Home Blog Pagina 50

Cariologia: cresce l’interesse per le “tecnologie omiche”

cariologia omiche

La cariologia è una disciplina divenuta sempre più complessa, tanto quanto il suo oggetto di studio, la carie, la cui eziologia dipende da diversi fattori. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Honk Kong, Cina, coadiuvati dalla Tohoku University Graduate School of Dentistry di Sendai, Giappone, ha condotto una revisione critica e un'analisi bibliometrica sul tema. Con l'obiettivo di  esaminare approfonditamente l'impiego delle tecnologie omiche nel campo della cariologia. Per poi pubblicarne i risultati sul Journal of Dentistry.

Cosa sono le tecnologie omiche

L'introduzione delle moderne tecnologie omiche ad alto rendimento ha rappresentato un notevole passo avanti nello studio delle comunità microbiche presenti nella cavità orale, direttamente correlate allo sviluppo delle carie dentali. Queste tecnologie includono la metagenomica, la metatranscriptomica, la metaproteomica e la metabolomica. Discipline che consentono di investigare le composizioni microbiche, le funzioni attive dei geni, le proteine coinvolte e le attività metaboliche delle complesse comunità microbiche presenti nella cavità orale.

Come s'è svolto lo studio

I ricercatori, per esaminare le pubblicazioni riguardanti l'uso delle tecnologie omiche nella ricerca sulla cariologia, hanno interrogato diverse banche dati online come PubMed, Web of Science e Scopus. Due revisori indipendenti hanno poi valutato l'idoneità delle pubblicazioni selezionate fino a dicembre 2022, in base agli obiettivi della revisione.

Le ricerche prese in esame

Tra le numerose pubblicazioni identificate e incluse nella ricerca, gli autori dello studio ne hanno selezionate 922: quelle che utilizzavano una o più tecnologie omiche. La (meta)genomica è emersa come la tecnologia omica prevalente nell'ambito della ricerca sulla cariologia, pari al 73% delle pubblicazioni considerate. Altre tecnologie omiche impiegate includono la metabolomica (12%), la proteomica (11%) e la trascrittomica (8%).

Le conclusioni dello studio sulla carilogia

Lo studio ha individuato un trend in crescita nell'adozione e nell'applicazione delle diverse tecnologie omiche nella ricerca sulla cariologia. Tali tecnologie offrono considerevoli potenzialità nello sviluppo di nuove strategie per la rilevazione, la valutazione dello stadio, la prevenzione e la gestione delle carie dentali. E l'integrazione dei dati multi-omici, combinata con l'utilizzo dell'intelligenza artificiale, si prospetta come una delle vie più promettente nella ricerca in questo campo.

I disturbi temporomandibolari trattati con la telemedicina

disturbi temporomandibolari

I disturbi temporomandibolari (TMD) richiedono spesso un approccio multidisciplinare. E nel trattamento di questi disturbi, la fisioterapia svolge un ruolo cruciale. Considerando l'esperienza maturata nel periodo della pandemia da Covid-19, comprendere come adattare e valutare l'efficacia dei principali test fisici attraverso la telemedicina è diventato un punto focale. Ed è proprio su questo che si sono concentrati alcuni ricercatori della University of Queensland di Santa Lucia, Australia. Con l'obiettivo di stabilire la validità e l'affidabilità della telemedicina, in particolare delle videoconferenze, rispetto ai test fisici utilizzati per valutare i disturbi temporomandibolari effettuati tradizionalmente in presenza fisica. Journal of Oral Rehabilitation ne ha pubblicato i risultati.

I disturbi temporomandibolari presi in esame

Nel corso di uno studio mirato, trentasei adulti (di cui 19 senza TMD e 17 con disturbi temporomandibolari) sono stati sottoposti a misurazioni delle articolazioni temporomandibolari. Queste misurazioni sono state effettuate sia attraverso sessioni di videoconferenze che attraverso incontri fisici conformi alle pratiche cliniche standard.

Il grado di affidabilità della telemedicina

I risultati dello studio hanno dimostrato una sorprendente corrispondenza tra le misurazioni effettuate tramite la telemedicina e quelle eseguite di persona (indice di concordanza >0,90). La consistenza delle misurazioni effettuate tramite telemedicina è stata altamente affidabile anche quando valutata tra differenti professionisti (indice di concordanza >0,97).

Il dolore valutato a distanza

Oltre alle valutazioni fisiologiche delle articolazioni temporomandibolari, i partecipanti affetti da disturbi temporomandibolari hanno completato sette test aggiuntivi per valutare la provocazione del dolore. L'analisi dei risultati ha mostrato che alcuni test di provocazione del dolore hanno mostrato un'accuratezza variabile, con un accordo che oscillava tra percentuali dal 58,8% al 94,1%. Alcuni di questi test hanno mostrato un livello di concordanza maggiore rispetto ad altri.

Le conclusioni della ricerca

In sintesi, lo studio ha sottolineato l'affidabilità della telemedicina, soprattutto delle videoconferenze, nel valutare i disturbi temporomandibolari. Tuttavia, la variabilità osservata nei test di provocazione del dolore tra le due modalità di comunicazione suggerisce l'importanza di considerare anche l'influenza di fattori esterni. Nonché la necessità di compiere comunque ulteriori ricerche per mettere alla prova la telemedicina con i TDM.

Adempimenti e scadenze del mese di gennaio 2024

Adempimenti e scadenze

Il mese si caratterizza, dal punto di vista degli adempimenti, per la comunicazione al sistema tessera sanitaria dei dati dei documenti di spesa del secondo semestre 2023, da effettuarsi o completare entro la fine del mese. L’adempimento, ben noto in ambito odontoiatrico, che riguarda anche gli igienisti dentali per le fatture emesse direttamente nei confronti dei pazienti, richiede attenzione in quanto in caso di omissione, tardività od errori, le sanzioni previste dal comma 5 bis dell’art. 3 del decreto legislativo 21 novembre 2014 nr. 175, sono severe.

Sempre entro la fine del mese, chi avesse deciso di assolvere l’imposta di bollo sulle fatture cartacee emesse verso i pazienti in “forma virtuale”, cioè senza la materiale apposizione della marca da bollo sul documento (scelta che peraltro dipende dalla concessione di apposita autorizzazione da parte della competente Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate, i cui estremi sono da indicare su ogni fattura emessa), dovrà presentare la prescritta dichiarazione annuale.

Si chiude con la quarta rata di “quota B” di Enpam, dovuta per il 2023, ma solo per chi avesse scelto il versamento di questa contribuzione obbligatoria in nove rate.

 

Datori di lavoro

 

Lunedì 15 gennaio 2024

Comunicazioni

  • Assistenza fiscale. I datori di lavoro devono comunicare direttamente ai dipendenti di voler prestare assistenza fiscale entro oggi.

