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L’autotrapianto dentale in un paziente pediatrico

Autotrapianto dentale
Portrait of little cute school kid boy with glasses and colorful school uniform fashion clothes. Child smiling and looking at the camera. Boy with missing front teeth

L'autotrapianto dentale rappresenta una valida soluzione nei pazienti pediatrici con denti non recuperabili o dopo un trauma. In particolare, il trapianto di un dente malformato o danneggiato nello stesso paziente può prevenire complicanze estetiche e funzionali. Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Odontoiatria Pediatrica della Facoltà di Odontoiatria, Università di Marmara, Istanbul, Turchia, ha trattato un caso emblematico in un bambino con incisivo laterale superiore impattato e dilacerato.

Il caso clinico

Il paziente, un bambino di 9 anni, presentava un incisivo laterale sinistro superiore impattato e dilacerato. La dilacerazione, cioè la deformazione strutturale della radice, rendeva impossibile un'eruzione corretta del dente. Dopo un’attenta valutazione, l'équipe ha scelto l'autotrapianto come opzione conservativa per mantenere il dente naturale.

Procedura di autotrapianto

L’intervento ha previsto l'estrazione del dente dilacerato e la preparazione di una cavità ricevente nello stesso alveolo del paziente. Successivamente, il dente è stato inserito nella posizione corretta e stabilizzato, con un monitoraggio costante del processo di guarigione. L’uso di tecniche ortodontiche per il riposizionamento del dente è stato fondamentale per garantire un buon allineamento.

Risultati e follow-up

Dopo un follow-up di 11 anni, il dente ha mantenuto stabilità, funzione masticatoria e aspetto estetico, pur mostrando un lieve riassorbimento radicolare esterno. Il paziente non ha sviluppato segni di infezioni o mobilità dentale, e l'integrazione estetica è risultata ottimale. Questo caso dimostra come l'autotrapianto dentale possa fornire risultati duraturi anche in situazioni complesse.

Una tecnica da prendere in considerazione

L'autotrapianto di denti dilacerati in pazienti pediatrici si conferma una tecnica efficace, in grado di garantire un risultato funzionale e naturale a lungo termine. Questo approccio, se gestito con adeguato supporto ortodontico e monitoraggio, rappresenta una valida alternativa a soluzioni protesiche o implantologiche nei giovani pazienti, permettendo una buona integrazione dentale e una conservazione dei tessuti naturali. Come mostra questo  studio, pubblicato sull'European Journal of Paediatric Dentistry.

Recessioni gengivali, due tecniche chirurgiche a confronto

Recessioni gengivali
The natural teeth and gum recession of left upper lateral incisor

Il trattamento delle recessioni gengivali, nel panorama della chirurgia parodontale, ha sempre rappresentato una sfida cruciale. La matrice di collagene (CMX) e il trapianto di tessuto connettivo subepiteliale (SCTG) sono due tecniche molto utilizzate. Un gruppo di ricercatori afferenti all'Università di Verona, all'Università degli Studi Milano e alla Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico, ha messo a confronto le due metodiche, fornendo utili informazioni per i professionisti del settore odontoiatrico.

Obiettivo dello studio e risultati

I ricercatori hanno condotto una revisione sistematica al fine di valutare le differenze tra CMX e SCTG in termini di efficacia clinica. Soffermandosi in particolare sulla percentuale di copertura della recessione gengivale, sulla riduzione della recessione e sull’aumento della larghezza del tessuto cheratinizzato. Entrambe le tecniche hanno mostrato buoni risultati nella copertura delle recessioni gengivali. E non sono emerse differenze statisticamente significative nella percentuale di copertura tra CMX e SCTG.

Gli altri risultati osservati

Il trapianto di tessuto connettivo subepiteliale ha evidenziato un miglioramento maggiore nella riduzione della recessione gengivale e nell’aumento della larghezza del tessuto cheratinizzato rispetto alla matrice di collagene. D'altro canto, l’utilizzo di CMX si è rivelato significativamente più rapido, rappresentando un’opzione interessante per ridurre il tempo operatorio e migliorare il comfort del paziente.

Le implicazioni cliniche della ricerca

Lo studio suggerisce che CMX possa essere considerata una valida alternativa al SCTG. In particolare nei casi in cui si desideri minimizzare la durata dell’intervento o evitare l’utilizzo di tessuto autologo. Tuttavia, per ottenere una riduzione della recessione gengivale più marcata e una maggiore stabilità a lungo termine, il trapianto di tessuto connettivo resta la scelta preferibile.

Conclusioni

La scelta tra CMX e SCTG dovrebbe essere guidata dalle condizioni specifiche del paziente e dagli obiettivi del trattamento. Se SCTG offre risultati più prevedibili e stabili nel tempo, CMX rappresenta un’opzione meno invasiva e più rapida, ideale in contesti dove la durata dell’intervento e il comfort del paziente sono prioritari. Questo studio, pubblicato su Oral Diseases, conferma dunque  l’importanza di una valutazione personalizzata. Che può avvenire soltanto integrando le preferenze del paziente con l’expertise clinico del professionista.

La chirurgia assistita da robot avanza anche in odontoiatria

La chirurgia assistita da robot (computer-assisted implant surgery, CAIS) rappresenta una delle innovazioni più promettenti nel campo dell’implantologia dentale. Un gruppo di ricercatori della Peking University School and Hospital for Stomatology, in collaborazione con altre istituzioni di ricerca clinica e tecnologica in Cina, ha pubblicato una revisione narrativa sullo stato attuale di questa tecnologia. Lo studio in oggetto, attingendo dalla letteratura scientifica, ha valutato la precisione e l’efficacia clinica della CAIS nel posizionamento degli impianti dentali, analizzando i risultati sperimentali e clinici disponibili, e più pertinenti.

Lo studio

I ricercatori hanno esaminato gli studi pubblicati tra gennaio 2000 e novembre 2023, selezionando esclusivamente ricerche cliniche e in vitro rilevanti. Ponendo ovviamente un’attenzione particolare agli scostamenti di posizionamento degli impianti, perché considerati l'indicatore principale di accuratezza di questa procedura. La revisione ha incluso 21 studi che hanno analizzato 1085 siti implantari. Tra questi, 8 studi erano clinici, 12 in vitro e uno combinava entrambi gli approcci.

I risultati osservati

Rispetto al posizionamento degli impianti, i ricercatori hanno evidenziato le seguenti deviazioni medie. Rispetto alla spalla implantare, una deviazione di 0,43–1,04 mm negli studi clinici e 0,23–1,04 mm negli studi in vitro. Una deviazione apicale di 0,53–1,06 mm negli studi clinici e 0,24–2,13 mm negli studi in vitro. Infine, una deviazione angolare di 0,77°–3,77° negli studi clinici e 0,43°–3,78° negli studi in vitro. In sisntesi, questi dati indicano una precisione sufficiente per l’applicazione clinica della chirurgia robotica, anche se gli studi esistenti offrono un livello di evidenza ancora limitato.

