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Umberto Romeo. Laser e innovazione tecnologica in chirurgia orale

Umberto Romeo
Direttore del Dipartimento universitario di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali e Professore ordinario all’Università Sapienza di Roma

Esperto di patologia e chirurgia orale, il professor Umberto Romeo è tra i protagonisti della ricerca italiana su diagnostica avanzata, laserterapia e fotobiomodulazione. Direttore del Dipartimento universitario di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali e Professore ordinario all’Università Sapienza di Roma, coordina un gruppo di lavoro che unisce clinica, innovazione tecnologica e didattica. Approfondiamo con lui le applicazioni più promettenti del laser nella gestione delle mucose orali, la diagnosi precoce delle lesioni potenzialmente maligne e le prospettive future. Una riflessione lucida e concreta su cosa significhi oggi fare ricerca clinica nel contesto universitario e preparare la prossima generazione di professionisti.

Professor Romeo, qual è il contributo più significativo del suo gruppo nell’ambito di laser, fotobiomodulazione e diagnostica avanzata?
Umberto Romeo
Umberto Romeo, Direttore del Dipartimento universitario di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali e Professore ordinario all’Università Sapienza di Roma

Dobbiamo differenziare i laser che sfruttano l’effetto fototermico dai laser non termici, che generano la biostimolazione dei tessuti biologici. Per la prima tipologia di laser, abbiamo evidenziato aspetti che riguardano la scelta dei parametri corretti per eseguire una biopsia dei tessuti molli in modo da non creare artefatti termici sul campione istologico prelevato né problemi nella lettura e nella refertazione del pezzo operatorio. Per i laser che generano fotobiomodulazione (FBM) abbiamo valutato, tramite trial clinici, il vantaggio offerto nella gestione del dolore post-chirurgico, nei disturbi dell’ATM, nelle mucositi post radio e chemio terapia e nei movimenti ortodontici; stiamo valutando, con uno studio in vitro, l’effetto della FBM sulle cellule osteoprogenitrici umane isolate dall’osso trabecolare mandibolare. In ambito di diagnostica avanzata, abbiamo portato avanti progetti di ricerca riguardanti la biopsia liquida (saliva e plasma) per la diagnosi precoce del carcinoma squamocellulare del cavo orale, ancora oggi con numeri di prevalenza importanti. Questa metodica consente di evitare la biopsia tradizionale, più invasiva, e di studiare una terapia individualizzata.

Come si è evoluto l’utilizzo del laser in chirurgia orale e nella gestione dei tessuti molli?

La tecnologia laser si è evoluta, specie per quanto riguarda i software e le apparecchiature, sempre più ergonomiche, funzionali e di ridotte dimensioni. Grazie alle caratteristiche intrinseche della luce laser, alcune specifiche lunghezze d’onda, come quelle comprese tra i 400 e i 600 nm e quelle del rosso e del vicino infrarosso, sono ben assorbite dall’emoglobina e quindi sono in grado di trattare alcune lesioni vascolari del cavo orale senza effettuare alcuna azione di taglio. Tutto ciò avviene attraverso la cosiddetta fotocoagulazione transmucosa. Studi multicentrici eseguiti con un gruppo di ricerca giapponese ci hanno permesso di definire protocolli di trattamento minimamente invasivi per la gestione di malformazioni vascolari con applicazioni di luce laser sia attraverso la mucosa sia per via intramucosa, cioè inserendo la fibra laser con un angiocatetere all’interno della malformazione per farla collassare.

Quando preferisce il laser rispetto al bisturi convenzionale?

Alcune apparecchiature hanno spiccata azione emostatica e consentono di operare senza il minimo sanguinamento; questo rende l’utilizzo del laser molto utile sia nell’asportazione chirurgica di neoformazioni peduncolate (fibromi, granulomi piogenici, ecc.) sia nella realizzazione di frenulectomie e nella fotocoagulazione di malformazioni vascolari. La scelta del laser rispetto allo strumento tradizionale è motivata dalla azione selettiva e minimamente invasiva sui tessuti bersaglio, che ottimizza il decorso post-operatorio tramite la riduzione di dolore, edema ed ecchimosi.

Come gestisce la biostimolazione laser dopo chirurgia orale maggiore?

La fotobiomodulazione post-operatoria ha sempre più importanza in chirurgia orale. Numerosi studi, alcuni del nostro gruppo della Sapienza, sottolineano che gli effetti di riduzione del dolore e dell’infiammazione post-chirurgica e, più di recente, l’efficacia dell’irradiazione laser di bassa potenza nella riduzione dell’attività osteoclastica conseguente a un intervento di chirurgia orale svolgono un ruolo innegabilmente positivo nel decorso post-chirurgico. Manca però ancora un consenso universalmente accettato che statuisca dosaggi e numero di sedute necessarie: è una questione controversa su cui stiamo lavorando con i principali studiosi a livello internazionale. Malgrado ciò, basandosi sugli effetti positivi supportati da ampia evidenza clinica, si può dire che la FBM in pazienti sottoposti a chirurgia orale sia importante e positiva.

Il laser è utilizzato anche in patologie come la sindrome della bocca urente...

Risale al 2010 il nostro primo articolo che ha permesso di dimostrare gli effetti positivi della fotobiomodulazione nella riduzione del dolore/bruciore nei pazienti affetti da sindrome della bocca urente (BMS). Da quasi 15 anni, il nostro gruppo svolge un’intensa attività quotidiana su un numero crescente di casi, che ci ha permesso di offrire benefici ai pazienti BMS con origine neuropatica periferica, migliorandone la qualità di vita. Tra gli svantaggi, vi è la necessità di applicazioni prolungate e ripetute, oltre all’assenza di un protocollo standard che non permette ancora di semplificare la gestione di questa patologia.

Ha osservato differenze clinicamente rilevanti tra laser Er:YAG, Nd:YAG e diodi nel trattamento di lesioni epiteliali potenzialmente maligne?

I laser si differenziano per la lunghezza d’onda, con cui è possibile raggiungere un determinato target biologico (acqua, idrossiapatite, emoglobina) e per la loro azione sui tessuti, più o meno superficiale. I laser ad Er:YAG hanno una lunghezza d’onda ben assorbita da acqua e idrossiapatite e azione ablativa superficiale; quelli a Nd:YAG e a diodi vengono ben assorbiti dall’emoglobina e hanno azione più profonda. Per il trattamento di lesioni epiteliali potenzialmente maligne, come le leucoplachie, possono andare bene tutte e tre le lunghezze d’onda. Per asportare una lesione leucoplasica saranno più indicati i laser Nd: YAG e diodi; per vaporizzarla sono più indicati i laser ad Erbio. Nel caso di vaporizzazione/ablazione della lesione leucoplasica il risultato a lungo termine sembra essere più stabile rispetto ad altre metodiche di trattamento.

Avete valutato l’efficacia della fotobiomodulazione nella rigenerazione di difetti parodontali o post-estrattivi?

Abbiamo pubblicato uno studio, in collaborazione con i colleghi dell’Anatomia Patologica della nostra Università, relativo agli effetti della FBM su cellule staminali mesenchimali umane ricavate da pazienti sottoposti a terapia chirurgica. Lo studio ha evidenziato, attraverso l’analisi istologica e di espressione genica, gli effetti positivi della FBM nella riduzione dell’infiammazione locale e dell’attività di riassorbimento osteoclastico; entrambi questi fenomeni concorrono a una migliore guarigione del sito osseo post-chirurgico e aprono orizzonti interessanti sia nella gestione dell’alveolo post-estrattivo sia nell’ambito della osteointegrazione implantare, aspetto oggetto di studi in collaborazione con colleghi di altre università.

In quali patologie orali rare ritiene che il laser rappresenti una frontiera terapeutica?

I laser a bassa intensità possono avere un ruolo importante nella gestione di alcune patologie delle mucose orali e nella medicina rigenerativa. Ad esempio, per la gestione del dolore e della mucosite orale in pazienti sottoposti a chemioterapia e radioterapia, patologie che compromettono gravemente l’alimentazione e il benessere dei pazienti oncologici. L’impiego del laser, attraverso la fotobiomodulazione, potrebbe offrire una valida alternativa o un supporto alle attuali terapie per patologie infiammatorie croniche come il Lichen planus orale o le lesioni mucose ulcerative ed erosive come le afte.
Molti studi si stanno orientando per alleviare i sintomi, ridurre l’infiammazione e promuovere la guarigione, offrendo un’alternativa all’uso prolungato di steroidi topici. Il laser può avere anche un ruolo cruciale nella medicina rigenerativa orale, sebbene il suo potenziale sia ancora in fase di studio. Può essere utilizzato per stimolare le cellule ossee (osteoblasti) e promuovere la guarigione dell’osso, applicazione che può avere implicazioni future in implantologia e nel trattamento di lesioni perimplantari oltre che per decontaminare e promuovere la guarigione delle osteonecrosi correlate all’uso di farmaci (MRONJ).

Quali sono i progetti di ricerca o clinici attualmente attivi nel suo dipartimento?

Inizio dal progetto sulla biopsia liquida e sull’impiego di nanotecnologie per la diagnosi precoce di lesioni epiteliali potenzialmente maligne e del carcinoma orale. La biopsia liquida è un metodo semplice, rapido e a ridotta invasività. Consiste in un prelievo di fluidi corporei, nello specifico di sangue venoso, da cui si separa la componente cellulare per ottenere il plasma. Da questo si possono analizzare alcuni biomarkers circolanti quali frammenti di DNA libero (cfDNA), esosomi o cellule tumorali. Si tratta di ottenere informazioni sulla biologia di un tumore grazie all’isolamento del DNA tumorale che circola nel sangue e che può essere analizzato tramite una serie di analisi genomiche. Altro filone di ricerca collegato alla biopsia liquida è la possibilità di associarla alla nanotecnologia. La caratterizzazione della corona proteica, ovvero lo strato biomolecolare che circonda i nanomateriali esposti ai fluidi biologici, è emersa come possibile strumento per distinguere i pazienti oncologici dai soggetti sani. Questa metodica, già validata per il tumore del pancreas, è in fase di studio per la diagnosi precoce del carcinoma orale e di lesioni epiteliali potenzialmente maligne. Ulteriore aspetto è l’impiego dell’Intelligenza Artificiale (IA) nel riconoscimento, attraverso immagini cliniche, dell’area più sospetta dove eseguire una biopsia incisionale; sempre collegato all’uso dell’IA è il progetto denominato SMART (Systematic multidisciplinary approach for remote telemedicine). L’obiettivo è sviluppare un’applicazione di telemedicina che consenta ai pazienti con diabete di tipo I (T1DM) di valutare il proprio rischio parodontale e ricevere cure basate su una combinazione di tecniche di Intelligenza Artificiale. Grazie a un finanziamento europeo con altri centri specializzati (Università di Wroclaw, Barcellona e Berna) portiamo avanti la ricerca denominata PERI-EDU (Peri-Implantitis, Systemic Diseases, and Systemic Inflammation: A Comprehensive Review and Conceptualization of Novel Systemic Inflammation Index for Improved Diagnostics). Lo scopo è sviluppare un indice predittivo della perimplantite, l’Immune-Inflammation Index (PII), che costituisca un’opzione interessante per i medici, specialmente in contesti con risorse limitate.

Quali tecnologie ritiene più promettenti per il futuro della chirurgia orale?

Le tecnologie più promettenti includono l’impiego di Intelligenza Artificiale (IA) e Machine Learning nella patologia chirurgica per la diagnosi e la pianificazione predittiva di alcune patologie ossee. I sistemi IA sono in grado di analizzare migliaia di immagini radiografiche (come TC Cone Beam) per identificare anomalie, patologie o strutture anatomiche complesse che potrebbero sfuggire all’occhio umano. Ciò permette una diagnosi più accurata e una pianificazione pre-chirurgica altamente dettagliata, anticipando potenziali complicanze. Tramite scansioni 3D del paziente (da scanner intraorali e CBCT), i clinici possono visualizzare e simulare l’intero intervento chirurgico in un ambiente virtuale. Questo permette di provare diverse strategie e identificare e risolvere problemi prima di entrare in sala operatoria. Infine, i biomateriali e la bio-ingegneria (creazione di scaffold o impalcature personalizzate, spesso stampate in 3D, che fungono da struttura per la crescita di nuovo osso, permettendo una rigenerazione mirata e prevedibile) grazie a nuovi materiali e tecniche rigenerative stanno rivoluzionando la ricostruzione ossea e tissutale. La tecnologia non sostituisce il ruolo del chirurgo, ma serve a potenziarne le capacità, consentendo di raggiungere nuovi standard di precisione, sicurezza ed efficacia.

Quali strategie consiglia ai colleghi per migliorare l’intercettazione precoce dei tumori del cavo orale nei contesti ambulatoriali?

Ogni dentista, durante la prima visita, deve eseguire un esame clinico approfondito, che prevede ispezione e palpazione di tutte le strutture del cavo orale: labbra, mucosa geniena, gengive, lingua (porzione dorsale e ventrale), pavimento orale, palato duro e molle e orofaringe. Può così evidenziare lesioni sospette, come ulcere persistenti che non guariscono in 2-3 settimane, placche bianche o rosse, masse palpabili, tumefazioni o alterazioni cromatiche della mucosa. Nell’anamnesi deve valutare la presenza di fattori di rischio, come consumo di tabacco fumato o masticato e abuso di alcol. Altri fattori includono: infezione da papillomavirus umano (HPV), precedente diagnosi di tumore del cavo orale, dieta povera di frutta e verdura e prolungata esposizione al sole, in particolare per i tumori del labbro. Se scopre una lesione sospetta, deve inviare il paziente, il prima possibile, in un centro specializzato Universitario e/o Ospedaliero per un esame bioptico.

Che consiglio darebbe a un giovane odontoiatra?

I giovani, per essere competitivi e offrire il meglio ai pazienti, non devono smettere di studiare e aggiornarsi. Significa investire in corsi di aggiornamento, di perfezionamento e Master universitari, aggiornarsi sulle ultime ricerche e tecnologie leggendo pubblicazioni specializzate, valutare la possibilità di specializzarsi in un’area specifica e partecipare a congressi, workshop e seminari, entrando a far parte di Società Scientifiche che permettono di confrontarsi e creare una rete di contatti che aprirà nuove opportunità. I più propensi alla ricerca possono valutare la collaborazione con il mondo accademico, seguire un dottorato di ricerca e pubblicare articoli scientifici su riviste ad alto impatto per aumentare la propria visibilità e credibilità, mantenendosi capaci di riflettere in modo critico. La combinazione di un’eccellente pratica clinica con un solido impegno nella formazione e nella ricerca renderà il giovane odontoiatra un professionista altamente qualificato e stimato.

