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Occlusione: gestione, restauro, trattamento, terapia? Letteratura scientifica e linee guida ministeriali a confronto

In merito alla terapia dell’occlusione, la letteratura scientifica internazionale e le Linee Guida Ministeriali sembrano suddividere tra i diversi settori dell’odontoiatria differenti modelli di intervento, a volte mirati alla idealizzazione e a volte alla non modifica. Una ricerca svolta su PubMed, Cochrane library, MedLine e bibliografica manuale ha esaminato lavori che approfondissero gli approcci all’occlusione proposti nei vari ambiti odontoiatrici. L’analisi della letteratura e il confronto con le Linee Guida Ministeriali portano a considerare un cambio di paradigma dell’occlusione in funzione sistemica per valutarne in modo migliore l’importanza e l’approccio

Mauro Malerba
Professore a contratto di Gnatologia Corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria Università di Verona

Andrea Perina
Odontoiatra

Corrispondenza: drmauromalerba@gmail.com

L'occlusione dentale ha sempre rappresentato un importante elemento di discussione in ambito odontoiatrico, a partire dalla definizione di idealità e funzionalità sino a oggi, dove l’evidenza scientifica ne mette in discussione il senso. Il rapporto esistente tra i piani occlusali singoli delle due arcate dentarie antagoniste a contatto è il risultato della forma dei denti geneticamente determinata e della loro posizione, frutto di un equilibrio dinamico tra genetica, funzione e divenire del tempo(1), che si traduce sostanzialmente in un insieme di contatti dentari, in media non superiore a 40, distribuiti simmetricamente nelle due arcate. Punti di contatto che diventano progressivamente, per funzione occlusale, superfici di contatto tanto più quanto prevale la componente di funzione orizzontale su quella verticale. L’ortodonzia e la gnatologia hanno sempre rappresentato un pilastro nello studio dell’occlusione, come la protesi nella sua riproduzione e registrazione. Il temine “ortodonzia” venne inserito nel volume A Dictionary of Dental Science di C. Harris, pubblicato nel 1849 a New York, e la materia ha ragionato sull’allineamento dei denti, sulla correzione delle proporzioni del viso e sulle tecniche operative relative. In relazione ai rapporti canini e molari, nel 1899 Angle E.H. definì le classi di occlusione(2), trasformando la materia ortodontica in disciplina autonoma che si occupa dello studio, della diagnosi e della terapia della posizione anomala di uno o più elementi dentali con la fondazione della Angle School of Orthodontia nel 1900 a St Louis e della American Society of Orthodontists nel 1901. Introducendo i termini di occlusione corretta -normocclusione per la classe I e di occlusione non corretta-malocclusione per le classi II e III, a lui possiamo ricondurre la genitorialità del sinonimo malocclusione-patologia e quindi terapia, che ha retto lo stato dell’arte per tutto il ventesimo secolo. L’ortodontista dottor Harvey Stallard di San Diego (Stati Uniti) all’inizio degli anni ’20 del 1900 coniò il termine “gnatologia”, dal greco “gnathos” che significa mandibola e “ology” che significa studio e quindi “studio della mandibola” (anche se probabilmente l’autore intendeva studio delle mascelle).

Il dottor Beverly B. McCollum di Los Angeles (USA) nel 1926 fondò la Gnathological Society, che nel 1955 definisce la gnatologia come «la scienza che si occupa degli aspetti biologici dei meccanismi di masticazione, cioè la morfologia, l’anatomia, l’istologia, la fisiologia, la patologia e le terapie dell’organo orale, specialmente le mascelle e i denti, e le relazioni dell’organo masticatorio con il resto del corpo».Nel 1948, Ballard (3) introdusse il concetto di classe scheletrica analizzando l’angolo ANB su una teleradiografia, idealizzando il lavoro ortodontico e chirurgico dell’ortognatodonzia. Nel 1972 Andrews (4) considerò il rapporto molare della prima classe di Angle non sufficiente a definire la occlusione normale e introdusse il concetto delle sei chiavi di occlusione: rapporto molare di prima classe, asse coronale inclinato mesialmente, asse incisivo inclinato vestibolarmente e premolare-molare palatino, assenza di rotazioni, punti di contatto, leggera curva di Spee. Nel 1980 il dottor Ronald H. Roth (5, 6), che collaborò con il dr. Andrews nella definizione delle “Sei chiavi dell’Occlusione”, definì il concetto di “Occlusione Ottimale e Funzionale”: occlusione centrica coincide con relazione centrica, rapporti di classe I o cuspide-fossa, uguale distribuzione delle forze posteriori, rapporti di protrusiva, rapporti di lateralità, disclusione posteriore. Gli studi sull’ occlusione hanno avuto grande fermento nei due secoli scorsi nella definizione dei caratteri di idealità e di riferimento anatomico anche ai fini protesici: curva di Spee, curva di Wilson, elicoide di Ackermann-Gerber (7), angolo e movimento di Bennet, inclinazione del piano occlusale, piano di Francoforte di Rudolf Virchow, piano di Camper, rapporto cuspide fossa, occlusione bilanciata bilaterale di Gysi nel 1910 (8), occlusione organica di Stuart C.E. nel 1959, miocentrica di Bernard Jankelson nel 1969 (9), occlusione ideale di C.E Stuart (10) e R.E Stallard con 144 contatti nella posizione di massima intercuspidazione (PIM) e 168 secondo quella proposta da Peter K. Thomas (11) e tanti altri ancora. Il campo di studio si è esteso alle articolazioni temporomandibolari, ai muscoli masticatori, alla postura, alla psiche, al cognitivo-comportamentale e all’omeostasi, considerando il concetto di occlusione integrata quanto l’occlusione dentale sistema del sistema uomo (12). Ortodonzia, gnatologia e protesi hanno creato i razionali dell’occlusione riferendosi al lavoro eseguito in quattro milioni di anni di evoluzione dalla specie umana, che ha creato standard di forma-funzione che oggi la letteratura ci dice non correlabili al concetto di salute/patologia del sistema stomatognatico e posturale. Allora, quale deve essere l’atteggiamento del professionista che osserva l’occlusione del suo paziente? La forma non ideale è da cambiare, da tenere monitorata, da non considerare? Quali i parametri, i protocolli le linee guida? Le discipline dell’odontoiatria si devono approcciare tutte allo stesso modo all’occlusione; e quando parliamo di occlusione, quali e quanti parametri consideriamo? Consideriamo inoltre l’occlusione solo in bocca o anche nel cranio o nel corpo? In ambito gnatologico non è sostenuta scientificamente la terapia occlusale; sono indicati interventi reversibili e di gestione della sintomatologia sulla base del fatto che l’occlusione sembrerebbe avere solo un impatto di tipo marginale, se non nullo, sulla genesi dei disturbi articolari e muscolari nel paziente (13, 14). In ambito ortodontico, nel 2017, l’American Journal of Orthodontics (15) scrive che le occlusioni di seconda o terza classe di Angle non sono malocclusioni e le malocclusioni non sono patologie, ma variazioni rispetto a una norma ideale. Questo porterebbe a giustificare il cambio terminologico da terapia in trattamento; e poi trattamento a che fine: solo estetico, visto che la letteratura non sostiene la disfunzione stomatognatica e stomatognatico-posturale? E se la letteratura non sostiene la terapia occlusale, ma madre natura replica degli standard anatomo-funzionali, fino a dove è giusto integrare scienza e coscienza?

Materiali e metodi

Si è eseguita una ricerca bibliografica su PubMed, Cochrane library, MedLine e bibliografica manuale per ricercare studi che analizzassero gli approcci all’occlusione proposti in ambito odontoiatrico nelle discipline di gnatologia, protesi, ortodonzia e ortognatodonzia; si sono analizzate agli stessi capitoli le indicazioni del Ministero della Salute pubblicate nelle Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia (14 Settembre 2017) e nelle Linee guida nazionali sulla classificazione, inquadramento e misurazione della postura e delle relative disfunzioni (29/12/2017).

Risultati

Occlusione in gnatologia

Nell’ambito della gnatologia, il trattamento dell’occlusione è da inquadrare nel capitolo dei disordini temporo-mandibolari e delle relazioni occluso-posturali. In merito ai disordini temporomandibolari è stato sviluppato un insieme dei criteri per la diagnosi e un sistema di classificazione, DC/TMD (Diagnostic criteria for temporomandibular disorders del National Institute of Dental Research) su due assi:

  • disordini clinici muscolari e articolari vengono definiti come Axis I;
  • fattori psicologici (ansia, depressione, somatizzazione) e sociali (qualità della vita) vengono classificati come Axis II (16, 17).

Secondo questa prospettiva, i fattori comportamentali, cognitivi, fisici e affettivi interagiscono tutti tra loro, definendo una genesi multifattoriale (De Boever JA. Functional disturbances of the temporomandibular joint, Oral Sci Rev 1973;2:100-17; Munksgaard, 1979) sul modello biopsicosociale (18). La natura a eziologia multifattoriale nel modello biopsicosociale introdotto dallo psichiatra George Libman Engel e Jon Romano della Rochester University nel 1977, ripreso nel Meikirch model for health and disease dello svizzero Johannes Bircher, ci permette di capire che non siamo di fronte a un modello deterministico; ogni elemento di causa non è necessario e sufficiente allo sviluppo della patologia e quindi ha una relazione debole. Dobbiamo quindi considerare un modello probabilistico di causa in cui, inevitabilmente, si devono attribuire dei pesi alle singole componenti, di cui l’occlusione è una fisica di struttura che in un’ottica sistemica sviluppa interazioni forma-funzione anche psico-metaboliche. Il tutto associato alla capacità di adattamento del sistema uomo, di cui l’occlusione è un sottosistema che costituisce un ulteriore elemento di variabilità descritto in letteratura odontoiatrica già nel 1932 da Goodfriend (19). Questo insieme di punti sostiene modifiche occlusali reversibili, a mezzo placca gnatologica (20), come primo approccio da considerare diagnostico e prognostico determinando di fatto una gestione dell’ occlusione: modifica temporanea con un dispositivo al fine di risolvere o contribuire alla risoluzione della sintomatologia associato a una gestione farmacologica, rieducativa, cognitivo-comportamentale (21). In queste pagine si riportano alcuni lavori che non sostengono l’importanza dell’occlusione nei TMD (Tabella 1), lavori che la sostengono (Tabella 2) e le indicazioni ministeriali (Tabella 3).

