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Conservazione del sito alveolare, gli effetti della fotobiomodulazione con il laser

conservazione del sito alveolare

La conservazione del sito alveolare, dopo un'estrazione dentale, è una condizione auspicabile per il successo delle terapia implantare. Uno studio condotto presso il National Institute of Laser Enhanced Sciences dell'Università del Cairo, Egitto, ha messo a confronto l'efficacia della fotobiomodulazione con due tipi di laser a diodi impiegati per la conservazione del sito alveolare. Scientific Reports ne ha pubblicato i risultati.

Il senso di questo studio

Ricerche precedenti avevano suggerito che la fotobiomodulazione con laser è più efficace rispetto al controllo o al placebo nel preservare il sito alveolare dopo un'estrazione dentale. Pertanto, i ricercatori hanno voluto approfondire la questione. Confrontando due tipi di laser con lunghezze d'onda differenti, uno rosso (650 nm) e uno infrarosso vicino (810 nm), al fine di valutarne l'efficacia.

Come s'è svolta la ricerca

Per condurre lo studio, i ricercatori hanno selezionato ventidue alveoli estrattivi, poi suddivisi in due gruppi uguali. Hanno quindi sottoposto il gruppo A ad un trattamento con il laser a diodi rosso (650 nm). Il gruppo B, invece, alla terapia con il laser a diodi infrarosso vicino (810 nm), seguendo stesso protocollo e medesimi parametri dopo una procedura standard di conservazione del sito alveolare. Successivamente, i ricercatori hanno effettuato analisi radiografiche e istologiche per valutare l'efficacia dei due tipi di laser. Per l'analisi radiografica, hanno sottoposto i pazienti a una tomografia computerizzata a fascio conico. Per confrontare le dimensioni dell'osso alveolare subito dopo l'estrazione e a tre mesi di distanza. L'analisi istologica, invece, ha coinvolto campioni ossei raccolti prima dell'intervento di implantologia. Per valutare la formazione di nuovo tessuto osseo e condurre un'analisi istomorfometrica dettagliata.

I risultati osservati

Dal punto di vista radiografico, il laser a diodi infrarosso vicino (810 nm) ha mostrato una maggiore efficacia nel preservare le dimensioni dell'osso alveolare, rispetto al laser a diodi rosso (650 nm). Tuttavia, dal punto di vista istologico, il laser a diodi rosso ha dimostrato una maggiore significatività statistica in termini di formazione di nuovo tessuto osseo e altre misurazioni istologiche. Questi risultati suggeriscono che entrambi i tipi di laser hanno vantaggi e svantaggi specifici. E che la scelta tra i due potrebbe dipendere dalle necessità specifiche del paziente e dalla finalità del trattamento.

Michel Cohen: abbracciare il cambiamento

Michel Cohen

L’odontoiatria è in fermento. Accanto agli studi tradizionali, che rappresentano circa il 90% dell’offerta odontoiatrica in Italia, sono sempre più presenti gruppi odontoiatrici di nuova concezione, in cui più professionisti del settore dentale operano con metodi e protocolli condivisi per assicurare ai pazienti diagnosi e trattamenti all’avanguardia e una flessibilità di orari che agevola l’accesso alle cure. Capire come e perché abbiano un tale successo apre una prospettiva concreta sull’evoluzione dell’odontoiatria, un modello ispirazionale che, se ben compreso, a detta di Michel Cohen, founder e CEO di DentalPro, il più grande gruppo di cure dentali in Italia con oltre 270 centri dentistici in 16 regioni, oltre 2.000 dipendenti, 1.200 tra odontoiatri e igienisti dentali e più di un milione di pazienti in 14 anni, può incoraggiare la modernizzazione e la crescita nel settore.

Dottor Cohen, è dunque questo il futuro? Strutture odontoiatriche con alte professionalità, tecnologie innovative e grandi flussi di lavoro?
Michel Cohen
Michel Cohen

Attualmente, più del 90% dell’offerta odontoiatrica in Italia è ancora rappresentata dagli studi tradizionali, ma c'è un trend di crescita che non si può ignorare, rappresentato dai nuovi gruppi odontoiatrici già presenti in molte località. Per ora coprono solo una piccola parte del mercato totale, pari all’8% del fatturato (Fonte Key-Stone Panel DSO), ma sono destinati a crescere. Si percepisce, in effetti, un cambiamento di mentalità tra gli odontoiatri italiani, che iniziano a vedere queste nuove strutture non più come una fastidiosa forma di concorrenza, bensì come un’opportunità di crescita e sviluppo professionale. Le nuove realtà, emerse negli ultimi 10-15 anni, sono spesso fondate da odontoiatri desiderosi di organizzare il lavoro in modo innovativo, ispirandosi a nuove metodologie e migliorando l’offerta attraverso una comunicazione più efficace. Questo ha contribuito a stimolare i professionisti del dentale a formare gruppi più complessi, ad aprire nuove sedi e ad ampliare gli orari di servizio, influenzando anche i prezzi. L’evoluzione del mercato non riguarda, però, solo l’aspetto economico, ma soprattutto quello professionale.

Cosa è cambiato?

L’avvento dell’odontoiatria digitale è un esempio tangibile del cambiamento: i flussi di lavoro digitali velocizzano la durata dei trattamenti, migliorano il comfort dei pazienti, consentono diagnosi più trasparenti verso i pazienti e infine riducono anche l’impatto ambientale. Altro elemento cruciale è la crescente accessibilità ai servizi odontoiatrici, che storicamente in Italia sono stati considerati un lusso per pochi. Oggi si assiste a un aumento delle visite di prevenzione, poiché sempre più persone si abituano a curare regolarmente la propria salute orale. Questo mutato atteggiamento sociale contribuisce a ridurre il gap tra l’Italia e altri Paesi europei in termini di prevenzione e ad aumentare la domanda di servizi odontoiatrici. In questo contesto, emergono nuovi modelli di pricing che mirano a rendere i servizi odontoiatrici più accessibili. Gli approcci eccessivamente economici, però, sono sconsigliabili, perché potrebbero attrarre professionisti meno qualificati e compromettere la qualità complessiva dei servizi. La chiave del successo risiede nell’equilibrio tra accessibilità e qualità, per garantire un’assistenza odontoiatrica efficace e sostenibile nel lungo termine.

Cosa chiedono i pazienti oggi? Come è cambiato il loro rapporto con il dentista?

I pazienti non chiedono più solo una doverosa qualità delle cure e la soluzione del loro problema. Vogliono un’esperienza di benessere, ambienti moderni e confortevoli con facilità di accesso e disponibilità di orari anche in tarda serata e nel fine settimana. Apprezzano il fatto di trovare tutti i servizi all’interno dello stesso centro, dalla TAC agli scanner intraorali e ortopanoramica 2D per i trattamenti più complessi. Infine, chiedono di capire, si informano, non accettano più un dottore che dice: “guardi, ci penso io”. Vogliono sapere se ci sono alternative alle cure proposte. Ai nostri medici suggeriamo, se c'è più di una possibilità, di offrire sempre due opzioni e spiegare i vantaggi di entrambe.

Trasformare la visita odontoiatrica in un’esperienza di benessere per tutti i pazienti, inclusi i bambini e i più fragili: è possibile?

Assolutamente sì. Riteniamo che il tradizionale approccio “medico musone” non sia più adeguato. È essenziale che i pazienti si sentano accolti e seguiti con attenzione, trovando nell’odontoiatra un punto di riferimento per la loro salute orale. Pur essendo un grande gruppo, ci impegniamo affinché ogni paziente abbia il proprio dentista di fiducia con cui instaurare un rapporto personale e continuativo. Investiamo molto nella formazione e nel nostro team di 1.200 odontoiatri e igienisti registriamo un turnover molto basso, poiché offriamo l’opportunità di apprendere non solo gli aspetti clinici, ma anche quelli relazionali, spesso trascurati durante gli anni universitari. Anche per questo abbiamo istituito DentalPro Academy, una scuola per la formazione di eccellenza attraverso la quale offriamo ai nostri medici corsi di formazione continua, con circa 20 sessioni ogni anno, garantendo la possibilità di crescere professionalmente in tutte le aree. È un'opportunità che viene estesa anche a professionisti esterni. La formazione si svolge nella sede di Milano, in via Settala, e coinvolge odontoiatri e assistenti alla poltrona, con particolare attenzione ai corsi pratici. Attraverso provider erogazione ECM siamo accreditati per tutti i nostri corsi e la nostra credibilità è riconosciuta dalla comunità scientifica.

L’investimento che oggi ogni dentista dovrebbe considerare per fare il salto di qualità?

Puntare sull’innovazione tecnologica e sulla formazione per fare propri i nuovi approcci in odontoiatria e l’utilizzo delle tecnologie. Un odontoiatra che oggi ha 50 anni deve adeguarsi alle novità. Nei nostri centri abbiamo scanner intraorali, Tac, stiamo sperimentando un metodo di stampa 3D per accelerare la consegna del manufatto al paziente. Stiamo anche studiando e testando strumenti di Intelligenza Artificiale applicati all’odontoiatria. Vogliamo essere tra i primi a utilizzarli per migliorare e rafforzare la qualità delle diagnosi.

Costi elevati e burocrazia frenano i giovani che vorrebbero aprire un proprio studio. Consigli per chi si affaccia alla professione?

Consiglio ai neolaureati di non precipitarsi nell’apertura di uno studio subito dopo la conclusione degli studi, né nei primi anni successivi. Questa scelta, a mio avviso, non è la più adatta, poiché i costi iniziali sono elevati e l’esperienza clinica, seppur frutto di pratica intensiva, potrebbe non essere ancora sufficientemente consolidata. Molti giovani promesse trascorrono dai 3 ai 5 anni con noi e solo dopo questo periodo, grazie all’esperienza accumulata e alla crescita avvenuta nel contesto di un team strutturato, in cui possono seguire programmi di tutoraggio e obiettivi di crescita, si sentono pronti per l’attività in proprio. Alcuni hanno la possibilità di valutare una partnership imprenditoriale con la nostra struttura, aprendo una nuova sede con il nostro supporto e l’applicazione dei nostri modelli e protocolli. In altri casi, sviluppiamo partnership con studi odontoiatrici già avviati, che desiderano migliorare la propria situazione organizzativa o stanno valutando strategie di uscita dal mercato. Abbiamo avviato una quindicina di operazioni di questo tipo, che hanno portato a una crescita economica e di attività degli studi, mettendo ordine nelle criticità e garantendo una transizione graduale e assistita per i professionisti coinvolti.

La sostenibilità economica ha un peso importante nell’accettazione dei trattamenti. Come conciliare la relazione medico paziente con gli aspetti amministrativi?

I nostri medici non devono occuparsi dei preventivi: abbiamo una figura dedicata a questo aspetto, il direttore di centro, che non è un odontoiatra. Pur non essendo una struttura low cost, offriamo al paziente una buona qualità con un prezzo medio abbastanza accessibile e una serie di servizi inclusi: la prima visita digitalizzata e le radiografie di base, a esclusione della Tac, sono comprese. Non ci sono costi nascosi e i nostri pazienti hanno molti modi per effettuare i pagamenti. C’è grande flessibilità perché il prezzo non deve mai essere un ostacolo alle cure.

Un tema attuale è quello della sostenibilità: è possibile creare una odontoiatria eco-friendly?

Affrontiamo la sostenibilità in diversi ambiti, dall’assistenza ai più vulnerabili, come anziani e persone con disturbi dello spettro autistico, alla riduzione dell’impatto ambientale. Abbiamo avviato iniziative specifiche per supportare chi è in difficoltà, con un progetto dedicato all’accoglienza dei pazienti autistici, con sei centri specializzati in cui il personale è formato per interagire in modo sensibile. Due anni fa abbiamo stretto una partnership con il servizio di accompagnamento UGO per facilitare l’accesso alle cure odontoiatriche alle persone anziane o con disabilità motorie.
Dal punto di vista ambientale, abbiamo adottato misure per ridurre il consumo di materiali da impronta e l’inquinamento. Grazie all’impiego di scanner intraorali abbiamo ridotto l’utilizzo e il successivo smaltimento di ben 8 tonnellate di materiale da impronta e 26 tonnellate di gesso, velocizzando la comunicazione con il laboratorio: l’invio digitale dei file ha eliminato la necessità di corrieri per il trasporto fisico, consentendo un risparmio notevole e riducendo le emissioni di CO2 necessarie al trasporto (circa 835.200 kg ogni anno).

 

Michel Cohen

Laureato in economia all’Università Bocconi. È founder & CEO di DentalPro, leader in Italia nel settore dei centri odontoiatrici. È stato General Manager della divisione Quick Service di Autogrill, responsabile per il rilancio di Spizzico e il lancio di Burger King in Italia.
È stato anche Direttore Marketing di multinazionali, tra cui Galbani e Procter & Gamble Europa. È stato partner del private equity, Henderson Private Capital. È Vicepresidente di ANCOD (Associazione Nazionale Centri Odontoiatrici).

 

Odontoiatria 4.0: il digitale nella cura del sorriso dei più piccoli Premium

Odontoiatria 4.0 paziente pediatrico

Autori

Federica D’Anteo (1), Isotta Pelissero (1), Alice Fumei (1), Riccardo Aiuto (1, 2)

(1) Istituto Stomatologico Italiano, Milano Reparto Universitario – Direttore: prof. Dino Re Università degli Studi di Milano

(2) Istituto Stomatologico Italiano, Milano Dipartimento di Odontoiatria Materno-Infantile Fondatore: dr. Luigi Paglia

Abstract

L’introduzione di tecnologie digitali, quali CAD/CAM, CBCT e stampanti 3D, ha semplificato e velocizzato le procedure operative in odontoiatria. La digitalizzazione ha permesso di incrementare la qualità dei restauri, consentendo inoltre al paziente di ottenere un’anteprima dei risultati della terapia odontoiatrica tramite programmi di pre-visualizzazione digitale del sorriso. Queste soluzioni si sono rivelate utili nella gestione di casi pediatrici, in cui si associano i benefici delle tempistiche ridotte e una maggior compliance del piccolo paziente, incuriosito dalle moderne apparecchiature. Gli autori descrivono un intervento eseguito su una bambina di 7 anni che ha previsto un restauro diretto sull’elemento 6.4 e un intarsio realizzato con scansione intraorale e stampa 3D sull’elemento 6.5. Grazie a quest’ultima metodica, è stato possibile risolvere il caso con risultati soddisfacenti, come dimostrato dai controlli a 3 e 6 mesi.

