanza di confrontarsi nei congressi internazionali per vedere quali risultati si possono ottenere con i trattamenti impostati correttamente e scoprire lo stimolo per migliorarsi in maniera estrema o, se necessario, saper delegare ad altri.

Al San Paolo di Milano e al San Gerardo di Monza avete stilato importanti linee guida

Il San Paolo di Milano e il San Gerardo di Monza fanno parte del neo-formato gruppo ERN, European Reference Network , composto da 25 ospedali europei che hanno l’obiettivo di stilare linee guida per il trattamento delle varie malformazioni craniofacciali e le malattie rare del volto. A Monza e a Milano, ad esempio, sono state messe a punto linee guida per il trattamento di una patologia detta sequenza di Pierre Robin: i bambini che ne sono affetti hanno la mandibola molto piccola e non respirano alla nascita: in questi casi l’ortodontista e il tecnico dentale sono fondamentali per creare placche personalizzate che li aiutano a respirare.

Quanto sono diffuse queste patologie?

La labiopalatoschisi è ancora molto diffusa, con la stessa frequenza di anni fa, ossia un nuovo nato su 700. Da quando, 12 anni or sono, la Cina ha aperto l’adozione ai bambini portatori di malattie congenite del viso e di altre patologie, molti genitori italiani che vogliono adottare scelgono un bambino con labiopalatoschisi e questo ha incrementato il numero dei casi che vediamo. Altre malformazioni, ad esempio le microsomie facciali, affliggono un nuovo nato su 5.000, mentre le cranio-facio-stenosi sono molto più rare e riguardano un nuovo nato su 100.000.

A che età si può fare una diagnosi certa?

Le malformazioni sono visibili anche prima della nascita. La diagnosi di labiopalatoschisi si fa attorno alla 18-20esima settimana di vita intrauterina, poi con un’ecografia di secondo livello si valuta che non vi siano altre malformazioni gravi associate. Moltissimi dei miei pazienti li ho conosciuti dall’ecografia, prima che nascessero: poter spiegare ai genitori cosa fare prima della nascita è un grande supporto per la famiglia. Quando una giovane coppia in attesa arriva al nostro centro preoccupata, facciamo in modo che possa incontrare dei ragazzi che si sono curati da noi. Dal punto di vista psicologico ha un effetto strepitoso conoscere un giovane adulto che ha avuto lo stesso problema del tuo nascituro.

Cosa presenterà al Congresso con i suoi gruppi di lavoro?

Con il dottor Luca Autelitano, coordinatore clinico del Centro Regionale per le labiopalatoschisi di Milano, Operation Smile, e la dottoressa Angela Rezzonico, coordinatrice della logopedia, presenteremo i risultati a lunghissimo termine su ragazzi che oggi hanno 25-28 anni, per confrontarli con quelli di altri 20 Centri nel mondo. Verranno ribadite le linee guida a livello europeo sia per la labiopalatoschisi, sia per il trattamento di un gruppo di patologie che si chiamano Sindromi del primo e del secondo arco branchiale: ad esempio bambini che nascono con mezzo volto iposviluppato, senza un orecchio, a volte senza un occhio. Nei corsi precongressuali ci saranno due sessioni di interesse anche per chi non è troppo addentro: uno sul trattamento delle terze classi, in particolare nelle malformazioni craniofacciali, con due relatori molto noti a livello internazionale: Daniela Garib ed Eric Liou. Ci sarà poi una sessione sull’utilizzo di allineatori, in cui mostreremo i risultati e l’affidabilità sul paziente più grave. Un gruppo parlerà di allineatori anche sul bambino con labiopalatoschisi.

L’avvento degli allineatori ha dato una nuova spinta alle terapie per le malformazioni?

Gli allineatori sono stati un ingresso geniale perché consentono i trattamenti a distanza. Questo è di grande aiuto soprattutto nei Paesi meno sviluppati, dove i bambini abitano magari nella giungla, a molte ore di marcia dal Centro di riferimento; in questi casi è possibile fare ortodonzia a distanza: si consegna un set di allineatori e si rivede il bambino dopo sei mesi. Il vero problema degli allineatori è il costo, ma con il proliferare delle industrie che producono materiale ortodontico, è plausibile che i prezzi si abbasseranno. Nel corso del Congresso si svolgerà un’intera sessione interessante per ortodontisti, pedodontisti e dentisti generici che vogliono rendersi conto dei livelli di utilizzo degli allineatori, concentrandosi su potenziale e rischi. Sono strumenti validissimi, ma richiedono grande competenza. E i rischi ci sono, soprattutto quando si utilizzano nei ragazzi malformati.

Altri approcci in grado di offrire risultati?

Si è capito che alcune terapie, come la distrazione osteogenetica per allungare la mandibola, vanno usate con grande cautela perché può verificarsi una recidiva importante. Anche la distrazione del mascellare superiore oggi si applica con molta più attenzione. Nel precorso congressuale verranno presentate terapie ortodontiche ortopediche che hanno una solidità nel lungo termine e di cui oggi conosciamo i limiti. Ad esempio, si parlerà di come i TAD, le viti temporanee usate come ancoraggio, possono essere impiegati nell’immediato post chirurgico e nell’ortodonzia per evitare determinate chirurgie. Si parlerà anche della parte protesica, ossia la sostituzione dell’articolazione temporomandibolare e dell’angolo mandibolare nei bambini che ne sono privi. Fino a qualche anno fa c’era grande prudenza a utilizzare la protesi nei soggetti giovani: veniva consigliata sono nei pazienti con esiti di tumore perché non se ne conoscevano gli effetti nel lungo termine, ma la tecnologia è migliorata tantissimo negli ultimi 30 anni; al Congresso almeno 3-4 relatori parleranno proprio del suo impiego nel paziente giovane.

Quanto tempo occorre per ottenere risultati?

Il tempo necessario varia a seconda del tipo di malformazione. Un bambino con labiopalatoschisi, seguendo il protocollo di Milano, già verso i 2-3 anni si può considerare a posto dal punto di vista estetico e funzionale. Poi si corregge il sorriso con la parte ortodontica, che si conclude intorno agli 11-12 anni. I pazienti in terza classe, se rispondono bene alla terapia ortopedica, possono avere già un aspetto più che normale a 13-14 anni. Altri pazienti devono invece aspettare la chirurgia ortognatica a fine crescita, verso i 18-20 anni. Per altre patologie, come le cranio-facio-stenosi e le microsomie emifacciali, il percorso termina quasi sempre verso i 20 anni, perché la chirurgia ortognatica finale nella stragrande maggioranza dei casi è indispensabile. Il risultato che si ottiene adesso era impensabile negli anni Novanta, quando ero specializzanda. Molti dei miei piccoli pazienti oggi sono giovani adulti bellissimi, anche più di molti loro coetanei, e mi invitano alla loro tesi di laurea o alle loro nozze.

Informazioni utili per partecipare al Congresso ECPCA 2024

Il Congresso ECPCA 2024, The European Cleft Palate Craniofacial Association Congress si svolgerà dal 24 al 28 giugno a Milano, nella prestigiosa residenza storica di Palazzo Castiglioni, in corso Venezia, 47. Chi desidera partecipare può iscriversi al seguente link: https://ecpcamilan2024.it.

 

 

Maria Costanza Meazzini

Coordinatore Scientifico presso il Centro Regionale per la cura delle labiopalatoschisi, Ospedale Santi Paolo e Carlo, Operation Smile, Milano e consulente per le Malformazioni Craniofacciali presso il Reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale, Ospedale San Gerardo, Monza. È membro fondatore e Presidente della Società Europea per le labiopalatoschisi e Malformazioni Craniofacciali (ECPCA) e referente per la Smile House per l’ERN CRANIO (European Reference Network). È Professore a contratto presso l’Università degli Studi di Milano, Milano-Bicocca e San Raffaele. È Past-President della SILPS (Società Italiana LabioPalato Schisi). Specializzata in Ortognatodonzia e Gnatologia presso la Harvard University (Boston, USA, 1995) e in Ortopedia Facciale per Malformazioni Craniofacciali presso la University of Illinois at Chicago, (Chicago, USA, 1997).

