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Opportunities in guided implantology

implantologia guidata chirurgia guidata

The computer guided surgery has been developed recently, and was accepted as a mode of implant treatment in the maxilla and mandible, with or without immediate loading.

The computer-assisted design of the treatment and the therapeutic plan implant-prosthesis allows operators to reduce the risks arising from possible changes in anatomical or pathological conditions of the patient, to reduce the invasiveness of and optimize the positioning of the installations in function of a rehabilitation prosthetic led to functional recovery, respecting the canons of aesthetics, phonetics, vertical dimension and correct occlusal relationship.

 
First, the software - available for different operating systems - are able to read and revise DICOM files of preoperative CT, allowing the clinician to assess the state of bone, soft tissue, anatomic structures and relationships with the noble dentule areas.

The next step that follows is guided surgery proper, ie the positioning of the implanti in chosen sites, carried out by the use of a mask individualized. Let's see how to achieve it.

Once it established that the degree of opening of the mouth and the space between the elements residues are sufficient to insert the same mask, there is provided a jig, the laboratory stage equivalent to a diagnostic wax. The patient then is subjected to a CT scan template, positioned with a silicone chewing.

The scout view, from which images are acquired, will have to be always the same, to avoid that the diameters are distorted; it is recommended therefore, before the law examination, always ensure that the radiologist has set the reference planes correct (Frankfurt for the maxilla, lower edge of the jaw) and, if not, correct the skew. At that point it will be possible to plan in detail the positioning of the implant fixture; They are available free software, where you can choose any system on the market, and closed, that is provided by the implant homes for their products.

Most of these programs can transfer the DICOM file in STL, thus allowing the optical scanning of the CAD model and the mask and the realization of real CAM model, ie a model containing the holes for the plants chosen.

At this point, the drilling template will be produced: all guided surgery software allow you to program a flapless surgery, conducted with mucotomia punch at the selected sites; For this reason, the implant computer guidataviene often identified with the flapless, but it is not so, as some programs evaluate the thickness of soft tissue, allowing the creation of a flap, if necessary.

Svezia: osteonecrosi della mandibola in pazienti trattati con bifosfonati

gengivite parodontite perimplantite

medicinaI primi articoli sull’osteonecrosi della mandibola legata ai farmaci bifosfonati (BRONJ) somministrati ai pazienti in genere come trattamento all’osteoporosi sono stati pubblicati nel 2003 e 2004, quando i chirurghi orali e maxillo-facciali hanno cominciato a evidenziare dei casi di non guarigione in seguito a interventi di chirurgia orale e di esposizione di osso necrotico in regione maxillo-facciale nei pazienti trattati appunto con bifosfonati (BF).

Questi farmaci inibiscono il riassorbimento osseo, il metabolismo e il rimodellamento osseo attraverso l’inibizione degli osteoclasti e possono essere suddivisi in 2 gruppi, quelli a contenimento non -nitrogeno e quelli contenenti azoto, che sono stati associati allo sviluppo di osteonecrosi dei mascellari. La spiegazione risiede probabilmente nel fatto che le catene laterali contenenti azoto aumentano la potenza e forse la tossicità.

In Svezia ci sono quattro cliniche di chirurgia orale e maxillo-facciale presso gli ospedali di Malmö, Lund, Helsingborg e Kristianstad responsabili per il trattamento di pazienti con BRONJ. Sono stati identificati mediante il database Melior i pazienti con diagnosi di patologie maxillo-facciali nel periodo 2003-2010. In questo studio di 341 pazienti iniziali a 55 (37 donne, 18 uomini) con età media di 72,2 anni (range 53-94 anni) è stata fatta diagnosi di BRONJ e sono stati quindi inclusi nello studio.

I siti della BRONJ sono stati suddivisi secondo la classificazione proposta da Rocha et al. Le mascelle sono state divise in mascellare destro posteriore (segmento 1), mascella anteriore (segmento 2), mascellare superiore sinistro posteriore (segmento 3), mandibola sinistra posteriore (segmento 4), mandibola anteriore (segmento 5), mandibola destra posteriore (segmento 6) usando la superficie distale dei canini come riferimento. La BRONJ è stata poi classificata secondo l’AAOMS 2009 come: stadio 0, assenza di esposizione ossea ma presenza clinica tipica, radiologica o istologica.

Segni di osteonecrosi della mandibola; fase 1, osso necrotico esposto senza dolore o segni di infezione (asintomatica); fase 2, osso necrotico esposto con dolore, segni di infezione o entrambi (sintomatica); la fase 3, osso necrotico esposto con dolore, segni di infezione o in più uno o più di uno delle seguenti circostanze: frattura patologica, fistola orale-cutanea, coinvolgimento del seno mascellare o necrosi che si estende al bordo inferiore del ramo della mandibola. Tutti i pazienti sono stati trattati con clorexidina 10 ml (1 mg/mL) collutorio due volte al giorno durante il periodo di trattamento. Il trattamento antibiotico è stato effettuato con fenossimetil- penicillina (1 g, 3 volte al giorno), metronidazolo (400 mg, 3 volte al giorno) o clindamicina (300 mg, 3 volte al giorno), assunta per via orale. I pazienti sono stati trattati con antibiotici solo quando un’infezione era presente. In fase 1 e 2 si è provveduto alla resezione locale, incluso il trattamento con sbrigliamento superficiale, la rimozione di sequestro o entrambi. Nella fase 3 i casi sono stati trattati con la rimozione del sequestro e la resezione dell’osso necrotico dopo elevazione di un lembo mucoperiosteo e chiusura primaria.

Lo stato di guarigione è stato considerato come successo quando si fosse verificata una copertura completa della mucosa senza alcun osso esposto e senza alcun segno di infezione. Tra tutti i casi di BRONJ 5 pazienti sono stati trattati solo con antibiotici e 47 con la resezione locale. La guarigione è stata registrata nel 79% dei pazienti in cura con bifosfonati orali per osteoporosi e nel 26% dei pazienti in cura con bifosfonati per via endovenosa per malattia maligna. Si può concludere che la guarigione da BRONJ è considerevolmente più elevata nei pazienti che hanno assunto bifosfonati per via orale per osteonecrosi piuttosto che in quelli con patologie tumorali maligne in cura con bifosfonati per via endovenosa.

Osteonecrosis of the jaw in patients treated with oral and intravenous bisphosphonates: experience in Sweden

Autori:
Fredrik Hallmer,
Tore Bjørnland,
Anders Nicklasson,
Jonas P. Becktor,
Gunilla Andersson.

Longevità delle ricostruzioni dirette in composito

Ricostruzioni composito
DM_2014_009_benetti002
2. Paziente reduce da un trauma dentale in età pediatrica; era stato trattato con ricostruzioni dirette degli elementi 21 e 22 con resine composite. Dopo circa 15 anni di funzione, le ricostruzioni sono ancora efficaci come funzione e presentano un’estetica accettabile.  2. Patient suffered dental trauma as a child and had the incisal edges of teeth no. 21 and 22 restored with resin composite. After approximately 15 years in service, the restorations function well and demonstrate acceptable aesthetics.