 

Umberto Romeo
Direttore del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali presso Sapienza Università di Roma. Professore Ordinario Dirigente Medico di II livello della UOC di Chirurgia Orale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Umberto I di Roma. Direttore del Master “Laser in Odontostomatologia” in partnership con EMDOLA. VicePresidente della Società Italiana di Patologia e Medicina Orale (SIPMO).  Membro del Board della World Federation Laser Dentistry (WFLD). 

NOA Booking: MioDottore semplifica le prenotazioni degli studi medici con l’intelligenza artificiale

NOA BOOKING

In occasione del suo decimo anno in Italia, MioDottore evolve da piattaforma digitale a ecosistema integrato di salute e annuncia l’arrivo di NOA Booking, è il nuovo servizio pensato per una gestione più efficiente e puntuale delle prenotazioni.

MioDottore arricchisce la propria gamma di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale con NOA Booking, un assistente virtuale avanzato ideato per semplificare e snellire la gestione delle chiamate e degli appuntamenti negli studi medici. Il lancio di questa innovazione nasce dall’ascolto quotidiano di medici e pazienti e dalla volontà di rispondere a un’esigenza concreta: migliorare l’efficienza degli studi e rendere più semplice l’accesso alle cure.

Secondo i dati emersi da una recente indagine interna, numerose prenotazioni giornaliere non vengono completate, infatti, circa un paziente su tre tenta di contattare gli studi al di fuori degli orari di apertura, mentre durante le fasce orarie di maggiore affluenza le linee risultano frequentemente occupate.  Un’azione semplice come fissare una visita si trasforma in un percorso a ostacoli, tra tentativi ripetuti e tempi di attesa che rallentano le prenotazioni. La situazione non è più agevole per i medici, che nel 91% dei casi gestisce personalmente le chiamate e, in quasi la metà dei casi, vedono il proprio lavoro quotidiano interrotto da continue richieste telefoniche. Si stima che circa il 40% delle chiamate totali non vada a buon fine, con la conseguente perdita di numerose prenotazioni e ripercussioni dirette sulla qualità dell’esperienza dei pazienti.

Come funziona NOA Booking

NOA Booking nasce per rispondere proprio a queste criticità, semplificando la gestione delle chiamate e delle prenotazioni negli studi medici. Grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, questo assistente risponde automaticamente ai pazienti anche fuori orario e gestisce in autonomia la prenotazione, la modifica o la cancellazione delle visite, inserendole direttamente nell’agenda MioDottore Pro del centro. Quando la chiamata non riguarda una prenotazione, il sistema è in grado di riconoscerla e di indirizzarla allo staff, garantendo una gestione fluida e continua senza interruzioni. In questo modo si possono gestire le comunicazioni in modo più efficiente, riducendo fino al 70% delle chiamate da gestire e contenendo i costi amministrativi. L’automazione delle attività di segreteria consente di recuperare tempo prezioso da dedicare ai pazienti, con un effetto positivo anche sulle prenotazioni. I pazienti, a loro volta, beneficiano di risposte immediate e della possibilità di modificare o fissare un appuntamento in qualsiasi momento, vivendo un’esperienza più semplice e senza attese. “NOA Booking non è solo un supporto operativo ma un alleato quotidiano per i medici. Automatizzando le attività di segreteria più ripetitive, consente ai team di dedicare tempo ed energia a ciò che conta davvero che è un’assistenza più efficiente e puntuale ai pazienti. Allo stesso tempo, garantisce un’esperienza più immediata e flessibile per chi prenota, rendendo la gestione degli appuntamenti semplice, rapida e senza interruzioni. NOA Booking sarà già disponibile entro il primo trimestre del 2026” spiega Luca Puccioni, CEO e Co-Fondatore di MioDottore. 

Un anno di NOA Notes tra risultati e prospettive

L’arrivo di NOA Booking avviene ad un anno dal lancio di NOA Notes, il primo servizio basato sull’intelligenza artificiale messo a disposizione da MioDottore che crea un riepilogo dettagliato delle informazioni più importanti scambiate con il paziente durante la visita.  I risultati ottenuti finora hanno superato le previsioni iniziali e l’interesse da parte dei professionisti continua a crescere, segno di un cambiamento reale nel modo di vivere la pratica quotidiana. Oggi il servizio è ampiamente adottato dai medici che utilizzano la piattaforma MioDottore. Il 60% degli specialisti e una quota compresa tra il 35 e il 40% dei medici di medicina generale lo integrano regolarmente nella propria routine. In alcune aree specialistiche, come dermatologia, endocrinologia, gastroenterologia, psichiatria e psicologia, l’utilizzo raggiunge livelli ancora più alti, con un utilizzo del servizio tra l’80 e il 90% delle visite effettuate.

L’evoluzione di MioDottore nel segno dell’innovazione e dell’ascolto

“Soluzioni come NOA Booking e NOA Notes rappresentano un passo naturale nel percorso di crescita di MioDottore”, sottolinea Puccioni “Di strada ne abbiamo fatta tanta, quest’anno celebriamo i nostri primi 10 anni in Italia consolidando l’evoluzione della piattaforma in un vero e proprio ecosistema di salute integrato, una rete attiva che unisce persone, professionisti, farmacie e strutture sanitarie pubbliche e private, favorendo un dialogo continuo e accessibile a tutti”. Questa trasformazione riflette una visione più ampia della sanità, dove l’innovazione non è fine a sé stessa, ma uno strumento concreto per creare tempo, semplificare i processi e riportare centralità alla relazione di cura. La tecnologia diventa così una presenza discreta, che supporta il lavoro dei professionisti e rende l’esperienza di salute più fluida, empatica e condivisa.  “La tecnologia per noi non è un fine, ma uno strumento per ottimizzare i processi, creare tempo prezioso e rafforzare la relazione tra medico e paziente. Il nostro impegno è continuare a innovare con ascolto e responsabilità, contribuendo a una sanità più accessibile, empatica e sostenibile.” conclude Puccioni.

Questo percorso segna l’inizio di una nuova fase per MioDottore, orientata a un obiettivo ancora più ambizioso che è quello di aiutare le persone a vivere più a lungo e in modo più sano, costruendo ogni giorno una sanità capace di evolvere insieme a chi la vive.

*condotta su 2.375 specialisti in cinque diversi mercati

Corso annuale Prof. Giulio Rasperini 2026: formazione scientifica avanzata in Parodontologia per Odontoiatri

Il Corso Annuale iPerio 2026, organizzato da iPerio Education sotto la supervisione scientifica del Prof. Giulio Rasperini, rappresenta un programma didattico di eccellenza, progettato per odontoiatri impegnati nell'aggiornamento avanzato in parodontologia. Il corso integra conoscenze teoriche basate su evidenze scientifiche con tecniche chirurgiche all'avanguardia e training pratico altamente specializzato, articolato in sei moduli distribuiti nell’arco dell’anno.

Il Metodo iPerio: un approccio evidence-based e multidisciplinare

Il corso è un vero e proprio viaggio nella Parodontologia moderna, unisce rigore scientifico e multidisciplinarità per sviluppare una mentalità clinica completa e personalizzata. Il programma è strutturato per guidare il professionista nell’acquisizione di protocolli diagnostici e terapeutici aggiornati, capaci di garantire risultati clinici predicibili, riducendo le variabili e valorizzando l’esperienza operatoria.

 

Mentalità clinica e competenza iPerio

Attraverso un percorso formativo dettagliato, il corso del Prof. Rasperini e da co-docenti di fama Nazionale ed internazionale focalizza l’apprendimento su:

  • Eziopatogenesi e classificazione aggiornate della malattia parodontale.
  • Diagnosi rigorosa con raccolta sistematica dei dati clinici e radiografici.
  • Tecniche di trattamento non chirurgiche e chirurgiche con best practice validate.
  • Correlazioni multidisciplinari tra parodontologia, implantologia, endodonzia, ortodonzia e protesi.


I sei Moduli Scientifici del Corso iPerio

Modulo 1: Fondamenti eziopatogenetici e diagnostici

Il primo modulo affronta la patogenesi della malattia parodontale, con focus su valutazione del fenotipo, stadiazione e gradazione secondo i parametri internazionali. Si integrano metodiche di diagnosi clinica e radiologica insieme a protocolli operativi per la gestione della placca batterica e biofilm. La parte pratica offre esercitazioni su tecniche strumentali di rimozione del biofilm e motivazione all’igiene orale domiciliare. *Modulo aperto ad igienisti

Modulo 2 - Chirurgia ossea resettiva: tecniche microchirurgiche e planning digitale

Il secondo modulo approfondisce le procedure di chirurgia ossea resettiva. Vengono illustrate le modalità di progettazione digitale Crown-Down e il confronto tra metodi analogici e digitali. Sono previste sessioni di chirurgia dal vivo e esercitazioni hands-on, con applicazione di lembi a tutto e mezzo spessore, rizectomia e tecniche suturali microchirurgiche.

Modulo 3 - Rigenerazione parodontale: biomateriali e tecniche innovative

Il terzo modulo si concentra sugli aspetti biologici della rigenerazione tissutale e sull’utilizzo di biomateriali quali fattori di crescita e membrane. Si sviluppano tecniche chirurgiche minimamente invasive (Soft-tissue wall, Single flap approach) per la conservazione della papilla e la stimolazione rigenerativa. Le attività pratiche includono l’applicazione di Emdogain e l’addestramento su tecniche microchirurgiche con microscopio operatorio.

 

 

Modulo 4 - Chirurgia mucogengivale avanzata

Il quarto modulo tratta la gestione delle recessioni gengivali con tecniche avanzate di copertura radicolare (CAF, tunneling) e innesto di tessuto connettivo, evidenziando l’importanza del tessuto cheratinizzato per la salute peri-implantare e la stabilità a lungo termine. Le attività pratiche comprendono esercitazioni microchirurgiche e chirurgia dal vivo con discussione dettagliata.

Modulo 5 - Terapia implantare in ottica parodontale

Il quinto modulo offre un approccio integrato all’implantologia, approfondendo la tempistica, la pianificazione digitale e la chirurgia guidata. Vengono trattate le strategie di rigenerazione ossea, la prevenzione e gestione della perimplantite, nonché protocolli clinici per impianti ibridi. Le esercitazioni hands-on su modelli simulano le procedure chirurgiche per un miglior trasferimento pratico.

Modulo 6 - Approccio multidisciplinare e gestione complessa

Il modulo conclusivo sviluppa le relazioni tra parodontologia, endodonzia, conservativa, protesi e ortodonzia, con una particolare attenzione alla salute a lungo termine degli elementi dentari. Si approfondiscono strategie operative avanzate nella gestione dei casi complessi, con sessioni di analisi e discussione di casi clinici reali.

Corso annuale Prof. Giulio Rasperini 2026

Crediti ECM e attività pratiche

Il corso rilascia 50 crediti ECM riconosciuti a livello nazionale, con un programma che privilegia le sessioni pragmatiche: training microchirurgico, chirurgia dal vivo e hands-on su modelli. Queste attività consentono di sviluppare padronanza tecnica e precisione operatoria indispensabili nell’odontoiatria parodontale avanzata.

Modalità di iscrizione e organizzazione

Il corso si svolge presso la sede iPerio Education di Piacenza, dotata di strutture moderne idonee alle esigenze formative di alto livello. È previsto un numero limitato di iscritti per ottimizzare la qualità didattica. È possibile iscriversi entro il 15 dicembre 2025, con possibilità di pagamento rateale. Il percorso Annuale prevede due corsi complementari PERIOMANAGEMENT rivolto al team di studio igienisti e staff di segreteria, e PARODONTOLOGIA non chirurgica rivolto a igienisti e parodontologi.

Contatti: education@iperio.org - WhatsApp: 342 839 8701

 

Intelligenza artificiale e fotografie intraorali per la diagnosi parodontale

Una recente revisione sistematica ha analizzato l’uso dell’intelligenza artificiale per rilevare la malattia parodontale, a partire da fotografie intraorali. Gli autori della ricerca internazionale, condotta sotto la guida dell'Università di Hong Kong, hanno analizzato 26 studi clinici, pubblicati tra il 2019 e il 2025, con fotografie acquisite tramite reflex professionali, telecamere intraorali, smartphone e dispositivi “home-use”.

Come lavorano i modelli e su quali dati

Gli studi hanno impiegato tre classi di compiti: classificazione dell’immagine (17 studi), detection con riquadri di interesse (4 studi) e segmentazione pixel-wise delle aree gengivali (5 studi). Le dimensioni campionarie variavano da 20 a 12.600 immagini; tre dataset erano pubblici. Solo 10 studi hanno usato un vero esame clinico come riferimento; i restanti si sono basati su ispezione visiva delle foto. Otto studi hanno coinvolto più esperti per l’annotazione; nove hanno sfruttato viste multiple intraorali, mentre la maggioranza si è limitata al solo scatto frontale. In diversi lavori sono state adottate reti CNN personalizzate; alcuni hanno valutato software commerciali, con risultati discordanti fra test interni ed esterni.

Le prestazioni: numeri e interpretazione

Le metriche riportate sono eterogenee. Per la classificazione, l’accuratezza spazia da 0,46 a 1,00; la detection da 0,56 a 0,78; per la segmentazione l’IoU varia tra 0,43 e 0,70. Secondo quanto emerso dalla revisione, valori elevati di una singola metrica non garantiscono utilità clinica, specie con dataset sbilanciati. Quando presenti, invece, i test esterni mostrano cali di performance rispetto alla validazione interna, a conferma della sensibilità del modello a dispositivi, popolazioni e protocolli d’immagine diversi.

Criticità metodologiche per il clinico

Tre sono i punti deboli osservati: (1) qualità e standardizzazione delle immagini (illuminazione, fuoco, risoluzione, viste multiple); (2) riferimenti diagnostici non allineati ai gold standard della Classificazione Parodontale 2018 (necessari BOP, CAL, RBL, storia terapeutica); (3) reporting incompleto delle metriche e scarsa trasparenza su annotatori, calibrazione e accordo inter-valutatore. Ne consegue che, allo stato attuale, l’AI su fotografie intraorali è promettente per triage e tele-odontoiatria, ma non sostituisce l'esame clinico, né quello radiografico.

