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La sanità pubblica non soddisfa gli Italiani

La metà degli Italiani si dice insoddisfatta della qualità della sanità; per una buona percentuale (il 38,5%) negli ultimi anni questa è peggiorata. Lo afferma il Monitor Biomedico 2014, l’indagine periodica realizzata dal Censis.

Dalla ricerca emergono forti differenze regionali sulla percezione della sanità. Se nel Nord-Est solo il 27,5% del campione si considera insoddisfatto la percentuale sale al 72% al Sud. Allo stesso modo se per il 70% degli intervistati del Nord-Est i servizi sono rimasti uguali al Sud il numero scende al 54%.

“L’aspetto che pesa più negativamente è la lunghezza delle liste d’attesa - si legge nel documento - è l’opinione del 64% degli Italiani. Negativo anche il giudizio sulla chiusura dei piccoli ospedali, a cui il 67% si dichiara contrario, perché costituiscono un presidio importante”.

Per effetto della crisi i pazienti si rivolgono sempre di più al “fai da te”. Il 48% dei pazienti che si rivolgono a strutture pubbliche si è visto costretto a ricorrere al privato per evitare liste interminabili.

Odontoiatria estetica: nuove frontiere nella scelta dei materiali

Allo stato dell’arte le faccette dentali sono il gold standard in odontoiatria estetica. Grazie alla loro affidabilità nel tempo e alla loro resa estetica ottimale, vengono considerate il trattamento di prima scelta nella creazione di un sorriso il più naturale possibile. Un vantaggio delle faccette è andare a migliorare - e alle volte a risolvere - non solo problemi quali discromie e macchie dentali, ma anche a modificare, in modo lieve, l’inclinazione degli elementi stessi. Un altro importante vantaggio delle faccette estetiche consiste nella tecnica di preparazione dell’elemento dentario; a differenza delle corone totali le faccette permettono, infatti, ai professionisti di “risparmiare” la struttura dentale ed essere molto più conservativi. Lo stato dell’arte mette di fronte a una scelta molto ampia di materiali per la realizzazione del restauro estetico dei settori anteriori. Il compromesso ricercato in ogni manufatto è quello tra resa estetica e predicibilità del materiale utilizzato.

Analisi della resistenza alla frattura e al taglio di diversi tipi di ceramica per faccette con sottostruttura in zirconia

Fracture and shear bond strength analyses of different dental veneering ceramics to zirconia

Diniz AC, Nascimento RM, Souza JC, Henriques BB, Carreiro AF. Materials Science and Engineering 2014 C;38:79-84.

La ceramica è uno dei materiali maggiormente usati nelle riabilitazioni orali, in particolar modo nei settori anteriori, per le caratteristiche estetiche e il suo effetto camaleontico. Ad oggi, numerosi studi analizzano e confrontano le molteplici proprietà di questo materiale. Nella scelta del restauro va inoltre valutata la possibilità di ricorrere a una faccetta full-ceramic o a una con sottostruttura in metallo. Nello studio che segue sono state confrontate alcune proprietà fisiche di questi due possibili restauri.

Lo scopo di questo studio è di valutare la resistenza al taglio di diversi tipi di ceramiche usate su un core di zirconia, analizzare al microscopio le eventuali fratture superficiali presenti e confrontare la resistenza al taglio di faccette in ceramica su zirconia con quella di faccette in ceramica su metallo. L’ipotesi nulla di questo studio è che i due materiali si comportino in modo similare per quanto riguarda la resistenza al taglio.
Sono stati confrontati quattro diversi tipi di ceramica tramite il test della resistenza al taglio ed esame al microscopio. I gruppi test erano i seguenti: VM9, Zirkonzanh, Ceramco, IPS. Dopo avere fuso questi quattro tipi di ceramica su dei core in zirconia cilindrici (8 mm di diametro e 12 mm di altezza), si è proceduto con l’analisi delle caratteristiche fisiche degli stessi. Si è proceduto con le stesse modalità su cilindri metallici (Ni-Cr). Successivamente è stata analizzata la superficie dei cilindri tramite un microscopio elettronico a scansione (SEM). I risultati di questi test sono stati analizzati da un punto di vista statistico tramite Anova test con un livello di significatività p<0,05.

