Mese denso di adempimenti e di versamenti. Continuano infatti le rateazioni dei versamenti del saldo per il 2022 e del primo acconto per il 2023 di tutte le imposte liquidate con le dichiarazioni, per chi ha scelto di versare a rate, cui si aggiungono, per chi vi aderisce, i versamenti delle regolarizzazioni fiscali delle “irregolarità formali” e della “rottamazione quater”. Scade inoltre nel mese il versamento dell’importo dovuto a Enpam per la “quota B”, sia in unica soluzione che ratealmente.
Scade a fine mese il termine per una dichiarazione importante, quella dei sostituti d’imposta, il “Modello 770”, che interessa tutti i datori di lavoro e chi si avvale per l’attività di collaboratori lavoratori autonomi. Chi non lo avesse ancora fatto, ha tempo fino a fine mese per inviare la “CU 2023”, la certificazione dei compensi corrisposti nel 2022, a questi ultimi.
È altresì in scadenza il versamento degli importi delle ritenute a titolo d’imposta che riguardano i soci persone fisiche di società di capitali, purché non detengano la partecipazione in qualità di imprenditori, da applicarsi sugli importi che le società hanno corrisposto ai soci come distribuzione dei dividendi nel terzo trimestre dell’anno, incluse le distribuzioni di utili effettuate in natura.
Agenzia delle entrate
Domenica 15 ottobre 2023
Adempimenti contabili
Fatture differite. Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna).
Comunicazioni
“Esterometro”: scade oggi il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente;
Lunedì 16 ottobre 2023
Versamenti
Irpef e addizionali regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo corrisposti nel mese precedente e sui compensi per lavoro dipendente del mese precedente;
Irpef, Irap (se dovuta), Ires, Ivie e Ivafe, addizionali regionali e comunali, Iva annuale (con maggiorazione dello 0,40% in caso di opzione per il versamento in abbinamento con le imposte sui redditi), Imposta sostitutiva dei “forfetari”. Versamento della quinta rata del saldo 2022 e dell’acconto per il 2023, con interessi, per i contribuenti che hanno scelto il versamento rateale degli importi delle dichiarazioni per il 2022 e versato la prima rata entro il 30 giugno 2023, della quarta rata, con maggiorazione dello 0,40% e interessi, se la rateazione è iniziata fra il 30 giugno e il 31 luglio 2023;
Imposta sostitutiva dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;
Iva annuale, versamento ottava rata, con maggiorazione degli interessi mensili dell’2,31%, dell'IVA relativa all'anno d'imposta 2022 risultante a conguaglio dalla dichiarazione “IVA 2023” presentata dai contribuenti non forfetari, in caso di scelta per il versamento del dovuto in modo autonomo;
Società di capitali, versamento ritenuta d’imposta del 26% sui dividendi corrisposti nel trimestre solare precedente ai soci persone fisiche residenti nello Stato;
Soci di società di capitali persone fisiche residenti nello Stato, versamento alla società della ritenuta d’imposta del 26% sui dividendi in natura percepiti nel trimestre solare precedente, calcolata sul valore normale degli stessi.
Martedì 31 ottobre 2023
Comunicazioni
CU 2023, certificazione unica, ultimo giorno per inviare la certificazione dei compensi corrisposti e delle ritenute operate ai lavoratori autonomi che hanno collaborato con il sostituto d’imposta e percepito compensi nel 2022;
Dichiarazioni
Modello 770 2023, dichiarazione dei sostituti d’imposta relativamente alle somme corrisposte e alle ritenute operate ai dipendenti e ai collaboratori nel corso del 2022.
Versamenti
Sanatoria delle “irregolarità formali”, termine per il versamento dell’unica rata o della prima di due, la successiva scade a marzo del 2024, per chi decide di aderire alla sanatoria delle irregolarità formali commesse fino al 31 ottobre 2022 versando la somma di €. 200 per anno sanato;
“Rottamazione quater”, termine per il versamento della unica o della prima rata pari al 10% dell’importo comunicato dall’Agenzia entrate riscossione a chi ha aderito a questa definizione agevolata dei debiti fiscali e contributivi; la seconda rata, sempre del 10%, è in scadenza per il 30 novembre prossimo;
Inps
Lunedì 16 ottobre 2023
Versamenti
Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
Contributi della “Gestione separata”, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori relative ai compensi corrisposti nel mese precedente.
Enpam
Martedì 31 ottobre 2023
Versamenti
Quota A, per chi ha scelto il pagamento con domiciliazione bancaria, scade il termine per il versamento della settima rata se si è optato per la rateizzazione in otto rate;
Quota B, inizia oggi il versamento, sia per chi ha scelto di versare in unica soluzione che ratealmente, dei contributi dovuti al fondo della libera professione calcolati sul reddito del 2022.
Il lichen planus è una malattia infiammatoria cronica della cute e delle mucose. Il lichen planus orale è la localizzazione della malattia alle mucose orali: circa il 60% dei pazienti affetti da lichen planus mucocutaneo ha lesioni al cavo orale, mentre circa il 15 % dei pazienti affetti da lichen planus orale può sviluppare lesioni cutanee.
Le cause precise della malattia non sono attualmente note. La ricerca scientifica dei recenti decenni ha invece confermato il ruolo della risposta immunitaria cellulo-mediata anomala nella patogenesi della malattia: il lichen planus orale è sostenuto da una reazione immunopatologica verso antigeni esterni o autoantigeni, con sviluppo di citotossicità da parte dei linfociti T contro costituenti dalle cellule basali dell'epitelio delle mucose e della cute, con una cascata di eventi patogenetici simile a quella delle malattie autoimmuni e di alcune dermatiti croniche su base allergica.
Tra i fattori di rischio in grado di scatenare o esacerbare la malattia vi sono lo stress, il trauma locale, costituenti di prodotti per uso orale, l'assunzione sistemica di alcuni farmaci, l'infezione da virus dell'epatite C, in particolare in alcune aree geografiche.
Il lichen planus orale è la malattia infiammatoria cronica non infettiva più comune che colpisce il cavo orale, con una prevalenza stimata compresa tra 1% e 3% della popolazione generale, più frequente in Europa rispetto ad altre aree, più frequente nel sesso femminile e dopo i 40 anni.
Sono state descritte nel corso degli anni diverse associazioni tra lichen planus orale e malattie sistemiche: diabete di tipo II, ipertensione, epatiti virali da virus C, cirrosi biliari primitive, senza chiarire definitivamente il ruolo delle condizioni sistemiche rispetto a quello dei farmaci somministrati nella genesi della malattia orale.
Le lesioni lichenoidi orali sono una variante del lichen planus orale correlata ad ipersensibilità a materiali restaurativi o protesici dentali, alla masticazione di tabacco, o indotta da diversi farmaci sistemici, come antinfiammatori non steroidei, beta-bloccanti, ipoglicemizzanti orali, penicillamina e, come più recentemente evidenziato, da alcuni farmaci biologici utilizzati in oncologia come i PD-1 inibitori.
Clinica
Il lichen planus orale si può presentare in diverse forme; le lesioni posso essere prevalentemente bianche ipercheratosiche, come nelle forme reticolari, papulari o a placca, o con lesioni di colorito rosso, nel lichen planus atrofico, erosivo o bolloso.
Le lesioni sono più spesso bilaterali e simmetriche e le zone che possono essere colpite sono le mucose geniene, i vestiboli orali, i bordi della lingua, il dorso e il ventre della lingua, la fibromucosa del palato. Più frequentemente si presenta con lesioni bianche reticolari, in forma di minute creste bianche cheratosiche che si intersecano a formare il cosiddetto reticolo di Whickham. Tra le creste reticolari bianche si può osservare eritema della mucosa che indica la presenza di infiammazione al di sotto dell'epitelio (Figure 1-3).
1 di 3
Figura 1. Lesioni da lichen planus orale reticolare della mucosa geniena
Figura 2. Lesioni da lichen planus orale reticolare del bordo della lingua
Figura 3. Lesioni da lichen planus orale papulare e a placca del dorso della lingua
Più spesso i pazienti con lesioni bianche non lamentano sintomi: la presenza della malattia viene evidenziata dall'odontoiatra o dall'igienista dentale durante visite di routine. Interrogato, il paziente riferisce sensazione di "ruvidità " o "rigidità" in corrispondenza delle zone di lesione.
Le forme più aggressive e sintomatiche sono quelle con lesioni atrofiche ed erosive, che si possono sviluppare dall''inizio o in pazienti in cui erano già presenti lesioni reticolari. Il lichen planus orale atrofico (o eritematoso) si presenza con aree rosse omogenee della mucosa, talora anche senza papule o strie (Figura 4).
Figura 4. Lesioni da lichen planus orale reticolare e atrofico del bordo lingua
Le lesioni erosive sono ulcerazioni rivestite da fibrina, spesso circondate da aree eritematose con lesioni strie reticolari (Figura 5).
Figura 5. Lesioni da lichen planus orale reticolare e erosivo della mucosa geniena
La distruzione della superficie mucosa che si verifica in questi casi di lichen planus orale cosiddetto "epitelio destruente" prova solitamente sintomi più o meno importanti di bruciore e dolore e indice difficoltà nell'alimentazione e nelle altre attività funzionali orali, nonché nella conduzione delle manovre di igiene orale personale.
La gengivite desquamativa è una condizione clinica in cui si manifestano lesioni eritematose atrofiche, erosive e bollose in corrispondenza delle gengive, spesso molto fastidiose; la gengivite desquamativa è solitamente una manifestazione del lichen planus orale o del pemfigoide delle mucose; se provocata dal lichen planus orale si osservano anche lesioni reticolari in corrispondenza delle papille interdentali o in altre sedi mucose. In questo caso i disturbi principali del paziente sono sanguinamento gengivale, fastidio e bruciore alle gengive, difficoltà nello spazzolamento (Figura 6).
Figura 6. Lesioni della gengivite desquamativa da lichen planus orale
Rischio di insorgenza di cancro orale
Dal 2005 il lichen planus orale è stato classificato tra le malattie e lesioni orali potenzialmente maligne, tra le quali vi sono leucoplachia, eritroplachia e fibrosi orale submucosa.
Gli studi e le revisioni sistematiche recenti confermano il potenziale di trasformazione maligna e progressione verso il carcinoma squamocellulare della mucosa orale con incidenze medie che vanno dallo 0,5% e fino al 2% per il lichen planus orale, nelle diverse metanalisi, e intorno al 2% per le lesioni lichenoidi orali. Il tasso di trasformazione annuo sarebbe compreso tra lo 0,3 e lo 0,6 per cento.
I fattori che accentuano il rischio di insorgenza di cancro nei pazienti affetti da lichen planus orale sono il consumo di tabacco e alcolici, l'infezione e la presenza di HPV e di HCV, la sede alla lingua delle lesioni, le lesioni atrofiche ed erosive, l'espressione di alcune alterazioni genetiche e nucleari nelle sedi di lichen planus.