Ana R. Benetti1

Ulla Pallesen2

1Assistant professor, Section for Oral Rehabilitation, Dental Materials and Oral Diagnostics - Department of Odontology, Faculty of Health and Medical Sciences, University of Copenhagen, Denmark

2Chief Dental Officer, Section for Cariology & Endodontics and Paedodontics & Clinical Genetics - Department of Odontology, Faculty of Health and Medical Sciences, University of Copenhagen, Denmark

Le ricostruzioni dirette in composito possono essere considerate un esempio di biomateriale di successo, in grado di sostituire tessuto biologico dentale sia per ciò che riguarda la funzionalità che l’estetica1. Questi materiali sono stati utilizzati quotidianamente in Odontoiatria restaurativa per diversi anni e sono raccomandati come “elettivi” per il trattamento ricostruttivo di denti posteriori2,3. Tuttavia i compositi come li utilizziamo oggi sono parecchio differenti rispetto a quando furono introdotti in Odontoiatria conservative: le loro composizioni sono cambiate e sono migliorate in modo significativo nel tempo1,4,5.

Inizialmente le resine composite potevano essere soggette a usura, discolorazione e alta incidenza di frattura; inoltre non era infrequente osservare carie secondarie e sintomi post-operatori in denti trattati con resina composita. Alcune delle problematiche inizialmente osservate sono state superate con l’aumento del riempitivo all’interno della resina composita. Attraverso la riduzione della dimensione delle particelle, ottimizzando la loro distribuzione e morfologia, e migliorando il trattamento superficiale delle resine è stato possibile fabbricare materiali con migliori capacità meccaniche, incrementata resistenza all’usura, migliore estetica e più semplice lucidabilità1,4. I compositi di ultima generazione sono nanoriempiti o nanoibridi4 con all’interno riempitivi composti da materiali come quarzo, silice colloidale, cristalli di silice contenente bario, stronzio, zirconia6 e resine pre-polimerizzate4. Nonostante il miglioramento dei componenti riempitivi abbia avuto un impatto fondamentale sulla qualità della resina, è stata migliorata con il tempo anche la composizione della matrice resinosa. Le attuali resine composite sono costituite da monomeri di dimetacrilato, in particolar modo bisfenolo A-glicidil metacrilato (BisGMA), bisfenolo etossilato A-glicidil metacrilato (BisEMA), trietilene glicolo dimetacrilato (TEGDMA) e/o uretano dimetacrilato (UDMA). Lo sviluppo di ricerche su combinazioni di diversi monomeri o monomeri alternativi ha portato alla sviluppo di compositi con una minore contrazione da polimerizzazione e un conseguente minor stress1,4.

Questi compositi, associati a sistemi adesivi idrofilici, hanno portato a una migliore adesione dentinale, con conseguente riduzione di sintomi post-operatori e con un incremento della forza adesiva al dente ricostruito. Più recentemente, l’aggiunta di gruppi acidi all’interno della struttura monomerica ha condotto alla produzione di materiali in grado di aderire autonomamente alla struttura dentale7. Inoltre, modificando la miscela di monomeri con molecole foto attivatrici sono stati sviluppati i compositi “bulk”, ovvero resine con una maggior profondità di polimerizzazione8,9. Nonostante i grandi miglioramenti tecnici osservati nella produzione di resine composite, questi materiali continuano a presentare come punto debole la longevità dei restauri. Queste problematiche - come per esempio la formazione di gap, discolorazioni marginali, insorgenza di fratture o carie secondary - spingono fortemente verso un ulteriore sviluppo dei materiali da restauro e degli adesivi. In linea generale la ricerca dovrebbe essere volta allo sviluppo di soluzioni con miglior adesione ai tessuti dentinali, capacità meccaniche incrementate, facilità di utilizzo e maggiore durata.

Resine composite: quanto durano?

I compositi resinosi sono stati utilizzati per tanto tempo come materiale per la ricostruzione dei soli denti anteriori, ma durante gli anni sono stati ottenuti degli importanti miglioramenti nei risultati clinici. Ad oggi, la presenza di diversi colori e di migliorate capacità estetiche hanno reso i compositi in grado di imitare i tessuti dentali naturali. In alcuni compositi il grado di traslucenza, fluorescenza e opalescenza si combina alla perfezione con la dentina e lo smalto naturale (Figure 1a-1b).

La durata dei compositi nelle otturazioni anteriori è soddisfacente (Figura 2) e più alta di quanto osservato con i compomeri o i cementi vetroionomerici per quanto riguarda le ricostruzione di IV classe con 14 anni di follow up10. Solo in seguito sono stati utilizzati i compositi anche per le ricostruzioni dei denti posteriori mostrando in diversi studi risultati accettabili per ciò che riguarda la durata nel tempo.

In ogni caso la longevità delle resine composite è risultata inferiore a quella delle otturazioni in amalgama nei pazienti cario-recettivi11-15. Questo risultato può essere giustificato dall’assenza dell’effetto cariostatico nelle resine, presente invece nelle otturazioni in amalgama. Per quanto riguarda invece la durata dei restuari nei pazienti considerati non cario-recettivi, le ricostruzioni in resina hanno evidenziato risultati uguali o superiori alle ricostruzioni in amalgama in un periodo compreso tra i 10 e i 12 anni15,16. In letteratura si trovano risultati positivi nelle ricostruzioni dei denti posteriori con anche 22 anni di follow up17. Diversi studi hanno rilevato un basso indice di fallimento annuale per questo tipo di ricostruzioni, con un’incidenza compresa tra l’1% e il 3%2,15-22; questo risultato dipende da diversi fattori come il tipo di dente, la posizione, l’operatore e gli aspetti socioeconomici e comportamentali legati al paziente2,18.

Dei risultati ancora migliori sono stati osservati nelle ricostruzioni di I classe (0,2-0,9% di fallimento)18,23. Questi risultati positivi possono essere spiegati dalla presenza di un’ampia porzione di tessuto sano rimanente nelle prime classi, piuttosto che nei restauri di II classe. Inoltre i restauri di I classe beneficiano di un cerchiaggio di smalto che garantisce una migliore adesione marginale24, riducendo il rischio di carie secondarie23. Per quanto riguarda invece i compositi “bulk”, o autoadesivi, non sono ancora disponibili risultati a lungo termine, ma solo valutazioni nel breve periodo dato che i prodotti in questione sono stati introdotti recentemente nel mercato odontoiatrico. Sono stati sino a ora riportati buoni risultati clinici a 3 anni per il composito bulk SDR di DeTrey/Dentsply, ricoperto con compositi tradizionali (Figure 3a-3c) e attualmente queste ricostruzioni presentano una percentuale di fallimenti sovrapponibili alle resine tradizionali25.

