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Abutment CAD-CAM in zirconia, i risultati su salute ed estetica perimplantare

Un abutment implantare Cad-Cam in zirconia (Zr) potrebbe offrire grandi vantaggi in termini di salute ed estetica perimplantare. Un gruppo di ricercatori iraniani ha voluto verificare questa ipotesi attuando una revisione sistematica della letteratura. Gli autori hanno pubblicato i risultati dello studio sul Journal of Clinical and Experimental Dentistry.

Come s'è svolta la ricerca

Per questa revisione, i ricercatori hanno consultato cinque banche dati (PubMed, Web of Science, Scopus, ProQuest ed Embase) alla ricerca di studi clinici che valutassero gli abutment in Zr. Gli esiti di interesse includevano la stabilità della papilla interprossimale (PS), la recessione della papilla (REC), i punteggi estetici rosa e bianco (PES, WES), il livello marginale dell'osso (MBL), il colore e il contorno dei tessuti molli. Gli autori, per completezza, hanno eseguito anche ricerche manuali su riviste in lingua inglese fino a settembre 2020.

I risultati degli abutment CAD-CAM in zirconia

Sono stati inclusi sei studi su un totale di 412 ottenuti dalla ricerca. I disegni degli studi erano sia prospettici (n=3) che trial clinici randomizzati (n=3). Il riempimento della papilla, il punteggio estetico rosa e bianco, la distanza dalla cresta ossea dei denti adiacenti al punto di contatto (CPB) e la distanza tra dente e impianto (ITD) non erano significativamente diversi tra gli abutment Zr CAD/CAM e gli abutment Zr di serie. Tuttavia, la stabilità dei tessuti molli e l'indice di recessione erano migliori negli abutment Zr CAD/CAM.

Le conclusione

Secondo gli studi inclusi, gli abutment CAD/CAM in zirconia possono migliorare la stabilità dei tessuti molli e ridurre l'indice di recessione. Tuttavia, non si evidenziano differenze tra gli abutment CAD/CAM e quelli di serie per quanto riguarda i punteggi estetici, la distanza dal punto di contatto e il riempimento della papilla. Secondo gli autori, la scelta tra abutment di serie e abutment implantari Zr CAD/CAM personalizzati può essere influenzata anche da fattori secondari, come la facilità di fabbricazione, l'accesso al software, le preferenze o i costi. Tuttavia, poiché gli studi presenti in questo campo non sono concordanti, secondo i ricercatori iraniani sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire meglio questi altri aspetti.

Terapia antitrombotica, la gestione perioperatoria in studio

La terapia antitrombotica può rappresentare un ostacolo o una preoccupazione per il paziente odontoiatrico, nonché per l'odontoiatra. La sospensione della terapia anticoagulante, infatti, riduce i rischi di sanguinamento perioperatorio, esponendo però il paziente al rischio di trombosi. Qual è la migliore soluzione, quella più sicura? Una recente revisione sistematica, pubblicata sull'IJERPH, ha approfondito il tema. Dalla ricerca, condotta da un gruppo di ricercatori per la maggior parte italiani, emergono utili indicazioni, ma soprattutto rassicurazioni.

Gli studi sui pazienti in terapia antitrombotica analizzati

I ricercatori hanno condotto una ricerca bibliografica utilizzando Pubmed/Medline, EMBASE e Cochrane. Per ragioni metodologiche, hanno preso in considerazione solo articoli di studi clinici randomizzati (RCTs). Per la stessa ragione, hanno deciso di non applicare alcuna restrizione sul periodo di pubblicazione, sul tempo di follow-up o sui parametri clinici considerati. Complessivamente hanno preso dunque in esame 8 studi clinici randomizzati.

Procedure dentali e rischio di sanguinamento

Per affrontare razionalmente il tema e leggere correttamente i risultati dello studio, gli autori suggerisocno di considerare un dato oggettivo. I trattamenti odontoiatrici non sono tutti uguali, neppure sotto il profilo del rischio di sanguinamento. Rimozione del tartaro e trattamenti restaurativi ed endodontici non chirurgici, per esempio, sono considerati a basso rischio. Per contro, estrazioni chirurgiche, estrazioni multiple e chirurgia orale complessa sono associate ad alto rischio. L'odontoiatra, dunque, deve innanzitutto prendere in considerazione questi parametri e poi valutare anche la salute sistemica del paziente.

I risultati della ricerca

Dall'analisi degli studi è emerso che la maggior parte dei pazienti in terapia antitrombotica ha sperimentato sanguinamenti lievi durante la chirurgia dentale. Episodi trattati con misure locali di emostasi. Nei casi di interventi ad alto rischio o nei pazienti con comorbilità che influenzano l'accumulo del farmaco, gli autori consigliano una valutazione precisa e una terapia personalizzata. Più in generale, l'uso di misure emostatiche locali è risultato generalmente efficace per il controllo del sanguinamento, senza ulteriori terapie farmacologiche o sospensione della terapia antitrombotica. Tuttavia, per definire meglio la sicurezza degli anticoagulanti ad azione diretta in particolari contesti clinici, secondo gli autori della ricerca sono necessari altri studi. Sapendo che nel prossimo futuro, però, l'avvento di nuovi anticoagulanti, come per esempio l'anti fattore XIa, potrebbe ridurre ancor di più il rischio di sanguinamento nei pazienti odontoiatrici.

Parodontite, una dieta restrittiva potrebbe aiutarne la cura

La parodontite è una malattia ancora oggi sottostimata, non certo dagli odontoiatri. I pazienti, infatti, si rivolgono spesso tardivamente all'odontoiatra che ne può solo compiere la diagnosi. La cura di questa patologia, com'è noto, è lunga e articolata, perché complesse e multifattoriali sono le cause. Diversi studi hanno dimostrato che la dieta può influenzare la salute parodontale. Una recente revisione sistematica, pubblicata su Clinical Oral Investigations, ha voluto approfondire la questione. Cioè valutare l'effetto delle restrizioni dietetiche sulla parodontite. Lo studio, condotto prevalentemente presso il King's College di Londra, ha esaminato gli effetti delle restrizioni caloriche sulla progressione della malattia parodontale e sulla risposta al trattamento. Giungendo a conclusioni, seppur parziali e provvisorie, davvero interessanti e di grande rilevanza clinica.

Le fonti dello studio

Per condurre questa revisione, gli autori della pubblicazione hanno eseguito una ricerca su Medline, Embase e Cochrane, ed esaminato manualmente gli studi pertinenti. I ricercatori hanno incluso solo studi preclinici e sull'uomo che riportavano le conseguenze delle restrizioni caloriche sui parametri clinici e infiammatori correlati alla parodontite. Per valutare il rischio di bias, hanno utilizzato il sistema Newcastle Ottawa e la scala SYRCLE.

