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Dolore post-endodontico e ipoclorito di sodio a diverse concentrazioni

dolore post-endodontico

Il dolore post-endodontico (PEP, post-endodontic pain) dipende da diverse variabili che l'odontoiatra, per quanto possibile, deve conoscere e controllare. Un gruppo di ricercatori della College of Dental Sciences Mangalore di Manipal, India, ha condotto una revisione sistematica sugli effetti dell'ipoclorito di sodio (NaOCl) a diverse concentrazioni durante il trattamento canalare. Aggiungendo così un piccolo tassello al grande tema del dolore post-endodontico e più in generale a quello del controllo del dolore in odontoiatria.

Gli effetti dell'ipoclorito di sodio sul dolore post-endodontico

Lo studio, che ha coinvolto 674 pazienti, ha valutato il PEP a diversi intervalli di tempo. I pazienti trattati con basse concentrazioni di NaOCl (≤3%) hanno riportato meno frequentemente PEP a 24 e 48 ore rispetto a quelli trattati con alte concentrazioni (≥5%). Inoltre, con basse concentrazioni, i ricercatori hanno osservato un minor dolore moderato-grave e un minor bisogno di analgesici. Le evidenze suggeriscono dunque che l'uso di basse concentrazioni di NaOCl durante il trattamento endodontico può ridurre il PEP e il bisogno di analgesici. Anche se i risultati devono essere interpretati con cautela a causa delle molteplici variabili in gioco.

Le altre carte da giocare contro il dolore

Esistono anche altre accortezze per cercare di contrastare la comparsa del dolore post-endodontico. La riduzione occlusale, per esempio, è una di queste, sebbene i dati presenti in letteratura non siano univoci e la metodica presenti più un carattere empirco che non scientifico. Oltre a questa tecnica, anche l'irrigazione laser sembra funzionare contro il dolore post-endodontico. Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università di Cardiff, Regno Unito, l'irrigazione laser può contribuire a ridurre il dolore nelle prime fasi post-operatorie. Sebbene una maggiore standardizzazione metodologica nei futuri studi, secondo gli autori della ricerca, consentirebbe una revisione più accurata dei dati.

Il dolore, una questione anche culturale

Ogni cultura interpreta il dolore in modo diverso. Ciò influenza percezione, tolleranza e manifestazione del sintomo. Nella società contemporanea, multietnica, gli operatori sanitari, odontoiatri incusi, dovrebbero adottare sempre un approccio culturalmente sensibile per valutare e gestire il dolore in modo corretto. Questo, oltre ad essere eticamente necessario, migliorerebbe l'efficacia delle cure e la percezione della loro qualità, da cui spesso dipende il giudizio dei pazienti. La revisione sistematica sugli effetti dell'ipoclorito di sodio (NaOCl), a diverse concentrazioni, sul dolore, pubblicata su JOE, non fa rifermento a questo, ma è in quest'ottica che andrebbe interpretata.

Team odontoiatrico, aumentare la motivazione all’interno dello studio

team odontoiatrico

La motivazione e la giusta valorizzazione dei componenti del team odontoiatrico sono fattori cruciali per il successo dello studio. Capire e applicare le teorie della motivazione può aiutare i professionisti a creare un ambiente di lavoro positivo e produttivo. Proprio come hanno fatto gli autori di uno studio condotto dalla University of Iași, Romania, che contiene alcune strategie basate sulle teorie della motivazione che possono essere efficaci per motivare le risorse umane che operano all'interno dello studio odontoiatrico.

Strategie basate sulla "Teoria di Maslow"

Assicurare condizioni di lavoro sicure e confortevoli è fondamentale. Garantire dispositivi di protezione adeguati e mantenere un ambiente di lavoro pulito e ben organizzato può ridurre lo stress e aumentare la produttività. Promuovere un equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, offrendo orari di lavoro flessibili, aiuta i dipendenti a sentirsi valorizzati e rispettati, migliorando il loro benessere generale. Sviluppare un programma di benefit e un sistema di bonus competitivo può soddisfare le esigenze di sicurezza e protezione dei membri del team, aumentando la loro motivazione.

Strategie incentrate sulla "Teoria di Herzberg"

Implementare un sistema di riconoscimento e ricompense per i risultati eccezionali può aumentare il morale e motivare i dipendenti a dare il massimo. Un premio per un lavoro ben fatto e, talvolta, anche un semplice "grazie" possono fare una grande differenza. Creare un ambiente di lavoro piacevole e stimolante, che offra opportunità di sviluppo professionale e crescita delle competenze, può migliorare la soddisfazione e la motivazione. Favorire la collaborazione, la comunicazione aperta e il riconoscimento degli sforzi è essenziale. Organizzare sessioni regolari di feedback e revisione delle prestazioni aiuta a identificare e affrontare le esigenze dei dipendenti tempestivamente. Fornire feedback costruttivo e apprezzamento rinforza il senso di valore e appartenenza al team.

Strategie ispirate alla "Teoria dell'Aspettativa"

Stabilire obiettivi chiari e raggiungibili per i dipendenti, insieme a un percorso ben definito per il progresso e l'avanzamento di carriera, può incentivare il personale a impegnarsi di più. Offrire programmi di formazione e sviluppo professionale, nonché opportunità di avanzamento di carriera, può motivare i dipendenti a rimanere fedeli all'organizzazione. Implementare un programma di mentoring e coaching fornisce supporto e orientamento nello sviluppo professionale e personale dei dipendenti, aumentando la loro soddisfazione e ritenzione. Dare accesso a tecnologie e trattamenti moderni non solo migliora la qualità del lavoro, ma anche l'entusiasmo e l'impegno del personale. Promuovere una cultura organizzativa trasparente e giusta, dove tutti i componenti del team si sentano compresi e valorizzati per i loro sforzi, può rafforzare i legami con lo studio e incoraggiare un impegno a lungo termine. Per questo, valori come rispetto, integrità e trasparenza sono fondamentali.

I consigli emersi dalla ricerca sulle risorse umane

Secondo i ricercatori della University of Iași, che hanno poi pubblicato lo studio sul  Romanian Journal of Oral Rehabilitation, implementando queste strategie, gli studi dentistici possono creare un ambiente di lavoro motivante e produttivo, dove i dipendenti si sentano apprezzati e incentivati a dare il massimo. Una forza lavoro motivata, infatti, non solo migliora la qualità del servizio offerto, ma contribuisce anche al successo a lungo termine dello studio dentistico.

Spazzolare i denti aiuta a prevenire la polmonite in ospedale

spazzolare i denti

Spazzolare i denti quotidianamente, una o più volte al giorno, potrebbe essere un efficace mezzo di prevenzione contro la polmonite acquisita in ospedale (HAP). A dire il vero, l'HAP, la più comune e grave infezione associata all'assistenza sanitaria, presenta limitati dati su strategie preventive efficaci. Per questo, un gruppo di ricercatori, attivi tra Boston e Basilea, ha condotto una revisione sistematica e una meta-analisi sul tema. Con l'obiettivo di determinare il grado di correlazione tra lo spazzolamento dei denti e i tassi di HAP e di altri esiti significativi per i pazienti.

Spazzolare i denti conviene, soprattutto in ospedale

La ricerca, condotta su PubMed, Embase, Cumulative Index to Nursing and Allied Health, Cochrane Central Register of Controlled Trials, Web of Science, Scopus e 3 registri di trial, ha incluso trial clinici randomizzati su adulti ospedalizzati. I risultati, basati su 15 studi e 10.742 pazienti, dimostrano che la spazzolatura dei denti è associata a un rischio significativamente inferiore di HAP e mortalità in un'unità di terapia intensiva. I ricercatori hanno osservato l'effetto benefico soprattutto nei pazienti sottoposti a ventilazione meccanica.

Altri dettagli dello studio

Ulteriori evidenze mostrano una riduzione della durata della ventilazione meccanica e del soggiorno in unità di terapia intensiva nei pazienti sottoposti quotidianamente allo spazzolano dei denti. La frequenza di questa pratica, due volte al giorno o più, mostra effetti simili. Mentre la coerenza dei risultati è stata confermata da un'analisi di sensibilità su 7 studi a basso rischio di bias.

Le conclusioni, utili per tutti

La spazzolatura quotidiana dei denti è fortemente correlata a minori tassi di HAP, soprattutto nei pazienti ventilati meccanicamente. Questi risultati, sottolineano i ricercatori, dovrebbero incoraggiare politiche e programmi per la promozione di questa procedura. Contribuirebbero a preservare la salute e la sicurezza dei pazienti ospedalizzati, ma non solo. Perché l'igiene orale offre benefici a tutti e per questo dovrebbe essere promossa sempre e comunque.

