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Mattia Fontana. Quando estrarre è una scelta consapevole

Mattia Fontana

Le estrazioni seriate in ortodonzia sono una strategia molto efficace nella prevenzione dell'affollamento, ma richiedono visione strategica e abilità tecnica. Con un esperto accreditato nel settore, smontiamo i falsi miti e analizziamo gli errori che si possono commettere nei casi estrattivi. A partire dalla scelta dei tempi.

Mattia Fontana
Mattia Fontana
Dottor Fontana, lei parla di “estrazioni consapevoli”. Cosa significa, per un ortodontista, decidere di estrarre un dente sano?

La decisione di intraprendere un trattamento estrattivo si basa su un approccio che tiene conto di fattori come sovraffollamento dentario, sporgenza degli incisivi, tessuti parodontali di supporto, biologia ossea e attenta valutazione estetica. Oggi una parte di pazienti, ma anche di odontoiatri e ortodontisti, la considera una pratica superata, come se l’avanzare della tecnologia potesse modificare i processi biologici del paziente o aumentare lo spazio a disposizione nelle arcate dentarie; questo purtroppo non è vero e in una percentuale significativa di casi il trattamento ortodontico richiede l’estrazione di uno o più elementi, in genere i quattro premolari. Non è una decisione a cui si può rinunciare, ma una necessità clinica che ha per obiettivo il rispetto dei limiti anatomici dell’osso, la protezione della salute parodontale, il posizionamento corretto degli incisivi e l’ottenimento di un’occlusione estetica e funzionale. A volte, cercare di conservare tutti i denti a ogni costo può risultare pericoloso per il paziente, esponendolo a danni parodontali irreversibili (come deiscenze e fenestrazioni ossee), recessioni gengivali, inclinazioni dentali eccessive, mancanza di corretto overjet e overbite, estetica del sorriso non adeguata, instabilità a lungo termine e probabilità di recidiva dell’affollamento molto alta. Al tempo stesso, procedure indiscriminate di stripping delle superfici interprossimali per creare spazio possono essere dannose per la conservazione dello smalto, favorendo processi cariosi o di demineralizzazione a fronte di un guadagno di spazio spesso assai modesto e insufficiente. Le estrazioni consapevoli sono frutto di un ragionamento clinico approfondito volto al mantenimento della salute orale nel tempo.

Si fanno meno estrazioni oggi rispetto al passato?

Sicuramente sì, non per motivazioni biologiche, ma per lo sviluppo di correnti di pensiero che vorrebbero far credere che si possono trattare tutti i casi evitandole. Questo messaggio è anti-moderno e non riflette ciò a cui si sta assistendo in termini di sviluppo delle arcate dentarie. Le future generazioni andranno sempre più incontro a una riduzione dello spazio in arcata. È un processo che si può leggere in chiave filogenetica. L’uomo preistorico aveva un sistema masticatorio molto sviluppato poiché era costretto a masticare tutto il giorno cibi ipocalorici consistenti come radici, bacche, cibi crudi e andava incontro a processi di usura interprossimale marcata, che portavano a sovraffollamenti molto limitati delle arcate. Oggi siamo abituati a consumare cibi ipercalorici, morbidi, facili da masticare e l’azione masticatoria muscolare è sollecitata solo per pochi minuti durante l’intera giornata. Il ridotto sviluppo del sistema masticatorio sta portando alla riduzione delle dimensioni delle arcate, che dovranno contenere una dentatura uguale rispetto al passato, ma con meno spazio a disposizione.

Quali sono i criteri clinici che più spesso la portano a indicare un piano estrattivo?

Il primo è l’affollamento dentale, specie se presente in arcata mandibolare, che è delimitata da due corticali ossee, linguale e vestibolare, e non vi sono modi per aumentarne lo spazio disponibile. Altri parametri sono la proclinazione marcata degli incisivi e le biprotrusioni dentali. Se gli incisivi sono molto inclinati in fuori, riportarli in una posizione più corretta richiede spazio. Nella scelta estrattiva va anche considerata la qualità del parodonto: se è molto sottile o sono già presenti recessioni gengivali, risolvere un affollamento espandendo le arcate può essere molto pericoloso. Nei pazienti iperdivergenti, con tendenza al morso aperto, l’allineamento dei denti verso l’esterno può peggiorare la malocclusione; se è presente spazio in arcata, il morso può essere chiuso efficacemente e la verticalità del paziente controllata con successo.

C’è anche un aspetto legato alle tempistiche: quanto incide il “quando” si estrae?

Moltissimo. Nel timing “classico”, il caso da trattare con l’estrazione di quattro premolari è di solito un paziente di 12-13 anni in dentatura permanente completa. Dopo attenta valutazione, seguono diagnosi e piano di trattamento estrattivo, che è correttivo nei confronti della malocclusione. A volte, ci si può rendere conto che segni di affollamento grave sono già presenti in un bambino di 6-8 anni. Per esempio, quando nella mandibola i canini decidui vengono persi precocemente e gli incisivi laterali si trovano già a contatto con i primi molaretti da latte. Tale situazione evolverà con ogni probabilità in un grave affollamento a 12 anni, quando tutti i denti permanenti eromperanno e non troveranno spazio. In questi casi, il timing di intervento può essere diverso: si parla di un approccio preventivo a seguito di una previsione futura di affollamento. Il protocollo di estrazioni seriate prevede l’estrazione anticipata del canino da latte (se ancora presente) e del primo molaretto da latte, allo scopo di favorire l’eruzione anticipata del primo premolare permanente; quando questo si trova in arcata, lo si estrae prima del completamento della dentatura permanente. L'obiettivo è prevenire l’affollamento, favorire l’eruzione fisiologica di tutti gli altri elementi dentari al centro del processo dento-alveolare ed evitare il più possibile eruzioni ectopiche o inclusioni dentarie, spesso dovute a grave carenza di spazio. L’approccio preventivo porterà il bambino al completamento della dentatura permanente senza quattro premolari e la terapia ortodontica sarà in genere più semplice e breve.

Ci sono casi in cui il dubbio resta, anche per un clinico esperto?

Certo. Il protocollo di estrazioni seriate si applica solo quando la diagnosi è chiara e il beneficio atteso è evidente. Ai genitori bisogna dire che, se si decide di non intervenire precocemente in presenza di una grave carenza di spazio, si esporrà la dentatura permanente al rischio di erompere in posizione ectopica fuori dal contesto sano osseo-gengivale o al rischio di inclusioni dentarie. Il riposizionamento di un dente ectopico o la disinclusione di un dente incluso, però, non equivalgono a un'eruzione fisiologica all’interno del processo dento-alveolare in un contesto osseo e parodontale ideale. Nei casi borderline è corretto procedere con prudenza, non intervenire con estrazioni precoci e monitorare l’evoluzione nel tempo.

Che ruolo gioca la comunicazione con i genitori?

La prima visita ha aspetti psicologici molto delicati ed è fondamentale investire tempo e attenzione nella comunicazione del razionale clinico, chiarendo in modo approfondito i benefici, anche in termini estetici e funzionali. Ai genitori occorre spiegare che una certa percentuale di pazienti, in media il 15-20% dei casi, ha bisogno di un piano di trattamento estrattivo. Non è una decisione legata a una maggiore propensione di un clinico rispetto a un altro, ma una necessità imposta dalla condizione dento-scheletrica del paziente. Quando il trattamento è ben pianificato e condotto correttamente, gli spazi estrattivi verranno completamente chiusi e il risultato finale sarà armonico ed equilibrato: il paziente non presenterà alcun deficit estetico o funzionale rispetto a un caso trattato senza estrazioni. Possono aiutare anche simulazioni della progettazione del caso estrattivo che consentono di pre-visualizzare il risultato finale. La condivisione del progetto terapeutico è di grande aiuto, perché comprendere il vero motivo di una scelta clinica è sempre il primo passo per accettarla.

Si possono trattare i casi estrattivi con gli allineatori trasparenti?

Il problema principale degli allineatori è che presentano grosse limitazioni negli spostamenti radicolari. Il rischio di trattare un caso estrattivo con allineatori è rappresentato dal fatto che lo spazio estrattivo, anziché chiudersi per mezzo di una traslazione dei denti adiacenti, rischia di chiudersi più per avvicinamento delle corone (tipping dentale) lasciando le radici molto divergenti tra loro nel sito estrattivo. Per evitare queste criticità, oggi si tende a ibridizzare il trattamento con allineatori aggiungendo sezionali con terapia fissa, power arms, ancoraggi scheletrici o dispositivi aggiuntivi, che aumentano la complessità per il medico e rendono discutibile l’estetica per il paziente.

