Le infezioni endodontiche sono un problema complesso, perché molteplici possono essere le cause del problema, ma anche le specie batteriche coinvolte. Tre ricercatori afferenti alla University of North Carolina at Chapel Hill, alla Tanta University e alla University of Alabama di Birmingham, hanno studiato il caso. Con l'obiettivo di determinare la prevalenza delle specie di Fusobacterium nelle diverse tipologie di infezioni endodontiche. Per poi pubblicare i risultati dello studio, una revisione sistematica completa di met-analisi, sul Journal of Endodontics.
L'approccio adottato dagli studiosi
Gli autori hanno eseguito una ricerca in diversi database. Tra cui MEDLINE (Ovid), PubMed, Scopus, Web of Science e la Cochrane Library, al fine di individuare gli studi pertinenti. Dopo averli vagliati attentamente in base ai criteri di ammissibilità, li hanno sottoposti a un'analisi critica dell'evidenza e del rischio di bias. Utilizzando strumenti specifici forniti dallo Joanna Briggs Institute.
I primi risultati osservati
Dei numerosi studi individuati, ne sono stati selezionati 40 per la meta-analisi. Studi che sono stati sottoposti a un'analisi statistica approfondita. Con lo scopo di stabilire se la presenza di Fusobacterium nelle infezioni endodontiche fosse correlata alla presenza di sintomi o al tipo di infezione endodontica (primaria o secondaria/persistente). I risultati hanno mostrato che la prevalenza di Fusobacterium spp. nelle infezioni endodontiche poteva variare notevolmente, con una media del 42,51%.
Cos'altro è emerso
L'analisi statistica ha evidenziato che la presenza di Fusobacterium spp. non aveva un'associazione significativa né con la presenza di sintomi, né con il tipo di infezione endodontica (primaria o secondaria/persistente). In altre parole, la presenza di Fusobacterium nelle infezioni endodontiche non sembrava essere un fattore determinante per la manifestazione di sintomi o per la tipologia dell'infezione.
Le conclusioni della ricerca sulle infezioni endodontiche
Questa revisione sistematica ha dimostrato che la presenza di Fusobacterium nelle infezioni endodontiche, identificata tramite metodi molecolari, non ha un impatto significativo sull'insorgenza dei sintomi o sul tipo di infezione endodontica. Questi risultati forniscono informazioni importanti per la comprensione e il trattamento delle infezioni endodontiche. Ma anche uno stimolo per il clinico, affinché sappia prendere le giuste decisioni in questo settore.
Prima o poi tutti hanno bisogno di cure odontoiatriche, anche e soprattutto chi segue una terapia oncologica o è affetto da una patologia osteometabolica. Siamo pronti a gestire correttamente in studio questi pazienti con pluripatologie e in polifarmacia, a rischio di sviluppare reazioni avverse alle terapie e bisognosi di un approccio attento e competente? Entra in gioco qui, per supportare gli odontoiatri con nuove raccomandazioni e protocolli operativi tutti italiani, l’esperienza della professoressa Giuseppina Campisi, che da 20 anni si occupa di “special needs dentistry”
La professoressa Giuseppina Campisi
Presso il Policlinico Universitario “P. Giaccone” di Palermo, la professoressa Campisi dirige l’ambulatorio di Medicina orale con Odontoiatria per pazienti fragili, una struttura che da circa 20 anni si fa carico di pazienti “special needs”, ossia caratterizzati da bisogni speciali. Le principali attività cliniche dell’ambulatorio riguardano la diagnosi precoce delle lesioni potenzialmente maligne della mucosa orale, così come la gestione diagnostica delle lesioni francamente tumorali del cavo orale, la loro stadiazione e la decisione collegiale sulle migliori terapie da proporre al paziente. Ma non solo. Gran parte dell’impegno clinico del team guidato da Giuseppina Campisi è profuso all’assistenza odontoiatrica alle persone più fragili, affette da pluripatologia, in polifarmacia e potenzialmente a rischio di manifestare reazioni avverse ai farmaci assunti per curarsi. Tra queste, la più frequente è la Osteonecrosi delle Ossa Mascellari, una malattia cronica e severa associata all’assunzione di farmaci anti-riassorbitivi e ad attività anti-angiogenica; un problema serio, che ogni dentista deve saper riconoscere e gestire in modo corretto. Nasce proprio da questo presupposto l’esigenza di raccogliere più informazioni possibili sulla Osteonecrosi delle Ossa Mascellari e di utilizzarle per stilare una serie di raccomandazioni e di protocolli utili per il clinico. Protocolli che ora, grazie al lavoro della professoressa Campisi e di tutti i ricercatori italiani dedicati al tema, sono stati rivisti, aggiornati e resi disponibili dal sito del Policlinico “P. Giaccone” a tutti gli odontoiatri italiani.
Come è nato il suo interesse verso l’Osteonecrosi delle Ossa mascellari associata al trattamento con farmaci?
L’interesse è nato nel 2004, dopo la lettura delle prime pubblicazioni anglosassoni sull’argomento, riportanti serie di casi di pazienti oncologici e osteometabolici che avevano assunto farmaci appartenenti alla classe dei bifosfonati.
A quel tempo, il nostro ambulatorio di Medicina orale presso il Policlinico “P. Giaccone”, a Palermo, si occupava già di salute orale dei pazienti oncologici candidati alla chemioterapia, con il rischio di sviluppare mucositi e infezioni, o alla radioterapia testa-collo, con il rischio di sviluppare oltre che le mucositi anche l’osteoradionecrosi delle ossa mascellari. Quindi, quelle letture ci erano apparse molto premonitrici.
Chiesi ai colleghi oncologi e onco-ematologi se anche in Italia questi farmaci venissero già utilizzati. La risposta fu affermativa, ma ovviamente a quel tempo non era previsto alcun protocollo di prevenzione, così da lì a breve cominciammo a vedere i primi casi, con grande difficoltà nelle cure, anche perché erano tutti in stadio avanzato. I primi dati Italiani, tra il 2004 e il 2008, furono quelli raccolti dalla Rete Oncologica di Piemonte e Valle d’Aosta, con un numero di casi di BRONJ (Bisphosphonate Related Osteonecrosis of Jaws) pari a 221 per una popolazione di 4.3 milioni di abitanti.
Ci mettemmo rapidamente in contatto con i principali centri Italiani di Patologia e Medicina orale per cercare di capire come curare e ancor più come prevenire questa reazione avversa a farmaco. Nel 2007 avevamo aggiunto alcune giornate al nostro ambulatorio per la diagnosi precoce e le terapie, ancora palliative, della malattia; i tempi erano maturi per dedicarci di più e meglio a questi pazienti, dunque richiedemmo all’Assessorato Regionale alla salute il Patrocinio per il primo percorso intra-nosocomiale interdisciplinare per la ricerca, la prevenzione e la cura dell’Osteonecrosi delle ossa mascellari da bifosfonati (PROMaB). Nel 2009, con i colleghi Giuseppe Colella di UniCampania e Vittorio Fusco dell’Ospedale di Alessandria decidemmo, tramite una lettera, di sollevare dubbi importanti sulla definizione di BRONJ stilata dalla Associazione Americana dei Chirurghi Maxillo- facciali. Nel 2009, il Ministero della Salute divulgò la prima raccomandazione per la prevenzione di BRONJ in pazienti oncologici.