Fonte: Jama Internal Medicine

I segnali bioelettrici, “scoperti” anche dall’odontoiatria

segnali bioelettrici

I segnali bioelettrici, sia esogeni sia endogeni, svolgono ruoli cruciali nei processi vitali degli organismi. Anche nel campo dell'odontoiatria la bioelettricità sta guadagnando una certa attenzione. Tanto da essere divenuta oggetta di studio da parte di alcuni ricercatori dell'Ospedale Stomatologico di Wuxi, Cina, che hanno effettuato una revisione narrativa.

Obiettivo dello studio sui segnali bioelettrici

I ricercatori hanno voluto delineare in modo esaustivo la teoria, gli effetti fisiologici e le applicazioni pratiche della bioelettricità nell'odontoiatria. Hanno quindi condotto una ricerca online su PubMed, Web of Science e Cochrane Library, utilizzando diverse parole chiave: "bioelettricità, segnale elettrico endogeno, stimolazione elettrica, medicina dentale". La ricerca ha portato alla selezione di 288 documenti, poi inclusi nella revisione. Con l'obiettivo di  offrire ai clinici e ai ricercatori una prospettiva elettrofisiologica per migliorare la pratica odontoiatrica o i progetti di ricerca.

Le fondamenta della bioelettricità

Alla base di questo fenomeno c'è la variazione nella concentrazione ionica tra l'interno e l'esterno della membrana cellulare, definita potenziale transmembrana. Questo potenziale è un regolatore essenziale della comunicazione intercellulare, della meccanotrasduzione, della migrazione, della proliferazione e delle risposte immunitarie. La stimolazione elettrica può infatti alterare significativamente l'azione cellulare, influenzando il potenziale transmembrana.

I segnali bioelettrici in odontoiatria

In ambito odontoiatrico, la stimolazione elettrica è utile per valutare la condizione della polpa, individuare le radici apicali, migliorare le proprietà dei biomateriali dentali, accelerare il movimento ortodontico dei denti, facilitare l'osteointegrazione degli impianti e gestire disfunzioni neuromuscolari. La riprogrammazione dei segnali bioelettrici promette di guidare lo sviluppo degli organismi e intervenire nei processi patologici. Lo sviluppo di strumenti elettrofisiologici ad alta capacità sarà essenziale per identificare bersagli dei canali ionici e modulare precisamente la bioelettricità in futuro.

Un ambito di ricerca che merita attenzione

La bioelettricità, secondo quanto osservato nello studio, ha trovato applicazioni promettenti in odontoiatria. Tuttavia, secondo i ricercatori sono necessari ulteriori studi clinici su larga scala, oltre che metodi di misurazione e modulazione dei segnali bioelettrici più precisi e prevedibili. In questo modo la bioelettricità, con tutte le sue implicazioni, potrà essere sfruttata al meglio anche in odontoiatria.

La ricerca è stata pubblicata su BioMedical Engineering OnLine e offre interessati spunti per il settore odontoiatrico.

Parodontite e malattia coronarica, nuove evidenze scientifiche

Parodontite

La parodontite è una malattia multifattoriale molto diffusa, ma spesso sottovalutata dai pazienti. Forse proprio per questo suscita grande interesse tra i ricercatori che ne studiano le cause, ma anche le correlazioni con altre patologie. Sebbene molte prove abbiano suggerito un'associazione tra i patogeni parodontali e l'infiammazione nella parodontite, e la malattia delle arterie coronarie (CAD), rimangono incertezze sul loro ruolo esatto. Un recente studio, condotto da un gruppo di ricercatori universitari di Chennai, India, si è concentrato su tre virus parodontali e sulla loro correlazione con la CAD. I ricercatori hanno studiato il virus dell'Epstein-Barr (EBV), citomegalovirus (CMV) ed herpes simplex virus (HSV), insieme alla pentraxina-3 (PTX3), un marcatore infiammatorio. Journal of Periodontology ne ha pubblicato i risultati.

Una ricerca focalizzata sulla parodontite ma non solo

Per condurre lo studio, gli autori hanno arruolato 240 pazienti, suddividendoli in quattro gruppi da 60 individui ciascuno. Un gruppo costituito da soggetti senza parodontite e senza malattia cardiaca (NP+NC). Un altro gruppo formato da pazienti con parodontite e senza malattia cardiaca (P+NC). Il terzo gruppo rappresentato da pazienti senza parodontite ma con malattia cardiaca (NP+C). E infine, il quarto gruppo costituito da soggetti con parodontite e malattia cardiaca (P+C). Inoltre, i ricercatori hanno creato una sotto-categoria (C-S) composta da pazienti dei gruppi NP+C e P+C che richiedevano un bypass coronarico. I parametri demografici, cardiaci e parodontali sono stati registrati e i virus (EBV, CMV e HSV) insieme alla PTX3 sono stati analizzati nei campioni di placca subgengivale dei quattro gruppi e nei campioni di placca ateromatosa del gruppo C-S, utilizzando tecniche di biologia molecolare.

I legami con altre patologie

I risultati hanno mostrato una significativa correlazione tra la gravità della parodontite (misurata tramite il livello di attacco clinico - CAL), i virus parodontali EBV e CMV, e la PTX3, e la presenza di CAD. Le pentraxine, marker infiammatorio, sono risultate elevate nel gruppo P+C. Inoltre, i virus EBV e CMV sono risultati significativamente maggiori nei gruppi con parodontite, mentre l'HSV è risultato più elevato nei gruppi con malattia cardiaca. In particolare, l'EBV e il CMV cardiaci sono risultati significativamente elevati nel gruppo P+C. Inoltre, l'analisi di regressione logistica per il calcolo della probabilità ha confermato l'associazione tra CAL e il virus EBV.

Una ragione in più per prendersi cura della salute orale

In sintesi, questo studio sottolinea il ruolo chiave della parodontite e dei virus parodontali nell'aumento del rischio di malattia coronarica. Le pentraxine potrebbero rappresentare indicatori preziosi di infiammazione legata alla parodontite e alla CAD. In altre parole, questi risultati sottolineano l'importanza di affrontare la parodontite anche come possibile fattore di rischio per la malattia coronarica e di continuare a esplorare le connessioni tra salute parodontale e salute cardiaca.

Teledentistry, nei bambini l’approccio telematico preliminare funziona

La teledentistry, cioè l'odontoiatria praticata attraverso l'impiego delle tecnologie di comunicazione digitale, può essere di grande aiuto. Anche solo nelle fasi che precedono l'incontro tra l'odontoiatra e il paziente, quelle più delicate, specialmente nel bambino. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'Università "Tor Vergata" di Roma ha messo alla prova l'approccio telematico preliminare (ATP) in un gruppo di piccoli pazienti. Confrontando poi i risultati con il gruppo di controllo, così da osservarne le differenze che sono parse significative.

In cosa consiste l'ATP

L'approccio telematico preliminare, della durata di circa 15 minuti, s'è svolto attraverso l'impiego di Skype o WhatsApp. Dapprima, i dentisti hanno raccolto informazioni anamnestiche generali sul piccolo paziente, lo stato di ansia e paura del bambino, le sue relazioni, eventuali disturbi comportamentali e le esperienze dentistiche precedenti. Hanno inoltre fornito al genitore dettagli sull'organizzazione della struttura e istruzioni su come prepararsi adeguatamente alla prima visita. Successivamente, in presenza dei genitori, i dentisti hanno posto domande al bambino tramite un questionario per costruire un rapporto iniziale positivo con il dentista. Per poi classificare i pazienti in base al loro grado di collaborazione e autonomia.

I risultati emersi

I ricercatori hanno confrontato tra loro il gruppo di studio e il gruppo di controllo, correggendo la stima per fasce di età, presenza di patologie sistemiche, disturbi della cognizione, dell'attenzione e dell'apprendimento, nonché grado di ansia ed esperienze medico-dentistiche precedenti. Alla luce dei risultati osservati, secondo i ricercatori l'approccio telematico preliminare funziona, perché è in grado di promuovere una migliore gestione e fidelizzazione del paziente, riducendo l'ansia e aumentando la collaborazione fin dalla prima visita.

La teledentistry, una risorsa da sfruttare meglio

Se sino a ieri la telemedicina nello studio odontoiatrico era ancora poco diffusa, oggi i tempi sembrano ormai maturi per una svolta. Durante la pandemia causata dal Covid-19, infatti, molti dentisti si sono adoperati per erogare, laddove possibile, le proprie cure a distanza, a volte con ottimi risultati. Come per esempio nel caso dei controlli ordontontici, quelli più adatti ad essere condotti con i sistemi di teleodontoiatria. Tuttavia, sono anche altre le esperienze positive documentate. Per esempio quella della King George's Medical University di Lucknow, India, che ha usato la teleodontoiatria nei pazienti geriatrici, per diagnosticare, con successo, la carie.