I valori di resistenza al taglio delle ceramiche fuse sulla lega Ni-Cr è risultata di (25.3 ± 7.1 MPa), valori significativamente superiori rispetto a quelli registrati per tutte le diverse ceramiche fuse su zirconia: Zirkonzanh (18.8 ± 1 MPa), Ceramco (18.2 ± 4.7 MPa) e IPS (16 ± 4.5 MPa), tranne che per la ceramica VM9 su zirconia (23.2 ± 5.1 MPa). Quest’ultimo risultato non è statisticamente significativo. Tutti i tipi di ceramica hanno mostrato dei fallimenti di tipo coesivo a livello della porcellana stessa e adesivo a livello dell’interfaccia porcellana-substrato. Questo studio ha dimostrato che il sistema ceramica-zirconia non ha gli stessi valori di resistenza al taglio del sistema ceramica-metallo. Quindi, a differenza dei risultati estetici dei restauri “full ceramic”, l’adesione tra la ceramica e la sottostruttura in zirconia è considerate, ad oggi, un punto critico tenendo conto del successo a lungo termine che questi restauri devono assicurare.

Implicazioni cliniche

I risultati di questo studio dimostrano che solo la ceramica VM9 su zirconia ha valori di resistenza al taglio simili alle porcellane fuse su lega; tutte le altre ceramiche su zirconia hanno dimostrato valori di resistenza al taglio significativamente inferiori rispetto al gruppo controllo. L’analisi al SEM delle microfratture superficiali ha rivelato un fallimento di tipo coesivo a livello della ceramica e adesivo a livello dell’interfaccia. Alla luce di quanto riscontrato, l’unica ceramica che presenta caratteristiche all’altezza delle ceramiche fuse è la VM9. 

Valutazione clinica di faccette in porcellana cementate in composito fotopolimerizzabile: risultati a 7 anni
Clinical evaluation on porcelain laminate veneers bonded with light-cured composite: results up to 7 years

D’Arcangelo C, De Angelis F, Vadini M, D’Amario M. Clin Oral Invest 2012;16:1071-9.

Attualmente le faccette in porcellana rappresentano una delle scelte cliniche maggiormente diffuse nelle procedure restaurative nei settori anteriori. Questa diffusione è dovuta principalmente ai numerosi vantaggi estetici, biologici e alla predicibilità a lungo termine offerti da questa tecnica restaurativa.  Il successo a lungo termine delle faccette è determinato dalle proprietà chimico-fisiche dei materiali utilizzati, dalla resistenza alla frattura della ceramica e dal sistema adesivo impiegato. Altri fattori coinvolti nel successo clinico sono: l’adattamento marginale delle faccette, la corretta scelta della preparazione dentale e le condizioni morfologiche e funzionali dell’elemento da restaurare. Le faccette, inoltre, sembrano essere un’ottima scelta anche su elementi dentari trattati endodonticamente. Limitare la preparazione alla sola compagine dello smalto, ottenere una preparazione seguendo un preciso protocollo, trattare successivamente le superfici correttamente e, non da ultimo, scegliere il materiale da cementazione più adeguato sono i presupposti per ottenere un legame tra il restauro e il dente ottimale e stabile nel tempo e quindi assicurare il successo del trattamento.

Lo scopo di questo studio è di valutare la performance clinica delle faccette in ceramica cementate con cemento composito fotopolimerizzabile (Figura 1). Sono state cementate 119 faccette su 30 pazienti e osservate clinicamente dal tempo zero fino a 7 anni in richiami annuali. Seguendo i criteri della United States Public Health Service, sono stati esaminati i seguenti risultati clinici: adattamento marginale, eventuali discromie marginali, carie secondarie, corrispondenza dei colori dente/restauro e alcune caratteristiche morfologiche rilevanti. Ogni singola faccetta è stata poi analizzata per numero di fratture, cracks e decementazioni. A ogni controllo veniva inoltre verificata la vitalità pulpare. Sono stati altresì registrati gli indici di placca e sanguinamento e la comparsa di recessioni gengivali.

Figura 1. a) Fotografia pre-operatoria con evidenti problemi di morfologia e allineamento degli elementi frontali. b) Preparazioni protesiche per sei faccette in ceramica; tutte le preparazioni sono confinate allo smalto. c) Fotografia post-operatoria a seguito della cementazione delle faccette; si noti l’eccellente adattamento gengivale.
Figura 1. a) Fotografia pre-operatoria con evidenti problemi di morfologia e allineamento degli elementi frontali. b) Preparazioni protesiche per sei faccette in ceramica; tutte le preparazioni sono confinate allo smalto. c) Fotografia post-operatoria a seguito della cementazione delle faccette; si noti l’eccellente adattamento gengivale.