 

Agenzia delle entrate

 

Lunedì 15 gennaio 2024

Adempimenti contabili

  • Fatture differite. Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna);

Comunicazioni

  • “Esterometro”. scade oggi il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente.

 

Martedì 16 gennaio 2024

Versamenti

  • Irpef e addizionali regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo corrisposti nel mese precedente e sui compensi per lavoro dipendente del mese precedente.
  • Imposta sostitutiva dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione.
  • Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente.

 

Mercoledì 31 gennaio 2024

Comunicazioni

  • Tessera sanitaria, invio dei dati 2° semestre 2023. Scade il termine per eseguire o completare l’invio dei dati dei documenti di spesa (fatture) relativi al secondo semestre del 2023 al “Sistema tessera sanitaria”.
  • Tessera sanitaria, esercizio del diritto di opposizione da parte dei pazienti. I cittadini devono entro oggi comunicare all’Agenzia delle entrate la loro volontà di non rendere disponibili per la dichiarazione precompilata i dati relativi alle spese sanitarie da loro sostenute nel 2023.

 

Dichiarazioni

  • Imposta di bollo assolta in modo virtuale. Presentazione della "dichiarazione dell'imposta di bollo assolta in modo virtuale" contenente l'indicazione del numero degli atti e documenti emessi nell'anno precedente, distinti per voce di tariffa, e degli altri elementi utili per la liquidazione dell'imposta, esclusivamente in via telematica, direttamente o tramite intermediari abilitati, utilizzando il modello pubblicato sul sito www.agenziaentrate.gov.it.

 

Inps

Martedì 16 gennaio 2024

Versamenti

  • Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
  • Contributi della “Gestione separata”, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori relative ai compensi corrisposti nel mese precedente.

 

Enpam

Mercoledì 31 gennaio 2024

Versamenti

  • Quota B, quarta delle nove rate previste per chi avesse scelto questa modalità di rateazione con la domiciliazione bancaria.

L’insostenibile leggerezza della noncuranza

Parliamo delle relazioni a distanza tra medici che magari nemmeno si conoscono tra loro e che troppo facilmente emettono giudizi sconsiderati sulla condotta dei colleghi, danneggiandone la reputazione. Né più né meno di quelle “recensioni” emesse da pazienti indispettiti da comportamenti male interpretati o diagnosi non confacenti ai loro desideri: senza controlli e senza filtri, costoro amplificano a dismisura proprie condizioni di disagio di difficile interpretazione e senza contraddittorio. Se i comportamenti dei pazienti non sono così facilmente controllabili e in certe situazioni approfittano di un vuoto normativo che si protrae ormai da anni di noncuranza sull’argomento, cosa differente è la mancanza di rispetto della relazione tra medico e paziente e tra colleghi.

Relazioni da ripensare

Della relazione tra medico e paziente si discute molto e moltissime sono le posizioni, le analisi e i possibili rimedi: le relazioni tra colleghi sono invece certamente sottolineate e criticate, ma non adeguatamente descritte nelle possibili soluzioni. Tuttavia, sono foriere di gravissimi danni di immagine sia al singolo sanitario che alla classe medica in generale. Tutti se ne lamentano, ma non si intercettano i rimedi in una noncuranza pericolosa che ha i contorni della fatale inevitabilità. Non dovrebbe essere così.
Entrambe le forme di relazione andrebbero più seriamente descritte, valorizzate e insegnate all’interno di una disciplina che già le contiene, ossia l’Etica e la Bioetica, e dovrebbero uscire definitivamente dal limbo del fai-da-te per assumere il ruolo guida della professione che spetta loro.

«Credere nella Deontologia, nel senso di appartenenza, nel rispetto per chi ha fatto il tuo stesso percorso accademico, potrà in futuro migliorare la nostra splendida professione? Si può insegnare il rispetto?»

Attualmente non risulta che rientrino in piani curriculari accademici insegnati agli studenti, né sono conditio sine qua non di verifica e iscrizione all’Albo di appartenenza alle professioni sanitarie.
Il che è abbastanza assurdo: è come se chi, acquistando un’automobile, venisse istruito sulla conoscenza del motore funzionante e malfunzionante (aspetto tecnico biologico normale e patologico), alla conoscenza delle regole del codice della strada (aspetto tecnico clinico terapeutico chirurgico e farmacologico) senza verificare se è in grado di guidare (aspetto tecnico pratico, relazionale e clinico terapeutico con variabili disegnate sul paziente). C’è un aspetto che non si vuole considerare.
Per rimanere nello stesso paragone automobilistico, è come se nessuno insegnasse al pedone il codice-colore del semaforo o ad attraversare o a percorrere una strada senza farsi falciare andando in bicicletta, evitando pericolosi stili di vita errati quando non francamente autolesionisti, nel rispetto della segnaletica.... e del vigile urbano.

 

Il valore del rispetto

Dunque, sarebbero necessarie campagne di informazione relative al rispetto che la società deve al Sistema Sanitario Nazionale gratuito e universalistico, in modo che la società sviluppi comportamenti auto-limitativi delle proprie pretese irrealistiche e autolimitative delle rivalse. Un sistema educativo che si rispetti, infatti, non obbliga e non impone, ma sollecita a una visione differente e autorevole delle componenti interne della stessa società, che rivaluti il compito dei sanitari nel Paese, evitando di ricordarsene solo in occasione di tragedie planetarie.

Non c’è altro modo: i comportamenti vanno insegnati e non lasciati all’iniziativa del singolo. Non è più pensabile un fai-da-te in temi di tale importanza: lo Stato deve prendersi la sua responsabilità educativa se non vuole dismettere elementi fondamentali di coesione sociale. Ma tali strutture di insegnamento di “Educazione Civica” da impartirsi nelle scuole non esistono, così come non esistono insegnamenti curriculari che istruiscano i medici sulle prassi (non solo burocratiche della compilazione di documenti sensibili di tipo legale) adatte alla gestione relazionale.

La relazione con il paziente, per come si sono evolute le situazioni nella società, è un aspetto imprescindibile della terapia, come ricorda anche la legge sul consenso: il consenso è tempo di cura. Ma per ottenere il consenso devi informare e stabilire una relazione, soprattutto in una professione ad altissimo rischio di errore, come nelle professioni sanitarie. Dunque, l’informazione per il consenso, che introduce una relazione, è di per sé una terapia: una terapia relazionale.

«Quindi tu saresti dell’idea, una volta definita la questione, di insegnarla già all’Università».

Solo insegnarla non serve più: va ricercata e studiata. All’interno della struttura Universitaria, che rappresenta (o dovrebbe rappresentare) la punta di diamante della Ricerca e quindi il posto dove maggiormente si pongono le domande di verifica e di cambiamento, non compare alcuna domanda sulla crisi della relazione medico paziente e sulla crisi della medicina, del medico e della società e su come indagare (aspetto della ricerca inesistente) per risolverla.

