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Adempimenti e scadenze del mese di marzo

Adempimenti e scadenze

Il mese di marzo si caratterizza per alcuni adempimenti di particolare rilievo. Si apre e si chiude, infatti, il termine per l’inoltro della domanda di credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa periodica, anche online.
Ricorre inoltre il versamento della tassa di concessione governativa dovuta dalle società di capitali e il termine per il pagamento del saldo IVA annuale, se dovuto, che in un settore largamente caratterizzato da operazioni esenti interessa in misura più contenuta gli operatori principali.
Marzo è anche il mese della Certificazione Unica: entro la scadenza prevista occorre consegnare agli interessati la certificazione dei redditi corrisposti nel 2025 e provvedere al relativo invio telematico all’Agenzia delle Entrate, almeno per quanto riguarda i redditi di lavoro dipendente e assimilati.
Di interesse è inoltre il termine “di grazia” per il versamento tempestivo di una rata della “rottamazione quater”, per i contribuenti che abbiano aderito alla definizione agevolata e intendano conservarne i benefici.
Infine, ENPAM chiama alla cassa i professionisti che hanno optato per la rateazione “lunga” dei contributi dovuti a “Quota B”.

 Agenzia delle entrate

Domenica 1 marzo

  • Investimenti pubblicitari 2026 - Credito d'imposta - Comunicazione di accesso. Termine iniziale per presentare in via telematica la comunicazione per l’accesso al credito d’imposta per gli investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica, anche on line, relativi al 2026, concesso nella misura unica del 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati. Il valore complessivo dei suddetti investimenti agevolabili deve superare almeno dell’1% gli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi di informazione nell’anno precedente. La comunicazione per l’accesso al credito può essere trasmessa fino al 31/3/2026.

Lunedì 2 marzo

  • Imposta di bollo. Sono in scadenza due adempimenti collegati all’imposta di bollo sulle fatture emesse. Si tratta del versamento dell’imposta di bollo per le fatture elettroniche emesse tramite SdI nel trimestre ottobre 2025-dicembre 2025, e di quello della prima rata bimestrale da parte dei soggetti autorizzati all’assolvimento dell’imposta di bollo virtuale.

Domenica 8 marzo 

  • Sistema Tessera sanitaria - Opposizione all'utilizzo dei dati delle spese sanitarie - Cancellazione volontaria da parte del cittadino di singole spese sanitarie sostenute nel 2025, affinché non siano comunicate all’Agenzia delle Entrate per l’inserimento nei modelli 730/2026 e REDDITI PF 2026 precompilati.

Domenica 15 marzo

Adempimenti contabili

  • Fatture “differite”. Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per uno o più importi incassati dallo stesso cliente nel mese precedente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere fattura entro la data odierna);
  • Acquisti intracomunitari, annotazione. Termine ultimo per l’annotazione nel registro degli acquisti e in quello delle vendite delle fatture di acquisto ricevute nel mese precedente, con riferimento a tale mese.

Lunedì 16 marzo

Adempimenti

  • Certificazione unica CU 2026, consegna ai sostituiti, termine per consegnare o trasmettere ai sostituiti, lavoratori dipendenti le “Certificazioni Uniche 2026”, redatte con il “modello sintetico”, relative alle somme corrisposte nel 2025 a titolo di redditi di lavoro dipendente o di lavoro autonomo. La modalità di consegna o trasmissione è libera. Si ricorda, infine, che l’art. 3, D.Lgs. n. 1/2024 ha disposto l’abrogazione dell’obbligo di certificazione per i compensi corrisposti a titolari di partita IVA in regime forfetario a partire dall’anno d’imposta 2024.
  • Certificazione Unica 2026 - Trasmissione telematica CU lavoro dipendente. Termine per trasmettere in via telematica all’Agenzia delle Entrate, direttamente o tramite intermediario, le “Certificazioni Uniche 2026”, relative ai compensi corrisposti ai dipendenti e assimilati nel 2025.

Regolarizzazioni

  • Autofattura di acquisto intracomunitario. Termine ultimo per i soggetti che nel mese di dicembre 2025 hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi per i quali non hanno ricevuto la relativa fattura entro il mese di febbraio 2026, per emettere autofattura;
  • Autofattura integrativa di acquisto intracomunitario. I soggetti che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi, se hanno ricevuto una fattura indicante un corrispettivo inferiore a quello reale, devono emettere autofattura integrativa in relazione alle fatture registrate nel mese precedente;

Comunicazioni

  • “Esterometro”. scade il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente; la comunicazione non riguarda le operazioni per le quali è stata ricevuta una bolletta doganale o una fattura elettronica e gli acquisti di beni e servizi non rilevanti territorialmente ai fini IVA in Italia ai sensi degli artt. 7 - 7-octies del DPR 633/72, qualora siano di importo non superiore a 5.000,00 euro per singola operazione;
  • “Dati aggiuntivi”, datori di lavoro con massimo cinque dipendenti al 31/12/2024, termine entro il quale il sostituto d’imposta deve trasmettere in allegato al modello F24 con il quale versa le ritenute fiscali mensili dei suoi dipendenti il nuovo modello denominato “PROSPETTO DELLE RITENUTE/TRATTENUTE OPERATE” sui redditi di lavoro dipendente o autonomo, ovvero a questi assimilati, relative al mese precedente; si tratta di una scelta facoltativa, in alternativa alla presentazione del consueto “modello 770” annuale. 

Versamenti

  • Imposta sostitutiva, dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
  • Iva annuale, saldo IVA relativo al 2025. Termine per il versamento del saldo IVA relativo al 2025, se dovuto, risultante dalla dichiarazione IVA 2026. Il versamento del saldo IVA non è dovuto se l’importo a debito non è superiore a 10,33 euro. Dunque, considerando gli arrotondamenti all’unità di euro previsti in dichiarazione annuale, l’importo minimo da versare è pari a 11,00 euro. Il saldo IVA risultante dalla dichiarazione può essere versato in un’unica soluzione o in forma rateale, da un minimo di due a un massimo di 10;
  • Iva mensile, contribuenti ordinari mensili e forfetari, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente; se l’imposta da versare non è superiore a 100 euro, il versamento può essere effettuato insieme a quello relativo al mese successivo;
  • Ritenute d’acconto operate nel mese precedente, versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo e sui compensi per lavoro dipendente e assimilato corrisposti nel mese precedente;
  • Società di capitali, versamento tassa di concessione governativa per la bollatura di libri e registri, nella misura forfettaria di 309,87 €. se il capitale sociale non supera l’ammontare di 516.456,90 €., di 516,46 €. se supera detto ammontare.

Martedì 31 marzo

Comunicazioni

  • Bonus pubblicità, per le imprese e i lavoratori autonomi. Termine finale per presentare al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, utilizzando i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, la domanda di accesso al credito d’imposta del 75% per gli incrementi degli investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica, anche on line, relativi al 2026; Il valore complessivo dei suddetti investimenti agevolabili deve superare almeno dell’1% gli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi di informazione nel 2025.

 Agenzia delle entrate riscossione

Lunedì 9 marzo

Versamenti

  • “Rottamazione quater” delle cartelle esattoriali, scadenza del termine di tolleranza per cui il pagamento, per chi ha aderito alla definizione agevolata e scelto il pagamento rateale del dovuto, della undicesima rata, il cui termine ordinario è scaduto il 28 febbraio, è considerato comunque tempestivo.

 Inps

Lunedì 16 marzo

Versamenti

  • Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
  • Contributi della “Gestione separata”, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori relative ai compensi corrisposti nel mese precedente.

 Enpam

 Martedì 31 marzo

Versamenti

  • Quota B, sesta delle nove rate previste per chi avesse scelto questa modalità di rateazione con la domiciliazione bancaria.

 

La cementazione adesiva odontoiatrica

cementazione adesiva odontoiatria

Il concetto di odontoiatria adesiva ha rivoluzionato l’approccio clinico in termini di preparazione, durata, estetica e riabilitazione. La superiorità estetica, la biocompatibilità e i vantaggi funzionali dei manufatti ceramici hanno determinato un ampliamento della rosa di indicazioni cliniche al loro utilizzo. La conoscenza delle proprietà dei materiali dentali e dei protocolli relativi alla loro cementazione diventano determinanti nel decretare il successo a lungo termine del trattamento protesico. Oggi come in passato vale il principio secondo il quale il cemento non deve essere l’elemento che consente di correggere difetti di precisione del restauro o errori nella preparazione del dente. Il cemento adesivo deve “semplicemente” garantire un’affidabile e duratura adesione del materiale con cui è stato realizzato il manufatto protesico ai tessuti duri del dente e ai materiali utilizzati per la ricostruzione.

Tecnologia adesiva odontoiatrica

Ancora oggi assistiamo a una continua rapida evoluzione della tecnologia adesiva odontoiatrica che vide i suoi albori nel 1956, anno in cui Buonocore pubblicò un articolo nel quale presentava un metodo per fare aderire efficacemente e durevolmente le resine acriliche a dentina e smalto. In realtà il primo tentativo in questa direzione fu eseguito nel 1951 dal chimico svizzero Hagger, che utilizzò il monomero funzionale glicerofosfato dimetracrilato (GPDM) ancor oggi presente come principale monomero funzionale in alcuni materiali adesivi. Nel 1952, Kramer e McLean dimostrarono che il GPDM potenziava l’adesione alla dentina “infiltrandosi nella superficie e formando uno strato intermedio”. Fu però dallo studio di Buonocore che venne sviluppata la prima generazione di adesivi a base di GPDM, dove l’adesione era garantita dal legame ionico tra il suo gruppo funzionale fosfato e l’idrossiapatite. In realtà, i primi adesivi commercializzati negli anni Sessanta dimostrarono un legame alla dentina instabile e molto basso. Da allora, attraverso gli anni, la risoluzione di problemi che via via venivano alla luce e la scoperta di nuovi meccanismi, siamo giunti all’ottava generazione di adesivi, gli adesivi universali, che ogni operatore può utilizzare con la metodica che ritiene essergli più congeniale (etch&rinse, self-etch o combinata). Il monomero funzionale ritenuto oggi uno dei più efficaci è il 10-metacrilossidecil-diidrogeno-fosfato (10-MDP).

I pilastri dell’adesione

I fattori che condizionano l’adesione ai tessuti dentali di qualsiasi materiale dentale (adesivi, cementi, ecc) sono: bagnabilità della superficie, microritenzioni (o interconnessioni micromeccaniche) e interazioni chimiche.
Un’adeguata bagnabilità di superficie è il requisito fondamentale affinché si possa realizzare un ottimale contatto di superficie tra il materiale adesivo e la superficie o il substrato ai quali deve aderire. Affinché un liquido si distribuisca uniformemente su una superficie solida, la sua tensione superficiale deve essere inferiore all’energia superficiale del substrato. Ovviamente, materiali non liquidi come cementi autoadesivi e compositi possiedono una viscosità che ostacola la loro diffusione uniforme sulla superficie in un certo lasso di tempo. Altri fattori possono concorrere, come ruvidità della superficie, energia superficiale del substrato alta (smalto mordenzato) o bassa (dentina ricoperta di smear-layer), effetti promuoventi l’adesione come le forze capillari (adesione a smalto mordenzato), idrofilia o idrofobia della superficie e presenza di porosità nell’interfaccia (aria e/o umidità) che indeboliscono l’integrità dell’adesione.
I detriti derivanti dalla fresatura interferiscono direttamente con la bagnabilità della superficie quando sono spalmati e compattati su smalto e dentina, tanto da diventare il maggior ostacolo all’adesione se presenti. Finire le cavità con frese per lucidatura che lascino uno strato di smear-layer più sottile e meno compatto e utilizzare, in aggiunta, strumenti alternativi quali l’abrasione sonica, la sabbiatura e l’ablazione con laser a femtosecondi sono tutti mezzi per ridurre l’interferenza dello smear-layer sull’adesione.

La microritenzione o interconnessione micromeccanica è probabilmente il principale meccanismo di legame ai tessuti mineralizzati come smalto e dentina.
Le microritenzioni possono essere ottenute principalmente in due modi:

  • (micro)irruvidimento meccanico;
  • (auto)mordenzatura chimica.

La preparazione della cavità mediante frese irruvidisce di per sé le superfici, con decontaminazione della superficie. Nonostante questo, superfici che sono poco ricettive dell’adesione, come lo smalto aprismatico e fluorotico e la dentina sclerotica vetrosa, richiedono di essere quanto meno irruvidite e a volte persino rimosse in parte o in toto. Va da sé che lasciare detriti spalmati sulle pareti della cavità, come già detto, può interferire con l’adesione. La mordenzatura dello smalto elimina ogni interferenza dello smear-layer e, nello stesso tempo, crea profonde fossette da mordenzatura, all’interno delle quali le resine fluide possono fluire con relativa facilità per capillarità e diventare così interconnessioni micromeccaniche.

L’interazione chimica è il contatto più intimo possibile tra atomi e molecole ed è ritenuta contribuire in modo particolare alla durata dell’adesione. Non si traduce in una forza di adesione maggiore, ma sarà in grado di prevenire une riduzione della forza di legame con l’invecchiamento. Dovrebbe coinvolgere principalmente la componente inorganica dell’idrossiapatite della dentina con la quale interagisce ionicamente.

Sistemi adesivi

Il processo di adesione è ottenuto con cementi resinosi per mezzo di interconnessioni meccaniche cui si aggiunge, grazie alla silanizzazione, l’adesione chimica. Richiede molteplici passaggi per la preparazione delle superfici del dente e della ceramica, cosa che la rende una tecnica suscettibile di contaminazioni e lunga da eseguire nella pratica clinica. Un’applicazione corretta della tecnica è la chiave per il successo e la longevità del restauro.
Scegliere il sistema adesivo più adeguato dà inoltre la possibilità di beneficiare di tutti i vantaggi che i restauri indiretti sono in grado di offrire. Per esempio, quando il processo di adesione ha successo, la cementazione fornisce ai materiali ceramici una maggior resistenza alla frattura (il cemento va ad occupare le irregolarità della superficie interna del manufatto e, di conseguenza, promuove una maggior forza di adesione e inibisce la propagazione di eventuali crepe).
L’adesione, dunque, mira a generare un’unione forte, trattenendo il materiale da restauro o l’agente cementante, minimizzando le microinfiltrazioni, le pigmentazioni marginali, le carie secondarie e riducendo lo stress da contrazione. Un ulteriore traguardo dell’adesione è consentire procedure meno invasive che evitino di sacrificare i tessuti a scopo ritentivo. Tra le classificazioni dei sistemi adesivi è spesso utilizzata quella basata sui passaggi utilizzati durante il procedimento.