La tecnologia al servizio dell'odontoiatria

L'esperienza condotta dai ricercatori dell'Università "Tor Vergata" di Roma, pubblicata sull'European Journal of Paediatric Dentistry, così come altre applicazioni della teledentistry, lascia ben sperare. Smartphone e altri device pensati ad hoc per il settore saranno sempre più coinvolti nelle pratiche odontoiatrice. E sarà un bene, purché questo spinga a rendere ancor più partecipe il paziente. Perché se usati correttamente, anche gli strumenti più moderni sapranno mettersi al servizio dell'odontoiatria, lasciando inalterato, anzi migliorando il rapporto medico-paziente che grazie alla tecnologia sarà ancor più stretto e per certi versi gratificante per entrambi.

Parodontite, il ruolo dell’inflammasoma NLRP3

parodontite

La parodontite è una malattia infiammatoria del cavo orale che si sviluppa a causa degli effetti dannosi della risposta immunitaria contro la microflora subgengivale. Tra i meccanismi implicati, c'è anche quello della proteina NLRP3 che sembra giocare un ruolo importante quale regolatore chiave dell'infiammazione indotta dai macrofagi. Ed è strettamente associata alla malattia parodontale a causa degli attivatori batterici. Un recente studio condotto dal Dipartimento di Biologia Orale dell'Università di Buffalo, New York, USA, ha approfondito proprio il rapporto tra inflammasoma NLRP3 e malattia parodontale. Aggiungendo un altro tassello al quadro dell'eziopatogenesi di questa malattia, tanto diffusa, quanto non ancora sufficientemente considerata.

I meccanismi sottesi all'inflammasoma NLRP3

L'attività dell'inflammasoma NLRP3, stimolata dal microbiota parodontale, guida la patogenesi e la progressione della malattia parodontale. Questo processo avviene attraverso il rilascio di citochine proinfiammatorie come IL-1β, IL-18 e DAMPs (molecole associate a pattern di danno) dopo l'attivazione dell'inflammasoma. Inoltre, l'espressione tissutale di NLRP3 è deregolata dal microbiota orale, aggravando ulteriormente l'infiammazione parodontale.

Le evidenze scientifiche da considerare

Questo studio, una revisione delle principali pubblicazioni sul tema, fornisce nuove prospettive sulla relazione tra l'attività dell'inflammasoma NLRP3 e la patogenesi della malattia parodontale, mettendo in luce i ruoli e i meccanismi regolatori delle molecole infiammatorie coinvolte nel processo patologico. Daltro canto, sono diverse anche le patologie coinvolte nello sviluppo della prodontite, come per esempio il diabete e l'artrite reumatoide.

Una malattia multifattoriale

Contrastare la patodontite, dunque, significa prendersi cura anche di altre patologie sistemiche, per il bene del paziente, oltre che delle donne gravide affette da malattia parodontale, perché esistono correlazioni tra la parodontite in gravidanza e il peso del nascituro. Senza considerare il ruolo che anche l'ambiente potrebbe avere sullo sviluppo della malattia. In Cina, l'incidenza di questa patologia ha raggiunto livelli così elevati da spingere un gruppo di ricercatori a compiere uno studio singolare, alla ricerca di nuovi fattori di rischio legati all'inquinamento dell'aria. L'esposizione prolungata a PM2.5, secondo i risultati dello studio, è risultata significativamente correlata a un aumento del rischio di parodontite.

Verso un paradigma sempre più complesso

Queste considerazioni, insieme con la ricerca condotta presso l'Università di Buffalo e pubblicato su Oral Diseases, sul ruolo dell'inflammasoma NLRP3, aiutano ad inquadrae meglio la malattia. Oltre che a far crescere la consapevolezza che per contrastare la parodontite serve uno sguardo allargato. E un approccio più orientato alla prevenzione delle malattie e alla promozione della salute complessiva, che non alla cura della parodontite soltanto.

La protesi full digitale 4.0 Premium

Protesi full digitale

Scansioni intraorali, CBCT, sc …

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Abstract
Abstract Gli strumenti e le tecnologie a nostra disposizione consentono oggi di “virtualizzare” il paziente: scanner intraorali, scanner facciali, tac cone beam e il rilevamento di movimenti mandibolari permettono una previsualizzazione e progettazione del lavoro protesico anni fa impensabile, ma il passaggio dal CAD al CAM ed il risultato ottenuto con flussi full digital sono, ad oggi, non ancora validi e predicibili al 100% in tutti i tipi di ricostruzione. Il caso clinico che presentiamo mette in luce il flusso e le competenze digitali a disposizione e le relative criticità, prestando particolare attenzione alla protesi rimovibile dove conoscenze e competenze analogiche hanno ancora dei protocolli consolidati da considerare come assoluto benchmark di qualità. In più, i “nuovi” protocolli operativi, non devono prescindere dalle nostre conoscenze analogiche sempre fondamentali per la riuscita di un’ottima ricostruzione protesica. Valuteremo inoltre se la tecnologia sia in grado di accelerare i processi protesici, facilitando e riducendo il numero degli appuntamenti e la durata delle sedute.

The full digital prosthesis 4.0
The tools and technologies at our disposal today allow us to “virtualize” the patient: intraoral scanners, facial scanners, cone beam CT and the detection of mandibular movements allow pre-visualization and planning of prosthetic work that was unthinkable years ago, but the transition from CAD to CAM and the result obtained with completely digital flows are not, to date, still 100% valid and predictable in all types of reconstruction. The clinical case that we will present will highlight the digital flows and skills available and the related critical issues, paying particular attention to removable prostheses where analogue knowledge and skills still have consolidated protocols to be considered as absolute quality reference parameters. Furthermore, the “new” operating protocols must not ignore our analogue knowledge, which is always fundamental for the success of an excellent prosthetic reconstruction. We will also evaluate whether the technology is able to accelerate prosthetic processes, facilitating and reducing the number of sessions and the duration of the sessions themselves.

Incappucciamento diretto della polpa, gli esiti a 4 anni di distanza

incappucciamento diretto

L'incappucciamento diretto della polpa è un trattamento che, per svariate ragioni, non sempre porta ai risultati sperati. Un gruppo di ricercatori afferenti a diverse università europee e al College of Dental Sciences di Manipal, India, ne ha valutato l'efficacia nel tempo. Per poi pubblicare i risultati della ricerca, di grande rilevanza per il clinico sempre alla ricerca di nuove soluzioni, sul Journal of Endodontics.

L'incappucciamento diretto della polpa dentale

Questo studio ha indagato la sopravvivenza della polpa dentale a 4 anni dopo un intervento di incappucciamento diretto della polpa. Lo studio coinvolgeva pazienti adulti con denti posteriori affetti da carie, senza dolore e con esposizione della polpa. Il trattamento consisteva nell'escavazione completa della carie, nell'incappucciamento diretto della polpa con aggregato triossido minerale e nella restaurazione immediata con resina composita. Prima dell'incappucciamento, le cavità venivano lavate con soluzione fisiologica o con soluzione di ipoclorito di sodio (NaClO) al 2,5%.

Come hanno operato i clinici

I ricercatori hanno raccolto campioni di fluido dalla ferita della polpa per valutare i valori di metalloproteasi di matrice 9 (MMP-9) e di proteine totali. Per poi valutare clinicamente l'efficacia del trattamento tramite test del freddo e radiograficamente dopo almeno 1 anno e 3 anni dall'intervento. Gli autori hanno poi differenziato i fallimenti dolorosi da quelli non dolorosi. Per verificare la sopravvivenza della polpa, invece, hanno utilizzato il metodo di Kaplan-Meier con intervalli di confidenza del 95%, fino a 1500 giorni dopo l'intervento.

Gli esiti del trattamento

Dei 96 pazienti inizialmente arruolati, 73 sono stati seguiti costantemente. Le osservazioni cliniche hanno evidenziato un effetto benefico e sostenuto del lavaggio della polpa con soluzione di ipoclorito di sodio al 2,5%, rispetto alla soluzione fisiologica salina. Con una sopravvivenza stimata della polpa del 55% nel gruppo NaClO contro il 7% nel gruppo salino 1.500 giorni dopo l'intervento. Alti valori di MMP-9/proteine totali indicavano fallimenti precoci e dolorosi del trattamento, ma non erano associati a fallimenti tardivi oltre i 250 giorni dall'intervento.

Le conclusioni

I bassi tassi di successo a 4 anni osservati in questa ricerca mettono in discussione il concetto di rivestimento diretto della polpa nei casi presi in esame. Il lavaggio con NaClO, invece, non solo ha aumentato sostanzialmente la sopravvivenza delle polpe interessate, ma ha anche particolarmente diminuito i fallimenti dolorosi (33% nel gruppo NaClO contro il 62% nel gruppo salino). La mancanza di valore predittivo delle valutazioni di MMP-9, oltre i fallimenti precoci del trattamento, indica stati infiammatori del tessuto polpare sotto carie profonde, non correlati all'infiltrazione di neutrofili.