Non esiste una cattedra specifica: la domanda di osservazione delle problematiche e di proposte di risoluzione, infatti, è stata posta dalla professione e dalle organizzazioni sindacali (FNOMCeO).

Nell’Università tutto è lasciato all’interno del corso di Medicina Legale, che per la verità ha altre finalità, e relegato alla buona volontà del docente, che quando si occupa anche di Etica, Bioetica, Deontologia o Medicina Narrativa lo fa con un taglio codicistico, attento alle inevitabili obbligazioni documentali e burocratiche (peraltro indispensabili) piuttosto che immersivo nella relazione umana, culturale e filosofica del rapporto empatico tra medico e paziente. Al massimo nel corso di studi si parla di Medical Humanities come un contenitore di materie umanistiche (di vario tipo, letterario, filosofico, artistico e giustamente includente la Medicina Legale) che dovrebbero appartenere al bagaglio conoscitivo del medico, ma non è chiaro come questo dovrebbe acquisirsi e applicarsi.

«Non esistono insegnamenti curriculari che istruiscano i medici sulle prassi adatte alla gestione relazionale»

Le Medical Humanities sono oggetto di ricerche su varie riviste internazionali, ma prive di significato curriculare obbligatorio orientato alla relazione medico-paziente che guidi il rapporto dall’ingresso del malato in ospedale fino alle dimissioni e alla cura dei comportamenti post-trattamento. Questo sia detto per la Medicina ma anche per l’Odontoiatria. Molta teoria e nessuna pratica: e se almeno in Medicina il problema si è posto (65% dei contenziosi vinti dal paziente), in Odontoiatria (95% dei contenziosi vinti dal paziente) la problematica è del tutto assente. Cioè, là dove il problema è più grave, più assordante è il silenzio dell’Accademia. Forse è il caso di cominciare: la nostra Società Scientifica si è già posta il problema.

Il rispetto tra le parti all’interno di una relazione è connotato imprescindibile per il successo del rapporto, mentre la noncuranza è sinonimo di mancato rispetto. Quando nella relazione tra medico e paziente si parla di imposizione del piano di trattamento, di vizio di consenso o di mancata informazione, stiamo trattando di forme di noncuranza e di scarso rispetto per il paziente che abbiamo in cura, ed è abbastanza incredibile pensare a quanto sia diffuso questo comportamento. Ma ci sono altre forme di mancato rispetto, non adeguatamente sottolineate, che troppi danni stanno portando alla professione in un momento in cui, a causa dell’impennata del contenzioso, andrebbero invece identificate come causa determinante del contenzioso stesso per l’importanza che hanno, almeno alla pari degli errori di procedura clinica, anche se non così diffuse nella coscienza dei sanitari

Potete indirizzare i vostri quesiti a: caivanolegale@tiscali.it

 

 

Gli impianti con superficie porosa, stampati in 3D, rispondono bene

Gli impianti dentali continuano a ispirare la ricerca. Questa volta è quella italiana a primeggiare, grazie al lavoro di un gruppo di ricercatori di diversi atenei che ha esaminato la risposta biologica di impianti dentali con una struttura porosa, stampati in 3D. Lo studio mirava a comprendere la risposta cellulare a questa nuova tecnologia. Journal of Dentistry ne ha pubblicato i risultati che sono di grande interesse per il mondo dell'implantologia.

Come s'è svolto lo studio

Per prima cosa, i ricercatori hanno analizzato la superficie degli impianti stampati in 3D per identificare le caratteristiche micro e macroscopiche. Successivamente, hanno valutato la reazione di cellule specifiche come gli osteoblasti, i fibroblasti gengivali, le cellule staminali mesenchimali e i monociti a questa superficie. Utilizzando la tecnica di fusione laser selettiva e l'incisione con acido organico, hanno creato un gruppo di impianti da confrontare con un altro gruppo con superficie lavorata. Tramite diversi test, hanno esaminato le proprietà biologiche coinvolte. Concentrandosi, oltre che sulla proliferazione cellulare, sull'osservazione delle strutture cellulari, sull'analisi dei geni, sulla valutazione della mineralizzazione e sulla quantificazione del collagene.

Cos'hanno rilevato i ricercatori

Gli impianti con superficie porosa hanno una struttura interconnessa e irregolare che, secondo i ricercatori, favorisce l'adesione e la crescita delle cellule osteoblastiche. Inoltre, è stato osservato un aumento significativo dei marcatori di integrazione ossea e una leggera elevazione nella produzione di collagene. Le cellule staminali mesenchimali hanno dimostrato un maggiore impegno verso l'endotelio e l'osteogenesi, mentre i monociti hanno mostrato un comportamento più orientato verso un fenotipo macrofagico anti-infiammatorio.

Uno studio che apre a nuovi sviluppi

Dall'analisi complessiva dei dati emerge che nella superficie degli impianti stampati in 3D, rispetto a quelli lavorati,  vi è una migliore interazione delle cellule. Questi risultati sono rilevanti per l'applicazione clinica futura di questi dispositivi medici, poiché suggeriscono che la soluzione allo studio offre una risposta biologica più favorevole alla guarigione del sito ed è  dunque da preferire rispetto ad altre soluzioni.

I ricercatori coinvolti nello studio

Sono Giovanna Iezzi (a), Barbara Zavan (b), Morena Petrini (a), Letizia Ferroni (c), Tania Vanessa Pierfelice (a), Ugo D'Amora (d), Alfredo Ronca (d), Emira D'Amico (a) e Carlo Mangano (e).

a Dipartimento di Scienze Mediche, Odontoiatriche e Biotecnologiche, Università "G. d'Annunzio" Chieti-Pescara;

b Dipartimento di Medicina Traslazionale, Università di Ferrara;

c Ospedale Maria Cecilia, GVM Care & Research, Cotignola, Ravenna;

d Istituto di Polimeri, Compositi e Biomateriali, Consiglio Nazionale delle Ricerche (IPCB-CNR), Napoli;

e Studio Privato, Gravedona, CO, Italia.

Trattamenti ortodontici e salute generale, un binomio da approfondire

I trattamenti ortodontici sono sempre più diffusi, anche grazie alla crescente sensibilità dei pazienti sulla salute orale. La ricerca su questa tipologia di trattamenti si concentra sui pazienti che necessitano di correzioni dentali. Mancano invece dati nazionali sulla frequenza di queste visite e sui pazienti coinvolti. Uno studio recente, condotto da un pool di università statunitensi, ha analizzato il profilo di chi riceve questi trattamenti e i vantaggi per la salute dentale che ne derivano. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati su Dentistry Journal.