Si riconoscono sistemi adesivi Etch-Rinse e sistemi adesivi Self-Etch.
I sistemi Etch-Rinse prevedono la mordenzatura di smalto e dentina con acido ortofosforico al 35-37% che viene poi eliminato mediante scrupoloso risciacquo. Segue la polimerizzazione in situ dell’adesivo che nello smalto, per effetto della capillarità, fluisce all’interno delle porosità createsi formando macro tag di resina imbrigliati attorno ai prismi dello smalto e micro tag che penetrano nel nucleo dei prismi dello smalto, entrambi efficaci fautori della ritenzione del materiale. Nel tessuto dentinale, dove l’idrossiapatite è pressoché assente, l’azione dell’acido genera una rete di micro pori nel collagene. L’adesione dipende quindi dall’ibridazione o infiltrazione dell’adesivo all’interno della griglia collagenica esposta, e in tale contesto non è ancora chiaro se l’adesione “chimica” dipenda dall’unione del monomero funzionale con l’idrossiapatite.
I sistemi Etch-Rinse possono essere a 2 o a 3 step:

  • nel sistema a 3 step le applicazioni di acido, primer e bond avvengono in tre tempi diversi;
  • nel sistema a 2 step sono previste l’applicazione di mordenzante e nella seconda fase primer e bond sono applicati insieme.

L’elemento principale nella metodica etching e rinse è l’applicazione per primo del componente idrofilico dell’adesivo, solitamente sciolto in acqua o in solventi volatili quali acetone, etanolo e butano terziario. L’utilizzo dei cosiddetti “water hunters” facilita l’eliminazione dell’acqua formatasi sulla superficie della dentina in seguito all’esposizione della griglia collagenica, preparandola a ricevere la porzione idrofobica dell’adesivo. Da qui l’importanza dell’utilizzo del giusto solvente:

  • nella tecnica “wet bonding” sarà necessario utilizzare un adesivo a base di acetone;
  • nella tecnica “dry bonding” sarà da preferire un adesivo a base di etanolo.

Gold standard di questo sistema resta però il 3 step.

La semplificazione offerta dai sistemi self-etch è probabilmente l’elemento che più riduce la possibilità d’errore, grazie all’eliminazione delle fasi di mordenzatura e risciacquo. Importante vantaggio di tale tecnica è che l’infiltrazione del sistema adesivo avviene contemporaneamente al processo di self-etching, riducendo il rischio di discrepanze tra i due processi. La tecnica può prevedere uno (mordenzante, primer e bond sono insieme) o due passaggi (mordenzante e primer insieme e poi nond). Dal momento che la capacità ritentiva consiste nella parziale eliminazione del fango dentinale generato durante la preparazione della cavità, incorporando nel processo di adesione i cristalli e frammenti residui di idrossiapatite, il raggiungimento della ritenzione può essere dovuto all’effetto pulente meccanico e chimico sulla superficie (la regolarizzazione dello smalto periferico e l’azione dell’acido), la demineralizzazione parziale (con formazione di microporosità e, per ibridizzazione, della rete collagenica) che favorisce il crosslinking dell’adesivo e l’interazione dell’acido debole con l’idrossiapatite residua che, dando vita a una rete collagenica rivestita da idrossiapatite con fibrille esposte, è responsabile della doppia adesione meccanica e chimica.
Gold standard di questo sistema resta però il 2 step.

Evoluzione dei sistemi self-etch sono gli adesivi universali nei quali il silano è aggiunto al self-etch. Hanno il vantaggio di essere versatili (applicazione più veloce e semplice), di aderire alla vetroceramica (contengono silano), di aderire alle ceramiche ad alta resistenza (contengono acidi monomerici funzionali) e di aderire chimicamente alla dentina (contengono acidi monomerici funzionali). Hanno però anche svantaggi: hanno basso legame con lo smalto, basso spessore dello strato adesivo (al di sotto dei 10 mm), inibizione dell’ossigeno durante la polimerizzazione, presenza di HEMA come agente di diffusione per i monomeri idrofobici che promuove la degradazione idrolitica, impossibilità delle formulazioni ad essere troppo acide per garantire la stabilità del silano, sensibilità alle condizioni (temperatura e umidità) e alla durata dello stoccaggio.

La cementazione adesiva

I restauri indiretti consentono un grande controllo di forma e funzione, specie in situazioni caratterizzate da importante perdita di tessuto dentale. Trovano indicazione in caso di carie destruenti, fratture, usura dentale, perdita di struttura, funzionalità ed estetica, ma anche in caso di rifacimento di restauri preesistenti.
I materiali più utilizzati per tali restauri sono le ceramiche, divise principalmente in due classi: vetroceramiche (ceramiche feldspatiche, leucite e disilicato di litio) e ceramiche policristalline (allumina e zirconia).
A queste si aggiungono le ceramiche a matrice resinosa. La grande variabilità dei componenti ceramici può confondere il clinico, il quale, senza linee guida per il loro utilizzo, può giungere a decisioni cliniche erronee e fallire. La conoscenza dei materiali ceramici, la loro classificazione, le loro caratteristiche e i loro componenti è l’unico modo per poter scegliere la ceramica più indicata per ogni caso clinico.
Le caratteristiche fisiche e ottiche di questi materiali danno loro una grande capacità di integrarsi nell’ambiente orale, poiché riescono a soddisfare le necessità estetiche e funzionali. Il loro comportamento clinico è simile o leggermente migliore di quello dei restauri in resina.
Le ceramiche sono utilizzate per la realizzazione di veneers, inlays, onlays e corone (Tabella 1).

Cementazione adesiva odontoiatria

Tra i vantaggi devono essere annoverati anche la stabilità chimica, la biocompatibilità, la bassa conducibilità termica, la grande resistenza alla compressione, la translucenza e la fluorescenza. In generale, l’utilizzo di preparazioni minimamente invasive, conservative, meno vincolate a forme ritentive ha fatto sì che l’adesione diventasse un elemento cruciale per il successo clinico della terapia.
Nonostante tutti i vantaggi dei restauri indiretti, la difficoltà rispetto a un restauro diretto è superiore perché le interfacce adesive sono di più: una sulla superficie del dente e una sulla superficie del manufatto, senza contare che sul dente possono essere già presenti altri materiali come, per esempio, un build-up o un perno in fibra.
I cementi adesivi possono essere utilizzati, con tecniche differenti, per cementazioni provvisorie e definitive.

Le caratteristiche di un cemento ideale

  • Meccanico-fisiche: bassa solubilità nei fluidi orali, basso assorbimento d’acqua, elevata resistenza meccanica a compressione e trazione, ridotto spessore del film e capacità adesiva a dente e a materiali protesico e preprotesico.
  • Biologiche: il cemento ideale deve rispettare tessuti pulpari e mineralizzati del dente, essere carioresistente e garantire assenza di microinfiltrazione.
  • Maneggevolezza: deve essere adatto al tipo di manufatto che si vuole cementare, semplice o complesso, singolo o multiplo che sia.
  • Estetica: deve essere radiopaco, avere stabilità cromatica (i compositi duali perdono le loro qualità estetiche nel lungo periodo, cosa che può pregiudicare l’estetica di un manufatto con l’andare del tempo), avere un’ampia gamma cromatica e avere una buona integrazione estetica.

Nella scelta della cementazione dovranno essere tenuti presenti:

  • quale tipo di restauro deve essere cementato (corona, faccetta, inlay/onlay);
  • in quale settore è collocato il restauro (anteriore o posteriore);
  • di quale materiale è composto il manufatto protesico da cementare;
  • se il materiale che compone il manufatto è mordenzabile (ceramica feldspatica, leucite, disilicato di litio e resine nanocomposite) o no (allumina e zirconio);
  • se la preparazione è ritentiva (corone e ponti) o no (veneers, Inlay, Onlay, corone parziali)

A seconda del materiale che lo compone, il manufatto protesico dovrà subire trattamenti differenti prima di essere cementato adesivamente (Tabella 2).

cementazione adesiva odontoiatria

 

Ceramica: si dovrà preparare con una mordenzatura, un silano e quindi un sistema adesivo tradizionale. La mordenzatura viene eseguita con acido fluoridrico al 10%, e dovrà durare assolutamente meno di 4 minuti per non danneggiare la ceramica (solitamente 60-90 secondi). Dopo un risciacquo con acqua calda per 1 minuto e ultrasuoni per 5 minuti, il manufatto va asciugato con attenzione. Si possono anche utilizzare paste o liquidi dedicati per la pulizia. Una volta asciutto il manufatto viene trattato con silano che sarà lasciato agire per 5 minuti.

Composito: lo si dovrà preparare con una sabbiatura cui seguirà la mordenzatura (servirà unicamente come detergente) e quindi un sistema adesivo a base di silano. L’abrasione ad aria deve essere fatta perché all’interno del composito già completamente polimerizzato che compone il manufatto protesico mancano le catene libere necessarie all’adesione. Da qui la necessità di creare ritenzioni meccaniche.
Il build-up in composito dovrà essere trattato con abrasione ad aria, mordenzatura e adesivi.

Zirconia: la sua preparazione prevederà una sabbiatura light (low pressure sandblasting), trattamento tribochimico, primer per ceramiche e cemento adesivo. Il primer per ceramiche, a base di MDP, deve essere applicato quando a temperatura ambiente, in singolo strato mediante 20 secondi di strofinamento, e quindi asciugato con getto d’aria per 10 secondi.
È importante ricordare che, quando possibile, è sempre consigliato posizionare la diga.

Procedura clinica per la detersione e il trattamento di faccette in ceramica
  • Prova del restauro: adattamento e colore
  • Applicazione di acido fluoridrico al 10% per 60-90 sec
  • Risciacquo con acqua abbondante, asciugatura e controllo della mordenzatura (l’intera superficie deve apparire opaca)
  • Rimozione dei residui in bagno ad ultrasuoni di alcool al 95%, acetone o acqua distillata per 4 minuti
  • Applicazione del silano mono o bi-componente per 1 minuto ed essiccatura mediante calore (asciugacapelli o fornetto di postpolimerizzazione)
  • Applicazione del bonding senza fotopolimerizzazione
  • Proteggere il manufatto da fonti luminose in attesa di posizionarlo sul dente opportunamente trattato per riceverlo
Procedura clinica per la detersione e il trattamento di faccette in composito
  • Eliminazione delle impurità con alcool 95% o H3PO4 37%
  • Prova del restauro ed eventuali modifiche marginali, prossimali, occlusali o di natura estetica
  • Sabbiatura con ossido di alluminio 30-50 µm
  • Controllo della sabbiatura: l’intera superficie deve avere un aspetto satinato
  • Rimozione dei residui con H3PO4 37%, risciacquo con abbondante acqua e asciugatura
  • Applicazione del bonding senza fotopolimerizzazione
  • Proteggere il manufatto da fonti luminose in attesa di posizionarlo sul dente opportunamente trattato per riceverlo

 

Take Home Message
  • Il cemento non deve essere l’elemento che consente di correggere difetti di precisione del restauro o errori nella preparazione del dente.
  • Il cemento adesivo deve garantire un’affidabile e duratura adesione del manufatto protesico ai tessuti duri del dente e ai materiali utilizzati per la loro ricostruzione.
  • La scelta della tecnica di cementazione “giusta” per un certo tipo di restauro consente al clinico di offrire una riabilitazione protesica che possa mantenere a lungo nel tempo le caratteristiche funzionali ed estetiche ottimali.

 

Bibliografia
  • Abad-Coronel C, Naranjo B, Valdiviezo P. Adhesive Systems Used in Indirect Restorations Cementation: Review of the Literature. Dent J (Basel). 2019;7(3):71.
  • Cuzic C, Pricop MO, Jivanescu A, Ursoniu S, Negru RM, Romînu M. – Assessment of Different Techniques for Adhesive Cementation of All-Ceramic Systems. Medicina (Kaunas). 2022;58(8):1006.
  • Tang C, Mercelis B, Ahmed MH, Yoshihara K, Peumans M, Van Meerbeek B. – Adhesive Performance Assessment of Universal Adhesives and Universal Adhesive/Composite Cement Combinations. J Adhes Dent. 2023;25:241-256.
  • Van Meerbeek B, Yoshihara K, Van Landuyt K, Yoshida Y, Peumans M. From Buonocore’s Pioneering Acid-Etch Technique to Self-Adhering Restoratives. A Status Perspective of Rapidly Advancing Dental Adhesive Technology. J Adhes Dent. 2020;22(1):7-34.
  • Bourgi R, Kharouf N, Cuevas-Suárez CE, Lukomska-Szymanska M, Haikel Y, Hardan L. A Literature Review of Adhesive Systems in Dentistry: Key Components and Their Clinical Applications. Applied Sciences. 2024; 14(18):8111.

Tessuti molli peri-implantari: una priorità clinica

tessuti molli peri-implantari

Per molti anni, il successo dell’implantologia è stato valutato quasi esclusivamente sulla base dell’osteointegrazione. Tuttavia, anche i tessuti molli peri-implantari hanno un ruolo molto importante. Una recente analisi scientifica condotta da un gruppo di ricerca afferente alla University of Missouri, USA, sottolinea che l'osteointegrazione, pur fondamentale, non è sufficiente a garantire la stabilità a lungo termine degli impianti. La qualità dell’interfaccia tra impianto e tessuti molli peri-implantari rappresenta un elemento biologico chiave per la prevenzione delle complicanze infiammatorie.

Il sigillo mucoso peri-implantare

I tessumi molli peri-implantari svolgono una funzione di barriera simile a quella del parodonto naturale. Epitelio giunzionale e tessuto connettivo devono aderire in modo stabile alla superficie transmucosa per un sigillo efficace. Quando l'integrazione è incompleta, aumenta la permeabilità batterica e sale il rischio di mucosite perimplantare e di progressione verso la peri-implantite, con conseguente perdita ossea marginale.

Superfici implantari e risposta biologica

Le evidenze più recenti indicano che le caratteristiche fisico-chimiche delle superfici implantari influenzano direttamente la risposta cellulare. Modifiche micro e nanotopografiche, così come trattamenti chimici mirati, favoriscono l’adesione dei fibroblasti e l’organizzazione dell’epitelio perimplantare. Superfici ottimizzate promuovono una guarigione più ordinata e una riduzione della risposta infiammatoria iniziale.