5 minuti con Sandro Marcoli

Sandro Marcoli
Sandro Marcoli
Luigi Paglia, direttore scientifico de Il Dentista Moderno

Giornalmente nella nostra pratica clinica affrontiamo casi endodontici complessi: camere pulpari e canali calcificati; anatomie complicate; canali di forme fantasiose; perforazioni-stripping; forami apicali ampi; strumenti fratturati; rimozione di perni in fibra; endo-traumatologia; incrinature. Sappiamo che l’esperienza, unita alla disponibilità di un adeguato strumentario, costituisce l’arma vincente per superare le sfide che l’endodonzia ci pone tutti i giorni nei nostri studi. Comprendere quando è necessario riferire il caso a un endodontista è poi da prendere in attenta considerazione nella nostra pratica quotidiana.
Con sette domande e cinque minuti di lettura delle risposte di Sandro Marcoli faremo insieme uno “stress test” che ci permetterà un’autovalutazione delle nostre potenzialità, aiutandoci a prendere le decisioni giuste al momento della “verità endodontica”!
Buona lettura

 

Quanto è importante disporre della CBCT in Endodonzia e quando è indicata?

La CBCT è un ausilio interessante in Endodonzia, ma va usato con cura e sicuramente non per dimostrare guarigioni o capire l’estensione della lesione apicale. Probabilmente la situazione in cui più ci aiuta è la verifica della presenza di un canale in cui la dentina terziaria ha di molto ristretto il lume o l’ha addirittura fatto scomparire. Capire se il canale è ancora presente e a che profondità lo possiamo trovare è importante per programmare la nostra strategia operativa.

 

Cosa fare in caso di eventi avversi come enfisema da ipoclorito o frattura di strumenti canalari?

L’enfisema da fuoriuscita di ipoclorito apicalmente deve essere anzitutto prevenuto: consigliati aghi da irrigazione sottili, con fuoriuscita laterale, mai impegnati nel canale e dolcezza sullo stantuffo della siringa. Se succede, nulla di irreparabile: antinfiammatori, eventualmente cortisone e ... tanta pazienza. La frattura di uno strumento nel canale ha prognosi abbastanza favorevole in un dente a polpa viva, meno in un dente con lesione apicalmente al canale il cui accesso è impedito dallo strumento.
Difficile riuscire a rimuoverlo senza microscopio e attenzione a non togliere troppa struttura sana nel tentativo di farlo. Paradossalmente potrebbe essere meno invasiva un’endodonzia chirurgica.

 

Cementi bioceramici, sì o no?

Il boom dei cementi bioceramici nell’otturazione canalare non è tanto sostenuto da un reale miglioramento del sigillo rispetto a una tecnica con gutta plasticizzata dal calore e cemento tradizionale, ma dalla sua facilità di utilizzo: un po’ di cemento nel canale, un mono cono e il gioco è fatto. Sicuramente indicatissimi in apici grandi, riassorbiti e con morfologie insolite.

 

Rigenerazione pulpare nel trattamento di denti con apici beanti? A che punto siamo?

Non è una procedura che consiglierei a chi non la maneggia abitualmente. In letteratura c’è ancora molta confusione. Sicuramente sarebbe la scelta ideale se riuscisse a rigenerare polpa per ispessire radici immature sottili e chiudere apici beanti. Molti positivi risultati attribuiti a una rigenerazione pulpare sono invece il risultato di polpe non completamente necrotiche messe in condizione, grazie a una terapia corretta, di continuare il loro lavoro: produrre dentina.

 

In caso di elementi con ampie lesioni endodontiche, è consigliabile una terapia in una o due sedute?

Larga parte della letteratura è concorde sulla chiusura in prima seduta. Riduzione dei tempi, semplificazione della terapia e spesso un minor dolore post-operatorio. Il requisito essenziale è riuscire ad asciugare il canale, cosa che in lesioni molto ampie non è spesso possibile subito. Per questo motivo si ricorre a una medicazione intermedia. L’idrossido di calcio è praticamente l’unico materiale a prova di evidenza scientifica. Attenzione all’efficacia del sigillo dell’otturazione provvisoria!

 

Quali sistemi ingrandenti raccomandi nella pratica endodontica quotidiana e quando ritieni necessario l’ausilio della microscopia?

L’utilizzo di un sistema prismatico da 4x a 5x credo sia indispensabile in ogni procedura odontoiatrica e particolarmente in Endodonzia. Fondamentale un Led per illuminare, senza il quale il vantaggio dell’ingrandimento non è così performante. Ricerca di canali calcificati, strumenti rotti/perforazioni in sede profonda e tutta l’Endodonzia chirurgica, a mio avviso, richiedono l’uso di un microscopio operatorio.

 

Quali elementi sono da valutare nella scelta del restauro post-endodontico?

Molte pubblicazioni evidenziano quanto il corretto restauro agevoli il buon esito di una terapia endodontica. Se le cuspidi residue sono sufficientemente spesse e una cresta marginale è presente, probabilmente è sufficiente un restauro diretto senza ricopertura. In caso contrario si ricopre. La corona tradizionale non è indicata, anzi, la potremmo definire un over-treatment.
Un onlay o un overlay adesivo sono il restauro corretto: preservano molta più struttura sana residua, sono più economici e facili da eseguire.

 

Cancro orale: il ruolo dell’igienista dentale

cancro orale
Figure 2a-b. Rilevamento dell'autofluorescenza tissutale. Nella foto a destra scattata con Goccles® di Pierrel, la perdita di autofluorescenza evidenzia un leucoeritroplachia con carcinoma in situ del palato molle di sinistra.

Nella lotta contro le patologie del cavo orale, l’odontoiatra trova nell’igienista dentale un valido alleato. Il ruolo principale dell’igienista dentale è quello di preservare la salute orale del paziente, promuovendo screening regolari dell’intera bocca e favorendo l’educazione del paziente alle corrette abitudini per il mantenimento della salute del cavo orale.
In questo interessante articolo, il professor Silvio Abati e i suoi collaboratori approfondiscono quale fondamentale ruolo abbia la figura professionale dell’igienista dentale nello screening delle patologie del cavo orale.

 

Che cos'è il cancro orale

Il cancro orale è una malattia maligna devastante, grave e potenzialmente fatale con conseguenze enormemente rilevanti per i pazienti affetti, le famiglie e la società.

Il cancro orale è una delle poche malattie mortali di origine orale che gli operatori della salute orale possono incontrare nella loro attività professionale.

Il cancro della bocca colpisce ogni anno circa 400.000 soggetti nel mondo e circa 5.000 in Italia ed è nel 95% dei casi un carcinoma squamocellulare cioè un tumore maligno che origina dall'epitelio della mucosa orale.

Nonostante i notevoli progressi nei campi della diagnosi e delle terapie chirurgiche, farmacologiche e radianti, la sopravvivenza relativa dei pazienti affetti da cancro orale è tra le peggiori tra quelle dei principali tumori maligni. Dopo cinque anni solo poco più della metà dei pazienti affetti è ancora vivente: la sopravvivenza non è migliorata significativamente dagli anni Settanta ad oggi, a differenza che per altre malattie neoplastiche maligne.

Negli ultimi decenni, lo stadio della malattia al momento della diagnosi non è cambiato significativamente. Il coinvolgimento e la formazione di tutte le figure professionali interessate, cioè, odontoiatri, igienisti dentali, medici di medicina generale e altri specialisti di discipline mediche è essenziale per l'anticipazione della diagnosi del cancro orale e la riduzione dell'impatto della malattia e della mortalità nei pazienti affetti.