Gli articoli su dieta e parodontite presi in esame

Sono stati individuati inizialmente 4980 articoli, ma solo 6 studi soddisfacevano i criteri di inclusione. Questi includevano 4 studi su animali e 2 studi su esseri umani. Nonostante il numero limitato degli studi presi in esame e l'eterogeneità dei dati, è emerso un quadro interessante. Tutte le ricerche hanno indicato che le restrizioni caloriche potrebbero ridurre lo stato infiammatorio locale e sistemico, e rallentare la progressione della malattia parodontale rispetto a una dieta normale. La restrizione calorica è idealmente definita come una riduzione della assunzione media di calorie quotidiane tra il 10 e il 40%, senza malnutrizione e senza intaccare l'apporto di nutrienti essenziali come vitamine e minerali. Diversi studi hanno sottolineato effetti benefici della riduzione dell'apporto calorico come riduzione del sanguinamento gengivale e diminuzione dell'infiammazione e della perdita dei denti.

Le conclusioni, parziali ma interessanti

Questa revisione sistematica rappresenta il primo studio che esamina gli effetti delle restrizioni dietetiche sulla parodontite. Nonostante la scarsità degli studi disponibili, i risultati suggeriscono che le restrizioni caloriche possono migliorare le condizioni parodontali riducendo l'infiammazione e promuovendo una migliore risposta al trattamento. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per confermare questi risultati e fornire evidenze più solide.

La rilevanza clinica dello studio

Secondo i ricercatori è significativa l'informazione emersa dalla revisione sistematica. Le restrizioni dietetiche potrebbero rappresentare un'opzione terapeutica complementare per i pazienti affetti da parodontite. Le evidenze, finora disponibili, indicano che la dieta può svolgere un ruolo importante nella gestione della malattia parodontale. La speranza è che questa ricerca incoraggi nuovi studi ancor più approfonditi e stimoli l'attenzione sulla dieta come parte integrante del trattamento per la cura della parodontite.

IA e carie, sempre più vicina la diagnosi dalle fotografie

IA (Intelligenza artificiale) e carie sono legate tra loro, per così dire, in senso direttamente proporzionale. Al crescere dell'una, l'IA, l'altra infatti potrà essere diagnosticata con più facilità attraverso l'analisi di immagini. Per questa ragione, una recente revisione sistematica, condotta sotto la guida dell'Università di Toronto, Canada, ha voluto analizzare le prestazioni dei modelli di intelligenza artificiale nella rilevazione della carie su fotografie. Gli autori dello studio hanno pubblicato i risultati sulla rivista Oral Diseases.  Risultati che mostrano il livello di performance raggiunto dall'IA, ma anche l'incompletezza degli studi condotti sino ad oggi in questo ambito.

Alcune premesse

I ricercatori hanno analizzato caratteristiche metodologiche e metriche degli studi clinici che utilizzano algoritmi di deep learning e altri algoritmi di machine learning. Per individuare gli studi, hannno interrogato le seguenti banche dati:EMBASE, Medline e Scopus. Infine, per considerare il rischio di bias, hanno impiegato lo strumento di valutazione della qualità degli studi di accuratezza diagnostica 2 (QUADAS-2).

I risultati osservati

Su 3410 articoli identificati, sono stati inclusi 19 studi. Sei studi avevano un basso rischio di bias, mentre sette studi non presentavano preoccupazioni di applicabilità per tutti i domini. Le metriche di valutazione erano varie e sono state applicate su diversi livelli. Gli F1-score per la classificazione e la rilevazione variavano rispettivamente tra il 68,3% e il 94,3% e tra il 42,8% e il 95,4%. Indipendentemente dal compito, gli F1-score per le fotocamere professionali erano tra il 68,3% e il 95,4%, per le fotocamere intraorali tra il 78,8% e l'87,6%, e per le fotocamere degli smartphone tra il 42,8% e l'80%. Gli studi limitati hanno impedito una valutazione accurata delle prestazioni dell'IA per lesioni di diversa gravità.

IA e carie, diagnosi su fotografie

Negli ultimi anni, il numero di modelli di IA per la rilevazione della carie dentale su fotografie orali è aumentato costantemente. Nonostante l'eterogeneità metodologica e la variabilità delle metriche di valutazione, l'applicazione dei modelli di IA sembra promettente per la rilevazione della carie dentale da fotografie orali. Tuttavia, ulteriori ricerche sull'IA per la rilevazione della carie dentale dovrebbero affrontare le limitazioni metodologiche riscontrate in questa revisione. Secondo gli autori, sono necessari studi controllati su larga scala, tenendo conto dei potenziali fattori di confondimento.

Cosa servirebbe per migliorare gli studi

Secondo gli autori della ricerca, maggiore trasparenza riguardo ai parametri dei dispositivi di registrazione e ai metodi di elaborazione migliorerebbe la comprensione dei risultati degli studi. Inoltre, dovrebbe essere esplorato il potenziale delle fotocamere degli smartphone nella rilevazione della carie dentale in diversi contesti. Infine, sempre secondo i ricercatori, i futuri studi dovrebbero considerare i fattori di confondimento, come i contesti e gli operatori (pazienti, clinici, ricercatori), insieme ad altri aspetti come le tecniche di pre-elaborazione, la dimensione del campione, il punto di riferimento, la regione di interesse e la frequenza della carie, che possono influenzare i risultati.

Parodontite, gli effetti dell’air-polishing con eritritolo e clorexidina

La parodontite è una malattia multifattoriale che richiede un approccio lungo e complesso. Un recente studio, pubblicato sulla rivista Clinical Oral Investigations, ha messo alla prova l'efficacia dell'air-polishing subgingivale con polvere di eritritolo. I ricercatori, afferenti alle Università di Brescia e Ferrara, hanno testato questo trattamento nei pazienti affetti da parodontite in forma severa.

Parodontite severa trattata con air-polishing

Per comprendere l'effetto di questa procedura sul microbioma subgingivale, gli autori dello studio hanno selezionato quaranta pazienti con parodontite allo stadio III-IV. Quindi hanno scelto le tasche con una profondità di sondaggio tra 5 e 9 mm e sanguinamento al sondaggio come siti sperimentali. Tutti i pazienti hanno ricevuto una sessione completa di air-polishing supragengivale con eritritolo e strumentazione ultrasonica. Il gruppo di prova ha ricevuto anche un trattamento aggiuntivo di air-polishing subgingivale nei siti sperimentali. Per poi prelevare campioni microbiologici subgingivali dal sito sperimentale con la profondità di sondaggio maggiore al basale.

Gli obiettivi dello studio

L'obiettivo principale di questa parte dello studio era valutare i cambiamenti nel numero di siti sperimentali dopo tre mesi. Inoltre, i ricercatori hanno condotto un'analisi aggiuntiva dei patogeni parodontali e di altri batteri della placca subgingivale utilizzando una microarray di PCR quantitativa in tempo reale.

