Profili di responsabilità professionale in ortodonzia: errori e complicanze

Recidiva

Intendiamo con questo termine il ripresentarsi della malocclusione dopo il termine di un trattamento ortodontico finito con il raggiungimento degli obiettivi previsti. Questa evenienza che può essere considerata una complicanza potenzialmente presente al termine di ogni trattamento ortodontico, è frequentemente secondaria, invece, a un errore nella corretta gestione del termine del trattamento stesso, gestione che deve essere pianificata all’inizio del trattamento stesso; infatti molti contenziosi scaturiscono per la richiesta di ulteriori compensi e per l’allungamento dei tempi di terapia, oltre a quelli inizialmente preventivati, per le riprese dei trattamenti o per i “positioner” e gli apparecchi di contenzione non preventivati all’inizio del trattamento.  La recidiva può avvenire  per due motivi principali:

  • proseguimento di un modello di crescita sfavorevole: la maggior parte dei trattamenti ortodontici viene iniziata in dentatura permanente e termina dopo un tempo massimo di 30 mesi, quindi in un’età in cui la crescita non è ancora terminata e proseguirà secondo il modello alterato che è stato alla base della malocclusione che ci si è proposti di correggere; per questo motivo è necessario prevedere fin dall’inizio una contenzione che duri almeno fino al termine della crescita anche nei casi più favorevoli;
  • 16. Caso di recidiva ortodontica nell’arcata inferiore, con disallineamento degli incisivi inferiori e rottura del filo metallico di splintaggio.

    effetto dei tessuti molli sulla dentatura: i tessuti molli, parodontali e gengivali, specie le fibre elastiche sopracrestali, sono in grado di riportare i denti verso la posizione iniziale da cui sono stati spostati (specie per le rotazioni), finchè non si è verificata una riorganizzazione delle fibre stesse dopo un adeguato periodo di contenzione (anche 1 anno); ciò avviene anche in presenza di una posizione della dentatura stabile, ma è specialmente di fronte a una occlusione instabile che si possono verificare recidive anche a distanza di tempo maggiore; in questi secondi casi deve essere prevista una contenzione permanente (figura 16).

Il sanitario per dimostrare che la comparsa della recidiva non è a lui imputabile, deve aver preso i provvedimenti di seguito elencati.

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Adeguato consenso È evidente che la collaborazione del paziente è fondamentale al fine di evitare la recidiva, pertanto il sanitario deve poter dimostrare che, fin dall’inizio della cura, ha fornito una adeguata informazione, meglio attraverso un modulo scritto, relativamente alla necessità e alle modalità di utilizzo degli apparecchi di fine cura, nonché  alla necessità di frequenti visite di controllo.

Ipercorrezione Alla fine del trattamento la posizione degli elementi dentari deve essere ipercorretta (ma solo di un modesto grado non superiore ai 2 mm) rispetto a quella ideale. Esempi ne sono le correzioni dei “cross-bite”, le rotazioni, i disallineamenti, le correzioni di II e III classe, che hanno tendenza alla recidiva.

Interventi parodontali chirurgici Per evitare che la memoria delle fibre elastiche sopracrestali, che richiedono un lungo periodo per la loro riorganizzazione dopo i movimenti dentali, annulli le correzioni ottenute, specie dopo le rotazioni, è possibile sezionarle chirurgicamente eseguendo una fibrotomia circonferenziale o intra-papillare.

Adeguata documentazione di fine cura e nei “follow up” A fine cura è necessario che sia eseguita una documentazione (fotografie, radiografie e modelli) adeguata alla dimostrazione dei risultati raggiunti. Basti pensare ai contenziosi che sorgono a distanza di tempo dal termine del trattamento per recidive  o spostamenti dentali indesiderati secondari al mancato uso della contenzione da parte dei pazienti dopo il termine del trattamento; in tali casi i sanitari inizieranno a dimostrare la correttezza del loro trattamento proprio attraverso la documentazione clinica di fine cura, primo passo senza il quale è ben difficile evitare l’addebito di responsabilità alla comparsa di una contestazione tardiva. Analogamente è necessario documentare e registrare accuratamente nel diario clinico le risultanze delle visite di controllo dei follow-up con l’annotazione delle complicanze e dei relativi provvedimenti adottati o consigliati. Tale raccomandazione assume grande  rilevanza dopo il termine dei trattamenti intercettivi, che trovano proprio nei controlli post-trattamento l’essenza della terapia stessa eseguita, per ridurre le anomalie in attesa degli sviluppi della crescita che devono essere attentamente controllati per poter intervenire nel momento più opportuno con una seconda fase ortodontica.

“Positioner” verso il termine del trattamento È possibile far preparare, attraverso il set-up di modelli eseguiti prima dello sbandaggio, un apparecchio che verrà incorporato nel momento stesso della rimozione della ortodonzia fissa, avente lo scopo di ottenere ancora modesti spostamenti utili alla rifinitura del trattamento; il positioner, che deve essere portato tutta la notte e per almeno 4 ore durante il giorno, entro un mese ottiene i fini aggiustamenti richiesti ed esaurisce la sua azione; il suo utilizzo oltre tale periodo ha solo un significato di contenzione, anche se meno efficace, perché scomodo da indossare, rispetto a un vero apparecchio di contenzione specie nel controllo delle rotazioni.

Profili di responsabilità professionale in ortodonzia: errori e complicanze - Ultima modifica: 2012-02-24T23:46:43+00:00 da Redazione

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