 

Mattia Fontana

Laureato in Odontoiatria (2007) e specializzato in Ortodonzia e Funzione Masticatoria (2011), con tesi pubblicata su rivista internazionale peer-reviewed. Diplomato Federale Ortodontista in Svizzera, con riconoscimenti di eccellenza europea (E.B.O., 2018) e italiana (IBO, 2019). Esercita la libera professione in Italia e Svizzera, con un focus clinico su estetica del sorriso, biomeccanica avanzata con ancoraggi scheletrici tramite miniviti e strategie di trattamento invisibile. Docente di corsi avanzati dedicati alla gestione dei casi estrattivi complessi in ortodonzia. Attivo nella formazione continua e nella ricerca scientifica, ha contribuito con pubblicazioni e relazioni a livello nazionale e internazionale, mantenendo un costante aggiornamento sulle tecniche più innovative e sulla gestione multidisciplinare del paziente ortodontico.

Mixoma odontogeno del mascellare in età pediatrica: caso clinico Premium

mixoma odontogeno

Autori

Michela Paglia (1), Antonio Lucchi (2), Francesca Braiotta (1)

  1. Reparto di Odontoiatria Materno-Infantile, Istituto Stomatologico Italiano, Milano

2. Reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale, Istituto Stomatologico Italiano, Milano Direttore Scientifico Andrea Edoardo Bianchi

Abstract

Tra le neoplasie odontogene pediatriche, il mixoma odontogeno (OM) rappresenta un’entità rara e benigna, con un’incidenza compresa tra l’8,5% e l’11,6% e un tasso di recidiva del 25% (1). Si caratterizza per una crescita lenta ma un comportamento localmente aggressivo, tanto da poter simulare, dal punto di vista clinico e radiologico, lesioni di natura maligna (2). La diagnosi definitiva richiede conferma istopatologica. In questo articolo viene presentato un caso clinico di mixoma odontogeno mascellare in età pediatrica, illustrando le fasi diagnostiche, l’approccio terapeutico adottato e il protocollo di follow-up attuato.

Odontogenic myxoma of the maxilla in pediatric age: case report

Among pediatric odontogenic neoplasms, odontogenic myxoma (OM) represents a rare and benign entity, with an incidence ranging from 8.5% to 11.6% and a recurrence rate of 25%1. It is characterized by slow growth but locally aggressive behavior, to the extent that it can simulate, from a clinical and radiological point of view, lesions of a malignant nature2. The definitive diagnosis requires histopathological confirmation. This article presents a clinical case of maxillary odontogenic myxoma in pediatric age, illustrating the diagnostic phases, the therapeutic approach adopted and the follow-up protocol implemented.

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Perdita ossea perimplantare: ecco i parametri da considerare

perdita ossea perimplantare

La perdita ossea perimplantare rappresenta una delle complicanze più temute della terapia implantare. Riconoscere in tempo i segni clinici che la precedono o la accompagnano è fondamentale per preservare la stabilità dell’impianto e la salute dei tessuti orali. Un recente studio condotto presso la University Complutense di Madrid, Spagna, in collaborazione con la Jiao Tong University School of Medicine di Shanghai, Cina, ha analizzato in modo sistematico l’accuratezza di diversi parametri clinici. Valutandone l’efficacia sia nella predizione che nella diagnosi della perdita ossea.

I limiti dei segni precoci

Tra gli indicatori più sensibili, il sanguinamento al sondaggio (BoP) e l’arrossamento dei tessuti si sono rivelati presenti nella maggior parte dei casi che hanno poi sviluppato perdita ossea. Tuttavia, la loro specificità è molto bassa: un BoP isolato non implica necessariamente un danno osseo imminente. In altre parole, questi segni precoci sono utili come campanello d’allarme, ma non bastano da soli a predire un reale rischio di riassorbimento.

Diagnosi: quando i segni diventano più affidabili

Quando la perdita ossea è già in atto, alcuni parametri assumono un valore diagnostico decisamente più forte. La presenza di suppurazione (SoP), un BoP diffuso in sei siti, o un sanguinamento profuso sono segni altamente specifici, che indicano con grande probabilità la presenza di riassorbimento perimplantare. Anche un PPD ≥ 6 mm o un aumento progressivo della profondità di sondaggio nel tempo forniscono indicazioni attendibili.

L’importanza delle variazioni nel tempo

Lo studio evidenzia come il criterio più bilanciato tra sensibilità e specificità sia rappresentato dall’aumento site-specific della profondità di sondaggio (PPD) o della deiscenza dei tessuti molli (PISTD) di almeno 1 mm rispetto alla visita precedente. Questo parametro consente di intercettare una perdita ossea in fase iniziale con maggiore precisione rispetto ai segni clinici isolati.

Implicazioni cliniche per l’odontoiatra

Per il clinico, questi dati sottolineano l’importanza di un monitoraggio longitudinale degli impianti. Registrare BoP, suppurazione, PPD e PISTD a ogni controllo è importante. Tuttavia, confrontarli nel tempo consente di distinguere tra segni transitori di mucosite e reali indicatori di progressione verso la perimplantite. Solo un approccio sistematico, basato su parametri multipli, permette una diagnosi precoce e accurata.

Le conclusioni dello studio

La gestione degli impianti non può limitarsi dunque alla valutazione di un singolo fattore osservato una sola volta. È la dinamica dei parametri clinici nel tempo a rappresentare lo strumento più affidabile per diagnosticare una perdita ossea perimplantare. Secondo gli autori di questo studio, pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology, solo integrando questi criteri nella pratica quotidiana è possibile proteggere gli impianti dei pazienti. Ma anche migliorare la prognosi a lungo termine di una terapia implantare ben pianificata e attuata.

Cinque minuti con Claudio Radice. Prevenire il contenzioso

Claudio Radice
Luigi Paglia
Luigi Paglia, direttore scientifico de Il Dentista Moderno

La crescita del contenzioso in ambito sanitario ha prodotto un rinnovato e “necessario” interesse per le problematiche legate alla responsabilità medica e odontoiatrica. Interesse che coinvolge, seppur da versanti diversi, medici, odontoiatri, legali e assicurazioni.
Le problematiche correlate alla responsabilità professionale
in ambito odontoiatrico risultano infatti motivo di dibattito sia sotto il profilo giuridico che medico legale.
Difficile orientarsi per i clinici, giovani e meno giovani, tra complicanze attese e/o previste e a fronte dell’utilizzo di linguaggi difformi e reciprocamente difficili da comprendere.
Devono essere spiegati al paziente numerosi aspetti sia legati alla difficoltà tecnica del trattamento sia alle caratteristiche uniche di ogni paziente; è inoltre fondamentale essere sicuri che siano stati compresi i limiti, vantaggi e svantaggi del trattamento a cui sarà sottoposto.
Quello che per noi deve essere a mio avviso il primo obiettivo è prevenire il contenzioso nella pratica clinica e imparare a gestirlo al meglio una volta che malauguratamente questo sia insorto.
Ne parliamo con Claudio Radice che da oltre quattro lustri si occupa della materia e che “distilla” in poche risposte le conoscenze accumulate in questi anni!
Buona lettura e sereno lavoro a tutti!       

 

 

 

Cos’è davvero il consenso informato?
Claudio Radice
Claudio Radice, medico chirurgo odontoiatra, docente universitario in odontoiatria legale e forense, iscritto all’Albo dei Consulenti Tecnici del Giudice (CTU) presso il Tribunale di Monza, con incarichi anche presso i Tribunali di Milano e Lecco

Il consenso non è una firma su un foglio standard, ma un percorso di comunicazione. Serve a spiegare al paziente, con parole semplici, che cosa faremo, quali benefici ci aspettiamo, quali alternative esistono e quali rischi comporta la terapia scelta. È importante che il paziente capisca anche le conseguenze di un eventuale rifiuto. Un consenso ben fatto rafforza il rapporto di fiducia ed è spesso la miglior forma di “prevenzione” del contenzioso.

Che cosa si intende per “negligenza” in odontoiatria?

La negligenza è una delle forme più frequenti di colpa professionale. Non significa necessariamente “errore tecnico”, ma piuttosto mancanza di attenzione o omissione di passaggi indispensabili: una radiografia non fatta, un controllo mancato, un’anamnesi incompleta. In pratica, si tratta di aver fatto “meno del dovuto”. Nei tribunali viene spesso valutata più severamente di un errore manuale.

Quali sono le principali cause di contenzioso?

Le richieste di risarcimento nascono soprattutto in chirurgia orale e implantologia, dove i rischi sono alti, e in protesi, dove i costi economici sono rilevanti. Tuttavia, la vera scintilla raramente è l’atto medico in sé. Molto più spesso deriva da una diagnosi mancata, da tempi di intervento troppo lunghi o da atteggiamenti poco trasparenti del dentista: non spiegare un insuccesso, minimizzare i problemi, chiedere costi aggiuntivi senza chiarezza.

