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VITA Academy Club Italia: la card che offre vantaggi esclusivi ai professionisti del dentale

VITA Italia Academy Club

VITA Zahnfabrik, azienda impegnata sin dal 1924 per migliorare la pratica clinica nello studio dentistico e nel laboratorio odontotecnico con soluzioni ideali e innovative, lancia una iniziativa speciale, nata con l'obiettivo di offrire vantaggi esclusivi ai professionisti del dentale ed essere ancora più vicina alle loro esigenze di aggiornamento professionale e di supporto tecnico e pratico nella attività quotidiana.

VITA Academy CLUB ITALIA è il nuovo club esclusivo dedicato a odontoiatri e odontotecnici interessati a entrare nel mondo VITA e a ottenere così innumerevoli vantaggi. Grazie alla attivazione della nuovissima card VITA ACADEMY, il professionista dentale potrà infatti far parte di un club prestigioso e godere di una serie di benefit. Ad esempio:

    • Promozioni esclusive con offerte create su misura in base alla propria tipologia di attività, sia che essa venga svolta nello studio odontoiatrico sia che si sviluppi nel laboratorio odontotecnico.

 

    • Partecipazione a corsi di aggiornamento gratuiti voli a perfezionare la propria abilità dal punto di vista clinico e tecnico, oltre a sconti speciali sui corsi di aggiornamento attualmente obbligatori per chi opera nel settore dentale, come ad esempio sul tema della radioprotezione;

 

    • Campionature annuali di materiale di consumo VITA, a scelta tra denti, ceramiche, CAD/CAM di altissima qualità a supporto dello studio odontoiatrico e del laboratorio.

 

    • Formazione e informazione continua sui nuovi prodotti ed eventi VITA, con la possibilità di partecipare a presentazioni in anteprima ed essere sempre aggiornati per offrire ai pazienti le migliori soluzioni possibili; il pacchetto prevede anche un corso gratuito della durata di 2 ore sulla presa colore per apprendere i segreti alla base di una perfetta resa estetica di restauri e corone.

 

    • Supporto costante e diretto da parte di colleghi e dal personale qualificato VITA, con soluzioni e consigli personalizzati offerti da tutor specializzati per essere certi di poter svolgere sempre al meglio la propria attività.

 

    • Invito gratuito a fiere e congressi in cui VITA è sponsor, per scoprire tutte le novità relative al proprio settore di maggiore interesse.

 

 

 

VITA Italia Academy Club

Cellule staminali: alla vigilia di una nuova rivoluzione

cellule staminali denti

Le cellule staminali stanno offrendo nuove possibilità di cura in diversi ambiti della medicina. Anche in odontoiatria le prospettive sono positive, come riporta una peer review condotta da un gruppo di ricercatori dello Sharad Pawar Dental College di Wardha, India. Gli autori dello studio, pubblicato su Cureus, si sono concentrati sulle applicazioni delle cellule staminali nella regione oro-maxillo-facciale. Tracciando lo stato dell'arte in questo comparto, nonché descrivendone gli scenari sino a ieri ritenuti impossibili.

Le cellule staminali mesenchimali (MSC)

Le MSC adulte, in particolare, sono al centro delle ricerche odontoiatriche. Queste cellule possono rigenerare il parodonto, aprendo la strada a nuovi trattamenti per la perdita dell'osso parodontale. La combinazione di plasma ricco di piastrine e cellule staminali mesenchimali autologhe ha dimostrato di poter migliorare significativamente la guarigione e la rigenerazione del tessuto parodontale. Tuttavia, le applicazioni delle cellule staminali non si fermano qui. Gli studiosi stanno esplorando anche la possibilità di rigenerare la dentina coronale danneggiata e la polpa. Questo potrebbe portare a trattamenti davvero innovativi, come la copertura della polpa, migliorando notevolmente l'approccio alla cura dei denti.

Lo scenario un tempo ritenuto impossibile

L'obiettivo più ambizioso è la rigenerazione completa del dente. Questo, che in passato poteva sembrare impossibile, sta diventando sempre più realistico grazie alle ricerche sulle cellule staminali. Tuttavia, ci sono ancora sfide da affrontare, come la necessità di comprendere meglio le interazioni tra cellule mesenchimali ed epiteliali. Queste scoperte stanno aprendo nuove strade nella rigenerazione dei tessuti oro-maxillofacciali, sebbene vi siano ancora sfide da superare, come l'identificazione delle cellule staminali adeguate, la stabilità a lungo termine e i costi. Ma il potenziale è enorme, e la prospettiva di poter ripristinare funzionalità ed estetica nei pazienti con problemi dentali e craniofacciali è incredibilmente promettente.

Una strada ormai tracciata

In sintesi, le cellule staminali sono ormai destinate a rivoluzionare l'odontoiatria e la medicina rigenerativa nella regione oro-maxillofacciale. Secondo gli autori dello studio, serviranno nuove ricerche e applicazione e sviluppo delle competenze già acquisite, ma la strada è quella giusta. Destinata a condurre l'odontoiatria a superare le sfide più ambiziose e a offrire ai pazienti nuove speranze di cura.

DNA dell’epitelio orale, la sigaretta elettronica può danneggiarlo

Il DNA dell'epitelio orale è influenzato da vari fattori nelle persone che utilizzano le sigarette elettroniche. Siofra Murphy, ricercatrice in forza presso il Dipartimento di Chirugia orale e Maxillo-facciale presso lo University Hospital Crosshouse di Kilmarnock, UK, ha condotto uno studio sul tema. Evidence-Based Dentistry ne ha pubblicato i risultati, di grande interesse per l'odontoiatra ma non solo.

Il DNA dell'epitelio orale sotto esame

Per condurre la ricerca, Murphy ha coinvolto 72 soggetti che sono stati suddivisi in tre gruppi: vapers esclusivi (che non hanno mai fumato il tabacco), fumatori esclusivi e non utilizzatori. Ha quindi prelevato campioni di cellule epiteliali orali per valutare il grado di danneggiamento del DNA. I risultati hanno mostrato che il DNA dell'epitelio orale aveva subìto danneggiamenti significativi sia nei vapers che nei fumatori rispetto ai non utilizzatori. Il tipo di dispositivo per sigarette elettroniche, il gusto del liquido e la quantità di liquido consumato avevano influenzato il livello di danneggiamento del DNA. In particolare, l'uso di dispositivi pod aveva causato danni maggiori rispetto ad altri dispositivi.