I dati preliminari della ricerca

Per valutare il profilo di chi riceve trattamenti ortodontici, i ricercatori hanno raccolto i dati del Medical Expenditure Panel Survey riferiti al 2019. E subito annotato differenze significative: il 61,1% dei pazienti erano donne, il 60,8% bianchi, e il 67,6% aveva meno di 18 anni. Anche il reddito familiare aveva un'influenza: il 52,7% dei pazienti aveva un reddito di almeno 100mila dollari.

Le correlazioni emerse

Dopo aver considerato fattori come età, genere e reddito, i ricercatori hanno osservato che chi usufruiva dei trattamenti ortodontici aveva minori probabilità di avere malattie gengivali e di doversi sottoporre ad estrazioni dentali rispetto a chi non li riceveva. Il dato è significativo. Tuttavia, è importante notare che i benefici, secondo i ricercatori, potrebbero non derivare solo dai trattamenti stessi. Spesso, infatti, chi può permettersi questi trattamenti ha anche maggiori risorse finanziarie, il che può contribuire a una migliore salute orale complessiva.

I trattamenti ortodontici, un nuovo punto di vista

Secondo gli autori di questa ricerca, analizzare l'accesso ai trattamenti ortodontici tra diverse categorie offre una panoramica importante sull'accessibilità ai trattamenti, sugli impatti sulla salute dentale e sul benessere sociale. Queste informazioni potrebbero guidare politiche più inclusive, migliorare i metodi di trattamento e garantire una migliore assistenza dentale per tutti. Il che equivale a ridurre le complicanze dentali e a promuovere la salute orale.

I restauri in composito rilasciano sostanze anche dopo 24 ore

I restauri in composito sollevano preoccupazioni sulla sicurezza a lungo termine. Nonostante diversi studi effettuati proprio in questo ambito, i dettagli sui prodotti di degradazione nei pazienti sono ancora limitati. Una nuova ricerca, condotta in Belgio da diversi centri universitari, ha approfondito la questione. Indagando sul rilascio di sostanze e dei loro prodotti di degradazione nella saliva di pazienti sottoposti a diversi restauri in composito. Per poi pubblicarne i risultati su Clinical Oral Investigations.

Da dove ha preso il via la ricerca

Gli autori dello studio, un pool di esperti in odontoiatria ma anche in chimica e tossicologia, hanno analizzato la saliva di 5 pazienti. I soggetti erano stati sottoposti a restauri multipli per cancellare gli effetti dell'usura dentale di cui erano vittime. Dopo il trattamento standard, i ricercatori hanno raccolto la saliva a diversi intervalli temporali, e fino a 24 ore dopo i restauri. Per identificare i componenti presenti, hanno analizzato i campioni di saliva tramite spettrometria di massa.

Le sostanze trovate nella saliva

I ricercatori hanno rilevato un picco di rilascio di monomeri e prodotti di degradazione entro i primi 30 minuti dal trattamento. Tra i monomeri rinvenuti, UDMA, BisEMA-3 e TEGDMA erano i più evidenti, ma dopo 24 ore solamente BisEMA-3 e TEGDMA sono rimasti rilevabili. I prodotti di degradazione sono stati individuati fino a 24 ore e, inaspettatamente, persistevano ancora settimane dopo il trattamento.

Le conclusioni dello studio

Sebbene i monomeri siano rilevabili poco dopo i restauri in composito, la persistenza a lungo termine dei prodotti di degradazione rappresenta un aspetto da considerare. Secondo i ricercatori che hanno condotto lo studio, è di vitale importanza un'ulteriore indagine sulla presenza prolungata di queste sostanze. In quanto potrebbero avere implicazioni significative sulla sicurezza dei trattamenti in composito a lungo termine. E questo è un aspetto che non può essere trascurato. Considerando le implicazioni sulla salute che questo fenomeno ancora poco indagato potrebbe avere nei pazienti trattati con questi materiali, ampiamente utilizzati.

TMD e sistema mandibolare craniocervicale a confronto

TMD

I TMD, cioè i disordini temporomandibolari possono essere causa di dolore e disfunzione. Difficili da inquadrare, ma anche da curare, rappresentano a volte una vera sfida per il clinico. Di qui l'interesse per gli studi che cercano di proporre nuovi punti di vista, nuovi approcci. Un gruppo di ricercatori della Nuh Naci Yazgan University di Kayseri, Turchia, ha condotto uno studio per chiarire l'associazione complessa tra le caratteristiche cervicali e le patologie temporomandibolari. Gli autori hanno dapprima esaminato le rotazioni tra cranio-atlante, atlante-assile e mandibola-atlante. Successivamente hanno valutato la correlazione tra queste rotazioni e i TMD. Pubblicando poi i risultati sul Journal of Oral Rehabilitation.

Il metodo di studio adottato

I ricercatori hanno analizzato le immagini ottenute tramite tomografia computerizzata a fascio conico (CBCT) di 176 pazienti, di cui 97 donne e 79 uomini, con un'età media di 25,7 anni. I ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in due gruppi: nel primo hanno inserito i pazienti affetti da disfunzione articolare (n = 88), nell'altro quelli senza disfunzione (n = 88). Poi hanno impiegato diversi approcci per individuare le rotazioni di cranio-atlante, atlante-assile e mandibola-atlante, basandosi su punti di riferimento anatomici e misurazioni. Usando metodi che comprendono l'utilizzo di piani specifici, angoli e distanze per identificare e misurare le rotazioni. Per l'analisi dei dati, invece, si sono avvalsi del software statistico TURCOSA.

I risultati osservati

Il grado di rotazione tra il cranio e l'atlante era più elevato nel gruppo con TMD rispetto al gruppo di controllo. Allo stesso modo, la rotazione atlante-assile era significativamente più accentuata nel gruppo con patologie temporomandibolari. Tuttavia, i ricercatori non hanno riscontrato differenze significative nelle rotazioni mandibola-atlante tra i due gruppi. Mentre hanno osservato una significativa differenza nella direzione delle rotazioni tra atlante ed assile e nella rotazione mandibola-atlante, così come tra le rotazioni cranio-atlante e mandibola-atlante.

Le conclusioni della ricerca sui TMD

Lo studio evidenzia che la postura cranio-cervicale dei pazienti affetti da TMD è maggiormente influenzata rispetto a quella dei pazienti senza questo disturbo. Inoltre, sottolinea l'importanza di esaminare il sistema scheletrico in tutte e tre le dimensioni dello spazio. Considerando diverse immagini trasversali per investigare l'allineamento e la relazione tra mandibola e vertebre nel piano trasversale. In altre parole, evidenzia la necessità di approfondire ulteriormente l'interconnessione tra postura cranio-cervicale e TMD.