 

 

Impianti dentali e tecniche di nanoingegneria

Impianti nanotecnologie

Gli impianti dentali rappresentano una pietra miliare dell'odontoiatria moderna. L'implantologia, infatti, offre soluzioni efficaci e con ottime possibilità di successo. Possibilità che dipendono in larga misura dalla capacità di osteointegrazione degli impianti con il tessuto circostante. Una ricerca, condotta da Ahmed Alamoudi, professore di Biologia Orale presso la King Abdulaziz University di Jeddah, Arabia Saudita, ha dimostrato che le tecniche di nanoingegneria possono potenziare la bioattività degli impianti, favorendo l'osteogenesi. Inoltre, secondo questo studio, pubblicato su Cureus, l'adozione di approcci innovativi nella progettazione degli impianti potrebbe migliorare i risultati a lungo termine e dunque il grado di soddisfazione dei pazienti.

Un passo avanti nella ricerca

Le modifiche nano-superficiali degli impianti dentali hanno il potenziale per rivoluzionare il settore dentale, consentendo un'integrazione più efficace con il tessuto osseo circostante. Queste modifiche alterano la reattività chimica e biologica degli impianti nella cavità orale, facilitando l'interazione con ioni, proteine e cellule. La ricerca di Alamoudi ha evidenziato che tali cambiamenti possono influenzare positivamente i processi molecolari e cellulari coinvolti nell'osteointegrazione. Questo progresso apre la strada a una nuova generazione di impianti dentali che offrono risultati migliori e più duraturi.

Le principali tecniche al servizio dell'implantologia

Le tecniche per integrare la nanotecnologia negli impianti dentali comprendono l'auto-assemblaggio di monolayer, la deposizione ionica, il trattamento acido, la perossidazione, il trattamento alcalino, l'anodizzazione, il sol-gel, la deposizione cristallina discreta e la litografia con tecniche di stampa. Questi metodi, qui solo accennati, consentono di aggiungere nanofunzionalità alle superfici degli impianti per favorire l'osteointegrazione e migliorare l'interazione con il tessuto circostante. Sebbene promettenti, richiedono comunque un ulteriore sviluppo prima di poter essere ampiamente adottati in ambito clinico.

Prospettive future

Nonostante i progressi significativi raggiunti nell'ambito della nanoingegneria degli impianti dentali, c'è ancora molto da fare. La mancanza di una normativa uniforme per la produzione degli impianti rimane una limitazione critica. Inoltre, per comprendere appieno l'impatto a lungo termine delle  modifiche nanostrutturali, sarebbero necessarie ulteriori ricerche. Sebbene quella di Alamoudi abbia comunque gettato le basi, incoraggiando anche una collaborazione interdisciplinare, affinché si realizzi appieno il potenziale della nanoingegneria nell'odontoiatria.

MIH, il caso dell’estrazione come terapia elettiva

MIH

L'MIH, cioè l'ipomineralizzazione dei molari e degli incisivi, colpisce tra il 12% e il 14% dei bambini, con variazioni che vanno dal 2,4% al 40,2%. Si stima inoltre che i soggetti affetti da MIH, entro l'età di 9 anni, siano sottoposti a cure odontoiatriche fino a 10 volte in più rispetto ai bambini sani. Diagnosi precoce e terapia remineralizzante sono il gold standard per questa patologia che in alcune circostanze, però, richiede l'estrazione degli elementi colpiti. Una soluzione che, se pianificata con attenzione e cura, restituisce al bambino il sorriso, senza creare complicanze ortodontiche nel medio-lungo periodo. Come spiega Maria Grazia Cagetti, professore associato di Malattie odontostomatologiche presso l'Università degli Studi di Milano, dove è direttore della Scuola di specializzazione in Odontoiatria pediatrica.

L'estrazione, una scelta a volte necessaria

Estrarre l'elemento colpiti da MIH non è una sconfitta, ma una pratica che a volte può risultare conveniente nell'economia complessiva delle cure. «Certo», spiega Cagetti, «sarebbe una sconfitta se si arrivasse alla decisione di estrarlo dopo numerosi tentativi di portare avanti un elemento estremamente compromesso. Quando invece parliamo di estrazione come terapia elettiva per gli elementi affetti da MIH severa, parliamo di una scelta terapeutica. Affinché un bambino di 7-8 anni possa avere un futuro con una bocca con 28 denti sani. Piuttosto che ostinarsi a trattare un elemento che inevitabilmente, dopo un certo numero di anni, sarà perso».

Una soluzione che preserva l'occlusione

A volte, la scelta conservativa non è la migliore. Soprattutto se le possibilità di sopravvivenza dell'elemento colpito da MIH sono basse o quasi nulle. «Il mancato ripristino porterebbe a un serio danno all’occlusione e richiederebbe, quindi, un impianto o un trattamento ortodontico estremamente impegnativo. Senza pensare ai costi che tutto ciò comporterebbe. Inoltre, assai spesso i terzi molari non trovano posto nelle arcate e vengono estratti. Dargli la possibilità di avere il ruolo di un elemento a tutti gli effetti masticante, diventa l'obiettivo terapeutico per me da preferire nei casi di MIH severa».

Le tempistiche, il vero problema

«Le tempistiche sono il punto fondamentale se si decide questa strategia. Estrarre il primo molare al momento giusto aumenta enormemente le probabilità che il settimo erompa mesialmente. Occupando lo spazio del sesto perso e, a sua volta, l'ottavo possa, più tardi, prendere il posto del secondo molare. La letteratura ci dice che il momento ideale per l'estrazione è fra gli 8 e 10 anni di età. Il segno radiografico, considerato indicatore del momento ideale per l'estrazione e visibile radiograficamente, è la calcificazione della forcazione del secondo molare. A volte, però, non è possibile attendere questo momento, in quanto i disagi che i denti affetti possono provocare al piccolo paziente e i costi che la famiglia deve affrontare, ci fanno optare per un intervento più precoce. Sebbene l'esperienza clinica non abbia lo stesso valore dell'evidenza scientifica, per la mia esperienza è meglio un'estrazione precoce piuttosto che un'estrazione tardiva».

Le terapie post-estrazione

Se l'estrazione viene eseguita nel periodo temporale corretto, la natura provvede a ripristinare una condizione occlusale, se non ideale, buona. I risultati sono assai più predicibili nell'arcata superiore. «Infatti, l'estrazione del primo molare superiore in epoca corretta garantisce un buon posizionamento del secondo molare. Nell'arcata inferiore non sempre le cose vanno altrettanto bene ed è possibile che si renda necessario l’intervento dell’ortodontista. È comunque bene sottolineare che una valutazione ortodontica preliminare deve comunque essere fatta, al fine di valutare le necessità del paziente e poter ottenere il miglior risultato possibile».

Nuove tecnologie e IA per innovare l’odontoiatria digitale

Medit i900

Negli ultimi anni, le trasformazioni sono state epocali. Dalla diagnostica alla stampa di protesi con stampanti 3D, gli scanner intraorali hanno rivoluzionato ogni aspetto della clinica odontoiatrica. Ora, con l'integrazione dell'IA, la direzione futura della scansione intraorale è diventata un argomento di grande curiosità in tutto il settore dentale.

Lo scanner i900 rilasciato di recente da Medit ha portato alcune sorprendenti innovazioni, mai viste prima. Il design ultraleggero unibody, il Touch Pad e il Touch Band rappresentano cambiamenti innovativi destinati a rivoluzionare l'esperienza classica degli utilizzatori di scanner intraorali.

 

Medit i900
Scanner intraorale premium Medit i900

 

 

Flusso di lavoro ottimizzato con Touch Pad e Touch Band senza pulsanti di Medit i900

Questa funzionalità consente ai clinici di completare la scansione senza mai togliere la mano dallo scanner. Tipicamente, uno scanner intraorale è collegato a un laptop o a un computer, che però potrebbe non essere sempre posizionato comodamente accanto all'operatore. Utilizzando un mouse o uno schermo touch, gli utenti talvolta devono cambiare posizione per controllare e manipolare i dati di scansione.
Oggi, con l'interfaccia touch completa di i900, gli utenti possono completare l'intero processo navigando solo con lo scanner.

Il più innovativo scanner di Medit non solo introduce funzioni all’avanguardia, ma potenzia le capacità di scansione di base con l'aggiunta della tecnologia di imaging a 10 bit. Michael Lee, CTO di Medit, ha dichiarato: «Medit i900 è progettato per eseguire scansioni in modo molto più facile, indipendentemente dalle tecniche di scansione utilizzate dall'utente e dalle condizioni orali dei pazienti. Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo sviluppato un nuovo motore ottico, rendendolo intelligente e compatto. Questo accorgimento riduce la rilevazione di dati di scansione non coerenti, aumentando al contempo la risoluzione e i dettagli.