 

 

 

In ambito di occlusione e postura si deve partire dalla posturologia, che considera l’occlusione come recettore da cui partono informazioni trigemino mediate in grado di influenzare la risposta neuromuscolare di posizione corporea e la performance (47, 48, 49, 50, 51). Dall’inizio degli anni ’80 del 1900, in Francia iniziano due filoni di ricerca: a Parigi il professor P.M.Gagey, a Marsiglia il gruppo del professor Bernard Bricot (52).
Entrambi parlano di un sistema cibernetico - il Sistema Posturale Fine (S.P.F.) secondo P.M. Gagey e il Sistema Tonico Posturale (S.T.P.) secondo B.Bricot - in cui afferenze periferiche, gli esocettori (occhio, piede, pelle, apparato stomatognatico) e i propriocettori, vengono elaborate a livello centrale con una risposta antigravità nei principi della termodinamica, massimo comfort e performance con il minor dispendio energetico.
L’occlusione rappresenta allo stesso modo un elemento di stimolo stabilizzante o perturbante per la postura o un punto in cui le richieste adattative del sistema esplicano la loro azione stabilizzante e perturbante; quindi, allo stesso tempo può essere causa o effetto di funzione e disfunzione, legando la sua forma alla posizione e simmetria mandibolare e dunque al baricentro corporeo. Si riportano alcuni lavori che sostengono la relazione occluso-posturale (Tabella 4), che non la sostengono (Tabella 5) e le indicazioni ministeriali (Tabella 6).

 

 

Occlusione in protesi

In ambito di protesi, la terapia dell’occlusione è da inquadrare nel capitolo del restauro protesico dei denti naturali e/o della sostituzione dei denti mancanti e dei tessuti orali contigui con sostituti artificiali. La letteratura ha avuto come focus principali il modello occlusale ideale e la relazione con la posizione condilo-meniscale.Il sistema stomatognatico dei pazienti sembra essere in grado di accettare e adattarsi alle modifiche occlusali; nel 2015, in merito alla capacità del sistema stomatognatico di adattarsi a una dimensione verticale recuperata o nuova, Moreno e Okeson hanno scritto quanto segue: «I cambiamenti occlusali permanenti dovrebbero essere tentati solo dopo che il paziente ha dimostrato adattabilità alla nuova dimensione verticale» (65). Si riportano alcuni lavori pubblicati (Tabella 7) e le indicazioni ministeriali (Tabella 8).

 

 

Occlusione in ortodonzia

In ambito ortodontico, la terapia dell’occlusione è da inquadrare nel capitolo dell’idealizzazione di forma dentale e forma dentoscheletrica in fase di crescita, con sua variazione permanente. La terapia ortodontica viene considerata neutra nei confronti dei TMD71 (Tabelle 9-10).

 

Occlusione in ortognatodonzia

In ambito ortognatodontico, la terapia dell’occlusione è da inquadrare nel capitolo dell’idealizzazione di forma dentoscheletrica nel paziente fine crescita, con sua variazione permanente a opera ortodontica e chirurgica (Tabelle 11, 12 e 13).

 

 

Discussione

Riguardo al tema occlusione, in letteratura i disordini temporo-mandibolari restano protagonisti di un intenso dibattito; nonostante esistano migliaia di pubblicazioni si è ancora orfani di un consenso.

Yaser Al-Sharaee et al. hanno confrontato i primi 100 articoli più citati nel campo dei TMD, pubblicati dall’anno 2000 al 18 novembre 202190, evidenziando che i focus sono stati:

a) criteri diagnostici;

b) sintomi dei TMD e principalmente sintomi correlati al dolore;

c) eziologia e fattori di rischio dei TMD e principalmente bruxismo;

d) trattamento dei TMD.

L’occlusione non è attualmente così considerata in questa classifica, evidenziandone la perdita di ruolo. Sicuramente la natura multifattoriale sul modello biopsicosociale e l’ampio concetto di occlusione, che si può riferire alla natura ortodontica della classificazione di Angle, alla natura gnatologica del numero di contatti dentari e ai caratteri delle curve e guide occlusali o alla natura protesica del numero di denti, rendono arduo per uno studio poter analizzare in modo completo il tema occlusione. Robert J. A. M. de Kanter et al. nella pubblicazione TMD: l’occlusione conta? (91) concludono con il consiglio di smettere di cercare di trovare l’esatto ruolo eziologico dell’occlusione nella prospettiva del TMD e di concentrarsi su uno studio critico delle informazioni scientifiche e cliniche disponibili e integrarle. Oltre alla relazione tra occlusione e TMD, l’altra vasta area di interesse scientifico riguarda la postura. Per la stazione eretta è fondamentale il controllo dell’asse cranio-podalico dove il sistema stomatognatico asse cranio-mandibolare svolge un ruolo primario di compenso nei disallineamenti; la mandibola è utilizzata per attivare le catene muscolari anticaduta sia nel disallineamento anteriore e posteriore sia laterale (92, 93, 94).

Si sono evidenziate relazioni tra classe dentoscheletrica e postura (95, 96, 97), chirurgia maxillo-facciale e postura (98, 99, 100), TMD e postura (101, 102), tra occlusione e sport (103), ma molte review restano negative al tema (60, 61, 62, 63, 64). Michelotti et al. (104) concludono la loro revisione della letteratura sostenendo che, se alcune associazioni sono state trovate tra fattori occlusali e alterazioni posturali, non c’è una evidenza scientifica che supporta la relazione causa-effetto. È ragionevole che il sistema stomatognatico possa influire sulla funzione della regione cervicale, ma gli effetti clinici e la rilevanza sulla postura corporea non sono ancora ben conosciuti al momento. Se la qualità della migliore evidenza è bassa, i risultati possono facilmente essere mal interpretati, e c’è un pericolo latente di overdiagnosis e overtreatment. Il confronto con le Linee Guida Ministeriali permette di inquadrare in ambito disciplinare odontoiatrico i vari interventi sull’occlusione, ma rende non pienamente comprensibile come la stessa occlusione sia giustificatamente trattabile in modi diversi. Superando i concetti di idealità di forma, la funzione occlusale stimola diverse aree della corteccia cerebrale: somatosensoriale, motoria supplementare e insulare. Inoltre, la corteccia sensomotoria è influenzata dai cambiamenti nell’occlusione. Sebastian Silva Ulloa et al. (105) descrivono come le alterazioni del pattern occlusale durante la masticazione possano portare a cambiamenti nell’attivazione di diverse regioni cerebrali legate alla memoria, all’apprendimento, al dolore e all’ansia. Ciò suggerisce che la masticazione mantenga l’integrità di alcune aree cerebrali e che potrebbe essere un fattore chiave nell’insorgenza di malattie neurodegenerative. La assenza dentale, una disarmonia occlusale, protesi scarsamente adattate o diminuzione della forza del morso sono fattori di rischio per il morbo di Alzheimer, la demenza senile, l’ansia e lo stress a causa di alterazioni dell’apporto sanguigno, e quindi di ossigeno, alla corteccia prefrontale. Il ponte di comunicazione tra i denti e le funzioni cerebrali avviene attraverso i meccanocettori orali del legamento parodontale, articolari e muscolari e il “generatore masticatorio centrale” (CPG), situato in una regione che va dal ponte medio al bulbo superiore del tronco cerebrale. Questo CPG provoca la masticazione a causa dei movimenti mandibolari e linguali e dell’azione della muscolatura periorale in azione automatica-ritmica, che sono modulati dalle informazioni sensoriali fornite durante la masticazione stessa e da aree sensoriali di ordine superiore come le aree motorie sottocorticali, i gangli della base e la corteccia sensomotoria. Miyamoto I. et al (106) e Ohkubo C.et al. (107) hanno simulato arcate dentarie complete e arcate dentarie corte utilizzando bite occlusali e misurato l’attività cerebrale durante il massimo serramento volontario. I livelli di OxyHb e il volume del sangue erano significativamente inferiori negli archi corti rispetto agli archi completi. Una possibile spiegazione potrebbe essere il minor numero di meccanocettori parodontali che producono meno impulsi e, quindi, provocano una minore attivazione della corteccia cerebrale e una minore attività muscolare. Il serramento volontario e la deglutizione volontaria sono attività muscolari che aumentano la frequenza cardiaca; l’uso del bite ne riduce invece l’aumento, evidenziando una relazione tra percezione sensoriale periferica e attività cardiocircolatoria. Inoltre, il serramento volontario sembrerebbe attivare il sistema nervoso parasimpatico e la deglutizione volontaria il simpatico (108). Tali evidenze definiscono l’occlusione e la sua modifica come interferente sistemico, vegetativo, metabolico e psichico dell’omeostasi corporea dell’individuo, che deve essere considerato nella proposta terapeutica (109).

 

Conclusioni

La variazione dell’occlusione attiva una risposta biologica che chiamiamo adattamento in funzione e forma, a volte adempiente al benessere e a volte inadempiente con disagio, insoddisfazione, TMD, dolore cronico, tensioni psicoemotive per motivi non deterministici che possono esulare dalla forma occlusale stessa, come la capacità di adattamento dell’individuo o una sua buona disposizione a tale atto, gnatologico, protesico, ortodontico o ortognatico che sia. L’analisi della letteratura e delle indicazioni ministeriali danno certamente indicazioni sulle modalità di approccio all’occlusione in accordo con l’evidenza scientifica; ciò che non pare certo è quando si deve fare diagnosi di occlusione patologica e poter usare pienamente il termine di terapia anche in considerazione medico-legale.