Chemioterapia e mucosite, la fotobiomodulazione la previene

chemioterapia e mucosite

Chemioterapia e mucosite vanno spesso di pari passo. I trattamenti anticancro, infatti, sovente comportano effetti collaterali molto pesanti anche per il cavo orale. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Damasco, Siria, ha condotto una revisione sistematica sugli effetti preventivi della fotobiomodulazione (PBM), eseguita sui tessuti sani prima della chemioterapia, per evitare questo disturbo. Pubblicandone poi i risultati su Mary Ann Liebert, Inc.

Il focus della ricerca

I ricercatori hanno analizzato l'efficacia della PBM nella prevenzione della stomatite indotta dalla chemioterapia, evidenziando l'importanza di trovare un protocollo standardizzato per garantire risultati ottimali. Per condurre la revisione, hanno seguito le linee guida PRISMA. Per valutare il rischio di bias, invece, hanno impiegato lo strumento RoB 2.0. La ricerca degli articoli è stata effettuata su PubMed e Cochrane.

I criteri di inclusione adottati

Gli autori della revisione sistematica si sono focalizzati sugli studi umani relativi all'uso della PBM per prevenire la mucosite orale nei pazienti sottoposti a chemioterapia, comprendendo sia trial randomizzati che altri studi clinici. Al contrario, hanno escluso meta-analisi, revisioni sistematiche, casi singoli, studi sugli animali, e altri tipi di studi non umani o di carattere non empirico, come editoriali o articoli di opinioni.

Gli effetti benefici del laser

I risultati hanno dimostrato che la PBM, quando applicata con determinati parametri e lunghezze d'onda (tra 630 e 830 nm), ha mostrato efficacia nella prevenzione della stomatite indotta dalla chemioterapia. Solo uno degli studi non ha riscontrato benefici nell'utilizzo del laser. I ricercatori hanno potuto quindi constatare che la fotobiomodulazione risulta efficace nel prevenire la mucosite orale quando applicata però ai tessuti sani. Tuttavia, la variazione dei parametri di irradiazione tra gli studi rende difficile stabilire un protocollo ottimale.

Le raccomandazioni dei ricercatori

Secondo gli autori di questo studio, dunque, la fotobiostimolazione è una pratica efficace per prevenire la stomatite nei pazienti oncologici. Tuttavia, per le ragioni dette sono necessarie ulteriori ricerche per definire chiaramente i parametri di trattamento ideali. Solo così sarà possibile garantire una guida più precisa nella gestione di questa condizione, al fine di migliorare la qualità della vita dei pazienti sottoposti a chemioterapia.

Parodontite apicale e infiammazione, un legame da considerare

parodontite apicale

La parodontite apicale (PA) è spesso associata a uno stato di infiammazione, oltre che a forti dolori di natura endodontica. Tanto che una ricerca, condotta dall'Università di Biruni, Instanbul, Turchia, ha voluto analizzare questa relazione, utilizzando immagini radiografiche periapicali e un sistema di valutazione (PAI). Il Giornale Italiano di Endodonzia ne ha poi pubblicato i risultati che sono di grande rilevanza per il clinico.

La ricerca sulla parodontite apicale

Gli autori hanno condotto lo studio, in modo retrospettivo, appoggiandosi al Dipartimento di Endodonzia di una clinica universitaria, tra gennaio 2020 e dicembre 2021. La ricerca ha incluso 985 pazienti con dolori endodontici gravi, escludendo quelli con criteri specifici. Per comprendere meglio la gravità dei sintomi, i ricercatori hanno categorizzato l'infiammazione in tre stadi: risposta positiva al test della polpa (stadio 1), risposta negativa senza gonfiore (stadio 2) o con gonfiore (stadio 3). In base al sistema di punteggio PAI, lo stato periapicale è stato così classificato come sano (PAI: 1 o 2) o non sano (PAI: 3, 4 o 5), con un livello di significatività del 5%.

I risultati dello studio

I casi con risposta positiva al test della polpa (stadio 1) presentavano la minore gravità di parodontite apicale. Nei pazienti con risposta negativa al test della polpa, quelli con gonfiore mostravano invece un'incidenza significativamente maggiore di PA rispetto a quelli senza gonfiore. Tuttavia, la scoperta principale è la relazione tra l'ubicazione primaria dell'infiammazione e la PA in pazienti con forti dolori endodontici. La presenza o l'assenza di PA può infatti diventare un indicatore utile in situazioni di grave dolore endodontico.

Le conclusioni

Questa ricerca ha dunque identificato una correlazione diretta tra l'ubicazione dell'infiammazione e la gravità della PA in pazienti con dolori endodontici severi. Queste informazioni possono essere importanti per gli specialisti, per identificare e trattare più efficacemente i pazienti con i sintomi descritti. E l'utilizzo delle immagini radiografiche periapicali e del sistema di valutazione PAI può essere cruciale per comprendere meglio e gestire questa relazione. Un legame che nei pazienti affetti da PA associata a forti dolori endodontici non può essere assolutamente trascurato.

La scelta dei siliconi per impronte dentali: differenze tra condensazione e addizione

scelta siliconi impronte dentali

L'obiettivo del dentista, quando si parla di scegliere il più adatto materiale d'impronta, è quello di avere un risultato accurato, preciso, che possa garantire stabilità dimensionale e che allo stesso tempo assicuri un'ottima resistenza agli strappi.

In commercio si possono trovare diverse soluzioni, di volta in volta in grado di soddisfare le differenti esigenze del professionista: gli idrocolloidi sono per esempio la soluzione ideale per l'impronta preliminare, laddove invece si preferiscono gli elastomeri per le impronte definitive, o lì dove è necessario raggiungere un alto livello di precisione.

Non tutti gli elastomeri sono però uguali: nel caso dei siliconi per impronte dentali come quelli proposti da Zhermack, per esempio, si distingue ulteriormente tra siliconi per condensazione e siliconi per addizione.

 

I siliconi per condensazione

Anche detti siliconi di prima generazione o polidimetilsilossani, i siliconi per condensazione sono stati messi a punto negli anni Cinquanta.

Sono composti da un polimero siliconico, il quale viene reso più denso grazie a ossidi metallici e polvere di silice.

La reazione avviene a temperatura ambiente, utilizzando un attivatore che può essere in pasta oppure liquido, mediante miscelazione manuale.

 

Caratteristiche, vantaggi e svantaggi dei siliconi di prima generazione

È tipico dei siliconi per condensazione presentare dei tempi di miscelazione ridotti, tenendo peraltro in considerazione anche il fatto che all'aumentare della temperatura la reazione si fa più veloce (mentre rallenta, al contrario, a temperature più basse).

Si capisce quindi che una corretta lavorazione dei siliconi di prima generazione richiede una certa esperienza, così da rispettare le peculiari tempistiche di questo materiale d'impronta.