Significato clinico

La chirurgia robotica assistita consente dunque un posizionamento degli impianti con una precisione clinicamente accettabile. D'altro canto, questa tecnologia può migliorare significativamente le procedure implantologiche, riducendo errori e aumentando i tassi di successo. I vantaggi includono una maggiore prevedibilità del trattamento e una riduzione dei rischi per i pazienti. Secondo i risultati preliminari pubblicati sul Journal of Dentistry, la CAIS offre benefici tangibili sia per i chirurghi che per i pazienti, grazie alla sua elevata precisione. Tuttavia, per validare appieno la sua applicabilità clinica, sono necessari studi randomizzati su larga scala. Che, ci si può scommettere, non tarderanno a venire.

Casi complessi, collaborazione, tecnologia in Odontoiatria Infantile… tu domanda e noi rispondiamo!

SIOI TALKS

SIOI TALKS, è l'evento innovativo dedicato all'Odontoiatria infantile che si svolgerà a Milano sabato 22 febbraio presso l'Aula Palazzi dell'Istituto Stomatologico Italiano (ISI), in via Pace 21.

Casi complessi, Collaborazione, Tecnologia in Odontoiatria Infantile… tu domanda e noi rispondiamo!

Questo è SIOI TALKS, una modalità innovativa di condividere attivamente le tre tematiche del Congresso Regionale SIOI, partendo da domande o richieste che gli iscritti potranno porre in anticipo via e mail ai tre relatori, Matteo Beretta, Sara Arcari e Fabio Federici Canova, attraverso la Segreteria SIOI Lombardia, per trovare risposta o instaurare una discussione interattiva durante l’Evento.

 

 

Scopriremo insieme quali sono i casi complessi e come affrontarli a misura di bambino, partendo con un approccio al bambino e non subito alla sua bocca, instaurando un dialogo informativo, empatico e coinvolgente con le famiglie, anche basato sulle tecnologie ora disponibili.
Da qui emerge la necessità di una “re-visione” dell’Odontoiatria Pediatrica più medica e meno chirurgica, che ci permetterà di imparare a conoscere cos’è la buccalità del bambino e ad utilizzare tecniche di comfort, come la analgesia relativa secondo Langa, per trovare soluzioni terapeutiche semplici, efficienti, sicure e anche giocose, da applicare tutti i giorni anche nei casi più impegnativi, sia sotto l’aspetto clinico sia della collaborazione.

Ogni relazione verrà affrontata sul piano pratico, con una amplissima rassegna di casi clinici e con particolare riferimento al ruolo fondamentale di tutto il team odontoiatrico, sia in termini operativi sia di comunicazione condivisa col bimbo-famiglia, per un vero e concreto “prenderci cura” e non “solo curare”, dove le parole sono già cura e il Come è più importante del Cosa.

Nel corso dell’Evento verranno presentati i risultati di una Ricerca nata dalla collaborazione tra Istituto Stomatologico e  la Clinica De Marchi sulle abitudini alimentati nella famiglia con ECC. 


Gianni Gallusi, Presidente Nazionale SIOI
Luigi Paglia, Referente Regionale SIOI
Matteo Beretta, Coordinatore Scientifico del Congresso

 

 

 

 

 

 

Sistema orofacciale, quando suonare uno strumento a fiato è un problema

sistema orofacciale strumenti a fiato
Young students practicing music instruments in a band class, showcasing the value of music education

Gli strumenti a fiato richiedono un intenso utilizzo dei muscoli orofacciali e possono influire sulla salute del sistema stomatognatico. Uno studio recente, condotto presso l'Università di Valencia, Spagna, ha analizzato l’impatto della pratica musicale sul sistema orofacciale, evidenziando potenziali problematiche. Lo studio si è concentrato su due gruppi: musicisti e non musicisti, analizzando parametri come occlusione dentale, sensibilità e alterazioni dei tessuti molli.

Metodologia dello studio

Il campione era composto da 39 studenti che suonavano strumenti a fiato e 19 studenti non musicisti come gruppo di controllo. I ricercatori hanno valutato diversi parametri orali e dentali, tra cui overjet, overbite, affollamento dentale, erosione e abrasione labiale, sensibilità dentale e dolore muscolare. Particolare attenzione è stata data alle differenze tra suonatori di ottoni e di strumenti a imboccatura sottile, come lo sono clarinetto e flauto.

I risultati osservati

I risultati hanno evidenziato significative differenze tra i due gruppi. I musicisti mostravano maggior: overjet e affollamento dentale; erosioni del labbro inferiore e abrasioni dentali più frequenti; sensibilità dentale, accentuata nei suonatori di ottoni. Tali condizioni erano attribuite alla pressione esercitata dall’imboccatura dello strumento sui denti e sui tessuti molli durante la pratica strumentale.

Le implicazioni cliniche

La pratica intensiva degli strumenti a fiato può aumentare il rischio di alterazioni orofacciali, indipendentemente dal tipo di imboccatura utilizzata. È importante che i dentisti monitorino regolarmente i pazienti musicisti per individuare precocemente eventuali problematiche come sensibilità dentale, erosioni labiali o disfunzioni muscolari. L’educazione a una postura corretta durante l’esecuzione musicale e l’uso di protezioni personalizzate potrebbero ridurre tali rischi.

Un occhio di riguardo per i musicisti

Suonare uno strumento a fiato rappresenta un’attività artistica straordinaria, ma può comportare rischi per il sistema orofacciale, come dimostra questo studio, pubblicato su Diagnostics. Per questa ragione, l’attenzione dell'odontoiatra è fondamentale per prevenire e gestire complicanze che potrebbero compromettere la salute orale e la qualità della performance musicale.

Materiali smart per un’odontoiatria mininvasiva ed efficace

Materiali smart
Man having a visit at the dentist's. Handsome patient sitting on chair at dentist office in dental clinic

L’odontoiatria moderna sta abbracciando sempre più l’approccio mininvasivo per trattare le lesioni cariose e i materiali smart, progettati per interagire con il microambiente orale, offrono nuove opportunità terapeutiche. Una recente ricerca ne ha analizzato le potenzialità. Il lavoro è frutto della collaborazione tra studiosi delle università di Zagabria, Sichuan, Birmingham e Göteborg, che hanno approfondito l’efficacia dei materiali intelligenti nel migliorare i risultati clinici e la conservazione dei tessuti dentali sani.

Come funzionano i materiali intelligenti

Questi materiali rispondono a stimoli come variazioni di pH, enzimi, luce o campi magnetici. Ad esempio, in presenza di acidità, rilasciano ioni di calcio e fosfato che promuovono la remineralizzazione. Inoltre, alcuni materiali fotoreattivi utilizzano la luce per disinfettare le cavità cariose e migliorare l’integrazione con i tessuti dentali. I ricercatori delle università coinvolte nello studio hanno dimostrato che queste tecnologie possono ridurre il rischio di recidive cariose, mantenendo al contempo l’equilibrio della microflora orale.