Dentistry 4.0: digital technology in the care of children’s smiles
The introduction of digital technologies, such as CAD/CAM, CBCT and 3D printers, has simplified and speeded up the operative procedures in dentistry. Digitalization has also made it possible to increase the quality of the restorations and to enable the patient to have a preview of the final result via software that allow for a digital pre-visualization of the smile. These new solutions have proven useful in the management of pediatric cases, in which the benefits of reduced duration of the procedure and greater compliance of the young patient, intrigued by the technological devices, are combined. The authors describe the management of a 7-year-old patient that required restoration of two teeth. The element 6.4 was treated with a direct restoration, while element 6.5 was restored with a 3D printed inlay, using an intraoral scanner. The clinical results were optimal, as demonstrated by the 3 and 6-month follow-up.

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Adempimenti e scadenze del mese di giugno

Adempimenti e scadenze

Giugno è un mese importante per gli adempimenti fiscali. È il periodo in cui si deve versare l'IMU dovuta per il primo semestre dell'anno e l’inizio della "stagione" dei versamenti fiscali che risultano dalle dichiarazioni dei redditi e dell’Irap da presentare quest’anno e riferite contabilmente al 2023, dalle quali scaturisce anche l’importo da versare in acconto per il 2024. Quest’anno per le “partite Iva” soggette alla disciplina degli “studi di settore”, ora ISA, il termine per il versamento delle imposte ordinariamente fissato al 30 giugno, quest’anno però cadendo di domenica l’ultimo giorno del mese il termine si sposta al primo giorno di luglio, è stato prorogato al 31 luglio per consentire l’avvio del “concordato preventivo biennale”, ma nulla vieta loro di versare quanto dovuto a saldo delle imposte del 2023 e di prima rata dell’acconto per il 2024 sfruttando il numero massimo di rate concesse dalla normativa, come recentemente modificata, pari a sette se si inizia a versare dal 30 giugno. Chi volesse pagare sempre ratealmente ma iniziando a versare dal 31 luglio, potrà usufruire invece di sei rate. Termina questo mese il versamento a Enpam di “Quota B” relativo al saldo del dovuto calcolato sul reddito del 2022.

 

Agenzia delle entrate

Mercoledì 12 giugno 2024

Domande

• Credito d'imposta ZES unica Mezzogiorno - Comunicazione di accesso, termine iniziale per comunicare in via telematica l’ammontare delle spese sostenute dall’1/1/2024 e di quelle che si prevede di sostenere fino al 15/11/2024, ai fini della domanda di agevolazione sottoforma di credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali sostenuti dalle imprese per strutture ubicate nelle zone assistite della ZES unica Mezzogiorno;

Sabato 15 giugno 2024

Adempimenti contabili

• Fatture emesse, termine ultimo per l’annotazione delle fatture emesse nell'apposito registro tenuto ai fini Iva, nell'ordine della loro numerazione, in relazione alle operazioni effettuate nel mese precedente;

• Fatture differite, termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna);

• Acquisti intracomunitari, annotazione. Termine ultimo per l’annotazione nel registro degli acquisti e in quello delle vendite delle fatture di acquisto ricevute nel mese precedente, con riferimento a tale mese.

Regolarizzazioni

• Acquisti intracomunitari, mancanza di fattura. Termine entro il quale i soggetti che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi nel terzo mese che precede quello oggetto di questo scadenziario, e che non avessero ricevuto la relativa fattura devono emettere autofattura relativa alle operazioni effettuate;

• Acquisti intracomunitari, fattura con importo inferiore. Termine entro il quale i soggetti che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi, se hanno ricevuto una fattura indicante un corrispettivo inferiore a quello reale, devono emettere autofattura integrativa in relazione alle fatture registrate nel mese precedente.

Lunedì 17 giugno 2024

Comunicazioni

• “Esterometro”, scade oggi il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente.

Versamenti

• Conguagli addizionali regionale e comunale all’Irpef, versamento della rata delle addizionali relative ai conguagli di fine anno dei redditi di lavoro dipendente e assimilati;

• Acconto addizionale comunale all’Irpef, versamento della terza rata dell’addizionale relativa ai redditi di lavoro dipendente e assimilati;

• Irpef e addizionali, regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi per lavoro dipendente e assimilato del mese precedente;

• Ritenuta d’acconto Irpef lavoro autonomo. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo corrisposti nel mese precedente;

• Imposta sostitutiva, dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;

• Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari, i forfetari per le operazioni di cui risultano debitori dell’imposta, versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;

• Iva annuale, versamento della quarta rata del saldo IVA relativo al 2023, risultante dalla dichiarazione IVA 2024, qualora la prima rata sia stata versata entro il termine del 18/3/2024. La rateazione avviene in rate mensili di pari importo e si deve completare entro il 16 dicembre;

• IMU acconto per il 2024, versamento dell’Imposta municipale propria dovuta per il primo semestre dell’anno, il cui presupposto è il possesso di immobili con esclusione dell’abitazione principale salvo che si tratti di un’un'unità abitativa classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9;

Lunedì 1 luglio 2024 (era Domenica 30 giugno)

Versamenti

• Irpef, Ires, Irap, imposta sostitutiva dei “forfetari”, Ivie e Ivafe, termine generale per il versamento del saldo per il 2023 e della prima rata dell’acconto per il 2024, termine per il versamento in unica soluzione o della prima rata di sette. I titolari di partita Iva soggetti agli ISA possono iniziare a versare entro il 31 luglio.

 

Inps

Lunedì 17 giugno 2024

Versamenti

• Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;

• Contributi della “Gestione separata”, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori relative ai compensi corrisposti nel mese precedente.

 

Enpam

Domenica 30 giugno 2024

Versamenti

• Quota A Enpam, il contributo annuale minimo obbligatorio per i medici e gli odontoiatri per il 2024, scadenza terza rata delle otto per chi ha scelto questa modalità di versamento con domiciliazione bancaria;

• Quota B Enpam, scadenza dell’ultima rata relativa al contributo dovuto per il 2022 per chi ha scelto la modalità di versamento con domiciliazione bancaria.

Efficacia dei nuovi compositi clustershade nei restauri posteriori e anteriori

8a-b. Stabilizzazione della superficie palatina con composito flowable e primo strato di composito clustershade

Autori

Gianfranco Roselli
Odontoiatra specialista in ortodonzia, U.O.S. C.O.I., Ospedale Regionale “F. Miulli” Acquaviva delle Fonti (Ba)
Paolo Callea
Odontoiatria libero professionista in Bari
Trifone Lorenzo Bruno
Pregraduated student of Dental Medicine of Titu Maiorescu University
Nicola Francesco Bruno
Odontotecnico presso CDB s.a.s in Adelfia (BA)

Abstract

Obiettivi. Questo studio intende confrontare due casi clinici di ricostruzione, uno nella zona anteriore e uno nella zona posteriore, utilizzando la tecnologia clustershade. Si mira a valutare l’efficacia di questo materiale nella ricostruzione estetica e funzionale, esplorando le fasi operative e gli approcci clinici dettagliati. L’attenzione è focalizzata sulla personalizzazione dell’approccio e sull’utilizzo di tecnologie innovative.
Materiali e Metodi. Si mettono a confronto due casi clinici: il primo ha coinvolto la zona anteriore, il secondo la zona posteriore, entrambi trattati con tecnologia clustershade. Nel caso posteriore, si affronta una ricostruzione del premolare 15 con particolare attenzione alle fasi operative della preparazione, adesione e modellazione.
Discussione. La discussione si concentra sulla sfida per la determinazione del colore nei restauri diretti e sull’importanza di superare le limitazioni delle scale cromatiche convenzionali. Viene esplorata l’innovativa soluzione offerta dalla tecnologia clustershade, che consente una selezione più precisa delle tonalità, adattandosi alle variazioni naturali di colore. Si evidenziano inoltre la biocompatibilità e le caratteristiche avanzate dei materiali utilizzati.
Conclusioni. La comparazione clinica evidenzia l’importanza di approcci personalizzati e l’integrazione di tecnologie avanzate nella pratica odontoiatrica. Nel caso che ha visto coinvolto il settore anteriore, l’uso di compositi clustershade si è rivelato cruciale per risultati estetici e funzionali di alto livello. Nel caso che ha coinvolto il settore posteriore, la tecnologia clustershade ha dimostrato efficacia nella stratificazione e nella modellazione delle superfici occlusali, semplificando il processo operativo e riducendo i tempi di intervento. La ricerca costante di soluzioni estetiche e funzionali riflette l’impegno della professione nell’offrire ai pazienti risultati ottimali e soddisfacenti attraverso l’adozione di materiali innovativi.

Effectiveness of the new clustershade composites in posterior and anterior restorations Aim.

This study aims to compare two clinical cases of reconstruction, one in the anterior area and one in the posterior area, using clustershade technology. We aim to evaluate the effectiveness of this material in aesthetic and functional reconstruction, exploring the operational phases and detailed clinical approaches. Attention is focused on customizing the approach and using innovative technologies.
Materials and methods. Two clinical cases are compared, both treated with clustershade technology. In the posterior case, a reconstruction of the premolar 15 is addressed with particular attention to the operational phases of preparation, adhesion, and modeling. Discussion. The discussion focuses on the challenge of determining shade in direct restorations and the importance of overcoming the limitations of conventional shade scales. The innovative solution offered by clustershade technology is explored, which allows for a more precise selection of shades, adapting to natural color variations. The biocompatibility and advanced characteristics of the materials used are also highlighted.
Conclusions. The clinical comparison highlights the importance of personalized approaches and the integration of advanced technologies into dental practice. In the case involving the anterior sector, the use of clustershade composites proved crucial for high-level aesthetic and functional results. In the case involving the posterior sector, the clustershade technology demonstrated effectiveness in the stratification and modeling of the occlusal surfaces, simplifying the operating process and reducing intervention times. The constant search for aesthetic and functional solutions reflects the profession’s commitment to offering patients optimal and satisfactory results through the adoption of innovative materials.

Vengono presi in esame due casi clinici che hanno previsto il restauro di elementi dentali attraverso l'utilizzo di un nuovo composito basato su tecnologia nanoibrida. Nel settore anteriore questo ha permesso di realizzare una ottimale ricostruzione estetica e funzionale e una selezione più precisa delle tonalità di colore. Nel settore posteriore ha consentito una agevole stratificazione e modellazione delle superfici occlusali, semplificando il processo operativo e riducendo i tempi di intervento.

In ambito odontoiatrico, la comparazione clinica di casi simili tra loro è una pratica essenziale per valutare le diverse metodologie di trattamento e identificare le migliori soluzioni per le specifiche esigenze dei pazienti. In questo articolo presenteremo due case report che hanno previsto la ricostruzione di elementi dentari sia anteriori che posteriori mediante un approccio clinico dettagliato che include la valutazione pre-operatoria, la preparazione e la ricostruzione dei suddetti elementi con compositi clustershade.
L’analisi dei casi presi in esame sottolinea l’importanza di approcci personalizzati, oggi sempre più facilmente realizzabili anche grazie all’utilizzo dei materiali innovativi disponibili per la pratica odontoiatrica quotidiana.
La ricerca costante di soluzioni estetiche e funzionali riflette infatti l’impegno della professione nell’offrire ai pazienti risultati sicuri e soddisfacenti.
La corretta determinazione del colore dei denti è la premessa di base per ottenere risultati di elevata qualità dal punto di vista estetico quando si effettua un restauro. Detto ciò, individuare la tonalità più adatta spesso non è così facile e le tradizionali scale cromatiche possono risultare limitate rispetto alla ricca varietà di sfumature presenti in un dente naturale. Affrontando questa sfida, le aziende si sono proposte di semplificare il lavoro quotidiano chairside attraverso lo sviluppo di un materiale da restauro universale all’avanguardia.

I nuovi compositi camaleontici clustershade, basati su tecnologia nanoibrida, rappresentano una soluzione innovativa che ci consente di ottenere tutte le tonalità della scala VITA utilizzando pochi colori "cluster" (ognuno dei quali è in grado di raggruppare diversi colori della scala VITA). A differenza delle scale cromatiche tradizionali, che offrono una vasta gamma di colori, questa tipologia di compositi permette una selezione più precisa e mirata della tonalità, adattandosi in modo più preciso alle variazioni naturali di colore dei denti senza compromettere le proprietà meccaniche del restauro stesso.
Questo articolo valuta l’efficacia dei compositi monomassa nel restauro di denti anteriori e posteriori, evidenziando:

  • maggiore versatilità nella scelta del colore;
  • corrispondenza più precisa con la tonalità naturale dei denti del paziente;
  • maggiore traslucenza, che può migliorare l’aspetto estetico e le caratteristiche naturali del dente;
  • minore lavoro di modellazione da parte del dentista, poiché la gamma di colori disponibili consente di ottenere una corrispondenza più accurata senza la necessità di dover ricorrere a stratificazioni complesse.

 

Materiali e metodi

Partendo da situazioni cliniche analoghe, gli Autori confrontano due casi relativi a due diverse macro-aree: anteriore e posteriore.

Settore anteriore

Caso clinico 1

Il paziente si rivolge alla nostra attenzione chiedendo la ricostruzione del margine incisale dell’elemento 21, che appare visibilmente danneggiato. Dopo un’attenta valutazione delle proporzioni tra i denti, vengono proposte le nuove linee geometriche dei restauri finali, che coinvolgeranno anche gli elementi 11 e 22, a cui segue una pre-visualizzazione mediante ceratura diagnostica (Figure 1a-c).

 

 

Per spazi < 1,5 mm è consigliabile eseguire il restauro “a mano libera”, mentre per spazi > 1,5 mm è raccomandabile l’impiego di una guida in silicone. Si esegue un’attenta valutazione dello spettro cromatico allo scopo di scegliere con accuratezza e precisione le sfumature e i colori che verranno utilizzati nelle fasi operative (1). In quest’ottica, si procede anche a un’attenta valutazione delle foto allo scopo di determinare i piani ideali di lavoro in grado di fornire al clinico le informazioni necessarie per poter raggiungere l’obiettivo estetico finale. Concluse le fasi di valutazione, è possibile procedere con gli step operativi per la concreta gestione estetico-funzionale dei fattori che influenzano la linea del sorriso.

Per prima cosa, si procede con l’isolamento del campo operatorio mediante diga di gomma (Figura 2).

 

compositi clustershade
2. Isolamento con diga dopo la preparazione dell’elemento

 

Quindi, si effettuano il condizionamento dello smalto e le procedure adesive attraverso i seguenti passaggi:

  • mordenzatura per 20 secondi dell’elemento 21 (Figura 3);

 

compositi clustershade
3. Fase di mordenzatura e inserimento di una matrice trasparente allo scopo di isolare l’elemento dentario dai denti adiacenti durante le procedure adesive
  • aspirazione dell’agente mordenzante e lavaggio con acqua per 15-30 secondi;
  • asciugatura con delicato getto d’aria fino a ottenere superfici dall’aspetto opaco bianco-gessoso;
  • spennellatura e strofinamento per 20 secondi dell’adesivo universale (Futurabond U, VOCO) sulle superfici dello smalto condizionato (Figura 4);
compositi clustershade
4. Posizionamento dell’adesivo

 

  • delicata evaporazione del solvente dal sistema adesivo per almeno 5 secondi, servendosi di aria compressa secca in modo che lo strato adesivo diventi sottile, immobile e lucente;
  • fotopolimerizzazione per 20 secondi con lampada LED ad alta intensità di luce (Celalux 3, VOCO) (Figura 5) (2).
compositi clustershade
5. Fotopolimerizzazione

 

Ricostruzione del margine incisale degli elementi 11 e 22

La ricostruzione del margine incisale viene effettuata mediante l’ausilio di una mascherina in silicone basata su una ceratura diagnostica effettuata in laboratorio (Figura 6).