Il motore ottico aggiornato di Medit i900 è combinato con un puntale di scansione modificato con campo visivo più ampio, in modo da aumentare drasticamente l'efficienza. Anche situazioni cliniche impegnative, come un’arcata edentula, possono essere facilmente e rapidamente scansionate con i 900.

Il dottor Gerard Duminil, libero professionista specializzato in riabilitazione orale in Francia, ha commentato: «Il campo visivo aumentato è un vantaggio significativo per un’arcata mascellare completamente edentula. La finestra di cattura più ampia consente di completare l'intero processo di scansione in pochi secondi, producendo risultati di alta qualità».

Nel contesto in rapida evoluzione dell’odontoiatria digitale, Medit i900 introduce nuove prospettive e tecnologie, mentre sviluppa ulteriormente la sua funzionalità di scansione di base. Il debutto di Medit i900 ha di nuovo elevato lo standard per gli scanner intraorali, suscitando entusiasmo tra gli odontoiatri di tutto il mondo per le possibilità che offre.

 

 

Lesioni periapicali, le dimensioni contano poco

lesioni periapicali

Le lesioni periapicali possono essere di diversa entità ed estensione. Quanto questa influisca sula previsione di successo di un trattamento endodontico se lo sono chiesti alcuni ricercatori dell'Università di Scienze Mediche di Tabriz, Iran. Realizzando una revisione sistematica della letteratura e una meta-analisi, alla ricerca di una risposta dettata più dall'evidenza scientifica che non dal senso comune. Pubblicandone poi i risultati, tutt'altro che scontati.

La tesi di partenza sulle lesioni periapicali

Nel compiere questo studio, i ricercatori si sono concentrati su diversi trattamenti endodontici. Hanno incluso il trattamento canalare (RCT), il ritrattamento non chirurgico (NSR) e la chirurgia apicale (AS). Valutando l'effetto delle dimensioni delle lesioni periapicali (PL) sul tasso di successo di questi trattamenti. Perché convinti che nell'ambito delle lesioni periapicali la dimensione soltanto non sia un elemento significativo per determinare con ragionevole certezza la prognosi di una terapia endodontica.

Il metodo adottato

Gli autori hanno individuato studi di coorte e trial controllati randomizzati che esaminavano i risultati dei trattamenti endodontici sui denti permanenti con lesioni periapicali. Le fonti includevano Web of Science, MEDLINE, Scopus ed Embase. Due revisori hanno selezionato gli studi, estratto i dati, per poi valutarli in modo indipendente dopo averne verificato la qualità. Per calcolare i tassi di successo dei trattamenti endodontici, sia per lesioni piccole che grandi, i ricercatori hanno utilizzato i rapporti di tasso (RR) con un intervallo di confidenza (CI) del 95%.

I risultati

Dei 44 studi inclusi, 42 erano di coorte e 2 erano trial controllati randomizzati. Trentadue studi hanno ottenuto un punteggio di scarsa qualità. Nella meta-analisi, i ricercatori hanno considerato cinque studi per RCT, 4 per NSR e 3 per AS. I risultati hanno mostrato che i rapporti di tasso (RR) per il successo del trattamento endodontico nelle lesioni periapicali era di 1,04 in RCT, 1,11 in NSR e 1,06 in AS. Solo l'analisi del sotto-gruppo per il follow-up a lungo termine di RCT ha dimostrato un tasso di successo significativamente più elevato per le lesioni piccole rispetto a quelle grandi.

Le conclusioni, poco prevedibili ma fondate scientificamente

Basandosi sulla qualità degli studi e sulle variazioni nei risultati in funzione delle dimensioni delle lesioni periapicali, la ricerca ha dimostrato la fondatezza della tesi di partenza. Le dimensioni delle lesioni periapicali, infatti, da sole, non hanno un effetto significativo sul tasso di successo dei diversi trattamenti endodontici presi in esame. Il risultato, poco prevedibile e contrario a quel che avrebbe suggerito il buon senso, è di grande rilevanza. Perché utile al clinico sotto il profilo operativo, ma anche nella comunicazione con il paziente.

Fonte: Evidence-Based Dentistry (EBD).

La sinergia tra odontoiatra e ASO: come proiettare lo studio nel futuro

Sinergia odontoiatra ASO

Con l’obiettivo di coinvolgere sempre di più il team nello sviluppo e nel successo dello studio, Accademia Tecniche Nuove propone un nuovo corso ECM in modalità FAD. Un focus sulla collaborazione, sempre più preziosa, tra il dentista e l’assistente di studio odontoiatrico, risorsa che, secondo Paride Zappavigna, responsabile scientifico e tutor, va valorizzata nel modo giusto.

Chi non vorrebbe ottimizzare la gestione della propria attività, lavorare in armonia con un team efficiente e ben organizzato, saper fidelizzare i pazienti e dare la giusta risonanza al brand reputazionale dello studio per trovarne di nuovi? Secondo Paride Zappavigna, responsabile scientifico e tutor del nuovo corso FAD di Accademia Tecniche Nuove dal titolo La sinergia tra odontoiatra e ASO: come proiettare lo studio nel futuro, per riuscirci occorre saper valorizzare le risorse a disposizione, a cominciare dall’Assistente di Studio Odontoiatrico, una figura chiave attorno a cui ruotano molte attività cruciali.

Dottor Zappavigna, qual è il segreto alla base di una corretta gestione dello studio?
Sinergia Odontoiatra ASO
Paride Zappavigna

Sono odontoiatra libero professionista e da una vita mi occupo di formazione del personale di studio odontoiatrico sia in modo autonomo sia con corsi accreditati dalla Regione Lombardia. Sono convinto che la formazione e il buon funzionamento del team siano la via di svolta privilegiata per raggiungere il successo professionale e per stare sul mercato in modo adeguato. Purtroppo, però, al momento attuale anche in molti studi in apparenza ben organizzati manca un coordinamento generale, non c’è ancora la cultura del team dentale, della squadra di lavoro. In Italia prevale, come retaggio culturale, una certa individualità, l’idea che ognuno stia bene chiuso nel suo piccolo mondo. Eppure, i tempi sono cambiati e questi schemi non funzionano più. È necessario creare dialogo tra le varie figure professionali che operano in ambito odontoiatrico. Questo è possibile anche attraverso i corsi, che aiutano a comprendere come arrivare a un miglioramento dell’efficienza degli studi odontoiatrici creando una collaborazione ottimale all’interno del team: ogni profilo professionale interagisce con un’idonea formazione per perseguire, in sinergia, un obiettivo comune. All’estero esiste la figura del dental office manager, la persona responsabile della segreteria che si occupa della gestione e dell’organizzazione dello studio odontoiatrico: direzione del lavoro, rapporti con i collaboratori, appuntamenti, telefonate, mail. In Italia questo lavoro di solito viene svolto da ASO di maggiore esperienza, con propensione alla comunicazione con il mondo esterno e spiccate capacità organizzative. Negli studi più grandi questo spesso funziona. Eppure, durante i corsi, quando si affrontano temi come la gestione della segreteria, l’architettura dell’agenda e la gestione del tempo produttivo - tutte attività facilmente realizzabili anche grazie alle tecnologie - i corsisti ASO ci dicono: meraviglioso, ma non riusciamo ad applicarle al nostro studio, per poterlo fare sarebbe necessario cambiare la forma mentis dell’odontoiatra.

Quale cambio di prospettiva secondo lei sarebbe auspicabile?

Il digitale offre strumenti potentissimi per migliorare i flussi di lavoro. I piccoli studi impostati alla vecchia maniera rischiano di essere spazzati via. Molti odontoiatri hanno capito che devono occuparsi anche di extraclinica e sui social ci sono gruppi che si organizzano per migliorare efficienza degli studi sotto l’aspetto organizzativo, amministrativo contabile fiscale e dal punto di vista del marketing.
In uno dei moduli del corso affrontiamo proprio il tema della comunicazione digitale, che nel mondo esterno oggi avviene soprattutto attraverso il web e i social. Secondo la tradizione odontoiatrica, come medici riusciamo ad acquisire nuovi pazienti e a mantenerli attraverso la reputazione. La nostra storia coincide con il brand: io sono il mio nome e cognome e ho dimostrato sul campo di essere un professionista affidabile e responsabile. Oggi, però, la reputazione non basta più, bisogna essere presenti sul web, perché i pazienti ci trovano online, attraverso i motori di ricerca. Se prima valeva soprattutto il passaparola, oggi i professionisti più giovani devono costruire ex novo la propria reputazione, a partire da indicizzazioni SEO e da recensioni di pazienti soddisfatti.
Non sempre, però, è possibile trovare il tempo per farlo. Un odontoiatra maturo, con poca dimestichezza con il linguaggio del web, deve puntare ad assumere ASO capaci di interfacciarsi con questi strumenti, di aggiornare i contenuti del sito dello studio e di realizzare una comunicazione visiva sui social, sempre prestando attenzione a evitare forme pubblicitarie non autorizzate dall’Ordine dei medici.