Applicazioni cliniche innovative

La ricerca ha evidenziato come i materiali smart trovino applicazione in tecniche mininvasive. Cementi idraulici, come MTA, proteggono la polpa e stimolano la formazione di dentina terziaria. Sigillanti e adesivi arricchiti con vetri bioattivi migliorano la rigenerazione dei tessuti e riducono la penetrazione batterica. Gli studiosi hanno inoltre valutato l’uso di materiali antibatterici che agiscono solo in presenza di batteri cariogeni, limitando gli effetti collaterali e preservando i tessuti sani.

Sfide e prospettive future

Nonostante i progressi, i materiali smart attuali rimangono "debolmente intelligenti", poiché rispondono solo a stimoli limitati. Tuttavia, questa ricerca, pubblicata sulla rivista Dental Materials, suggerisce che l’integrazione con l’intelligenza artificiale e l’ingegneria chimica potrebbe portare a materiali più avanzati. Questi sistemi potrebbero essere in grado di autoripararsi e adattarsi in modo più efficace ai cambiamenti ambientali. Offrendo all'odontoiatria mininvasiva nuove e interessanti opportunità nella gestione delle carie e nella cura dei pazienti.

Malocclusione pediatrica, quanto contano le abitudini orali viziate

malocclusione pediatrica
Mother playing with her baby at home - Happy loving family concept

Le abitudini orali viziate giocano un ruolo cruciale nello sviluppo della malocclusione pediatrica. Per questo, un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori sauditi, affiliati a diversi centri di ricerca, ha analizzato l'impatto di comportamenti come il succhiamento del pollice, la spinta linguale e la respirazione orale sulla crescita cranio-facciale dei bambini. Individuando strategie preventive per minimizzarne gli effetti.

Il legame tra abitudini orali viziate e malocclusione

Come già noto, comportamenti ripetitivi come il succhiamento del pollice o l'uso prolungato del ciuccio esercitano una pressione anomala sulle arcate dentali e sui tessuti molli, interferendo con lo sviluppo armonioso delle strutture cranio-facciali. La spinta linguale, per esempio, può contribuire a malocclusioni di Classe II o III, mentre la respirazione orale è spesso associata a un palato stretto e a un’errata postura mandibolare, e può portare alla Sindrome dell'apnea ostruttiva nel sonno.

Le cause delle abitudini viziate

I ricercatori hanno identificato diverse cause per queste abitudini, tra cui fattori comportamentali, emotivi e ambientali. In alcuni casi, la persistenza di tali abitudini è legata a meccanismi di conforto o a disturbi respiratori come l’ipertrofia delle adenoidi. D'altro canto, l'importanza di una diagnosi precoce è fondamentale per comprendere l’origine di queste abitudini e intervenire tempestivamente per modificarle a beneficio del paziente.

Approcci preventivi

Lo studio saudita sottolinea l’importanza della prevenzione come pilastro per contrastare le malocclusioni. Gli autori consigliano un approccio multidisciplinare, che coinvolga pediatri, odontoiatri e ortodontisti. Tra le strategie suggerite vi sono quelle rivolte ai genitori, che puntano a sensibilizzare le famiglie sull’importanza di eliminare comportamenti viziosi entro i 3-4 anni. Anche il monitoraggio della respirazione è un fattore decisivo: individuare e trattare eventuali ostruzioni nasali o problemi respiratori può ridurre il rischio di malocclusioni. E nei casi persistenti, l'uso di apparecchi ortodontici per riequilibrare le forze sulle arcate dentali è la via maestra.

"Diagnosi tempestiva" è la parola d'ordine

Le abitudini orali viziate rappresentano un fattore determinante nello sviluppo della malocclusione pediatrica. Lo studio pubblicato su Cureus ribadisce che una diagnosi tempestiva e interventi mirati possono prevenire complicazioni più gravi in età adulta. D'altronde, per l'odontoiatra, affrontare questi comportamenti è il modo migliore per garantire ai giovani pazienti uno sviluppo orale sano e funzionale.

Checklist e sicurezza in odontoiatria, un tema ancora poco studiato

La sicurezza del paziente è un aspetto fondamentale nella pratica medica, ma il suo sviluppo in odontoiatria è ancora agli inizi. Due recenti studi, condotti negli Stati Uniti, hanno affrontato due diversi temi correlati alla sicurezza odontoiatrica, evidenziando sia i vantaggi delle checklist che la necessità di maggiore attenzione agli eventi avversi (AEs) nelle cure odontoiatriche.

L'importanza delle checklist per la sicurezza in studio

Le checklist per la sicurezza sono strumenti ampiamente utilizzati in ambito medico per migliorare la qualità delle cure e prevenire incidenti e contenziosi. Tuttavia, il loro impiego in odontoiatria è ancora limitato. Una revisione esplorativa ha analizzato 27 studi sull’argomento, evidenziando come la maggior parte si concentri sullo sviluppo e l’implementazione di checklist nell'ambito della chirurgia orale.

Nonostante il potenziale, solo sei studi hanno valutato l’efficacia delle checklist nel ridurre eventi avversi e migliorare la sicurezza in generale. Tra questi, cinque hanno dimostrato una diminuzione degli incidenti e un miglioramento della qualità delle cure. I risultati sottolineano la necessità di promuovere l’uso di checklist in tutte le pratiche odontoiatriche, basandosi sulle evidenze scientifiche.

Gli eventi avversi nelle cure odontoiatriche

Un altro studio ha analizzato la natura e la frequenza degli eventi avversi associati alle cure dentali, rilevandone una prevalenza dell’1,4%. Di questi, almeno due terzi erano prevenibili, indicando che molti incidenti potrebbero essere evitati con strategie adeguate. Inoltre, l’8% dei pazienti che ha subito danni si è rivolto al proprio medico curante, anziché al dentista che aveva fornito il trattamento. I dati estrapolati suggeriscono che ogni anno, solo negli Stati Uniti, circa 3,3 milioni di persone subiscono danni legati alle cure odontoiatriche, di cui oltre 2 milioni attribuibili a errori evitabili. Questi numeri evidenziano l’urgenza di migliorare la sicurezza nelle cure dentali ambulatoriali negli USA ma non solo.

Prospettive per il futuro

I due studi in oggetto, il primo sulla checklist, l'altro sulla sicurezza, pubblicati rispettivamente su Clinical Oral Investigations e sul Journal of Patient Safety, mettono in evidenza l’importanza della misurazione come base per il miglioramento. Implementare checklist efficaci e studiare la natura degli eventi avversi sono passi essenziali per rendere le cure odontoiatriche più sicure. D'altro canto, comprendere la frequenza e le conseguenze degli errori può aiutare a sviluppare strategie per prevenire danni iatrogeni, ridurre i costi per il sistema sanitario e i contenziosi, nonché migliorare l’esperienza dei pazienti. L’odontoiatria ha dunque il potenziale per integrare strumenti di sicurezza già consolidati in medicina. Dovrà, però, impegnarsi maggiormente per promuovere una cultura della sicurezza e adottare soluzioni basate sull’evidenza, così da migliorare la qualità delle cure odontoiatriche, già alta ma non infallibile.