 

compositi clustershade
6. Mascherina in silicone per la ricostruzione della superficie palatina

 

Dopo aver depositato il composito clustershade alla base della superficie palatina del restauro (Figura 7), si effettua una polimerizzazione della durata di 60 secondi.

 

compositi clustershade
7. Stampaggio del composito sulla superficie palatina

 

Un composito flowable (GrandioSO Light Flow, Voco) (3) viene utilizzato per sigillare il restauro palatino alla preparazione dell’elemento, allo scopo di definirne l’immobilità prima della rimozione della mascherina (Figure 8a-b). In questa fase del restauro vengono definite anche le pareti marginali.

 

 

Si inserisce una matrice trasparente al fine di garantire il controllo visivo della stesura del composito a ridosso dell’area vestibolo-prossimale bilaterale. Dopo l’apposizione e relativa fotopolimerizzazione, per 20 secondi, di un primo strato di composito in pasta (Admira Fusion 5, colore A2, Voco), si impiega un flow nano-ibrido a viscosità particolarmente bassa (GrandioSO Light Flow, Voco) per assicurare il corretto sigillo dello smalto condizionato (Figure 9a-b).

 

 

Per riportare in armonia il margine incisale dell’elemento 11 vengono adoperate le medesime procedure adesive praticate sull’elemento 21.

In questo caso specifico, però, viene adattata una matrice trasparente (e non un index in silicone) alla superficie palatina dell’incisivo allo scopo di definirne un margine incisale di spessore sufficiente (4).
Quindi, dopo l’applicazione di gel mordenzante e adesivo universale vengono applicati i vari microstrati di composito (Figure 10a-c).

 

 

Texture superficiale

Sulla superficie vestibolare dell’elemento 21 vengono disegnate con una matita HB le linee di transizione che fungono da guida per la modellazione, in modo da ottenere:

  • tessitura verticale, ossia l’aspetto “rugoso” per demarcare le caratteristiche vestibolari e conferire un’adeguata convessità alla zona del punto di contatto;
  • micro-tessitura: per conferire ai restauri, dopo l’esecuzione di una corretta brillantatura, maggiore luminosità in funzione della dispersione, assorbimento e riflessione della luce incidente sulla irregolare geometria della superficie vestibolare (5) così ottenuta.

Rimossa la diga, si perfezionano i dettagli nella zona mesiale del dente e si riducono le asperità laterali che potrebbero compromettere le manovre di igiene e l’utilizzo del filo interdentale. Per mettere in evidenza la lucentezza e la tridimensionalità della superficie trattata, inizialmente si utilizzano dischetti abrasivi (Sof-Lex, 3M ESPE).
In seguito, per accentuare la brillantezza (6), si utilizzano gommini a coppetta abrasivi applicando una pasta diamantata o granuli di zirconio, con particolare attenzione agli spazi tra i denti.
Conclusa questa fase, si utilizzano una pasta diamantata a granulometria inferiore e una serie di dischetti lucidanti in feltro per ottenere una superficie liscia a livello dello smalto.
Infine, si completa il processo con la consueta fase di lucidatura, utilizzando gommini abrasivi diamantati (7).

Per assicurarsi che la ricostruzione sia avvenuta in condizioni ottimali e senza possibili infiltrazioni, viene eseguito un controllo radiografico (Figure 11a-b).

 

 

Il controllo a sei mesi mostra notevoli miglioramenti estetici rispetto all’immediato post-operatorio, tra cui la chiusura corretta degli spazi interdentali con la formazione del tessuto papillare che armonizza le forme della gengiva aderente e del perimetro dello smalto ricostruito (Figura 11-c).

 

 

compositi clustershade
11c. Caso completo

 

 

 

Settore posteriore

Caso clinico 2

Il paziente riferisce sintomatologia algica a livello dell’elemento 15. Da un primo esame radiografico si può evincere la presenza di una carie profonda a livello interdentale con dubbio interessamento pulpare. Questo sospetto viene subito smentito dai test di sensibilità e della percussione, offrendo una prognosi favorevole ed escludendo la necessità di una terapia canalare (Figure 12a-b).

 

 

Si procede al trattamento eseguendo anestesia plessica vestibolare con articaina e adrenalina (1:100000), quindi si isola il campo operatorio con la diga di gomma (Figura 13).

 

compositi clustershade
13. Posizionamento del foglio di diga tra gli elementi 14 e 17 con controllo articolare guida per la ricostruzione

 

Viene, posizionato un fender wedge per proteggere le pareti del dente adiacente dalle fasi di rimozione del tessuto demineralizzato (Figure 14a-b) (8).

 

 

Si procede con l’apertura della cavità mediante una fresa troncoconica a grana media che consente l’accesso primario allo smalto dell’elemento 15. Per l’apertura della cavità e la rimozione della dentina sclerotica, è consigliato l’utilizzo della fresa conica a testa piatta con bordo arrotondato 959KR.314.018 (Komet).
Per una pulizia mininvasiva della carie presente nel premolare, si suggerisce l’utilizzo di una fresa a rosetta in ceramica (ZrO2, Komet) (9).
Per ottenere la rifinitura della parete distale residua e rimuovere i prismi di smalto non supportati, è consigliato impiegare Arkansas extrafine (661.314.420, Komet), Eliminata la carie, ci si avvale di un cuneo (Cunei interdentali Composi-Tight 3D Fusion Garrison, DeWitt Lane Spring Lake, USA) (10) per delimitare lo spazio interdentale. Effettuato il cleaning cavitario delle ll classi, si procede con la seconda fase del trattamento: la preparazione alla stratificazione. Viene inserita la matrice sezionale reniforme (Matrici Strata-G, Garrison, DeWitt Lane Spring Lake, USA) che, associata a un anello separatore (Anelli Strata-G, Garrison, DeWitt Lane Spring Lake, USA), forma il complesso “anello-matrice’’. Lo scopo di quest’ ultimo è consentire una migliore definizione della parete distale del premolare e del punto di contatto (Figure 15a-c).

 

compositi clustershade
15a. Complesso anello-matrice
compositi clustershade
15b-c. Complesso anello matrice

 

Si prosegue attraverso i seguenti passaggi.

  • Mordenzatura: al fine di creare micro-ritenzioni meccaniche per una più profonda penetrazione dell’adesivo (bonding) all’interno del reticolo cristallino; si impiega acido ortofosforico in gel al 35% per 20 secondi in quanto si tratta di smalto di un dente vitale.
  • Adesione: il sistema adesivo universale auto-mordenzante a doppia polimerizzazione viene spennellato e strofinato in cavità per 20 secondi, servendosi di un pennellino. Di volta in volta il solvente viene fatto evaporare con aria compressa per almeno 5 secondi, così da ottenere uno strato adesivo sottile, immobile e lucente (11).
  • Fotopolimerizzazione con lampada LED ad alta intensità di luce (Valo, Ultradent): viene eseguita, se necessario, da più direzioni, ogni volta per 10 secondi. Si ottengono così superfici preparate opache, ma lucenti: questo rappresenta il segno visivo che l’adesivo ricopre le superfici in modo uniforme (Figure 16a-c).

 

 

Ora il campo operatorio è pronto ad accogliere il riempimento in composito. In primo luogo, si applica del composito flowable a bassa viscosità (GrandioSO Light Flow, Voco, Cuxhaven, Germany) mediante una cannula di applicazione (TIPO 45) sul fondo cavitario. Poi si effettua una fotopolimerizzazione con lampada a led per 45 secondi (12).

 

Modellazione

In questa fase del trattamento vengono utilizzati i nuovi compositi clustershade per la ricostruzione diretta dell’elemento dentario.
Con un primo incremento di composito si costruisce la cresta marginale, trasformando la cavità di ll classe in una cavità di l classe.
Raggiunta un’adeguata altezza, si procede con la rimozione del complesso matrice-anello e si costruiscono le pareti assiali e le cuspidi (Figure 17a-c).

 

 

In questa fase, le tecnologie di ultima generazione più indicate per le ricostruzioni in composito monofase sono i clustershade. Admira Fusion 5 (Voco, Cuxhaven, Germany) (13) è un composito altamente nano-riempito, tale da acquisire, durante le fasi di lavorazione, un pigmento camaleontico sovrapponibile a molte tinte della scala VITA. Si applica perfettamente anche nelle aree più strette e nei sottosquadri, nonché nelle linee e negli angoli interni. Admira Fusion 5 combina quindi la fluidità di un composito monocromatico e la resa estetica di una stratificazione smalto-dentina, il tutto con un solo materiale da restauro.
Considerato che l’intera cavità può essere riempita con il medesimo composito, vi è anche un risparmio di tempo rispetto ai sistemi combinati di compositi flowable e modellabili.
Per esaltare la modellazione, ci avvaliamo del supercolore Final Touch brown (Voco, Cuxhaven, Germany) con l’obiettivo di riprodurre la morfologia iniziale (Figura 18a).

 

compositi clustershade
18a. Caso completo

 

Dopo la rimozione della diga, per perfezionare i contorni mesiali vengono utilizzati dischetti abrasivi (Sof-Lex, 3M ESPE) con conseguente diminuzione delle porosità laterali che creano ostacolo all’igiene e al passaggio del filo interdentale (14).
Per mettere in risalto le proprietà di lucentezza e tridimensionalità della superficie trattata viene utilizzata una sequenza di gommini a coppetta con i quali si utilizzano una pasta diamantata o granuli di zirconio. Con una pasta diamantata adatta allo scopo si passa poi a una serie di dischetti lucidanti in feltro da impiegare sullo smalto.
Si conclude con la consueta lucidatura con gommini abrasivi diamantati.
Il controllo radiografico effettuato subito dopo il trattamento mostra l’assenza di gap restauro-dente naturale ed esclude quindi la presenza di potenziali zone di infiltrazione (Figure18b-c) (15).

 

18b. Caso completo
compositi clustershade
18c. Caso completo

 

Discussione

La corretta determinazione del colore dei denti è fondamentale per garantire risultati estetici di alta qualità durante i restauri. L’utilizzo di scale cromatiche è il metodo più comunemente utilizzato per effettuare questa valutazione. Tuttavia, la limitata gamma di tonalità disponibili fa si che il colore dei denti debba essere determinato scegliendo quello più simile all’interno della scala cromatica, comunque non in grado di riprodurre fedelmente le sfumature naturali.
In risposta a questa sfida sono stati sviluppati i compositi universali clustershade. Le nuove matrici resinose brevettate contribuiscono all’efficacia di questi compositi: adattandosi alle dimensioni e alle proprietà ottiche delle particelle nano-ibride sono in grado di ottimizzare la diffusione della luce (“effetto camaleonte”) e di ridurre i tempi di polimerizzazione.
Questa innovazione nella chimica dei materiali garantisce elevata biocompatibilità, bassa contrazione da polimerizzazione e stress ridotto rispetto ai compositi convenzionali. Inoltre, test approfonditi hanno confermato la praticità d’uso di questi materiali, consentendo un’ottima modellazione (con scarsa adesione agli strumenti) e la compatibilità con gli agenti leganti convenzionali.

 

Conclusioni

La comparazione clinica di restauri eseguiti nei settori anteriori e posteriori sottolinea l’importanza di approcci personalizzati e l’integrazione di tecnologie avanzate nella pratica odontoiatrica. Nel caso di ricostruzione del margine incisale nella zona anteriore, l’utilizzo di compositi clustershade è risultato fondamentale per ottenere risultati estetici e funzionali di alto livello. La valutazione accurata delle proporzioni dentali e la ceratura diagnostica hanno contribuito a una ricostruzione uniforme e armoniosa.
Nel settore posteriore, la ricostruzione dell’elemento 15 evidenzia l’efficacia della tecnologia clustershade nella stratificazione e nella modellazione delle superfici occlusali nonché la possibilità di ottenere un risultato estetico superiore con un solo materiale da restauro.
Questa opportunità semplifica il processo operativo e riduce i tempi di intervento, fornendo al contempo una solida base funzionale.
In conclusione, la moderna odontoiatrica restaurativa continua a evolversi attraverso l’adozione di materiali innovativi, alla costante ricerca di soluzioni estetiche e funzionali che possano offrire trattamenti chairside di elevata qualità.

Bibliografia

1. Manauta J, Salat A. Layers: An atlas of composite resin stratification. Quintessence Publishing Co; 2012.
2. Fahl N. Mastering Composite Artistry to Create Anterior Masterpieces – Part 2. Journal of Cosmetic Dentistry. 2011; Winter 42-55.
3. Báez Rosales A, De Nordenflycht Carvacho D, Schlieper Cacciutolo R, Gajardo Guineo M, Gandarillas Fuentes C. Conservative Approach for the Esthetic Management of Multiple Interdental Spaces: A Systematic Approach. J Esthet Restor Dent. 2015 Nov-Dec;27(6):344-54.
4. Scotti N, Comba A, Gambino A, Paolino DS, Alovisi M, Pasqualini D, Berutti E. Microleakage at enamel and dentin margins with a bulk fills flowable resin. Eur J Dent. 2014 Jan;8(1):1-8.
5. Hayashi M, Wilson NH. Marginal deterioration as a predictor of failure of a posterior composite. Eur J Oral Sci. 2003 Apr;111(2):155-62.
6. Dennison JB, Sarrett DC. Prediction and diagnosis of clinical outcomes affecting restoration margins. J Oral Rehabil. 2012 Apr;39(4):301-18.
7. Perdigão J. Current perspectives on dental adhesion: (1) Dentin adhesion – not there yet. Jpn Dent Sci Rev. 2020 Nov;56(1):190-207.
8. Pashley DH, Tay FR, Breschi L, Tjäderhane L, Carvalho RM, Carrilho M, Tezvergil-Mutluay A. State of the art etch-and-rinse adhesives. Dent Mater. 2011 Jan;27(1):1-16.
9. Scotti N, Bergantin E, Giovannini R, Delbosco L, Breschi L, Migliaretti G, Pasqualini D, Berutti E. Influence of multi-step etch-and-rinse versus self-etch adhesive systems on the post-operative sensitivity in medium-depth carious lesions: An in vivo study. Am J Dent. 2015 Aug;28(4):214-8.
10. Chen L, Suh BI. Cytotoxicity and biocompatibility of resin-free and resin-modified direct pulp capping materials: A state-of-the-art review. Dent Mater J. 2017 Jan 31;36(1):1-7.
11. Scotti N, Comba A, Gambino A, Manzon E, Breschi L, Paolino D, Pasqualini D, Berutti E. Influence of operator experience on non-carious cervical lesion restorations: Clinical evaluation with different adhesive systems. Am J Dent. 2016 Feb;29(1):33-8.
12. Josic U., Mazzitelli C., Maravic T., Mazzoni A., Breschi L. Universal adhesives and non-carious cervical lesions. A systematic review and meta-analysis | Adesivi universali e lesioni cervicali non cariose. Revisione sistematica e meta-analisi. Dental Cadmos, 2022; 90(3):188-197
13. Josic U, Mazzitelli C, Maravic T, Radovic I, Jacimovic J, Mancuso E, Florenzano F, Breschi L, Mazzoni A. The influence of selective enamel etch and self-etch mode of universal adhesives’ application on clinical behavior of composite restorations placed on non-carious cervical lesions: A systematic review and meta-analysis. Dent Mater. 2022 Mar;38(3):472-488.
14. Comba A, Vergano EA, Baldi A, Alovisi M, Pasqualini D, Castroflorio T, Stura I, Migliaretti G, Berutti E, Scotti N. 5-year retrospective evaluation of direct composite restorations in orthodontically treated patients. J Dent. 2021 Jan;104:103510.
15. Scotti N, Cavalli G, Gagliani M, Breschi L. New adhesives and bonding techniques. Why and when? Int J Esthet Dent. 2017;12(4):524-535.

