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Rigenerazione della polpa dentale, uno studio sulle “resolvine”

rigenerazione polpa dentale

La rigenerazione della polpa dentale è un passaggio essenziale nella cura della pulpite irreversibile, spesso trattata con terapia della polpa vitale o terapia canalare (RCT). Tuttavia, la RCT presenta limiti, come la rimozione significativa di dentina nel terzo coronale, che aumenta il rischio di fratture radicolari e può rendere inevitabile l'estrazione del dente. L'obiettivo ottimale è la rigenerazione della polpa, non ottenibile con la RCT. Un gruppo di ricercatori afferenti al Forsyth Institute di Cambridge, USA, ha condotto uno studio sulle "risolvine" - sottotipi degli SPM, mediatori specializzati nella risoluzione dell'infiammazione - molecole particolarmente efficaci nel promuovere la rigenerazione della polpa dentale. Journal of Dental Research ne ha pubblicato i risultati.

Come s'è svolto lo studio

Lo studio si è concentrato sulla Resolvin E1 (RvE1), esaminando il suo impatto sulla rigenerazione della polpa dentale e sul controllo delle infezioni. Utilizzando un modello murino Axin2Cre-Dox;Ai14, i ricercatori hanno dimostrato che RvE1 favorisce l'espansione delle cellule Axin2-tdTomato+ e la differenziazione odontoblastica. In colture di cellule staminali della polpa dentale di topo (mDPSC), RvE1 ha agevolato la proliferazione e la differenziazione delle cellule Axin2-tdTomato+, ripristinando funzioni compromesse dopo una stimolazione da lipopolisaccaridi.

I duplici effetti osservati

Nei casi di pulpite infetta, RvE1 ha mostrato un duplice beneficio. Da un lato, ha soppresso l'infiltrazione infiammatoria, riducendo l'invasione batterica nei canali radicolari. Dall'altro, è stata in grado di prevenire lo sviluppo di una parodontite apicale. Tuttavia, l'impatto pro-rigenerativo di RvE1, secondo i ricercatori è risultato limitato in queste condizioni.

Le conclusioni dello studio

Il trattamento topico con RvE1 emerge come una prospettiva promettente nella promozione della rigenerazione della polpa dentale. La sua capacità di favorire la proliferazione e la differenziazione delle cellule Axin2-tdTomato+ offre nuove opportunità terapeutiche. Contestualmente, la sua azione di riduzione dell'infiammazione e della gravità dell'infezione sottolinea il potenziale di RvE1 nel trattamento delle malattie endodontiche. Una prospettiva che, secondo i ricercatori, potrà aprire nuove strade per lo sviluppo di terapie innovative a beneficio della salute dentale nel suo complesso.

Chirurgia guidata: diagnosi e nuovi protocolli digitali

Chirurgia guidata

I vantaggi della chirurgia guidata in implantologia

L’apprendimento della chirurgia guidata e dei nuovi protocolli digitali è molto meno complesso di quanto si possa immaginare. La chirurgia guidata offre a tutti i clinici, con o senza esperienza nella chirurgia a mano libera, la quasi immediata possibilità di effettuare riabilitazioni implantari anche complesse, riducendo i rischi e i tempi alla poltrona.
Rispetto alla chirurgia tradizionale a mano libera, la chirurgia guidata ha ridotto i tassi di fallimento in implantologia. La pianificazione preoperatoria con guide chirurgiche può infatti assicurare il posizionamento dell’impianto in modo sicuro; questo consente di ridurre l’incidenza di complicanze. Il posizionamento degli impianti dentali che si ottiene utilizzando le guide chirurgiche è più accurato rispetto al posizionamento di impianti senza guida, con una risk ratio a favore della chirurgia guidata.
Ogni fase della chirurgia guidata pianificata, grazie al supporto delle tecnologie digitali, può essere spiegata in modo molto chiaro e dettagliato ai pazienti per aiutarli a superare i timori, spesso ingiustificati, che spesso scaturiscono dal fatto di “non sapere come si svolgerà l’intervento”. Questa possibilità migliora moltissimo la comunicazione con il paziente.

L'apprendimento della Chirurgia Guidata. Diagnosi e nuovi protocolli digitali

Vuoi scoprire come la chirurgia guidata consente ai clinici, con o senza esperienza nella chirurgia a mano libera, di effettuare riabilitazioni implantari anche complesse, riducendo i rischi e i tempi alla poltrona? Grazie al software di pianificazione intuitivo e al kit di strumenti chirurgici personalizzato  è possibile risolvere anche i casi più impegnativi in modo rapido, con risultati sicuri.

 

Argomenti trattati in questo articolo:

 

Diagnosi e paziente virtuale in chirurgia guidata

Per effettuare una riabilitazione implantare con chirurgia guidata, il primo step fondamentale è la diagnosi: è necessario verificare la disponibilità di osso in senso verticale e orizzontale e controllare che vi sia una valida struttura anatomica che consenta di posizionare in modo corretto e stabile la dima radiologica e chirurgica.
In questo senso si rivela cruciale poter ottenere una immagine tridimensionale del paziente, che viene realizzata attraverso un software dedicato a partire dai dati raccolti con la Tomografia Computerizzata Cone Beam (CBCT) e la scansione dell’arcata coinvolta nell’intervento, che forniscono i dati anatomici del paziente.
La dima radiologica, realizzata su misura per ogni paziente, serve a effettuare l’abbinamento (matching) dei dati ricavati da CBCT e scansione. Da questi dati si ottiene infine il modello virtuale del paziente, su cui si potrà eseguire la progettazione dell’intervento in chirurgia guidata.

 

Software facili e intuitivi per pianificare l’implantologia senza rischi

A partire dal modello virtuale del paziente, il software di pianificazione guiderà il clinico indicandogli tutti gli step da seguire per il corretto posizionamento degli impianti, nel totale rispetto delle strutture anatomiche esistenti. I vantaggi della chirurgia guidata per il clinico sono molteplici.
L’utilizzo della dima chirurgica ottenuta con stampa 3D guida le frese nella preparazione del sito implantare e facilita l’inserimento gli impianti dentali in zone precise, selezionate per sfruttare nel miglior modo possibile la disponibilità di osso del paziente.
Un allarme automatico, ad esempio, indica quando l’impianto è troppo vicino al nervo alveolare o rischia di entrare in collisione con una struttura anatomica del cavo orale. Inoltre, il software avverte una vicinanza critica tra impianti adiacenti.

 

Il supporto tecnico per la progettazione

Imparare a utilizzare il software per la chirurgia guidata in modo corretto è più semplice di quanto si pensi. Grazie al supporto tecnico delle aziende produttrici, la fase di apprendimento risulta piuttosto veloce anche per l’odontoiatra con poca dimestichezza per le tecnologie digitali.
Il software, estremamente intuitivo, rende visibili in modo chiaro tutte le funzioni sulla schermata principale. I passaggi da eseguire nel corso della progettazione sono elencati in ordine cronologico, in modo che sia impossibile tralasciarne qualcuno.
In ogni momento, il clinico può interagire con un team specializzato disponibile a rispondere a ogni domanda e a insegnare tramite corsi sia interni sia in loco l’apprendimento dell'uso delle nuove tecnologie a tutti gli utenti, qualsiasi livello di competenza essi abbiano.

 

Dal progetto virtuale alla chirurgia guidata sul paziente

Il report che riassume tutti gli step dell’intervento chirurgico da eseguire può essere visualizzato sul monitor del computer oppure stampato. Il software lo descrive in ogni fase, quadrante per quadrante. L’odontoiatra ha così a disposizione tutte le informazioni necessarie per trattare il caso, che viene descritto in ogni dettaglio: progetto iniziale, protocollo chirurgico da applicare e specifiche tecniche per la realizzazione delle protesi che andranno in seguito inserite sugli impianti.

Al clinico viene fornito un kit per chirurgia guidata che contiene tutti gli strumenti da utilizzare in ogni singolo passaggio chirurgico: impianti consigliati in base alle caratteristiche del paziente (diametro, lunghezza, eccetera), frese, offset, abutment e pin. Il software suggerisce quali utilizzare in ogni step chirurgico.
La specificità del report è così elevata da fornire anche soluzioni mirate per eventuali problemi o criticità che potrebbero presentarsi.

La dima chirurgica creata in stampa 3D e personalizzata per ogni singolo paziente guiderà le frese nella preparazione del sito implantare nel punto migliore, scelto in base al progetto realizzato con i dati diagnostici.

 

La comunicazione con il laboratorio diventa più efficace

Durante le attività di progettazione, prima ancora di eseguire l’intervento di chirurgia implantare, con il software di chirurgia guidata è possibile valutare, progettare e realizzare in anticipo la protesi più funzionale per il proprio paziente, il più vicina possibile all’ideale. La trasmissione dei dati in formato digitale al laboratorio accelera i tempi di realizzazione delle protesi e consente, se la situazione clinica lo consente, il carico immediato.

 

L'apprendimento della Chirurgia Guidata. Diagnosi e nuovi protocolli digitali

Vuoi scoprire come la chirurgia guidata consente ai clinici, con o senza esperienza nella chirurgia a mano libera, di effettuare riabilitazioni implantari anche complesse, riducendo i rischi e i tempi alla poltrona? Grazie al software di pianificazione intuitivo e al kit di strumenti chirurgici personalizzato  è possibile risolvere anche i casi più impegnativi in modo rapido, con risultati sicuri.

 

 

Rischio di sanguinamento post-operatorio, come valutarlo concretamente

sanguinamento post-operatorio

Il rischio di sanguinamento post-operatorio, dopo un'estrazione dentale, dovrebbe essere preso sempre in considerazione. In particolare nei pazienti sottoposti a terapia antiaggregante, condizione divenuta per questo oggetto di una revisione sistematica e di una meta-analisi condotta presso l'Imam Abdulrahman Bin Faisal University di Dammam, Arabia Saudita. Oral Surgery, Oral Medicine, Oral Pathology and Oral Radiology ne ha pubblicato i risultati, di grande utilità pratica per il clinico.

Lo studio sul rischio di sanguinamento post-operatorio

Lo studio si proponeva di valutare il rischio di sanguinamento dopo estrazioni minori in pazienti sottoposti a diverse terapie antiaggreganti (APT). La ricerca è stata effettuata tramite PubMed e Google Scholar, includendo 35 articoli nella revisione sistematica, di cui 23 sono stati utilizzati per la meta-analisi. I ricercatori hanno suddiviso i pazienti in tre gruppi: nessun controllo, controllo sano e controllo con APT interrotta. Nella meta-analisi, gli studi sono stati ulteriormente categorizzati in sanguinamento immediato e ritardato.

