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Expodental Meeting 2023. Si è concluso il 20 maggio il più importante evento italiano del dentale

Expodental Meeting 2023, in scena a Rimini dal 18 al 20 maggio, ha chiuso i battenti registrando un bilancio molto positivo per quanto riguarda la parte espositiva e deve invece fare i conti con la tragedia che ha colpito l’Emilia Romagna per il numero di visitatori intervenuti e il programma scientifico. Hanno esposto a Expodental Meeting oltre 300 aziende su una superficie totale lorda di 56.000 metri quadrati, mentre i visitatori hanno subito una flessione del 40% rispetto al 2022. Erano previsti a calendario oltre 70 eventi con circa 150 relatori, ma non tutti hanno potuto svolgersi e per alcuni corsi i relatori sono stati collegati online.

UNIDI, in collaborazione con ITA, ha accolto a Expodental Meeting una ricca delegazione estera composta di oltre 60 dealer provenienti da 24 paesi: Albania e Kosovo, Azerbaijan, Bosnia Erzegovina, Colombia, Estonia, Etiopia, Georgia, Giappone, Giordania, India, Iran, Islanda, Iraq, Kazakistan, Messico, Palestina, Polonia, Romania, Slovenia, Thailandia, Turchia, Uganda e Vietnam. Un risultato importante che testimonia l’impegno congiunto di UNIDI e di ITA Agenzia, sempre al fianco degli imprenditori italiani, e di Italian Exhibition Group, la SpA fieristica che ospita Expodental Meeting nel suo quartiere espositivo di Rimini. La delegazione estera è arrivata a Rimini nonostante le difficoltà e sono stati organizzati 650 incontri b2b con le aziende italiane.

Fabio Velotti, presidente UNIDI

Più volte durante Expodental Meeting 2023, dal 18 al 20 maggio, abbiamo affermato la nostra vicinanza alle popolazioni della Emilia Romagna duramente colpite dall’alluvione. «Siamo particolarmente vicini a questa terra anche perché da anni ci accoglie con grande ospitalità e professionalità» afferma il presidente UNIDI Fabio Velotti «e vogliamo ringraziare Rimini per averci ospitati anche in questo tragico frangente. Un ringraziamento caloroso è dovuto anche a tutte le aziende espositrici e ai visitatori che hanno superato mille difficoltà per raggiungerci e a tutte le Associazioni, le Università e i partner scientifici che con UNIDI hanno lavorato al programma formativo confermandone l’imprescindibilità».

Si è chiusa l’edizione di Expodental Meeting per come è sempre stata conosciuta. Dal prossimo anno, infatti, la manifestazione sarà completamente rinnovata con nuovi servizi dedicati a espositori e visitatori. La nuova campagna di comunicazione li vedrà  protagonisti accanto alle aziende che da sempre sono il cuore pulsante di questo settore.

Appuntamento, quindi, a maggio 2024, dal 16 al 18, sempre a Porta Sud, sempre a Rimini.

UNIDI (Unione Nazionale Industrie Dentarie Italiane), membro di FIDE, associa il meglio dell’Industria Dentale Italiana: oltre 110 aziende che producono attrezzature e materiali per dentisti e odontotecnici. Possiede e organizza Expo Tecno Dental prima, Expodental International e Expodental Meeting poi, dal 1969.

 

Parodontite grave e variazioni volumetriche dei tessuti molli

La parodontite è una malattia che richiede grande attenzione da parte del clinico. Sia in fase diagnostica, sia nel corso della terapia che deve coinvolgere attivamente anche il paziente. Uno studio condotto presso la Facoltà di Odontoiatria dell'Università di Hong Kong si è concentrato sul trattamento non chirurgico. Gli autori della ricerca, che ha coinvolto anche il Prince Philip Dental Hospital della stessa città, sono andati alla scoperta di alcune correlazioni. Hanno così condotto uno studio pilota sull'associazione tra variazioni volumetriche dei tessuti molli e trattamento parodontale non chirurgico (NSPT). I risultati della ricerca, con tutti i dettagli, sono stati pubblicati sul Journal of Dentistry.

Il trattamento non chirurgico della parodontite

Attraverso questo approccio il clinico punta a risolvere l'infiammazione con una riduzione dell'edema tissutale. Nel caso pilota in oggetto, i ricercatori hanno coinvolto 28 pazienti con parodontite classificata allo stadio III. I soggetti sono stati dapprima sottoposti a un esame parodontale e poi a una scansione intraorale. Successivamente sono stati oggetto di NSPT con revisioni bisettimanali dell'igiene orale. La rivalutazione è stata condotta dopo 10-12 settimane, anche attraverso una scansione intraorale.

I risultati del trattamento

Si sono concentrati sui cambiamenti volumetrici dei tessuti molli fino al livello della superficie del dente. Dopo NSPT, i ricercatori hanno osservato una riduzione volumetrica media di 153.45 mm ± 185.30 mm e di 124.06 mm ± 124.17 mm rispettivamente per l'arcata mascellare e mandibolare. I denti posteriori hanno avuto la più alta riduzione del volume dei tessuti molli

Il significato di questo studio pilota

Secondo i dati raccolti, i parametri parodontali clinici di base sono correlati alla riduzione volumetrica dei tessutoi molli. D'altro canto, ammettono gli autori dello studio, sarebbe necessario compiere ulteriori ricerche in questa direzione per avvalorare questi primi risutati. In ogni caso, la scansione intraorale sembra essere un valido metodo non invasivo per misurare i cambiamenti volumetrici dei tessuti molli dopo il trattamento parodontale. E per avere un ulteriore strumento per motivare il paziente, sebbene questo aspetto esuli dalla ricerca qui solo brevemente illustrata.

Disturbi temporomandibolari, quanto ne soffrono bambini e adolescenti

I disturbi temporomandibolari (TDM) non colpiscono soltanto gli adulti. Eppure quale sia la prevalenza dei TDM nei bambini e negli adolescenti non è ancora cosa ben nota. Una revisione sistematica con meta analisi ha cercato di sanare questa lacuna. La ricerca è stata condotta dal Dipartimento Multidisciplinare di Specialità Medico-Chirurgiche e Odontostomatologiche dell'Università della Campania di Napoli. Lo studio, che ha visto la partecipazione anche di Università di Roma Tor Vergata, Università di Messina e Università di Catania, è stato pubblicato sul Journal of Oral Rehabilitation.

Su cosa si è concentrata la ricerca

Per condurre questa revisione sistematica, i ricercatori hanno scandagliato i database di PubMed, Web of Science e Lilacs, contenenti le pubblicazioni sul tema. Tra i 40 articoli individuati, ne hanno selezionati 3. I soggetti inclusi nella revisione sono risultati 1914, 1093 femmine e 821 maschi. Tra tutti questi, 736 (38,4%) erano affetti da TDM. Tra le femmine, il disturbo era presente nel 44,7% del campione, tra i maschi, nel 30% dei casi.

