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Prada preme per la legge contro l’abusivismo

Gianfranco Prada, Presidente di ANDI Nazionale

“Era ora che la commissione Giustizia della Camera iniziasse la discussione del disegno di legge Marinello contro l’esercizio abusivo delle professioni ed in particolare contro chi esercita abusivamente una professione sanitaria”. A dirlo è Gianfranco Prada, presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani (ANDI), protagonista nelle scorse settimane di appelli proprio perché il testo, approvato nell’aprile scorso all’unanimità dal Senato, cominciasse la discussione in commissione Giustizia alla Camera.

E finalmente la commissione ha calendarizzato la discussione per oggi. Prada insiste poi sulla necessità di velocizzare il più possibile la discussione: “Confido che i membri della commissione condividano il lavoro dei colleghi senatori e licenzino il testo al più presto, senza apporre modifiche in modo da evitare un ulteriore passaggio al Senato. Rimandare ancora l’approvazione del testo - conclude Prada - vorrebbe dire essere conniventi con chi da decenni non solo truffa i cittadini spacciandosi per dentista ma ne compromette irrimediabilmente la salute”.

POIESIS contro il parere del Css

Ezio Costa, presidente di POIESIS

In relazione al Parere pubblicato dal Consiglio Superiore di Sanità circa la “Competenza dell’odontoiatra alla esecuzione di trattamenti di medicina estetica” pubblicato il 30 settembre 2014, POIESIS ribadisce in un comunicato la sua posizione “tesa a difendere da una parte il diritto dei cittadini all’accesso alle cura e, dall’altra, il diritto dei medici odontoiatri a trattare secondo scienza e coscienza, nel rispetto della legge, tutti i pazienti”. Il comunicato ribadisce inoltre che “l’Odontoiatria è professione sanitaria cui sono riservate le attività inerenti alla diagnosi e alla terapia delle malattie ed anomalie congenite ed acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti, nonché alla prevenzione ed alla riabilitazione odontoiatriche (art. e legge 409/1985). La specializzazione operativa nel distretto anatomico sopra individuato non è un restringimento delle possibilità operative dell’odontoiatra che, nel suo settore, può operare, al pari del medico-chirurgo, secondo scienza e conoscenza ed utilizzando tutti gli strumenti e di farmaci che reputa opportuni e necessari (art. 2 comma 2 legge 409/1985).”

Pertanto POIESIS manifesta la volontà di chiedere un chiarimento sul punto al Ministero della salute e al Consiglio Superiore di Sanità.

E-Health: l’Italia resta indietro e diminuisce il risparmio

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La sanità elettronica potrebbe far risparmiare al Servizio sanitario nazionale oltre 14 mld di euro, “ma in Italia è ancora un fanalino di coda visto che per ogni abitante si investono solo 21 euro contro i 70 della Danimarca, il Paese in cima agli investimenti in questo settore. In totale in Italia nell’ultimo anno per le tecnologie digitali si sono spesi 1,17 mld. Mentre per far decollare la sanità elettronica nel nostro Paese dovremmo investire tre volte tanto”, afferma Mariano Corso, direttore scientifico dell’Osservatorio sull’innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano, presentando uno studio all’apertura a Roma della Conferenza sulla sanità elettronica.

“Siamo un Paese povero in sanità, ovvero spendiamo meno rispetto ad altri in Europa. Ma abbiamo diversi problemi, come un maggiore aumento dell’invecchiamento della popolazione che inciderà pesantemente sulla gestione dell’assistenza e delle cure. Mentre con la sanità digitale possiamo arrivare a risparmiare oltre 14mld: 6,8 mld nelle strutture sanitarie (Asl, Regioni e ospedali) e 7,6 mld per i cittadini. Le Asl e gli ospedali potrebbero ridurre le spese in diversi settori grazie alle innovazioni del digitale: 3 mld con medicina del territorio e domiciliare, 1,39 mld con la cartella clinica elettronica, 860 mln con i referti digitali, 370 con i referti via web, 860 mln con la gestione informatizzata dei farmaci”.

I risparmi potenziali per i cittadini, pari a 7,6 mld, sono invece i seguenti: 4,6 mld con i referti via web, 2,2 mld con la medicina a domicilio, 170mln con la gestione dei farmaci online e 640 mln con le prenotazioni online.

Instagram per medici: in arrivo l’app “figure 1”

Sta arrivando in Europa “Instagram per medici”, una app che permetterà ai professionisti della salute di condividere con i colleghi e gli studenti di medicina immagini di pazienti o di particolari condizioni cliniche. Consentirà di accedere a dettagli del paziente o a caratteristiche della sua patologia, in modo confidenziale: i volti saranno automaticamente oscurati, mentre gli utenti potranno “coprire” manualmente dettagli identificativi come i tatuaggi. L’app, battezzata Figure 1, non darà accesso ai dati dei pazienti, ha spiegato l’ideatore del progetto, il medico canadese Josh Landy, che ha anche assicurato: “Non avremo affatto dati sanitari personali. Il miglior modo per tenere un segreto è non averlo”. Insomma, solo immagini di persone non riconoscibili. Inoltre i medici dovranno fornire credenziali apposite per accedere alla app. L’idea è quella di identificare il medico, non il paziente, ha aggiunto Landy. Tutti potranno scaricare la app, gratis, ma solo medici che siano davvero tali potranno caricare foto o commenti.

L’importanza del team

Ė diventata una piacevole tradizione autunnale quella del Convegno Espositivo targato Il Dentista moderno, un’iniziativa nata ormai sei anni fa per far incontrare e dialogare tra loro gli operatori del settore. Quest’anno all’evento, svoltosi il 3 ottobre presso il Centro Congressi NH di Milanofiori Assago, hanno partecipato numerose aziende e relatori di chiara fama. Dopo i saluti di Paolo Amedeo Pegoraro, direttore editoriale, la parola è passata ai moderatori, Dino Re (Università degli Studi di Milano) e Luigi Paglia (ISI di Milano) -  condirettori, insieme a Sandro Siervo (ISI di Milano), de Il Dentista moderno -  che hanno introdotto il tema di quest’anno, “L’odontoiatria orientata al paziente: l’importanza del team”.

