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Sentenza del Tar Lazio: conseguenze e problemi dei 2000 ammessi alla facoltà di Medicina

Il Tar Lazio ha recentemente dichiarato illegittimo il Concorso Nazionale 2014/2015 per l’accesso alla Facoltà di Medicina per irregolarità della prova d’ingresso in alcuni atenei italiani, riammettendo i 2000 ricorrenti, inizialmente esclusi.

“Ma siamo proprio sicuri - domandano i giovani medici dell’Anaao - che vincere i ricorsi sia stata una fortuna? La sentenza del Tar potrebbe essere ribaltata nella prossima udienza del 7 maggio 2015 che potrebbe estromettere gli studenti, dopo aver sostenuto corsi ed esami. Il diritto allo studio ottenuto con la giurisprudenza rischierebbe di diventare un suicidio per i ricorrenti, che perderebbero un anno della propria vita per una sentenza, giusta o sbagliata, di un Tribunale Amministrativo”.

Non ci si aspetta un futuro migliore nemmeno nel caso in cui venisse confermata la sentenza.

“Abbiamo assistito in questi anni a un importante e progressivo aumento degli ammessi al corso di laurea in Medicina, al quale non sono seguiti né un aumento dei posti in specializzazione, né un adeguato turnover del personale medico del Ssn: entrambi invece sono stati rimodulati al ribasso, causa di precariato e disoccupazione, nonostante la presenza del numero chiuso che, sebbene criticato da alcune associazioni e sindacati di categoria, rappresenta “l’ultima ancora di salvezza” di un sistema di programmazione totalmente fallimentare, spiegano i giovani dell’Anaao. Con questa ordinanza, altri 2000 futuri medici, tra 6 anni, al pari dei loro colleghi, rischieranno di non trovare sbocco nelle specializzazioni post-laurea e alla fine del loro percorso formativo entreranno nel mondo della disoccupazione e del precariato, come gli altri 10.000 ammessi quest’anno e gli altri migliaia di ricorrenti del “bonus maturità””.

Anaao Giovani si aspetta che in tempi brevi si possa organizzare una seria programmazione numerica di tutto il percorso formativo medico, non ritenendo per altro che il metodo francese, proposto qualche mese fa, possa essere una soluzione per i problemi dell'università italiana.

Manifestazioni orali dell’ipotiroidismo: case report

L’ipotiroidismo può essere causa di insufficienza della tiroide (ipotiroidismo “primario”) o secondario a patologie che danno insufficienza ipofisaria o ipotalamica (ipotiroidismo, per l’appunto, detto “secondario”). In questo articolo gli autori descrivono il caso di una paziente di vent’anni che presentava ancora denti decidui e il desiderio di rimuoverli e sostituirli con soluzioni definitive. La paziente riportava anche una storia di sanguinamento delle gengive durante lo spazzolamento da 3 anni. L’anamnesi medica rivelava un ipotiroidismo controllato da 5-6 anni in terapia regolare. L’esame intraorale mostrava diversi denti da latte ritenuti (55, 65, 74, 75, 85) e denti permanenti non erotti (13, 14, 23, 24, 32, 33, 34, 35, 45) (vedi figura). La mucosa del palato e delle labbra superiore e inferiore apparivano normali all'ispezione e alla palpazione. La gengiva era leggermente infiammata. Era evidente una macroglossia senza però cambiamenti di gusto. Il flusso salivare era normale. Sulla base di queste caratteristiche, è stata fatta una diagnosi clinica di malocclusione scheletrica e dentale (di classe II) secondaria a ipotiroidismo.

Gli autori hanno optato per un piano di trattamento multidisciplinare che consisteva in una profilassi orale, estrazioni seriate dei decidui e procedure ortodontiche interiettive per il recupero in arcata dei denti permanenti. Particolare attenzione è stata riposta nella prescrizione dei farmaci, specialmente gli analgesici oppioidi che nei casi di iopotiroidismo possono portare a coma mixoedemico. In ogni seduta è stata monitorizzata la pressione sanguigna. Le manifestazioni orali di ipotiroidismo sono rare ma spesso ignorate dai dentisti e ciò può portare a diagnosi errate e cura del paziente impropria.

Oral manifestations of hypothyroidism: a case report

Autori:
Gupta R,
Goel K,
Solanki J,
Gupta S.

J Clin Diagn Res. 2014 May;8(5):ZD20-2

GRUPPO FE.MA.: Inaugurato il nuovo headquarter a Bologna

Nuova sede e nuova strategia comunicativa per FE.MA. Srl, la società nata nel 2010 e oggi detentrice dei brand Dreamed Medical Formula, marchio di riferimento nell’estetica medicale non invasiva, Life Complex, l’innovativo percorso di educazione alimentare studiato e personalizzato sulla base del DNA, e Kont, la scuola di formazione aziendale. Se fino a oggi i due marchi detenuti da FE.MA. Srl, comparivano sul mercato come “orfani”, da ora, invece, ne verrà sempre sottolineato il senso di appartenenza al mother brand Gruppo FE.MA.

Una scelta che permette di comunicare con maggiore coerenza entrambi i marchi identificando in modo univoco il soggetto detentore dei brand. Al fine di sottolineare ulteriormente questo legame, di avvicinare e riunire sotto un unico tetto l’area manageriale, scientifica e commerciale di entrambi i brand, il Gruppo FE.MA ha inaugurato lo scorso giugno, in via Angelelli 14 a Castel Maggiore (BO), il quartier generale della società. Nella nuova sede, dotata di spazi ampi, uno stile moderno e un’atmosfera accogliente e vitale, sono state allestite anche le aule destinate all’attività di formazione interna ed esterna, da sempre punto di forza dell’azienda. Diretto dal giovane imprenditore Massimo Delle Grazie, (Direttore Generale e Amministratore Unico FE.MA. Srl), il Gruppo, forte dei risultati raggiunti in soli quattro anni dalla creazione, con un fatturato 2013 di 28.406 milioni di euro (+30% rispetto al 2012), 168.940 clienti finali e 2.811 centri medici specializzati in tutta Italia, guarda ora più che mai al futuro.

La società punterà all’ampliamento del business partendo da un investimento di 120.000 euro in formazione, assunzione di nuove risorse (attualmente Fe.Ma. conta più di 250 tra dipendenti e collaboratori), e apertura di numerosi nuovi centri presso studi medici e dentistici in tutta Italia.

Sweden&Martina: una guida straordinaria per l’Overdenture

Il “Manuale protesico Overdenture” è la nuova e straordinaria guida proposta da Sweden & Martina, azienda che offre ampie possibilità per l’ancoraggio di protesi mobile su impianti. Al momento disponibile per impianti Premium, Kohno e Shelta, il manuale è chiaro ed esauriente, e illustra con dovizia di dettagli tutte le operazioni, dalla presa d’impronta nel paziente edentulo con cucchiaio chiuso e aperto, alla costruzione della riabilitazione protesica con tecnica diretta e indiretta.

Il manuale protesico Overdenture esamina tutta la componentistica Locator, gli attacchi sferici con i rispettivi ancoraggi e le innumerevoli possibilità per realizzare barre su abutment e pilastri, corredati da chiare immagini per guidare il clinico, passo a passo, nel corretto utilizzo delle componenti. Il manuale può essere richiesto a info@sweden.martina.com o attraverso gli agenti commerciali Sweden & Martina.