Diagnosi
La diagnosi del lichen planus orale è basata sui sintomi riferiti dal paziente, su una approfondita anamnesi medica e farmacologica, sull'aspetto clinico molto caratteristico delle lesioni, in particolare nei casi con lesioni solo bianche reticolari.
La conferma diagnostica si ottiene con la biopsia delle mucose orali da aree significative di lesione e con l'esame istopatologico del pezzo asportato. Nel caso di lesioni erosive, è necessario effettuare il prelievo comprendendo il tessuto sano periferico. Quando si pongono problemi di diagnosi differenziale con malattie che possono avere lesioni orali simili, come nel caso del lupus discoide o nelle manifestazioni orali del LES, è necessario ricorrere anche all'inoltro al laboratorio di una seconda parte di prelievo di mucosa per l'esame con l'immunofluorescenza diretta (DIF).
Terapia
Il lichen planus orale è una condizione patologica cronica come altre malattie simili e non è stata ancora individuata una terapia completamente curativa. L'obiettivo della terapia è il controllo delle lesioni e dei sintomi dei pazienti, se presenti.
Con il paziente è importante supportare il miglioramento dell'igiene orale, l'eliminazione di fattori di rischio e aggravanti come le cause intraorali di trauma alle mucose, come gli elementi dentali e i manufatti acuminati, fratturati o comunque traumatici per le mucose orali. Andrebbero inoltre evitati dentifrici e collutori che contengano chimici irritanti come il sodio laurilsolfato e l'alcol.
In relazione al possibile aumento del rischio oncologico è necessario istruire il paziente alla cessazione del tabagismo e del consumo di alcolici.
Per i pazienti affetti da lesioni cheratosiche reticolari di lieve e/o modesta entità che non provocano sintomi fastidiosi o evidente danno estetico, non sono necessarie terapie attive con farmaci locali o sistemici.
Se le lesioni causano sintomi o sono di tipo erosivo, vengono utilizzati farmaci immunosoppressori, per uso locale o sistemico in relazione alla gravità della malattia, alla risposta del quadro clinico e alla compliance del paziente.
L'obiettivo primario del trattamento del lichen planus orale sintomatico è la riduzione o l'eliminazione del dolore associato alle lesioni e la riduzione della frequenza degli episodi infiammatori acuti.
I farmaci più frequentemente utilizzati e con i quali si ottiene solitamente un buon controllo della malattia sono i corticosteroidi per uso topico, in preparazioni topiche per uso sulla mucosa orale, più frequentemente clobetasolo o triamcinolone, utilizzati per cicli di alcune settimane o mese; se la risposta non è sufficente si può ricorrere agli inibitori della calcineurina come pimecrolimus o tacrolimus, alla ciclosporina; ai farmaci retinoidi come la tretinoina. I farmaci per uso topico indicati sono attualmente disponibili come preparazioni galeniche con veicoli mucoadesivi adatti all'impiego sulle mucose orali. Con l'uso di immunosoppressori locali si fa ricorso frequentemente all'impiego di antimicotici locali per evitare l'insorgenza di candidosi orale, peraltro poco frequente in questi casi. In alcuni casi è indicato l'impiego di betametasone per collutorio o fluticasone in spray.
Se le terapie locali non sono sufficienti, con un approccio multidisciplinare insieme al dermatologo e all'immunologo clinico possono essere somministrati farmaci immunosoppressori sistemici: cortisonici, idrossiclorochina, methotrexate, ciclosporina, azatioprina, micofenolato; negli ultimi anni sono stati impiegati anche farmaci biologici, con risultati variabili.
Follow-up
In relazione alla natura cronica della malattia, con periodi di esacerbazione e remissione e al dimostrato aumento del rischio di insorgenza di cancro, i pazienti affetti da lichen planus devono essere istruiti e inseriti in un regolare programma di controllo clinici, con intervalli meno frequenti di 6-12 mesi se le lesioni sono solo reticolari e asintomatiche e con frequenza di 3-4 mesi nei casi di lichen planus erosivo. Il controllo del risultato delle terapie prescritte può necessitare controllo più ravvicinati, a 4-6 settimane per decidere come e quando ridurre la frequenza di impiego dei farmaci immunosoppressori topici prescritti.
Ausili diagnostici
Nella fase diagnostica iniziale e nei controlli di follow-up può risultare utile ricorrere a metodi visuali ausiliari per migliorare il riconoscimento visivo delle aree di infiammazione, di lesioni cheratosica bianca e di displasia o presenza di tessuto tumorale maligno.
Il blu di toluidina consente di migliorare l'individuazione di aree di displasia e neoplasia, gli strumenti per evidenziare l'autofluorescenza della mucosa orale, come i filtri degli occhiali Goccles®, consentono di migliorare la discriminazione visiva delle zone cheratosiche bianche, delle aree della mucosa con infiammazione e delle aree con sospetta displasia o trasformazione tumorale (Figure 7a, b).
Figura 7a. Lichen planus orale del bordo linguaFigura 7b. Lichen planus orale del bordo lingua, stessa immagine con visualizzazione dell'autofluorescenza (occhiali Goccles®)
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I denti sovrannumerari sono una condizione relativamente rara che colpisce circa il 3% della popolazione. Tuttavia, la loro incidenza può variare tra le diverse popolazioni. Un gruppo di ricercatori svizzeri delle università di Berna e Basilea, coadiuvati da colleghi greci, ha indagato il fenomeno nella popolazione caucasica. Pubblicando i risultati della ricerca che, ha preso in esame i soggetti non sindromici, nella rivista Dentistry Journal.
I denti sovrannumerari, più frequenti nei maschi
Nel corso dell'indagine, i ricercatori hanno effettuato una revisione accurata delle cartelle cliniche presenti presso diversi centri odontoiatrici. Identificando un gruppo di 207 individui che soddisfacevano i criteri di inclusione e che avevano un totale di 258 denti sovrannumerari. La maggior parte dei soggetti aveva un solo dente sovrannumerario, mentre il 15% ne aveva due. I maschi sembrano essere più suscettibili a sviluppare denti sovrannumerari rispetto alle femmine, con un rapporto maschi/femmine di 1,65. Tuttavia, gli autori dello studio non hanno riscontrato alcun dimorfismo sessuale nella gravità della condizione, il che è un dato rilevante.
Dove si manifesta prevalentemente l'anomalia
Esaminando i modelli specifici dei denti sovrannumerari, gli studiosi hanno notato che nella mascella i modelli più comuni erano 21, 11, 12, 18 e 28, mentre nella mandibola i più comuni erano 34, 44, 35, 45 e 42. Inoltre, la maggior parte dei denti sovrannumerari era presente unilateralmente, indipendentemente dal sesso del soggetto. Nella mascella erano più spesso situati anteriormente, mentre nella mandibola si osservava l'opposto. In ogni caso, i denti sovrannumerari erano più frequenti nella mascella rispetto alla mandibola. Inoltre, nella stragrande maggioranza dei casi si trattava di denti impattati, orientati normalmente e di dimensioni normali.
Il senso di questa ricerca
In sintesi, questo studio contribuisce a colmare una lacuna nella conoscenza riguardante i modelli dei denti sovrannumerari nei soggetti europei bianchi non sindromici. Comprendere la natura di questo fenomeno, infatti, secondo i ricercatori è essenziale per diagnosticare e pianificare il trattamento in modo adeguato e tempestivo. Sapendo che i fattori genetici, in questo frangente, sono meno determinanti che in altre circostanze.
I probioti fanno bene alla salute. Lo dicono le ricerche, lo conferma in un certo senso anche il mercato di questi prodotti, in continua crescita. Quanto, però, questi microrganismi siano utili a ridurre il rischio di parodontite non era ancora stato messo in luce. Un gruppo di ricercatori della Chongqing Medical University di Chengdu, Cina, ha cercato di dimostrarlo con uno studio specifico. Journal of Clinical Periodontology ne ha recentemente pubblicato i risultati che sono positivi e offrono all'odontoiatra un'arma in più da usare nella lotta contro la parodontite.
Gli studi sul consumo di probiotici presi in esame
I ricercatori hanno preso in considerazione i dati elaborati dal National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) relativi al periodo 2009-2014 e che coinvolgevanoo 4.577 adulti. L'obiettivo era scoprire se l'uso regolare di probiotici potesse influenzare in qualche modo la comparsa della parodontite. Coloro che facevano uso di probiotici presentavano un'incidenza significativamente inferiore di parodontite rispetto a chi non li assumeva (41.08% rispetto a 27.83%). Ma gli studiosi non si sono fermati qui. Attraverso una rigorosa analisi di regressione logistica binaria, hanno indagato più a fondo.
Cosa hanno osservato i ricercatori
Considerando variabili come età, sesso, etnia, rapporto tra reddito e povertà e tagabismo, è emerso che l'assunzione di probiotici è associata a un rischio inferiore di sviluppare la parodontite. L'odds ratio, cioè il rapporto di probabilità di parodontite tra chi assumeva e chi non assumeva probiotici, era di 0,70. Il dato suggerisce quindi che l'assunzione regolare di questi microrganismi potrebbe ridurre il rischio di parodontite.
Il passo successivo
Attraverso l'uso di curve ROC, che valutano l'efficacia di un test predittivo, i ricercatori hanno poi analizzato l'efficacia di un modello che includeva variabili come età, sesso, etnia, reddito, abitudine al fumo e, ovviamente, il consumo di probiotici. Questo modello ha dimostrato di avere una buona sensibilità (77%) e specificità (60,3%) nel rilevare la presenza di parodontite negli adulti presi in esame. La curva ROC ha confermato l'utilità di includere i probiotici nel modello, con un'area sotto la curva pari a 0,749.
Raccomandazioni suffragate da dati certi
In altre parole, questo studio fornisce ulteriori prove a sostegno dell'associazione tra il consumo di probiotici e un minor rischio di parodontite. Per chi desidera preservare la salute delle proprie gengive e di tutto il parodonto, dunque, l'aggiunta di probiotici alla propria dieta quotidiana potrebbe rivelarsi un'opzione vantaggiosa. Ed è bene che questo il paziente lo sappia.
La rigenerazione della parete buccale dopo l'estrazione dei denti può garantire una guarigione ottimale e prevenire cambiamenti dimensionali indesiderati. In uno studio clinico controllato randomizzato, un gruppo di ricercatori afferenti alla Josip Juraj Strossmayer University di Osijek, Croazia, ha confrontato l'efficacia di due biomateriali. Ha messo dunque a confronto il fosfato di calcio biphasic in forma iniettabile (I-BCP) con lo xenotrapianto bovino (BX). Pubblicando poi i risultati di questa ricerca su Dentistry Journal.
Uno studio sulla rigenerazionale della parte buccale
Durante l'estrazione dentale, è comune che si formino difetti nella parete buccale dell'alveolo, come fenestrature e deiscenze. Questi difetti possono influenzare negativamente la guarigione ossea. Per questa ragione è importante scegliere biomateriali in grado di assicurare una corretta rigenerazione del sito. In questo studio, i ricercatori hanno selezionato 36 pazienti, divisi equamente tra due gruppi. Dopo l'estrazione dei denti, i clinici hanno applicato I-BCP in forma iniettabile in un gruppo e BX nell'altro. Dopo sei mesi, a guarigione raggiunta, hanno eseguito delle biopsie per valutare i risultati in modo più analitico.
