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Infezione da EBV e parodontite cronica

Il Virus dell’Epstein-Barr (EBV) è molto diffuso e responsabile di infezioni croniche umane associate a varie neoplasie, alterazioni funzionali del sistema immunitario e malattie orali. La cavità orale è il sito di ingresso e di uscita dell’infezione da EBV e la concentrazione virale nella saliva può variare da bassi ad alti livelli. Numerosi studi basati sulla PCR hanno stabilito che l’EBV-DNA è comunemente associato alla periodontite cronica, una comune malattia infiammatoria riconosciuta come una delle principali cause di perdita dei denti.

Nella parodontite cronica il riassorbimento dell’osso alveolare e l’approfondimento del solco gengivale portano alla formazione di una tasca parodontale (PP) la cui profondità è correlata con la progressione della malattia. Curiosamente, la quantità di DNA di EBV rilevata nelle tasche parodontali è correlata con la gravità della malattia. Tuttavia è ancora azzardato dimostrare che l’EBV si replica attivamente nei tessuti parodontali, ma se così fosse quali cellule parodontali sono infette e quali meccanismi patogenetici potrebbe essere coinvolti?

In questo studio si è ipotizzato che gli epiteli parodontali, la linea del solco gengivale e l’attacco gengivale, vale a dire l’epitelio sulculare (SE) e l’epitelio giunzionale (JE), potrebbero rappresentare possibili bersagli per l’EBV. Utilizzando un metodo semplice, non chirurgico, per analizzare il tessuto parodontale, dimostriamo per la prima volta non solo una diffusa infezione gengivale da EBV del parodonto (PECS) durante la parodontite cronica, ma, inaspettatamente, un basso ma rilevabile livello di infezione da EBV del solco sano.

Inoltre, si osserva che il livello di infezione di EBV è correlato con lo sviluppo della parodontite cronica e promuove danni cellulari che possono aggravare le condizioni infiammatorie locali. In tessuti infiammati, le tasche parodontali infettate con EBV sembrano essere inclini all’apoptosi e alla produzione di grandi quantità di CCL20, una chemochina infiammatoria fondamentale che controlla l’infiltrazione dei tessuti da parte delle cellule immunitarie. La scoperta del fatto che l’epitelio parodontale è un importante sito di infezione EBV latente getta una nuova luce sulla persistenza di EBV in portatori sani e sul ruolo di questo virus ubiquitario nella periodontite. Inoltre, l’identificazione di questo sito facilmente accessibile dall’infezione latente può incoraggiare a nuovi approcci per analizzare e monitorare altri disturbi EBV-associati.

Autori:

Séverine Vincent-Bugnas,
Sébastien Vitale,
Caroline C. Mouline,
Wafa Khaali,
Yves Charbit,
Patrick Mahler,
Isabelle Prêcheur,
Paul Hofman,
Janet L. Maryanski,
Alain Doglio

PLoS One. 2013; 8(12): e80336

Algoritmo per il trattamento delle emergenze

Il proposito di quest’articolo è di presentare un sistema semplificato e sintetico per fornire assistenza immediata in caso di emergenza medica. Poiché trattiamo numerosi pazienti in un contesto privato ci si può aspettare che le emergenze aumentino statisticamente; questa situazione richiede un coinvolgimento attivo del personale non solo sanitario nell’acquisire e mettere in pratica il supporto di base alle funzioni vitali (BLS) a livello di approccio, equipaggiamento e medicazioni. Le emergenze mediche più serie possono avvenire non solo in contesto clinico, ma in qualsiasi luogo al di fuori dello studio e in ogni momento. Il personale sanitario, lo staff e i membri del team amministrativo devono essere istruiti e preparati ad agire immediatamente e in modo appropriato durante un’emergenza sanitaria. La formazione per il supporto di base alle funzioni vitali diventa sempre più importante poiché sono numerose le persone che ricevono molti farmaci e in particolare alcune di queste seguono terapie che prevedono la somministrazione di più farmaci in un giorno. Altri temi rilevanti sono l’aumento della popolazione anziana, i progressi nella cura della salute e i trattamenti medici che allungano l’aspettativa di vita. Ho progettato un Algoritmo per il trattamento medico dell’emergenza (un diagramma di flusso, se si vuole) per aiutare il personale sanitario in caso si rendesse necessario fornire assistenza medica in una situazione critica. Il colore rosso denota l’uso di farmaci o intervento medico specializzato. Chi interviene deve essere istruito nell’uso e nella gestione dell’attrezzatura e dei farmaci. Questi medicinali e attrezzature devono essere disponibili, aggiornati e correttamente conservati entro la data di scadenza. Ecco alcuni fattori che aumentano l’incidenza delle emergenze che mettono in pericolo la vita:

1. aumento del numero di pazienti anziani. Questa popolazione pone seri problemi di salute e medici dovuti alla compromissione dei sistemi cardiovascolare, respiratorio, endocrino e genitourinario;

2. preoccupazione per pazienti esposti a trattamenti medici avanzati per il prolungamento della vita, trapianto di organi, diabete, chemioterapici o radioterapici contro il cancro, terapie anti-coagulanti, protesi biomediche e per chi possiede un sistema immunitario compromesso;

3. durata della seduta per il trattamento medico/dentale;

4. aumento dell’uso di farmaci in studi privati;

5. aumento dell’uso di sostanze illegali.

Il modo migliore di affrontare le emergenze è con la preparazione. Se ci si allena e ci si prepara, esse smettono di essere tali o per lo meno si concludono con un esito migliore per la vittima. L’Algoritmo è pensato come una rapida guida di riferimento per molte comuni emergenze mediche e non per essere uno strumento univoco e assoluto in qualsiasi tipo di situazione dove, in realtà, solo il giudizio, le capacità, la preparazione, la conoscenza di chi presta soccorso predominano.

 Corrispondenza/Correspondence
Kirkakalos@aol.com

Emergency care algorithm

The purpose of this article is to present a simplified and concise system to provide immediate assistance in a medical emergency. As we treat more and more patients in a private setting it is expected that medical emergency will rise statistically. This situation calls for a pro-active engagement by healthcare providers and health office personnel to be trained and equipped in basic life support modalities, equipment, and medications. Life threatening medical emergencies can and do occur not only in the clinical setting, but anywhere outside the office at any place and at any time. Healthcare providers, staff, and office team members must be trained and be prepared to act immediately and appropriately during a medical emergency. Basic life support training becomes even more critical as the prevalence of the populous receives more and more medications, and especially the increasing patient use of more than 1 prescribed mediation daily (multi pharmacy).

Other relevant and concerning issues are the increasing population of the elderly, the advancement of health sciences, and medical treatments that help to sustain life beyond the natural range and expected course of the human life span. I conceived a medical Emergency Care Algorithm (flow chart if you will) to assist clinicians/healthcare providers to administer immediate medical aid in a medical crisis situation. The color red denotes the use of medication or specialized medical intervention. The emergency provider must be trained in the use and handling of the medical equipment and medications. These drugs and equipment must be made available, current, and within the expiratory date. Some factors increasing the incidence of life threatening emergencies:

1. increasing number of older patients. This population poses serious health and medical problems due to the compromised cardiovascular system, respiratory system, endocrine system, and genitourinary system;

2. concerns for patients exposed to: advances in medical treatments prolonging life, organ transplants, diabetes, anti-cancer chemotherapeutic/radiation treatments, anti-coagulant therapies, bio-medical prosthesis, and those with compromised immune systems;

3. longer appointment time a patient is spent receiving medical/dental treatment;

4. increase use of drugs in private offices;

5. the increased and popular uses of illegal drugs.

The best way to handle emergencies is through preparation. If you train and prepare for an emergency, they cease to exist to a certain degree or to at least provide a more favorable outcome for the victim. This Algorithm is intended as a quick reference guide for many common medical emergencies and not to be an absolute in any medical emergency where only the judgment, skill, training, and knowledge of the care giver prevails.

 

Legenda

PZ: paziente

EMS: servizio medico d’emergenza

VT Sg: segni vitali

BP: pressione sanguigna

HR+RY: battito cardiaco

TX: trattamento

BLS: Basic life support

IM: intramuscolare

COPD: malattia polmonare ostruttiva cronica

CHF: scompenso cardiaco cronico

 

CPR:

Compressioni: respirazioni al minuto

Bambini 15:2

Adulti 30:2

Controllare pulsazioni carotidee

ogni 4 cicli

 

CPR:

Compressions: breaths per minute

Child 15:2

Adult 30:2

Check carotid pulse q 4 cycles

 

Legenda

Posizionamento del paziente

Cosciente: comfort

Non cosciente: posizione supina con gambe sollevate + EMS

Segni vitali (VT Sg) = BP, HR + RY, Resp.

 

Patient positioning

Conscious: comfortable Unconscious: supine with legs elevated  + EMS

Vital signs (VT Sg) = BP, HR+RY, Resp. A = vie aeree (sollevare il mento)

B = respirazione

C = circolazione

D = defibrillatore

P = posizione

 

A= airway (chin lift)

B= breathing

C= circulation

D= aed defibrulator

P= position

“Sorridenti”, più che uno slogan, un valido strumento per lo studio

Michele Cassetta, medico odontoiatra ed esperto di comunicazione in ambito sanitario, è l’autore di “Sorridenti – 500 domande e risposte per la salute della tua bocca”, la guida edita da Tecniche Nuove che fornisce le informazioni utili a difendere la salute della bocca e ad agevolare il rapporto fra dentista e paziente.

“La prevenzione è determinante per mantenere lo stato di salute della bocca. Ma per poter prevenire bisogna prima conoscere. Sorridenti – 500 domande e risposte per la salute della tua bocca (la piccola guida edita da Tecniche Nuove che fornisce informazioni utili a difendere la salute della bocca e ad agevolare il rapporto fra dentista e paziente) nasce per divulgare, in maniera chiara e semplice, le informazioni che permettono di comprendere la funzione degli organi e l’origine delle malattie e attuare i comportamenti corretti per conservare la salute della bocca. Per facilitare la comprensione è stato utilizzato il metodo delle FAQ (Frequently Asked Questioins): risposte chiare e sintetiche alle domande più comuni in ambito odontoiatrico, anche con l’ausilio di disegni e schemi originali”. È quanto si legge sulla “quarta di copertina” dell’agile volume scritto da Michele Cassetta, medico odontoiatra, esperto di comunicazione in ambito sanitario: lo abbiamo incontrato per approfondire i dettagli del libretto che, se correttamente impiegato, sembra avere davvero tutti i requisiti per far tornare a sorridere i pazienti (grandi e piccini) e gli odontoiatri.

