Solo quest’anno nelle facoltà straniere si sono laureati in odontoiatria 1080 italiani. In Italia se ne sono laureati circa 800. Il nostro Paese avrà più del doppio dei dentisti che ha programmato. Le conseguenze del surplus ci sono già e sono drammatiche: il 52% di tutta l’emigrazione formativa in Europa è italiana. I dati sono stati presentati al 4° Congresso Politico dell’Associazione Italiana Odontoiatri. «La pletora odontoiatrica continua a crescere e il test d’ammissione ai ben 34 corsi di odontoiatria sparsi negli atenei italiani per com’è congegnato non basta ad evitarla», afferma Gerhard Seeberger, speaker della Federazione mondiale delle Associazioni odontoiatriche (FDI). «Così com’è il test – afferma il Vice Presidente AIO Fausto Fiorile - non fa argine al desiderio di molti giovani di diventare dentista, né evidenzia vocazioni visto che molte domande sono fuori centro e alcune assurde: in un caso è persino stato chiesto l’anno di nascita di una conduttrice tv nota ai gossip. Dai lavori – conclude Delogu - è emersa la necessità di riformare la modalità degli accessi con un’attenzione particolare alle attitudini individuali e alle reali vocazioni con un percorso di indirizzo e valutativo che parta già dalla scuola media superiore».
Sistema da riformare: l’analisi emersa dal congresso AIO

Sanità: meno della metà dei medici si aggiorna quanto dovrebbe
Adnkronos Salute lancia l’allarme tramite Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), a margine della sesta Conferenza nazionale sulla formazione continua in medicina, in corso a Roma. Il bilancio che si evince dai dati raccolti evidenzia che i medici italiani si aggiornano, ma non quanto dovrebbero. Almeno secondo quanto stabilito dalla legge, che prevede il conseguimento di 150 crediti formativi in tre anni. “Al momento, la percentuale dei medici che ha assolto tutto il debito formativo è circa il 38%”.
“Ad un altro 8-10% - spiega Bianco - mancherebbero invece 8-10 crediti. Con un piccolo sforzo - aggiunge Bianco - si potrebbe quindi arrivare al 50%” dei medici in regola col conseguimento dei crediti. “Che non è poco”, sottolinea Bianco. “Questi dati - conclude - ci dicono però quanto ancora ci sia da fare per raggiungere l’obiettivo del 100%”.
Eugenio Paglia di nuovo in Nobel
Il Managing Director di Nobel Biocare Italiana, Eugenio Paglia, tornato lo scorso giugno, dopo una pausa di nove anni, a ricoprire questo importante ruolo (che era stato già suo dal 1991 al 2004), spiega perché oggi più che mai sia di grande importanza riflettere sulle caratteristiche del mercato dentale, non privo di contraddizioni, ma anche rispondere con soluzioni nuove ai bisogni dei liberi professionisti, persone che in questi anni hanno saputo relazionarsi in modo proficuo con il mondo delle aziende, ma anche con l’Università, proponendo un modello di ricerca all’avanguardia.
Istvan Urban e i limiti della GBR
Relatore di fama internazionale nel campo dell'implantologia, Istvan Urban, libero professionista a Budapest, ma anche docente di Odontoiatria implantare alla Loma Linda University in California e di Parodontologia all’Università di Szeged, in Ungheria, in questa intervista spiega i limiti della GBR, la Guided Bone Regeneration, oggetto della sua relazione al Nobel Biocare Symposium tenutosi lo scorso ottobre a Riccione.
Sanità: bene investimenti Enpam, +6,3% in 10 mesi
Nei primi dieci mesi del 2014 gli investimenti finanziari della Cassa dei medici e dei dentisti hanno segnato un +6,3%. A guidare la salita sono stati l’andamento delle azioni e delle obbligazioni tramite indici passivi, diversificati in tutto il mondo, e i titoli di Stato italiani.
Bene anche i titoli strutturati (2,3 miliardi di euro), anch’essi con una performance in crescita attorno al 6%. È la prima volta - afferma il presidente Enpam Alberto Oliveti - che la Fondazione diffonde dati sulla redditività in corso d’anno. “Il nostro obiettivo è far sì che i nostri iscritti in ogni momento sappiano qual è il valore reale dei risparmi previdenziali che ci hanno affidato”.