Francesco Mangani, Professore Associato di Odontoiatria Conservatrice ed Estetica dentale presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, ha presentato una relazione dal titolo “Rapporto costi benefici nella moderna terapia conservativa”.

“L’endodonzia moderna nel piano di trattamento: cosa è possibile offrire al paziente”, è stato il tema illustrato da Marco Martignoni, libero professionista, Socio fondatore dell’Accademia Italiana di Odontoiatria Microscopica, nonché già Presidente della Società Italiana di Endodonzia (SIE) nel triennio 2011-2013.

Carlo Poggio, invece, libero professionista, specializzato in Ortognatodonzia, (lo scorso febbraio, a Chicago, è stato tra i relatori, l’unico italiano, dell’86° Congresso dell’American Prosthodontic Society), ha parlato de “La riabilitazione protesica dei casi complessi: il protocollo d’intervento”.

Infine, Luca Francetti, Professore Associato presso l’Università degli Studi di Milano, dove dirige la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica, nonché il Centro per la Ricerca in Implantologia Orale ha parlato di “Elementi dentali parodontalmente compromessi: possibilità terapeutiche”.

Quest’anno il premio per la migliore tesi di laurea (un assegno del valore di 1.500 euro, consegnato personalmente dal nostro editore, Ivo Nardella) è stato vinto da Rossella Ninivaggi (Università “Aldo Moro” di Bari), Michela Caserta (Università degli Studi di Genova) e Maddalena Chermetz (Università degli Studi di Trieste), con tre tesi sperimentali considerate dal comitato scientifico della rivista meritevoli di particolare attenzione. L’appuntamento è per il prossimo anno, perché le tradizioni vanno portate avanti.

Grande partecipazione al primo congresso Andi Roma Giovani

Sabrina Santaniello, Presidente Andi Roma

Si è svolto il 6 ottobre 2014 nella sala ex Enpam il primo congresso Andi Roma Giovani in collaborazione con Sirio Giovani dal titolo Prevenzione, diagnosi e terapia del carcinoma orale. L’evento, a cui hanno preso parte circa 150 tra studenti, neolaureati e professionisti, è stato patrocinato da Andi Young, Fondazione Andi Onlus, Policlinico Umberto I e dalle Università di Roma La Sapienza, Tor Vergata e Cattolica.

Il congresso è nato dall’esigenza di sensibilizzare tutti i colleghi odontoiatri, soprattutto se giovani laureati, alla prevenzione, diagnosi e terapia del tumore del cavo orale, nonché alla riabilitazione protesica successiva di una patologia altamente invasiva e invalidante.

“Andi Roma dopo aver informato la popolazione sulla prevenzione del carcinoma orale, in occasione dell’Oral Cancer Day,  ha voluto sensibilizzare, con questo primo congresso dedicato ai giovani dentisti,  sull’importanza di un’attenta osservazione clinica del paziente durante la visita, che non deve limitarsi alla parte riguardante i denti, ma estendersi a tutto il cavo orale” ha spiegato la Dott.ssa Sabrina Santaniello, Presidente Andi Roma, Responsabile Scientifico del congresso e della sezione giovanile.

Autorizzazioni degli studi, procedure più snelle

Giovanni Migliano, presidente AIO Roma

Per autorizzare uno studio dentistico privato nei comuni del Lazio c’è bisogno di più requisiti e più soldi che in Toscana. Tra gli odontoiatri che hanno votato sul sito dell’Associazione Italiana Odontoiatri romana, più di tre quarti (77%) chiedono alla Regione criteri autorizzativi più snelli ed efficaci, come nelle altre regioni. Il 79% non ritiene che il sistema autorizzativo attivato in Lazio offra garanzie di tutela al cittadino e alla sua salute. Per il 90% le richieste della Regione sono poco chiare – da 0 a 10, il voto più gettonato sulla comprensibilità è 2,1 – e per il 93% la Regione non ha dato istruzioni sulle procedure da svolgere. Nel 92% dei casi neanche l’Ordine sarebbe venuto incontro, tanto che oltre il 20% degli intervistati ha dovuto rivolgersi a un’agenzia esterna per espletare le pratiche burocratiche.

Il 30% dei dentisti ha subito controlli ispettivi da funzionari Asl che solo nel 44% dei casi si sono mostrati collaborativi. Oltre tre intervistati su quattro hanno rilevato che i criteri utilizzati nei controlli erano difformi tra loro.

L’indagine AIO sarà approfondita a Roma sabato 11 ottobre alle ore 9-10 durante il “per-corso” informativo/formativo “Fotografiamo la nostra professione” organizzato al Centro Tecnico FIB in Via del Pianeta Mercurio 70. Alle 14.30 ci sarà un secondo incontro di presentazione.

“Vedremo di tirare le somme a 13 anni dall’affidamento della sanità alle Regioni, sancito con la riforma federale del titolo V della Costituzione, che ha portato a criteri autorizzativi difformi degli studi da una regione all’altra”, spiega Giovanni Migliano presidente AIO Roma. “Nell’odontoiatria a subire in questi anni è stato il Lazio”. “AIO Lazio ha promosso in Regione una bozza di delibera per superare l’attuale sistema organizzativo”, spiega Stefano Colasanto, segretario AIO Roma. “Il passo intermedio tra il sondaggio e la delibera è un confronto con le altre regioni italiane, che fin qui è mancato. AIO ha affidato al più grande istituto di ricerca nazionale un’indagine a tappeto sui sistemi autorizzativi degli studi odontoiatrici, e sabato 11 saranno presentati in anteprima i dati sui quali lavorare”.

Interventi estetici: dentisti Andi criticano il parere del Css

I dentisti dell’Andi, l’Associazione nazionale dei dentisti italiani, hanno apprezzato la scelta del Consiglio superiore di sanità (Css) “di ribadire la piena legittimità dell’odontoiatria ad eseguire terapie di medicina estetica”, ma hanno manifestato “criticità verso il passaggio in cui viene introdotto il limite della ‘zona labiale’ come area di operatività dell’intervento, che va contro il profilo definito dalla legge”.