Cosa mostrano i risultati

I risultati indicano che i pazienti in monoterapia con aspirina non presentano alcun rischio significativo di sanguinamento immediato o ritardato rispetto ai controlli sani. D'altra parte, i pazienti in monoterapia con APT non aspirinica mostrano un aumento significativo del rischio di sanguinamento immediato rispetto alla popolazione sana. Un rischio considerevole di sanguinamento è evidente nei pazienti in terapia APT doppia, sia per sanguinamento immediato che ritardato.

Qualche altro dettaglio

Secondo i ricercatori, la continua assunzione di APT doppia presenta un rischio più elevato di sanguinamento immediato rispetto all'interruzione dell'APT. Tuttavia, tale differenza non è risultata statisticamente significativa.

Cosa suggerisce, in pratica, questa ricerca

In sintesi, l'estrazione dentale può essere effettuata in modo sicuro nei pazienti in monoterapia con aspirina. Mentre i pazienti in terapia APT doppia dovrebbero essere attentamente considerati per il rischio di sanguinamento immediato e ritardato. Ecco cosa suggerisce concretamente questa ricerca sulla gestione peri-operatoria dei pazienti in terapia antiaggregante, e che il clinico dovrebbe tenere in debito conto.

Decisioni cliniche, quali fattori le influenzano

decisioni cliniche

Le decisioni cliniche sono il pane quotidiano di un odontoiatra. Il clinico, infatti, nel redigere il piano di trattamento, compie una diagnosi e offre soluzioni alternative, per poi suggerire la migliore terapia. Tuttavia, non sempre i dati di cui dispone l'odontoiatra sono sufficienti o certi per prendere le giuste decisioni cliniche. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Melbourne, Australia, ha indagato i processi decisionali degli odontoiatri sottesi ai casi clinici più incerti. Pubblicando poi lo studio, che ha visto la partecipazione anche della University of Jordan di Amman, Giordania, sulla rivista Diagnostics. 

I fattori che influenzano le decisioni cliniche

I ricercatori hanno esaminato 64 articoli pertinenti, provenienti da 27 paesi, perlopiù realizzati nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Gli articoli, per la maggior parte studi osservazionali, coprivano il periodo compreso tra il 1991 e il 2022. Gli autori dello studio hanno identificato sei principali temi ricorrenti che influenzano le decisioni cliniche: fattori clinici, esperienza clinica, preferenze e percezioni del paziente, euristiche e pregiudizi, intelligenza artificiale e informatica, e linee guida esistenti.

Come interpretare i risultati dello studio

Secondo i ricercatori, nonostante i progressi nella scienza odontoiatrica, la pratica basata sull'evidenza è solo uno dei molti fattori complessi che guidano le decisioni cliniche in odontoiatria. L'odontoiatra, infatti, è influenzato anche altri elementi, tra cui l'esperienza personale, le preferenze del paziente e l'uso di euristiche e pregiudizi, ma non solo. Perché anche le linee guida e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale possono giocare un ruolo criciale nelle decisioni cliniche.

Cosa suggerisce questa ricerca

Gli autori dello studio mettono in risalto la necessità di adottare criteri razionali e condivisi per migliorare l'accuratezza delle decisioni cliniche. Tuttavia, ciò richiede ulteriori studi rigorosi per valutare anche l'effettivo impatto clinico delle nuove tecnologie e metodologie che pure influenzano il processo decisionale. D'altro canto, anche le decisioni condivise tra il dentista e il paziente, considerando le preferenze individuali e i fattori contestuali, possono influenzare il piano di trattamento concordato. Proprio come gli errori imputabili al singolo operatore, sempre possibili a causa della complessità della materia o delle diverse risposte individuali ai medesimi trattamenti. Insomma, per migliorare le decisioni cliniche in ambito odontoiatrico, secondo i ricercatori serviranno ulteriori approfondimenti per sviluppare metodologie più precise che possano minimizzare gli errori e garantire maggiormente la sicurezza del paziente.

Perimplantite, quanto è efficace la cura di supporto dopo la terapia

perimplantite

La perimplantite è una patologia che richiede un approccio di intervento tempestivo e costante nel tempo. La miglior cura resta però la prevenzione primaria, sebbene anche per chi sia stato colpito da questa malattia e dopo i giusti trattamenti ne sia guarito, è possibile fare molto. Una ricerca condotta presso la Medical School di Hanover, Germania, ha messo al vaglio l'efficacia delle cure di supporto per i pazienti guariti, ma considerati comunque a rischio di recidiva. Journal of Clinical Periodontology ne ha pubblicato i risultati.

Una ricerca nella ricerca

La revisione sistematica condotta dai ricercatori di Hanover ha analizzato i dati provenienti da studi prospettici e retrospettivi durati almeno 3 anni. In particolare, ha esaminato l'efficacia delle cure per la perimplantite, la frequenza e i protocolli utilizzati nelle terapie di mantenimento. La ricerca ha coinvolto 15 studi, riferiti a oltre 700 pazienti e 790 impianti.

I risultati sulla perimplantite

I risultati hanno rilevato che la cura di supporto perimplantare (SPIC) contribuisce alla stabilità dei tessuti perimplantari. La recidiva o la progressione della malattia variano dal 24,4% al 100% a livello di paziente e dal 28,3% al 100% a livello di impianto. Tuttavia, la eterogeneità dei protocolli e dei risultati impedisce di compiere una meta-analisi. Per questa ragione, secondo i ricercatori della Medical School di Hanover servirebbero ulteriori studi randomizzati e controllati per definire meglio e in modo più specifico i protocolli per le cure di supporto.

Conclusioni e suggerimenti

La revisione condotta dai ricercatori della Medical School di Hanover evidenzia l'importanza delle cure di supporto per prevenire recidive o progressioni della periimplantite. La stabilità dei tessuti perimplantari può essere infatti ottenuta attraverso l'implementazione regolare della SPIC a intervalli definiti dopo il trattamento della perimplantite. Tuttavia, sottolineano i ricercatori, è bene ricordare che la ricorrenza o la progressione di questa patologia è un fenomeno frequente che potrebbe richiedere ulteriori interventi come ritrattamenti o, in alcune circostanze, addirittura la rimozione dell'impianto stesso.

Intervista con il CTO di MEDIT. L’impatto di MEDIT sulla scansione intraorale: una svolta paradigmatica

MEDIT scanner intraorale
Michael Lee, CTO of MEDIT

Con la crescente popolarità acquisita dagli scanner intraorali tra i dentisti, i criteri per la selezione di questi dispositivi si sono ampliati.
Sebbene sul mercato vi siano molti fornitori di scanner intraorali, MEDIT si è affermato come un attore eccezionale, fornendo scanner in oltre 140 Paesi e ottenendo un riconoscimento significativo.

La storia di questo successo risiede nella iSeries di MEDIT, che ha costantemente suscitato riscontro positivo tra i dentisti, creando un seguito devoto.

Michael Lee, CTO di MEDIT, condivide con noi alcune innovative esperienze di successo.

 

MEDIT scansione intraorale
Michael Lee, CTO of MEDIT

 

Quali percorsi ha seguito la sua carriera?
Operava già in ambito odontoiatrico o qualcosa ha suscitato il suo interesse nel settore della salute digitale?

Sono sempre stato affascinato dalla grafica computerizzata e dal design 3D. Dopo aver studiato Ingegneria Meccanica e CAD (Computer-Aided Design), ho avviato una start-up in grado di fornire uno scanner 3D accessibile, diventando così il principale fornitore di software per scanner 3D a livello mondiale.

MEDIT HA INIZIATO L'ATTIVITÀ SVILUPPANDO SCANNER 3D PER APPLICAZIONI INDUSTRIALI NEL 2000. OGGI È UNA DELLE AZIENDE LEADER NEL MERCATO DEGLI SCANNER ODONTOIATRICI.

La scansione 3D è una tecnologia indispensabile nella creazione di un prodotto personalizzato. La odontoiatria digitale è l'industria più grande in questo contesto, ed è stato questo che mi ha affascinato. Così, nel 2016, ho deciso di unirmi a Medit dopo il successo della mia precedente azienda di software per la scansione 3D.
La mia missione era semplice: sviluppare presso Medit uno scanner intraorale che avrebbe portato l'azienda a espandersi in un mercato molto più ampio.

 

MEDIT serve utenti in circa 140 Paesi in tutto il mondo.
Come valuta i cambiamenti di mercato e le trasformazioni del settore a seguito della diffusa adozione degli scanner intraorali?

Medit ha rivoluzionato il mercato con il lancio dello scanner intraorale i500 nel 2018. Abbassando i costi e offrendo aggiornamenti software gratuiti e nuove applicazioni senza costi aggiuntivi, MEDIT ha ampliato l'accesso all'odontoiatria digitale, in particolare nei Paesi meno sviluppati. Questo ha stimolato una sana concorrenza, promuovendo i progressi tecnologici e migliorando i servizi destinati agli utenti finali.

MEDIT ha guidato alcune tendenze importanti nella odontoiatria digitale con i suoi scanner intraorali, software e servizi.

  • Innanzitutto, grazie a MEDIT si è verificata una significativa diminuzione dei prezzi, compresa l'eliminazione delle tariffe di abbonamento.
  • In secondo luogo, la connettività Cloud e una piattaforma sono diventate importanti.
  • Infine, vari flussi di lavoro e un software semplice e intuitivo si sono rivelati fattori chiave nell’influenzare l’acquisto.

Da quando Medit ha introdotto questi cambiamenti, il mercato della odontoiatria digitale è cresciuto rapidamente.

 

Quali caratteristiche uniche distinguono il software e l'hardware di MEDIT dagli altri scanner intraorali?

Posso affermare con fiducia che Medit fornisce uno scanner intraorale accessibile con cui chiunque può iniziare facilmente. È abbastanza comune che gli utenti acquistino un programma software separatamente anche dopo l'acquisto di uno scanner.
Tuttavia, gli utenti non devono preoccuparsi dei costi aggiuntivi, poiché il programma software di Medit (Medit Link) non applica costi extra. Inoltre, con riferimento all'espressione “il diavolo si nasconde nei dettagli”, Medit riconosce l'impatto profondo che piccoli dettagli possono avere sull'esperienza dell'utente.