Ecco, da quegli anni, il nostro impegno clinico e scientifico per questa malattia, che cambiò intanto il suo nome in MRONJ (Medication Related Osteonecrosis of Jaws), cominciò a diventare un azionista di maggioranza del nostro tempo quotidiano.
Con il suo gruppo di lavoro, forte di una lunga esperienza sul territorio, avete aggiornato i protocolli operativi che oggi consentono a odontoiatri e igienisti dentali di trattare con un maggior margine di sicurezza i pazienti oncologici e osteometabolici. Ci vuole raccontare?
Con vero piacere racconto la storia di un gruppo di lavoro sia panormita sia italiano che ha saputo mantenere la passione scientifica e, al contempo, la cura umanizzante per i pazienti principalmente fragili. Nel 2012 vennero stilati i primi protocolli open-access del Policlinico di Palermo per la BRONJ (in collaborazione con le dottoresse Olga Di Fede e Anna Musciotto); nel 2014, i protocolli del Policlinico vennero aggiornati (in collaborazione con Di Fede) dettagliando anche l’assunzione di altri farmaci associati all’osteonecrosi delle ossa mascellari. Il 2014 fu l’anno della divulgazione delle prime raccomandazioni delle Società Scientifiche SICMF-SIPMO (edite nel 2013 a cura di Alberto Bedogni, Giuseppina Campisi, Vittorio Fusco e Alessandro Agrillo) e delle Raccomandazioni ministeriali per la promozione della salute orale, la prevenzione delle patologie orali e la terapia odontostomatologica nei pazienti adulti con malattia neoplastica (con ampio spazio dedicato a MRONJ, a cura degli stessi autori delle raccomandazioni societarie).
Le Società Scientifiche SICMF-SIPMO nel 2020 editarono la Versione 2.0 aggiornata (a cura di Campisi, Bedogni e Fusco) con la collaborazione di tanti esperti, tra cui componenti del gruppo di ricerca clinica di Palermo Olga Di Fede, Rodolfo Mauceri, Vera Panzarella.
Nel 2015, in collaborazione con altri ricercatori italiani, abbiamo realizzato e divulgato sul territorio italiano il Corso Nazionale della Commissione Albo Odontoiatri sulla prevenzione e la cura di MRONJ. Da questa piccola cronistoria emerge forte la nostra consapevolezza che una malattia nuova, severa ed emergente andava prevenuta e combattuta con la divulgazione capillare in lingua italiana di informazioni e protocolli aggiornati, nel rispetto e nella tutela della comunità di pazienti e colleghi.
Nel 2023, i protocolli clinici del Policlinico sono stati ulteriormente aggiornati, in collaborazione con tutti i dirigenti medici e dottorandi ospedalizzati afferenti alla Unità Operativa di Medicina Orale (R. Mauceri, G. Pizzo, F. Buttacavoli, M. Coppini, G. La Mantia), con un taglio ancora più pratico, anche con il riferimento alla segnalazione ad AIFA di reazione avversa a farmaco, e tenendo conto del recente Position Paper (2023) delle due Società Scientifiche, con in atto un pre-print al vaglio dei commenti pubblici dei lettori e di esperti internazionali.
Cosa possono fare gli odontoiatri per tutelare i pazienti potenzialmente a rischio di Osteonecrosi?
Semplicemente fare gli odontoiatri, cioè i medici del cavo orale, tenendosi aggiornati, leggendo le raccomandazioni, i protocolli, partecipando a conferenze e a corsi dedicati all’argomento, che è sempre in continua evoluzione, perché mensilmente si acquisiscono nuove informazioni su ulteriori farmaci associati alla reazione avversa, sulla sua patogenesi, sulla sua prevenzione e cura.
Ovviamente, è fondamentale raccogliere e aggiornare l’anamnesi farmacologica (in termini di molecola, dosaggio, tempo di assunzione) dei pazienti prima di qualunque trattamento, ponendo loro le domande in maniera comprensibile; se si è coinvolti nel nullaosta all’uso dei farmaci, occorre eseguire un attento esame clinico oro-dentale e valutare le immagini radiologiche; è importante mettere in atto, anche con la collaborazione dell’igienista dentale, la prevenzione primaria e secondaria periodica sul/sulla paziente. In caso di trattamenti odontoiatrici invasivi durante l’assunzione di questi farmaci, è necessario studiare bene il caso clinico e applicare, anche personalizzandoli, i protocolli operativi descritti in tutti i documenti aggiornati suindicati.
Quali sono i trattamenti consentiti e quali, invece, assolutamente sconsigliati o da valutare con attenzione?
Sgombriamo il campo dai facili terrorismi: tranne alcune procedure (come la chirurgia pre-implantare e l’implantologia) nei pazienti oncologici che assumono alte dosi di farmaci anti-riassorbitivi, i trattamenti sono tutti consentiti.
Il punto è che, in presenza di un paziente “fragile”, ci dobbiamo attrezzare mentalmente per suddividere gli stessi trattamenti in “indicati” (cioè necessari, anche se invasivi, per la prevenzione di MRONJ), “possibili” (solitamente di carattere riabilitativo, protesico o ortodontico) o “controindicati”. Nei documenti suindicati, tutto ciò è ampiamente dettagliato e motivato, anche con riferimento all’eventuale minima drug-holiday (cioè la sospensione del farmaco) specifica per ogni classe di farmaco (in base all’emivita dello stesso), da concordare con il medico prescrittore prima e dopo la procedura invasiva.
Prima di un intervento odontoiatrico nei pazienti a rischio, il consenso informato assume ancora più rilevanza. Quali aspetti è opportuno chiarire?
Nella parola composta “consenso informato”, a mio modo di intendere, il termine informato è quello più importante: che il paziente sia consenziente va da sé, altrimenti non sarebbe seduto sulla poltrona odontoiatrica; quindi, come facciamo a informare correttamente il paziente, a condividere con lui le opzioni terapeutiche, se noi per primi non siamo correttamente aggiornati?
Tra l’altro oggi, molto più di ieri, esiste il “Doctor Internet”, quindi potremmo trovarci di fronte a un paziente che già in sala d’attesa ha rintracciato documenti o informazioni sul web, non sempre supportati dalla letteratura scientifica di riferimento.