Umanizzazione delle cartelle mediche: modello narrativo alfa

Il progetto della cartella clinica umana ha avuto il sostegno del Cnr, della Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), dell’Associazione Nazionale Medici di Direzioni Ospedaliere, dell’Associazione Ospedali Pediatrici Italiani, dell’Associazione Salute Attiva Onlus, l’adesione del Presidente della Repubblica e il saluto del ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Attraverso il “modello narrativo alfa”, creato dalla scrittrice e attrice Rosalba Panzieri affiancata dai professori Massimo Santini e Vincenzo Loiaconi, i pazienti raccontano la loro storia scrivendola di proprio pugno: chi sono, in qualsiasi declinazione si percepiscano, le loro gioie, le paure. L’obiettivo è quello di vedere questi aspetti, imprescindibili dell’identità, inseriti in cartella clinica e trattati con la stessa dignità morale e scientifica di qualsiasi altro dato di anamnesi.

Il progetto biennale coinvolgerà oltre 50 ospedali in tutta Italia, portando così avanti la ricerca avviata dall’ospedale San Filippo Neri di Roma.

Il parodonto, lo specchio dell’odontoiatria

Luca Francetti

È questa l’immagine che meglio riassume la filosofia di Luca Francetti, milanese, classe 1961, Professore Associato presso l’Università degli Studi di Milano dove insegna Parodontologia e Implantologia e dove dirige la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica, nonché il Centro per la Ricerca in Implantologia Orale che ha sede all’interno dello stesso ateneo lombardo.

Lo diceva sin da bambino che avrebbe voluto fare il medico, come il padre che era un chirurgo, ma a 16 anni improvvisamente cambiò idea, complice l’amicizia con la figlia di un noto dentista milanese. In quegli anni, infatti, ebbe la possibilità di conoscere noti professionisti statunitensi impegnati nei corsi di formazione destinati ai dentisti italiani che frequentavano lo studio del loro collega italiano. Si appassionò all’odontoiatria tanto da decidere che quella sarebbe stata la sua strada, peraltro molto vicina a chi come lui aveva l’hobby del modellismo, un’attività che richiede elevate capacità manuali, proprio come l’odontoiatria. Così, dopo aver conseguito la maturità classica al Liceo “Giuseppe Parini” e la laurea in Medicina e Chirurgia (con il massimo dei voti e lode) all’Università degli Studi di Milano, decide di intraprendere la Specializzazione in Odontostomatologia, nonostante il parere contrario del padre che per il figlio avrebbe preferito la carriera del chirurgo e non quella del dentista, professionista allora visto come medico di serie “B”.  Quella dell’odontostomatologia fu una decisione maturata sì negli anni dell’adolescenza, ma consolidatasi solo a partire dal quarto anno di Medicina, quando Luca inizia a frequentare la Clinica Odontoiatrica dell’Ospedale San Paolo di Milano, diretta dal Professor Giorgio Vogel che affida il giovane studente alla cura di Roberto Weinstein, allora ricercatore universitario. Ė con lui che Francetti inizia la sua carriera universitaria che sostanzialmente, come lui stesso racconta, si è svolta accanto alla persona che ancora oggi considera maestro, ma anche fratello maggiore e amico.  Luca Francetti ha collaborato con Weinstein sia in ambito universitario, sia in quello della libera professione, sino a divenirne socio, pubblicando oltre un centinaio di studi sulle più prestigiose riviste scientifiche nazionali e internazionali. Ė stato Presidente della Società Italiana di Parodontologia nel biennio 2010-2011 e dal 2011 al 2013 delegato della SIdP presso la EFP (Federazione europea di parodontologia). Docente di Parodontologia e Implantologia presso l’Università degli Studi di Milano, dove dallo scorso anno è Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica, è anche responsabile del Centro per la Ricerca in Implantologia Orale che ha sede all’interno dello stesso ateneo lombardo e di cui è stato il promotore.

Professor Francetti, quanto è stato importante per lei trovare un maestro come Roberto Weinstein?

Per me è stato fondamentale da tutti i punti di vista, perché insieme a Roberto Weinstein ho costruito la mia vita professionale, accademica e libero professionale. Sono entrato in società nello studio che lui aveva ereditato dal padre nel 1990, lo studio più vecchio di Milano: dal 1946, quando fu aperto, non ha mai cambiato sede. Tuttavia, la sua guida è stata importante soprattutto per la mia vita accademica, perché al suo fianco ho costruito il mio percorso, prima come Professore a contratto, poi come Ricercatore universitario nel 1997 e dal 2005 come Professore associato.

A quando risale invece il suo interesse per la Società Italiana di Parodontologia?

A quando ero ancora studente in Medicina e Chirurgia e il Professor Vogel, l’altro mio punto di riferimento professionale, era presidente di questa società scientifica, mentre Roberto Weistein, allora dottore, ne era il segretario. Iniziai a frequentare i primi congressi dell’associazione dunque che non ero ancora laureato: quella fu per me un’esperienza fondante, perché mi consentì di essere vicino ai più grandi professionisti del settore, italiani ma anche stranieri, invitati dalla Società a tenere conferenze, corsi e congressi. Fu un’opportunità straordinaria, come quella di diventare socio attivo nel 1999, poi Presidente nel biennio 2010-2011, e infine delegato all’interno della Federazione Europea di Parodontologia fino allo scorso anno.

 I giovani di oggi sono ancora alla ricerca di un maestro, di esperienze fondanti?

Dipende dagli obiettivi, tuttavia chi è interessato ad arricchire il proprio bagaglio culturale e di esperienza non può chiudersi in se stesso, ma deve rimanere in contatto con il mondo odontoiatrico, che è in continua evoluzione, e per questo avere un maestro può essere molto utile se non indispensabile.

Quando è nato il Centro per la Ricerca in Implantologia Orale? Di cosa vi occupate in particolare?

È nato nel 2008 su mia iniziativa. L’idea è stata quella di realizzare, all’interno dell’Università degli Studi di Milano, una struttura autonoma dal punto di vista amministrativo e finanziario, dove poter compiere ricerche nell’ambito dell’implantologia. Questo è stato possibile grazie al finanziamento di alcune aziende leader mondiali nel mercato implantare che hanno creduto nel progetto e messo a disposizione contributi finalizzati a questi studi che hanno permesso di coagulare attorno a un’istituzione universitaria clinici e ricercatori, italiani e stranieri, esperti di questa materia, ma anche istituzioni. Ad esempio, grazie ai legami che abbiamo allacciato con il Politecnico di Milano, siamo riusciti a eseguire molti studi di biomeccanica mediante gli elementi finiti, su molti aspetti non ancora indagati a fondo nell’ambito dell’implantologia.

A proposito di implantologia, a che punto è oggi questa disciplina?

L’implantologia attuale è molto diversa da quella ideata da Brånemark alla fine degli anni ’60 e, purtroppo, per molti clinici rappresenta la soluzione a problemi che potrebbero essere risolti in modo tradizionale e convenzionale. L’implantologia è una tecnica utile che ha rivoluzionato i piani di trattamento del cavo orale, la riabilitazione delle edentulie totali o parziali, ma che tuttavia molto spesso è stata usata impropriamente. L’idea, purtroppo diffusa ancora oggi, è che sia più conveniente posizionare un impianto anziché impegnarsi a ricostruire denti compromessi o intervenire sul parodonto per poi procedere con una riabilitazione sui denti naturali, quelli che in fondo i pazienti desidererebbero mantenere il più a lungo possibile.

Dove si sta indirizzando invece la ricerca?