 

Fattori di rischio trattamento endodontico: comprenderli è cruciale per la sopravvivenza del dente

Fattori di rischio trattamento endodontico

Comprendere i fattori di rischio che possono compromettere il successo di un trattamento endodontico è cruciale per la sopravvivenza del dente. Si sa che il trattamento endodontico è una procedura a volte lunga e complessa. Conoscerne verosimilmente l'esito, ancor prima di iniziare la cura, sarebbe la condizione ideale. Un gruppo di ricercatori legati alla University of Pennsylvania, Philadelphia, USA, ha condotto uno studio sui fattori di rischio legati alla sopravvivenza dei denti sottoposti a trattamento endodontico. Pubblicandone poi i risultati su The Journal of the American Dental Association.

Revisione retrospettiva dei casi endodontici

Lo studio, una revisione retrospettiva delle cartelle cliniche, ha esaminato i casi endodontici trattati presso la Scuola di Medicina Dentale dell'Università della Pennsylvania tra il 2017 e il 2020. L'obiettivo era identificare i determinanti della riuscita di tali trattamenti. I dati analizzati comprendevano informazioni relative all'età, al sesso e alla classificazione dello stato fisico secondo l'American Society of Anesthesiologists. Senza però trascurare le informazioni sul fumo, sul diabete e sull'allergia all'amoxicillina dei pazienti, nonché i fattori dentali come la posizione, la presenza di restauri e lo stato parodontale con relativi trattamenti preprotesici.

Gli esiti dello studio sul trattamento endodontico

I risultati dell'analisi hanno dimostrato che sono diversi i fattori che influenzano la sopravvivenza dei denti dopo un trattamento endodontico. Tra i fattori rilevanti a livello del paziente, l'età, il sesso, la classificazione dello stato fisico e l'allergia all'amoxicillina sono stati significativamente associati alla riuscita della cura. Inoltre, è emerso che determinati interventi a livello dentale sono correlati a una maggiore probabilità di successo del trattamento endodontico. Tra questi ci sono la costruzione di nucleo, la copertura completa con corona e il mantenimento di un parodonto sano tramite procedure di scaling e root planing. Particolarmente interessante è stato il confronto tra i tassi di sopravvivenza dei diversi tipi di denti. I premolari mandibolari, per esempio, hanno mostrato una maggiore probabilità di conservazione rispetto ai molari mandibolari.

Le conclusioni

L'indagine ha confermato l'efficacia del trattamento endodontico nell'assicurare la sopravvivenza dei denti. Evidenziando l'importanza di considerare sia i fattori individuali dei pazienti, sia le condizioni specifiche dei denti stessi durante la pianificazione e l'esecuzione del trattamento. Si tratta di conclusioni che forniscono preziose informazioni per migliorare l'approccio clinico e ottimizzare i risultati a lungo termine del trattamento endodontico.

Terzi molari: estrarre o non estrarre? Cosa dice la Letteratura

Terzi molari: estrarre o non estrarre

La recente osservazione di una giovane paziente con grave lesione del nervo linguale occorsa durante l’estrazione di un terzo molare ha influito sulla scelta degli argomenti della rassegna di questo numero. Una delle questioni più antiche dell’ortodonzia è l’effetto dei terzi molari sull’allineamento degli altri denti e, in particolare, di quelli anteriori. Si ha notizia di autori che già nella seconda metà dell’Ottocento attribuivano loro la capacità di causare l’affollamento degli incisivi e l’orientamento estrattivo degli ortodontisti nei decenni passati ricorda per certi versi l’exeresi di massa che veniva praticata anche per le tonsille. Dopo oltre cent’anni di ricerche e di indicazioni pro e contro, pare che la comunità scientifica sia d’accordo almeno sul fatto che il loro effetto sia nullo o, al massimo, lieve. Purtroppo, solo pochissime ricerche sono state eseguite con selezione casuale dei pazienti e con valutazione in cieco. Una in particolare merita di essere letta (Harradine N.W., Pearson M.H., Toth B. The effect of extraction of third molars on late lower incisor crowding: A randomized controlled trial. Br. J. Orthod. 1998;25:117–122) anche per le motivazioni che spinsero gli autori: “All’epoca (1984) nel Dental Hospital di Bristol era normale vedere che uno consigliava quasi sempre di estrarre i terzi molari alla fine del trattamento ortodontico mentre un altro non lo consigliava mai. Data questa dicotomia erano preparati a dividere casualmente i pazienti in due gruppi (estrazione o non estrazione)”.
Dei 164 iniziali soltanto 77 tornarono al controllo dopo cinque anni e la conclusione degli autori fu che l’estrazione dei terzi molari per ridurre l’affollamento non era giustificata; purtroppo, tra i parametri scelti non fu incluso il tipo di crescita mandibolare, che è un fattore molto importante nella genesi dell’affollamento inferiore.

 

Gli effetti dei terzi molari inferiori nell’ affollamento dentale di pazienti con o senza precedente trattamento ortodontico

Palikaraki G, Mitsea A, Sifakakis I. Effect of mandibular third molars on crowding of mandibular teeth in patients with or without previous orthodontic treatment: a systematic review and meta-analysis. Angle Orthod. 2023 Oct 18.

La discrepanza dentoalveolare inferiore è la malocclusione più frequente e più facilmente soggetta a recidiva tra le cui cause viene spesso citata anche la spinta eruttiva dei terzi molari. Sul tema si continua a dibattere anche se le fondamenta razionali sono piuttosto scarse. Nel frattempo, i terzi molari, magari ancora allo stato di gemma, vengono estratti a scopo preventivo anche se rispetto a molti anni fa la frequenza di questo intervento è in riduzione. Gli autori di questa revisione sistematica e metanalisi hanno dovuto accontentarsi di sole tredici ricerche, delle quali soltanto sette presentavano i requisiti per condurre un’analisi quantitativa su un campione totale di 1.342 pazienti. La prima metanalisi ha preso in esame i soggetti che non avevano mai subito un trattamento ortodontico, dividendoli in due gruppi: nel primo i terzi molari erano assenti per agenesia o perché estratti, mentre nel secondo erano presenti.
Ne è risultato che nel primo gruppo l’indice di Little, che misura l’affollamento del settore anteroinferiore, era significativamente minore, anche se risultava significativo il rischio di errori metodologici. La seconda metanalisi ha similmente esaminato i soggetti che avevano subito un trattamento ortodontico senza reperire differenze statisticamente significative.
La terza, infine, mettendo insieme le prime due, ha confermato la situazione più favorevole risultante dalla prima metanalisi.
Nelle conclusioni, gli autori avvertono saggiamente i lettori che l’eziologia dell’affollamento è multifattoriale e le deboli evidenze rinvenute sul ruolo dei terzi molari non permettono di considerare la loro estrazione come una misura preventiva contro la recidiva o l’insorgenza di un affollamento in età adulta. A questo si aggiunge l’immancabile eterogeneità delle ricerche e l’insufficiente considerazione nei protocolli dei fattori confondenti.

 

Accuratezza dell’Intelligenza Artificiale nel decidere sulle estrazioni in ortodonzia: «Siamo pronti a permettere che Mr. Data gestisca il nostro lavoro?»

Thirumoorthy S, Gopal S. Diagnostic accuracy of AI in orthodontic extraction decisions: “Are we ready to let Mr. Data run our Enterprise?” A commentary on a systematic review. Evid Based Dent. 2023 Mar;24(1):17-18.

Gli autori hanno inteso fare il punto sull’affidabilità dell’intelligenza artificiale (AI) nel decidere di estrarre uno o più elementi nel trattamento ortodontico. Dopo avere individuato sei ricerche corrispondenti ai criteri di selezione, concludono che le capacità di AI sono promettenti, ma le sue indicazioni devono essere prese con cautela, dato che la metanalisi eseguita ha rivelato che la sua precisione, in tutte le ricerche prese in esame, non superava il valore di 0,87.
Questo equivale a dire che le probabilità che le indicazioni date da AI siano corrette sfiorano il 70% e, se si aggiungono i difetti metodologici dei protocolli seguiti, la cautela è ancora più necessaria.

 

Revisione sistematica dell’effetto dei terzi molari sulla recidiva dell’affollamento anteroinferiore

Lyros I, Vasoglou G, Lykogeorgos T, Tsolakis IA, Maroulakos MP, Fora E, Tsolakis AI. The Effect of Third Molars on the Mandibular Anterior Crowding Relapse-A Systematic Review. Dent J (Basel). 2023 May 9;11(5):131.

Gli autori di questa pubblicazione si sono concentrati sui pazienti già trattati ortodonticamente e sono riusciti a estrarre dalle banche dati soltanto dieci articoli in linea con i requisiti stabiliti, anche se la maggior parte era comunque gravata da alto rischi di errori di impostazione (ad esempio, la mancanza di una valutazione in cieco). Soltanto in una delle pubblicazioni le conclusioni riportavano un debole associazione tra terzi molari e affollamento degli incisivi, anche se statisticamente significativa. Pertanto, le evidenze raccolte, per quanto non solide, non giustificano l’estrazione dei terzi molari allo scopo di prevenire l’affollamento del settore anteriore dell’arcata mandibolare nei pazienti già sottoposti a trattamento ortodontico. Questo tipo di problema ortodontico è il risultato di diversi fattori, tra cui i più rilevanti sembrano essere quelli genetici e la tendenza evoluzionistica che porta il genere umano ad avere mascellari sempre più piccoli anche se non mancano studi che ne hanno messo in luce l’esistenza già in alcune comunità di epoca preistorica.

 

Estrarre o non estrarre i premolari in ortodonzia: rassegna della letteratura

Benson PE, Alshawy E, Fenton GD, Frawley T, Misra S, Ng T, O’Malley P, Smith G. Extraction vs nonextraction of premolars for orthodontic treatment: A scoping review examining the extent, range, and characteristics of the literature. Am J Orthod Dentofacial Orthop. 2023 Sep;164(3):368-376.

Questa rassegna ha riassunto le indicazioni presenti in letteratura su un’opzione terapeutica antica come l’ortodonzia che, nel corso del tempo, è stata oscillatoriamente adottata come prima o come ultima scelta. Un particolare che contraddistingue meritoriamente il lavoro degli autori è la loro proposta di un protocollo che contribuisca a ridurre le differenze tra i metodi seguiti in modo da facilitare il confronto dei risultati attraverso la metanalisi, aumentando il grado di affidabilità ed evidenza scientifica di risultati e conclusioni. Sicuramente questa proposta è nata anche dalla delusione che devono aver provato gli autori dopo avere vagliato più di 9 mila articoli di cui 3.581 erano duplicati, 2.525 erano semplici descrizioni di casi o serie di casi clinici e solo 399 fornivano qualche informazione sul dilemma in oggetto. Di questi solo quattro erano studi con selezione casuale del campione (Random Clinical Trial); 28 erano studi prospettici con pazienti seguiti per periodi di tempo più o meno lunghi e molte altre erano revisioni della letteratura. Con queste premesse, le conclusioni non potevano che essere: ci sono prove limitate e con basso grado di affidabilità che l’estrazione dei premolari favorisca l’eruzione dei secondi e dei terzi molari e di possibili effetti negativi sull’estetica, sull’occlusione o sulle articolazioni. In particolare, sulla prima è disponibile solo uno studio RCT affidabile su pazienti in I classe molare in cui gli autori concludono che il trattamento non estrattivo dura otto mesi in meno, è egualmente efficace e porta a una minore retrusione labiale (1- 1,5mm) rispetto al trattamento estrattivo. Per quanto riguarda l’eruzione dei 2’ e 3’ molari gli autori non hanno trovato RCT, ma alcuni studi di tipo retrospettivo e uno solo di tipo prospettico su un campione limitato di soli 56 pazienti; da quest’ultimo si apprende che l’estrazione dei primi premolari inferiori non migliora il grado di angolazione dei terzi molari (inspiegabilmente l’osservazione dei pazienti non si è prolungata fino all’eruzione dei terzi molari). Molti studi prospettici, fortunatamente, esistono sugli effetti a livello delle articolazioni temporomandibolari sulle quali le estrazioni dei premolari non provocano effetti negativi. Più che condivisibile l’appello degli autori (che dovrebbe essere recapitato ai comitati di lettura e selezione delle riviste scientifiche): “noi suggeriamo che universitari e clinici interessati al progresso delle conoscenze si astengano dall’eseguire ulteriori revisioni della letteratura e concentrino i loro sforzi svolgendo ricerche che forniscano dati per alimentare le future revisioni”. L’articolo è liberamente accessibile ed è consigliabile leggerlo integralmente.

Concordato preventivo biennale con il fisco: vale anche per gli odontoiatri

concordato preventivo

Il concordato preventivo biennale”, in sigla “CPB”, è l'istituto che è stato  introdotto nell’ordinamento tributario con l’approvazione del decreto “accertamento”, nel febbraio di quest’anno. Dal 15 giugno, chi ne ha diritto potrà chiedere all’Agenzia delle entrate di ricevere una proposta, che sarà libero di accettare o rifiutare, di un importo predeterminato sul quale, indipendentemente dai risultati effettivi della propria contabilità annuale e dal reddito effettivo dell’attività, calcolare le imposte dovute per l’anno in corso e per il 2025.