Se il paziente rifiuta un trattamento?

Il rifiuto non è un dettaglio, va sempre gestito con prudenza. È importante ribadire al paziente le conseguenze possibili e documentare il tutto in cartella clinica. Nei casi più delicati è buona regola inviare una comunicazione scritta, ad esempio una raccomandata, in cui si spiegano i rischi della scelta. Se il trattamento in corso viene interrotto, conviene indirizzare il paziente ad altro collega, così da garantire la continuità delle cure.
Cosa fare in caso di errore durante la cura?
La tentazione di “nascondere la polvere sotto il tappeto” è forte, ma è la scelta peggiore. Al contrario, occorre spiegare subito al paziente cosa è accaduto, indicare le probabili cause e proporre una soluzione. Offrirsi di rimediare, anche gratuitamente o con l’aiuto di un altro specialista, è segno di serietà e tutela il rapporto di fiducia. L’errore può accadere a chiunque, ma la trasparenza fa la differenza tra un disguido risolvibile e un’aula di tribunale.

Perché i pazienti finiscono in tribunale?

Spesso non per il danno in sé, ma per la sensazione di essere stati trascurati, abbandonati o addirittura ingannati. L’atto clinico è solo una parte della vicenda: altrettanto contano la comunicazione, la disponibilità al confronto e la correttezza nei rapporti economici.
Il paziente che percepisce onestà e attenzione tende a perdonare più facilmente un insuccesso, mentre chi si sente preso in giro quasi sempre sceglie la via legale.

Un consiglio ai giovani odontoiatri per evitare guai legali?

La chiave è semplice e complessa insieme: comunicare. Un paziente informato, ascoltato e rispettato è meno incline al contenzioso. Serve tempo per spiegare, pazienza per chiarire dubbi e umiltà per riconoscere i limiti. La medicina legale scatta quando il dialogo si interrompe. Coltivare trasparenza e fiducia non solo riduce il rischio di cause, ma rende anche più sereno l’esercizio quotidiano della professione.

 

Geistlich al meeting congiunto Osteology Foundation & SIdP: la rigenerazione incontra il futuro

Dal 23 al 25 ottobre, Firenze si trasformerà nel vero e proprio centro nevralgico dell’Implantologia e della Parodontologia, accogliendo il meeting congiunto Osteology Foundation & SIdP (Società Italiana di Parodontologia e Implantologia).
"Innovazione e sfide per la rigenerazione moderna. Cosa sappiamo e cosa faremo": un titolo che racchiude l’essenza di un percorso condiviso tra conoscenza scientifica, esperienza clinica e visione a lungo termine.

Geistlich Italia sarà orgogliosamente partner di questo prestigioso evento, che rappresenta un’occasione unica di aggiornamento, confronto e crescita.

Geistlich Osteology Foundation & SIdP

 

In un contesto clinico in continua evoluzione, dove la richiesta di trattamenti personalizzati ed efficaci è sempre più alta, la rigenerazione ossea e tissutale gioca un ruolo chiave. Salvare denti gravemente compromessi dalla parodontite o ripristinare funzione ed estetica in pazienti con fallimenti implantari non rappresenta più l’eccezione, ma una parte integrante della pratica quotidiana: servono strumenti predittivi, protocolli semplificati e una visione integrata del percorso terapeutico.

Osteology Foundation e SIdP si sono unite per rispondere a queste esigenze

Sotto la guida di due chairmen d’eccellenza, Francesco Cairo e Istvan Urban, oltre 35 relatori internazionali porteranno sul palco un patrimonio unico di esperienza, evidenze scientifiche e visioni strategiche per il futuro della rigenerazione.
Un vero e proprio incontro tra teoria e pratica, dove il sapere si traduce in competenze concrete da applicare ogni giorno. Il fiore all’occhiello saranno i workshop interattivi, pensati per offrire un apprendimento coinvolgente e immediatamente utilizzabile nella pratica clinica.
I partecipanti avranno la possibilità di entrare nel vivo delle tematiche più attuali: dalla gestione dei tessuti molli alle scelte cliniche tra impianti immediati e ridge preservation, passando per la biorigenerazione ossea e la GBR verticale digitale. Non mancheranno approfondimenti dedicati alla diagnosi e al trattamento di mucositi e peri-implantiti, ai nuovi approcci alla rigenerazione protesicamente guidata e alle strategie più avanzate per la terapia ricostruttiva dei difetti infraossei.

Sarà l’opportunità per vivere in prima persona l’innovazione: grazie a strumenti e tecnologie all’avanguardia, sarà possibile esplorare nuove frontiere, dispositivi innovativi e le straordinarie potenzialità della GBR. Non più un’opzione, ma una tecnica essenziale per garantire il successo degli interventi e risultati predicibili e duraturi, mettendo sempre al centro la qualità della vita del paziente.
A chiudere il cerchio una speciale sessione firmata SIdP, pensata appositamente per gli igienisti dentali, protagonisti del successo della terapia parodontale e implantare, oggi più che mai al centro della cura e della prevenzione.

Un percorso di diagnosi e cura innovativo e personalizzato

Ed è proprio in questa cornice d’eccellenza che Geistlich presenterà per la prima volta Geistlich ONE!
Abbiamo scelto di integrare le nostre soluzioni rigenerative con un flusso innovativo e personalizzato: dalla diagnosi fino alla stampa 3D degli elementi protesici, un percorso scientificamente e clinicamente d’eccellenza, che porta alla riduzione di tempi e costi, a beneficio del paziente e dello studio dentistico.
Le nostre parole chiave? Semplificazione, Personalizzazione e Successo a lungo termine.

Firenze, con il suo fascino senza tempo, farà da cornice a un evento che non è solo un’opportunità di aggiornamento professionale, ma un vero e proprio momento di confronto e ispirazione per chi, ogni giorno, lavora per migliorare la vita dei propri pazienti e per portare la propria professionalità sempre un passo avanti.

Vi aspettiamo numerosi per accogliervi nel mondo Geistlich ONE!
Ci vediamo a Firenze!

Geistlich Osteology Foundation & SIdP

 

Adempimenti e scadenze del mese di ottobre

Adempimenti e scadenze

Anche questo mese lo scadenziario fiscale e previdenziale porta con sé appuntamenti importanti per dentisti, igienisti dentali, odontotecnici, studi associati e società.

A fine ottobre si chiuderà la campagna dichiarativa 2025 relativa ai redditi 2024: scade infatti il termine per l’invio telematico della dichiarazione dei redditi e, per studi associati e società che ancora la presentano, della dichiarazione IRAP. Alla stessa data va trasmesso anche il Modello 770/2025, che interessa tutti i datori di lavoro e i soggetti che si avvalgono di collaborazioni autonome, oltre alla Certificazione Unica 2025 per i compensi corrisposti ai collaboratori autonomi.

Un’altra scadenza riguarda i dipendenti di studi e laboratori: in presenza delle necessarie condizioni, entro il 10 del mese è possibile chiedere al datore di lavoro la riduzione della trattenuta per l’acconto IRPEF di novembre, evitando così un prelievo troppo pesante per l’anno in corso.

Sul fronte della fatturazione elettronica, entro fine mese i professionisti devono controllare il prospetto “B” disponibile sul portale Fatture e Corrispettivi: in caso di anomalie nell’imposta del terzo trimestre è necessario intervenire con le correzioni. Per gli autorizzati, scade anche il versamento della rata bimestrale dell’imposta di bollo assolta in modalità virtuale.

Le società di capitali devono provvedere al versamento della ritenuta del 26% sui dividendi distribuiti ai soci persone fisiche non imprenditori, compresi gli utili distribuiti in natura. Sempre entro fine mese, le società di capitali partecipate solo da persone fisiche possono esercitare o revocare l’opzione per la “trasparenza fiscale”, regime che permette di imputare i redditi direttamente ai soci ed evitare così l’applicazione della ritenuta del 26%.

Una novità assoluta di questo scadenziario è l’ISCRO, il sussidio riservato ai professionisti iscritti alla Gestione separata INPS, come gli igienisti dentali, che abbiano subito una riduzione significativa del reddito.

Infine, anche l’ENPAM chiama alla cassa: entro la fine del mese scade il pagamento dei contributi obbligatori di Quota A per chi ha scelto la rateazione, e il primo versamento della Quota B sui redditi 2024, sia in unica soluzione che in forma rateale.