Dottor Cassetta, come è nata l’idea di “Sorridenti - 500 domande e risposte per la salute della tua bocca”?

Da una consapevolezza che mi accompagna sin da quando ho iniziato a occuparmi di comunicazione e cioè che noi odontoiatri a volte omettiamo di dare informazioni ai nostri pazienti, dando per scontato che i nostri clienti siano già ragguagliati. D’altro canto, i pazienti a loro volta non chiedono spiegazioni sulle terapie o sulle pratiche di prevenzione, perché evidentemente all’interno degli studi non trovano il contesto ideale per porre queste domande.  Per contro, e questo è davvero singolare e dovrebbe far riflettere, in Internet, i siti web e i forum sulla salute sono quelli più frequentati, luoghi dove gli utenti si pongono vicendevolmente una serie infinita di domande: istanze che a noi però non giungono quasi mai. Per questa ragione ho voluto realizzare “Sorridenti - 500 domande e risposte per la salute della tua bocca”, un piccolo manuale che in maniera semplice e schematica desse ai pazienti le risposte ai dubbi che noi odontoiatri non sempre riusciamo a chiarire.

Un agile volume scritto seguendo la metodica delle FAQ….

Sì, ho condensato 500 domande in altrettante risposte scritte in modo chiaro e sintetico. Una scelta, dettata dalla volontà di raggiungere davvero i lettori, che ha comportato, non lo nascondo, anche qualche problema, perché è difficile racchiudere in poche righe temi e concetti che solitamente sono trattati in modo più ampio, ma anche meno immediato per il cittadino. Tuttavia, l’approccio adottato è quello della divulgazione scientifica, pertanto anche la risposta più banale contiene precisi riferimenti bibliografici che ne garantiscono la correttezza e la veridicità dal punto di vista scientifico.

Com’è strutturato il volume?

È diviso in sette capitoli, ciascuno dedicato a un tema specifico: la bocca, i nemici della bocca, l’igiene domiciliare, la prevenzione, le patologie, le terapie, i trattamenti e infine un capitolo che racchiude argomenti vari, dalla radiografia alla paura del dentista. Ho immaginato di offrire al paziente uno strumento per la salute della propria bocca, per esaltare anche il ruolo di informazione e divulgazione che qualunque odontoiatra dovrebbe avere, perché la nostra mission non è solo curare, ma anche fornire gli strumenti adeguati affinché il cittadino possa seguire il percorso di cura e prevenzione in maniera autonoma e consapevole.

Tra gli argomenti citati, quali sono quelli meno conosciuti dai pazienti o sui quali si annidano false convinzioni?

Sono quelli che generalmente si danno per acquisiti e sui quali invece bisognerebbe insistere maggiormente, come ad esempio i potenziali danni della placca e il meccanismo per il quale si forma una carie, al di là del ruolo che gli zuccheri possono avere in questo frangente. Oltre a questi argomenti, ho trattato le principali patologie della bocca, dando anche informazioni sull’uso dei farmaci in particolari situazioni e sull’assunzione del fluoro nei bambini, tema di grande interesse per i genitori. In pratica ho tentato di dare risposte ai dubbi e alle domande che i pazienti vorrebbero porci ma che per timidezza, timore o anche solo per mancanza di tempo rinunciano a fare.

Il libro non contiene fotografie, ma disegni: è stata una scelta voluta?

Assolutamente sì, perché le immagini evocative, a differenza di quelle realistiche che possono risultare sgradevoli per alcuni pazienti, hanno maggior presa, soprattutto in un prodotto destinato a una divulgazione di massa. I disegni sono stati realizzati da un grafico molto bravo che è riuscito a raffigurare i temi trattati in modo originale, esprimendo anche un certo grado di leggerezza, qualità che nell’affrontare queste tematiche di certo non guasta.

Insomma, è uno strumento di facile lettura, destinato a far crescere il livello di consapevolezza del paziente…

Sì, ed è la ragione per la quale lo studio odontoiatrico lo può sfruttare a proprio vantaggio. Per questo ringrazio Tecniche Nuove per avermi supportato nel progetto e per aver sposato l’idea di personalizzare il libro con l’intestazione dello studio. Il paziente si trova dunque tra le mani un testo utile e accattivante che, grazie alla personalizzazione della copertina, gli ricorda l’impegno che il proprio studio odontoiatrico mette nella cura a lui destinata. Secondariamente il testo contribuisce a creare una maggiore aderenza alle terapie, a vantaggio del paziente e dunque ancora una volta dello studio. Insomma, è uno strumento che contribuisce a far crescere la cultura generale nell’ambito della salute orale.

È un libro che piace molto anche ai bambini…

È vero, e in un certo senso non poteva essere diversamente, dato che chi si occupa di comunicazione in ambito sanitario sa bene quanto sia importante ai fini della chiarezza parlare al paziente come se si parlasse a un bambino di 10 anni. Invece, purtroppo, spesso il medico e l’odontoiatra usano modalità comunicative sin troppo tecniche, dimenticandosi di verificare che il paziente abbia compreso l’informativa o dandolo per scontato. Per questa ragione ho prestato grande attenzione affinché il volume risultasse di comprensione immediata.

Un odontoiatra, sfogliando questo libretto, cosa può imparare sulla comunicazione? 

Il libro nel suo insieme credo possa aiutare a far riflettere sul fatto che la comunicazione deve essere semplice e sintetica, due caratteristiche essenziali per comunicare la salute alle persone e, soprattutto, cosa che in questo libro manca ma è bene sottolineare perché è uno degli argomenti di cui mi occupo e in cui credo molto, è importante verificare l’esito della comunicazione: in pratica, parlando con il paziente, non bisogna soltanto trasferire l’informazione, ma appurare, anche semplicemente domandandoglielo, cosa abbia compreso di ciò che è stato detto. A tal proposito, ci sono numerose ricerche che mostrano quanto ricordi il paziente dopo 2-3 giorni dall’incontro col medico: solo il 5% di quanto è stato detto, per cui evidentemente fornire al paziente uno strumento che gli rinfreschi la memoria è sicuramente utile.

Una buona comunicazione oltre a migliorare la compliance riduce il contenzioso. Ė così?

Assolutamente sì, questo è l’altro elemento in cui credo. Ci sono diverse ricerche che dimostrano come la comunicazione efficace, che avviene quando le notizie e le informazioni sono trasferite dall’odontoiatra al paziente in maniera corretta, produca risultati positivi: c’è una maggiore compliance, si riduce enormemente lo stress rispetto alla seduta odontoiatrica, diminuiscono i contenziosi medico legali e soprattutto si riducono i fenomeni di demotivazione professionale che purtroppo stanno coinvolgendo tutta la categoria medica, compresi gli odontoiatri. Quindi stabilire un filo diretto con il paziente è molto vantaggioso. Oltretutto, facendo un discorso puramente di marketing, a differenza dell’anonimo spazzolino o del filo interdentale che sono ottimi strumenti, ma hanno un ciclo di vita di soli due mesi e poi vengono buttati via, il libro resta, è un oggetto duraturo che ricorda lo studio e, passando magari di mano in mano, può servire anche a promuovere il nome della struttura in un modo assolutamente rispettoso dell’etica professionale.

Per maggiori informazioni o per ordinare delle copie personalizzate: tel. 0239090440

Differenze tra movimento rotatorio continuo e movimento reciprocante

Tabella 1 - Flow chart su metodo di ricerca degli articoli scientifici

• Beatrice Benedetti
• Stefano Benedicenti1

1Professore associato in Malattie Odontostomatologiche all’Università degli studi di Genova, DISC

Riassunto

Scopo. Revisione sistematica della letteratura scientifica accreditata per valutare le differenze tra gli strumenti endodontici a movimento rotatorio continuo e quelli a movimento rotatorio reciprocante e descrivere lo stato dell’arte riguardo il movimento reciprocante.
Materiali e metodi. Tramite la banca dati PubMed e Medline sono stati ricercati studi clinici controllati randomizzati con impact factor e scritti tra il 2000 e il 2012 che mettessero a confronto gli strumenti a movimento rotatorio continuo e quelli a movimento reciprocante, oppure confrontassero strumenti a movimento reciprocante con diverse caratteristiche fisiche.
Risultati. Sono stati individuati quattro argomenti fondamentali: fatica ciclica, efficacia di taglio, preparazione canalare e ritrattamento. Per ogni argomento è stato evidenziato: il metodo di campionatura; i parametri che condizionano la valutazione; le variabili che influiscono sulla fatica ciclica, efficacia di taglio, preparazione canalare o ritrattamento; le criticità.
Conclusioni. Gli strumenti a movimento reciprocante risultano essere superiori rispetto a quelli a movimento rotatorio continuo sia per resistenza alla fatica ciclica che efficacia di taglio e capacità di sagomatura. Per il ritrattamento, invece, non c’è differenza statisticamente significativa. Tra gli strumenti a movimento reciprocante i Reciproc e i WaveOne risultano avere caratteristiche molto simili. Mancano però studi in vivo.

Parole chiave: movimento reciprocante, movimento rotatorio continuo, M-wire, Reciproc, WaveOne.

Summary

Differences between rotary and reciprocating movement
Aim. Systematic review of the scientific literature to assess the differences between the endodontic instruments in reciprocating and continuous rotary motion and to describe the state of the art of the reciprocating motion.
Materials and methods. Through the database PubMed and Medline randomized controlled trials were searched, they had to have impact factor, written between 2000 and 2012; they compare instruments in rotary motion with reciprocating ones or only instruments in reciprocating motion but with different physical characteristics.
Results. Four key issues have been identified: cyclic fatigue, cutting efficiency, root canal preparation and retreatment. For each argument has been highlighted: the sampling method; the parameters that affect the evaluation; the variables that influence the cyclic fatigue, cutting efficiency, root canal preparation or retreatment; the criticals.
Conclusions. The instruments in reciprocating movement are better than those in continuous rotary movement both for resistance to cyclic fatigue that cutting efficiency and for the ability to shaping the root canal. For the retreatment there is no significant difference. Among the instruments in the reciprocating movement, Reciproc and WaveOne have very similar characteristics. There is still a lack in studies
in vivo.