Da una parte sta andando verso la riduzione dei tempi di carico e questo, se da una parte può rappresentare un vantaggio, dall’altra, essendo in contrasto con i principi biologici, pone il soggetto di fronte a maggiori rischi di complicanze. Per contro, la ricerca si sta indirizzando anche verso la semplificazione delle procedure, suggerendo l’utilizzo di impianti più corti o da posizionare con una cerca inclinazione per sfruttare meglio l’osso disponibile, per non interferire con le strutture nervose, in sintesi per garantire un risultato sicuro e a lungo termine con una morbilità ridotta. Anche l’idea della perimplantite quale complicanza infettiva viene messa in discussione da un’altra ipotesi e cioè che questa patologia sia causata dalla rottura di un equilibrio, l’osseointegrazione, vista come reazione da corpo estraneo stabilizzata nel tempo. Ovviamente, qualunque sia la causa primaria che porta alla perdita di una quota di supporto perimplantare, dato che ci troviamo in un ambiente ricco di microorganismi, si verificherà la colonizzazione delle superfici implantari da parte dei batteri e questo è un problema oggi di grande attualità e, immagino, anche per il futuro.

Questo porrebbe problemi nuovi…

No, metterebbe solo in discussione l’approccio all’implantologia, non tanto e solo ai dispositivi, quanto alle metodiche. Esistono studi longitudinali (con follow-up sino a 23 anni) che mostrano come gli impianti posizionati seguendo i principi biologici descritti da Brånemark, stabiliti senz’altro in modo empirico, come è stato scritto molti anni dopo da Szmukler Moncler, ma efficace, abbiano possibilità di successo vicino al 100%. Viceversa, gli impianti oggi in commercio sono differenti, i protocolli chirurgici sono stati modificati ma non esistono studi longitudinali altrettanto lunghi relativi a questi approcci: in altri termini, dovremmo avere sempre ben presenti i principi biologici e mettere in secondo piano altre esigenze che, a volte, sembrano guidare il piano di trattamento e la sua esecuzione.

I giovani hanno consapevolezza di questo?

Dipende dalla formazione che hanno ricevuto. Aver seguito un percorso formativo di un certo livello all’interno di un ateneo ben qualificato nel settore, dove queste tipologie di interventi vengono applicate con rigore scientifico e con expertise documentato nei fatti da anni e anni di esperienza, è diverso dal seguire i corsi organizzati dalle aziende che hanno come unico obiettivo, peraltro legittimo, quello di vendere l’impianto e non di formare gli operatori.

Di cosa parlerà il prossimo 3 ottobre, a Milano, in occasione del convegno organizzato da  Il dentista moderno?

All’interno del congresso “L’odontoiatria orientata al paziente e l’importanza del team” parlerò delle possibilità terapeutiche negli elementi dentari parodontalmente compressi, in pratica di come mantenere lo stato di salute e come risanare i siti compromessi, partendo dalla terapia non chirurgica per arrivare a quella chirurgica e di supporto. Il parodonto è lo specchio dell’odontoiatria eseguita in un paziente: se il margine di un restauro non è corretto, il parodonto reagisce ritirandosi, quindi esponendo una quota di radice, oppure andando incontro a un processo infiammatorio. Osservando il parodonto di un soggetto si ha subito consapevolezza di come sia stata eseguita una pratica odontoiatrica. D’altro canto, il parodonto è l’apparato di sostegno dei denti oltre che degli impianti, per questo va preservato e curato prima di eseguire altri trattamenti, perché senza sane fondamenta tutto quello che costruiamo sopra è a rischio di sopravvivenza.

AIO Roma continua a fare sindacato

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La Regione Lazio ha inoltrato, dopo i diversi tavoli tecnici e le richieste delle CAO del Lazio, dei sindacati di categoria (AIO e ANDI), una lettera con data 14 luglio 2014, con chiarimenti su:

  1. Verso di apertura della porta di accesso allo studio; AIO ha sempre sostenuto durante i tavoli tecnici che non fosse applicabile agli studi odontoiatrici.
  2. Superamento della barriere architettoniche; AIO ha sempre sostenuto durante i tavoli tecnici che non riguardasse gli studi odontoiatrici monoprofessionali.
  3. Presenza di personale ausiliario dipendente, di consulenti odontoiatrici, di collaboratori odontoiatrici; AIO ha sempre sostenuto durante i tavoli tecnici e come riportato nei requisiti minimi la presenza di collaboratori e consulenti odontoiatrici negli studi monoprofessionali.
  4. Deroga alla normativa urbanistica edilizia di livello comunale sulla destinazione d’uso dell’immobile e sulla relativa categoria catastale. AIO ha sempre sostenuto con lettere inviate al Comune di Roma la presenza della deroga “imposta” dalla Regione Lazio nel 2007.

Per chi desiderasse informazioni o fosse interessato a diventare socio AIO: info@aioroma.it, www.aioroma.it

TDI ad Assago

Tokuyama Dental Italy, la filiale dell'azienda giapponese Tokuyama Dental Corporation, leader mondiale nella produzione di materiali per la restaurativa estetica e la protesica, sarà presente al convegno “L’Odontoiatria orientata al paziente, l’importanza del team” organizzato da “Il Dentista Moderno” ad Assago per il 3 ottobre.

Maggiori info qui >> 

SIO International Research Fellowship 2014

La Società Italiana di Implantologia Osteointegrata bandisce un concorso per l’assegnazione di una BORSA DI STUDIO di euro 15.000,00 (quindicimila lordi) per un anno di attività di ricerca presso il  “Department of Oral & Maxillofacial Surgery - Copenhagen University Hospital (Rigshospitalet)” sotto la guida del responsabile dei trattamenti implantari Dr. Simon Storgård Jensen. La ricerca verterà su argomenti inerenti tematiche implantologiche, sia dal punto di vista chirurgico che protesico.

Il Concorso di ammissione alla Borsa di studio è riservato a giovani laureati in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso un’Università italiana, di età inferiore ai ventotto anni al momento della presentazione della domanda, che abbiano conseguito il Diploma di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria entro 3 anni dalla data della prova concorsuale, una votazione di Laurea di almeno 105/110 e che possiedano una buona conoscenza della lingua inglese parlata e scritta.
I partecipanti al concorso dovranno sostenere una prova scritta e una orale inerenti tematiche implantologiche, dal punto di vista chirurgico e protesico.

Le domande di partecipazione al concorso, indirizzate al Presidente SIO, dovranno pervenire entro e non oltre il 24 ottobre 2014. La prova concorsuale avrà luogo il giorno 24 novembre 2014 a Milano, presso la Clinica Odontoiatrica dell’Università degli Studi di Milano, Via Beldiletto 1/3.

Ė possibile trovare tutte le informazioni inerenti al bando al seguente link >>

Practical approach to direct restoration of frontal teeth

traumi dentali epidemiologia direct-restoration-frontal-teeth
In the last four decades have seen remarkable technological advances in the fields of aesthetic and, more recently,
minimally invasive dentistry.  Operative techniques and materials with enhanced optical properties have been refined to such a highly sophisticated level that they present a first line approach,
delivering predictable and reliable restorations of aesthetic and
functional excellence,rivalling the best ceramics.
Video updated on youtube by Kozhemiak Alexandr
The great popularity of composite resin restorations also results from their acceptable longevity at relatively low financial cost.
Re-establishing a patient's lost dental esthetic appearance is one of the most important topics for contemporary dentistry. Color, shape, and structural and position abnormalities of anterior teeth might lead to important esthetic problems for patients.The combination of the increasing demand of patients for esthetics and the capacity to preserve the dental structure resulted in the development of different incremental techniques for restoring fractured anterior teeth in a natural way. In order to achieve esthetic excellence, dentists should understand and apply artistic and scientific principles when choosing color of restorative materials, as well as during the insertion of the composite resin
Absence of necessity for tooth preparation, low cost for patients compared with indirect techniques and other prosthetic approaches, reversibility of treatment and no need for an additional adhesive cementing system are some advantages of the direct laminate veneers technique
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Aumentano le carie tra i bambini: la prevenzione va insegnata anche a scuola

bambino fotografia in odontoiatria pediatrica impronta

Un bambino italiano su sei si ammala maggiormente di carie per colpa della crisi, che comporta il fatto che ci si rechi porta meno dal dentista, e degli zuccheri nascosti nei cibi. Questi i dati del congresso della Società di Odontoiatria infantile SIOI. Il 50% dei dodicenni e ben l’80% dei venticinquenni ha, o ha avuto, almeno un dente cariato.