Gli esiti delle biopsie
Dai risultati degli esami, i ricercatori hanno constatato che entrambi i biomateriali avevano favorito una buona rigenerazione ossea della parete buccale. Non hanno riscontrato evidenze di risposte infiammatorie nei tessuti analizzati. Inoltre, il nuovo tessuto osseo era cresciuto in stretto contatto con il biomateriale rimanente. Le analisi istomorfometriche non hanno rilevato differenze statisticamente significative tra i gruppi rispetto alla percentuale di nuovo tessuto osseo, del biomateriale e del tessuto molle. Questi risultati suggeriscono dunque che entrambi i materiali impiegat sono altamente osteoconduttivi e biocompatibili.
Le conclusioni dello studio
Secondo i ricercatori, sia I-BCP sia BX si sono dimostrati efficaci nella rigenerazione della parete buccale dopo l'estrazione dei denti. Questi biomateriali possono essere dunque utilizzati per garantire una guarigione ottimale e prevenire cambiamenti indesiderati nella struttura della parete buccale. Tuttavia, secondo gli autori dello studio, andrebbe approfondita con ulteriori ricerche la risposta immunitaria all'I-BCP e le sue possibili applicazioni anche in altre situazioni cliniche.
Supportare i pazienti con un consiglio efficace e con soluzioni domiciliari utili per contrastare le infezioni post-chirurgiche e lenire la sintomatologia dolorosa è un'attenzione in più che dimostra grande competenza da parte del clinico. La scelta giusta può migliorare il risultato della terapia svolta in studio e, al contempo, accrescere la fiducia nei confronti di tutto il team odontoiatrico da parte dei pazienti.
Tra gli strumenti più efficaci per una pronta disinfezione delle gengive e del cavo orale, in presenza di problematiche o dolore, il gold standard odontoiatrico è senza dubbio la clorexidina, utilizzata da sola o in associazione con altri attivi, in modo da soddisfare esigenze ancora più specifiche.
In particolare, la clorexidina 0,20% associata a clorobutanolo rappresenta uno specifico trattamento lenitivo in grado di ridurre rapidamente la sensazione di dolore gengivale e di fornire protezione contro le infiammazioni.
La clorexidina contrasta i microrganismi del cavo orale e disgrega la placca. Il clorobutanolo (tricloro-2-metil-2-propano), conservante chimico e anestetico locale dalle proprietà antibatteriche e antimicotiche, è in grado di inibire la crescita microbica per lunghi periodi di tempo e contribuisce a ridurre la sensazione di dolore.
Grazie all’esperienza e alla ricerca dei laboratori CURASEPT, oggi è disponibile una nuova linea di prodotti che racchiude il potere terapeutico della Clorexidina Digluconato 0,20% con ADS, DNA e Clorobutanolo per offrire ai pazienti una pronta azione lenitiva sulle irritazioni, con una conseguente e rapida riduzione della sintomatologia dolorosa.
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In particolare, CURASEPT ADS | DNA Trattamento Lenitivo Clorexidina 0,20% + Clorobutanolo si rivela efficace in caso di:
Estrazioni dentarie complesse, poiché con i suoi attivi contrasta la placca e aiuta a ridurre la sensazione di dolore nelle aree traumatizzate, riducendone l’intensità immediatamente dopo lo sciacquo.
Chirurgie maxillo facciali, in virtù della sua azione protettiva nelle aree sottoposte a chirurgia, spesso particolarmente estese, e del suo contributo nel rendere più sopportabile il dolore, migliorando il decorso postoperatorio.
Dolore dovuto all’utilizzo di apparecchi ortodontici e lesioni da dispositivi protesici o ortodontici, quando è necessario proteggere le lesioni dalle sovrainfezioni batteriche e ridurre la sintomatologia dolorosa.
Traumi da morsicatura e lacerazioni della mucosa, ove lenisce il dolore agendo direttamente a livello delle terminazioni nervose esposte a seguito del trauma, prevenendo la sovrainfezione batterica.
Dolore percepito dopo sessioni di igiene orale professionale e dolore gengivale percepito dopo lo spazzolamento.
Alveolite post-estrattiva e secca: in caso di sovrainfezione del sito estrattivo, il Gel Parodontale Trattamento Lenitivo agisce localmente e in maniera rapida contro i microrganismi, riducendo il dolore intenso tipico di questa complicanza che può verificarsi dopo le estrazioni dentarie.
Infiammazioni di tonsille e orofaringe: i gargarismi effettuati con un collutorio a base di clorexidina 0,20 e clorobutanolo contrastano la flora patogena e leniscono la sintomatologia dolorosa anche nelle cripte tonsillari e faringee, altrimenti difficilmente raggiungibili da altri mezzi di disinfezione orale.
Il Congresso Internazionale IAO è ormai alle porte. Sul palco del Superstudio Più di Milano dal 5 al 7 ottobre 2023 si succederanno relatori di altissimo profilo. Tutti i più grandi nomi della Guided Bone Regeneration (GBR) saranno presenti e parleranno non solo della storia della tecnica ma soprattutto dell’evoluzione che c’è stata negli ultimi 30 anni con l’avvento di nuovi materiali e il perfezionamento delle procedure.
L’evento, già nella sua giornata di apertura del giovedì, vedrà in mattinata una sessione dedicata ai Workshop aziendali seguita nel primo pomeriggiodalla parte dedicata agli odontoiatriNextGen con i Premi BrånemarkeMastrangelo. A seguire l’attesissimaLIVE surgeryin cui Sascha Jovanovic eseguirà un intervento di aumento di tessuto osseo in un difetto verticale in zona estetica, esito di un importante trauma maxillo-facciale.
Il Congresso sarà aperto il venerdì dalle relazioni di Christer Dahlin e Daniel Buser cui seguirà un confronto tra Jovanovic e IstvanUrban sulle tecniche di aumento dei tessuti duri nei difetti con componente combinata orizzontale e verticale. Nel pomeriggio si parlerà della gestione dei tessuti molli post GBR con un confronto tra Marco Ronda e Luca De Stavola per poi concludere con uno sguardo al digitale attraverso l’utilizzo di mesh customizzate con i lavori di Pietro Felice e Roberto Pistilli.
Il sabato il focus si sposterà sulla riabilitazione protesica in osso rigenerato. Seguendo le relazioni di Francesco Mintrone, Egon Euwe e Fortunato Alfonsi si avrà una panoramica di quelli che sono le tendenze attualipartendo dalla definizione del margine gengivale ideale passando per il design protesico e i protocolli di carico.
Grande spazio sarà dato alla formazione degli igienisti dentali che avranno una sessione parallela dedicata a partire dal venerdì pomeriggio fino alla chiusura dei lavori del sabato.
Dopo l’ascolto attento, gli approfondimenti clinici necessari e la diagnosi con relativo piano di trattamento, arriva la fase in cui il paziente decide se approvare il preventivo e procedere al pagamento della parcella. È in quella manciata di minuti che l’odontoiatra capisce se la sua comunicazione è stata efficace e se ha conquistato la fiducia della persona che intende affidarsi alle sue cure. Un epilogo positivo che non si può mai dare per scontato.
Per essere un dentista di successo è sufficiente essere un bravo odontoiatra? È una domanda legittima che il professionista del settore dentale si pone di frequente, oggi più di ieri. «Essere un bravo dentista è la premessa per ottenere qualsiasi tipo di successo», spiega Daniele Beretta, odontoiatra di Padova, titolare della Clinica del Sorriso, da sempre attivo nel settore della formazione manageriale. «Bravo dentista significa essere particolarmente abile nella comunicazione con il paziente oltre ad avere alte capacità cliniche, cioè essere in grado di formulare una corretta diagnosi e saper pianificare e eseguire correttamente un piano di trattamento che però prima deve essere accettato dal paziente», eventualità tutt’altro che scontata.
Bisogni, esigenze e aspettative del paziente
Daniele Beretta, odontoiatra di Padova, titolare della Clinica del Sorriso
«La presentazione del piano di trattamento è sempre stata problematica», spiega Beretta. «Solo se il paziente si presenta in studio per un dolore c’è poco da discutere e tutto risulta molto semplice. La situazione si complica quando la diagnosi è più complessa o la sintomatologia è sfumata, come nel caso di una parodontopatia allo stadio iniziale che il paziente fatica a riconoscere e di cui non comprende la gravità». Per muoversi con dimestichezza su questo terreno scivoloso, Beretta suggerisce di prestare molta attenzione alle differenze sostanziali tra bisogno, esigenza e aspettativa.
«Il paziente si presenta in studio per tre tipologie di problemi: perché ha dolore o perché, pur non avendo dolore, ha un disturbo, cioè comprende che c’è qualcosa che non va, come nel caso della persona che negli anni ha perso alcuni denti e a un certo punto si accorge che non può più masticare alcuni cibi che magari amava molto mangiare.
Poi ci sono i pazienti che percepiscono di avere una necessità da un punto di vista estetico-funzionale molto precisa. In quest’ultima situazione si richiedono grandi capacità cliniche da parte dell’odontoiatra, assieme a una particolare attenzione sul piano della comunicazione, perché sovente questi pazienti hanno aspettative molto alte che a volte sovrastano l’aspetto odontoiatrico. L’accettazione del preventivo passa sempre dalla diagnosi clinica, ma anche dalla capacità dell’odontoiatra di comprendere necessità, desideri e speranze del paziente in modo da ottenere un piano di cura perfettamente integrato con le richieste a tutti i livelli».
Innanzitutto, suggerisce Beretta, bisogna fare una diagnosi clinica, poi stilare un piano di trattamento idoneo a risolvere la situazione. Se, oltre ai bisogni, ci sono anche delle esigenze, cioè aspetti che entrano nel campo della psicologia della persona, questi, se possibile, vanno integrati nel piano. «Bisogna parlare in modo approfondito con il paziente per capire se ha aspettative irrealistiche, che rappresentano il terzo e più difficile livello di indagine, quello più avanzato e difficile da gestire. Ricordo il caso di una paziente che dopo essersi separata dal marito aveva deciso di intraprendere un percorso ortodontico con l’idea di migliorare il proprio aspetto per rifarsi una vita, magari trovare un nuovo compagno. La cura era riuscita perfettamente, solo che la signora aveva iniziato a fissarsi su alcuni dettagli, sui microspazi tra dente e dente che prima non si vedevano perché gli elementi erano ruotati, dettagli che per lei risultano psicologicamente insostenibili. Per risolvere il problema le ho dovuto omaggiare i trattamenti conservativi per chiudere questi spazi che, onestamente, si faceva fatica a vedere. Nella sua mente aveva legato la presenza degli spazi al fatto che non riuscisse a trovare un affetto.