Key words: reciprocating movement, continuous rotary movement, M-wire, Reciproc, WaveOne.

La rivoluzione nell’Endodonzia che ha portato agli strumenti reciprocanti inizia negli anni Ottanta con Roane, che introdusse il concetto delle forze bilanciate definito come movimento a carica di orologio, cioè una rotazione in senso orario per far avanzare lo strumento verso l’apice, una rotazione in senso antiorario per tagliare la dentina1. Durante lo stesso periodo il dottor Yared iniziò a svolgere ricerche e test sul sistema alternato, ideando strumenti meccanici con rotazione reciprocante2. La rivoluzione di questo movimento sono gli angoli di reciprocazione, di ampiezza inferiore rispetto all’angolo limite di frattura torsionale3-5. Inoltre, qualora lo strumento s’impegni all’interno del canale non incorre il rischio di avvitamento eccessivo perchè il movimento contrario lo libera dall’impedimento6. Il movimento alternato offre la possibilità di cambiare completamente un paradigma dell’Endodonzia; infatti gli strumenti a movimento reciprocante possono essere utilizzati, nella maggior parte dei casi, senza creare il glide path2. Recente è stata l’introduzione sul mercato di questi tipi di strumenti; i più famosi e utilizzati sono il Reciproc® e il WaveOne™. Entrambi sono prodotti con una speciale lega al NiTi, la M-wire, che garantisce una straordinaria resistenza alla fatica ciclica e una maggiore flessibilità rispetto al nichel-titanio tradizionale, grazie all’innovativo processo di trattamento termico attraverso il quale la lega viene prodotta. Inoltre, la maggior resistenza alla fatica ciclica rimane anche dopo aver subito vari cicli di sterilizzazione7. Lo strumento Reciproc è una lima particolare perché risulta essere un ibrido tra un Mtwo (per la sezione trasversale a S) e i ProTaper (per la conicità).

L’unione dell’efficienza di taglio, assicurata dalla sezione a S, e della speciale lega in nichel-titanio M-wire, resistente e flessibile, consente allo strumento di sagomare in modo conservativo e rispettando la naturale anatomia anche di canali stretti e curvi. La punta non è attiva5,8. Per un’identificazione semplice e immediata, gli strumenti sono contrassegnati dal codice-colore ISO: R25 (rosso) con D0 25 e conicità 08; R40 (giallo) con D0 40 e conicità 06; R50 (nero) con D0 50 e conicità 055,8. Gli strumenti sono utilizzati a 10 cicli di reciprocazione per secondo, che equivale a circa 300 rpm; gli angoli di reciprocazione e la velocità sono valori specifici per gli strumenti Reciproc e precisi per ognuno dei tre strumenti, determinati in base alle loro proprietà torsionali5,8. La selezione dello strumento adeguato per la sagomatura canalare si basa sulla radiografia pre-operatoria. La sagomatura è effettuata portando lo strumento a 2/3 della lunghezza di lavoro, ricontrollata la beanza apicale con K #10; il lavoro è quindi terminato a livello del III apicale, il tutto senza la necessità di creare un glide path5.

L’unica controindicazione per l’uso di questa tecnica è nel caso in cui il canale presenti una curva severa, quando sarà consigliato creare una via di percorribilità con strumenti manuali in acciaio con K file #10 e/o #155. In caso di ritrattamento, prima si introduce lo strumento R25 fino alla lunghezza di lavoro; quindi, in base al diametro apicale del canale, si passa all’utilizzo del R40 o R50 per rimuovere i residui di guttaperca. Se durante il ritrattamento lo strumento incontra resistenza apicale si deve togliere lo strumento, irrigare con più solvente e riprovare9. II WaveOne è utilizzato per una nuova tecnica di sagomatura attraverso un solo file. Il sistema è ideato con lega M-wire e per essere utilizzato con movimento reciprocante10. Il gruppo di strumenti consiste in tre file a singolo utilizzo che seguono la classificazione ISO: file piccolo (rosso) con D0 20 e conicità 06; primary (giallo) con D0 25 e conicità 08; grande (nero) per canali ampi, D0 40 e conicità 08. La geometria dello strumento e le proprietà della lega M-wire permettono ai WaveOne di dare prestazioni migliori rispetto ai tradizionali strumenti al NiTi che presentano caratteristiche simili (ProTaper)11. La sagomatura è eseguita portando lo strumento alla lunghezza di lavoro, misurata previamente con il K file #1011. A differenza degli strumenti Reciproc, per i WaveOne è raccomandata la tecnica manuale per creare una via di percorribilità verso l’apice canalare3. L’obiettivo di questa revisione sistematica è quello di descrivere lo stato dell’arte riguardo il movimento reciprocante, alla luce dell’evidenza scientifica internazionale. In particolar modo si metteranno a confronto gli strumenti endodontici a rotazione continua con quelli a rotazione reciprocante. Si tenterà quindi una revisione sistematica della letteratura scientifica accreditata sull’utilizzo degli strumenti reciprocanti.

Materiali e metodi

La ricerca degli articoli è iniziata nel marzo del 2012 ed è stata effettuata tramite le banche dati PubMed e Medline, inserendo come limiti di ricerca: articoli in lingua inglese con impact factor, articoli recenti: dal 2000 al 2012, articoli RCT (studi clinici controllati randomizzati). Il recupero dei full text è avvenuto tramite la Biblioteca universitaria della Universidad Europea de Madrid e il Centro Servizi Bibliotecari di Medicina “E. Maragliano” dell’Università di Genova. Purtroppo non è stato possibile effettuare una metanalisi a causa delle differenti variabili prese in considerazione nei vari articoli.

Risultati

Sono emersi 1719 articoli: 1683 sono stati scartati perché non attinenti all’Odontoiatria o non riguardanti prettamente l’Endodonzia, mentre 36 sono risultati validi. A questi ne sono stati aggiunti 8, che non rientravano nei campi di ricerca, ma che rendono più completa la descrizione dell’evoluzione del movimento rotatorio, del movimento reciprocante e degli strumenti Reciproc e WaveOne (Tabella1). Alla lettura degli articoli sono stati individuati quattro temi principali: fatica ciclica, efficacia di taglio, preparazione canalare, ritrattamento.

Discussione

I risultati ottenuti sono i valori tratti dagli articoli scientifici letti. I quattro argomenti fondamentali sono schematizzati in Tabella 2. Per quanto riguarda la fatica ciclica, tutte le osservazioni denunciano come essa dipenda da quei fattori che influiscono sulla quantità di stress accumulata lungo la superficie dello strumento, come qui di seguito riportato.

• Tipo di movimento12,13,15,17,20,21: cinetica, la velocità (rpm) e il torque (N/cm), l’angolo di reciprocazione (specifico per ogni strumento).

• Caratteristiche dello strumento17-21: sezione trasversale (non tanto la sua forma quanto la massa: a massa
maggiore corrisponde una minor resistenza perché associata a maggior rigidità), tipo di lega, conicità.

• Caratteristiche del canale13,14,20,21: l’angolo di curvatura (aumento del numero di fratture è stato notato per angoli radicolari maggiori di 30°), calcificazioni.

• Tecnica e tempo di preparazione14,15, l’esperienza dell’operatore17, numero di utilizzi dello strumento14,17 e la sterilizzazione17.

Le prime sono caratteristiche tipiche dello strumento, le altre invece sono parametri che possono variare in base alla situazione. Le criticità riscontrate sono: utilizzo di canali in acciaio12,13,16-18,20,21, diversa velocità di reciprocazione12,15,16,18,20,21, osservazione visuale della frattura dello strumento12-14,16,18,21, sensibilità del cronometro utilizzato per valutare il tempo di frattura non standardizzata15,17,20, valutazione della frattura con SEM12,20 o microscopio a ingrandimento15,17,18,21; mancano esperimenti in vivo con follow up. Gli strumenti utilizzati con movimento reciprocante risultano avere un maggior tempo di frattura12-17; tra questi il Reciproc R25, a confronto con il WaveOne, risulta essere il più resistente18-21. L’efficacia di taglio è stata valutata come la quantità di detriti prodotti durante la sagomatura. In base al peso dei detriti prodotti è stato indicato lo strumento maggiormente aggressivo, cioè con maggior capacità di taglio24-26.

I paramentri che influenzano l’efficacia di taglio sono: caratteristiche degli strumenti, cioè la sezione trasversale dello strumento (più che il passo tra le spire; massa maggiore, maggior rigidità e aggressività; la forma influenza il numero di zone taglienti)22; l’anatomia del dente (canale retto o curvo, angolo di curvatura, calcificazioni)24-26; il tempo di lavoro e la competenza dell’operatore22,23. Le criticità riscontrate sono: utilizzo di canali in acciaio24, la rpm fissata non sempre era quella giusta per lo strumento utilizzato23-25, cambio del file molto soggettivo e non standardizzato22,24,26, mancano esperimenti in vivo con follow up. Gli strumenti a movimento reciprocante risultano essere migliori di quelli a movimento continuo e il Reciproc R25 sembra essere quello con maggior efficacia di taglio. Dall’analisi delle immagini tridimensionali pre- e post-sagomatura dei canali radicolari è stata evidenziata la capacità degli strumenti reciprocanti di rimanere centrati all’interno dei canali: il design e la capacità di taglio permettono allo strumento di seguire il naturale percorso di minima resistenza già esistente e corrispondente al canale radicolare27-31. Questo, associato alla cinetica di movimento, permette anche di eliminare la fase di strumentazione manuale iniziale per creare il glide path, cioè strada di percorribilità verso l’apice3,32-37. Anche nei canali curvi la variazione dell’angolo di curvatura e il trasporto canalare risultano essere ridotti se i canali sono sagomati con gli strumenti a movimento reciprocante3,29,31-35,37.