Biofunzionalizzazione e strategie emergenti

Un ambito di ricerca particolarmente promettente riguarda la biofunzionalizzazione delle superfici transmucose. L’impiego di rivestimenti biomimetici, peptidi derivati dalla matrice extracellulare e fattori di crescita, mira a migliorare la qualità del tessuto molle e a accelerare i tempi di guarigione. Anche trattamenti come laser e plasma vengono studiati per rendere le superfici più favorevoli all’adesione cellulare senza comprometterne la stabilità meccanica.

Immunomodulazione e guarigione dei tessuti

Un altro aspetto innovativo riguarda il controllo della risposta immunitaria locale. I macrofagi svolgono un ruolo centrale nelle prime fasi della guarigione. Indirizzare la loro attività verso un profilo antinfiammatorio e pro-rigenerativo favorisce un'integrazione più stabile dei tessuti molli e riduce il rischio di complicanze biologiche precoci e tardive.

Implicazioni cliniche e conclusioni

Per l’odontoiatra queste evidenze suggeriscono un cambio di prospettiva. La scelta dell’impianto, del materiale dell’abutment e del design transmucoso deve considerare non solo l’osteointegrazione, ma anche la qualità dell’integrazione dei tessuti molli. Un approccio integrato migliora la salute peri-implantare e la predicibilità del trattamento. L’integrazione dei tessuti molli rappresenta una priorità clinica e scientifica. Lo studio in oggetto, pubblicato su Biomaterials, evidenzia come strategie avanzate di progettazione delle superfici e un maggiore controllo biologico della guarigione possano contribuire in modo significativo alla longevità degli impianti dentali.

Odonto-IA – Sorrisi progettati al millimetro: IA in Parodontologia e Ortodonzia

Odonto-IA

L’Intelligenza Artificiale sta trasformando l’odontoiatria da una disciplina reattiva a una scienza predittiva e personalizzata. Il cambiamento non è più un’ipotesi futura, ma una realtà che consente di migliorare l’efficienza operativa, la sicurezza dei dati e la comunicazione con il paziente.
Per supportare i professionisti in questa transizione, nasce il secondo appuntamento di Odonto-IA – Intelligenza artificiale per dentisti e igienisti: l’esclusiva serie di video podcast realizzata in collaborazione con Haleon, azienda globale specializzata nella salute quotidiana.

Se nel primo episodio abbiamo esplorato il concetto di "superpoteri" in studio, la seconda puntata di Odonto-IA entra nel vivo della pratica clinica, focalizzandosi su due pilastri della professione: la parodontologia e l’ortodonzia.

Guarda subito il secondo episodio Sorrisi progettati al millimetro: IA in Parodontologia e Ortodonzia e scopri come l’integrazione di algoritmi avanzati e realtà aumentata possa elevare lo standard di cura del tuo studio.

La puntata approfondisce le applicazioni concrete dell’IA attraverso il confronto tra:

  • Simone Stori, odontoiatra esperto in tecnologie digitali.
  • Alberto Bozzo, avvocato e Chief AI Officer.

Cosa troverai nel secondo episodio di Odonto-IA

  • Cartella Parodontale Hands-free: l’uso di applicativi a comando vocale permette di compilare i dati del sondaggio (sanguinamento, profondità, elementi assenti) senza toccare la tastiera o la penna in modo da ottimizzare i tempi e garantire la massima igiene contro le infezioni incrociate.
  • Realtà aumentata e ologrammi: l’impiego di visori moderni consente al clinico di visualizzare lastre, foto e modelli 3D come ologrammi proiettati nello spazio operativo, migliorando drasticamente il coinvolgimento e la comprensione del paziente.
  • Ortodonzia predittiva e Smile Design: l’IA, addestrata su centinaia di migliaia di casi, supporta lo staging dei movimenti dentali e permette di simulare il risultato estetico finale in tempo reale attraverso video estremamente precisi.
  • Telemedicina e monitoraggio a distanza: l'evoluzione dei controlli tramite portali criptati e dispositivi dedicati che superano l'uso improprio di strumenti non a norma come WhatsApp per l'invio di materiale clinico.
  • Data privacy e predittività: con l’utilizzo dei dati clinici resi anonimi (pseudonimizzati) è possibile addestrare l'IA per prevedere lo sviluppo delle malattie in modo più efficace e garantire al contempo il rispetto rigoroso della privacy del paziente.
  • "Copilota" in studio: si esplorano le possibilità di utilizzo di strumenti a linguaggio naturale che rispondono a quesiti clinici, citano fonti e linee guida e agiscono come un consulente esperto sempre a disposizione.

L’intelligenza artificiale non sostituisce il professionista, ma ne potenzia le capacità decisionali, mantenendo sempre l'uomo al centro del processo di cura.

 

 

Nasce Helyx: l’ecosistema editoriale per l’healthcare in Italia

Helyx

Milano, 23 febbraio 2026 – Nasce Helyx Srl, società editoriale e di comunicazione dedicata alla salute, frutto della fusione delle attività di Health Publishing & Services, Tecniche Nuove Healthcare e Point Vétérinaire Italie. Un’operazione che dà vita a un ecosistema integrato unico nel panorama italiano, capace di connettere informazione, dati, competenze e community lungo l’intera filiera della salute umana e animale, in una concreta visione One Health.

HelyxHelyx è un insieme di piattaforme editoriali, eventi, programmi di formazione e consulenza al servizio di aziende, professionisti, istituzioni e stakeholder del sistema sanitario, con un focus mirato nei principali ambiti dell’healthcare: farmaceutico, dispositivi medici, benessere, cosmetica, veterinaria e servizi. L’obiettivo è trasformare informazione qualificata in conoscenza utile per supportare decisioni, innovazione responsabile e impatto reale.

Con 30 media hub attivi, più di 10.000 professionisti coinvolti in corsi ed eventi, oltre 250.000 copie di riviste distribuite ogni anno, 310.000 follower sui canali social e oltre 400.000 contatti profilati nel mondo healthcare in Italia, Helyx si appresta a diventare la principale realtà editoriale e di eventi B2B dedicata alla salute in Italia, per ampiezza di copertura, autorevolezza dei contenuti e capacità di engagement delle community professionali.

La presenza di Helyx viene rafforzata dalle sinergie con importanti fiere di settore, quali Cosmofarma e Exposanità, eventi chiave che consolidano ulteriormente la posizione del gruppo Tecniche Nuove nel settore Healthcare, con un fatturato di gruppo che raggiunge così i venti milioni di euro.

Tanti i brand di Helyx che sono da anni punto di riferimento per i professionisti del settore: le piattaforme storiche del gruppo Tecniche Nuove, tra cui NCF, Tema Farmacia News, Tecnica Ospedaliera, Kosmetica, il Dentista Moderno, il Pediatra, EyeDoctor. Si aggiunge tutto l’ecosistema che ruota intorno ad AboutPharma, con i suoi contenuti e i suoi eventi – ricordiamo AboutMedicalDevices e gli AboutPharma Digital Awards – e infine La Settimana Veterinaria e tutte le altre riviste della filiera animal health.

«Helyx nasce da una visione industriale ed editoriale chiara: mettere a sistema competenze, brand e community che, fino a oggi, hanno già rappresentato punti di riferimento nei rispettivi ambiti», dichiara Ivo Alfonso Nardella, presidente del Gruppo Tecniche Nuove. «Nel panorama editoriale italiano non esiste un’altra realtà in grado di integrare in modo strutturato informazione, formazione, eventi e consulenza nel campo della salute umana e animale. Proprio questi sono i pillar di Helyx per una proposta distintiva, solida e orientata al futuro dell’healthcare. Grazie alla sintesi di tutte queste competenze Helyx vuole rappresentare una proposta distintiva, solida e orientata al futuro dell’healthcare».

Alla guida della nuova società è Stefania Ambra, Amministratore Delegato di Helyx. Così sottolinea il valore e le responsabilità della nuova realtà: «Helyx nasce da basi editoriali forti e riconosciute e dalla capacità di creare e sviluppare community nell’healthcare. La sfida che ci attende è duplice: da un lato continuare a garantire qualità, autorevolezza e indipendenza dell’informazione; dall’altro far evolvere strumenti, linguaggi e modelli per accompagnare aziende, professionisti e istituzioni in un contesto sanitario sempre più complesso, regolato e interconnesso». Helyx è il punto di riferimento editoriale di aziende, istituzioni nazionali e regionali, enti e professionisti sanitari, ospedali, centri di ricerca, istituti di cura, società di servizi supportando percorsi di crescita, posizionamento e impatto attraverso contenuti editoriali, progetti di comunicazione, formazione, eventi, iniziative di awareness e advocacy.

Un ecosistema pensato per leggere il cambiamento dell’healthcare in Italia e contribuire attivamente alla sua evoluzione.

Mantenimento del profilo tissutale nell’impianto post-estrattivo ritardato: obiettivo realistico?

Autori

Carlo Coiana
Diplomate American Academy of Periodontology, già Professore a contratto Università di Cagliari

Corrispondenza: ccdental@tiscali.it

 

Abstract

Scopo: il case report si propone di illustrare la riabilitazione di un elemento singolo in area altamente estetica già ripetutamente trattato endodonticamente, in presenza di una patologia cronica severa periapicale coinvolgente anche un dente adiacente presentante seppure di minore estensione. La strategia terapeutica predisposta prevede la terapia endodontica dell’elemento 22, estrazione di 11 e inserimento di spugne di collagene nell’alveolo seguito da un impianto endosseo differito e riabilitazione finale.
Materiali e Metodi: all’esame radiologico CBCT si riscontra la presenza di una severa rarefazione periapicale di verosimile natura infiammatoria cronica a carico degli elementi 21 e 22 e già sottoposti a terapia endodontica convenzionale e restauro protesico sul 22. Il 21 viene giudicato endodonticamente non trattabile, quindi estratto e il sito alveolare riempito con spugne di collagene. A supporto del profilo gengivale viene applicato un ponte Maryland provvisorio adeguatamente modellato tale da fornire un sigillo periferico. Sei mesi dopo, a seguito di una CBCT di verifica, un impianto endosseo viene inserito mediante espansione della cresta alveolare a compensazione dell’inevitabile contrazione del sito. Ad avvenuta integrazione dell’impianto e maturazione dei tessuti molli perimplantari, viene realizzata e applicata una corona avvitata in zirconio ceramica.
Conclusioni: la contrazione della cresta alveolare a seguito di un’estrazione è un evento inevitabile che comporta un deficit estetico-funzionale spesso grave. Il caso descritto illustra il ripristino estetico e funzionale in area estetica attraverso un’attenta valutazione iniziale e una strategia terapeutica rispettosa dei meccanismi di guarigione e di un corretto restauro protesico.

Tissue profile maintenance around a delayed post-extraction implant: a realistic goal?

Purpose: the case report aims to illustrate the rehabilitation of a single element in a highly aesthetic area repeatedly and unsuccessfully treated endodontically resulting in a severe chronic periapical pathology. The  adjacent tooth presented with the same finding although to minor extent. The planned therapeutic strategy involves endodontic therapy of the tooth 22, extraction of 21 and insertion of collagen sponges into the alveolus followed by a deferred endosseous implant and final rehabilitation.
Materials and Methods: a CBCT radiological examination shows the presence of a severe periapical rarefaction likely of a chronic inflammatory nature affecting teeth  21 and 22, already subjected to conventional endodontic therapy attempts and prosthetic restoration on  21. Tooth  21 is judged endodontically not treatable, then extracted, and the alveolar site is filled with collagen sponges. A temporary Maryland bridge, adequately shaped to provide a peripheral seal, is applied to support the gingival profile. Six months later, following a CBCT verification, an endosseous implant is inserted by expanding the alveolar ridge to compensate for the inevitable contraction of the site. After implant integration and peri-implant soft tissue healing, a screw-retained zirconium ceramic crown is delivered.
Conclusions: the contraction of the alveolar ridge following an extraction is an inevitable event that leads to an often serious aesthetic-functional deficit. The case described illustrates aesthetic and functional restoration in an aesthetic area through a careful initial evaluation and a therapeutic strategy based on the healing mechanisms and adequate prosthetic restoration.

Gestione chirurgico-protesica di un sito implantare post-estrattivo, con focus sulla gestione del profilo tissutale nell’impianto post-estrattivo mediante il restauro provvisorio, utilizzato come supporto per la stabilizzazione dei tessuti molli e per il mantenimento della morfologia originaria, al fine di ottimizzare l’estetica finale.

L’implantologia post-estrattiva rappresenta una modalità terapeutica utilizzabile con una predicibilità di successo sovrapponibile a quella rilevata nell’implantologia convenzionale, con valori del 93-98% (1-11).
I vantaggi degli impianti post-estrattivi immediati sono rappresentati da un posizionamento più preciso della fixture nel rispetto dell'originaria posizione del dente estratto, specie se assistito dalla metodica della chirurgia guidata, dalla riduzione del numero delle chirurgie con un conseguente risparmio in termini biologici, morbidità, di tempo ed economici.
Tuttavia, anche nel caso di corticali vestibolari di spessore adeguato, una riduzione più o meno marcata del profilo vestibolare con una tendenza all'inversione dell'architettura da convessa a concava a seguito del rimodellamento osseo risulta inevitabile (12, 13).
La discrepanza tra il diametro implantare e quello alveolare è direttamente proporzionale alla contrazione dimensionale dell’osso crestale evidenziata dopo la completa maturazione dei tessuti che, nel caso di impianti post-estrattivi ritardati, è generalmente più marcata per la mancanza dell’effetto “scaffold” generato dall’impianto attraverso la sua superficie rugosa (19).
Tale situazione comporta l’applicazione di tecniche di rigenerazione ossea con o senza l’aumento volumetrico della mucosa peri-implantare per ripristinare una morfologia la più ideale possibile e con aumento di morbidità e costi.
La crescente domanda di estetica ha spinto la ricerca scientifica a comprendere i fenomeni biologici che determinano la contrazione dell’alveolo dentale ed evitarla con adeguate tecniche chirurgiche e restaurative.
Il caso clinico illustrato si propone di evidenziare la gestione chirurgico-protesica del sito implantare estrattivo con particolare enfasi alla morfologia del restauro provvisorio, avente lo scopo di supportare i tessuti e di mantenerne la morfologia originaria, presupposto per ottenere la migliore estetica.