Secondo Gianfranco Prada, presidente Andi, “il parere del Css è sicuramente un passaggio importante, anche in relazione alle forti pressioni che volevano impedire agli odontoiatri di effettuare questi tipi di trattamenti. Particolarmente apprezzata la scelta del Css – avverte Prada – di valutare quanto definito nel ‘Position Statement’ sottoscritto tra l’Andi e il Collegio delle Società scientifiche di medicina estetica nel marzo scorso, in cui veniva ribadita la piena legittimità dell’odontoiatra a eseguire terapie di medicina estetica.

“Si manifestano invece criticità – osserva il presidente dell’Andi – verso il passaggio in cui viene introdotto il limite della ‘zona labiale’ come area di operatività dell’intervento. Questo va contro il nostro profilo professionale ben definito dalla legge 409/85, che indica come ambiti di competenza del laureato in Odontoiatria tutti i tessuti mascellari”.

“Su questo aspetto qualsiasi giudice darebbe maggior valenza alla legge rispetto al parere del Css. L’associazione proseguirà quindi ad impegnarsi – ha concluso Prada – perché i limiti e le metodologie di intervento ora indicati dal Css possano essere ulteriormente ampliati, per arrivare al pieno riconoscimento delle competenze e della valenza professionale, anche in questo settore, degli odontoiatri italiani”.

Il Css limita il campo d’azione degli odontoiatri

Gli interventi estetici dell’odontoiatra “sono limitati alla terapia delle malattie e anomalie congenite e acquisite di denti, bocca, mascelle e relativi tessuti, quando la cura estetica è correlata all’iter terapeutico proposto al paziente e limitato alla zona delle labbra”. Ė il parere espresso dal Consiglio superiore di sanità (Css) sulle competenze dell’odontoiatra all’esecuzione di trattamenti di medicina estetica, arrivato all’Ordine dei medici di Roma.

“Il parere l’abbiamo chiesto noi - afferma Roberto Lala, presidente Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Roma e Provincia - volevamo chiarezza e indicazioni precise sulle competenze dell’odontoiatra. Ora l’abbiamo pubblicato sul nostro sito e comunicato via mail agli iscritti”.

“In pratica - spiega Lala - il Css ha stabilito che l’odontoiatra in questo tipo di procedure e atti medici non deve andare oltre le labbra. Inoltre, quanto scritto dal Css serve in caso di contenziosi medico-legali e per tutelare i nostri iscritti. Non era nostra competenza dirimere la questione, noi siamo super partes. E per questo abbiamo chiesto al Consiglio superiore di sanità. Se alcuni colleghi vogliono fare ricorso possono farlo, ma al ministero della Salute”, conclude Lala.

Iniziativa ENPAM: mutui casa agevolati

Raffaele Sodano, segretario nazionale AIO

Il consiglio di amministrazione dell’Enpam ha deciso di stanziare, nel prossimo bilancio preventivo, 100 milioni di euro per i mutui ai medici e agli odontoiatri. La Fondazione concederà mutui a tassi agevolati, in particolare ai giovani professionisti, per l’acquisto della prima casa con un bando in uscita tra qualche mese. Per il bando occorrerà attendere che il Consiglio nazionale della Fondazione approvi il bilancio di previsione 2015.

“Attendo di conoscere i dettagli dell’operazione e i tassi d’interesse, ma potrei dire che AIO è antesignana di questo percorso Enpam”, afferma Raffaele Sodano, segretario nazionale AIO e numero uno della Consulta Enpam Libera Professione dal 2010. “Ma in prospettiva – aggiunge Sodano – sarà auspicabile pensare a un ulteriore passo avanti e concedere i mutui anche al finanziamento del rinnovo tecnologico e strutturale delle professioni e degli studi professionali. Ė questa la grande scommessa che tutta la professione può vincere. Attendiamo con fiducia, il primo passo è stato fatto”.

Rotta verso gli USA

Cento milioni di fatturato entro il 2020, questa è l’ambiziosa sfida di Sweden & Martina. Ma l’azienda padovana non si ferma qui e punta diritto all’internazionalizzazione con la costituzione della Sweden & Martina Inc. negli USA.

Sebbene il mercato Italiano sia la “culla” dell’azienda e rappresenti nel 2014 il 70% del business globale, Sweden & Martina, conscia dell’esito positivo dei primi 5 anni di esperienze vissute al di fuori di esso, si sta preparando con serietà ad affrontare il Nuovo Mondo: nel mercato americano entrerà con una Incorporation attiva in entrambe le coste oceaniche; inoltre, raddoppierà in Italia gli spazi destinati alla produzione per garantire il servizio di sempre a un mercato in continua crescita.

L’esperienza internazionale offre chiara evidenza del vantaggio competitivo che Sweden & Martina ha costruito nell’ultimo decennio, investendo fortemente in ricerca, ottenendo l’avallo del mondo accademico e clinico, raccogliendo un’ampia bibliografia a supporto dei propri impianti al punto di dover raddoppiare i suoi ambienti produttivi per far fronte con serietà agli impegni verso clienti e distributori.

La Via della Carta

La carta è il mezzo noto all’uomo per comunicare quanto appreso in maniera dettagliata e duratura. Sembra essere stata inventata in Cina da Ts’ai Lun attorno al 105 d.C. per giungere solo molto tempo dopo – nel VII secolo – in Arabia. Si hanno reperti che possono testimoniare la presenza di carta a Samarcanda nel 751 e a Bagdad nel 793. Da qui la carta migrò in Siria, Egitto sino in Tunisia a Fez nel XII secolo. Nel 1276 nascono le cartiere di Fabriano, ben note ancora ai nostri giorni. Tra il 1393 e il 1403 Johannes Gutenberg inventa la stampa a caratteri mobili dando inizio alla possibilità di divulgazione in massa della cultura.

 

Ed è la diffusione del sapere ciò che ogni rivista scientifica si propone, presentando i dati delle ricerche, delle osservazioni, a volte anche solo dei pareri di esperti o cultori della materia.

Stiamo vivendo immensi cambiamenti relativi al modo in cui presentare i dati elaborati.