Qualche dettaglio in più

Il DNA del gene POLB è stato danneggiato in modo dose-dipendente tra i consumatori "leggeri" e "pesanti" rispetto ai non utilizzatori. Anche il DNA del gene HPRT ha mostrato livelli di danneggiamento elevati nei vapers e nei fumatori rispetto ai non utilizzatori. Tuttavia, nel danneggiamento del DNA non c'è stata una differenza significativa tra vapers e fumatori. Inoltre, i liquidi aromatizzati dolci hanno causato danni maggiori rispetto ad altri aromi.  Tra il danneggiamento del DNA delle cellule orali e il consumo cumulativo di nicotina nei vapers, invece, la ricercatrice non ha riscontrato alcuna correlazione.

Cosa sembra indicare questa ricerca

Lo studio suggerisce che l'uso di sigarette elettroniche può causare danneggiamenti al DNA dell'epitelio orale, sia nei vapers che nei fumatori. Inoltre, il tipo di dispositivo e il gusto del liquido giocano un ruolo importante in questo processo. Questi risultati sottolineano quanto sia importante comprendere gli effetti che le sigarette elettroniche hanno sulla salute orale e generale. Anche al fine di aiutare meglio i pazienti ad abbandonare del tutto l'uso di questo dispositivo, tutt'altro che innocuo, proprio come le sigarette tradizionali.

Burnout in studio, come contrastarlo per conservare il benessere

Il burnout colpisce il personale sanitario, aumentando il rischio di errori medici. La pandemia da COVID-19 ha aggravato il problema anche per gli operatori della salute orale, esposti a rischi elevati durante le procedure dentali. Un recente rapporto del Centro di Ricerca sulla Forza Lavoro della Salute Orale (OHWRC) presso il Center for Health Workforce Studies (CHWS) dell'Università di Albany nella Scuola di Sanità Pubblica ha esplorato il fenomeno. Il sondaggio ha rivelato che il 79,3% dei fornitori di servizi odontoiatrici ha segnalato la presenza di burnout, con tassi simili ad altri professionisti sanitari. Stress e burnout influiscono anche sulla ricerca e sulla stabilità nel tempo del personale in forza presso i centri dentali.

Cosa si può fare per contrastare il burnout

Comprendere le cause del burnout nel personale sanitario e sviluppare strategie per mitigarlo, sia a livello organizzativo che personale, è la strada giusta. Per questo l'OHWRC ha pubblicato un documento che, oltre a contenere i risultati dell'indagine, offre e descrive soluzioni concrete. Le stesse che hanno adottato diverse organizzazioni attive nel settore dentale. Per esempio, prevedendo più congedi, aumenti di stipendio, pause più lunghe e flessibilità negli orari di lavoro, soprattutto per i genitori.

Per i titolari di uno studio odontoiatrico, in Italia, le cose sono un po' più complesse, ma è comunque necessario affrontare il problema. Come suggerisce "il caso australiano" che, seppur lontano dalla realtà italiana, è pur sempre un fatto di cui è bene avere conoscenza.

Il burnout, un serio problema in Australia

La salute mentale degli odontoiatri australiani sembra essere piuttosto precaria. Un studio, pubblicato su Community Dentistry and Oral Epidemiology, ha indagato i fattori associati all'ideazione suicidaria e ai tentativi di suicidio tra questi  professionisti. Gli autori dello studio hanno interpellando 1474 odontoiatri australiani nel periodo ottobre-dicembre 2021. I partecipanti hanno segnalato pensieri suicidari nei 12 mesi precedenti, prima dei 12 mesi precedenti e tentativi di suicidio. Le conclusioni sono allarmanti e riportano all'attenzione il problema del burnout e della salute mentale tra questi particolari professionisti della salute. Apparentemente meno esposti agli effetti emotivi di chi è a contatto con le gravi malattie e  la morte, ma pur sempre sotto pressione e forse per questo ancor più a rischio.

I dati registrati online

Gli autori dello studio hanno rivelato che il 17,6% dei partecipanti ha riportato pensieri suicidari nei 12 mesi precedenti, il 31,4% prima dei 12 mesi precedenti, e il 5,6% ha dichiarato di aver tentato il suicidio. Nelle analisi multivariate, hanno osservato che i professionisti odontoiatri di sesso maschile presentavano un rischio maggiore di ideazione suicidaria nei 12 mesi precedenti. Inoltre, coloro che avevano una diagnosi attuale di depressione mostravano un rischio più elevato. Un'importante associazione è emersa tra un disagio psicologico moderato o grave e l'ideazione suicidaria. Inoltre, l'uso illecito di sostanze  e i precedenti tentativi di suicidio autodichiarati erano correlati a un aumento del rischio. È interessante notare che i professionisti odontoiatri più giovani presentavano più del doppio delle probabilità di ideazione suicidaria rispetto a quelli con un'età superiore ai 61 anni, mentre una maggiore resilienza era associata a una riduzione delle probabilità di ideazione suicidaria.

I limiti della ricerca

Questo studio, ammettono i ricercatori, presenta alcune limitazioni. Innanzitutto, non ha valutato direttamente i comportamenti di ricerca di aiuto legati all'ideazione suicidaria. Quindi non è stato possibile stabilire quanti partecipanti abbiano effettivamente cercato supporto per la salute mentale. Inoltre, il tasso di risposta è stato relativamente basso, il che potrebbe avere influito sui risultati. Poiché i professionisti odontoiatri che hanno sperimentato depressione, stress e burnout potrebbero essere stati più inclini a partecipare.

La salute mentale, da tenere sempre sotto controllo

In conclusione, i risultati di questa ricerca, ma anche i dati raccolti dall'OHWRC, sembrano suggerire la stessa cosa. È di fondamentale importanza monitorare attentamente la salute mentale degli odontoiatri, ovunque operino, e sviluppare programmi di intervento mirati per garantire il loro benessere psicologico. Per un odontoiatra, dunque, tenere sotto controllo la propria salute mentale e investire nella prevenzione, conviene sempre. Perché permette di conservare il proprio benessere individuale, ma anche di migliorare indirettamente la qualità dell'assistenza odontoiatrica che offre ai propri pazienti.