Caso clinico

Un paziente di sesso maschile, età 42 anni, senza patologie degne di nota (ASA 1) e in assenza di controindicazioni generali alla chirurgia implantare, lamentava modesta dolorabilità alla pressione in sede 21, dove erano stati eseguiti in precedenza svariati tentativi di terapia endodontica e ricostruttiva.
All’esame clinico, l’elemento presentava un restauro in metallo-ceramica e un profilo tissutale conservato nonostante una modesta recessione (Figura 1).

profilo tissutale impianto post-estrattivo
1. Elemento 21 con corona metallo-ceramica

Il fenotipo gengivale appariva cheratinizzato con spessore di circa 1 mm e 6 mm in altezza. Il sondaggio parodontale era nei limiti della norma e in assenza di sanguinamento.
Al test di vitalità gli elementi 21 e 22 risultavano non vitali e all’esame radiografico endorale presentavano un’area di rarefazione periapicale molto estesa (Figura 2).

profilo tissutale impianto post-estrattivo
2. Severo riassorbimento osseo esteso tra 21 e 22

La corticale vestibolare era ben rappresentata e mantenuta in tutta la sua altezza.
In accordo con il piano di cura veniva eseguito il trattamento endodontico di 22; dopo circa tre mesi veniva eseguito un ulteriore controllo radiografico che evidenziava una riduzione della lesione periapicale soprattutto a carico del 22 (Figura 3) mentre questa permaneva a carico del 21, per il quale veniva programmata l’estrazione.

profilo tissutale impianto post-estrattivo
3. Terapia endodontica su 22

Previa impronta ottica, veniva preparato un Maryland provvisorio di adeguata forma (Figura 4) applicato sul gruppo frontale dopo estrazione atraumatica dell’elemento (Figura 5).

profilo tissutale impianto post-estrattivo
4. Maryland provvisorio con profilo intra-alveolare convesso
profilo tissutale impianto post-estrattivo
5. Sito estrattivo 21 dopo estrazione

Il provvisorio, di forma ovoidale della parte intra-alveolare, sigillava senza compressione l’alveolo, penetrando in esso per circa 3 mm (Figura 6) (14). Prima della sua applicazione, l’alveolo veniva liberato dal tessuto granulomatoso e riempito con spugna di collagene. Nessun innesto veniva applicato nell’alveolo (15).

profilo tissutale impianto post-estrattivo
6. Applicazione di Maryland provvisorio

 

Sei mesi dopo, la verifica radiologica CBCT (Figura 7) evidenziava un recupero di radio densità (circa 400 HU) per cui veniva inserito un impianto Biomet-3I Osseotite Tapered Certain di 4 x 13 mm (Figura 8) con torque di inserimento di 20 Ncm.

La tecnica di espansione della cresta ossea (Figure 9-10) veniva scelta per l’osteotomia, con l’intento di compensare una inevitabile contrazione del suo spessore.

9. Sito al momento dell’inserimento implantare
10. Espansione della cresta a compensazione. Notare il lieve collasso orizzontale dei tessuti della contrazione tissutale

Il sito veniva nuovamente sigillato con il ripristino del Maryland. Il basso valore di torque implantare sconsigliava l’inserimento di un provvisorio immediato (16).
Dopo ulteriori tre mesi, l’impianto veniva testato con accesso “flapless”; accertata la sua osteointegrazione con il metodo dello svitamento della vite tappo, veniva predisposto un provvisorio avvitato previa impronta ottica, con indicazioni precise riguardo il profilo di emergenza, che veniva riverificato e corretto direttamente sul paziente seguendo la morfologia dritto/concava della porzione emergente dalla interfaccia implantare (spazio subcritico) per circa 2 mm; a seguire, lievemente divergente coronalmente per circa 2,5 mm (spazio critico) (17) avendo cura di non superare l’angolazione massima di 30°18. Tali indicazioni limiterebbero il riassorbimento del margine crestale osseo, preservando i volumi tissutali (Figura 11).

11. Provvisorio

Il provvisorio veniva lasciato a dimora per altri due mesi per consentire la stabilizzazione dei tessuti e del loro profilo per poi procedere con il restauro finale in zirconio-ceramica (Figura 12).

profilo tissutale impianto post-estrattivo
12. Provvisorio inserito

A distanza di sei mesi dall'applicazione del restauro definitivo i tessuti apparivano stabili,  con mantenimento della morfologia pre-terapia (Figura 13).

profilo tissutale impianto post-estrattivo
13. Restauro definitivo

Discussione

L’implantologia post-estrattiva si configura come una strategia terapeutica con una predicibilità di successo comparabile a quella riportata per l’implantologia convenzionale, che si attesta tra il 93 e il 98%1-11. Gli impianti immediati post-estrattivi offrono diversi vantaggi: consentono un posizionamento più accurato dell’impianto, rispettando la posizione originaria del dente estratto, soprattutto se associati a tecniche di chirurgia guidata; facilitano la corretta realizzazione del restauro protesico e riducono il numero di interventi chirurgici necessari, con evidenti benefici biologici, temporali ed economici.
Tuttavia, anche in presenza di corticale vestibolare di spessore adeguato, il rimodellamento osseo comporta inevitabilmente una certa riduzione del profilo vestibolare, con una possibile inversione dell’architettura da convessa a concava (12, 13).
Tale inversione del profilo osseo si manifesta anche dopo l’applicazione di tecniche di preservazione della cresta con l’ausilio di innesti di materiali vari anche in miscellanee.
Circa il 25% dei siti necessita di un ulteriore fase rigenerativa-additiva per ottenere i profili idonei per il completamento della riabilitazione.
Nel caso illustrato, la presenza di una lesione cronica estesa suggeriva un approccio differito prevedendo una difficile stabilità primaria in un contesto biologicamente non favorevole per un impianto post-estrattivo immediato.
La terapia endodontica dell’elemento 22 accompagnava la estrazione del 21 con una gestione dell’alveolo basata sul principio del “sigillo” mucoso periferico con un restauro provvisorio Maryland per mantenere i volumi alveolari originari coerenti con una armonia morfologica del sito, evitando un possibile marcato collasso.
La presenza di una corticale vestibolare integra e di spessore adeguato giustifica la scelta di non utilizzare materiali da innesto eterologhi, consentendo una maturazione del coagulo indisturbata verso la formazione di nuovo osso.
L’inserimento dell’impianto con tecnica espansiva consentiva una compensazione della inevitabile contrazione del sito come sopra rimarcato. Dopo l’osteointegrazione, il sito, seppur “border line”, veniva giudicato morfologicamente adeguato e, pertanto, non veniva considerato un eventuale innesto di tessuto connettivo per perfezionamento del suo profilo, finalizzando il caso con la corona avvitata in zirconio-ceramica.

Conclusioni

La crescente domanda di estetica ha spinto la ricerca scientifica a studiare i fenomeni biologici che determinano la contrazione dell’alveolo dentale dopo una estrazione e a contrastarla con adeguate tecniche chirurgiche e restaurative.
L’analisi clinica e radiologica dei parametri ossei e mucosi, unitamente alla conoscenza dei meccanismi di guarigione dei tessuti, permette di selezionare tecnica e timing chirurgico-restaurativo volti al raggiungimento di una stabilità funzionale ed estetica ottimale.

 

Bibliografia

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9. Paolantonio M, Dolci M, Scarano A, et al. Immediate implantation in fresh extraction sockets. A controlled clinical and histological study in man. J Periodontol. 2001;72(11):1560-1571.
10. Cornelini R, Cangini F, Covani U, Barone A, Buser D. Immediate one-stage postextraction implant: a human clinical and histologic case report. Int J Oral Maxillofac Implants. 2000;15(3):432-437.
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12. Schropp L, Wenzel A, Kostopoulos L, Karring T. Bone healing and soft tissue contour changes following single-tooth extraction: a clinical and radiographic 12-month prospective study. Int J Periodontics Restorative Dent. 2003;23(4):313-323.
13. Araújo MG, Lindhe J. Dimensional ridge alterations following tooth extraction. An experimental study in the dog. J Clin Periodontol. 2005;32(2):212-218.
14. Bakshi M, Patel J, Bansal M, et al. Changes in ridge dimension with pontics immediately placed at extraction sites: a pilot study. Int J Periodontics Restorative Dent. 2018;38(4):541-547.
15. Crespi R, Cappare P, Gherlone E. Changes in alveolar bone width following immediate implant and fresh socket preservation with xenogeneic gap-filling material versus guided tissue healing with anatomical tooth-shaped caps: a 3-year retrospective case-control study. Int J Periodontics Restorative Dent. 2023;43(1):75-83.
16. Degidi M, Piattelli A, Iezzi G, Carinci F. Immediate restoration of small-diameter implants in cases of partial posterior edentulism: a 4-year case series. J Periodontol. 2009;80(6):1006-1012.
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18. Yi Y, Koo KT, Schwarz F, Ben Amara H, Heo SJ. Association of prosthetic features and peri-implantitis: a cross-sectional study. J Clin Periodontol. 2020;47(3):392-403.
19. Wilson TG Jr, Schenk R, Buser D, Cochran DL. Implants placed in immediate extraction sites: a report of histologic and histometric analyses of human biopsies. Int J Oral Maxillofac Implants. 1998;13(3):333-341.

L’importanza della prima visita Odontoiatrica Materno-Infantile

Prima visita materno-infantile

La prima visita in ambito di Odontoiatria Materno-Infantile dovrebbe avvenire il prima possibile, idealmente già durante la gravidanza, per almeno due motivi fondamentali.
In primo luogo, è ormai dimostrato che le condizioni di salute orale della madre (1) possono influenzare in modo significativo la futura salute orale del bambino.
A differenza di quanto si pensava in passato, oggi sappiamo che una ridotta igiene orale materna può favorire la trasmissione di batteri patogeni al neonato, aumentando il rischio di carie precoci e altre problematiche del cavo orale.
Ragione per cui, educare le mamme e le famiglie a non utilizzare le stesse posate dei bambini per assaggiare le pappe è importante (Figura 2), al fine di non trasmettere batteri patogeni al bambino, la cui flora batterica orale deve ancora maturare e il suo sistema immunitario è in via di sviluppo.

Inoltre, il mantenimento di ottimali condizioni di salute orale nella donna è di fondamentale importanza per il miglior esito della gravidanza (2) e poi per la promozione della salute orale del nascituro.
Le evidenze scientifiche attuali suggeriscono come le complicanze in gravidanza originino primariamente da infezioni provenienti dal tratto urogenitale o da disseminazione ematogena a partire da fonti non-genitali, a volte conosciute o talora non conosciute.
In uno studio pubblicato nel 1996, è stata per la prima volta avanzata l’ipotesi di identificare, nella infezione parodontale materna, un possibile fattore di rischio per il parto prematuro, ovvero una potenziale porta d’ingresso per la disseminazione ematogena di microrganismi e loro prodotti (3).

Negli ultimi decenni molti studi hanno sottolineato la possibile associazione tra infezioni orali materne e complicanze della gravidanza e del parto

In secondo luogo, è essenziale trasmettere fin da subito le buone abitudini, educando la madre – e, più in generale, la famiglia – alla prevenzione.
È importante, ad esempio, insegnare come pulire delicatamente le gengive del neonato dopo l’allattamento, già prima che erompa il primo dentino, per evitare la formazione di una microflora cariogena, cioè promuovere un ambiente orale sano e protetto (4) e lo sviluppo di una buccalità positiva (5). La bocca del neonato è non solo un’area molto delicata ma già molto intima, privata ed emotivamente molto sensibile.
Prima visita materno-infantileQuesta è la ragione per cui è importantissimo addestrare le mamme ad “accarezzare” le mucose delle guance, della lingua e le gengive dei loro bambini già in epoca neonatale, così come fanno con il loro viso e con il contatto pelle-pelle (6), al fine di abituarli a ricevere delle dolci coccole anche nel cavo orale (Figura 3).
Ciò abituerà da subito i bambini ad avere un'apertura positiva verso l’igiene orale precoce, che non percepiranno come invasiva e intrusiva, ma come un normale gesto di affetto, che diventa anche un gesto di salute. Questo tipo di approccio potrà, inoltre, contribuire ad agevolare altre visite del cavo orale, per esempio da parte del Pediatra o dell’Otorino. Il nostro compito come odontoiatri materno-infantili è duplice: da un lato, dobbiamo aiutare le future mamme a comprendere quanto la salute orale sia parte integrante della salute generale del bambino; dall’altro, è nostro dovere promuovere comportamenti corretti attraverso un approccio educativo e preventivo.

Istruire precocemente le mamme alla promozione di una buccalità positiva per i loro bambini, diventa un vantaggio non solo per l’igiene di tutti i giorni e la salute orale ma anche per facilitare altre visite specialistiche, come dal Pediatra o dall’Otorino

Creare un rapporto empatico, fornendo informazioni chiare, corrette ed esaustive, è il primo passo per instaurare un legame di fiducia con la paziente/futura mamma.
A seguire, dopo la nascita del bambino, le visite di controllo periodiche, a partire da quella neonatale, ci permettono di monitorare le tappe della crescita e dello sviluppo del bambino, in collaborazione con il Pediatra, promuovere subito buone abitudini di igiene orale e di intercettare precocemente eventuali condizioni che richiedano un approccio precoce. Purtroppo, eseguire la prima visita in gravidanza (7) non è sempre possibile.
Le donne in gravidanza, infatti, tendono a rivolgersi al dentista solo in caso di urgenze e spesso non ricevono alcun consiglio in merito ai controlli odontoiatrici dai loro medici di riferimento durante la gestazione. Questo rappresenta una criticità che riflette una scarsa consapevolezza collettiva sull’importanza della salute orale in gravidanza.
Diffondere anche in questo ambito una nuova cultura della prevenzione da parte di “tutti gli operatori sanitari odontoiatrici e non” può davvero contribuire al cambiamento.
Come professionisti, possiamo iniziare informando e istruendo le nostre pazienti, dialogando con colleghi, amici e conoscenti e proponendo attivamente visite pre-natali e piani di igiene orale professionale in gravidanza, in collaborazione con gli igienisti dentali.

Educare oggi significa prevenire domani

Ancora oggi vediamo i bambini solo molto tempo dopo la nascita, ma prima si insegna la prevenzione orale, meglio è (8). È nostro compito far percepire alle madri l’importanza di una visita odontoiatrica precoce materno-infantile, dedicando tempo, attenzione e cura all’informazione: insegnare le corrette manovre di igiene orale fin dai primi giorni e mesi di vita può davvero fare la differenza (9).
Anche la stesura di un referto scritto al termine della visita, anche eventualmente associato ad un video informativo personalizzato e riassuntivo (Figure 4a-b), di tutte le informazioni condivise, riveste un ruolo cruciale (10). Questo documento, infatti, consente ai genitori di rivedere con calma le informazioni ricevute, di comprenderle meglio e di memorizzarle nel tempo. Inoltre, rende tangibile il valore della visita stessa, rafforzando il rapporto di fiducia tra professionista e famiglia, esattamente come accade regolarmente dopo una visita dal Pediatra o da altro medico specialista.