Tabella 2 - Schema riassuntivo dell’analisi degli articoli

 

Non è stata evidenziata alcuna differenza statisticamente significativa tra Reciproc e WaveOne27,28,30,36. Purtroppo però non si ha la reale lunghezza di lavoro27, le immagini pre- e post-sagomatura confrontate sono bidimensionali3,27,30,31,33-36, vengono utilizzati ENDOblocks31,34,36 o non viene specificata la natura dei denti3, spesso non viene indicata: l’esperienza dell’operatore3,27,29, rpm e torque dello strumento28,29,32,37, quante volte viene utilizzato uno strumento27,29,33, come avviene la preparazione del canale33,35 e in quanto tempo3,29,32,35. Totalmente differenti sono stati i risultati ottenuti per il ritrattamento. Nè la tecnica a movimento rotatorio continuo, nè quella a movimento reciprocante è capace di eliminare totalmente il materiale da otturazione38-42; comunque gli strumenti a movimento rotatorio continuo rimuovono una maggior quantità di guttaperca, anche se la differenza con gli strumenti reciprocanti non è statisticamente significativa38-41. La quantità di materiale eliminato sembrerebbe non essere legata tanto alla cinetica di movimento quanto alla tecnica di strumentazione: se le tecniche utilizzate durante la fase di sagomatura e di ritrattamento sono diverse si ha maggiore probabilità che alcune zone della superficie canalare non siano totalmente strumentate, svalutando così il risultato di ritrattamento38-42. Per avere dei risultati più attendibili servirebbero nuovi esperimenti con tecnica di sagomatura e ritrattamento uguale e standardizzata40. Inoltre, la standardizzazione dei canali radicolari avviene con l’eliminazione della corona che non riproduce le condizioni cliniche38-41 e spesso vengono valutati solo i 2/3 più apicali dei canali38,39,41.

Conclusioni

Alla luce di quanto riportato si può evincere che gli strumenti reciprocanti superino i tradizionali strumenti rotanti in nichel-titanio nell’assicurare una preparazione tronco-conica del canale radicolare nel rispetto delle curvature anatomiche e garantendo efficienza ed efficacia alla prestazione endodontica. I vantaggi del sistema a movimento reciprocante sono: ridotta fatica ciclica, buona capacità di taglio, ridotto trasporto canalare, preparazione con un solo strumento, semplicità della tecnica: meno errori procedurali, meno fasi di lavoro, risparmio di tempo. Purtroppo tra gli articoli rivisitati mancano esperimenti che studino uno stesso parametro seguendo i medesimi criteri d’inclusione; infatti non è stato possibile effettuare un’analisi in termini percentuali (metanalisi). Inoltre, essendo recente l’introduzione sul mercato degli strumenti reciprocanti sono necessari ulteriori studi per valutarne le percentuali di successo nel tempo; ancora sconosciute, per esempio, sono le conseguenze cliniche dei trattamenti e ritrattamenti eseguiti.

 

Corrispondenza
beatrice.benedetti86@hotmail.com

 

bibliografia

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Vantaggi e limiti degli autoleganti passivi nella tecnica straight-wire

• Luca Mazzucchelli1
• Laura Buccarella2
• Cristina Cortesi2
• Giulia Amuro2
• Sonia Cominotti2
• Enrica Di Lorenzo2
• Ambrogio Feninno2
• Angela Malerba3
• Laura Strohmenger4

1Consulente medico Reparto di Odontoiatria Infantile – H. San Paolo, Milano
2Medico frequentatore – Clinica Odontoiatrica – H. San Paolo, Milano
3Dirigente Medico I livello – Reparto di Odontoiatria – H. San Paolo, Milano
4Professore Ordinario di Odontoiatria Infantile – Università degli Studi di Milano

Riassunto

Con il termine di attacchi autoleganti o self-ligating vengono indicati quei brackets che non richiedono l’uso di legature per ingaggiare il filo nello slot. Nel panorama vastissimo degli autoleganti, spiccano su tutti quelli passivi, che hanno avuto senza dubbio il maggior successo commerciale. I sostenitori dei self-ligating passivi attribuiscono loro numerosi vantaggi assieme ai quali, però, sono anche emersi aspetti controversi. Scopo del presente lavoro è quello di valutare, analizzando gli articoli su PubMed dal 2000 al novembre 2011, l’evidenza scientifica in merito ai presunti vantaggi dei self-ligating passivi e di illustrare, attraverso la presentazione di alcuni casi, aspetti di rilevanza clinica che meriterebbero di essere approfonditi con ulteriori studi. La letteratura scientifica, ad oggi, sembra concorde nell’affermare che gli autoleganti passivi oppongano una minore resistenza allo scorrimento e consentano una drastica riduzione dei tempi alla poltrona, ma non ci sono evidenze che siano più vantaggiosi in termini di riduzione delle forze applicate, di maggiore efficienza in fase di allineamento e di chiusura degli spazi, di riduzione dei tempi totali di trattamento, di riduzione dell’accumulo di placca e in termini di possibilità di espansione d’arcata. Ci sono però ancora grossi limiti che gli studi disponibili devono superare e rimangono molti aspetti che andrebbero approfonditi o, addirittura, indagati ex-novo, quali ad esempio la stabilità dei casi (in particolare di quelli borderline) trattati senza estrazioni e la possibilità di impiegare precocemente elementi ausiliari o strumenti per la correzione di classe, fattori, questi ultimi, che già clinicamente hanno trovato riscontro nei casi illustrati.

Parole chiave: autoleganti passivi, frizione, forze, espansione trasversale, allineamento, chiusura degli spazi.

Summary

Vantages and advantages of self ligatings
Self-ligating brackets are those brackets that don’t need any system of legatures to close the archwire into the slot. Passive self-ligating are the most popular: it is thought that they have several advantages, but it seems that they also have some limits. The aim of this work is to analyze the current evidence about their assumed advantages (searching PubMed articles from 2000 up to November 2011) and to point several clinical aspects that would need further researches, by illustrating some clinical cases. The current literature states that passive self-ligating brackets reduce resistance to sliding and chairside time, but there is no evidence that they perform better than conventional brackets during alignement and space closure phase neither that they are able to exert lighter forces, to give a significant amount of bone expansion, to reduce total treatment time and to reduce plaque retention. However the available studies need deeper examination on several aspects such as long term follow-up of cases (expecially of those treated without extraction) and on early use of auxiliaries or of class- correction devices, as illustrated by clinical cases.

Key words: passive self-ligating brackets, friction, forces, transverse expansion, alignment, space closure.

Con il termine di attacchi autoleganti o self-ligating vengono indicati quei brackets che dispongono di un meccanismo integrato di chiusura dell’arco (molla, clip o sportellino) e che, quindi, non richiedano l’uso di legature (siano esse metalliche o elastiche) per ingaggiare il filo nello slot. A seconda del tipo di interazione esistente tra il meccanismo di chiusura e l’arco, gli attacchi si classificano in attivi (dove il sistema di chiusura comprime sempre il filo nello slot), interattivi (in cui il sistema rimane passivo fino a che l’arco utilizzato non raggiunge un diametro tale per cui la clip entra in contatto con lo stesso) e passivi (nei quali il meccanismo di chiusura non esercita nessuna forza attiva sull’arco). I brackets self-ligating sono stati introdotti per la prima volta in Ortodonzia diversi decenni fa, senza però ottenere grande riscontro.

2. A: Configurazione passiva. La resistenza allo scorrimento è uguale alla sola frizione (RS=FR). B: Configurazione attiva. La resistenza allo scorrimento è la somma di binding e frizione (RS= FR+BI).

Il desiderio di trovare una risoluzione al problema della frizione tra arco e slot nelle meccaniche di scorrimento ad arco continuo ha suscitato, però, nell’ultimo decennio, un nuovo interesse per i self-ligating e quasi tutte le maggiori case produttrici di materiali ortodontici hanno creato la propria linea di autoleganti, vendendoli spesso come la soluzione miracolosa a molti dei problemi che da sempre affliggono gli ortodontisti. Nel panorama vastissimo degli autoleganti spiccano su tutti quelli passivi, che hanno avuto senza dubbio il maggior successo commerciale e i maggiori riscontri in ambito clinico. I sostenitori dei self-ligating passivi attribuiscono loro numerosi vantaggi assieme ai quali, però, sono anche emersi aspetti controversi relativi al meccanismo di azione degli autoleganti che sembrano, in alcune situazioni, presentare dei limiti, soprattutto se usati in maniera acritica e irrazionale. La domanda che è dunque lecito porsi è: i self-ligating passivi sono davvero in grado di garantire performance migliori dei brackets convenzionali? E se lo sono, in quali circostanze il vantaggio sarebbe più evidente?

3. Coefficiente di binding per gli stessi brackets e archi della Figura 1. Il coefficiente di binding aumenta in maniera proporzionalmente uguale sia per i brackets self-ligating sia per quelli convenzionali2.

Verranno di seguito, a uno a uno, presi in analisi i presunti vantaggi comunemente attribuiti agli autoleganti passivi e verrà illustrato quanto trovato a riguardo in letteratura, alla luce delle più recenti acquisizioni. Saranno inoltre presentati dei casi clinici, ad esempio di quanto sostenuto dalla letteratura o a riprova del fatto che esistano situazioni in cui il vantaggio clinico sembra essere evidente, anche se non ancora adeguatamente studiato e dimostrato.

Materiali e metodi

Rientrano in questa revisione solo articoli provenienti da riviste indicizzate. La ricerca si è basata principalmente sull’utilizzo del database di PubMed (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/). La ricerca iniziale ha compreso il termine “passive self-ligating bracket”, che è stato poi incrociato con i termini “resistance to sliding”, “friction”, “forces”, “treatment time”, “chairside time”, “discomfort”, “pain”, “plaque retention”, “transverse expansion”, “arch changes”, “efficiency”, “alignment”, “space closure”, “class correction”, “auxiliaries”.

4. Lo studio di Thorstenson e Kusy3 ha misurato la resistenza allo scorrimento per due diversi tipi di brackets con un arco 0.018” x 0.025”, a vari livelli di angolazione. La resistenza allo scorrimento, espressa in cN, è, a parità di angolazione, più alta per i brackets convenzionali, dove bisogna vincere la frizione offerta dalle legature.

Sono state prese in considerazione revisioni e metanalisi della letteratura, studi in vitro (è difficile, se non del tutto impossibile, indagare in vivo alcuni aspetti inerenti agli autoleganti passivi), trial clinici randomizzati, studi longitudinali prospettici e retrospettivi. Sono stati considerati studi pubblicati dal 2000 al novembre 2011. Non sono state condotte analisi statistiche o comparative perché, come si dirà in seguito, l’eterogeneità dei criteri di conduzione degli studi non l’avrebbero consentito. Ci si è limitati a sintetizzare i risultati trovati dai diversi Autori.