Perforazioni radicolari: dalla diagnosi a una gestione ottimale

perforazioni radicolari

Le perforazioni radicolari rappresentano una complicanza significativa nei trattamenti endodontici. Si verificano, com'è noto, quando il sistema canalare comunica con la superficie esterna del dente, compromettendo l’integrità strutturale del dente e il tessuto parodontale circostante. Una revisione della letteratura sul tema, condotta da un gruppo di ricercatori afferenti all'Università King Saud Bin Abdulaziz per le Scienze della Salute di Riyad, Arabia Saudita, illustra le cause principali, i metodi diagnostici e le strategie di gestione di questa complicanza, con l’obiettivo di ottimizzarne gli esiti clinici.

Le cause delle perforazioni radicolari

Le perforazioni radicolari possono derivare da cause iatrogene o patologiche. Le cause iatrogene sono spesso associate a errori commessi durante la preparazione della cavità d’accesso o durante la sagomatura e strumentazione del canale radicolare. Questi errori includono una perforazione accidentale del pavimento della camera pulpare o l’uso eccessivo di strumenti. Le cause patologiche, invece, comprendono processi cariogeni avanzati, riassorbimenti radicolari interni o esterni e traumi dentali. Questi processi compromettono la struttura del dente, aumentando il rischio di perforazione.

Strumenti diagnostici

La diagnosi accurata delle perforazioni radicolari è cruciale per determinare il trattamento più adeguato. I segni clinici comprendono sanguinamento inatteso, dolore durante la strumentazione e la presenza di sangue sui coni di carta. Le radiografie endorali aiutano a identificare anomalie strutturali, ma la tomografia computerizzata Cone Beam (CBCT) è considerata il metodo diagnostico più efficace. Grazie alla visione tridimensionale, la CBCT permette di localizzare con precisione la perforazione, fornendo informazioni su estensione e posizione.

Trattamento delle perforazioni

Il trattamento delle perforazioni radicolari dipende da vari fattori, tra cui la posizione, la dimensione e il tempo trascorso dalla perforazione. I materiali bioceramici come il Mineral Trioxide Aggregate (MTA) e il Biodentine rappresentano lo standard di cura. Questi materiali sono biocompatibili, offrono eccellenti proprietà sigillanti e favoriscono la guarigione dei tessuti circostanti. Nei casi più complessi, è necessario un approccio chirurgico per accedere direttamente alla perforazione e ripararla con tecniche avanzate.

Prognosi e fattori di successo

La prognosi delle perforazioni radicolari è influenzata dalla tempestività della diagnosi e dall’efficacia del trattamento. Le perforazioni piccole e localizzate in aree favorevoli presentano una prognosi migliore. L’utilizzo di materiali adeguati e l’adozione di tecniche moderne migliorano significativamente gli esiti clinici. La gestione tempestiva è fondamentale per prevenire complicazioni e garantire il successo del trattamento.

Una sfida possibile

Le perforazioni radicolari, come si legge nella ricerca pubblicata su Cureus, rappresentano una sfida complessa per gli odontoiatri, ma possono essere trattate con successo grazie ai progressi nei materiali e nelle tecnologie diagnostiche. Una diagnosi precoce e una gestione mirata consentono di preservare la funzionalità del dente, migliorando la qualità della vita del paziente e garantendo risultati duraturi.

Medici e utilizzo dei social: buone regole per una corretta presenza e visibilità

Medici e social media

Negli ultimi anni, la presenza di medici e odontoiatri sui social media è aumentata. Sempre più professionisti utilizzano queste piattaforme per aggiornarsi sulle novità del settore, costruire reti professionali, dare visibilità alla propria attività e, soprattutto, educare il pubblico. Per sfruttare al meglio queste opportunità, è necessario un approccio consapevole, basato su principi di etica professionale, rispetto della privacy e produzione di contenuti di qualità. Con il giusto equilibrio tra empatia, autorevolezza e competenza, i social possono rappresentare un canale di comunicazione potente, in grado di combattere le fake news e promuovere una cultura sanitaria basata sull’evidenza scientifica. Ma quali sono le buone pratiche da seguire per una visibilità efficace e rispettosa online?

1. Creare soluzioni integrate

Uno strumento a disposizione del medico per promuoversi e costruire una presenza online è rappresentato dalle piattaforme di prenotazione online, come iDoctors.
Oltre a consentire ai pazienti di fissare visite ed esami in qualsiasi momento, iDoctors fornisce ai medici un sito professionale con sistema di prenotazione online, utile anche quando la segreteria è chiusa.
Integrando questa soluzione con una presenza attiva sui social media, i medici possono ampliare la loro visibilità, semplificare la gestione degli appuntamenti e costruire un rapporto più diretto con i pazienti, rispondendo alle loro esigenze in modo moderno e digitale.

2. Definire il proprio obiettivo

Perché la presenza sui social sia davvero utile, è fondamentale stabilire un obiettivo preciso: educare il pubblico su temi di salute, migliorare la propria visibilità o creare connessioni professionali? Ogni obiettivo richiede una strategia diversa, mirata al target a cui ci si rivolge. Ad esempio, parlare a un pubblico generico di pazienti richiede un linguaggio accessibile e pratico.
Creare una community di qualità non significa accumulare follower, bensì costruire uno spazio autorevole e affidabile, dove il pubblico possa cercare risposte, apprendere e interagire.

3. Separare l’account personale dal professionale

Uno degli aspetti più delicati nell’utilizzo dei social riguarda la distinzione tra vita privata e professionale. FNOMCeO, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, che per prima in Italia ha stilato linee guida dedicate alla presenza di medici e odontoiatri sui social, raccomanda di mantenere profili distinti per evitare interferenze.
È essenziale evitare contenuti che possano compromettere la credibilità e il rispetto associati alla professione medica. Ogni interazione deve essere chiaramente identificata come personale, senza implicare un coinvolgimento diretto della struttura lavorativa di appartenenza.

4. Il tono giusto: autorevole, ma empatico

Anche se i social favoriscono un tipo di comunicazione informale, i medici devono mantenere un approccio professionale. Empatia e disponibilità sono fondamentali per creare un ambiente accogliente, ma è importante non cadere nell’eccesso di confidenza. Un linguaggio chiaro e accessibile, rispettoso e professionale aiuta a costruire fiducia e autorevolezza.