Al datore di lavoro

Venerdì 10 ottobre

Comunicazioni al datore di lavoro

  • Lavoro dipendente, riduzione o non effettuazione dell’acconto Irpef di novembre. Termine per presentare da parte dei dipendenti la richiesta al loro datore di lavoro di non effettuare la trattenuta di tali somme o di trattenere tali somme in misura minore rispetto a quanto indicato nel prospetto di liquidazione (perchè, ad esempio, ha sostenuto molte spese detraibili e ritiene che le imposte dovute nell’anno successivo dovrebbero ridursi).

 

Agenzia delle entrate

Mercoledì 15 ottobre

Adempimenti contabili

  • Fatture differite. Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna); tale possibilità è utile per risparmiare la sanzione in presenza di fatture ancora da emettere i cui termini ordinari siano già scaduti;
  • Acquisti intracomunitari, annotazione. Termine ultimo per l’annotazione nel registro degli acquisti e in quello delle vendite delle fatture di acquisto ricevute nel mese precedente, con riferimento a tale mese.

Regolarizzazioni

  • Autofattura di acquisto intracomunitario. Termine ultimo per i soggetti che nel mese di luglio hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi per i quali non hanno ricevuto la relativa fattura entro il mese di settembre 2025, per emettere autofattura;
  • Autofattura integrativa di acquisto intracomunitario. I soggetti che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi, se hanno ricevuto una fattura indicante un corrispettivo inferiore a quello reale, devono emettere autofattura integrativa in relazione alle fatture registrate nel mese precedente;

Comunicazioni

  • “Esterometro”. scade oggi il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente; la comunicazione non riguarda le operazioni per le quali è stata ricevuta una bolletta doganale o una fattura elettronica e gli acquisti di beni e servizi non rilevanti territorialmente ai fini IVA in Italia ai sensi degli artt. 7 - 7-octies del DPR 633/72, qualora siano di importo non superiore a 5.000,00 euro per singola operazione;

 

Giovedì 16 ottobre

Comunicazioni “dati aggiuntivi”

  • Datori di lavoro con massimo cinque dipendenti al 31/12/2024, termine entro il quale il sostituto d’imposta deve trasmettere in allegato al modello F24 con il quale versa le ritenute fiscali mensili dei suoi dipendenti il nuovo modello denominato “PROSPETTO DELLE RITENUTE/TRATTENUTE OPERATE” sui redditi di lavoro dipendente o autonomo, ovvero a questi assimilati, relative al mese precedente; si tratta di una scelta facoltativa, in alternativa alla presentazione del consueto “modello 770” annuale.

Versamenti

  • Conguagli di fine anno delle addizionali regionali e comunali dovute dai lavoratori dipendenti da versare dal datore di lavoro;
  • Acconti delle addizionali regionali e comunali dovute dai lavoratori dipendenti da versare dal datore di lavoro;
  • Ritenute Irpef e addizionali, regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo corrisposti nel mese precedente e sui compensi per lavoro dipendente e assimilato del mese precedente;
  • Imposta sostitutiva, dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
  • Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari, i forfetari per le operazioni di cui risultano debitori dell’imposta, versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;
  • Versamento rateale delle imposte da modelli dichiarativi 2025 (IRPEF e addizionali regionali e comunali, imposta sostitutiva contribuenti forfetari, IVIE e IVAFE, IRES delle società di capitali “solari”, IRAP per chi è soggetto a questa imposta, Cedolare secca sulle locazioni), scade la quinta, la quarta o la terza rata, a seconda della data di versamento della prima rata, per i contribuenti che hanno scelto questa modalità di versamento delle imposte indicate a saldo del 2024 e in acconto del 2025 ove dovuto;
  • IVA versamento rateale del saldo relativo al 2024 risultante dalla dichiarazione IVA 2025, il termine riguarda la ottava rata per i soggetti che hanno versato la prima rata entro il 17/3/2025; la quinta rata per i soggetti che hanno versato la prima rata entro l’30/6/2025; la quarta rata per i soggetti che hanno versato la prima rata entro il 30/7/2025; la terza rata per i soggetti che hanno versato la prima entro il 20/8/2025;
  • Società di capitali, imposta sui dividendi. versamento ritenuta d’imposta del 26% sui dividendi corrisposti in denaro o in natura nel trimestre solare precedente ai soci persone fisiche residenti nello Stato purché non detengano la partecipazione in qualità di imprenditori individuali;

 

Venerdì 31 ottobre

Comunicazioni

  • CU 2025, certificazione unica, ultimo giorno per inviare in via telematica la certificazione dei compensi corrisposti e delle ritenute operate ai lavoratori autonomi che hanno collaborato con il sostituto d’imposta e percepito compensi nel 2024;
  • Esercizio o revoca dell’opzione per la trasparenza fiscale delle società di capitali a ristretta base proprietaria. Entro oggi le SRL con meno di dieci soci, tutti persone fisiche, possono scegliere se aderire al regime della ‘trasparenza fiscale’ o, se già adottato, decidere di revocarlo. Questo regime, previsto dall’art. 116 del TUIR, fa sì che l’utile della società venga tassato direttamente in capo ai soci, in base alle rispettive quote, evitando così la ritenuta del 26% sui dividendi quando vengono distribuiti. La scelta ha una durata minima di tre anni.

Dichiarazioni

  • Modello 770 2025, invio telematico della dichiarazione dei sostituti d’imposta relativamente alle somme corrisposte e alle ritenute operate ai dipendenti e ai collaboratori nel corso del 2024;
  • Redditi 2025, Irap 2025 (solo per le società e le associazioni professionali), scadenza del termine per la presentazione per via telematica, direttamente a cura del contribuente o tramite intermediari, delle dichiarazioni relative al periodo d’imposta 2024;
  • Imposta di bollo sulle fatture elettroniche, integrazione del “modello B”, per le fatture emesse nel terzo trimestre dell’anno, si veda la nota introduttiva;

Versamenti

  • Imposta di bollo virtuale, termine per il versamento della quinta rata bimestrale da parte dei soggetti autorizzati all'assolvimento dell'imposta di bollo con questa modalità.

 

 Inps

Giovedì 16 ottobre

Domande

  • Domanda per l'indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO). L’ISCRO è un aiuto economico, può essere richiesto dai professionisti iscritti alla Gestione separata INPS, compresi coloro che partecipano a studi associati o a società semplici con reddito da lavoro autonomo. Occorre aver avuto, nell’anno precedente la domanda, un reddito da lavoro autonomo inferiore al 70% della media dei redditi conseguiti nei due anni ancora precedenti, e comunque non superiore a 12.000 euro. Vi sono inoltre altri requisiti da rispettare, fra i quali la regolarità nei versamenti contributivi e la titolarità di una partita IVA attiva da almeno tre anni.

Versamenti

  • Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
  • Contributi della “Gestione separata”, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa relative ai compensi corrisposti nel mese precedente;
  • Professionisti iscritti alla “Gestione separata” e contributi della gestione artigiani, entro oggi gli artigiani odontotecnici iscritti alla gestione dedicata, così come i professionisti che versano i contributi alla Gestione separata (ad esempio gli igienisti dentali), devono provvedere al pagamento dei contributi previdenziali. Si tratta della quarta o della quinta rata del saldo relativo all’anno precedente, a seconda della data in cui è stata versata la prima rata, insieme al primo acconto dei contributi per l’anno in corso, calcolati sul reddito dichiarato che supera il minimale previsto.

Enpam

Venerdì 31 ottobre

Versamenti

  • Quota A, per chi ha scelto il pagamento con domiciliazione bancaria, scade il termine per il versamento della settima rata se si è optato per la rateizzazione in otto rate;
  • Quota B, inizia oggi il versamento, sia per chi ha scelto di versare in unica soluzione che ratealmente, dei contributi dovuti al fondo della libera professione calcolati sul reddito del 2024;

 

Chirurgia guidata: l’evoluzione dell’implantologia nell’era digitale

Chirurgia guidata

Negli ultimi anni la chirurgia implantare ha vissuto una profonda trasformazione, aggiungendo all’approccio free-hand la possibilità di adottare innovativi protocolli digitali che rendono l’intervento più accurato, sicuro e predicibile. Al centro di questo cambiamento c’è la chirurgia guidata, una tecnologia che ha ridefinito i parametri di precisione in implantologia.

In un contesto odontoiatrico sempre più competitivo e digitalizzato, la chirurgia guidata risponde a esigenze concrete: precisione, predicibilità, sicurezza e controllo dei tempi e delle risorse. Non è una moda, ma un’evoluzione necessaria verso una pratica clinica più sostenibile ed efficiente, che si avvale di strumenti digitali avanzati come CAD/CAM, stampa 3D, tecniche di imaging e software per una pianificazione chirurgica estremamente precisa e predicibile. Tutto questo rende l’approccio implantare nella pratica clinica quotidiana più sicuro e controllato.