Adempimenti e scadenze del mese di novembre 2023

Adempimenti e scadenze

Mese terminale della “campagna dichiarativa” per il 2023: scade infatti il termine per l’invio telematico all’Agenzia delle entrate delle dichiarazioni dei redditi e dell’Irap, per chi ancora è soggetto a questa imposta. Dal prossimo, anno, in base alle previsioni della “legge finanziaria” in corso di discussione, tale termine dovrebbe essere anticipato al 30 settembre.
In questo mese c’è una scadenza particolare, che può interessare i dentisti che posseggono quote di partecipazione in società di capitali: il versamento rateale dell’imposta sostitutiva sulla “rivalutazione” del valore di acquisto delle quote, finalizzato a ridurre, in caso di loro cessione, l’importo della plusvalenza che sarebbe tassabile con aliquote maggiori di quelle, appunto, “sostitutive”.
Entro fine mese i professionisti che emettono fatture elettroniche verso i loro committenti, sono tenuti al versamento dell’importo dei “bolli” sulle fatture, effettuabile con F24 ma anche direttamente accedendo al sito “Fatture e corrispettivi” con il proprio Spid.
Una rilevante novità rispetto al consueto calendario fiscale, ma solo per le persone fisiche esercenti un’attività di impresa o professionale, in pratica titolari di partita Iva inclusi i forfetari, che nel 2022 avessero dichiarato ricavi o compensi di ammontare non superiore a 170.000 euro., è la possibilità di “saltare” il versamento della seconda rata dell’acconto dell’Irpef, la cui scadenza è ordinariamente prevista per la fine del mese, e di riprogrammarlo in unica soluzione entro il 16 gennaio 2024 oppure, da questa stessa data, versarlo in cinque rate mensili di uguale importo l’ultima scadente il 16 maggio 2024. Tale possibilità, però, è al momento prevista solamente per quest’anno, dunque è una tantum.
Scade infine il termine per un versamento a Inail e, a fine mese, anche Enpam chiama gli iscritti alla cassa.

Agenzia delle entrate

Mercoledì 15 novembre 2023

Adempimenti contabili

• Fatture differite. Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna).

Comunicazioni

• “Esterometro”. scade oggi il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente;
Versamenti
• Imposta sostitutiva per rivalutazione del valore di partecipazioni in società di capitali, possedute dalle persone fisiche non esercenti attività d’impresa. Versamento della rata prevista in base all’anno in cui le partecipazioni erano possedute, con aliquote variabili da 11% a 16%.

Giovedì 16 novembre 2023

Versamenti

• Irpef e addizionali regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo corrisposti nel mese precedente e sui compensi per lavoro dipendente del mese precedente;
• Irpef, Irap (se dovuta), Ires, Ivie e Ivafe, addizionali regionali e comunali, Iva annuale (con maggiorazione dello 0,40% in caso di opzione per il versamento in abbinamento con le imposte sui redditi), Imposta sostitutiva dei “forfetari”. Versamento della sesta rata del saldo 2022 e dell’acconto per il 2023, con interessi, per i contribuenti che hanno scelto il versamento rateale degli importi delle dichiarazioni per il 2022 e versato la prima rata entro il 30 giugno 2023, della quinta rata, con maggiorazione dello 0,40% e interessi, se la rateazione è iniziata fra il 30 giugno e il 31 luglio 2023;
• Imposta sostitutiva dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
• Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;
• Iva trimestrale, contribuenti che versano trimestralmente, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativamente al terzo trimestre dell’anno;
• Iva annuale, versamento nona rata, con maggiorazione degli interessi mensili dell’2,64%, dell'IVA relativa all'anno d'imposta 2022 risultante a conguaglio dalla dichiarazione “IVA 2023” presentata dai contribuenti non forfetari, in caso di scelta per il versamento del dovuto in modo autonomo e a rate mensili.

Giovedì 30 novembre 2023

Comunicazioni

• Liquidazione periodica IVA, ultimo giorno per l’invio telematico della Comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA relativa al terzo trimestre 2023;
Dichiarazioni
• Redditi 2023 e Irap 2023, scadenza del termine per la presentazione per via telematica, direttamente a cura del contribuente o tramite intermediari, delle dichiarazioni relative al periodo d’imposta 2022.
Versamenti
• Bollo sulle fatture elettroniche, termine finale per il versamento di quanto eventualmente ancora dovuto per il primo e secondo trimestre dell’anno e per il terzo;
• “Rottamazione quater”, termine per il versamento della seconda rata pari al 10% dell’importo comunicato dall’Agenzia entrate riscossione a chi ha aderito a questa definizione agevolata dei debiti fiscali e contributivi.
• Irpef, Irap (se dovuta), Ires, Ivie e Ivafe, versamento della seconda rata di acconto per il 2023; quest’anno è possibile, per alcuni contribuenti soggetti all’Irpef, il rinvio di questo versamento, in modalità unica o rateale, al 2024.

Inps

Giovedì 16 novembre 2023

Versamenti
• Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
• Contributi della “Gestione separata”, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori relative ai compensi corrisposti nel mese precedente.

Inail

Giovedì 16 novembre 2023

Versamenti
• Premio anticipato e premio da regolazione, versamento della IV rata di premio anticipato e premio da regolazione.

Enpam

Giovedì 30 novembre 2023

Versamenti
• Quota A, per chi ha scelto il pagamento con domiciliazione bancaria, scade il termine per il versamento della ottava rata se si è optato per la rateizzazione in otto rate, della quarta se si è optato per la rateizzazione in quattro rate;
• Quota B, seconda delle nove rate per chi avesse scelto questa modalità di rateazione con la domiciliazione bancaria.

Per il controllo dell’ansia in endodonzia, la musica funziona

Il controllo dell'ansia nel paziente durante le sedute odontoiatriche richiede grande attenzione da parte dell'odontoiatra. In modo particolare nel trattamento endodontico che per sua natura può mettere a dura prova anche il soggetto più resiliente. Tra gli strumenti maggiormente impiegati per ridurre l'ansia e creare confort durante la seduta, c'è la musica. Un gruppo di ricercatori della Rio Grande Do Sul Federal University di Porto Alegre, Brasile, ha condotto una ricerca per verificarne la sua reale efficacia. Pubblicandone poi i risultati su Clinical Oral Investigations.

Il focus della ricerca in una domanda

La musica può veramente ridurre l'ansia nei pazienti durante il trattamento endodontico? Per rispondere a questa domanda, i ricercatori brasiliani hanno interrogato sei database: PubMed, Cochrane Library, Scopus, Web of Science, EMBASE e Open Gray. Esaminando gli articoli pubblicati fino ad aprile 2022 e definendo criteri di selezione chiari basati sulla strategia PICOS: (P) pazienti sottoposti a trattamento endodontico; (I) esposizione alla musica; (C) assenza di musica; (O) ansia dei pazienti; (S) solo trial clinici randomizzati. Per valutare il rischio di distorsione dei dati sui trial controllati randomizzati (RoB 2), si sono affidati allo strumento Cochrane Risk of Bias. Per valutare la solidità delle prove provenienti dagli studi inclusi, invece, hanno utilizzato il Grading of Assessment, Development, and Assessment Recommendations (GRADE) tool.

I risultati sul controllo dell'ansia e sui bias

L'analisi descrittiva ha mostrato effetti positivi sull'uso della musica per ridurre l'ansia nei pazienti durante il trattamento endodontico. Evidenziando differenze significative sia nell'ansia di stato dei pazienti, sia nei parametri fisiologici, come la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. Nonostante i risultati positivi, però, la qualità delle evidenze raccolte, fanno notare gli autori dello studio, è risultata molto bassa.