5. Rispettare le norme sulla privacy e sul diritto d’autore

Uno degli errori più comuni nell’uso dei social è la gestione dei dati sensibili. È imperativo non pubblicare dettagli che possano identificare un paziente, come immagini diagnostiche, descrizioni specifiche di casi clinici o video. Anche quando le informazioni sembrano anonime, è possibile che piccoli dettagli permettano l’identificazione indiretta. Per discussioni su casi clinici, è preferibile utilizzare ambienti riservati, accessibili solo a colleghi professionisti. Attenzione anche all’uso di immagini o contenuti di terzi: la violazione del diritto d’autore è un reato.

6. Efficacia e cautela nella comunicazione

Ogni post o commento deve rispettare i principi etici della professione medica. Prima di condividere un contenuto, è importante valutarne il possibile impatto: il messaggio potrebbe essere frainteso o ledere la dignità di un paziente o di un collega? È opportuno evitare giudizi personali, commenti polemici o consigli clinici individuali. In caso di richieste specifiche, è meglio invitare il paziente a un contatto privato.

7. Pubblicare solo contenuti basati su evidenze scientifiche

La presenza professionale sui social deve essere accompagnata da contenuti di alta qualità, basati su evidenze scientifiche. Pubblicare informazioni non validate o sensazionalistiche può danneggiare la credibilità e alimentare la disinformazione. Ogni informazione va presentata in modo sobrio e preciso, evitando titoli “attira clic” o affermazioni divisive.

8. Creazione di contenuti: come coinvolgere il pubblico

Uno degli aspetti più importanti della comunicazione sui social media è la produzione di contenuti efficaci. Ecco alcune linee guida utili.

Durata dei video

I video sono tra i format più apprezzati sui social media. Possono essere utilizzati per spiegare concetti medici complessi, condividere consigli pratici o sensibilizzare sulla prevenzione. La durata è cruciale per mantenere alta l’attenzione.

  • Video brevi (30-60 secondi). Ideali per Instagram, TikTok o YouTube Shorts, sono perfetti per fornire consigli veloci, sfatare falsi miti o condividere una curiosità medica.
  • Video medi (2-5 minuti). Per spiegazioni più approfondite su temi di prevenzione o aggiornamenti su linee guida. Sono adatti a piattaforme come Facebook o LinkedIn.
  • Video lunghi (oltre 10 minuti). Per approfondimenti o interviste con esperti. Hanno successo su YouTube, dove il pubblico è più predisposto a dedicare tempo a contenuti formativi.

Per aumentare l’efficacia, è consigliabile suddividere i video in sezioni con titoli o sottotitoli e usare una grafica accattivante per evidenziare i punti chiave.

Scelta delle immagini

Le immagini nei post o nei video devono essere di alta qualità e pertinenti.

  • Foto scattate in ambienti professionali, come uno studio medico, trasmettono autenticità e professionalità e sono preferibili a immagini generiche.
  • Grafici e infografiche: utili per sintetizzare informazioni mediche complesse in modo chiaro. Sono efficaci su piattaforme come Instagram, Facebook e LinkedIn.
  • Immagini di stock: devono essere appropriate e prive di cliché o stereotipi. Ad esempio, evitare immagini eccessivamente idealizzate o non rappresentative della realtà medica.
Contenuti interattivi

La partecipazione del pubblico è fondamentale per creare una community attiva. Tra i formati più apprezzati vi sono:

  • quiz e sondaggi, per testare la conoscenza del pubblico su temi di salute o raccogliere opinioni su argomenti specifici;
  • sessioni di domande e risposte (Q&A) consentono di rispondere direttamente alle curiosità del pubblico, rafforzando il rapporto di fiducia.

 

Per massimizzare l’impatto dei post, è utile seguire alcune regole:

  • titoli chiari e accattivanti, ad esempio “3 consigli per prevenire le malattie cardiovascolari” o “Cosa fare in caso di parodontite cronica?”;
  • call-to-action (CTA) per invitare il pubblico a interagire, ad esempio “Condividi questo post se ti è stato utile” o “Fai una domanda nei commenti”;
  • Per aumentare la visibilità, è utile includere hashtag legati alla salute (#prevenzione, #salutepubblica) e alla professione (#medicina, #odontoiatria).

 

9. Analizzare i feedback e gestire la reputazione

Essere presenti sui social significa anche ascoltare il pubblico. Analizzare i feedback ricevuti, monitorare il tipo di interazioni e rispondere con cortesia alle critiche è essenziale per costruire un dialogo positivo. Mantenere un ambiente rispettoso è altrettanto importante: i commenti provocatori possono essere ignorati, mentre quelli costruttivi meritano risposte adeguate. Inoltre, è fondamentale dichiarare eventuali conflitti di interesse, ad esempio utilizzando tag specifici o link a moduli di disclosure.

 

 

Occlusione dentale e scoliosi: cosa sappiamo

Occlusione dentale e scoliosi
Anatomical model of spine on table in manual therapist's office. Adult man patient during spinal exam by physiotherapist on background, soft focus

Il rapporto tra occlusione dentale, postura corporea e alterazioni dello scheletro è stato oggetto di ricerca con periodi di maggiore e minore interesse: quasi di moda nei primi anni Novanta, con l’arrivo della prima Consensus Conference a Milano, nel 1997, è poi progressivamente sceso nella graduatoria degli argomenti più dibattuti, nonostante una seconda Consensus nel 2008.
Come sempre, la scarsità di ricerche adeguate che possano garantire evidenze sicure non ha aumentato molto le conoscenze e, per ora, valgono ancora le conclusioni del 2008, ossia i trattamenti non devono essere invasivi bensì conservativi e reversibili come l’applicazione di placche occlusali, la fisioterapia dei muscoli masticatori e l’infiltrazione di anestetico nei trigger points.
Tre anni fa, un’interessante ricerca svolta a Torino (Piancino MG et al., articolo liberamente accessibile dalla piattaforma pubmed.gov) suscitò un certo allarme tra gli ortodontisti, senza però riaccendere l’interesse dei ricercatori in modo da arrivare a risposte certe. Nell’attesa, gli autori non possono fare altro che scrivere così nell’ introduzione: “La relazione tra occlusione, morfologia craniofacciale e postura della colonna vertebrale è ancora un tema dibattuto. Circa metà delle pubblicazioni dimostra un’associazione che l’altra metà non conferma. Ciò potrebbe dipendere dalla complessità della questione e dalla disomogeneità degli studi”.

 

Scoliosi idiopatica giovanile ed espansione rapida del palato

Piancino MG et al Juvenile/Adolescent Idiopatic Scoliosis and Rapid Palatal Expansion. A Pilot Study. Children. 2021 Apr 30;8(5):362

Gli autori hanno eseguito uno studio retrospettivo sulla variazione della curva scoliotica di 10 pazienti (età media 10 anni) in cui il disgiuntore palatale fu applicato dopo una prima rx del rachide per valutare la gravità della scoliosi, mentre una seconda fu eseguita durante il trattamento ortodontico; nel secondo gruppo di otto pazienti (età media 11 anni) la prima rx del rachide fu eseguita durante il trattamento con disgiuntore e la seconda dopo la sua rimozione.
Tutti i pazienti erano in trattamento con un corsetto rigido per un numero variabile di ore giornaliere. Nel primo gruppo si è osservato il peggioramento della scoliosi, documentato da un significativo aumento dell’angolo di Cobb (il cui valore è proporzionale alla deviazione del rachide sul piano frontale) mentre nel secondo si è vista una significativa riduzione dello stesso angolo dopo la rimozione del disgiuntore.
Data l’importanza della questione, ci si domanda perché non sia partito uno studio su campioni più ampi, introducendo anche la variabile della modalità di attivazione della vite del disgiuntore.