Cosa fare domani in studio (e nella ricerca)

Per integrare in sicurezza questi strumenti, secondo gli autori dello studio, pubblicato sull'International Dental Journal, occorre seguire alcuni passi. Innanzitutto, migliorare la qualità fotografica (protocolli di ripresa e viste standard); inoltre, preferire modelli validati esternamente su dataset indipendenti e multietnici; ma anche adottare linee guida di reporting (es. Dental AI Checklist, DentalCOMS, CLAIM) e puntare su sistemi explainable e su interfacce usabili dai pazienti. In pratica, l’intelligenza artificiale può supportare lo screening remoto e motivare il rinvio a visita, ma la diagnosi e il programma di trattamento restano atti clinici nel senso più tradizionale del termine.

Sesto Corso Nazionale OMI: la prevenzione odontoiatrica inizia nei primi mille giorni di vita

sesto corso nazionale OMI

Si è svolto il 7 novembre presso il Palazzo della Cultura – sede di Tecniche Nuove a Milano – il Sesto Corso di Formazione Nazionale OMI (Odontoiatria Materno-Infantile), evento dedicato a odontoiatri, igienisti dentali e a tutto il team dello studio odontoiatrico, con focus sulla prevenzione e promozione della salute orale in età materno-infantile.

Ad aprire i lavori, il dott. Luigi Paglia (Presidente OMI), il dott. Matteo Beretta (Coordinatore Scientifico) e il dott. Simone Porro (Amministratore), che hanno illustrato la mission di OMI, società benefit impegnata nella diffusione della cultura della prevenzione primaria sin dai primi 1000 giorni di vita, ovvero dal periodo prenatale ai primi due anni del bambino.
L’obiettivo è promuovere una salute orale globale, fondata su un approccio medico e preventivo, su sane abitudini e stili di vita corretti, con benefici per il benessere complessivo del piccolo paziente e della sua famiglia.

Nel corso della giornata sono stati approfonditi temi centrali per la moderna odontoiatria pediatrica:

  • il passaggio da un approccio infantile a uno materno-infantile e il ruolo della sedazione cosciente nella gestione dei piccoli pazienti;
  • l’importanza della “Spa Inspired Oral Care”, che educa le famiglie all’igiene e alla salute orale sin dai primi mesi di vita in modo confortevole e sereno;
  • la nutrizione nella prima infanzia come base per una crescita sana;
  • le correlazioni tra salute orale, gravidanza, allattamento e frenuli;
  • la relazione tra funzione masticatoria, dieta e sviluppo cranio-facciale.

Il dott. Beretta ha inoltre illustrato i criteri per una corretta prima visita materno-infantile, con strumenti di comunicazione innovativi rivolti a genitori e caregiver.

La giornata si è conclusa con uno sguardo al futuro: come ha sottolineato la dott.sa Michela Paglia, OMI rinnova il proprio impegno nel sostenere professionisti e famiglie in un percorso condiviso di prevenzione e cura, con la visione di “una storia che inizia prima, per avere pazienti sani non solo perché li curiamo bene, ma perché li aiutiamo a non ammalarsi.”

Chi è OMI – Odontoiatria Materno-Infantile

OMI è una società benefit nata per promuovere la prevenzione primaria della salute orale a partire dai primi 1000 giorni di vita.
Attraverso corsi di formazione, progetti di ricerca e iniziative divulgative rivolte a odontoiatri, igienisti dentali e a tutto il team dello studio, OMI diffonde una visione innovativa e interdisciplinare dell’odontoiatria, che mette al centro la madre, il bambino e la famiglia, valorizzando la collaborazione tra professionisti e la cultura della prevenzione.

 

 

La soluzione non chirurgica per il trattamento della parodontite

Una nuova frontiera nella gestione dei tessuti parodontali

Nel trattamento delle parodontiti, la sfida per l’odontoiatra e l’igienista dentale è duplice: contenere l’infiammazione e promuovere la rigenerazione dei tessuti molli compromessi.
Accanto ai protocolli meccanici di rimozione del biofilm batterico, la ricerca ha portato alla luce nuove strategie basate su molecole biologicamente attive, capaci di sostenere i naturali processi di guarigione tissutale.
In questo contesto nasce Ubigel Inperio, dispositivo medico muco-adesivo sviluppato da Pierrel, che sfrutta la sinergia tra spermidina e acido ialuronico per favorire la ricompattazione epiteliale e il ripristino dell’integrità parodontale, insieme ad altri componenti antinfiammatori e batteriostatici.

Spermidina e acido ialuronico: una combinazione biologicamente attiva

L’acido ialuronico, ampiamente utilizzato in odontoiatria per le sue proprietà idratanti e viscoelastiche, contribuisce a creare un microambiente protettivo e bioadesivo, ideale per la rigenerazione dei tessuti.
A questa azione si affianca quella della spermidina, una poliammmina naturale derivata dall’arginina, riconosciuta per il suo ruolo nel mantenimento dell’omeostasi cellulare e nei processi di autofagia, fondamentali per il rinnovo tissutale.

In Ubigel Inperio, la spermidina e l’acido ialuronico lavorano in sinergia, potenziando i rispettivi effetti.
L’acido ialuronico crea un ambiente ideale in cui la spermidina può agire in modo più efficace, riducendo l’infiammazione e contribuendo di conseguenza alla rigenerazione cellulare.
Il risultato è un gel biocompatibile e non invasivo, che favorisce la guarigione naturale dei tessuti, anche in presenza di sanguinamento gengivale.

Un supporto non chirurgico per la terapia parodontale

Ubigel Inperio si applica direttamente nelle tasche gengivali, previo trattamento strumentale, formando una barriera muco-adesiva attraverso la formazione di un cemento morbido, che sigilla la zona e la protegge durante le prime fasi della guarigione.
Grazie alla sua formulazione viscoelastica, il gel aderisce ai tessuti e consente ai componenti in esso contenuti di agire per un tempo sufficientemente lungo.
Il paziente sperimenta un miglior comfort post-terapia, con riduzione di dolore, sanguinamento e gonfiore già nelle prime 48 ore.

Ubigel Inperio
  • Azione trofica e bioadesiva
  • Effetto antinfiammatorio e batteriostatico
  • Supporto alla rigenerazione epiteliale e connettivale
  • Indicazione: trattamento non chirurgico della parodontite e supporto post-terapia implantare

Esperienza clinica e risultati

L’introduzione di Ubigel Inperio nella pratica clinica ha mostrato risultati incoraggianti già nelle prime settimane di utilizzo.

Nei casi di parodontite in stadio iniziale, si osserva una riduzione dell’infiammazione gengivale e una ricompattazione del tessuto marginale, con un miglioramento del profilo gengivale e una maggiore stabilità del sigillo epiteliale.

In situazioni di recessione gengivale o tasche residue post-scaling, il gel ha dimostrato di accelerare i processi di guarigione, favorendo la formazione di un tessuto più compatto e resistente al sondaggio.
Per ottimizzare l’esito terapeutico, si consiglia di evitare lo spazzolamento dell’area trattata fino al giorno successivo e sospendere l’uso degli scovolini per circa 48 ore.

Caso clinico

Prima del trattamento con Ubigel Inperio

 

Dopo il trattamento con Ubigel Inperio

Ubigel Inperio rappresenta una nuova generazione di dispositivi rigenerativi non chirurgici, capace di integrare la terapia parodontale convenzionale con un approccio biologicamente attivo.
Per l’odontoiatra e l’igienista dentale, significa disporre di uno strumento efficace, sicuro e facile da applicare, in grado di migliorare la qualità della guarigione e il comfort del paziente.
Con la sua azione sigillante, rigenerante e protettiva, Ubigel Inperio è oggi una risposta concreta e innovativa alla gestione della parodontite nei suoi stadi iniziali.

Per essere contattato da un agente e/o approfittare dell’offerta commerciale: info@pierrelgroup.com

La zirconia stampata in 3D: nuove frontiere per la protesi odontoiatrica

Zirconia stampa 3D

La zirconia stampata in 3D rappresenta una delle innovazioni più promettenti nella moderna odontoiatria protesica. Una recente ricerca internazionale, guidata dalla Faculty of Dentistry della University of Hong Kong, ha analizzato le potenzialità della manifattura additiva applicata alla ceramica a base di ossido di zirconio (ZrO₂).
Tradizionalmente, la zirconia viene lavorata mediante tecniche sottrattive CAD/CAM, che prevedono la fresatura di blocchi pre-sinterizzati. Tuttavia, i nuovi metodi di stampa 3D stanno rivoluzionando la produzione di restauri ceramici. Consentendo geometrie più complesse, riduzione degli sprechi e una maggiore personalizzazione per il paziente.

Tecniche di stampa additiva per la zirconia

Le principali tecnologie oggi impiegate per la stampa 3D della zirconia includono la stereolitografia (SLA), la digital light processing (DLP) e, in misura minore, la fused deposition modeling (FDM).
Tra queste, la DLP si distingue per l’elevata risoluzione e la capacità di produrre manufatti con superfici più omogenee. Dopo la stampa, i modelli richiedono un processo di debindizzazione e sinterizzazione ad alta temperatura per ottenere la densità e le proprietà meccaniche tipiche della zirconia tradizionale.

Proprietà e vantaggi clinici

La zirconia è già nota per la sua biocompatibilità, stabilità chimica e resistenza alla flessione, con valori superiori a 900 MPa.
L’approccio additivo non ne compromette la struttura cristallina tetragonale, mantenendo un’ottima resistenza meccanica e una traslucenza estetica adeguata alle zone anteriori. Inoltre, l’assenza di fasi metalliche elimina il rischio di reazioni allergiche o alterazioni cromatiche dei tessuti molli. Dal punto di vista clinico, la stampa 3D consente la realizzazione di restauri completamente personalizzati. Riducendo i tempi di lavorazione e gli scarti di materiale rispetto alla fresatura. Si tratta quindi di una tecnologia sostenibile, in linea con la crescente attenzione all’impatto ambientale dei processi di laboratorio odontotecnico.

Limiti attuali e prospettive future

Nonostante il grande potenziale, la zirconia stampata in 3D deve ancora superare alcune sfide tecniche. Le principali riguardano l'accuratezza dimensionale e la ripetibilità dei manufatti, che possono risentire delle fasi di post-elaborazione termica.
Inoltre, la connessione tra struttura additiva e cementi o interfacce implantari necessita di ulteriori validazioni cliniche a lungo termine. Le ricerche più recenti puntano all’ottimizzazione delle sospensioni ceramiche fotopolimerizzabili. Ma anche al miglioramento dei cicli di sinterizzazione e alla possibilità di integrare colorazioni intrinseche o gradienti di densità per riprodurre la naturalezza dello smalto e della dentina.

Conclusioni

L’introduzione della zirconia stampata in 3D segna una svolta nel modo di concepire la protesi dentale. Pur non essendo ancora pronta per un’adozione clinica diffusa, questa tecnologia promette di unire l’eccellenza estetica e funzionale della zirconia tradizionale ai vantaggi di precisione, sostenibilità e personalizzazione offerti dalla manifattura additiva.
E questo studio, pubblicato su BioMed Research International, è la conferma dell’interesse crescente che la comunità scientifica mostra verso la transizione digitale anche nel campo dei materiali ceramici odontoiatrici.

Odontoiatria di precisione: gli smart delivery systems

Odontoiatria di precisione

Gli smart delivery systems (sistemi intelligenti di rilascio) nella odontoiatria di precisione rappresentano una delle frontiere più promettenti della ricerca contemporanea. Uno studio interdisciplinare, condotto presso la School of Materials Science and Engineering della Shanghai Jiao Tong University, analizza le più recenti strategie di progettazione dei materiali funzionali destinati all’uso clinico in odontoiatria. L’obiettivo è sviluppare sistemi capaci non solo di garantire un’elevata resistenza meccanica, ma anche di rispondere attivamente all’ambiente orale. Grazie al rilascio in modo mirato di sostanze terapeutiche come antimicrobici, ioni remineralizzanti o fattori bioattivi, e un controllo temporale e spaziale ottimizzato.

Dalla passività alla funzionalità biologica dei materiali

Le terapie odontoiatriche tradizionali si basano su materiali passivi, mentre i nuovi approcci di smart delivery mirano a favorire processi biologici specifici. Come la rigenerazione dei tessuti duri e molli o la modulazione dell’attività microbica nel cavo orale che offre diversi vantaggi. I ricercatori descrivono diversi meccanismi di rilascio: materiali sensibili al pH, alla temperatura o allo stress meccanico. Ma anche matrici polimeriche a degradazione controllata e nanoparticelle capaci di trasportare molecole terapeutiche fino al sito di azione. Particolare attenzione viene rivolta ai sistemi ibridi multifunzionali, in grado di combinare diverse risposte in un’unica piattaforma, migliorando la precisione terapeutica.

Applicazioni cliniche emergenti

Le applicazioni cliniche potenziali di questi materiali sono numerose e spaziano in diversi ambiti odontoiatrici. Nei restauri, i compositi o i cementi arricchiti con ioni calcio, fosfato o fluoruro possono favorire la remineralizzazione del tessuto dentale e contrastare la demineralizzazione a lungo termine. Nella terapia parodontale, i sistemi di rilascio controllato consentono la diffusione localizzata di antibiotici o agenti antinfiammatori direttamente nella tasca parodontale, riducendo il rischio di recidiva. In endodonzia, l’impiego di nanocarrier che rilasciano antimicrobici in modo prolungato può migliorare la decontaminazione canalare. Mentre nella rigenerazione ossea e dei tessuti molli scaffolds intelligenti capaci di modulare la liberazione di fattori di crescita, secondo precise sequenze temporali, favoriscono una rigenerazione guidata e fisiologica.

Le sfide ancora da affrontare

Gli autori sottolineano tuttavia alcune sfide ancora aperte: la complessità dell’ambiente orale, caratterizzato da variazioni costanti di pH, temperatura e umidità; la necessità di mantenere la stabilità meccanica dei materiali durante il rilascio dei principi attivi; la valutazione rigorosa della biocompatibilità dei nanocarrier e delle eventuali reazioni tissutali. A questi aspetti si aggiungono la sostenibilità economica della produzione e la necessità di un percorso regolatorio chiaro, che consenta la validazione clinica dei nuovi dispositivi.

Verso l’odontoiatria di precisione

Le prospettive future delineate dagli studiosi sono di grande interesse. L’ingegneria modulare dei materiali smart permetterà di personalizzare il profilo di rilascio in base alle esigenze del paziente. Aprendo la strada alla cosiddetta odontoiatria di precisione. Inoltre, la combinazione con la stampa 3D e le tecnologie digitali consentirà di integrare microstrutture di rilascio direttamente nei restauri o nelle protesi. Trasformandole in dispositivi terapeutici attivi. La ricerca, pubblicata su Advances in Colloid and Interface Science, sottolinea infine come l’unione tra scienza dei materiali, nanomedicina e odontoiatria rigenerativa rappresenti la chiave per sviluppare restauri “vivi”. Capaci, in altre parole, di autoregolarsi e favorire la salute orale a lungo termine.