Tra i vantaggi dei siliconi per condensazione ci sono le ottime proprietà meccaniche, particolarmente soddisfacenti per quanto riguarda l'elasticità; tale caratteristica consente di ridurre al minimo il rischio di deformazioni significative.

Va inoltre sottolineato che il silicone di prima generazione è economico e versatile, permettendo un utilizzo sia in caso di protesi fissa che nell'eventualità di protesi mobile.

Non va poi trascurata la caratteristica idrofobia di questo materiale d'impronta, così da non dover temere né il fenomeno di imbibizione né quello di sineresi. Ne risulta quindi che l'umidità non costituisce una minaccia per il suo impiego.

I siliconi per condensazione non sono esenti da svantaggi: a livello di stabilità dimensionale, per esempio, non riescono a eguagliare i siliconi per addizione. Il punto debole in questo caso è rappresentato dalla liberazione delle molecole di alcol, sottoprodotto della reazione di condensazione, dando così forma a una contrazione dimensionale. È inoltre da tenere in considerazione la non adesività dei siliconi per condensazione.
Infine, va sottolineato che la già presentata idrofobia, in caso di presenza di sangue o di saliva, può trasformarsi in uno svantaggio: il rischio è infatti quello di realizzare un'impronta con dei vuoti o delle bolle. Tutto questo può essere evitato lavorando su campo pulito, nonché optando per una rapida realizzazione del modello in gesso (evitando, cioè, attese superiori ai 20 minuti).

 

I siliconi per addizione

Più recenti dei siliconi a condensazione, i siliconi per addizione – anche detti polivinilsilossani o di seconda generazione – sono stati messi a punto all’inizio degli anni Ottanta.

Questi elastomeri presentano una formazione del polimero per addizione, per mezzo di un cross-link tra i gruppi vinilici del polimero stesso e quelli silanici attivati dal catalizzatore, costituito da acido cloroplatinico.

 

Peculiarità, vantaggi e svantaggi dei siliconi di seconda generazione

Caratteristica fondamentale dei siliconi per addizione è quella di non generare sottoprodotti, così da garantire una stabilità dimensionale non raggiungibile con i già visti siliconi di prima generazione.

Altro vantaggio di questo materiale da impronta è il semplificato processo di miscelazione, grazie alla possibilità di usare sistemi di miscelazione automatica o cartucce automiscelanti. Di conseguenza l'odontoiatra può contare sempre sulla quantità desiderata di un prodotto omogeneo e privo di bolle, senza problema alcuno a livello di tempistiche.

Tra gli altri vantaggi dei polivinilsilossani possono essere citati l'ineguagliabile (tra gli elastomeri) recupero elastico e il comportamento tissotropico, che, portando a una maggiore fluidità sotto pressione, permette un'impronta più precisa.

Visto quanto detto sopra per quanto riguarda l'idrofobia dei siliconi per condensazione, può inoltre essere molto utile sapere che negli ultimi anni sono stati presentati dei siliconi per addizione con un'incrementata bagnabilità, senza però che a questa idrocompatibilità risulti associata l'idrofilia: nessun rischio, quindi, di imbibizione o sineresi.

Nell'utilizzare i siliconi per addizione è sempre necessario tenere a mente la sensibilità del catalizzatore di fronte ai composti che contengono dello zolfo: il rischio è quello di vedere del tutto inibita la reazione. Va ricordato infatti che i siliconi per addizione non possono essere maneggiati indossando guanti in lattice, e che questo materiale d’impronta può presentare problemi in caso di interazione con altre tipologie di prodotto, come per esempio i liquidi astringenti a base di solfato di alluminio.

Per concludere, si può quindi affermare che i siliconi rappresentano un materiale di grande efficacia per ottenere una corretta registrazione d’impronta; i siliconi per addizione, in particolare, offrono complessivamente delle prestazioni più alte. Vanno però utilizzati con le dovute attenzioni, per evitare delle interazioni che potrebbero inibire la loro reazione di polimerizzazione.

NOXI – The Night Aligner: nessun allineatore è più invisibile di quello che lasci a casa!

NOXI

Un normale allineatore trasparente deve essere indossato almeno 22 ore: non basta indossarlo solo la notte, ma è quello che tutti i pazienti vorrebbero. NOXI si differenzia proprio per questo: è un allineatore progettato e studiato specificamente per essere utilizzato solo di notte grazie alle sue caratteristiche uniche, che rendono possibile un movimento predicibile e stabile in meno ore di applicazione.

Frutto della ricerca e di un materiale innovativo

NOXI nasce dall’esperienza di oltre 50,000 casi studiati dai tutor specializzati presso la Scuola di Ortognatodonzia dell’Università di Ferrara che, sulla base di una intensa attività di ricerca, sono riusciti a mettere a punto un modulo di applicazione delle forze differenziato rispetto agli allineatori trasparenti standard presenti sul mercato.

Realizzato in un materiale innovativo, formulato per applicare forze diversificate e bianco per reagire colorimetricamente alle effettive ore di utilizzo del paziente e permettere un check della compliance, NOXI consente al medico di avvalersi dell’ausilio di due speciali app, TRUE WHITE BOX e NOXIMINDER, che aiutano non solo il monitoraggio della compliance, ma anche la comunicazione medico-paziente, per raggiungere l’obiettivo previsto.

1. Prima
2. Durante
3. Dopo
Il primo allineatore che si indossa di notte

NOXI è il primo e unico allineatore notturno, diverso da tutti gli altri presenti nel mercato, per questo il clinico che lo sceglie sarà affiancato e seguito per tutta la durata del trattamento da uno degli ortodontisti specializzati presso la scuola dell’Università di Ferrara che hanno studiato sia il software di progettazione che questa tipologia di trattamento.

Ogni mascherina NOXI è il risultato della collaborazione sinergica e continua dei tutor specializzati presso l’Università di Ferrara e degli ingegneri e tecnici di Sweden & Martina: infatti, NOXI è fabbricato da Sweden & Martina all’interno dell’avanzata area produttiva creata appositamente dall’Azienda per questa lavorazione.

Un prodotto unico, 100% Made in Italy, che unisce finalmente la totale compliance del paziente e una gestione agile e semplice per il medico.

 

Bruxismo e ipertrofia del massetere: praBTX-A funziona

Bruxismo e ipertrofia del muscolo massetere possono essere trattati efficacemente con una particolare tossina botulinica. Un gruppo di ricercatori universitari di Seul, Corea, ha condotto uno studio prospettico per verificarne la tesi. Cioè l'efficacia e la sicurezza dell'iniezione di prabotulinumtoxin di tipo A (praBTX-A). Pubblicandone poi i risultati, di grande rilevanza clinica per chi si occupa di bruxismo, sul Journal of Cranio-Maxillofacial Surgery.