Le prove scientifiche attuali evidenziano che la diagnosi di cancro orale in stadio precoce è fondamentale per migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei malati, ridurre la morbilità conseguente alla malattia e contenere i costi economici pubblici per affrontare le terapie, la riabilitazione e il reinserimento sociale e produttivo dei pazienti affetti.

Pur non essendo di consueto direttamente coinvolto nelle fasi diagnostiche e terapeutiche specifiche del cancro orale, l'igienista dentale ha un ruolo fondamentale per la promozione di stili di vita utili alla prevenzione della malattia, per l'individuazione di alterazioni dei tessuti orali, per l'impostazione di un corretto e rapido iter diagnostico per il paziente con alterazioni patologiche della mucosa orale, per l'assistenza al paziente affetto da cancro orale nella promozione della corretta e migliore igiene orale in modo da minimizzare le conseguenze delle terapie oncologiche.

Gli igienisti dentali ricevono una formazione specifica nel loro percorso di studi per valutare tutti i tessuti orali e distinguere tra tessuti molli normali e sani e tessuti anormali o malati. Hanno inoltre a disposizione le informazioni necessarie per l'invio del paziente presso idonei centri di riferimento per i successivi passaggi dell'iter diagnostico e quindi delle necessarie terapie.

La promozione della salute orale globale del paziente dovrebbe essere perseguita anche dall'igienista dentale promuovendo la propria funzione clinica ed educatrice sanitaria, attraverso l’informazione e il consiglio ai pazienti relativamente ai rischi connessi con l’uso di tabacco e alcolici, la promozione di stili di vita non a rischio, l’istruzione al mantenimento di elevati standard di igiene orale, l’esame clinico completo del cavo orale ad intervalli periodici, la pronta impostazione di un adeguato e corretto iter diagnostico in caso di lesioni o condizioni patologiche delle mucose orali.

 

Individuazione delle alterazioni patologiche delle mucose orali

In relazione alle caratteristiche delle attività cliniche nel campo dell'igiene dentale e alle periodicità regolari con cui avvengono, l'igienista dentale ha l'opportunità di visitare e osservare il cavo orale dei pazienti con adeguata frequenza.

Per questo motivi l'igienista dentale è in grado di esaminare periodicamente il cavo del paziente, anche se non lamenta disturbi specifici alle mucose e intercettare precocemente lesioni e alterazioni potenzialmente maligne e tumorali.

Se il paziente non lamenta sintomi alle mucose, l'esame clinico approfondito dei tessuti orali può individuare alterazioni quando ancora asintomatiche e l'igienista dentale effettua in tale modo una attività specifica di screening cosiddetto "opportunistico" del cancro orale o di lesioni potenzialmente maligne.

Nell'attività clinica dell'igienista dentale vi è inoltre una particolare attenzione all'indagine anamnestica sugli stili di vita a rischio del paziente, come abitudine al fumo, consumo di bevande alcoliche e alimentazione scorretta, comportamenti che aumentano il rischio specifico anche di cancro orale, non solo di patologia gengivo-parodontale e dentale.

L'esame clinico orale approfondito ed esteso, secondo un protocollo standard consente di esaminare le caratteristiche dei tessuti orali, in particolare delle mucose con attenzione particolare alle sedi di più frequente insorgenza del carcinoma squamo-cellulare orale e di notare le deviazioni dalla norma dei tessuti, in termini di caratteristiche della superficie, colorito, consistenza, mobilità.

Il percorso clinico-sanitario utile per la diagnosi precoce del cancro orale deve comprendere la pianificazione e l'esecuzione da parte dell'igienista dentale di un esame clinico completo dei tessuti del cavo orale in tutti i nuovi pazienti e in tutti i pazienti di età superiore ai 40 anni, almeno in occasione dei controlli annuali.

 

Esame clinico del cavo orale

È importante adottare una procedura clinica standardizzata per l'esame clinico obiettivo dei tessuti che consenta di esaminare metodicamente le diverse aree del cavo orale. Durante l'esame obiettivo, lo stato dei tessuti orali viene valutato mediante l'ispezione e la palpazione digitale e bimanuale. Della mucosa orale si devono valutare la struttura, la consistenza, la mobilità sui tessuti sottomucosi.

A bocca chiusa vengono ispezionate l'area cutanea intorno alle labbra perilabiale, le labbra e le commessure. L'ispezione della mucosa inizia spostando verso l'esterno le labbra del paziente, prima l'inferiore, poi il superiore, osservando il colorito e lo stato della mucosa di rivestimento del lato orale del labbro; quindi, viene apprezzata la struttura della parete labiale, palpando i tessuti tra pollice ed indice, mantenuti uno all'esterno, uno all'interno del cavo orale. Con il dito indice inserito nel vestibolo orale viene palpata la mucosa geniena del fornice, dalla regione anteriore labiale fino alla regione posteriore retromolare, in entrambi i lati.

A bocca aperta vengono ispezionate le pareti interne delle guance, mantenendole con lo specchietto. Con lo specchietto si osservano i tessuti molli del fondo dei vestiboli laterali e si ispezionano la mucosa mobile alveolare e la gengiva propria vestibolare. Vengono ispezionati e palpati i tessuti del palato duro e del palato molle, riflettendovi la luce della sorgente luminosa con lo specchietto.

Il paziente protrude la lingua, che viene delicatamente trattenuta per la punta aiutandosi con un quadrato di garza. Dislocando la lingua lateralmente, verso l'alto e verso il basso, è possibile ispezionarne e palparne le superfici dorsale, laterali e ventrale e poi il pavimento orale fino alla radice della lingua. Le strutture normali e patologiche del pavimento orale possono essere meglio apprezzate con la palpazione bimanuale; l'esame obiettivo dei tessuti molli endorali si conclude con la palpazione dei linfonodi regionali cervicali.

La base della lingua può essere visualizzata con l'uso dello specchietto quando la lingua è completamente estesa. Lo specchietto viene usato anche per abbassare leggermente la lingua, mentre il paziente dice "aaah", al fine di consentire l'esame adeguato della zona delle tonsille e dell'orofaringe.

Ogni volta che è possibile sarebbe utile documentare una alterazione o una lesione scattando fotografie, informando il paziente e chiedendo il suo consenso, utilizzando una fotocamera o il telefono cellulare opportunamente regolato.

Un esame clinico orale di routine con il riconoscimento e la diagnosi precoce delle lesioni tumorali è in grado di influire sulla sopravvivenza dei pazienti più di ogni altra procedura medica disponibile.

 

Segni e sintomi del cancro orale

Il cancro orale si può manifestare clinicamente: con una alterazione localizzata e persistente del colore della mucosa orale cioè con una chiazza o con una placca bianca, rossa o variegata bianca e rossa, con una ulcerazione che non guarisce o che sanguina facilmente, con una tumefazione o un inspessimento o una neoformazione della bocca, cioè con una lesione produttiva o infiltrante che provoca l’induramento del tessuto.

La maggior parte delle lesioni iniziali del cancro orale è indolente e identificabile solo con un accurato esame clinico del cavo orale, che comprenda l'ispezione e la palpazione di tutte le sedi della mucosa orale.

Le forme più avanzate si presentano con lesioni nodulari, ulcerate, vegetanti o infiltranti e la crescita della lesione con infiltrazione dei tessuti circostanti spesso provoca dolore e difficoltà nei movimenti di masticazione e deglutizione o alterazioni nella fonazione.

Più frequentemente le lesioni maligne sono localizzate ai bordi laterali della lingua, al pavimento orale, ai trigoni retro molari; sedi meno frequenti sono la gengiva, la mucosa geniena e il palato.

 

Strumenti ausiliari per il riscontro di alterazioni delle mucose

Sono a disposizione dei clinici che effettuano esami obiettivi del cavo orale, anche quindi dell'igienista dentale in possesso delle adeguate conoscenze sul loro impiego, strumenti di screening aggiuntivi come la visualizzazione diretta dell'autofluorescenza dei tessuti orali; questi strumenti possono essere considerati complementari all'esame intraorale ed extraorale visuale. La valutazione dell'autofluorescenza sta emergendo come un metodo promettente nella differenziazione delle aree di alterazione pretumorali e tumorali della mucosa, che non sostituisce la diagnosi istologica delle lesioni, ma che può aiutare nel riscontro di aree di mucosa orale alterate con lesioni pretumorali contenenti zone di displasia o lesioni già francamente tumorali (Figure 1a-b, Figure 2a-b).