La musica funziona, ma servirebbero altre ricerche

In conclusione, la revisione sistematica condotta dai ricercatori brasiliani indica che la musica potrebbe essere un valido strumento per il controllo dell'ansia durante il trattamento endodontico. Come peraltro suggerisce anche l'esperienza di già adotta questa soluzione con successo. Tuttavia, dal punto di vista scientifico, servirebbero nuove indagini  per consolidare questa idea e stabilire linee guida più definitive per l'applicazione pratica di questa strategia economica e funzionale.

Disturbi temporomandibolari e acufene corrono spesso insieme

I disturbi temporomandibolari sono spesso associati all'acufene. Tuttavia, nella ricerca dei collegamenti tra i disturbi temporomandibolari (TMD, temporo-mandibular disorders) e l'acufene somatosensoriale, emerge una variabilità notevole nella letteratura. Un gruppo di ricercatori dell'Università degli Studi di Milano ha voluto fare un po' di chiarezza. Indagando la prevalenza dei TMD tra i pazienti affetti da acufene somatosensoriale e, viceversa, l'incidenza dell'acufene somatosensoriale tra i pazienti con TMD. Per poi pubblicare i risultati sul Journal of Oral Rehabilitation.

Come si è svolta la ricerca

Per condurre lo studio, i ricercatori milanesi hanno coinvolto due gruppi di pazienti. Il primo, il gruppo audiologico, era composto da individui con acufene somatosensoriale, mentre il secondo, il gruppo stomatologico, includeva pazienti con TMD. Hanno escluso le cause comuni di acufene, come i disturbi uditivi e neurologici, nonché gli acufeni di origine cervicogenica. La valutazione si è basata su diversi sintomi associati ai TMD, come i rumori articolari e il dolore articolare.

I risultati dello studio

I risultati della ricerca mostrano che tra i pazienti del gruppo audiologico, il 97,8% presentava una diagnosi di TMD, con sintomi quali rumori dell'ATM (articolazione temporo-mandibolare) in quasi l'80% dei casi, serramento dentale nell'87,2% e dolore nell'ATM nel 14,8% dei pazienti. Nel gruppo stomatologico, il 64% dei pazienti manifestava rumori articolari, il 56% serramento dentale e l'84% dolore nell'ATM. Inoltre, è stato diagnosticato l'acufene somatosensoriale in circa il 24% dei pazienti del gruppo stomatologico.

Nuove evidenze sui disturbi temporomandibolari

La ricerca condotta dall'Università degli Studi di Milano ha evidenziato una frequente associazione tra i TMD e l'acufene somatosensoriale. È emerso tuttavia che i sintomi dei TMD, come i rumori articolari e il dolore, differiscono tra i due gruppi di pazienti. Secondo i ricercatori, alla luce di quanto è emerso dallo studio, sarebbero necessarie ulteriori ricerche per consolidare queste scoperte e per sviluppare protocolli di trattamento basati sull'evidenza scientifica. Troppo spesso, infatti, la cura di questi disturbi è affidata prevalentemente all'esperienza del singolo clinico, più che ai dati condivisi dalla comunità scientifica di cui si sente un grande bisogno.

La complicanza

La vita, si sa, è complicata. Uno decide, programma, costruisce e poi, in men che non si dica, ecco che arriva l’imprevisto che stravolge, sconvolge e, a volte; distrugge. C’è chi lo vede come pepe che insaporisce, chi come fulmine che incenerisce. Al di là di un piano B, a volte impossibile da immaginare, nella vita professionale deve esservi sempre la comprovata certezza del corretto adempimento dell’obbligazione. Ciò al fine di limitare i danni che un imprevisto purtroppo può comportare.

Può accadere. Anzi, spesso e volentieri accade. Il paziente allora soffre, si interroga, si arrabbia. E alla fine denuncia. Seppur con totale empatia, dovrà essere il Professionista a dimostrare, concretamente provando, di aver esattamente adempiuto la propria obbligazione senza lasciar spiraglio alcuno a contrattempi, poi comunque verificatisi.
I protagonisti di oggi, ahimè, non sono riusciti a dimostrare aver esattamente agito dando adito all’Autorità giudicante di emettere sentenza di condanna alla refusione dei patimenti del malcapitato.

 

Il paziente danneggiato

Un Paziente si era rivolto all’Autorità Giudiziaria per veder accertata la responsabilità sanitaria di due Professionisti (Odontoiatra e Medico specialista Maxillo-Facciale) per l’errato trattamento di una malocclusione dento-scheletrica di II Classe, chiedendo la conseguente condanna al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non, dallo stesso patiti. Riferiva di una storia clinica complicata, partita dall’Odontoiatra e terminata dal Chirurgo, con comparsa di processi di rizalisi degli incisivi superiori segnalati troppo tardivamente. Inutili i tentativi di tamponare una situazione ormai degenerata: ogni intervento correttivo (con relativo preventivo scritto) era rifiutato dal Paziente che, sfiduciato, interrompeva i rapporti chiamando successivamente in giudizio quelli che riteneva fossero i responsabili di tutti i suoi patemi. Le comparse di risposte di tutti i chiamati (Professionisti, Strutture e Compagnie assicuratrici), ovviamente, rifiutavano qualsiasi addebito addossando, anzi, colpe e imprecisioni al Paziente danneggiato.

 