Allora il consenso informato, ancor prima della condivisione, anche firmata, di eventuali rischi di MRONJ che il paziente potrebbe correre, deve essere il momento di una sana e certificata conversazione con il paziente, soprattutto della sua consapevolezza dell’importanza dell’igiene orale domiciliare, della riduzione/astensione dal tabagismo, dei controlli periodici dall’odontoiatra, dall’igienista dentale e dal prescrittore del farmaco. Poi, tecnicamente, i consensi informati andranno personalizzati sulla base delle prestazioni che saranno eseguite.
Come è corretto gestire la fase di follow-up? Occorre fornire indicazioni particolari?
Dobbiamo distinguere se il paziente al momento della visita ha in atto processi infettivi-infiammatori, prima tra tutti la malattia parodontale, perché in questi casi dovrà essere sottoposto a trattamenti periodici parodontali. Quando, invece, il paziente ha una buona condizione di salute dento-parodontale dovrà essere visitato ogni quattro mesi se oncologico (con assunzione di farmaci anti-riassorbitivi ad alto dosaggio) e ogni sei mesi se osteometabolico o oncologico con assunzione di farmaci anti-riassorbitivi a basso dosaggio. Ovviamente, anche in questo caso, vige il buon senso, unito alla personalizzazione delle procedure partendo da protocolli standard basati sull’esperienza degli estensori dei protocolli e la letteratura scientifica internazionale.
Giuseppina Campisi
Laureata in Odontoiatria e Protesi Dentaria con Specializzazione in Ortognatodonzia, è Professore ordinario di Malattie odontostomatologiche all’Università degli Studi di Palermo e Responsabile della UOSD di Medicina Orale con Odontoiatria per pazienti fragili presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria (AOUP) “Policlinico P. Giaccone” di Palermo. Dal 2001 si occupa di studi e di ricerche sul cancro orale e dal 2004 di studi e ricerche sull’Osteonecrosi delle ossa mascellari da farmaci.È past-president della Società Italiana di Patologia e Medicina Orale (SIPMO).
Il titolo non vuole parafrasare la famosa preghiera, piuttosto farci cogliere quella che oggi è una importante opportunità per tutti gli studi odontoiatrici. Non ci sono infatti oramai più dubbi: i laser sono utili, efficaci e produttivi. Dotarsi di questi strumenti dalla straordinaria versatilità, per i quali l’industria si muove con investimenti milionari per produrre apparecchiature sempre più sofisticate e rivoluzionarie, modificherà profondamente il nostro lavoro e il modo in cui ci approcciamo alla clinica di tutti i giorni.
Diodi, ND:Yag, Erbio, CO2. Sul mercato esistono ad oggi molte e differenti tipologie di laser con una loro ben precisa identità clinica e indicazioni per l’uso sempre più specifiche, tant’è che è tranquillamente possibile affermare: “a ogni patologia il suo laser”.
Non c’è infatti campo in odontoiatria dove i laser non trovino indicazioni per il loro utilizzo. Dalla cura dei tessuti molli, delle mucose orali (Diodi, ND:Yag, CO2) e delle parodontiti e perimplantiti (Diodi, ND:Yag, Erbio), passando per i tessuti duri quando utilizzati nel trattamento delle osteiti e osteonecrosi (Erbio, ND:Yag), delle carie (Erbio), nelle cure endodontiche (ND:Yag, Erbio) e perfino negli sbiancamenti dentali (Diodi), nei trattamenti analgesici per nevralgie o sindromi algicodisfunzionali dell’ATM (Diodi) e nella preparazione del solco gengivale per impronte protesiche (Diodi, ND:Yag, Erbio).
Insomma, non c’è branca specialistica odontoiatrica che possa farne a meno.
Così cambia la quotidianità nei nostri studi odontoiatrici e con essa anche noi e il nostro modo di lavorare.
Più fai, più sai, più sei: questo è quello che auguro a me stesso quando tratto i miei pazienti, nella consapevolezza sempre maggiore di avere degli alleati tecnologici che mi aiutano a superare tutte le difficoltà, i limiti e le criticità che si possono presentare nella pratica clinica di tutti i giorni.
Rolando Crippa
Il dottor Rolando Crippa nel 1984 ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia a pieni voti presso l’Università degli Studi di Milano. Nel 1996 ha ottenuto il diploma di Specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale presso l’Università degli Studi di Milano e nel 1998 il Post Graduate in Implantology presso la New York University College of Dentistry USA. Dal 1986 al 2021 ha lavorato come Medico Dipendente presso l’Istituto Stomatologico Italiano di Milano, dove è stato Direttore, dal 1994, del Reparto di Patologia Orale e Laserterapia. Dal 2015 è Direttore Scientifico di Fondazione ISI. È autore di numerosi articoli scientifici a livello nazionale e internazionale e di libri di Patologia Orale e Laserterapia. Fa parte del Comitato editoriale de Il Dentista Moderno.
La pellicola salivare influenza la formazione del biofilm sulle superfici in titanio. Un recente studio si è concentrato sull'effetto potenziale della pellicola salivare (PS) che si forma sulle superfici in titanio (Ti). La ricerca, condotta presso l'Università Nazionale Autonoma del Messico, ha studiato il fenomeno concentrandosi sui biofilm composti da Streptococcus gordonii, Actinomyces naeslundii, Fusobacterium nucleatum e Porphyromonas gingivalis. Gli autori hanno poi pubblicato i risultati della ricerca sperimentale su Clinical Oral Investigations.
Materiali e metodi impiegati nella ricerca
I ricercatori hanno esposto per due ore i substrati di titanio a un campione di saliva ottenuto da 10 soggetti sani dal punto di vista sistemico e parodontale. Hanno incluso anche substrati di smalto come punto di riferimento biologico. Per esaminare la formazione della pellicola salivare hanno utilizzato la microscopia elettronica a scansione (SEM) e la spettroscopia Raman. Dopo la formazione della PS, hanno esposto le superfici a una miscela di Streptococcus gordonii, Actinomyces naeslundii, Fusobacterium nucleatum e Porphyromonas gingivalis per 12 ore. Determinando poi il numero di cellule batteriche attaccate a ciascuna superficie mediante il test XTT, nonché analizzando la vitalità batterica attraverso l'impiego del kit LIVE/DEAD® BacLightTM con la microscopia a fluorescenza.
Il ruolo chiave della pellicola salivare
Le analisi SEM e Raman hanno confermato la presenza della pellicola salivare sulle superfici testate. Per quanto riguarda la formazione del biofilm, la presenza della PS ha ridotto il numero di cellule batteriche sulle superfici di prova rispetto a quelle non coperte dalla pellicola. Inoltre, le superfici coperte dalla PS hanno mostrato quantità simili di batteri sia sul titanio che sullo smalto. Suggerendo che le differenze fisico-chimiche dei substrati erano meno rilevanti rispetto alla presenza della PS. Al contrario, sulle superfici senza PS, le differenze nei modelli di adesione batterica erano direttamente legate alle caratteristiche fisico-chimiche dei substrati.