Lavoro a rischio per i futuri laureati
Se entro tre anni non verrà aumentato il numero della borse di studio per la specializzazione in medicina fra sei anni circa 10mila giovani laureati rimarranno senza lavoro. A lanciare l’allarme è Angelo Mastrillo: “Da quest’anno si registra un’impennata del numero degli iscritti (circa 16.500) a seguito delle pronunce della magistratura amministrativa sui numerosi ricorsi presentati in relazione ai test di ammissione. Ebbene da qui a sei anni sono attesi circa 14 mila laureati, vale a dire circa l’85% degli iscritti. Quindi o si triplica il numero delle borse di studio oppure, tra sei anni, circa 10 mila giovani medici rimarranno, di fatto, senza lavoro”.
A peggiorare la situazione in campo odontoiatrico sono dentisti di ritorno dagli atenei esteri ogni anno che fanno saltare il numero chiuso. «Oltre 600 laureati in odontoiatria italiani provenienti da paesi dell’Unione Europea o da corsi di laurea extra Ue “parificati” si aggiungeranno ogni anno per i prossimi 4-5 anni ai circa 800 neolaureati provenienti dagli atenei italiani. L’allarme lo lancia Associazione Italiana Odontoiatri. Al 4° Congresso Politico l’obiettivo di AIO sarà verificare con i politici e con tutti i protagonisti della filiera del dentale e della formazione nel dentale, con un dibattito “in diretta”, le possibili alternative – anno o biennio comune per le facoltà sanitarie, test d’ingresso in quarta superiore - per superare il blocco, ormai costantemente aggirato».
Il Congresso è in programma a Roma al Centro Congressi Cavour (Via Cavour 50/A) sabato 22 novembre. Ci saranno rappresentanze della medicina generale e della specialistica ambulatoriale.
Brasile: sesto congresso SBENDO
Apre oggi a San Paolo, e si terrà fino al 22 novembre, la sesta edizione del congresso della SBENDO, società brasiliana di endodonzia. L’importante evento sarà affiancato da un concomitante congresso della società latino americana di endodonzia giunto alla terza edizione. Il Dentista Moderno è organo ufficiale dell’evento e provvederà alla pubblicazione online di un supplemento per far vivere appieno ai propri lettori questa manifestazione.
Il vasto programma dell’evento è visualizzabile al seguente link: http://www.sbendo2014.com.br/wp-content/uploads/2013/08/Programao_Final.pdf.
Ricette in busta chiusa: più privacy per i pazienti
Le ricette in farmacia o nelle sale d’attesa degli studi medici vanno consegnate in busta chiusa.
Lasciare ricette e certificati incustoditi, in vaschette poste sui banconi delle farmacie o sulle scrivanie degli studi medici, viola la privacy dei pazienti.
Ė quanto affermato dal Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, in una lettera inviata al Presidente della federazione italiana medici di medici generale (Fimmg), in risposta agli allarmi ingiustificati sui presunti divieti dell’Autorità diffusi nei giorni scorsi in seguito agli articoli e lettere apparsi su alcuni quotidiani.
Sempre più disoccupazione nel SSN
“Un posto di lavoro a tempo indeterminato nel SSN diventa sempre più un miraggio e merce rara nelle fasce d’età tra i 30 e 40 anni”. Ė la denuncia dei medici di Anaao Giovani per cui “ciò che sta accadendo in merito alla formazione medica in Italia, ha del surreale. Se guardiamo ai numeri, su 25.000 iscritti a Medicina e Chirurgia nei soli anni accademici 2013-2014 e 2014-2015, arriveranno alla laurea in 17.500 e di questi solo poco più di 5.000 potranno entrare nelle Scuole di Specialità.
Inoltre, negli ultimi dieci anni il numero degli iscritti al corso di Laurea è aumentato esponenzialmente. Attualmente nel circuito formativo pre e post laurea vi sono almeno 96mila tra studenti, neolaureati e specialisti. Entro il 2020 avremo almeno 12.000 medici potenziali disoccupati”.