L’evoluzione della chirurgia guidata. Dalla pianificazione al sito chirurgico: l’implantologia nell’era digitale

evoluzione chirurgia guidataVuoi scoprire come integrare la chirurgia guidata nella tua pratica quotidiana, trasformando la pianificazione digitale in un vantaggio clinico e operativo concreto? Con gli strumenti digitali avanzati le riabilitazioni implantari diventano ancora più precise e predicibili, con una notevole riduzione dello stress operatorio e risultati sicuri per il paziente.

 

Scarica l’eBook gratuito

Chirurgia guidata: i benefici sono molteplici

  • trattamenti implantari più controllati e meno invasivi;
  • protocolli standardizzati e di qualità elevata;
  • comunicazione più chiara e trasparente con il paziente;
  • fidelizzazione attraverso un’esperienza chirurgica semplificata e tracciabile.

La transizione, tuttavia, richiede visione e supporto. Per questo l’adozione efficace della chirurgia guidata passa da formazione continua, assistenza tecnica specializzata, affiancamento clinico e accesso a soluzioni integrate, così da accompagnare ogni professionista in un percorso strutturato di evoluzione digitale.

Uno strumento per giovani e professionisti esperti

Per i giovani implantologi, la chirurgia guidata rappresenta un supporto per acquisire sicurezza e standardizzare i protocolli. Per i clinici esperti, invece, significa ottimizzare flussi di lavoro, ridurre lo stress operatorio e aumentare la produttività. Un’evoluzione che unisce generazioni professionali e arricchisce la pratica quotidiana.
Intelligenza artificiale, realtà aumentata e robotica si preparano ad ampliare ulteriormente il potenziale della chirurgia guidata: queste tecnologie renderanno infatti possibile una collaborazione sempre più stretta tra software, tecnici e clinici, aprendo scenari inediti per l’implantologia digitale..

L’evoluzione della chirurgia guidata. Dalla pianificazione al sito chirurgico: l’implantologia nell’era digitale

chirurgia guidataVuoi scoprire come integrare la chirurgia guidata nella tua pratica quotidiana, trasformando la pianificazione digitale in un vantaggio clinico e operativo concreto? Con gli strumenti digitali avanzati le riabilitazioni implantari diventano ancora più precise e predicibili, con una notevole riduzione dello stress operatorio e risultati sicuri per il paziente.

 

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Dentsply Sirona: nuovo flusso di lavoro CEREC con AI e fresaggio avanzato per la Single Visit Dentistry

CEREC Dentsply Sirona

Il DS World Italia, che si è svolto dal 26 al 27 settembre a Riccione, ha offerto ai professionisti del settore dentale uno sguardo ravvicinato agli ultimi sviluppi della tecnologia CEREC e CAD/CAM chairside.
Dentsply Sirona ha infatti annunciato il lancio di un flusso di lavoro CEREC potenziato dall'intelligenza artificiale e del nuovo fresatore[1] CEREC Primemill Lite, con l'obiettivo di rendere più semplice e accessibile la Single Visit Dentistry.
Obiettivo: ampliare l’adozione dei flussi di lavoro digitali e offrire maggiore flessibilità all’interno dell’ecosistema CEREC per supportare i professionisti nel rispondere alla crescente domanda di cure rapide, efficienti e di alta qualità. Offrendo opzioni di trattamento più rapide, questi progressi aiutano gli studi dentistici a fornire valore aggiunto e a ottimizzare i risultati clinici. Si tratta di un significativo passo avanti nella Connected Dentistry, che  riflette anche l'impegno di Dentsply Sirona a far crescere la comunità CEREC globale e a sbloccare il suo pieno potenziale.

Introduzione del flusso di lavoro CEREC su DS Core

Dentsply Sirona continua ad ampliare le funzionalità cliniche basate sull'intelligenza artificiale nei suoi flussi di lavoro digitali. Saranno presto disponibili nuove funzionalità diagnostiche e di consulenza accessibili in DS Core. Con l'ultima espansione di CEREC, si semplificano ulteriormente i flussi di lavoro integrando le funzionalità aggiornate direttamente nella piattaforma DS Core, rendendole accessibili praticamente da qualsiasi luogo.
In questa fase iniziale, gli odontoiatri possono ricevere proposte di margini e progettazione basate sull'intelligenza artificiale per corone, inlay e onlay direttamente all'interno di DS Core, guidati da un assistente di flusso di lavoro.
Le versioni future amplieranno la gamma di indicazioni disponibili, rafforzando l'impegno di Dentsply Sirona a semplificare i processi clinici attraverso soluzioni digitali intelligenti.
Questa integrazione introduce un nuovo livello di apertura nell'ecosistema CEREC. Consentendo l'esportazione STL dei progetti CEREC e supportando scanner di terze parti selezionati, offre ai professionisti del settore dentale una maggiore flessibilità nel modo di lavorare, migliorando la collaborazione e l'interoperabilità, pur mantenendo l'esperienza semplificata per cui il sistema CEREC è noto.

«Portare l'eccellenza dei progetti CEREC, comprovata da milioni di corone ogni anno, direttamente in DS Core, offre ai professionisti del settore odontoiatrico una maggiore flessibilità e praticità e rende il flusso di lavoro CEREC accessibile praticamente a tutti gli studi che desiderano passare alla Single Visit Dentistry», spiega Max Milz, Vicepresidente del gruppo Connected Technology Solutions di Dentsply Sirona. «Dalla scansione e progettazione alla produzione, tutte le fasi del flusso di lavoro possono ora essere gestite da qualsiasi dispositivo dotato di browser, connessione Internet e account DS Core. Non è mai stato così facile e conveniente entrare nel flusso di lavoro CEREC».

Questa integrazione consente ai team di delegare le attività di fresaggio, gestire la produzione in remoto e mantenere un accesso centralizzato ai file di lavoro su più stanze o dispositivi, ottimizzando i flussi di lavoro ad alto volume. I futuri aggiornamenti del firmware saranno forniti senza interruzioni tramite DS Core, eliminando la necessità di aggiornamenti manuali e garantendo che i sistemi rimangano aggiornati. Inoltre, è possibile accedere alle unità di fresaggio in remoto per la segnalazione degli errori e la condivisione dei file di log, riducendo i tempi di risoluzione dei problemi e minimizzando i tempi di inattività.  Sottoscrivendo l’abbonamento al servizio di estensione di garanzia DS Core Care, le apparecchiature potranno usufruire di un servizio tecnico completo, inclusi ricambi e manutenzione preventiva. Grazie alla connessione a DS Core, sarà possibile ottenere un servizio di assistenza rapido, in tempo reale e da remoto.

Nuova soluzione di fresaggio

Mentre CEREC Primemill continua a rappresentare il sistema premium ad alte prestazioni, la nuova soluzione di fresaggio offrirà ai professionisti del settore odontoiatrico più opzioni per intraprendere il percorso digitale in base alle proprie esigenze.

 

CEREC Primemill Lite offre un'ampia gamma di indicazioni e classi di materiali, tra cui ponti, faccette e impianti, in un formato economico.
Con due motori e la piena compatibilità con il software CEREC 5.3.4 e il nuovo flusso di lavoro CEREC su DS Core, è un'ottima soluzione per gli studi in crescita pronti ad espandersi senza impegnarsi nel livello premium.

Restauri ibridi e compositi in 4 minuti

Entrambe le unità di fresaggio supportano la modalità di fresaggio super veloce, che consente la fresatura rapida di restauri in composito e ceramica ibrida: corone in soli 4 minuti[3] e inlay in circa 2 minuti[3]. Non essendo necessario alcun trattamento termico, è possibile posizionare restauri completi più rapidamente e con meno passaggi.
CEREC Primemill offre anche la modalità di fresaggio super veloce, che consente di fresare una corona in zirconia in circa 5 minuti[3]. Le modalità di fresaggio e molaggio extra fine consentono ai professionisti del settore dentale di produrre dettagli molto precisi delle fessure e superfici occlusali lisce.

CEREC Cercon 4D: nuovi blocchetti in zirconia

Dentsply Sirona CERECA completamento degli aggiornamenti tecnologici ci sono i nuovi blocchi in zirconia CEREC Cercon 4D. Combinano una resistenza alla flessione di oltre 1.100 MPa[4] con una tecnologia di stratificazione 3D proprietaria che replica la dentina e lo smalto naturali, consentendo restauri altamente estetici con uno spessore minimo delle pareti di: 0,5 mm per le corone e 0,6 mm per i ponti. Saranno disponibili nelle versioni mono, medi e abutment e coprono una vasta gamma di restauri (corone, ponti, inlay, onlay, faccette e restauri supportati da impianti).