Un fisco più “amico” potrebbe accontentarsi di prelevare annualmente sui risultati dell’attività un importo fisso e noto in anticipo, magari senza obblighi di emettere fatture e fare le dichiarazioni, astenendosi da ogni tipo di controllo o verifica.
In altre parole, un “mondo alla rovescia” rispetto a una realtà che dura da circa settant’anni: articolati obblighi contabili, presentazione annuale della dichiarazione dei redditi, calcolo in “autotassazione” e versamento di imposte proporzionali al reddito dichiarato: più si produce, più si paga.
Una nuova modalità opzionale di gestire il rapporto con il fisco, con risultati che assomigliano a quanto descritto. In questo articolo si tratteggeranno i meccanismi di base di questo nuovo istituto, con alcune riflessioni sulla sua effettiva convenienza.

Il nuovo concordato preventivo

In modo del tutto facoltativo, il contribuente professionista, studio associato o società che ne ha diritto a partire dal 15 giugno di quest’anno potrà chiedere all’Agenzia delle entrate di ricevere una proposta, che sarà comunque libero di accettare o rifiutare, di un importo predeterminato sul quale, indipendentemente dai risultati effettivi della propria contabilità annuale e dal reddito effettivo dell’attività, calcolare le imposte dovute per l’anno in corso, cioè il 2024, e anche per il 2025.

In pratica, non si dovrà attendere la conclusione dell’anno e i suoi risultati effettivi per sapere quanto si dovrà versare. Inoltre, l’importo deciso dall’Agenzia delle entrate e accettato dal contribuente non potrà variare, se non per circostanze eccezionali legalmente stabilite: l’imposta resterà dunque la stessa sia che il reddito effettivo sia maggiore o minore rispetto a quell’importo “concordato”.

Sull’importo proposto dall’Agenzia delle entrate le imposte sono da calcolarsi con le ordinarie aliquote, il nuovo istituto non tocca, infatti, il livello di tassazione né le regole applicative delle vare imposte, ma si limita a determinare a priori l’importo sul quale effettuare il calcolo.

Le imposte oggetto di concordato preventivo

L’Agenzia delle entrate formula la proposta per la definizione biennale del reddito derivante dall’esercizio d’impresa o dall’esercizio di arti e professioni e del valore della produzione netta, rilevanti, rispettivamente, ai fini delle imposte sui redditi (Irpef per le persone fisiche e Ires per le società di capitali) e dell’Irap. Questo vale per i contribuenti che non aderiscono al regime fiscale agevolato cosiddetto forfetario.

Per chi si avvale del regime forfetario, invece, la proposta sarà formulata per il solo periodo di imposta 2024 e l’applicazione del concordato preventivo non sarà più anche “biennale”, bensì limitata, e solo in via sperimentale, a una sola annualità.

L’adesione al concordato non produce effetti ai fini dell’IVA, la cui applicazione avviene secondo le regole ordinarie; dunque, permangono gli obblighi di fatturazione e dei versamenti periodici quando dovuti e, per i contribuenti non “forfetari”, quelli di tenuta dei registri fiscali correlati a questa imposta.
Gli obblighi di compilazione e invio delle dichiarazioni delle imposte sui redditi, dell’Iva e dell’Irap per chi vi è tenuto, di allegazione del modello “ISA” e di versamento alle previste scadenze, permangono invariati.
Non è prevista, dunque, alcuna semplificazione burocratica.

Come funziona il concordato preventivo con il fisco

Chi vorrà ricevere la proposta deve attendere il 15 giugno di quest’anno, data in cui l’Agenzia delle entrate renderà disponibile un apposito software per l’acquisizione dei dati necessari ai fini dell’elaborazione della proposta.
Oltre ai dati che il contribuente invierà tramite questo software, che rappresenta quindi una vera e propria domanda di accesso, l’Agenzia delle entrate ne acquisirà altri dalle banche dati nella sua disponibilità, in primis dall’anagrafe tributaria.
L’invio di questi dati, verosimilmente, dovrà avvenire in tempo utile per poter effettuare il versamento della prima rata di acconto delle imposte per il 2024, da calcolarsi sull’importo concordatario, che per quest’anno è stata spostata dal 30 giugno al 31 luglio. Dalla lettura della normativa approvata non si evince la presenza di un obbligo di invio della domanda in capo al contribuente.
Appare dunque possibile non presentarla. Su questo aspetto, che è assai rilevante come si dirà, si auspica sia dato in tempo utile un chiarimento ufficiale da parte dell’Agenzia delle entrate.
Chi presenterà la domanda e intende accettarla dovrà procedere con la seguente modalità:

• i contribuenti non “forfetari” dovranno compilare un apposito nuovo quadro del modello “ISA” allegato alla dichiarazione dei redditi che si presenta nel 2024 per il reddito del 2023, il “quadro P”;

• i contribuenti “forfetari” compileranno una apposita nuova sezione del quadro “LM” della medesima dichiarazione.

Il termine finale per l’accettazione è il 15 ottobre, data di scadenza del termine per l’invio telematico delle dichiarazioni. L’accettazione della proposta non è revocabile.

Chi può accedere al concordato preventivo con il fisco

L’istituto è accessibile dalle partite Iva ordinarie, titolari di redditi di lavoro autonomo e di impresa, incluse le società di capitali e le cooperative che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale, gli ISA e, in via sperimentale, anche ai forfetari, purché esercenti attività per le quali sia stato approvato uno specifico ISA, come è per le attività del settore odontoiatrico.
Per tutti i contribuenti, l’accesso al CPB è inibito qualora l’attività fosse iniziata nel 2023.
Per i contribuenti ordinari, l’obbligo di applicazione dell’ISA comporta che le attività “maggiori”, quelle che hanno superato nel 2023 il limite di ricavi o compensi di lavoro autonomo di 5.164.569 euro, escluse dall’ISA, non potranno accedere al CPB.
Sono esclusi dall’accesso al CPB quei contribuenti che, con riferimento al 2023, hanno debiti insoluti con l’Agenzia delle entrate e gli Enti previdenziali pari o superiori a 5.000 euro.
Sono altresì esclusi quei contribuenti che, nei tre periodi d’imposta precedenti a quello di applicazione del concordato, in presenza dell’obbligo a effettuare tale adempimento, non hanno presentato la dichiarazione dei redditi in almeno uno dei tre periodi.
Anche la condanna per reati tributari, per false comunicazioni sociali, per riciclaggio, autoriciclaggio e impiego di denaro di provenienza illecita, impediscono l’accesso all’istituto se commessi negli ultimi tre periodi d’imposta antecedenti a quelli di applicazione del concordato.
Prima di decidere di aderire, dunque, è opportuno che con il commercialista venga eseguita una accurata due diligence fiscale, estesa ai tre anni precedenti a quello di prima applicazione del concordato, per essere sicuri che, successivamente all’adesione, non emergano cause che possano portare alla decadenza del “patto”.

Effetti dell’adesione al concordato preventivo

Nelle intenzioni del legislatore, l’adesione alla proposta consentirebbe un rapporto più certo con il fisco e la possibilità di risparmiare imposte qualora, rispetto all’importo oggetto della proposta, il reddito che sarà effettivamente conseguito per gli anni 2024 e 2025 si rivelasse superiore. Viceversa, se il reddito effettivo fosse inferiore a quello concordatario, si verseranno imposte che in assenza di adesione alla proposta non si sarebbero versate.
Per incentivare l’adesione, la norma mette sul tappeto anche la non applicazione, per gli anni oggetto del concordato, degli accertamenti fiscali, ma non arriva a “scudare” del tutto il contribuente, che rimane comunque soggetto ai controlli fiscali tramite accessi, ispezioni e verifiche.

Se chi aderisce alla proposta ha un basso punteggio dell’ISA, avrà comunque diritto per gli anni concordati ad avere tutte le premialità di chi invece ha il punteggio ISA massimo, cioè 10, fra cui la diminuzione della durata del periodo in cui si può essere accertati, e non è escluso che nel provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate che ogni anno definisce la premialità per i punteggi ISA, ancora da emanare al momento della stesura di questo articolo, entrino altri incentivi.

Oltre alla “carota” degli incentivi, c’è, nella norma, anche un “bastone”: è prevista una intensificazione dell’attività di controllo nei confronti dei soggetti che non aderiscono al concordato preventivo biennale o ne decadono. Si attende un chiarimento per capire se per soggetti che “non aderiscono” vanno intesi quelli che hanno fatto la domanda e poi non l’hanno accettata, o anche quelli che la domanda non l’hanno fatta non avendo alcuna intenzione di accedere all’istituto. Quando le vigenti disposizioni fanno riferimento, per il riconoscimento della spettanza o per la determinazione di deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo, anche di natura non tributaria, al possesso di requisiti reddituali, si tiene comunque conto del reddito effettivo e non di quello concordato. Il reddito effettivo rileva anche ai fini dell’indicatore della situazione economica equivalente (I.S.E.E.).

Infine, occorre tenere conto, per i professionisti ordinisti, che nonostante la norma consenta, facoltativamente, di calcolare i contributi previdenziali da versare sul reddito concordato e non su quello effettivo, cosa che potrebbe interessare chi avesse un reddito effettivo superiore a quello concordato, e in tal modo oltre al risparmio sulle imposte avrebbe anche quello sui contributi, l’associazione delle casse previdenziali private, l’ADEPP, ha fatto sapere che non ritiene legittima questa facoltà e dunque gli ordinisti verseranno comunque sul reddito effettivo.

A chi conviene il concordato con il fisco

Innanzitutto, conviene allo Stato, che con questo provvedimento punta a “stanare” i “reprobi dell’ISA”, quei contribuenti con un punteggio di affidabilità fiscale basso, inferiore all’8 magari di molto, che con l’adesione diventano subito “virtuosi” e ricevono i pieni benefici del punteggio massimo. È verosimile che la proposta che sarà fatta, ossia l’importo concordatario, nel caso di contribuente con basso punteggio ISA sia circa quello che servirebbe per passare a un punteggio di almeno 8. Più in generale, la convenienza massima è per quelle attività che prevedono negli anni 2024 e 2025 un aumento dei risultati rispetto al 2023, si pensi alle start-up, alle nuove attività che stanno vivendo il periodo di rapida crescita che di solito le caratterizza. Stando al tenore letterale della norma, ci può essere una notevole convenienza per il professionista singolo e associato che negli anni del concordato realizzi delle somme per la cessione della clientela e di altri elementi immateriali della sua attività, magari anche cospicue, le quali dovrebbero essere escluse dalla tassazione a differenza dei valori delle plusvalenze sui beni strumentali che andranno, se realizzate, aggiunte all’importo concordato al momento della dichiarazione.

Chi fosse impegnato in una cessione totale o parziale dell’attività, con una programmazione attenta degli incassi ad essa collegati, potrebbe realizzare, aderendo al CPB, importanti risparmi fiscali.
A seguito dell’approvazione del decreto accertamento, nell’ordinamento tributario è stato introdotto l’istituto del “concordato preventivo biennale”, in sigla CPB. Si tratta di una nuova modalità di gestire il rapporto con il fisco che potrebbe, per molti, avere notevoli vantaggi. Mini guida per capire come funziona e a chi conviene approfittarne

 

LSTR terapia: un mix di antibiotici efficace per le lesioni periapicali

LSTR terapia

LSTR è l'acronimo di "Lesion Sterilization Tissue Repair", terapia a base di un mix di antibiotici che ha come obiettivo anche quello di eliminare i germi presenti nei canali radicolari, disinfettando la lesione in modo da promuovere la riparazione e la rigenerazione dei tessuti. Di LSTR si occupa una recente pubblicazione apparsa sul Journal of Pharmacy & Bio-Allied Sciences, uno studio nel quale i ricercatori si sono concentrati sul trattamento delle lesioni e la riparazione dei tessuti tramite una miscela di tre diversi antibiotici. Il metodo, semplice ma efficace per disinfettare le lesioni periapicali e i canali radicolari, offre grandi vantaggi operativi al clinico, ma soprattutto al paziente.

Il trattamento di lesioni pulpari e periapicali

Per il trattamento di lesioni pulpari e periapicali, la LSTR utilizza una combinazione di metronidazolo, ciprofloxacina e minociclina. Questa terapia mira a eliminare i batteri patogeni responsabili delle patologie, disinfettando le lesioni e stimolando la rigenerazione tissutale attraverso il processo di recupero naturale dell'ospite.

Come si ottiene il mix terapeutico

La preparazione della pasta antibiotica tripla è il passaggio fondamentale della metodica LSTR, che utilizza comunemente una combinazione di minociclina, ciprofloxacina e metronidazolo. La LSTR si basa infatti sull'eliminazione dei germi dai canali radicolari senza l'utilizzo di tecniche meccaniche. Questo rende il trattamento clinico semplice e meno impegnativo in termini di sedute e visite. La LSTR è infatti una metodologia che, se applicata nel giusto contesto clinico, semplifica il lavoro all'operatore, rendendo la terapia più confortevole anche per il paziente.

Quando affidare il paziente alla LSTR

LSTR può essere utilizzata per trattare i bambini non collaborativi, oppure nei casi di denti gravemente cariati. Anche riassorbimento radicolare esteso, perdita ossea e mobilità gravi sono casi trattabili con questa metodica che, tuttavia, presenta anche controindicazioni. LSTR non è adatta infatti nei casi di perforazioni del pavimento pulpare, nei denti primari prossimi all'esfoliazione e in caso di allergie ai farmaci utilizzati. In sintesi, sulla base delle evidenze attuali, la terapia LSTR con pasta 3-mix si conferma efficace sicuramente nel trattamento dei denti primari affetti da lesioni periapicali.

Grave atrofia ossea di mascellare superiore e mandibola: riabilitazione con tecniche minimamente invasive Premium

Atrofia ossea mascellare
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Apice aperto, uno studio fa il punto sui trattamenti possibili

apice aperto

L'apice aperto è, come noto, una condizione causata dall'interruzione dello sviluppo delle radici dei denti che, talvolta, ne impedisce la chiusura dell'apice. Le strategie per gestire l'apice aperto includono l'apicogenesi per i denti permanenti giovani e vitali e l'apicificazione, che induce la formazione di una barriera calcificata nella radice. Anche la rigenerazione e la rivascolarizzazione possono essere annoverati tra i trattamenti disponibili da sottoporre a giudizio clinico. Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Odontoiatria Conservativa ed Endodonzia dell'Istituto di Ricerca e Scienze Dentali Dasmesh di Faridkot, Punjab, India, ha tracciato lo stato dell'arte sui trattamenti possibili. Pubblicando poi la ricerca sul Journal of Pharmacy & BioAllied Sciences.