Una parte fondamentale del referto consiste nel Piano di Prevenzione e Cura, che dovrebbe sempre includere le visite di controllo, con cadenza periodica, da definire in base alle necessità e condizioni del caso, e gli eventuali trattamenti preventivi o cure da eseguire. È importante spiegare chiaramente ai genitori qual è il nostro obiettivo: accompagnare il bambino fino alla fine della permuta con una bocca sana, priva di carie, patologie correlate e promuovendo le migliori condizioni di crescita e sviluppo. Condividere fin dall’inizio un piano d’azione strutturato e programmatico fa ben comprendere alla famiglia che alla base di tutto c’è una visione chiara che coinvolge attivamente i genitori e la famiglia nel percorso di prevenzione e cura, laddove occorra anche in collaborazione con le altre figure specialistiche (Figura 5).

 

Prima visita materno-infantile

L’Odontoiatria Materno-Infantile non è solo una branca dell’Odontoiatria, ma una vera e propria missione educativa e preventiva. Promuovere buone abitudini, stili di vita corretti, intercettare precocemente i bisogni, instaurare relazioni empatiche, fornire strumenti semplici e concreti e seguire con costanza i piccoli pazienti e le loro famiglie è la chiave per costruire un futuro con più salute, secondo un approccio molto più medico e meno chirurgico.

 

 

Abbiamo un sogno, ovvero quello di avere pazienti sani, non perché siamo bravi a curarli ma perché non li facciamo ammalare

 

Bibliografia

1. Paglia L, Colombo S. Perinatal oral health: focus on the mother. Eur J Paediatr Dent. 2019 Sep;20(3):209-213.
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4. Paglia L., Beretta M. Odontoiatria Materno-Infantile, Ariesdue 2021
5. Beretta M, Federici Canova F, Gianolio A, Zaffarano L. Child/family-oriented approach: the teeth come after. Eur J Paediatr Dent. 2023 Jun 1;24(2):130-132.
6. Moore ER, Bergman N, Anderson GC, Medley N. Early skin-to-skin contact for mothers and their healthy newborn infants. Cochrane Database Syst Rev. 2016 Nov 25;11(11):CD003519.
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8. Aiuto R, Torchia V, De Giorgio S, Paglia L. Survey on women’s awareness of the importance of oral hygiene during pregnancy for the health of the mother and her unborn child: Observational aepidemiological study. Eur J Paediatr Dent. 2020 Mar;21(1):55-60.
9. Taing MW, Li W, Do LG, Ha DH. The Influence of Maternal Information Sources on Infant Oral Hygiene Practices for Six-Month-Olds in South Australia: A Cross-Sectional Study. Int J Environ Res Public Health. 2025 May 23;22(6):826.
10. Potgieter N, Bridge G, Elfrink M, Folayan MO, Gao SS, Groisman S, Jawdekar A, Kemoli AM, Lim D, Ly P, Mani SA, Masumo R, Monteiro J, Muasya MK, Qureshi A, Tinanoff N. A pilot study on the global practice of informed consent in paediatric dentistry. Front Oral Health. 2024 Mar 1;5:1298277.

5 minuti con Patrizia Defabianis

Patrizia Defabianis
Luigi Paglia
Luigi Paglia, direttore scientifico de Il Dentista Moderno

L’esposizione al fluoro è unanimemente riconosciuta come uno dei principali fattori responsabili della significativa riduzione della prevalenza della carie dentale osservata dalla seconda metà del secolo scorso fino a oggi. L’utilizzo quotidiano di dentifrici fluorati rappresenta infatti uno dei cardini della prevenzione odontoiatrica ed è attualmente raccomandato per tutti i soggetti. In età pediatrica, in particolare subito dopo l’eruzione dei primi elementi dentari, il fluoro – se utilizzato secondo i dosaggi indicati dalle principali società scientifiche di odontoiatria pediatrica – costituisce una base imprescindibile per una corretta strategia preventiva. Tuttavia, negli ultimi anni si è aperto un ampio dibattito sull’impiego del fluoro nei bambini al di sotto dei sei anni, tema che diventa ancora più delicato nella fascia 0–3/4 anni.
È ormai noto che il fluoro sia sicuro ed efficace se assunto ai livelli raccomandati, ma un’eccessiva esposizione può essere associata a effetti indesiderati, come la fluorosi dentale e altre possibili implicazioni sistemiche. Da qui la necessità di un’informazione corretta, aggiornata e basata sulle evidenze scientifiche più recenti.
Per approfondire questo tema, tanto centrale quanto “sensibile”, ne parliamo con la Professoressa Patrizia Defabianis, docente di Odontoiatria Pediatrica presso l’Università di Torino, da molti anni in prima linea nello studio degli effetti del fluoro sull’organismo e, in particolare, sulla salute dei nostri piccoli pazienti. Un confronto autorevole per fare chiarezza, superare semplificazioni e fornire indicazioni utili alla pratica clinica quotidiana.
Buona lettura!

 

 

 

 

 

Si parla molto di fluoro in questo periodo: ci sono novità?
Patrizia Defabianis
Patrizia Defabianis, docente di Odontoiatria Pediatrica presso l’Università di Torino

Nel nostro organismo, il fluoro è un oligoelemento, ovvero un sale minerale che, seppur in piccole quantità o in tracce, svolge importanti funzioni biologiche. Utilizzato secondo le istruzioni o nei programmi di fluorizzazione dell’acqua di comunità, è un agente sicuro ed efficace che può prevenire e controllare la carie. Oggi si sta rimodulando una nuova visione sulle modalità di attuazione di fluoroprofilassi, stante i problemi ancora insoluti nella sua gestione che comportano rischi di iperdosaggio: il contenuto di fluoro in alimenti e bevande spesso non è segnalato, non ci sono biomarcatori in grado di stimare i livelli di fluoro nell’organismo e mancano raccomandazioni sui livelli di assunzione ottimali basate su evidenza scientifica.

Quali sono le maggiori fonti di fluoro per il nostro organismo?

La fonte principale è la dieta (cibi solidi, acque potabili e acque minerali). Molti alimenti contengono fluoro in quantità tutt’altro che trascurabili: pesce, frutti di mare, tè, patate (soprattutto la buccia), cereali, birra e spinaci sono buone fonti. Il fluoro è presente in tutte le fonti naturali d’acqua, che raggiunge per migrazione dal suolo e dalle rocce.
Nelle acque minerali le concentrazioni variano in base alla localizzazione geografica della sorgente: prossime allo zero in acque oligominerali e minimamente mineralizzate, massime in quelle fluorurate, dove il tenore dell’elemento è superiore a 1 mg/l (come nelle aree vulcaniche).

Si parla molto di tossicità del fluoro: quali sono le certezze?

Il fluoro è considerato sicuro ai livelli raccomandati. Un’eccessiva esposizione nei primi anni di vita può causare fluorosi, con effetti negativi su sviluppo di tessuti dentali, resistenza ossea, funzionalità tiroidea e funzioni cognitive dei bambini. Oggi si tende sempre più a non considerare la fluoroprofilassi come misura preventiva generale nella popolazione pediatrica ma si predilige un approccio personalizzato, adatto all’età e al rischio individuale (patologie sistemiche e disabilità, stato socio-economico, dieta, placca dentale, fattori microbiologici, igiene orale). Il fluoro è escreto per via renale e in caso di riduzione della sua filtrazione - come nell’insufficienza renale - si verifica un aumento di concentrazione plasmatica con potenziale rischio di fluorosi: perciò, nei bambini affetti da insufficienza renale e/o con funzione renale ridotta, è raccomandabile estrema cautela nelle supplementazioni.
I latti artificiali per lattanti andrebbero diluiti solo con acque oligominerali con la minor concentrazione di fluoro possibile. Nelle età successive andrebbe incrementato il trattamento topico, mentre la somministrazione per via sistemica andrebbe riservata ai bambini a maggior rischio di sviluppare carie.

Fluorazione acqua potabile: è una misura ancora auspicabile?

La fluorizzazione dell’acqua è il processo di regolazione del contenuto di fluoro al livello raccomandato per una salute dentale ottimale; alcuni sistemi di trattamento dell’acqua domestica (come la distillazione) possono ridurre i livelli di fluoro nelle forniture idriche, riducendo potenzialmente gli effetti preventivi anche nell’acqua fluorizzata in modo ottimale. In soggetti molto cariorecettivi, la fluorizzazione dell’acqua potabile o l’uso di sale fluorato sono comunque utili poiché agiscono indipendentemente dalla collaborazione del paziente.

Cosa dire alle mamme sul tema gravidanza, allattamento e fluoro?

La maggiore fonte di trasmissione di batteri cariogeni nel bambino è la saliva materna: è dimostrata la correlazione tra la sua carica batterica, precocità di colonizzazione batterica nel cavo orale del bimbo e precocità e prevalenza di lesioni cariose. L’abbattimento della carica batterica della saliva materna riduce la trasmissione madre-figlio e ritarda l’insorgenza di carie. In passato è stata proposta la profilassi nelle gestanti per ritardare e ridurre la prevalenza di carie nel nascituro. Ad oggi le evidenze sull’efficacia della profilassi delle lesioni cariose con somministrazione sistemica materna di fluoro non sono conclusive e di questo tengono conto le recenti Linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva.

Quando utilizzare il fluoro topico o sistemico?

I fluoruri topici rendono i tessuti dentali più resistenti alla carie, mentre i fluoruri sistemici vengono incorporati nelle strutture dentali in formazione. I fluoruri sistemici offrono anche protezione topica perché il fluoro è presente nella saliva, a continuo contatto con i denti. I fluoruri topici autoapplicabili includono dentifrici, collutori e gel. I fluoruri topici applicati professionalmente includono collutori, gel e schiume ad alta concentrazione e vernici al fluoro. La contaminazione da fluoro nell’acqua è oggetto di dibattito per i suoi effetti benefici/dannosi. In passato – quando non esistevano i dentifrici al fluoro e si presumeva che il fluoro dovesse essere ingerito prima dell’eruzione dei denti per prevenire la carie –  le falde acquifere erano tra le principali fonti di supplementazione. Ora è accertato che l’effetto benefico del fluoro è topico e si verifica soprattutto dopo l’eruzione dei denti. La somministrazione topica prevede che le superfici dentali vengano a contatto con il fluoro tramite dentifrici e collutori utilizzati dal paziente a domicilio e gel, schiume e vernici al fluoro applicati in studio da igienista e/o odontoiatra.

Quale quantità di fluoro nei dentifrici? Ha senso un dentifricio senza fluoro?

I dentifrici fluorati sono indispensabili per un’azione topica quotidiana efficace. L’evidenza suggerisce che l’effetto cariostatico del fluoro sia esercitato dal suo effetto topico più che dall’azione sistemica tramite somministrazione di gocce o compresse. L’effetto è maggiore se combinato con una buona igiene orale. Esistono prodotti con differenti concentrazioni di fluoro per pazienti di età diverse. Oltre al dentifricio fluorurato, i fluoruri a uso topico (gel, mousse e vernici) possono essere utilizzati specie nei bambini particolarmente cariorecettivi, inclusi soggetti con esigenze speciali di assistenza sanitaria orale, in trattamento ortodontico o in fase di permuta dentale.

Come trattare i pazienti molto carioricettivi con mousse al fluoro?

In caso di forte demineralizzazione, è consigliabile l’applicazione di sostanze funzionali remineralizzanti e protettive tramite formulazioni mousse. I complessi attivi agiscono in profondità nello smalto, proteggendolo da erosione acida e abrasione. Tra le sostanze funzionali dalla comprovata capacità di remineralizzare lo smalto vi è il Calcio Fosfato Amorfo (ACP), materiale altamente reattivo che si converte rapidamente in idrossiapatite. Si trova anche funzionalizzato con fluoro, e in tal caso oltre a favorire la remineralizzazione offre protezione anticariogena potenziata. Il principio attivo delle mousse è il complesso CPP-ACP: una componente della caseina detta caseina fosfopeptide (CPP) trasporta ioni di calcio e fosfato in forma di fosfato di calcio amorfo (ACP) sulla superficie dentale o nella placca, riducendo la demineralizzazione dello smalto o remineralizzandolo. La mousse tampona le variazioni di pH nella placca, ostacola l’adesione e la crescita di batteri cariogeni sulla superficie dentale, remineralizza le lesioni dello smalto e lo rende più resistente agli acidi. Inoltre, ottimizza il modo in cui il fluoro è trasportato sullo smalto e il suo assorbimento. L’applicazione di mousse a base di CPP-ACP e fluoro è indicata dopo le manovre di igiene orale professionale, in caso di denti sensibili e/o in pazienti molto cariorecettivi o in trattamento ortodontico. Il consiglio è applicare il prodotto su tutta la dentatura e non risciacquare. Unica limitazione sono i pazienti intolleranti o allergici alle proteine del latte, da cui deriva il complesso CPP.

Odontoiatria Materno-Infantile basata sulle evidenze: dal counselling ai trattamenti mirati

Odontoiatria Materno-Infantile

A pochi chilometri dai Giochi Olimpici invernali, nella cornice di una Milano semi-blindata, venerdì 6 febbraio si è tenuto il settimo corso di formazione Nazionale e primo corso di aggiornamento OMI - Odontoiatria Materno-Infantile, che ha registrato un vivo interesse.
Arrivati da diverse parti d’Italia, i membri OMI hanno raggiunto la sede dell’evento, il Palazzo della Cultura di Tecniche Nuove, casa editrice B2B, per dare vita, a una giornata ricca di spunti di riflessione, grazie alla presenza di diversi ospiti e relatori.

Questo primo corso dell’anno è stato pensato per riunire, in una sola giornata, tutti i membri OMI: al mattino si è tenuto il corso di formazione per i nuovi iscritti e, in contemporanea, il corso avanzato, confluiti in una sessione comune pomeridiana. Un’occasione preziosa per ritrovarsi e condividere con tutti i soci, con i membri del board e con gli “amici” di OMI il messaggio che ci sta a cuore: promuovere le migliori pratiche di prevenzione e cura della salute orale del sistema bimbo-famiglia, a partire dal periodo prenatale.

L’evento, dedicato a Odontoiatri, Igienisti, Pediatri, Neonatologi, Nutrizionisti, Ostetriche, Puericultrici, Osteopati, Logopedisti, Consulenti dell’allattamento, Consulenti del sonno, Tagesmutter (corso base), Educatrici nido (corso base), Assistenti di Studio Odontoiatrico (ASO) è valido ai fini dell’aggiornamento annuale ASO.