  • In ambito gnatologico, si considera l’occlusione solo nei confronti dei TMD e della postura, attribuendole un ruolo marginale; pertanto, se ne propone un trattamento di tipo conservativo che non prevede modifiche permanenti: gestione.
  • In ambito protesico si considera l’occlusione come elemento di stabilità da modificare in modo permanente solo in casi in cui si renda necessario a tale fine: restauro.
  • In ambito ortodontico si considera l’occlusione in termini di allineamento senza definire alcuna classe di Angle patologica e si eseguono sempre modifiche permanenti tendenti alla idealizzazione: trattamento.
  • In ambito ortognatico si considera patologia la discrepanza dentoscheletrica e si attuano sempre modifiche permanenti tendenti alla idealizzazione: terapia.

Nel corso di un secolo, l’importanza della terapia occlusale è passata da necessaria a sconsigliata in ambito gnatologico, ma non ortodontico o ortognatico; l’evidenza scientifica è controversa e l’indicazione sta migrando da una prevalenza funzionale a una estetica.

Nonostante la parcellizzazione disciplinare odontoiatrica, l’occlusione resta, a prescindere, sempre la stessa cosa: un agglomerato forma-funzione che madre natura ripete nel processo evolutivo della specie in ragione adattativa, una parte di un sistema interconnesso allo stesso e performante all’omeostasi e salute del soggetto, che è sempre un unicum. Potrebbe bastare solo questo per definire il senso e l’importanza dell’occlusione? L’aspetto terminologico di “gestione, restauro, trattamento o terapia” potrebbe essere riconsiderato in modo transdisciplinare e sistemico a “chiarezza etica, morale e deontologica oltre che scientifica”? Da ultimo e non ultimo, il paziente: è il peso che il paziente dà al sintomo o al segno che fa la patologia e quindi detta la necessità terapeutica?

 

Abstract
Quando si parla di terapia dell’occlusione, la letteratura internazionale e le linee guida ministeriali sembrano parcellizzare alle diverse branche dell’odontoiatria modelli differenti di intervento a volte mirati alla idealizzazione e a volte alla non modifica. Quali i protocolli, le ragioni e i modelli. Pubblicazioni a confronto. È stata eseguita una ricerca su PubMed, Cochrane library, MedLine e bibliografica manuale per ricercare studi che analizzassero gli approcci all’occlusione proposti in ambito odontoiatrico. L’analisi della letteratura e il confronto con le Linee guida ministeriali portano a considerare un cambio di paradigma dell’occlusione in funzione sistemica per poterne valutare in modo migliore l’importanza e il suo approccio.

Occlusion: management, restoration, treatment, therapy? Comparing scientific literature and ministerial guidelines

When it comes to occlusion therapy, international literature and ministerial guidelines seem to parcel out the different branches of dentistry to different models of intervention, sometimes aimed at idealization and sometimes at non-modification. What protocols, reasons and models. Comparison of publications. A search was performed on PubMed, Cochrane library, MedLine and manual bibliography to find studies that analyzed the approaches to occlusion proposed in dentistry.The analysis of the literature and the comparison with the ministerial guidelines lead us to consider a paradigm shift of the occlusion in a systemic function in order to be able to better evaluate its importance and its approach.

 

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Prestazioni cliniche dei cementi bioceramici: una revisione della letteratura

1a. Lesione di grandi dimensioni che richiede chirurgia dopo l'endodonzia

I materiali bioceramici oggi sono sempre più diffusi e in virtù delle loro proprietà vengono impiegati con successo in diverse procedure endodontiche. Nel presente articolo, basandosi sulla valutazione di quanto emerge da studi clinici presenti in letteratura, vengono analizzate le principali caratteristiche dei cementi bioceramici e i loro possibili utilizzi clinici

Davide Bacchetta
Odontoiatra, libero professionista, Milano

Mario Alovisi
professore associato Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Scienze Chirurgiche Dental School, Torino

 

Negli ultimi anni, i cementi bioceramici si sono aggiunti ai materiali a disposizione dell’endodontista, offrendo nuove opportunità di utilizzo clinico. La prima menzione in un articolo risale al 2009 (1) e da allora il numero di lavori in letteratura dedicato a questi materiali, così come la loro diffusione, è aumentato notevolmente.

Caratteristiche dei cementi bioceramici

Quando parliamo di materiali bioceramici ci riferiamo a cementi premiscelati a base di silicato tricalcico. La più ampia famiglia dei biomateriali comprende tra gli altri, oltre ai bioceramici, MTA e Biodentine.
L’MTA (Mineral Trioxyde Aggregate) è cemento di Portland con l’aggiunta di additivi e radiopacizzanti che si miscela con acqua, innescando la reazione che porta il silicato tricalcico e l’alluminato tricalcico di cui è composto a formare silicato di calcio idrato e idrossido di calcio.
I cementi bioceramici differiscono dall’MTA per il tipo di cemento, che è a base di silicato tricalcico nano-particolato, è privo di alluminio ed è premiscelato, quindi indurisce grazie all’umidità presente nell’endodonto (2).
Biodentine, invece, è un cemento a base di silicato tricalcico che necessita di miscelazione.

Grazie alle loro caratteristiche chimiche, i cementi bioceramici sono dotati di alta biocompatibilità; sono definiti bioattivi in quanto possono formare un legame diretto con il tessuto pulpare o parodontale, stimolano la produzione di idrossiapatite grazie al rilascio di calcio e sono osteoconduttivi, in quanto stimolano la riparazione del tessuto osseo.

I cementi bioceramici sono idrofili e richiedono la presenza di una certa umidità per indurire, inoltre presentano proprietà antibatteriche grazie al loro pH basico.
Durante la fase di solidificazione non presentano contrazione del volume e non sono riassorbibili.

I vantaggi di questi materiali sono molteplici: possono essere impiegati in diverse situazioni cliniche, sono semplici da maneggiare, hanno una buona stabilità cromatica, possiedono buone proprietà sigillanti e, non contraendosi, non formano gap dopo l’indurimento. D’altra parte, bisogna considerare anche alcuni svantaggi, tra cui il costo, l’incompatibilità con le tecniche a caldo e la difficoltà di ritrattamento: i cementi bioceramici, infatti, non vengono intaccati dai solventi utilizzati in endodonzia.

Utilizzi clinici

I cementi bioceramici sono disponibili sul mercato in formulazione fluida e putty e possono essere utilizzati in diversi ambiti clinici, tra cui l’otturazione canalare con la tecnica del cono singolo, le pulpotomie, l’incappucciamento diretto della polpa, le procedure di rigenerazione pulpare, la riparazione di perforazioni iatrogene e la chirurgia endodontica. Nella formulazione putty i bioceramici possono infatti essere utilizzati per l’otturazione della retropreparazione dopo l’apicectomia.

Il loro utilizzo per l’otturazione canalare è indicato in diversi casi:

  • apice di grandi dimensioni;
  • riassorbimenti;
  • grandi lesioni periapicali che necessitano di chirurgia dopo il trattamento endodontico (la chiusura con bioceramico può far sì che non sia necessario preparare una cavità dopo l’apicectomia);
  • difficoltà nell’asciugare il canale
  • canali corti in cui sia difficile chiudere con tecnica verticale a caldo.

 

 

Le caratteristiche dei bioceramici vengono alterate in presenza di alte temperature; pertanto, il loro utilizzo nell’otturazione canalare avviene con tecnica a freddo, mediante l’introduzione del cemento nel canale con punte dedicate e l’utilizzo di un cono singolo di guttaperca che può essere ricoperto di cemento prima di essere introdotto nell’endodonto.

Scopo

Lo scopo di questa revisione è quello di valutare le prestazioni dei cementi bioceramici riportate negli studi presenti in letteratura nei differenti utilizzi clinici e per i diversi risultati che sono stati presi in considerazione nei vari lavori.
In aggiunta, ci siamo domandati se quanto traspare in letteratura fornisca indicazioni tali da poter sostituire di routine i cementi endodontici tradizionali con i materiali bioceramici.

Metodi

Sui database Scopus e PubMed sono stati cercati gli articoli in lingua inglese inerenti a studi in-vivo attraverso le seguenti parole chiave: bioceramic endodontics, bioceramic, bioceramic sealer, bioceramic sealers in endodontics. Sono stati trovati 316 articoli: tra questi, attraverso lo screening degli abstract, sono stati selezionati 22 articoli full-text in lingua inglese inerenti a studi in-vivo. Di questi ultimi, nove non sono stati presi in considerazione perché riguardanti studi su animale.
Nella rosa finale degli studi sono stati inclusi 13 articoli inerenti a studi clinici (Grafico 1).

 

 

Negli articoli prescelti, i cementi bioceramici sono stati utilizzati in diversi ambiti clinici: 10 studi hanno valutato i bioceramici utilizzati per la chiusura canalare e due di questi hanno preso in considerazione l’estrusione oltreapice del materiale. In due studi il materiale bioceramico è stato utilizzato per pulpotomia (sia in denti con apice immaturo sia in denti con apice formato) mentre in uno studio è stato utilizzato per riparare perforazioni in molari decidui.

I risultati sono stati considerati nei diversi studi attraverso differenti parametri: cinque articoli hanno considerato il dolore postoperatorio dopo la chiusura canalare, sette hanno considerato la guarigione valutata clinicamente e radiograficamente.Uno studio ha preso in considerazione sia la guarigione sia il dolore postoperatorio (vedi Tabella 1).