 

Il rapporto tra scoliosi e patologie dell’articolazione temporomandibolare

Yelken Kendirci M, Ertürk AF, Özcan I, Kendirci AŞ, Akgül T. The role of scoliosis on temporomandibular joint disease: a cross-sectional study based on ultrasonography. Clin Radiol. 2024 Mar;79(3):e417-e423. doi: 10.1016

La relazione tra disturbi temporomandibolari e alterazioni della colonna vertebrale è stata indagata in un campione di 50 adolescenti (età media 14 anni) con scoliosi idiopatica messi a confronto con un eguale campione di soggetti sani. L’esame clinico si è svolto secondo i criteri diagnostici DC/TMD (di cui è disponibile una versione in italiano sul sito aignatologia.it) ed è stato completato con l’ecografia dei muscoli masseteri e delle articolazioni temporomandibolari. Nel gruppo scoliosi si è evidenziata una modesta correlazione negativa tra angolo di Cobb e apertura orale e una presenza significativamente maggiore di disturbi articolari. Infine, gli autori hanno anche osservato che un aumento di una unità nell’elastografia dello spazio articolare si associa a un aumento di 4,8 volte del rischio di dislocazione riducibile del disco. Con l’elastografia è possibile studiare le qualità meccaniche dei tessuti usando gli ultrasuoni.

 

La potenziale relazione tra scoliosi idiopatica dell’adolescente e alterazioni della dinamica masticatoria

Piancino MG, Tortarolo A, Macdonald F, Garagiola U, Nucci L, Brayda-Bruno M. Spinal disorders and mastication: The potential relationship between adolescent idiopathic scoliosis and alterations of the chewing patterns. Orthod Craniofac Res. 2023 May;26(2):178-184 

La presenza di cicli masticatori inversi in presenza di scoliosi è stata l’oggetto di questa ricerca; essi consistono nella chiusura in direzione contraria rispetto al ciclo fisiologico e si associano a scarsa mobilità laterale della mandibola. La masticazione è una funzione complessa cui prendono parte anche i muscoli del collo: nell’apertura orale capo e collo si estendono mentre in chiusura si flettono e, inoltre, questi movimenti sono influenzati anche da grandezza e durezza del bolo. Con queste premesse è teoricamente ipotizzabile che alterazioni come la scoliosi possano influire sulla masticazione.
Sono stati quindi scelti 32 adolescenti con scoliosi di età media pari a 14 anni e confrontati con un eguale gruppo di coetanei sani; tra i criteri di esclusione la presenza di morso incrociato e precedenti trattamenti ortodontici. L’esame funzionale si è svolto con registrazione kinesiografica sia con bolo duro sia morbido, alternando masticazione unilaterale e bilaterale. I risultati mostrano che nei pazienti scoliotici i cicli masticatori inversi sono significativamente più frequenti indipendentemente dal tipo di bolo, confermando che la causa sta nella postura. I prossimi studi dovranno accertare se la correzione ortopedica riduce la loro frequenza.

 

Relazione tra scoliosi dell’adolescente, asimmetria dei muscoli masticatori e disturbi temporomandibolari

Uçar İ, Batın S, Arık M, Payas A, Kurtoğlu E, Karartı C, Seber T, Çöbden SB, Taşdemir H, Unur E. Is scoliosis related to mastication muscle asymmetry and temporomandibular disorders? A cross-sectional study. Musculoskelet Sci Pract. 2022 Apr;58:102533

Le differenze morfologiche del muscolo massetere e la presenza di disturbi temporomandibolari sono stati ricercati mediante Rmn in due gruppi di soggetti: il primo composto da 29 adolescenti con scoliosi, il secondo di 29 soggetti sani. Le misure ottenute hanno dimostrato che la presenza di sintomi temporomandibolari (valutata con le risposte ai questionari Helkimo e Fonseca) è significativamente maggiore in soggetti con scoliosi mentre il volume dei masseteri, per quanto minore, non ha raggiunto una differenza significativa rispetto ai soggetti sani.

 

L’associazione tra malocclusioni e deformità vertebrali non è sostenuta da studi di alta qualità

Langella F, Fusini F, Rossi G, et al. Spinal deformity and malocclusion association is not supported by high-quality studies: results from a systematic review of the literature. Eur Spine J. 2019;28(7):1638- 1651. doi:10.1007/s00586-019-05896-4 21.

Nonostante questa revisione sistematica sia un po’ datata, essendo stata svolta sulla letteratura anteriore al mese di agosto 2017, questa metanalisi è comunque interessante perché illustra bene lo stato della ricerca in materia. Gli autori, attivi presso primari centri ortopedici, hanno individuato solo nove pubblicazioni all’altezza dei requisiti: due serie di casi clinici, cinque studi caso-controllo, uno a coorte e uno solo di tipo clinico randomizzato per un totale di 1424 pazienti raggruppati nella metanalisi. Ben otto pubblicazioni erano state svolte con metodologia qualitativamente scarsa. Tenendo presente queste premesse, i risultati di tre studi sostengono una maggiore prevalenza di malocclusioni nei pazienti con nota deformità della colonna vertebrale mentre non è emerso alcun beneficio del trattamento ortodontico.

 

Scoliosi idiopatica e alterazioni dell’apparato stomatognatico

Gámiz-Bermúdez F, Ibáñez-Vera AJ, Obrero-Gaitán E, Cortés-Pérez I, Zagalaz-Anula N, Lomas-Vega R. Relationship between stomatognathic alterations and idiopathic scoliosis: a systematic review with meta-analysis of observational studies. EFORT Open Rev. 2023 Oct 3;8(10):771-780

Gli autori di questa revisione sistematica con metanalisi sono riusciti a individuare soltanto 14 pubblicazioni coerenti con l’argomento di indagine, per un totale di 3018 soggetti con età media di 13,9 anni. Raggruppando i dati come se fossero un unico campione e utilizzando la metanalisi, i risultati dicono che la scoliosi si associa al morso incrociato e alle malocclusioni di seconda classe, presumibilmente di più con quelle di prima suddivisione dato che nella scoliosi si riscontra anche un aumento dell’overjet. È emersa anche l’associazione con la presenza anamnestica di disturbi temporomandibolari e la maggiore prevalenza (pari a quattro volte) di malocclusioni nei soggetti scoliotici.