Risultati
Riduzione della resistenza allo scorrimento

Per quanto riguarda la riduzione della frizione (o, meglio, della resistenza allo scorrimento, termine che considera, oltre alla frizione, altri fattori tra cui il binding e il notching), in letteratura sembra esserci consenso relativamente al fatto che, in assenza di fenomeni di binding, quindi in configurazione passiva dell’arco, i brackets self-ligating passivi presentino una resistenza allo scorrimento notevolmente ridotta rispetto ai brackets convenzionali, siano essi legati con legature elastiche o metalliche e qualunque sia l’arco impiegato1-4 (Figura 1).

5. Differenza di resistenza allo scorrimento su un arco acciaio 0.018” x 0.025” in slot 0.022” tra un bracket Damon2 e un bracket convenzionale. 1. A 0 °, la RS del bracket convenzionale è 34 cN, del bracket Damon è 0 cN. 2. A 3,5°, in configurazione passiva, la RS del bracket convenzionale è 55 cN, del bracket Damon è 0 cN. 3. A 6°, in configurazione attiva, la RS allo scorrimento è di 140 cN per il bracket convenzionale, di 80 cN per quello Damon3.

Al comparire del fenomeno di binding (cosa che clinicamente avviene sempre nel momento in cui le due estremità dell’arco contattano gli spigoli opposti dello slot del bracket) (Figura 2), invece, il coefficiente di binding sembrerebbe crescere in maniera proporzionalmente uguale per i brackets convenzionali e per gli autoleganti passivi2,3 (Figura 3), ma la resistenza allo scorrimento sembra essere ridotta ancora una volta per i brackets self-ligating passivi, in cui non bisogna vincere la frizione offerta dalla presenza di legature1-3,5 (Figure 4, 5). Rimane però in realtà ancora da indagare, elemento questo fondamentale per determinare un possibile reale vantaggio dei self-ligating passivi, quanto questa differenza possa considerarsi clinicamente significativa6.

Riduzione delle forze applicate

Agli autoleganti passivi è sempre stata attribuita la capacità di esercitare, sugli elementi da allineare, forze più leggere e quindi più fisiologiche. Il limite di tutti i lavori condotti a riguardo è che, trattandosi di studi in vitro su pochi brackets, difficilmente riescono a tenere conto di quel complesso sistema di forze che si viene a creare nel momento in cui un filo di allineamento viene inserito su un’intera arcata7. Pandis ha cercato di riprodurre in vitro questa situazione, creando un modello di arcata mandibolare affollata, per poi misurare le forze che si vengono a generare sui diversi elementi in fase di allineamento8.

6. Forze massime registrate sul piano verticale (fy) e su quello orizzontale (fx), a livello di un incisivo laterale mandibolare disallineato, in fase di allineamento8.

Il suddetto studio ha confermato che gli autoleganti passivi esercitano forze più leggere sul piano verticale (intrusione ed estrusione), ma che questo non sempre è vero sul piano orizzontale, in particolare per gli elementi dislocati lingualmente (Figura 6). Questo, secondo gli Autori, sarebbe legato al fatto che durante l’allineamento di elementi dislocati in direzione linguale l’arco andrebbe a contattare lo sportellino rigido del bracket, meno “tollerante” e flessibile di una legatura elastica.

Riduzione della durata del trattamento e dei tempi alla poltrona

Alcuni studi in passato hanno registrato, con i brackets Damon, una riduzione dei tempi totali di trattamento di 4-6 mesi9,10. Autori di recenti revisioni11 sottolineano però che oltre a trattarsi di studi datati e retrospettivi siano studi a moderato rischio di errore e che quindi i risultati non possano essere considerati significativi. Ad oggi quindi, anche alla luce di studi più recenti12,13, non è possibile affermare che ci si debba aspettare una riduzione dei tempi di trattamento con gli autoleganti passivi.

7. Espansione del diametro intermolare di oltre 10 mm dopo trattamento con sistematica Damon (immagini tratte dal Damon Workbook).

Questo varrebbe sia per i casi estrattivi, sia per quelli non estrattivi. Troverebbe invece conferma in letteratura la riduzione dei tempi alla poltrona. Sembra che esista una differenza statisticamente significativa tra il tempo impiegato nel cambio di un arco con i brackets self-ligating e quello necessario con i brackets convenzionali, in favore dei primi11,14,15. Il vantaggio sembrerebbe essere ancora più evidente nel cambio di archi di dimensioni maggiori14. È stato stimato che il risparmio di tempo con i brackets Damon 2 rispetto a quelli convenzionali con legature elastiche sia di 1 secondo per bracket in fase di rimozione dell’arco e di 2 secondi per bracket in fase di inserimento14.

8. Il Grafico di destra riporta le differenze nella durata del trattamento per casi di affollamento severi (IR>5). Sull’asse delle y sono riportati i casi non allineati (e quindi ancora in cura) al momento x riportato sull’asse delle ascisse (espresso in giorni). Dallo studio di Pandis et al. non emerge differenza significativa tra i brackets convenzionali (0) e quelli self-ligating (1). Il Grafico di sinistra riporta le differenze nella durata del trattamento per casi di affollamento moderato (IR<5). Sull’asse delle y sono riportati i casi non allineati (e quindi ancora in cura) al momento x riportato sull’asse delle ascisse. Dallo studio di Pandis et al.31 emerge una differenza significativa tra i brackets convenzionali (0) e quelli self-ligating (1) in favore di questi ultimi.

Riduzione del discomfort del paziente e dei depositi di placca

Benché alcuni studi in passato abbiano rilevato una riduzione del discomfort percepito dai pazienti in cura con autoleganti passivi, dopo l’inserimento del primo arco, rispetto a quello percepito dai pazienti in cura con attacchi convenzionali15,16, non sembra esserci differenza statisticamente significativa tra il fastidio arrecato al paziente dai due sistemi17-19. Sembra anzi che alcuni autoleganti passivi risultino più fastidiosi dei brackets convenzionali per il paziente dopo l’inserimento di archi rettangolari20,21. Uno studio ha segnalato anche la possibilità che esista una differenza qualitativa nel tipo di discomfort percepito: i soggetti in cura con attacchi tradizionali lamenterebbero un fastidio più costante, mentre quello riferito dai soggetti in cura con i self-ligating sarebbe più legato alla masticazione17.

Non sembra esserci differenza significativa nemmeno nella quantità di placca rilevabile su elementi bondati con attacchi convenzionali e con autoleganti passivi Anche se uno studio di Pellegrini22 avrebbe dimostrato un ridotto livello di S. Mutans a livello degli elementi bondati con brackets self-ligating, studi successivi non hanno confermato questa ipotesi23,24. Non sembra inoltre esserci differenza significativa nemmeno nella condizione parodontale dei pazienti al termine della terapia25 né tantomeno nella comparsa di white-spot26.

Espansione d’arcata

Il vantaggio forse più discusso è quello della presunta possibilità degli autoleganti passivi, in virtù delle forze leggere applicate agli elementi, di determinare un’espansione d’arcata non solo dentale, ma anche ossea. La nostra attenzione si è focalizzata in questo senso sull’arcata mascellare, dove Damon, l’ideatore di una sistematica incentrata appunto sull’uso di peculiari brackets autoleganti passivi, sostiene di poter ottenere espansioni del diametro intermolare di oltre 10 mm (Figura 7). Fino ad oggi poco è stato fatto per verificare effettivamente come questa espansione potesse aver luogo.

Di recente, però, uno studio, condotto sovrapponendo Tc cone-beam e modelli 3D pre e post trattamento di pazienti in cura con brackets Damon, ha aperto la strada nel dimostrare che nella maggior parte dei casi analizzati questo aumento trasversale d’arcata avverrebbe con un movimento essenzialmente di vestibolo-inclinazione degli elementi dentari, non seguito da crescita dell’osso vestibolare, ma piuttosto, talvolta, da una sua riduzione27. Questo lavoro sicuramente guiderà una serie di nuove indagini che si rendono necessarie, insieme a studi relativi alla stabilità dei casi trattati con queste sistematiche, per comprendere effettivamente quanto sia possibile trattare senza estrazioni casi di affollamento borderline, facendo appunto affidamento sulla possibilità di aumentare in maniera consistente il diametro d’arcata.

Maggiore efficienza in fase di allineamento e durante le meccaniche di chiusura degli spazi in fase di lavoro

Per quanto riguarda la fase di allineamento, ad oggi la letteratura dice che non c’è evidenza di un reale vantaggio degli autoleganti passivi rispetto ai brackets convenzionali20,28,29. In realtà sembra che non sia il solo sistema di legature a determinare l’efficienza del sistema in fase di allineamento, ma che questo sia condizionato piuttosto dal livello di affollamento iniziale19,20,30. In casi di affollamento moderato (Irregularity Index di Little < 5), gli autoleganti passivi sarebbero più efficienti dei brackets convenzionali nell’allineare l’arcata. Questi vantaggi sembrerebbero annullarsi però in casi di affollamento più grave31 (Figura 8). Uno studio recente di Baccetti32 ipotizza anche una maggiore efficienza dei self-ligating passivi nel recupero di elementi fortemente dislocati (oltre 6 mm) sia sul piano verticale sia su quello orizzontale, questo perché con le legature convenzionali tutta la forza sarebbe dissipata nel tentativo di vincere la resistenza offerta dalle legature dei denti adiacenti.

Al di sotto dei 6 mm, invece, non sembra esserci differenza tra i due sistemi. Si tratta comunque di un aspetto che merita ulteriori approfondimenti. Relativamente alla chiusura degli spazi in fase di lavoro, invece, si è ipotizzato che con gli autoleganti passivi, in virtù della minore resistenza allo scorrimento, fosse possibile ottenere risultati in minor tempo e con sistemi di arretramento che erogassero forze più leggere, il che garantirebbe allo stesso tempo un miglior controllo dell’ancoraggio. La letteratura non conferma tuttavia queste ipotesi, non rilevando alcuna differenza tra i due sistemi, né nelle tempistiche, né nel controllo dell’ancoraggio11,12,33,34. Sembra invece ipotizzabile un miglior controllo dell’elemento da arretrare con i sistemi autoleganti passivi33.

Casi clinici

Verranno di seguito presentati quattro casi clinici. Il primo dimostra un’ipotesi già in parte confermata in letteratura: quella che i self-ligating possano essere vantaggiosi nel recupero di elementi fortemente dislocati (oltre i 6 mm per Baccetti et al.) sia sul piano verticale sia su quello orizzontale. Gli altri tre sottolineano aspetti degli autoleganti passivi che, però, devono ancora essere adeguatamente studiati: la possibilità di effettuare più facilmente correzioni di classe e la possibilità di usare precocemente elementi ausiliari.