In primo luogo stiamo affrontando una questione di forma. Sino a qualche anno fa non si discuteva il mezzo di comunicazione: i dati dovevano essere stampati su carta. Il substrato, ovvero la carta, poteva contribuire in maniera determinante al successo della rivista. Le pagine patinate, la qualità della carta, il formato dell’impaginazione e molti altri fattori ancora vi contribuivano. Oggi la carta ha grandi concorrenti e questi sono tutti di natura digitale, dai tablet ai computer, ai telefoni cellulari. Il documento, generalmente trasformato in PDF o in formati ancora più fruibili, viene destinato a una lettura “virtuale” con grandi vantaggi: se ci siamo dimenticati la rivista a casa, possiamo richiamarla immediatamente su tutti i nostri apparecchi con una consultazione che diviene estremamente efficace e ubiquitaria. La rivoluzione digitale ha apparentemente ampliato ancora di più la possibilità di diffondere il sapere.

Il mondo cartaceo ha dovuto affrontare anche questioni di sostanza e chi non è riuscito a capirle in tempo, vedi le famose cartiere di Fabriano citate all’inizio, è dovuto soccombere alle nuove regole di mercato. Forse da questo esempio possiamo capire come trovare delle indicazioni per il futuro.

Consultando diverse riviste, italiane ed estere, rimango sempre sorpreso della fortuna che bacia i nostri colleghi. Ciò non ha nulla a che fare con il substrato – analogico o virtuale – su cui vengono divulgati i dati, ma rispecchia una tendenza che può danneggiare seriamente tutto il mondo dell’editoria. Avete mai provato a contare quanti articoli scientifici con esito clinico positivo vengono pubblicati e quanti pochi articoli affrontino il tema dell’insuccesso?

Le riviste spesso ridondano di apparenti nuove tecniche, di materiali a dir poco strabilianti, di vantaggi sbalorditivi per il paziente. Se poi analizziamo quanto proposto in maniera critica vediamo che i toni enfatici forse non preludono per niente alle promesse fatte. La sostanza che invece manca è la capacità di descrivere con umiltà e con molta determinazione quali siano stati eventuali errori commessi in una determinata strategia terapeutica. Dai nostri errori possiamo sicuramente imparare molto a vantaggio nostro e non ultimo del paziente.

La carta ha un fascino, almeno per i meno giovani, che nessun dispositivo elettronico può attualmente contendere, basti pensare al fruscio che emette sfogliandola oppure all’emozione del colore quasi palpabile. Il contenuto che con la carta o con altri mezzi viene divulgato ha un valore emotivo proprio: il successo è più gratificante dell’insuccesso ma può essere fuorviante. La necessità di sapere descrivere anche il fallimento parziale o totale dà il reale valore aggiunto di cui in questo momento odontoiatra e paziente hanno reale bisogno.

Otturazione canalare Thermafil: valutazione della precisione del carrier di sistemi di otturazione Thermafil dedicati paragonati ai carrier del sistema Thermafil tradizionale

Alessandro Bianco, Emilio Pilotti, Ilaria Torta

Riassunto

Attualmente vengono proposti dalle aziende alcuni sistemi di preparazione canalare integrati da corrispondenti sistemi di otturazione Thermafil. Questo lavoro vuole valutarne alcuni: ProTaper, Wave One e Gtx. Per ottenere un’otturazione ottimale Thermafil, il carrier dell’otturatore deve posizionarsi a 0,5 mm dalla lunghezza del canale; questo lavoro vuole stabilire se con queste tecniche si raggiunga facilmente tale risultato. Per verificarlo ci siamo avvalsi di simulatori endodontici, alesati con i ProTaper, i Wave One e i Gtx, a cui sono stati adattati i carrier, dei Thermafil dedicati, per ProTaper, Wave One (con conicità 0,35%) e per Gtx 20 (conicità 0.6). I risultati hanno dimostrato che l’adattamento dei carrier dedicati è sempre impreciso e non si ferma mai a 0,5 mm dalla lunghezza di lavoro. Questo è dovuto probabilmente al fatto che è molto difficile essere precisi con l’alesatura e che spesso lo strumento lavora a una lunghezza superiore di quella necessaria e che quindi le misure dell’ultimo strumento in apice e dei carrier non corrispondono. Un’ulteriore prova di adattamento alla preparazione è stata effettuata con i carrier del sistema Thermafil tradizionale (0,4%); questi ultimi si sono dimostrati più versatili e adattabili ai diversi diametri apicali ottenuti. In conclusione, per ottenere un’otturazione ottimale bisogna cercare per ciascuna preparazione un carrier che spesso è quello di una misura ISO superiore a quello dell’ultimo strumento utilizzato e ciò si ottiene più facilmente con il sistema Thermafil tradizionale.

Summary
Traditional thermafilms versus dedicated: an evaluation of apical fitting

Are currently being offered by some companies root canal preparation systems integrated systems by matching the shutter Thermafil. This work aims to evaluate some, ProTaper, Wave One, and Gtx. To obtain a filling optimal Thermafil, we must have the shutter carrier that positions to 0.5 mm by the length of the channel; wants to determine whether the work with these techniques is achieved easily that result. For verifcarlo we made use of simulators endodontic bored with ProTaper, the Wave One and Gtx, which have been adapted to the carrier, the Thermafil dedicated to ProTaper, Wave One (with taper 0.35%) and for Gtx 20 (0.6 taper). The results showed that the adaptation of the carrier dedicated is always inaccurate and never stops to 0.5 mm from the working length. This is probably due to the fact that it is very difficult to be precise with the boring and often the tool works to a length greater than needed and thus measures that the last instrument in the apex and the carrier do not match. A further test of adaptation to the preparation was carried out with the carrier system Thermafil traditional (0.4%), the latter proved to be more versatile and adaptable to different apical diameters obtained. In conclusion, in order to obtain an optimal filling must look for each preparation a carrier which is often that of a ISO measure higher than the last instrument used and this is achieved more easily with the sitema Thermafil traditional.