La ricostruzione dei fatti

  • Il Giudice monocratico inquadra temporalmente gli accadimenti che, in quanto risalenti a un periodo precedente alla cosiddetta Legge Gelli/Bianco comportavano una responsabilità contrattuale con conseguente prescrizione decennale e un preciso assetto probatorio (“il danneggiato deve fornire la prova del contratto e dell’aggravamento della situazione patologica o dell’insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento, e del relativo nesso di causalità con l’azione o l’omissione dei sanitari, restando invece a carico dell’obbligato la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile”). Prosegue analizzando in modo ineccepibile la fattispecie: “A seguito degli interventi eseguiti (in sinergia) dai due medici convenuti (di natura ortodontica e chirurgica maxillofacciale), la malocclussione non solo non si è risolta, ma è peggiorata; inoltre, si è manifestata una rilevante complicanza consistita nel riassorbimento radicolare degli elementi dentali 11, 12, 21, 42 e 31, con loro mobilità. A fronte di tale complicanza, deve osservarsi che – secondo il consolidato orientamento della Corte di Cassazione:
  • la circostanza che un evento indesiderato sia qualificato dalla clinica come “complicanza”, statisticamente rilevata nella letteratura scientifica, non basta a escludere la responsabilità del medico e/o della struttura e a farne, di per sé, una “causa non imputabile” ai sensi dell’articolo 1218 c.c.; il concetto medico di complicanza è privo di rilievo sul piano giuridico; la “complicanza” non si riferisce al momento del “danno-conseguenza”, ma al momento dell’“evento-lesivo”, atteso che si tratta di una lesione del diritto alla salute, che si colloca in una fase cronologicamente e logicamente antecedente lo sviluppo della fattispecie illecita dannosa;
  • spetta al professionista superare la presunzione che le “complicanze” siano state determinate da omessa o insufficiente diligenza professionale o da imperizia, dimostrando che siano state, invece, prodotte da un evento imprevisto e imprevedibile secondo la diligenza qualificata in base alle conoscenze tecnico scientifiche del momento;
  • il medico andrà esente da responsabilità solo se fornisce la prova rigorosa di aver tenuto una condotta conforme alle legis artis, restando a tale fine irrilevante che l’evento indesiderato sia classificato quale complicanza e che l’evento di danno sia in astratto imprevedibile e inevitabile, giacché quel che rileva è se fosse prevedibile e evitabile nel caso concreto. In altri termini, il medico ha l’onere di provare in concreto l’esatto adempimento della propria obbligazione, e non gli è sufficiente che la sussistenza d’una causa di esclusione della colpa possa essere solo astrattamente ipotizzabile;
  • sul piano della prova nel giudizio di responsabilità tra paziente e medico: o il medico riesce a dimostrare di avere tenuto una condotta conforme alle leges artis, e allora egli va esente da responsabilità a nulla rilevando che il danno patito dal paziente rientri o meno nella categoria delle “complicanze”; oppure, all’opposto, il medico quella prova non riesce a fornirla: e allora non gli gioverà la circostanza che l’evento di danno sia in astratto imprevedibile e inevitabile, giacché quel che rileva è se era prevedibile ed evitabile nel caso concreto.

 

La resa dei conti

Non solo i convenuti non hanno fornito la rigorosa prova liberatoria, ma, sulla base della documentazione sanitaria in atti e delle conclusioni (conformi) delle due CTU espletate, emerge chiaramente la prova dell’inadempimento posto in essere dai due sanitari.
Una prima censura nel loro operato deve essere ravvisata nella mancanza di un’accurata e precisa diagnosi iniziale del caso clinico, con fotografie, modelli di studio, analisi cefalometrica e programmazione sia del trattamento ortodontico pre-chirurgia ortognatica, sia di quello di mantenimento post-chirurgia ortognatica; risulta mancante anche la cartella clinica dell’ortodontista, indispensabile per seguire un preciso iter terapeutico, consistente in visite di controllo ed esami eventualmente necessari. Una seconda censura riguarda l’insorgenza della complicanza del riassorbimento radicolare. Nello specifico, emerge che, all’esito dell’esame Rx full endorale del 10.2.2010, il dott. B.A. comunicava al dott. S.S. la presenza di processi di rizalisi degli incisivi superiori 12, 11, 21, 22, e invitava il chirurgo a non sollecitare gli elementi 21 e 22, tenendo conto che dopo l’intervento maxillo-facciale i denti in questione non avrebbero subito ulteriori spostamenti ortodontici; tuttavia, il processo di rizalisi degli incisivi superiori risultava già evidente dall’esame Rx Opt dell’11.06.2009, con successivo aggravamento desumibile anche dalla Rx del 07.12.2009, mentre il dott. B.A. comunicava tale complicanza al medico chirurgo solo il successivo 10.02.2010.

Nel caso in esame, non solo i convenuti non hanno fornito la prova liberatoria ma, come chiarito dai CTU, “il trattamento ortodontico non appare essere stato eseguito correttamente, sia per la mancata risoluzione della malocclusione preesistente, sia per quanto attiene alla impropria gestione delle forze ortodontiche della tecnica adottata, nonché per quanto concerne l’insorgenza di complicanze (riassorbimento radicolare/rizalisi a carico degli elementi 11 ,12, 21, 22) non tempestivamente diagnosticate e che non hanno condotto alle necessarie modifiche del modus operandi, con ulteriore aggravamento delle stesse”; pur non ravvisandosi errori tecnici nell’esecuzione degli interventi chirurgici maxillo-facciali, deve ritenersi corresponsabile anche il dott. S.S. per due ordini di ragione; da un lato, per avere sottoposto l’attore all’inutile secondo intervento chirurgico del 24.02.2010 (osteotomia di avanzamento della mandibola e genioplastica), a fronte di una persistente instabilità occlusale e dei processi di riassorbimento radicolare in atto; dall’altro, per non aver emendato gli errori posti in essere dall’ortodontista dott. B.A.; come sopra ribadito, atteso che il trattamento ortodontico-chirurgico presuppone un “lavoro di squadra” da parte dei due specialisti, deve farsi applicazione, nel caso in esame, del “principio del controllo reciproco” - principio cardine espresso dalla Corte di Cassazione - secondo cui “in tema di responsabilità medica, l’obbligo di diligenza che grava su ciascun componente dell’equipe medica concerne non solo le specifiche mansioni a lui affidate, ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui che siano evidenti e non settoriali, in quanto tali rilevabili con l’ausilio delle comuni conoscenze del professionista medio”.

 

Inter os et offam

“Tra bocca e boccone molte cose possono accadere” saggiamente avvertiva Catone. Basta solo farsi trovare pronti, la vita ti stupisce? E tu stupisci la vita, restituendole il sorriso di chi, comportandosi in modo ineccepibile, nessun contrattempo potrà mai fermare.

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Implantologia flapless, i vantaggi descritti in uno studio

L'implantologia flapless o transmucosa, per definizione meno invasiva di quella tradizionale, è ampiamente utilizzata dagli odontoiatri. Omer Waleed Majid, ricercatore presso il Dipartimento di Chirurgia orale e Maxillo-facciale dell'Università di Mosul, Iraq, ha condotto uno studio per valutarne i reali vantaggi. Per poi pubblicare i risultati, interessanti ma per certi versi incompleti perché incomplete sono le ricerche da cui ha attinto i dati, su Evidence-Based Dentistry.

Gli studi sull'implantologia flapless presi in esame

Omer Waleed Majida ha interrogato Pubmed, Web of Science, Embase e Cochrane, sino a  giugno 2022. Per garantire una ricerca completa, ha effettuato incroci di dati, ricerche di letteratura grigia su siti web come clinicaltrials.gov, e ricerche manuali su sette riviste rilevanti. Per poi includere nella revisione sistematica solo trial clinici randomizzati pubblicati in lingua inglese, ed escludere studi prospettici, retrospettivi, trasversali, lettere agli editori e recensioni. Lo scopo era confrontare l'implantologia flapless con l'intervento tradizionale con lembo. Con l'intento di valutare il cambiamento nei tessuti duri e molli buccali, dopo il posizionamento degli impianti nella zona estetica dei denti anteriori.