I disturbi temporomandibolari, in crescita tra i giovani

I TDM sono un problema sempre più comune tra bambini e adolescenti. Sono causa di dolore e di una disfunzione delle articolazioni temporomandibolari che può durare a lungo, sino a divenire cronica. La prevalenza dei TDM nei giovani varia in letteratura dal 4% al 68%. Questo è dovuto al fatto che il disturbo non viene spesso diagnosticato, ma anche perché non esiste una definizione univoca e condivisa dei disturbi temporomandibolari.

Di cosa ci sarebbe bisogno

Gli autori di questa revisione sistematica sui TDM sono giunti alle seguenti conclusioni. Innanzitutto che questo disturbo colpisce i giovani con una frequenza compresa tra il 20 e il 60%. Le donne sembrano esserne più soggette rispetto agli uomini, forse per ragioni ormonali o altre differenze fisiologiche. Ciò di cui ci sarebbe bisogno, comunque, sono ulteriori ricerche, ma soprattutto criteri diagnostici più precisi e adatti alla popolazione pediatrica. Considerando che non sempre l'esordio di questi disturbi è facilmente riferibile dal bambino all'adulto, tanto meno al pediatra o all'odontoiatra.

Scansione intraorale, accuratezza e precisione allo studio

La scansione intraorale è ormai diventata per molti odontoiatri una pratica di routine. La prima in assoluto, necessaria per raccogliere, in formato digitale, le informazioni sul cavo orale del paziente. Tuttavia, lo scanner intraorale, com'è noto, in alcune circostanze fatica ad acquisire le immagini. Uno studio, pubblicato sul Journal of Dentistry, ha messo sotto la lente di ingrandimento due fattori che potrebbero influire sull'accuratezza della scansione intraorale. La ricerca è stata condotta presso il Dipartimento di Odontoiatria Conservatova e e Protesi dell'Università Complutense di Madrid e offre utili indicazioni e conferme al clinico.

Materiali da restauro e umidità della superficie

I ricercatori spagnoli si sono concentrati su due fattori che, secondo l'ipotesi di studio, potrebbero condizionare l'esito di una scansione intraorale. Oltre all'umidità presente sulla superficie da scansionare, il fattore più noto, gli autori dello studio hanno preso in esame anche diversi materiali da restauro, così da metterli a confronto. Hanno quindi formato 4 gruppi in base al materiale del dente da scansionare: dente naturale (controllo), zirconia (Z), disilicato di litio (LD) e corona in resina nanoceramica (NC). Successivamente hanno creato 4 sottogruppi per studiare l'influenza dell'umidità, in condizioni di secco, di bassa, lieve e alta umidità.

Come è avvenita la scanzione intraorale

La procedura è stata eseguita utilizzando uno scanner intraorale TRIOS 3. Nel sottogruppo di controllo-asciutto, il calco di riferimento era appunto asciutto. Negli altri gruppi, invece, è stata spruzzata della saliva artificiale con un flusso volumentrico rispettivamente di 1, 4 e 8 mL/min per 4 secondi. In questo modo, i ricercatori hanno simulato diverse condizioni cliniche presenti nei pazienti in condizioni reali.

I risultati del test

I gruppi di controllo, Z e LD in condizioni di asciutto e bassa umidità sono risultati più accurati rispetto al gruppo NC. D'altro canto, i materiali testati non hanno evidenziato discrepanze di precisione degne di nota, neppure in condizioni di lieve umidità. Il gruppo LD, invece, ha fatto registrare la migliore accuratezza e precisione in condizioni di elevata umidità. In sintesi, la presenza di saliva e di restauri dentali può infuire in qualche misura sulla scansione. Cosa che i clinici più esperti già sapevano, ma che oggi è certificata da questo studio.

C’è consenso e consenso

In materia di responsabilità sanitaria, l’inadempimento dell’obbligo di acquisire il consenso informato assume diversa rilevanza a seconda di quale diritto sia stato violato (se all’autodeterminazione o alla salute). Per il paziente, però, eccepirne la mancanza a giochi fatti non è più vantaggioso come un tempo: deve dare piena prova del danno conseguito. 

La mancanza del consenso informato è cosa grave. Mina tutto il costrutto dalla radice e comporta il riconoscimento matematico di responsabilità in capo a chi, obbligato a raccoglierlo, ne ha omesso l’acquisizione. Ma eccepirne genericamente la lacuna non è più accettato dall’Autorità Giudicante. È necessario che il danneggiato individui e, soprattutto, provi l’esatto vulnus patito nonché il preciso ambito che tale violazione sia andata a intaccare.

La sorte degli eventi non cambia

Decesso a seguito di intervento. Gli eredi non si rassegnano e chiamano in causa il medico, la struttura e l’assicurazione. Eccepiscono, tra le altre cose, la mancanza di acquisizione del consenso informato. Il primo grado li vede soccombenti. «Il Tribunale crotonese accertava, sulla scorta dell’elaborato peritale, che la morte di XX non era derivata da errore medico. Inoltre, il Tribunale statuiva che “anche se può affermarsi che XXXX non ha prestato alcun valido consenso informato, atteso che il medico convenuto non ha provato di aver fornito al paziente un’informazione completa ed effettiva sul trattamento sanitario da praticare e sulle sue conseguenze, parte attorea, dal canto suo, non ha allegato prima e provato poi che XXXX, per effetto della lesione alla libertà di autodeterminazione, ha subito un danno apprezzabile». Leggi: anche volendo dare per certo il fatto che non sia stato prestato alcun consenso, se non provi di aver subito un danno “apprezzabile” non importa, è come se tale mancanza non sia stata in grado di cambiare la sorte degli eventi. Adiscono allora la Corte d’Appello per veder riformata la sentenza che li condannava, altresì, alla rifusione delle spese di lite per quasi ventimila euro. Ribadiscono, offrendo nuove riflessioni, le domande già avanzate in primo grado nella speranza di vederne finalmente l’accoglimento. E così sarà, ma solo limitatamente all’ammontare della liquidazione delle spese del giudizio. La sentenza conclusiva, infatti, vedrà da un lato nuovamente il rigetto nel merito delle domande afferenti al risarcimento dei danni subiti dal paziente e dai suoi eredi, dall’altro il parziale accoglimento della richiesta relativa alla liquidazione delle spese legali di primo grado, riducendone la quantificazione.