Come è stato trattato il bruxismo

Nello studio, i ricercatori hanno coinvolto 37 pazienti. Tutti manifestavano bruxismo notturno e presentavano un ispessimento del muscolo massetere di almeno 15 mm, come rilevato dalle scansioni tomografiche. I clinici hanno quindi effettuato l'iniezione di praBTX-A bilateralmente nei muscoli masseteri dei pazienti, con dosaggi diversificati: 15 U/lato per il gruppo 1, 25 U/lato per il gruppo 2 e 35 U/lato per il gruppo 3. Per valutare l'efficacia del trattamento, i ricercatori hanno sottoposto i pazienti a valutazioni tramite scansioni tomografiche e questionari sul bruxismo, prima e dopo otto settimane dall'iniezione.

I risultati ottenuti grazie alla tossina botulinica

Dopo il trattamento, i ricercatori hanno osservato una riduzione dello spessore del muscolo massetere: 15,1 ± 2,0 mm nel gruppo 1, 14,3 ± 2,9 mm nel gruppo 2 e 13,4 ± 1,8 mm nel gruppo 3. Il gruppo 3 ha evidenziato uno spessore significativamente inferiore rispetto al gruppo 1. Tutti i gruppi hanno riportato una diminuzione sia soggettiva che oggettiva nella frequenza del bruxismo, senza differenze significative tra i gruppi dopo l'iniezione.

Uno strumento in più per preservare i denti

Secondo i ricercatori,  l'iniezione di praBTX-A è un trattamento valido e sicuro per il bruxismo e l'ipertrofia del muscolo massetere. Anche un dosaggio minimo di 15 U/lato può portare a miglioramenti significativi dei sintomi. D'altro canto, questi risultati contribuiscono anche alla comprensione di questo particolare e complesso disturbo. Offrendo un'opzione terapeutica promettente per chi soffre di questa condizione che, com'è noto, spesso è davvero difficile da trattare.

Difetti orofacciali congeniti nei bambini e rischio d’asma

I difetti orofacciali congeniti espongono i bambini a un rischio più elevato di sviluppare l'asma. Almeno questo secondo la Chang Gung University di Taoyuan, Taiwan, che ha condotto un interessante studio sul legame tra microbioma salivare e salute respiratoria. I difetti orofacciali, tra cui labioschisi o labbro leporino (CL), palatoschisi (CP) e labiopalatoschisi (CLP), rappresentano una sfida per la salute infantile. Questa ricerca ha messo in risalto le connessioni tra la composizione del microbioma presente nella saliva e l'insorgenza dell'asma nei bambini colpiti da tali difetti. La rivista Pediatric Pulmonology ha pubblicato i risultati dello studio che è di grande interesse anche per il mondo odontoiatrico.

Difetti orofacciali e rischi per la salute

Attraverso un'analisi attenta dei dati raccolti tra il 2004 e il 2015 presso il Chang Gung Memorial Hospital riferiti a soggetti con difetti orofacciali, i ricercatori hanno esaminato retrospettivamente i casi di 988 pazienti con asma e 3952 pazienti senza asma. I risultati hanno rivelato che i bambini con palatoschisi presentavano un rischio significativamente più elevato di sviluppare l'asma rispetto a quelli con labbro leporino o labbro leporino e palatoschisi. In particolare, il rischio aumentava di 5,644 volte nei bambini con palatoschisi.

Il microbioma salivare al centro della ricerca

L'aspetto pionieristico dello studio riguarda anche l'analisi del microbioma salivare. I ricercatori hanno esaminato campioni di saliva prelevati da 10 neonati sani e da10 neonati affetti da labbro leporino e palatoschisi in diversi momenti nei primi sei mesi di vita. Utilizzando il sequenziamento di nuova generazione, hanno rilevato differenze significative nella composizione del microbioma salivare tra i due gruppi di neonati.

Risultati che aprono nuove vie di ricerca

Questi risultati suggeriscono che il microbioma salivare, nei bambini con difetti orofacciali, potrebbe svolgere un ruolo cruciale nello sviluppo dell'asma. La composizione unica del microbioma potrebbe influenzare la risposta immunitaria nelle vie respiratorie, contribuendo al rischio di asma. Questa scoperta apre la strada a ulteriori ricerche sull'interazione tra microbioma e salute respiratoria, con l'obiettivo di sviluppare strategie preventive e terapeutiche mirate anche ai bambini con difetti orofacciali.

Buone regole affinché la fattura non diventi una… iattura

La fattura è un documento complesso, che ha rilevanza giuridica sotto vari profili: quello fiscale è il primo a cui si pensa, ma c’è anche quello civilistico, come prova indiretta dell’esistenza di un rapporto fra il professionista e il suo cliente-paziente. Le regole generali della fatturazione sono contenute nell’art. 21 del DPR 26 ottobre 1972 nr. 633, che disciplina l’Iva. In questo articolo si offre una selezione di temi che riguardano la fatturazione al paziente, scelti fra quelli che possono destare dubbi applicativi.

I dettagli da conoscere sono numerosi, e dunque è sconsigliabile trascurare la loro piena conoscenza, ritenendo erroneamente che “fare una fattura” sia un’azione che si possa praticare senza apposita preparazione. Ci sono corsi specifici sulla fattura odontoiatrica, e conviene senz’altro frequentarli o farli frequentare al proprio personale.

Il duplice esemplare

Le fatture dei medici nei confronti dei pazienti sono ancora emesse in modo analogico, su supporto cartaceo. Il divieto di emissione di fatture elettroniche per cure mediche è da tempo reiterato annualmente. La fattura deve essere stampata in due “esemplari” identici, come dice la legge (e non in due “copie”): uno va consegnato al cliente e l’altro conservato per almeno sette anni da parte del professionista, per almeno dieci anni se chi emette è una STP o un’impresa.

Nel momento in cui si crea il documento si dovrà dunque rispettare questa indicazione; chi usa una stampante dovrà eseguire la stampa in sequenza di due documenti identici. La fotocopia dell’unico esemplare consegnato al paziente non può legalmente sostituire l’esemplare da conservare.

In alcuni studi, invece, si vede trascurare questa indicazione di legge, procedendo a stampare solamente l’esemplare da consegnare al paziente e inviando al commercialista il “pdf” della fattura o perfino il file “xml” che ormai quasi tutti i gestionali producono quando elaborano una fattura.

Le due “scorciatoie” sono sbagliate: la prima perché non vi è certezza che il commercialista provveda a stampare il “pdf” (e comunque la conservazione di documenti presso lo studio del consulente abbisogna di specifiche formalità preventive), la seconda perché il file “xml” non ha nulla a che fare con la fattura cartacea e i relativi obblighi di stampa e di conservazione.