«Queste innovazioni sono un grande regalo per la comunità CEREC nel momento in cui celebriamo il 40° anniversario di questa tecnologia, una pietra miliare costruita su decenni di collaborazione tra professionisti, educatori, leader tecnologici e partner materiali. Ciò che rende questo momento ancora più emozionante è vedere che, anche dopo 40 anni, il potenziale del flusso di lavoro CEREC continua a svilupparsi», afferma Mike Skramstad, DDS. «Un pilastro fondamentale della comunità CEREC è sempre stato il suo impegno nella condivisione delle conoscenze, nella crescita continua e nel miglioramento. Ecco perché sosteniamo pienamente qualsiasi iniziativa che contribuisca ad ampliare la comunità CEREC. Siamo sinceramente entusiasti di accogliere altri professionisti in questo viaggio. Buon compleanno, CEREC!».

 

[1] A causa dei diversi tempi di approvazione e registrazione, non tutte le tecnologie e i prodotti sono immediatamente disponibili in tutti i paesi. Per ulteriori informazioni, contattare un rappresentante locale Dentsply Sirona.
[2] La disponibilità dei prodotti e delle caratteristiche annunciati dipenderà dal mercato, con lanci regionali previsti in momenti diversi dopo questa comunicazione.
[3] Dati in archivio. Disponibili su contact@dentsplysirona.com
[4] Dentin Core, test di resistenza alla flessione a 3 punti secondo la norma ISO 6872:2024, N=20. Test interni presso Dentsply Sirona.
Richieste a consumables-data-requests@dentsplysirona.com

La tecnologia digitale in Odontoiatria Materno-Infantile

Webinar online
La tecnologia digitale in Odontoiatria Materno-Infantile: clinica, comfort e comunicazione con il bimbo-famiglia

mercoledì 15 ottobre
Relatore: dr. Fabio Federici Canova

OMI Odontoiatria Materno InfantileGrazie alle tecnologie digitali oggi disponibili è possibile un approccio che integra le competenze dell’Ortodonzia Pediatrica e dell’Odontoiatria Infantile: un approccio più semplice, confortevole, efficiente e soprattutto con una grande facilità di comunicazione verso i genitori e il sistema Famiglia, ovvero il bimbo-famiglia.
A queste due competenze si deve aggiungere il terzo ingrediente, che fa da collante e le completa entrambe: il digitale, rappresentato in tutte le sue sfumature, sia per aspetti puramente clinici ma anche di comunicazione.

Avere nel team di Studio sia competenze di odontoiatria infantile (saper fare prevenzione, curare carie più o meno complesse, decidere quali elementi recuperare e quali estrarre), sia nozioni di ortodonzia infantile (per decidere se intervenire o meno su una malocclusione, se recuperare un elemento deciduo in funzione dell’ancoraggio del dispositivo che si sceglie di utilizzare, se dopo un’estrazione sia necessario o meno un mantenitore di spazio) è la strada da perseguire, e le tecnologie oggi disponibili sono un ausilio fondamentale.

Il digitale apre nuovi scenari, ridisegna i classici dispositivi ortodontici e migliora la comunicazione, trasportandoci nel domani.

Questà è la Digital Maternal and Child Dentistry!

Webinar gratuito con iscrizione obbligatoria

 

Parodontite, all’interleuchina-21 il ruolo di biomarcatore

parodontite biomarcatori

Uno studio sulla parodontite pubblicato sul Journal of Circulating Biomarkers (JCB) ha analizzato il ruolo dell’interleuchina-21 (IL-21) come possibile biomarcatore della malattia. Gli autori della ricerca, per la maggior parte afferenti al Dipartimento di Parodontologia dello Sri Sai College of Dental Surgery di Vikarabad, Telangana (India), hanno confrontato i livelli di questa citochina nel siero e nel fluido crevicolare gengivale (GCF) sia di pazienti sani sia di soggetti affetti da gengivite o parodontite cronica, con l’obiettivo di chiarirne il suo valore diagnostico e prognostico.

IL-21 e risposta immunitaria

L’IL-21 è una citochina prodotta principalmente dai linfociti T helper, nota per modulare l’attività delle cellule B, NK e dei macrofagi. Il suo coinvolgimento in processi infiammatori e autoimmuni ha spinto la ricerca a indagarne il ruolo nella parodontite, patologia in cui la disregolazione immunitaria rappresenta un elemento chiave nella distruzione dei tessuti di supporto dei denti.

Disegno dello studio

Il campione comprendeva soggetti suddivisi in tre gruppi: pazienti parodontalmente sani, pazienti con gengivite e pazienti con parodontite cronica. In ciascun individuo sono stati prelevati campioni di siero e GCF per la misurazione dei livelli di IL-21 tramite metodiche immunoenzimatiche standardizzate. Gli autori hanno inoltre correlato i valori ottenuti con parametri clinici quali indice di placca, indice di sanguinamento gengivale, profondità di sondaggio e perdita di attacco clinico.

Risultati principali

Le analisi hanno rilevato che i livelli di IL-21 erano significativamente più elevati nei pazienti con parodontite rispetto ai soggetti sani. Anche i pazienti con gengivite presentavano un aumento di IL-21 nel GCF. Inoltre, le concentrazioni sieriche di IL-21 risultavano correlate con l’indice di sanguinamento gengivale, ma non con la profondità di sondaggio o la perdita di attacco clinico. In altre parole, l’IL-21 riflette lo stato infiammatorio gengivale più che la severità del danno tissutale.

Verso una diagnosi più precoce della parodontite

Secondo gli autori, l’IL-21 potrebbe rappresentare un biomarcatore utile per monitorare l’attività e la progressione della malattia parodontale, soprattutto nelle fasi iniziali. Tuttavia, sembrerebbero necessari ulteriori studi su campioni più ampi per confermare la validità clinica di questo parametro. D'altro canto, l’individuazione di biomarcatori affidabili come l’IL-21 potrebbe aprire nuove prospettive nella diagnosi precoce e nel follow-up della parodontite, integrando gli strumenti clinici tradizionali. In futuro, dunque, la valutazione combinata di parametri immunologici e clinici potrebbe favorire un approccio più mirato e personalizzato alla cura del paziente parodontale.

Bioglass, il materiale bioattivo al centro della ricerca

Bioglass

Un gruppo di ricercatori universitari attivi tra India, Germania, Usa e Brasile ha recentemente pubblicato una revisione completa sull’uso del bioglass in odontoiatria. L’obiettivo era valutare applicazioni cliniche e sviluppi futuri di questo materiale bioattivo, noto per la sua capacità di stimolare processi rigenerativi. Il bioglass 45S5, la formulazione più studiata, infatti rilascia ioni calcio, sodio, fosforo e silicio quando entra in contatto con fluidi biologici. Questo processo innesca la formazione di idrossiapatite carbonata, chimicamente simile alla fase minerale del dente e dell’osso, e permette una stretta integrazione con i tessuti duri.

Rigenerazione tissutale e applicazioni cliniche

Il bioglass dimostra un ruolo significativo nella rigenerazione parodontale e ossea. In presenza di difetti infraossei o siti post-estrattivi, accelera la deposizione di nuovo tessuto mineralizzato e favorisce la stabilità del coagulo. In implantologia, i rivestimenti bioattivi degli impianti migliorano la risposta osteoblastica e riducono i tempi di osteointegrazione. Anche in endodonzia e conservativa emergono applicazioni interessanti, perché i cementi modificati con bioglass aumentano la resistenza alla frattura e promuovono la remineralizzazione delle dentine sclerotiche. Un altro campo consolidato riguarda l’ipersensibilità dentinale: in questo ambito il materiale sigilla i tubuli e riduce in modo duraturo la trasmissione dello stimolo doloroso.

Innovazioni tra nanocompositi e stampa 3D

Questa revisione ha dedicato spazio anche allo sviluppo di nuove tecnologie basate proprio sul bioglass. Le particelle nanostrutturate offrono infatti una superficie più ampia per lo scambio ionico e intensificano l’attività bioattiva. Questo approccio consente quindi la progettazione di materiali compositi con proprietà meccaniche superiori e maggiore efficacia rigenerativa. La stampa 3D rappresenta un’altra frontiera: gli scaffold personalizzati permettono di ricostruire porzioni ossee complesse con geometrie su misura per il paziente. Non mancano prospettive neppure nell’ambito del rilascio controllato di farmaci. Il bioglass può infatti veicolare molecole antimicrobiche o antinfiammatorie direttamente nel sito chirurgico, riducendo complicanze post-operatorie e migliorando i tempi di guarigione.