Le richieste degli eredi

Al di là del fatto accaduto (si parla di resezione polmonare, nulla a che fare con il mondo dell’Odontoiatria), interessante è la decisione assunta quanto all’eccezione sollevata in merito alla mancanza del consenso informato. Si legge: «Con il secondo motivo di appello, gli appellanti impugnano la sentenza nella parte in cui è stata rigettata la domanda di risarcimento del danno da lesione del diritto di autodeterminazione del paziente. Gli appellanti sostengono che, contrariamente a quanto affermato dal Tribunale, la tesi difensiva di parte attorea in primo grado si incentrava sull’allegazione del fatto che, se il paziente fosse stato informato sui rischi della terapia, l’avrebbe senza ombra di dubbio rifiutata. Ad avviso degli appellanti, tale circostanza sarebbe presumibile non solo dalle atroci sofferenze che il paziente subiva a causa della terapia ma anche dal fatto che questa, anziché curarlo, ne accelerava la morte, come affermato dallo stesso CTU. Inoltre, il presumibile rifiuto della terapia effettivamente somministratagli sarebbe desumibile dalla sussistenza di un valido percorso alternativo - ossia la chirurgia - che gli avrebbe garantito una sopravvivenza a 5 anni del 75%.

Il motivo è infondato

Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, «in materia di responsabilità sanitaria, l’inadempimento dell’obbligo di acquisire il consenso informato del paziente assume diversa rilevanza causale a seconda che sia dedotta la violazione del diritto all’autodeterminazione o la lesione del diritto alla salute. Nel primo caso l’omessa o insufficiente informazione preventiva evidenzia una relazione causale diretta con la compromissione dell’interesse all’autonoma valutazione dei rischi e dei benefici del trattamento sanitario; nel secondo, invece, l’incidenza eziologica del deficit informativo sul risultato pregiudizievole dell’atto terapeutico correttamente eseguito dipende dall’opzione che il paziente avrebbe esercitato se fosse stato adeguatamente informato ed è configurabile soltanto in caso di presunto dissenso, con la conseguenza che l’allegazione dei fatti dimostrativi di tale scelta costituisce parte integrante dell’onere della prova - gravante sul danneggiato - del nesso eziologico tra inadempimento ed evento dannoso» (cfr., ex multis, Cass. 4.11.2020, n. 24471). Un siffatto onere della prova - relativo alla dimostrazione che, se adeguatamente informato, il paziente avrebbe rifiutato la cura - non è stato assolto dagli appellanti. Le circostanze indicate non appaiono elementi significativi da cui poter ricavare il “dissenso presunto” del paziente rispetto alla terapia somministratagli. Si tratta di circostanze verificatesi ex post, ovvero successivamente al trattamento somministrato, laddove, invece, gli appellanti avrebbero dovuto allegare e dimostrare circostanze utili a ricostruire la scelta che presumibilmente il paziente avrebbe effettuato ex ante. Piuttosto, l’assenza di una valida alternativa terapeutica induce a ritenere che tra il non curare affatto e il curare mediante il trattamento farmacologico, il paziente avrebbe optato per questa seconda soluzione. Va precisato che «anche nel caso in cui venga allegata la violazione del diritto all’autodeterminazione, l’onere allegatorio del danneggiato non può ritenersi esaurito, in quanto, escluso qualsiasi esonero fondato sul danno “in re ipsa” (non essendo dato confondere la lesione del diritto con le conseguenze pregiudizievoli che da esso derivano), è indispensabile allegare quali altri pregiudizi, diversi dal danno alla salute eventualmente derivato, il danneggiato abbia subito (Cass. n. 24471/2020, cit.). Non si ritiene che un siffatto onere di allegazione sia stato assolto, come si evince dal contenuto degli scritti difensivi di primo grado, nei quali non sono stati specificamente indicati quali danni sarebbero derivati dalla lesione del diritto di autodeterminazione del paziente (atto di citazione e memoria ex art. 183, comma 6 c.p.c.)».

Dunque: sostenete che vi sia stata una violazione del diritto all’autodeterminazione (prospettazione delle terapie che possono essere anche accettate) ma lamentate poi una violazione al diritto alla salute (prospettazione di terapie che mai sarebbero state accettate)? Questa violazione non comporta un automatico riconoscimento ma deve essere provata! Così non è stato.

La prova

«Ciò che è affermato senza prova, può essere negato senza prova», così filosofeggiava Euclide, ignaro dell’importanza che avrebbe avuto questo suo – tutto sommato – ovvio pensiero nel diritto moderno. Il nesso causale non deve mai essere trascurato! La lesione del diritto alla salute per mancanza del consenso informato deve sempre essere provata, in modo consequenziale e inattaccabile. Solo così si potrà dare ristoro alle sofferenze di chi ha visto strappare alla vita un caro congiunto.

La lesione del diritto alla salute
per mancanza del consenso informato
deve sempre essere provata
in modo consequenziale e inattaccabile

Diabete di tipo 2 e cavo orale, nuove evidenze scientifiche

Il diabete di tipo 2 vanta diverse correlazioni con lo stato di salute del cavo orale. E non solo con la parodontite, tanto per citare la malattia il cui legame con il diabete è forse più noto, ormai anche al grande pubblico. Una recente ricerca, pubblicata su Plos One, ha indagato invece le relazioni esistenti tra l'efficienza masticatoria e i livelli di glucosio nel sangue nei pazienti con diabete di tipo 2. Giungendo a risultati che, seppur provvisori e ancor parziali, è bene iniziare a conoscere.

Come s'è svolto lo studio sui pazienti con diabete di tipo 2

La ricerca innanzitutto è stata condotta dalla School of Dental Medicine dell'Università di Buffalo insieme con l'Hamidiye Sisli Etfal Education and Research Hospital di Istanbul. I ricercatori hanno analizzato retrospettivamente 94 pazienti con almeno un anno di storia medica per diabete di tipo 2. I soggetti sono stati suddivisi in due gruppi: quello di controllo contava 41 pazienti, quello del test invece 53. Il primo gruppo comprendeva i pazienti con 4 aree funzionali occlusali nell'area posteriore (gruppo Eichner A). Il secondo gruppo, invece, quello del test, i pazienti con 1-3 aree funzionali occlusali (gruppo Eichner B) e quelli con nessun contatto occlusale naturale (gruppo C).

Le condizioni di partenza

I soggetti appartenenti al gruppo di controllo avevano un livello di glucosio nel sangue significativamente più basso rispetto al gruppo di prova. I pazienti che presentavano una riduzione o una mancanza di supporto occlusale, sono stati sottoposti ad una riabilitazione implanto-protesica. Infine, per controllare i livelli di emoglobina glicata (A1c), i ricercatori si sono avvalsi del "test t di Student".