I due focus dello studio

La misura principale dell'outcome era il cambiamento dell'osso buccale orizzontale (HBBC), valutato tramite tomografia computerizzata a fascio conico (CBCT). Gli outcome secondari includevano la sopravvivenza degli impianti, il cambiamento verticale dell'osso buccale, il dolore post-operatorio e vari parametri clinici ed estetici.

Gli esiti della ricerca

Secondo quanto osservato da Omer Waleed Majida, l'implantologia flapless tende a preservare in modo significativo l'osso buccale orizzontale rispetto all'intervento chirurgico con lembo, come indicato dai dati CBCT. Ciononostante, la rilevanza clinica di questa evidenza rimane incerta in assenza di dati esaustivi sugli outcome clinici ed estetici. Inoltre, la meta-analisi non ha evidenziato differenze significative sulla sopravvivenza degli impianti.

I limiti dello studio

Altri dati sugli outcome secondari sono risultati limitati, con una tendenza comunque favorevole all'implantologia flapless per il cambiamento verticale dell'osso buccale e il dolore post-operatorio. Tuttavia, non sono stati riportati dati dettagliati sugli outcome estetici e clinici. In sintesi, lo studio sottolinea il valore dell'implantologia flapless come opzione chirurgica, ma evidenzia anche la necessità di compiere ulteriori ricerche per valutare appieno i suoi effetti clinici ed estetici.

Parodontite apicale e malattie autoimmuni, quando serve lo screening

parodontite

La parodontite apicale è una patologia che richiede una particolare attenzione. Se non altro alla luce di un recente studio che ha esplorato l'associazione tra la parodontite apicale (PA) e le malattie autoimmuni (MA). Concentrandosi sulla possibilità di effettuare uno screening dei pazienti prima dell'inizio della terapia. Due ricercatori afferenti al Dental Hospital and School di Glasgow e all'OMFS del Ninewells Hospital di Dundee, UK, hanno condotto lo studio. Evidence-Based Dentistry ha pubblicato i risultati che sono di grande rilevanza per il clinico.

Lo studio su parodontite e malattie autoimmuni

Basandosi su uno studio caso-controllo retrospettivo condotto in un unico centro nel periodo tra il 2012 e il 2020, i ricercatori hanno messo in evidenza la prevalenza della parodontite apicale nei pazienti con malattie autoimmuni rispetto a un gruppo di controllo. La selezione dei casi  è avvenuta tramite l'analisi delle cartelle elettroniche dei pazienti in modo anonimo. Gli autori dello studio hanno raccolto e comparato le variabili sociodemografiche dei pazienti. Due casi sono stati esclusi dalla selezione poiché erano sotto trattamento con una combinazione di farmaci biologici. Per analizzare i dati così raccolti, gli studiosi hanno impiegato una regressione logistica e tenuto in considerazione 89 pazienti sia nel gruppo di controllo che nel gruppo dei pazienti con parodontite apicale. Prendendo in considerazione anche altre variabili, tra cui il punteggio DMFT.

I risultati dell'analisi

I ricercatori hanno rilevato una prevalenza significativamente più alta di parodontite apicale tra i pazienti con malattie autoimmuni rispetto al gruppo di controllo, con una percentuale del 89,9% contro il 74,2%. Inoltre, hanno osservato che i pazienti in terapia con farmaci convenzionali in grado di modificare la malattia, come il metotrexate, hanno manifestato una prevalenza inferiore di parodontite apicale rispetto a coloro che avevano adottato una terapia a base di farmaci biologici.

Cosa deve sapere l'odontoiatra

In conclusione, questo studio dimostra che le persone con malattie autoimmuni potrebbero avere una maggiore probabilità di sviluppare la parodontite apicale, indipendentemente dal tipo di terapia farmacologica seguita. Questi risultati suggeriscono all'odontoiatra l'importanza di considerare lo screening dei pazienti con malattie autoimmuni. Esame che andrebbe condotto prima dell'inizio della terapia, per prevenire e gestire la parodontite apicale in modo più efficace.

Prevenzione odontoiatrica materno-infantile in Italia

La pediatria è il fiore all’occhiello della nostra sanità pubblica. Il Servizio Sanitario italiano in materia è un unicum; non esiste infatti il pediatra di famiglia in Europa. Lo Stato italiano garantisce l’assistenza, la cura e la prevenzione da parte di medici specialisti, a tutti i bambini al di sotto dei 14 anni.

E la salute orale?

L’odontoiatria pediatrica non è coinvolta in questo servizio, se non in minima parte. E questa è una grave mancanza.
«La carie precoce della prima infanzia, anche detta ECC, Early Childhood Caries, patologia che colpisce i bambini al di sotto dei 6 anni, è un problema medico e sociale quanto mai attuale. Nonostante sia una condizione facilmente prevenibile, grazie all’igiene orale domiciliare e a un corretto regime alimentare che limiti gli zuccheri, l’ECC rimane una delle patologie infettive più diffuse nella popolazione pediatrica. Un’elevata incidenza è stata documentata in Europa e in Italia (Nobile et al., 2014; Colombo et al 2019) dove nello specifico, una ricerca online condotta tra ottobre e novembre 2018 attraverso il sito DOXA su 3.000 bambini di età compresa tra 0 e 71 mesi ha evidenziato una prevalenza della carie pari al 2.9% nei soggetti di 0–23 mesi, 6.2% in quelli di 24–47 mesi e 14.7% in quelli 48–71 mesi con una progressione davvero molto impressionante», sottolineano Luigi Paglia e Annamaria Genovesi, Organizzatori del 1° Congresso Italiano sulla "Prevenzione Odontoiatrica Materno-Infantile" che si svolgerà a Viareggio il 27 e 28 Ottobre.

Questo significa che in Italia il 36% dei bambini, ovvero oltre 1 milione e 800 mila, presenta patologia cariosa non trattata dei denti decidui come ha recentemente sottolineato il Ministro della Salute Orazio Schillaci intervenendo all'evento per la Giornata Mondiale di Promozione della Salute Orale.
Inoltre, data l’associazione tra carie dentale e peso eccessivo e la condivisione di numerosi fattori di rischio tra le due patologie (stile di vita, dieta, fattori socioeconomici ecc.), indagare le abitudini alimentari dei bambini fino ai 6 anni può rappresentare un metodo semplice ed efficace per migliorare la comprensione delle due patologie nonché per approntare interventi precoci atti a ridurne la prevalenza in questa popolazione vulnerabile. E chissà mai, anche prevenire o ritardare l’insorgenza di patologie cardiovascolari, diabete e obesità.