L’igiene interprossimale protegge la salute perimplantare

Igiene interprossimale
Top view of dental toothpicks and floss on blue background

Una recente ricerca condotta presso l’Università di Zurigo, in collaborazione con centri accademici europei di parodontologia e implantologia, ha analizzato l’efficacia dei diversi dispositivi di igiene interprossimale nel mantenimento dei restauri su impianti. Lo studio ha mirato a comprendere se l’uso di strumenti come filo interdentale, scovolini o irrigatori orali potesse migliorare la salute perimplantare rispetto alla sola spazzolatura meccanica. Il tema è cruciale per la pratica quotidiana, poiché la mucosite perimplantare rappresenta una delle complicanze più frequenti nei pazienti portatori di impianti.

Gli strumenti di pulizia non sono tutti uguali

Da questa revisione sistematica emerge che l’aggiunta di un dispositivo per l'igiene interprossimale può contribuire al controllo dell’infiammazione, ma l’efficacia varia in base al tipo di strumento. Gli scovolini interdentali e gli irrigatori orali sembrano offrire risultati più costanti nella riduzione del sanguinamento al sondaggio e nell’abbattimento della placca rispetto al filo dentale tradizionale. Quest'ultimo, infatti, spesso risulta difficile da utilizzare in presenza di ponti o connessioni implantari. Nonostante ciò, le differenze riscontrate non sempre raggiungono la significatività statistica, a causa dell’eterogeneità dei protocolli e dei tempi di osservazione dei diversi studi.

L’importanza dell’educazione personalizzata

Uno dei punti centrali che lo studio mette in evidenza è la necessità di una personalizzazione dell’igiene domiciliare. La scelta del dispositivo deve basarsi sulla morfologia dei restauri, sulla manualità del paziente e sul rischio di mucosite o perimplantite. Il ruolo dell’igienista dentale e dell’odontoiatra è quindi quello di valutare ogni singolo caso, mostrare le tecniche corrette e monitorare la compliance nel tempo. L’educazione del paziente resta il fattore determinante per il successo della manutenzione implantare a lungo termine.

Evidenze e limiti attuali

L’uso combinato di spazzolatura e strumenti interprossimali sembrerebbe offrire le migliori garanzie. Tuttavia, secondo i ricercatori mancano ancora evidenze robuste per formulare linee guida definitive. Sono necessari studi clinici controllati con campioni più ampi e follow-up prolungati. Solo così si potrà chiarire il reale impatto di ciascun dispositivo sull’infiammazione perimplantare e sui biomarcatori associati. Tuttavia, nella pratica quotidiana, l’invito è chiaro. Perché promuovere una detersione interprossimale costante, adattata al tipo di restauro è una scelta prudente e vantaggiosa per la salute dei tessuti perimplantari.

La raccomandazione

Secondo questo studio, dunque, pubblicato sull’International Journal of Implant Dentistry,  la cura interprossimale rappresenta un tassello essenziale nel mantenimento a lungo termine degli impianti dentali. Anche in assenza di risultati statisticamente definitivi, infatti, l’integrazione di scovolini o irrigatori nel protocollo domiciliare offre un beneficio clinico tangibile e contribuisce a preservare la salute perimplantare. In altre parole, insegnare al paziente come pulire “tra gli impianti” è importante, tanto quanto inserire correttamente l’impianto stesso.

Cinque minuti con Roberto Fornara

Roberto Fornara
ESE Paris 2025 4 settembre © Francesco Vignali Photography

Riassorbimento dentale... e ora che faccio?

Luigi Paglia
Luigi Paglia, direttore scientifico de Il Dentista Moderno

Il riassorbimento dentale è una patologia relativamente rara e dalla prognosi spesso infausta, caratterizzata dalla perdita ingravescente di tessuto dentale. I segni e sintomi sono inizialmente lievi, e questo rende la patologia sovente diagnosticata tardivamente. La sua eziopatogenesi è tuttora non completamente compresa e viene spesso considerata una patologia idiopatica o traumatica. Quello che possiamo fare di fronte a casi come questi è, dopo un’attenta diagnosi che non può che avvalersi di imaging digitale avanzato, se possibile cercare di mantenere l’elemento dentale in arcata utilizzando le moderne tecniche conservative, endodontiche e chirurgiche, se necessario in azione congiunta. Difficile orientarsi nel trattamento di questi casi rari e complessi dove spesso il singolo operatore non possiede le conoscenze necessarie per poter affrontare ed eventualmente risolvere la complessa situazione clinica. Situazione clinica spesso complicata dal fatto che gli elementi in riassorbimento sono spesso i frontali di giovani pazienti e, quindi, con alta valenza estetica. A un trattamento non sempre “prevedibile” segue un follow-up molto accurato e che spesso riserva sorprese. Insomma, un bel rompicapo per i nostri studi!
Ne parliamo con Roberto Fornara, past-president della Società Italiana di Endodonzia (SIE), che da anni si dedica al trattamento e al recupero degli elementi dentali gravemente compromessi e possiede quindi tutte le conoscenze e gli skills per orientare la nostra rotta di fronte a questi casi complessi.
Buona lettura e… attenti agli scogli!

 

 

 

 

Quali sono le cause principali dei riassorbimenti radicolari?
Roberto Fornara
Roberto Fornara, past president della Società italiana di endodonzia (SIE)

Difficile riassumere in poche righe un complesso insieme di motivi alla base dei diversi tipi di riassorbimento patologico. Le cause dei riassorbimenti radicolari patologici sono molteplici e spesso complesse da definire. Soprattutto nei riassorbimenti esterni esistono diversi potenziali fattori predisponenti associati ai trattamenti ortodontici (una delle principali cause associate a riassorbimento). Cercando di essere ancora più schematici, possiamo dividere le cause in locali, sistemiche e idiopatiche. Tra i fattori locali, sicuramente quelli meccanici (traumi, movimenti ortodontici, infezioni pulpo/periradicolari, carie, trattamenti sbiancanti etc.) giocano un ruolo molto importante nel meccanismo di riassorbimento. Nei riassorbimenti interni, i trattamenti parziali della polpa, gli incappucciamenti, i traumi da calore derivati da errate procedure conservativo-protesiche possono danneggiare lo strato interno protettivo di odontoblasti, innescando il processo clastico. Tra le cause sistemiche troviamo le infezioni, la malattia di Paget e alcune rare sindromi del metabolismo osseo. In tutti i casi dove non è possibile associare un fattore causale specifico, parliamo di riassorbimento patologico di tipo idiopatico.

Riassorbimento radicolare: problema endodontico o conservativo?

Il trattamento è spesso di tipo multidisciplinare e potrebbe anche necessitare, oltre che di una fase endodontico/conservativa, anche di un approccio chirurgico. Il tipo di trattamento è strettamente legato al tempo impiegato per la giusta diagnosi. Spesso queste patologie sono associate a quadri clinici asintomatici, ritardando così la diagnosi e complicando il piano di trattamento. Per semplificare, possiamo dire che il trattamento endodontico è sempre necessario nei riassorbimenti interni.

Quali esami clinici e strumentali servono per una diagnosi accurata in caso di riassorbimento radicolare?

La diagnosi deve sempre partire dalla raccolta dati del paziente e dall’esame obiettivo. Il sondaggio parodontale potrebbe essere utile in caso di compromissione parodontale nei casi già avanzati. La radiografia endorale mirata con la tecnica dei raggi paralleli rappresenta il primo step di imaging radiografico (esame di primo livello). In caso di sospetto riassorbimento, l’esame CBCT è quello dirimente, poiché fornisce informazioni sulla natura, l’estensione e le possibilità di trattamento.

Differenze cliniche tra riassorbimento esterno e interno

Il riassorbimento radicolare interno ha inizio dagli odontoblasti della polpa dentale che, a seguito di un danno dello stato predentinale, espongono la dentina mineralizzata all’azione degli odontoclasti, innescando la progressiva distruzione della dentina radicolare adiacente dall’interno verso l’esterno. Se, invece, la partenza del processo clastico avviene dalla superficie esterna della radice (legamento parodontale), avremo un riassorbimento radicolare esterno con iniziale distruzione del cemento e della dentina radicolare che procederà dall’esterno verso l’interno. La differenziazione clinica tra interno ed esterno è importante per la diagnosi e la corretta gestione endodontica. Riassumendo: il riassorbimento interno parte dalla polpa, presentando una lesione regolare e centrata. Nel riassorbimento esterno la lesione parte dal legamento parodontale andando verso la polpa e si presenta di aspetto irregolare e decentrata.

Differenze terapeutiche tra riassorbimento interno ed esterno

Nei casi di riassorbimento interno, la terapia endodontica ortograda è necessaria per interrompere il processo di riassorbimento. Nei casi avanzati con perforazione, non gestibili ortogradamente, l’approccio endodontico deve essere abbinato a quello chirurgico. Durante l’esposizione chirurgica va effettuato il debridement della perforazione, seguito da riparazione con cementi idraulici silicatici bioattivi. I riassorbimenti esterni possono essere trattati per via chirurgica senza necessariamente dover effettuare il trattamento endodontico laddove la polpa non sia compromessa. Una sottocategoria di riassorbimento esterno è il riassorbimento cervicale esterno, che ha la caratteristica di svilupparsi nella zona cervicale del dente al di sotto dell’attacco epiteliale. Purtroppo, di frequente nelle fasi iniziali risulta essere asintomatico, rendendone ancora più complessa la diagnosi e complicando le possibilità di trattamento. Il management di queste lesioni dipende fortemente dall’accessibilità. Gli obiettivi del trattamento includono l’escavazione del tessuto di riassorbimento per arrestarne il processo. Le principali opzioni di trattamento prevedono la chirurgia con riparazione esterna del difetto con o senza trattamento endodontico dell’elemento, riparazione interna per via ortograda con trattamento endodontico, trattamento combinato con chirurgia e trattamento ortogrado. L’estrazione è indicata in tutti i casi di riassorbimento patologico dove il processo è troppo esteso per essere gestito in modo efficace.

Materiali, tecniche e scelta tra approccio ortogrado o chirurgico

Sia l’approccio ortogrado che quello chirurgico prevedono il trattamento endodontico e il debridement delle lacune clastiche. Per questo possono essere impiegati l’acido tricloroacetico, l’ipoclorito di sodio e medicazioni con idrossido di calcio, che abbassando il pH nel difetto ne evidenziano meglio le aree da trattare e ne bloccano l’azione clastica. In questa fase è molto importante l’uso di fonti ultrasoniche e dei relativi inserti per la pulizia in modo selettivo e conservativo delle zone di riassorbimento. Queste zone possono essere riparate con i nuovi cementi bioceramici attivi. Questi grazie alla loro biocompatibilità vengono anche impiegati per la riparazione delle perforazioni. Anche il reimpianto intenzionale è stato descritto in diversi case report per riparare i difetti del riassorbimento esterno cervicale. Questa opzione di trattamento è indicata quando le lacune non possono essere raggiunte e riparate con un approccio chirurgico o ortogrado: ad esempio, quando il riassorbimento è situato interprossimalmente nel terzo medio o apicale della radice.

Qual è il ruolo della microscopia nel trattamento dei riassorbimenti?

Il ruolo del microscopio operatorio è di cruciale importanza nel trattamento di queste patologie, aumentando le probabilità di successo del trattamento e della sua prognosi. Il microscopio operatorio, grazie all’ampio range di ingrandimenti e alla luce coassiale, consente di poter gestire le fasi più complicate dalla pulizia delle aree clastiche, migliorando la gestione della terapia endodontica, aumentando la precisione sia nella rimozione del tessuto clastico sia nella riparazione delle comunicazioni paraodontali. Infine, l’impiego della microscopia nel trattamento di riassorbimenti radicolari rappresenta un vantaggio significativo per la diagnosi accurata, l’esecuzione della terapia con maggiore precisione e la gestione delle complicanze (perforazioni, cavità irregolari, accessi difficili). Tuttavia, non va dimenticato che la sua efficacia è operatore dipendente ed è fortemente legata alla tempestività nell’intervento.

Il trattamento farmacologico post-chirurgico

trattamento farmacologico post-chirurgico
Cartoon medicine seamless pills pattern for wrapping paper and clothes print and fabrics and linens and pharmacy

Il trattamento farmacologico post-chirurgico dopo un intervento di chirurgia orale ha lo scopo di controllare il dolore, prevenire le complicanze infettive, ridurre l’infiammazione e favorire una guarigione ottimale dei tessuti molli e duri.
La chirurgia odontoiatrica costituisce una parte essenziale dell’attività clinica quotidiana, comprendendo interventi di diversa complessità, che spaziano dalle estrazioni dentarie e dall’asportazione di lesioni fino alla chirurgia parodontale, pre-protesica e implantare. Nonostante l’evoluzione delle tecniche chirurgiche e anestesiologiche, il periodo post-operatorio continua a rappresentare una fase cruciale per il successo clinico, nonché per il benessere e la soddisfazione del paziente. Il trattamento farmacologico successivo a un intervento di chirurgia orale ha lo scopo di controllare il dolore, prevenire le complicanze infettive, ridurre l’infiammazione e favorire una guarigione ottimale dei tessuti molli e duri.
Tuttavia, le scelte terapeutiche - in termini di principi attivi, posologia, modalità di somministrazione e durata - risultano spesso eterogenee, generando incertezza tra i clinici e il rischio di sovra o sottotrattamento.
Negli ultimi anni, numerose società scientifiche e organismi internazionali hanno proposto linee guida e raccomandazioni evidence-based volte a razionalizzare l’uso dei principali farmaci impiegati nel post-operatorio.
Particolare attenzione è stata dedicata agli antibiotici sistemici, oggetto di continuo riesame per via delle implicazioni legate all’antibioticoresistenza. Parallelamente, l’impiego di antinfiammatori non steroidei (FANS) e corticosteroidi per il controllo del dolore e dell’edema è in continua evoluzione, anche grazie alla disponibilità di nuove formulazioni e modalità di somministrazione.
Questo articolo intende offrire una panoramica aggiornata sulle indicazioni farmacologiche nel post-operatorio chirurgico in odontoiatria.
Saranno esaminate le principali raccomandazioni ed evidenze disponibili e approfondite le implicazioni cliniche utili a orientare una gestione terapeutica razionale e personalizzata.

Principali obiettivi del trattamento farmacologico post-chirurgico

La gestione farmacologica del periodo post-operatorio riveste un ruolo fondamentale per il buon esito della chirurgia odontoiatrica.
Oltre al controllo dei sintomi, mira a sostenere i processi fisiologici di guarigione, prevenire complicanze e favorire un recupero rapido e confortevole.