Le conclusioni dei ricercatori
La pellicola salivare è risultata essere il principale regolatore nello sviluppo del biofilm composto da rappresentative specie batteriche orali sulle superfici in titanio. I risultati di questo studio forniscono informazioni cruciali sull'effetto della pellicola salivare sulla formazione del biofilm. E questo aiuta a comprendere meglio i processi che contribuiscono alla formazione dei biofilm orali sulle superfici degli impianti dentali in titanio.
Il bonding indiretto semplifica il lavoro dell'ortodontista, soprattutto quando è eseguito con l'ausilio della tecnologia digitale. Per valutare l'accuratezza dei dispositivi personalizzati stampati in 3D durante la tecnica di bonding indiretto (IBT), un gruppo di ricercatori italiani ha condotto una revisione sistematica della letteratura. Il team, afferente a diversi atenei, Università di Foggia, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e Università di Ferrara, ha poi pubblicato i risultati sull'International Journal of Dentistry.
Una selezione accurata
Per condurre la ricerca, gli autori hanno selezionato gli articoli in lingua inglese pubblicati fino ad aprile 2022, sfruttando i database di PubMed, Web of Science, Scopus e Google Scholar. Per identificare gli studi più rilevanti, hanno applicato una strategia di ricerca specifica per ciascun database. Dopo l'eliminazione dei duplicati e l'estrazione dei dati in conformità allo schema di progettazione dello studio "partecipanti-intervento-confronto-esito", i ricercatori hanno valutato la qualità metodologica degli studi inclusi. Utilizzando i criteri del Consiglio Svedese per la Valutazione delle Tecnologie in Sanità. La ricerca iniziale ha identificato 126 articoli, di cui 43 sono stati selezionati sulla base di titolo e abstract. Dopo un esame approfondito dei testi completi, i ricercatori hanno incluso nell'analisi qualitativa 15 articoli, mentre sette sono stati oggetto di un'analisi quantitativa.
L'accuratezza del bonding indiretto
Sebbene la qualità delle evidenze per gli studi selezionati sia risultata soltanto moderata, i risultati osservati sono positivi. Tranne che per la direzione bucco-linguale, infatti, i dispositivi personalizzati stampati in 3D hanno dimostrato un'accuratezza di trasferimento accettabile durante il bonding indiretto. Perlomeno secondo i limiti stabiliti dall'American Board of Orthodontics. Di conseguenza, questi dispositivi possono essere considerati strumenti adeguati per posizionare correttamnente i componenti durante l'IBT.
Cos'altro servirebbe
Secondo i ricercatori, i dispositivi personalizzati stampati in 3D sembrano essere adeguati e promettenti per migliorare l'accuratezza del bonding indiretto. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi clinici randomizzati per consolidare questi risultati che a questo punto sono da considerare preliminari. Serviranno degli approfondimenti, con una particolare attenzione all'accuratezza in situazioni in vivo e alla ripetibilità dell'IBT. Anche in relazione alle diverse capacità dei singoli operatori impegnati nell'eseguire questa tecnica e che potrebbe influire sui risultati clinici.
Nel presente caso clinico, realizzato dal Dott. Joseph Sabbagh, è stato utilizzato lo scanner intraoraleDEXIS™ IS 3800 come parte del flusso di lavoro digitale per produrre due corone adiacenti con risultato altamente estetico.
Dottor Joseph Sabbagh
Il Dottor Joseph Sabbagh è Professore, già Responsabile del dipartimento di Odontoiatria restaurativa ed endodonzia presso la facoltà di Odontoiatria dell’Università Libanese. Ha conseguito un Master in Odontoiatria Restaurativa e il dottorato di ricerca in Biomateriali presso l’Università cattolica di Louvain (UCL), in Belgio. Attualmente esercita a Beirut e a Bruxelles.
Case report
Una paziente donna, età 51 anni, si presenta nel nostro studio chiedendo un consulto per due premolari superiori di sinistra che presentano ricostruzioni oltre i limiti (Figura 1). Poiché la paziente desidera migliorare l'aspetto estetico del proprio sorriso, si concorda di posizionare due corone in zirconia sugli elementi 24 e 25 .
Figura 1. Vista pre-operatoria
Dopo il ritrattamento canalare (Figura 2) di entrambi i premolari e una ricostruzione di uno dei due elementi con perno-moncone fuso (Figura 3), si posizionano i due provvisori.
Figura 2. Radiografia dei ritrattamenti canalariFigura 3. Gli elementi dentali 24 e 25 preparati per l’impronta digitale
Utilizzando lo scannerintraoraleDEXIS™IS3800 è stato possibile realizzare l’impronta digitale di entrambe le arcate e la scansione del morso (Figura 4). I file così ottenuti sono stati inviati al laboratorio odontotecnico tramite DEXIS™ IS Connect per la progettazione e il fresaggio di due nuove corone in zirconia (Figura 5).
Figura 4. Impronte digitali dei premolari realizzate con lo scanner intraorale DEXIS IS 3800
Figura 5. Corone in zirconia dopo la glasatura sui modelli stampati
Dopo la prova, il restauro finale è stato consegnato alla paziente e cementato in bocca utilizzando vetroionomero, Fuji One (GC, Giappone).
Le immagini finali (Figura 6 e Figura 7) mostrano un follow-up postoperatorio della situazione clinica a 2 e a 10 mesi e una gengiva in perfette condizioni.
Figura 6. Situazione postoperatoria dopo 2 mesiFigura 7. Controllo dopo 10 mesi
La salute orale è una componente fondamentale della salute generale di un individuo.
La prevenzione e la corretta gestione delle patologie orali devono diventare parte integrante del lavoro clinico quotidiano di ogni odontoiatra. Nell’ambito della patologia orale, l'odontoiatra è portato a focalizzare la sua attività clinica più sugli aspetti terapeutici che diagnostici.
È invece importante, per l’intero team odontoiatrico, conoscere e saper classificare correttamente tutte le lesioni elementari. La loro descrizione, accompagnata contestualmente da una chiara iconografia, si rivela uno strumento indispensabile per un aiuto pratico e concreto durante l’attività clinica diagnostica quotidiana.
Come effettuare la diagnosi e indirizzare il paziente verso le terapie corrette
La capacità di ipotizzare e diagnosticare le malattie del cavo orale è fortemente dipendente dalla possibilità di riconoscere molti e diversi quadri clinici macroscopici dei tessuti orali, e dipende dall’aver maturato una grande esperienza clinica sul campo. Questo aspetto è di fondamentale importanza sia nella prevenzione, ma soprattutto nella precoce diagnosi di una sospetta lesione che potrebbe evolvere in una forma maligna, al fine di indirizzare il paziente agli specialisti per indagini più approfondite.