Cogliamo l’occasione per fare vivi complimenti al nostro Presidente, Luigi Paglia, recentemente nominato dal Ministero della Salute come esperto al "Tavolo tecnico sulla nutrizione nei primi mesi di vita". Lui, insieme a Matteo Beretta (Coordinatore Scientifico) e Simone Porro (Amministratore) hanno aperto i lavori, illustrando la mission di OMI, società benefit impegnata nella diffusione della cultura della prevenzione primaria sin dai primi 1000 giorni di vita, ovvero dal periodo prenatale ai primi due anni del bambino.

L’obiettivo di OMI - Odontoiatria Materno-Infantile è promuovere una salute orale globale, fondata su un approccio medico e preventivo, su sane abitudini e stili di vita corretti, con benefici per il benessere complessivo del piccolo paziente e della sua famiglia.

Nel corso di formazione sono stati illustrati i temi fondanti la filosofia di OMI:

  • il passaggio da un approccio infantile a uno materno-infantile, Luigi Paglia;
  • l’importanza della “Spa Inspired Oral Care”, che educa le famiglie all’igiene e alla salute orale sin dai primi mesi di vita in modo confortevole e sereno, Matteo Beretta;
  • le correlazioni tra salute orale, gravidanza, allattamento e nutrizione, Michela Paglia;
  • la prima visita e l’educazione alla buccalità positiva, Matteo Beretta.

Nel corso avanzato si sono avvicendati diversi relatori che condividono la missione di OMI.

  • Paride Zappavigna ha parlato di Organizzazione dello studio e prevenzione odontoiatrica;
  • Sabina Saccomanno ha affrontato il tema della terapia miofunzionale;
  • Alessandro Gianolio ha portato i presenti nel presente e nel futuro, esplorando le relazioni tra intelligenza artificiale e ortodonzia pediatrica;
  • Fabian Zolk ha parlato di come utilizzare bene la potenza della comunicazione digitale.

Novità di questa edizione la sessione pratica sulla terapia miofunzionale, tenuta dalla professoressa Saccomanno, che ha guidato i partecipanti in un percorso esperienziale tra osservazione clinica, valutazione funzionale ed esercizi mirati. Attraverso esercizi pratici e attività hands-on, sono state esplorate le relazioni tra funzione orofacciale, crescita cranio-facciale e sviluppo delle funzioni primarie nel bambino.

Nel pomeriggio, nella sessione di approfondimento comune, sono stati trattati temi la cui importanza nella moderna odontoiatria pediatrica non può essere sottovalutata.

  • Principi di trattamento della traumatologia in dentatura decidua e permanente: Luigi Paglia.
  • Materiali bioattivi e polimeri: conservativa e ortodonzia pediatrica, Matteo Beretta e Marco Gant di Ravelli Spa.
  • Frenulectomia e patologia orale nei piccoli pazienti: il laser apre nuovi orizzonti, tenuta da remoto da Rolando Crippa.

Luigi Paglia ha chiuso i lavori parlando dell'argomento, sempre molto dibattuto, del fluoro. Invitando i presenti a non abbassare la guardia su questa tematica, che OMI continuerà a seguire.

Arrivederci al prossimo Congresso Nazionale OMI - Odontoiatria Materno-Infantile! Stay tuned!

Chi è OMI – Odontoiatria Materno-Infantile
OMI è una società benefit nata per promuovere la prevenzione primaria della salute orale a partire dai primi 1000 giorni di vita. Attraverso corsi di formazione, progetti di ricerca e iniziative divulgative rivolte a odontoiatri, igienisti dentali e a tutto il team dello studio, OMI diffonde una visione innovativa e interdisciplinare dell’odontoiatria, che mette al centro la madre, il bambino e la famiglia, valorizzando la collaborazione tra professionisti e la cultura della prevenzione.

I denti naturali come indicatori di salute sistemica

denti naturali e salute
Senior woman, portrait and smile with dental treatment, whitening results and cleaning confidence. Hygiene, mouth health and cosmetics for dentures, oral care and satisfaction for teeth aesthetic

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha rafforzato l’idea che la salute orale non possa essere considerata isolatamente rispetto allo stato di salute generale. Un ampio studio osservazionale condotto presso la Rutgers School of Dental Medicine, The State University of New Jersey, Stati Uniti, ha analizzato il rapporto tra il numero di denti naturali residui e la presenza di patologie cardiometaboliche in una vasta popolazione adulta. I risultati suggeriscono che la dentizione non rappresenta solo un esito delle cure odontoiatriche, ma può configurarsi come un vero e proprio indicatore di rischio sistemico.

L'importanza dei denti naturali per il benessere

Lo studio ha avuto come obiettivo principale valutare l’associazione tra stato della dentizione e malattie cardiometaboliche, tra cui diabete mellito, ipertensione arteriosa, ictus e patologie cardiovascolari. Gli autori hanno analizzato i dati clinici di oltre 32mila adulti che si sono rivolti per cure odontoiatriche di routine, considerando sia il numero totale di denti residui sia la presenza di una dentizione funzionale, definita come almeno 21 denti naturali in arcata.

Principali risultati emersi

L’analisi statistica ha evidenziato che un numero maggiore di denti naturali è associato a una minore probabilità di una o più condizioni cardiometaboliche. Questo rapporto rimane significativo anche dopo l’aggiustamento per fattori di rischio noti, come l'età, il sesso, l'indice di massa corporea e l'abitudine al fumo. In particolare, i soggetti con una dentizione funzionale hanno un profilo di rischio inferiore rispetto a coloro che presentano una perdita dentaria estesa. Ogni dente perso sembra contribuire, in modo incrementale, a un aumento della probabilità di patologie sistemiche.

Interpretazione clinica dei dati

Pur trattandosi di uno studio trasversale, che non consente di stabilire un nesso causale diretto, i risultati rafforzano l’ipotesi di un legame bidirezionale tra la salute orale e la salute sistemica. Una dentizione compromessa può influenzare negativamente la funzione masticatoria, condizionando le scelte alimentari e favorendo diete meno equilibrate, con ricadute metaboliche e cardiovascolari. Allo stesso tempo, le malattie cardiometaboliche possono accelerare la progressione della patologia orale, creando un circolo vizioso clinicamente rilevante.

Le implicazioni per il dentista moderno

Per il clinico, questi dati sottolineano l’importanza di una valutazione globale del paziente. La salute orale e sistemica devono essere considerate parte di un unico continuum, in cui la conservazione dei denti naturali assume un valore che va oltre l’estetica e la funzione locale. In altre parole, la conservazione di una dentizione funzionale emerge come possibile marker di benessere generale e come obiettivo strategico nella prevenzione a lungo termine. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Oral Health, rafforza dunque il concetto di odontoiatria integrata e invita a considerare la perdita dei denti come un segnale clinico da non sottovalutare. Il dentista può svolgere un ruolo chiave nell’identificazione precoce di pazienti a rischio e nel dialogo interdisciplinare con il medico.

Parodontologia e implantologia estetica, il nuovo consensus report dell’EFP

Parodontologia e implantologia estetica
Satisfied man looks in the mirror and smiles after treatment at the dentist

Negli ultimi anni, la valutazione del successo terapeutico in parodontologia e implantologia estetica si è progressivamente ampliata, andando oltre i soli parametri clinici oggettivi.
Il nuovo consensus report internazionale promosso dall'European Federation of Periodontology (EFP) mette al centro il concetto di patient-reported outcomes (PROs) e patient-reported experiences (PREs). Strumenti essenziali per valutare non solo l’efficacia clinica, ma anche la soddisfazione del paziente e l’esperienza vissuta durante il trattamento. Questi indicatori sono fondamentali per integrare i tradizionali risultati clinici con la percezione soggettiva, offrendo una visione completa del successo terapeutico in implantologia e parodontologia estetica.
>Integrare PROs e PREs nella pratica clinica consente di personalizzare i trattamenti, migliorare la comunicazione con il paziente e orientare la ricerca scientifica verso approcci realmente centrati sulla persona. In questo contesto, la valutazione estetica implantare non è più solo un indice oggettivo, ma diventa parte integrante della qualità percepita, elemento chiave per un approccio moderno e centrato sul paziente.

Obiettivo del consensus report EFP

Il lavoro nasce con l’obiettivo di chiarire quanto i risultati clinici tradizionali, misurati dal professionista, siano effettivamente rappresentativi della soddisfazione del paziente. In parodontologia e implantologia, infatti, l’estetica è stata storicamente valutata mediante indici clinici standardizzati, che non sempre riflettono la percezione soggettiva del risultato finale. Il consensus intende quindi integrare la valutazione clinica con l’esperienza del paziente, fornendo indicazioni utili sia per la ricerca sia per la pratica quotidiana.

Ambiti clinici analizzati

Il documento prende in esame alcuni dei contesti più critici dal punto di vista estetico, come il trattamento delle recessioni gengivali, le diverse tempistiche di posizionamento implantare e la gestione delle deiscenze dei tessuti molli peri-implantari, in particolare nei settori anteriori. Le conclusioni derivano dall’analisi comparata di revisioni sistematiche che hanno messo in relazione i risultati clinici oggettivi con quelli percepiti e riferiti dai pazienti.

Risultati principali

Dall’analisi emerge che, nel trattamento delle recessioni gengivali, tecniche consolidate come il lembo avanzato coronalmente associato a innesto di tessuto connettivo garantiscono risultati clinici eccellenti. Tuttavia, il miglioramento misurato in termini di copertura radicolare e punteggi estetici professionali non sempre coincide con la percezione estetica del paziente. Un quadro simile si osserva in implantologia, dove l’uso di innesti di tessuto connettivo al momento dell’inserimento implantare contribuisce alla stabilità dei tessuti molli, senza che questo beneficio venga sempre pienamente intercettato dagli indici estetici tradizionali. Nei casi di deiscenze peri-implantari, invece, l’aumento dei tessuti molli sembra tradursi più frequentemente in un miglioramento condiviso sia dal clinico sia dal paziente.

Implicazioni per la pratica clinica

Il messaggio che emerge dal consensus è chiaro: l’estetica peri-implantare e la soddisfazione del paziente rappresentano elementi chiave del successo terapeutico e devono essere considerate in modo sistematico. I risultati clinici oggettivi e quelli riferiti dal paziente non sono in contrasto, ma offrono prospettive complementari che arricchiscono il processo decisionale.
Per il dentista, dunque, integrare PROs e PREs nella pianificazione e nella valutazione dei trattamenti significa adottare un approccio davvero centrato sul paziente. Il consensus sottolinea la necessità di futuri studi clinici che includano sistematicamente questi parametri e ribadisce l’importanza di una valutazione multidimensionale del successo terapeutico. Il lavoro, infatti, pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology, conferma il crescente interesse scientifico per un’odontoiatria sempre più orientata ai risultati clinici, ma anche all’esperienza e alle aspettative del paziente.

Spazzolino da denti e batteri patogeni: informare i pazienti

Spazzolino da denti e batteri

Lo spazzolino da denti è lo strumento principale dell’igiene orale quotidiana. Tuttavia, può diventare un serbatoio di microrganismi potenzialmente patogeni. Questo rischio riguarda soprattutto i soggetti più fragili. Una recente ricerca condotta presso il Dipartimento di Odontoiatria Restaurativa dell'Università Statale di Campinas, São Paulo, Brasile, ha analizzato la contaminazione microbica degli spazzolini e il livello di consapevolezza dei pazienti riguardo a questo problema. I risultati offrono indicazioni utili per la pratica clinica.

Come s'è svolto lo studio

I ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in due gruppi. Il primo gruppo ha utilizzato lo spazzolino per un mese. Il secondo gruppo lo ha utilizzato per tre mesi. Gli autori hanno analizzato tutti gli spazzolini dal punto di vista microbiologico. Hanno inoltre somministrato un questionario ai partecipanti. Il questionario ha indagato sulle abitudini di igiene orale e sulle modalità di conservazione dello spazzolino.

I risultati microbiologici

Le analisi hanno rilevato la presenza di batteri su tutti gli spazzolini esaminati. I ricercatori hanno rilevato microrganismi di interesse clinico, tra cui Streptococcus mutans, Staphylococcus aureus ed Enterobacteriaceae. La contaminazione è aumentata con il prolungarsi del tempo di utilizzo, soprattutto per i batteri opportunisti. I dati indicano che l’uso prolungato favorisce la colonizzazione microbica dello spazzolino.

Consapevolezza dei pazienti e implicazioni cliniche

I questionari hanno evidenziato una scarsa consapevolezza da parte dei pazienti. Molti soggetti non conoscevano il rischio di contaminazione degli spazzolini. Pochi avevano ricevuto istruzioni professionali sulla sostituzione e sulle modalità di disinfezione. Una conservazione in ambienti umidi favorisce la crescita batterica. Lo spazzolino può quindi perdere la sua funzione preventiva. L’odontoiatra deve informare il paziente e fornire indicazioni chiare sulla corretta gestione domiciliare.

Il consiglio da dare ai pazienti

Lo studio pubblicato sull’International Journal of Dental Hygiene dimostra che lo spazzolino da denti può accumulare batteri potenzialmente dannosi. Una gestione inadeguata aumenta il rischio di contaminazione. La corretta manutenzione dello spazzolino è una misura semplice ed efficace di prevenzione. Il controllo di questo aspetto contribuisce al miglioramento della salute orale complessiva e andrebbe sempre ricordato al paziente.

Maria Grazia Cagetti. Piccoli pazienti, grandi attenzioni

Maria Grazia Cagetti

Nei bambini con esigenze speciali, approcci graduali e metodiche poco invasive possono trasformare l’esperienza odontoiatrica, riducendo ansia e disagio. Entriamo in questo delicato ambito con chi ogni giorno si dedica alla prevenzione e alla cura personalizzata della loro salute orale, con strumenti innovativi, strategie inclusive e un’attenzione costante alla ricerca.