La omessa conservazione del secondo esemplare delle fatture emesse, in quanto non stampato secondo legge, è una “irregolarità formale” sanzionata da un minimo di 1.000 euro fino a un massimo di 8.000 euro. Inoltre, esiste il rischio di una contestazione di irregolarità documentale, prevista dal comma 2 dell’art. 55 del DPR 633 del 1972, cui si potrebbe incorrere a seguito di un’eventuale ispezione fiscale esponendosi così all’accertamento “induttivo”.

Un’altra particolarità della fattura cartacea che non tutti conoscono riguarda il momento in cui si la si considera emessa a tutti gli effetti legali.
La legge è chiara: non è la mera stampa dei due esemplari che consente di ritenere emessa la fattura, ma la consegna materiale nelle mani del cliente/paziente o la spedizione postale dell’esemplare a lui destinato. In altre parole, se si stampa la fattura a seguito di un incasso e la si tiene nel cassetto, in termini legali quella fattura non è emessa.

Si tenga presente che l’invio per posta elettronica al cliente di un file, seppur “pdf”, che rappresenta la fattura, non surroga in alcun modo la materiale consegna o spedizione di cui si è detto.

Il bollo e il “gestionale”

Una regola speciale che impatta sulla fatturazione dei dentisti è quella che deriva dalla legge che disciplina l’imposta di bollo, che quando l’importo della fattura supera l’importo di €. 77,47 impone il pagamento dell’imposta tramite apposizione sull’esemplare cartaceo consegnato o spedito al paziente del “contrassegno telematico”.

Quando si vuole chiedere al cliente il rimborso della spesa per il bollo, una buona parte dei programmi gestionali odontoiatrici è programmata per inserire una voce apposita nella parte bassa della fattura, come se fosse un elemento a sé, avulso dalle operazioni cliniche indicate in fattura. Può anche capitare che l’importo del bollo sia escluso, dal sistema gestionale, dal calcolo dell’imponibile fiscale.

Se il gestionale opera in questo modo, è necessaria una sua correzione, in quanto l’importo del bollo, quando lo si vuole recuperare dal cliente, va trattato come una normale prestazione fatturata, essendo un suo diretto accessorio e integrazione del corrispettivo. Quindi non deve apparire nella parte bassa della fattura, bensì nel corpo: è sempre reddito imponibile e “eredita” dalla prestazione la stessa esenzione dall’Iva. Inoltre, occorre controllare se il gestionale inserisce nella fattura, in corrispondenza dell’importo del bollo addebitato al cliente, un riferimento alla legge sull’Iva diverso dal “canonico” art. 10 del DPR 633 del 1972: di solito si tratta dell’art. 15 dello stesso decreto, ma ciò è irregolare e va corretto.

Il mancato appuntamento

C’è chi ritiene che la richiesta di una somma di denaro a ristoro delle conseguenze per l’assenza ingiustificata del paziente a un appuntamento possa arginare il fenomeno e, comunque, alleviare le conseguenze economiche per lo studio. Questo comportamento da parte del paziente è però “concludente” dal punto di vista giuridico e configura la volontà di recesso unilaterale dal contratto professionale, che l’articolo 2237 del Codice civile gli offre come un suo pieno diritto, che non abbisogna di alcuna formalità e, anzi, è esercitabile ad libitum.

La stessa norma dispone, però, che il professionista ha diritto di chiedere le spese sostenute e il compenso per l’opera svolta fino al momento del recesso. In pratica, fino all’ora fissata per l’appuntamento “saltato”, per il quale, in base alla legge, non vi potrà essere alcun compenso da chiedere. Rimangono dunque da conteggiare, e poi fatturare, le “spese sostenute” e l’opera complessivamente svolta fino a quel momento.

Nell’ipotesi che il rapporto non si tronchi e che si riesca a fissare un nuovo appuntamento, si può evitare di “fare il conto” per il passato e ci si può concentrare su quel solo appuntamento mancato e sul recupero delle spese per lo stesso eventualmente sostenute, da chiedere al paziente in una successiva occasione. In genere le sole spese richiedibili sono quelle effettivamente sostenute: ad esempio la parcella dell’igienista o di un collega, le spese per il laboratorio o quelle per i materiali non recuperabili in successive sedute. In pratica, le spese che possono essere individuate in modo preciso, documentate e direttamente associabili alla mancata prestazione. Tali spese potranno essere fatturate, al momento dell’incasso, considerandole come accessorie alla cura non effettuata, che andrà menzionata in fattura.

 

Malattie perimplantari, uno studio fa il punto sul ruolo della prevenzione

Le malattie perimplantari (MPI) spaventano i pazienti, ma soprattutto gli odontoiatri che ne conoscono le possibili conseguenze, a volte davvero gravi. La prevenzione resta ad oggi la strada maestra. Uno studio condotto in Francia, presso l'Université Paris Cité, ha esaminato le strategie di prevenzione primaria e primordiale maggiormente impiegate. Pubblicandone poi i risultati, utili al clinico attento alle evidenze scientifiche, sul Journal of Clinical Periodontology.

Controllo glicemico e malattie perimplantari

I ricercatori francesi hanno analizzato attentamente 48 pubblicazioni, nessuna delle quali valutava direttamente l'efficacia della prevenzione primordiale delle MPI. Dallo studio dei casi, sono emersi indizi significativi riguardo al controllo glicemico nei pazienti diabetici che potrebbe avere un impatto sull'insorgenza della perimplantite. I dati suggeriscono infatti che i diabetici con un buon controllo della glicemia potrebbero avere un rischio inferiore di sviluppare problemi perimplantari rispetto a coloro che hanno un controllo glicemico scarso.

Gli altri fattori rilevanti

Un altro aspetto importante emerso dalla revisione è legato alle cure parodontali/perimplantari. I pazienti che seguono regolarmente questi trattamenti presentano un rischio ridotto di sviluppare malattie perimplantari rispetto a chi non ha questa attenzione. La frequenza e la costanza nelle cure, infatti, sembrano svolgere un ruolo significativo nella prevenzione di queste complicanze. Un altro punto chiave riguarda la presenza di mucosa cheratinizzata perimplantare (MCPI). Gli studi hanno evidenziato che gli impianti circondati da MCPI mostrano livelli di infiammazione perimplantare più bassi e minori cambiamenti nel livello osseo marginale, il che sottolinea l'importanza di una corretta anatomia dei tessuti circostanti.

Su fumo e igiene mancano le evidenze

I ricercatori non hanno trovato prove scientifiche sull'efficacia della cessazione del fumo o sul ruolo dell'igiene orale nella prevenzione delle MPI. Questi punti, secondo i ricercatori, necessitano di ulteriori indagini. Quel che è certo, invece, riguarda la corretta gestione del diabete e la regolarità nelle cure parodontali. Entrambe le azioni, infatti, hanno  un impatto positivo sulla prevenzione delle MPI ed è proprio su queste che clinico e paziente dovrebbero maggiormente concentrarsi.

Leggi Il Dentista Moderno