Risultati

In nessuno dei 13 studi considerati è stata rilevata una differenza statisticamente significativa in termini di dolore postoperatorio in seguito all’utilizzo di cementi bioceramici e cementi tradizionali. Uno studio ha riscontrato minor dolore intraoperatorio durante le fasi di otturazione con cemento bioceramico rispetto ad altre tecniche (14).
L’estrusione oltreapice di materiale è stata maggiore per i bioceramici rispetto ai cementi resinosi (13).
L’estrusione di cemento bioceramico non è stata associata a un dolore postoperatorio maggiore e non è stato riscontrato un suo effetto sulla guarigione (8).
Non sono emerse differenze statisticamente significative in termini di tasso di sopravvivenza nell’utilizzo di bioceramici in comparazione a idrossido di calcio o MTA utilizzati per pulpotomia (5, 6), ma in uno dei lavori si è riscontrata maggiore sensibilità al freddo utilizzando bioceramici (6), che mostrano un ponte dentinale più sottile rispetto a quello che si forma utilizzando idrossido di calcio per le pulpotomie (5) sebbene precedenti studi abbiano indicato che la qualità di tale ponte dentinale fosse migliore quando la pulpotomia era stata effettuata con materiale bioceramico (16, 6).

Il cemento bioceramico ha offerto risultati migliori in termini di capacità di sigillo rispetto all’MTA nella riparazione di perforazioni in molari decidui, seppure senza una differenza statisticamente significativa (7).

Discussione

Nessuno studio di per sé ha rilevato differenze statisticamente significative in termini di dolore postoperatorio fra bioceramici e altri cementi, ma una metanalisi di una precedente revisione sistematica della letteratura ha riportato un minor dolore postoperatorio in seguito all’utilizzo di cementi bioceramici per l’otturazione canalare (17).

Conclusioni

I cementi bioceramici offrono buone prestazioni cliniche per pulpotomie, incappucciamenti della polpa, riparazioni di perforazioni e otturazioni canalari. I cementi bioceramici possono essere utilizzati quando indicato, ma non si rilevano motivi per utilizzarli routinariamente per ogni terapia canalare e per sostituire i cementi utilizzati tradizionalmente.

 

TABELLA 1 – RISULTATI DI 13 STUDI SULL’UTILIZZO DEI BIOCERAMICI IN ENDODONZIA
AUTORE ANNO UTILIZZO DEL BIOCERAMICO ESITO VALUTATO MATERIALE RISULTATI
Graunaite et al. 2018 Otturazione canalare Dolore postoperatorio TotalFill Dolore postoperatorio simile con BC e cementi tradizionali
Yu et al. 2021 Otturazione canalare Dolore postoperatorio EndosequenceBC Dolore postoperatorio simile con BC e cementi tradizionali
Yang et al. 2020 Pulpotomia in denti conapice immaturo Valutazione clinica eradiografica iRoot No differenza in sopravvivenza CaOH/bioceramici. Ponte dentale più sottile con bioceramico
Azimi et al. 2013 Pulpotomia in denti conapice maturo Valutazione clinica, radiografica e istologica iRoot Sia MTA sia bioceramico danno esito favorevole
Abdelmotelb et al. 2020 Riparazione di perforazioni in molari decidui Valutazione clinica e radiografica TotalFill putty Bioceramico meglio di MTA ma statisticamente non significativo
Li et al. 2022 Otturazione canalare conestrusione di materiale Valutazione clinica e radiografica iRoot L’estrusione oltreapice di materiale non dà esiti avversi
Albakhakh et al. 2022 Otturazione canalare Valutazione clinica e radiografica TotalFill Riferisce che i bioceramici aumentano la guarigione (ma senza gruppo controllo)
Shim et al. 2021 Otturazione canalare Dolore postoperatorio Endoseal mta Bioceramici e cementi resinosi hanno simili effetti sul dolore postoperatorio
Yehia et al. 2021 Otturazione canalare Dolore postoperatorio e radiografie TotalFill No differenze in dolore o spessore della lamina dura tra bioceramico e cemento tradizionale
Bel Haj Salah et al. 2021 Otturazione canalare Valutazione clinica e radiografica BioRoot No differenze fra singola visita o visita multipla
Fonseca et al. 2019 Otturazione canalare conestrusione di materiale Dolore postoperatorio sealer plus BC Maggiori estrusioni di materiale con bioceramico risultati simili in termini di dolore
Washio et al. 2017 Otturazione canalare Dolore postoperatorio Glass basedcanal sealer Minor dolore intraoperatorio, dolore postoperatorio simile
Zavattini et al. 2020 Otturazione canalare Valutazione clinica e radiografica con CBCT Bioroot Risultati simili fra bioceramico e tecnica verticale a caldo in termini di successo

 

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14. Effect of Bioactive Glass-Based Root Canal Sealer on the Incidence of Postoperative Pain after Root Canal Obturation Washio A, Miura H, Morotomi T, et al. Int J Environ Res Public Health. 2020 Nov 28;17(23):8857.

15. Zavattini A, Knight A, Foschi F, Mannocci F. Outcome of Root Canal Treatments Using a New Calcium Silicate Root Canal Sealer: A Non-Randomized Clinical Trial. J Clin Med. 2020 Mar 13;9(3):782

16. Liu S, Wang S, Dong Y. Evaluation of a bioceramic as a pulp capping agent in vitro and in vivo. J Endod. 2015 May;41(5):652-7.

17. Mekhdieva E, Del Fabbro M, Alovisi M, et al. Postoperative Pain following Root Canal Filling with Bioceramic vs. Traditional Filling Techniques: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. J Clin Med. 2021 Sep 29;10(19):4509. 

 

 

Diagnosi e pianificazione del trattamento implantare con chirurgia guidata: i vantaggi per clinico e pazienti

Pianificare un intervento di riabilitazione implantare con il supporto della chirurgia guidata è un’opportunità sempre più apprezzata dagli odontoiatri. È noto che questo approccio comporta diversi vantaggi dal punto di vista clinico, ma non tutti sanno che la pianificazione del trattamento implantare con chirurgia guidata ha anche inaspettati risvolti positivi sulla gestione dello studio e sulla modalità di comunicazione con i pazienti. Questi ultimi, a loro volta, ottengono innegabili benefici quando decidono di affidarsi a un professionista che utilizza questa procedura di pianificazione chirurgica. Ecco tutti i motivi che rendono la pianificazione del trattamento implantare con chirurgia guidata una scelta vincente.

Chirurgia guidata: i vantaggi per il clinico

  • Maggiore precisione con il software di pianificazione. L’analisi del caso realizzata attraverso il software consente di pianificare ogni dettaglio del piano di cura, che risulta così personalizzato in modo preciso per ogni singolo paziente. Un enorme vantaggio è già solo il fatto di ottenere la visione tridimensionale dell’anatomia del paziente: nel momento in cui viene definita la posizione ideale dove collocare l’impianto, si ha la possibilità di identificare le varie strutture anatomiche e, di conseguenza, attuare interventi correttivi per azzerare il rischio di danneggiare nervi, canali alveolari, denti adiacenti, seni mascellari con cui l’impianto potrebbe altrimenti entrare in relazione.

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  • Interventi poco invasivi. Basandosi su una precisa e affidabile immagine tridimensionale, si può effettuare un intervento chirurgico flapless e, dunque, meno invasivo. Non sarà quasi mai necessario incidere le mucose per avere la visione del campo operatorio; soltanto la eventuale necessità di rigenerazione renderà inevitabile lo scollamento del lembo.
La nuova implantologia con pianificazione digitale - Chirurgia guidata e impianti iuxtaossei

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  • Meno rischi, più risparmio di tempo. Pianificare il caso clinico nei dettagli riduce la possibilità di imprevisti, in modo che sia possibile ottenere l’ottimizzazione dell’intervento e la riduzione dei tempi alla poltrona, anche nelle situazioni più complesse. Grazie alla progettazione, infatti, è possibile costruire prima dell’intervento sia la dima chirurgica sia il manufatto protesico. La dima chirurgica consentirà un preciso posizionamento dell’impianto; questo, quando le condizioni lo permettono, rende possibile effettuare nella stessa seduta di chirurgia il carico immediato dell’impianto utilizzando il manufatto protesico costruito in precedenza.
  • Ritorno di immagine per lo studio. Il buon profilo d’emergenza ottenuto con la progettazione farà sì che il manufatto protesico posizionato sia congruo, funzionale ed estetico; certamente la soddisfazione del paziente genererà un passaparola positivo importantissimo per lo studio, che sarà percepito come molto professionale, affidabile e all’avanguardia.
  • Investimenti ottimizzati e tutela legale. Le scorte di magazzino saranno ridotte alla pura necessità, sia per la parte implantare che per quella protesica. Ultimo, ma non ultimo, un altro elemento va considerato: la tutela medico-legale. Il professionista, che ha obbligo di mezzi e non di risultati, grazie alle indagini radiologiche (Tac o Cone Beam) necessarie nella fase diagnostica e grazie all’uso del software per la progettazione della chirurgia guidata sarà maggiormente tutelato.

 

I benefici per i pazienti

Risultati estetici migliori e predicibili. Durante la fase di progettazione, il software dedicato consente al paziente di vedere in anteprima quello che sarà il risultato finale, in modo che possa verificare in modo chiaro e facilmente comprensibile se il risultato promesso rispetta le sue aspettative. Questa possibilità innesca un processo di comunicazione più efficiente e aumenta il senso di fiducia. Consente inoltre un migliore risultato estetico e offre una garanzia di successo implantare più elevato.

Decorso post-operatorio più rapido e meno doloroso. L’esecuzione di un intervento in chirurgia guidata poco invasivo, privo di incisioni importanti in quanto effettuato con tecnica flapless, garantisce al paziente un decorso post-operatorio più rapido e meno disagevole, con una notevole riduzione di gonfiore e dolore e la minimizzazione delle eventuali complicazioni. Per il loro grado di sicurezza e predicibilità, i nuovi protocolli di chirurgia guidata sono accessibili anche a pazienti con uno stato di salute compromesso oppure affetti da patologie sinusali.