Controllo del dolore

Il dolore è uno degli aspetti più rilevanti sia dal punto di vista clinico che del comfort del paziente. Se non adeguatamente trattato, può interferire con l’alimentazione, il riposo e l’adesione alla terapia, oltre a generare ansia e timore verso futuri trattamenti.
I farmaci analgesici più utilizzati sono i FANS e il paracetamolo, anche in associazione; in casi selezionati può essere indicato l’impiego di oppioidi deboli.

Prevenzione delle infezioni

L’infezione post-operatoria è una delle complicanze più temute. L’uso di antibiotici, a scopo profilattico o terapeutico, deve essere attentamente valutato in base alla tipologia e durata dell’intervento, alla presenza di fattori di rischio (es. immunodeficienza, diabete) e alle condizioni igieniche orali del paziente.

Controllo dell’infiammazione e dell’edema

La risposta infiammatoria post-chirurgica, seppur fisiologica, può causare gonfiore, dolore e difficoltà funzionali, soprattutto dopo interventi invasivi. FANS e corticosteroidi sono i principali farmaci impiegati: l’uso pre-operatorio di cortisonici in singola dose, ad esempio, si è dimostrato efficace nel ridurre l’edema post-estrattivo.

Supporto alla guarigione dei tessuti

La farmacoterapia post-operatoria può favorire la rigenerazione tissutale, soprattutto attraverso la prevenzione delle complicanze e il mantenimento di un microambiente favorevole. L’uso di antisettici orali, integratori, probiotici o terapie coadiuvanti può avere un ruolo di supporto, soprattutto in pazienti fragili o a rischio.

Antibiotici

Indicazioni e controversie

L’impiego degli antibiotici nel post-operatorio della chirurgia odontoiatrica è stato a lungo considerato una prassi consolidata. Tuttavia, numerose revisioni sistematiche e linee guida più recenti hanno iniziato a ridimensionare questa pratica, evidenziando che l’uso indiscriminato di antibiotici non solo è spesso inutile, ma contribuisce in maniera rilevante al problema dell’antibioticoresistenza. Le raccomandazioni attuali invitano quindi a un utilizzo mirato, fondato su una valutazione individuale del rischio infettivo.

Linee guida attuali

Le principali società scientifiche e organismi internazionali, tra cui il National Institute for Health and Care Excellence (NICE), l’American Dental Association (ADA), il Cochrane Oral Health Group, l’Italian Academy of Osseointegration (IAO) offrono raccomandazioni chiare.

  • Estrazioni semplici o chirurgia minore in pazienti sani: non è raccomandato l’uso sistemico di antibiotici, né prima né dopo l’intervento, in assenza di segni clinici di infezione o fattori di rischio sistemici.
  • Chirurgia del dente del giudizio e germectomia: in assenza di infezione attiva e in soggetti immunocompetenti, una singola dose pre-operatoria di antibiotico (es. 2 g di amoxicillina un’ora prima o, in caso di allergia, 600 mg di clindamicina) può essere sufficiente per ridurre l’incidenza di alveoliti e infezioni precoci. La prosecuzione della terapia nel post-operatorio non è generalmente raccomandata, salvo presenza di complicanze intraoperatorie (es. sanguinamento eccessivo, esposizione ossea prolungata) o rischio aumentato di infezione.
  • Chirurgia implantare non complicata: in pazienti sani sottoposti a impianto singolo o a procedure di breve durata, una singola dose antibiotica pre-operatoria (es. 2 g di amoxicillina un’ora prima) ha dimostrato efficacia nella riduzione delle infezioni precoci e nell’aumento del tasso di successo implantare. Non vi è evidenza a favore di un’estensione della terapia nel post-operatorio.
  • Procedure ad alto rischio infettivo: interventi complessi o prolungati (es. con innesti ossei, rialzi del seno mascellare, rigenerazioni ossee guidate), così come trattamenti in pazienti immunodepressi, diabetici o con scarsa igiene orale, possono giustificare un trattamento antibiotico sistemico per 5-7 giorni, iniziando idealmente con una dose pre-operatoria, sempre associato a istruzioni igieniche e rivalutazione clinica precoce.
Timing e durata

La tempistica della somministrazione antibiotica è cruciale per l’efficacia. Le evidenze indicano che la somministrazione pre-operatoria, anche in singola dose, offre una maggiore efficacia nella prevenzione delle infezioni rispetto alla somministrazione solo post-operatoria. Questo approccio consente, infatti, di garantire livelli adeguati del farmaco nei tessuti durante la fase chirurgica, momento critico per l’esposizione batterica.
Quando la terapia antibiotica è effettivamente indicata, la sua durata dovrebbe essere la più breve possibile: in linea generale, non dovrebbe superare i 5-7 giorni, fatta eccezione per situazioni cliniche complesse o complicazioni post-operatorie. L’approccio “start low, go short”, che privilegia l’uso mirato e limitato degli antibiotici, è oggi il paradigma preferito.

Rischi di resistenza antimicrobica

L’uso eccessivo o inappropriato di antibiotici ha un impatto diretto sull’emergere di ceppi batterici resistenti, con ripercussioni non solo sul singolo paziente ma anche a livello di salute pubblica. Per contrastare questa tendenza, l’OMS ha introdotto il sistema AWaRe, che classifica gli antibiotici in tre gruppi.

  • Access: farmaci di prima linea, a basso rischio di selezione di resistenze, da preferire per le infezioni comuni (es. amoxicillina);
  • Watch: antibiotici da usare con maggiore cautela per l’elevato potenziale di resistenza (es. azitromicina, cefalosporine di 3ª generazione);
  • Reserve: molecole da impiegare solo come ultima risorsa in casi di infezioni multiresistenti.

In odontoiatria, l’amoxicillina, eventualmente associata all’acido clavulanico in presenza di resistenze note o rischio aumentato, rimane il farmaco di prima scelta. Nei pazienti allergici alle penicilline, è possibile ricorrere alla clindamicina, alla claritromicina o alla azitromicina, sebbene presentino dei limiti: la prima è associata a un aumentato rischio di colite pseudomembranosa da Clostridioides difficile, mentre le altre due appartengono al gruppo Watch e possono favorire lo sviluppo di resistenze crociate.

VADEMECUM CLINICO

Quando RACCOMANDARE gli antibiotici

  • Pazienti immunocompromessi, oncologici o con diabete non compensato
  • Presenza di infezioni acute (ascessi, pericoronariti, osteiti)
  • Interventi complessi (rialzo del seno mascellare, grandi innesti ossei, implantologia avanzata o riabilitazioni implanto-protesiche estese)
  • Pazienti cardiopatici (secondo linee guida specifiche)

Quando EVITARE gli antibiotici

  • Pazienti giovani e sani, senza comorbilità
  • Chirurgia pulita, ben pianificata e di breve durata
  • Procedure semplici (estrazioni non complesse, interventi parodontali minori)
  • Buone condizioni locali (igiene orale adeguata, assenza di infiammazione)

PRINCIPIO GUIDA:
“Non prescrivere quando non necessario, ma non esitare quando è indicato”.

Antinfiammatori non steroidei (FANS)

Meccanismo d’azione e farmaci più utilizzati

I FANS agiscono inibendo l’attività della ciclossigenasi (COX), enzima chiave nella sintesi delle prostaglandine, mediatori responsabili di dolore, infiammazione e edema. Esistono due principali isoforme della COX.

  • COX-1, prodotta costantemente dall’organismo e presente in molti tessuti anche in condizioni normali, con un ruolo protettivo a livello gastrico, renale e nella funzionalità piastrinica;
  • COX-2, espressa in maniera inducibile in risposta a stimoli infiammatori, con un ruolo centrale nei meccanismi dell’infiammazione acuta.

La maggior parte dei FANS inibisce sia COX-1 che COX-2, riducendo efficacemente l’infiammazione ma comportando anche effetti collaterali come un aumentato rischio di sanguinamenti gastrointestinali, a causa della soppressione della COX-1. Sono quindi stati sviluppati FANS (es. colecoxib) in grado di agire selettivamente sulla COX-2, minimizzando gli effetti gastrointestinali.
Tuttavia, il loro utilizzo è stato collegato a eventi trombotici, motivo per cui il loro impiego è generalmente controindicato a causa dell’alto rischio di malattia vascolare non diagnosticata. In chirurgia odontoiatrica, i principi attivi più impiegati includono:

  • ibuprofene: 400-600 mg ogni 6-8 ore, prima scelta in pazienti giovani e senza comorbilità;
  • ketoprofene: 80-100 mg ogni 8 ore, con azione più rapida ma maggior rischio gastrolesivo rispetto all’ibuprofene;
  • naproxene: 250-500 mg ogni 12 ore, utile nei pazienti che preferiscono meno somministrazioni grazie alla sua lunga emivita;
  • diclofenac: 50-75 mg ogni 8-12 ore.

Questi farmaci sono generalmente ben tollerati, con un profilo analgesico e antinfiammatorio efficace, soprattutto se assunti entro le prime 24-48 ore dall’intervento.

Efficacia analgesica e associazioni

Numerose meta-analisi hanno confermato l’efficacia superiore dei FANS rispetto al paracetamolo nella gestione del dolore post-estrattivo, soprattutto nei primi due giorni. L’ibuprofene, in particolare, è spesso considerato il farmaco di prima scelta per il suo buon equilibrio tra efficacia e tollerabilità. L’associazione ibuprofene + paracetamolo (a dosaggi alternati o combinati) si è rivelata più efficace del singolo farmaco nella riduzione del dolore acuto, con minori necessità di ricorso a oppioidi.

Effetti avversi e controindicazioni

L’uso dei FANS è controindicato o va valutato con cautela in caso di:

  • patologie gastrointestinali (gastrite, ulcere, sanguinamenti), soprattutto in pazienti anziani o in terapia cronica con ASA o corticosteroidi;
  • alterazioni della funzione renale, in particolare nei soggetti disidratati o con insufficienza renale preesistente;
  • rischio cardiovascolare elevato, soprattutto con l’uso cronico di alcuni COX-2 inibitori;
  • terapie concomitanti con anticoagulanti o corticosteroidi.

In questi casi, è preferibile optare per il paracetamolo oppure valutare l’uso di gastroprotettori.

Alternative

Il paracetamolo (500-1000 mg ogni 6-8 ore) è spesso utilizzato come alternativa sicura in pazienti con controindicazioni all’uso di FANS. È ben tollerato e privo di effetti gastrolesivi ma ha un potere analgesico leggermente inferiore. Può essere associato a oppioidi deboli come codeina (paracetamolo 1000 mg + codeina 60 mg o paracetamolo 500 mg + codeina 30 mg per i dolori meno severi) o tramadolo per potenziare l’effetto analgesico, ma solo in casi selezionati e per brevi periodi, per evitare effetti avversi e dipendenza.
L’associazione FANS + corticosteroidi, invece, è sconsigliata per il rischio di effetti sinergici sulla mucosa gastrica, salvo casi selezionati e per brevi periodi, sotto attenta valutazione medica.

VADEMECUM CLINICO

Quando e come USARE I FANS

  • Interventi chirurgici di media entità con dolore previsto (es. estrazioni complesse, chirurgia parodontale)
  • Alla dose minima efficace, per il periodo più breve necessario (di solito non oltre le prime 48-72 ore post-operatorie)
  • Precocemente, idealmente prima che il dolore insorga (sono più efficaci!)
  • In associazione a paracetamolo per potenziarne l’efficacia analgesica

Quando EVITARE I FANS

  • Pazienti con storia di ulcera peptica, gastrite o sanguinamenti gastrointestinali
  • Pazienti con insufficienza renale, disidratazione o in trattamento con nefrotossici
  • Pazienti con rischio cardiovascolare elevato (soprattutto COX-2 selettivi)
  • In combinazione con corticosteroidi (aumentato rischio di gastrolesività), salvo valutazione clinica

PRINCIPIO GUIDA
“Usa il FANS giusto, alla dose minima efficace e solo per il tempo necessario: così si controlla il dolore senza rischi inutili”.

Ricorda: in caso di dolore lieve-moderato, il paracetamolo è il farmaco di prima scelta per il suo profilo di sicurezza, anche nei pazienti a rischio gastrointestinale o cardiovascolare.

Corticosteroidi

Ruolo nel controllo dell’infiammazione e dell’edema

I corticosteroidi agiscono principalmente attraverso meccanismi genomici, legandosi a recettori intracellulari e modulando l’espressione genica. Inducono la produzione di proteine antinfiammatorie (es. lipocortina) e inibiscono mediatori pro-infiammatori (citochine, COX-2, prostaglandine e leucotrieni) bloccando l’enzima fosfolipasi A2. Hanno anche effetti non genomici più rapidi, che influenzano la risposta infiammatoria e immunitaria modulando membrane e vie di segnalazione intracellulare. Sono particolarmente efficaci nel contenere la risposta infiammatoria precoce e nel ridurre l’edema post-chirurgico, soprattutto nei primi 2-3 giorni dopo interventi traumatici o in aree a scarsa espansione tissutale, come l’area del terzo molare inferiore o la regione zigomatica negli interventi implantari con rialzo del seno.

Indicazioni specifiche in chirurgia orale

Le evidenze più solide sull’efficacia dei corticosteroidi si concentrano in:

  • estrazioni complesse, ad esempio di ottavi inferiori inclusi;
  • chirurgia implantare complessa, soprattutto con innesti ossei o accessi ampi;
  • chirurgia maxillo-facciale minore, dove il contenimento dell’edema migliora l’outcome estetico e funzionale.
Modalità di somministrazione

I corticosteroidi possono essere somministrati per via orale (in compresse, 1 o 2 ore prima dell’intervento), sottomucosa (infiltrazione locale nella zona del blocco anestetico), intramuscolare (iniezione nel muscolo deltoide un’ora prima dell’intervento) o endovenosa (in contesti ospedalieri), a seconda della tipologia di intervento e delle condizioni cliniche del paziente. Le molecole più comunemente utilizzate includono:

  • desametasone: potenza antinfiammatoria molto elevata (25-30 volte il cortisolo), emivita biologica lunga (36-72 ore) / 4-8 mg in dose singola pre-operatoria o, in alternativa, 4 mg/die per 2-3 giorni nel post-operatorio;
  • metilprednisolone: potenza antinfiammatoria medio-alta (5-6 volte il cortisolo), emivita biologica media (18-36 ore) / 16, 32 o 40 mg (a seconda della tipologia di intervento) pre-operatoriamente o in dosi frazionate post-intervento.