Attraverso il corso ECM “Salute orale e diagnosi precoce”, accreditato per 24 crediti ECM, l’odontoiatra e l’igienista dentale avranno a loro disposizione le immagini cliniche e le informazioni utili per giungere a diagnosi corrette nella complessa area delle scienze orali, con lo scopo principale di alleviare le sofferenze del paziente.
La prevenzione si mette in atto sia con una diagnosi precoce di lesioni sospette, che potrebbero evolvere in una forma maligna, sia con terapie adeguate e tempestive.
Gli argomenti trattati dalla Prof.ssa Francesca Angiero e dal Prof. Rolando Crippa focalizzano l’attenzione su:
Semeiotica ed esami diagnostici del cavo orale;
Lesioni bianche;
Lesioni rosse;
Malattie ulcerative.
Per approfondire, segui il video di presentazione del corso
Un rivoluzionario studio istologico in umano recentemente pubblicato su Clinical Oral Implants Research1, elaborato per mezzo di tomografia al sincrotrone, ha dimostrato che la sinergia tra il profilo convergente della componente intramucosa e la superficie microrigata UTM (Ultrathin Threaded Microsurface) favorisce la formazione di fibre collagene ben strutturate intorno alla porzione implantoprotesica intramucosa.
Tessuti molli più stabili e sani in implantoprotesi
La traduzione clinica di questa importante ricerca è l’evidenza di tessuti molli intimamente adesi alla componente implantoprotesica intramucosa e che si mantengono stabili, spessi e sani nel tempo.
Courtesy of Dentisti Vignato e Odt. Finotello, Vicenza.
Tutto ciò vede la sua massima espressione nell’impianto intramucoso Prama, ma è ora applicabile anche ai protocolli che prevedono l’utilizzo di impianti bone level grazie ai nuovi abutment Plain B-Space.
Una linea protesica caratterizzata da componenti di altezza variabile da 2 a 4 mm nei quali risultano immediatamente riconoscibili due caratteristiche principali: la convergenza che contraddistingue le specifiche dal diametro 3.80 mm in poi, con sua massima espressione negli abutment di diametro 5.00 mm e la superficie UTM, una microfilettatura regolare che conferisce il dimensionamento corretto per potenziare l’organizzazione cellulare.
Gli abutment Plain B-Space rivoluzionano la gestione dei tessuti molli perimplantari nelle riabilitazioni multiple, trasferendo tutti i benefici della convergenza anche agli impianti bone level Premium One Power e Shelta Power!
Fonti 1Influence of abutment macro- and micro-geometry on morphologic and morphometric features of peri-implant connective tissue. Canullo L, Giuliani A, Furlani M, Menini M, Piattelli A, Iezzi G. Clin Oral Impl Res. 2023;00:1–14.
Dalla ortopantomografia si traggono molte informazioni cliniche sul paziente. Un gruppo di ricercatori afferenti alla Prince Sattam Bin AbdulAziz University di Al-Kharj, Arabia Saudita, ha studiato un modello per renderla ancora più accurata. Si tratta di una struttura basata su "U-Net con codificatore denoised" per la segmentazione precisa delle immagini dentali e la diagnosi di anomalie dentarie. Gli autori dello studio, che ha dimostrato l'efficacia dell'intelligenza artificiale (IA) nell'ambito dell'imaging, ne hanno poi pubblicato i risultati su Journal of Dentistry.
Come s'è svolta la ricerca in sintesi
I ricercatori hanno innanzitutto ottimizzato il dataset Tufts, ridimensionando le immagini per semplificare i calcoli. Successivamente, hanno sfruttato il sistema denoised presente nel modello U-Net per individuare meglio i difetti dentali. Questo algoritmo è stato appositamente progettato per ottenere una segmentazione più dettagliata in specifiche aree delle immagini, garantendone un'identificazione ottimale delle caratteristiche. Questo è particolarmente utile nel trattamento di immagini di "ground truth" affette da "rumore", cioè da disturbi che rendono l'immagine poco chiara e dunque meno utile ai fini diagnostici.
Con l'IA la panoramica è più affidabile
Il modello innovativo adottato in questa ricerca si basa su un codificatore denoised, che rimuove efficacemente il "rumore" e migliora la qualità delle immagini. I ricercatori hanno testato il modello con varie metriche di performance, dimostrando la sua eccellenza nella segmentazione dei denti. Confrontando l'algoritmo con i migliori metodi disponibili, hanno altresì evidenziato la sua superiorità nella segmentazione dentale. La sua precisione ed efficienza lo rendono ideale per l'utilizzo pratico in ambito odontoiatrico.
Cosa c'è dietro l'angolo
Nel prossimo futuro i ricercatori prevedono l'espansione del dataset e la valutazione del modello su dataset diversi, oltre che un'analisi delle sue capacità di generalizzazione. Secondo gli autori dello studio, ulteriori miglioramenti potranno essere ottenuti ottimizzando gli iperparametri e aumentando la complessità del modello. Nel complesso, però, l'algoritmo offre un approccio promettente nella diagnostica dentale avanzata, consentendo un'identificazione precisa delle anomalie dentali nelle radiografie panoramiche. Questo potrebbe rivoluzionare gli ambienti clinici odontoiatrici, migliorando la precisione dei trattamenti e la sicurezza delle procedure diagnostiche.
I sigillanti canalari, a base di cemento idraulico, sono diventati molto popolari e con essi anche la tecnica di otturazione a cono singolo. Una recente revisione critica, condotta dall'Università di Birmingham, UK, con il supporto di Filippo Cardinali, odontoiatra di Ancona, ha valutato la qualità dei prodotti presenti sul mercato. La rivista Clinical Oral Investigations ne ha pubblicato i risultati, di grande utilità per l'odontoiatra.
Gli obiettivi della ricerca
Questo studio ha preso in esamina i materiali disponibili sul mercato, valutando la loro chimica in base alle istruzioni dei produttori e alle schede di sicurezza. Con l'obiettivo di comprendere come la composizione chimica influenzi le proprietà dei sigillanti e la loro interazione nel cavo orale. I ricercatori si sono concentrati sui materiali bioceramici e sui sigillanti idraulici. Di questi, gli autori dello studio hanno analizzato le schede di sicurezza e gli altri dettagli forniti dei produttori. Infine, hanno anche interrogato la letteratura scientifica, per comprendere le proprietà dei materiali in base alla loro composizione.
I risultati emersi dai sigillanti canalari presi in esame
I ricercatori hanno evidenziato diversi problemi. Le schede di sicurezza dei sigillanti canalari e i dettagli dei produttori spesso non forniscono informazioni precise sulla composizione del prodotto. Dalle pubblicazioni esaminate emerge che i materiali clinicamente utilizzati non sono ottimizzati e la loro chimica non sembra influenzare positivamente la tecnica clinica. Quando invece è noto quanto le proprietà dei sigillanti canalari giochino un ruolo importante nell'otturazione.