La quantificazione del successo/fallimento del restauro è stata determinata tramite un’analisi statistica correlata al restauro stesso o alle caratteristiche cliniche intraorali post-trattamento. Sulla base dei criteri utilizzati, la maggior parte dei restauri sono stati classificati come Alfa. Dopo 7 anni i risultati degli esami clinici riguardanti l’adattamento e le discromie marginali hanno rivelato solo il 2,5% e il 4,2% rispettivamente. Usando i restauri protesici come unità statistiche la percentuale di sopravvivenza era di circa il 97,5% con un’elevatissima probabilità di successo di 0.843 a 7 anni. Usando invece il paziente come unità statica, la percentuale di sopravvivenza era del 90% e la probabilità di successo stimata a 7 anni di 0.824. La risposta gengivale alle faccette è risultata all’interno del range di accettabilità. Le faccette in porcellana offrono risultati clinici predicibili e soddisfacenti permettendo la massima preservazione della struttura dentale. La preparazione, la cementazione e la fase di rifinitura sono considerati i “key factors” nel raggiungimento di risultati estetici ottimali e del successo a lungo termine.

Implicazioni cliniche

Considerando le limitazioni metodologiche di questo studio clinico, legate in particolar modo al fatto che non si tratta di un lavoro prospettico, è possibile comunque concludere che seguire precisamente un protocollo di preparazione sovragengivale dell’elemento dentale, cementare le faccette con un composito fotopolimerizzabile sotto costante isolamento della diga di gomma e rifinire con massima attenzione il manufatto protesico sono tutti step associati a un’elevata percentuale di sopravvivenza.

Impariamo a pensare in modo nuovo

Enrico Felice Gherlone, nato a Genova nel 1956, è Presidente del Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove è Vice-Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Membro del Gruppo Tecnico sull’Odontoiatria al Ministero della Salute, dal prossimo gennaio sarà il nuovo Presidente del Collegio dei Docenti di Odontoiatria.

È il suggerimento di Enrico Felice Gherlone, Professore Ordinario di Malattie Odontostomatologiche presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove è Direttore dell’Unità Operativa di Odontoiatria. Per superare la crisi attuale, sostiene, bisogna mettere insieme le forze e abbandonare ogni forma di individualismo.

È lungo l’elenco dei personaggi illustri dell’odontoiatria legati a quello di Enrico Felice Gherlone, oggi uno dei punti di riferimento in questa branca della medicina che ormai da tempo vive di vita propria. Ė stato grazie agli insegnamenti dei suoi numerosi maestri, ricordati nel suo sito web personale (www.gherlone.it), che il giovane studente prima, ricercatore poi e successivamente docente universitario apprende i segreti dell’odontoiatria, una professione che, come afferma lui stesso, ha imparato ad amare anche grazie all’amicizia dei suoi maestri e amici, divenendo a sua volta maestro di molti giovani odontoiatri. Ideatore e delegato del Ministro della Salute per la formulazione delle Raccomandazioni cliniche in Odontoiatria (con la collaborazione dell’Ordine dei Medici, Società Scientifiche odontoiatriche, associazioni professionali di categoria, Collegio dei Docenti di Odontoiatria), Gherlone dal prossimo gennaio sarà il nuovo presidente del Collegio dei Docenti di Odontoiatria. Alla vigilia di questo importante appuntamento lo abbiamo incontrato per parlare del presente, dei temi più attuali dell’odontoiatria, ma anche del futuro di questa professione.

Professor Gherlone, i giovani sanno ancora riconoscere i maestri, ne hanno bisogno o anche nell’odontoiatria un certo consumismo, riscontrabile anche nell’ambito della formazione, ha spazzato via qualsiasi riferimento ai valori del passato?
No, i giovani dei maestri avrebbero grande bisogno, ma non so quanto ne siano consapevoli, perché l’odontoiatria low-cost sta portando molti odontoiatri a vedere la professione più come una realtà commerciale, impiegatizia che non una libera professione, dove è solo l’eccellenza a condurre al successo. I maestri servivano in passato e servono ancora, purché abbiano una visione d’insieme, perché oggi i giovani non hanno bisogno solo di imparare a usare le mani, ma anche di sapersi muovere in una realtà che è profondamente cambiata anche solo rispetto a ieri.