Ne parleremo a Viareggio il 27 e 28 Ottobre al 1° Congresso di Odontoiatria Materno Infantile che affronterà le tematiche della salute orale di mamma e bambino.

 

 

Se è vero che “gli interventi preventivi [...] realizzati con tempestività nella primissima fase della vita portano a risultati di salute positivi a breve, medio e lungo termine” (Ministero della Salute FAQ), allora, con lungimiranza, dovremmo stanziare le risorse nella prevenzione materno-infantile, in modo da garantire un domani roseo sia per la salute delle generazioni future, sia per la salute dei conti pubblici.

Luigi Paglia - Annamaria Genovesi
Presidenti del 1° Congresso Italiano sulla "Prevenzione Odontoiatrica Materno-Infantile"

Effetto adiuvante dei probiotici nel trattamento della malattia parodontale e perimplantare Free

Viene valutata la possibilità …

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Il ruolo dell’odontoiatra nella gestione del bruxismo

Dopo una serie di visite con esito negativo alla ricerca di una causa della cefalea di sua figlia, una giovane mamma si rivolse anche all’odontoiatra. Oculista, otorino e pediatra non erano ancora giunti a una diagnosi, sia pure di sospetto, mentre la bambina assumeva magnesio, integratori e ibuprofen in attesa di visita neurologica. Dopo un’attenta anamnesi (anche familiare) e l’esame obiettivo, l’odontoiatra giunse alla conclusione che si trattava di bruxismo notturno e, poiché si avvicinava la fine dell’anno scolastico, prescrisse solo una serie di raccomandazioni, tra cui quella di tenere un diario dei sintomi. Come previsto, questi si ridussero di molto per gravità e frequenza e non fu necessario usare una placca di svincolo. Questo caso è solo un esempio del ruolo importante che può svolgere l’odontoiatra nelle patologie “di confine” come il bruxismo, a cui è dedicata questa rassegna.

Associazione tra bruxismo notturno dell’adulto e altri disturbi correlati con il sonno

Kuang B, Li D, Lobbezoo F, de Vries R, Hilgevoord A, de Vries N, Huynh N, Lavigne G, Aarab G. Associations between sleep bruxism and other sleep-related disorders in adults: a systematic review. Sleep Med. 2022 Jan;89:31-47.

Del bruxismo è stata spesso osservata la coesistenza con altri disturbi correlati con il sonno come la sindrome delle gambe senza riposo, Gerd, epilessia, disturbi della fase Rem. Gli autori di questa revisione sistematica hanno estratto dalla letteratura 37 ricerche per determinarne la prevalenza negli adulti afflitti questi disturbi e per individuare i meccanismi fisiopatologici alla base di tale comorbidità. Il risultato è che il bruxismo colpisce effettivamente più spesso questi pazienti rispetto alla popolazione generale, in particolare interessa metà degli adulti con apnea ostruttiva notturna. Il meccanismo in comune è quello degli sleep arousal, cioè risvegli incompleti nella prima fase del sonno che solitamente durano pochi minuti e sono indotti da un aumento di attività del sistema simpatico. Sulle reciproche influenze tra le due patologie sono state elaborate diverse teorie, una delle quali assegna al bruxismo un ruolo preventivo, in quanto la protrusione mandibolare eviterebbe la riduzione del volume delle prime vie aeree che è causa degli episodi di apnea notturna (Manfredini D et al Theories on possible temporal relationships between sleep bruxism and obstructive sleep apnea events. An expert opinion. Sleep Breath. 2015 Dec;19(4):1459-65). Analogamente la stimolazione della secrezione salivare indotta dal digrignamento potrebbe essere un meccanismo compensatorio nei pazienti con Gerd.

La definizione del bruxismo ieri, oggi e domani. Che cosa deve sapere un protesista?

Manfredini D, Ahlberg J, Lobbezoo F. Bruxism definition: Past, present, and future - What should a prosthodontist know? J Prosthet Dent. 2022 Nov;128(5):905-912.

Un articolo che riassume bene i termini di una questione in costante divenire: da condizione patologica, il bruxismo notturno è stato amnistiato e riclassificato in un particolare tipo di attività motoria che non si deve definire disturbo del sonno in un individuo sano e che potrebbe avere perfino effetti protettivi. Formulando il quesito con il metodo PICO (Population, Intervention, Comparison, Outcome) gli autori hanno cercato di dare indicazioni operative certe agli odontoiatri e, in primo luogo, ai protesisti. Come spesso avviene, i risultati disponibili sono talvolta contraddittori e non sostengono una relazione indiscutibile tra bruxismo (accertato con polisonnografia) e una qualsiasi conseguenza a danno dell’apparato stomatognatico, in particolare disturbi temporomandibolari e fallimenti implantari.

Le guide di disclusione delle placche di svincolo nei disturbi temporomandibolari e nel bruxismo notturno

Denardin ACS, do Nascimento LP, Valesan LF, Da Cas CD, Pauletto P, Garanhani RR, Januzzi E, Hilgert LA, de Souza BDM. Disocclusion guides in occlusal splints on temporomandibular disorders and sleep bruxism: a systematic review. Oral Surg Oral Med Oral Pathol Oral Radiol. 2023 Jan;135(1):51-64.

Anche questa revisione soffre di limiti quantitativi e qualitativi, nonostante le placche di svincolo siano dispositivi ampiamente e lungamente usati. Dopo avere identificato 16 ricerche per un totale di 620 soggetti, gli autori possono scrivere soltanto che non vi sono dati sufficienti per consigliare l’uso della guida canina invece dell’occlusione bilanciata. Infatti, entrambe si sono dimostrate significativamente efficaci nel ridurre il dolore rispetto a un placebo, mentre nel confronto diretto nessuna differenza rilevante è emersa per quanto riguarda l’apertura orale, la qualità del sonno e l’attività muscolare. Contro placebo, invece, la sola guida canina ha dimostrato di agire positivamente su questi parametri.

Revisione sistematica del trattamento del bruxismo notturno nell’adulto

Minakuchi H, Fujisawa M, Abe Y, Iida T, Oki K, Okura K, Tanabe N, Nishiyama A. Managements of sleep bruxism in adult: A systematic review. Jpn Dent Sci Rev. 2022 Nov;58:124-136.