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Rapido recupero della funzionalità. Quando la situazione clinica individuale consente il carico immediato, il paziente vede concretizzarsi la possibilità di sottoporsi a un minor numero di sedute presso il dentista e di tornare più rapidamente alla routine quotidiana.

Maggiore comfort e tranquillità. L'utilizzo di procedure digitali, tra le quali ad esempio la presa delle impronte tramite scanner intraorale, garantisce al paziente un'elevata sensazione di comfort, decisamente maggiore rispetto ai metodi tradizionali. Attrezzature digitali moderne e sofisticate, inoltre, fanno sì che il paziente percepisca di avere scelto uno studio all’avanguardia, che si prende davvero a cuore il suo benessere, e dunque si sentirà più tranquillo, rassicurato e  maggiormente disposto ad affidarsi all’odontoiatra.

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Fluoruro di diammina d’argento, come agisce sulle lesioni cariose

Il fluoruro di diammina d'argento (SDF) è ampiamente utilizzato nel trattamento della carie. Un recente scoping review, pubblicato sul Journal of Dentistry, ne ha valutato gli effetti sulla comunità microbica presente nelle lesioni cariose. La ricerca, che include anche una serie di studi non pubblicati, è stata realizzata da un gruppo di ricercatori dell'Università di Hong Kong. I risultati, seppur non eclatanti, offrono però diversi spunti di riflessione su come sviluppare nuove strategie nella lotta contro la carie.

Gli studi sul fluoruro di diammina d'argento

Per raccogliere i dati, i ricercatori cinesi hanno effettuato una ricerca sistematica di pubblicazioni in lingua inglese su PubMed, EMBASE, Scopus e Web of Science. Inoltre, hanno esplorato documenti non pubblicati, su ClinicalTrials.gov e Google Scholar per ottenere una visione completa delle evidenze disponibili. Sono stati selezionati sette studi che riportavano gli effetti dell'SDF sulla comunità microbica della placca dentale o della dentina cariata. Questi studi fornivano informazioni sulla biodiversità microbica, sull'abbondanza relativa delle specie microbiche e sulle vie funzionali previste della comunità microbica.

Gli effetti rilevati sul campo

Il fluoruro di diammina d'argento non sembra avere  un impatto significativo sulla diversità delle specie all'interno della comunità (alfa-diversità) né sulla differenza composizionale tra diverse comunità microbiche (beta-diversità). Tuttavia, SDF aveva un effetto sulle proporzioni relative di 29 specie batteriche all'interno della comunità della placca, inibendo il trasporto dei carboidrati e interferendo con le funzioni metaboliche della comunità microbica. Un altro studio ha esaminato la comunità microbica nelle lesioni cariose della dentina e ha riportato che il SDF influenzava la differenza composizionale tra diverse comunità microbiche (beta-diversità) e modificava l'abbondanza relativa di 14 specie batteriche.

Alla ricerca di nuove strategie contro la carie

Le conclusioni di questa panoramica suggeriscono che SDF non influisce in modo significativo sulla biodiversità della comunità microbica della placca. Tuttavia, ha un effetto sulla differenza composizionale tra diverse comunità microbiche presenti nella dentina cariata. Inoltre, SDF può modificare le proporzioni relative di alcune specie batteriche nella placca dentale e nella dentina cariata. Influenzando anche le vie funzionali previste della comunità microbica.

Da un punto di vista clinico, dunque, questa panoramica fornisce evidenze esaustive sull'effetto potenziale di questo trattamento sulla comunità microbica delle lesioni cariose. Informazioni utili per comprendere meglio il meccanismo di funzionamento di SDF a livello microbico e per sviluppare strategie di trattamento più efficaci nella cura delle lesioni cariose.

 

Impianti dentali e perimplantite, uno studio in vitro sul trattamento abrasivo

I trattamenti implantari sono ampiamente utilizzati in odontoiatria, con alte percentuali di successo. Tuttavia, l'accumulo di placca intorno agli impianti può causare complicanze come la perimplantite, che può portare al fallimento dell'impianto. Per prevenire o trattare questa malattia, è necessario rimuovere il biofilm dalle superfici degli impianti. Uno dei metodi efficaci per lo sbrigliamento degli impianti dentali è il trattamento abrasivo ad aria (APA). Si tratta di una tecnica che utilizza un flusso di polvere per rimuovere la placca. Tuttavia, i fattori che influenzano l'efficacia di questa metodica non sono ancora totalmente noti, né compresi. Un recente studio, pubblicato su Nature, ha esaminato sistematicamente l'effetto del trattamento abrasivo con polvere di fosfato tricalcico β (β-TCP). Gli autori della ricerca che si è svolta a Taiwan presso la National Taipei University of Technology, hanno utilizzato diverse intensità di getto di polvere e dimensioni delle particelle per condurre la sperimentazione.

Come si è svolto lo studio in vitro

I ricercatori hanno utilizzato tre dimensioni di polvere di β-TCP (S, M e L). Quindi hanno testato diverse impostazioni della medesima polvere (bassa, media e alta) per determinare la capacità di pulizia. L'efficacia della pulizia è stata valutata misurando la rimozione di inchiostro, che simulava la rimozione del biofilm dalle superfici degli impianti in diversi momenti temporali. I risultati dei confronti sistematici sono chiari. Per prima cosa, tutte le superfici degli impianti sono state modificate in tutti i gruppi testati. Le particelle di dimensione M con impostazione media sono state le più efficaci per pulire le superfici degli impianti. Inoltre, è stato evidenziato che la quantità di polvere utilizzata influisce sull'efficacia della pulizia.

Come mantenre integri gli impianti dentali

Questi risultati forniscono importanti spunti per lo sviluppo di strategie non chirurgiche per la rimozione della placca e il trattamento delle malattie perimplantari. La comprensione dei fattori che influenzano l'efficacia del trattamento APA può aiutare a ottimizzare le procedure di pulizia degli impianti dentali. Ma anche a prevenire le complicanze associate alla perimplantite. Questo studio rappresenta un passo avanti nella gestione di questa malattia. E potrebbe contribuire allo sviluppo di approcci più efficaci per la cura dei pazienti con impianti dentali.

Global Clinical Case Contest, ecco il podio italiano

Margherita Feliciotti ritira il primo premio del Contest
Margherita Feliciotti, studentessa dell'Università di Siena, ritira il primo premio del Global Clinical Case Contest targato Dentsply Sirona: un buono di mille euro per l'acquisto di materiali per la conservativa e l'accesso alla finale internazionale di fine giugno 2023.

Global Clinical Case Contest ha premiato gli studenti di Odontoiatria vincitori dell'edizione 2023. Quest'anno, in Italia, al concorso di Conservativa organizzato da Dentsply Sirona si erano iscritti 56 studenti, provenienti da 12 università: 27 di loro hanno completato e presentato i loro casi clinici. Margherita Feliciotti, dell’Università di Siena, si è aggiudicata il primo posto nella classifica. Dovrà ora difendere i colori dell'Italia alla finale internazionale che si terrà a fine giugno a Konstanz. Qui competerà con i finalisti di tutto il mondo, presentando il suo caso clinico a una Giuria Internazionale che decreterà i vincitori finali del Global Clinical Case Contest 2022/2023.

Come si è svolta la selezione del Global Clinical Case Contest

La giuria italiana era composta dal professor Vasilios Kaitsas, dalla dottoressa Viviana Ret e dal dottor Andrea Franzò. Al fine di garantire l'anonimato, gli organizzatori hanno rimosso tutte le informazioni relative al nome del partecipante e all'università di appartenenza. I giudici hanno valutato singolarmente ogni poster attribuendo dei voti basati su diversi parametri: documentazione del caso clinico, descrizione dettagliata dei passaggi della procedura clinica, qualità della documentazione fotografica, grado di difficoltà del caso e risultato clinico-estetico generale. Dopo aver stilato la classifica, è stata comunicata ai giudici e ai partecipanti la terna dei finalisti, che rappresenta i migliori casi clinici valutati.

I primi tre classificiati

I tre vincitori italiani del Global Clinical Case Contest

Nella competizione di quest'anno, la classifica finale ha visto Margherita Feliciotti dell'Università di Siena primeggiare (supervisionata dal tutor dottor Giulio Pavolucci e accompagnata dal professor Simone Grandini). Al secondo posto si è classificata Sofia Stefanelli dell'Università di Padova, accompagnata dal dottor Giampaolo Drago e dal dottor Marco Calabrese. Il terzo posto è stato conquistato da Riccardo Caffù dell'Università di Milano, con il supporto del dottor Gregory Brambilla e il sostegno del dottor Matteo Compagnoni. Come premio, i vincitori hanno ricevuto dei buoni spendibili per l'acquisto di materiali di Conservativa di Dentsply Sirona. Il primo classificato ha ottenuto  1.000 euro in buoni, il secondo 800 euro e il terzo 500 euro.

Una gara ancora in corso

Margherita Feliciotti presenta il caso clinico che le ha permesso di aggiudicarsi il primo premio del concorso, dedicato alla Conservativa, promosso da Dentsply Sirona, e che tra pochi giorni presenterà anche alla giuria internazionale del concorso.

Entro la fine di giugno, Margherita Feliciotti, la vincitrice italiana del Contest internazionale targato Dentsply Sirona, si confronterà con gli altri finalisti provenienti da tutto il mondo. Presenterà dunque il suo caso clinico davanti a una Giuria Internazionale che selezionerà i vincitori finali. I poster dei primi tre classificati a livello mondiale verranno successivamente esposti presso lo stand Dentsply Sirona durante il CED/NOF-IADR 2023 Oral Health Research Congress. L'evento si terrà a Rodi, in Grecia, dal 21 al 23 settembre 2023. Sarà un'occasione per condividere le esperienze cliniche di questi giovani studenti di Odontoiatria, questa volta provenienti da tutto il mondo.