I risultati osservati sul campo

Il livello di glucosio nel sangue nel gruppo di controllo era mediamente di 7,48 e dunque più basso di quello riscontrato nel gruppo test (9,42). Con differenze medie tra i due gruppi di 1,94 +/- 0,39. Inoltre, né la conta dei globuli bianchi, né l'indice di massa corporea (BMI) hanno fatto registrare differenze significative tra i due gruppi. Mentre i livelli di glucosio nel sangue, nei soggetti con inefficienza masticatoria, si sono ridotti da 9,1 a 6,2. Grazie alla terapia che ha corretto la ridotta occlusione dentale di cui questi soggetti soffrivano.

Dentifricio al fluoro e livelli di fluoruro nella saliva

Il dentifricio al fluoro è ormai ampiamente utilizzato dai pazienti, ma anche sempre consigliato dagli odontoiatri. Insieme con lo spazzolino, infatti, rappresenta lo strumento più efficace per contrastare la carie. Uno studio, condotto dal Dipartimento di odontoiatria e salute orale dell'Università di Aarhus, in Danimarca, ha analizzato i livelli di  fluoruro nella saliva dei pazienti che usano il dentifricio al fluoro a diverse concentrazioni. Lo scopo era verificare in questi pazienti la presenza di un serbatoio salivare durevole di fluoro, sostanza utile alla salute orale. La ricerca è stata pubblicata sull'European Journal of Oral Sciences.

Dentifricio al fluoro e spazzolino per combattere la carie

Il dentifricio al fluoro, solitamente, contiene circa 1500 ppm di fluoro. Questa è la dose maggiormente impiegata che nei dentifrici ad ampio dosaggio può raggiungere concentrazioni molto più alte, sino a 5000 ppm. Gli studi sugli effetti del dentifricio al fluoro, anche ad alte concentrazioni, sono numerosi. Tuttavia, non è ancora chiaro se alti dosaggi di fluoro possano portare ad aumenti prolungati dei livelli di fluoruro salivare. Lo studio in questione cerca di fare luce proprio su questo importante aspetto, sino ad oggi ancora poco indagato.

Come si è svolta la ricerca

Lo studio clinico, randomizzato, controllato, in doppio cieco e a gruppi parallei, si è sviluppato in due fasi: trial e wash-out Nella prima, il gruppo di prova, per 3 settimane, ha fatto uso, due volte al giorno, di un dentifricio al fluoro ad alto dosaggio (5000 ppm); il gruppo di controllo, invece, ha impiegato un dentifricio con 1450 ppm di fluoro. Nella seconda fase, tutti i partecipanti hanno usato un dentifricio con 1450 ppm di fluoro. I due gruppi erano costituiti da 24 persone ciascuno.

I risultati, divisi su due fronti

I ricercatori hanno innanzitutto analizzato i livelli di concentrazione di fluoruro nella saliva, in 10 momenti prestabiliti. Secondariamente, in relazione all'uso regolare dei due diversi dentifrici, hanno stimato la presenza di effetti avversi.  La concentrazione di fluoruro salivare è aumentata in modo significativo nel gruppo di 5000 ppm di fluoruro durante la prima fase. Anche nell'altro gruppo è aumentata, ma in modo meno marcato. Nella seconda fase, invece, i livelli di concentrazione di fluoruro nella saliva si sono ridotti, già a partire dal secondo giorno di impiego del dentifricio con 1450 ppm di fluoro. Segno che il fluoro, accumultosi prevalentemente sulla superficie dei denti, per mantenersi stabile richiede un uso continuo del dentifricio che solo in pochissimi casi comporta effetti collaterali (emicrania e reazioni cutanee a collo, orecchie e torace).

Aumento dell’aspettativa di vita: il focus sul paziente anziano

Siamo in attesa nella sala d’aspetto del nostro medico di medicina generale. C’è un po’ di ritardo e abbiamo finito di scorrere gli ormai logori e sbiaditi supplementi settimanali dei quotidiani sparsi qua e là su tavolini bassi, davanzali interni, portariviste. L’attesa si allunga e per distrarci cominciamo a guardarci intorno e a osservare gli altri pazienti, come noi sempre più impazienti e annoiati.

Già al primo sguardo superficiale ci rendiamo conto che la sala è popolata perlopiù da persone anziane, qualcuna anche di età veneranda. E ci viene spontaneo constatare il grande cambiamento intervenuto nel corso degli ultimi decenni nella composizione anagrafica degli assistiti, un tempo decisamente più eterogenea.

La popolazione presente nella sala d’aspetto del nostro medico di famiglia è lo specchio del costante aumento dell’età media della popolazione generale: più persone infatti raggiungono un’età avanzata e i vecchi sono sempre di più e sempre più vecchi. Nel 2022 le persone di 65 o più anni di età costituiscono quasi un quarto (24%) della popolazione dell’Italia e gli ultraottantenni il 7,6%.

Nel 2002 questi due gruppi di età rappresentavano rispettivamente meno di un quinto (19%) e il 4,4% dell’intera popolazione. In soli due decenni, dunque, nella popolazione italiana si è verificato un aumento del 27% nella proporzione di anziani e del 73% in quella di grandi anziani.

L’invecchiamento demografico della popolazione è un fenomeno epocale diffuso in tutto il mondo i cui effetti sanitari, sociali ed economici saranno sempre più accentuati e rappresenteranno una delle maggiori sfide di questo secolo.

Invecchiamento della popolazione e salute orale: il quadro mondiale

Prevalenza e incidenza dei disordini del cavo orale sono molto elevati: si stima che le malattie orali colpiscano quasi 3,5 miliardi di persone; la carie non trattata dei denti permanenti è la condizione di salute più comune secondo il Global Burden of Disease 2019.

La salute orale è una componente integrale della salute e del benessere generale. Nonostante i pesanti oneri sociali ed economici sulla famiglia e il sistema sanitario che i disordini del cavo orale comportano, la salute orale è ampiamente trascurata nell’agenda della salute globale.

La salute orale è infatti strettamente correlata alla salute generale: oramai sono molte le ricerche pubblicate che suggeriscono una possibile associazione tra malattia parodontale e numerose patologie quali malattie cardio-cerebrovascolari (ipertensione arteriosa, aterosclerosi, malattia coronarica, ictus ischemico), diabete di tipo 2, infezioni respiratorie, e malattie degenerative (demenze/malattia di Alzheimer e malattia di Parkinson).

È noto che la bocca riflette lo stato di salute generale, ma anche la salute orale ha un impatto sulle condizioni generali di salute e condivide numerosi fattori di rischio modificabili con le più comuni malattie che colpiscono le persone anziane. È dunque su questi fattori di rischio che bisogna intervenire se si vuole cercare di comprimere la morbilità, generale e orale, e aumentare la speranza di vita in buona salute.