Il successo della terapia endodontica dipende, oltre che dalla preparazione chemio-meccanica completa del sistema canalare, anche da un’otturazione tridimensionale, che fornisca un sigillo completo dello spazio precedentemente occupato dalla polpa1. Al giorno d’oggi gli odontoiatri tendono a privilegiare sistemi di chiusura semplificati, che pur garantendo un adeguato sigillo apicale siano di facile e rapido utilizzo. Nel 1978 fu proposto dal dott. Ben Johnson il Thermafil®, il primo sistema basato sull’utilizzo di guttaperca termoplasticizzata, distribuita uniformemente intorno a un carrier dapprima metallico e poi di materiale plastico centrale2. Gli studi in vitro e in vivo hanno dimostrato le ottime caratteristiche di tale metodica, che permette un miglior adattamento della guttaperca alle pareti dentinali e alle irregolarità canalari rispetto alla compattazione laterale a freddo3-7. Al tradizionale sistema Thermafil® con carrier a conicità 4% e diversi diametri in punta, negli ultimi anni si sono affiancati otturatori con carrier dedicato ai nuovi strumenti in NiTi a conicità aumentata come i Gtx® e i ProTaper® e i nuovi strumenti Wave One a movimenti reciprocanti. Scopo di questo studio è stato quello di confrontare la precisione dell’adattamento di diversi tipi di otturatori alle preparazioni canalari eseguite con comuni sistemi standardizzati di sagomatura meccanica, al fine di evidenziare quale carrier abbia la corrispondenza migliore e possa perciò garantire un più sicuro sigillo apicale.

Materiali e metodi

Sono stati preparati dallo stesso operatore 34 simulatori endodontici della Maileffer® utilizzando 3 diverse sistematiche di sagomatura: la tecnica ProTaper®, Gtx® e Wave One®. I simulatori sono stati preparati con le seguenti conicità: 0.6, 0.7, 0.8, 0.9 utilizzando come ultimo strumento in apice quello di pari conicità in ogni sistema. Per ogni simulatore si è valutato l’adattamento di carrier tradizionali Thermafil® (conicità 4% nei diametri 20, 25, 30, 35, 40) e quello di carrier dedicati (GT obturator® 20 conicità 6%, ProTaper obturator® F1, F2, F3, F4 con conicità del 3,5%, otturatori Wave One small, primary, large). La valutazione è stata eseguita misurando la distanza in eccesso o in difetto tra la punta del carrier inserito nel simulatore e il termine della preparazione, paragonandola sotto controllo con miscroscopio a un misuratore calibrato a intervalli di 0,5 mm.

Risultati

I risultati del Gruppo di simulatori con carrier dedicati (Gruppo 1) sono stati in primo luogo paragonati a quelli dei simulatori con inserito un carrier Thermafil tradizionale di diametro corrispondente all’ultimo strumento usato in apice (Gruppo 2) e, infine, a quelli dei simulatori in cui è stato inserito un otturatore Thermafil di diametro una misura ISO superiore rispetto all’effettiva preparazione (Gruppo 3). È stato utilizzato il test T di Student fissando come limite di significatività P<0,5. I carrier dei sistemi di otturatori dedicati in media risultavano in eccesso rispetto alla preparazione di 0,739±0,718 mm (Gruppo 1). I carrier Thermafil di diametro corrispondente risultavano in eccesso di 0,715±0,938 (Gruppo 2).
I carrier Thermafil di diametro superiore di una misura ISO rispetto alla preparazione erano i più precisi, con un difetto medio di 0,229±0,456 mm (Gruppo 3). Al T test si riscontrava un differenza non statisticamente significativa tra il Gruppo 1 e il Gruppo 2 con p=0.904, mentre quella tra il Gruppo 1 e il Gruppo 3 risultava altamente significati con p<0,0001. È stato inoltre eseguito un ulteriore confronto tra simulatori otturati con carrier dedicati di conicità corrispondente alla preparazione e quelli otturati con carrier di conicità superiore dell’1% rispetto alla preparazione.
Quest’ultimo Gruppo (Gruppo 4) risultava in media in difetto di 2,083±1,03 mm e al T test la precisione dimostrava una differenza statisticamente significativa rispetto al Gruppo 1 per p=0,017. Si è pertanto evidenziata una maggiore precisione di accoppiamento tra carrier Thermafil tradizionali (conicità 4%) di una misura ISO superiore all’ultimo strumento usato in apice rispetto ai sistemi di otturatori dedicati. L’accoppiamento peggiore si è manifestato con i ProTaper obturator, specialmente nelle preparazioni di diametro e conicità inferiori, e con i Wave One large.

Discussione

È universalmente riconosciuto che lo scopo dell’otturazione canalare è sigillare l’endodonto per impedirne la ricolonizzazione batterica. Le metodiche che usano sistemi di sagomatura e otturazione integrati riducono notevolmente i tempi clinici della terapia, semplificando i passaggi operativi, ma risultano affidabili solo se sono in grado di garantire un corretto sigillo apicale.
Tale obiettivo può essere raggiunto solo usando otturatori che abbiano diametro in punta e conicità identici a quelli dell’ultimo strumento portato alla lunghezza di lavoro.
Dai risultati del presente studio si evince che, al contrario, i carrier dei sistemi dedicati non corrispondono correttamente agli strumenti analoghi. In particolare, i ProTaper obturator sono quelli che presentano le discrepanze maggiori rispetto alle preparazioni e pertanto possono determinare facilmente overfilling o chiusura per difetto.

Conclusioni

Per evitare questi inconvenienti è perciò utile verificare prima della chiusura con una rx periapicale il corretto adattamento del carrier prescelto, ricordando che l’otturatore di dimensione corretta dovrebbe fermarsi a 0,5 mm dalla lunghezza di lavoro. Eventualmente si può privilegiare la scelta di una metodica Thermafil tradizionale, che permette una più facile scelta dell’otturatore di diametro corretto per sigillare completamente il canale. Rimane inoltre fondamentale un’accurata determinazione intra-operatoria della lunghezza di lavoro e una corretta ed esatta strumentazione che tenga presente i limiti di imprecisione della mano umana, che possono provocare discrepanze nella forma di preparazione rispetto ai file utilizzati8-11.