Come futuro Presidente del Collegio dei Docenti di Odontoiatria, quali idee cercherà di portare avanti?
Le stesse che questo organismo sta condividendo ormai da qualche anno. Ci sarà continuità con il recente passato. D’altronde, oggi le priorità sono l’Europa, il mondo, i piani di studio che dovranno sempre più tener conto delle reali esigenze di formazione, come peraltro si è già cominciato a fare. Continueremo dunque su questa strada.

Parliamo di prevenzione: perché fatica a imporsi in Italia? Le linee guida nazionali per la promozione della salute orale saranno forse d’aiuto?
L’idea della prevenzione fatica a farsi strada perché nonostante tutti gli sforzi, da parte dei professionisti, degli organi ministeriali e della popolazione le difficoltà economiche possono in alcuni momenti portare anche a trascurare la salute. Bisognerebbe arrivare a erogare cure sostenibili per il paziente e di poco intervento professionale, soprattutto avendo come obiettivo principale quello di evitare il dolore e tutte le patologie che possano portare alla perdita di denti, un obiettivo che deve valere per tutta la vita del paziente. Le due figure principali, l’odontoiatra e l’igienista dentale, educano il paziente su come preservare la salute dei tessuti duri e molli della bocca. L’obiettivo è fare prevenzione per ridurre lesioni cariose e patologie gengivali intercettandole nella loro fase iniziale. È auspicabile per il futuro che l’intera popolazione possa beneficiare dei vantaggi di una moderna odontoiatria che sia sostenibile in termini di costi e accessibilità, un’odontoiatria dunque basata su prevenzioni e interventi minimi. Concetti che dovrebbero essere insegnati e divulgati in tutti gli stati sociali e a tutti i livelli professionali, siano essi privati o pubblici e in questo le “Linee guida nazionali per la promozione della salute orale” rappresentano uno strumento efficace, semplice e chiaro per poter divulgare interventi idonei e garantire livelli minimi di assistenza.

Andando un po’ più nel dettaglio,  qual è, ad esempio, il quadro attuale sulle patologie oncologiche di interesse odontoiatrico?
Purtroppo le patologie oncologiche del cavo orale sono di grande attualità, poiché ancora oggi rappresentano un’importante percentuale (6-10%) di tutti i tumori maligni dell’uomo. L’80% di queste particolari patologie riguarda l’epitelio di rivestimento della mucosa orale. In Italia vengono diagnosticati ogni anno 8,44 nuovi casi su 100mila abitanti nei maschi e 2,22 nuovi casi ogni 100mila abitanti per le femmine: la sopravvivenza media a 5 anni è di circa il 44%. Proprio la sopravvivenza è correlata allo stadio della neoplasia: nel caso di lesione localizzata e confinata, la sopravvivenza a 5 anni aumenta fino all’80%. Non per niente il ritardo diagnostico, imputabile al paziente o allo specialista che non fa la diagnosi corretta, è il fattore principale su cui bisognerebbe agire a tutti i livelli. L’odontoiatra non dovrebbe mai sottovalutare la presenza di una lesione, ma, al contrario, seguirla nel tempo e considerarla come dubbia se non guarisce entro 14 giorni: in caso di forte sospetto diagnostico è necessario effettuare una biopsia. Questa metodica, infatti, rappresenta a oggi il gold standard per diagnosticare in modo certo una lesione. Rispetto alla riabilitazione dei pazienti post-oncologici, stiamo avviando dei protocolli di ricerca clinica riguardanti il posizionamento di protesi otturatorie e/o maxillo-facciali implanto-supportate con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei pazienti in esiti di resezioni oncologiche e successivamente sottoposti a radioterapia.

Prof.Gherlone.4

E i pazienti HIV positivi? Ė forse diminuita l’attenzione su questa patologia?
No, l’attenzione per i pazienti HIV positivi (4mila nuovi casi ogni anno, in media 6,5 nuovi casi ogni 100mila abitanti) non è assolutamente scesa, anzi abbiamo sviluppato e stiamo applicando protocolli clinici dedicati a questo tipo di pazienti con l’obiettivo di migliorare la loro salute orale, incrementando la qualità di vita. L’Unità Operativa da me diretta, ad esempio, comprende due riuniti all’interno del Centro San Luigi Ville Turro, dedicati ai pazienti special needs con particolare riguardo ai pazienti HIV positivi, essendo collocato nell’ambito degli ambulatori di Malattie Infettive. Negli ultimi anni, grazie a un progetto cofinanziato dal Ministero della Salute, abbiamo sottoposto a riabilitazione implantoprotesica 150 pazienti special needs, la maggior parte HIV positivi, con la realizzazione di 194 protesi supportate da 386 impianti osteointegrati.