Nel presentare il piano di cura ottimale per il paziente, cioè il medesimo che io applicherei su me stesso, potrebbero presentarsi alcuni impedimenti: il più comune è dato dal valore economico, ma anche dalla paura di essere sottoposti alla chirurgia, oppure all’ortodonzia. In queste situazioni, il piano di trattamento ideale cambia e diventa un piano di trattamento concordato che è sempre un compromesso».
Il momento ideale per la firma del piano di trattamento
«Dipende dalla situazione, perché il paziente può accedere allo studio per una questione urgente e dall’odontoiatra si aspetta una risoluzione immediata del problema che però può evidenziarne anche altri meno urgenti, ma altrettanto importanti. Per prima cosa è bene risolvere immediatamente il problema per cui il paziente è venuto in studio, proponendogli il piano di cura più adeguato che deve essere discusso e firmato contestualmente alla prima visita. Diversa è la situazione del paziente che presenta esigenze e aspettative estetiche, funzionali oppure problemi diversi da quello per cui si è presentato in studio. In questo caso l’approccio non può che essere dilazionato nel tempo, ma con la stessa filosofia basata sulla chiarezza e sul dialogo approfondito, che è bene affrontare alla fine della seduta conclusiva del primo preventivo già accettato».
Di questioni economiche Daniele Beretta non parla più da tempo, da quando ha affidato tale compito al personale di segreteria, formato per gestire correttamente questo passaggio. «Prima lo facevo anch’io, sulla base di quello che prevede la scuola italiana del professor Carlo Guastamacchia, mio maestro e che da sempre dice: lo studio è tuo, la diagnosi e il piano di trattamento sono tuoi, pertanto anche la presentazione economica deve essere tua. Questa abilità, il dentista deve averla nel proprio bagaglio culturale. Solo quando il flusso di pazienti è importante siamo costretti a demandare questo compito ad altri, dopo averlo però insegnato correttamente e secondo lo stile che caratterizza lo studio». Con una postilla da mettere bene in evidenza. «Il paziente per un preventivo contenuto (in questo momento fino a circa 1.200 euro) è in grado di assumere la decisione quasi all’istante.
Su preventivi più corposi c’è la necessità che si confronti con i familiari perché la spesa va a incidere sul bilancio: far firmare un impegno di spesa senza che se ne sia parlato in famiglia potrebbe essere rischioso e controproducente. Bisogna invece mettersi onestamente nei panni del paziente e offrire i giusti tempi perché possa accettare i trattamenti proposti assieme a diverse opzioni di pagamento, tali da metterlo nelle condizioni non solo di non dover rinunciare alle cure per ragioni economiche, ma anzi di accettarle come la migliore soluzione possibile».
OK, il prezzo è giusto
Quanto pesa oggi, per un dentista, il problema finanziario? «La gestione di uno studio odontoiatrico è un sistema complesso e articolato. Il mercato richiede che il titolare sia, oltre che un odontoiatra, anche un imprenditore e che sviluppi competenze in ambito gestionale», dice Giancarlo Parise, titolare della Clinica Dentale, una moderna struttura composta da tre grandi studi odontoiatrici situati in provincia di Vicenza, costruita in oltre 35 anni di attività.
Giancarlo Parise, odontoiatra, titolare della Clinica Dentale
«Il successo è la somma di molti aspetti: qualità clinica costantemente ricercata nella collaborazione con profili elevati; investimenti in attrezzature e risorse; informatizzazione; focus su controllo e gestione; personale specializzato, aggiornato e formato». La concorrenza è forte, ma rispetto alla comparazione con le catene, per definizione molto abili a gestire gli aspetti economici delle cure odontoiatriche, il dottor Parise chiarisce un punto.«Vorrei sfatare un mito: non è vero che i loro prezzi siano più bassi di quelli praticati negli studi tradizionali monoprofessionali. A volte è vero il contrario, perlomeno su alcune terapie, perché le catene cercano di attrarre i pazienti con prezzi bassi su alcune prestazioni che vengono pubblicizzate con campagne di marketing molto aggressive, per poi recuperare i margini di profitto persi in altre aree di intervento».
Il paziente, la pietra angolare dello studio
In qualunque contesto si operi, occorre considerare che è e sarà sempre il paziente il centro di tutto: «Il successo deriva anche dai nostri pazienti “promoter”, quelli che parlano bene di noi, che si sono fidati e hanno avuto risposte all’altezza delle loro aspettative», prosegue Parise. «Complessivamente, nelle mie tre strutture oggi lavorano circa 200 operatori, tra odontoiatri, igienisti dentali, assistenti di studio odontoiatrico, addetti alla segreteria e al laboratorio odontotecnico”. Un’attività complessa e articolata, ma organizzata secondo un preciso schema. «La prima fase della visita è dedicata all’ascolto attivo del paziente. Presto la massima attenzione al messaggio completo che la persona sta cercando di trasmettere: attraverso la narrazione di sé, mi permette di entrare in contatto con i suoi bisogni profondi e solo così riesco a fornire la soluzione migliore e rispondente alle aspettative.
Ogni consulto con un paziente deve essere un processo di dare/avere. La rilevanza dell’ascolto è sempre stata fondamentale per il successo della cura. L’ascolto è già cura». Per contro, riempire la testa al paziente di alternative terapeutiche, lasciandolo solo nel processo di decisione, secondo il dottor Parise non è la strada giusta. «Abbiamo a disposizione una vasta gamma di trattamenti possibili, soluzioni terapeutiche per ciascun problema. Tuttavia, è solo parlando con il paziente stesso che riesco a proporre un percorso personalizzato e risolutivo. La fase iniziale e fondamentale del percorso di cura è la diagnosi, ossia la ricerca e la raccolta di tutte le informazioni che riguardano il paziente e la problematica per cui si è rivolto a noi. L’elemento centrale è la persona, la sua unicità anche nel modo di sentire il disagio. Ecco che quindi diventa essenziale non solo ascoltare ciò che il paziente dice, ma soprattutto comprendere quello che non dice. Le soluzioni non possono essere universali, occorre creare percorsi individuali e personalizzati».
All’interno di questa realtà, il dottor Parise ha affidato il delicato compito dell’accettazione del preventivo a una figura dedicata e formata ad hoc.
«Il paziente deve poter scindere in modo chiaro le due parti, tra chi lo cura, il dottore, e la persona dedicata all’aspetto economico. Si tratta però di due aspetti strettamente correlati: mentre il piano di cura traduce il bisogno del paziente in una soluzione del bisogno stesso, il preventivo riconduce la soluzione terapeutica alle risorse economiche necessarie. Nel preventivo, dunque, si concentrano diverse attività (clinica, amministrativa, di gestione, di marketing) e pertanto il ruolo del personale di segreteria ha conosciuto un’importante evoluzione nel tempo, sia da un punto di vista di formazione professionale che di crescita personale e emotiva».
Il discorso persuasivo, suggerito dal Ministero della Salute
Eccezioni a parte, il preventivo è il punto debole del flusso di lavoro di alcuni odontoiatri della vecchia scuola, capaci di fare bene una diagnosi, di stilare un piano di trattamento ottimale, ma poi completamente impreparati a gestire le fasi che portano all’accettazione del piano di cure.
Andrea Imposti, consulente organizzativo di cliniche e studi odontoiatrici
«È così, spesso per remore personali», spiega Andrea Imposti, consulente organizzativo di cliniche e studi odontoiatrici, «perché trovano poco corretto insistere affinché il paziente accetti il piano di trattamento, senza però rendersi conto che così facendo vengono meno a un principio sancito dal Ministero della Salute che, nelle Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia del 2017, stabilisce, nelle prime pagine del documento, come deve configurarsi la relazione tra medico e paziente.
Nel testo si legge che «la mancata adozione di elementi persuasivi nei confronti del paziente è da considerarsi una grave privazione al diritto di informazione al paziente stesso», quindi l’odontoiatra deve essere persuasivo e indurre il paziente ad accettare il piano di cura. La comunicazione tra paziente e medico non può essere lasciata all’estro e all’improvvisazione del professionista, ma deve seguire le regole universali della buona comunicazione». Semmai qui il problema riguarda il modo in cui interpretare questo principio generale contenuto nelle raccomandazioni che, effettivamente, non contengono precise indicazioni, anche in merito agli aspetti economici che sono del tutto assenti. Per superare questa mancanza, secondo Imposti è necessario rifarsi al concetto di «alleanza terapeutica», principio che mira a indurre il paziente a fare ciò che il medico, in scienza e coscienza, gli prescrive per il suo bene, anche fuori dal contesto strettamente clinico.
Il dentista, una sentinella per la salute generale dei pazienti
«Suggerire al paziente di lavarsi i denti dopo ogni pasto oppure di smettere di fumare rientra nei compiti del medico che in virtù dell’alleanza terapeutica può riuscire a incidere anche su questi aspetti che, seppur indirettamente, sono però correlati alla salute. Anche la gestione degli aspetti economici legati all’accettazione del preventivo, a mio avviso, rientra nel contesto dell’alleanza terapeutica. Una buona diagnosi e un corretto piano di trattamento non sono nulla se poi non avviene l’esecuzione dei trattamenti previsti che ovviamente comportano costi a carico del paziente.
Il dentista solitamente pensa sia sufficiente aver eseguito la diagnosi ed elaborato il piano di trattamento, tanto che sovente lascia condurre a un proprio collaboratore, che di solito è un impiegato non adeguatamente formato, quest’ultimo passaggio, il più delicato e che riguarda l’accettazione del preventivo. Trovare la formula per il pagamento delle prestazioni, più idonea alla persona, richiede una conoscenza della materia economica e finanziaria che non può essere improvvisata.
Invece, spesso, negli studi dentistici quest’ultimo passaggio è trascurato, facendo venir meno anche quell’alleanza terapeutica che inizia con la prima visita ma che ha bisogno di una gestione accurata anche degli aspetti economici della cura che diversamente non può trovare attuazione».
Purtroppo, invece, fa sapere Imposti, spesso le persone accettano di farsi curare soltanto il dente che duole e per il resto interrompono le cure, perché né i dentisti, né i propri collaboratori addetti alla segreteria sanno usare gli strumenti del credito al consumo, che prevedono soluzioni un po’ per tutte le tasche. E questo rappresenta un danno per lo studio e per il paziente, ma anche per il dentista stesso che contravviene al principio enunciato.
«Ancora troppi odontoiatri, a differenza di quanto si possa immaginare, sono resistenti nei confronti della tecnologia, dell’innovazione, refrattari ai Social e ad altre novità. Invece dovrebbero aprirsi maggiormente, anche agli strumenti per il credito al consumo che, seppur prevalentemente impiegati in altri settori molto lontani dal mondo della salute, sono particolarmente utili anche in ambito medico e odontoiatrico. Perché consentono al paziente di accedere alle cure di cui ha bisogno e alla struttura odontoiatrica di disporre della liquidità necessaria al buon funzionamento economico e finanziario dello studio».