Sono stati osservati risultati positivi a 6 mesi anche per i compositi autoadesivi26, ma si attendono ancora nuovi esiti.

Grazie ai risultati incoraggianti osservati in termini di bassa frequenza di fallimenti e longevità si è esteso l’utilizzo dei restauri in composito a lavori più ampi, come per esempio riabilitazioni di pazienti con diffuse erosioni e usure (Figure 4a-4d).

Queste ricostruzioni oltre a migliorare l’estetica, minimizzando le sensazioni fastidiose per il paziente quando entra in contatto con cibo o bevande calde o fredde, sono anche in grado di proteggere da ulteriori erosioni e dall’usura dei denti.

Nonostante siano possibili alcune fratture nelle riabilitazioni di questo tipo, il responso dei pazienti al trattamento è molto positivo, con buoni risultati mantenuti anche a 7 anni di distanza27. Inoltre non sono riportate in letteratura complicazioni legate al dente, al legamento parodontale o all’apparato temporo-mandibolare. La longevità dei restauri appare quindi ampiamente migliorata a oggi e viene considerata già soddisfacente, ma un certo numero di ricostruzioni tende comunque a fallire.

Sono spesso riportate carie secondarie riconducibili al rifacimento delle ricostruzioni nei settori posteriori2,15,16,19,20,22, in particolar modo nei pazienti ad alta suscettibilità per la carie15,16,20,28.

Le fratture invece sono citate come una delle cause di sostituzione di compositi sia posteriori2,15,18-20,22 che anteriori10, in particolar modo nei pazienti soggetti da bruxismo e movimenti parafunzionali10,20. Altre cause di fallimento sono il distacco del restauro19 e la sensibilità post-operatoria21,22.

Tuttavia la durata dei trattamenti, indipendentemente dai dati precedentemente riportati, risulta essere strettamente legata all’operatore2,21,28.

Infatti, indipendentemente dalle caratteristiche fisiche dei restauri compositi che in parte influenzano la durata nel tempo17,29, il fattore che più incide è la qualità con cui viene effettuato il restauro2: i restauri in composito realizzati da operatori esperti e riconosciuti durano più a lungo21,22. Inoltre i restauri sembrano resistere più a lungo nei pazienti che non cambiano dentista30. Per promuovere quindi la durata e l’efficacia dei restauri sarebbe necessario formulare delle linee guida operative per le ricostruzioni dirette di denti compromessi.

Linee guida cliniche per migliorare la longevità dei restauri

I punti sotto riportati si propongono come guida clinica per migliorare la perfomance delle ricostruzioni dirette.

Nei denti con lesioni cariose primarie, sarà la carie stessa a determinare l’estensione della preparazione cavitaria. Lo smalto sano andrà rimosso solo nella quantità minima necessaria per avere accesso clinico alla dentina cariata; ulteriori preparazioni, a eccezione dello smussamento dei margini di preparazione, comprometterebbero tessuto sano senza produrre benefici. Il tessuto sano dà una prognosi migliore rispetto ai materiali compositi, e le ricostruzioni piccole hanno percentuali di successo nel tempo più buone di quelle estese13,14. Clinicamente le ricostruzioni piccole risultano però più complesse da gestire per ciò che riguarda la preparazione, l’inserzione della matrice, del composito e la sua polimerizzazione.

I prismi di smalto non sostenuti andrebbero rimossi dai margini cavitari, creando quindi un fine preparazione smussato. Quest’attenzione, oltre a migliorare il contatto marginale tra composito e dente, previene microfratture dello smalto non sostenuto durante la polimerizzazione, diminuendo quindi il rischio di difetti marginali che, qualora si verificassero, potrebbero portare a irregolarità o pigmentazioni dei margini del restauro29.

Assicurarsi del corretto livello di umidità per controllare l’efficacia dell’adesione. È fondamentale l’uso della diga di gomma, la quale ha impatto statistico sulla longevità del restauro29.

Considerare con attenzione quando porre un fondino di protezione. L’utilizzo di uno strato protettivo viene consigliato solo nelle aree molto vicine alla polpa, dove lo spessore residuo è inferiore agli 0,5 mm, nell’ottica di massimizzare la superficie di adesione per le resine composite3. I restauri senza un fondo di protezione pulpare mostrano infatti una longevità migliore12,21,22.

Leggere e seguire con attenzione le procedure raccomandate dai produttori dei sistemi adesivi. La mordenzatura adeguata con acido fosforico per 30 secondi è fondamentale per ridurre la discolorazione marginale29 e allo stesso modo bisogna porre attenzione all’asciugatura corretta dei sistemi di adesione per far evaporare il solvente24,31. La punta della lampada polimerizzante dovrebbe essere posta il più vicino possibile alla superficie interessata dalla fopolimerizzazione3, per garantire un trattamento più uniforme.

Porre attenzione nell’inserzione della resina all’interno della cavità, in particolar modo nei compositi ad alta viscosità dato che a causa di una capacità limitata di scorrere nella cavità potrebbero intrappolare al proprio interno bolle d’aria. Se questi residui bollosi rimanessero a livello della superficie del restauro potrebbero inficiarne la longevità, aumentando il rischio di carie secondaria. Per ottenere un miglior sigillo i margini delle ricostruzioni non dovrebbero quindi avere sovra o sottocontorni.

Ricostruzione corretta della forma del dente, ristabilendo il punto di contatto e riproducendo le concavità e convessità dell’elemento naturale. Una morfologia adeguata può garantire un regolare contatto occlusale con il dente antagonista durante la funzione, promuovendo quindi una valida distribuzione dei carichi occlusali tra dente e ricostruzione e prevenendo occlusioni causate dal cibo. Viene consigliato l’utilizzo di matrici preformate per ottenere un buon punto di contatto nelle otturazioni interprossimali. I contatti interprossimali modellati in modo corretto sono meno soggetti a frattura durante la masticazione32.

Polimerizzare il materiale correttamente. Per garantire buone proprietà meccaniche e minimizzare la percentuale di componenti non polimerizzati5,33,34 è basilare utilizzare una lampada efficiente, con un’adeguata intensità e un tempo di applicazione corretto (>10 s) portata a una distanza ridotta dal materiale da trattare3. Nelle apposizioni estese di materiale composito viene considerata una polimerizzazione più intensa e di più lunga durata a causa della maggior distanza tra la punta irradiante e il materiale posto più in profondità. Lo stretto contatto della matrice con il composito, o l’utilizzo di un gel di glicerina, può essere utile per ridurre la formazione di materiale non ben polimerizzato a causa dell’inibizione da parte dell’ossigeno sulla superficie del restauro.

Ottima lucidatura dei restauri per ridurre la ruvidità superficiale e minimizzare quindi l’adesione batterica alla resina35. Un beneficio ulteriore della luciditura è la rimozione dello strato di composito che potrebbe essere non ben polimerizzato a causa dell’inibizione da parte dell’ossigeno, riducendo non solo la presenza di materiale parzialmente polimerizzato a contatto con il cavo orale36, ma minimizzando il rischio di colorazioni secondarie superficiali37.