 

cancro orale
Figure 1a-b. Rilevamento dell'autofluorescenza tissutale. Nella foto a destra scattata con Goccles® di Pierrel, la perdita di autofluorescenza evidenzia un eritroleucoplachia della mucosa geniena.

 

cancro orale
Figure 2a-b. Rilevamento dell'autofluorescenza tissutale. Nella foto a destra scattata con Goccles® di Pierrel, la perdita di autofluorescenza evidenzia un leucoeritroplachia con carcinoma in situ del palato molle di sinistra.

 

Il riscontro di alterazioni della mucosa orale

Se viene riscontrata la presenza di una qualsiasi alterazione o lesione delle mucose orali, l'igienista dentale dovrebbe inviare il paziente all'odontoiatra, che dopo la rimozione degli irritanti locali e la eventuale prescrizione di una opportuna terapia potrà pianificare un appuntamento entro 2-3 settimane per evidenziare la persistenza o meno dell'alterazione riscontrata.

Nel caso in cui la lesione sia persistente oltre le tre settimane o con caratteristiche suggestive di malignità (induramento, infiltrazione, sanguinamento, persistenza) il paziente dovrà essere prontamente inviato presso un centro di riferimento in cui possano essere adottati i successivi provvedimenti utili per la diagnosi definitiva e la fornitura delle cure più opportune.

Dopo il riscontro di una alterazione o una lesione il paziente dovrebbe essere inviato all'odontoiatra per i passaggi successivi della conferma diagnostica con una lettera di accompagnamento che comprenda una serie di informazioni demografiche, anamnestiche, sui fattori di rischio, sull'alterazione dei tessuti riscontrata, nonché ogni altra informazione pertinente, inclusa la fotografia clinica della lesione e l'eventuale fotografia realizzata applicando i dispositivi per l'autofluorescenza.

 

Conclusioni

La raccomandazione di sottoporre tutti i pazienti ad un esame clinico del cavo orale nell'ambito delle normali cure provvedute dall'igienista dentale e dei richiami periodici è pertanto giustificata per la semplicità della procedura e il basso rischio implicato, paragonato ai potenziali vantaggi e benefici del riscontro di una lesione potenzialmente maligna o di un cancro in stadio iniziale.

 

Letture consigliate
  1. Edman K, Stark CR, Basic V, Lindblad J, Hirsch J-M. Dental hygienists and dentists as providers of brush biopsies for oral mucosa screening. Int J Dent Hygiene. 2023;21:524-532.
  2. Sbricoli L, Zago R, Cavallin F, Stellini E, Bacci C. Diagnostic ability in oral pathology among different population clusters. Oral Diseases. 2023;00: 1-7.
  3. Oral cancer screening: Dental hygienists’ responsibility, scope of practice, and referral pathway. Can J Dent Hyg 2014;48(1):42-46
  4. Leuci S, Coppola N, Viglione AP, Blasi A, Ramaglia L, Cantile T, Mignogna MD.  Knowledge, attitude, and practice in oral cancer: A national survey on 150 dental hygienists. Oral Diseases. 2023; 29:3205–3213. https://doi.org/10.1111/odi.14281
  5. Quaderni del Ministero della Salute – n. 7, gennaio-febbraio 2011 Odontoiatria di comunità: criteri di appropriatezza clinica, tecnologica e strutturale ISSN 2038-5293 7

Risposta biomeccanica del primo molare superiore sottoposto a carico masticatorio in differenti condizioni di intercuspidazione Free

1. Misurazioni ottenute in un paziente con intercuspidazione di prima classe.

Autori

Maurizio Giacomello Professore a contratto di Gnatologia. Professore a contratto di Anatomia e di Anatomia funzionale dell’apparato stomatognatico presso il Corso di laurea magistrale di Odontoiatria e Protesi dentaria dell’Università degli Studi di Milano- Bicocca (Direttore Prof. M. Baldoni)

Abstract

Scopo del lavoro è valutare eventuali differenze nella posizione spaziale del primo molare superiore valutata sul piano orizzontale in soggetti con rapporti occlusali di prima e seconda classe dentale, cercando di definire un meccanismo biomeccanico che possa spiegare eventuali differenze. Sono state analizzate le scansioni del cavo orale di 131 pazienti (range: 8-18 anni, età media 12,8 anni, dev. St. 3,0 anni) con rapporto occlusale di prima (gruppo 1: 55 soggetti di cui 24 maschi e 31 femmine, età media 14,4 anni, dev. St. 2,5 anni) o seconda classe molare e canina (gruppo 2: 27 maschi e 49 femmine, età media 11,8 anni, dev. St. 2,6 anni). Sulle scansioni sono stati rilevati i valori angolari ottenuti intersecando l’asse passante per il ponte di smalto dei due molari superiori con l’asse palatino mediano. Per i pazienti del gruppo 1 la media e la deviazione standard del lato destro sono stati 111,11°, dev. St: 3,24°, mentre per il lato sinistro: 109,49°, dev. St: 3,05°. Per i pazienti del gruppo 2 la media e la deviazione standard sono stati 101,93°, dev. St: 4,38° (molari destri) e 101,26°, dev. St: 3,99° (molari di sinistra). L’analisi statistica è stato effettuata confrontando i singoli lati dei due gruppi e sulla totalità dei valori di ciascun gruppo mediante test T di Student risultando sempre statisticamente molto significativa (p<0.0001). Si può concludere che la mesiorotazione dei molari superiori in soggetti con rapporto intercuspidale di seconda classe è un dato pressoché costante e questo elemento è presumibilmente la conseguenza dei vettori forza e dei momenti torcenti liberati sui versanti cuspali durante l’atto masticatorio di cui si descrive le genesi da un punto di vista biomeccanico.

 

Biomechanical response of the upper first molar subjected to chewing load under different intercuspation conditions

The work aims to evaluate any differences in the spatial position of the first upper molar evaluated on the horizontal plane in subjects with first and second dental class occlusal relationships, trying to define a biomechanical mechanism to explain any differences. The oral cavity scans of 131 patients were analyzed (range: 8-18 years, mean age 12.8 years, St. dev. 3.0 years) with first occlusal relationship (group 1: 55 subjects of which 24 males and 31 females, average age 14.4 years, St. dev. 2.5 years) or second molar and canine class (group 2: 27 males and 49 females, average age 11.8 years, St. dev. 2.6 years). The angular values ​​obtained by intersecting the axis passing through the enamel bridge of the two upper molars with the median palatine axis were recorded on the scans. For group 1 patients the mean and standard deviation of the right side were 111.11°, dev. St: 3.24°, while for the left side: 109.49°, dev. St: 3.05°. For group 2 patients the mean and standard deviation were 101.93°, dev. St: 4.38° (right molars) and 101.26°, dev. St: 3.99° (left molars). The statistical analysis was carried out by comparing the individual sides of the two groups and on the total values ​​of each group using Student’s T test, always resulting statistically very significant (p<0.0001) It can be concluded that the mesiorotation of the upper molars in subjects with a second class intercuspal relationship is an almost constant figure and this element is presumably the consequence of the force vectors and the torsional moments released on the cuspal slopes during the masticatory act whose characteristics are described. genesis from a biomechanical point of view.

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Il fluoruro di diammina d’argento contrasta l’ipersensibilità dentinale

fluoruro di diammina

Il fluoruro di diammina d'argento è efficace contro la carie, secondo uno studio pubblicato su JAMA, ma non solo. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Hong Kong, Cina, ha condotto una revisione sistematica al fine di valutare l'efficacia di questa sostanza nel trattamento dell'ipersensibilità dentinale negli adulti. Un disturbo che, com'è noto, può causare disagio e limitare la qualità della vita dei pazienti. Journal of Dentistry ha pubblicato i risultati dello studio, che sono di grande rilevanza per l'odontoiatra.