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Autori

Andrea Enrico Borgonovo
Specialista in Chirurgia Maxillo Facciale, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano

Simone Galbiati
Specialista in Chirurgia Orale, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano

Davide Galluzzo
Odontoiatra, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano

Rachele Censi
Specialista in Chirurgia Odontostomatologica, Reparto universitario di Estetica Dentale, ISI Milano, Università degli Studi di Milano

L’implantologia post estrattiv …

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Odontoiatria restaurativa biomimetica, i miti da sfatare

odontoiatria restaurativa biomimetica

L’odontoiatria restaurativa biomimetica (BRD) mira a imitare la struttura e la funzione dei denti naturali. Tuttavia, molte pratiche associate a questa disciplina sono state recentemente messe in discussione. Un nuovo studio, infatti, condotto da esperti universitari di Brasile, Stati Uniti e Cile, ha analizzato criticamente alcuni di questi protocolli. Gli autori hanno evidenziato i limiti di alcune tecniche, sottolineando la necessità di adottare un approccio più scientifico e condiviso.

Le pratiche controverse

Secondo i ricercatori, alcune procedure comunemente utilizzate in odontoiatria restaurativa biomimetica sono da considerarsi inefficaci. Ad esempio, i coloranti usati per individuare la dentina cariata rimuovono eccessivamente tessuto sano. Questo può compromettere la struttura del dente. L’abrasione con ossido di alluminio è un’altra pratica controversa. Può causare trattamenti eccessivamente invasivi e rappresentare un rischio per la salute degli operatori odontoiatrici. Anche la smussatura dello smalto nei denti posteriori è messa in dubbio. Secondo gli autori della ricerca, non offre vantaggi rispetto a preparazioni più semplici e comporta una perdita inutile di smalto.

Carenza di evidenze scientifiche

Alcuni protocolli non sono supportati da studi clinici validati. La deattivazione delle metalloproteinasi con clorexidina non migliora la durata dei restauri. Anche il "decoupling" temporale e l’inserimento di fibre per ridurre lo stress non hanno dimostrato efficacia. Tuttavia, ci sono aspetti promettenti. L’elevazione del margine profondo, per esempio, si conferma utile per gestire margini subgengivali difficili. Questo approccio può migliorare i risultati clinici in cavità complesse.

Verso un approccio basato sull’evidenza

L’odontoiatria restaurativa biomimetica ha un grande potenziale. Tuttavia, gli esperti sottolineano l’importanza e la necessità di validare i protocolli con studi più rigorosi. È essenziale valutare dunque parametri clinici come la longevità dei restauri, l’estetica e la soddisfazione dei pazienti. Perché solo un approccio scientifico, si legge nello studio pubblicato sul Journal of Applied Oral Science,  può garantire che questa disciplina migliori la qualità dei trattamenti e la salute orale.

Adempimenti e scadenze del mese di gennaio

Adempimenti e scadenze

Il mese si caratterizza principalmente per la scadenza del termine dell’invio al Sistema tessera sanitaria dei dati dei documenti di spesa del secondo semestre 2024, da effettuarsi o completare entro la fine del mese. L’adempimento, ben noto in ambito odontoiatrico, che riguarda anche gli igienisti dentali per le fatture emesse direttamente nei confronti dei pazienti, richiede attenzione in quanto in caso di omissione, tardività od errori, le sanzioni previste dal comma 5 bis dell’art. 3 del decreto legislativo 21 novembre 2014 nr. 175, sono severe. Questo invio al Sistema tessera sanitaria potrebbe essere il penultimo della storia di questo adempimento, in quanto il Governo ha disposto che dal primo di aprile i dentisti saranno obbligati ad emettere fattura elettronica nei confronti dei loro pazienti, cosa che con ogni probabilità renderà superfluo l’ormai tradizionale invio delle fatture a tessera sanitaria.

Sempre entro la fine del mese chi avesse deciso di assolvere l’imposta di bollo sulle fatture cartacee emesse verso i pazienti, in “forma virtuale”, cioè senza la materiale apposizione della marca da bollo sul documento, scelta che peraltro dipende dalla concessione di apposita autorizzazione da parte della competente Direzione regionale dell’Agenzia delle entrate, i cui estremi sono da indicare su ogni fattura emessa, dovrà presentare la prescritta dichiarazione annuale. Anche per questa particolare modalità di assolvere l’imposta di bollo, alternativa alla marca da bollo e che negli ultimi anni si era piuttosto diffusa, l’avvento della fattura elettronica decreterà la fine, per cui si pone un possibile problema legato al dover fare una dichiarazione per il bollo virtuale che perderà efficacia entro poco tempo. Serviranno chiarimenti da pare dell’Agenzia delle entrate. Sempre in relazione al bollo, scade il termine a fine mese per variare i dati recepiti dall’Agenzia delle entrate relativamente alle fatture elettroniche emesse nel trimestre precedente.

Alla cassa anche le società di capitali, srl e spa, per il versamento della ritenuta a titolo di imposta definitiva del 26% sugli utili corrisposti ai soci nel trimestre precedente. Si chiude con la quarta rata di “quota B” di Enpam, dovuta sui contributi calcolati sul reddito del 2023, ma solo per chi avesse scelto il versamento di questa contribuzione obbligatoria in nove rate.

 

Datori di lavoro

Domenica 12 gennaio 2025

Pagamenti

  • Somme corrisposte ai dipendenti. Tutte le somme e i valori in genere corrisposti ai dipendenti entro questa data sono imputati al 2024 per quanto riguarda il reddito del dipendente, non per quello del datore di lavoro tassato “per cassa”, che dovrà considerare queste somme e valori deducibili nel 2025. Si tratta del “principio di cassa allargato”, che vale anche per i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendenti quali quelli corrisposti agli amministratori di società;

Mercoledì 15 gennaio 2025

Comunicazioni

  • Assistenza fiscale. I datori di lavoro devono comunicare direttamente ai dipendenti di voler prestare assistenza fiscale entro oggi.

 

Agenzia delle entrate

Mercoledì 15 gennaio 2025

Adempimenti contabili

  • Fatture differite. Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna);
  • Acquisti intracomunitari, annotazione. Termine ultimo per l’annotazione nel registro degli acquisti e in quello delle vendite delle fatture di acquisto ricevute nel mese precedente, con riferimento a tale mese.