Per alcuni bambini, una semplice visita odontoiatrica rappresenta una situazione difficile da accettare e gestire. Viene percepita come un’esperienza complessa in cui i rumori, le luci, gli odori del riunito, i gesti e le parole del team odontoiatrico rappresentano stimoli intensi e difficili da tollerare, che diventano fonte di ansia e disagio. La professoressa Maria Grazia Cagetti ha scelto di dedicare gran parte della sua attività clinica proprio a loro, i bambini con disabilità cognitive e disturbi dello spettro autistico. Lo fa occupandosi di prevenzione e terapia delle patologie orali in età pediatrica all’interno del progetto DAMA presso la Clinica Odontoiatrica “G. Vogel” ASST Santi Paolo e Carlo. La sua è una vocazione prima che una professione: migliorare la qualità e l’accessibilità delle cure odontoiatriche per i piccoli pazienti “special needs”, sviluppando approcci dedicati che tengano conto non solo della bocca, ma anche delle caratteristiche uniche di questi piccoli pazienti. Con empatia, ma anche metodo e ricerca, lavora all’elaborazione di metodiche volte a ottimizzare le cure ed è attiva su diversi fronti scientifici per il miglioramento complessivo della salute orale. Un impegno che coniuga rigore clinico e sensibilità umana, nella convinzione che “prendersi cura” significhi, prima di tutto, saper comprendere per creare modalità di approccio efficaci e personalizzate.

Professoressa Cagetti, di quali attività si occupa il reparto in cui svolge la sua attività clinica?
Maria Grazia Cagetti
Maria Grazia Cagetti, professore associato presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche dell’Università degli Studi di Milano, docente responsabile del corso integrato di Odontoiatria Pediatrica nel corso di laurea di Odontoiatria e Protesi Dentaria e di Pedodonzia nel corso di laurea in Igiene Dentale

Offriamo cure odontoiatriche prevalentemente a bambini con disabilità, soprattutto intellettiva, e con disturbi dello spettro autistico. Il reparto è nato nel 2006 da una collaborazione con la Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale San Paolo di Milano. All’epoca si parlava poco di autismo e mancavano gli strumenti diagnostici adeguati. Oggi sappiamo che i bambini affetti dalla sindrome dello spettro autistico rappresentano circa 1 nato su 77. Tra loro vi sono soggetti comunicativi e verbali, ma anche bambini non verbali con capacità cognitive molto limitate. Spesso questi pazienti sono incapaci di comunicare il dolore odontoiatrico o di accettare le cure. La struttura è cresciuta per rispondere ai loro bisogni e a quelli di tutti i bambini dove la scarsa o assente collaborazione rende problematiche la diagnosi e la terapia. Nei nostri ambulatori copriamo quattro giornate settimanali con attività molto differenziate e siamo un punto di riferimento per la Lombardia, anche se le richieste vanno ben oltre la nostra capacità di accoglienza.

Che tipo di supporto riuscite a offrire ai bambini, dal punto di vista odontoiatrico?

Si fa soprattutto prevenzione, che va massimizzata in pochi momenti: anche senza terapie invasive, è possibile offrire comunque un grande servizio. Se i bambini offrono una collaborazione, anche modesta, possiamo subito effettuare una seduta di igiene orale con strumenti manuali: garzina, collutorio alla clorexidina, scaling e vernice al fluoro.
Le sigillature, spesso sottovalutate, sono invece estremamente efficaci contro la carie occlusale: abbinandole a un’applicazione trimestrale di fluoro riusciamo a salvare i primi molari senza farli cariare, ottenendo un maggiore successo rispetto alle semplici applicazioni di vernice al fluoro. Possiamo effettuare visite e trattamenti alla poltrona ricorrendo, quando necessario, alla pre-medicazione farmacologica.
Per la gestione dei casi più complessi abbiamo incluso una giornata dedicata alla sedazione, in cui l’odontoiatra può anche essere supportato dall’anestesista. Un’intera giornata è dedicata a un percorso mirato per cercare di rendere questi pazienti collaborativi. La clownterapia, ad esempio, ci consente di poter avvicinare il bambino alla poltrona per cercare di ottenere almeno un’ispezione del cavo orale.

Quali accorgimenti adottate per tranquillizzare i bambini durante la prima visita?

Questi pazienti hanno bisogno di abituarsi per gradi al nuovo ambiente e alle persone sconosciute. Manifestano una forte sensibilità verso tutti gli stimoli sensoriali, e al riunito ce ne sono tanti: rumore, luce intensa, sapori in bocca... Bisogna inserire ogni novità con grande cautela e gradualità. Il percorso di questi bambini inizia con un contatto telefonico, a cui segue l’invio di supporti visivi come disegni, fotografie e filmati, personalizzati in base al canale preferenziale di apprendimento consigliato dai genitori. Se seguono una terapia cognitivo riabilitativa, collaboriamo con i terapisti o con i caregiver in modo che sia possibile farli arrivare preparati alla visita. Anche quando la collaborazione risulta minima, una gestione avanzata del comportamento o metodiche come la sedazione permettono di ridurre l’ansia e di arrivare, seduta dopo seduta, a rendere il piccolo paziente collaborativo. Non è raro che, dopo aver completato un percorso nel nostro reparto, alcuni di questi bambini proseguano le cure dal dentista di famiglia. A casa bisogna assicurarsi che il bambino segua un regime dietetico adeguato e svolga correttamente le quotidiane manovre di igiene orale sotto la supervisione dei genitori.

Quali sono i trattamenti più efficaci per arrestare la carie senza interventi invasivi?

Se la malattia cariosa o i problemi gengivali hanno ormai fatto il loro corso, cerchiamo di adottare terapie non invasive o minimamente invasive. Possiamo trasformare la lesione cariosa attiva in una lesione arrestata. Se pensiamo a un deciduo che in tempi brevi verrà sostituito, questo si può già considerare una cura. Alla poltrona, la prevenzione prevede l’applicazione di principi remineralizzanti o di soluzioni ad altissima concentrazione di fluoro e argento o di vernici al fluoro. È efficace anche il trattamento restaurativo atraumatico (ART) in cui la rimozione dei tessuti cariati viene effettuata con strumenti manuali e la cavità restaurata con cemento vetroionomerico o tramite coroncine preformate cementate. Queste metodiche sono “bambino friendly” perché consentono un trattamento veloce senza anestesia locale, non generano ansia e sono veramente poco invasive.

Quando invece è necessaria l’anestesia?

Per terapie della polpa o estrazioni l’anestesia è necessaria. Personalmente, nei bambini preferisco praticare l’anestesia intraligamentosa: non coinvolgendo i tessuti molli, evita che il piccolo paziente avverta la fastidiosa sensazione di labbro o guancia duri e intorpiditi, che potrebbe portarlo a mordersi involontariamente e a procurarsi lesioni. In questi bambini basta una sensazione estranea e inattesa per generare disagio o paura e compromettere l’avvio sereno del trattamento.

Quanto i colleghi generalisti sono consapevoli, oggi, dell’importanza di trattare correttamente i denti decidui?

Ci piacerebbe scoprirlo. Di recente, attraverso il sito de Il Dentista Moderno abbiamo diffuso un questionario per capire come si comportano i dentisti italiani quando devono trattare una carie avanzata in un dente deciduo: sarebbe interessante scoprire se effettuano un trattamento endodontico, se prediligono l’estrazione o, se il bambino non ha dolore, scelgono l'attesa. Un tempo i denti decidui erano considerati solo elementi transitori e dunque poco utili. Oggi si è compresa la loro importanza. Purtroppo, le loro caratteristiche anatomiche fanno sì che la carie abbia gioco facile: l’interessamento della polpa avviene molto più rapidamente che nel dente permanente e si rischiano fistole e ascessi. L’estrazione precoce andrebbe però possibilmente evitata, perché potrebbe favorire una non corretta eruzione dei denti permanenti e favorire migrazioni dei denti posteriori o limitrofi alla zona di estrazione. Se si tratta di un dente solo, la situazione si risolve con più facilità, ma se le estrazioni sono molteplici, si rischiano futuri problemi, anche ortodontici, più seri. Conservare i denti decidui fino al momento fisiologico della permuta favorisce l’armonia della dentatura permanente. Senza contare che i denti, anche quelli decidui, sono importanti per una corretta dizione.

Un altro aspetto poco conosciuto è il trattamento con il fluoruro di diammina d’argento (SDF) nella terapia della carie...

È uno dei protocolli che spesso utilizziamo per la terapia medica della carie. In America è in uso dal 2014, in Italia, dove è ancora poco noto, solo da 6-7 anni. Prevede l’applicazione di una soluzione a base di SDF, acronimo di Silver Diammine Fluoride. La sua indicazione principale è il trattamento desensibilizzante per contrastare l’ipersensibilità dentinale, ma in tutto il mondo si utilizza già per arrestare la lesione cariosa, esattamente come le vernici al fluoro. Oltre all’argento, che ha un’azione antibatterica e remineralizzante molto importante, contiene 44 mila ppm di fluoro, una quantità enorme considerando che un dentifricio contiene al massimo 1.500 ppm. La soluzione di fluoruro di diammina si posiziona con un microbrush nella lesione cariosa, dove esplica il suo effetto riparativo. Per arrestare la lesione è necessario ripetere l’applicazione almeno una seconda volta nei sei mesi successivi al primo trattamento. È una strategia terapeutica considerata gold standard in caso di lesioni cavitate in bambini molto piccoli, non collaborativi o allettati in attesa di poter effettuare una terapia più tradizionale, ed è un ottimo ausilio nel trattamento della lesione cariosa nei denti permanenti degli adulti con disabilità cognitive. L’unico effetto negativo, del quale i genitori vanno preventivamente avvisati, è di tipo estetico, perché la precipitazione dei sali d’argento discolora notevolmente lo smalto e la dentina nei punti di applicazione; la lesione trattata tende a diventare più scura, ed è il motivo per cui questo trattamento viene più spesso accettato se la carie coinvolge i denti posteriori. Il prodotto attualmente disponibile in Italia ha un bicomponente, lo ioduro di potassio, che applicato in rapida successione dovrebbe prevenire la precipitazione dei sali di argento e le discolorazioni, ma non c’è evidenza scientifica che non interferisca con la cura della lesione cariosa. Attualmente la ricerca sta sperimentando una molecola che sembra avere le stesse capacità antibatteriche e remineralizzanti, senza effetti relativi alla pigmentazione.

Veniamo alla ricerca: quali sono i progetti più promettenti a cui sta lavorando?

Stiamo valutando, ad esempio, l’assunzione di nuovi probiotici in grado di offrire benefici per la salute orale e gengivale, che si rivelano anche efficaci come rimedio contro l’alitosi. Tra gli studi in corso c’è poi lo sviluppo di terapie e strumenti utili in odontoiatria pediatrica per rendere la terapia sempre meno invasiva, come ad esempio un nuovo strumento manuale meccanico per la rimozione del tessuto carioso che potrebbe sostituire il classico escavatore, con numerosi vantaggi: non fa rumore, non prevede l’uso di acqua e non vibra, consentendo di eliminare gli aspetti sensoriali legati all’uso del trapano che sono particolarmente fastidiosi per i bambini.

Uno dei vostri studi riguarda anche la clownterapia come strumento clinico: che risultati state osservando?

Abbiamo cercato di valutare l’efficacia della clownterapia non solo come antidoto per l’ansia, ma come diversivo per riuscire a ottenere la collaborazione dei piccoli pazienti. Facciamo in modo che il clown dottore diventi parte integrante della visita: presenta al bambino gli strumenti, effettua la visita prima su un pupazzo, poi su altro clown e, infine, la propone al vero paziente. L’obiettivo è comprendere quanto questo rappresenti un vantaggio per il bambino rispetto al classico approccio tell-show-do.

Lei si è occupata anche di salute orale in gravidanza. In che modo masticare un chewing gum può contribuire al benessere orale?

Se non contiene zuccheri fermentabili, il chewing gum può favorire la salute del cavo orale. Stimola la produzione di saliva, che rappresenta la prima forma di difesa dai patogeni, ed è ormai riconosciuto che i chewing gum contenenti polioli e xilitolo hanno un ruolo nella prevenzione della carie.
Da poco abbiamo ribadito i benefici dell’uso del chewing gum allo xilitolo in gravidanza. Il consumo costante può rendere meno virulenti i batteri della carie presenti nel cavo orale materno, selezionando specie batteriche meno in grado di produrre acido. Se nella bocca della  mamma ci sono batteri meno cariogeni, diminuisce la probabilità di trasmetterli al bambino. Purtroppo, la salute orale in gravidanza è ancora oggi trascurata: anche chi va abitualmente dal dentista, per una serie di timori dopo il concepimento sospende i regolari controlli. Spesso, le donne soggette a nausea gravidica modificano l’alimentazione introducendo dolci e spuntini e pasti più frequenti.
Queste abitudini, unite alle modificazioni ormonali della gravidanza che favoriscono l’infiammazione gengivale, in assenza di una igiene orale accurata non favoriscono certo la salute del cavo orale.

 

Maria Grazia Cagetti

È professore associato presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche dell’Università degli Studi di Milano, docente responsabile del corso integrato di Odontoiatria Pediatrica nel corso di laurea di Odontoiatria e Protesi Dentaria e di Pedodonzia nel corso di Laurea in Igiene Dentale. Direttore della Scuola di Specializzazione di Odontoiatria Pediatrica dall’anno acc. 2018 al 2024. Svolge la sua attività clinica presso la Clinica Odontoiatrica “G. Vogel” ASST Santi Paolo e Carlo, occupandosi di prevenzione e terapia delle patologie orali in età pediatrica all’interno del progetto DAMA. Ha partecipato alla definizione di Linee Guida Nazionali in tema di salute orale in età pediatrica sotto l’egida del Ministero della Salute e a quelle di Sedazione cosciente coordinate dall’Associazione Italiana Sedazionisti Italiani. È autore di numerosi lavori scientifici pubblicati su riviste nazionali ed internazionali. Tra i principali campi di ricerca si annoverano: l’odontoiatria pediatrica, la carie (epidemiologia, prevenzione e trattamento) e i difetti da sviluppo dello smalto.

Adempimenti e scadenze del mese di febbraio

Adempimenti e scadenze

Nel mese di febbraio, oltre agli adempimenti ricorrenti legati alla gestione dei rapporti di lavoro, alla fatturazione e al versamento dell’IVA, con particolare riferimento agli acquisti in reverse charge o con obbligo di autofatturazione, sono in arrivo diversi obblighi fiscali e contributivi.

Entro il mese deve essere effettuato il versamento del premio INAIL, in un’unica soluzione o come prima rata. Sempre per l’INAIL, sono in scadenza anche dei termini per chi avesse le condizioni per chiedere una riduzione del premio annuale. Scade anche il termine per il pagamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche, che interessa dentisti, igienisti dentali (sia in regime ordinario che forfettario) e laboratori odontotecnici che fatturano a studi e ambulatori di terzi. Sempre in tema di imposta di bollo, i soggetti che hanno optato per l’applicazione "virtuale" devono provvedere al versamento della prima rata bimestrale dell’anno. Un’altra scadenza riguarda il saldo dell’imposta sulla rivalutazione del TFR accantonato, che deve essere versato entro il mese.