Nel corso del tempo sono stati proposti numerosi metodi terapeutici oltre alla classica placca di svincolo e altri dispositivi orali: terapia cognitiva-comportamentale, biofeedback, tossina botulinica e una serie di farmaci, tra cui antipertensivi e inibitori di pompa protonica. Trattandosi di un disturbo per la cui diagnosi nelle ricerche disponibili non sempre si ricorre a quello che è considerato il metodo più affidabile, cioè polisonnografia con elettromiografia, i dati disponibili non permettono di trarre conclusioni definitive, anche a causa delle insufficienze metodologiche più volte evidenziate in questa rubrica (campioni numericamente limitati, eccetera). Gli autori concludono, comunque, che i dispositivi orali sono sicuri e relativamente efficaci per ridurre frequenza e intensità del bruxismo.
Anche il biofeedback, in particolare gli apparecchi che stimolano elettricamente la cute sovrastante i muscoli temporali quando la loro contrazione diventa eccessiva, riduce significativamente gli episodi di bruxismo, ma non vi sono studi sugli effetti a lungo termine. Per i farmaci, invece, il rapporto costo/beneficio è ancora tutto da scoprire.

Correlazioni tra bruxismo e reflusso gastroesofageo (Gerd) e loro effetti sui tessuti duri dentali

Nota A, Pittari L, Paggi M, Abati S, Tecco S. Correlation between Bruxism and Gastroesophageal Reflux Disorder and Their Effects on Tooth Wear. A Systematic Review. J Clin Med. 2022 Feb 19;11(4):1107

Un gruppo milanese è l’autore di questa ricerca bibliografica sul rapporto tra due noti nemici di smalto e dentina: bruxismo e Gerd. Dopo avere individuato e analizzato cinque articoli che rispondevano ai criteri di selezione, gli autori scrivono che esiste una relazione tra le due noxae, che possono quindi agire sinergicamente, potenziando il danno ai tessuti duri. Da qui l’importanza del ruolo di sentinella che può svolgere l’odontoiatra nel rilevare le lesioni precoci e nell’indirizzare il paziente per gli approfondimenti diagnostici del caso. Dall’articolo (liberamente accessibile in rete) si apprende che il sesso femminile è quello più a rischio: infatti, in presenza di bruxismo (soprattutto diurno ma anche notturno) aumenta la probabilità che coesista anche il Gerd, specialmente se questo è insorto da tempo. Illuminante a questo proposito è una ricerca in cui il campione è stato seguito per anni: all’inizio la lesione dello smalto si limitava alle superfici linguali (presenza di solo Gerd) mentre dopo cinque anni le lesioni interessavano anche le altre superfici.

Il trattamento del bruxismo notturno idiopatico nel bambino

Casazza E, Giraudeau A, Payet A, Orthlieb JD, Camoin A. Management of idiopathic sleep bruxism in children and adolescents: A systematic review of the literature. Arch Pediatr. 2022 Jan;29(1):12-20.

I limiti descritti per i pazienti adulti sono ancora più evidenti nella popolazione pediatrica, per la quale i dati disponibili sono minori e manca ancora uno standard diagnostico di riferimento. La sua incidenza è stimata tra il 6 e il 30% con un picco intorno all’epoca puberale, oltre la quale si riduce drasticamente. Attualmente non è più considerata una patologia se si tratta di soggetti altrimenti in buona salute. Gli autori di questa revisione sistematica sono riusciti a rintracciare otto ricerche cliniche piuttosto disomogenee: i metodi terapeutici oggetti di studio andavano, infatti, dalla placca di svincolo al disgiuntore palatale ai farmaci, poiché alcuni campioni sperimentali includevano bruxisti con apnea ostruttiva del sonno. Sulla base di queste premesse raccomandano quindi un approccio caso per caso, valutando l’eventuale presenza di disturbi del sonno o della respirazione in collaborazione con gli altri specialisti. Restano, comunque, indicazioni positive sull’uso dei dispositivi orali che, pur non eliminando il bruxismo, riducono la cefalea e la dolenzia muscolare al risveglio, mentre gli effetti positivi del disgiuntore palatale nei pazienti con riduzione dei diametri mascellari sono ancora da consolidare; dati promettenti arrivano anche dalle terapie cognitivo-comportamentali miranti al rilassamento muscolare.

Approccio multidisciplinare in un caso di atrofia ossea combinata Free

Sempre più spesso all’odontoia …

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Rigenerazione ossea verticale e possibili complicanze

Le tecniche di rigenerazione ossea verticale sono oggi ampiamente utilizzate in implantologia. Tuttavia, di fatto, l'esito di queste procedure è poco prevedibile, proprio come le complicanze che ne possono derivare. Per fare chiarezza su questo aspetto, cioè sui rischi associati a queste metodiche, un gruppo di ricercatori afferenti alla Facoltà di Odontoiatria della Complutense University di Madrid, Spagna, ha condotto una revisione sistematica. Pubblicandone poi i risultati sul Journal of Stomatology, Oral and Maxillofacial Surgery.

Come ha preso il via lo studio

I ricercatori, per esaminare le complicanze legate alle tecniche di rigenerazione ossea verticale, hanno analizzato gli studi clinici pubblicati negli ultimi dieci anni. Gli autori dello studio hanno seguito le linee guida PRISMA e interrogato 4 importanti archivi: MEDLINE/PubMed, Web of Science, SCOPUS e il Registro Centrale Cochrane dei Trials Controllati. Inoltre, per valutare la qualità delle prove contenute negli studi esaminati, hanno utilizzato la Scala di Valutazione della Qualità Newcastle-Ottawa. Tenendo anche in debito conto il rischio di bias.  Hanno dunque incluso 25 studi che rappresentavano complessivamente 749 siti in cui era stato effettuato una rigenerazione ossea verticale.

Rigenerazione ossea verticale e complicanze

Dopo aver analizzato nel dettaglio gli studi inclusi nella ricerca, gli autori della pubblicazione hanno registrato l'incidenza delle complicanze associate alle diverse procedure. La distrazione osteogenica porta a complicanze con maggior frequenza (51,02%) ed è seguita dall'innesto a blocco (38,01%) e dalla rigenerazione ossea guidata (16,80%). I ricercatori hanno inoltre rilevato che le procedure di rigenerazione ossea verticale sono spesso associate a complicanze chirurgiche. Il che richiede un approccio cauto a causa del possibile impatto che questo può avere sulla riuscita del trattamento clinico complessivo.

Le conclusioni di interesse clinico

L'analisi ha mostrato che alcune delle complicanze rilevate possono portare al fallimento della tecnica. Pertanto, secondo i ricercatori è essenziale affrontare con attenzione sia la pianificazione del trattamento, tenendo in debita considerazione le caratteristiche dei pazienti, sia la fase chirurgica stessa. È auspicabile che futuri studi clinici sulla rigenerazione ossea verticale si concentrino anche sulla dettagliata registrazione delle complicanze chirurgiche. Al fine di consentire un confronto accurato tra le diverse procedure, nonché di fornire informazioni complete per supportare i professionisti nei casi più diversi.

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