Caso clinico n. 1

La paziente presenta una malocclusione di I classe, caratterizzata da affollamento di ambedue le arcate. L’arcata superiore, in particolare, presenta un importante dislocamento di 13 e 23 (Figure 9.1-9.4). Si decide di trattare la paziente con un bandaggio biarcata con tecnica Damon. Il primo arco, 0.013 CuNiTi, viene inserito nei brackets di tutti gli elementi (Figure 10.1-10.4) e, già al secondo arco (0.018 CuNiTI), dopo cinque mesi dall’inizio del trattamento, l’allineamento anche di 13 e 23 può dirsi quasi completamente raggiunto (Figure 11.1-11.4). L’arco successivo, un rettangolare 0.014 x 0.025 CuNiTi, inserito dopo un altro mese, termina del tutto la prima fase.

Caso clinico n. 2

La paziente si presenta all’osservazione con una malocclusione di III classe, caratterizzata da iposviluppo trasversale del mascellare superiore e cross-bite dei settori latero-posteriori e di 12 e 22 (Figure 12.1-12.3). Si decide, già all’atto del bandaggio con sistemi autoleganti passivi Damon, di utilizzare delle molle in NiTi compresse sull’arco iniziale (0.014 CuNiTi), al fine di cominciare a creare da subito lo spazio per il recupero dei laterali (Figure 13.1-13.3).  L’impiego di molle su archi leggeri su sistemi low-friction sembra essere possibile per via delle forze, teoricamente più leggere, che questi eserciterebbero sui denti.

Questo darebbe la possibilità alla muscolatura periorale di contrastare le controforze indesiderate che verrebbero a svilupparsi sugli elementi adiacenti e che un arco leggero in un sistema frizionante non sarebbe in grado di controllare. Si tratta di questioni che ancora devono trovare conferma in letteratura, ma che clinicamente spesso si dimostrano evidenti. Nel caso specifico, dopo due mesi è stato possibile eliminare le molle e inserire un arco ausiliario, ugualmente leggero, che riportasse in arcata 12 e 22 (Figura 14). Dopo altri tre mesi, su tutta l’arcata è stato inserito un arco 016 CuNiTi (Figura 15). All’inserimento degli archi rettangolari CuNiTi è stato possibile, altro elemento peculiare di questa tecnica low fiction, usare degli elastici da cross per la correzione delle inversioni nei settori latero-posteriori (Figure 16.1-16.3). Il risultato finale allo sbandaggio, a circa 18 mesi dall’inizio della terapia, è quello illustrato nelle Figure 17.1-17.3.

Caso clinico n. 3

Il paziente presenta una malocclusione di II classe, con un overjet marcatamente aumentato (Figure 18.1-18.4). Si decide per un bandaggio biarcata con tecnica Damon e, già su un arco 0.018 CuNiti, si inizia l’impiego di elastici di II classe (Figure 19.1-19.4). Anche l’utilizzo su archi in NiTI di elastici di classe è una peculiarità di questa tecnica a bassa frizione. Anche in questo caso i vantaggi riscontrati clinicamente sono evidenti, ma non hanno ancora trovato un riscontro in letteratura. Dopo due mesi in cui il paziente ha fatto uso delle trazioni elastiche, la correzione del rapporto di classe e dell’overjet si rende già evidente (Figure 20.1-20.3).

Caso clinico n. 4.

Paziente con malocclusione di III classe e overjet negativo (Figure 21.1-21.3). Come nel caso precedente, anche in questo si decide di allineare le arcate con la sistematica Damon e di correggere il rapporto di classe mediante l’uso di elastici interarcata, già a partire da archi leggeri. In questo caso, il paziente ha iniziato a portare gli elastici di III su archi 0.016 NiTi (Figure 22.1-22.3). Dopo quattro mesi di trazioni, il risultato è quello illustrato nelle Figure 23.1-23.4. Allo sbandaggio (Figure 24.1-24.3) si evidenzia ancora meglio come si siano pienamente corretti i rapporti di classe.

Discussione 

La letteratura relativa ai presunti vantaggi dei brackets self-ligating passivi disponibile ad oggi comprende purtroppo studi molto eterogenei (in termini di tipologia, composizione del campione, archi impiegati, casi selezionati…) e a volte a elevato rischio di bias (ovvero errori sistematici dovuti a una causa precisa, che possono alterare i risultati di una ricerca e quindi ridurne la validità). Non è quindi possibile raccogliere in una revisione sistematica i dati raccolti e l’esiguità del campione considerato in ogni singolo studio non ci permette di affermare con certezza quali siano gli effettivi vantaggi degli autoleganti. Pur essendo molti degli ipotetici vantaggi dei brackets self-ligating passivi effettivamente validati dall’esperienza clinica quotidiana, risulta evidente la necessità di studi scientifici su larga scala. Un altro aspetto da considerare è che la maggior parte della letteratura è condotta sui brackets Damon, ma che questa è solo una delle tante filosofie self-ligating, con una propria prescrizione, una propria forma d’arcata e una propria sequenza di archi consigliata. Resta chiaramente da verificare se i risultati emersi dagli studi condotti su questi brackets possano essere estesi anche a tutte le altre tipologie di self-ligating passivi.

Conclusioni

Relativamente ai presunti vantaggi dei brackets self-ligating, le evidenze scientifiche disponibili ad oggi non sono sufficienti. È necessario prima di tutto approfondire ulteriormente gli aspetti già in parte studiati, in secondo luogo sarebbe auspicabile indagare il comportamento dei brackets self-ligating nella correzione della classe molare e delle rotazioni, nell’espressione del torque e nell’utilizzo precoce di ausiliari. Sarebbe, inoltre, molto utile studiare la stabilità dei casi di affollamento, borderline tra terapia estrattiva e non estrattiva, trattati senza estrazioni con i brackets self-ligating.

Corrispondenza
Dott. Luca Mazzucchelli
via Beldiletto, 1/3
20100 Milano
lucamazzucchelli@yahoo.it

 

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Il laser per il trattamento dell’ipersensibilità dentinale

La terapia laser potrebbe essere più efficace degli agenti topici desensibilizzanti nel trattamento dell’ipersensibilità dentinale
Laser therapy may be better than topical desensitizing agents for treating dentin hypersensitivity
Blatz MB. Journal of Evidence Based Dental Practice 2012;12(3):229-230.

L’ipersensibilità dentinale è un problema con il quale l’odontoiatra si trova spesso a dover combattere; margini cervicali scoperti in seguito a recessioni gengivali, piuttosto che esposizioni dovute ad abrasioni spesso portano i pazienti a lamentare sensibilità, in particolar modo a stimoli termici. Le possibilità terapeutiche sono piuttosto ampie, da interventi di chirurgia muco-gengivale, a piccoli restauri protesici di ricopertura radicolare, uso di desensibilizzanti applicati presso lo studio odontoiatrico, dentifrici e collutori specifici, laserterapia. Nonostante questa pletora di materiali e tecniche, il trattamento dell’ipersensibilità si dimostra uno scoglio particolarmente duro per la difficoltà di quantificare il dolore, di scegliere la terapia più adeguata e di assicurare una prognosi certa. Gli articoli riportati in questa rubrica affrontano l’utilizzo del laser da solo o in associazione ad agenti desensibilizzanti topici per il trattamento di margini cervicali affetti da ipersensibilità. 

Lo studio che viene qui proposto analizza tutti i lavori pubblicati sul tema della desensibilizzazione laser per poterne confrontare i dati e fornire un’interpretazione utile alle scelte cliniche. A causa di una grande diversità di materiali e tecniche presentate negli studi pubblicati, ne sono stati selezionati solo 8 che rispondessero ai requisiti identificati dagli Autori. Questi studi analizzati hanno mostrato risultati sovrapponibili tra terapia laser e terapia con desensibilizzanti topici, mostrando un trend leggermente favorevole all’utilizzo della laserterapia.

Due revisori indipendenti hanno verificato sui principali database online come MEDLINE, EMBASE, “Cochrane Central Register of Controlled Trials”, “National Research Register” e “Cochrane Oral Health Group’s Trials Register” gli articoli in inglese scritti dal 1977 al primo gennaio 2010. I criteri di inclusione sono stati studi clinici randomizzati (RCTs) sull’applicazione di procedure laser desensibilizzanti in pazienti che presentavano almeno 2 denti con problemi di ipersensibilità diagnosticati con test dell’evaporazione o test tattili. I gruppi test dovevano essere trattati con terapia laser, mentre i gruppi controllo dovevano aver ricevuto un trattamento di desensibilizzazione topica con prodotti come vernici al fluoro, adesivi dentinali o altri. Come outcome primario è stata scelta la performance clinica (diminuzione dell’ipersensibilità) e l’auto percezione del paziente. Gli studi dove sono stati persi più del 20% dei pazienti nel follow-up sono stati esclusi e anche le pubblicazioni che non presentavano dati chiari o che potevano sottointendere la presenza di eventuali errori di analisi dati o metodologici. Sono stati trovati in tutto 176 articoli, dei quali 28 sono stati considerati di interesse per la review. Di questi 28, solo 8 erano coerenti rispetto ai criteri d’inclusione prescelti, per un totale di 234 pazienti. La qualità di questi studi è stata verificata in relazione alle linee guida di Cochrane e ne è risultato che solo uno studio fosse di livello A, 5 di livello B e 2 di livello C. A causa della eterogeneicità dei campioni non è stata effettuata una metanalisi. L’outcome primario verificato è stato la riduzione della sensibilità dentale, controllata a intervalli di 6 mesi dal trattamento con la scala VAS (visual analog scale). Tutti gli studi in questione hanno confrontato un tipo di laser con un agente desensibilizzante, ma i tipi di laser usati (GaAlAs, Nd:yAG, Er:yAG e CO2) sono stati differenti nei diversi studi analizzati, pur rivelando risultati simili. Cinque studi degli otto hanno anche analizzato i possibili effetti avversi della laserterapia (problemi legati alla vitalità pulpare, reazioni allergiche, complicazioni durante il follow up), senza tuttavia evidenziarne alcuno. Nonostante i risultati degli otto studi non siano stati del tutto sovrapponibili, da questa revisione risulta un lieve vantaggio nell’utilizzo del laser rispetto a trattamenti topici desensibilizzanti. È stato inoltre possibile sottolineare come nessuna terapia laser abbia portato a effetti avversi correlati.