I risultati osservati

Nei pazienti del gruppo di prova, i ricercatori hanno riscontrato un aumento significativo di alcune specie batteriche amiche della salute, come Abiotropha defectiva, Capnocytophaga sputigena e Lautropia mirabilis. Allo stesso tempo, hanno rilevato una diminuzione dei patogeni parodontali come Actinomyces israelii, Catonella morbi, Filifactor alocis, Porphyromonas endodontalis, Sele-nomonas sputigena, Tannerella forsythia, Treponema denticola e Treponema socranskii. Nel gruppo di controllo, invece, hanno osservato una diminuzione significativa solo di Filifactor alocis, Tannerella forsythia e Treponema socranskii.

Il significato clinico dello studio

L'aggiunta di polvere eritritolo con clorexidina nell'air-polishing subgingivale sembra favorire un cambiamento del microbioma parodontale verso una condizione più equilibrata e salutare rispetto al trattamento convenzionale. Questo studio fornisce ulteriori evidenze sulla rilevanza clinica dell'air-polishing subgingivale nel trattamento delle tasche parodontali profonde sanguinanti nei soggetti affetti da parodontite.

Incisivi immaturi traumatizzati, i risultati di un trattamento endodontico

Gli incisivi immaturi traumatizzati rappresentano una sfida per l'odontoiatria. Un recente studio ha valutato i risultati a lungo termine dei trattamenti endodontici su questi denti. Il Dipartimento di Scienze della Salute Orale dell'Ospedale Universitario di Leuven, Belgio, ha condotto la ricerca. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of Endodontics.

Gli incisivi immaturi traumatizzati presi in esame

I ricercatori hanno analizzato 183 incisivi superiori immaturi traumatizzati trattati con pulpotomia, apecificazione o procedura endodontica rigenerativa (REP). Il follow-up è stato effettuato per un periodo compreso tra 4 e 15 anni. Utilizzando criteri clinici e radiologici standardizzati per valutare le risposte pulpari e parodontali/ossee.

I risultati osservati nel tempo

Dopo 7,3 anni, il tempo medio di follow-up, l'86,9% dei denti trattati è rimasto funzionale, mentre il 36,5% ha sviluppato risposte dei tessuti. Tuttavia, nel decretare il risultato finale, alcuni fattori sono emersi come determinanti. Lo stadio di sviluppo radicolare al momento del trauma, per esempio, è risultato un fattore significativo. I denti con una lunghezza radice inferiore a ¾ hanno mostrato un rischio più elevato di risposte dei tessuti sfavorevoli. Inoltre, il tipo di intervento endodontico ha influito sul risultato. In particolare, la procedura endodontica rigenerativa (REP) ha mostrato i risultati peggiori rispetto all'apecificazione.

Le complicanze più gravi

I ricercatori hanno osservato che la perdita del dente si è verificata nel 13,1% dei casi, in genere entro un periodo di 3,2 anni. Gli autori hanno correlato questo dato al tipo e alla complessità dell'evento traumatico, nonché allla tipologia dell'intervento endodontico. L'apecificazione ha dimostrato risultati migliori rispetto alla procedura endodontica rigenerativa (REP), e dunque minori rischi di perdita del dente.

Le conclusioni dei ricercatori

In conclusione, gli incisivi immaturi traumatizzati sottoposti a trattamento endodontico possono essere conservati in modo funzionale nel lungo periodo. Tuttavia, secondo gli autori dello studio, per ottenere risultati favorevoli è fondamentale considerare lo stadio di sviluppo radicolare, il tipo di intervento endodontico e la complessità dell'evento traumatico occorso.

Dima radiologica in chirurgia guidata: dalla pianificazione al posizionamento degli impianti

Per eseguire con successo un intervento di chirurgia guidata, il primo passo è certamente effettuare una diagnosi corretta. La dima radiologica in questo gioca un ruolo essenziale, poiché facilita le operazioni di matching dei file DICOM e del modello.

La costruzione della dima radiologica: il passaggio chiave in chirurgia guidata

Nella costruzione di una dima radiologica per prima cosa è necessario controllare:

  • la disponibilità di osso (sia verticale sia orizzontale)
  • la presenza di una buona struttura anatomica di supporto che possa garantire un corretto e stabile posizionamento delle dime stesse (radiologica e chirurgica)
  • gli ingombri
  • l’apertura della bocca del paziente
  • la presenza di metalli nel cavo orale (possono generare un fastidioso effetto scattering che può alterare le immagini radiologiche della CBCT).

Verificati tutti questi fattori, si procederà alla presa dell’impronta tradizionale (l’impronta digitale è consigliata solo nel caso in cui non si debba realizzare una dima radiologica).

Essendo questo un passaggio essenziale in grado di influenzare tutti i passaggi successivi, deve necessariamente essere raccomandato il totale rispetto dei tempi di indurimento dei diversi materiali che le case produttrici indicano.

Nella scelta del materiale d’impronta da utilizzare è importante distinguere tra edentulia totale o parziale:

  • edentulia parziale - i siliconi bicomponenti (base light) sono da preferire agli alginati i quali, non consigliati, se comunque utilizzati devono essere sviluppati immediatamente.
  • edentulia totale - i polieteri (tipo impregum) sono da preferire agli alginati i quali, non consigliati, se comunque utilizzati devono essere sviluppati immediatamente. È importante durante la presa di impronta comprimere bene le mucose.

 

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Ricevuta l’impronta, l’odontotecnico procederà alla sua colatura con un gesso extra duro di classe IV. È consigliata la realizzazione di un modello master così da avere sempre la possibilità di duplicare i modelli utilizzati in caso di necessità.

Ottenuto il modello in gesso si procederà alla costruzione della dima radiologica con un approccio che ancora sarà differente a seconda che ci troviamo a trattare un caso di edentulia parziale o totale. Più precisamente:

  • edentulia parziale - creare un bite utilizzando un disco termo stampabile con uno spessore minimo di 1,5 mm che garantisca una discreta rigidità.
  • edentulia totale - creare una base e un vallo di stabilizzazione in resina auto o foto polimerizzabile non radiopaca, oppure duplicare la protesi del paziente.

Per ottenere una corretta occlusione centrica è sempre consigliato utilizzare un wax-up o, in alternativa, il duplicato della protesi del paziente.

 

 

Come effettuare il corretto posizionamento della dima radiologica

Il posizionamento sulla dima radiologica di marker radiopachi fissati con colla cianoacrilica garantisce il corretto matching. I marker saranno collocati:

  1. zona intercisale palatale o linguale
  2. zona vestibolare all’altezza dei due canini
  3. zona vestibolare in prossimità dei due molari

così da formare dei triangoli.

 

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La modellazione dei denti mancanti sulla dima radiologica sarà l’elemento che faciliterà poi, in fase di progettazione implantare, la collocazione dell’impianto nella posizione in grado di garantirne il corretto profilo d’emergenza.