Quali caratteristiche sono da prediligere nella scelta di un ASO?

Prima di tutto la capacità di relazionarsi con le persone, perché quello dell’ASO è un lavoro ad alto impatto comunicativo. Nei corsi utilizziamo gli attori come esempi, poiché i corpi delle persone esprimono un linguaggio non verbale con cui si possono trasmettere paure, angosce. Insegniamo il controllo dell’ansia a livello corporeo e molto spazio viene dato al percorso di accoglienza del paziente, ossia al consumatore, per trasformare il suo percorso di cura in un’esperienza di cura. Non si possono assumere ASO se non sono qualificati, perché questo non è stato previsto dal legislatore, che ha altresì individuato quali sono le loro mansioni, ovvero le quattro competenze: la comunicazione con il mondo esterno e l’accoglienza dei pazienti; la partecipazione all’organizzazione della struttura e l’allestimento di spazi e strumentazioni di trattamento odontoiatrico; l’assistenza all’odontoiatra durante le procedure cliniche; l’organizzazione contabile e amministrativa. Si tratta di competenze ad ampio raggio, anche se poi, nella realtà quotidiana, nella maggior parte dei casi gli ASO si limitano a effettuare l’assistenza in poltrona e la sterilizzazione, e spesso, fuori dal contesto dello studio, segnalano la propria insoddisfazione.

Quali fattori contribuiscono al disagio?

Durante i corsi di formazione, spesso, con un atto liberatorio catartico, gli ASO raccontano la realtà quotidiana degli studi odontoiatrici, che è ben diversa da quella che appare dalle riviste e dai libri. C’è uno scollamento evidente tra la rappresentazione accademica della loro figura professionale e quanto accade nella pratica quotidiana, in cui è necessario accettare compromessi, confrontarsi con i ritmi dell’agenda che non funzionano e i ritardi strutturali che costringono a uscire dagli studi oltre l’orario pattuito perché non si riesce mai a essere puntuali.
La conseguenza di tale disagio è che il personale tende a cambiare di frequente posto di lavoro, e questo è uno dei motivi per cui è così difficile avere collaboratori stabili nel tempo.
Inoltre, la pandemia ha esacerbato il bisogno delle persone di mettere al primo posto lo star bene prima del sacrificio per il lavoro. Il tempo pieno non è più visto come desiderabile, ma come una limitazione alla propria vita privata. Altro problema è l’inadeguatezza dello stipendio. Molti odontoiatri si attengono ai contratti collettivi nazionali non rinnovati da anni, in contesti in cui gli orari di lavoro non sono rispettati. È necessario, invece, che l’odontoiatra capisca il valore dell’ASO e sappia comportarsi da leader in grado di motivare i propri collaboratori. Molti non sono mai stati educati a offrire un riconoscimento non solo economico, ma anche di incoraggiamento, al personale con cui collaborano. Questo è importante soprattutto nei confronti dei giovani, che oggi sono più insicuri e, di fronte a un insuccesso, provano un senso di scoraggiamento immediato. Se non sono adeguatamente motivate, le persone dopo un po’ vanno a fare altro.

Paride Zappavigna
Si è laureato in Odontoiatria e protesi dentaria con lode all’Università degli Studi di Milano nel 1986. Esercita la libera professione dal 1987 con interesse particolare per le disfunzioni cranio-mandibolari e le riabilitazioni protesiche complesse. Fondatore nel 2019 di Dental Team Academy, di cui è attualmente Direttore, nell’ambito del sistema formativo Techne Medica srl, accreditato in Regione Lombardia. Curatore e Autore del Volume “Manuale per Assistenti di Studio Odontoiatrico”, edito da Ariesdue, 2020.

 

Il programma del corso FAD La sinergia tra odontoiatra e ASO

Il corso in modalità FAD con tutoraggio dal titolo La sinergia tra odontoiatra e ASO: come proiettare lo studio nel futuro è organizzato in tre moduli didattici in html e pdf scaricabile.
I moduli sono pubblicati su Il Dentista Moderno a partire da febbraio 2024.

Modulo didattico 1
Il brand reputazionale dello studio: comunicazione e fidelizzazione del paziente
Docenti: Giorgio Gnoli, Paride Zappavigna

Modulo didattico 2
Ergonomia del tempo: dalla pianificazione delle cure all’organizzazione dell’agenda
Docenti: Luca Quarantino, Paride Zappavigna

Modulo didattico 3
Il workflow digitale: come ottimizzare i risultati in odontoiatria
Docenti: Alessandro Agnini, Andrea Mastrorosa Agnini

Approccio endo-perio-restaurativo per il recupero di 3.5 e 3.6 severamente compromessi in paziente giovane Premium

Approccio endo-perio-restaurativo
4. Esecuzione dei ritrattamenti canalari e delle ricostruzioni con perno in fibra

Autori

Orlando D’Isidoro
Libero professionista, Silvi (TE)

Tommaso Bologna
Libero professionista, Fano (PU)

Filippo Chelli
Libero professionista,
Porto San Giorgio (FM)

Corrispondenza: orlando.disidoro@gmail.com

Abstract

Scopo del lavoro. Mostrare un approccio multidisciplinare nel recupero di elementi severamente compromessi in pazienti giovani.
Materiali e metodi. Una paziente di 30 anni si presentava alla nostra osservazione per carie destruente estesa al tronco radicolare di 36, sede di precedente terapia canalare. All’esame obiettivo il residuo radicolare di 3.6 risultava incluso al disotto di porzione gengivale iperplastica. In corso di indagine radiografica si riscontra lesione periapicale di 3.5. Il piano di trattamento proposto prevedeva una seduta di igiene orale professionale preliminare. A seguire, la fase parodontale, con una chirurgia osteoresettiva per l’allungamento di corona clinica della radice distale di 3.6 e la rizectomia della radice mesiale. La radice distale di 36 e l’elemento 35 sono poi stati oggetto di ritrattamento canalare, ricostruiti con perni in fibra e protesizzati con un ponte in zirconia monolitica.
Risultati. Le fasi cliniche sono state eseguite con successo e a cinque anni la riabilitazione risulta stabile. I parametri parodontali presi in considerazione sono stati la Probing Depth (PD), il Bleeding on Probing (BOP+) e il Gingival Index (GI). Il parametro endodontico preso in esame è stato il Periapical Index (PAI).
Conclusioni. Riabilitazioni implantari a 10 anni mostrano una percentuale di successo superiore al 90%. Il presente caso clinico suggerisce che in pazienti giovani un approccio alternativo alla terapia implantare può essere tentato con successo.

Endo-perio-restaurative management of severely compromised 3.5 and 3.6 in a young patient
Objectives. To show a multidisciplinary approach to the management of severely compromised teeth in a young patient.
Materials and methods. A 30 years-old woman came to our observation for the loss of 3.6 with a previous canal treatment, due to a destructive cavity extended to the root trunk. At the clinical examination, the root of 3.6 was covered by an iperplastic amount of gingiva. The x-rays showed a periapical lesion of tooth 3.5. The treatment started with an oral hygiene prophylaxis. Then, for the periodontal phase, a clinical crown lengthening and the rizectomy of the medial root of 3.6 were performed. Tooth 3.5 and the distal root of 3.6 underwent root canal re-treatment, a fiber post restoration, and a zirconium prosthetic bridge.
Results. The clinical procedures were successfully managed, and the restoration has been stable for 5 years. The examined periodontal parameters were Probing Depth (PD), Bleeding on Probing (BOP+) and Gingival Index (GI). The Periapical Index (PAI) was used to evaluate the endodontic healing.
Conclusions. Implant restorations showed a 10-year success rate of more than 90%. The present case report suggests that a different, multidisciplinary approach can be successfully tried in young patients.

 

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Prevalenza dei differenti tratti malocclusivi nella popolazione in età scolare del Burundi: studio preliminare

Tratti malocclusivi Burundi

Questo studio sull’epidemiologia ortodontica svolto da un team di odontoiatri volontari in Africa ha verificato che nei bambini burundesi le caratteristiche malocclusive sono molto diverse da quelle comunemente riscontrate nel mondo occidentale. Gli autori della ricerca sollevano dunque un interrogativo dal risvolto etico, ovvero se sia appropriato utilizzare per tutti i bambini del mondo standard occlusali ed estetici considerati ideali per le popolazioni europee e americane e realizzati nei contesti occidentali.