Ma “se aule, didattica e professori universitari sono insufficienti”, Anaao Giovani valuta con “interesse la proposta di creare un doppio canale formativo” e sul tema il sindacato si dice “pronto al confronto”.
L’ipotesi è di conseguire “la specialità sia con modalità concorso nazionale e contratti finanziati dal MIUR, mantenendo standard formativi che prevedano come da legge la rotazione in strutture del SSN”.
Asset intangibili, beni tangibili e la crisi in odontoiatria
Da un’indagine sull’andamento economico degli studi odontoiatrici in Italia, si rileva che non sia affatto vero che la crisi abbia piallato indistintamente tutti gli studi nella stessa maniera. Si sono infatti individuati circa diecimila studi odontoiatrici, sugli oltre trentaseimilaseicento esistenti, che in questi anni sono comunque riusciti a crescere. Questi studi hanno quasi sicuramente continuato a sviluppare il proprio lavoro professionale facendo leva contemporaneamente sugli investimenti e sui cosiddetti «asset intangibili» ovvero, hanno contemporaneamente investito in tecnologia e sul marchio, che per un libero professionista significa aver fondamentalmente investito su sé stesso.
La tecnologia, dunque, e l’intangibile pagano e promuovono la crescita dello studio professionale. Ecco allora che se il tangibile, ovvero la tecnologia, da solo non riuscirà a sostenere il rilancio dello studio, l’intangibile da solo potrà ancora fungere da valido supporto, ma non riuscirà più ad essere – da solo – determinante.
Ma allora ecco spiegato perché l’high-tech che, a prima vista, sembrava incentivare poco il libero professionista, in quanto non riusciva a far massa critica per giustificare l'investimento, ha ben presto fatto superare a molti professionisti questa visione frammentata.
Può essere infatti successo che, in questi diecimila studi professionali, si siano resi conto del rinnovato consenso che erano riusciti a crearsi intorno grazie alle nuove tecnologie, ottenendo nuovi ed interessanti risultati, in primis sul piano clinico, che si sono positivamente riflessi sul piano del «marchio» oltre ad aver portato, come sottoprodotto, risultati anche sul piano economico.
Detto questo, è giusto precisare che le trasformazioni in atto non sono più solo un problema di allocazione delle risorse, se l’interesse del professionista, con il quale da sempre combatto, sarà sempre più anche quello di attrarre stabilmente più pazienti nel proprio studio, grazie al proprio «marchio« e grazie alle nuove tecnologie da lui acquisite.
E questo non perché io, questa mattina, mi sia svegliato male, ma perché bisogna urgentemente imparare a cavalcare la domanda nel mercato odontoiatrico e smetterla di pensare all’offerta.
Che nessuno si offenda: sto parlando in modo basico delle classiche curve dell’offerta e della domanda, studiate sui classici di economia.
L’offerta odontoiatrica che in Italia è oramai da tempo quantitativamente sovrabbondante e che qualitativamente rimane un’eccellenza riconosciutaci a livello mondiale è, per ora, decisamente tramontata per importanza.
Dai prossimi giorni sarà infatti la domanda a dominare la scena sul mercato, perché a livello macro economico la domanda è stata favorita da scelte politiche, quali il Tfr dei dipendenti delle aziende private che è andato a costituire Fondi di matrice politica che interverranno a breve ed a tutela dei propri associati nel medicale, o meglio e più in dettaglio nel nostro amato dentale.
Inoltre, sempre la vituperata domanda è cambiata perché sono anche comparsi attori come le assicurazioni, vedi Unipol, che si è per ora solo affacciata sul dentale con Unisalute ,ma che, sempre per ora, ha fatto solo da apripista.
E infine che dire delle Regioni che, pur senza liquidità, qualcosa nel pubblico dovranno e vorranno pur fare, in questo Paese dove la classe media ha le ossa rotte.
Non c’è nessun complotto ordito da alcun potere occulto contro l’odontoiatria, nessuna Santa Alleanza, ma è solo l’effetto del mercato dove, se non muta la nostra percezione, diventa irrealistico pensare a un recupero di tutti gli attuali operatori.
Tecnologia e beni intangibili ci aiuteranno a battere la crisi.