Ricordarsi di verificare l’altezza del restauro in occlusione con il dente antagonista, non solo in intercuspidazione, ma anche durante tutti i movimenti di escursione mandibolare. Questa fase è importante per garantire una corretta distribuzione delle forze durante la masticazione, riducendo il rischio di frattura della ricostruzione.

Controllo periodico del restauro. Se si dovessero evidenziare imperfezioni marginali visibili andrebbe valutata la possibilità di riparare il restauro. Tali riparazioni sono in grado di aumentare la longenvità del pre-esistente restauro2,38 e sono interventi in sintonia con le linee guida per un’Odontoiatria minimamente invasiva3.

Verificare la qualità dell’igiene orale dei pazienti e istruirli a mantenere un ottimo livello di igiene orale. Diversi studi hanno dimostrato infatti come la longevità dei restauri sia ridotta nei pazienti cario-recettivi11-15.

Conclusioni

L’alto livello di sviluppo raggiunto da questi materiali ha fatto sì che essi siano usati quotidianamente nei trattamenti odontoiatrici, con una soddisfacente longevità nei risultati. Sono sicuramente necessarie delle nuove ricerche per implementare ulteriormente le proprietà dei materiali, ma l’abilità clinica del dentista gioca un ruolo primario nella durata di queste ricostruzioni. I motivi più comuni di fallimento delle ricostruzioni in composito sonio le carie secondarie e le fratture. Per minimizzare il rischio di carie secondarie il dentista dovrebbe realizzare ricostruzioni con un ottimo sigillo marginale e monitorare continuamente l’igiene orale dei pazienti. Il rischio di frattura può essere ridotto con un’appropriata preparazione cavitaria e con ricostruzioni che seguano fedelmente la morfologia del dente naturale. L’attenzione ai dettagli durante la procedura ricostruttiva ha un impatto positivo sulle performance a lungo termine delle ricostruzioni in composito.

Corrispondenza/Correspondence

Ana Benetti
arbe@sund.ku.dk

Traduzione a cura di Stefano Milani

Longevity of direct resin composite restorations

Resin composites can be considered as an example of a successful biomaterial, which can replace biological dental tissues in function and appearance1. These materials have been used routinely in restorative dentistry for many years, and are also recommended as the “material of choice” for restorations in posterior teeth2,3. However, restorative resin composites today are quite different from when they were first introduced for dental restorations. Over time, the formulation of these materials has improved significantly1,4,5. Previously, resin composites were prone to significant wear, discoloration and a higher incidence of fractures. Furthermore, secondary caries and post-operative symptoms were common problems found in teeth restored with resin composite. Some of these early limitations could be overcome by enhancing the filler component. By reducing the particle size and optimizing size distribution, filler morphology, and surface treatment of the filler, it has been possible to fabricate resin composites with enhanced mechanical properties, wear resistance, esthetics, and improved polishing characteristics1,4. Most modern restorative composites are nanofills or nanohybrids4 containing fillers such as quartz, colloidal silica, silica glass containing barium, strontium, zirconium6, and pre-polymerized resin fillers4.

Although enhancements in the filler component have had a significant impact on the quality of the resin composite, the resin matrix has also improved. Currently, resin composites are composed of dimethacrylate monomers, mainly bisphenol-A-glycidyldimethacrylate (BisGMA), ethoxylated bisphenol-A-glycidyldimethacrylate (BisEMA), triethylene glycol dimethacrylate (TEGDMA) and/or urethane dimethacrylate (UDMA). Studies looking at different combinations of monomer mixtures or alternative monomers have resulted in the development of resin composites with reduced polymerization contraction or contraction stresses1. These composites, together with hydrophilic bonding systems, have produced better bonding to moist dentin. Reductions in post-operative symptoms have resulted, together with adhesive reinforcement of the restored teeth.

More recently, the incorporation of acidic functional groups into the monomer structure has resulted in materials that self-adhere to the dental structures7. Additionally, bulk-fill composites with increased depth of cure8,9 have been engineered by modifying the monomer mixture and the photo-initiator system. Despite the significant improvements in restorative resin composites, these materials still present shortcomings that can have an impact on the longevity of restorations. These shortcomings, such as gap formation and marginal staining or the occurrence of fractures and secondary caries, provide strong motivation to further improve resin composites and bonding systems. In general, the aim is to create restorative materials with improved adhesion to the dental tissues, enhanced physical properties, easy handling, and durability.

Resin composites: how long do they last?

Resin composite has for a long time been used to restore anterior teeth, and a significant improvement in clinical outcome has been achieved over the years. Presently, the availability of many shades and enhanced optical properties allow resin composites to imitate the natural dental tissues. In some composites, the degree of translucency, fluorescence, and opalescence closely match those of dentin and enamel, thus resulting in restorations that blend with the natural teeth (Figures 1a-1b). Longevity of resin composite restorations in anterior teeth is satisfactory (Figure 2), and higher than that of compomer or resin-modified glass ionomer cement in Class IV restorations within 14 years of service10.

Later, resin composites were used in restorations of posterior teeth, and have in most clinical studies reached an acceptable durability. The longevity of resin composite restorations, however, is lower than that of amalgam restorations in caries-active patients11-15. This is possibly due to the lack of the cariostatic effect in resin composites that is present in amalgam. Nevertheless, long-term clinical evaluations have reported that posterior resin composite restorations demonstrate comparable or superior longevity to that of amalgam restorations after a period of 10 to 12 years in patients with a low risk of caries15,16. A very good performance for posterior resin composite restorations has been reported for as long as 22 years of clinical service17.

Several studies have found a consistently low annual failure rate for such restorations, varying between 1 and 3%2,15-22, depending on factors such as tooth type and location, operator, socioeconomic and behavioral aspects2,18. Higher durability has been reported for conservative posterior composite restorations with even lower annual failure rates registered in Class I cavities (0.2-0.9%)18,23. These positive results can, in part, be explained by the larger amount of remaining sound tooth structure to support the masticatory load in Class I, compared to Class II restorations. Additionally, Class I restorations benefit from the long-lasting bonding of resin composite to the surrounding cavosurface enamel margins24, and the reduced risk of secondary caries23. For the more modern bulk-fill or self-adhering composites, only short-term clinical evaluations are available since these materials have recently been introduced onto the market. Therefore, long-term evaluations are necessary to assess the performance of these materials over time.

Good clinical performance for one bulk-fill composite (SDR, DeTrey/Dentsply) covered with a conventional composite has been reported after 3 years of clinical service (Figures 3a-3c). So far these restorations have a similar failure rate to restorations fabricated with a conventional resin composite25. For a self-adhering composite, good results were observed during the 6-month follow-up26, but further results are awaited.

Due to the low failure frequency and high longevity of resin composite restorations, this material has recently been used in more extensive work, such as the rehabilitation of patients with severely eroded or worn dentition (Figures 4a-4d).