Salute orale nel paziente anziano: il corso dedicato

I motivi della maggiore complessità nell’approcciarsi al paziente anziano sono molteplici e legati alle mutate condizioni di salute, sia biologiche che psicologiche, in cui il paziente si trova dalla sesta decade di vita in poi. Per questo nasce il corso Odontoiatria nel paziente anziano, accreditato per 12 ECM.

Obiettivo del corso è quello di focalizzarsi sulla presa in carico del paziente anziano: questo paziente presenta spesso una storia di patologie pregresse che possono essere diventate croniche o aver lasciato degli esiti anche rilevanti e frequentemente assume diverse tipologie di farmaci che possono condizionare in maniera significativa (pensiamo per esempio ai farmaci anticoagulanti, agli inibitori del riassorbimento osseo e ai chemioterapici) l’esito delle cure odontoiatriche.

Per sapere di più, guarda la scheda del corso e compila il form per avere accesso ad una promozione riservata.

 

Articolo tratto dal Modulo didattico 1, a cura di Ugo Lucca, del corso “Odontoiatria nel paziente anziano”. 

Trattamenti sbiancanti e ipersensibilità dentinale: come diminuire i disagi per il paziente

friendly doctor dentist examine teeth of caucasian young woman in casual wear, isolated in dentist office, using special medical equipment

Sempre più pazienti si rivolgono agli studi odontoiatrici per migliorare l’aspetto del proprio sorriso. In particolare, recenti indagini confermano che oltre il 50% delle persone non è soddisfatto del colore dei propri denti. Secondo l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa (AIC), tra i trattamenti più ricercati vi sono lo sbiancamento ambulatoriale o domiciliare, procedure oggi richieste da oltre 120 mila italiani.

Gli sbiancamenti ambulatoriali utilizzano come agente sbiancante perossido di idrogeno ad alte concentrazioni, mentre gli sbiancamenti domiciliari prevedono più applicazioni di perossido di carbamide, in concentrazioni che il professionista stabilisce in base al tipo di discromia da trattare, la struttura del dente e le necessità del paziente.

I protocolli operativi delle procedure di sbiancamento sono ben consolidati e hanno un’azione minimamente invasiva, eppure possono comunque favorire leggeri e temporanei effetti collaterali, come l’ipersensibilità dentinale transitoria.

 

 

Per ottenere un’efficace azione sbiancante, infatti, entrambi i tipi di trattamenti agiscono tramite una complessa serie di reazioni chimiche che modificano lo smalto, seppure in modo temporaneo e reversibile. Purtroppo, queste modifiche possono appunto favorire un transitorio aumento della sensibilità dei denti, condizione che per alcuni può diventare fonte di fastidio.

Per evitare possibili disagi ai pazienti e tutelarsi da eventuali incomprensioni puoi consultare la Checklist per la soddisfazione dei pazienti, realizzata da AIDI e Curasept: si tratta di uno strumento utile e gratuito, ricco di indicazioni e consigli pratici per il professionista e i suoi pazienti. Ecco qualche anticipazione:

  • prima di cominciare un trattamento sbiancante è consigliabile informare il paziente della possibile insorgenza di una ipersensibilità transitoria;
  • altra buona regola è verificare la presenza di recessioni gengivali o di zone di dentina esposta, ovvero zone che possono essere soggette a maggiore sensibilità e che il professionista può isolare durante le procedure di sbiancamento;
  • sia prima sia dopo il trattamento si può consigliare l’utilizzo di prodotti per l’igiene orale domiciliare contenenti principi attivi desensibilizzanti e remineralizzanti.

 

 

 

Expodental Meeting 2023: è iniziato il conto alla rovescia!

L’appuntamento è fissato per il 18 maggio, quando Expodental Meeting aprirà le porte agli oltre 20.000 visitatori attesi con oltre 300 aziende presenti, 56.000 mq totali dedicati a esposizione e corsi, 6 padiglioni, oltre 70 corsi in programma organizzati in 14 sale e centinaia di relatori pronti a salire in cattedra.

«Abbiamo lavorato tanto a Expodental Meeting 2023 e siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti finora sia in termini di spazi occupati che di ricchezza dell’agenda culturale che proporremo durante i giorni della fiera. E ci stiamo già preparando all’edizione del 2024 affinché la nostra manifestazione possa diventare una vera esperienza immersiva per visitatori ed espositori» commenta Fabio Velotti, Presidente di UNIDI. «Tra i nostri obiettivi del medio periodo c’è sicuramente quello di riportare la fiducia degli espositori ai massimi e di riaffermare l’imprescindibilità di Expodental Meeting, anche al di fuori del panorama italiano. Tra gli obiettivi di lungo periodo è, infatti, forte la nostra volontà di attrarre un numero sempre maggiore di espositori internazionali e di rendere espositori e visitatori brand ambassador di Expodental Meeting in Italia e nel mondo.”

Tutto è pronto, quindi, per l’evento italiano del dentale, un appuntamento fisso per operatori e professionisti che si danno appuntamento a Rimini per confrontarsi, aggiornarsi e generare nuove opportunità di business.

Il programma culturale 2023, punto di forza di Expodental da diversi anni, è caratterizzato dalla collaborazione con tutte le associazioni di riferimento e con le Università e prevede corsi di conservativa, chirurgia orale/piezochirurgia, endodonzia, estetica dentale, gnatologia, implantologia, laser, medicina, odontoiatria sostenibile, parodontologia, patologia orale, pazienti fragili, odontoiatria digitale, sindacale. Il programma si arricchisce anche di corsi per igienisti e ASO, degli appuntamenti degli Amici di Brugg e di un ricco programma di marketing e management per l’odontoiatra moderno. Programma ancora una volta testimone della grande attenzione della manifestazione verso tutte le professionalità che visiteranno Expodental.

Protagonisti indiscussi 2023 sono Expo3D, con il Digital Dental Theatre, e Tecnodental Forum, l’evento dedicato agli odontotecnici:

  • Expo3D, nel padiglione C2, è l’evento completo sulla odontoiatria digitale. Il programma scientifico di Expo3D propone tre tipi di eventi che si susseguono durante le tre giornate di Expodental Meeting. Workshop sui trattamenti di eccellenza in restaurativa, implantologia, ortodonzia; Live Demonstration con odontoiatri e odontotecnici insieme dal vivo sul palco, per illustrare casi clinici con l’utilizzo di software e device (scanner, stampanti, fresatori); Digital Economy Space, novità assoluta 2023: incontri dedicati agli apporti positivi che la digitalizzazione offre a organizzazione, management e comunicazione nello studio odontoiatrico.
  • Tecnodental Forum è la manifestazione congressuale che si svolgerà nell’arco dei tre giorni, interamente dedicata ai professionisti dell’odontotecnica italiana e ai loro collaboratori. L’organizzazione di TECNODENTAL FORUM è di UNIDI, sotto la direzione del Maestro Odontotecnico Oliviero Turillazzi, già presidente della associazione culturale SICED -Società Italiana Ceramica Dentale, il quale per questa occasione ha potuto contare sulla collaborazione di tutte le associazioni di categoria del settore odontotecnico.