La FISM, con gli Help Desk della prevenzione, punta anche all’odontoiatria

FISM, la Federazione delle società medico-scientifiche italiane, ha di recente inaugurato gli Help Desk della prevenzione. Il progetto ha preso il via il 1° giugno 2023, in occasione della giornata dell'Urologia, con l'attivazione di uno sportello informativo, promosso dalla SIU (Società italiana di urologia), che resterà a disposizione dei cittadini per un intero anno all'indirizzo: prevenzione@siu.it.

L'8 giugno è stata la volta della Società italiana di Audiologia e Foniatria SIAF, con la Giornata dell’Ascolto e l'Help Desk audiologia@prontosiaf.it. Il prossimo sarà dedicato al mondo dell'odontoiatria e avrà come protagonista la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) e i suoi specialisti.

Un Help Desk al servizio della parodontologia

Sarà inaugurato il prossimo 16 giugno 2023, in occasione della Giornata Nazionale della Parodontite, il servizio di assistenza Help Desk prevenzione@sidp.it.  promosso dalla SIdP, la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia. Qui i cittadini potranno ottenere informazioni sul rischio di contrarre la parodontite, malattia che colpisce in modo grave circa il 15% della popolazione italiana e che, se non adeguatamente trattata, può portare alla perdita dei denti.

I cittadini potranno interagire gratuitamente con i professionisti odontoiatri della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia e, grazie all'applicazione mobile "Gengive in Forma", calcolare la propria suscettibilità individuale a questa malattia. Lo strumento aiuta a valutare il livello di rischio personale e ad adottare le misure preventive necessarie per mantenere le gengive in salute.

 

Gli altri Help Desk al servizio dei cittadini

Sono altri 2 i Desk Help promossi dalla Federazione delle società medico-scientifiche italiane. Il 22 giugno 2023 la Società Italiana di Medicina del Lavoro SIML, insieme con al Giornata del Medico Competente saluterà la nascita dell’Help Desk prevenzione@siml.it: qui i cittadini potranno avere informazioni sul ruolo del medico competente nel mantenimento del benessere lavorativo inteso come “Total Worker Health”.

Infine, il 29 Giugno 2023, in occasione della Giornata dell’Endocrinologia, la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) attiverà l'Help Desk  prevenzione@societaitalianadiendocrinologia.it. A questo indirizzo i cittadini potranno chiedere informazioni sull'obesità, patologia cronica, grave e potenzialmente severa, in cui la causa dell’eccessivo guadagno di peso è dovuta a una specifica alterazione del sistema endocrino-metabolico, Malattia che coinvolge una serie di assi ormonali, tra cui i principali rimandano al sistema fame/sazietà a livello centrale e alla spesa energetica a livello muscolare. Anche in questo caso, un team qualificato di specialisti offrirà gratuitamente una risposta ai quesiti che perverranno dai cittadini.

Il laser Er:YAG nel trattamento della perimplantite

Il laser Er:YAG (a erbio) è sempre più utilizzato nel trattamento chirurgico della perimplantite avanzata. Ma quali sono le evidenze scientifiche sulla sua efficacia? Una recente revisione sistematica, pubblicata sull'Oral Health and Preventive Dentistry, ha cercato di fare chiarezza su questo argomento. Lo studio è opera di un gruppo di ricercatori cinesi dell'HanDan Central Hospital.

Il focus dello studio sul laser a erbio

La revisione ha analizzato cinque studi clinici randomizzati (RCT) che valutavano l'effetto del laser Er:YAG come metodo di debridement nel trattamento della perimplantite avanzata. I risultati ottenuti sono interessanti, ma non definitivi. I principali parametri presi in considerazione nella revisione sono stati il guadagno di livello di attacco clinico (CAL), la riduzione della profondità di sondaggio (PD), l'indice di placca (PI) e il sanguinamento alla sondaggio (BOP).

I risultati emersi dalla ricerca

Uno dei cinque studi inclusi nella ricerca ha riportato risultati significativi in termini di guadagno CAL e riduzione PD nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo di controllo. Tuttavia, gli altri quattro studi non hanno riscontrato differenze significative tra i due gruppi. L'eterogeneità metodologica è stata un fattore che ha influenzato i risultati della revisione. Infatti, i diversi studi presentavano gruppi di controllo non standard e parametri del laser variabili. Pertanto, i risultati di questa revisione, ammettono gli autori, vanno considerati come preliminari. E necessitano di ulteriori studi ben progettati con comparatori standardizzati e parametri del laser uniformi per trarre conclusioni definitive sull'efficacia del laser Er:YAG nel trattamento della perimplantite avanzata.

Uno strumento comunque utile ed efficace

Nonostante i limiti evidenziati, l'uso del laser a erbio nel trattamento della perimplantite offre delle potenzialità interessanti. La sua capacità di rimuovere il tartaro e promuovere la guarigione dei tessuti può essere un valido ausilio nel trattamento chirurgico. Tuttavia, sottolineano gli autori, il laser Er:YAG non può sostituire completamente il debridement meccanico tradizionale. Semmai, è necessario utilizzare una combinazione di entrambe le tecniche per ottenere i migliori risultati. In conclusione, la revisione sistematica ha fornito evidenze contrastanti sull'efficacia del laser Er:YAG come metodo di debridement nel trattamento chirurgico della perimplantite avanzata. Ulteriori studi ben progettati sono necessari per definire l'efficacia e l'applicabilità clinica di questa tecnologia comunque utile e promettente.

Illuminazione nello studio odontoiatrico: che lampada scegliere?

La scelta delle attrezzature per lo studio odontoiatrico si basa su aspetti tecnici, ergonomici, economici, talvolta estetici, ma soprattutto deve orientarsi verso soluzioni efficaci. Questo è fondamentale anche quando si tratta di scegliere il tipo di illuminazione più adatto per gli ambienti di lavoro.

Perché la scelta della lampada dello studio è così importante

Come sappiamo, la luce è l’elemento essenziale per la vita, e questo dato non è da meno nello studio, luogo dove si trascorre la maggior parte del proprio tempo durante la giornata. Un’adeguata illuminazione permette di svolgere il proprio lavoro al meglio, giorno dopo giorno, diminuendo l’affaticamento della vista, la stanchezza e lo stress. Inoltre, ha un impatto positivo sui pazienti, rendendo migliore la loro percezione dello studio medico.

Come scegliere la lampada giusta

Per l’illuminazione nella pratica odontoiatrica, la Norma DIN 67505 fissa in 1600-2400 lux il corretto illuminamento del campo operatorio, e in 500 lux l’illuminazione generale. Per questo possiamo dedurre che una plafoniera applicata direttamente a soffitto risulta troppo distante dal piano di lavoro (Figura 1), mentre una tradizionale plafoniera installata a sospensione crea una zona d’ombra sul soffitto e sulle pareti (Figura 2).

 

Figura 1. La luce diffusa dalla plafoniera a soffitto (a sinistra) è troppo distante dal piano di lavoro. Figura 2. La lampada a sospensione (a destra) crea una zona d'ombra su soffitto e pareti.

 

La corretta diffusione della luce si ottiene con una lampada a luce bidirezionale, la quale mantiene un elevato flusso luminoso sul campo operatorio e diffonde la luce nel resto dell’ambiente, creando così un effetto di illuminazione naturale senza contrasti, con una drastica diminuzione delle ombre (Figura 3).

 

In questo senso, la nostra lampada DEMA-LED risponde a tutte le esigenze di uno studio odontoiatrico, libera da rischio fotobiologico e con una diffusione dell’illuminazione omogenea e naturale.

 

 

 

Restauri in zirconia, due diversi cementi a confronto

I restauri in zirconia possono essere cementati in due diversi modi. Sia con cemento vetroionomerico modificato con resina (RMGIC), sia con cemento resinoso autoadesivo (SAC). Uno studio retrospettivo, pubblicato sul Journal of Dentistry, ha messo a confronto le due diverse procedure. La ricerca è stata realizzata in Corea, presso lo Yonsei University College of Dentistry di Seoul, e offre utili conferme al clinico.

Come s'è svolta la comparazione

Per realizzare il confronto, i riceratori hanno valutato una serie di casi di restauri in zirconia a copertura totale. Alcuni cementati con RMGIC, altri con SAC, tutti nel periodo compreso tra marzo 2016 e febbraio 2019. Dapprima hanno analizzato i risultati clinici dei restauri in base al tipo di cemento utilizzato. Poi hanno valutato i tassi cumulativi di successo e di sopravvivenza in base al tipo di cemento e di moncone. I test statistici, tra cui quelli di non inferiorità, di Kaplan-Meier e di Cox hazard, sono stati condotti con un valore di significatività α di 0,05.

Cosa hanno osservato i ricercatori

Lo studio innanzitutto ha coinvolto complessivamente 288 restauri in zirconia a copertura totale. Di questi, 157 erano su denti naturali, 131 su impianti. Gli autori hanno riscontrato una sola perdita di ritenzione, in un caso di corona implantare monounitaria cementata con RMGIC, dopo 4,25 anni dal restauro. Inoltre, hanno osservato che questa soluzione non era inferiore a SAC per quanto riguarda la perdita di ritenzione, con un tasso di occorenza inferiore al 5%.
Per quanto riguarda i restauri monounitari su denti naturali, i tassi di successo a quattro anni nei gruppi RMGIC e SAC sono stati rispettivamente del 100% e del 95,65%. Sebbene non sia stata osservata una significativa differenza statistica tra i due gruppi, RMGIC ha dimostrato un risultato leggermente migliore. Per i restauri monounitari su impianti, i tassi di successo a quattro anni nei gruppi RMGIC e SAC sono stati rispettivamente del 95,66% e del 100%, anche in questo caso con differenze non significative.