La malocclusione è considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la terza priorità per quanto concerne le malattie della salute orale, poiché un problema ortodontico può influenzare importanti funzioni orali come masticazione, deglutizione e capacità di parlare; inoltre, può influire sull’estetica dentofacciale e sulla fiducia psicosociale, con un impatto anche molto negativo sulla vita delle persone. La Federazione Dentale Mondiale (FDI) afferma che “la malocclusione può influire sulla salute orale aumentando la prevalenza di carie dentali, parodontite, rischio di traumi e difficoltà di masticazione, deglutizione, respirazione e linguaggio” e che “la cura ortodontica si è evoluta fino a diventare parte integrante dell’odontoiatria aiutando a prevenire le malattie orali e a migliorare la qualità della vita”.

In Burundi, nel contesto di un progetto di cooperazione allo sviluppo realizzato dall’associazione di Solidarietà Medico Odontoiatrica nel Mondo (SMOM), al termine di un corso teorico/pratico di cinque mesi in Ortodonzia Pediatrica all’Université de Ngozi condotto dalla dottoressa Chiara Cattaneo e rivolto a 50 giovani dentisti burundesi, è stata realizzata una indagine sulla prevalenza dei differenti tratti malocclusivi nella popolazione in età scolare. SMOM è un’associazione di volontariato di medici e odontoiatri impegnata dal 2004 a migliorare la qualità della vita di comunità svantaggiate, spesso malnutrite e al limite della sopravvivenza.
L’associazione, venuta a contatto con situazioni di povertà estrema, coniuga lo sviluppo della salute orale con quello sociale ed economico (fame e povertà sono ancora la prima causa di malattia al mondo). Questa organizzazione umanitaria sostiene e implementa progetti di formazione e avvia iniziative produttive con l’obiettivo di esportare tali prodotti in Europa e generare entrate per molti Paesi svantaggiati. Inoltre, promuove la formazione universitaria di professionisti specializzati in Odontoiatria in diversi paesi africani e ha promosso l’apertura di ambulatori odontoiatrici in diversi paesi nei quattro continenti.
In Burundi, la collaborazione con il Ministero della Salute ha permesso l’implementazione del sistema sanitario nazionale per la salute orale, con la formazione di giovani specialisti e l’apertura di strutture ospedaliere odontoiatriche in tutto il Paese, al fine di prevenire, proteggere e curare la salute dentale della popolazione. Attualmente, in Burundi, l’associazione ha realizzato e gestisce con successo oltre 20 strutture ospedaliere odontoiatriche.

Già prima, ma in particolare durante lo svolgimento del corso teoricopratico di ortodonzia, sono emersi importanti interrogativi (di ordine pratico e, soprattutto, etico) in merito alla sovrapponibilità o meno delle malocclusioni prevalenti nella popolazione locale con quelle riscontrate in altre popolazioni (specie in quelle occidentali), nonché, di conseguenza, riguardo alla applicabilità o meno, alla popolazione locale, degli standard occlusali ed estetici considerati ideali per le popolazioni europee e americane e realizzati nei contesti occidentali. Obiettivo primario di questa indagine è stato analizzare la prevalenza delle malocclusioni nella popolazione pediatrica burundese per valutare se vi fossero similitudini o differenze rispetto ai dati rilevati in Europa e in America. Questa indagine iniziale può aprire la strada a ricerche più mirate e approfondite, che potrebbero contribuire alla creazione di standard specifici e più rispettosi delle differenze etniche per le popolazioni africane in generale e per quella burundese nel caso specifico.

Materiali e metodi

Abbiamo esaminato un campione di 524 bambini in età scolare compresa tra i 6 e i 12 anni, in dentizione mista. I bambini sono stati selezionati in modo casuale da quattro scuole (due cittadine e due rurali) considerate rappresentative per l’intero Burundi. Per l’analisi sono stati scelti nove tratti malocclusivi precedentemente impiegati in molti studi epidemiologici in diverse altre parti del mondo: la classe molare, l’overjet, l’overbite, il morso crociato lateroposteriore e anteriore, lo scissor bite, l’affollamento e le spaziature.

Classe molare: sono stati esclusi i bambini che presentavano un’alterazione della posizione dei primi molari permanenti causata da perdita prematura dei secondi molari decidui dovuta a carie destruenti.

Overjet: abbiamo considerato normale un intervallo tra i 2 mm e i 4 mm e definito l’overjet come diminuito se inferiore a 2 mm e aumentato se superiore ai 4 mm. Nella categoria overjet diminuito sono state incluse le biprotrusioni dentali che spesso presentano un overjet inferiore a 2 mm. L’overjet è stato calcolato con un calibro manuale dalla superficie vestibolare dell’incisivo inferiore al margine incisale dell’incisivo superiore più prominente.

Overbite: abbiamo adottato il criterio proposto dalla scuola di Roth, e dunque abbiamo considerato normale un overbite di 3-4 mm: un overbite inferiore è stato classificato come diminuito, viceversa è stato classificato come deep bite. L’overbite è stato calcolato con un calibro manuale dalla superficie vestibolare dell’incisivo inferiore su cui l’incisivo superiore terminava fino al margine incisale dell’incisivo inferiore.

Cross Bite e Scissor Bite: per questi due parametri abbiamo preso in considerazione il cross bite e lo scissor bite di un intero segmento posteriore o dell’intero segmento anteriore, non di singoli, isolati, elementi dentali.

Affollamento: è stato considerato un affollamento valutabile a occhio nudo come superiore a 3 mm e dunque di difficile spontanea risoluzione con il lee way space.

Spaziature: sono state considerati spazi superiori a 2 mm, cioè di difficile/impossibile chiusura spontanea con l’eruzione degli elementi permanenti.

Per valutare i tratti malocclusivi, è stato condotto un esame clinico dei bambini da parte di una specialista in ortodonzia con 22 anni di esperienza clinica: in questa esplorazione pilota, le risorse limitate e le precarie condizioni socioeconomiche del Paese hanno condizionato la disponibilità di strumenti per l’analisi ortodontica come la realizzazione di modelli delle arcate e l’esecuzione di teleradiografie. L’esame clinico è stato adottato come metodo di valutazione primario, in quanto opzione più accessibile e fattibile considerando le limitazioni operative e strumentali del Paese. Per l’analisi dei dati, abbiamo optato per un approccio descrittivo, presentando percentuali basate sulle informazioni percentuali delle diverse categorie oggetto dello studio.

Risultati e discussione

È stato esaminato un campione totale di 524 bambini in dentizione mista di età compresa tra i 6 e i 12 anni. In questo campione è stata analizzata la prevalenza di nove principali tratti malocclusivi: classe molare, overjet, overbite, cross bite lateroposteriore e anteriore, scissor bite, affollamento e spaziature di cui riporteremo le percentuali rilevate. È importante sottolineare che il presente studio presenta diverse limitazioni che devono essere prese in considerazione per leggere in modo critico i dati riportati. In primo luogo, abbiamo utilizzato un campione di dimensioni limitate, che potrebbe non essere rappresentativo dell’intera popolazione burundese in età scolare. Pertanto, i nostri risultati potrebbero non essere generalizzabili a livello nazionale. In secondo luogo, abbiamo basato la valutazione delle caratteristiche occlusali su un esame clinico e non abbiamo utilizzato modelli dentali e teleradiografie a causa delle limitazioni finanziarie e logistiche del Paese; questo potrebbe aver limitato la precisione e la completezza delle valutazioni. Al fine di cercare una possibile, anche se approssimativa comparazione tra i dati ottenuti dalla nostra indagine con quelli presenti in letteratura mondiale, abbiamo trovato una tabella stilata nel 2019 in cui sono elencate per ogni continente le percentuali di prevalenza, in dentizione mista, degli stessi tratti malocclusivi da noi analizzati. La tabella usata come riferimento è stata ricavata tramite un protocollo utilizzato per le revisioni sistematiche e le metanalisi dalla selezione di 77 articoli scelti tra quelli considerati di maggiore attendibilità clinica in letteratura mondiale.

Gli stessi autori della Tabella 1 hanno riconosciuto enormi limiti legati sia alla mancanza di un range di età comune nei diversi articoli analizzati, sia, soprattutto, alla diversa definizione e quantificazione (valore ideale e deviazione standard dal valore ideali) dei differenti tratti malocclusivi nonché’ alle differenti modalità di rilevazione degli stessi. Manca, cioè, una metodologia di indagine dei tratti malocclusivi uniformemente accettata e attuata a livello mondiale. Queste significative variazioni tra i diversi studi sono fattori estremamente critici che rendono difficile, se non impossibile, un confronto scientificamente significativo tra i dati presenti nella tabella e quelli rilevati nella nostra indagine. A questo proposito sarebbe auspicabile e urgente definire in modo chiaro e uniformemente accettato le caratteristiche ortodontiche dei tratti malocclusivi di maggior interesse clinico e raggiungere un consenso unanime a livello mondiale sui protocolli utilizzati per quantificarli e rilevarli. Nonostante i significativi e innegabili limiti, speriamo che la nostra indagine possa fornire una interessante panoramica sulla prevalenza dei principali tratti malocclusivi dei bambini burundesi e consenta di confrontare i dati con quelli delle popolazioni occidentali, delle quali vengono comunemente utilizzati gli standard occlusali ed estetici.