CED: l’importanza dell’uso consapevole degli antibiotici
Ė noto come negli ultimi anni la resistenza agli antibiotici sia notevolmente aumentata: la mancanza di efficacia e la carenza di ricerca e sviluppo destano serie preoccupazioni e richiedono una risposta comune.
Essere giornalmente a contatto diretto con i pazienti permette ai dentisti di sensibilizzarli sull’utilizzo consapevole dell’antibiotico e di valutarne la prescrizione.
“Noi dentisti siamo chiamati a tutelare anche la salute futura dei nostri pazienti quando prescriviamo i farmaci”, ha dichiarato Marco Landi, Vicepresidente CED (Council of European Dentists), che in occasione della Giornata europea sull’antibiotico ha elaborato un documento con le raccomandazioni per i professionisti della salute sull’utilizzo consapevole degli antibiotici.
“Abbiamo voluto creare uno strumento agile, di facile consultazione con indicazioni chiare per i nostri pazienti in modo da poterli sensibilizzare sull’utilizzo consapevole di questi farmaci”.
“Ė fondamentale - continua Landi - che tutti noi professionisti della salute lavoriamo per combattere la resistenza antibiotica. Gli antibiotici devono essere prescritti in modo responsabile monitorando i risultati oltre a spiegare ai nostri pazienti come devono essere assunti. Il mio appello, e quello di tutto il CED, è quello di contribuire a far in modo che gli antibiotici rimangano efficaci evitando il più possibile il loro abuso, quindi ricorrere alla loro prescrizione solo quando estremamente necessario, e motivando il paziente sui rischi dell’auto-medicazione”.
L’80% dei chirurghi teme la denuncia
Un sondaggio promosso da Cineas (Consorzio universitario per l’ingegneria delle assicurazioni del Politecnico di Milano) in collaborazione con l’Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri italiani) ha portato alla luce dati che fanno riflettere. L’80% dei chirurghi ha subito nel corso della carriera una denuncia o un esposto per presunti eventi avversi. Quasi 9 chirurghi su 10 affermano che il rischio di subire una denuncia da parte dei pazienti è tra i fattori di maggiore preoccupazione professionale, seguito da quello di perdere il proprio patrimonio personale (83%) e la propria reputazione (77%).
L’obiettivo era verificare la conoscenza delle norme che disciplinano la responsabilità professionale, il livello di preoccupazione e di informazione della categoria circa le condizioni e i costi della responsabilità civile professionale e i “desiderata” in termini di aggiornamento professionale sul rischio clinico. Proprio per non correre il rischio di denuncia, il 54% dichiara di aver prescritto più esami strumentali di quelli che riteneva sufficienti, il 48% ha prescritto più esami di laboratorio e il 42% più visite specialistiche. Il 92%, inoltre, ritiene che le norme che disciplinano la responsabilità civile medica abbiano ripercussioni sullo svolgimento del rapporto medico/paziente.
Le lesioni nervose
Se ne è parlato in modo approfondito a Milano, all’Ospedale San Paolo, lo scorso 5 novembre, in occasione del convegno “Gestione delle lesioni nervose di interesse odontostomatologico” promosso dal professor Federico Biglioli dell’Università degli Studi di Milano e sponsorizzato da “Il Dentista moderno”. All’evento, valido anche ai fini ECM, hanno partecipato circa 180 medici e odontoiatri provenienti da tutta Italia che nel corso della giornata hanno potuto assistere in diretta a due interventi chirurgici, ma anche alle relazioni degli esperti che hanno affrontato l’argomento da ogni punto di vista. Oltre all’inquadramento anatomico e neurologico delle lesioni nervose del cavo orale, sono state infatti illustrate le tecniche avanzate di gestione dei nervi in chirurgia orale e maxillo-facciale, nonché le terapie mediche e microchirurgiche delle lesioni nervose, ma anche gli aspetti medico legali riferiti a questo delicato ambito di grande interesse per l’odontoiatra.
La giornata di studio si è conclusa con la discussione di alcuni casi presentati dai relatori, ma anche dai partecipanti che oltre alle nozioni teoriche hanno potuto beneficiare della presentazione di casi clinici concreti, gli stessi con cui il libero professionista è solito confrontarsi nella pratica quotidiana.