Beyond improving esthetics and minimizing the patients discomfort with hot or cold foods and drinks, these restorations protect from further erosion and wearing of the teeth.

Despite the occurrence of restoration fractures in these extensive rehabilitations, this treatment option can result in a high degree of patient satisfaction and with an acceptable level of maintenance within 7 years of treatment27. Furthermore, there are no reported biological complications to the teeth, periodontium or temporo-mandibular apparatus.

Although the longevity of resin composites has improved greatly, and can be considered satisfactory today, a number of these restorations fail.

Secondary caries is often reported as one of the main reasons for replacement of posterior composite restorations2,15,16,19,20,22, particularly in high-caries-risk patients15,16,20,28. Fractures are also listed amongst the most common reasons for replacement both of posterior2,15,18-20,22 and anterior restorations10, especially in patients with bruxism and parafunctional habits10,20.

Restoration loss19 and post-operative sensitivity21,22 also cause failures.

Despite the many reasons for failure, the durability
of resin composite restorations is highly dependent
on the operator2,21,28.

Although the physical properties of resin composites may have an impact on the restoration performance17,29, much of the longevity is affected by how well the restorations are fabricated, and to a lesser extent on the materials properties2.

Composite restorations fabricated by experienced, well-educated dentists last longer21,22. Furthermore, composite restorations survive longer in cases where the patient does not change dentist30. Therefore, clinical guidelines are of significance when the objective is to promote the longevity of restorations and restored teeth.

Clinical guidelines for improving the longevity of resin composite restorations

The following set of clinical guidelines is intended to help increase the longevity of resin composite restorations.

In teeth with primary caries lesions, only the caries lesion should decide the size of the cavity preparation. Healthy enamel should only be removed to give necessary access for excavation of the carious dentin. Except for a smooth cavity margin, further preparation will only enlarge the cavity. Sound tooth-structure lasts longer than composite materials, and small restorations last longer than large ones13,14. However, extremely small cavities can be difficult to excavate and prepare, and placement of the the matrix, insertion of composite and polymerization may also be more challenging.

Remove unsupported enamel prisms from the cavosurface margins, to create a smooth cavity finish. Other than ensuring better contact between the restorative material and the cavity margins, this measure prevents unsupported prisms being pulled out during polymerization contraction, thereby avoiding a marginal defect. This is important because marginal defects and irregularities often lead to marginal staining29.

Ensure good moisture control during placement of the resin composite to avoid adhesive failure. The use of rubber dam is ideal and may have a positive impact on the longevity of the restoration29.

Consider carefully whether to use a cavity liner. In areas very close to the pulp, where dentin thickness is less than 0.5 mm, a cavity liner may be used. Otherwise, it is beneficial to maximize the dentinal surface area available for bonding with the resin composite3. Additionally, restorations without a base material have increased longevity12,21,22.

Read carefully and follow the application procedure recommended by the manufacturer of the bonding system in use. Adequate enamel etching with phosphoric acid (30 s) has been found to result in less marginal staining29. It is also important to air-dry the bonding systems to evaporate solvents24,31 and ensure that the light-curing tip is as close as possible to the adhesive surface during light-curing3. This ensures a more uniform, better polymerized, layer of adhesive.

Be thorough when inserting resin composite in the cavity, particularly when working with high viscosity composites. Due to their limited ability to flow, air may become trapped between the material and the cavity. If these air entrapments occur at the cavosurface margins, an increased risk of secondary caries may result. Aim to provide a tight seal at the cavosurface margins and ensure that the filling follows the morphology of the restored teeth, with no overhangs, overcontour or undercontour. 

Reconstruct the contour of the tooth correctly, reestablishing the contact point and reproducing in the restoration the convex and concave surfaces found in the natural tooth. An adequate morphology is important to guarantee a good contact between opposing teeth during function, to promote an even distribution of the load between the restoration and the tooth, and to avoid food impaction. In approximal restorations, use pre-contoured matrices to create a favorable contour. Properly contoured approximal restorations are less likely to fracture during function32.

Light-cure the material methodically. An efficient light-curing, with adequate intensity and irradiation time (>10 s), as close as possible to the surface being cured3, is important to guarantee good mechanical properties and minimize elution of unpolymerized components from the resin composites5,33,34.
Extended irradiation should be considered when curing deep layers, due to the increased distance and consequently reduced light intensity that reaches the material. Dark or opaque shades also need extended curing times. The close contact of a matrix strip or the use of a glycerin gel on the surface of the restoration during curing reduces the formation of an oxygen-inhibited layer and provides a better cured surface.

Polish the restoration thoroughly to reduce surface roughness and thus minimize adhesion of bacteria to the resin composite surface35. An additional benefit of polishing is the removal of the oxygen-inhibited layer, which not only minimizes leaching of unpolymerized components to the oral environment36, but also minimizes superficial staining of the restoration37.

Remember to adjust the restoration in relation to the antagonist teeth, not only during intercuspidation, but also during the excursive movements of the mandible. This is important for an equilibrated force distribution during loading of teeth and minimizes the chance of premature fracture of the restoration.

Control the restorative work periodically. If small fractures or marginal imperfections are visible, consider repairing rather than replacing the restoration. Repairing increases the longevity of the existing restorative work2,38 and complies with the guidelines for minimal intervention dentistry3.

Access the quality of oral hygiene periodically and instruct your patients to adopt good oral hygiene. Several studies demonstrate that the longevity of resin composite restorations is reduced in caries-active patients11-15.

Conclusion

The level of development of resin composites has allowed these biomaterials to be routinely employed in dental restorations with satisfactory longevity. Future research is likely to bring further improvements in relation to the materials’ properties, but the workmanship of the dentist plays an even larger role in the durability of these restorations.

The most common reasons for failures of resin composite restorations are secondary caries and fracture. To minimize the chance of secondary caries, the dentist must fabricate restorations with a tight seal at the cavosurface margins and closely supervise the patients’ oral hygiene. The risk of fractures can be reduced by appropriate preparations and restorations that follow the morphology of natural teeth. Care and attention to detail during the restorative procedure have a positive impact on the long-term performance of resin composite restorations.

Fnomceo: “Nessuna sanzione ai medici fino all’emanazione del Dpr”

implantologia computer guidata

medici computer

Non verrà sanzionato in alcun modo il medico o l’odontoiatra che non si assicura, sino a quando non sarà emanato il D.P.R. previsto dal D.L. Balduzzi, che disciplinerà le procedure e i requisiti minimi e uniformi per l’idoneità dei contratti assicurativi. Questo quello che comunica la Fnomceo al ministro della salute, Lorenzin.

Ancora da chiarire restano le posizioni di specializzandi, giovani medici inoccupati o disoccupati e pensionati che, pur non esercitando più l’attività, vogliano restare iscritti all’Ordine.
A tal proposito si attendono risposte dal ministro.