 

Tabella 1 - Classificazione dei diversi tratti malocclusivi che interessano la dentatura mista, con punteggi di prevalenza percentuale e relative deviazioni standard (SD)

Tratto Malocclusivo Europa America Africa Asia Tutto il mondo
Media% Sd Media% Sd Media% Sd Media% Sd Media% Sd NPMs
Sagittale Classe I Angle 53% 11,6% 41% 15,4% 61% * 57% 12% 54% 12,5% 60,7%
Classe II Angle 30% 5,1% 50% 14,4% 24% * 23% 7,9% 29% 11% 32,6%
Classe III Angle 3% 3,2% 8% 1,9% 10% * 6% 1,8% 6% 2,9% 6,7%
Overjet normale 70% 19,9% 68% 19,4% 70% * 75% 6,1% 71% 15,7% 71,6%
Overjet aumentato 24% 13,75% 29% 9,8% 24% * 24% 3,4% 27% 9,5% 30,3%
Overjet inverso 3% 0,9% 1% 3,7% 3% * 1% 2,6%
Verticale Overbite Normale 76% 12,3% 52,3% * 76% * 63% 2,5% 69% 10,1% 70,4%
Overbite aumentato 19% 8% 20% 16.2% 19% * 35% 0.7% 26% 10,1% 26,5%
Overbite diminuito 3% 0.7% 6% 5,9% 3% * 2% 1,6% 3% 4,4% 3,4%
Trasversale Posterior cross bite 11% 4,1% 29,2°% * 5% 4,7% 8% 9,9% 8%
Scissor Bite 1,9% * 2% * 2% 0.07% 2%
Affollamento 42% * 50% 15,8% 11,8% * 37% 37% 37%
Spaziature 52,5% * 33% 25,9% 35% 22,7% 35%

(*) L’asterisco indica l’assenza del valore di SD perché il relativo punteggio medio di prevalenza è stato ricavato da un solo studio. (**) NPM = punteggi medi di prevalenza normalizzati al 100%.

Classe molare

Prima classe molare: il Burundi presenta una prevalenza molto elevata rispetto a Europa, America e Asia, indicando possibili fattori locali che influenzano questa condizione. L’Africa nel suo complesso mostra una similitudine con il Burundi (anche se in Burundi la percentuale risulta comunque un po’ maggiore), suggerendo una possibile tendenza comune tra i vari paesi africani.

Seconda classe molare: in Burundi la prevalenza è molto inferiore a quella rilevata in Europa e in America (dove si attesta la prevalenza maggiore) ma anche a quella rilevata in Asia e nel resto dei Paesi africani, nei confronti dei quale il Burundi sembra avere caratteristiche del tutto peculiari.

Terza classe: in Burundi è leggermente superiore a quella riscontrata in Europa, America e Asia, mentre risulta molto simile a quella rilevata nel resto dell’Africa (10%) (Tabella 2).

 

Tabella 2 - Classificazione delle classi molari con relativa prevalenza percentuale

Classe Molare Percentuale
Prima classe 76%
Seconda classe 15%
Terza classe 9%

 

Overjet

Overjet normale: il Burundi mostra una prevalenza simile a quella di Europa e America, ma inferiore all’Asia. Rispetto al resto dell’Africa, la prevalenza di overjet normale è comparabile con la media continentale (Tabella 3).

 

Tabella 3 - Classificazione dell’overjet con relativa prevalenza percentuale

Overjet Percentuale
Normale 67%
Aumentato 19%
Diminuito 14%

 

 

Overjet aumentato: il Burundi presenta una percentuale di overjet aumentato inferiore all’America in primis, ma anche all’Europa, mentre ha prevalenza simile a quella rilevata nel resto dell’Africa e in Asia.

Overjet diminuito: Dal punto di vista dell’overjet diminuito, poiché negli altri studi non è contemplato, ma si passa direttamente all’overjet inverso, mancano completamente dati per comparare le nostre rilevazioni sui bambini burundesi.

 

Overbite

Overbite normale: il Burundi presenta una tendenza simile a quella del resto dell’Africa e dell’Europa, più alta della prevalenza che si rileva in America e in Asia.

Overbite aumentato: si osserva una percentuale inferiore rispetto a quella registrata in Europa, in America e in Asia; tuttavia, questa percentuale risulta simile a quella riscontrata nel resto dell’Africa (Tabella 4).

 

Tabella 4 - Classificazione dell’overbite con relativa prevalenza percentuale

Overbite Percentuale
Normale 69%
Aumentato 8%
Diminuito 23%

 

 

Overbite diminuito: non abbiamo dati di confronto, perché nel resto del mondo si fa riferimento direttamente all’open bite senza considerare la possibilità che l’overbite possa essere anche solo diminuito (inferiore a 3-4 mm), come spesso accade nelle biprotrusioni dentali, molto comuni in Africa e in Burundi.

 

Cross bite

Cross bite latero/posteriore: la prevalenza del cross bite latero/posteriore in Burundi è stata riscontrata in una frequenza molto inferiore rispetto a quella rilevata in Europa, Stati Uniti e Asia. Prima del nostro studio, non erano disponibili articoli sulla presenza di questo tipo di malocclusione nel resto dell’Africa. In Burundi risulterebbe presente in una limitata percentuale di casi (Tabella 5).

 

Tabella 5 - Classificazione del cross bite con relativa prevalenza percentuale

Crossbite Percentuale
Assente 82%
Posteriore 3%
Anteriore 10%

 

 

Cross bite anteriore: la nostra ricerca evidenzia una prevalenza molto più elevata di cross bite anteriore in Burundi rispetto alla media europea, americana, asiatica e a quella del resto dell’Africa, da cui si discosta probabilmente per una importante e anomala presenza di questo tratto malocclusivo in una delle quattro province analizzate.

Scissor bite

I dati del Burundi indicano la totale assenza di questa malocclusione, presente, pur in piccola percentuale, in Europa e in Asia. Non esistono dati attendibili per un confronto con l’America e il resto dell’Africa.

 

Affollamento

Dai dati disponibili (Tabella 6), si osserva che la prevalenza dell’affollamento dentale nel Burundi è abbastanza inferiore rispetto a quella registrata in Europa e in America, ma decisamente maggiore rispetto a quella riscontrata in Asia. Non esistono dati di raffronto con gli altri Paesi africani.

 

Tabella 6 - Classificazione dell’affollamento con relativa prevalenza percentuale

Affollamento Percentuale
Assente 70%
Presente 30%

 

 

Spaziature

La presenza di spaziature in Burundi è inferiore a quella riscontrata in Europa, ma molto simile a quella rilevata in America (Tabella 7). Non esistono al momento attuale dati disponibili per un raffronto con l’Asia e con il resto dei Paesi dell’Africa.

 

Tabella 7 - Classificazione delle spaziature con relativa prevalenza percentuale

Spaziature Percentuale
Assenti 64%
Presenti 36%

 

 

Conclusioni

Nonostante le indubbie limitazioni, il nostro studio ha fornito le prime, importanti informazioni sull’epidemiologia ortodontica nei bambini burundesi. Le caratteristiche malocclusive presenti in Burundi sono risultate essere molto diverse da quelle riscontrate nel mondo occidentale (Europa e America) di cui utilizziamo gli standard sia estetici sia occlusali, ma tendenzialmente in linea con quelle rilevate nel resto dei Paesi africani, da cui si discostano solo per una minore percentuale di seconde classi molari e una maggiore prevalenza di cross bite anteriore (quest’ultima caratteristica probabilmente legata al fatto che in una delle quattro province analizzate era presente una percentuale di cross bite anteriore spropositatamente superiore alla norma). Dinanzi a queste divergenze, sorge una questione legittima, che va al di là dell’aspetto pratico e entra nel campo dell’etica: è appropriato utilizzare un approccio ortodontico basato su standard occlusali ed estetici provenienti dai Paesi occidentali anche quando ci si trova ad affrontare popolazioni con peculiarità anatomiche, culturali ed estetiche così diverse? O sarebbe forse più sensato e rispettoso, per il futuro, sviluppare parametri specifici che tengano conto in modo più attento delle diversità culturali e delle caratteristiche occlusali ed estetiche di queste popolazioni? Questa riflessione apre nuove prospettive di studio e ricerca nell’ortodonzia, orientate a una pratica più inclusiva e rispettosa delle diverse realtà culturali e anatomiche dei pazienti dei Paesi africani.

 

 

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