La somministrazione pre-operatoria di corticosteroidi ha mostrato una maggiore efficacia nella riduzione di edema e dolore rispetto alla sola somministrazione post-operatoria.

Sicurezza e precauzioni

A dosaggi moderati e per brevi periodi (≤3 giorni), i corticosteroidi sono generalmente ben tollerati. Tuttavia, la loro somministrazione è controindicata o richiede estrema cautela in pazienti con:

  • diabete mellito non controllato (per il rischio di iperglicemia acuta);
  • infezioni sistemiche attive o immunodepressione;
  • patologie gastriche o epatiche in fase attiva.

Nel caso di somministrazione combinata con FANS, è fondamentale associare un gastroprotettore (es. inibitori di pompa protonica come omeprazolo) per ridurre il rischio di effetti gastrolesivi sinergici.

VADEMECUM CLINICO

Quando CONSIDERARE i corticosteroidi

  • Estrazioni complesse (es. ottavi inclusi o germectomie profonde)
  • Chirurgia implantare estesa, con innesti o accessi ampi
  • Rialzi del seno mascellare e chirurgia pre-protesica maggiore
  • Chirurgia maxillo-facciale minore con rischio di edema marcato
  • Pazienti in cui l’edema può compromettere funzioni o compliance

Quando EVITARE o usare con cautela i corticosteroidi

  • Diabete non compensato
  • Infezioni attive o immunosoppressione importante
  • Ulcera gastrica, epatopatie, rischio emorragico elevato
  • In associazione prolungata con FANS senza gastroprotezione

PRINCIPIO GUIDA
“La somministrazione mirata e a breve termine dei corticosteroidi può ottimizzare la gestione post-chirurgica, riducendo edema e dolore senza aumentare i rischi sistemici”.

Altri farmaci e coadiuvanti

Oltre ai farmaci principali come antibiotici, FANS e corticosteroidi, nella gestione del post-operatorio chirurgico odontoiatrico esistono numerosi altri presidi farmacologici e terapeutici, spesso impiegati come supporto complementare per ottimizzare la guarigione, migliorare il comfort del paziente e ridurre il rischio di complicanze locali.

Antisettici locali

Gli antisettici orali rappresentano una risorsa utile per il controllo della carica batterica locale, soprattutto nei pazienti con scarsa igiene orale o in presenza di ferite chirurgiche esposte. La clorexidina allo 0,12-0,20% (sotto forma di collutorio, spray o gel) è l’agente più utilizzato e viene generalmente prescritta per 5-7 giorni nel post-operatorio. È fondamentale informare il paziente circa i possibili effetti collaterali come pigmentazione temporanea dei denti, alterazione del gusto e desquamazione mucosa.

Probiotici

Alcuni studi recenti suggeriscono che l’uso di probiotici orali (es. Lactobacillus reuteri o Streptococcus salivarius) possa contribuire al riequilibrio della flora batterica orale e ridurre l’incidenza di infezioni secondarie o disturbi gastrointestinali correlati all’antibioticoterapia. Anche se le evidenze sono ancora limitate, l’integrazione probiotica può essere considerata nei pazienti sottoposti a terapia antibiotica sistemica prolungata o con disbiosi preesistenti.

Terapie locali: gel, spray e medicazioni

Gel a base di acido ialuronico, aloe vera, ozono o allantoina sono sempre più utilizzati per favorire la rigenerazione mucosa, ridurre l’infiammazione e promuovere una guarigione più rapida. In chirurgia implantare o rigenerativa, l’impiego di membrane riassorbibili impregnate di sostanze antimicrobiche rappresenta un’opzione valida per proteggere il sito chirurgico nei primi giorni.

Integratori e supporti nutrizionali

La guarigione dei tessuti orali è influenzata anche dallo stato nutrizionale del paziente. In alcuni casi, può essere utile consigliare un’integrazione di:

  • vitamina C e zinco, che favoriscono la sintesi del collagene e la rigenerazione tissutale;
  • vitamina D, implicata nei processi di guarigione ossea e nella modulazione immunitaria;
  • multivitaminici o supporti proteici nei pazienti anziani, debilitati o sottoposti a chirurgia maggiore.

Inoltre, è consigliabile fornire indicazioni alimentari specifiche nel post-operatorio, incoraggiando l’assunzione di cibi morbidi, nutrienti e non irritanti, e garantendo un’adeguata idratazione, specialmente nelle prime 48 ore.

Proposte operative e riflessioni sull’appropriatezza prescrittiva

La crescente consapevolezza del ruolo centrale della farmacoterapia nella gestione del post-operatorio odontoiatrico impone una riflessione critica sulla necessità di un uso razionale, personalizzato e basato sulle evidenze scientifiche. Il rischio di sovraprescrizione - in particolare per antibiotici e oppioidi - è tutt’altro che trascurabile, e può tradursi in effetti collaterali evitabili, aumento della resistenza antimicrobica e inutili costi per il sistema sanitario.

Checklist prescrittiva: uno strumento semplice per la pratica quotidiana

Per favorire l’appropriatezza prescrittiva, può essere utile dotarsi di una checklist semplificata, da usare in fase di pianificazione post-operatoria.
Alcuni punti chiave da considerare sono:

  • tipo e durata della procedura chirurgica;
  • stato sistemico del paziente e comorbilità;
  • condizioni locali (infezioni preesistenti, igiene, compliance);
  • farmaci in uso, allergie note;
  • preferenze e percezione del dolore del paziente.

Questa valutazione sistematica consente di evitare sovrapposizioni terapeutiche e di identificare i farmaci più indicati caso per caso.

Verso una prescrizione ragionata: il modello a tre livelli

Una proposta operativa utile per il clinico può essere l’adozione di un modello prescrittivo stratificato su tre livelli di rischio, strutturato nel seguente modo:

LIVELLO 1 – Chirurgia minore in paziente sano

Terapia:

  • nessun antibiotico
  • paracetamolo al bisogno
  • antisettico locale (se indicato)

Esempi: Estrazione semplice, mini-chirurgia mucosa, chirurgia implantare a basso impatto.

LIVELLO 2 – Chirurgia complessa o pazienti con comorbilità lievi/moderate

Terapia:

  • singola dose antibiotica pre-operatoria
  • paracetamolo e/o FANS (in base al profilo clinico)
  • corticosteroidi (se necessari)
  • antisettico locale
  • indicazioni nutrizionali

Esempi: impianti con rialzo, interventi di rigenerazione ossea, estrazioni multiple.

LIVELLO 3 – Pazienti fragili o interventi ad alto rischio infettivo

Terapia:

  • antibioticoterapia sistemica (5-7 giorni)
  • paracetamolo e/o FANS (con cautela in pazienti a rischio gastrointestinale o cardiovascolare)
  • corticosteroidi solo se i benefici superano rischi (es. diabete non compensato)
  • probiotici
  • monitoraggio clinico più serrato

Esempi: immunodepressi, diabetici scompensati, pazienti oncologici, interventi su aree infette.

Questo approccio consente di personalizzare la terapia in base al rischio clinico, evitando un trattamento “standard” per tutti e migliorando l’efficacia e la sicurezza delle cure.

Un cambio di paradigma: da protocollo standard a decisione clinica consapevole

La tendenza a prescrivere “per sicurezza” deve oggi lasciare il passo a un modello più dinamico, in cui la decisione terapeutica è parte integrante della strategia chirurgica, e non un automatismo.

Questo implica:

  • formazione continua e conoscenza aggiornata delle linee guida;
  • comunicazione chiara con il paziente circa gli obiettivi e i limiti della terapia;
  • monitoraggio degli effetti clinici e delle reazioni avverse.

Infine, è importante sottolineare che una buona gestione farmacologica non sostituisce la qualità chirurgica, ma la integra. Un approccio attento e bilanciato può ridurre complicanze, migliorare l’esperienza post-operatoria e rafforzare la fiducia del paziente nei confronti del trattamento odontoiatrico.

Conclusioni

Il trattamento farmacologico post-chirurgico in odontoiatria rappresenta un pilastro fondamentale per garantire il successo clinico delle procedure, migliorare il comfort del paziente e prevenire complicanze. Tuttavia, l’efficacia terapeutica va sempre bilanciata con l’appropriatezza prescrittiva, in un contesto che oggi richiede maggiore responsabilità clinica e adesione alle linee guida basate sull’evidenza. Antibiotici, FANS e corticosteroidi costituiscono i cardini della gestione farmacologica post-operatoria, ma il loro impiego deve essere selettivo, mirato e individualizzato. L’integrazione con antisettici, probiotici e supporti nutrizionali può contribuire a migliorare gli esiti, specialmente nei pazienti a rischio o in chirurgia maggiore. La sfida attuale per l’odontoiatra è duplice: da un lato, mantenere un elevato standard terapeutico e, dall’altro, ridurre l’uso inappropriato di farmaci, in particolare antibiotici e oppioidi. Solo attraverso una formazione continua, una valutazione pre-operatoria accurata e una comunicazione trasparente con il paziente è possibile ottimizzare l’intervento farmacologico, trasformandolo in uno strumento di cura realmente efficace, sicuro e sostenibile.

 

Bibliografia
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  10. Manuale antibiotici AWaRe (Access, Watch, Reserve) Edizione italiana del “The WHO AWaRe Antibiotic Book”. Gennaio 2023.
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  12. National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Prophylaxis against infective endocarditis: antimicrobial prophylaxis against infective endocarditis in adults and children undergoing interventional procedures. Clinical guideline. Reference number:CG64. Published: 17 March 2008. Last updated: 08 July 2016.
  13. Sollecito TP et al. The use of prophylactic antibiotics prior to dental procedures in patients with prosthetic joints: Evidence-based clinical practice guideline for dental practitioners–a report of the American Dental Association Council on Scientific Affairs. J Am Dent Assoc. 2015 Jan;146(1):11-16.e8.
  14. World Health Organization (WHO). Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance System (GLASS) – Report 2022.

 

 

Tecnologia digitale e salute orale: un nuovo standard di cura

Digitale e salute orale

Un sorriso sano non è solo una questione estetica: è il riflesso del benessere dell’intero organismo. Respirare, mangiare, dormire, parlare — ogni gesto quotidiano passa dalla bocca, un piccolo universo dove salute e tecnologia oggi si incontrano più che mai. Prendersi cura della salute orale significa migliorare la qualità della vita, prevenire disturbi che possono coinvolgere anche la postura, la digestione o il sonno e garantire un benessere duraturo nel tempo.

Gli esperti raccomandano controlli regolari, già a partire dall’infanzia, per intercettare e prevenire tempestivamente problemi come carie, malocclusioni o disturbi gengivali. Tuttavia, anche il paziente più attento può trascurare segnali invisibili o difficili da interpretare. È qui che entra in gioco la tecnologia digitale, capace di rivoluzionare l’esperienza della diagnosi e della cura.

Oggi gli studi dentistici più innovativi possono contare su strumenti come lo scanner intraorale iTero™, parte dell’ecosistema digitale di Align Technology: l’Align™ Digital Platform. Questo dispositivo permette di creare in pochi minuti una mappa tridimensionale della bocca, restituendo immagini ad altissima precisione e rendendo visibile ciò che a occhio nudo non si vede. Addio alle impronte tradizionali, fastidiose e imprecise: con la scansione digitale, il paziente vive un’esperienza confortevole e il medico ottiene una base di lavoro accurata e personalizzata.

 

Tecnologia digitale e salute orale

Il vantaggio non è solo tecnico, ma anche umano. La possibilità di mostrare in tempo reale lo stato di salute della bocca aiuta il paziente a comprendere meglio la propria situazione e a partecipare attivamente al percorso di cura. Con strumenti come iTero TimeLapse, ad esempio, il professionista può sovrapporre scansioni di momenti diversi e mostrare l’evoluzione del sorriso nel tempo: piccole variazioni nell’allineamento, usura dello smalto o regressioni gengivali diventano così visibili, motivando alla prevenzione e al mantenimento di buone abitudini. La tecnologia iTero™ NIRI (Near Infra-Red Imaging), invece, è un ausilio diagnostico per il rilevamento della carie interprossimale che può essere usata in modo sicuro a ogni visita, perché non comporta l’utilizzo di radiazioni.

La digitalizzazione in odontoiatria non è solo una tendenza tecnologica: è un passo avanti verso una medicina più predittiva, personalizzata e sostenibile. Ogni scansione diventa parte di un archivio digitale che consente al medico di monitorare costantemente i cambiamenti e pianificare trattamenti mirati, riducendo il margine d’errore e i tempi di intervento.

tecnologia digitale e salute orale

In questo scenario, la tecnologia di Align Technology rappresenta un alleato prezioso per i professionisti che vogliono offrire cure di eccellenza: diagnosi più precise, comunicazione più trasparente, pazienti più consapevoli.
Quando sarà il momento di valutare un percorso ortodontico, strumenti come lo scanner iTero™ permetteranno di simulare in anteprima il risultato di un eventuale trattamento con allineatori, trasformando la cura in un’esperienza visiva e motivante.

La salute orale inizia da qui: dalla conoscenza, dalla prevenzione e dalla possibilità di vedere con chiarezza ciò che prima era nascosto. Perché prendersi cura del proprio sorriso significa prendersi cura di sé e oggi, grazie alla tecnologia digitale, è più facile, preciso e confortevole che mai.

Scopri di più su
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Adempimenti e scadenze del mese di novembre

Adempimenti e scadenze

Un mese di grandi versamenti. Solo per la data del 17 novembre, l’Agenzia delle Entrate ha censito ben 139 adempimenti! Novembre è anche il mese della “rata grossa”, quella dell’acconto d’imposta non dilazionabile. Negli ultimi due anni era stata concessa la possibilità, per i contribuenti con ricavi o compensi non superiori a 170.000 euro, di rinviare il pagamento a gennaio dell’anno successivo e di rateizzarlo in cinque quote mensili di pari importo. Per il 2025, tuttavia, questa misura non è stata al momento confermata – salvo eventuali provvedimenti dell’ultima ora, che il Governo ha dichiarato di valutare “in base alla disponibilità di coperture”.
Rottamazione-quater delle cartelle esattoriali
Per chi ha aderito alla definizione agevolata optando per il pagamento rateale, la decima rata trimestrale è posticipata al 1° dicembre, con una tolleranza fino al 9 dicembre.
Iva trimestrale e novità per i forfetari
I contribuenti che rientrano nel limite di fatturato previsto dalla legge – 500.000 euro per gli operatori del settore odontoiatrico – e che hanno scelto la liquidazione Iva trimestrale, devono versare entro novembre l’imposta dovuta per il terzo trimestre dell’anno. La scelta per la liquidazione trimestrale va indicata nella dichiarazione annuale Iva. Una novità positiva introdotta dal DL 81/2025 riguarda i contribuenti forfetari, che potranno ora liquidare trimestralmente anche l’Iva dovuta per particolari operazioni (ad esempio, acquisti da fornitori esteri o reverse charge interno per spese di manutenzione).
Cripto-attività e partecipazioni
Scade in questo mese l’ultima delle tre rate relative all’imposta sostitutiva opzionale sulle plusvalenze potenziali derivanti da cripto-attività (come le criptovalute) o da partecipazioni in società di capitali. Si tratta di un’opportunità di risparmio fiscale prevista da precedenti provvedimenti, che potrebbe essere riproposta in futuro.
ZES Unica e altri adempimenti
Per le imprese odontoiatriche e odontotecniche che hanno presentato domanda di accesso al credito d’imposta per investimenti nella ZES Unica Mezzogiorno, da questo mese è possibile trasmettere la comunicazione integrativa obbligatoria per poter usufruire del beneficio.
Nel mese scade anche un versamento INAIL, mentre a fine novembre è previsto il pagamento dei contributi Enpam per gli iscritti alla cassa.