Implicazioni cliniche

L’utilizzo del laser sui tubuli dentinali esposti si è dimostrato un sistema sicuro che non comporta eventi avversi, ma necessita costi elevati e una certa dimestichezza clinica. Secondo alcuni studi, la laserterapia presenta un leggero vantaggio clinico rispetto ad altri trattamenti con desensibilizzanti topici. Tuttavia a oggi il laser non ha un sufficiente supporto scientifico per essere considerato un trattamento “elettivo” dell’ipersensibilità dentinale. D’altra parte a fronte di numerose opzioni terapeutiche proposte non sono disponibili dati affidabili che possano assistere il dentista nel processo decisionale.

Valutazione comparativa degli effetti del laser al Neodimio di agenti desensibilizzanti nel trattamento della dentina
Comparative evaluation of the effects of Nd:YAG laser and a desensitizer agent on the treatment of dentin
Lopes AO, Aranha AC. Photomedicine and Laser Surgery 2013; 31(3):132-138.

Il seguente studio analizza, in un confronto strutturato in tre gruppi, il trattamento della sensibilità con il laser al Neodimio, l’applicazione topica di un desensibilizzante (Gluma) e l’associazione dei due trattamenti. Sono stati seguiti i pazienti a intervalli periodici dal momento dell’applicazione fino a sei mesi dal termine della terapia, e per ogni timepoint è stata valutata con scala VAS la percezione del paziente, confrontando i tre gruppi in questione. I risultati sono apparsi sovrapponibili, confermando quanto già evidenziato nel precedente studio qui riassunto, sottolineando tuttavia come l’associazione delle due terapie possa portare a risultati clinici più favorevoli.

Lo scopo di questo studio randomizzato controllato è stato quello di confrontare l’efficacia nel trattamento di ipersensibilità dentinale di laser ad alta potenza, agenti desensibilizzanti e la loro associazione, con controlli a 6 mesi. La letteratura presente evidenzia l’assenza di consenso sull’argomento e la scarsità di informazioni a disposizione sull’associazione delle due tecniche. Dopo aver ricevuto l’approvazione del protocollo da parte del comitato etico sono stati selezionati i pazienti che presentavano una recessione gengivale o erosione cervicale con associato problema di ipersensibilità. Questi sono stati divisi in tre gruppi da 10, il primo trattato con Gluma Desensitizer (Heraeus Kulzer), il secondo con laser al Neodimio (Power LaserTM ST6, Lares Research) con potenza di 1,5 W, 10 Hz e 100 mJ, 100 mJ, ≈85 J/cm e il terzo con l’applicazione combinata di laser e prodotto topico. La tecnica di desensibilizzazione laser si è basata su 4 applicazioni di 15 secondi l’una, per un totale di 60 applicazioni con un intervallo di 10 secondi tra l’una e l’altra.Il livello di dolore di ogni singolo volontario partecipante allo studio è stato quantificato con la scala VAS (visual analog scale) utilizzando stimoli di aria fredda e tocco con sonda di esplorazione a 5 minuti dalla terapia, a una settimana e a 1, 3 e 6 mesi dal trattamento. I dati sono stati raccolti ed è stata effettuata un’analisi statistica per verificare se vi fosse differenza significativa (p<0,05) tra i gruppi ai diversi tempi di controllo. Non sono state evidenziate differenze a nessun timing per quel che riguarda lo stimolo al freddo con soffio d’aria, mentre per lo stimolo con sonda sono state rilevate differenze ai vari tempi di controllo, in particolar modo a 6 mesi a favore del gruppo con associazione delle terapie (Grafici 1-2). Si è potuto concludere quindi sottolineando come tutti i gruppi abbiano mostrato un miglioramento del quadro clinico di sensibilità dentinale, evidenziando una lieve differenza a favore del gruppo con associazione di terapia laser e topica. 

Implicazioni cliniche

L’associazione della terapia con laser a bassa potenza come l’Nd:YAG insieme a un desensibilizzante topico rappresenta una strategia efficace nel trattamento dell’ipersensibilità dentinale con effetti immediati e a lungo termine. Prima dell’utilizzo del laser occorre valutare attentamente la severità dell’ipersensibilità dentinale e affidarsi a protocolli ben standardizzati e sicuri.

Nella categoria “video” tre filmati di patologia orale

Leucoplachia sulla mucosa alveolare in zona 24

Biopsia escissionale con tecnologia laser di una lesione leucoplasica sulla mucosa alveolare. In questo tipo di biopsie il prelievo deve avere margini più estesi rispetto a quelli effettuati durante biopsie a lama fredda, in modo che l’anatomopatologo possa effettuare una lettura più sicura del campione. L’utilizzo di un laser a diodi permette di rispettare queste condizioni, creando un danno limitato alla zona circostante alla lesione asportata e ponendo le condizioni per una migliore guarigione.

Cisti mucosa del labbro inferiore completa

Ripresa diretta di un intervento di asportazione di una cisti mucosa del labbro inferiore effettuata con laser a diodi. Un intervento effettuato con tecnologia laser presenta diversi vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale, tra cui quello di non dover posizionare suture chirurgiche, aumentando il comfort post-operatorio del paziente e riducendo le probabilità di formazione di cicatrici.

Fibroma del labbro superiore completo

Il fibroma è una delle lesioni più comuni della mucosa orale, insorge a seguito di irritazioni traumatiche croniche e si presenta clinicamente come un nodulo bianco o roseo, di dimensioni variabili. In questo video possiamo osservare l’escissione di un fibroma localizzato sulla mucosa del labbro superiore effettuata tramite tecnologia laser, metodo che permette di ottenere risultati ottimali e un maggiore comfort post-operatorio del paziente.

On line quattro video di ortodonzia e odontoiatria pediatrica

Splintaggio linguale intercanino in fibra polietilenica: il primo video riassume le proprietà che caratterizzano un corretto splintaggio linguale intercanino che includono estetica, funzionalità e mantenibilità. Attraverso l’analisi della letteratura viene introdotta la metodica che consiste nell’utilizzo di composito e  fibra in polietilene.

Il secondo mostra la metodica per realizzare uno splintaggio intercanino in composito e fibra polietilenica che rispetti le caratteristiche di una corretta funzionalità ed estetica, che sia allo stesso tempo conservativo e che permetta il mantenimento di una corretta igiene da parte del paziente.

In Disinclusione ortodontico-chirurgica di canino incluso viene mostrato un intervento di disinclusione chirurgico-ortodontica di un canino incluso dal disegno del lembo fino all’applicazione delle forze ortodontiche necessarie a portare l’elemento nella sua corretta posizione in arcata.

Le avventure di Dino è il titolo di un video divertente e istruttivo per insegnare ai bimbi l’importanza di una corretta alimentazione e di una buona igiene orale per mantenere un sorriso sano fin da piccoli.

Pensioni, gli aumenti definitivi: 10-20 euro in più al mese

Il congelamento di molte pensioni sta per finire. Non una svolta epocale, perchè il sistema di ricalcolo messo a punto dal governo prevede una rivalutazione piena solo per coloro che ricevono un trattamento lordo fino a 2000 euro e solo parziale per gli altri.

Considerando poi l’incremento dei prezzi calcolato sui primi nove mesi dell’anno corrente (1/1,2%) si evince come l’impatto effettivo si riduca. Solo le pensioni che, lorde, non superano il triplo del trattamento minimo (495,4 euro mensili) potranno usufruire del recupero al 100%.

Coloro che risultano nella fascia compresa tra questo valore e una remunerazione corrispondente al quadruplo del trattamento minimo vedranno un incremento che si ferma al 95%.

Man mano che il valore della pensione aumenta, diminuisce la percentuale di rivalutazione: fino a 2477 euro mensili (cinque volte il minimo) sarà del 75%, oltre questo valore del 50%.

Albi sanitari, in pista la riforma Lorenzin

Il Consiglio dei Ministri ha approvato martedì il disegno di legge del ministro Beatrice Lorenzin che delinea i principi di riorganizzazione delle professioni sanitarie. Il provvedimento ha raccolto pareri favorevoli, eccettuate alcune obiezioni che sono state accolte nel testo (ma che non interessano la regolamentazione delle professioni sanitarie tanto attesa).

Infermieri, ostetriche e tecnici sanitari di radiologia medica, ora riuniti in collegi provinciali e federazioni nazionali, vedranno le proprie rappresentanze trasformate in Ordini professionali.

Come osserva Antonio Bertone, presidente del Conaps (coordinamento delle professioni sanitarie): “Il provvedimento sanerà questa pericolosa falla del nostro sistema sanitario, che oltre a generare disfunzioni nelle diverse azioni di tutela della qualità e certificazione professionale, a cui gli ordini sono chiamati, permette e favorisce il proliferare dell’abusivismo professionale mettendo a rischio gli stessi operatori sanitari ed i cittadini”.

AIO ribatte agli esposti di Asp Cosenza e radiologi

La legge autorizza i dentisti a fare RX nei propri studi

"Solo usare il termine abusivismo per il dentista che esegue esami radiologici in studio è offensivo per la legge. Il decreto legislativo 187/2000 e due raccomandazioni ministeriali regolano in modo puntuale la materia". Pierluigi Delogu, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Odontoiatri (AIO), risponde in questo modo ai due esposti presentati dai radiologi di ADPR e dal direttore generale dell’Asp Cosenza contro la possibilità degli odontoiatri di usare i raggi x in studio.
"L’articolo 2 del decreto legislativo 187/00 comma 2b) consente al dentista di fare diagnosi complementari alla propria prestazione. Nessun’altra norma ci impone autorizzazioni particolari. Anzi, già nel 2005 il Ministero del lavoro ripeté che l’odontoiatra può tenere in studio e utilizzare gli ortopantomografi. Nel 2010 il Ministero della Salute (Gazzetta Ufficiale 154 del 29/5 a pag 69) ha pubblicato una Raccomandazione del Ministero della Salute sull’uso della Tac Cone-beam 3D (che dà ai pazienti più radiazioni dell’ortopantomografo) e ha detto che medico e specialista possono usarla se l’intervento dello strumento è:

  • contestuale, lo stesso giorno dell’erogazione della prestazione o prossimo ad essa;
  • integrato, cioè volto a migliorare la prestazione;
  • indilazionabile, cioè il paziente abbia interesse a non rimandarlo;
  • giustificato, c’è in definitiva interesse per la salute del paziente a esporlo ai raggi x;
  • ottimizzato, va usata la dose minima compatibile con la riuscita dell’esame".