La letteratura scientifica presa in esame

Per condurre la revisione, due ricercatori indipendenti hanno esaminato attentamente la letteratura inglese in cinque database di ricerca (Scopus, PubMed, Web of Science, EMBASE e la Cochrane Library) fino al 15 luglio 2023. Un approccio che ha permesso di ottenere una panoramica completa delle prove disponibili in letteratura scientifica. Gli autori dello studio hanno identificato 331 studi clinici pertinenti al tema. Tuttavia, dopo un'attenta valutazione del rischio di bias, i ricercatori ne hanno inclusi solo quattro nell'analisi finale. Si tratta di studi che coinvolgevano soggetti adulti, di età pari o superiore a 18 anni, affetti da ipersensibilità dentinale.

I risultati degli studi inclusi nella revisione sistematica

I ricercatori hanno osservato che il trattamento con fluoruro di diammina d'argento portava a una significativa riduzione dell'ipersensibilità dentinale negli adulti. Con una variazione percentuale, nella riduzione dell'ipersensibilità, compresa tra il 23% e il 56%, osservata dopo un singolo trattamento. Inoltre, hanno riscontrato che il fluoruro di diammina d'argento risultava essere più efficace rispetto ad altri trattamenti desensibilizzanti, come il nitrato di potassio e l'ossalato di potassio.

Le conclusioni di rilevanza clinica

In conclusione, secondo gli autori dello studio, i risultati della revisione sistematica forniscono un'indicazione promettente sull'efficacia del fluoruro di diammina d'argento nel trattamento dell'ipersensibilità dentinale negli adulti. Tuttavia, secondo i ricercatori, servirebbero ulteriori studi clinici ben progettati per confermare e approfondire tali risultati. E fornire anche una base più solida per l'adozione clinica del trattamento con fluoruro di diammina d'argento nel management dell'ipersensibilità dentinale.

Respirazione orale e deglutizione atipica allo studio

respirazione orale

La respirazione orale può influenzare la crescita dentale e facciale, causare disturbi del sonno e compromettere la qualità della vita. Questa condizione, com'è noto, può avere origini ostruttive (ipertrofia tonsillare, deviazione del setto nasale, polipi nasali) o funzionali (abitudini orali prolungate, alterazioni muscolari, edema nasale transitorio). Un gruppo di ricercatori spagnoli è andato alla ricerca delle correlazione tra respirazione orale e spinta linguale o deglutizione atipica. Ne è scaturita una revisione sistematica, completa di meta-analisi, recentemente pubblicata su Dentistry Journal.

Lo studio sulla respirazione orale

I ricercatori, per valutare l'effetto persistente della respirazione orale sulla frequenza della spinta linguale, hanno esaminato diverse pubblicazioni scientifiche. Seguendo le linee guida PRISMA 2020, hanno raccolto gli studi clinici trasversali e longitudinali secondo i criteri di inclusione che prevedevano soggetti sani di tutte le età, razze e sessi, con gruppi campione di almeno cinque casi. Al contrario, hanno escluso gli studi con pazienti sindromici, casi clinici, lettere al redattore e/o all'editore.

Le fonti della ricerca

Gli autori dello studio hanno interrogato diversi database elettronici come National Library of Medicine, Cochrane Central Register of Controlled Trials, Web of Science e Scopus, includendo studi pubblicati fino a novembre 2023, senza alcun filtro linguistico. La qualità metodologica degli studi è stata valutata con la scala Newcastle-Ottawa per studi caso-controllo e con lo strumento Joanna Briggs Institute per gli studi descrittivi trasversali e di prevalenza.

I risultati

La meta-analisi ha coinvolto 12 articoli selezionati da 424 registrazioni, di cui 4 ritenuti idonei. I risultati hanno rilevato una mancanza di consenso sui metodi diagnostici per la respirazione orale e la spinta linguale. Il rapporto di rischio aggregato per la deglutizione atipica è risultato invece significativamente più alto nei pazienti con respirazione orale.

Cosa suggerisce la ricerca

Secondo i ricercatori, gli studi analizzati presentano limitazioni legate all'eterogeneità nelle metodologie diagnostiche e nei criteri di valutazione. Tuttavia, al netto di questi limiti, la revisione evidenzia l'esistenza di un rischio maggiore di deglutizione atipica nei pazienti con respirazione orale. Sottolineando l'importanza della standardizzazione degli strumenti diagnostici nella ricerca, per rafforzare l'affidabilità delle associazioni tra respirazione orale e deglutizione atipica.

OmniVisionSalus: il primo osservatorio dentale permanente

Key-Stone, società internazionale di ricerche di mercato e consulenza strategica, ha presentato  "OmniVisionSalus". Si tratta di un progetto "omnibus" (ricerca ripetuta e multi-cliente) dedicato al settore dentale. L'obiettivo? Monitorare abitudini e comportamenti dei cittadini e realizzare così un "Osservatorio dentale permanente" a disposizione di tutti.

Il progetto targato Key-Stone

Le prime indagini coinvolgono la popolazione italiana e spagnola, ma il progetto punta ad allargare il focus a livello europeo. «Abbiamo realizzato il primo sistema di monitoraggio permanente del settore dentale, relativo ad attitudini, comportamenti, necessità, domanda e mercato.  – spiega Roberto Rosso, Presidente Key-Stone - Allo stesso tempo, vogliamo offrire un’affidabile infrastruttura per la raccolta di informazioni, dati e ricerca di mercato, da mettere a disposizione di istituzioni, comunità scientifiche e aziende interessate ai temi della salute orale, al sorriso e al benessere. Il progetto è nato in Italia e Spagna, ma sarà preso disponibile per tutta l’Europa».

Le 4 fasi della ricerca

La ricerca OmniVisionSalus si svolgerà in quattro fasi. La prima inizierà il 1° marzo 2024 e le successive si svolgeranno trimestralmente con un campione di 2.500 individui per ogni fase. Alcune sezioni della ricerca si ripeteranno in ogni rilevazione trimestrale, con l'obiettivo di raggiungere un totale di 10mila partecipanti entro un anno. L'approccio adottato è "rolling", così, a partire dalla quinta rilevazione, verranno  rimossi i primi 2.500 casi e sostituiti con nuovi 2.500. Questo assicurerà un campione dinamico misurato trimestralmente su base annua, consentendo analisi basate su "medie mobili annuali". In questo modo, fa sapere Key-Stone, la ricerca fornirà una visione continua e rappresentativa dell'evoluzione nel tempo dei dati raccolti su un campione di 10mila soggetti.

Lo studio sulla popolazione italiana

L'indagine, in Italia, coinvolge la popolazione tra i 20 e i 79 anni, selezionata da diversi "panel consumers" e elenchi telefonici in modo casuale. Lo studio prevede una preliminare stratificazione basata su parametri ISTAT, come regione, genere, età e livello di istruzione. Inoltre, Key-Stone esplorerà il mondo dei bambini e degli adolescenti attraverso domande specifiche rivolte ai genitori con figli minori di 20 anni a carico, così da avere anche questo spaccato di realtà.

Un "Osservatorio dentale permanente" a disposizione di tutti

In Europa, la carenza di dati su attitudini, comportamenti, bisogni e spese dei cittadini riguardo alla salute orale è evidente. Grazie al progetto "OmniVision Salus", che istituisce un "Osservatorio Dentale Permanente", si avranno finalmente maggiori informazioni. Questo osservatorio, infatti, misurerà sistematicamente nel tempo valori, volumi e tendenze della domanda odontoiatrica in Italia. I risultati, con le principali tendenze, saranno accessibili gratuitamente a istituzioni, aziende e mezzi di comunicazione che avranno la possibilità di acquisire anche altri dettagli, questa volta però a pagamento.