 

L'esame radiologico Tac o Cone-beam

Una volta costruita la dima radiologica e assicuratisi del corretto posizionamento e della stabilità della dima nel cavo orale del paziente, si può procedere all’esecuzione dell’esame radiologico Tac o Cone-beam. Si consiglia di eseguire l’esame CBCT a morso chiuso in occlusione centrica, senza spaziatori o forchette che possono causare spostamenti o sollevamenti della dima radiologica.
Per ottenere immagini facilmente utilizzabili e correttamente visualizzabili dal software, settare il dispositivo radiologico come segue:

  • Formato DICOM Standard
  • Slice da 0,3 a 0,6 mm
  • FOVa8cm
  • No filtro anti-scattering
  • No sistema Stitching

 

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Rigenerazione ossea, il successo dipende anche dalla barriera impiegata

La rigenerazione ossea offre ormai da tempo nuove speranze ai pazienti in cura negli studi odontoiatrici. Le tecniche in uso sono diverse e in continua evoluzione. Un recente studio, pubblicato sul Journal of Osseointegration, ha messo a confronto due diverse barriere di collagene. Lo scopo dei ricercatori era valutare l'efficacia e la durata nel tempo di questi ausili, così importanti per il successo del trattamento. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori di New Delhi, liberi professionisti, con l'aiuto di un collega del Maryland, USA.

Lo studio, in sintesi

I ricercatori hanno creato 4 gruppi di studio, ciascuno composto da 10 alveoli. Nel primo gruppo hanno eseguito un innesto osseo Bio-Oss (Geistlich Pharma AG, Wolhusen, Svizzera) e preservato il sito con una membrana di collagene. Nel secondo gruppo, hanno impiegato un innesto osseo Bio-Oss e un tappo di collagene. Nel terzo gruppo, si sono avvalsi di un innesto osseo Ti-oss (Ti-oss, Gyeonggido, Corea del Sud) e di una membrana di collagene. Infine, nel quarto gruppo, hanno eseguito il medesimo innesto, preservando il sito però con un tappo di collagene. Come tappi, hanno impiegato Rapi plug (Dalim Pharma, Seoul, Corea del Sud), come membrane, invece, Ossix plus (Datum Dental, Israele).

Gli esami sulla rigerenazione ossea

Al termine del processo di guarigione dei siti trattati, i ricercatori hanno eseguito delle biopsie per sottoporre i campioni prelevati, fissati in formalina tamponata neutra per 24 ore,  a esame istopatologico. Gli gli autori dello studio hanno rilevato la presenza di osso maturo in tutti i campioni prelevati dai 4 gruppi. Tutttavia, affinché il processo i guarigione avvenga nel migliore dei modi, sottolineano, è bene che il sito resti protetto il più a lungo possibile.

La membraba di collagene è meglio del tappo

Nel condurre la ricerca, gli autori dello studio hanno riportato quindi i dati presenti in letteratura sui tempi di riassorbimento delle barriere di collagene impiegate in questi contesti. Un tappo di collagene può resistere 14-56 giorni, mentre una membrana può durare da 4 a 32 settimane. Di qui le conclusioni dei ricercatori: scegliere una membrana a lunga durata come Ossix plus anziché un tappo sembra essere l'opzione più conveniente per affrontare un trattamento di rigerenazione ossea come quella presa in esame nello studio.

La chiave del successo in endodonzia

Nonostante i progressi nei materiali e nelle tecniche, l’endodonzia rimane una delle branche più sfidanti, dove l’insuccesso può deludere anche professionisti esperti. L’obiettivo ideale di svuotare i canali radicolari lasciando uno spazio asettico e sagomato fallisce in percentuali variabili a seconda degli studi, con punte del 30% a distanza di anni. Persistendo le nicchie batteriche, grazie al contatto con i fluidi biologici si può instaurare una lesione secondaria che può anche estendersi alla superficie radicolare esterna in presenza di specie come Actinomycetes. Davanti a una lesione endodontica cronica, i rimedi possibili sono il ritrattamento endodontico o quello chirurgico, ognuno con i suoi pro e contro. Ad alcune delle più recenti acquisizioni in endodonzia è dedicata la seguente rassegna.

Grandezza della lesione periapicale e percentuale di successo

Baseri M, Radmand F, Milani AS, Gavgani LF, Salehnia F, Dianat O. The effect of periapical lesion size on the success rate of different endodontic treatments: a systematic review and meta-analysis. Evid Based Dent. 2023 Mar 8. doi: 10.1038/s41432-023-00851-1

Strettamente collegato alla buona riuscita del trattamento endodontico è lo status clinico iniziale, che comprende le dimensioni della lesione periapicale. Dopo aver selezionato e analizzato 44 ricerche, gli autori di questa revisione sono stati costretti a scartarne 32 a causa di difetti di metodo. Nei limiti imposti dai dati disponibili, la conclusione è che le dimensioni della lesione iniziale non influiscono sul successo del trattamento, e questo indipendentemente dalla tecnica seguita.

Insuccessi dopo ritrattamento non-chirurgico e chirurgia endodontica

Dioguardi M, Stellacci C, La Femina L, Spirito F, Sovereto D, Laneve E, Manfredonia MF, D’Alessandro A, Ballini A, Cantore S, Lo Muzio L, Troiano G. Comparison of Endodontic Failures between Nonsurgical Retreatment and Endodontic Surgery: Systematic Review and Meta-Analysis with Trial Sequential Analysis. Medicina (Kaunas). 2022 Jul 4;58(7):894.

Un gruppo di autori delle università di Napoli e Foggia ha compiuto una revisione delle ricerche disponibili sottoponendole a metanalisi con lo scopo di confrontare gli insuccessi dopo ritrattamento endodontico (RE) con quelli conseguenti a ritrattamento chirurgico (RC). In totale rispondevano ai requisiti solo 7 studi per un totale di 1.833 pazienti, 579 casi di ritrattamento endodontico e 454 di ritrattamento chirurgico con un periodo di osservazione variabile tra 1 e 10 anni. La conclusione a cui arrivano gli autori è che, nel limite dei primi due anni di osservazione, il RC è più affidabile del RE, essendo più predicibile e meno esposto al rischio di ulteriore insuccesso. Il termine di due anni è stato scelto sulla base del fatto che il 70% degli insuccessi si verifica in questo lasso di tempo. Interessante il dettaglio sulle cause di insuccesso del RC: al primo posto la frattura verticale della radice.