Rilevanza clinica

In base a questo studio e alla pratica clinica si può evincere che avere dei carrier differenti in conicità per identici diametri apicali può essere un vantaggio in quanto aumenta la possibilità di scelta. Personalmente riteniamo che avere carrier con conicità il più simile all’ultimo strumento utilizzato alla lunghezza di lavoro possa produrre una maggior pressione laterale della guttaperca e aumentare così l’effetto pistone per poter riempire maggiormente i canali laterali.

Corrispondenza
Alessandro Bianco, alex_bianco@libero.it
Emilio Pilotti, emilio.pilotti@tiscalinet.it
Ilaria Torta, studiotorta@alice.it

Conflitto di interessi
Dichiariamo che non esistono conflitti di interessi di natura economica e di nessun altro tipo su questo articolo.

Bibliografia

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Correzione dell’open-bite in pazienti in fase dinamica di crescita: una revisione sistematica della letteratura

Lucia Giannini
Guido Galbiati
Luca Esposito
Cinzia Maspero
U.O.C. Chirurgia Maxillo facciale ed odontostomatologia (Direttore prof. AB Giannì)
Fondazione Cà Granda IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico
Scuola di specializzazione in ortognatodonzia
Direttore prof. G. Farronato

Riassunto
Obiettivi. Lo scopo di questo lavoro consiste nell’effettuare una revisione sistematica della Letteratura riguardo la correzione dell’open-bite di pazienti in crescita.
Materiali e metodi. La revisione sistematica della Letteratura è stata condotta attraverso l’utilizzo della banca dati Medline (www.ncbi.nih.gov/pubmed).
Risultati. Sono stati selezionati e rivisitati dagli Autori 45 articoli.
Conclusioni. La crescita dei mascellari avviene durante la pubertà: per questo è importante identificare le cause dell’open-bite precocemente affinché il trattamento funzionale intercettivo e/o meccanico estrattivo sia efficace nell’evitare una terapia complicata in futuro.

Summary
Orthodontic treatment of growing patients with open-bite: a systematic review of literature.

Objective. The aim of this work consists in presenting a literature review about the open-bite treatment in the growing patient.
Methods. Literature review has been done through Medline (www.ncbi.nim.gov/pubmed).
Results. Over 45 articles were found and relevant information were reviewed by the Authors.
Conclusion. Vertical growth of the jaws continues throughout puberty. It is thus important to identify the problem of open-bite at an early stage because interceptive treatment and/or mechanical extractive might help in avoiding complicated therapy in the future.

Con il termine open-bite anteriore (AOB) vogliamo indicare una alterata morfologia delle arcate dentarie, in cui vi è un incremento della distanza verticale tra i denti del gruppo frontale superiori e quelli posteriori1. L’eziologia multifattoriale di tale malformazione comprende: abitudini orali viziate; parametri di crescita sfavorevoli; incremento di volume del tessuto linfatico (adenoidi), con sviluppo di una respirazione orale. Lo scopo di questo lavoro consiste nell’effettuare una revisione sistematica della letteratura circa l’AOB, presentandone l’epidemiologia e l’eziologia, la diagnosi e le opzioni terapeutiche di pazienti in crescita.

Materiali e metodi

La revisione sistematica della letteratura è stata condotta attraverso l’utilizzo della banca dati Medline (www.ncbi.nim.gov/pubmed). Le parole chiave sono state “open-bite” (28 articoli), “open-bite treatment” (24), “early treatment” (8). Tra gli articoli individuati ne sono stati scelti 45. Sono stati quindi esclusi quelli comuni e considerati quelli che fornissero informazioni circa l’eziologia, la diagnosi, le opzioni terapeutiche, i risultati ottenuti. Degli articoli trovati sono stati selezionati solo quelli compresi tra il 1964 e il 2011. Utilizzando le opzioni dei limits, sono stati considerati soltanto gli articoli riferiti a “humans”; sono stati poi aggiunti articoli pubblicati su riviste non indicizzate.

Discussione dei risultati

Definizione
L’open-bite (OB) può essere definito come una incompetenza verticale delle arcate determinata da una malposizione dentale e/o scheletrica tale da non consentire l’occlusione di alcuni elementi dentari con i rispettivi antagonisti1.
Il malposizionamento può essere conseguenza sia di un’anomalia del distretto dento-alveolare sia di un’alterazione dello sviluppo delle ossa del massiccio facciale. Mucedero et al.2 citano Moyers che definisce l’OB come una malocclusione caratterizzata sia dall’assenza di sovrapposizione verticale degli incisivi sia dalla mancanza di stop occlusali.
Lo stesso Moyers divide il morso aperto in “semplice”, quando è limitato alla sua componente dento-alveolare, e “complesso” se dovuto a una displasia scheletrica.
In uno studio condotto da Kelly et al.3, in USA la prevalenza di tale alterazione affligge il 3,5% della popolazione bianca e il 16,5% di quella nera.

Eziopatogenesi
Dal punto di vista eziologico, un OB può essere correlato a cause di tipo scheletrico, dentale e funzionale, generalmente combinate fra loro2,4. Secondo una classificazione proposta da Mucedero et al. il morso aperto anteriore può derivare41:

  • da fattori estrinseci di tipo parafunzionale (suzione del dito);
  • da fattori intrinseci parafunzionali (deglutizione atipica, ostruzione delle vie aeree);
  • da fattori di tipo complesso parafunzionali (presenza contemporanea di abitudini viziate e parafunzioni intrinseche);
  • da fattori di tipo scheletrico-strutturale (pattern di crescita verticale determinato geneticamente);
  • da fattori di tipo morfologico-strutturale (macroglossia, tono e orientamento dei muscoli masticatori);
  • da fattori di tipo dentale (anomalie di permuta).