Il vademecum per l’accettazione del preventivo
Per prima cosa, suggerisce Andrea Imposti, bisogna conoscere gli strumenti finanziari e dunque formare il personale attraverso corsi pensati ad hoc per il settore dentale. «D’altro canto, all’odontoiatra spetta un compito aggiuntivo, quello di spiegare al paziente a cosa andrà incontro e in quanto tempo se non adotterà le cure previste, nonché di parlare poi immediatamente dei benefici legati invece al trattamento. In questo dialogo, che deve essere schietto e leale, l’uso del condizionale è bandito, perché anziché aggiungere informazioni allontana il paziente dall’idea che ci sia la necessità di intraprendere la cura. Le raccomandazioni questo lo dicono chiaramente e cioè che l’odontoiatra deve trovare argomenti persuasivi affinché il paziente si convinca definitivamente ad accettare le cure e per intero, non parzialmente. Questo è un altro errore frequente che riscontro negli studi dentistici dove spesso si lascia decidere al paziente per ragioni economiche cosa sia più importante fare, trascurando il resto. Bisogna invece tener fede alle proprie idee cliniche senza scendere a compromessi e ancor prima dedicare molto tempo alla prima visita e al dialogo. Poi, una volta stabilito il piano di trattamento, laddove necessario, è bene concentrarsi sul prodotto finanziario più adeguato alle esigenze del paziente e chiudere immediatamente il contratto, sull’onda emotiva che rappresenta un fattore persuasivo vantaggioso per entrambe le parti.
L’accesso a un prodotto finanziario tutela lo studio dai rischi legati all’insolvenza dei pazienti, ma anche il paziente stesso che, avendo preso un impegno economico con una società finanziaria, è maggiormente motivato a continuare le cure che spesso invece, negli studi che propongono il pagamento delle prestazioni ad avanzamento lavori e che con questo dimostrano di non sapere presentare correttamente un piano di cura, vengono interrotte a danno dello studio e del paziente stesso. Gli strumenti finanziari dunque sono alleati dell’odontoiatria, purché gli studi e i centri odontoiatrici che erogano le cure siano solidi e gestiti secondo i principi dell’etica medica e della deontologia professionale».
Le faccette sono una soluzione estetica con diverse indicazioni: ad esempio discromie, abrasioni e anomalie della forma dei denti. La buona riuscita e la durata nel tempo sono legate alla condizione degli elementi da trattare, a eventuali problemi di occlusione e, soprattutto, alla scelta del materiale utilizzato e alla stretta collaborazione con il laboratorio.
L’idea di rivestire i denti anteriori con “gusci del colore dei denti” risale al dentista californiano Charles L. Pincus, che negli anni Trenta del Novecento descrisse per la prima volta questa tecnica. Pincus utilizzò tale sistema per modificare l’aspetto dei denti anteriori a supporto della soggettiva espressione di personalità e carattere che gli attori dell’epoca dovevano dare ai personaggi durante le riprese dei film. La durata di queste primordiali faccette in acrilico era però limitata a poche ore, poiché a quel tempo non erano disponibili né manufatti ceramici precisi né sistemi di adesione affidabili.
Le faccette in ceramica sono divenute elemento di spicco dell’odontoiatria restaurativa, posizione che occupano ancora oggi, solo dopo che diverse importanti condizioni preliminari hanno trovato soluzione: la tecnica della mordenzatura introdotta a metà degli anni Cinquanta del Novecento da M.G. Buonocore (Buonocore, 1955), lo sviluppo degli adesivi a base di Bisfenolo-Glicil-Metacrilato (bis-GMA) grazie al lavoro di R.L. Bowen più o meno nello stesso periodo (Bowen, 1956 e 1963), la creazione di procedimenti di mordenzatura adatti alle ceramiche rinforzate con disilicato di litio e l’uso di agenti di adesione come gli agenti accoppianti silanici (Calamia, 1983). Questo ha fatto sì che si concretizzassero tre elementi cruciali per lo sviluppo della tecnica che si applica per le faccette in ceramica:
la capacità della mordenzatura dello smalto di produrre una superficie microruvida ritentiva per l’adesivo;
la capacità della mordenzatura con acido idrofluoridrico della superficie interna delle faccette in ceramica feldspatica di creare una superficie microruvida ritentiva anche per l’adesione alla resina;
la disponibilità di un cemento a base resinosa utilizzabile per incollare la faccetta in ceramica allo smalto.
Inizialmente la produzione delle faccette veniva effettuata grazie a procedure di sinterizzazione su foglia di platino o su matrice refrattaria, ma l’avvento di tecniche di pressatura e di tecniche CAD/CAM, così come l’introduzione di nuovi tipi di ceramiche caratterizzate da superiore robustezza hanno consentito di modificare l’approccio.
Indicazioni e controindicazioni
Se inizialmente le faccette erano viste come trattamento meramente estetico, oggi hanno acquisito nuove finalità aggiuntive.
Le indicazioni principali sono:
denti anteriori vitali con discromie moderate dovute a fattori diversi (pigmentazioni da tetracicline, fluorosi, amelogenesi imperfetta, invecchiamento, eccetera), che non rispondono allo sbiancamento;
denti con restauri fratturati, abrasioni o ipoplasia dello smalto;
anomalie congenite di forma o diastemature di grado moderato interessanti i denti anteriori;
correzione di lievi malposizioni dentarie;
riparazione di corone fratturate o del rivestimento estetico di ponti senza rimozione degli stessi;
allungamento o modifica di forma dei denti anteriori superiori.
Vanno però considerate anche le controindicazioni:
denti anteriori trattati endodonticamente strutturalmente compromessi (per mantenere la loro integrità hanno bisogno di una copertura totale);
denti con ricostruzioni molto estese che abbiano ridotta quantità di smalto disponibile per l’adesione della faccetta;
occlusione testa a testa;
dentature prive di supporto posteriore;
pazienti con parafunzioni (bruxismo);
scarsa igiene orale.
Identificazione e definizione dell’obiettivo della riabilitazione protesica
Il raggiungimento degli obiettivi di una riabilitazione protesica in termini di funzionalità, estetica e biomeccanica è possibile se dentista e odontotecnico collaborano strettamente.
La documentazione raccolta in studio dev’essere messa a disposizione dell’odontotecnico fin dall’inizio: fotografie del viso del paziente di fronte e di profilo, con e senza arco facciale, fotografie con bocca leggermente aperta e labbro superiore rilassato e video del paziente sono utilissimi per determinare lunghezza e inclinazione degli incisivi centrali superiori, fondamentale punto di partenza di qualunque riabilitazione che riguardi il settore anteriore o sia ancora più complessa. A queste informazioni si aggiungeranno fotografie intraorali e impronte o scansioni di entrambe le arcate (le impronte preferibilmente prese con un materiale d’impronta ad alta precisione) e registrazioni occlusali in massima intercuspidazione e in relazione centrica.
La tecnologia digitale offre una nuova prospettiva per la diagnosi e il piano di trattamento, facilitando e migliorando la comunicazione tra i membri del team e con il paziente. Il Digital Smile Design offre grandi vantaggi rispetto alle tecniche convenzionali: si rivela utile a odontoiatra e odontotecnico nella formulazione della diagnosi e nella pianificazione del trattamento; al paziente nella scelta, grazie alla possibilità di “vedere” il risultato. Il mock-up ottenuto dalla pianificazione digitale inoltre può essere una conferma clinica, poiché consente di inserire il risultato finale del piano di trattamento nell’ambito delle limitazioni biologiche e funzionali proprie del paziente ancora prima della realizzazione.
Il colore dovrebbe essere scelto prima della seduta in cui è prevista la preparazione degli elementi dentari da riabilitare. È importante che la decisione sia definita con precisione e sempre dopo la seduta di igiene orale e l’eventuale sbiancamento. La luminosità del dente è un elemento fondamentale nella scelta del colore. Ci sono differenze considerevoli nella luminosità di incisivi (più luminosi) e canini (più scuri) nella dentatura naturale. Se la scelta tra due gradi diversi di luminosità risultasse difficile, sarebbe meglio optare per la luminosità maggiore. Si può scurire un dente troppo luminoso, ma non rendere più luminoso un dente che lo è poco. Il colore scelto per il risultato finale condiziona il tipo di preparazione che sarà eseguita.
Materiali
Tradizionalmente, le faccette in ceramica sono prodotte per stratificazione manuale della ceramica feldspatica. Questa tecnica consente il raggiungimento di un’ottima estetica attraverso la sovrapposizione di strati caratterizzati da opacità diverse, ma la miscelazione manuale e la stratificazione della porcellana possono determinare l’inglobamento di piccole bolle, con conseguente formazione nel tempo di crepe o fratture (Taskonak et al, 2004).
L’introduzione della ceramica pressata ha portato una minimizzazione dei difetti strutturali interni e un alto livello di accuratezza, che l’ancor più recente disponibilità di blocchetti di vetroceramica per CAD/CAM ha ulteriormente migliorato (El-Mowafy et al, 2018).
Se è vero che è ancora possibile utilizzare faccette indirette in composito, è vero anche che le faccette in ceramica sono oggi le più utilizzate in virtù delle loro proprietà meccaniche e ottiche, simili a quelle dello smalto, e della loro eccellente adesione, garantita dalla mordenzatura con acido fluoridrico e dall’applicazione del silano.
La scelta del tipo di ceramica da utilizzare per un determinato paziente è influenzata dalla tecnica per la produzione della faccetta per la quale si opta.
Le faccette in ceramica possono infatti essere prodotte con (Edelhoff et al, 2018):
sinterizzazione su lamina di platino o stampi in refrattario (si ottengono estetica superiore e resistenza relativamente bassa);
pressatura o CAD/CAM, monolitica, colorata (si ottengono estetica meno buona, specie se si utilizzano blocchetti monocromatici, e resistenza più elevata);
pressatura o CAD/CAM, tecnica “cut-back” dove una sottile faccetta di smalto è posta su una struttura che simula l’architettura del core di dentina (estetica molto buona ed elevata resistenza);
pressatura o CAD/CAM, la faccetta posta sulla struttura è molto spessa (estetica molto buona ed elevata resistenza).
La sinterizzazione può essere utilizzata con ceramiche feldspatiche e vetroceramiche a base di fluoroapatite. Queste ceramiche, adatte per le faccette, hanno una resistenza alla flessione relativamente bassa.
I materiali adatti alla pressatura o al CAD/CAM includono le ceramiche feldspatiche CAD/CAM, vetroceramiche rinforzate con leucite, ceramiche al silicato di litio rinforzate con zirconia e ceramiche al disilicato di litio. Studi clinici hanno dimostrato che tutte queste ceramiche hanno ottenuto risultati a lungo termine eccellenti (Layton et al,2012 e 2013; Fradeani et al, 2005; Beier et al, 2012).
Nel 2018, Endelhoff et al. hanno suggerito una classificazione in base a due fattori fondamentali: lo spessore della faccetta e se nel trattamento avesse primaria importanza l’estetica o la funzione (Tabella 1).