Conclusioni e raccomandazioni
Secondo i ricercatori, l'odontoiatra dovrebbe conoscere bene la chimica e le proprietà dei sigillanti che utilizza. D'altronde, l'interazione dei cementi idraulici con l'ambiente orale richiede una strategia di irrorazione coerente con l'otturazione. E i produttori dovrebbero dichiarare la presenza di calcio rilasciabile attivo, poiché questa caratteristica influenza le proprietà dei cementi idraulici.
Le ricerche condotte finora si sono concentrate principalmente su cementi idraulici con chimiche a base di silicato di calcio. Di qui, l'importanza di utilizzare materiali affidabili e ben studiati in campo clinico per ottenere risultati soddisfacenti nell'otturazione dei canali radicolari.
La gengiva in ceramica è una soluzione ampiamente utilizzata in odontoiatria, per i risultati estetici che può garantire. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Salamanca, Spagna, ha creato una guida per la selezione del colore. Preparando dei campioni di gengiva in ceramica rosa e valutando quanto bene rappresentassero il colore della gengiva nei pazienti di origine caucasica. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Dentistry.
Com'è stata concepita la ricerca
Per creare i campioni, i ricercatoprti hanno mescolato coppie di colori di base da un singolo sistema di ceramica. Ogni miscela conteneva variazioni di proporzione dei colori, con incrementi del 10%. Gli autori hanno seguito l'ordine numerico dei sistemi di colore di Heraceram, Vita VM9 e IPS Style, i tre sistemi presi in esame. Per misurare i colori, hanno utilizzato le coordinate cromatiche CIELAB, registrandole in tre diverse zone della gengiva anteriore sana. Coinvolgendo un totale di 360 punti di dati.
Com'è proseguito lo studio
Poi i ricercatori hanno suddiviso il campione in due gruppi, ognuno con 180 partecipanti. Il primo gruppo è servito per selezionare i campioni di gengiva in ceramica che meglio si adattavano al colore della gengiva dei partecipanti. Applicando un metodo di clustering chiamato k-means per identificare questi campioni. Il secondo gruppo, invece, ha permesso di valutare quanto bene i campioni selezionati corrispondessero al colore reale della gengiva, utilizzando il concetto di "errore di copertura".
I risultati raggiunti
Questo metodo ha permesso ai ricercatori di identificare quindici campioni di gengiva in ceramica che rappresentavano accuratamente il colore della gengiva dei partecipanti. Questi campioni erano distribuiti tra i tre sistemi di ceramica studiati: otto provenivano da Heraceram, quattro da VM9 e tre da IPS Style. Inoltre, di constatare che gli errori di copertura per questi campioni erano inferiori ai limiti accettabili dal punto di vista clinico, in tutte e tre le zone gengivali esaminate. In sintesi, dunque, lo studio ha prodotto una guida affidabile per la selezione del colore della gengiva in ceramica, utilizzabile con successo in diverse situazioni cliniche. I campioni di gengiva in ceramica così ottenuti rappresentano fedelmente il colore della gengiva, fornendo risultati accurati e soddisfacenti per i pazienti di origine caucasica.
I moderni piani di trattamento prevedono spesso approcci multidisciplinari. I flussi digitali consentono una più semplice comunicazione sia tra i singoli professionisti (protesista, parodontologo, ortodontista) sia tra clinici e odontotecnici.
Come funziona il software Invisalign Smile Architect™
Il software Invisalign Smile Architect™ combina l'ortodonzia e l'odontoiatria restaurativa in un unico potente strumento, migliorando la pianificazione del trattamento.
Il software consente di visualizzare l'obiettivo restaurativo inserendolo nel viso del paziente e di apportare le modifiche al piano di trattamento ortodontico al fine di ottenere un risultato ottimale.
Questo nuovissimo strumento permette di ottenere in maniera predicibile uno dei risultati più ricercati nell’odontoiatria moderna: la minima invasività nei confronti delle strutture biologiche del paziente, in quanto gli elementi dentali possono essere posizionati in funzione del progetto protesico.
In questo senso parliamo sempre più spesso di P.G.O. (Prosthetically Guided Orthodontics), ovvero di Ortodonzia protesicamente guidata.
Caso clinico
Il paziente è pervenuto alla nostra osservazione con la richiesta di migliorare il proprio sorriso. L’iniziale analisi estetica ha evidenziato sproporzioni tra gli elementi dentali, presenza di diastemi, inclinazioni degli assi dentali non corrette e un’eccessiva ampiezza dei corridoi labiali (Figure 1-2).
Figura 1. Analisi estetica iniziale. Si evidenziano sproporzioni tra gli elementi dentali, presenza di diastemi, inclinazioni non corrette e una eccessiva ampiezza dei corridoi labialiFigura 2. Analisi estetica iniziale. Si evidenziano sproporzioni tra gli elementi dentali, presenza di diastemi, inclinazioni non corrette e una eccessiva ampiezza dei corridoi labiali
Studio del piano di trattamento
È stata eseguita una scansione intra-orale con lo scanner Itero e sono state raccolte le immagini intra- ed extra-orali tramite l’applicazione Invisalign Practice App.
Lo scanner, sfruttando la piattaforma Align, permette in pochi minuti di accoppiare la foto del viso del paziente alla scansione intra-orale e di previsualizzare il risultato dell’allineamento dei denti nel viso del paziente tramite il software Outcome Simulator Pro.
Le fotografie e le scansioni vengono inviate sulla piattaforma Invisalign, accompagnate dalla prescrizione dei movimenti richiesti al sistema di allineatori e dalle indicazioni di quali saranno gli elementi dentari oggetto della terapia restaurativa.
Il clinico riceve una proposta di piano di trattamento che è completamente personalizzabile per quello che riguarda la posizione sia degli elementi dentari sia, utilizzando lo Smile Architect, dei restauri protesici in termine di forma (Figura 3), di volume e di livelli gengivali (Figura 4), avendo anche la possibilità di modificare i parametri facciali di riferimento (linea mediana, andamento della cresta incisale, distanza interalare) (Figura 5).
Figura 3. Proposta del piano di trattamento ottenuta con Smile Architect: restauri protesici.Figura 4. Proposta del piano di trattamento ottenuta con Smile Architect: volume e livelli gengivali.Figura 5. Proposta del piano di trattamento ottenuta con Smile Architect: linea mediana, andamento della cresta incisale, distanza interalare.
È possibile valutare anche il risultato ottenibile dalla terapia integrata orto-restaurativa (Figura 6).
Figura 6. Visualizzazione del risultato ottenibile con la terapia orto-restaurativa.
Il software permette anche la valutazione della massa dentale da asportare con la terapia restaurativa e il vantaggio ottenibile in termini di invasività da un ideale allineamento dentale (Figura 7).
Figura 7. Valutazione della massa dentale da asportare con la terapia restaurativa e dell'allineamento dentale ideale ottenuta grazie all'utilizzo del software.