Il Presidente dell’Associazione Odontoiatri AIO Pierluigi Delogu ha così commentato: "Rafforzare gli screening di prevenzione orale e gli incontri di educazione sanitaria tra i bambini è la prima arma per arginare il ritorno della carie. Medico di famiglia e pediatra sono fondamentali nell’indirizzare i genitori e nel parlare al bambino ma le regole specifiche per applicare il pacchetto educativo siamo noi odontoiatri in grado di adattarle alle varie fasce d’età; non a caso il Gruppo tecnico per l'Odontoiatria del Ministero della Salute sta elaborando un piano informativo di prevenzione orale nelle scuole".

Delogu ha inoltre aggiunto: "Dal 1985 al 2005 in Italia l’incidenza della carie s’è abbattuta da un DMFT (somma di denti mancanti, cariati e otturati) di 4,9 a 2,1. Oggi il DMFT degli italiani si sta rialzando. Cao Sassari ha fatto un paragone statistico tra il triennio 2005-2007 e il 2009-2011, rilevando nell’ultimo triennio un’incidenza di carie triplicata – contando anche gli anziani oltre i 65 anni - con buchi cariogeni fino a tre volte più profondi e tasche parodontali riscontrate fino a cinque volte più ampie. Per 20 anni, fino al 2005, il sistema delle cure dentali è stato in mano agli studi monoprofessionali; oggi dilaga il low cost ma le formule “gridate” evidentemente non producono scelte convinte. Se dal dentista i genitori non ci vanno più perché temono di non poter pagare le cure, non ci vanno nemmeno i figli".

"I bambini a scuola potrebbero essere più protetti dai controlli, dalla prevenzione e da regole di educazione alla salute orale, che non escludo qualche genitore stia trascurando. Gli odontoiatri AIO sono a disposizione per queste iniziative. Ricordo come nel 2013 abbiamo promosso l’esenzione dei figli di famiglie a basso reddito dalle prestazioni di prevenzione e oggi chiediamo al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin una giornata nazionale della salute orale ogni 20 marzo per dare impulso a tutte le possibili iniziative di educazione sanitaria a scuola".

Gingival Recession treatment utilizing a connective tissue graft

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The recession of gingiva is increasingly becoming a more prominent condition in the oral health of many patients and should be treated at its earliest detection.

Video found on youtube by Ioannis Vergoullis

The recession of gingiva, either localized or generalized, may be associated with one or more surfaces, resulting in attachment loss and root exposure, which can lead to clinical problems such as root surface hypersensitivity, root caries, cervical root abrasions, difficult plaque control, and diminished cosmetic appeal and aesthetic concern.

The etiology of the condition is multifactorial and may include plaque-induced inflammation, calculus and restorative iatrogenic factors, trauma from improper oral hygiene practices, tooth malpositions, high frenum attachment, improper periodontal treatment procedures, and uncontrolled orthodontics movements

Progressive gingival recession in the presence of high thermal sensitivity and/or compromised aesthetic appearance should be treated with surgical root coverage in Class I and II defects.

The ultimate goal of root coverage procedures should be complete coverage of the recession defect with a pleasing color and tissue blend between the treated area and adjacent tissues, thereby achieving both biologic and esthetic success. Thus, it is important to select the most predictable and easy-to-perform surgical technique

 

 

 

Uomini preistorici: studio sui denti svela nuove abitudini

Un team di ricercatori internazionali, tra cui alcuni scienziati italiani, è riuscito a far luce sulle abitudini alimentari degli uomini preistorici analizzando residui microfossili di placca dentale calcificata.

La ricerca, pubblicata su “Plos One”, è stata condotta dall’Università autonoma di Barcellona e Dall’Università di York, mentre gli scavi dei 5 siti preistorici di Al Khiday sono stati diretti da Donatella Usai dell’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente di Roma. All’analisi dei microfossili trovati nei denti ha contribuito anche Anita Radini, archeobotanica dell’Università di Leicester. Al centro del lavoro, un’area posta lungo il Nilo Bianco, in Sudan, occupata fin dal 7000 a. C. e con centinaia di sepolture pre-mesolitiche e neolitiche.

Le ricerche hanno dimostrato la buona conoscenza che questi uomini avevano delle piante, presentando una dieta molto più verde di quanto si pensasse e un uso sapiente delle loro qualità medicinali: lo studio infatti suggerisce che questi uomini si nutrissero di una pianta chiamata Cyperus rotundus, la cui abilità di inibire lo Streptococco mutans, batterio che contribuisce alle carie, potrebbe aver contribuito all’inattesa bassa incidenza di carie rilevata analizzando i resti presenti nelle sepolture.

La chirurgia implantoprotesica a portata di mano

Sandro Siervo

Disponibile online dal 1° luglio il corso Ecm promosso da Tecniche Nuove Formazione dedicato alla chirurgia implantoprotesica.
Un percorso di aggiornamento, dalla diagnosi al trattamento terapeutico, curato in ogni dettaglio, come spiega
, direttore scientifico dell’Istituto Stomatologico Italiano, nonché coordinatore scientifico del corso che sarà fruibile sino al 30 giugno 2015.

Il corso “Chirurgia Implantoprotesica”, scaricabile dalla piattaforma multimediale all’indirizzo http://ecm.tecnichenuove.com e pubblicato anche sulle pagine della nostra rivista cartacea, affronta i temi della chirurgia implantoprotesica in un’ottica multidisciplinare. Un approccio, forse quello più adeguato alla disciplina, che consente di fornire al clinico gli strumenti necessari per poter eseguire una diagnosi corretta e un piano di trattamento adeguato alle circostanze cliniche e alle necessità complessive del paziente, come spiega Sandro Siervo, relatore e coordinatore scientifico del corso, nonché direttore scientifico dell’Istituto Stomatologico Italiano (ISI), un luogo dove la multidisciplinarietà è entrata a far parte dell’attività quotidiana dei professionisti che vi operano e che hanno dato vita a questo corso. Accanto al Responsabile Scientifico, Maurizia Macchi, Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale e Direttore del Reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’ISI di Milano, sono cinque, tanti quanti i moduli del corso, gli altri specialisti coinvolti nella trattazione dell’argomento: Alessandro Mapelli (specialista in parodontologia), Pierluigi Nannei (specialista in chirurgia maxillo-facciale; chirurgia ortognatica e chirurgia pre-protesica), Paolo Ordesi (Dottore di ricerca in parodontologia sperimentale; responsabile documentazione iconografica Istituto Stomatologico Italiano) e Marco Persia (specialista in chirurgia maxillo-facciale e in ortognatodonzia) e Cristian Coraini (post-graduate in implanto-protesi e odontoiatria estetica presso la New York University, responsabile del reparto di protesi CAD-CAM presso l’ISI di Milano).

Dottor Siervo, nell’ambito della chirurgia implantoprotesica, quali sono le principali preoccupazioni del clinico?

Innanzitutto quella di eseguire trattamenti predicibili, con costi biologici, ma oggi anche economici contenuti, che possano dare garanzia di successo. Non tutti i pazienti desiderano sottoporsi ai medesimi trattamenti: il professionista deve essere capace di prospettare tutte le possibili alternative, e oggi sono diverse, e aiutare il paziente e scegliere quella che meglio soddisfa le sue esigenze.

Il primo modulo del corso è dedicato al piano di trattamento: perché è così importante?