Le conclusioni sulla cementazione dei restauri in zirconia

Gli autori dello studio hanno analizzato il ruolo delle variabili predittive, compreso il tipo di cemento, tramite l'uso di rapporti di rischio. Tuttavia, non hanno trovato nessuna correlazione significativa. Il tipo di cemento utilizzato, quindi, secondo i ricercatori non influenza in modo sensibile i risultati clinici.  Pertanto, sia RMGIC che SAC possono essere considerati valide opzioni per la cementazione di restauri in zirconia a copertura totale su monconi con geometrie favorevoli.

Carie, quanto è davvero efficace il peptite auto-assemblante P11-4

La carie è una malattia che è bene curare al suo esordio, prima che danneggi il dente in modo significativo. E il peptide auto-assemblante P11-4 è una soluzione a questo problema. Essendo non invasiva e in grado di rigenerare lo smalto nelle lesioni iniziali, la molecola è ampiamente impiegata negli studi dentistici. Una recente revisione sistematica, pubblicata su The Journal of American Dental Association, ha voluto verificarne l'efficacia. Lo studio, condotto da un ampio gruppo di ricerca, si è concentrato su due prodotti: Curodont Repair (CR) e Curodont Repair Fluoride Plus (CRFP).

Gli studi analizzati sul trattamento della carie

L'attenzione dei ricercatori si è concentrata sulla progressione delle lesioni durante un periodo di 24 mesi, sull'arresto della carie e sulla comparsa di cavità. Inoltre, sono stati considerati gli esiti secondari riguardanti i cambiamenti nelle categorie di valutazione del sistema internazionale di rilevamento e valutazione della carie (ICDAS), la valutazione quantitativa della fluorescenza indotta dalla luce (QLF; sistema di ricerca Inspektor), l'aspetto estetico e le dimensioni delle lesioni.

I risultati della revisione sistematica

Riguardano due risultati principali e due risultati secondari. Rispetto ai gruppi di controllo, l'uso di CR è probabilmente associato a un significativo aumento dell'arresto della carie e una riduzione della dimensione delle lesioni di circa il 30%. Inoltre, le prove indicano anche una significativa riduzione delle cavità con l'uso di CR. Tuttavia rimane incerta la sua efficacia nella riduzione del punteggio ICDAS.  D'altro canto, non sono stati riportati cambiamenti estetici negativi in nessuno degli studi analizzati. E Nessuno degli studi ha utilizzato Curodont Repair Fluoride Plus.

Le conclusioni che richiedono però nuovi studi

I ricercatori responsabili di questa revisione sistematica adottano un approccio cauto nel formulare le conclusioni. È probabile che CR abbia effetti clinicamente significativi sull'arresto della carie e sulla riduzione delle dimensioni delle lesioni. Tuttavia è necessario condurre ulteriori ricerche per chiarire gli effetti nella prevenzione delle cavità e nella valutazione combinata del punteggio ICDAS. Considerando che tutti e sei gli studi inclusi presentano un rischio moderato-alto di distorsione. Inoltre, per indagare gli effetti sinergici potenziali tra CR, fluoruro e agenti antimicrobici andrebbero condotte ricerche più approfondite. In ogni caso, CR è un'arma in più nelle mani dell'odontoiatra per il trattamento della carie, la malattia più comune nell'uomo.

Biomarcatore salivare, novità per la diagnosi della parodontite

Un biomarcatore salivare affidabile potrebbero rappresentare un'alternativa semplice e non invasiva alla diagnosi parodontale convenzionale, basata su parametri clinico-radiografici. La metalloproteinasi di matrice-8 (MMP-8), soprattutto nella sua forma attiva, è considerata uno dei biomarcatori più affidabili della parodontite. Per il suo monitoraggio clinico, alcuni ricercatori dell'Università della Campania hanno proposto dei test diagnostici point-of-care (POCT), altamente sensibili. Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Dentistry.

Come funziona il biomarcatore salivare allo studio

La metodica, basata su un biosensore a fibra ottica di plastica (POF), sfrutta la risonanza plasmonica di superficie (SPR) per rilevare la MMP-8 salivare. Un biosensore SPR-POF è stato funzionalizzato con un anticorpo specifico per sviluppare uno strato di autoassemblaggio (SAM) superficiale per la rilevazione della MMP-8 totale. Per quantificare il livello di MMP-8 sia in un tampone che in una matrice reale (saliva), i ricercatori hanno utilizzato una sorgente di luce bianca e uno spettrometro collegato al biosensore. Analizzando lo spostamento della lunghezza d'onda di risonanza, determinato dall'interazione specifica antigene-anticorpo sul SAM, hanno ottenuto utili informazioni.

Cosa è in grado di rilevare il sistema

Sono state realizzate curve dose-risposta tramite diluizioni seriali di MMP-8 ricombinante umana, ottenendo un limite di rilevamento (LOD) di 40 pM (1,76 ng/ml) nel tampone e 225 pM (9,9 ng/ml) nella saliva, con un'alta selettività rispetto ad altri analiti interferenti (MMP-2 e IL-6). Il POCT proposto basato sulla fibra ottica è stato in grado di rilevare e misurare la MMP-8 totale con elevata selettività e un LOD molto basso sia nel tampone che nella saliva.

Rilevanza clinica dello studio

La tecnologia SPR-POF potrebbe essere impiegata per creare biosensori altamente sensibili per monitorare i livelli di MMP-8 salivari. La possibilità di rilevare in modo specifico la sua forma attiva, piuttosto che totale, deve essere ulteriormente investigata. Tuttavia, se confermato e clinicamente validato, un simile dispositivo potrebbe rappresentare uno strumento promettente per effettuare una diagnosi immediata della parodontite. Altamente sensibile e affidabile, lo strumento aiutererbbe ad eseguire una terapia tempestiva e mirata. Ma anche a prevenire l'insorgenza di complicanze locali e sistemiche correlate alla parodontite, che i clinici da sempre cercano di scongiurare.

Intelligenza artificiale, cosa ne pensano gli studenti di odontoiatria

Intelligenza artificiale (IA) è sinonimo di rivoluzione, anche nel settore sanitario. Tuttavia, la percezione che gli operatori hanno sul tema non sempre è chiara e limpida. Di qui la necessità di approfondire la questione. Proprio come ha fatto uno studio osservazionale, descrittivo e trasversale, pubblicato su Dentistry Journal. La ricerca ha coinvolto un campione di 200 studenti di odontoiatria, tramite un sondaggio online. Universita Peruviana di Lima, Paulista University di San Paolo e Università di Granada sono gli autori dello studio.

Cosa è emerso dal sondaggio sull'intelligenza artificiale

L'86% degli studenti intervistati concorda sul fatto che l'intelligenza artificiale porterà a grandi progressi nell'odontoiatria. Tuttavia, il 45% dei partecipanti non crede che l'intelligenza artificiale sostituirà i dentisti in futuro. I partecipanti sono però concordi sul fatto che l'uso dell'intelligenza artificiale dovrebbe essere parte integrante degli studi pre-laurea e post-laurea, con tassi di accordo rispettivamente del 67% e del 72%.

I giovani, aperti all'innovazione

Questi risultati suggeriscono che gli studenti hanno una visione positiva nei confronti dell'intelligenza artificiale e sono aperti all'implementazione di queste tecnologie nel campo dell'odontoiatria. La maggioranza degli studenti intervistati crede che l'intelligenza artificiale porterà a notevoli progressi in questo settore. Tuttavia, la maggior parte  non ritiene che le macchine sostituiranno completamente i dentisti, ma che l'intelligenza artificiale diventerà un prezioso strumento di supporto per migliorare la qualità dell'assistenza odontoiatrica. Perché l'mplementazione dell'IA, per esempio, potrebbe consentire una diagnosi più accurata e tempestiva, nonché una pianificazione del trattamento più efficiente.

Qualche riflessione in più sull'IA

In conclusione, l'intelligenza artificiale rappresenta una promessa per il futuro della medicina e dell'odontoiatria. Gli studenti di odontoiatria manifestano una visione positiva riguardo ai vantaggi che questa tecnologia può apportare al settore. Tuttavia, è importante che le nuove generazioni vengano adeguatamente formate sull'uso e l'applicazione dell'intelligenza artificiale per massimizzarne i benefici e garantire una pratica clinica sicura ed efficace. In questo modo, dentisti e intelligenza artificiale potranno lavorare insieme per raggiungere risultati che oggi è difficile anche solo immaginare.

Pigmentazioni dentali, quali dentifrici è meglio raccomandare

L'eliminazione delle pigmentazioni dentali richiede spesso l'adozione di protocolli domiciliari con dentifrici abrasivi reperibili in commercio. Un recente studio italiano, pubblicato su Dentistry Journal, ha analizzato l'efficacia di due prodotti formulati con diverse molecole per la rimozione delle macchie. In particolare, si è focalizzato sui dentifrici a base di cristalli micro-pulenti e su quelli al carbone attivato. Quindi ha misurato l'indice di macchie di Lobene per intensità ed estensione, ma anche il controllo della placca e il sanguinamento alla palpazione.

Come si è svolto lo studio sulle pigmentazioni dentali

Il gruppo di ricerca, composto da studiosi dell'Università di Pavia e delle Università di Verona e di Bologna, ha coinvolto 40 partecipanti. Tutti con pigmentazioni dentali estrinseche, i soggetti sono stati divisi in due gruppi. Il gruppo di controllo ha utilizzato un dentifricio con cristalli micro-pulenti. Il gruppo di prova, invece, ha impiegato un dentifricio al carbone attivato a microparticelle. Gli autori dello studio hanno misurato i parametri clinici ai tempi T0 (basale), T1 (10 giorni), T2 (1 mese) e T3 (3 mesi).