Agenzia delle entrate

Sabato 15 novembre

Adempimenti contabili

  • Fatture differite. Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna);
  • Acquisti intracomunitari, annotazione. Termine ultimo per l’annotazione nel registro degli acquisti e in quello delle vendite delle fatture di acquisto ricevute nel mese precedente, con riferimento a tale mese.

Comunicazioni

  • “Esterometro”. scade oggi il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente; la comunicazione non riguarda le operazioni per le quali è stata ricevuta una bolletta doganale o una fattura elettronica e gli acquisti di beni e servizi non rilevanti territorialmente ai fini IVA in Italia ai sensi degli artt. 7 - 7-octies del DPR 633/72, qualora siano di importo non superiore a 5.000,00 euro per singola operazione;

Regolarizzazioni

  • Autofattura di acquisto intracomunitario. Termine ultimo per i soggetti che nel mese di luglio hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi per i quali non hanno ricevuto la relativa fattura entro il mese di ottobre 2025, per emettere autofattura;
  • Autofattura integrativa di acquisto intracomunitario. I soggetti che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi, se hanno ricevuto una fattura indicante un corrispettivo inferiore a quello reale, devono emettere autofattura integrativa in relazione alle fatture registrate nel mese precedente;

Lunedì 17 novembre

Comunicazioni

  • ZES unica Mezzogiorno credito d’imposta investimenti, comunicazione integrativa, per le imprese che hanno già presentato domanda di accesso all’agevolazione entro il 30/5/2025 termine iniziale per presentare in via telematica la comunicazione integrativa attestante l’avvenuta realizzazione degli investimenti entro il 15/11/2025, la comunicazione integrativa va presentata a pena di decadenza dal diritto all’agevolazione.
  • “Dati aggiuntivi”, datori di lavoro con massimo cinque dipendenti al 31/12/2024, termine entro il quale il sostituto d’imposta deve trasmettere in allegato al modello F24 con il quale versa le ritenute fiscali mensili dei suoi dipendenti il nuovo modello denominato “PROSPETTO DELLE RITENUTE/TRATTENUTE OPERATE” sui redditi di lavoro dipendente o autonomo, ovvero a questi assimilati, relative al mese precedente; si tratta di una scelta facoltativa, in alternativa alla presentazione del consueto “modello 770” annuale.

Versamenti

  • Ritenute Irpef e addizionali regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo e dipendente corrisposti nel mese precedente;
  • Irpef, Irap (solo studi associati e società), Ires, Ivie e Ivafe, addizionali regionali e comunali, Iva annuale, Imposta sostitutiva dei “forfetari”. Versamento della rata degli importi dovuti a saldo di quanto dovuto per il 2024 e per la prima rata dell’acconto per il 2025, con applicazione dei previsti interessi, per coloro che hanno scelto la modalità rateale di versamento. L’adempimento riguarda nello specifico: la sesta rata degli importi dovuti per i soggetti che hanno versato la prima rata entro il 30.6.2025; la quinta rata per i soggetti che hanno versato la prima rata entro il termine del 21.7.2025 come da proroga disposta dal D.L. 84 del 2025; la quinta rata per i soggetti che hanno versato la prima rata entro il 30.7.2025, con la maggiorazione dello 0,4% a titolo di interesse corrispettivo; la quarta rata per i soggetti che hanno versato la prima rata entro il 20.8.2025, con la maggiorazione dello 0,4%;
  • Imposta sostitutiva per rivalutazione del valore di partecipazioni in società di capitali, possedute dalle persone fisiche non esercenti attività d’impresa. Versamento della terza rata dell’imposta sostitutiva del 16% ai fini della rivalutazione del costo o del valore di acquisto delle partecipazioni e dei terreni posseduti alla data dell’1/1/2023, al di fuori del regime d’impresa, affrancando in tutto o in parte le plusvalenze conseguite ex art. 67 co. 1 lett. a) - c-bis) del TUIR qualora le partecipazioni vengano cedute a titolo oneroso.
  • Imposta sostitutiva per rideterminazione del valore delle cripto-attività possedute all’1/1/2023. Versamento della terza rata dell’imposta sostitutiva del 14% ai fini della rideterminazione del valore delle cripto-attività possedute all’1/1/2023. Agli effetti della determinazione delle plusvalenze e delle minusvalenze su cripto-attività di cui all’art. 67 co. 1 lett. c-sexies) del TUIR può essere assunto, in luogo del costo o del valore di acquisto, il “valore normale” di dette cripto-attività alla data dell’1/1/2023, a condizione che il valore sia assoggettato alla suddetta imposta sostitutiva.
  • Imposta sostitutiva dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
  • Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari e forfetari per quanto dovuto a titolo di Iva, ad esempio sugli acquisti da fornitori esteri con applicazione del “reverse charge”, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;
  • Iva trimestrale, contribuenti che versano trimestralmente in base a opzione, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativamente al terzo trimestre dell’anno; da questa scadenza possono eseguire il versamento nel più lungo termine trimestrale anche i contribuenti forfetari, cosa finora non consentita;
  • Iva annuale, versamento nona rata, o della sesta o quinta a seconda dell’inizio del periodo di rateazione con maggiorazione degli interessi, dell'IVA relativa all'anno d'imposta 2024 risultante a conguaglio dalla dichiarazione “IVA 2025” presentata dai contribuenti non forfetari, in caso di scelta per il versamento del dovuto in modo autonomo, cioè non collegato alle scadenze dei versamenti per la dichiarazione dei redditi, in rate mensili.

Martedì 18 novembre

Comunicazioni

  • ZES unica Mezzogiorno credito d’imposta investimenti, comunicazione integrativa, per le imprese che hanno già presentato domanda di accesso all’agevolazione entro il 30/5/2025, termine iniziale per presentare in via telematica la comunicazione integrativa attestante l’avvenuta realizzazione degli investimenti entro il 15/11/2025, la comunicazione integrativa va presentata a pena di decadenza dal diritto all’agevolazione.

Lunedì 1 dicembre

Versamenti

  • Irpef, Irap (se dovuta), Ires, Ivie e Ivafe, imposta sostitutiva dei forfetari, versamento della seconda rata dell’acconto d’imposta per il 2025, dovuta in base alle dichiarazioni presentate quest’anno.

Agenzia delle entrate riscossione

Lunedì 1 dicembre

Versamenti

  • “Rottamazione quater”, termine per il versamento della decima rata dell’importo comunicato dall’Agenzia entrate riscossione a chi ha aderito a questa definizione agevolata dei debiti fiscali e contributivi con scelta per il versamento rateale. In considerazione dei 5 giorni di tolleranza concessi dalla legge, e dei differimenti previsti nel caso di termini coincidenti con giorni festivi, saranno considerati tempestivi i pagamenti effettuati entro martedì 9 dicembre 2025.

Inps

Lunedì 17 novembre

Versamenti

  • Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
  • Contributi della “Gestione separata” dovuti dai committenti, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori che possono qualificare questo compenso come “assimilato” al lavoro dipendente, relative ai compensi corrisposti nel mese precedente;
  • Contributi della “Gestione separata” dovuti dai professionisti, termine entro il quale i professionisti, in particolare gli igienisti dentali, se hanno scelto il versamento rateale devono versare una delle rate previste a saldo dei contributi dovuti per il 2024 e a titolo di prima rata di acconto per il 2025;
  • Eccedenze contributive della gestione artigiani, scade una rata del versamento del saldo e del primo acconto delle eccedenze sul minimale annuo dovuto dalle imprese artigiane odontotecniche;
  • Contributo “minimo” della gestione artigiani, scade una rata del contributo previdenziale minimo dovuto dai titolari di imprese artigiane odontotecniche, fissato per il 2025 in €. 4.460,64.

Inail

Lunedì 17 novembre

Versamenti

  • Premio dovuto in autoliquidazione, versamento della IV rata del premio per l’assicurazione degli infortuni sul lavoro dei dipendenti.

Enpam

Domenica 30 novembre

Versamenti

  • Quota A, per chi ha scelto il pagamento con domiciliazione bancaria, scade il termine per il versamento della ottava e ultima rata se si è optato per la rateizzazione in otto rate, della quarta e ultima se si è optato per la rateizzazione in quattro rate;
  • Quota B, seconda delle nove rate per chi avesse scelto questa modalità di rateazione con la domiciliazione bancaria.

 

Epulidi gengivali in aree ad alta valenza estetica. Trattamento chirurgico mini-invasivo Premium

Epulidi gengivali

Autori

Leonardo Di Vittorio
DDS collaboratore del Reparto di Patologia orale, Istituto Stomatologico Italiano, Milano
Direttore Scientifico: Prof. Andrea Edoardo Bianchi

 

Marco Roghi
MD, MFS, DDS, Responsabile del Reparto di Patologia Orale, Istituto Stomatologico Italiano, Milano.
Direttore Scientifico: Prof. Andrea Edoardo Bianchi

Le epulidi gengivali sono lesioni proliferative benigne di natura reattiva che originano dalla gengiva e dal tessuto connettivo sottostante. In questo articolo gli autori descrivono tre casi clinici in cui le epulidi gengivali sono state trattate con successo mediante l’impiego di laser a diodi.

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La Farmacia dei Servizi oggi: spunti gestionali per il dentista pediatrico

Farmacia dei Servizi
La Farmacia dei Servizi oggi: spunti gestionali per il dentista pediatrico

19 novembre ore 19:00-20:00

  • Relatore: Francesco Gamaleri, Farmacista e Pediatra
  • Moderatori: Luigi Paglia, Matteo Beretta

La Farmacia dei Servizi è un'evoluzione del ruolo tradizionale delle farmacie, che oltre alla dispensazione dei farmaci, offre una serie di servizi sanitari aggiuntivi. Questo modello mira a ridurre il carico sugli ospedali e sui medici di base; insieme all’assistenza farmaceutica, i farmacisti svolgono ruoli sempre più rilevanti, secondo gli indirizzi programmatici di salute pubblica, attraverso la prevenzione di malattie trasmissibili, l’esecuzione di screening, servizi di telemedicina cardiologica e pneumologica, l’accompagnamento dei pazienti con il monitoraggio delle corrette modalità d’uso dei farmaci secondo gli schemi di trattamento prescritti da MMG e Specialisti.

In questo ambito la collaborazione e la sinergia interprofessionali devono trovare sempre più spazio nel contesto dell'assistenza territoriale, a beneficio dei pazienti e per valorizzare i percorsi di prevenzione e cura.

L'offerta di servizi sanitari aggiuntivi tipici della Farmacia dei Servizi rappresenta un utile modello di sviluppo anche per le strutture odontoiatriche.

Viste le difficoltà sempre più evidenti della medicina territoriale, la farmacia e lo studio odontoiatrico resteranno le realtà mediche che presidieranno il territorio, con attività cliniche e di prevenzione e perché no, con l'offerta di servizi medici interdisciplinari da offrire alla popolazione.

 

Eco-sorrisi. Il futuro dell’odontoiatria è verde

Eco-sorrisi
3D Isometric Flat Conceptual Illustration of Expired and Unused Drugs Disposal.

La sostenibilità è stata abilmente descritta come la capacità di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere le risorse e le opportunità delle generazioni future.
Per gli studi dentistici questo concetto si traduce nell’impegno a ridurre al minimo l’impatto ambientale e a preservare le risorse naturali. Con l’aumento della consapevolezza sui cambiamenti climatici come minaccia per la salute pubblica e per la sostenibilità globale, il settore sanitario è quindi sempre più chiamato a ridurre le proprie emissioni di carbonio.
Oltre alle sfide ambientali, la sanità deve affrontare anche problemi di carattere sociale, come l’invecchiamento e l’aumento della popolazione. Questi cambiamenti demografici, uniti a una maggiore aspettativa di vita e alla crescente conservazione dei denti naturali fino alla vecchiaia, generano una crescente domanda di cure odontoiatriche. Ciò comporta un aumento del consumo delle risorse disponibili con un conseguente ampliamento dell’impronta ecologica del settore, in particolare dell’impronta di carbonio, ovvero la quantità di CO2 emessa.
L’industria della salute nel suo complesso è responsabile di circa il 4,4% delle emissioni globali di gas serra, con l’odontoiatria che contribuisce fino al 5% di questa cifra. Un esempio emblematico di come incida sull’ambiente proviene da uno studio condotto dall’Università Semmelweis, volto a esaminare l’impatto ecologico della sua facoltà di Odontoiatria. Il team di lavoro sull’odontoiatria sostenibile ha realizzato una valutazione completa dei rifiuti prodotti dal centro di formazione, che accoglie in media 642 pazienti al giorno. In un periodo di tre giorni, i ricercatori hanno raccolto quasi 180 kg di materiali pericolosi, evidenziando la rilevanza dell’impatto ambientale di queste strutture.

7 strategie per un cambiamento eco-friendly

Già nel 2018, la Federazione Dentale Internazionale (FDI) aveva sottolineato l’importanza della sostenibilità, dichiarando: “L’odontoiatria, in quanto professione, dovrebbe integrare gli obiettivi di sviluppo sostenibile nella pratica quotidiana e sostenere una transizione verso un’economia verde, al fine di promuovere vite sane e il benessere per tutti in ogni fase della vita”.
Cosa significa tutto ciò nella pratica, e come dovrebbero agire i team odontoiatrici?
Abbiamo individuato 7 leve strategiche su cui intervenire, seguendo un approccio che tutela l’ambiente senza trascurare le esigenze economiche e sociali. Alcune delle azioni proposte sono semplici, non comportano costi aggiuntivi e possono essere facilmente adattate agli studi odontoiatrici, a seconda delle loro caratteristiche e possibilità per compiere un primo passo verso una pratica sempre più sostenibile ed ecologica.