Altra novità di questa edizione è lo speed date, un servizio organizzato in partnership con Ideandum Talent per offrire ad aziende e professionisti la possibilità di trovare e offrire lavoro a Expodental Meeting tramite il confronto con un team dedicato.  L’appuntamento è nella Hall Sud, stand n. 15. Tra le novità che saranno visibili in fiera, anche la presenza di uno stand fotografico, sempre nella Hall Sud, il n. 14, dedicato alla nuova campagna Expodental Meeting 2024. In vista della nuova edizione, che si preannuncia carica di novità, sarà infatti lanciata la nuova campagna di comunicazione alla quale tutti, visitatori ed espositori, potranno partecipare in prima persona.

Per semplificare gli aspetti logistici, sarà pienamente operativa la stazione di Riminifiera, dunque si potrà arrivare in treno fino alle porte d’ingresso della fiera, con un traffico di oltre 40 convogli Trenitalia, dai regionali alle Frecce.

 

Anchiloglossia, quanto ne sanno davvero gli odontoiatri in Italia e all’estero

frenuli patologici infanzia
Fig. 1. Anchiloglossia associata a frenulo di grado F3

L'anchiloglossia è una condizione patologica che gli odontoiatri dovrebbero conoscere bene. Innanzitutto perché colpisce circa il 4% della popolazione pediatrica. Poi perché, se non trattata adeguatamente, può causare problemi di natura parodontale, estetica e funzionale anche in età adulta. Oggi non esistono indicazioni assolute per l’intervento di frenulectomia linguale in età precoce. A eccezione dell’anchiloglossia di grado F3, cioé quando il rafe linguale è completamente fuso con il pavimento orale. Negli altri casi, si può intervenire quando il paziente ha raggiunto un’età compresa tra gli 8 e 10 anni, cioé quando possono manifestarsi eventuali anomalie dento-alveolari. Sino ai 6 anni, infatti, c'è la possibilità che l'anomalia regredisca spontaneamente.

L'anchiloglossia, oggetto di uno studio internazionale

«Stiamo effettuando un'indagine con l'obiettivo di determinare e confrontare le conoscenze che gli odontoiatri tra Italia, Spagna, Portogallo, Cile, Ecuador e Brasile hanno sull'anchiloglossia», spiega Luigi Paglia, responsabile del Reparto di Odontoiatria Materno-Infantile dell’Istituto Stomatologico Italiano (ISI) di Milano.
«Riteniamo importante fotografare la situazione attuale e gradiremmo il contributo di tutti.
La ricerca è svolta dal Dipartimento di Odontoiatria Pediatrica della Università Internazionale de Catalunya (UIC) - Barcellona in collaborazione con il Reparto di Odontoiatria Materno-Infantile dell’Istituto Stomatologico Italiano e l'Università dell'Aquila. La raccolta dei dati è in forma completamente anonima e tutti i dati saranno conservati in formato digitale solo per il tempo necessario al completamento della ricerca» . Il tempo di compilazione del questionario, qui disponibile, è tra i 3 e i 5 minuti.

Nel frattempo, cosa fare per saperne di più

«Il management dei frenuli labiale e linguale in età pediatrica», scrivono su Il Dentista Moderno, nella sezione DM Club, gli autori della «Classificazione e management dei frenuli patologici nell’infanzia», «è fondamentale per prevenire o correggere problematiche di natura parodontale (trazione sulla gengiva marginale con conseguente recessione), funzionale (difficoltà di allattamento, deglutizione atipica, problemi fonetici, problemi ortodontici e posturali causati da alterato input accrescitivo sulle ossa mascellari) ed estetica (persistenza del diastema mediano tra gli incisivi centrali)».

Il laser, il gold standard nei casi chirurgici

La trattazione riporta classificazioni, indicazioni e modalità di trattamento così come suggerito dalla letteratura internazionale più recente. Con un particolare focus sull’utilizzo del laser, oggi ritenuto il gold standard nella chirurgia dei frenuli orali patologici. «Tra i vantaggi di questa tecnica troviamo la semplicità e la notevole riduzione del tempo di intervento, la minima quantità di anestetico locale utilizzato, l’assenza di suture chirurgiche, il maggior comfort post-operatorio. La guarigione risulta stabile nel tempo, rendendo la procedura predicibile e pienamente accettata dai bambini».

Social: quanto aiutano le gestanti a conoscere il mondo della salute orale

I social media stanno avendo un impatto importante sulla vita quotidiana, non sempre positivo però. In alcune circostanze, infatti, possono distogliere l'attenzione dalle attività lavorative e di studio o essere utilizzati impropriamente, sino a condurre alla dipendenza. D'altro canto, offrono grandi opportunità, anche in ambito medico. Uno studio condotto presso la Facoltà di Odontoiatria dell'Università di Umm Al-Qura, in Arabia Saudita, ne ha valutato gli effetti sulla comunicazione con i pazienti. La ricerca ha coinvolto un gruppo di donne in gravidanza ed è stata pubblicata su Plos One.

La promozione della salute attraverso i social media

I ricercatori hanno voluto misurare l'efficacia dei messaggi per la promozione della salute orale, veicolati attraverso due noti social network, Snapchat e WhatsApp , mettendoli anche a  confronto. Hanno quindi selezionato 68 donne in stato di gravidanza e condotto uno studio controllato randomizzato a gruppi paralleli in singolo cieco. L'età media delle partecipanti era di poco superiore ai 28 anni. Gli autori hanno diviso le volontarie in due gruppi, uno destinato ad usare Snapchat, l'altro WhatsApp. Hanno quindi misurato il livello di conoscenza sulla salute orale delle giovani donne 3 volte: prima dell'intervento, immediatamente dopo e a distanza di un mese.

Cosa è emerso dalla ricerca

Snapchat e WhatsApp mostrano la stessa efficacia comunicativa. In altre parole, nel campione analizzato i due Social non presentano differenze significative. In entrambi i gruppi, infatti, le donne in stato di gravidanza hanno fatto registarre un incremento delle conoscenze veicolate con questi strumenti. L'uso dei Social, dunque, sembra essere un valido mezzo di promozione della salute, almeno nel breve termine. Quel che accade nel medio-lungo periodo, invece, la ricerca non l'ha contemplato.