Grazie alle Tecnologie A.I. offerte da MEDIT, gli utenti possono navigare facilmente tra i dati scannerizzati con pochi clic: un processo che altrimenti, con altre aziende, comporterebbe molteplici passaggi.
È possibile sperimentare l'efficacia del flusso di lavoro attraverso le applicazioni di Medit, come ad esempio una applicazione CAD.

 

MEDIT scanner intraorale
Audience che ascolta il discorso di un utente presso lo stand di MEDIT, IDS 2023

 

MEDIT ha migliorato in modo significativo il flusso di lavoro dei dentisti, con ricadute positive anche sui pazienti.
Quali sono gli obiettivi di MEDIT per il 2024?

Medit si impegna nello sviluppo continuo di funzioni e tecnologie incentrate sul cliente, con l'obiettivo di migliorare in modo significativo la qualità della scansione e di semplificare il processo di gestione dei dati. Nel 2024, ci si possono aspettare strumenti software altamente convenienti per trattamenti protesici e per altre procedure.

MEDIT SI IMPEGNA A MIGLIORARE GLI SCANNER INTRAORALI RENDENDOLI PIÙ INTUITIVI, VERSATILI ED EFFICIENTI PER AUMENTARE LA PRODUTTIVITÀ NEGLI STUDI ODONTOIATRICI.
  • Stiamo investendo in modo considerevole in varie app e integrazioni di piattaforme con i nostri partner. Ad esempio, in collaborazione con aziende leader nell'ambito della stampa 3D, semplifichiamo il flusso di lavoro per portare i benefici delle protesi finali stampate in 3D direttamente ai pazienti, negli studi odontoiatrici.
  • Inoltre, Medit prevede uno strumento di gestione specializzato per i centri di servizi odontoiatrici (DSO) attraverso il programma Medit Link Enterprise, rafforzando la gestione senza soluzione di continuità dei dispositivi e delle operazioni del business DSO.
    Per una panoramica completa dei nostri piani per il nuovo anno e gli ultimi aggiornamenti su app e software, ti preghiamo di consultare il tuo account Medit Link.

 

Se dovesse descrivere Medit con una sola parola, quale sarebbe e perché?

Potrebbe sembrare un cliché, ma “Innovazione” sarebbe la parola giusta per rappresentare l'identità di Medit. Il nome Medit deriva da Medicina e Tecnologia dell'Informazione.
Medit è entrato nel mercato della odontoiatria digitale in un secondo momento rispetto ai principali concorrenti. Introducendo con successo l'innovazione IT in un settore medico piuttosto conservatore, siamo evoluti da semplici seguaci a leader di mercato.

 

 

Invio dei dati di spesa sanitaria: tutte le regole

Invio dati spesa sanitaria

II dentisti singoli e associati, le strutture autorizzate per l’erogazione dei servizi sanitari non accreditate e gli igienisti dentali sono periodicamente alle prese con l’adempimento, disposto dal decreto legislativo 21 novembre 2014 nr. 175, che impone a determinati soggetti di fornire all’Agenzia delle entrate i dati necessari alla preparazione della dichiarazione dei redditi “precompilata” delle persone fisiche. Per quanto riguarda le spese sanitarie, i soggetti obbligati adempiono inviando al Sistema tessera sanitaria (STS) per via telematica i dati relativi alle prestazioni che hanno erogato nell’anno. Omettere l’invio dei dati o effettuarlo in modo errato mette a rischio di sanzioni pesanti, è dunque opportuno conoscerne meglio i principali aspetti.

Come inviare i dati

È possibile effettuare in proprio l’invio o delegare un intermediario abilitato. In questo ultimo caso, la delega va inserita all’interno dell’area riservata all’operatore sanitario o alla struttura del sito Progetto tessera sanitaria. Si può inviare ogni singolo documento di spesa, e solo in tale caso si può utilizzare il sito Internet Progetto tessera sanitaria, oppure raggruppando i dati di più documenti in un unico file; in tal caso si dovrà procedere con appositi programmi, quali i gestionali odontoiatrici o i programmi degli intermediari delegati. Il raggruppamento dei singoli file può avvenire assiemando i file xml che il programma di fatturazione dello studio di solito genera a ogni singola fattura. A seguito di ogni invio dei dati di uno più documenti, il sistema rende una ricevuta, che va conservata. In presenza di errori, la ricevuta segnalerà l’anomalia e si dovrà procedere alla sua correzione entro cinque giorni successivi alla scadenza.

Le scadenze

Non è prevista una scadenza per l’invio del singolo documento, ma è in dirittura d’arrivo una decisione normativa che manderà “a regime” la doppia scadenza annuale semestrale entro cui i dati di tutti i singoli documenti dovranno essere stati inviati. Si tratta dell’art. 12 del decreto attuativo della “delega fiscale” che riguarda la “semplificazione delle norme in materia di adempimenti tributari”. Si dovrà dunque aver completato l’invio dei dati di tutti i documenti relativi alle spese che i pazienti hanno sostenuto in un semestre solare entro le date che saranno fissate da appositi provvedimenti del Ministero dell’economia e finanze. Per il secondo semestre del 2023, questo termine è il 31 gennaio 2024.

Quali dati inviare

I dati da inviare sono quelli dei “documenti fiscali”: le fatture emesse nei confronti di persone fisiche “private”. Sono esclusi la descrizione dettagliata delle prestazioni effettuate e i dati anagrafici del paziente. Si devono inviare solo se al documento corrisponde un effettivo incasso, totale o parziale, altrimenti quel documento è da “tenere nel cassetto” fino a quando non sarà pagato, anche solo in parte. Poiché vige il “principio di cassa”, per il quale la fattura dei professionisti deve essere emessa a seguito di un incasso, in gran parte dei casi la data del documento corrisponderà alla data del pagamento. Può capitare di emettere una fattura senza avere già incassato. Tali fatture, finché rimarranno senza incasso, non saranno da inviare a STS.

La spesa per il bollo

Se in una fattura soggetta all’imposta di bollo risultasse l’addebito della stessa a carico del cliente, l’importo del bollo può essere incluso nell’importo del pagamento senza alcuna ulteriore distinzione, in quanto si tratta di una spesa accessoria alla prestazione medica e pertanto detraibile ai fini della dichiarazione dei redditi del cliente.

Alcuni programmi separano la spesa per il bollo da quella per le prestazioni, ma si tratta di un accorgimento inutile ai fini dell’adempimento, che genera la necessità di un inserimento aggiuntivo nel caso si utilizzasse il sito Internet di STS per l’invio singolo dei dati. Alcuni indicano l’esigenza di inserire, per la sola spesa del bollo, e solo qualora la si chieda a rimborso al cliente, un diverso codice di “natura Iva” rispetto a quello che attesta l’esenzione dall’Iva della prestazione medica. Tale distinzione, oltre a richiedere l’inserimento aggiuntivo menzionato, va considerata incoerente con la natura fiscale del recupero della spesa per il bollo, perciò da evitare. Si manterrà anche per il bollo, qualora si decidesse di tenerne separato l’inserimento da quello della spesa per le prestazioni, il codice Iva dell’esenzione.

Incassi anticipati e frazionati

Come anticipato, nei dati da inviare sono presenti due date: quella dell’incasso e quella del documento. In gran parte dei casi queste due date coincidono, con eccezioni. Ad esempio, quando la data di emissione della fattura è successiva a quella dell’incasso. È possibile, infatti, emettere la fattura entro dodici giorni dalla data dell’incasso: in tal caso si dovrà informare il sistema flaggando la casella del “pagamento anticipato”, altrimenti non sarà possibile proseguire con l’invio.

Un altro caso di non coincidenza delle due date riguarda la situazione inversa: è la data dell’incasso a essere maggiore di quella del documento. Ciò si verifica quando chi paga la fattura non è il paziente (o solo lui) ma un Ente convenzionato che pagherà, di norma, dopo che la fattura è già stata emessa, magari nell’anno successivo a quello della data della fattura. In questo ultimo caso, l’invio dei dati del documento, con l’importo incassato, andrà effettuato nell’anno dell’incasso e in quello di emissione del documento. Nel caso dei convenzionamenti “diretti”, dove una fattura intestata al paziente è pagata in parte da questi e in parte dall’Ente convenzionato, si dovranno effettuare due invii separati con i dati dello stesso documento. Ogni volta che un documento è pagato in modo “frazionato”, si dovrà avere l’accortezza, nell’invio successivo al primo, di aggiungere al numero del documento (dato richiesto dal STS) un suffisso a scelta, ad esempio una lettera, altrimenti non sarà possibile proseguire con l’invio. L’inserimento dei rimborsi

Un elemento che può generare qualche incertezza applicativa è quello dell’invio dei dati dei “rimborsi”, le somme di denaro che si restituiscono ai pazienti per differenze dovute a “prestazioni non erogate o solo parzialmente erogate”, così definiti dall’art. 1 del Decreto del Ministero dell’economia e finanze del 31 luglio 2015. Si tratta di rimborsare pagamenti che i pazienti hanno già effettuato e già fatturati. È verosimile pensare che si tratti dei casi per i quali sia stato concordato, con il paziente, il pagamento anticipato delle prestazioni. Al momento dell’inserimento dei dati della restituzione, il sistema va informato che l’operazione è un “rimborso”. Il sistema, si aspetterà comunque, oltre alla data della materiale corresponsione della somma al paziente, anche una data del documento, la cosiddetta “nota di credito” o similari: le due date devono coincidere, altrimenti non sarà possibile proseguire con l’invio.

Sanzioni e rimedi

Le irregolarità connesse all’obbligo di invio dei dati delle spese sanitarie al STS sono di tre tipi: l’omissione dell’invio, l’invio tardivo e quello errato. Ognuna delle tre irregolarità è sanzionata allo stesso modo: 100 euro per ogni singola comunicazione omessa, tardiva o errata, fino a un massimo di 50.000 euro. Considerato l’elevato numero di fatture che si vedono emettere in molti studi, magari per importi inferiori a questa sanzione, risulta evidente come si debba fare il possibile per evitare le irregolarità, sia che si provveda direttamente all’invio dei dati, sia che lo stesso sia affidato a un intermediario. La sanzione è peraltro attenuata, ossia ridotta a un terzo con un massimo di 20.000 euro, se la comunicazione è correttamente trasmessa entro 60 giorni dalla prevista scadenza. L’omissione o l’errore nell’invio comporta, oltre alla sanzione diretta, anche una sorta di sanzione indiretta, in quanto il cliente dello studio si ritroverebbe nella sua dichiarazione precompilata un dato non conforme con la spesa sostenuta o perfino mancante, trovandosi nella necessità di modificare la dichiarazione. La conseguenza è non solo la perdita dall’esenzione dai controlli formali sui documenti di spesa, ma anche l’esposizione proprio a questo tipo di controllo, come stabilito dall’art. 5 del decreto istitutivo dell’obbligo esaminato in questo articolo.