L'eziologia dell'apice aperto

Dopo l'eruzione dei denti, il loro sviluppo radicolare e la chiusura dell'apice si completano entro tre anni. Tuttavia, durante questo periodo, i denti sono esposti a possibili incidenti e aggressioni: condizioni che, talvolta, interrompono lo sviluppo radicolare e creano apici aperti.
Il trauma è una causa comune di apici aperti, così come le alterazioni nella circolazione pulpare dovute a lesioni termiche o chimiche. Altre cause includono errori nella gestione del trattamento endodontico e anomalie dentali come dens evaginatus e dens invaginatus.

Dalla classificazione ai trattamenti

Gli apici aperti possono essere classificati come "blunderbuss" o non "blunderbuss", a seconda della forma delle pareti canalari. L'apecificazione e l'apicogenesi sono strategie per trattare gli apici aperti, mirando a promuovere la formazione di una barriera apicale o la crescita radicolare continua. Le nuove tecniche come la rigenerazione e la rivascolarizzazione offrono approcci promettenti, ma non ancora consolidati.

Conclusioni

Nonostante i progressi nei materiali e nelle tecniche, la prognosi dei denti con apici aperti rimane talvolta incerta. Pertanto, in questo ambito, secondo i ricercatori l'adozione di approcci conservativi e l'ulteriore sviluppo della rigenerazione dentale potrebbero risultare scelte convenienti per migliorare i risultati a lungo termine.

Sito alveolare post-estrattivo, una revisione della letteratura sul tema

sito alveolare

Sul sito alveolare post-estrattivo l'odontoiatra concentra l'attenzione per ragioni evidenti. Un gruppo di ricercatori della Facoltà di Odontoiatria dell'Università di Hong Kong, Repubblica Popolare Cinese, ha condotto una revisione della letteratura sul tema, con l'obiettivo di fornire un'analisi approfondita sulla guarigione del sito alveolare post-estrattivo. Journal of Dentistry ne ha pubblicato i risultati.

 

I fattori analizzati

I ricercatori hanno preso in esame diversi punti:

  • gli eventi istologici e molecolari durante la guarigione del sito;
  • le modifiche dimensionali della cresta alveolare dopo la guarigione e la pneumatizzazione del seno mascellare; 
  • i fattori specifici del paziente, elementi procedurali e variabili del sito che influenzano la guarigione;
  • le tecniche e l'efficacia della procedura di conservazione della cresta alveolare (ARP), e v) le filosofie e la redditività dell'ARP nella pratica clinica.

 

Metodi e selezione degli studi

Gli autori dello studio, attraverso due revisori indipendenti, hanno condotto una panoramica delle revisioni sistematiche esistenti per investigare i profili dimensionali della cresta alveolare post-guarigione. Hanno esaminato quattro diverse banche-dati elettroniche e condotto una ricerca manuale per identificare tutte le revisioni sistematiche pertinenti, prodotte tra il 2004 e il 2024. Per valutare la qualità metodologica degli studi, si sono avvalsi dell'apparato di valutazione AMSTAR-2. Hanno quindi incluso 11 studi su 459 recuperati, tra cui sette revisioni sistematiche e quattro revisioni sistematiche con meta-analisi. La qualità metodologica delle revisioni incluse è risultata critica.

 

Conclusioni e rilevanza clinica

Sebbene la procedura ARP sia considerata una strategia potenziale per migliorare lo sviluppo del sito protesico, le evidenze attuali sono limitate. I ricercatori sottolineano l'importanza di adottare un approccio individualizzato e guidato protesicamente.
Rispetto al ruolo dei nuovi biomateriali e all'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella previsione della guarigione e nel supporto alla decisione clinica, secondo gli autori servono nuovi studi. In ogni caso, un avanzamento nella comprensione della guarigione del sito alveolare potrebbe consentire ai clinici di prendere decisioni più informate.
Riducendo le complicazioni e migliorando la qualità della vita dei pazienti sottoposti a estrazione dentale e a trattamenti di implantologia.

Tecniche sedative ambulatoriali in odontoiatria

Tecniche sedative

L’odontoiatria ambulatoriale può richiedere l’impiego di tecniche sedative per garantire comfort e tranquillità durante i trattamenti anche ai pazienti cosiddetti “difficili”. Particolarmente utilizzate per controllare l’ansia, la paura e il disagio associati alle procedure odontoiatriche, promuovono una migliore collaborazione, migliorando l’esperienza complessiva.
La scelta della tecnica sedativa dipende dalle esigenze specifiche del paziente, dal tipo di trattamento e dall’esperienza dell’odontoiatra. Quel che resta tuttavia imprescindibile è il costante monitoraggio del paziente e il mantenimento dei suoi riflessi tutelari di tosse e deglutizione durante la seduta, entrambi essenziali per garantire la sua sicurezza e il suo benessere.

 

Facciamo chiarezza

L’American Society of Anesthesiologist (ASA) distingue tre diversi livelli di sedazione che richiedono competenze del team e caratteristiche dell’ambiente operatorio ben specifiche.

  1. Sedazione lieve: depressione minimale dello stato di coscienza in cui il paziente mantiene inalterati riflessi tutelari, ventilazione spontanea e funzione cardiocircolatoria. Può essere effettuata in sicurezza dal dentista a livello ambulatoriale.
  2. Sedazione moderata: stato di depressione della coscienza in cui il paziente risponde in maniera appropriata a comandi verbali semplici/stimolazione tattile e mantiene la ventilazione spontanea. Non sono, quindi, richiesti interventi per mantenere la pervietà delle vie aeree e la funzione cardiovascolare resta nella norma. Normalmente prevede la somministrazione per via parenterale di dosi titolate di un solo farmaco (in genere una benzodiazepina) ma, in alcune circostanze, può richiedere iniezioni continue e ripetute o infusione continua del farmaco. Quest’ultima procedura deve necessariamente essere effettuata in ambiente protetto da un anestesista.
  3. Sedazione profonda: stato di depressione della coscienza in cui il paziente non può essere facilmente risvegliato ma risponde a ripetute stimolazioni tattili o dolorose. Mentre la funzione cardiocircolatoria resta abitualmente normale, la ventilazione spontanea può essere inadeguata e richiedere, pertanto, assistenza respiratoria. Questo tipo di sedazione prevede la somministrazione di un farmaco per via parenterale da parte di un anestesista e in ambiente protetto.

Fatta questa doverosa premessa, è importante sottolineare che la sedazione endovenosa, moderata o profonda che sia, induce un effetto sedativo non sempre prevedibile e variabile a seconda del paziente. C’è quindi il rischio che si possa passare da una sedazione cosciente a una vera e propria perdita di coscienza con perdita dei riflessi tutelari fino alla depressione dell’attività respiratoria. Per queste ragioni, è raccomandabile effettuare la sedazione endovenosa in ambiente protetto, in presenza di dispositivi di monitoraggio strumentale della funzione cardiorespiratoria e, eventualmente, di un anestesista.

In questo articolo esamineremo le tecniche sedative che possono essere utilizzate a livello ambulatoriale con ampio profilo di sicurezza e rientrano nel primo livello ASA, quello della sedazione lieve. Non dimentichiamo, infatti, che se la tecnica prescelta è una sedazione lieve, chi la somministra deve essere in grado di affrontare una sedazione moderata. Chi somministra una sedazione moderata deve essere in grado di affrontare una sedazione profonda e chi somministra una sedazione profonda deve essere in grado di affrontare una anestesia generale (AAP, AAPD).

 

Sedazione cosciente inalatoria con N2O/O2

La sedazione cosciente inalatoria, conosciuta anche come Analgesia Relativa secondo Langa dal dottor Harry Langa (che la ideò negli anni Cinquanta), prevede l’utilizzo di un’apparecchiatura nota come sedation machine in grado di somministrare una miscela di protossido di azoto (N2O) e ossigeno (O2) mediante una mascherina nasale. Tale apparecchiatura consente al dentista di adattare la miscela alle esigenze del paziente senza tuttavia correre il rischio di erogare miscele ipossiche perché dotata di un sistema di sicurezza che impedisce l’erogazione di N2O puro assicurando sempre una percentuale minima di ossigeno pari al 30%.

 

Tecniche sedative

 

Il principale effetto dell’N2O, mediato dall’attivazione dei recettori GABA attraverso i siti leganti delle benzodiazepine, è quello ansiolitico/sedativo cui si associa una alterata percezione spazio-temporale con rallentamento degli input sensoriali esterni. Il paziente sedato respira in autonomia e mantiene intatti i riflessi tutelari di tosse e deglutizione.
L’effetto secondario (ma pur sempre molto utile), mediato dal rilascio di peptidi oppioidi endogeni con conseguente modificazione del processo nocicettivo a livello spinale, è di blanda analgesia.
L’N2O non è un farmaco ma un gas, quindi non è metabolizzato dall’organismo. In virtù delle sue caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche, è scambiato molto velocemente garantendo una notevole rapidità sia nella comparsa dell’effetto sedativo sia nel recupero delle condizioni normali.
Durante la seduta non è necessario un monitoraggio strumentale perché non vi è depressione respiratoria e/o cardiocircolatoria.
Al termine della stessa, l’N2O viene eliminato rapidamente tramite i polmoni ma può provocare una desaturazione di O2, evitabile con la somministrazione di O2 al 100% per circa 3-5 minuti.
Questa metodica può essere adottata in adulti e bambini per:

  • ridurre o eliminare ansia, stress e disagio;
  • ridurre i movimenti o le reazioni contrastanti durante i trattamenti odontoiatrici;
  • desensibilizzare le mucose orali e innalzare la soglia del dolore;
  • aumentare la tolleranza alle sedute lunghe;
  • riequilibrare i parametri cardiocircolatori alterati dallo stress e prevenire le emergenze;
  • ridurre il riflesso del vomito.

 

Come scegliere la giusta miscela?

Con concentrazioni di N2O pari al 30-40% il paziente appare rilassato e “distaccato” da ciò che lo circonda; aumentandole fino al 50-70% l’effetto sedativo è più marcato e si associa ad amnesia retrograda ma sono comunque preservati i riflessi tutelari (salvo perdita di coscienza, evento possibile solo se si utilizzano concentrazioni del 70% per molto tempo!).
Non dimentichiamo, tuttavia, che alte percentuali sono correlate anche a una maggiore incidenza di effetti collaterali e sono per questo sconsigliate.

  • Nel paziente adulto si parte con una concentrazione di N2O pari al 20-25% per poi aumentarla lentamente del 5% finché si arriva al raggiungimento del base-line (BL), cioè la percentuale alla quale il paziente avverte i sintomi della sedazione (nell’80% dei casi compresa tra il 30 e il 40%) e che sarà mantenuta negli appuntamenti successivi.
  • Nel bambino si parte sin da subito con una concentrazione di N2O compresa tra il 40 e il 50% (BL ideale) dal momento che tollera molto bene l’improvviso instaurarsi della sedazione.

Se le sedute sono molto lunghe o il BL troppo alto possono verificarsi sintomi da iperdosaggio come eccessiva sudorazione associata a rossore e nausea/vomito verosimilmente causati dal passaggio del gas nella cavità gastrica.
La Tabella 1 riassume indicazioni, controindicazioni, vantaggi e limiti della tecnica.

 

Tabella 1 - Sedazione cosciente inalatoria con N2O/O2

INDICAZIONI CONTROINDICAZIONI
Bambini dai 4-5 anni in su - Adulti ansiosi o con paura del dentista- Pazienti a rischio (cardiopatici, ipertesi, epilettici, diabetici e portatori d’handicap) nei quali uno stress prolungato può scatenare la patologia- Pazienti con un elevato riflesso del vomito- Tutti quelli che vogliono trasformare in una piacevole esperienza la seduta dal dentista Donne nel primo trimestre di gravidanza - Tossicodipendenti e psicotici- Pazienti che fanno fatica a respirare dal naso per infiammazioni (es. raffreddore) o malformazioni fisiche- Pazienti con ricostruzione chirurgica del timpano (l’N2O, diffondendo in cavità chiuse, causa aumento pressorio e possibile perforazione della membrana)- Pazienti sottoposti a intervento di vitrectomia (l’N2O può provocare il distaccamento irreversibile della retina)
VANTAGGI LIMITI
Rapida comparsa dell’effetto sedativo- Possibilità di titolazione della dose momento per momento e controllo da parte dell’operatore della durata d’azione- Tempo di ripresa molto più rapido rispetto alle altre forme di sedazione cosciente- Il paziente può lasciare lo studio senza accompagnamento Potenza sedativa limitata- Necessità di associare tecniche psicologiche per la perfetta riuscita della sedazione- Il paziente deve essere in grado di respirare dal naso- Possibile sensazione di “perdita del controllo” negli ansiosi gravi o di “oppressione” (causata dalla mascherina) nei claustrofobici

 

 

Tasso di successo della sedazione con N2O nei bambini

Lo studio valuta il tasso di successo della sedazione con N2O e i potenziali fattori in grado di influenzarlo in un campione di 480 bambini pre-cooperativi e/o ansiosi di età compresa tra i 3 e i 17 anni, trattati tra gennaio 2012 e dicembre 2017 presso il Dipartimento di Odontoiatria Preventiva e Pediatrica dell’Università di Greifswald, Germania.
L’analisi retrospettiva delle cartelle cliniche digitali ha evidenziato una età media di 6,7±2,7 anni ed una elevata esperienza di carie (dmft di 5.8±3.2 in età prescolare, DMFT di 6.9±4.5 negli adolescenti con dentatura permanente) del campione.
Sono state effettuate complessivamente 803 sedute di sedazione delle quali:

  • 744 con successo (tasso di successo complessivo del 92,7%);
  • 59 con insuccesso dovuto a mancata/scarsa accettazione della mascherina nasale o mancata collaborazione del paziente.

In ben 798 sedute (99.4%) non si sono verificati effetti collaterali o complicanze; nelle restanti 5 (0.6%) si sono verificati casi di allergia cutanea alla mascherina (n=2), nausea (n=2), addormentamento e risveglio spontaneo del paziente (n=1). Il tasso di successo aumentava con l’età (87.7% a 3-5 anni, 95.2% a 6-12 anni, 98.1 a 13-17 anni), col numero delle sedute (dimostrando un chiaro effetto dell’apprendimento), con il mantenimento del medesimo operatore (rapporto di fiducia) e la sua maggiore esperienza. Lo studio conclude che, dato l’elevato tasso di successo complessivo, la sedazione con N2O si dimostra un’opzione terapeutica altamente efficace per l’esecuzione di trattamenti odontoiatrici anche invasivi e potenzialmente complessi in bambini piccoli, poco collaboranti o ansiosi, riducendo così il ricorso all’anestesia generale.

Mourad MS, Santamaria RM, Splieth CH, Schwahn C, Midani R, Schmoeckel J. Impact of operators’ experience and patients’ age on the success of nitrous oxide sedation for dental treatment in children. Eur J Paediatr Dent. 2022 Sep;23(3):183-188. doi: 10.23804/ejpd.2022.23.03.03.