Perché il piano di trattamento svolge la funzione del direttore d’orchestra, rappresenta l’architettura generale del lavoro. Il piano di trattamento in chirurgia implantoprotesica è la chiave per il successo a lungo termine. L’accurato studio del caso, la valutazione preimplantare della posizione e del numero ideale dei pilastri, la gestione dei tessuti duri e molli per garantire la stabilità a lungo termine delle nostre ricostruzioni sono passaggi fondamentali in chirurgia implantoprotesica. 

Nel modulo successivo si affronta il problema di come scegliere se mantenere o sostituire l’elemento dentale, anche alla luce dell’uso un po’ disinvolto dell’implantologia avvenuto in questi ultimi anni…

Sì, perché oggi abbiamo la consapevolezza che l’adagio ““togliamo i denti e mettiamo gli impianti che sono per sempre” non è vero. Al contrario, sappiamo che gli impianti presentano una serie di problematiche che è bene tener presente, tra cui l’insorgenza della perimplantite. Anche perché le tecniche endo-conservative e parodontali ci consentono sempre più spesso di recuperare gli elementi con prognosi dubbia, permettendoci di considerare l’implantologia una valida alternativa futura.

Aggiornamento arricchito da video clinici

Piano di trattamento, mantenimento o sostituzione dell’elemento dentale, gestione dei tessuti molli e duri peri-implantari, chirurgia implantoprotesica: questi i temi trattati all’interno del corso “Chirurgia Implantoprotesica”, fruibile online e pubblicato da questo mese sulla nostra rivista. Valido ai fini ECM, il corso, suddiviso in cinque moduli e arricchito da video clinici fruibili sulla piattaforma multimediale Tecniche Nuove, consente ai discenti che supereranno i test di apprendimento di poter contare su 15 crediti formativi, ma soprattutto su un aggiornamento nel campo della chirurgia implantoprotesica attraverso la trattazione di tutte le tecniche più avanzate. A garantire la qualità dell’aggiornamento la Responsabile Scientifica del corso, Maurizia Macchi, Specialista in Chirurgia Maxillo-Facciale e Direttore del Reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Istituto Stomatologico Italiano di Milano, insieme a Sandro Siervo, direttore scientifico dell’ISI, relatore e coordinatore scientifico del corso. 

Marco Persia, nel modulo 3 tratta il tema della chirurgia preprotesica, di grande rilevanza. Perché?

Per due ragioni, innanzitutto perché non sempre è possibile posizionare gli impianti secondo i canoni ideali: a volte è necessario agire sui tessuti duri al fine di ristabilire le corrette proporzioni dei volumi ossei per ricevere gli impianti osteointegrati, ricorrendo a innesti di osso autologo, eterologo o ai biomateriali. Poi perché per garantire un adeguato supporto gengivale, al fine di ottenere una prognosi e un’estetica ottimali, può risultare necessario intervenire sui tessuti molli.

Non per niente il modulo successivo è interamente dedicato a questo argomento…

Sì, perché nonostante l’impianto sia inserito all’interno dell’osso, tuttavia emerge attraverso i tessuti molli, la cui salute può condizionare la sopravvivenza dell’impianto. I presupposti clinico-scientifici su cui si basa la stabilità dei tessuti molli peri-implantari, la loro gradevolezza, il loro trofismo, rappresentano infatti, unitamente all’osteo-integrazione, la ragione di una corretta integrazione biologica-estetica-funzionale dei manufatti implanto-protesici attualmente realizzabili.

 Il corso si conclude con il modulo 5, dedicato al disegno dei lembi, alle tecniche di sutura in chirurgia pre-protesica: qual è il significato di questa trattazione?

Le tecniche descritte consentono all’operatore di ristabilire l’equilibrio tra i tessuti duri e quelli molli, perché a volte è necessario intervenire per ottenere un incremento volumetrico dell’osso, ma non solo: una buona pianificazione dell’intervento, un congruo disegno del lembo, una scelta ragionata del filo da sutura da utilizzare e infine una corretta tecnica di sutura atta a garantire una chiusura ermetica, sono tutti elementi che insieme concorrono alla buona riuscita dell’intervento e che dunque non possono essere trascurati.

Per concludere, al di là dei contenuti, cosa insegna all’odontoiatra questo corso?

La necessità di affrontare i problemi clinici in un’ottica multidisciplinare, proprio come avviene abitualmente all’interno dell’Istituto Stomatologico Italiano dove noi tutti, relatori di questo corso, operiamo proprio con questa filosofia. Inoltre, credo suggerisca un’altra cosa ancora, l’importanza di avere sempre dei piani di lavoro rigorosi, dei protocolli ben codificati: poter disporre di metodologie lineari è fonte di sicurezza per il paziente, ma anche per l’operatore.

Come motivare e fidelizzare il team di lavoro

Immaginiamo per un momento che uno dei membri del nostro studio dentistico, quello che ha sempre la risposta ai nostri dubbi, ci comunichi che se ne andrà e che la sua decisione è irrevocabile. Quali saranno le conseguenze immediate? In che modo tale decisione si ripercuoterà sull'organizzazione e sul rendimento aziendale? Quali saranno i costi tangibili e intangibili che dovremo affrontare? Quanto tempo ci metterà l’attività a recuperare la sua routine?

Il riconoscimento e la valorizzazione del talento dei collaboratori ricoprono un ruolo sempre più rilevante all’interno delle dinamiche aziendali e, di conseguenza, si manifesta sempre maggiormente l’importanza ricoperta da un’adeguata gestione del capitale umano. L’istituzione di protocolli di gestione dei talenti negli studi dentistici comincia a essere imprescindibile e il concetto di personale come “costo fisso” è ormai antiquato.

Il valore del capitale umano

La differenziazione aziendale ormai non si basa più su elementi come la tecnologia e l’informazione, ma maggiormente sull’appropriata gestione delle persone. Anche se l’attivo finanziario e la strumentazione sono risorse indispensabili per l’azienda odontoiatrica, i lavoratori (il talento umano) ricoprono un valore ogni giorno più grande. Senza persone efficienti è impossibile che un’organizzazione raggiunga i propri obiettivi, perché sono proprio le persone che hanno il compito di progettare e produrre beni e servizi, di controllare la qualità, di distribuire prodotti, di assegnare le risorse finanziarie e di definire obiettivi e strategie aziendali.

Oggi più che mai il successo dello studio dentistico si fonda sul talento e sull’impegno di coloro che ne fanno parte, perciò è necessaria una nuova mentalità che consideri la sua valorizzazione come una condizione vitale all’interno di ogni azienda.

I costi della “non gestione” dei talenti

Purtroppo la rotazione del personale è una realtà presente e costante negli studi dentistici. Effettivamente si producono in media movimenti di entrata e di uscita del personale ogni 18 mesi e la sostituzione di un lavoratore presuppone per l’azienda un costo che equivale circa a 18 mesi del suo stipendio. Alcuni studi realizzati alla Harvard Business School ci indicano che quando la scelta del sostituto risulta sbagliata, in altre parole quando il primo subentrante non è quello giusto, il costo può arrivare fino a tre o cinque volte lo stipendio annuale. I cambiamenti di personale comportano, inoltre, non solo importanti ripercussioni economiche, ma danneggiano anche l’immagine dell’azienda provocando danni intangibili.

10 consigli per fidelizzare i collaboratori talentuosi

Il capitale umano non si può gestire attraverso l’improvvisazione o l’inerzia; la gestione dei talenti richiede una strategia e una responsabilità direttiva, che si integri in un quadro più ampio nel quale vengano presi in considerazione le prospettive commerciali, i clienti, i processi e le persone.

Di seguito alcune delle strategie più efficaci per trattenere e fidelizzare i collaboratori di talento.

• Il riconoscimento economico è sempre importante: un professionista che ha talento deve sempre essere soddisfatto del proprio stipendio e deve sapere che un progresso dell’azienda gli offrirà uno sviluppo personale.