Occorre infine sapere che con l’adesione, a pagamento, alle sanatorie delle “irregolarità formali” che periodicamente sono proposte ai contribuenti dal Governo, sono sanabili l’omissione e la tardività, ma non gli errori.

Entro il 31 gennaio va completato l’invio telematico all’Agenzia delle entrate dei dati di tutti i documenti relativi alle spese che i pazienti hanno sostenuto nell’ultimo semestre del 2023. La guida utile per procedere in modo corretto

La rivoluzione digitale in odontoiatria pediatrica: qualche domanda a Matteo Beretta

Matteo Beretta

Le nuove tecnologie applicate ai piccoli pazienti rendono l’esperienza della visita e del trattamento molto più confortevole. Il vero vantaggio, oltre la pura clinica, è la possibilità di condividere in modo visivo ciò che il “Pediatra odontoiatrico” osserva in tempo reale, creando una forte alleanza terapeutica fin da subito con il bimbo-famiglia.

Il dottor Matteo Beretta, Medico Odontoiatra, Specialista in Ortognatodonzia, Master in Odontoiatria Digitale. Libero professionista in Varese e Casale Monferrato (AL).

C’era una volta il vecchio dentista, che trattava la carie nei pazienti pediatrici esclusivamente in modo chirurgico e non aveva a disposizione strumenti come la transilluminazione per diagnosticare le lesioni cariose in fase precoce o magari il laser per intervenire in modo atraumatico sui frenuli patologici; poi c’erano i bambini, anche già grandicelli, che su quella poltrona si sentivano estremamente a disagio, se non terrorizzati, anche perché magari non avevano mai visto un dentista prima. Ma il lieto fine negli ultimi anni è arrivato: gli orientamenti terapeutici si sono evoluti, l’età consigliata per la prima visita odontoiatrica si è abbassata a 18 mesi, si è creata una maggiore consapevolezza e le tecnologie digitali hanno reso possibili approcci innovativi e molto più confortevoli per i piccoli pazienti, mentre nuove acquisizioni scientifiche in odontoiatria infantile hanno rivisitato le modalità di diagnosi e di trattamento, fino a rivalutare il ruolo dei denti decidui e delle loro caratteristiche. Quest’ultimo tema in particolare è stato al centro del XXII Congresso Nazionale SIOI della Società Italiana di Odontoiatria Infantile che si è svolto a Chieti lo scorso dicembre. Tra i relatori di spicco il dottor Matteo Beretta, medico odontoiatra specialista in ortodonzia, che con i colleghi Fabio Federici Canova e Alessandro Gianolio ha tenuto anche un workshop intitolato Crea una nuova cartella e rinomina il file con il nome “Pediatria Ortodontica”. Una frase quasi giocosa che ha un obiettivo estremamente serio, ossia tracciare una linea di demarcazione netta tra quello che per lungo tempo è rimasto un approccio molto/troppo chirurgico alla odontoiatria e all’ortodonzia pediatrica e l’attuale approccio, più medico, dove le tecnologie hanno un ruolo fondamentale anche per coinvolgere e motivare la famiglia, non solo spiegando, ma illustrando mediante immagini e video personalizzati.

Dottor Beretta, in quale modo le nuove tecnologie hanno migliorato l’approccio ai pazienti pediatrici?

Consentono di essere molto più efficienti e accurati nella valutazione iniziale, nella diagnostica e nella formulazione dei piani di cura, offrendo al piccolo paziente il massimo comfort. Gli scanner intraorali, oggi in versione senza filo, già a partire dalla prima visita del paziente pedodontico consentono di effettuare valutazioni che vanno oltre la mera immagine tridimensionale delle arcate, poiché permettono di testare facilmente e in modo molto confortevole la buccalità del bambino.

Questo è un concetto che i neonatologi conoscono molto bene: rappresenta la possibilità di entrare efficacemente all’interno della bocca del bambino senza invaderla, per capire realmente se ci sono le condizioni per effettuare determinate terapie oppure no. L’utilizzo dello scanner permette anche di condividere in modo efficace quello che noi osserviamo nella bocca del bambino con i suoi familiari, che sono lì di fronte a noi. Le tecnologie, oltre le ormai scontate foto digitali, hanno cambiato anche gli esami di valutazione della presenza di carie, come la diagnosi effettuata tramite transilluminazione, le foto digitali e, soprattutto, i video, che oggi possiamo realizzare molto rapidamente anche con smartphone dedicato all’interno delle nostre strutture per registrare ciò che condividiamo con i genitori, al fine di poter dare loro un referto che non sia solo scritto, ma anche visivo.

Come è cambiato l’approccio clinico alla gestione della carie nei bambini?

Per molto tempo, specie nel piccolo paziente, la presenza di carie prevedeva un trattamento esclusivamente chirurgico: rimozione della lesione cariosa e restauro con differenti tipologie di materiali o tecniche a seconda dell’estensione. Oggi molto è cambiato, e nel piccolo paziente è essenziale rispettare alcuni principi: un approccio minimamente invasivo, la rimozione selettiva della carie (SCR: selective caries removal) oppure, nei bambini molto piccoli, la “non rimozione” della lesione cariosa, che viene prima arrestata tramite ozonoterapia e presidi remineralizzanti, al fine di consentire una gestione conservativa più efficiente e confortevole.

Ci sono condizioni che richiedono un intervento tempestivo?

Sì: una problematica che il dentista deve essere in grado di osservare e riconoscere rapidamente nei piccoli pazienti è la displasia dello smalto altrimenti detta MIH (Molar Incisor Hypomineralization), condizione che negli ultimi anni è diventata molto frequente e che richiede un approccio tempestivo, pari a quello che si applica ai traumi dentali. L’MIH si configura come una condizione di ipoplasia dello smalto dove la qualità e la quantità di sostanza minerale sono estremamente ridotte. La diagnosi precoce è fondamentale perché, in base al grado con cui si manifesta, se lieve, moderato o grave, si può arrivare in fretta a una condizione di distruzione dello smalto (PEB: Post eruptive breakdown), in cui l’elemento dentale viene sgretolato molto rapidamente dalle dinamiche funzionali della bocca. Il dente diventa estremamente sensibile agli stimoli termici e chimici fino al dolore. Spesso, se la diagnosi è tardiva, sono necessari interventi complessi; quindi, la prevenzione secondaria è molto importante. Purtroppo, non abbiamo ancora individuato con precisione le cause dell’MIH, e questo ci impedisce di svolgere una prevenzione primaria.

A proposito di prevenzione orale infantile, a che punto siamo in Italia?

Si potrebbe fare molto di più. Al Congresso SIOI, con il dottor Luigi Paglia abbiamo presentato un Position Paper sullo stato della prevenzione orale in ambito materno infantile sul territorio nazionale italiano, da dove si evince quanto lavoro è ancora necessario svolgere. La prevenzione orale per noi comincia già nel grembo materno. Questo concetto potrebbe diventare un tema interessante da trattare non solo nelle Scuole di Specializzazione in Pediatria, ma anche nei corsi di preparazione al parto, spiegando alle mamme tutto quello che devono sapere sia per il proprio benessere orale, che condiziona la salute generale, sia per quello dei propri figli, che è fortemente influenzato dallo stato di salute della mamma e dalle sue abitudini di vita durante la gravidanza. L’obiettivo è una prevenzione vera, fatta ancora prima che il bambino nasca.

Perché è così importante la figura dell’odontoiatra pediatrico?

L’odontoiatria pediatrica è una branca super specialistica dell’odontoiatria generale. Immaginiamo di essere un genitore e di avere il proprio medico di base. Non porteremmo il nostro bambino dal medico di base, ma scegliamo il pediatra. L’odontoiatra pediatrico è il pediatra della bocca del bambino, di tutte le funzioni annesse e del suo viso. Questo non vuol dire che il dentista generalista o il dentista dei pazienti adulti non debba considerare di occuparsi dei bambini, ma deve essere in grado di osservare e valutare determinate condizioni per impostare un piano di prevenzione, informando i familiari sulla corretta igiene orale e alimentare quotidiana. Soprattutto, deve saper riconoscere problematiche e condizioni magari per lui non familiari e, in caso, saper indirizzare la famiglia verso lo specialista. Mi riferisco, oltre all’MIH o ad altre displasie dello smalto, come quella riguardante i denti decidui (EH: enamel hypomineralization), a problematiche di sviluppo della bocca in termini di morfologia e di funzione, tra cui il morso incrociato con latero deviazione, dipendente normalmente dalla contrazione dell’arcata superiore, oppure condizioni derivanti dall’uso eccessivo e intenso del succhietto, come il morso aperto, fino alle problematiche relative al frenulo linguale, la cui valutazione al fine di definire la necessità di un trattamento chirurgico precoce è importante e va effettuata nel momento giusto.

Quali sono le novità per la chirurgia dei frenuli e a quale età è possibile intervenire?

Molto è cambiato da quando la laser terapia consente di intervenire precocemente in modalità sicura, efficiente, predicibile e assolutamente confortevole per il bambino. Un frenulo realmente patologico andrebbe diagnosticato e trattato già in ambito neonatale, perché sappiamo che nei primi mesi di vita il bambino non ha ancora il sistema nervoso periferico completamente sviluppato; per questo motivo, l’intervento di frenulotomia o frenulectomia molto precoce risulta poco invasivo e assolutamente privo di stimoli dolorosi per il neonato. In questo contesto, la collaborazione con gli osteopati neonatali e con i logopedisti può essere estremamente interessante per una valutazione precoce, anche per consentire al neonato di avere un corretto attaccamento al seno, perché un frenulo patologico può complicare o rendere talvolta impossibile l’allattamento naturale.

Quando è possibile diagnosticare e trattare, invece, il morso incrociato?