"Al dentista –continua Delogu- si chiede anche di raccogliere il consenso informato e conservarlo 5 anni, di archiviare il referto per 5 anni, di registrare tutti gli esami su supporto informatico, di consegnare al paziente tutta l’iconografia, di aggiornarsi con un programma quinquennale di corsi periodici, di verificare periodicamente le apparecchiature e nominare un esperto per redigere un programma di garanzia di qualità in cui si individuano gli ambienti a rischio, si classificano i lavoratori, si dispongono norme di sicurezza, si contrassegnano con standard internazionali gli ambienti. Su questi sette punti l’Asl ha potere di compiere verifiche, che sarebbero più pertinenti di denunce non sostanziate da problematiche sollevate dal legislatore. Il dentista – conclude Delogu – può eseguire questi esami da solo: la raccomandazione del ministero della salute del 2010 dice che la prestazione è a cura del medico specialista od odontoiatra appositamente formato “O ANCHE avvalentesi per aspetti pratici di esecuzione del tecnico di radiologia. L’unico limite è che non dobbiamo refertare per terzi altrimenti vengono meno le caratteristiche dell’attività che abbiamo denunciato. Faccio un’ultima considerazione politica: spesso la rx chiesta da un medico è pagata dal Ssn e torna al Ssn; la rx del dentista, a carico del paziente, rafforza quasi sempre una prestazione pagata dal paziente: l’intervento strumentale dunque risponde pure a un principio di maggior tutela economica del cittadino".

Ai radiologi dell’Adpr risponde il segretario eletto AIO Raffaele Sodano: «Il loro esposto ha, da un lato, il sapore di un procurato allarme per il paziente/cittadino/utente, dall’altro è in grado di determinare le solite ricadute sulla credibilità e correttezza dell’agire quotidiano di una professione odontoiatrica troppo spesso messa in discussione. Avremmo preferito una mail o una telefonata per incontrarci e chiarirci anziché finire sulle pagine dei giornali o sulle scrivanie di controllori della spesa sanitaria che nella difesa del proprio ruolo si mostrano “più realisti del re”. Un passo verso il dialogo, seppur da posizioni restrittive e discutibili, lo compie sul bollettino Omceo Roma di novembre il dr. Paolo Diotallevi; radiologo direttore sanitario Eosmed Roma, Diotallevi – restringendo i margini diagnostici del dentista ai casi di  imminenti procedure chirurgiche e/o invasive (queste ultime non meglio specificate) conferma quanto dice il dlgs 180: la professione odontoiatrica non è ostativa all’effettuazione di diagnosi radiologiche in studio".

Sinistri in aumento, che fare?

Si sta registrando negli ultimi anni un aumento dei sinistri in campo odontoiatrico, in particolare i casi di estrazione di ottavi inclusi costituiscono una delle situazioni che più frequentemente danno origine a contenzioso tra medico e paziente.

I danni neurologici sono una possibile complicanza di questa tipologia di intervento, ma un’adeguata comunicazione con il paziente può portare a una riduzione generale del numero di contenziosi. Il raggiungimento di questo obiettivo può essere ottenuto attraverso la formulazione di un consenso informato che includa tutte le possibili specifiche che il paziente deve conoscere per poter decidere consapevolmente se affrontare o meno l’intervento. Ė consigliabile modificare il consenso nei casi più complessi e lasciare sempre una copia firmata dello stesso al paziente, oltre a quella allegata in cartella.

Il consenso informato deve essere preceduto da un approfondito studio del caso che includa indagini radiologiche: OPT o radiografie endorali e, se necessario, TC nelle sue varie declinazioni.

L’intervento chirurgico dovrà risultare il meno invasivo possibile e, nei casi più complicati, sarà opportuno fare riferimento a chirurghi maxillo-facciali e a strutture specializzate.

I calcoli delle pensioni e le avvertenze per i giovani

«C’è un problema di adeguatezza delle pensioni future di chi entra oggi nel mercato lavoro », così afferma il ministro del lavoro Enrico Giovannino che rincara la dose: «Se non cresce l'economia, la pensione non è assicurata per nessuno. Tutto lo sforzo deve essere dedicato ad aumentare il tasso di crescita e di occupazione».

Le riforme della previdenza messe in campo porteranno, tra il 2012 ed il 2042, a un risparmio di 480 miliardi di euro (circa lo 0,8% del Prodotto Interno Lordo annuo). Nonostante queste misure i giovani non possono godere di quella certezza che i loro genitori potevano vantare.

Ė stata innalzata l’età pensionabile in proporzione all’aumento della vita media, si è passati al sistema contributivo (meno generoso per i giovani), sono state bloccate in diverse occasioni le rivalutazioni; tutto ciò ha garantito tagli netti nella spesa previdenziale.

Il futuro però presenta un problema di inadeguatezza delle pensioni: si paventa un panorama di cittadini con pensione minima calcolata integralmente secondo il sistema contributivo (per coloro che hanno iniziato l’attività lavorativa dopo il 1995).

Incentivi ai professionisti

Piccole medie imprese e professionisti sono equiparabili: è un dato di fatto. Questa considerazione comporta la possibilità per i secondi di usufruire di incentivi e facilitazioni. I termini, per quel che riguarda le materie finanziabili, verranno delineati in un testo che dovrebbe essere approntato per febbraio; così afferma Andrea Camporese, al vertice dell’ADEPP.

Sempre Camporese include nell’elenco il microcredito, gli incentivi per coloro che vorranno ingrandire la propria struttura o che vorranno implementare la propria formazione in Italia o all’estero e, forse, anche forme di protezione sociale. I professionisti sono stati infatti inclusi nelle categorie che potranno accedere ai fondi UE 2014-2020; di conseguenza, potranno sostenere le proprie ragioni per essere coinvolti nel Programma Garanzia Giovani. È il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, a sottolineare come le categorie, solo di recente, siano state considerate, nelle stanze di Bruxelles, al pari di qualunque «imprenditore che produce benessere e dà lavoro», così come, prosegue, «gli studi costituiscono, spesso, dei laboratori per giovani che, in seguito, decidono di andare ad impiegarsi in un’azienda».

Il bruxismo notturno in bambini brasiliani

Relationship between Tasks Performed, Personality Traits, and Sleep Bruxism inBrazilianSchoolChildren – A Population-Based Cross-Sectional Study

Non è raro oggi che i bambini in età scolastica conducano una vita quotidiana molto impegnativa, piena di compiti e occupazioni tra cui, per esempio, lavori domestici, sport, danza, musica, corsi di computer o lo studio delle lingue straniere, oltre ai compiti scolastici. Ogni bambino però ha abilità differenti. Non tutti i bambini sono capaci di svolgere gli stessi compiti. La loro personalità può anche influenzare le prestazioni delle attività cui vengono giornalmente sottoposti. A seconda delle caratteristiche di personalità presenti durante infanzia, l'individuo può avere difficoltà a sopportare situazioni di pressione e conflitti e, successivamente, soffrire di stress.

Il bruxismo è l'abituale rettifica involontaria a stringere i denti. Questa condizione orale ha una eziologia multifattoriale che colpisce sia bambini che adulti. Il bruxismo durante il sonno è considerato un vero e proprio disturbo del sonno. Quest’ultimo però gioca un ruolo importante nella salute dei bambini e una cattiva qualità del sonno può avere conseguenze serie sulla conduzione e gestione della vita quotidiana del bambino. Le conseguenze del bruxismo notturno comprendono: dolori muscolari, mal di testa, usura dei denti e in casi estremi anche perdita dei denti. Alcune teorie associano il fattore emotivo all’attivazione del bruxismo notturno. Infatti gli individui sottoposti a stress tendono a scaricare la tensione accumulata durante il giorno attraverso il bruxismo notturno.

Questo studio cross- sezionale, basato su una popolazione di 652 bambini in età scolare brasiliani (52 % dei quali femmine), di età compresa tra 7 e 10 anni è stato condotto nella città di Belo Horizonte, in Brasile. Un questionario sulla base dei criteri proposti dalla American Academy of Sleep Medicine (SAMA) è stato completato dai genitori. I bambini sono stati anche sottoposti a test psicologici successivamente analizzati da psicologi. L’indice di vulnerabilità sociale dal database del consiglio comunale è stata utilizzato inoltre per determinare la classificazione sociale delle famiglie. I dati ottenuti sono stati analizzati mediante i Test statistici Chi- quadrato e Poisson di regressione con un intervallo di confidenza del 95%.

La maggior parte delle famiglie è stata classificata come avente bassa vulnerabilità sociale (61,3%), mentre il 38,7% come avente elevata vulnerabilità sociale. Per quanto riguarda le attività extrascolastiche, la maggior parte delle ragazze eseguiva lavori domestici (56,4%) e alcune attività artistiche (51,3%), mentre le attività sportive erano più comuni tra i ragazzi (61%). I risultati del modello di regressione di Poisson hanno rivelato che il bruxismo notturno era più frequente nei bambini che in base ai test psicologici apparivano maggiormente stressati o nevrotici, e nei soggetti che eseguivano lavori domestici frequentemente.

Autori:

Junia Maria Serra-Negra,
Saul Martins Paiva,
Mauro Henrique Abreu,
Carmen Elvira Flores-Mendoza,
Isabela Almeida Pordeus

PLOS ONE  November 2013 | Volume 8 | Issue 11

Un piano per il 2014

Andrea Camporese, presidente dell'Associazione degli Enti Previdenziali Privati (Adepp), lancia l'allarme dopo aver visionato i dati sui redditi dei professionisti che fanno riferimento alle Casse.

La ripresa, in particolare per le aree giuridica e tecnica, non pare essere vicina: nel 2012 si sono registrate perdite sui redditi del 10-12% e sono 10 mila i lavoratori subordinati finiti in cassa integrazione in deroga.

La Commissione europea ha varato nel gennaio 2013 un piano d'azione che prevede lo stanziamento di fondi, non solo per piccole e medie imprese, ma anche a singoli professionisti, in modo che anche gli studi professionali possano trovare un aiuto concreto contro la crisi.

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