Quando il clinico ha valutato che tutti i movimenti richiesti sono ottenibili, può richiedere la produzioni degli allineatori e, dopo la conclusione della terapia ortodontica, può procedere con quella restaurativa utilizzando sempre flussi di lavoro completamente digitali (Figure 8-9).
Figura 8. Terapia restaurativa.Figura 9. Flusso di lavoro digitale.
La sinergia tra flussi di lavoro digitali e Smile Architect ha permesso di ottenere in maniera decisamente predicibile un risultato finale ottimale (Figura 10).
Viene descritto un caso clinico in cui la presenza di severe calcificazioni ha causato la completa ostruzione del lume canalare nel terzo apicale. Si è reso pertanto necessario un intervento di micro-endodonzia chirurgica minimamente invasivo, che ha consentito la rimozione dei detriti e la corretta detersione, assicurando la completa guarigione
Il trattamento endodontico mira a eliminare o diminuire la carica batterica all’interno del complesso spazio endodontico. Questo è possibile mediante una corretta sagomatura, una congrua detersione 3D e, infine, un’appropriata otturazione tridimensionale.
Una percentuale significativa di fallimenti è probabilmente causata dalla presenza di una certa quantità di batteri residui e da un’insufficiente detersione dei canali radicolari. Pertanto, lo spazio endodontico deve essere sagomato, deterso e otturato nel miglior modo possibile.
Le calcificazioni sono una delle numerose complicanze che possono rendere più difficoltoso il trattamento endodontico. I calcoli pulpari si formano generalmente nel tessuto pulpare.
Come indica il loro nome, sono masse calcificate isolate con rapporti calcio-fosforo equivalenti a quelli della dentina. I calcoli pulpari possono essere in forma singola o multipla e sono presenti più frequentemente all’orifizio della camera pulpare o all’interno del canale radicolare. Istologicamente, risultano in genere composti da strati concentrici di tessuto mineralizzato prodotto dall’accrescimento superficiale attorno a trombi di sangue o cellule morte. Raramente un calcolo pulpare può includere tubuli e essere circondato da cellule simili agli odontoblasti. I calcoli pulpari e le calcificazioni della dentina secondaria e terziaria possono ostruire parzialmente o completamente lo spazio endodontico, complicando o impedendo il trattamento endodontico ortogrado.
Case report
Un paziente maschio, età 46 anni, viene inviato presso il nostro centro di Microscopia Endodontica per la valutazione di un secondo premolare superiore sul lato destro.
All’esame 2D, è possibile notare che l’elemento 1.5 presenta una terapia canalare incongrua (Figura 1). Sebbene l’apice radicolare non risulti associato a una lesione periapicale, il paziente riferisce dolore sia alla percussione sia alla palpazione nella zona. Consapevoli dei limiti dell’esame 2D, decidiamo di procedere alla valutazione 3D.
La CBCT eseguita con FOV ridotto e alta risoluzione (Figura 1) evidenzia una lesione periapicale di piccole dimensioni con erosione, a livello apicale, della corticale vestibolare. Inoltre, l’esame 3D consente di notare una completa ostruzione del lume canalare nel terzo apicale, provocata da calcificazioni. Si tratta di calcificazioni severe che occludono completamente lo spazio endodontico.
Figura 1. Mentre l’esame 2D si limita a evidenziare una terapia canalare incongrua (immagine più a destra), la CBCT eseguita con FOV ridotto e alta risoluzione (immagini a sinistra) evidenzia una lesione periapicale di piccole dimensioni dell’elemento 1.5, con erosione, a livello apicale, della corticale vestibolare
In questo caso, un ritrattamento ortogrado si rivelerebbe inutile, se non addirittura pericoloso. Per tali ragioni si procede, con il consenso del paziente, a effettuare un intervento di micro-endodonzia chirurgica minimamente invasivo.
Materiali e metodi
Attraverso la CBCT (Figura 2a) è possibile calcolare con precisione la posizione dell’apice radicolare. La breccia ossea e il taglio dell’apice radicolare (Figura 2b) sono eseguiti in modo conservativo. Dopo l’apicectomia, ad alto ingrandimento 24x e utilizzando un micro-specchietto è possibile notare l’area bianca centrale completamente calcificata (Figura 2c).
Figura 2. A) La CBCT consente di calcolare con precisione la posizione dell’apice radicolare. B) La breccia ossea e il taglio dell’apice radicolare sono eseguiti in modo conservativo C) Al microscopio è possibile notare l’area bianca centrale completamente calcificata
Nell’area calcificata si esegue la retro-preparazione utilizzando una punta ultrasonica (P-14D, Satelec) (Figura 3a). Dopo la retro-preparazione, grazie all’aiuto del microscopio operatorio, ad alti ingrandimenti (Figure 3b-c) si notano detriti all’interno dell’area preparata.
Figura 3. A) Nell’area calcificata si esegue la retro-preparazione utilizzando una punta ultrasonica. B-C) Si notano detriti all’interno dell’area preparata
Nella retrocavità viene applicato un nuovo protocollo clinico, la tecnica RUA, che permette di aumentare la detersione diminuendo la quantità di detriti e batteri. Il protocollo prevede di utilizzare una punta ultrasonica di piccole dimensioni (25.00, Ultra Smart AI, Coxo) piegata a 100° negli ultimi 3 mm (Figura 4).
Figura 4. Il protocollo prevede di utilizzare una punta ultrasonica di piccole dimensioni piegata a 100° negli ultimi 3 mm
Successivamente all’interno della cavità viene inserita una piccola quantità di EDTA gel, attivato ultrasonicamente e, in seguito, una piccola quantità di NaOCl gel, con una ulteriore attivazione ultrasonica. Conclusa l’applicazione della tecnica RUA, la retrocavità viene esaminata ad alto ingrandimento. Dopo aver verificato la buona detersione, si procede alla retro-otturazione utilizzando MTA (Figure 5a-b). La radiografia post-operatoria non rileva alcuna criticità (Figura 6).
Figura 5. A) La retrocavità viene esaminata ad alto ingrandimento. B) Dopo la verifica di una buona detersione, si procede alla retro-otturazione utilizzando MTA
Figura 6. Radiografia post-operatoria
A distanza di otto mesi dall’intervento, si esegue un controllo radiografico 3D per valutare la reale guarigione dell’elemento 1.5. La CBCT evidenzia la riformazione della corticale vestibolare a livello apicale e la scomparsa della lesione periapicale (Figure 7a-b).
Figura 7 A-B. La CBCT evidenzia la riformazione della corticale vestibolare a livello apicale e la scomparsa della lesione periapicale
Conclusioni
L’utilizzo di moderne tecnologie, come la CBCT 3D, il microscopio operatorio e le punte ultrasoniche dedicate, in abbinamento a nuovi protocolli clinici risultano fondamentali per un trattamento endodontico d’eccellenza e minimamente invasivo, che garantisca risultati sicuri.