• Non tutto è denaro, esiste anche uno stipendio emozionale: oggi sono sempre più importanti per i lavoratori aspetti come la conciliazione della vita personale con quella lavorativa, la creazione di una cultura corporativa, lo sviluppo di una mentalità vincente e il miglioramento dei rapporti di lavoro tra colleghi.

• Introdurre una pianificazione di carriera e di sviluppo personale: le persone apprezzano ogni giorno di più non solo la possibilità di crescere professionalmente, ma anche l’ampliamento del proprio livello di responsabilità e competenze, la partecipazione e assegnazione di progetti interessanti, lo sviluppo delle proprie capacità decisionali o la sensazione di far parte di un team di lavoro importante.

• Gestire il talento da persona a persona: è importante ascoltare ogni lavoratore individualmente per garantire la soddisfazione e la fidelizzazione di ciascuno verso l’azienda e conoscere quali sono le sue aspirazioni.

• Stabilire un buon sistema di comunicazione interna: una comunicazione fluida, franca e trasparente è la migliore via per generare fiducia ed è il miglior modo per anticipare conflitti e promuovere la comprensione reciproca.

• Raggruppare talenti comporta l’assunzione di un rischio: è un fatto reale la possibilità che i dipendenti sviluppino a tal punto le proprie capacità per poi avviare, dopo la formazione, un proprio studio dentistico o andare comunque a lavorare in un altro studio. Pensiamo però che è sempre preferibile disporre di personale attivo, motivato e interessato piuttosto che di professionisti passivi, comodi e senza interessi nella formazione, che non provano piacere per il successo, con il rischio che rimangano per sempre nella nostra azienda.

• Nessuno è totalmente indispensabile: dobbiamo sempre disporre di un piano di sostituzione dei talenti. L’uscita di un membro deve essere affrontata con efficacia attraverso precisi protocolli di selezione e assunzione del personale. Ricordiamoci di ringraziare e di essere riconoscenti verso il professionista che se ne va per la sua dedizione prestata all’azienda e concentriamoci sul trasferimento del talento sul nuovo assunto.

• Organizzare un piano di formazione continua per il team: il talento non è innato, richiede formazione e sviluppo. La formazione, sia interna che esterna, è un investimento che ha un importante ritorno per lo studio dentistico.

• Fare attenzione ai rapporti personali: nella maggior parte dei casi il talento non va via dall’azienda, se ne va dai suoi capi. Un’alta percentuale delle persone che abbandona volontariamente l’azienda lo fa per un cattivo rapporto con il suo capo diretto o con qualche collega. È per questo che è importante rafforzare le capacità di leadership.

• Disporre di una politica di incentivi e di motivazione: la fidelizzazione del personale richiede creatività direttiva per stabilire un sistema di valore aggiunto e di incentivi tangibili e intangibili, economici e non economici, che facciano in modo che il personale si senta partecipe nello sviluppo dello studio.

Ricordiamo: oggigiorno la base del successo dei nostri studi dentistici sta nel talento di coloro che lo compongono.

La guerra per il talento

Raggruppare, formare, abilitare e sviluppare il personale necessario alla formazione di un team di lavoro competitivo comporta un alto costo e un importante investimento di tempo e di sforzi. È per questo che sono sempre di più le aziende che considerano il capitale umano come la loro risorsa più preziosa. Come è accaduto già in altri settori, è possibile che la “guerra per il talento” arrivi anche in Odontoiatria. Nel nostro settore al momento non è abituale trovare studi dentistici all’aperta ricerca di nuovi assunti tra il personale di altre realtà. Tuttavia, se la nostra evoluzione arriverà allo stesso punto di altri settori, è probabile che i professionisti di valore verranno invitati sempre più spesso a fare parte di nuovi team di lavoro.La capacità di uno studio di attrarre, sviluppare e trattenere le persone più capaci è e rappresenterà un grande vantaggio competitivo e impedirà che il nostro studio diventi un eccellente cantiere di professionisti per altre aziende.

Studio prospettico randomizzato per l’analisi della carica batterica totale sulla superficie di allineatori trasparenti dopo detersione con varie metodiche

Figura 1

• Lavinia Solidoro1
• Paola Cavone1
• Irene Vanini2
• Giampietro Farronato1

1 Fondazione IRCCS Ca’ Granda Milano
Scuola di specializzazione in ortognatodonzia
Direttore: prof. Giampietro Farronato
U.O.C. Chirurgia Maxillo Facciale e Odontostomatologica dell’Università degli Studi di Milano
Direttore: prof. A.B. Giannì

2 Odontoiatra Specialista in Ortognatodonzia
Studio Odontoiatrico Vanini Chiasso (Svizzera)

Riassunto

Obiettivi. Analizzare la carica batterica e le variazioni della stessa sulla superficie di allineatori trasparenti dopo diverso inserimento dei dispositivi in soluzioni igienizzanti e valutare se l’utilizzo di tali soluzioni determini variazioni significative del biofilm presente all’interno dei dispositivi di allineamento.
Materiali e metodi. Si riporta lo studio condotto su 24 pazienti in trattamento con allineatori rimovibili trasparenti invitati a detergere i dispositivi con tre soluzioni igienizzanti prese in esame (acqua, clorexidina 0.12% con ADS spray, cristalli di sodio carbonato e solfato).
Risultati e conclusioni. L’analisi dei risultati ottenuti ha evidenziato una diminuzione della carica batterica sui dispositivi trattati con clorexidina 0.12% e cristalli di sodio carbonato e solfato.

Parole chiave: carica/placca batterica, allineatori trasparenti, soluzioni igienizzanti, analisi microbiologica.

Summary

Perspective randomized study for the analysis of bacterial load on the surface of transparent aligners after detersion of the devices following different methodologies
Objectives. To analyze the bacterial load and the variation of the same on the surface of transparent aligners after different devices insertion in sanitizing solution. To evaluate if the use of different solutions gives significant variation of the biofilm that exists onto transparent aligners.
Materials and methods. The study involves 24 patients treated with removable aligners; the subjects were asked to clean the devices with three different sanitizing solutions (water, chlorhexidine 0.12% with ADS spray, sodium carbonate and sulfate crystals).
Results and conclusions. The analysis of the results point out the decrease of bacterial load on devices cleaned with chlorhexidine 0.12% and sodium carbonate and sulfate crystals.

Key words: bacterial load, transparent aligners, sanitizing solutions, microbiological analysis.

Molti sono gli studi reperibili in letteratura che danno riscontro a una correlazione tra quantità di biofilm sulle superfici dentali e malattia parodontale1-4. Gli apparecchi ortodontici fissi creano a livello del cavo orale siti di ritenzione della placca, che determinano un aumento del rischio per i pazienti di incorrere in demineralizzazioni dello smalto, gengiviti e parodontiti5-9. Alti valori di indici di placca, sanguinamento e aumento della profondità al sondaggio sono reperibili in corrispondenza delle superfici dentali di pazienti in terapia con apparecchi ortodontici fissi10-12. Inoltre, alcuni studi hanno valutato l’ipotesi che gli effetti negativi degli apparecchi ortodontici fissi sui tessuti parodontali potessero durare nel tempo e indurre un aumento del rischio di parodontiti per un periodo più lungo, anche dopo la rimozione degli apparecchi, a causa della variazione avvenuta a livello della microflora subgengivale13-16, ipotesi comprovate da studi microbiologici che hanno mostrato come le apparecchiature ortodontiche fisse possano stimolare la crescita di una microflora parodontopatogena subgengivale17-22. L’introduzione di nuove tecniche che utilizzano apparecchi rimovibili trasparenti, sia in pazienti in crescita che in soggetti adulti, ha portato a nuovi studi dimostranti quanto queste apparecchiature invece evitino gli effetti negativi sulla salute parodontale, permettendo ai pazienti di eseguire le procedure di igiene orale senza ostacoli quali bracket, bande o archi23-28.  D’altro canto però una mancata detersione degli stessi o un’assunzione di bevande zuccherate quando indossati, permetterebbe la creazione di un biofilm batterico che resterebbe a contatto con i denti durante l’utilizzo di questi dispositivi, determinando effetti negativi sul parodonto.