Tecnica di otturazione canalare e percentuale di successo dei trattamenti endodontici

Marconi DF, da Silva GS, Weissheimer T, Silva IA, Só GB, Jahnke LT, Skupien JA, Só MVR, da Rosa RA. Influence of the root canal filling technique on the success rate of primary endodontic treatments: a systematic review. Restor Dent Endod. 2022 Oct 11;47(4):e40

La questione esplorata dagli autori risale agli albori dell’endodonzia: a caldo o a freddo, laterale o verticale, manuale o strumentale la compattazione della guttaperca nei canali è ancora molto dibattuta. Gli autori hanno quindi individuato 11 ricerche di cui 4 con selezione casuale dei campioni per un totale di circa 5 mila denti, distribuiti in modo molto disomogeneo (essendo più di tremila quelli trattati con compattazione laterale a freddo), seguiti per periodi di tempo molto diversi (tra 2 mesi e 5 anni) e con status clinico iniziale molto variabile (con o senza patologie periapicali). Otto pubblicazioni non riportavano differenze significative confrontando parametri clinici e radiografici, mentre due concludevano a favore della tecnica verticale su quella laterale a freddo, ma con controlli estesi per soli due mesi (è bene ricordare che, invece, dovrebbero estendersi fino alla ricomparsa della lamina dura, cosa che può avvenire anche dopo 4 anni). Interessante il dato che emerge da uno degli studi a proposito del cemento: confrontando la compattazione laterale (92% di successo) con quella a cono singolo con cemento ZnO-eugenolo (68%), se ne può dedurre che per questa tecnica è necessario usare cementi con maggiore stabilità dimensionale per evitare la formazione di vuoti colonizzabili dai microrganismi.

Trattamento endodontico dei denti permanenti in unica seduta o in più fasi

Mergoni G, Ganim M, Lodi G, Figini L, Gagliani M, Manfredi M. Single versus multiple visits for endodontic treatment of permanent teeth. Cochrane Database Syst Rev. 2022 Dec 13;12(12):CD005296

È compito di un gruppo italiano cercare di rispondere a una classica questione endodontica, ossia se sia migliore il trattamento in uno o in più tempi. La risposta, come per le precedenti revisioni eseguite nel 2007 e nel 2016 dalla Cochrane Collaboration, rimane in sospeso: non ci sono prove definitive a sostegno di una o dell’altra procedura, in quanto non sono emerse differenze significative per quanto riguarda l’insorgenza di dolore e/o complicanze nei 12 mesi successivi. Gli autori hanno raccolto e analizzato i dati di 47 ricerche per un totale di 5.693 trattamenti; piuttosto alto, come sempre, il rischio di errori metodologici, che interessavano 17 ricerche, mentre per altre 20 il rischio non era quantificabile. Tra i pochi dati di rilievo, anche se non superano la soglia di significato statistico, vi è la maggiore incidenza di dolore nei primi sette giorni dopo i trattamenti in seduta unica e dopo strumentazione meccanica. Non sono comunque emerse differenze nell’assunzione di farmaci.

Materiali da otturazione endodontici nel trattamento di denti decidui necrotici

Pedrotti D, Bottezini PA, Casagrande L, Braga MM, Lenzi TL. Root canal filling materials for endodontic treatment of necrotic primary teeth: a network meta-analysis. Eur Arch Paediatr Dent. 2022 Nov 24. doi: 10.1007/s40368-022-00766-y

L’endodonzia dei denti decidui è argomento poco dibattuto, anche se le lesioni non sono certo una rarità. In questa pubblicazione sono stati analizzate 7 ricerche (sulle 1.186 ritrovate in letteratura) che superavano i criteri di selezione, per un totale di soli 263 denti, dato che conferma la necessità di maggiori e migliori studi in materia. Gli autori hanno raggruppato i materiali in base al componente principale del cemento usato: iodoformio, idrossido di calcio (CaOH), ossido di zinco (ZnO). Tenuto conto dell’alto rischio di errori metodologici, le conclusioni “promuovono” lo iodoformio, che risulta il componente principale con il minor rischio di insuccesso al contrario di ZnO e CaOH, che si piazza all’ultimo posto.

Guarigione periapicale e cemento endodontico

Khandelwal A, Janani K, Teja K, Jose J, Battineni G, Riccitiello F, Valletta A, Palanivelu A, Spagnuolo G. Periapical Healing following Root Canal Treatment Using Different Endodontic Sealers: A Systematic Review. Biomed Res Int. 2022 Jul 8;2022:3569281

Anche nell’endodonzia dei permanenti si è da sempre alla ricerca del cemento ideale e definitivo (che magari possa un giorno mandare in pensione i coni di guttaperca). Agli storici cementi a base di ZnO-eugenolo (ZnOE) o idrossido di calcio si sono aggiunti nel tempo quelli con Mta e più di recente i materiali contenenti bioceramica, dotati apparentemente di tutte le qualità necessarie (capacità antibatterica, radiopacità, stabilità chimica e dimensionale, assenza di tossicità). Per il momento bisogna tuttavia accontentarsi di indizi a favore di questi materiali, in attesa di prove. Gli autori hanno individuato 9 ricerche in linea con i requisiti stabiliti, tra cui un periodo di osservazione minimo di 6 mesi e un gruppo controllo trattato con ZnOE. Considerando che rischio di errori metodologici era comunque alto per 4 delle ricerche prese in esame, i materiali con bioceramica hanno ottenuto una guarigione periapicale migliore rispetto allo ZnOE a differenza di altri materiali che mostravano risultati simili a ZnOE.

Perni radicolari in fibra di vetro e resistenza alla frattura di denti anteriori devitalizzati e ricostruiti

Jurema ALB, Filgueiras AT, Santos KA, Bresciani E, Caneppele TMF. Effect of intraradicular fiber post on the fracture resistance of endodontically treated and restored anterior teeth: A systematic review and meta-analysis. J Prosthet Dent. 2022 Jul;128(1):13-24.

La fragilità dei denti dopo trattamento endodontico è ben nota: dopo decenni di restauri con perni metallici, che spesso portavano alla frattura precoce o tardiva dell’elemento, arrivarono i perni in fibra, meno pericolosi grazie a qualità meccaniche più simili a quelle della dentina. Questa pubblicazione ne conferma l’utilità nel settore anteriore, dove i denti sono sottoposti alle più insidiose forze eccentriche. Sono state considerate solo ricerche in vitro dove si confrontavano perni in fibra con altri tipi di restauro; delle 31 ritrovate, 4 erano ad alto rischio di errore metodologico e 10 a medio rischio. Gli autori concludono che questi perni riducono il rischio di frattura.

 

Colesterolo HDL correlato a edentulismo e declino cognitivo

Il colesterolo HDL potrebbe giocare un ruolo chiave nella comprensione di un fenomeno di grande interesse per il mondo odontoiatrico, ma ancora poco chiaro nei suoi meccanismi eziologici. La correlazione tra edentulismo e declinico cognitivo, questo il fenomeno all'attenzione, potrebbe infatti trovare nuove evidenze. Uno studio, pubblicato sul Journal of Dentistry, ha indagato il ruolo mediatore del colesterolo HDL, trovando nuovi e interessanti indizi. La ricerca è stata condotta da un gruppo di ricercatori afferenti all'Università di Hong Kong.