Stop alle file in banca

fila

Niente più bollettini per chi sceglie l’addebito diretto sul conto corrente. Chi dovesse richiedere la domiciliazione bancaria entro il 15 settembre potrà usufruirne già per i contributi di Quota B dovuti nel 2014. Scatta anche la possibilità di pagare a rate.

La richiesta di addebito diretto potrà essere fatta in qualsiasi periodo dell’anno. Tuttavia, per gli iscritti che la faranno dal 16 settembre in poi la domiciliazione bancaria partirà dal 2015.

Si può trovare direttamente nella propria area riservata del sito il modulo telematico da compilare per autorizzare la Fondazione alla domiciliazione bancaria. Chi non fosse iscritto all’area riservata del sito dell’Enpam dovrà prima registrarsi.

Ulteriori informazioni sono disponibili all'indirizzo: https://www.enpam.it

E’ scomparso Giuseppe Cozzani

Giuseppe Cozzani, pioniere dell'Odontoiatria italiana recentemente scomparso
Giuseppe Cozzani, pioniere dell'Odontoiatria italiana recentemente scomparso
Giuseppe Cozzani, pioniere dell'Odontoiatria italiana recentemente scomparso

Giuseppe Cozzani, pioniere dell’Odontoiatria italiana e Amico di Brugg tra i primi, è mancato lo scorso agosto all’affetto dei suoi cari e dei colleghi, che per oltre 50 anni hanno avuto il privilegio di apprezzarne le grandi doti di professionista e di formatore. Ecco come lo descrive Massimo Nuvina in uno stralcio della newsletter degli Amici di Brugg. “Ideatore dell’emblema degli Amici di Brugg, membro del Consiglio Direttivo per lungo tempo, ha partecipato attivamente fin dalla sua fondazione alla vita della nostra Associazione, contribuendo in modo significativo alla diffusione della moderna ortodonzia nel nostro paese anche con un Centro Corsi caratterizzato dallo sviluppo di metodologie didattiche all’avanguardia in cui riusciva a mutuare la rigorosità e il meccanicismo del mondo scientifico americano con la multidisciplinarietà dell’impostazione terapeutica e del pensiero funzionale europeo.

Odontoiatra a tutto tondo, ha partecipato alla nascita ed allo sviluppo di diversi gruppi di Studio da cui sarebbero in seguito nate diverse società scientifiche italiane. Attento, interessato e curioso, con una verve ed un entusiasmo straordinario e contagioso che lo hanno accompagnato per tutta la sua lunghissima vita professionale e che lo hanno portato a scrivere, oltre ad un gran numero di pubblicazioni scientifiche, anche tre diversi volumi, tradotti in diverse lingue e di cui l’ultimo, risalente solo al 2009, dal titolo “Terapia della triade: denti - muscoli – articolazioni” rappresenta una sorta di lascito culturale per le nuove generazioni, sintesi di oltre 50 anni di esperienza clinica”.

Farmaci: in Veneto addio alla ricetta rossa

DM_il dentista moderno_infermieri_farmaci_aifa

farmaci

Rivoluzione in Veneto per oltre 5000 tra medici, farmacisti e pediatri. Da oggi, le circa 40 milioni di prescrizioni di farmaci annualmente emesse non sono più su carta rossa.
Ė entrata, infatti, in vigore la ricetta dematerializzata, con risparmi previsti per circa 3.500.000 euro. Poco cambia per l’utente, che arriverà in farmacia con il “promemoria”, un foglio bianco con il medicinale prescritto.
Moltissimo per i sistemi informatici, visto che il medico di medicina generale inserirà i dati del farmaco nel sistema informatizzato, dove verranno verificati dal farmacista.

Too much stress for medical students

sciopero Medici medicina studenti medical student stress

Alarming figures emerge from a survey conducted in the United Kingdom published in "Student BMJ": 1 of 7 medical student (15%) have thought about suicide, and one of three has experienced mental health problems. 30% of students surveyed required psychological care during the years of study and among these, 80% said they did not find adequate support in universities.

The survey involved more than a thousand young people, in total 2% of the students, trying that pressures are strong, and that stress from study and emotional impact from a career in the medical field are hard to endure . Due to stress a student of 4 took refuge in alcohol, getting drunk at least once a week, while more than 1 in 10 have taken drugs once at least. The 8% took substances in order to improve performances.

Duemila studenti in più a Medicina

ricorso medicina

Sono circa duemila gli studenti di Medicina che hanno vinto il ricorso contro il numero chiuso e potranno immatricolarsi nell’anno accademico in arrivo. Ma potrebbero essere il doppio, dal momento che a fare ricorso sono stati, complessivamente, oltre quattromila studenti.

Le università dovranno attrezzarsi per gestire tutti gli studenti a cui è stato riconosciuto il diritto a frequentare nonostante il test non superato.

Gianluca Scuccimarra, coordinatore nazionale dell’Udu, associazione degli studenti che ha seguito i ricorsi, ha dichiarato che chi ha vinto il ricorso è stato ammesso in sovrannumero “e ha gli stessi diritti degli altri iscritti”.

Non erano riusciti a superare i test di ingresso a Medicina 2014 circa 50 mila ragazzi: di questi poco meno del 10% ha fatto ricorso e tutti potrebbero ora veder riconosciuto il proprio diritto all’iscrizione in sovrannumero, con gli evidenti disagi che potranno conseguirne sia nel breve sia nel lungo termine.

Flora orale microbica dei soggetti pediatrici affetti da leucemia linfoblastica acuta rispetto alla popolazione sana

bambino paura del dentista

bambinoLa leucemia linfoblastica (ALL) è un disordine maligno del tessuto linfatico delle cellule progenitrici, il tipo più comune di leucemia tra i bambini; rappresenta il 75% delle leucemie dell’infanzia e il 25% di tutti i tumori maligni in età pediatrica. In alcuni individui la leucemia si manifesta primariamente nel cavo orale con sanguinamento gengivale, ulcerazioni orali, allargamento gengivale, candidosi e parodontite.

In questo studio sono stati selezionati soggetti diagnosticati affetti da leucemia linfoblastica acuta (ALL) presso il Dipartimento di Pediatria ed Ematologia ed Oncologia della Cina occidentale presso l’Università di Sichuan. Tutti i soggetti erano esenti dall’aver ricevuto precedenti trattamenti anti-neoplastici. Sono stati ottenuti e registrati dati circa sesso, età e carie per ogni paziente, il quale è stato anche sottoposto a un attento esame orale. Per ciascuno dei 26 soggetti sono stati raccolti campioni microbiologici orali alla stessa ora del giorno, cioè circa 2 ore dopo la prima colazione, utilizzando il metodo menzionato dal Manuale delle Procedure per il Progetto Microbiotico Umano.

Le condizioni orali di ciascun soggetto, tra cui lo stato della dentizione, il numero di denti, l’indice di placca, lo stato di carie e la presenza o assenza di gengivite/periodontite, sono stati registrati dopo il campionamento.
La presenza di carie è stata ulteriormente confermata da radiografie periapicali.