Tabella 1 - Classificazione delle faccette in ceramica basata sullo spessore e sulla predominanza di estetica o funzione nella scelta
Thin veneers
Classic veneers
Thick veneers
Spessore minimo
≥ 0.3 mm
≥ 0.5 mm
≥ 0.6 mm
Estetica
Ceramica sinterizzata, stampi in refrattario
Ceramica sinterizzata, stampi in refrattario
Estetica/Funzione
Tecnica cut-back, struttura in ceramica al disilicato di litio ricoperta con una faccetta in ceramica
Struttura in ceramica al disilicato di litio ricoperta con una faccetta in ceramica
Funzione
Ceramica monolitica in disilicato di litio
Ceramica monolitica in disilicato di litio
Ceramica monolitica in disilicato di litio
Da Edelhoff et al., 2018
Si riconoscono tre tipi di faccette:
thin veneers, con spessore minimo pari a 0.3 mm.
classic veneers, con spessore minimo pari a 0.5 mm.
thick veneers, con spessore minimo pari a 0.6 mm.
Queste ultime trovano indicazione alla risoluzione di estesi difetti dei tessuti duri.
Se l’elemento da prediligere è l’estetica e il rischio funzionale è praticamente azzerato, secondo gli autori la soluzione del caso si può ottenere mediante faccette di tipo thin o classic, prodotte con ceramica sinterizzata.
Di fronte a casi in cui il rischio funzionale è accresciuto da un’occlusione sfavorevole (morso profondo, guide con inclinazione troppo ripida), possibili parafunzioni o carichi masticatori troppo elevati, dovrebbero essere preferite faccette in disilicato di litio monolitico opportunamente colorate o faccette ricavate da blocchetti policromatici CAD/CAM in vetroceramica, all’interno dei quali sono differenziati gli aspetti cromatici di dentina e smalto, o da ceramica da pressatura al disilicato di litio. Il vantaggio di una resistenza estremamente alta ha come contropartita la necessità di accettare un certo grado di compromesso estetico.
Una struttura in ceramica al disilicato di litio ricoperta con una faccetta in ceramica sinterizzata soddisfa richieste sia estetiche che funzionali. Quando gli spazi sono esigui, si utilizzerà una tecnica cut-back; se gli spazi sono maggiori, si potranno utilizzare i blocchetti multistrato. Quando ci sia la necessità di restaurare grandi volumi o parti di dente, dovrebbe essere data priorità alla resistenza.
Preparazione
Le preparazioni per le faccette sono caratterizzate da un’invasività minimale, elemento che richiede all’odontoiatra abilità superiori rispetto alla preparazione per corone a copertura totale. Se da un lato la preservazione dello smalto al di sotto della faccetta è un fattore altamente condizionante il successo a lungo termine della terapia (Alothman et al, 2018; Araujo et al, 2021; Smielak et al, 2022), dall’altro una preparazione maggiormente invasiva offre una grandissima libertà nelle stratificazioni.
Idealmente la preparazione per le faccette in ceramica dovrebbe essere eseguita all’interno dello smalto, in termini sia di profondità sia di estensione della preparazione. Quando stiamo trattando il gruppo frontale dell’arcata superiore, la preparazione di solito interessa l’intera superficie vestibolare e si approfondisce di circa 0.3 mm (thin veneers). Nei casi in cui sia necessario allungare l’elemento dentario o chiudere un diastema, è indicato estendere la preparazione coinvolgendo il margine incisale e gli spazi interprossimali. Sempre e comunque, la chiave per ottenere una ritenzione ottimale della faccetta è mantenere la preparazione all’interno dello smalto. Questo garantirà un’adesione ottimale e servirà a evitare la possibile sensibilità che può comparire quando la dentina viene coinvolta nella preparazione.
In letteratura sono citati quattro diversi tipi di preparazione per le faccette (Figura 1):
preparazione a finestra o intrasmalto (window preparation). Il margine incisale del dente non è coinvolto;
preparazione a piuma (feather preparation). Il margine incisale del dente è ridotto in senso vestibolo-palatale, ma non accorciato;
preparazione bisellata (bevel preparation). Il margine incisale del dente è ridotto in senso vestibolo-palatale e accorciato leggermente (0.5-1 mm);
preparazione a sovrapposizione incisale (incisal overlap preparation). Il margine incisale del dente è ridotto in senso vestibolo-palatale e accorciato di circa 2 mm in modo che la faccetta si estenda sul versante palatino.
Figura 1. Preparazioni per le faccette: A) a finestra; B) a piuma; C) bisellata; D) a sovrapposizione incisale (da Alothman e Bamasoud, 2018)
Quale di queste preparazioni sia la migliore è controverso: la grande varietà di materiali, di tipi di preparazione e di cementi per la fissazione utilizzati giustificano la presenza in letteratura di risultati diversi. Di solito è la preferenza dell’operatore a condizionare la scelta del tipo di preparazione. Ciò nonostante, le faccette a copertura del margine incisale sembrano avere migliore estetica e risultati più predicibili. Nell’ottica di una riabilitazione minimamente invasiva la preparazione a piuma consente la rimozione di una minima quantità di smalto. La preparazione termina a livello del margine gengivale. La sovrapposizione incisale va fatta solo quando necessario, mentre una fine preparazione palatale a chamfer sembra non essere necessaria perché più ragionevole una riduzione incisale orizzontale (butt joint).
Come molti studi clinici dimostrano, le faccette in ceramica offrono un risultato estetico eccellente, stabile nel lungo termine e di soddisfazione per il paziente. I fattori chiave in grado di garantire il successo a lungo termine sono l’adesione allo smalto e l’assenza di parafunzioni.
La preparazione per le faccette in ceramica ha il grande vantaggio, rispetto a quelle per le corone a copertura totale, di essere molto più conservativa. Altri vantaggi sono una superiore riflessione ottica legata alla mancanza della struttura metallica sottostante, la possibilità di posizionare i margini sovragengivalmente e una risposta dei tessuti gengivali migliore rispetto a quella causata da manufatti con base in lega metallica.
Riabilitazioni anteriori con faccette. Cosa dice la letteratura
Gli autori di questa revisione si pongono l’obiettivo di descrivere l’evidenza scientifica riguardo l’uso della ceramica rispetto alla resina composita per restaurare i denti con faccette anteriori con strategia minimamente invasiva, discutendo la scelta dei materiali e delle tecniche per i restauri.
Negli ultimi anni sono stati introdotti nuovi materiali e tecniche per riabilitazioni adesive, incluse resine composite nanoriempite per restauri diretti, materiali ceramici che uniscono estetica e robustezza e materiali polimerici/ceramici per restauri indiretti prodotti chairside tramite tecnologia CAD/CAM, grazie alla quale l’odontoiatra può progettare, fresare e cementare il restauro in una sola seduta.
A dispetto delle novità, l’evidenza reperibile a sostegno di alcuni di questi materiali secondo gli autori non giustifica il fatto di preferirli a materiali o tecniche simili usati dagli odontoiatri per anni.
Fermo restando il successo delle faccette a lamina, le classiche faccette in composito realizzate con tecnica diretta sono ancora molto popolari tra gli operatori e insegnate sia durante il corso di laurea sia durante corsi di aggiornamento.
Le faccette dirette in composito sono solitamente più affidabili rispetto alle faccette indirette, più rispettose dei tessuti dentali e più semplici da riparare.
Le resine composite odierne possono simulare perfettamente il dente naturale, ma sono suscettibili ad alterazione della lucentezza superficiale e a potenziale discolorazione della resina composita. D’altra parte, la preparazione per le faccette indirette è generalmente più invasiva e la faccetta stessa è più difficile da riparare.
Inoltre, il risultato estetico delle faccette ceramiche cementate dipende ancora dal comportamento clinico dell’adesivo dentinale e del cemento adesivo resinoso usato per incollare il restauro alla superficie del dente.
In conclusione, gli autori ricordano che gli obiettivi finali di qualunque riabilitazione sono ripristinare funzione ed estetica, prevenire lesioni cariose recidivanti e infiltrazione batterica nella camera pulpare, preservare la struttura del dente e promuovere il benessere del paziente. L’utilizzo dei vari materiali e delle varie tecniche per la riabilitazione del settore anteriore con faccette deve essere basato su solida evidenza scientifica e non su campagne pubblicitarie o testimonianze.
Araujo E, Perdigão J. Anterior Veneer Restorations – An Evidence-based Minimal-Intervention Prespective. J Adhes Dent. 2021;23(2):91-110. doi: 10.3290/j.jad.b1079529
Take Home Message
Nella scelta tra ceramica e composito come materiali più idonei, è bene tenere conto dei seguenti aspetti: le faccette in composito sono in grado di offrire un buon risultato estetico che soddisfa il paziente, ma in virtù delle loro proprietà tendono a usurarsi molto più velocemente rispetto alle faccette in ceramica;
la sopravvivenza delle faccette in ceramica è influenzata da numerosi fattori: lo spessore dello smalto residuo, il materiale utilizzato, il design della preparazione, l’occlusione e la funzione dentali, il grado di distruzione presente e la vitalità dei denti che devono essere trattati (vitali o trattati endodonticamente) così come il grado di esperienza del team.
In Italia, un paziente su tre preferirebbe essere curato tramite chirurgia mini-invasiva; i dentisti, però non la propongono. Questo è il quadro riportato dalla ricerca realizzata da Nielsen per IDI EVOLUTION che titola “Gli Italiani dal Dentista", in cui un campione di 1.000 italiani intervistati ha raccontato il rapporto con il proprio dentista.
Meno tempo alla poltrona, più precisione clinica e protesica
La chirurgia mini-invasiva o “chirurgia guidata”, come viene definita in odontoiatria, permette di ridurre esponenzialmente il dolore in fase operatoria, accelera i tempi di guarigione e diminuisce l'utilizzo di farmaci per il paziente; dal lato clinico, invece, i vantaggi prevedono tempi più brevi di poltrona, garantendo allo stesso tempo più precisione clinica e protesica. Nonostante ciò, questa pratica stenta ancora a farsi strada nel panorama odontoiatrico: su 1.600.000 impianti applicati all’anno in Italia, solo il 18% viene inserito attraverso chirurgia guidata. Le ragioni che motivano la difficoltà di entrare nelle routine cliniche di queste tecniche sono diverse: dalla scarsa dimestichezza degli implantologi con gli strumenti tecnologici stessi, sino a problemi di carattere economico, in quanto i costi della chirurgia guidata sono spesso troppo elevati anche per chi vorrebbe introdurle nei propri studi.
Chirurgia guidata: costi più accessibili, con un risparmio fino al 75%
C'è però un'azienda – la più innovativa sul panorama odontoiatrico italiano - che dal 2007, in modo assolutamente pioneristico, ha sviluppato prodotti e soluzioni pensate per rendere la chirurgia mini-invasiva più semplice e accessibile a tutti i clinici italiani. Si tratta di IDI EVOLUTION, azienda che ha completamente rivoluzionato il settore, portando il 40% dei suoi clienti a lavorare con le tecniche mini-invasive, e totalizzando oggi più di 35.000 casi d’uso.