Verso un futuro “intelligente” con il bioglass

Il futuro del bioglass sembra orientarsi verso soluzioni ancora più sofisticate. I materiali "stimuli-responsive", capaci di reagire a variazioni di pH o a stimoli infiammatori, aprono scenari di odontoiatria personalizzata. Parallelamente, l’intelligenza artificiale sta trovando applicazione nella progettazione di nuove formulazioni, con modelli predittivi che simulano la risposta biologica dei tessuti. Restano da definire protocolli clinici standardizzati e follow-up a lungo termine, ma i dati raccolti mostrano un potenziale crescente. Lo studio, pubblicato sul Journal of Dentistry, conferma che il bioglass non è più un materiale sperimentale confinato in laboratorio, ma una realtà concreta destinata a incidere sempre di più nella pratica odontoiatrica quotidiana.

Al via l’indagine sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nella professione medica

L’Intelligenza Artificiale (AI) è ormai entrata a pieno titolo anche nel mondo della salute. Le sue applicazioni spaziano dalla diagnosi precoce al supporto decisionale in ambulatorio, fino all’ottimizzazione dei flussi di lavoro negli ospedali. Una rivoluzione che riguarda da vicino tutte le specialità mediche – odontoiatria compresa – e che solleva interrogativi importanti: come viene percepita dai professionisti italiani? E in che misura le nuove tecnologie trovano già spazio nella pratica clinica quotidiana?

Per rispondere a queste domande prende il via una grande indagine nazionale sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nella professione medica, promossa nell’ambito del progetto Influenze – L’etica del contagio, iniziativa di Honboard e FattoreMamma, condotta da Doxa con il supporto di Tecniche Nuove, AboutPharma, Medicitalia e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

L’iniziativa ha un obiettivo chiaro: raccogliere e valorizzare il punto di vista diretto dei medici degli odontoiatri italiani attraverso un questionario anonimo che richiede solo pochi minuti per essere compilato. La partecipazione di ciascun professionista è fondamentale: il contributo di ognuno consentirà di restituire una fotografia realistica e aggiornata del rapporto tra medicina e intelligenza artificiale, alimentando un dibattito consapevole e orientato al futuro.

I risultati della ricerca saranno presentati pubblicamente in occasione dell’evento “Influenze – L’etica del contagio”, in programma il 31 ottobre 2025 presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. L’appuntamento sarà gratuito e aperto al pubblico, con l’obiettivo di creare uno spazio di confronto tra tutte le parti interessate: medici, comunicatori, aziende, pazienti.

Un invito alla partecipazione

Per i dentisti e i professionisti della salute orale, questa indagine rappresenta un’occasione unica per portare la propria esperienza in un dibattito che riguarda non solo il futuro della professione, ma anche il rapporto tra tecnologia, etica e società.

Per accedere al sondaggio è sufficiente collegarsi al link dedicato

La compilazione è totalmente anonima e i dati raccolti verranno analizzati in forma aggregata, garantendo la massima tutela della privacy.

Il Suo punto di vista è prezioso. Dedichi qualche minuto a compilare il questionario: insieme potremo comprendere come l’AI stia cambiando la medicina e come guidarne l’evoluzione in modo etico e consapevole.

 

Anestesia generale in odontoiatria: quando, dove e perché utilizzarla

Anestesia generale in odontoiatria

L’impiego dell’anestesia generale in odontoiatria è a volte necessaria, soprattutto nei pazienti con bisogni speciali o con gravi limitazioni alla collaborazione. Un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Gazi, in Turchia, ha indagato la questione. Adottando il punto di vista congiunto di dentisti e anestesisti sull'organizzazione ottimale dei trattamenti odontoiatrici "sotto anestesia generale". L’obiettivo era comprendere criticità, preferenze e bisogni organizzativi per rendere questi interventi più sicuri, efficaci e sostenibili, sia sul piano clinico che gestionale.

Anestesia generale in odontoiatria: indicazioni e vantaggi

L’anestesia generale è indicata, in particolare, nei casi di pazienti con disabilità fisiche o cognitive, di bambini non collaboranti, di soggetti con gravi fobie o con necessità di interventi complessi non gestibili in anestesia locale. Il vantaggio principale è la possibilità di eseguire più trattamenti in un’unica seduta, senza stress o dolore per il paziente. Tuttavia, si tratta di una procedura ad alta complessità, che richiede personale esperto, monitoraggio continuo e strutture adeguate. Da qui nasce l’importanza di un approccio organizzativo che favorisca la sicurezza e l’efficienza operativa.

Il ruolo delle strutture e del lavoro integrato

I risultati dello studio mostrano come la maggior parte degli operatori, sia dentisti che anestesisti, preferisca effettuare le sedute in strutture dotate di una sala operatoria interna. Oltre il 95 % degli intervistati ritiene che questo modello permetta una maggiore flessibilità nella gestione dei tempi, una migliore comunicazione tra i team coinvolti e una riduzione delle complicanze. Tra le criticità segnalate dagli anestesisti figurano episodi di sanguinamento legato all’intubazione nasale, difficoltà nelle vie aeree e agitazione post-operatoria. Anche i dentisti sottolineano l’importanza di operare in ambienti familiari e ben attrezzati.

Una gestione più efficiente è possibile

Lo studio, pubblicato su BMC Oral Health, suggerisce un ripensamento dell’organizzazione dei trattamenti odontoiatrici in anestesia generale. Integrare le cure in sedi attrezzate e favorire la collaborazione tra professionisti può migliorare significativamente l’esperienza del paziente e ridurre i rischi clinici. In un contesto in cui le richieste di trattamento in anestesia generale sono in aumento, investire in modelli integrati e strutture dedicate rappresenta una scelta strategica. Sia per la qualità dell’assistenza che per l’efficienza del sistema che, soprattutto in queste circostanze, deve funzionare al meglio e senza intoppi.

Una poltrona per due

In periodi difficili, affittare una poltrona può fare comodo. Chi, pur potendo, non l’ha mai fatto per timore di altre (le ennesime) responsabilità, accolga con un sospiro di sollievo questa salvifica decisione giurisprudenziale.

Mettere a reddito uno spazio non rappresenterà più un problema: qualsiasi cosa potrà succedere all’interno di quei metri quadrati dedicati ad altro Professionista, non potrà che svolgere i propri effetti solo ed esclusivamente nei confronti di quest’ultimo, ove l’eventuale danno non sia scaturito dall’utilizzo di apparecchiature non a norma, anch’esse locate.

Studio affittato...

La Suprema Corte ha trattato di oftalmologia ma l’argomento ben può essere adattato a qualsiasi branca della Medicina: ho uno studio grande, sono solo, affitto spazi e attrezzature a Colleghi che possono non essere così “fortunati” come me.
Poi accade qualcosa, una disattenzione… un imprevisto… ed ecco che iniziano a giungermi richieste di risarcimento per danni che non ho mai causato ma che, per una sorta di “responsabilità oggettiva” si sentono in diritto di imputare anche a me.
Bene, il mese scorso, con sentenza n. 8163 della Terza Sezione Civile, la Cassazione dice che “il fatto che siano locati anche gli strumenti non rende la casa di cura responsabile dell’operato di chi quegli strumenti utilizza, e salvo ovviamente il difetto di funzionamento, ma per il quale la responsabilità è a diverso titolo”. In questo caso, il paziente cita l’oculista e questi di rimando chiama la Struttura. In un tourbillon di danze che vedono dame e cavalieri volteggiare e scambiarsi tra loro (Struttura, Dottori, Paziente, Assicurazioni… tutti ad incolparsi a vicenda) la Cassazione prosegue sicura, senza distrazioni, e dichiara: “A parte il riferimento al contratto con effetti protettivi a favore di terzo, che è uno schema utilizzato in passato dalla giurisprudenza, ma non più seguito da questa Corte, che anzi ha negato che nel contratto fra medico e struttura possa ravvisarsi un contratto con effetti protettivi per il paziente (Cass. 11320/2022); a parte ciò, la responsabilità della struttura, sia prima che dopo la legge del 2017, e in questo caso siamo nel regime previgente, presuppone che vi sia un rapporto di tipo professionale tra i due, ossia che il medico collabori con la struttura, in forma autonoma o dipendente, alla prestazione, vale a dire che presuppone che la struttura sia coinvolta nella prestazione sanitaria: occorre un titolo perché essa risponda del fatto del medico.