Il morso incrociato può essere diagnosticato molto precocemente ed è in cima agli indici di priorità di trattamento anche da parte delle Linee Guida del Ministero della Salute, che identificano come momento ideale per la prima visita odontoiatrica i 18 mesi di vita, anche se in ambito materno infantile noi consideriamo importante una valutazione neonatale o prenatale. Già a quattro anni, specie nelle condizioni di morso incrociato importante con latero deviazione mandibolare o in caso di malocclusione scheletrica di Classe III con morso inverso anteriore e postura mandibolare avanzata, compatibilmente con il livello di collaborazione da parte del bambino si può effettuare una terapia ortodontica pediatrica con differenti tipologie di apparecchiature scelte anche in base alle caratteristiche individuali del piccolo paziente. Le soluzioni possono prevedere sia dispositivi rimovibili ortopedico-funzionali su misura sia dispositivi fissi di espansione mascellare, anche automatici o pre-programmati in termini di modalità ed espansione da ottenere, tutti realizzati con procedure completamente digitali, che possono consentire di ottenere, mediante stampa 3D, anche dispositivi in tecnopolimero metal-free personalizzati, utili in casi di esigenze speciali, come allergie ai metalli o necessità di esami di risonanza magnetica nucleare durante la terapia ortodontica. L’importante sarebbe poter realizzare la correzione del morso incrociato, specie se con latero deviazione mandibolare, poco prima che i molari permanenti erompano ed entrino tra loro in occlusione o, nella Classi III, per guidare l’eruzione degli incisivi permanenti in un rapporto occlusale corretto. In questo contesto è fondamentale conservare nelle migliori condizioni possibili la salute della dentatura decidua, perché i denti da latte sono il miglior ancoraggio ortodontico per l’ortodontista pediatrico. Lavorando sui denti da latte siamo in grado di modificare la dimensione e la morfologia delle arcate dentarie, influenzando la funzione masticatoria e muscolare in modo da creare le condizioni affinché i denti permanenti possano svilupparsi in un contesto di crescita armonica.

Lei è co-autore di una monografia su uno specifico dispositivo ortodontico...

Il testo è frutto di una ricerca durata oltre 10 anni, riporta i risultati di qualche migliaio di casi trattati dal nostro gruppo ed è basata su 20 anni di utilizzo di sistemi di espansione lenta del mascellare superiore. Il libro è dedicato a un dispositivo ortodontico usato principalmente in età pediatrica, il Leaf Expander® che si presta alla gestione delle discrepanze trasversali, quindi del deficit del mascellare superiore e della gestione del palato stretto. Una sezione dedicata alla ricerca scientifica e al confronto con le principali metodiche di espansione mascellare in età pediatrica conferma che il Leaf Expander può rappresentare un riferimento affidabile e predicibile a disposizione del clinico per la risoluzione di numerose malocclusioni caratterizzate da deficit mascellare.

Per trattare i bambini è necessario instaurare un’alleanza terapeutica anche con i genitori. Come gestisce questo passaggio cruciale?

I tempi dove il medico impone al paziente la propria diagnosi e la propria terapia sono terminati. Oggi è fondamentale che si instauri una nuova modalità di alleanza terapeutica basata sul tempo adeguatamente investito nel rapporto con il paziente e la sua famiglia. Per questo amiamo molto il concetto di “bimbo-famiglia”, coniato dall’amico e collega Luciano Zaffarano. Quando ci confrontiamo con la valutazione di un piccolo paziente e definiamo con i genitori quello di cui potrebbe avere bisogno, ampliamo il nostro bacino di utenza. Per questo non è più sufficiente un dialogo impositorio, ma sono necessarie nuove modalità di comunicazione. L’uso di video personalizzati, nell’ambito di quello che può essere considerato un consenso dinamico virtuale o visuale e non più basato solo su consensi informati scritti, permette di coinvolgere in modo efficiente le famiglie nel percorso terapeutico. Coinvolgerli con immagini e video realizzati dal vivo già dalla prima vista, mostrando anche esempi clinici o come si svolge una determinata cura, consente una grandissima trasparenza, dà una immagine di grande autorevolezza e utilizza un linguaggio che abbatte le barriere dell’incomprensione, aprendo nuovi scenari in cui le parti coinvolte interagiranno in modo sempre più coinvolgente e consapevole.

 

Il Leaf Expander

Matteo Beretta è co-autore, con Claudio Lanteri, Valentina Lanteri, Alessandro Gianolio e Claudia Cherchi della monografia Il Leaf Expander – La rivoluzione dell’espansione mascellare confortevole in età pediatrica, senza collaborazione e verso la guida autonoma, edito da Ariesdue 220 pagine.

 

 

Matteo Beretta
Medico Odontoiatra, Specialista in Ortognatodonzia, Master in Odontoiatria Digitale. Libero professionista in Varese e Casale Monferrato (AL). Professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia Università degli Studi di Brescia e il Master in Digital Dentistry dell’Università di L’Aquila. Presiede, insieme con Luigi Paglia, il Board del Progetto OMI (Odontoiatria Materno-Infantile). È Membro del Consiglio Direttivo Nazionale della Società Italiana di Odontoiatria Infantile (S.I.O.I.)

Air polishing in parodontologia

air polishing

Nella fase di mantenimento della malattia parodontale, l’utilizzo di polveri a bassa abrasività per controllare il biofilm consente un approccio indolore, efficace e veloce, con innegabili vantaggi.

Le innovazioni tecnologiche hanno introdotto nuovi modi di trattare la malattia parodontale che, a parità di efficacia, pongono particolare attenzione alla minima invasività e alla massima preservazione del tessuto parodontale. Dai consueti ablazione e levigatura radicolare, ci si sta spostando verso il più conservativo debridement della superficie radicolare. Oltre a ciò, sono state introdotte e studiate terapie aggiuntive per migliorare i risultati clinici e microbiologici della terapia non chirurgica; tra queste vi è l’air polishing subgengivale, che prevede l’utilizzo di polveri a bassa abrasività.

Il controllo del biofilm con terapia meccanica

Il paradigma corrente vede la parodontite come risultato di uno squilibrio polimicrobico, dove patogeni “chiave” condizionano la virulenza dell’intera comunità del biofilm. L’incapacità del sistema immunitario di neutralizzare il danno al biofilm determina una risposta cronica che porta alla distruzione di osso e legamento parodontale. Obiettivo del trattamento standard della parodontite è ristabilire l’omeostasi del sistema immunitario attraverso la riduzione della carica batterica, così da portarla a un livello compatibile con la stabilità e la salute. Questo si ottiene attraverso il controllo del biofilm con terapia meccanica professionale, istruzione del paziente a un livello adeguato di igiene orale e terapia parodontale di supporto.

Esiste un generale consenso sul fatto che più liscia è la superficie del dente migliore sarà il risultato della terapia parodontale: una superficie liscia è meno soggetta ad accumulo di placca e ne consente una più semplice rimozione. Da qui l’importanza della fase di polishing, effettuata con coppette in silicone e pomice o con apparecchiature per air polishing, che rimuovono il biofilm dalla superficie dei denti spruzzando aria compressa contenente acqua e particelle abrasive. L’air polishing garantisce la riduzione dei tempi operativi e di discomfort e dolore del paziente, ma rimuove esclusivamente il biofilm, non il tartaro. Per questo può essere usato in combinazione con la strumentazione manuale o con ablatori ultrasonici nella fase iniziale della terapia parodontale oppure da solo durante il trattamento delle tasche presenti dopo la terapia iniziale, nonché come terapia parodontale di supporto (Nascimento et al, 2021).

Tutte le declinazioni del polishing

La prima volta che venne utilizzato un dispositivo ad aria e polvere non fu in ambito parodontale bensì in conservativa. Fu Black a impiegarlo, caricato con particelle di ossido di alluminio, nella preparazione della cavità come alternativa alla turbina. Eravamo nel 1945. Da allora dovremo aspettare fino ai primi anni ’80 del Novecento per vedere entrare nella clinica una apparecchiatura per air polishing caricata con bicarbonato di sodio nella terapia parodontale.

Nell’ambito del polishing troviamo definizioni diverse:

• tooth polishing. L’American Accademy of Periodontology l’ha definita come “la rimozione di placca, tartaro e macchie dalle superfici esposte e non esposte del dente attraverso ablazione e lucidatura come misure di prevenzione per il controllo di fattori irritanti locali”;

• selective polishing. Il procedimento di pulizia e lucidatura volto a rimuovere selettivamente macchie estrinseche da quelle superfici dei denti dove siano rimaste ancora dopo l’ablazione. Viene eseguito con coppette in silicone e/o spazzolini montati su un contrangolo a bassa velocità o con un’apparecchiatura per air polishing caricata con polveri scelte ad hoc;

• air polishing. Il procedimento di pulizia e lucidatura della dentatura e dei restauri dentali mediante un’apparecchiatura che miscela aria compressa, acqua e particelle abrasive per rimuovere le macchie estrinseche rimaste dopo lo scaling;

• perio polishing. Il trattamento parodontale non chirurgico, ovvero l’air polishing sub-gengivale.

I sistemi di air-polishing utilizzano un flusso abrasivo composto da acqua, aria compressa e specifiche polveri a granulometria controllata per ottenere la rimozione del biofilm batterico e l’eliminazione delle pigmentazioni estrinseche da denti e restauri dentali. L’interazione tra le particelle solide delle polveri con la superficie dentale trattata è l’evento fondamentale nei processi di “polishing” indotto dal getto di aria/acqua e il risultato finale è influenzato dalle proprietà fisico-meccaniche (geometria morfologica e durezza) delle particelle utilizzate. Maggiori sono massa, granulometria, durezza e spigolosità delle particelle, più elevato risulta il grado di abrasività.

Fattori che possono condizionare l’abrasività di una polvere sono la sua concentrazione, la quantità e la durata del contatto con la superficie da trattare (Di Nurra et al, 2014). Anche la pressione dell’aria e la pressione dell’acqua influenzano l’efficacia della rimozione del substrato.

Le polveri utilizzate per l’air polishing

• Bicarbonato di sodio: è un sale sodico dell’acido carbonio. Le sue particelle, cristalli di forma rettangolare e/o quadrata, possono avere una granulometria di circa 250 μm. Rimuove efficacemente il biofilm batterico sopragengivale e le macchie sulla superficie dello smalto senza cambiamenti o perdita significativa di sostanza. Va usato con cautela su dentina e cemento radicolare in caso di demineralizzazione dello smalto, poiché può provocare importanti abrasioni e perdita di tessuto sano. Per ridurre l’abrasività le case produttrici hanno portato la granulometria delle particelle di bicarbonato di sodio a 40 μm.

• Carbonato di calcio: è il sale di calcio dell’acido carbonico. Con granulometria inferiore a 120 μm, sembra risultare meno abrasivo rispetto al bicarbonato di sodio ma, a causa della scarsa solubilità in acqua, inappropriato per il debridement sottogengivale. La forma sferica delle particelle garantisce un contatto equilibrato sul dente da trattare e una azione delicata sulle zone circostanti con ottimizzazione dell’effetto pulente, minor rischio di abrasioni e pulizia più rapida. Privo di sodio, è adatto a pazienti con ipertensione e insufficienza renale (Németh et al, 2022).