1. Ogni cura lascia un’impronta: gestire i rifiuti in modo sostenibile

Tra la costa ovest degli Stati Uniti e le Hawaii galleggia un’enorme massa di rifiuti plastici, soprannominata “l’ottavo continente”. Con un peso stimato di tre milioni di tonnellate — l’equivalente di due milioni di automobili — e un’estensione pari a tre volte la Francia, questa enorme concentrazione di plastica rappresenta un potente promemoria dell’impatto ambientale dei rifiuti.

Eco-sorrisi
Isola di plastica nell'Oceano

Il problema va oltre ciò che si vede: le nano- e microplastiche, particelle comprese tra 0,001 e 1000 µm e composte in gran parte da polietilene, sono ormai ovunque.
Presenti nei cosmetici, nei tessuti sintetici e originate dalla frammentazione di prodotti più grandi, recenti studi le hanno individuate persino nei fluidi corporei umani.
La plastica monouso, gli strumenti usa e getta e gli imballaggi costituiscono una delle principali fonti di inquinamento ambientale e, se non gestiti correttamente, aumentano il volume dei rifiuti danneggiando gravemente l’ecosistema.
Per ridurne l’impatto, è fondamentale adottare sistemi di gestione e riciclo dei rifiuti efficaci, anche se implementarli può risultare complesso: servono infatti formazione
del personale, tempo e risorse per garantire l’adesione ai nuovi protocolli.
Un corretto smaltimento dei rifiuti rappresenta un pilastro della sostenibilità nello studio dentistico e scegliere alternative riutilizzabili o biodegradabili — come le cannucce in acciaio inox al posto di quelle in plastica — è un passo concreto verso la riduzione dell’uso di materiali monouso e la tutela dell’ambiente.

Prescrivere con prudenza, smaltire con responsabilità: la gestione dei farmaci  in odontoiatria

Il team odontoiatrico è consapevole della necessità di ridurre la prescrizione di antibiotici, in linea con la crescente resistenza antimicrobica. Oltre a questo problema, però, sta emergendo una questione ambientale legata alla presenza di residui farmaceutici nell’ambiente, dovuta allo smaltimento scorretto dei medicinali. I pazienti non solo espellono metaboliti dei farmaci attraverso urine e feci, ma spesso eliminano i medicinali non utilizzati gettandoli nel WC o nel lavandino. Questi, sciolti nelle acque reflue, possono raggiungere fiumi e laghi, entrare nella catena alimentare e danneggiare la fauna, compreso l’uomo.

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Ecco alcuni utili accorgimenti per una gestione sicura e sostenibile dei farmaci nello studio dentistico:

  • Ogni settimana, gli assistenti alla poltrona controllano le scorte per assicurarsi che i farmaci vengano utilizzati entro la data di scadenza, i prodotti prossimi alla scadenza vengono spostati in avanti, mentre quelli scaduti sono rimossi e collocati in un contenitore dedicato allo smaltimento sicuro.
  • Quando prescrivi farmaci, informa i pazienti sul metodo sicuro e raccomandato a livello locale per lo smaltimento di medicinali e imballaggi.
  • Considera di mettere a disposizione nello studio una scatola per il deposito dei farmaci inutilizzati da parte di pazienti e staff, da portare regolarmente in farmacia o al servizio di smaltimento.
2. Spostarsi (e non) in modo sostenibile: mobilità attiva e telemedicina

In uno studio odontoiatrico è fondamentale considerare non solo gli spostamenti di personale e pazienti, ma anche il trasporto di beni e materiali necessari al funzionamento della struttura. Un’indagine condotta nel Regno Unito ha rivelato che la maggior parte delle emissioni di gas serra (64,5%) proviene proprio dagli spostamenti, seguita dagli approvvigionamenti (19%) e dal consumo energetico (15,3%). Questi dati evidenziano quanto sia cruciale ottimizzare la logistica, sia in termini di mobilità che di forniture.
Per ridurre gli impatti ambientali legati ai viaggi dei pazienti, è possibile adottare strategie organizzative più efficienti, come la prenotazione di appuntamenti familiari in blocco o la pianificazione di più trattamenti in una singola visita, ove clinicamente possibile. Parallelamente, una maggiore collaborazione con fornitori e laboratori odontotecnici può contribuire a diminuire la frequenza delle consegne, riducendo così il numero di viaggi necessari. Anche la scelta del mezzo di trasporto gioca un ruolo determinante.
Uno studio condotto presso l’ospedale Charité di Berlino ha confermato che gli spostamenti verso le strutture odontoiatriche rappresentano una fonte significativa di emissioni, con i pazienti che percorrevano in media 26,3 km per raggiungere la clinica, utilizzando prevalentemente i mezzi pubblici.
In quest’ottica, diventa essenziale promuovere forme di mobilità più sostenibili, come l’utilizzo del trasporto pubblico, la mobilità attiva (a piedi o in bicicletta) e il car sharing. Queste soluzioni non solo aiutano a ridurre le emissioni di gas serra e migliorare la qualità dell’aria, ma possono anche contribuire a una significativa riduzione dei costi operativi per pazienti e personale.

Come utilizzare le tecnologie, la telemedicina e le prescrizioni elettroniche, per ridurre gli spostamenti di personale e pazienti

Un’efficace strategia per ridurre le emissioni legate all’attività odontoiatrica è rappresentata dall’integrazione della teledontoiatria nella pratica clinica quotidiana. Questa tecnologia permette di effettuare consulenze, controlli e monitoraggi a distanza, limitando significativamente la necessità di spostamenti fisici da parte di pazienti così da poter offrire cure personalizzate, mantenendo elevati standard di qualità e riducendo al contempo l’impatto ambientale.

Eco-sorrisi
Consulto odontoiatrico online

Integrare la teledontoiatria con pratiche sostenibili non solo contribuisce alla riduzione dell’impronta di carbonio, ma favorisce anche una maggiore accessibilità alle cure, in particolare per i pazienti che non risiedono nei pressi dello studio o con difficoltà logistiche. Adottando questi approcci innovativi, gli studi odontoiatrici possono svolgere un ruolo attivo nella promozione della sostenibilità ambientale, senza compromettere l’efficacia e la qualità dell’assistenza.

3. Dal disinfettante al protossido: come proteggere l’ambiente con scelte responsabili

Ogni giorno negli studi odontoiatrici si fa largo uso di sostanze chimiche, prodotti per la disinfezione e la pulizia, apparecchiature radiografiche e protossido di azoto per la sedazione. Sebbene si utilizzi sempre meno l’amalgama, può sorgere l’eventualità di rimuoverla durante interventi di sostituzione delle otturazioni. Una gestione scorretta di questi composti può provocare la contaminazione delle acque e avere effetti nocivi sull’ambiente e sulla fauna selvatica.

4. Innovazioni per una clinica odontoiatrica più verde: efficienza energetica e energie rinnovabili

Un passo fondamentale verso la sostenibilità di uno studio dentistico è sicuramente il miglioramento dell’efficienza energetica. Le strutture sanitarie richiedono ingenti quantità di energia per l’illuminazione, il riscaldamento, il raffreddamento e il funzionamento delle apparecchiature.
Le cliniche odontoiatriche, soprattutto quelle equipaggiate con tecnologie avanzate e che trattano un grande numero di pazienti ogni giorno, affrontano sfide significative nel cercare di implementare pratiche energetiche sostenibili.
L’adozione di soluzioni a basso consumo contribuisce significativamente a ridurre il consumo energetico e le emissioni di CO2.
Inoltre, l’integrazione di fonti di energia rinnovabile, come i pannelli solari, può rappresentare una soluzione ecologica vantaggiosa.
Uno degli ostacoli principali all’adozione di tecnologie ecologiche è l’alto investimento iniziale richiesto, poiché il passaggio a dispositivi energeticamente efficienti, l’installazione di impianti fotovoltaici e l’introduzione di soluzioni per il risparmio idrico comportano un costo elevato. Nonostante ciò, questi investimenti promettono risparmi a lungo termine e apportano significativi benefici ambientali, contribuendo a un futuro più verde e a una riduzione dell’impatto ecologico complessivo dello studio.

5. Ogni goccia conta: strategie per un uso responsabile dell’acqua nello studio odontoiatrico

L’acqua pulita è una risorsa preziosa ma limitata, essenziale non solo per l’erogazione dell’assistenza sanitaria, ma anche per la stessa esistenza della vita umana.
Una persona su otto, a livello globale, non ha accesso ad acqua sicura e pulita.
Le strutture odontoiatriche impiegano acqua per una varietà di scopi, dalla sanificazione degli strumenti al semplice risciacquo della bocca da parte dei pazienti.
Un utilizzo eccessivo dell’acqua può esercitare una pressione sulle risorse idriche locali e contribuire al fenomeno della sua scarsità, in particolare nelle zone dove le risorse sono già limitate.
L’adozione di dispositivi per il risparmio idrico, come rubinetti a basso flusso, può ridurre significativamente il consumo di acqua, favorendo la conservazione della risorsa e contribuendo anche alla riduzione dei costi operativi delle strutture.
Tuttavia, per gli studi odontoiatrici di dimensioni contenute, l’introduzione di soluzioni sostenibili può presentare delle difficoltà, poiché gli spazi ristretti e le risorse limitate rendono complicata l’adozione di tecnologie verdi.
Per esempio, l’installazione di sistemi idrici efficienti o di impianti energetici a basso consumo in edifici più vecchi potrebbe richiedere ristrutturazioni significative e costose.
Inoltre, le piccole strutture odontoiatriche non sempre dispongono del supporto amministrativo necessario, e la gestione delle iniziative sostenibili ricade direttamente sulle spalle dei professionisti. La sfida di conciliare le attività cliniche quotidiane con la gestione di progetti di sostenibilità può quindi risultare particolarmente gravosa.

6. Materiali verdi per un sorriso sostenibile

La scelta dei materiali in ambito odontoiatrico rappresenta un elemento chiave per promuovere la sostenibilità ambientale.
Utilizzare materiali biocompatibili, non tossici, riciclabili o biodegradabili consente di ridurre in modo significativo l’impatto ecologico dei trattamenti e delle procedure cliniche.
Per un approccio realmente sostenibile, gli studi dentistici dovrebbero orientarsi verso materiali provenienti da fonti rinnovabili e a basso impatto ambientale durante l’intero ciclo di vita — dalla produzione allo smaltimento. Ciò implica preferire soluzioni che richiedano un minore consumo di energia e risorse idriche e che contribuiscano a ridurre le emissioni di gas serra.

Denti fissi, impatto zero: missione possibile?

Nel campo dell’implantologia è importante scegliere materiali che non siano solo resistenti e biocompatibili, ma anche ecologici. Il titanio è oggi il materiale più utilizzato per la realizzazione degli impianti, grazie alla sua elevata resistenza, durata nel tempo e perfetta integrazione con i tessuti umani.
Tuttavia, la produzione del titanio può essere energivora e dannosa per l’ambiente.
Per questo motivo, si stanno studiando alternative più sostenibili, come lo zirconio. Questo materiale ceramico non solo garantisce buoni livelli di biocompatibilità e resistenza, ma presenta anche un ciclo produttivo potenzialmente meno impattante dal punto di vista ambientale. Investire nella ricerca di soluzioni implantari più ecologiche potrebbe rappresentare un passo importante verso un’odontoiatria realmente sostenibile.

7. Fare bene e farsi scegliere: quando l’ambiente fa crescere lo studio

Un passo fondamentale verso la transizione green dello studio dentistico è sicuramente rappresentato dalla digitalizzazione. Non è necessario iniziare con grandi investimenti: spesso, bastano semplici accorgimenti per ridurre l’uso della carta, come sostituire le comunicazioni cartacee con promemoria e messaggi via e-mail, stampare documenti fronte-retro e riutilizzare buste. Anche se si tratta di azioni apparentemente modeste, contribuiscono concretamente a migliorare l’efficienza e la sostenibilità dello studio.
Questo approccio non rappresenta solo un valore aggiunto per lo studio stesso, ma viene anche riconosciuto e apprezzato dai pazienti, sempre più attenti alle pratiche ecologiche e responsabili.
In questo contesto, un’attività odontoiatrica attenta all’ambiente può trarre numerosi vantaggi dall’adozione di comportamenti sostenibili:

  • Distinguersi nel mercato e nella comunicazione online, rafforzando la propria identità;
  • Attrarre nuovi pazienti, sensibili ai temi ambientali e alla lotta contro il cambiamento climatico;
  • Ridurre i costi operativi, grazie all’impiego di strumenti riutilizzabili in alternativa a quelli monouso e inquinanti.

In definitiva, la sostenibilità non è solo una questione di immagine o di conformità a determinati standard, ma si configura come una reale opportunità di crescita, innovazione e promozione per lo studio dentistico moderno.

 

Take Home Message
  • La sostenibilità non è un costo, ma un investimento a lungo termine: migliora l’efficienza dello studio e ne rafforza la reputazione.
  • Anche le piccole azioni quotidiane fanno la differenza nell’impatto ambientale complessivo dello studio.
  • I pazienti apprezzano e premiano le scelte ecologiche, preferendo professionisti attenti all’ambiente e all’etica.
  • Digitalizzazione, riduzione dei rifiuti e materiali biocompatibili sono strumenti concreti e già disponibili.
  • Innovare in modo sostenibile significa contribuire attivamente a un futuro più sano e responsabile per tutti.

 

Bibliografia

Duane, B., Berners-Lee, M., White, S., Stancliffe, R., & Steinbach, I. (2017). An estimated carbon footprint of NHS primary dental care within England: How can dentistry be more environmentally sustainable? British Dental Journal, 223(8), 589-593. fdiworlddental.org/sustainability-dentistry semmelweis.hu/english/2025/01/semmelweis-university-investigates-the-environmental-impact-of-dental-care/
Fennell-Wells A, Duane B, Ashley P, Morgan E. The environmental impact of nitrous oxide inhalation sedation appointments and equipment used in dentistry. Eur Arch Paediatr Dent. 2024 Jun;25(3):393-408. doi: 10.1007/s40368-024-00895-6. Epub 2024 Apr 28. PMID: 38679632.
Frank, A. C., Kunzle, P., & Paris, S. (2023). Verkehrswege und damit verbundene Treibhausgasemissionen im Rahmen zahnärztlicher Behandlungen an der Berliner Charité. Abstract. sustainablehealthcare.org.uk/ wp-content/uploads/2024/09/how_to_guide_sustainable_dentistry.pdf

 

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