L’input iniziale è costituito dal progetto elaborato dal clinico, che in una seconda fase viene trasformato nell’output implanto-protesico finale, il quale, grazie all’industrializzazione del processo, permette ai clinici di velocizzare i tempi di produzione della componentistica e riduce i costi fino al 75%.
Per avere una buona idea bisogna però essere in due: c’è chi la trova, ma serve chi poi la comprenda. Esisterà sicuramente, dunque, un clinico che per primo non solo ha capito le potenzialità di questa pratica, ma che ha anche deciso di applicarla per rivoluzionare il suo modo di lavorare, utilizzando nella quasi totalità dei suoi casi clinici, la chirurgia guidata di IDI EVOLUTION.
L'esperienza del Dr. Antonio Palladino
Quella del Dr. Antonio Palladino è una storia intessuta di visione, competenza, coraggio e umiltà, che ha portato un giovane molto capace, neolaureato in odontoiatria e originario di Barletta a diventare, in meno di 10 anni, il punto di riferimento della sua provincia per le cure odontoiatriche digitali e uno dei massimi esperti in chirurgia guidata di tutta Italia.
Dottor Antonio Palladino, Odontoiatra a Barletta.
A partire dal 2015, con oltre 1.700 casi di chirurgia guidata realizzati con BLACKBOX e impianti B1ONE di IDI EVOLUTION, il Dr. Palladino dà la possibilità ai suoi pazienti di alzarsi dalla poltrona in poco più di un'ora con il lavoro su impianti e denti pronto e terminato. L’iniziale investimento in tecnologia nel corso del tempo si è trasformato nel biglietto da visita dello Studio Dentistico Palladino, rappresentando anche il suo tratto distintivo sul mercato. Attualmente, il Centro Dentistico Palladino, ha ben 6 poltrone e ha incrementato la sua base clienti e relative riabilitazioni implanto-protesiche del +4.000% circa. Quello del Dr. Antonio Palladino di Barletta è il racconto di un successo che non sarebbe mai stato possibile senza la presenza di un professionista capace di intuire che la chirurgia guidata fosse effettivamente il miglior modo per curare i propri pazienti. Un clinico che ha scelto di dare priorità alla formazione continua, per migliorare e migliorarsi ogni giorno in quanto professionista dell’odontoiatria, e che proprio per questo ha scelto anche di affidarsi a un partner come IDI EVOLUTION e alla divisione IDI MAKERS per la gestione di tutto il flusso implanto-protesico digitale. La sua storia continua ancora oggi a essere fonte d’ispirazione per molti altri clinici italiani e ci auguriamo lo sia anche per voi lettori.
Female doctor holding a transparent dental aligner
Con gli allineatori trasparenti oggi è possibile proporre al paziente una soluzione terapeutica altrettanto efficace, più confortevole e maggiormente rispettosa dei tessuti molli e del parodonto rispetto alle tradizionali tecniche fisse multibrackets; affinché la terapia abbia successo, è fondamentale riuscire a ottenere in primo luogo una importante collaborazione da parte del paziente, così come è necessario, da parte del clinico, saper effettuare una attenta valutazione diagnostica e una corretta progettazione.
Evoluzione degli allineatori trasparenti
La tecnologia è in rapida evoluzione e gli sviluppi che l’accompagnano stanno plasmando ogni singolo aspetto della nostra vita, con il campo dell’ortodonzia che non fa eccezione. L’evoluzione tecnologica degli allineatori, inizialmente utilizzati per risolvere casi di affollamento minimo o moderato e di chiudere piccoli diastemi, accanto alla qualità del flusso di lavoro digitale ortodontico ha permesso di valutare meglio l’adattamento degli allineatori e il loro design complessivo per una migliore gestione del caso, e il loro successo crescente ha consentito il trattamento di malocclusioni più severe, fino a farli diventare uno dei sistemi di trattamento più impiegati.
L’intera risoluzione di un caso, nel quale si possono associare le esigenze estetiche a quelle funzionali, può essere spesso ottenuta con successo con le cosiddette terapie “ibride”, dove l’azione degli allineatori trasparenti si unisce a strumenti ausiliari (miniviti, elastici, apparecchi fissi sezionali, espansori palatali rapidi, eccetera). A distanza di quasi 20 anni, le proposte commerciali relative agli allineatori comprendono molti marchi diversi in tutto il mondo (quasi venti solo in Italia) e le loro indicazioni, applicazioni e caratteristiche costitutive si sono evolute. Gli allineatori trasparenti non sembrano essere tutti uguali; si possono osservare consistenti differenze tra marche diverse, come se non si potesse più parlare di un “sistema unico” ma di “più sistemi diversi”. I materiali termoplastici utilizzati, il design del margine gengivale e le diverse strategie impiegate per guidare il movimento ortodontico, come attachment e strumenti ausiliari, convergono nel determinare l’efficacia di un sistema di allineatori.
Vantaggi, svantaggi e indicazioni all’uso degli allineatori trasparenti
Un’estetica implementata è uno dei principali vantaggi del trattamento con allineatori trasparenti, che risultano quasi invisibili a un occhio inesperto e consentono ai pazienti di sorridere con maggiore sicurezza.
Il comfort sperimentato dal paziente è indubbio: non vengono utilizzati brackets metallici o archi che possono causare irritazioni o ulcerazioni alla mucosa orale; inoltre, i dispositivi sono rimovibili, in modo da facilitare il consumo di alimenti e le manovre igieniche. Questo comporta un minore rischio di malattia parodontale, di decalcificazioni dello smalto e di discolorazioni che spesso si verificano con gli apparecchi tradizionali.
Gli allineatori riducono l’abrasione occlusale dovuta alle abitudini parafunzionali durante il trattamento; inoltre, la disarticolazione dei denti fornita dallo spessore degli allineatori può essere vantaggiosa per i pazienti con problemi di ATM.
Durante la terapia, gli appuntamenti dall’ortodontista sono più brevi e meno frequenti, poiché i cambi degli allineatori sono gestiti autonomamente dai pazienti per un lasso di tempo che va da uno a tre mesi e con cadenza settimanale o quindicinale. Questi aspetti possono essere particolarmente importanti per una popolazione adulta lavoratrice.
La motivazione del paziente è fondamentale per ottenere i risultati desiderati e per contenere i tempi di trattamento, poiché l’andamento della terapia dipende dalla sua collaborazione: gli allineatori devono infatti essere indossati per un tempo ideale di almeno 20-22 ore al giorno.
Una full immersion per apprendere le nuove tecniche di trattamento ortodontico
Per fornire all’odontoiatra le informazioni necessarie ad acquisire le competenze propedeutiche alla gestione delle nuove tecniche di trattamento ortodontico con allineatori trasparenti, tecniche che hanno subito un’importante evoluzione negli ultimi anni grazie allo sviluppo dei materiali e soprattutto delle nuove tecnologie digitali, è stato realizzato il corso ECM “Allineatori trasparenti a 360°” .
Nel primo modulo “Quando gli allineatori? Biomeccanica e caratteristiche” gli autori ripercorrono la storia e l’evoluzione di questa recente tecnica ortodontica, con particolare attenzione alle fasi di produzione e alle caratteristiche dei materiali utilizzati. Verrà inoltre spiegata la biomeccanica che li contraddistingue, oltre ai vantaggi (e agli svantaggi) legati al loro utilizzo.
Il modulo è arricchito da 3 videolezioni.
Meccaniche di allineamento
Meccaniche di correzione di Classe
Meccaniche di correzione dei difetti verticali
Il nuovo corso “Allineatori trasparenti a 360°”, accreditato per 12 ECM, vuole fornire conoscenze utili al professionista che permettano di riconoscere e di diagnosticare casi ortodontici semplici rispetto a casi complessi e a valutare la predicibilità di risultato utilizzando gli allineatori trasparenti.
La stampa 3D ha rivoluzionato l'odontoiatria introducendo anche nuovi materiali. Un gruppo di ricercatori della King Abdulaziz University di Jeddah, Arabia Saudita, coadiuvati dalla University of British Columbia di Vancouver, Canada, ne ha testato la qualità di alcuni. Pubblicando i risultati dello studio, una revisione sistematica sui provvisori in resina ottenuti con stampa 3D, sulla rivista Bioengineering.
I risultati emersi
Per condurre lo studio, gli autori per prima cosa hanno effettuato una ricerca meticolosa di articoli scientifici pertinenti attraverso il database PubMed/Medline. Selezionando gli studi pubblicati nel periodo compreso tra gennaio 2011 e marzo 2023. I 19 studi inclusi nella revisione hanno fornito un quadro molto promettente. I ricercatori infatti hanno esaminato diverse proprietà meccaniche, in particolare la resistenza alla flessione e la microdurezza. E osservato che i materiali ottenuti con stampa 3D dimostrano innanzitutto un'eccellente resistenza alla flessione. Garantendo anche la robustezza necessaria per sopportare i carichi funzionali della bocca.
Un altro vantaggio messo in evidenza
I ricercatori hanno inoltre osservato che i materiali stampati in 3D possiedono una notevole durezza e superfici più lisce. Questa caratteristica è particolarmente rilevante per i restauri provvisori. Poiché una superficie meno rugosa riduce il rischio di accumulo di placca batterica e favorisce la salute orale a lungo termine. Inoltre, i materiali stampati in 3D sono meno soggetti a perdite di volume dovute all'usura, aumentando così la loro longevità e riducendo la necessità di sostituzioni frequenti.
Il dato forse più significativo
Uno dei risultati più interessanti è emerso dalla resistenza all'usura dei materiali stampati in 3D rispetto ai materiali tradizionali o fresati. L'usura è una problematica comune che può ridurre la durata dei restauri dentali. E i materiali stampati in 3D hanno dimostrato una maggiore resistenza all'usura, garantendo una performance migliore nel tempo.
I vantaggi della stampa 3D, in sintesi
Secondo i ricercatori, la stampa 3D di corone e protesi fisse provvisorie offre un notevole vantaggio rispetto ai metodi tradizionali. Le proprietà meccaniche superiori dei materiali stampati in 3D, infatti, come resistenza alla flessione, durezza superficiale e resistenza all'usura, li rendono una promettente opzione per i restauri dentali provvisori. Tuttavia, per gli autori è fondamentale continuare la ricerca in questo campo per approfondire la comprensione di queste proprietà e garantire l'efficacia e la sicurezza a lungo termine. Con l'avanzare della tecnologia, la stampa 3D continua a dimostrarsi una scelta vincente. Se non altro perché apre la strada a nuove opportunità per migliorare la qualità delle cure dentali e il benessere dei pazienti.
L'ozonoterapia è una pratica medica che si sta diffondendo anche in odontoiatria. Sebbene i risultati clinici siano incoraggianti, le prove scientifiche della reale efficacia di questa metodica non sembrerebbero ancora sufficienti. Così, per verificare lo stato dell'arte di questa pratica, un gruppo di ricercatori universitari del medio-oriente, guidati dalla King Abdulaziz University di Jeddah, Arabia Saudita, ha condotto una revisione della letteratura sul tema. Pubblicandone poi i risultati sulla rivista Dentistry Journal.