A fine febbraio scade il termine per l’invio telematico della liquidazione IVA relativa al quarto trimestre 2025, un obbligo importante per i contribuenti non forfettari.

Per chi ha aderito alla "Rottamazione quater" delle cartelle esattoriali, è prevista la scadenza dell'undicesima rata. Infine, chi ha scelto il versamento rateale della Quota B Enpam deve procedere al relativo pagamento.

Agenzia delle entrate

Lunedì 9 febbraio

Dichiarazioni

  • Bonus pubblicità, le imprese e i lavoratori autonomi che hanno già presentato la richiesta di accesso al credito di imposta nella misura del 75% del valore incrementale degli investimenti pubblicitari sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, effettuati nel 2025, dovranno procedere all’invio telematico della dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti pubblicitari effettuati. Il riferimento normativo è l’art. 57 bis del DL 24 aprile 2017 nr. 50. La “dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati” è resa per dichiarare che gli investimenti indicati nella comunicazione per l’accesso al credito d’imposta (presentata dall’1.3.2025 al 31.3.2025), sono stati effettivamente realizzati e che gli stessi soddisfano i requisiti richiesti.

Domenica 15 febbraio

Adempimenti contabili

  • Fatture differite. Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna);
  • Acquisti intracomunitari, annotazione. Termine ultimo per l’annotazione nel registro degli acquisti e in quello delle vendite delle fatture di acquisto ricevute nel mese precedente, con riferimento a tale mese. 

Lunedì 16 febbraio

Regolarizzazioni

  • Autofattura di acquisto intracomunitario. Termine ultimo per i soggetti che nel mese di novembre 2025 hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi per i quali non hanno ricevuto la relativa fattura entro il mese di gennaio 2026, per emettere autofattura;
  • Autofattura integrativa di acquisto intracomunitario. I soggetti che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi, se hanno ricevuto una fattura indicante un corrispettivo inferiore a quello reale, devono emettere autofattura integrativa in relazione alle fatture registrate nel mese precedente;

Comunicazioni

  • “Esterometro”. scade il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente; la comunicazione non riguarda le operazioni per le quali è stata ricevuta una bolletta doganale o una fattura elettronica e gli acquisti di beni e servizi non rilevanti territorialmente ai fini IVA in Italia ai sensi degli artt. 7 - 7-octies del DPR 633/72, qualora siano di importo non superiore a 5.000,00 euro per singola operazione;
  • “Dati aggiuntivi”, datori di lavoro con massimo cinque dipendenti al 31/12/2024, termine entro il quale il sostituto d’imposta deve trasmettere in allegato al modello F24 con il quale versa le ritenute fiscali mensili dei suoi dipendenti il nuovo modello denominato “PROSPETTO DELLE RITENUTE/TRATTENUTE OPERATE” sui redditi di lavoro dipendente o autonomo, ovvero a questi assimilati, relative al mese precedente; si tratta di una scelta facoltativa, in alternativa alla presentazione del consueto “modello 770” annuale.

Versamenti

  • Imposta sostitutiva, dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
  • Iva mensile, contribuenti ordinari mensili e forfetari, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente; se l’imposta da versare non è superiore a 100 euro, il versamento può essere effettuato insieme a quello relativo al mese successivo;
  • Ritenute d’acconto operate nel mese precedente, versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo e sui compensi per lavoro dipendente e assimilato corrisposti nel mese precedente;
  • Rivalutazioni del TFR, saldo imposta sostitutiva, Il TFR accantonato con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato su base composta al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso fissato dalla legge, tale rivalutazione è soggetta ad un’imposta sostitutiva del 17% versata in due rate, l’acconto entro il 16 dicembre e il saldo entro il 16 febbraio dell’anno successivo;

Sabato 28 febbraio (slitta al 2 marzo)

Comunicazioni

  • Liquidazione trimestrale IVA, contribuenti non forfetari, relativa al quarto trimestre del 2025, invio telematico; la liquidazione è dovuta quando in corso d’anno si è stati debitori dell’Iva per acquisti con applicazione del reverse charge, per autofatturazione, per la percezione o la corresponsione di compensi soggetti a Iva, ad esempio quelli per la direzione sanitaria o la cessione e l’acquisto di clientela; alternativamente, la comunicazione degli estremi della liquidazione Iva del quarto trimestre dell’anno, può essere eseguita all’interno della dichiarazione Iva, che però in tale caso deve essere inviata telematicamente entro il 28 febbraio anziché il entro il 30 aprile.

Versamenti

  • Imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse tramite SDI, nel trimestre ottobre 2025 – dicembre 2025. L’ammontare dell’imposta dovuta, anche a seguito dell’integrazione delle fatture trasmesse, è reso noto dall’Agenzia delle Entrate nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”, dalla quale si può procedere al pagamento del dovuto;
  • Imposta di bollo virtuale, versamento della rata bimestrale, termine per il versamento, mediante il modello F24, della prima rata bimestrale dell’imposta di bollo, da parte dei soggetti autorizzati all’assolvimento dell’imposta di bollo virtuale, che comprende anche l’eventuale conguaglio rispetto agli importi previsti nella dichiarazione presentata nel 2025.
  • Redditi di lavoro dipendente e assimilati - Conguaglio fiscale di fine anno. Termine per l’effettuazione del conguaglio di fine anno 2025, in relazione ai redditi di lavoro dipendente e assimilati (es. collaboratori coordinati e continuativi), tra le ritenute operate e l’imposta dovuta sull’ammontare complessivo degli emolumenti, tenendo conto delle detrazioni eventualmente spettanti. In caso di incapienza delle retribuzioni, il sostituito può dichiarare per iscritto al sostituto: di voler versare l’importo corrispondente alle ritenute ancora dovute, ovvero di autorizzarlo a effettuare il prelievo sulle retribuzioni dei periodi di paga successivi al secondo dello stesso periodo di imposta.

Agenzia delle entrate riscossione

Sabato 28 febbraio

Versamenti

  • “Rottamazione quater” delle cartelle esattoriali, per chi ha aderito alla definizione agevolata e scelto il pagamento rateale del dovuto, versamento della undicesima rata. La norma prevede comunque una tolleranza nel pagamento di cinque giorni, per cui, tenendo conto dei differimenti previsti in caso di termini coincidenti con giorni festivi, il pagamento verrà considerato tempestivo anche se effettuato entro lunedì 9 marzo 2026.

 Inps

Lunedì 16 febbraio

Versamenti

  • Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
  • Contributi della “Gestione artigiani”, gli odontotecnici versano la quarta e ultima rata dei contributi previdenziali dovuti sul minimale di reddito per il 2025. Per gli artigiani, il contributo minimo dovuto è pari a 4.460,64 euro.;
  • Contributi della “Gestione separata” dovuti dai committenti, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori che possono qualificare questo compenso come “assimilato” al lavoro dipendente, relative ai compensi corrisposti nel mese precedente;
  • Operazioni di conguaglio previdenziale, Termine entro il quale i datori di lavoro devono effettuare il pagamento dei contributi dovuti in seguito alle operazioni di conguaglio previdenziale relative all’anno 2025, se effettuate nel mese di competenza gennaio 2025. Le operazioni di conguaglio permettono la corretta quantificazione dell’imponibile contributivo, anche con riguardo alla misura degli elementi variabili della retribuzione;

 Inail

 Lunedì 16 febbraio

Comunicazioni

  • Riduzione delle retribuzioni presunte per l'anno in corso - Comunicazione all'INAIL. Termine entro il quale i committenti che presumono di erogare nell’anno in corso retribuzioni per un importo inferiore rispetto a quello corrisposto nell’anno precedente (per effetto, ad esempio, della riduzione o cessazione dell’attività) sono tenuti a trasmettere all’INAIL la comunicazione motivata di riduzione delle retribuzioni presunte;

Versamenti

  • Premio assicurativo INAIL, versamento in unica soluzione o della prima rata di quattro in caso di pagamento rateale del premio annuale;

 

Sabato 28 febbraio

Dichiarazioni

  • Modulo OT23 - Presentazione all'INAIL per la domanda di riduzione del premio, Termine entro il quale presentare telematicamente all’INAIL la domanda di riduzione dei premi mediante modello OT23. La riduzione può essere richiesta dal datore di lavoro in regola con le disposizioni in materia di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro e con gli adempimenti contributivi ed assicurativi, che nell’anno precedente abbia effettuato interventi di miglioramento nel campo della prevenzione degli infortuni e dell’igiene del lavoro, aggiuntivi rispetto alle prescrizioni di legge. Gli interventi che danno diritto alla riduzione sono predefiniti dall’INAIL e indicati sul modulo OT23. Per accedere al beneficio, in presenza dei requisiti prescritti, l’azienda deve attuare un intervento di tipo A oppure due interventi di tipo B;

 Enpam

Sabato 28 febbraio

Versamenti

  • Quota B, terza delle cinque rate previste per chi avesse scelto questa modalità di rateazione con la domiciliazione bancaria.
  • Quota B, quinta delle nove rate previste per chi avesse scelto questa modalità di rateazione con la domiciliazione bancaria.

 

Nasce Odonto-IA: l’esclusiva serie di video-podcast sull’Intelligenza Artificiale in odontoiatria

Odonto-IA

L’Intelligenza Artificiale è sempre più presente nel dibattito odontoiatrico: se ne parla diffusamente nei convegni e negli studi, ma spesso in modo astratto o semplificato. Raramente vengono approfondite le applicazioni pratiche e le reali implicazioni cliniche, organizzative e normative.
Il cambiamento, però, è già in atto. Per non restare indietro, chi opera in ambito odontoiatrico avverte la necessità di comprendere cosa l’IA possa davvero offrire alla pratica quotidiana.

Da questa esigenza nasce Odonto-IA – Intelligenza artificiale per dentisti e igienisti: un’esclusiva serie di video podcast pensata in collaborazione con Haleon, azienda globale specializzata nella salute quotidiana, per chi vuole capire l’IA attraverso esempi concreti e il racconto di professionisti che l’hanno già integrata nella propria attività.

Odonto-IA è uno strumento di orientamento in una trasformazione reale e in corso sviluppato in collaborazione con Haleon, azienda globale specializzata nella salute quotidiana. Non promette scorciatoie né soluzioni miracolose, ma offre spunti operativi e strumenti utili per comprendere, integrare e gestire l’IA nello studio odontoiatrico in modo consapevole.

Guarda subito il primo episodio Odontoiatria + IA = superpoteri in studio e scopri come l'Intelligenza Artificiale può potenziare la tua attività clinica.

 

 

La puntata inaugurale affronta il tema dell’IA applicata all’odontoiatria attraverso un dialogo diretto e visivo. Protagonisti:

  • Simone Stori, odontoiatra e consulente in AI applicata al settore dentale
  • Alberto Bozzo, avvocato, DPO e Chief AI Officer

Due professionisti con competenze complementari e un obiettivo comune: fare chiarezza su ciò che oggi è possibile realizzare – o migliorare – integrando l’intelligenza artificiale nel flusso di lavoro, nel rispetto di regole, sicurezza e responsabilità.

Cosa troverai in Odonto-IA:

  • come l’IA può supportare il giudizio clinico
  • l’impatto della tecnologia sulla pratica quotidiana e nella relazione con i pazienti
  • il valore dei dati e la loro gestione
  • aspetti normativi e modelli di governance nell’uso dell’IA in sanità

L’intelligenza artificiale non è più una promessa futura: è una competenza da costruire oggi, nel tuo studio.

 

Bioglass, nuove applicazioni in odontoiatria con l’IA

Bioglass
Explore a futuristic digital dentistry concept featuring a prominent tooth icon and vibrant data visualization elements that represent advancements in dental care technology.

Il bioglass rappresenta oggi uno dei materiali bioattivi più studiati in odontoiatria. La sua capacità di legare chimicamente i tessuti mineralizzati e di stimolare la rigenerazione ha ampliato il suo impiego clinico. Una recente review condotta da un gruppo di ricercatori da diversi centri universitari ha analizzato le evidenze scientifiche e le prospettive future di questo materiale, sottolineandone il ruolo crescente in parodontologia, implantologia, endodonzia e chirurgia maxillo-facciale.

Proprietà bioattive e meccanismi d’azione

Il bioglass rilascia ioni calcio, fosforo e silicio che reagiscono con i fluidi corporei, formando uno strato di idrossiapatite. Questo processo favorisce l’adesione dei tessuti e attiva la risposta cellulare. Le cellule osteoblastiche aderiscono alla superficie del materiale e ne sfruttano la porosità per iniziare la deposizione di matrice minerale. Il bioglass genera dunque un microambiente in grado di modulare l’infiammazione e accelerare i tempi di guarigione.

Rigenerazione parodontale

In parodontologia, il bioglass offre risultati promettenti nei difetti infraossei. Gli studi analizzati evidenziano un aumento del riempimento osseo, una riduzione delle tasche e una migliore integrazione con il tessuto connettivo. La sua struttura permette la crescita cellulare guidata e sostiene l’attività osteoconduttiva. L’uso combinato con membrane o scaffold migliora la stabilità del coagulo e il controllo della guarigione.

Implantologia e superfici bioattive

Il bioglass trova applicazione anche in altri ambiti, tra cui quello del rivestimento implantare. Le superfici trattate mostrano una migliore bagnabilità e una bioattività elevata, con incremento dell’osteointegrazione rispetto ai rivestimenti tradizionali. I dati indicano una riduzione della colonizzazione batterica e una maggiore integrazione con l’osso peri-implantare, aspetto rilevante nei pazienti con rischio aumentato di perimplantite.

Ipersensibilità dentinale e odontoiatria restaurativa

Le formulazioni a base di bioglass sono efficaci nel trattamento dell’ipersensibilità dentinale. Il materiale occlude i tubuli con uno strato minerale stabile e favorisce la remineralizzazione profonda. In restaurativa, l’aggiunta di bioglass ai compositi migliora le proprietà meccaniche, aumenta la resistenza all’abrasione e conferisce al materiale un potenziale effetto antibatterico.

Le frontiere emergenti

Da questa revisione, pubblicata sul Journal of Dentistry, emergono diverse novità. Le più interessanti riguardano gli scaffold stampati in 3D a base di bioglass, dispositivi personalizzati per difetti ossei complessi e sistemi di rilascio controllato di farmaci. L’integrazione con modelli digitali e intelligenza artificiale permetterà di ottimizzare la composizione del materiale e prevederne la performance clinica. Oltre ad aprire la strada a trattamenti rigenerativi più predicibili e meno invasivi, più apprezzati dai pazienti, ma anche dagli odontoiatri.

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