...Risarcimento schivato

Nella fattispecie, è emerso (ne dà atto la sentenza) che la casa di cura ha concesso in locazione un suo locale, con strumentazione medica, alla società Refrattiva Srl, di cui era socio il dott. A.A.. La circostanza che parte del compenso fosse costituito dagli utili, ossia che parte minima del corrispettivo fosse costituita da una percentuale sugli utili, non trasforma quel contratto di locazione in un contratto di collaborazione professionale, così come non lo rende tale il fatto che la strumentazione fosse fornita dalla casa di cura.
Ciò in quanto la pattuizione di una percentuale sugli utili, 5%, costituisce una parte del canone di locazione, e in quanto la concessione in godimento delle strumentazioni fa parte anche essa della locazione, che ben può estendersi alla strumentazione tecnica. La struttura sanitaria risponde dunque del fatto del medico qualora si sia avvalsa dell’opera del medico, nell’adempimento della propria obbligazione (art. 7 l. n. 24 del 2017): occorre dunque che la struttura abbia assunto obbligazione verso il paziente e, per adempiervi, si sia avvalsa del medico” e anche “Se la struttura risponde per fatto proprio si intende che l’obbligazione è propria, sebbene eseguita da altri (ausiliario, dipendente), e cioè significa che la struttura ha assunto direttamente l’obbligazione di effettuare la prestazione sanitaria.
Il che implica che vi sia una fonte di quella obbligazione secondo la previsione codicistica.

Del resto, anche a considerare la responsabilità per fatto altrui, allora deve esistere un rapporto con il medico che giustifichi il fatto che la struttura risponde non per un fatto proprio ma per la condotta di costui, e questo rapporto non può essere quello di aver locato a una società, di cui il medico è parte, i locali dove costui svolge la sua attività.

In entrambi i casi, come è agevole intuire, non basta un rapporto di locazione con la società di cui è socio il medico che ha operato: la locazione non comporta assunzione di una obbligazione alla prestazione sanitaria in capo al locatore, né può dirsi che costui trae utilità dall’attività svolta da conduttore nei locali dati in godimento.
E dunque non può ritenersi che il semplice fatto di avere dato in locazione un locale a una società di cui il medico è socio faccia sorgere responsabilità della locatrice per la colpa professionale del medico, socio della conduttrice: è di tutta evidenza che nel rapporto di locazione non sono coinvolti interessi inerenti alla prestazione sanitaria.
La struttura risponde del fatto del medico sul presupposto che esista tra i due un rapporto volto alla esecuzione della prestazione sanitaria, in cui la casa di cura abbia interesse anche proprio alla prestazione sanitaria, interesse che non può dirsi però implicato dalla mera locazione di alcuni locali. Va quindi enunciato il principio di diritto secondo cui la struttura sanitaria che abbia concesso in locazione alcuni suoi immobili a una società di medici non risponde dei danni causati da uno di questi a un paziente, in quanto il rapporto di locazione tra una struttura e un medico, e a maggiore ragione tra una struttura e una società di medici, non comporta che la prima debba rispondere degli errori professionali dei secondi”

Il punto fermo

Questa decisione segna un punto fermo nelle diatribe sulle responsabilità e il rimpallo delle stesse. Da questo momento ognuno risponda delle azioni che ha realmente compiuto o di cui è concausa. Null’altro sarà più richiesto e, soprattutto, dovuto.

Lesioni endo-parodontali: nuove prospettive per una gestione conservativa

Lesioni endo-parodontali

Le lesioni endo-parodontali (EPL) rappresentano una sfida clinica complessa per l’odontoiatra, poiché coinvolgono contemporaneamente la polpa dentaria e i tessuti parodontali. Queste condizioni si sviluppano attraverso connessioni anatomiche come canali accessori, tubuli dentinali o fratture radicolari, che favoriscono la diffusione microbica tra endodonto e parodonto. Un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori delle università di Liverpool, Manchester e Londra, ha proposto un aggiornamento pratico sulla diagnosi e sulla gestione di queste particolari lesioni.

Diagnosi integrata

Riconoscere una EPL richiede un approccio multidisciplinare. L’odontoiatra deve combinare dati anamnestici, valutazioni cliniche (sondaggio parodontale, test di vitalità, mobilità dentale) e indagini radiografiche. Le immagini bidimensionali mostrano limiti interpretativi, mentre la CBCT (Cone Beam Computed Tomography) può offrire un supporto prezioso, evidenziando la reale estensione delle lesioni.

Prognosi e fattori predittivi

Secondo questa ricerca, i denti affetti da EPL non vanno considerati persi. In assenza di fratture radicolari verticali, perforazioni o riassorbimenti estesi, la letteratura dimostra infatti tassi di sopravvivenza superiori all’85% a cinque anni. Pertanto, una gestione conservativa rappresenta una scelta razionale e clinicamente valida.

Trattamento per fasi

Gli autori raccomandano un approccio per step. La prima fase prevede il trattamento endodontico con adeguata detersione e sigillo canalare, associato a una terapia parodontale non chirurgica di scaling e root planing. Dopo un periodo di guarigione, l’odontoiatra rivaluta la risposta clinica: nei casi favorevoli, l’associazione di endodonzia e terapia parodontale è sufficiente; nei casi più complessi, invece, si prende in considerazione la chirurgia parodontale o la rigenerazione guidata dei tessuti.

Ruolo dello specialista

Nei casi complessi, soprattutto quando si sospetta la necessità di microscopia operatoria o di chirurgia avanzata, gli autori suggeriscono l’invio a un endodontista o a un parodontologo esperto. Questo approccio collaborativo aumenta le probabilità di successo e riduce il rischio di estrazioni non necessarie.

Conclusioni

Le lesioni endo-parodontali richiedono una diagnosi attenta e una strategia terapeutica integrata. L’evidenza più recente, come peraltro mostra lo studio in questione, pubblicato sul British Dental Journal, indica che, se ben trattati, i denti coinvolti possono avere una prognosi favorevole, con percentuali di sopravvivenza comparabili a quelle di altre condizioni complesse. La chiave è seguire un protocollo per fasi, supportato da strumenti diagnostici moderni e da una stretta collaborazione interdisciplinare.

Il microbiota orale dell’anziano offre nuove prospettive all’odontoiatria

Un gruppo di ricercatori afferenti alla Guizhou Medical University di Guiyang, Cina, e alla University of Otago, Nuova Zelanda, ha analizzato in profondità il legame tra microbiota orale e salute sistemica negli anziani. Lo studio prende in esame come l’invecchiamento modifichi la comunità microbica del cavo orale. E come questi cambiamenti possano influenzare l’insorgenza di diverse malattie croniche. Perché questo squilibrio rende la bocca terreno fertile per infezioni locali e, al tempo stesso, un punto di partenza per processi infiammatori che interessano l'intero organismo.

La disbiosi del microbiota orale

Con l’età, il microbiota orale perde complessità e resilienza. Alcune specie patogene aumentano. Gengiviti e parodontiti possono essere più frequenti, ma gli effetti non si fermano qui. Le evidenze raccolte collegano in modo convincente la disbiosi orale a patologie come diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari aterosclerotiche, Alzheimer, artrite reumatoide e polmonite ab ingestis. L’infiammazione cronica generata a livello orale sembra agire come amplificatore sistemico, con un impatto clinico rilevante. La bocca diviene così un indicatore precoce, capace di segnalare condizioni che si sviluppano ben oltre i confini dell’apparato stomatognatico.

Il ruolo dei farmaci e le prospettive terapeutiche

Lo studio mette in evidenza un altro aspetto, spesso trascurato: l’influenza dei farmaci assunti dagli anziani. Antipertensivi, antidiabetici, immunosoppressori e altre terapie di lungo corso possono alterare la composizione del microbiota orale e peggiorare la disbiosi. Questo fattore aggiunge complessità alla gestione clinica già difficile. Perché costringe il dentista a valutare non solo le condizioni locali, ma anche le terapie sistemiche del paziente. Così, igiene orale o profilassi tradizionale non bastano più: il microbiota deve diventare un target diretto, suggerire l'assunzione di probiotici specifici e collutori mirati, ma anche strategie personalizzate. In questo scenario, secondo gli autori dello studio l’odontoiatria si avvicina alla medicina di precisione, assumendo un ruolo cruciale nella prevenzione globale.

Dalla ricerca alla pratica clinica

I risultati di questo studio aprono un campo nuovo di riflessione per la pratica quotidiana. L'odontoiatra, infatti, di fronte al paziente anziano dovrebbe considerare il microbiota come un attore dinamico, che riflette e condiziona lo stato di salute complessivo. La disbiosi orale non può più essere considerata solo una questione odontoiatrica, ma un fattore di rischio per la longevità in salute. Gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista Microbial Pathogenesis, propongono quindi di guardare alla bocca come a un laboratorio clinico accessibile, in cui il monitoraggio del microbiota può guidare diagnosi, terapie e strategie di prevenzione sistemica. E agli odontoiatri suggeriscono di accettare la sfida e l'opportunità concreta di ampliare il proprio ruolo nella medicina integrata.

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