Dal 2009 è condirettore del BoNetwork: cosa avete realizzato sino a oggi in ambito odontoiatrico e su quali progetti state lavorando attualmente?
La ricerca in odontoiatria ha svolto un ruolo di primo piano all’interno del BoNetwork (gruppo di ricerca di base, traslazionale e clinica dell’Istituto Scientifico San Raffaele, la cui missione è comprendere meglio le basi dell’omeostasi del tessuto osseo e dei meccanismi patogenetici delle malattie ossee, da tradurre nell’identificazione di potenziali bersagli terapeutici e marcatori prognostici per malattie scheletriche): abbiamo sviluppato una piattaforma in grado di valutare il potenziale osteogenico dei biomateriali sostituti ossei e delle superfici implantari attraverso lo studio biomolecolare del tessuto osseo dei mascellari. Tra i primi a pubblicare dati del genere, siamo riusciti a ottenere, da campioni di tessuto prelevato dai nostri pazienti durante la preparazione del sito implantare, una caratterizzazione dell’espressione genica delle cellule contenute in quel campione. Tali risultati sono poi stati comparati con quelli derivanti dall’utilizzo di tecniche impiegate come gold standard, come la microtac e la istomorfometria. Oltre a questo, sempre nell’ambito della ricerca sul tessuto osseo, stiamo studiando nuovi materiali e nuove superfici implantari per ottenere un’osteointegrazione sempre più valida sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo: proprio in queste settimane stiamo valutando i risultati di un progetto di ricerca FIRB cofinanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con la Seconda Università di Napoli, dove abbiamo testato delle superfici implantari innovative associate a un nuovo materiale ibrido nanostrutturato, e i risultati sembrano essere molto promettenti.

Per concludere, quest’anno l’Expo di Autunno non ci sarà: è un segno dei tempi, che deve indurre a compiere nuove riflessioni...
In un certo senso, sì. Per quest’anno abbiamo deciso di non organizzare l’evento per non creare doppioni, dato che a Milano, a distanza di pochi mesi, nell’aprile del 2015, ci sarà il Congresso Nazionale del Collegio dei Docenti che dal prossimo anno di terrà alternativamente a Milano e a Roma. Attualmente ci sono troppe manifestazioni che sovente si sovrappongono: ci sarebbe bisogno di maggiori sinergie per ottimizzare le risorse e non creare confusione nei fruitori. Credo sia finita l’epoca dell’individualismo che per troppo tempo ha caratterizzato anche il nostro mondo. Dobbiamo pensare in modo nuovo: questo ci aiuterà a costruire un futuro migliore.

ANDI celebra i 30 danni del CLOPD

Era il 1984 quando gli iscritti al primo Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria, iscritti al secondo anno in quanto provenienti da medicina, si sono laureati, mentre nel 1985 hanno raggiunto il traguardo coloro che hanno fin dall’inizio frequentato il nuovo Corso.

Per celebrare i trent’anni dalle prime lauree in odontoiatria il Presidente Nazionale ANDI, Gianfranco Prada, primo presidente nazionale dell’Associazione più rappresentativa laureato in Odontoiatria ha voluto organizzare in Expodental un happy hour per celebrare la ricorrenza.

Protagonista dell’incontro il Prof. Ennio Giannì (classe 1919), il primo preside del corso di laurea dell’ateneo milanese. “Abbiamo creato dal nulla una facoltà che non esisteva e anche grazie al nostro impegno oggi l’Odontoiatria è riconosciuta come una importante professione sanitaria al pari delle altre della medicina” ha ricordato il Prof. Giannì.

“Oggi ricordiamo il passato ma ci proiettiamo verso il futuro – ha detto il Prof. Giannì – e per questo il nostro compito è continuare a studiare, ad aggiornarci sempre di più per migliorare la nostra conoscenza come medici in funzione dei nostri pazienti, è l’ignoranza il peggior male del nostro tempo”.

“Lungo è stato il percorso per vedere riconosciuta la nostra professione e ancora oggi combattiamo per vedere pienamente riconosciuti i nostri diritti”, ha ricordato il Presidente ANDI Prada salutando gli intervenuti tra cui tanti sui compagni di corso e laureati in odontoiatria di altri atenei.