• Vetri bioattivi: i calcio fosfosilicati di sodio sono un composto costituito da elementi naturali come silicio, calcio, sodio e fosforo, utilizzati in medicina per decenni come materiali osteoinduttivi. Il bioglass 45S5 si usa per lucidatura, remineralizzazione delle superfici dentali e trattamento dell’ipersensibilità dentinale. La polvere è in grado di interagire con i fluidi biologici/saliva e indurre la deposizione di una idrossiapatite simile a quella del dente naturale. L’utilizzo dei bioglass nei trattamenti di air-polishing crea uno strato compatto di smear layer resistente all’attacco degli acidi e capace di indurre processi di remineralizzazione dentale; ha effetto sbiancante più profondo del bicarbonato di sodio. I bioglass non hanno controindicazioni dovute alla presenza di sodio e non inducono bruciore o irritazione dei tessuti molli. Le particelle possono avere forma sferica o irregolare con granulometria tra 20 e 50 μm; si sono dimostrate efficaci nel rimuovere le macchie estrinseche superficiali e nel ridurre la sensibilità dentale. Sono più pesanti di bicarbonato di sodio e di calcio e durante il loro utilizzo si producono meno overspray e/o areosol (Skallevold et al, 2019).

• Triossido di alluminio: alternativa adatta a pazienti per cui l’uso di bicarbonato di sodio è controindicato. Le sue particelle hanno dimensioni simili, ma sono più dure; uno studio in vitro ha dimostrato che il suo uso deve essere evitato su cementi di fissaggio, resine composite e vetroionomeri così come intorno ai margini di un restauro protesico (Johnson et al, 2004).

• Glicina: è un amminoacido non essenziale. La sua polvere a bassa abrasività, composta da particelle di dimensioni medie comprese tra meno di 45 μm e 60 μm, si ottiene mediante molatura dei cristalli di glicina. Cinque volte meno abrasiva del bicarbonato di sodio, può rimuovere il biofilm dalla superficie radicolare in soli cinque secondi, con migliore capacità di accesso a solchi e fessure. Ha effetto batteriostatico, battericida e inibisce la colonizzazione batterica agendo sia sull’adesione da parte dell’agente patogeno sia sulla sua proliferazione. Viene utilizzata con dispositivi di air- e perio-polishing per rimuovere biofilm batterico, discromie estrinseche lievi e per la detossificazione delle tasche parodontali fino a 5 mm. Le polveri di glicina sono adatte a pazienti con ipertensione e insufficienza renale. Il potere depigmentante è inferiore a quello del bicarbonato, ma l’efficacia nei pazienti in terapia di mantenimento è ampiamente dimostrata, con notevole diminuzione delle colonie batteriche e della profondità di tasca (Kaur et al, 2021).

• Eritritolo: polialcol non cariogeno presente in frutta e cibi fermentati. Da studi in vitro, sembra essere più efficiente di altre polveri, come bicarbonato di sodio e glicina, in termini di efficacia nella rimozione del biofilm con riduzione della componente batterica e inibizione della ricrescita dopo il trattamento, migliori adesione cellulare, vitalità cellulare e proliferazione di osteoblasti. La polvere di eritritolo è composta da particelle di dimensioni medie pari a 14 μm. Privo di sodio, è adatto a pazienti con ipertensione e insufficienza renale (Mensi et al, 2021 e 2022; Divnic-Resnik 2022).

• Trealosio: è un disaccaride non cariogeno, igroscopico, altamente idrosolubile, a bassissimo peso specifico e a bassa abrasività. La sua polvere bianca cristallina è composta da particelle di dimensioni comprese tra 25 μm e 35 μm. Grazie alla particolare struttura è in grado di intrappolare proteine, acidi nucleici e membrane biologiche proteggendole da situazioni avverse come la disidratazione. Per questo viene utilizzato come inibitore della secchezza delle fauci. Se alcuni studi hanno dimostrato la sua capacità di inibire il riassorbimento osseo, altri cercano di verificare un suo potenziale effetto antinfiammatorio. Privo di sodio, è adatto a pazienti con ipertensione e insufficienza renale (Kruse et al, 2022).

Effetti su tessuti e materiali

In passato, visti i risultati di studi clinici e in vitro relativi al bicarbonato di sodio, l’uso dell’air-polishing era sconsigliato su dentina e biomateriali estetici; l’introduzione di polveri di nuova generazione (glicina, eritritolo e trealosio) rende possibile eseguire tali trattamenti grazie alle specifiche proprietà fisiche dei materiali, che garantiscono la riduzione degli effetti abrasivi e l’efficace rimozione di pigmenti dallo smalto dentale e di biofilm batterico e endotossine dal cemento: dall’air-polishing sovragengivale si è passati al perio-polishing.

La rimozione del biofilm dal colletto delle corone è una manovra particolarmente delicata. L’uso di strumenti manuali può causare graffi, rotture e crepe al manufatto protesico, alterandone la chiusura funzionale.

Con la tecnica perio-polishing, grazie a una maggiore facilità operativa è possibile azzerare i rischi di alterare il manufatto, qualunque sia il materiale che lo componga, e ridurre i tempi operativi. Alcuni studi hanno evidenziato come dopo trattamento con curette, strumenti ultrasonici e sistema di air-polishing le superfici radicolari risultanti risultino diverse: gli strumenti manuali rendono la superficie della radice liscia, gli ultrasuoni producono una superficie con solchi irregolari, mentre il sistema air-polishing produce una superficie radicolare paragonabile a quella ottenuta con strumenti manuali, riuscendo a rimuovere il cemento anche in zone di difficile accesso come le forcazioni. Da qui l’importanza di differenziare le polveri impiegate nell’air-polishing a seconda dell’oggetto della terapia. Le polveri di glicina, eritritolo e trealosio, ad esempio, sono di comprovata efficacia nella rimozione del biofilm batterico sottogengivale e provocano un’abrasione epiteliale inferiore rispetto alle polveri di bicarbonato (assolutamente non adatta al perio polishing) o alla strumentazione manuale.

Precauzioni di utilizzo

Mai come in questo periodo si è concentrata l’attenzione sugli aerosol generati nel corso di procedure odontoiatriche. L’erogazione di polveri tramite apparecchi per air- e perio-polishing produce un getto abbondante di acqua e polvere che ingloba, nella formazione di un aerosol, microrganismi e residui orali, con rischio di contaminazione.

Uno studio svolto al Baylor College of Dentistry nel 2004 da Harrel e Molinari ha dimostrato l’importanza dell’utilizzo di aspiratore ad alta velocità, munito di ampio beccuccio e posizionato in direzione opposta al getto, il più vicino possibile all’ugello, mentre l’aspirasaliva è insufficiente a ridurre il numero di batteri dell’aerosol. Durante i trattamenti di air- e perio-polishing l’operatore deve sempre utilizzare presidi di protezione individuale e il paziente deve essere sottoposto a sciacquo preoperatorio con collutorio antibatterico per circa 30 secondi per ridurre l’eventuale trasporto di batteri e virus.

Per proteggere il paziente prima di un trattamento di air-polishing è necessario proteggere la mucosa linguale e i dotti della ghiandola salivare parotidea, usando ad esempio appositi fogli protettivi e applicando un gel oleoso sulle labbra per evitare la disidratazione. Inoltre, è opportuno tenere un dito o uno specchietto dietro alla superficie o all’elemento dentale da pulire per evitare che il getto passi attraverso gli spazi interdentali e colpisca la mucosa di guance, lingua, pavimento orale o palato; bisogna prestare particolare attenzione a evitare irritazioni del pavimento della bocca, del palato molle e della faringe. Le fini particelle di polvere possono entrare negli occhi e sotto le lenti a contatto; quindi, il paziente dovrebbe preferibilmente indossare un dispositivo di protezione oculare.

Conoscere gli strumenti per applicare la tecnica corretta

Le apparecchiature utilizzate per l’air-polishing operano con una pressione di entrata dell’aria tra i 40 e 100 psi e una pressione di entrata dell’acqua tra 20 e 60 psi. Prima di procedere al trattamento, occorre avere una conoscenza approfondita della strumentazione (apparecchiatura e tipo di polvere in uso) e della tecnica più corretta da utilizzare, nonché effettuare una attenta valutazione della tipologia e delle condizioni sia della superficie da trattare sia del materiale da rimuovere.
Ecco qualche considerazione utile da tenere presente:

• la geometria e il design dell’ugello dell’air-polishing possono influenzare le proprietà abrasive delle polveri; piccole alterazioni nelle dimensioni dell’ugello o la lunghezza del tubo o la curvatura possono infatti indurre cambiamenti significativi sull’efficacia dello strumento;

• nella tecnica sopragengivale, l’ugello dello strumento deve essere mantenuto in costante movimento circolare a 4-5 mm dalla superficie per circa 5 secondi per ogni dente;

• per la terapia di mantenimento occorre lavorare con angolo di incidenza compreso tra 60 e 90 gradi fra il getto della polvere e l’asse del dente: la corretta angolazione del manipolo è essenziale per evitare traumi ai tessuti molli e ridurre la quantità di aerosol emessa;

• se si utilizza bicarbonato di sodio è bene evitare di dirigere il getto direttamente sul margine della gengiva, sui colletti dei denti esposti e sulla mucosa, lavorando sempre dalla gengiva verso il dente;

• se si utilizza carbonato di calcio, si può posizionare la cannula con un angolo fra i 10 e i 60 gradi rispetto alla superficie del dente da trattare per garantire l’effetto di rotolamento e ottimizzare la potenza di adsorbimento delle particelle sferiche;

• la glicina, rispetto ai metodi tradizionali, ha una grande facilità di utilizzo. Poiché non lede le mucose, è possibile indirizzare il getto sul colletto del dente per rimuovere le pigmentazioni più vicine alla gengiva senza danneggiare la membrana basale dell’epitelio sulculare e senza creare fastidio o dolore al paziente. Non vi sono limiti nell’inclinazione dell’ugello;

• durante l’operazione di perio-polishing l’ugello va posizionato a una distanza di 5 mm dal dente; l’angolo di inclinazione della punta può variare tra i 30 e 60 gradi rispetto all’asse del dente. L’ugello deve essere in costante movimento di “va e vieni”;

• sono necessari circa 5-10 secondi di erogazione per detossificare sufficientemente una tasca parodontale (superficie mesiale, distale, vestibolare e linguale);

• sono necessari circa 20-40 secondi per la strumentazione di un singolo dente, e dunque il trattamento complessivo per rimuovere il biofilm in una dentizione completa con tasche maggiori di 5 mm richiede circa 15-20 minuti.