I batteri sono stati selezionati da campioni di placca orale, raccolti dai pazienti mediante centrifugazione (Thermo Electron Corporation, Boston, MA, USA) in piena velocità (più di 10,0006 g) per 10 min. Il DNA batterico quindi è stato estratto utilizzando il QIAamp DNA Micro Kit (QIAGEN, Hilden, Germania) secondo le istruzioni del fabbricante.

I risultati ottenuti dagli autori sono stati i seguenti: la flora microbica orale nei pazienti affetti da leucemia era caratterizzata da una minore ricchezza e minore diversità rispetto ai controlli sani. Il Phylum Firmicutes, la classe dei Bacilli e dei Lactobacilli, la famiglia delle Aerococcaceae e delle Carnobacteriaceae, nonché del genere Abiotrophia e Granulicatella si sono dimostrati essere associati con lo stato di leucemia. Nei pazienti affetti da ALL si è dimostrato uno squilibrio strutturale della flora batterica orale, caratterizzata da ridotta diversità e abbondanti alterazioni, oltre a coinvolgimenti nelle infezioni sistemiche, indicando l’importanza dello stato immunitario nel controllare la struttura della flora microbiologica orale.

Oral Microbiota Distinguishes Acute Lymphoblastic Leukemia Pediatric Hosts from Healthy Populations

Autori:
Yan Wang,
Jing Xue,
Xuedong Zhou,
Meng You,
Qin Du,
Xue Yang,
Jingzhi He,
Jing Zou,
Lei Cheng,
Mingyun Li,
Yuqing Li,
Yiping Zhu,
Jiyao Li,
Wenyuan Shi,
Xin Xu

PLOS one July 2014, Volume 9, Issue 7, e102116

Istituto superiore sanità boccia e-cig

Sigarette elettroniche

A pochi giorni dalla presa di posizione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulle sigarette elettroniche, con la raccomandazione di vietarne la vendita ai minori (divieto già previsto in Italia dal 2013) e l’uso nei luoghi pubblici chiusi, anche l’Istituto superiore di sanità (Iss) scende in campo, appoggiando il “rigore” dell’Oms e affermando che le e-cig “non sono innocue”.

Valutazione condivisa pure dalla Società italiana di cardiologia, che chiede maggiori paletti.

Vi è “evidenza - spiega il commissario straordinario dell’Iss, Walter Ricciardi - che la maggior parte degli utilizzatori di e-cig continuino a fumare anche sigarette tradizionali e che essi abbiano scarsi o nulli benefici in termini di riduzione delle malattie cardio-vascolari, mentre tutti gli studi di popolazione fino a oggi pubblicati mostrano in modo univoco che i fumatori che usano e-cig abbiano addirittura una minore probabilità di smettere di fumare”.

Inoltre, vi è già una “buona evidenza scientifica che le e-cig rilascino nell’ambiente emissioni di diverse sostanze tossiche per la salute umana. L’indicazione dell’OMS a evitare l’uso delle e-cig negli spazi chiusi e nei luoghi pubblici - sottolinea il commissario straordinario - è finalizzata proprio a prevenire un’esposizione significativa a queste sostanze”.

E “Le Iene” continuano a colpire…

Dopo avere difeso a spada tratta il metodo Stamina con distorsioni evidenti e volontarie della realtà e del buon senso “Le Iene”, nota trasmissione televisiva, si dedicano ad altre nobili battaglie con lo scopo, credo l’unico, di aumentare l’audience. Ed eccoli allora “difendere” i malati di cancro promuovendo terapie alimentari che la comunità scientifica avrebbe oscurato.

Gli instancabili e disinteressati promotori della verità in sanità si sono quindi dedicati recentemente ai vaccini e con il solito metodo strisciante hanno messo in dubbio decenni di seria ricerca scientifica sulla base di effetti collaterali che sono ben descritti e statisticamente documentati. Tutto ciò può portare ignari malati ad abbandonare cure preventive a favore di altre di non comprovata efficacia generando costi umani ed economici che dovrebbero essere quantificati e… addebitati agli impuniti autori del programma.

Abbiamo studiato per anni per cercare di separare le opinioni personali dalle verità scientificamente comprovate, le credenze popolari dal metodo scientifico e ora bellimbusti della tv senza nessun controllo da parte di chicchessia possono spacciare pseudo-verità restando impuniti.

Pensando a questi gravi fatti mi sono chiesto se anche noi odontoiatri non stiamo vivendo qualcosa di simile quando vediamo certe pubblicità: ad esempio quando leggiamo pubbliredazionali che reclamizzano terapie che tutta la comunità scientifica ritiene di scarsissimo valore quando non dannose per il paziente.

O quando multinazionali del dente ricche di capitali promuovono i loro prodotti con improbabili cartelloni pubblicitari che sembrano reclamizzare tutto tranne l’efficacia delle terapie proposte.

Che dire poi della distribuzione porta a porta di depliant con vantaggiosissime tariffe e degli auto-preventivi che internet ci offre in abbondanza liberando il paziente anche dalla noiosa necessità di una scomoda visita? E i recenti suggerimenti pubblicitari di un’azienda che promuove trattamenti contro le occhiaie dei pazienti odontoiatrici con l’immancabile acquasanta-radiofrequenza addirittura in disprezzo alla legge 24/7/1985 n.409!

Forse sarebbe il caso che la categoria tutta si interroghi insieme alla società civile alla ricerca di meccanismi che pur nel rispetto della liberalizzazione siano in grado di garantire la veridicità dell’informazione sanitaria senza cedere alla tentazione di fare di questo potere uno strumento di azione corporativa che non sarebbe più accettabile.

La necessità di una “corretta” informazione per il cittadino deve essere a mio avviso uno degli obiettivi strategici da raggiungere per la categoria medica e odontoiatrica, Ordini in testa, per il prossimo futuro. È necessario che esista un livello competente di controllo della veridicità dei contenuti dell’informazione e della pubblicità biomedica rivolta al grande pubblico che nel rispetto e, direi, a garanzia della libera concorrenza sia in grado di colpire con efficacia le pubblicità non veritiere da qualunque parte, professionale o societaria, provengano.

E le pene dovranno essere commisurate ai danni che si possono provocare al paziente con la cattiva informazione sanitaria.

Qualità della vita relativa alla salute orale dopo un trattamento dentale in anestesia generale nei bambini

visita odontoiatrica bambini

bambiniLa carie della prima infanzia (ECC) è una delle più comuni problematiche relative alla salute dei bambini in età prescolare. Sebbene la maggior parte dei bambini sia in grado di ricevere un trattamento dentale in un ambiente e con metodiche convenzionali, alcuni piccoli pazienti non riescono a sopportare i trattamenti odontoiatrici con metodiche tradizionali, pertanto devono essere trattati in anestesia generale (DGA).