Uno studio con diversi limiti, ma che deve far riflettere

La ricerca condotta in Arabia Saudita, come ammettono gli stessi autori, ha diversi limiti, sia legati al metodo adottato, sia in riferimento all'oggetto della ricerca stessa. Tuttavia, ha il merito di tenere alta l'attenzione sulla forza che i moderni strumenti di comunicazione hanno anche in ambito sanitario. Oltre che invitare tutti a un uso più consapevole e maturo dei Social. Soprattutto gli odontoiatri che, quando li impiegano, lo fanno più per provuovere se stessi e il proprio studio che non per veicolare informazioni su come conservare la salute orale, con risultati a volte anche deludenti.

Microchirurgia endodontica, l’accuratezza della navigazione dinamica

La microchirurgia endodontica (EMS) fa registrare tassi di successo relativamente elevati, grazie anche ai supporti tecnologici di cui si avvale. Un recente studio, pubblicato sul Journal of Dentistry, ha valutato l'accuratezza di un sistema di navigazione dinamico (DNS) per l'osteotomia guidata e la resezione radicolare. La ricerca, uno studio prospettico di una serie di casi, è stata condotta in Cina, presso l'Università di Wuhan.

Come si è svolto lo studio

I ricercatori hanno individuato 9 pazienti che sono poi stati sottoposti a EMS guidata da un particolare DNS (DHC-ENDO1, DCARER). Attraverso il software di cui il sistema dispone, hanno messo a confronto il percorso pianificato virtualmente con le immagini CBCT post-operatorie. Per valutare l'accuratezza dell'intervento così eseguito, gli autori dello studio hanno preso in esame diversi aspetti. Hanno valutato le deviazioni della piattaforma, l'apice e l'angolo dell'osteotomia, nonché la lunghezza e l'angolo della resezione dell'estremità della radice.

I risultati dello studio sulla microchirurgia endodontica

I casi analizzati, riconducibili ai 9 pazienti selezionati, riguardavano 11 denti e 12 radici. La piattaforma media misurava 1,05 mm, mentre l'apice e la deviazione angolare risultavano rispettivamente di 1,2 mm e 6,24°. La posizione dei denti ha influenzato i risultati. Piattaforma e apice deviavano meno nei denti posteriori rispetto a quelli anteriori. Mentre tipo d'arcata, lato e profondità del percorso chirurgico non sono state causa di differenze significative.Complessivamente, la valutazione clinica e radiografica ha fatto registrare un succesos del 90%.

Cosa suggerisce questo studio

Sebbene i ricercatori abbiamo sottolineato la necessità di compiere ulteriotri studi prima di trarre conclusioni, i risultati di questa ricerca sono buoni. Dimostrano che il sistema di navigazione dinamico nell'EMS ha un'elevata precisione. Anche il tasso di successo è elevato ed è simile a quello della microchirurgia endodontica praticata a mano libera. In altre parole, secondo i ricercatori cinesi dell'Università di Wuhan la tecnolgia DNS è un metodo clinicamente valido per l'osteotomia guidata e la resezione dell'estremità della radice in EMS.

Carcinoma orale, al via in Lombardia la nuova campagna di prevenzione

Il carcinoma orale è una grave patologia che per essere affrontata con successo richiede una diagnosi tempestiva. Per questa ragione, ormai da diversi anni, c'è chi si impegna a promuovere periodicamente una campagna di prevenzione rivolta ai cittadini, ma anche agli operatori del settore. Tra i più attivi  ci sono gli Ordini provinciali dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (OMCEO) con le rispettive Commissioni Albo Odontoiatri (CAO) di Milano, Monza Brianza e Cremona e l’Istituto Stomatologico Italiano di Milano. Quest'anno, con il supporto del Corpo Militare dell’Ordine di Malta e delle Sezioni provinciali di Milano-Lodi-Monza Brianza e Cremona di ANDI - Associazione Nazionale dentisti Italiani hanno pianificato e organizzato la “Campagna di Prevenzione del Carcinoma Orale” che prenderà il via, a Milano, il prossimo 13 maggio, davanti all'Arena Civica, in viale Byron, all'ingresso della Palazzina Appiani.

Visite gratuite per prevenire il carcinoma orale

L'unità mobile odontoiatrica dell'Istituto Stomatologico Italiano di Milano, dove si svolgeranno le visite specialistiche della "Campagna di prevenzione del carcinoma orale".

Si svolgono nel corso di 4 week-end, all'interno dell'Unità Mobile Odontoiatrica dell’Istituto Stomatologico Italiano, le visite gratuite di prevenzione del carcinoma orale, con lo scopo di individuare potenziali lesioni maligne del cavo orale. Dopo Milano (13 e 14 maggio) l'Unità Mobile raggiungerà Cremona e Crema (27 e 28 maggio), Monza (1 e 2 settembre), per poi ritornare a Milano (30 settembre e 1 ottobre). Le visite specialistiche, gratuite, saranno effettuate da odontoiatri volontari nei giorni previsti, dalle 9.00 alle 19.00 e i dati epidemiologici raccolti verranno messi a disposizione di Regione Lombardia, che ha autorizzato l’iniziativa.

 

Un messaggio rivolto anche agli odontoiatri

L'iniziativa è rivolta ai cittadini, ma anche agli operatori del settore dentale che devono essere sensibilizzati su questo tema. Il carcinoma della lingua o della mucosa di rivestimento orale intercettato precocemente (Stadio I) garantisce ai pazienti colpiti una sopravvivenza a 5 anni pari all’80%. Tuttavia, lo stesso tumore intercettato tardivamente (Stadio IV) fa sì che questa percentuale scenda al 15%-20%. In altre parole, oltre l’80% dei pazienti diagnosticati tardivamente non sopravvive oltre il quinto anno dal momento della diagnosi. Questi valori di sopravvivenza non differiscono tra maschi e femmine. «Una così bassa percentuale di sopravvivenza a 5 anni sorprende. E deve farci riflettere, per un tumore che dovrebbe essere facilmente intercettabile in fase precoce per la sua sede facilmente ispezionabile», dice Andrea Edoardo Bianchi, membro del CTS dell’Istituto Stomatologico Italiano e Responsabile Scientifico dell’iniziativa patrocinata dal Comune di Milano.

Un gruppo di volontari coeso e motivato

La “Campagna di Prevenzione del Carcinoma Orale” si svolgerà grazie all'impegno di numerosi volontari. Personale sanitario e non solo, coordinato dai Responsabili Organizzativi dell'evento: Andrea Senna, Presidente CAO OMCEO Milano, Massimo Roncalli Presidente CAO OMCEO Monza e Brianza e Andrea Morandi, Presidente CAO OMCEO Cremona. Durante gli incontri, sarà distribuito ai cittadini del materiale illustrativo con utili informazioni sul carcinoma orale e su come prevenirlo.