Air polishing o polishing con coppette in silicone?

In questo studio ci si domanda se il polishing eseguito con coppette in silicone o con apparecchiature per air polishing caricate con eritritolo dia il medesimo risultato e se il rivelatore di placca applicato prima del trattamento possa influire sul risultato stesso.

Per rispondere a queste domande sono stati reclutati 88 pazienti in buona salute (42 uomini e 46 donne), di età compresa tra i 21 e i 25 anni e con un indice di placca full-mouth 60%. I quattro quadranti di ogni paziente sono stati casualmente trattati in maniera diversa: un quadrante con air polishing e iniziale applicazione del rilevatore di placca, un quadrante con air polishing senza iniziale applicazione del rilevatore di placca, un quadrante con coppette in silicone e iniziale applicazione del rilevatore di placca e un quadrante con coppette in silicone senza iniziale applicazione del rilevatore di placca.
Di tutti i pazienti e di ogni quadrante di ogni paziente sono stati registrati l’indice di placca e il tempo impiegato a eseguire il trattamento, al termine del quale pazienti e operatori hanno compilato un questionario di soddisfazione.
I risultati ottenuti hanno dimostrato che:

• l’iniziale applicazione del rilevatore di placca riduce significativamente l’indice di placca rilevato in prossimità del margine gengivale dopo il trattamento in entrambe le metodiche;

• il tempo necessario a completare il trattamento mediante air polishing è significativamente più breve del tempo necessario utilizzando invece le coppette in silicone (10 secondi contro 15 secondi a dente)

• pazienti e operatori hanno preferito l’air polishing

Fu JH, Wong LB, Tong HJ, Sim YF. Conventional versus comprehensive dental prophylaxis: comparing the clinical outcomes between rubber cup and air polishing and the importance of plaque disclosure. Quintessence Int. 2021;0(0):0. doi: 10.3290/j.qi.a45602. PMID: 33491396.

 

Take Home Message

L’apparecchiatura per air polishing non è in grado di rimuovere depositi mineralizzati. Dunque il suo utilizzo non può ancora sostituire il trattamento convenzionale nell’approccio iniziale alla malattia parodontale, ma nella fase di mantenimento offre innegabili vantaggi:

• air polishing e perio polishing con polveri a bassa abrasività sembrano più efficienti della strumentazione manuale per l’approccio a tasche gengivali poco profonde e profonde;

• le polveri di nuova generazione rispettano la superficie radicolare e i tessuti molli e consentono il corretto fissaggio dei fibroblasti del legamento parodontale; • la seduta della terapia parodontale di mantenimento diventa per il paziente più confortevole, indolore e veloce

• l’ingresso nella pratica clinica di polveri prive di sodio ha fatto venire meno la restrizione all’utilizzo dell’air polishing in pazienti sottoposti a diete iposodiche, ipertesi o affetti da insufficienza renale.

 

 

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Parodontite, allo studio un nuovo strumento per diagnosticarla

Parodontite

La parodontite è una malattia spesso diagnosticata tardivamente. Un gruppo di ricercatori afferenti a diverse università cinesi, nonché all'European Research Group on Periodontology, Svizzera, ha condotto uno studio per lo sviluppo di uno strumento di screening multiclasse. Basandosi su parametri non clinici e biomarcatori salivari, i ricercatori hanno dimostrato che è possibile individuare la parodontite anche in fase precoce. Pubblicando poi i risultati della ricerca sul Journal of Clinical Periodontology. 

Un algoritmo per intercettare la parodontite

Gli autori dello studio hanno eseguito un'indagine diagnostica su 408 soggetti. Si sono avvalsi di un questionario auto-somministrato e di un test point-of-care per la metalloproteasi di matrice attivata da risciacquo orale (aMMP-8). Valutando anche il sanguinamento gengivale durante la spazzolatura. Come punto di riferimento per la diagnosi, hanno utilizzato l'esame parodontale, basandosi sulla classificazione 2017 delle malattie parodontali. Infine, hanno utilizzato l'analisi di regressione logistica e il metodo random forest (RF) per prevedere le diverse diagnosi della malattia parodonale, valutando l'accuratezza.

I risultati osservati

Nel campione preso in esame, i ricercatori hanno riscontrato soggetti con salute parodontale (16,2%), gengivite (15,2%) e diverse fasi di parodontite (stadio I: 15,9%, stadio II: 15,9%, stadio III: 29,7%, stadio IV: 7,1%). Hanno identificato nove fattori predittivi, tra cui "malattia gengivale" (Q1), "valutazione della salute delle gengive/denti" (Q2), "igiene dentale" (Q3a), sintomo di "denti allentati" (Q4), "uso del filo interdentale" (Q7), aMMP-8 POCT, auto-dichiarazione del sanguinamento gengivale, livello di emoglobina ed età. Questi fattori hanno fornito una buon input all'algoritmo RF di machine learning. I ricercatori hanno ottenuto un'alta precisione nella distinzione tra tre classi (salute, gengivite e parodontite) e sei classi (salute, gengivite, stadi I, II, III e IV di parodontite). L'errore nella classificazione errata di un caso di parodontite come salute o gengivite è risultato inferiore all'1%-2%.

Le conclusioni incoraggianti

I risultati suggeriscono che l'apprendimento automatico tramite analisi RF può essere uno strumento promettente per valutare la salute parodontale e identificare la parodontite. Tuttavia, secondo i ricercatori servono ulteriori studi, con campioni adeguati, che confermino questi primi risultati e certifichino definitivamente il valore di questo strumento diagnostico.

Carie dentale, l’approccio più adatto per gestirla al meglio

La carie dentale è ancora oggi una delle malattie infettive più diffuse al mondo. Tuttavia, negli ultimi anni c'è stato un notevole progresso nella gestione di questa patologia. Prevenzione, individuazione precoce e diagnosi basata su indicatori e fattori di rischio rappresentano oggi l'approccio più aggiornato ed efficace nel trattamento della carie. Abdulhadi Warreth, ricercatore presso il College of Dentistry dell'Università di Ajman, UAE, ha condotto uno studio per tracciare, in questo ambito, lo stato dell'arte. L'articolo, pubblicato sull'International Journal of Dentistry, offre una panoramica sulle ultime tecniche di gestione e trattamento minimamente invasivo delle lesioni cariose. Ponendo particolare enfasi sull'importanza della conservazione del tessuto sano e della vitalità della polpa dentale.

L'arco temporale preso in esame

Per ottenere i dati più rilevanti relativi alla carie, Warreth ha condotto una ricerca su PubMed (MEDLINE), limitando la finestra temporale a un intervallo di cinque anni, dal 30 maggio 2018 al 29 maggio 2022. Ha poi focalizzato l'attenzione esclusivamente sugli studi in lingua inglese. Utilizzando una ricerca booleana, ha combinato una serie di parole chiave rilevanti. I risultati sono stati ulteriormente filtrati attraverso categorie quali abstract, testo completo gratuito, trial clinici, revisioni sistematiche e meta-analisi.

Gli articoli sulla carie ritenuti più idonei

Attraverso questo accurato processo di ricerca, l'autore dello studio ha individuato 683 articoli e studi pertinenti. Dopo un'attenta selezione, ha incluso nella revisione solo quelli più rilevanti, inserendoli nell'elenco delle referenze. La ricerca, sottolinea Warreth, ha abbracciato solo gli ultimi cinque anni, in considerazione dei notevoli cambiamenti interventi proprio in questo breve arco temporale.

L'approccio più adatto, tutto incentrato sul paziente

La ricerca di Warreth mette in evidenza l'efficacia della rilevazione precoce e della diagnosi delle lesioni cariose basate su indicatori di rischio e valutazioni dei fattori di rischio. Le tecniche restaurative minimamente invasive sono risultate le più adatte, in quanto consentono di gestire la carie preservando al massimo il tessuto sano. Secondo il ricercatore, queste nuove evidenze scientifiche dovrebbero incoraggiare i professionisti del settore dentale a implementare quest'approccio nella pratica clinica. Inoltre, per garantire il miglior trattamento, Warreth ritiene essenziale sviluppare una strategia di cura centratat sul paziente. Per questa ragione, le responsabilità odontoiatriche dovrebbero prioritariamente essere orientate alla soddisfazione del paziente, promuovendo un approccio complessivo e personalizzato alla gestione di questa patologia.

La chirurgia guidata funziona, ma servono studi più approfonditi

La chirurgia guidata è ampiamente utilizzata in implantologia. Tuttavia, secondo alcuni autori non ci sarebbero ancora prove definitive a favore della superiorità di questo approccio rispetto a quello tradizionale. Un gruppo di ricercatori italiani, afferenti all'Università di Foggia e all'Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, coadiuvati dal Presidio Ospedaliero Scorrano dell'ASL di Lecce, ha condotto una revisione sistematrica sul tema. Pubblicando poi i risultati sul Journal of Clinical Medicine.

Cosa ricercare nella letteratura

Innanzitutto, i ricercatori per questa revisione sistematica hanno seguito le indicazioni PRISMA e interrogato 3 database: Scopus, PubMed e Cochrane Library. Selezionando solo 9 dei 2001 documenti raccolti, tra cui 2 studi retrospettivi e 7 studi prospettici. Con lo scopo di valutare i tassi di sopravvivenza, i tassi di fallimento precoce e tardivo, e il rimodellamento osseo peri-impianto. Ma anche altre possibili complicazioni implantoprotesiche correlate agli impianti posizionati utilizzando guide chirurgiche progettate digitalmente.

Qualche numero soltanto sulla chirurgia guidata

I ricercatori hanno riscontrato che la chirurgia guidata è associata a un tasso di sopravvivenza degli impianti compreso tra l'89% e il 100%. Anche se i periodi di osservazione sono stati relativamente brevi (da 6 a 48 mesi). Uno studio recente su 22 pazienti anziani con 198 impianti posizionati nella mandibola ha evidenziato un tasso di sopravvivenza cumulativo del 97,5%. Sebbene siano stati persi 5 impianti, le complicazioni post-operatorie coinvolgevano 10 pazienti con peri-implantite e 6 con complicazioni protesiche meccaniche.