A volte è possibile determinare in maniera specifica i fattori eziologici ma, specialmente nei casi di origine scheletrica, essi non possono essere completamente identificati.
Le caratteristiche degli individui con un AOB possono essere una o più delle seguenti: angolo goniaco aumentato, angolo mandibolare e occlusale piatto, corpo e ramo mandibolare piccoli, accresciuta altezza facciale anteriore inferiore, diminuita altezza facciale anteriore superiore, mandibola retrusa, altezza facciale posteriore diminuita e anteriore aumentata, tendenza alla II classe, piani cefalometrici divergenti, base craniale anteriore ripida e inadeguata chiusura labiale5,6.
Alcuni studi hanno mostrato correlazioni tra muscolatura orofacciale e struttura facciale suggerendo una relazione tra muscolatura debole e volto allungato o tra posizione della lingua e sviluppo dell’AOB7.
L’interazione tra un AOB e l’abitudine alla suzione è chiara e verrà approfondita in seguito così come la deglutizione atipica data la frequenza con la quale la si riscontra in questi soggetti. Nonostante alcuni studi abbiano mostrato che la respirazione orale abbia un effetto sulle caratteristiche facciali aumentando il pattern di crescita verticale, gli open-bite e i cross-bite8, altri dati derivanti da uno studio longitudinale indicano che gli effetti della respirazione sulla morfologia facciale non sono ancora stati dimostrati9,10. In più, studi cefalometrici di individui con apnee notturne ostruttive11 e con respirazione orale12 hanno rilevato una caratteristica crescita cefalometrica che include volto allungato e altezza facciale anteriore inferiore aumentata, che suggeriscono un pattern iperdivergente dell’AOB scheletrico. Individui con vie aeree strette e pattern craniofacciale iperdivergente potrebbero avere maggiori rischi di apnee ostruttive notturne13. Tuttavia, le interazioni tra respirazione orale, crescita maxillo-facciale e i sintomi clinici associati con disordini della respirazione notturna non sono ancora stati compresi pienamente. Come anticipato, uno tra i fattori che riveste maggiore importanza è sicuramente l’abitudine alla suzione (del dito, del labbro inferiore, del ciuccio). Studi di Cozza et al.14 dimostrano che la presenza di AOB in soggetti con dentizione mista varia dal 17 al 18%, percentuale che sale fino al 36,3% se associata a suzione.

Suzione
Quando un bambino inserisce il pollice o un altro dito tra i denti, il dito di solito è inclinato e spinge lingualmente gli incisivi inferiori e vestibolarmente i superiori. Questa pressione diretta è probabilmente responsabile del dislocamento degli incisivi. Il grado di dislocamento dei denti è correlabile più al numero quotidiano di ore di succhiamento, che all’entità della pressione15. L’open-bite anteriore associato al succhiamento del pollice deriva dalla combinazione di un’interferenza nella normale eruzione degli incisivi con un’eccessiva eruzione dei denti posteriori. Per consentire al pollice o a un altro dito di porsi tra i denti anteriori, la mandibola deve posizionarsi in basso. L’interposizione impedisce direttamente l’eruzione degli incisivi. Allo stesso tempo, la separazione delle basi ossee altera l’equilibrio verticale sui denti posteriori, che risulta in una loro maggiore eruzione. Per la geometria delle arcate, 1 mm di eruzione posteriore apre il morso circa di 2 mm anteriormente e ciò contribuisce notevolmente allo sviluppo dell’OBA.

Deglutizione atipica
La deglutizione è un meccanismo neuromuscolare che va incontro a una fisiologica maturazione rappresentata dal passaggio dalla deglutizione infantile a quella adulta o matura. Si definisce “deglutizione atipica” l’anomalia funzionale presente quando la deglutizione di tipo infantile persiste anche in età adulta, caratterizzata da un alterato comportamento neuromuscolare orofacciale. La deglutizione atipica può giocare un ruolo patogenetico determinante nella realizzazione di un morso aperto15-18. Ngan e Fields17 individuano in essa la diretta causa del morso aperto; Proffit19, invece, ritiene che il fattore determinante sia la posizione della lingua a riposo più che la funzione durante l’atto deglutitorio, quindi che l’open-bite causi l’errato posizionamento della lingua. Indipendentemente dal fatto di quale fattore sia l’agente scatenante possiamo affermare che l’interposizione linguale durante una deglutizione atipica influenza lo sviluppo craniofacciale, impedendo la normale crescita della premaxilla verso il basso e producendo quindi un morso aperto.

Terapia

Il morso aperto anteriore, come già ricordato, è spesso secondario ad abitudini viziate prolungate come la suzione del dito, labbro o deglutizione atipica ed è caratterizzato da una vestibolarizzazione marcata degli incisivi superiori con ipoeruzione degli stessi. Gli approcci terapeutici in soggetti in crescita per la correzione dell’OBA possono ricondursi a:

  • terapia “funzionale” intercettiva;
  • terapia “meccanica” estrattiva.

Terapia “funzionale” intercettiva

L’approccio “funzionale” intercettivo si indirizza al controllo della posizione della lingua durante gli atti deglutitori e all’eliminazione delle abitudini viziate attraverso varie metodiche.

Griglia palatale. Dispositivo restrittore in grado di ostacolare la scorretta funzione data dall’abitudine viziata della suzione. È caratterizzata da anse in filo di numero e diametro variabili in base allo spazio da coprire. La griglia può essere sia inglobata nell’acrilico che saldata su di un arco linguale fisso20,21. Nei casi in cui oltre a un morso aperto anteriore sia presente anche una discrepanza trasversale del mascellare la griglia fissa può essere utilizzata come elemento ausiliario di un Espansore rapido del palato (ERP)22-24.

Vertical holding appliance. Il VHA, dispositivo per il controllo verticale, è un arco trans-palatino modificato insieme a una placca acrilica. Utilizza la pressione linguale in modo da ridurre lo sviluppo dento-alveolare verticale dei primi molari permanenti superiori.
Alcuni ricercatori hanno concluso che il VHA è utile nel limitare e nel ridurre la percentuale dell’altezza facciale inferiore in pazienti in crescita25.

Trazione extraorale alta. La trazione extraorale alta (TEO) è un apparecchio ortopedico per la correzione delle II classi scheletriche. Ngan et al.26 hanno mostrato l’efficacia della sua applicazione in soggetti OB complicati da II Classe. La trazione alta agisce riducendo la dimensione verticale dei molari superiori: un cambiamento del genere minimizza la postero-rotazione, generando in alcuni casi una antero-rotazione mandibolare.