È stato forse questo a spingere molti odontoiatri provenienti anche da fuori regione a partecipare all’evento che è valso 8 crediti formativi, ma soprattutto la possibilità di raccogliere in un colpo solo tutto quel che serve per prevenire le lesioni nervose e gestirle in modo consapevole ed equilibrato a garanzia del paziente, ma anche dell’odontoiatra.
Medicina difensiva: buone pratiche organizzative e gestionali per contrastarla
“L’adozione di buone pratiche cliniche, organizzative e gestionali gioca un ruolo fondamentale per contrastare il fenomeno della medicina difensiva”. Ė quanto ha dichiarato il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco, durante il workshop “Medicina difensiva – Sperimentazione di un modello per la valutazione della sua diffusione e del relativo impatto economico” organizzato da Agenas a Roma.
Lo studio è stato effettuato in 4 regioni (Lombardia, Marche, Sicilia, Umbria) su un campione di circa 1500 medici ospedalieri. Il 58% degli intervistati ha dichiarato di praticare la medicina difensiva. Le prestazioni più frequenti per cui la si pratica sono nel 33% gli esami laboratorio, sempre con il 33% gli esami strumentali, per il 16% le visite specialistiche, mentre il 6% decide di non fornire cure potenzialmente efficaci ma ad alto rischio complicazioni. Le cause principali sono: per il 31% la legislazione sfavorevole per il medico, per il 28% il rischio di essere citati in giudizio e per il 14% lo sbilanciamento del rapporto medico-paziente con eccessive richieste e aspettative. Secondo gli intervistati le azioni potenzialmente efficaci per ridurre la medicina difensiva sono per il 49% attenersi alle evidenze scientifiche e per il 47% riformare le norme che disciplinano la responsabilità professionale.
Amedeo bianco ha inoltre dichiarato: “I medici sono sotto pressione. La percezione dei professionisti soprattutto rispetto alla questione giuridico-legislativa è nettamente sfavorevole e coincide con quella delle assicurazioni per cui ci sono problemi: basso livello gestione rischio clinico in strutture; i lunghi tempi dei processi civili che superano anche i 10 anni e per cui non si riescono a conteggiare nel tempo l’entità dei risarcimenti che tra l’altro oggi in Italia sono largamente discrezionali”. Bisogna “cercare di dare soluzioni: potenziare la gestione e prevenzione del rischio in tutti i suoi aspetti; lavorare su responsabilità civile e penale correggendo situazioni anomale e inserire le tabelle per i risarcimenti. Se facciamo queste cose limitiamo anche l’impatto sulle assicurazioni”.
Test di ammissione a odontoiatria: una situazione confusa
Ė grottesca la situazione creatasi dopo le varie sentenze che consentono a oltre 5mila studenti di iscriversi in sovrannumero ai corsi di medicina e odontoiatria nonostante non abbiano superato i test di ammissione. Situazione resa ancora più confusa, se era possibile, dalle varie contraddittorie decisioni del Miur che prima impone ai vincitori dei ricorsi di iscriversi negli atenei disponibili secondo un’ipotetica graduatoria che considerava il minimo scarto tra il primo in graduatoria e il punteggio ottenuto dal ricorrente e poi cambia idea e permette al ricorrente di iscriversi in sovrannumero nell’ateneo scelto.
“In questo modo sono stati penalizzati gli studenti che hanno superato il test ma sono entrati in graduatoria con un punteggio basso e non hanno potuto iscriversi nell’ateneo prescelto”, commenta il Presidente Nazionale ANDI Gianfranco Prada, che aggiunge: “quindi chi si è affidato all’avvocato è stato premiato rispetto a chi ha superato il test regolarmente. Anch’io, come denunciato dal Presidente CAO Giuseppe Renzo nei giorni scorsi, sono convinto che questi errori non possono arrivare (ogni anno) per una casualità ma abbiano come fine quello di rendere inutile la programmazione degli accessi”.
Sul tema il Presidente della FNOMCeO Amedeo Bianco, ha inviato una lunga lettera al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in cui esprime le sue riflessioni sulla vicenda dei test di ammissione a Medicina e Odontoiatria e alle Scuole di Specialità mediche.