I parametri controllabili

Questi risultati sono stati in parte confermati da un altro studio successivo su un numero limitato di pazienti. In questo caso, il tasso di sopravvivenza era del 100% per gli impianti posizionati con protesi sovraimpianto, seguiti per 44 mesi. Utilizzando software di pianificazione degli impianti, parametri come la qualità dell'osso, il volume osseo e le restrizioni anatomiche possono essere elaborati e simulati molto bene.  La simulazione del posizionamento virtuale dell'impianto, in particolarte, può portare alla costruzione di un modello tridimensionale della guida per il posizionamento dell'impianto. Ausilio che poi può essere utilizzato durante la chirurgia per il posizionamento degli impianti.

I risultati in sintesi

Sulla base degli studi selezionati per questa revisione, che si riferiscono alla letteratura scientifica degli ultimi 10 anni,  la sopravvivenza degli impianti ottenuta con la chirurgia guidata mostra percentuali elevate. Molti fallimenti registrati sono avvenuti precocemente, a causa di una mancanza di osteointegrazione, e delle molte variabili in gioco. Per questa ragione, secondo i ricercatori dovrebbero essere condotti ulteriori studi, con un follow-up a lungo termine, per capire quali ulteriori valutazioni possano essere effettuate al fine di avere non solo un tasso di sopravvivenza più elevato, ma anche un successo più prevedibile.

Il Dentista Moderno: open access, but patient oriented!

Luigi Paglia
Luigi Paglia, direttore scientifico de Il Dentista Moderno
Luigi Paglia, direttore scientifico de Il Dentista Moderno

Il mondo delle riviste scientifiche è profondamente cambiato e l’avvento dell’open access ha modificato il paradigma delle pubblicazioni anche in campo odontoiatrico.

In che cosa consiste l’open access?

Si tratta di una modalità di pubblicazione editoriale per cui un autore, dopo l’accettazione del suo articolo da parte di una rivista accademica, paga un contributo variabile da poche centinaia sino ad alcune migliaia di euro per vedere finalmente stampato su carta o diffuso sul web il suo contributo, che da quel momento diventa accessibile a tutta la comunità scientifica. Il contributo pubblicato online con accesso aperto è più facilmente citabile da altri autori che possono, quindi, utilizzarlo come punto di partenza per ulteriori ricerche.

Con la modalità di pubblicazione tradizionale (in cui le case editrici detengono i diritti esclusivi sul materiale scientifico) è invece reperibile solo l’abstract del contributo che, per essere visionato nella sua interezza, richiede la stipula di un abbonamento o l’acquisto di una licenza di accesso da parte dell’interessato. Fino a qui davvero un grande progresso in direzione di una apprezzabile democratizzazione e diffusione del sapere medico-scientifico.

Ma allora dove sta il problema?

Ebbene, credo che il lettore, prima di sprofondarsi in un lavoro open access, dovrebbe prendere atto di quale sia stato il processo di peer review, spesso macchinoso e non del tutto trasparente.

Se da un lato la revisione paritaria permette di garantire la scientificità dei contenuti, al contempo presenta problematiche relative ai costi e all’attendibilità, precedentemente sfociate in veri e propri affaire responsabili della pubblicazione di articoli falsi o volutamente privi di senso su importanti riviste scientifiche.

Bene, direte, ma perché parlarne su una rivista come Il Dentista Moderno, che è al di fuori di questi processi?

Rispondere a questa domanda vuol dire segnare la posizione verso cui vogliamo andare insieme al nostro Lettore e a tutta la sua equipe di lavoro. Noi della Redazione selezioniamo e produciamo contenuti con lo scopo di favorire la pratica clinica del dentista, che riteniamo essere sempre e comunque il nostro insindacabile giudice.

Al di là degli sponsor che, senza condizionare i nostri contenuti, ci aiutano tutti i mesi ad arrivare nei vostri studi, vogliamo che la rivista resti degli Abbonati e quindi di tutti voi che ci supportate nel promuovere contenuti sempre più utili ed efficaci.

Insomma, ci consideriamo un “open access” che ha come scopo la salute dei vostri pazienti e il successo della vostra attività clinica. Siamo certi che grazie a Tecniche Nuove la nostra missione proseguirà anche nel 2024, raggiungendo con la sua piattaforma editoriale multicanale tutta l’equipe odontoiatrica nei tempi e nei modi preferiti!

Buon anno e buon lavoro a tutti!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chirurgia guidata: riabilitazione implanto protesica di agenesia degli incisivi laterali superiori

Chirurgia guidata
OTP controllo finale

In questo case report, realizzato dal Dott. Fabio Scarano Catanzaro, viene descritto un intervento di riabilitazione implantare effettuato con pianificazione digitale e chirurgia guidata su un paziente, 27 anni, sesso maschile, giunto alla nostra attenzione per risolvere una agenesia degli incisivi laterali superiori.

 

chirurgia guidata
OTP iniziale

 

Dopo la prima fase diagnostica di verifica e controllo, in accordo con il paziente si procede a un trattamento ortodontico con allineatori necessario a creare gli spazi necessari in vista della successiva riabilitazione implanto protesica di entrambi gli incisivi laterali superiori, che verrà effettuata attraverso pianificazione digitale e chirurgia guidata. L'obiettivo è quello di sostituire gli incisivi laterali mancanti e restituire al paziente estetica e funzione.

 

 

Una volta conclusa la fase diagnostica e importata nel software di pianificazione la CBCT preoperatoria del paziente e la scansione intraorale di entrambe le arcate dentarie, si analizza la situazione anatomica del sito da riabilitare anche attraverso il matching della scansione dei modelli.

 

Questo passaggio consente di generare un modello virtuale tridimensionale che permette di visualizzare e di valutare con precisione le condizioni dell’osso, dei denti e dei tessuti molli del paziente, in modo da definire la posizione ideale degli impianti, che verrà replicata con estrema precisione nella dima chirurgica.

 

chirurgia guidata
Dima chirurgica

 

La corretta pianificazione degli impianti tramite il software dedicato offre il vantaggio di poter trasferire con precisione la posizione, l’inclinazione e la profondità ideale degli impianti nel cavo orale proprio grazie all’utilizzo della dima chirurgica. Questo riduce notevolmente il rischio di lesionare strutture anatomiche importanti quali nervi, canali alveolari, vasi sanguigni, seni mascellari e denti adiacenti. È un’opportunità che riduce i tempi alla poltrona e aumenta la predicibilità per il clinico e, al contempo, offre al paziente maggiori garanzie di affidabilità e precisione, oltre a un decorso postoperatorio con minor rischio di complicanze e tempi di recupero più rapidi.

 

 

Affinché le informazioni contenute nella dima chirurgica possano essere fedelmente realizzate con l’intervento chirurgico di posizionamento degli impianti, sarà fondamentale verificare con estrema attenzione, prima di iniziare l’intervento, che la dima sia posizionata con precisione e stabilità.

Non va dimenticato di sottolineare che solo se tutte le frese della sequenza saranno fatte affondare fino al contatto con la boccola della dima, l’impianto si troverà alla fine nell’esatta posizione pianificata.

Per la riabilitazione sono stati utilizzati 2 impianti 3,5 x 12. Il kit di chirurgia guidata ha consentito all'operatore di poter disporre di tutti gli strumenti necessari per realizzare l'intervento. Frese utilizzate: coutersink 3,0, fresa pilota 2.1 x 8-10-12mm; compattatori 3,0 x 12 e 3,5 x 12.

 

chirurgia guidata
Inserimento manuale degli impianti guidato dalla dima chirurgica
chirurgia guidata
Inserimento manuale degli impianti guidato dalla dima chirurgica

 

Uno dei vantaggi delle riabilitazioni implantari con chirurgia guidata è la possibilità di gestire il flusso digitale e la comunicazione con il laboratorio in modo più efficace. Una volta creato il modello virtuale, infatti, viene effettuata anche la progettazione virtuale della futura protesi.

La chirurgia guidata, se le condizioni lo consentono, offre la possibilità di progettare e realizzare i manufatti protesici prima ancora di effettuare l’intervento chirurgico e di procedere, in seguito, alla protesizzazione con carico immediato, con un notevole risparmio di tempo.

 

 

chirurgia guidata
Inserimento corona definitiva

 

 

 

 

chirurgia guidata
OTP controllo finale

Igiene orale: un’App può aiutare i bambini con ADHD

igiene orale

L'igiene orale, tanto raccomandata dagli odontoiatri, può essere un problema. Soprattutto per i bambini affetti da ADHD. Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), infatti, può rendere difficile se non impossibile questa pratica. Un gruppo di ricercatori universitari di Mumbai, India, ha condotto una ricerca sull'efficacia di un'applicazione per smartphone come supporto all'igiene orale quotidiana. European Journal of Paediatric Dentistry ne ha pubblicato i risultati che sono di grande utilità per i clinici, ma soprattutto per i piccoli pazienti affetti da questo disturbo oggi particolarmente diffuso.

Come si è svolta la ricerca

Gli autori dello studio hanno individuato 54 bambini affetti da disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Hanno quindi suddiviso i partecipanti in due gruppi. Il Gruppo 1 ha seguito metodi convenzionali con istruzioni verbali e dimostrazioni su modelli. Il Gruppo 2, invece, ha utilizzato un'applicazione denominata 'BRUSH DJ', sviluppata da Ben Underwood, scaricata sui dispositivi mobili dei ragazzini.

Il punto di partenza

All'inizio dello studio, i ricercatori hanno valutato l'indice di igiene orale semplificato (OHI-S) di ciascun bambino e chiesto ai genitori di compilare un questionario sull'igiene orale quotidiana dei loro figli. A seguire, hanno monitorato i progressi settimanalmente fino alla dodicesima settimana, raccogliendo dati sull'indice OHI-S e sulle abitudini di spazzolamento.

Il punto d'arrivo

I risultati hanno rivelato una differenza significativa tra i due gruppi al termine delle 12 settimane. Il Gruppo 2, che ha utilizzato l'applicazione, ha mostrato un miglioramento notevole nella durata e nella frequenza dello spazzolamento, così come nell'indice OHI-S, rispetto al Gruppo 1 che ha seguito le pratiche convenzionali. L'utilizzo dell'applicazione per smartphone ha dimostrato di essere quindi un valido supporto nell'incoraggiare le pratiche di igiene orale nei bambini con ADHD. Questo strumento non solo ha contribuito a potenziare le abitudini di pulizia, ma ha anche consentito ai genitori di ampliare la loro conoscenza sulla salute orale dei loro figli, migliorando così il monitoraggio generale della salute e la qualità della vita dei bambini.

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