I risultati della ricerca "made in Italy"

I risultati hanno evidenziato differenze statisticamente significative in entrambi i gruppi (p < 0,05). Nel gruppo di controllo, si è osservata una riduzione delle pigmentazioni estrinseche in termini di intensità ed estensione. Tuttavia, la completa eliminazione è stata raggiunta solo nel gruppo di prova con il dentifricio al carbone attivato, anche se senza differenze significative tra i gruppi (p > 0,05). Rispetto al controllo della placca, al sanguinamento alla palpazione e agli indici di macchie di Lobene, tra i gruppi non sono state riscontrate differenze significative.

Le conclusioni in forma di raccomandazioni

Sulla base di tali risultati, entrambi i dentifrici testati possono essere raccomandati per l'igiene orale domiciliare dei pazienti con pigmentazioni dentali estrinseche. Tuttavia, il dentifricio al carbone attivato si è dimostrato più efficace nell'eliminazione totale delle pigmentazioni. Per il resto, invece, continuano ad essere valide le raccomandazioni di sempre. Una corretta igiene orale quotidiana, che comprende una spazzolatura regolare e l'utilizzo del filo interdentale, è infatti la strada maestra per mantenere una salute orale ottimale.

OSA, con i MAD i pazienti respirano meglio

L'OSA, cioè l'apnea ostruttiva del sonno, è causa di ostruzione delle vie aeree superiori. Malattie cardiovascolari e ictus sono tra le conseguenze più gravi provocate da questa malattia. Per contrastarla esistono diversi rimedi, più o meno invasivi. Un recente studio ha analizzato l'efficacia dei dispositivi di avanzamento mandibolare (MAD) nel contrastare le attività muscolari di chiusura della mascella (JCMA). Con la finalità di verificare le eventuali variazioni sul  grado di desaturazione dell'ossigeno nei soggetti con OSA. La ricerca, realizzata dall'Academic Centre for Dentistry di Amsterdam (Olanda), insieme con l'Università di Montréal (Canada), è stata pubblicata sul Journal of Oral Rehabilitation.

Come si è svolto lo studio

I ricercatori hanno selezionato 18 soggetti affetti da OSA, 5 donne e 13 uomini, di età compresa tra 30 e 45 anni. Presentavano un indice di apnea-ipopnea (AHI) tra 15 e 45 eventi all'ora e sonnolenza diurna. Dopo averli divisi in due gruppi, hanno eseguito una polisonnografia, con e senza MAD. Inoltre hanno registrato l'attività dei muscoli masseteri e temporali coinvolti nel fenomeno causato dalla patologia, ma anche i livelli di saturazione dell'ossigeno nel sangue.

Gli effetti del MAD sui pazienti con OSA

Lo studio ha dimostrato che i JCMA correlati al tempo alla desaturazione dell'ossigeno con eccitazione del sonno diminuivano significativamente con l'uso del MAD. I JCMA correlati al tempo alla desaturazione dell'ossigeno senza eccitazione, invece, non hanno mostrato cambiamenti significativi. Tutte le variabili respiratorie hanno fatto registrare un miglioramento statisticamente significativo con il MAD in situ. L'AHI è migliorata, passando mediamente da 18,4 a 9,6 eventi all'ora. Ma anche l'indice di desaturazione dell'ossigeno è migliorato, con una riduzione media da 20,7 senza MAD in situ a 13,5 con MAD in situ.

Un'ipotesi da approfondire

Secondo gli autori di questa ricerca, gli studi sull'associazione tra JCMA e ipossia intermittente potrebbero potenzialmente offrire maggiori informazioni sul meccanismo di genesi della JCMA con OSA. Per ora i ricercatori hanno dimostrato che un dispositivo di avanzamento mandibolare, realizzato su misura, può ridurre nei pazienti con OSA in modo significativo le attività dei muscoli di chiusura della mascella correlata al tempo alla desaturazione dell'ossigeno con eccitazione del sonno. Con tutti i benefici che questo comporta.

Adempimenti e scadenze del mese di giugno

Adempimenti e scadenze

Giugno è il mese dell’anno che più di ogni altro rende tangibile il rapporto fra il cittadino italiano e il Fisco. È infatti il momento di “andare alla cassa”, entro la fine del mese, per effettuare i versamenti relativi alle imposte sul reddito dell’anno precedente. È dunque il mese in cui si devono “fare i conti”, i commercialisti sono in pieno lavoro per predisporre intanto i conteggi delle dichiarazioni dei redditi, che dovranno essere trasmesse all’Agenzia delle entrate entro il 30 novembre, termine che chiude la “stagione dichiarativa” iniziata proprio nel mese di giugno. Per i soli professionisti, per la prima volta non verseranno l’Irap, imposta che è stata abrogata dalla Legge 30 dicembre 2021 nr. 234.

Oltre ai redditi, i cittadini che possiedono immobili diversi dalla abitazione di residenza devono versare, entro il giorno 16, l’acconto dell’IMU, l’imposta il cui gettito va a finanziare le spese dei comuni. Sempre per l’IMU, si segnala che entro il giorno 16 è possibile, in caso di omesso versamento totale o parziale di quella dovuta per il 2022, versare con la sanzione ridotta più favorevole. Scadenze importanti anche per i datori di lavoro che prestano “assistenza fiscale” (art. 37 del Dlgs 9 luglio 1997 nr. 241). Per chi avesse debiti con il Fisco, a fine mese scade il termine, già prorogato dalla originaria scadenza del 30 aprile, per decidere se aderire o meno alla “rottamazione” delle cartelle esattoriali. Scadenze anche per Enpam.

 

Agenzia delle entrate

Giovedì 15 giugno 2023

Adempimenti contabili

  • Fatture differite. Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna);

Comunicazioni

  • “Esterometro”: scade oggi il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente;
  • Assistenza fiscale. Termine per la trasmissione all'Agenzia delle Entrate da parte dei sostituti di imposta che prestano “assistenza fiscale” ai loro dipendenti, delle dichiarazioni “Modello 730” che hanno ricevuto entro il 31 maggio;

Ravvedimento operoso

  • ultimo giorno utile per la regolarizzazione dei versamenti di imposte e ritenute non effettuati o effettuati in misura insufficiente originariamente in scadenza entro il 16 maggio 2023, con maggiorazione degli interessi legali e della sanzione ridotta a un decimo del minimo (“ravvedimento breve”, sanzione pari a 1,5% degli importi non versati;

Venerdì 16 giugno 2023

Versamenti

  • Irpef e addizionali regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo corrisposti nel mese precedente e sui compensi per lavoro dipendente del mese precedente;
  • Imposta sostitutiva dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
  • Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;
  • Iva annuale, versamento quarta rata, con maggiorazione degli interessi mensili dello 0,33%, dell'IVA relativa all'anno d'imposta 2022 risultante a conguaglio dalla dichiarazione “IVA 2023” presentata dai contribuenti non forfetari;

Ravvedimento operoso

  • IMU. I contribuenti obbligati al versamento dell’Imposta municipale propria relativa al 2022 possono ravvedere l’omesso o insufficiente versamento con applicazione della sanzione ridotta del 3,75%, oltre agli interessi legali (1,25% fino al 31/12/2022, del 5% da 1/1/2023) con maturazione giorno per giorno;

 

Giovedì 29 giugno 2023

  • Assistenza fiscale. Termine per la trasmissione all'Agenzia delle Entrate da parte dei sostituti di imposta che prestano “assistenza fiscale” ai loro dipendenti, delle dichiarazioni “Modello 730” che hanno ricevuto dal 1 al 20 giugno;

 

Venerdì 30 giugno 2023

Comunicazioni

  • Iva, invio telematico della comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA (LIPE) relativa al primo trimestre 2023;

Versamenti

  • Bollo virtuale. Versamento della rata bimestrale dell'imposta liquidata in via provvisoria all'Agenzia delle Entrate, da parte dei soggetti autorizzati a corrispondere in modo virtuale l'imposta di bollo;
  • IRPEF e addizionali regionali e comunali, imposta sostitutiva contribuenti forfetari, IRES. Scade, salvo proroghe, il termine per il versamento in unica soluzione del saldo relativo al 2022 e della prima rata di acconto dovuta per il 2023 delle imposte indicate. E’ consentito posticipare il versamento al 30 luglio, maggiorando però gli importi da versare dello 0,40%. In alternativa al versamento in unica soluzione di saldo e acconto, è possibile rateizzare con interessi, anche per uno solo dei due importi. Versando la prima rata entro oggi, è possibile rateizzare in sei rate mensili, l’ultima delle quali scade il 16 novembre. E’ possibile posticipare anche la rateazione, con scadenza della prima rata al 31 luglio, sempre con la maggiorazione degli importi dello 0,40%, ma in tal caso le rate sono cinque e non sei, l’ultima delle quali scade comunque il 16 novembre;
  • IRAP. Con le stesse modalità indicate per l’IRPEF e l’IRES, gli studi associati e le società, tra professionisti e commerciali, devono versare il saldo per il 2022 e la prima rata dell’acconto dovuto per il 2023 relativamente all’IRAP.

 

Agenzia delle entrate Riscossione (Ader)

 

Venerdì 30 giugno 2023

Dichiarazioni

  • Rottamazione cartelle. Termine, già prorogato dall’originaria scadenza del 30 aprile 2023, per la presentazione della dichiarazione per l’adesione alla c.d. rottamazione dei ruoli consegnati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 (c.d. Rottamazione quater);

 

Inps

Venerdì 16 giugno 2023

Versamenti

  • Contributi a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
  • Versamento alla “Gestione separata” delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori relative ai compensi corrisposti nel mese precedente.

 

 

Enpam

Venerdì 30 giugno 2023

Versamenti

  • Quota A. Per chi ha scelto il pagamento con domiciliazione bancaria, scade il termine per il versamento della seconda rata se si è scelto di rateizzare in quattro rate, della terza se si è optato per la rateizzazione in otto rate;
  • Quota B. Per chi ha scelto il pagamento con domiciliazione bancaria in cinque rate, scade il termine per il versamento dell’ultima rata.

 

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