Semplice come un click: si prenota online l’appuntamento dal dentista con ClickDoc

La stragrande maggioranza dei pazienti preferisce optare per le prenotazioni online invece di ricorrere al telefono o alle e-mail. Avere a disposizione uno strumento evoluto, che integri agenda e gestionale porta sicuramente benefici anche ai dentisti che possono contare su un sistema di prenotazioni 24/7. 

La soluzione evoluta di XDENT per migliorare la gestione dell’agenda di qualsiasi studio dentistico

ClickDoc è la soluzione integrata con XDENT, pensata anche per quegli studi che hanno un gestionale diverso da XDENT, ma che vogliono comunque ottimizzare e incrementare le prenotazioni e i pazienti del proprio studio. 

ClickDoc permette di:

  • automatizzare la comunicazione tra il dentista e i pazienti, inviando notifiche e promemoria;
  • monitorare e analizzare i dati relativi al flusso di clienti e alle prestazioni erogate per migliorare la produttività dello studio;
  • personalizzare gli orari e i giorni di disponibilità in base alle esigenze del dentista.

Perché ClickDoc si distingue dalle altre soluzioni di booking online

ClickDoc è l’unica soluzione sul mercato che consente una perfetta integrazione tra la presa dell’appuntamento online con l’agenda dello studio dentistico, avendo una sincronizzazione e una visione bidirezionale con il gestionale.
La soluzione consente al dentista di accedere all’agenda anche da remoto e comodamente dal proprio smartphone, apportandovi modifiche che sono visualizzate in real time.
L’evoluzione, che verrà presentata in occasione di Expodental 2023, aggiunge anche l’accesso a un mini-sito web dello studio che consente una maggiore visibilità online per essere contattati anche da nuovi pazienti.

 

 

I benefici per i dentisti

ClickDoc è una soluzione che semplifica notevolmente la gestione dello studio dentistico. Non è più necessario gestire telefonate e e-mail manualmente: gli appuntamenti possono essere approvati in maniera automatica, da remoto e anche dai dispositivi mobili quando non si è in studio.
Inoltre, il sistema di dental booking online consente di tenere traccia delle prenotazioni passate e future e di conoscere fin da subito dettagli del paziente che deve essere trattato migliorando così il servizio offerto al paziente.

I benefici per i pazienti

ClickDoc permette al paziente di organizzare il proprio tempo in maniera più efficiente e prenotare una visita odontoiatrica in qualsiasi momento, in base alla disponibilità del proprio medico e alle proprie necessità, urgenze e impegni.
Inoltre, il sistema di booking online invia notifiche e promemoria di ogni appuntamento via sms o e-mail e consente ai pazienti di modificare o annullare la prenotazione in autonomia, senza dover contattare lo studio.

Integrazione con Whatsapp e intelligenza artificiale: le due novità in casa XDENT

La comunicazione multi-canale del CRM XDENT si arricchisce con l’integrazione WhatsApp attraverso cui è possibile inviare messaggi, lista degli appuntamenti, richiami e condividere documenti, preventivi, fatture, immagini, periorisk e PISA. Il tutto con la consueta sicurezza delle applicazioni CGM.
A Expodental 2023, CGM XDENT presenterà la prima applicazione in Italia per il riconoscimento vocale, basato su un algoritmo di Intelligenza Artificiale, che ottimizza i tempi di inserimento dei dati clinici nella cartella parodontale, consentendo di registrare le informazioni sul paziente vengono in modo sicuro e affidabile, eliminando la necessità del supporto di un assistente per la trascrizione real time dei dati in cartella. 

La CGM arena a Expodental 2023

Innovazione, tecnologia, sostenibilità, digitalizzazione, fidelizzazione, semplificazione… Queste saranno le parole chiave che risuoneranno nella CGM ARENA, luogo inedito all’interno dello stand di XDENT in occasione di Expodental (Rimini, 18-20 maggio 2023). La CGM ARENA è pensata per essere uno spazio in cui i dentisti potranno ascoltare, interagire e comprendere meglio come adottare le soluzioni e le tecnologie per ottimizzare e digitalizzare il proprio studio dentistico.

Uno studio sulle pellicole di smalto antibiofilm bioingegnerizzate

Usare pellicole di smalto antibiofilm bioingegnerizzate per contrastare la carie. Un gruppo di ricercatori della Facoltà di Odontoiatria dell'Università di Saskatchewan, in Canada, ha messo alla prova questa idea. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Dental Research e sembra destinato a inaugurare un nuovo filone di ricerca, ma anche un nuovo approccio nella lotta contro la carie, la malattia cronica più diffusa al mondo.

La carie, una patologia che colpisce oltre 2 miliardi di persone

La carie rappresenta una sfida per la salute pubblica, ma soprattutto per l'odontoiatria. Per lungo tempo, per contrastarla, l'odontoiatra ha adottato terapie invasive dagli alti costi. Negli anni più recenti ha dato spazio al ruolo dell'alimentazione e dell'igiene che insieme consentono di ridurre l'incidenza della malattia. Tuttavia, è in un'altra direzione ancora che la ricerca si sta orientando, come mostra lo studio dei ricercatori canadesi.

Dai probiotici a proteine bioattive e peptidi

Gli approcci più recenti suggeriscono l'impiego dei probiotici in quanto capaci di contrastare almeno in parte i batteri responsabili della carie, ma anche l'uso di antimicrobici in grado di sopprimere agenti patogeni specifici. Oppure costrutti multifunzionali concepiti per governare la successione del biofilm, come mostra uno studio del 2021 condotto da due degli autori di quest'ultima ricerca, Moussa e Siqueira. Proteine bioattive e peptidi sono una nuova categoria di terapie dalle proprietà idrofobiche e antimicrobiche, ma anche rimineralizzanti e capaci di combattere la demineralizzazione dello smalto.

Uno smalto antibiofilm bioingegnerizzato

In alcuni studi precedenti, gli autori avevano già sviluppato delle pellicole di smalto multifunzionale. In quest'ultimo, coniugati ibridati proteina/peptide antibiofilm de novo, progettati per smalto rivestito di pellicola hanno mostrato una capacità di immobilizzazione sullo smalto umano. Ma anche una capacità di soppressione prolungata del biofilm per diversi giorni. In altri termini, per semplificare, una strada nuova da percorrere che grazie alla bioingegneria potrà offrire nuove opportunità per prevenire e/o arrestare la carie dentale.

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