“Oggi festeggiamo i tanti traguardi raggiunti in questi anni, grazie all’impegno e al supporto di molti che hanno creduto in noi e ribadiamo la centralità della professione odontoiatrica nell’ambito dalla tutela della salute delle persone e la qualità dell’odontoiatria italiana riconosciuta in tutto il mondo”.

Un brindisi ha celebrato i traguardi raggiunti e ricordato i tempi passati.

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Bambini, attenti all’ipomineralizzazione

L’ipomineralizzazione dei primi molari permanenti è una patologia caratterizzata da un’insufficiente mineralizzazione in conseguenza della quale i denti si presentano con macchie bianco-giallastre o marroni e uno smalto molto “poroso” che non crea quello scudo protettivo che invece sarebbe necessario. Ne consegue una maggiore tendenza alla carie, ma soprattutto al cedimento strutturale delle aree colpite, sotto il carico masticatorio. A lanciare l’allarme la professoressa Raffaella Docimo, presidente della Sioi, Società Italiana di Odontoiatria Infantile. “Per gravità e prevalenza può essere ritenuta oggi la vera emergenza clinica - spiega Docimo -. Negli studi Nord europei si parla di una prevalenza che oscilla tra il 3,6 e il 25% della popolazione”. Di questa come di altre problematiche legate all’odontoiatria infantile e alla prevenzione si parlerà al Fall meeting del prossimo 25 ottobre a Cittadella di Padova.

Gli odontoiatri pediatrici si confronteranno sul momento giusto per intervenire sui denti dei bambini, su come ridurre il fattore di rischio della malocclusione e su come correggere le complicanze legate all’utilizzo del ciuccio o alla prolungata suzione del dito.

Pagelle ai medici: dal 2015 al via l’iniziativa

Non solo ospedali o singoli reparti. Entro il 2015, il monitoraggio e il controllo dell’efficacia, dell’efficienza e della sicurezza e qualità delle cure - già in atto per le strutture grazie al Programma nazionale esiti (Pne) - dovrebbero riguardare anche i singoli professionisti. Ad annunciarlo è il direttore generale dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), Francesco Bevere, in occasione della presentazione del Programma nazionale esiti 2014.

Non si tratta di graduatorie, pagelle o classifiche, ma di uno strumento a disposizione delle Regioni, delle aziende e degli operatori per il miglioramento delle performance.

“I risultati sui singoli professionisti - spiega Bevere all’Adnkronos Salute - si avranno, speriamo in tempi brevi, quando il garante della privacy, darà il via libera, al trattamento di questi dati”. Una data plausibile? “Entro il 2015”, assicura Bevere.

Post Graduate Trattamenti Implantari Avanzati

Ripartirà a gennaio 2015 il Corso di perfezionamento “Post Graduate Trattamenti Implantari Avanzati”, organizzato dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e giunto ormai alla sua 12° edizione.

L’obiettivo del corso, che avrà come sedi di svolgimento per la parte teorica Verona e Modena, è di formare, sotto il profilo teorico-pratico, un numero ristretto di laureati ai quali offrire una competenza approfondita nel campo delle tecniche avanzate di implantologia.

Il corso, diretto e coordinato dal Prof. Ugo Consolo in collaborazione con il suo Consiglio Scientifico, prevede l’alternarsi di diversi relatori di spicco: Alessandro Agnini, Ivo Agabiti, Matteo Chiapasco, Ferdinando Cosci, Alberto De Chiesa, Anto De Pol, Luca De Stavola, Luca Dondi, Marco Esposito, Stefano Fiorentino, Alberto Fonzar, Michele Jacotti, Luca Landi, Andrea Menoni, Pier Francesco Nocini, Stefano Patroni, Giuseppe Pellitteri, Massimo Pregarz, Marco Ronda, Paolo Smaniotto, Carlo Maria Soardi, Marzio Todisco, Domenico Travaglini, Paolo Trisi, Tomaso Vercellotti.

Sono comprese delle lezioni teoriche (8 incontri di due giornate ciascuno) che forniranno le basi per la diagnosi, il piano di trattamento e l’esecuzione delle procedure implanto-protesiche. Gli studenti avranno inoltre l’opportunità di partecipare a due giorni di esercitazioni pratiche su manichini presso lo Zimmer Institute di Winterthur, in Svizzera.

Vi sarà inoltre una giornata clinica per corsista, organizzata in gruppi di massimo 8 corsisti, nella quale i Docenti del corso forniranno esemplificazioni pratiche in live o in video di implantologia avanzata.