Obiettivi

L’incremento nell’utilizzo di questi apparecchi, vantaggiosi sia dal punto di vista estetico sia per la loro semplicità di utilizzo, non è stato seguito di pari passo dall’introduzione di presidi per la pulizia e la disinfezione degli stessi. Ad oggi non esiste un prodotto o un preciso protocollo suggerito dal clinico in grado di disinfettare gli apparecchi in modo semplice, rapido e soprattutto fuori casa. Lo scopo di questo studio prospettico randomizzato è stato quello di analizzare la carica batterica e le variazioni della stessa sulla superficie di allineatori trasparenti (Invisalign®, Occluso-o-guide®) dopo diverso inserimento degli stessi in soluzioni igienizzanti. È stato quindi valutato se l’utilizzo di tali soluzioni determina variazioni significative del biofilm presente all’interno dei dispositivi di allineamento.

Materiali e metodi

Sono stati selezionati 24 soggetti (11 maschi e 13 femmine, di età compresa tra gli 8 e i 40 anni, media di 24) candidati al trattamento con allineatori rimovibili trasparenti, a loro volta suddivisi in due gruppi a seconda della tecnica ortodontica utilizzata. I 12 pazienti assegnati al “Gruppo 1” sono soggetti di età compresa tra i 17 e i 40 anni, trattati con allineatori Invisalign® (Figura 1) mentre i 12 pazienti assegnati al “Gruppo 2” sono soggetti di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, trattati con dispositivi elastodontici preformati Occlus-o-guide® serie “G” (Figura 2) in cura presso il Reparto di Ortodonzia dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e la Clinica Universitaria, Dipartimento di Ortodonzia dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese. Di seguito i criteri di inclusione dei soggetti selezionati: non fumatori, assenza di carie e ricostruzioni dentali estese o protesi parziali fisse, buona salute parodontale generale. I soggetti sono stati invitati a non utilizzare nessun tipo di soluzione antiplacca o antisettici orali durante l’intera sperimentazione, e ogni partecipante/genitore del partecipante ha firmato un consenso informato prima dell’inizio dello studio. Due tipologie di apparecchi rimovibili sono state utilizzate: Invisalign® (Align Technology, Santa Clara, California), introdotto nel 1999, utilizza una serie di mascherine trasparenti rimovibili in materiale polimerico che muovono i denti gradualmente nella posizione precedentemente pianificata in un “trattamento virtuale”, usando un software di proprietà. Questi allineatori dovrebbero essere portati idealmente per 20-22 ore al giorno e rimossi solo per mangiare, bere e per le manovre di igiene orale29. Occluso-o-guide® (Ortho-Tain® Orthodontics, Winnetka, Illinois) sono invece dispositivi ortodontici funzionali che mirano a ridurre i tempi di cura e, in alcuni casi, a evitare l’utilizzo di dispositivi fissi. Sono dispositivi elastodontici preformati, costruiti rispettando le chiavi fondamentali di un’occlusione funzionale, adatti a svolgere un’azione scheletrica e dentale. Sono disponibili in differenti serie (N, G, X, U, H) secondo l’azione che svolgono e in differenti misure. Agiscono contemporaneamente su entrambe le arcate dentali.

Le nicchie specifiche per gli elementi dentali hanno l’obiettivo di guidarne l’eruzione secondo una forma di arcata ideale. Nello specifico Occluso-o-guide® serie “G”, usato in questo studio, è indicato per bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, progettato per prevenire lo sviluppo di malocclusioni, per guidare l’eruzione dei canini e dei premolari verso un perfetto rapporto occlusale e per allineare i denti anteriori, se indossato 4 ore al giorno e durante la notte. I 24 pazienti selezionati sono stati suddivisi in due gruppi di studio a seconda della tecnica ortodontica utilizzata. A un mese dall’inizio della terapia è stata eseguita una seduta di igiene orale professionale accompagnata da istruzioni su un protocollo standard di igiene orale. I 12 pazienti assegnati al “Gruppo 1” sono stati trattati con allineatori Invisalign® e per poter ottenere un campione omogeneo sono stati selezionati solo soggetti con una relazione scheletrica di prima classe, normo-divergenti, in I classe molare e con un indice di irregolarità di Little (Little, 1975) compreso tra 1 e 330.

Tabella 1 - Comparazione dati nei soggetti del Gruppo 1 (Invisalign®) ai tempi T0 e T1. Un valore di p <0.05 è stato considerato significativo.
Tabella 1 - Comparazione dati nei soggetti del Gruppo 1 (Invisalign®) ai tempi T0 e T1. Un valore di p
Tabella 2 - Comparazione dati nei soggetti del Gruppo 1 (Invisalign®) ai tempi T2 e T3. Un valore di p <0.05 è stato considerato significativo.
Tabella 2 - Comparazione dati nei soggetti del Gruppo 1 (Invisalign®) ai tempi T2 e T3. Un valore di p

Per definire il piano di trattamento e la realizzazione delle mascherine (da indossare ognuna per due settimane prima di passare a quella successiva) sono state rilevate impronte in silicone delle arcate dentali e una registrazione occlusale in silicone, inviate quindi alla casa produttrice per ottenere la loro digitalizzazione e avere un’immagine 3D computerizzata delle arcate dentarie in occlusione (software ClinCheck®). I 12 pazienti assegnati al “Gruppo 2” sono stati trattati invece con Occluso-o-guide® serie “G” per la correzione di uno o più dei seguenti difetti d’occlusione: overbite aumentato, overjet aumentato, rotazioni dentali lievi, leggeri affollamenti, denti spaziati o morsi crociati di lieve entità a livello dei premolari. La misura del dispositivo preformato è stata rilevata sui quattro incisivi superiori con l’apposito misuratore. Tutti i partecipanti allo studio hanno quindi ricevuto le istruzioni per il lavaggio dei dispositivi rimovibili con le tre soluzioni igienizzanti prese in esame in questo studio:

• acqua; lavaggio dei dispositivi rimovibili con acqua corrente ogni volta che venivano rimossi dal cavo orale;

• clorexidina 0.12% con ADS spray; applicazione dello spray sui dispositivi ogni volta che venivano rimossi dal cavo orale e risciacquo con acqua prima di essere riposizionati in bocca;

• cristalli di sodio carbonato e solfato (Cleaning crystals Invisalign®); immersione dei dispositivi in soluzione di acqua tiepida e cristalli di sodio carbonato e solfato una volta al giorno per almeno un’ora, e risciacquo con acqua prima di essere riposizionati in bocca. Lavaggio solo con acqua per le altre volte in cui i dispositivi venivano rimossi dal cavo orale durante la giornata.

Tabella 3 - Comparazione dati nei soggetti del Gruppo 1 (Invisalign®) ai tempi T0 e T2.
Tabella 3 - Comparazione dati nei soggetti del Gruppo 1 (Invisalign®) ai tempi T0 e T2.
Tabella 4 - Comparazione dati nei soggetti del Gruppo 2 (Occlus-o-guide®) ai tempi T1 e T2. Un valore di p <0.05 è  stato considerato significativo.
Tabella 4 - Comparazione dati nei soggetti del Gruppo 2 (Occlus-o-guide®) ai tempi T1 e T2. Un valore di p stato considerato significativo.