L'ozonoterapia in medicina
L'ozono, grazie alle sue proprietà microbiologiche, è efficacemente utilizzato in campo medico da oltre un secolo. La sua forte azione ossidante, che genera radicali liberi, è alla base delle sue proprietà antibatteriche, antivirali e antifungine. L'ozono ha anche un impatto positivo sulla circolazione sanguigna e facilita la guarigione delle ferite. Questa sostanza può essere somministrata come gas o disciolta in acqua. L'ozonoterapia, più correttamente ossigeno-ozonoterapia, è impiegata anche in odontoiatria, sebbene persistano ancuni dubbi.
Lo scopo di questo studio
I ricercatori hanno voluto riepilogare gli attuali impieghi dell'ozono in medicina e odontoiatria. Hanno così condotto una ricerca elettronica di tutti gli articoli scientifici in lingua inglese pubblicati tra il 2012 e il 2023 tramite motori di ricerca quali PubMed, Cochrane e Google Scholar. I termini chiave utilizzati comprendevano ozono, applicazioni cliniche, medicina e odontoiatria. Complessivamente, gli autori hanno incluso nella revisione settanta articoli completi che descrivevano l'utilizzo dell'ozonoterapia in medicina e odontoiatria.
I dubbi in odontoiatria
In campo medico, l'ozono ha dimostrato diversi effetti positivi. Tuttavia, nonostante i risultati promettenti individuati dai ricercatori negli studi in vitro, l'efficacia clinica dell'ozonoterapia in ambito odontoiatrico deve ancora essere pienamente dimostrata. La ricerca clinica infatti non ha ancora del tutto convalidato il potenziale di questa pratica nel settore odontoiatrico. Secondo i ricercatori, servirebbe una standardizzazione dei protocolli per garantire uniformità nelle procedure di trattamento, nei dosaggi e nelle modalità di somministrazione. Questo non solo migliorerebbe l'efficacia e la sicurezza del trattamento, ma consentirebbe anche una comparazione più solida tra diversi studi. Inoltre, una documentazione standardizzata agevolerebbe la valutazione e la sintesi delle evidenze disponibili da parte di ricercatori e professionisti odontoiatri, contribuendo a un processo decisionale basato su prove concrete.
La perimplantite è una condizione patologica che preoccupa molto gli odontoiatri dediti all'implantologia. D'altro canto, l'effetto del diabete mellito sulla prognosi degli impianti dentali è un argomento di altrettanto interesse nella comunità odontoiatrica. Per comprendere meglio questa connessione, due ricercatori afferenti al Royal Devon and Exeter Hospital (UK) e alla Qatar University (Qatar) hanno condotto uno studio ad hoc. Dopo aver analizzato i diversi fattori legati al diabete mellito e alle condizioni degli impianti dentali, hanno pubblicato i risultati su Evidence Based Dentistry.
Gli studi sulla perimplantite presi in esame
La ricerca, un'ampia revisione della letteratura scientifica, ha attinto le informazioni da dabase affidabili come Web of Science, Embase, PubMed e Cochrane Library. La raccolta dei dati è stata limitata alle pubblicazioni fino ad agosto 2021 e ha seguito rigorosi criteri di selezione, concentrandosi principalmente su studi osservazionali. Dopo una fase di ricerca intensiva e l'identificazione di 122 studi pertinenti, i ricercatori hanno selezionato ed incluso nello studio 21 studi osservazionali, tra cui studi di coorte, casi di controllo e studi trasversali.
I risultati, in parte inaspettati
L'analisi condotta dai ricercatori ha rivelato un legame significativo tra diabete mellito e perimplantite. I pazienti con diabete mellito sembrano essere a maggior rischio di sviluppare perimplantite rispetto a quelli senza diabete. Questo rischio è stato anche associato ai fumatori, che mostrano una probabilità maggiore di contrarre la perimplantite rispetto ai non fumatori. Riisultati che suggeriscono come il diabete mellito e il fumo siono forse i principali fattori di rischio per la perimplantite. Mentre altri fattori come l'igiene orale e la storia parodontale potrebbero avere un ruolo meno determinante. La ricerca infatti non ha rilevato una correlazione significativa tra il controllo della placca o la storia parodontale e la perimplantite.
Le raccomandazioni per gli odontoiatri
I pazienti diabetici sottoposti alla chirurgia implanto-protesica, secondo questa ricerca che ha il limite però di non aver distinto il diabete di tipo 1 da quello di tipo 2, dovrebbero essere attentamente monitorati e gestiti al meglio per mantenere stabili i loro livelli di emoglobina A1c prima e dopo la procedura. Questa meta-analisi ha dimostrato che un buon controllo dei livelli di zucchero nel sangue tra i pazienti diabetici può ridurre il rischio di perimplantite. Adottare queste pratiche, dunque, potrebbe contribuire in modo significativo al miglioramento della prognosi a lungo termine. In altre parole, a migliorare la qualità della cura dentale e la salute orale di chi è affetto da questa patologia purtroppo molto diffusa e in continua crescita.
La scelta della matrice è fondamentale per il successo dei restauri anteriori che coinvolgono l'area prossimale, così come per le faccette in composito a stratificazione diretta.
Ogni matrice dovrebbe essere progettata per aiutare a ricreare la forma naturale del dente con risultati estetici predicibili.
Oggi sul mercato sono disponibili molti tipi di matrici sezionali per restauri anteriori diretti che si possono utilizzare per ricostruire le pareti prossimali una alla volta e per delimitare l'area di rivestimento. Esiste, tuttavia, un’alternativa facile e intuitiva da utilizzare: la matrice Unica anterior di Polydentia.
Unica anterior è il sistema ideale di matrici per restauri anteriori quali classe III, IV, V, faccette in composito a stratificazione diretta e modifiche di forma. Unica permette il restauro contemporaneo dei margini prossimali e cervicali, anche in presenza di una diga di gomma o di fili di retrazione gengivale, riducendo così il tempo procedurale.
Grazie alla sua forma bombata e alle alette per l’adattamento, la matrice Unica, una volta posizionata, permette di visualizzare la forma finale del restauro ancora prima di iniziare la procedura.
Unica è disponibile in formato standard e in versione minideep. Unica standard è ideale per ricostruire incisivi centrali, incisivi laterali e canini.
Unica minideep è stata sviluppata specificamente per un adattamento ancora migliore sui denti anteriori più piccoli, grazie alla speciale lega malleabile e adattabile alla forma desiderata. Unica minideep può essere utilizzata in particolare per incisivi laterali superiori e inferiori, incisivi centrali inferiori, denti conoidi, denti triangolari, denti di diametro cervicale stretto.
Quando si trattano più restauri anteriori, è possibile posizionare contemporaneamente più matrici Unica, utilizzando Unica standard per i centrali e minideep per i laterali.
La loro forma speciale aiuta a prevedere e visualizzare non solo la forma finale ma anche la linea mediana e la simmetria delle faccette in composito, controllando, al contempo, la quantità di composito utilizzato: tutto ciò riduce il tempo di rifinitura e lucidatura e quello dell'intera seduta.
Unica anterior è stata sviluppata in collaborazione con StyleItaliano, il rinomato gruppo internazionale di clinici e ricercatori che collabora costantemente con le aziende di settore per lo sviluppo di materiali e tecniche per l’odontoiatria estetica e conservativa.
Il Dott. Jordi Manauta, DDS, responsabile di StyleItaliano Idea Factory, afferma: «Unica è la soluzione per i restauri anteriori quotidiani, che si tratti di classe III, IV, V, modifiche di forma e/o faccette in composito a tecnica diretta. Una matrice efficace per risultati estetici e funzionali».
La matrice anteriore Unica è disponibile come ricarica e come Introkit con Unica minideep, il cuneo in plastica high-tech myWedge con forma a V e la pinza myQuickmatrix.
Protocolli terapeutici che permettono di evitare complessi interventi di innesto osseo in implantologia: è quando prevede l'offerta di bredent medical, azienda all’avanguardia nelle riabilitazioni a carico immediato – tra cui la terapia implantare SKY fast & fixed.
Dedicato agli odontoiatri e al loro team, in collaborazione con l’Associazione SIRIO di Roma, bredent organizza l’evento Soluzioni implantari a misura del paziente, che avrà luogo presso l’Hotel Sheraton Parco De’Medici, a Roma, e si svolgerà in due giornate: venerdì 22 settembre 2023 (dalle ore 14:00 alle ore 18.00) e sabato 23 settembre 2023 (dalle 09:00 alle 16.30).
Durante le due giornate dedicate ai lavori, i partecipanti potranno assistere a una serie diconferenze e di interventiinlive surgery eseguiti da un gruppo di rinomati esperti del settore implantare.La prima giornata congressuale sarà dedicata al protocollo A.B.C.i., approccio biotecnico al carico immediato, con il Dr. Riccardo Ciolli e l’Odt. Nazzareno Cappelli. Ai congressisti sarà presentata una valutazione radiologica di casi clinici per gli inserimenti implantari, a cura del Dr Luigi Rubino e verrà inoltre introdotta la tecnica "One abutment one time", affrontando i temi dell’integrazione e risposta tessutale con l’utilizzo dell’abutment ibrido in BioHPP, presentata dal Dr. Fabio De Pascalis.
Nella giornata di sabato, i congressisti assisteranno a una sessione di interventi in live surgery con l’inserimento degli impianti in zirconia whiteSKY, tenuta dal Dr. Andrea Borgonovo. Le conferenze tratteranno il tema delle tecniche fotodinamiche applicate alle terapie chirurgiche e non, per il trattamento delle infezioni perimplantari, tenute dal Dr. Gianpaolo Poli, e della prevenzione dell’insorgenza della perimplantite, a cura del Dr. Luca Viganò.
L’evento terminerà con una seconda sessione di interventi in live surgery, dal titolo “Approccio semplificato alla riabilitazione delle arcate edentule” con il Dr. Giovanni Ghirlanda e l’Odt. Carlo Baroncini.
Nel corso delle conferenze, bredent medical metterà in evidenza la sua filosofia per una gestione olistica del paziente che prevede un approccio interdisciplinare tra mondo odontoiatrico e odontotecnico in un’epoca di rapida digitalizzazione.
TRIM (Tissue Related Implant Management) è la combinazione ottimale che con la terapia HELBO permette di garantire una sicura osteointgrazione, con i sistemi implantari SKY e copaSKY un’eccellente conservazione del tessuto osseo e con i componenti e materiali protesici assicura un sigillo ermetico con i tessuti molli. Tutto ciò nel rispetto dei principi biomeccanici, e con il supporto di workflow digitali completi seguendo la filosofia dell’azienda “ALL-in-One” come unico fornitore di soluzioni complete a 360°.
Per maggiori informazioni:
BREDENT SRL, via Roma 4 - 39100 Bolzano
tel.: 0471 - 469576/400781 segreteriaemarketing@bredent.it
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