Bionator II di Balters. Si tratta di un attivatore passivo, privo di viti, piani inclinati e molle; le sue componenti sono la placca in resina, l’arco palatino a omega, l’arco vestibolare in zona labiale che si prolunga con le anse buccinatorie e uno schermo in resina nel settore frontale che impedisce alla lingua di insinuarsi tra le arcate dentali favorendo pertanto la spontanea chiusura delle labbra. Defraia et al.27, in una studio del 2007, hanno mostrato come l’applicazione del bionator II abbia prodotto modesti effetti, che consistono principalmente nel considerevole miglioramento della divergenza intermascellare in OB scheletrici.

Bite block posteriore. I bite block in resina posteriori e passivi sono degli apparecchi funzionali che invadono lo spazio interocclusale di 3-4 mm oltre la posizione di riposo.
Si ritiene che essi inibiscano l’incremento dell’altezza del processo dento-alveolare vestibolare, prevenendo la rotazione postero-inferiore della mandibola. La loro efficacia è maggiore se vengono applicati prima che sia completa la crescita dei mascellari28-30. Per trattare i morsi aperti scheletrici sono state suggerite due varianti: i bite block rimovibili caricati a molla e i bite block con magneti. Kluster e Ingervall31 hanno dimostrato che i bite block con magneti cementati sono in media due volte più efficaci dei bite block rimovibili a molla: si ritiene che il miglioramento sia causato da una rotazione mandibolare anteriore ottenuta per effetto dell’intrusione molare e dell’estrusione anteriore.

Correttore verticale attivo. Il CVA consiste in un’apparecchiatura fissa o rimovibile che ha lo scopo di intrudere i denti posteriori del mascellare e della mandibola attraverso forze reciproche. L’apparecchiatura, per intrudere i denti posteriori, utilizza la forza prodotta da magneti in cobalto samario immersi nella resina e determina un’autorotazione della mandibola con chiusura del morso aperto. Nello studio di Bazzucchi et al.32 la sua azione di chiusura viene descritta come il risultato della diminuzione dell’altezza scheletrica mandibolare in associazione a un tipping ridotto degli incisivi superiori e inferiori.

Kinetor di Stockfisch. Dispositivo bimascellare miofunzionale che trasmette impulsi in direzione sagittale, verticale e trasversale per mezzo di anse buccinatorie, tubi di supporto flessibili e viti d’espansione trasversale. Favorisce la chiusura del morso aperto con il tubo flessibile inibendo l’estrusione dei denti posteriori e intrudendoli. La sua efficacia nel trattamento degli OB è stata descritta in un caso presentato da Stellzig33 attraverso un’antero-rotazione mandibolare e un uprighting degli incisivi. È indicato in dentizione mista, prima dell’eruzione dei premolari.

Mentoniera verticale. La mentoniera accoppiata agli apparecchi fissi è stata usata per gestire gli AOB nei pazienti in crescita34, anche se il suo utilizzo è ancora in discussione. Uno studio condotto da Torres35 mostra la sua efficacia nel trattamento degli AOB in associazione con griglia palatale attraverso modificazioni dento-alveolari dei settori frontali.

Regolatore di funzione di Frankel IV. Il regolatore di funzione di Frankel (FR-4) è un attivatore passivo che influenza lo sviluppo scheletrico e dento-alveolare agendo sul tono e sulla postura della muscolatura periorale36. Il concetto fondamentale nell’affermazione che la fisioterapia e la ginnastica sono elementi fondamentali dell’ortopedia funzionale è che il dispositivo è un istruttore di ginnastica involontaria sia nei casi di morso aperto dento-alveolare, in cui il fattore eziologico più importante è rappresentato dall’interposizione delle labbra e delle guance, sia nei casi di morso aperto scheletrico, in cui la terapia deve tendere ad allungare il ramo mandibolare mediante uno stiramento della parte posteriore della matrice capsulare. In uno studio Haydar ed Enacar37 mostrano la sua azione nella chiusura del morso attraverso l’eruzione degli incisivi inferiori e superiori e la retrazione degli incisivi mascellari.

Terapia “meccanica” estrattiva

L’approccio “meccanico” estrattivo si occupa generalmente di correggere la posizione dei denti. Le estrazioni dei primi premolari sono state accettate da molti clinici nella gestione dell’open-bite scheletrico per la riduzione dell’inclinazione sia degli incisivi superiori che inferiori di pazienti iperdivergenti con eccessiva dimensione verticale, in modo da incrementare l’over-bite. In alternativa si possono effettuare delle estrazioni di molari in modo da ridurre il cuneo che apre il morso. Uno studio condotto da Fiqueiredo38 mostra la validità di tale opzione terapeutica su piccoli pazienti di 7 anni iperdivergenti con eccessiva altezza dento-alveolare posteriore. Lentini-Oliveira et al.39 sostengono invece che l’associazione del Frankel 4 con griglia linguale, trazione extraorale e sigillo labiale siano un buon metodo per la correzione dell’open-bite. Bondemark et al.40 e Cozza et al.41 sostengono che sull’argomento sia difficile trarre conclusioni sensate ed evidence based in quanto la maggior parte degli studi è di tipo retrospettivo ed eseguito su trial clinici non controllati.

Conclusioni

La crescita dei mascellari avviene durante la pubertà: per questo è importante identificare le cause dell’AOB precocemente affinché il trattamento funzionale intercettivo e/o meccanico estrattivo siano efficaci nell’evitare una terapia complicata in futuro. L’AOB può presentarsi insieme a discrepanze delle dimensioni antero-posteriore e trasversale; di conseguenza l’ortodontista ha a disposizione varie modalità di trattamento per affrontare i problemi in queste tre dimensioni42-44. Lo scopo degli apparecchi ortodontici è quello di guidare l’eruzione dentale in modo da controllare lo sviluppo verticale, ridurre o ridirezionare la crescita scheletrica verticale attraverso forze intraorali o extraorali o estrudere i denti anteriori45.

Corrispondenza
Dott. ssa Cinzia Maspero
via Commenda 10 - 20122 Milano

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