Ogni soluzione igienizzante è stata utilizzata per 7 giorni nei soggetti del Gruppo 1 e 14 giorni nei soggetti del Gruppo 2, poiché i pazienti appartenenti al secondo gruppo hanno indossato i dispositivi circa la metà del tempo giornaliero rispetto a quelli del Gruppo 1. Tra la soluzione B e la C è stata utilizzata per altri 7 giorni nel Gruppo 1 e 14 nel Gruppo 2 la soluzione A per ricreare la medesima flora batterica di partenza sulle superfici dei dispositivi ortodontici presi in esame. Ci si è quindi successivamente dedicati ai prelievi clinici; i campioni per l’esame microbiologico sono stati ottenuti strisciando appositi stub sterili sulla superficie interna delle mascherine di Invisalign® e nelle nicchie dei dispositivi Occluso-o-guide®.

Prelievi per il Gruppo 1:

• dopo 7 giorni di utilizzo della soluzione A a partire dalla consegna delle mascherine numero 1 (T0);

• dopo 7 giorni di utilizzo della soluzione B (T1);

• dopo 7 giorni di utilizzo della soluzione A a partire dalla consegna delle mascherine numero 2 (T2);

• dopo 7 giorni di utilizzo della soluzione C è stato effettuato l’ultimo prelievo (T3).

Prelievi per il Gruppo 2:

• dopo 14 giorni di utilizzo della soluzione A, a partire dalla consegna del dispositivo (T0);

• dopo 14 giorni di utilizzo della soluzione B (T1);

• dopo 14 giorni di utilizzo della soluzione A (T2);

• dopo 14 giorni di utilizzo della soluzione C (T3).

La conservazione dei prelievi si è compiuta in frigorifero alla temperatura di 4 °C per un massimo di 48 ore prima di procedere con l’analisi microbiologica degli stessi. La durata totale della sperimentazione è stata di 28 giorni per il Gruppo 1 e di 56 giorni per il Gruppo 2. Per quanto riguarda l’analisi microbiologica, i campioni sono stati passati su piastre con terreno solido LB-agar e incubati a 37 °C in incubatore per microbiologia. Le colonie batteriche cresciute nelle piastre di coltura dopo 24 ore sono state contate a occhio nudo, e la stessa conta si è ripetuta dopo 48 ore dalla semina in piastra. È stata quindi fatta una media delle conte a 24 e 48 ore per ogni piastra. Quando il numero delle colonie batteriche supera le 500 unità per piastra non è più possibile distinguerle come unità singole e in questi casi si parla di “tappeto confluente” e il numero di colonie conteggiate per quella piastra viene fissato a 600. La parte statistica dello studio per il confronto dei dati è stato effettuato con il test T-student per dati appaiati. Una significatività statistica è stata assunta a un p ≤ 0,05 (avere una probabilità inferiore al 5% di definire erroneamente una differenza esistente). Tutti i dati sono stati analizzati con un software statistico (Minitab®, version 15.1.1.0 for Windows, Minitab Inc, State College, Pennsylvania). Oltre alle analisi statistiche, i risultati sono stati comparati con le seguenti codifiche: trattamento (Invisalign® I, Occluso-o-guide® O), soluzione igienizzante utilizzata (acqua W, clorexidina 012 con ADS spray S, Cristalli di sodio carbonato e solfato C), primo o secondo ciclo con acqua (Figure 3, 4).

Tabella 5 - Comparazione dati nei soggetti del Gruppo 2 (Occlus-o-guide®) ai tempi T2 e T3. Un valore di p <0.05 è stato considerato significativo.
Tabella 5 - Comparazione dati nei soggetti del Gruppo 2 (Occlus-o-guide®) ai tempi T2 e T3. Un valore di p
Tabella 6 - Comparazione dati nei soggetti del Gruppo 2 (Occlus-o-guide®) ai tempi T0 e T2.
Tabella 6 - Comparazione dati nei soggetti del Gruppo 2 (Occlus-o-guide®) ai tempi T0 e T2.

Risultati

L’analisi dei valori dei delta medi ottenuti dalla sperimentazione ha evidenziato che l’utilizzo di sola acqua corrente per la detersione dei dispositivi porta alla formazione di una notevole carica batterica sulla superficie dei dispositivi presi in analisi. L’utilizzo di spray con clorexidina 012 ADS (prototipo Curadent) ha portato invece a una riduzione del 21,06% della carica batterica sulle superfici di Occluso-o-guide®, mentre l’utilizzo dei cristalli di sodio carbonato e solfato (Cleaning crystals Invisalign®) ha mostrato una riduzione del 35,44% della carica batterica sulle mascherine Invisalign® e del 60,75% sulle superfici di Occluso-o-guide®. Questa ricerca rappresenta uno studio preliminare che compara i dati dell’analisi microbiologica, eseguita per valutare le variazioni della carica batterica sulla superficie di allineatori trasparenti, realizzati con materiali differenti (Invisalign®, Occluso-o-guide®), dopo diverso trattamento degli stessi con soluzioni igienizzanti. Nonostante il piccolo campione numerico, l’analisi della variazione di carica batterica sulla superficie dei due diversi dispositivi ha permesso di ottenere risultati statisticamente significativi. Tali risultati si inseriscono in una letteratura variegata ma ancora poco “evidente” in merito a precisi protocolli di detersione di apparecchi ortodontici sempre più utilizzati31.

Tabella 7 - Calcolo del delta medio (∆) delle colonie batteriche  comparando i risultati ottenuti dalla conta delle colonie dopo l’utilizzo del solo placebo (W1-W2), dopo impiego di clorexidina 012 con ADS spray (∆W1-S) e dopo utilizzo di cristalli di sodio carbonato e solfato nei Gruppi A (Invisalign®) e B (Occlus-o-guide®).
Tabella 7 - Calcolo del delta medio (∆) delle colonie batteriche
comparando i risultati ottenuti dalla conta delle colonie dopo l’utilizzo del solo placebo (W1-W2), dopo impiego di clorexidina 012 con ADS spray (∆W1-S) e dopo utilizzo di cristalli di sodio carbonato e solfato nei Gruppi A (Invisalign®) e B (Occlus-o-guide®).

Conclusioni

In conclusione si può quindi affermare che l’utilizzo di sola acqua corrente per la detersione dei dispositivi presi in esame ha portato alla formazione di una notevole carica batterica sulle superfici degli stessi, l’impiego dei presidi di detersione, spray con clorexidina 012 ADS e cristalli di sodio carbonato e solfato, ha evidenziato invece una diminuzione della carica batterica sulle superfici di entrambi i dispositivi ortodontici. I cristalli di sodio carbonato e solfato sono risultati più efficaci dello spray con clorexidina 012 ADS, soprattutto sui dispositivi Occluso-o-guide® e questo dato potrebbe essere correlato alla diversa tipologia e porosità di superficie dei dispositivi oppure al differente sistema di detersione: i cristalli vengono utilizzati creando una soluzione acquosa nella quale gli allineatori vengono immersi totalmente per un tempo prolungato, mentre lo spray viene spruzzato sulle superfici dei dispositivi ogni volta che questi vengono rimossi dal cavo orale; l’obiettivo di questo prototipo Curadent infatti è quello di offrire un sistema comodo ed efficace per la detersione di questi dispositivi anche quando ci si trova fuori casa. Un aumento del campione preso in esame, l’analisi microstrutturale delle superfici dei differenti dispositivi e l’utilizzo di un diverso sistema di detersione contenente clorexidina - come soluzioni acquose o gel che la contengano - potrebbero essere tutti ulteriori sviluppi di questa ricerca.

Corrispondenza
Dott.ssa Lavinia Solidoro
lavinia.solidoro@gmail.com

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