Profili di responsabilità professionale in ortodonzia: errori e complicanze

Riassorbimento radicolare La possibilità di un riassorbimento radicolare secondario a trattamento ortodontico è argomento controverso in letteratura.

Da più parti si è concordi nel ritenere che modesti riassorbimenti apicali (entro i 2 mm) non determinano mobilità e non compromettono la stabilità futura del dente, per cui non configurano responsabilità professionale e sono da considerarsi “fisiologici” nei trattamenti ortodontici. Diverso è il caso dei riassorbimenti radicolari che coinvolgono oltre la metà della lunghezza del dente con evidente mobilità, perché in questo caso la responsabilità del sanitario è evidente, non tanto per aver determinato la rizolisi, ma soprattutto per non aver intercettato attraverso controlli clinici e radiografici il riassorbimento, prendendo adeguati e precoci provvedimenti (interruzione trattamento, riduzione delle forze di trazione).

Secondo alcuni Autori12 il riassorbimento radicolare è causato da forze o da momenti troppo intensi, troppo duraturi o applicati in modo alternato (jiggling) su un paziente con predisposizione individuale (pregressi trattamenti, maschi maggiormente a rischio, precedenti traumi dentari, età maggiore di 12 anni, overjet maggiore di 4 mm, canino disincluso palatalmente, meccaniche intrusive).

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Quindi, non essendo possibile prevedere se un trattamento, ancorché eseguito in maniera corretta, comporterà rizolisi, l’addebito di responsabilità scatterà esclusivamente quando la mancanza di controlli radiografici durante i trattamenti di lunga durata impedisce al sanitario di diagnosticare una rizolisi in corso e di intervenire con opportuni provvedimenti.

In termini di rischio di sviluppare riassorbimento radicolare durante il trattamento ortodontico, è bene precisare che statisticamente tale rischio è identico per denti vitali e denti correttamente devitalizzati, mentre risulta aumentato nei trattamenti che coinvolgono denti traumatizzati o non correttamente devitalizzati.

Pertanto sarà compito del dentista provvedere al corretto “risanamento” dei denti incongruamente devitalizzati da sottoporre a trazione.

Nel caso di denti traumatizzati con esposizione pulpare, si renderà necessario iniziare la terapia canalare e riempire temporaneamente il canale con materiali a base di idrossido di calcio da lasciare in situ fino al termine del movimento ortodontico, e solo allora procedere con l’otturazione definitiva del canale radicolare13 (figura 3 a-e).

Fallimenti della disinclusione degli elementi dentari 

Si definisce dente incluso un elemento dentario che permane inglobato a livello osseo o osteomucoso dopo l’epoca prevista di eruzione privo di tendenza alla normale migrazione verticale, mentre per dente ritenuto si intende un elemento dentario non ancora erotto all’epoca della prevista eruzione, ma dotato ancora di potenziale eruttivo14.

Gli elementi dentari che più frequentemente sono soggetti a inclusione sono i terzi molari con un’incidenza dal 20 al 30%, seguiti dai canini (specie i superiori) con un’incidenza dal 2 al 6%15.

Le opzioni di trattamento consistono in:

  • trattamento intercettivo con estrazione del canino deciduo o con incremento dello spazio per via ortodontica;
  • esposizione chirurgica e riposizionamento ortodontico;
  • autotrapianto;
  • estrazione con sostituzione protesica o implantologica o con chiusura dello spazio per via ortodontica.

Ognuna di queste alternative ha specifiche indicazioni e adeguate modalità di esecuzione che, se disattese, possono portare a conseguenze negative indesiderate, fonte di contenzioso, tra cui:

  • perdita di vitalità del dente incluso;
  • riassorbimento radicolare;
  • anchilosi;
  • recessioni mucose;
  • perdita di supporto osseo.

Riportiamo alcuni casi di fallimento di disinclusioni, a causa della comparsa di effetti indesiderati (figure 4 a,b; 5 a,b).

Profili di responsabilità professionale in ortodonzia: errori e complicanze - Ultima modifica: 2012-02-24T23:46:43+00:00 da Redazione

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