 

Sedazione cosciente per via enterale

I farmaci maggiormente impiegati per via enterale in ambito ambulatoriale sono benzodiazepine (BDZ) a prevalente azione ansiolitica (diazepam, delorazepam, lorazepam, temazepam, ecc.); è invece sconsigliato l’impiego di quelle a prevalente azione ipnotico-sedativa (flunitrazepam, triazolam, eccetera).

Le benzodiazepine sono in grado di indurre una minima depressione del sistema nervoso centrale, realizzando una ansiolisi parziale senza interferire con le funzioni vitali del paziente. Inoltre:

  • pur non avendo effetto analgesico possono aumentare la soglia di sensibilità al dolore;
  • provocano effetti amnesici come la perdita di memoria degli eventi immediatamente successivi alla somministrazione (es. iniezione dell’anestetico locale);
  • favoriscono il miorilassamento per effetto diretto sul midollo spinale (ragion per cui è importante monitorare la deambulazione del paziente prima della dimissione);
  • diminuiscono la risposta cardiocircolatoria e neuroendocrina allo stress, determinando una condizione di protezione specialmente nei confronti dei pazienti odontoiatrici a rischio.

Questa tecnica sedativa o, meglio, ansiolitica, prevede la somministrazione del farmaco in dose singola che non superi la dose massima consigliata per il paziente.
La dimissione del paziente deve comprendere la verifica del recupero completo delle sue funzioni psicomotorie e la sosta forzata in una sala risveglio.

 

Somministrazione

Via orale

Tra le benzodiazepine più utilizzate per os, troviamo:

  • diazepam: in dose di 5 mg (25 gocce) al mattino prima di colazione un’ora prima del trattamento;
  • delorazepam: ha un’attività ansiolitica pari a 5 volte quella del diazepam ed è la BDZ con il più breve onset time (l’effetto ansiolitico inizia già dopo 5 minuti!), risultando quindi la più utilizzata nel paziente adulto. Grazie alla sua rapidità d’azione, si presta ad essere somministrato quando il paziente si trova in sala d’attesa con la posologia di 1 mg (26 gocce) in caso di ansia medio-bassa e di 2 mg (52 gocce) in caso di ansia medio-alta;
  • lorazepam: può essere assunto al mattino 1-2 ore circa prima del trattamento con la dose consigliata più bassa di 1 mg (20 gocce) o 2.5 mg (50 gocce);
  • temazepam: in dose di 10-20 mg (1-2 compresse) un’ora prima del trattamento; ha una emivita più breve rispetto agli altri (circa 8 ore) con minor rischio di accumulo.

In seguito alla somministrazione, il paziente non potrà svolgere attività che richiedano attenzione (attività lavorative, guida di veicoli, eccetera) per almeno le 12 ore successive e dovrà essere accompagnato a casa.
La sedazione con benzodiazepine non è raccomandata, a causa di una maggiore incidenza di effetti avversi, al di sotto dei 16 anni e, più in generale, nei bambini per quali è preferibile la sedazione inalatoria con N2O.
Tuttavia, in coloro che non sono in grado di respirare volontariamente con il naso (soprattutto i più piccoli) si può prendere in considerazione la somministrazione di benzodiazepine per via rettale (che vedremo in seguito) o di idrossizina (antistaminico con attività ansiolitica) per os, disponibile sottoforma di compresse da 25 mg o sciroppo 20 mg/10 ml (indicato soprattutto al di sotto dei 5 anni). In caso di somministrazione di idrossizina, l’effetto sedativo compare dopo 20-60 minuti. Nella Tabella 2 le indicazioni per la posologia.

 

Tabella 2 - Premedicazione con idrossizina - posologia
Bambini > 12 mesi 10 mg (1 cucchiaino da caffè di sciroppo) 20 mg (1 cucchiaino da frutta di sciroppo) a seconda dell’età
 

Adolescenti e adulti

12.5 mg (1/2 compressa) 25 mg (1 compressa o un cucchiaio da minestra non colmo di sciroppo)

 

Via rettale

Questa via di somministrazione è utilizzata soprattutto in bambini piccoli poco collaboranti che devono essere sottoposti a interventi risolutivi di breve durata (15-20 minuti) come l’estrazione di un dente deciduo. Il farmaco (diazepam) viene somministrato sottoforma di microclistere da 2 mg/2.5 ml o da 10 mg/2.5 ml a seconda dell’età e del peso del paziente e richiede un preliminare svuotamento dell’ampolla rettale affinché non sia stimolata l’evacuazione.
Il tempo di latenza è di circa 20 minuti, quello di azione di 15-20 minuti.
Per quanto riguarda la posologia, le linee guida prevedono una singola dose:

  • da 5 mg in bambini di età inferiore ai 3 anni;
  • da 10 mg in bambini di età superiore ai 3 anni e adulti.

Tuttavia, non esistono regole assolute, ma ci si deve regolare caso per caso a seconda del peso e dell’altezza del paziente. Tra i vantaggi di questa tecnica, c’è sicuramente l’amnesia retrograda che riduce la probabilità di ricordi spiacevoli da parte del bambino, la cui dimissione deve avvenire dopo circa 30 minuti.
A casa è raccomandabile la sua astensione da attività ludico/sportive troppo “energiche”.

 

Guarda il video didattico sulla Sedazione lieve Enterale

 

Conclusioni

Le tecniche sedative ambulatoriali si dimostrano affidabili e sicure nella gestione di pazienti ansiosi e/o poco collaboranti a patto che siano garantiti:

  • la conservazione dello stato di coscienza e la possibilità del paziente di interagire con l’equipe rispondendo a domande e richieste;
  • la ventilazione spontanea ed i riflessi tutelari di tosse e deglutizione.

In caso di insuccesso e per tutti i pazienti con uno stato ansioso maggiore e/o non collaboranti è possibile ricorrere alla sedazione profonda o all’anestesia generale in ambiente ospedaliero.

 

Eventi avversi durante la sedazione odontoiatrica pediatrica

Questo studio osservazionale retrospettivo compie una indagine su eventi avversi (EA) ed esiti comportamentali durante la sedazione odontoiatrica pediatrica effettuata in una clinica universitaria. Il campione esaminato comprendeva 351 bambini (età media di 7.4 anni) sottoposti ad un totale di 690 sedazioni.
Sono stati riscontrati 28 casi di EA dei quali l’emesi è stato il più comune (1,3%), seguito da eccessiva sedazione (0.9%), fluttuazione della pressione arteriosa (0.4%), bassa saturazione di O2 (0.4%), eccessiva secrezione mucosa polmonare (0.3%), ipotermia (0.3%) allergia (0.1%) laringospasmo (0.1%) e sopraslivellamento transitorio del tratto ST (0.1%).
Relativamente al comportamento, l’agitazione è stata identificata nel 47.5% delle sedazioni e nel 34.1% dei casi ha comportato la sospensione del trattamento. Le tre vie di somministrazione utilizzate sono state quella orale (con meperidina, idrossizina, midazolam e diazepam, da soli o in combinazione), quella parenterale (con ketamina e midazolam) e quella inalatoria (con N2O). Ebbene:

  • la maggior parte degli EA si è verificata durante la sedazione orale (68%), seguita dalla parenterale (21.4%) e dalla inalatoria (10.7%);
  • l’agitazione è stata osservata con le sedazioni orale e inalatoria (1 sedazione fallita su 5 per ciascun metodo).

Nonostante la bassa incidenza, gli EA devono essere continuamente monitorati ed esaminati per ridurne il rischio e tutelare la sicurezza del paziente. Al contempo, sono necessarie ulteriori ricerche per meglio definire e misurare l’agitazione durante la sedazione pediatrica allo scopo di comprenderne meglio l’impatto sulla sicurezza e la qualità delle cure erogate.

Zouaidi K, Olson G, Lee HH, Kalenderian E, Walji MF. An Observational Retrospective Study of Adverse Events and Behavioral Outcomes During Pediatric Dental Sedation. Pediatr Dent. 2022 May 15;44(3):174-180.

 

Take Home Message

  • L’impiego di tecniche sedative da parte dell’odontoiatra richiede una attenta valutazione pre-operatoria per capire se vi è una reale indicazione e quale è la tecnica più appropriata per il singolo paziente;
  • Le tecniche ambulatoriali devono garantire la conservazione dello stato di coscienza, la ventilazione spontanea ed i riflessi tutelari di tosse e deglutizione del paziente per l’intera durata della seduta odontoiatrica.

Trattamento endodontico e prognosi a lungo termine, come prevederla

Trattamento endodontico

Il trattamento endodontico contiene in sé elementi di incertezza che a volte rendono difficile una prognosi certa. Un gruppo di ricercatori della Ewha Womans University di Seoul, Corea del Sud, ha condotto uno studio per comprendere le ragioni del successo, ma anche del possibile fallimento di un trattamento endodontico. Certi che queste informazioni possano aiutare i clinici a fare prognosi più corrette e a migliorare gli esiti del trattamento. BCM Oral Health ne ha pubblicato i risultati.

Le possibili cause di fallimento

Lo studio mirava a valutare i potenziali predittori del fallimento precoce dei trattamenti endodontici. Più nel dettaglio, i ricercatori hanno esplorato i fattori che contribuiscono al fallimento del trattamento canalare iniziale, concentrandosii sull'influenza del tempo trascorso dall'inizio del trattamento. La ricerca, uno studio di coorte retrospettivo, ha coinvolto 1.262 pazienti che avevano richiesto trattamenti endodontici: 175 pazienti sono stati inclusi nell'analisi. Gli autori hanno indagato possibili cause di fallimento del trattamento endodontico, come la scarsa qualità dell'otturazione, lo stato coronale inadeguato, i canali aggiuntivi non trattati, la complessità anatomica, la separazione degli strumenti, la perforazione iatrogena, le crepe e le lesioni endodontico-parodontali.

Due gruppi a confronto

I ricercatori hanno diviso i pazienti in gruppi "a breve termine" e "a lungo termine", a seconda del tempo trascorso dall'inizio del trattamento (meno di 5 anni e più di 10 anni, rispettivamente). Poi, hanno analizzato e confrontato le cause del fallimento nei due gruppi. Inoltre, hanno eseguito un'analisi dei sottogruppi basata sul numero di anni trascorsi dall'inizio del trattamento nel gruppo "a breve termine. Il modo ritenuto più idoneo per esplorare ulteriormente l'associazione tra tempo e causa del fallimento (meno di 1, 2, 3 e 4 anni, rispettivamente).

I risultati in sintesi

I canali aggiuntivi non trattati erano presenti nel 21,7% di tutti i casi, e nel 36,9% e 6,4% dei casi nei gruppi "a breve termine" e "a lungo termine", rispettivamente. L'analisi multivariata ha mostrato che la presenza di canali aggiuntivi non trattati era significativamente associata al fallimento "a breve termine" rispetto a quello "a lungo termine". Infine, i canali aggiuntivi non trattati erano anche associati al fallimento endodontico entro 1, 2, 3 e 4 anni.

Conclusioni e suggerimenti

La presenza di canali aggiuntivi non trattati è un predittore di fallimento endodontico entro cinque anni dal trattamento canalare radicolare iniziale. Per ottimizzare la prognosi a lungo termine, secondo i ricercatori è importante individuare e trattare tutti i canali radicolari durante il trattamento iniziale.

5 minuti con Cristian Coraini

Cristian Coraini
Luigi Paglia
Luigi Paglia, direttore scientifico de Il Dentista Moderno

Un buon risultato protesico è il frutto di un lavoro di “team” con il coinvolgimento spesso di molte discipline odontoiatriche. Giornalmente possiamo osservare nei nostri studi come la domanda di trattamenti interdisciplinari e che abbiano finalità estetiche sia cresciuta negli ultimi anni.
Molto spesso la molla che muove il paziente è proprio la necessità di migliorare il proprio sorriso e renderlo esteticamente più gradevole.
È sicuramente necessario, in questi casi, un esame approfondito dell’occlusione, delle caratteristiche della dentatura, del parodonto per elaborare un piano di lavoro interdisciplinare e individualizzato che cerchi di risolvere tutti i problemi clinici offrendo le soluzioni che il paziente si aspetta e spesso… pretende!
Per approfondire questo argomento vi proponiamo di spendere 5 minuti leggendo le risposte di Cristian Coraini e Alessandro Nanussi che da anni collaborano alla ricerca dell’eccellenza protesica condividendo la passione per l’odontoiatria e il lavoro di team.

Buona lettura

 

 

Da quale caso può iniziare un giovane odontoiatra che si avvicina alla protesi fissa?

Certamente dal dente singolo: l’intarsio, la corona. Spesso i colleghi giovani vanno o incoraggiati, intravedendone le potenzialità, o all’opposto contenuti, qualora traspaia un eccessivo entusiasmo clinico: il famoso assioma primum non nŏcēre va a braccetto mai come ora con la necessità protesica di preparare poco e bene, “essere conservativi” e minimamente invasivi, che poi è un leitmotiv dell’intera odontoiatria e di tutta la medicina attuale. Fissare step operativi e procedurali in un progressivo percorso formativo, alzando via via l’asticella delle difficoltà dei singoli casi da trattare, fa parte di un percorso legato alla gestione complessiva e “3D” che occorre acquisire gradualmente.

Ortodonzia e protesi: quale rapporto?

Il loro rapporto è molto stretto. Correggere protesicamente pazienti originariamente ortodontici non solo ha dei limiti, ma contrasta con l’essere minimamente invasivi: si finisce facilmente per sacrificare struttura dentale sana in nome della simmetria e dell’allineamento. Anche il protesista, ma direi ogni figura odontoiatrica anche super specializzata, deve avere quella visione d’insieme tale per cui anche se non pratica direttamente le altre branche, le deve conoscere e saperne intuire e proporre le necessità cliniche, per il bene del paziente, che va anteposto a tutto. Tra queste, l’ortodonzia, da concepire come vero e proprio potente strumento correttivo pre-protesico, capace di mutare drasticamente un piano di terapia sia legato al recupero del dente singolo compromesso sia in casi di media-elevata entità ed estensione orto-protesica.

Rapporto Protesi/parodontologia quali sono i punti critici?