Questo è uno studio clinico prospettico di follow-up di OHRQoL di bambini lituani che hanno ricevuto un trattamento dentale in anestesia generale (DGA).
Lo studio ha incluso tutti i pazienti di età inferiore ai sei anni che hanno ricevuto un trattamento odontoiatrico completo in anestesia generale (GA) nel corso di un periodo di tre anni, tra il 2010 e il 2012, presso l’Università lituana di Scienze della Salute (LUHS) Ospedale di  Kaunas, in Lituania. 144 pazienti hanno partecipato allo studio (i bambini con disturbi dello sviluppo e malattie sistemiche sono stati esclusi). Lo studio consisteva in visite dentistiche cliniche eseguita durante il DGA, un sondaggio relativo all’OHRQoL completato dai genitori dei bambini al momento del trattamento. Un’indagine di follow-up è stata condotta un mese dopo il trattamento di DGA dei bambini.

Sono stati raccolti dati circa il sesso, l’età in mesi, l’istruzione dei genitori (università, secondaria, primaria) e l’area di residenza (città, cittadina, paese). Ogni sessione di GA comprendeva una visita odontoiatrica clinica e una riabilitazione dentale completa. Ė stato raccolto e registrato per ogni bambino anche l’indice dentale di DMFT riguardante la quantità di denti cariati, mancanti e otturati.

I risultati ottenuti dagli autori sono stati i seguenti: dei 144 bambini 4 sono stati esclusi dai risultati per insufficienti risposte dei genitori al primo sondaggio. Solo su 122 partecipanti (84,7% tasso di follow-up) sono stati ottenuti dati congrui anche all’appuntamento di  follow-up di un mese. Al primo sondaggio subito dopo il DGA i genitori hanno riportato problemi di dolore e difficoltà alimentari dei bambini. I genitori hanno riferito anche un maggiore impatto sui ragazzi che sulle ragazze. Il valore della Scala dell’impatto sulla salute orale nella prima infanzia (ECOHIS) risultava significativamente diminuito (69,5%, p <0,001) subito dopo il trattamento di DGA. La OHRQoL dei bambini lituani che hanno subito il trattamento dentale in anestesia generale però a distanza si è dimostrata avere un significativo miglioramento, per cui i genitori dei bambini hanno anche potuto apprezzare molto questa modalità di trattamento per il suo impatto positivo sulla qualità di vita della famiglia.

Oral health-related quality of life after dental general anaesthesia treatment among children: a follow-up study

Autori:
Birute Jankauskiene,
Jorma I Virtanen,
Ricardas Kubilius,
Julija Narbutaite.

BMC Oral Health 2014, 14:81

SMOM ONLUS su Twitter

Smom OnlusDa oggi SMOM ONLUS  (Solidarietà Medico Odontoiatrica nel Mondo) è anche su Twitter; aiutare SMOM e aiutare di conseguenza le comunità di cui SMOM si occupa è anche promozione dell’immagine associativa al fine di reperire non solo i fondi indispensabili ai progetti ma soprattutto i volontari che prestino la loro professionalità e il loro impegno in tutto il mondo.

Per chi volesse seguire SMOM Onlus tramite Twitter il link è: https://twitter.com/SMOMonlus

Management of an avulsed permanent tooth

Avulsed. Permanent Tooth

Avulsion of permanent teeth is seen in 0.5–3% of all dental injuries Numerous studies show that this

injury is one of the most serious dental injuries, and the prognosis is very much dependent on the actions taken at

the place of accident and promptly after the avulsion. Replantation is in most situations the treatment

of choice, but cannot always be carried out immediately. An appropriate emergency management and treatment

plan are important for a good prognosis. There are also individual situations when replantation is not indicated

(e.g., severe caries or periodontal disease, non-cooperating patient, severe medical conditions (immunosuppression and severe cardiac conditions) which must be dealt with individually. Replantation may successfully save the tooth, but it is important to realize that some of the replanted teeth have lower chances of long-term survival and may even be lost or extracted at a later stage. Guidelines for the emergency management are useful for delivering the best care possible in an efficient manner. The International Association of Dental Traumatology (IADT) has developed a consensus statement after an update of the dental literature and discussions in expert groups.

Dentists should always be prepared to give appropriate advice to the public about first aid for avulsed teeth.

An avulsed permanent tooth is one of the few real emergency situations in dentistry. In addition to increasing the public awareness by, for example, mass media campaigns, healthcare professionals, guardians and teachers should receive information on how to proceed following these severe unexpected injuries. Also, instructions may be given by telephone to people at the emergency site. Immediate replantation is the best treatment at the place of accident. If for some reasons this cannot be carried out, there are alternatives such as using various storage media. If a tooth is avulsed, make sure it is a permanent tooth (primary teeth should not be replanted).

Choice of treatment is related to the maturity of the root (open or closed apex) and the condition of the

periodontal ligament cells. The condition of the cells is depending on the storage medium and the time out of

the mouth, especially the dry time is critical for survival of the cells. After a dry time of 60 min or more, all periodontal ligament (PDL) cells are nonviable. For this reason, the dry time of the tooth, before it was placed replanted or placed in a storage medium, is very important to assess from the patient’s history.

Article from the guideline of International association of dental traumatology

Ticket troppo alti: un milione di visite odontoiatriche in meno

linee guida tumori dentisti impronta digitale

dentistiSecondo l’indagine condotta dalle commissioni Bilancio e Affari Sociali della Camera, la spesa privata ha sfondato il muro dei 30 miliardi l’anno.

Una spesa ingente che “pur non collocandosi su un livello non dissimile da quella di altri Paesi europei, è nel nostro Paese quasi per intero ‘out of pocket’, mentre altrove è in buona parte intermediata da assicurazioni e fondi”.

“Ė stato rilevato – si legge nel documento - come l’applicazione dei ticket stia di fatto escludendo le fasce economicamente più deboli della popolazione dall’accesso alle prestazioni sanitarie, in particolare a quelle di specialistica e diagnostica”.

Secondo una recente ricerca del Censis sul ruolo della sanità integrativa, sono sempre di più gli italiani che pagano di tasca propria i servizi sanitari che il pubblico non garantisce più. Nel 2013 la spesa sanitaria privata è aumentata del 3% rispetto al 2007, mentre quella pubblica è rimasta quasi invariata (+0,6%).

Secondo il Censis, gli italiani sono costretti a scegliere le prestazioni sanitarie più urgenti, che fanno a pagamento, e rinviano oppure non fanno le altre: per questo motivo è crollato il ricorso al dentista a pagamento (oltre un milione di visite in meno tra il 2005 e il 2012).

Nonostante ciò, quando un paziente deve scegliere, preferisce rivolgersi a un odontoiatra privato (90%), fondamentalmente perché nel pubblico bisogna aspettare troppo tempo e per la possibilità di scegliere un medico di fiducia.

Il 69% delle persone che hanno effettuato prestazioni sanitarie private però reputa alto il prezzo pagato.

Leggi Il Dentista Moderno