Usura dello smalto, uno studio analizza diversi materiali ceramici

smalto usura

L'usura dello smalto può essere causata da diversi fattori. Un gruppo di ricercatori afferenti alla Freie Universität Berlin e alla Humboldt-Universität zu Berlin, Germania, ha studiato il fenomeno causato dai materiali ceramici utilizzati per le corone dentali posteriori. Gli autori dello studio hanno eseguito un'analisi approfondita per confrontare gli effetti di tre tipi di materiali: disilicato di litio, ceramica metallica e zirconia monolitica. Journal of Dentistry ne ha pubblicato i risultati che, seppur provvisori, sono di grande utilità per il clinico.

Le parole chiave dello studio

I ricercatori sono andati alla ricerca degli studi clinici più pertinenti all'oggetto di studio. Per la ricerca, hanno utilizzato parole chiave specifiche, come "ceramica", "materiali dentali", "ceramica metallica", "usura dentale" e "smalto dentale". Per poi consultare fonti affidabili come PubMed/Medline, Embase e Cochrane CENTRAL, ma anche effettuare ricerche manuali per essere certi di essere esaustivi sul tema.

I risultati della ricerca sull'usura dentale

Sulla base dei criteri di selezione, i ricercatori hanno individuato sette studi che soddisfacevano i requisiti, per questo poi inclusi nell'analisi. Le pubblicazioni riguardavano complessivamente 261 corone dentali posizionate su 177 soggetti. I risultati hanno evidenziato che la ceramica metallica e la zirconia monolitica causavano un'usura dello smalto significativamente maggiore rispetto al gruppo di controllo costituito da denti naturali. Al contrario, il disilicato di litio mostrava una quantità minima di usura dello smalto in confronto al gruppo di controllo.

Il significato clinico dello studio

In conclusione, questa ricerca fornisce importanti informazioni sulla relazione tra materiali ceramici e usura dello smalto. Lo studio, in particolare, dimostra che la ceramica metallica e la zirconia monolitica sono i materiali più usuranti. Un dato che, secondo i ricercatori, i dentisti dovrebbero tener ben presente quando selezionano il materiale per le restaurazioni dentali. D'altro canto, serviranno ulteriori studi clinici randomizzati per confermare questi risultati e garantire la solidità delle conclusioni. Nel frattempo, però, la consapevolezza maturata in questo ambito potrà aiutare gli odontoiatri a prendere decisioni più informate nell'ambito della pratica clinica e ad evitare possibili problemi.

Il bruxismo può mettere a rischio la sopravvivenza degli impianti

bruxismo

Il bruxismo è un'attività ripetitiva dei muscoli masticatori che può generare diversi disturbi, ai denti come alle articolazioni temporo-mandibolari. Tuttavia, potrebbe essere d'ostacolo anche al successo di una terapia implanto-protesica. Ed è proprio a partire da questa ipotesi che un gruppo di ricercatori dell'Università di Malmö, Svezia, ha condotto una ricerca sul tema. Pubblicandone poi i risultati sul Journal of Oral Rehabilitation.

Un quesito importante sul bruxismo

L'analisi sistematica e la meta-analisi condotta dai ricercatori svedesi è partita dalla seguente domanda: il bruxismo può influenzare negativamente il successo a medio-lungo termine degli impianti dentali? Così, nel settembre dello scorso anno, hanno effettuato una ricerca elettronica su PubMed/Medline, Web of Science e Science Direct, integrata da una ricerca manuale. Due revisori indipendenti hanno esaminato gli abstract delle ricerche individuate. Hanno valutato i testi completi, analizzato la qualità degli studi utilizzando uno strumento del National Institutes of Health, ed estratto i dati. Gli autori della ricerca hanno incluso nella revisione solo gli studi che fornivano informazioni ottenute sia da autovalutazioni che da esami clinici. Informazioni ritenute necessarie per diagnosticare il bruxismo come "probabile".

I risultati osservati

Dopo aver individuato inizialmente 1.338 studi, i ricercatori hanno effettuato la selezione e l'analisi dei testi completi. Giungendo a includere 27 studi che fornivano dati relativi a 2.105 impianti in pazienti con probabile bruxismo e 10.264 impianti in pazienti senza bruxismo. Nei primi gruppi, hanno registrato 138 fallimenti degli impianti, mentre nei secondi 352. La meta-analisi ha dimostrato che gli impianti inseriti in pazienti con probabile bruxismo avevano un rischio significativamente maggiore di fallire, rispetto a quelli inseriti in pazienti senza questo disturbo. Un'ulteriore analisi ha mostrato che il tempo di follow-up non ha influenzato questa relazione. Sebbene 18 studi abbiano fornito dati generali sulla perdita ossea, questi non hanno riportato risultati separati tra pazienti con e senza bruxismo, rendendo impossibile un'analisi specifica di quest'altro aspetto.

Le conclusioni tratte dalla revisione

Pur mancando ancora studi che analizzino specificamente la perdita ossea nei gruppi con bruxismo, i risultati complessivi di questa revisione sistematica sono chiari. Secondo i ricercatori, gli impianti inseriti in pazienti con probabile bruxismo presentano un rischio maggiore di fallimento rispetto a quelli inseriti in pazienti senza tale disturbo. E questo fattore, secondo gli autori dello studio, dovrebbe essere attentamente considerato nella pianificazione e nella gestione dei pazienti sottoposti a trattamenti con impianti dentali. Cosa che invece, purtroppo, non sempre avviene.

L’ansia dentale nel bambino si riduce nelle visite sequenziali

ansia dentale

L'ansia dentale è un problema che può interessare i pazienti di tutte le età. Nel bambino, com'è noto, l'attenzione dell'odontoiatra e del suo team è massima, affinché il paziente pediatrico possa affrontare le cure con serenità. Un recente studio, pubblicato sull'European Journal of Paediatric Dentistry, ha misurato l'ansia dei piccoli pazienti nelle visite sequenziali. Scoprendo un fenomeno forse prevedibile, ma molto interessante e utile per gestire con successo il problema dell'ansia dentale nel bambino. Lo studio porta la firma di due ricercatori afferenti al Dipartimento di Odontoiatria pediatrica della Binali Yıldırım University di Erzincan, Turchia.

Le coordinate dello studio

Per condurre lo studio sull'ansia dentale nei pazienti pediatrici, i ricercatori hanno arruolato 224 bambini. I piccoli, di età compresa tra 5 e 8 anni, richiedevano almeno due trattamenti per carie su un molare primario mandibolare. Le visite, della durata di circa 20 minuti ciascuna, si sono svolte con un intervallo massimo di due settimane tra la prima e la seconda seduta.

Gli strumenti impiegati per misurare l'ansia dentale

Per le misurazioni soggettive, i ricercatori si sono avvalsi della Scala del Dolore Wong-Baker (WBFPS) e della Scala di Ansia Dentale Modificata (MDAS). Mentre per avere un riscontro oggettivo, gli autori dello studio hanno monitorato il battito cardiaco dei pazienti con un pulsossimetro portatile.

I risultati, forse prevedibili ma incoraggianti

L'analisi statistica, tramite il software SPSS versione 22, ha mostrato che non c'erano differenze significative tra età e sesso dei bambini per quanto riguarda l'ansia dentale. Tuttavia, le differenze significative sono emerse per le visite ripetute. I punteggi MDAS hanno evidenziato differenze tra la prima e la seconda visita (p<0,001). Anche i punteggi WBFPS, prima e dopo il trattamento, sono stati più alti nella prima visita. Inoltre, si sono riscontrate differenze significative nei battiti cardiaci tra le sessioni di trattamento (p<0,001).

Cosa suggerisce questa ricerca

Questo studio dimostra che le visite sequenziali riducono l'ansia dentale nei bambini, confermando l'importanza di queste pratiche nella cura dentale pediatrica. Suggerendo inoltre l'idea che frequentare uno studio odontoiatrico con una certa frequenza può aiutare a combattere l'ansia nel bambino e a stabilire un rapporto positivo con questo particolare luogo di cura che spesso spaventa più nell'immaginario che non nella realtà.