Colesterolo HDL, il ruolo del metabolismo lipidico alterato

Il colesterolo ad alta densità lipoproteica (HDL-C) potrebbe avere un ruolo significativo nel fenomeno studiato. La relazione tra perdita dei denti e declino cognitivo potrebbe infatti trovare qui una spiegazione. I ricercatori hanno estratto i dati di loro intertesse dal National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), un database pubblico. Per analizzare l'associazione tra la perdita dei denti (moderata e grave) e la funzione cognitiva i ricercatori hanno impiegato la regressione lineare. Per poi affidarsi a diversi test: Consortium to Establish a Registry for Alzheimer's Disease-Immediate Recall, Delayed Recall, Animal Fluency Test e Digit Symbol Substitution Test. Infine, hanno condotto un'analisi di mediazione per valutare l'effetto dell' HDL-C nella relazione tra il numero dei denti e i quattro test cognitivi.

I risultati osservati

I partecipanti con perdita moderata e grave dei denti hanno mostrato punteggi più bassi nelle prestazioni cognitive  e livelli inferiori di HDL-C. È emersa una forte correlazione tra i livelli di HDL-C e i test di recupero immediato (CERAD-IR) e sostituzione di simboli con cifre (DSST). Questi test hanno mediato dal 2,11% al 5,24% dell'effetto totale tra il numero dei denti e la funzione cognitiva.

Il significato di questa ricerca

In conclusione, la perdita dei denti è risultata associata in modo negativo alla funzione cognitiva, con un ruolo mediatore svolto dai livelli di HDL-C nel sangue. Dal punto di vista clinico, gli odontoiatri dovrebbero considerare le possibili implicazioni della perdita dei denti sul benessere generale, inclusa la performance cognitiva. Il mantenimento della dentizione naturale potrebbe rappresentare una misura preventiva contro il declino cognitivo, probabilmente mediato da un metabolismo lipidico anormale.

Ablazione laser con verde indocianina, gli effetti sui canali radicolari

L'ablazione laser (LA) è spesso impiegata nel trattamento endodontico per il controllo microbico. Un recente studio condotto presso la Facoltà di Odontoiatria dell'Università Statale di São Paulo, ad Araraquara, Brasile, si è concentrato sulla terapia di ablazione laser con verde indocianina (ICG). Scopo della ricerca, pubblicata sul Journal of Endodontics, era valutare l'efficacia di questa terapia nei canali radicolari, rispetto ad altre modalità in uso.

Come si è svolto lo studio

I ricercatori hanno arruolato sessanta pazienti con lesioni periapicali in denti monoradicolari, senza dolore, edema o trattamenti precedenti. Poi, li hanno suddivisi casualmente in tre gruppi da 20 pazienti ciascuno, in base alle dimensioni apicali utilizzate: 25/04, 30/04 e 35/04. Metà dei pazienti di ciascun gruppo ha ricevuto una soluzione irrigante di ipoclorito di sodio al 2,5%, mentre l'altra metà una soluzione salina. Dopo la strumentazione, gli operatori hanno sottoposto tutti i pazienti ad ablazione laser con verde indocianina. Poi hanno effettuato la campionatura del canale radicolare prima (S1) e dopo (S2) la strumentazione, nonché immediatamente dopo l'ablazione laser con verde indocianina (S3). Infine, hanno proceduto al conteggio delle unità formanti colonie (CFU) e applicato i test statistici.

I risultati osservati dopo l'ablazione laser

Gli autori dello studio hanno riscontrato una significativa riduzione delle CFU da S1 a S2 in tutti i gruppi di trattamento. L'uso di ipoclorito di sodio al 2,5% come soluzione irrigante ha determinato una maggior riduzione microbica rispetto alla soluzione salina. L'ablazione laser con verde indocianina ha ulteriormente ridotto in modo significativo il conteggio microbico (S2 a S3, S1 a S3), indipendentemente dalla soluzione irrigante utilizzata.

Conclusioni

L'ablazione laser con verde indocianina ha dimostrato un'elevata efficacia antimicrobica nei canali radicolari, indipendentemente dalle dimensioni dello strumento o dalla soluzione irrigante utilizzata. Pertanto, alla luce dei risultati ottenuti dai ricercatori brasiliani, questa pratica può dirsi valida e adatta, più delle altre già in uso per il controllo microbico, a essere impiegata negli studi odontoiatrici.

Tornano le promozioni ECM DAYS e ASO DAYS

Tornano anche quest’anno gli #ECMDAYS e gli #ASODAYS! Fino al 13 luglio sono in corso diverse promozioni sul catalogo corsi ECM e aggiornamento ASO: vediamo nel dettaglio di quali promozioni stiamo parlando.

#ECMDAYS: -30% sul catalogo ECM

Anche quest'anno tornano gli #ECMDAYS, la promozione di Accademia Tecniche Nuove dedicata al catalogo ECM. In questa promozione del 30% sono inclusi tutti i corsi ECM accreditati per odontoiatri e igienisti, nonché i corsi in materia di radioprotezione che, ricordiamolo, a partire dal triennio appena concluso, rappresentano una percentuale fissa (15% del totale crediti ECM).

Una promozione interessante che permette di regolarizzare la propria situazione ECM in caso di necessità, ma anche di poter scegliere corsi specifici per offrire nuovi approcci terapeutici ai propri pazienti, aumentando il prestigio dello specialista e dello studio.

#ASODAYS: fino al 40% sui corsi di aggiornamento ASO

Anche i corsi di aggiornamento ASO di Accademia Tecniche Nuove, realizzati in partnership con Dental Team Academy, sono coinvolti in una promozione di catalogo. Troviamo quindi fino al 40% di sconto su tutti i corsi validi ai fini dell'aggiornamento annuale per ASO: ventisette corsi di diversa durata per diversi argomenti tra cui scegliere.

I corsi sono online, fruibili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7; perchè l'aggiornamento sia riconosciuto per il 2023 è necessario siano conclusi entro il 31 Dicembre.

Adempimenti e scadenze del mese di luglio

Adempimenti e scadenze

Il mese si caratterizza per la presenza di più scadenze connesse ai versamenti obbligatori dovuti in base alla dichiarazione dei redditi per l’anno 2022. Con la scadenza “canonica” del 30 giugno è infatti iniziata la stagione dei versamenti fiscali a saldo delle imposte dovute per l’anno precedente e in acconto per quello in corso. Tali versamenti, a scelta del contribuente, possono essere effettuati alla prevista scadenza in unica soluzione, oppure in un numero prefissato di rate, ognuna con la sua definita scadenza, con l’aggiunta di interessi di rateazione, la prima delle quali si deve versare sempre entro tale data. I piani di rateazione sono esposti in dettaglio nelle istruzioni della dichiarazione dei redditi.