Il corso, a numero chiuso, è aperto a un massimo di 24 partecipanti e sarà accreditato ECM (previsti 50 crediti). Per informazioni: ugo.consolo@unimore.it

Arriva rete di medici sentinella per ambiente e salute

Una rete di “medici sentinella” dislocati sul territorio per tenere sotto sorveglianza le patologie legate all’ambiente: è questo il progetto pilota che sarà presentato il 17 e 18 ottobre a Udine in un Convegno Europeo promosso dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici) e dall’ordine dei medici della città.

Come spiega una nota sul sito della Fnom, compito dei medici sentinella sarà quello di informare i cittadini su rischi e interventi preventivi e di supportare le istituzioni nell’opera di sorveglianza.

Anche il Codice Deontologico, nella nuova formulazione da poco approvata, ha voluto ampliare l’articolo 5, dedicato alla “Promozione della salute, ambiente e salute globale”, stabilendo che il medico dovrà adoperarsi per fare un’adeguata comunicazione sull’esposizione e sulla vulnerabilità a fattori di rischio ambientale e favorire un utilizzo appropriato delle risorse naturali, per un ecosistema equilibrato e vivibile anche dalle future generazioni, nonchè collaborare all’attuazione di idonee politiche educative, di prevenzione e contrasto alle disuguaglianze alla salute, promuovere l’adozione di stili di vita salubri, e informare sui principali fattori di rischio.

Genova: ENPAM indennizza medici e dentisti

I medici e i dentisti danneggiati dall’alluvione che ha colpito Genova potranno chiedere un contributo economico all’Enpam. L’ente potrà erogare sussidi straordinari per i danni alla prima abitazione o allo studio professionale e per i danni ad automezzi, attrezzature e altri beni mobili.

“Siamo vicini ai colleghi della Liguria, purtroppo colpiti già due volte negli ultimi anni da rilevanti calamità naturali – ha detto il presidente della Fondazione Enpam Alberto Oliveti –. I nostri uffici daranno corso alle richieste di assistenza dei medici e i dentisti nel più breve tempo possibile”. Oltre a concedere indennizzi, l’Enpam potrà contribuire al pagamento fino al 75% degli interessi sui mutui edilizi che dovessero essere accesi da iscritti o superstiti per la ricostruzione o la riparazione della casa o dello studio professionale danneggiati.

Le misure si estendono anche ai familiari di iscritti deceduti che percepiscono dall’Enpam una pensione di reversibilità o indiretta. Inoltre i medici e i dentisti che esercitano esclusivamente la libera professione e che sono stati costretti a interromperla a causa dell’alluvione, potranno chiedere un contributo di 80,42 euro per ogni giorno di astensione dal lavoro, fino a un massimo di 365 giorni. Le domande dovranno essere inviate all’Ordine dei medici e degli odontoiatri di Genova (o di altra provincia se iscritti ad altro Ordine), con il quale l’Enpam è in costante contatto.

La parodontite, una patologia sottodiagnosticata

Ne soffre circa il 40% della popolazione, il 10% in una forma anche grave, eppure è sottostimata. Perché? “Perché è una malattia che, pur essendo ad alta prevalenza”, spiega Luca Francetti, Professore Associato presso l’Università degli Studi di Milano, dove dirige la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica, nonché il Centro per la Ricerca in Implantologia Orale, “spesso è silente, nonostante possa avere ripercussioni anche a livello sistemico”.

Per contrastarla, l’odontoiatra e l’igienista dentale possono fare molto, invitando il paziente a un corretto stile di vita, nonché a una buona igiene orale.

Il trattamento multidisciplinare, un’interazione ben pensata

È questo per Carlo Poggio, odontoiatra, libero professionista di Milano, l’approccio corretto che il professionista dovrebbe avere nei confronti della multidisciplinarietà: non una successione di eventi slegati tra loro, ma un’interazione attenta, un’azione coordinata a favore del paziente.

Poggio poi rievoca il concetto di alleanza terapeutica quale momento indispensabile, soprattutto nei trattamenti complessi, per motivare il paziente e ottenere la migliore compliance.