Impianto singolo con o senza innesto di tessuto connettivo

Impianto singolo

L'impianto singolo posizionato in una zona estetica richiede grande attenzione, anche rispetto al tessuto connettivo. Un gruppo di ricercatori della University of Groningen, Olanda, ha condotto uno studio clinico randomizzato sull'esito di un singolo impianto a 5 anni, con o senza innesto di tessuto connettivo. Pubblicandone poi i risultati sul Journal of Clinical Periodontology. 

Uno studio sul singolo impianto

I ricercatori hanno arruolato 60 pazienti con un singolo dente danneggiato nella parte anteriore della mascella. Poi li hanno sottoposti a un intervento di implantologia e al posizionamento di un impianto e della sua relativa protesi provvisoria. Al momento dell'intervento, i pazienti sono stati divisi in due gruppi. Uno ha ricevuto un innesto di tessuto connettivo dalla tuberosità mascellare, mentre l'altro gruppo non ha ricevuto alcun innesto. La classificazione dell'alveolo indicava prevalentemente un Tipo 2A.

La scansione temporale

I ricercatori hanno raccolto i dati in diverse fasi del trattamento: prima dell'estrazione del dente danneggiato (T0) e a 1 (T1), 12 (T12), e 60 mesi (T60) dopo il posizionamento della corona finale. L'obiettivo principale dello studio era monitorare il cambiamento nel livello osseo marginale (MBL) rispetto alla situazione pre-operatoria. Oltre a ciò, i ricercatorio hanno valutato anche altri parametri cruciali, come lo spessore della parete ossea buccale (BBT), l'estetica usando Pink Aesthetic Score–White Aesthetic Score, e la soddisfazione del paziente.

I risultati osservati

Ciascun gruppo durante il periodo di osteointegrazione, entro i primi 3 mesi dal posizionamento, ha perso un impianto. Determinando un tasso di sopravvivenza dell'impianto, in entrambi i gruppi, del 96,7%.  La variazione del MBL a T60 è stata significativamente diversa tra i gruppi, con una diminuzione di -0,6 mm nel gruppo di controllo e un aumento di 0,1 mm nel gruppo di prova. Al contrario, spessore della parete ossea buccale, estetica, parametri peri-implantari dei tessuti molli e soddisfazione del paziente hanno mostrato risultati stabili. E non vi erano differenze clinicamente rilevanti tra i due gruppi.

Le conclusioni

Secondo questo studio clinico, il posizionamento immediato di un impianto singolo completa di protesi, con o senza innesto di tessuto connettivo, produce risultati positivi nei tessuti peri-implantari. Tuttavia, l'utilizzo dell'innesto sembra particolarmente benefico nel limitare la recessione, e potrebbe essere raccomandato, specialmente nei casi di elevata priorità estetica. Per questa ragione, secondo i ricercatori, in queste circostanze andrebbe eseguito contemporaneamente all'innesto immediato dell'impianto.

Parodontite: le polveri sottili tra le possibili cause

La parodontite è una malattia multifattoriale che preoccupa molto sia i pazienti sia i clinici. D'altro canto, l'individuazione dei fattori di rischio resta una delle priorità più sentite da parte di chi fa ricerca in questo settore. In Cina, per esempio, l'incidenza di questa malattia ha raggiunto livelli così elevati da spingere un gruppo di ricercatori a compiere uno studio singolare, alla ricerca di nuovi fattori di rischio legati all'inquinamento dell'aria. Gli autori, in particolare, si sono concentrati  sull'associazione tra l'esposizione a lungo termine alle polveri sottili PM2.5 e la parodontite, pubblicandone i risultati sul Journal of Clinical Periodontology.

Materiali e metodi impiegati

Lo studio, trasversale multicentrico, ha coinvolto 372 comunità in 31 province cinesi. Per svolgerlo, i ricercatori hanno utilizzato i dati contenuti nella Quarta Indagine Nazionale sulla Salute Orale del 2015–2016. Poi combinati con le concentrazioni di PM2.5 presenti nell'aria. Attraverso lo strumento della regressione logistica, hanno valutato la relazione tra PM2.5 e il rischio di parodontite. Gli autori dello studio hanno anche esaminato le variazioni nelle associazioni basate sulle caratteristiche individuali, valutato la relazione dose-risposta e il rischio danni in ogni quadrante dentale.

I risultati emersi in Cina

Su 8391 partecipanti, provenienti da 96 città, il 60.04% ha avuto una diagnosi di parodontite. Per ogni incremento di 10 µg/m3 nelle concentrazioni medie di PM2.5 a 1, 3 e 5 anni, il rischio di parodontite è cresciuto rispettivamente del 9%, 8% e 7%. La parodontite lieve ha mostrato una correlazione più forte con l'esposizione a PM2.5 rispetto a forme più gravi. Inoltre, i denti nella parte anteriore e inferiore sono risultati più vulnerabili agli effetti di PM2.5, in termini di tasche parodontali, tartaro e gengive sanguinanti.

Le conclusioni che interessano tutti

Nella popolazione cinese presa in esame, l'esposizione prolungata a PM2.5 è risultata significativamente correlata a un aumento del rischio di parodontite. Date le implicazioni della parodontite in termini di costi di trattamento e impatti sociali, i ricercatori suggeriscono l'introduzione di normative più stringenti sulla qualità dell'aria per mitigare il peso della malattia parodontale. Un'indicazione che potrebbe valere anche alle nostre latitudini per ovvie ragioni.

Presa del colore: più semplice e affidabile con il digitale

VITA Zahnfabrik è stata la prima azienda nel settore a descrivere i colori dei denti. Attualmente, oltre l'80% delle prese del colore a livello mondiale viene effettuato attraverso gli standard cromatici VITA. Grazie al lavoro svolto per migliorare e semplificare la presa del colore, il brand VITA ha conquistato progressivamente sempre più attenzione tra tutti i professionisti del dentale. La denominazione Zahnfabrik (ossia: fabbrica di denti) non è casuale, in quanto la storia di VITA è iniziata con la produzione di denti artificiali, ancora oggi “core business” dell’azienda di Bad Saeckingen (Germania).

L'obiettivo è realizzare The Perfect Match, ovvero l'abbinamento perfetto tra il laboratorio odontotecnico e lo studio dentistico a partire dalla determinazione del colore dei denti fino a tutte le successive fasi nella riabilitazione protesica.

 

Come è cambiato l’approccio nella presa del colore?

Nel 1998 è stata introdotta la scala VITA SYSTEM 3D-MASTER che copre lo spazio cromatico tridimensionale dei denti ed è stata realizzata per ottimizzare la determinazione e la riproduzione del colore dei denti.

La scala colori VITA SYSTEM 3D-MASTER si basa sul concetto del colore in tre dimensioni: tinta, croma, luminosità o valore. Si tratta quindi di una scala cromatica con un fondamento scientifico, che con 26 colorazioni copre l'intera gamma cromatica naturale dei denti.

Presa colore

 

«Con l'utilizzo della scala colori VITA SYSTEM 3D-MASTER l'approccio nella presa del colore è cambiato notevolmente. Oggi, grazie al dispositivo digitale Easy Shade VITA, abbiamo la possibilità di rilevare il colore del dente del paziente in maniera ancora più sofisticata, con un approccio razionale e scientifico», spiega Mauro Riva, Odontoiatra di Milano.

Come funziona Easy Shade VITA?

«È un dispositivo digitale semplice e maneggevole da utilizzare: basta appoggiarlo alla superficie del dente e, in pochissimi secondi, su uno schermo a cristalli liquidi viene evidenziato il corretto colore del dente del paziente. Con questa metodica è possibile operare in modo affidabile in diverse situazioni: su denti naturali, su denti protesizzati e anche su denti trattati con sistemi di sbiancamento», prosegue il dottor Mauro Riva.

presa colore

Quali caratteristiche rendono VITA Easyshade LITE così preciso nella presa del colore?