Con il comunicato del 14 giugno, peraltro, il Ministero dell’economia ha preannunciato l’emanazione di una disposizione di proroga del previsto termine del 30 giugno, riservata però solo ai professionisti e alle imprese che esercitano attività per le quali sono approvati gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale (ISA), compresi i contribuenti che presentassero cause di esclusione dagli stessi ISA, ai “forfetari” e a coloro che partecipano ad associazioni professionali e a società di capitali che hanno optato per la “trasparenza fiscale”.

In virtù di questa proroga, gli obblighi di versamento inizialmente previsti per il 30 giugno, nonché la data su cui calcolare i termini di prescrizione e decadenza relativamente agli obblighi fiscali connessi alla dichiarazione dei redditi, “slittano” al 20 del mese corrente, data entro la quale chi non avesse ancora iniziato a versare il dovuto, vuoi in unica soluzione vuoi scegliendo la modalità rateale, lo può fare senza incorrere in alcuna maggiorazione di importo e senza alcuna formalità. Chi non dovesse versare il dovuto entro questa nuova scadenza, potrà comunque rimanere nei termini senza incorrere nell’omissione dei versamenti se onorerà i suoi debiti verso l’Erario entro il 31 luglio, dovendo però aggiungere agli importi dovuti, sia nel caso di versamento in unica soluzione che rateale, lo 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Vanno “alla cassa” anche le società di capitali, per un obbligo proprio, tenute a versare la ritenuta a titolo di imposta del 26% sui dividendi corrisposti ai soci nel secondo trimestre dell’anno. Scade infine una rata della “Quota A” di Enpam.

 

Agenzia delle entrate

Sabato 15 luglio 2023

Adempimenti contabili

  • Fatture differite. Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna).

 

Lunedì 17 luglio 2023

Comunicazioni

  • “Esterometro”: scade oggi il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente;

Ravvedimento operoso

  • ultimo giorno utile per la regolarizzazione dei versamenti di imposte e ritenute non effettuati o effettuati in misura insufficiente originariamente in scadenza entro il 16 giugno 2023, con maggiorazione degli interessi legali e della sanzione ridotta a un decimo del minimo;

Versamenti

  • Irpef e addizionali regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo corrisposti nel mese precedente e sui compensi per lavoro dipendente del mese precedente;
  • Irpef, Irap (se dovuta), Ires, Ivie e Ivafe, addizionali regionali e comunali, Iva annuale (con maggiorazione dello 0,40%), Imposta sostitutiva dei “forfetari”. Versamento della seconda rata del saldo 2022 e dell’acconto per il 2023 per i contribuenti che hanno scelto il versamento rateale degli importi delle dichiarazioni per il 2022 e versato la prima rata entro il 30 giugno 2023;
  • Imposta sostitutiva dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
  • Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;
  • Iva annuale, versamento quinta rata, con maggiorazione degli interessi mensili dell’1,32%, dell'IVA relativa all'anno d'imposta 2022 risultante a conguaglio dalla dichiarazione “IVA 2023” presentata dai contribuenti non forfetari;
  • Dividendi distribuiti ai soci nel trimestre solare precedente, versamento da parte delle società di capitali (srl, spa, cooperative, sapa) della ritenuta a titolo d’imposta del 26% sugli importi corrisposti.

 

Giovedì 20 luglio 2023

Proroga dei versamenti

  • Irpef, Irap (se dovuta), Ires, Ivie e Ivafe, addizionali regionali e comunali, Iva annuale (con maggiorazione dello 0,40%), Imposta sostitutiva dei “forfetari”. Scadenza prorogata senza maggiorazioni o formalità per il versamento, in unica soluzione o della prima rata del saldo 2022 e dell’acconto per il 2023 per i contribuenti che hanno scelto il versamento rateale, degli importi delle dichiarazioni per il 2022.

 

Lunedì 31 luglio 2023

Versamenti

  • Irpef, Irap (se dovuta), Ires, Ivie e Ivafe, addizionali regionali e comunali, Iva annuale, Imposta sostitutiva dei “forfetari”. Tutti gli importi con maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo. Versamento in unica soluzione o della prima rata del saldo 2022 e dell’acconto per il 2023 per i contribuenti che hanno scelto il versamento rateale, degli importi delle dichiarazioni per il 2022.

 

Inps

Lunedì 17 luglio 2023

Versamenti

  • Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;
  • Contributi della “Gestione separata”, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori relative ai compensi corrisposti nel mese precedente.

 

Enpam

Lunedì 31 luglio 2023

Versamenti

  • Quota A. Per chi ha scelto il pagamento con domiciliazione bancaria, scade il termine per il versamento della quarta se si è optato per la rateizzazione in otto rate.

 

Impianti zigomatici, chiarimenti su alcuni principi biomeccanici

Gli impianti zigomatici riscuotono sempre più interesse tra gli odontoiatri. Un recente articolo, pubblicato sull'International Journal of Implant Dentistry, ha chiarito alcuni principi biomeccanici da coniscere bene. Gli autori dello studio afferiscono alla Universiy of the Pacific di San Francisco e alla J. Gutenberg University of Mainz, Germania.

Gli impianti zigomatici, presenti da oltre 3 decenni

Gli impianti zigomatici sono stati introdotti da P.I. Brånemark nel 1988 come supporto posteriore per pazienti con volume osseo mascellare insufficiente. Inizialmente, si seguiva il protocollo chirurgico ritardato, successivamente si adottarono i principi di carico immediato introdotti da Bedrossian e Chow nel 2006. La tecnica chirurgica originale (OST), descritta da Brånemark, prevede la stabilizzazione bicorticale della piattaforma dell'impianto nell'alveolo mascellare e nella parte apicale dell'impianto nell'osso zigomatico. L'OST negli anni ha subìto diverse modicihe. Poiché alcuni autori hanno segnalato un'emergenza palatale sfavorevole dell'impianto zigomatico e infezioni del seno mascellare associate all'uso dell'OST.

Il focus della ricerca

Gli autori dello studio hanno esaminato le varie modifiche all'OST. e si incoraggia i chirurghi a valutare attentamente le modifiche proposte e le relative affermazioni riguardanti l'OST. Inoltre, è importante considerare il possibile impatto sulla stabilità biomeccanica dell'impianto zigomatico prima di adottare qualsiasi modifica al protocollo originale. Due revisori indipendenti hanno condotto una ricerca della letteratura dal gennaio 2000 a febbraio 2023, focalizzata sui principi biomeccanici dell'utilizzo degli impianti zigomatici per la ricostruzione mascellare. Sono stati inclusi articoli che descrivono gli stress all'interno degli impianti zigomatici, nell'osso mascellare e nell'osso zigomatico sotto carichi funzionali. La mancanza di supporto osseo mascellare sulla piattaforma dell'impianto ha comportato un significativo aumento dello stress misurato negli impianti zigomatici e nell'osso zigomatico.