Svolgendo da più di un ventennio entrambe le discipline, questo è un aspetto a cui tengo particolarmente. La linea di confine tra le due discipline, che devono necessariamente andare insieme, è rappresentata dai tessuti gengivali. Parlerei di sinergie più che di criticità. Ogni lavoro protesico deve esprimere quella triade ideale che tanto i nostri illustri Maestri protesisti e parodontologi ci hanno insegnato, e tra loro i più grandi soprattutto italiani (che orgoglio!): l’integrazione biologica, estetica e funzionale, che ogni protesista deve garantire. Da un punto di vista parodontale, sebbene la definizione di ampiezza biologica sia di recente mutata nel lessico, non è variata nelle misure, che restano quelle ben note. Concetti parodontali nuovi e più recenti devono essere appresi e saputi applicare quotidianamente, ad esempio l’esposizione chirurgica del margine o la sua rilocazione coronale. Questi concetti hanno rivoluzionato alcune procedure soprattutto restaurative, sempre nella logica della minima invasività e del rispetto di queste misure, nonché in rispetto dei protocolli clinico-operativi alla base di un’odontoiatria odierna d’eccellenza. Dal punto di vista protesico su tutte sicuramente BOPT (indicata in casi sani) e VEP (indicata in casi di elementi affetti da perdita di attacco limitata, fino a 3 mm), costituiscono brillanti rielaborazioni della preparazione verticale che è tornata in auge negli ultimi anni anche in nome della minima invasività. Il buon protesista non deve appartenere a parrocchie o far parte di filosofie “totalitarie”, deve sapere preparare poco e bene e abbinare il tipo di finishing ideale al singolo caso: perio-protesico e quindi chirurgico, o sano (non chirurgico), distinguendone indicazioni, vantaggi e svantaggi, e deve essere supportato da un laboratorio che negli anni ha subìto una sorta di rivoluzione alla quale deve essersi potuto adeguare.

Qual è il vantaggio di un approccio minimante invasivo in protesi fissa... e quale lo svantaggio?

Il vantaggio è intuitivo: l’assioma “preparare poco e bene” rappresenta garanzia di poter essere conservativi e rispettosi della struttura dentale, in primis. Ciò conferirà longevità ai lavori protesici così eseguiti e darà possibilità al protesista e al paziente di poter “rientrare” in caso di fallimento con maggiori probabilità terapeutiche. Tra gli svantaggi (relativi) direi che preparare cercando di rimanere nello smalto o nell’interfaccia smalto-dentinale non è facile. Inoltre, benché la merceologia dei materiali ci stia aiutando sempre di più, in particolare nell’era monolitica, non dobbiamo dimenticare che (e lo dico da ex odontotecnico), stratificare in particolare, o comunque riabilitare a spessori ridotti, mette spesso il laboratorio in condizioni di difficoltà tecnico-operative di non sempre semplice risoluzione.

Nelle riabilitazioni protesiche complesse quali sono le competenze interdisciplinari da mettere in campo?

Direi davvero tutte. Durante la didattica faccio sempre due esempi, uno riferito all’edilizia, l’altro al mondo della musica. Il riferimento edilizio-protesico lo raffiguro spiegando che la protesi equivale al tetto di un edificio nuovo o da ristrutturare, dove per tetto protesicamente intendo la o le corone definitive. Prima di costruirlo, si va in cantina a verificare le fondamenta (endodonzia-parodontologia), seguono poi serramenti, pavimentazioni, impianti elettrico, idraulico, finiture, eccetera (le altre discipline).
Il riferimento musicale è rappresentato invece dal protesista, l’equivalente di un direttore d’orchestra: stabilisce i tempi, gli step di intervento, coordina le altre figure, quando occorre fa respirare il paziente o se serve serra i tempi, e chiude il caso al momento opportuno. Anche se nella stessa figura non coincidono le diverse discipline, è importante che il protesista abbia competenze chirurgiche (orali e maxillo-facciali), parodontali, ortognatodontiche, endodontiche, conservative… e che si ponga in un contesto di condivisione e confronto con ogni collega coinvolto, facendo sì che il paziente si senta preso per mano e condotto da un coordinatore, in un contesto di “team terapeutico”, che gli faccia percepire di essere seguito, curato, se serve coccolato e posto al centro di un progetto nel quale sia l’attore principale. Ogni altra figura specialistica coinvolta deve avere conoscenze basilari legate alle altre discipline, perché solo avendo una visione 3D o d’insieme ci si sentirà parte di un team multi-disciplinare e forte. Lavorare in squadra rafforza le potenzialità e le virtù del singolo: se il singolo poi vuole acquisire conoscenze plurime o specifiche e desidera crescere, il gioco è fatto.

Cosa si intende per approccio funzionale e che vantaggi offre?

Come sai bene, nel nostro studio di Milano ci occupiamo in team e da parecchi anni in modo approfondito di tali aspetti insieme al mio socio Alessandro Nanussi.
Non esiste estetica e riabilitazione protesica senza funzione. Oggi la funzione intesa a 360° riguarda fortunatamente non solo l’odontoiatria, ma l’intera medicina in genere, in modo globale. Il paziente viene inteso sempre più come “paziente in toto”, e come persona che deve stare bene. Avere un approccio funzionale significa pensare di riabilitare un paziente protesico considerandone gli aspetti stomatognatici come parti integranti di un insieme, da cui è difficile prescindere. Registare i parametri funzionali significa in primo luogo tenere in considerazione e rispettare i movimenti delle articolazioni nel progettare le strutture e i disegni anatomici degli elementi dentali, in particolare quelle occlusali, che con le stesse si muovono influenzandosi ed essendo correlate reciprocamente. Inoltre, non dimentichiamoci una cosa molto semplice e oggettiva: attorno agli elementi dentari vi sono i muscoli. Se i denti occludono e lavorano bene, è doveroso considerare se la stessa cosa la faranno anche i muscoli reclutati dal carico occlusale nei tragitti di disclusione dall’attività masticatoria. I due aspetti sono per forza collegati. Gli ausili strumentali che la moderna odontoiatria offre oggi sono a nostro modo di vedere fondamentali.

Dinamiche posturali e protesi fissa: qual è il rapporto?

Domanda challenging… lascerei la risposta ad Alessandro Nanussi, credo in pochi avrebbero affiliazioni più centrate sul tema.

«Forma e funzione devono coesistere entro un range di adattamento che è variabile da un paziente all’altro e, in momenti diversi, nello stesso paziente», interviene Alessandro Nanussi. «Una situazione posturale compromessa può talvolta rappresentare una potenziale interferenza con la funzione stomatognatica, perché tutto il complesso cranio-cervico-mandibolare è correlato al resto dell’apparato locomotore. Quindi anche la posizione di intercuspidazione (non ne esiste una ideale, ma c’è un range di posizioni possibili) può essere più o meno “integrata” negli schemi funzionali che il paziente adotta per gestire i contatti dentali, i tragitti di disclusione, i cicli masticatori, la deglutizione. Ne deriva che alcune volte la percezione di comfort su una nuova riabilitazione protesica, o la presenza di forze occlusali non equilibrate, o un lavoro dei muscoli masticatori fortemente adattato, possono essere il frutto anche di interferenze extra-stomatognatiche sulla posizione e sulla funzione della mandibola.
In questo approccio può essere quindi utile indagare sulla salute posturale del paziente collaborando in un contesto multidisciplinare con chi si occupa della sua riabilitazione generale, per non “ereditare” una funzione stomatognatica imprevedibilmente afflitta da forti anomalie posturali, quindi potenzialmente difficile da gestire. Svolgere una terapia protesica che richieda da parte del paziente il minimo adattamento possibile contribuirà a migliorarne l’accettazione, evitando che sia il paziente a dover compensare dis-funzionalmente schemi occlusali stabiliti in modo arbitrario: nella maggior parte dei casi saranno tollerati, ma in pazienti posturalmente sofferenti o emozionalmente sollecitati, notiamo sempre più che le forze in gioco possono determinare sovraccarichi a vari livelli e dunque potenziale imprevedibile insuccesso, che naturalmente cercheremo di intercettare e se possibile evitare».

A che punto siamo con il digitale in odontoiatria?

Siamo ben oltre il presente. Il digitale, che ha dapprima stravolto i laboratori, si è impadronito anche dello studio dentistico e rappresenta un “treno” di inevitabile coinvolgimento, con possibilità presenti enormi e potenzialità future crescenti e interessantissime. Purtroppo, dobbiamo paradossalmente riscontrare che gli istituti tecnici-professionali su base artigianale sono in crisi di presenza e di nuove iscrizioni, e questo deve fare riflettere. Ciò che fino a pochi anni fa rappresentava un percorso protesico molto sofisticato e ricco di tecnicismi - basti pensare ad esempio alla condilografia - oggi è di più rapido utilizzo, di maggiore fruibilità e di più semplice esecuzione (condilografia e assiografia digitale, registrazione dei movimenti individuali del paziente, settaggio di un articolatore a valori individuali, real movement e integrazione di set-up, smile design, cefalometria...). Inoltre, spesso un’ipotesi terapeutica risulta protesicamente più complessa e invasiva rispetto a quella che può essere formulata sulla base di una ipotesi di trattamento ortodontico preliminare.
Oggi, infatti, grazie al digitale è possibile integrare un set-up virtuale nel contesto dello studio tridimensionale delle arcate e del loro rapporto statico e dinamico, nel rispetto sia dei parametri cefalometrici sia di quelli estetici, portando a sviluppare un’ipotesi terapeutica realmente predittiva. Le scansioni facciali, ad esempio, sono oggi il tema del momento, per una serie di motivazioni difficili da riassumere in breve, ma che vanno almeno citate.

 

Nasce OMI, società benefit all’avanguardia per l’informazione e la formazione sull’Odontoiatria Materno-Infantile

OMI

Una nuova realtà per la promozione e la diffusione della cultura dell’odontoiatria per neonati, bambini e donne in gravidanza, rivolta sia ai professionisti che alle famiglie. Dall’unione delle forze di Mascheroni Dental Educational, Studiozero, Arcadia Retail – iodentista.it e Accademia Tecniche Nuove, nasce Odontoiatria Materno Infantile S.r.l. società Benefit (OMI).

Importanti studi scientifici indicano che la vera prevenzione sulla salute orale inizia dalle future mamme e coinvolge il piccolo già durante la gestazione. L’obiettivo di OMI è ampliare le conoscenze e migliorare il benessere generale di mamme, neonati e bambini, al fine di migliorare la salute orale delle future generazioni.

OMI mira a sensibilizzare e educare sia il pubblico che il medico Odontoiatra attraverso piattaforme di comunicazione, formazione e incontri. L’offerta di OMI andrà, infatti, dai corsi preparto ai presidi medici territoriali: il tutto grazie anche ad un network di studi dentistici e odontoiatri, con personale formato e aggiornato sul delicato approccio ai neogenitori e ai bambini nell’ambito dell’Odontoiatria Materno-Infantile. Per gli odontoiatri e gli altri membri dei loro team, OMI offre anche eventi formativi e corsi specializzanti per migliorare le competenze nell'ambito materno-infantile.

La compagine sociale di OMI è rappresentata da società i cui fondatori da oltre venti anni si occupano di cultura e formazione in ambito dentale:

  • Mascheroni Dental Educational srl
  • Studiozero srl
  • Arcadia Retail srls – iodentista.it
  • Accademia Tecniche Nuove srl

«Nell’anno che celebra i 60 anni di attività del gruppo, un altro importante elemento si aggiunge all’offerta formativa e informativa in ambito odontoiatrico», dichiara Ivo Alfonso Nardella, Presidente e AD di Tecniche Nuove SpA. «La forza comunicativa unita alle professionalità degli altri soci sarà un acceleratore importante per l’aggiornamento della professione».

«Dopo molti traguardi raggiunti nella divulgazione della prevenzione e nella cura dei piccoli pazienti», dichiara il dott. Luigi Paglia, di Mascheroni Dental Educational e membro del Comitato scientifico della Società Italiana di Odontoiatria Infantile (SIOI) «la nascita di questa società mi rende ulteriormente orgoglioso di poter mettere a sistema e condividere con colleghi neomamme e futuri genitori un bagaglio professionale volto a migliorare la salute orale». 

«L’esperienza divulgativa che si è tradotta nella collaborazione con svariati canali di comunicazione e importanti manuali di riferimento in ambito odontoiatrico», dichiara il dott. Matteo Beretta, di Studiozero e membro del consiglio direttivo del SIOI «vede come naturale evoluzione la mia partecipazione in questa importante iniziativa, dove il benessere complessivo del bimbo-famiglia è la direzione da seguire».

«La divulgazione e la professionalità medico-scientifica non sono gli unici driver per diventare protagonisti nella salute orale di mamma e bambino», dichiara Andrea Imposti, di Arcadia Retail – iodentista.it. «Marketing, PNL, approccio sistemico e conoscenza del mercato e dell’offerta, sono elementi chiave offerti da OMI».

Grazie a un comitato scientifico interdisciplinare composto da esperti del settore, OMI mira a promuovere un cambiamento di paradigma per migliorare la salute orale di mamme, neonati e bambini, contribuendo così a rendere più sostenibili le cure odontoiatriche.

 

A proposito di Accademia Tecniche Nuove

Accademia TN è una società del Gruppo Tecniche Nuove spa impegnata nella realizzazione di progetti formativi che mirano allo sviluppo continuo delle conoscenze, delle competenze e delle abilità professionali. Ente di Formazione accreditato presso la Regione Lombardia, e Provider ECM nazionale con accreditamento standard. Certificata UNI-ISO 9001-2015

A proposito di Mascheroni Dental Education

Nasciamo con l’idea di lavorare insieme ai professionisti e ai loro team fornendo loro gli strumenti necessari per “interpretare” al meglio i cambiamenti in atto nel mondo odontoiatrico. Il nostro obiettivo è quello di offrire una formazione che permetta all’operatore di acquisire i principi ed i protocolli in grado di semplificare il lavoro quotidiano, garantendo buoni standard di trattamento nel rispetto dei criteri accettati dalla comunità scientifica.

A proposito di Studiozero

Studio Odontoiatrico e Centro di Formazione specializzato in Ortodonzia, Odontoiatria Pediatrica e Materno-Infantile.

Alla base di tutto c’è il Benessere, partendo dalla Prevenzione e dalla promozione dalla Salute della bocca e del suo corretto sviluppo, fin da quando il bambino è nella pancia della mamma, passando per un adeguato mantenimento di igiene orale professionale e prevenzione della carie e arrivando alla cura di problematiche complesse e multidisciplinari in ambito di Odontoiatria Infantile e Ortodonzia del bambino, dell’adolescente e dell’adulto.

A proposito di Arcadia Retail – iodentista.it

Una struttura di consulenza organizzativa per studi dentistici che oggi collabora con strutture private leader in Italia. Si occupa di tutto il percorso organizzativo e formativo del personale di clinica e della formazione dei medici nella relazione paziente/medico.

 

Contatti OMI - Odontoiatria Materno-Infantile

Per ulteriori informazioni su OMI e sulle sue attività, si invita a visitare il sito web ufficiale e a seguire gli aggiornamenti sui social media.

OMI Odontoiatria Materno Infantile

E-mail: info@odontoiatriamaternoinfantile.it

Telefono: +39 3914877775

Seguici su Instagram: @odontoiatriamaternoinfantile

 

Visita il nostro sito web: www.odontoiatriamaternoinfantile.it

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