Indagine Eurispes-AIO

Fanno pensare i risultati di un’indagine Eurispes presentata a Roma a un incontro indetto dall’Associazione italiana odontoiatri che mette a confronto gli iter adottati nelle principali regioni. Dallo studio emerge che, tra il 2005 e il 2013 (dati Istat), pur essendo cresciuto il numero di pazienti rivoltisi alle strutture in franchising, è diminuito il ricorso a otturazioni (dal 43 al 25% degli  intervistati, -18%) ed estrazioni (dal 20 al 13%, -7%).

Si tratta proprio di due degli interventi che nelle strutture low cost si pagano meno che nello studio del dentista di fiducia. Invece, sia per l’invecchiamento sia per correre ai ripari di fronte a situazioni trascurate, è aumentata (4,2%, dal 12,3 al 16,5%) la percentuale di chi ricorre agli impianti, non più cari dal dentista che nel grande centro; inoltre, è emerso come nelle varie regioni il sistema autorizzativo sia diverso e alcuni di questi siano penalizzanti.

In Lombardia – riporta l’indagine Eurispes - per partire con lo studio basta una dichiarazione d’inizio attività, in Emilia Romagna e in Basilicata si fa una netta distinzione tra studio di cui autocertificare l’apertura e ambulatorio da autorizzare e in Toscana si chiedono solo spazi idonei in caso di studio associato.

Nel Lazio, invece, dal 2007 fino al luglio del 2014 si sono richiesti ai dentisti non solo l’autorizzazione ma adempimenti per ottenerla così complessi da costringere il 22% a rivolgersi a una società ad hoc.

Emerge, quindi, fondamentale un taglio della burocrazia che opprime e rallenta gli odontoiatri, in particolar modo di alcune regioni.

Usando il microscopio appare tutto più semplice

Marco Martignoni, libero professionista, Socio fondatore dell’ Accademia Italiana di Odontoiatria Microscopica, nonché Past President della Società Italiana di Endodonzia (SIE), spiega perché gli odontoiatri italiani siano ancora un po' restii all'impiego del microscopio, suo compagno di viaggi invece ormai da molti anni.

Grazie alle nuove tecniche, ma anche alla necessità di offrire al paziente il giusto trattamento, secondo Martignoni è anche giunto il momento di riscoprire il rapporto tra endodonzia e conservativa, due discipline che per troppo tempo si sono contese inutilmente il primato.

“Aprite gli occhi, uscirete dal buio”

Usa questa espressione Francesco Mangani, Professore Associato di Odontoiatria Conservatrice ed Estetica dentale presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” per invitare gli odontoiatri italiani all’impiego della diga di gomma (ausilio indispensabile per isolare il campo operatorio), ma anche per dare il giusto peso ai materiali e riaffermare il primato dell’operatore su ogni altra cosa.

Mangani dal prossimo febbraio sarà il nuovo Presidente in carica della Sidoc, la Società italiana di odontoiatria conservativa che sotto la sua presidenza intende attingere nuova linfa dal mondo della professione, sino a oggi un po’ trascurato a favore del settore universitario che, nella nuova compagine, continuerà ad avere un ruolo importante, ma non esclusivo.

100 milioni di visite online: la rivoluzione della sanità

Quest’anno nel mondo 100 milioni di visite mediche saranno fatte via Web. La dichiarazione è stata fatta durante la European Telemedicine Conference a Roma. “Questo numero può sembrare alto, ma non lo è - ha spiegato Daniel Martich dell’University of Pittsburgh Medical Center (Upmc) - se si pensa che solo negli Usa in un anno si fanno 600 milioni di visite, e metà potrebbe essere fatta via web”.

Il 55% degli americani preferisce mandare una foto di un problema alla pelle a un dermatologo per un controllo, mentre il 43% delle persone con pacemaker o defibrillatori impiantabili vorrebbe dei check di routine senza andare dal medico. Inoltre Martich ha affermato che “il 90% delle persone crede alle informazioni condivise sui social e il 60% dei medici pensa che questi strumenti migliorino le cure”.

D’accordo con questa visione anche Jane Clemensen dell’Università di Odense, in Danimarca. “I social media funzionano benissimo per lo scambio di esperienze tra i pazienti. I malati possono avere informazioni sugli aspetti che i medici trascurano, come quelli legati alla vita pratica. Penso che i clinici dovrebbero partecipare a questi gruppi ma solo per imparare”.

“C’è una vera esplosione della tecnologia in campo medico - ha affermato Bruno Gridelli, Direttore dell’Ismett di Palermo e Vice Presidente esecutivo di Upmc International - ma per approfittarne deve essere “distruttiva”, e modificare il modo in cui lavoriamo”.

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