Conclusionie e raccomandazioni

La mascella è il principale supporto quando si posizionano gli impianti zigomatici sotto carichi funzionali. Gli autori dello studio raccomandano di stabilizzare gli impianti zigomatici utilizzando la stabilizzazione quadricorticale e il collegamento trasversale dell'arcata per ridurre lo stress, quando possibile. Seguendo questi principi biomeccanici, la ricostruzione dei mascellari atrofici con il concetto degli impianti zigomatici risulta molto prevedibile, come riportato nelle revisioni sistematiche di Chrcanovic e Goiato. È bene stabilizzare gli impianti zigomatici sia nella cresta alveolare mascellare che nell'osso zigomatico al momento del posizionamento, preservando l'alveolo crestale per consentire la stabilizzazione bicorticale della piattaforma dell'impianto zigomatico. È importante che la protesi provvisoria e quella definitiva colleghino in arco gli impianti zigomatici posteriori con gli impianti premascellari per una distribuzione equilibrata delle forze sotto carichi funzionali. Non si consiglia invece di caricare l'impianto zigomatico non collegato in arco.

Crioterapia, è efficace anche sui biofilm orali

La crioterapia è una pratica ampiamente utilizzata in odontoiatria. Sicura, semplice e a basso costo, può essere di grande aiuto nel trattamento di diverse lesioni del cavo orale, soprattutto per favorirne la guarigione. Tuttavia, l'effetto della crioterapia sui biofilm orali era ancora sconosciuto. Un recente studio, pubblicato sul Journal of Dental Research, ha cercato di colmare questa lacuna. Gli autori della ricerca afferiscono al Dipartimento di Scienze della Salute Orale della University of Leuven, Belgio.

I biofilm in vitro presi in esame

I ricercatoti hanno coltivato biofilm orali multispecie in vitro su dischi di idrossiapatite, creando condizioni simbiotiche o disbiotiche. Hanno quindi utilizzato il CryoPen X+ per trattare i biofilm, mentre altri biofilm non trattati sono stati utilizzati come gruppo di controllo. Poi, hanno raccolto un set di biofilm per lo studio immediatamente dopo la crioterapia, mentre un altro gruppo è stato lasciato riprendere per 24 ore per il recupero del biofilm. Gli studiosi hanno analizzato le modifiche occorse nella struttura del biofilm, con il microscopio confocale a scansione laser (CLSM) e il microscopio elettronico a scansione (SEM). Inoltre, hanno analizzato le modifiche nell'ecologia e nella composizione della comunità dei biofilm tramite estrazione del DNA di vitalità e analisi quantitativa della reazione a catena della polimerasi (v-qPCR).

I risultati osservati in laboratorio

Un singolo ciclo di crioterapia ha ridotto immediatamente il carico del biofilm di 0,2, portandolo a 0,4 log10 Geq/mL, con un aumento del valore con cicli di trattamento aggiuntivi. Sebbene il carico batterico dei biofilm trattati sia tornato al livello dei biofilm di controllo entro 24 ore, il CLSM ha comunque rilevato alterazioni strutturali. Anche il SEM ha confermato le alterazioni compositive, in linea con i risultati del v-qPCR che hanno mostrato una percentuale di specie patogene di circa il 10% rispetto ai biofilm non trattati, che invece presentavano circa il 45% e il 13% di specie patogene nei biofilm disbiotici e simbiotici, rispettivamente.

Verso un nuovo approccio sui biofilm orali

La crioterapia spray ha mostrato quindi risultati promettenti come nuovo approccio concettuale per il controllo dei biofilm orali. Agendo in modo selettivo sui patobionti orali e preservando i commensali, la crioterapia spray, secondo gli studiosi, potrebbe modulare l'ecologia dei biofilm orali. Favorendo una condizione più simbiotica e prevenendo l'evoluzione della disbiosi senza l'uso di antisettici o antimicrobici. Ma questa è un'altra ipotesi che dovrà essere dimostrata, non più soltanto in vitro, ma sul campo.

Bevande senza zucchero, gli effetti sulla dentina

Le bevande senza zucchero sono un'alternativa alle bevande zuccherate. Le bevande altamente acide contenenti zucchero, infatti, sono ben note per la capacità di causare l'erosione dentale. La dentina, essendo caratterizzata da un "pH critico" inferiore rispetto allo smalto, è particolarmente suscettibile all'erosione. Uno studio pubblicato su JFS ha esaminato l'effetto delle bevande senza zucchero sull'erosione della dentina. La ricerca è stata condotta presso la Uniformed Services University of the Health Sciences della Base Aerea di Keesler, Biloxi, Mississippi.

La metodologia adottata nello studio

I ricercatori hanno selezionato otto bevande, inclusi un controllo positivo e un controllo negativo. Per ciascuna bevanda, hanno determinato il pH e l'acidità totale utilizzando un pHmetro digitale. Poi hanno preparato campioni di dentina cervicale da premolari umani appena estratti. Successivamente hanno sottoposto i campioni stessi a profilometria laser, prima e dopo l'esposizione alle bevande per 24 ore. Analizzando le scansioni 3D prima e dopo, i ricercatori sono stati in grado di valutare la variazione del volume superficiale, la profondità dell'erosione e la rugosità della superficie.

I risultati sulle bevande senza zucchero

I risultati hanno mostrato che il pH di tutti i campioni era inferiore a 5,5, ad eccezione del controllo negativo. In particolare, le acque non gassate hanno richiesto significativamente meno sostanze basiche per neutralizzare l'acido rispetto alle bevande gassate. Inoltre, la profilometria ha rivelato una differenza significativa tra le bevande gassate e non gassate. Con le prime che hanno causato una perdita di volume aumentata, una maggiore profondità di erosione e un cambiamento accentuato nella rugosità superficiale.

Le conclusioni dei ricercatori

I risultati di questo studio indicano che le bevande gassate possono più facilmente causare l'erosione dentinale rispetto alle bevande non gassate. La bassa acidità totale delle acque non gassate invece le rende meno aggressive per la dentina, consentendo loro di essere integrate più facilmente nell'ambiente orale. Questi risultati sottolineano l'importanza di considerare non solo la presenza di zucchero nelle bevande, ma anche il loro livello di acidità, nel valutare il rischio di erosione dentale.

I consigli per i pazienti

Le bevande gassate, soprattutto quelle con aggiunta di agenti aromatizzanti, possono causare erosione della struttura dentale esposta. E molte acque disponibili oggi sul mercato presentano un pH sufficientemente acido da consentire la demineralizzazione della dentina. Per queste ragioni è bene consigliare ai pazienti di prestare attenzione non solo alle bevande gassate contenenti zucchero, ma anche a quelle senza zucchero. Sebbene possano sembrare una scelta più salutare, le bevande senza zucchero possono comunque avere un impatto negativo sulla salute dentale.

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