Abstract
Le calcificazioni possono chiudere parzialmente o completamente lo spazio endodontico, complicando o impedendo il trattamento endodontico ortogrado. Il presente case report si propone di presentare un caso clinico con una severa calcificazione. Calcificazioni e calcoli pulpari si trovano frequentemente nel tessuto pulpare dei denti. La loro presenza è sostanziale in quanto riducono il numero totale di cellule all’interno della polpa e agiscono come un ostacolo all’allargamento del sistema canalare durante il trattamento endodontico. È fondamentale anticipare e riconoscere le calcificazioni per organizzare un corretto piano di trattamento. L’utilizzo delle moderne tecnologie, nel caso di calcificazioni canalari, garantisce risultati sicuri. Microscopio operatorio, punte ultrasoniche e CBCT 3D, sono essenziali per evitare danni iatrogeni e raggiungere il successo.
Micro-endodontic surgery of tooth 1.5 in the presence of calcifications Calcifications can partially or completely close the endodontic space, complicating or preventing orthograde endodontic treatment. The current case report aims to present a clinical case with severe calcification. Calcifications and pulp stones are frequently found in the teeth’ pulp tissue. Their presence is substantial as they downgrade the total number of cells within the pulp and act as an obstruction to debridement and enlargement of the root canal system during endodontic treatment. It is fundamental to anticipate and recognize calcifications in order to organize a proper treatment plan. The use of modern technologies, in the case of root canal calcifications, ensures safe results. Operating microscope, ultrasonic tips, and 3D CBCT are essential to avoid iatrogenic damage and achieve success.
Bibliografia
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Il bruxismo notturno è un disturbo che può colpire chiunque, a qualsiasi età. L'Université de Montréal, Canada, con il supporto del CIUSSS Nord Ile Montreal, CEAMS and research centre di Montreal, ha condotto una ricerca sul bruxismo notturno (BN) nei bambini e negli adolescenti. Pubblcandone poi i risultati, una sorta di fotografia su quel che si conosce di questo disturbo e su come trattarlo, sul Journal of Oral Rehabilitation.
Gli studi sul bruxismo notturno presi in esame
I ricercatori hanno selezionato 144 studi da una lista che ne conteneva 386, individuati tramite Medline. Tra quelli inclusi, 83 trattavano il BN possibile, 37 il BN probabile, 20 il BN confermato, mentre 4 non erano applicabili. La revisione condotta dagli studiosi canadesi si è concentrata sulle nuove evidenze riguardanti la frequenza, le cause, la diagnosi e il trattamento del BN nei giovani, con particolare attenzione al BN probabile e confermato.
I risultati della ricerca sulla diagnosi
La frequenza del BN varia dal 5% al 50%, a seconda dell'età e della gravità della condizione (possibile, probabile o confermata). Le cause sono molteplici, spesso correlate a risvegli notturni, problemi comportamentali e disturbi del sonno come apnea ostruttiva, russamento e incubi. La fisiopatologia complessa suggerisce che il BN possa essere associato anche all'ansia, allo stress, ai disturbi del ritmo circadiano, al comportamento aggressivo e a condizioni respiratorie specifiche. Per una diagnosi più definitiva, possono essere utilizzati dispositivi a canale singolo, elettromiografia a canale singolo o multicanale e polisonnografia, particolarmente quando si sospettano disturbi respiratori.
I trattamenti più in uso
Negli ultimi 20 anni, la ricerca su questo tema è aumentata significativamente. Tuttavia, gran parte di essa si basa su segnalazioni positive autonome, relative al BN possibile. La prevalenza del BN possibile è più alta nei giovani rispetto agli adulti e ancora maggiore nei soggetti con disturbi da deficit di attenzione/iperattività e sindrome di Down. Il trattamento del BN comprende la gestione delle conseguenze orali e dentali e la valutazione di eventuali problemi concomitanti. Le opzioni terapeutiche includono dispositivi occlusali, apparecchi orali per far avanzare la mandibola e l'espansione rapida del mascellare. Ma anche su alcune terapie farmacologiche, queste ultime però basate su evidenze limitate nei giovani.
Il tabagismo, si sa, è uno dei più acerrimi nemici della salute orale. Ma è proprio all'interno degli studi odontoiatrici che questa forma di dipendenza può essere combattuta con buoni risultati. Lo dimostra uno studio, una revisione narrativa della letteratura recentemente pubblicata su Evidence Based Dentistry. Gli autori della ricerca afferiscono alla Federal University of São João del-Rei (UFSJ), Divinópolis, Brasile, ma anche alla University of Southampton, UK, che ha preso parte a questo studio di grande rilevanza per l'odontoiatria.
Gli studi sul tabagismo presi in esame
Per approfondire il tema, peraltro di grande attualità, gli studiosi hanno condotto ricerche approfondite su PubMed, EMBASE e Google Scholar. Inoltre hanno esaminato i siti web di importanti organizzazioni come la FDA, NCI, CDC, ADA, ODPHP, NIDA e AHRQ. Per poi prendere in considerazione revisioni sistematiche, trial clinici controllati e studi osservazionali dedicati al tema, pubblicati nel periodo compreso tra ottobre 2021 e febbraio 2022.
Gli effetti negativi del fumo sulla salute orale
Secondo gli studi analizzati, i fumatori hanno un rischio significativamente più alto di sviluppare il cancro orale, con un aumento del 95% rispetto ai non fumatori. Anche i fumatori passivi presentano un rischio maggiore, con un aumento del 51%. Inoltre, il tabagismo aumenta dell'80% il rischio di parodontite. Peggiorando l'85% delle condizioni parodontali e causando un incremento del 36,6% delle carie dentali. Il fumo può anche influire negativamente sul successo degli impianti dentali, in modo direttamente proporzionale alla quantità di tabacco consumato.
Lo studio dentistico, il luogo ideale per smettere
Il team odontoiatrico ha un ruolo chiave nella sensibilizzazione sul tema e nell'aiutare i pazienti a smettere di fumare. Interventi educativi brevi da parte del team odontoiatrico hanno dimostrato di essere efficaci, portando a una percentuale di cessazione del fumo del 7,4% rispetto al 2,7% osservata nel gruppo di controllo. Quando questi interventi sono combinati con la terapia farmacologica, poi, si può ottenere un ulteriore aumento dell'astinenza dal fumo a lungo termine, compreso tra il 50% e il 70%.
I risultati, quasi un monito per l'odontoiatra
Il tabagismo ha un impatto negativo sulla salute orale, essendo uno dei fattori di rischio più rilevanti per le malattie della bocca. Tuttavia, secondo i ricercatori è proprio dal team odontoiatrico che la lotta al tabagismo può trarre forza e autorevolezza. Ed è in questa direzione che gli odontoiatri dovrebbero andare per aiutare i pazienti a smettere di fumare. Non prima però di essersi adeguatamente formati per affrontare anche questo problema che riguarda molto da vicino il mondo dell'odontoiatria.
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