Il dispositivo si basa su una tecnologia digitale ad alta precisione, uno spettrofotometro che consente la rilevazione del colore in maniera precisa e assolutamente oggettiva. Rispetto alla determinazione visiva a cui siamo stati finora stati abituati, la misurazione digitale del colore risulta meno soggetta a errori perché non è influenzata da fattori esterni: ad esempio, le condizioni di luce ambientale, la struttura superficiale del dente e, non da ultima, la percezione cromatica soggettiva dell'osservatore. Il sistema permette di poter scegliere, tra le diverse sistematiche proposte da VITA, il colore ideale.

 

presa colore

 

Quali sono i vantaggi per l’odontoiatra che si affida a un brand come VITA?

Tutti i vari prodotti proposti da VITA hanno una corrispondenza esatta nel colore dei denti dei pazienti. Questo consente all’odontoiatra di lavorare in modo molto efficiente e di poter contare su un sistema per la presa del colore estremamente semplice da utilizzare ma molto affidabile, che non lascia spazio a errori di comunicazione con il laboratorio odontotecnico.
Con VITA si ha la garanzia di avere un unico interlocutore che può proporre tutto quello che allo studio odontoiatrico serve per risolvere i casi clinici nella pratica quotidiana, con la garanzia di un’assistenza al 100%.

 

Adempimenti e scadenze del mese di febbraio 2024

Adempimenti e scadenze

Oltre alle incombenze ripetitive relative alla gestione dei rapporti di lavoro, alla fatturazione e all’Iva per chi la deve versare, anche trimestralmente, è in scadenza il versamento del premio Inail e il versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche, che interessa i dentisti e gli igienisti dentali, ordinari e forfetari, che operano presso studi e ambulatori di terzi e a questi fatturano, nonché i laboratori odontotecnici.

A fine mese scade anche il termine per l’invio telematico della liquidazione Iva del quarto trimestre del 2023, obbligo per i contribuenti non forfetari.

Fare attenzione alle scadenze per i versamenti Enpam “Quota B” e, per chi vi avesse aderito, a quello della “Rottamazione quater” delle cartelle di pagamento, in quanto scadono il giorno 28 e non il 29, come si potrebbe essere portati a pensare dato l’anno bisestile.

Può interessare infine a chi sostiene abitualmente spese di “pubblicità” sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, la scadenza per l’invio della dichiarazione sostitutiva di atto notorio necessaria per finalizzare la richiesta del “bonus pubblicità” pari al 75% dell’incremento di queste spese nel 2023 rispetto al 2022. Questo “bonus” è richiedibile dai professionisti e dalle imprese inviando una domanda entro il 31 marzo.

 

Agenzia delle entrate

 

Venerdì 9 febbraio 2024

Dichiarazioni

  • Bonus pubblicità, le imprese e i lavoratori autonomi che hanno già presentato la richiesta di accesso al credito di imposta per investimenti pubblicitari sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, per il 2023, dovranno procedere all’invio telematico della dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti pubblicitari effettuati. Il riferimento normativo è l’art. 57 bis del DL 24 aprile 2017 nr. 50.

 

Giovedì 15 febbraio 2024

Adempimenti contabili

  • Fatture differite, Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna);

Comunicazioni

  • “Esterometro”, scade oggi il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente.

 

Venerdì 16 febbraio 2024

Versamenti

  • Irpef e addizionali, regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo corrisposti nel mese precedente e sui compensi per lavoro dipendente del mese precedente;
  • Imposta sostitutiva, dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
  • Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;
  • Iva trimestrale, contribuenti che versano a trimestre, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa all’ultimo trimestre del 2023;

 

Giovedì 29 febbraio 2024

Comunicazioni

  • Liquidazione trimestrale IVA, relativa al quarto trimestre del 2023, invio telematico per i contribuenti non forfetari.

Versamenti

  • Imposta di bollo sulle fatture elettroniche, versamento dell’imposta dovuta sulle fatture di importo superiore a €. 77,47 emesse nel quarto trimestre 2023. Il versamento si può effettuare dall’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate, applicazione “Fatture e corrispettivi”, sezione “Consultazione”.

 

Agenzia delle entrate riscossione

 

Mercoledì 28 febbraio 2024

Versamenti

  • “Rottamazione quater” delle cartelle, per chi ha aderito alla definizione agevolata e scelto il pagamento rateale del dovuto, versamento della terza rata. La norma prevede comunque una tolleranza nel pagamento di cinque giorni, per cui il pagamento verrà considerato tempestivo se effettuato entro lunedì 4 marzo 2024.

 

 

Inps

Venerdì 16 febbraio 2024

Versamenti

  • Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
  • Contributi della “Gestione separata”, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori relative ai compensi corrisposti nel mese precedente.

 

Inail

 

Venerdì 16 febbraio 2024

Versamenti

  • Premio assicurativo, versamento in unica soluzione o prima rata in caso di pagamento rateale del premio annuale;

 

Enpam

 

Mercoledì 28 febbraio 2024

Versamenti

  • Quota B, terza delle cinque rate previste per chi avesse scelto questa modalità di rateazione con la domiciliazione bancaria.
  • Quota B, quinta delle nove rate previste per chi avesse scelto questa modalità di rateazione con la domiciliazione bancaria.

 

L’erosione dello smalto dentale si contrasta con il calcio

L'erosione dello smalto dentale (ESD) è, come noto, un fenomeno caratterizzato dalla perdita di tessuto dentale in seguito a ripetute sfide acide e sollecitazioni meccaniche. Nel tempo, ha costituito oggetto di molteplici ricerche, mai però di una revisione sistematica. La Scuola di Odontoiatria dell'Università di Atene, con il contributo dell'Università di Berna, Svizzera, ha sanato questa mancanza. Conducendo una ricerca sul ruolo del calcio in questo contesto critico per la salute orale. Evidence-Based Dentistry ne ha pubblicato i risultati.

Il focus della ricerca

Lo studio, condotto secondo un protocollo inserito nel registro PROSPERO, ha vagliato attentamente 21 studi controllati randomizzati in situ allo scopo di valutare il ruolo delle formulazioni di calcio nella prevenzione dell'ESD. Gli esiti presi in considerazione sono  molteplici. Spaziano dalla perdita media dello smalto alla microdurezza superficiale, dalla rugosità superficiale alla profondità media di erosione/ammorbidimento, senza trascurare anche altri aspetti legati a mineralizzazione e remineralizzazione.

Il calcio, quanto è efficace

I ricercatori hanno rintracciato 869 studi, ma solamente 21 hanno superato i criteri di inclusione. L'analisi della qualità ha rilevato, in 5 studi, basso rischio di bias, 12 presentavano un rischio non del tutto chiaro, mentre 4 sono stati etichettati come a rischio elevato. L'evidenza scientifica mostra chiaramente che l'aggiunta di calcio alle bevande acide ha prodotto una significativa riduzione della perdita di smalto. Con il succo di ribes nero che ha dimostrato di essere particolarmente efficace rispetto al succo d'arancia. Tuttavia, emerge una suggestiva contraddizione in merito all'efficacia di latte e paste contenenti fosfopeptide caseinico-fosfato di calcio amorfo nella prevenzione dell'ESD. Un aspetto che, secondo i ricercatori, merita ulteriori ricerche e approfondimenti.

Le conclusioni, in sintesi

I risultati dello studio, complessivamente, confermano in modo inequivocabile il ruolo cruciale delle formulazioni di calcio nella prevenzione dell'erosione dello smalto dentale, soprattutto quando introdotte in bevande acide. Questa ricerca fornisce una solida base per futuri approfondimenti clinici e terapeutici in questo campo. Ponendo altresì le fondamenta per una migliore comprensione e una più efficace gestione di questo fenomeno.

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