 Regolarizzazioni

  • Autofattura di acquisto intracomunitario. Termine ultimo per i soggetti che nel mese di luglio hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi per i quali non hanno ricevuto la relativa fattura entro il mese di dicembre 2024, per emettere autofattura;
  • Autofattura integrativa di acquisto intracomunitario. I soggetti che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi, se hanno ricevuto una fattura indicante un corrispettivo inferiore a quello reale, devono emettere autofattura integrativa in relazione alle fatture registrate nel mese precedente;

Comunicazioni

  • “Esterometro”. scade il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente; la comunicazione non riguarda le operazioni per le quali è stata ricevuta una bolletta doganale o una fattura elettronica e gli acquisti di beni e servizi non rilevanti territorialmente ai fini IVA in Italia ai sensi degli artt. 7 - 7-octies del DPR 633/72, qualora siano di importo non superiore a 5.000,00 euro per singola operazione;

Giovedì 16 gennaio 2025

Versamenti

  • Acconto imposte 2024, seconda rata, versamento posticipato, termine, per le persone fisiche titolari di partita IVA che nel periodo d’imposta 2023 hanno dichiarato ricavi o compensi di ammontare non superiore a 170.000 euro, per effettuare il versamento dell’unica o della prima delle cinque rate relative alla seconda rata di acconto dovuto in base alla dichiarazione dei redditi 2024, in origine da versare entro il 30 novembre;
  • Addizionali comunali all'IRPEF, lavoro dipendente e assimilati, versamento rata dell'acconto per l'anno in corso;
  • Ritenute d’acconto operate nel mese precedente, versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo e sui compensi per lavoro dipendente corrisposti nel mese precedente;
  • Imposta sostitutiva dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
  • Iva mensile, contribuenti mensili non forfetari e forfetari per quanto dovuto a titolo di Iva, ad esempio sugli acquisti da fornitori esteri con applicazione del “reverse charge”, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente;

Mercoledì 29 gennaio 2025

Regolarizzazioni

  • Omissione dell’invio telematico o infedeltà delle dichiarazioni 2024 dei redditi e dei sostituti d’imposta, termine per regolarizzare l’eventuale mancata presentazione o l’infedeltà (errori) delle dichiarazioni attraverso l’istituto del “ravvedimento operoso”;

 Venerdì 31 gennaio 2025

Comunicazioni

  • Erogazioni liberali per programmi culturali, Termine, per i soggetti che effettuano erogazioni liberali, per comunicare in via telematica l’ammontare delle erogazioni liberali effettuate nel 2024 e i soggetti che hanno beneficiato delle suddette erogazioni;
  • Tessera sanitaria, invio dei dati 2° semestre 2024. Scade il termine per eseguire o completare l’invio dei dati dei documenti di spesa (fatture) relativi al secondo semestre del 2024 al “Sistema tessera sanitaria”;
  • Tessera sanitaria, esercizio del diritto di opposizione da parte dei pazienti. I cittadini devono entro oggi comunicare all’Agenzia delle entrate la loro volontà di non rendere disponibili per la dichiarazione precompilata i dati relativi alle spese sanitarie da loro sostenute nel 2024.

 Dichiarazioni

  • Imposta di bollo assolta in modo virtuale. Presentazione della "dichiarazione dell'imposta di bollo assolta in modo virtuale" contenente l'indicazione del numero degli atti e documenti emessi nell'anno precedente, distinti per voce di tariffa, e degli altri elementi utili per la liquidazione dell'imposta, esclusivamente in via telematica, direttamente o tramite intermediari abilitati, utilizzando il modello pubblicato sul sito dell’Agenzia delle entrate;
  • Imposta di bollo sulle fatture elettroniche emesse tramite SDI, nel trimestre ottobre-dicembre. Integrazione dei dati proposti dall'Agenzia delle Entrate, per variare i dati comunicati dall’Agenzia delle Entrate qualora risultino fatture soggette a imposta di bollo laddove il contribuente non lo abbia indicato nella fattura emessa.

 

Inps

Giovedì 16 gennaio 2025

Versamenti

  • Conguaglio previdenziale, termine entro il quale i datori di lavoro dovranno effettuare il pagamento dei contributi dovuti in seguito alle operazioni di conguaglio previdenziale relative all’anno 2024;
  • Contributi previdenziali dei lavoratori dipendenti, obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi corrisposti nel mese precedente;
  • Contributi della “Gestione separata” dovuti dai committenti, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori che possono qualificare questo compenso come “assimilato” al lavoro dipendente, relative ai compensi corrisposti nel mese precedente;

 

Imprese

Giovedì 16 gennaio 2025

Versamenti

  • Ritenuta alla fonte sui dividendi, versamento della ritenuta alla fonte del 26% da parte delle società di capitali sugli importi in denaro e utili in natura distribuiti ai soci nel trimestre precedente;

 

Venerdì 31 gennaio 2025

Adempimenti documentali

  • Libro degli inventari, redazione e sottoscrizione, l’inventario dev’essere redatto all’inizio dell’esercizio dell’impresa e, successivamente, ogni anno entro tre mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi.

 

Enpam

Venerdì 31 gennaio 2025

Versamenti

  • Quota B, quarta delle nove rate previste per chi avesse scelto questa modalità di rateazione con la domiciliazione bancaria.

Parodontite, il ruolo del microbiota nella terapia antibiotica

Parodontite microbiota

La parodontite è una malattia infiammatoria cronica molto diffusa, utile per comprendere dinamiche comuni ad altre patologie infiammatorie. Un recente studio, condotto dai ricercatori di Muenster University Hospital e University Hospital Würzburg, Germania, ha analizzato il ruolo del microbiota orale nel modulare gli effetti degli antibiotici sistemici usati come trattamento aggiuntivo. I risultati offrono nuove prospettive per terapie personalizzate basate sul profilo microbico dei pazienti.

Microbiota orale e terapia antibiotica

Gli antibiotici sistemici, come amoxicillina (500 mg) e metronidazolo (400 mg), vengono somministrati tre volte al giorno per 7 giorni come supporto alla terapia meccanica della parodontite. Tuttavia, l’impatto del microbiota orale sui risultati clinici non è ancora del tutto chiaro. Lo studio ha indagato il legame tra il microbiota, classificato in normobiotico o disbiotico, e i parametri clinici della parodontite.

Metodologia dello studio

I ricercatori hanno analizzato campioni di placca subgengivale da 10 soggetti sani e 163 pazienti parodontali, partecipanti a uno studio clinico randomizzato. Dopo il trattamento meccanico, i pazienti hanno ricevuto un trattamento antibiotico o un placebo. I ricercatori hanno raccolto e analizzato i campioni microbici, fino a 26 mesi dopo la terapia, per identificare comunità microbiche normobiotiche o disbiotiche. Per poi impiegare modelli statistici atti a valutare il ruolo del microbiota nella mediazione degli effetti antibiotici.

Risultati principali

Gli stati normobiotici sono stati associati a soggetti sani, mentre i disbiotici si correlavano a una maggiore profondità di tasche parodontali e a un sanguinamento al sondaggio più frequente. Il fumo e l’età si sono rivelati fattori chiave nella progressione della perdita di attacco clinico. Al contrario, sesso e terapia antibiotica diretta invece non sono risultati determinanti. Mentre la risposta microbica al trattamento ha avuto un ruolo centrale nell’efficacia degli antibiotici sui risultati clinici.

Implicazioni cliniche e prospettive future

I risultati indicano l’importanza di terapie personalizzate basate sul profilo microbico individuale. La categorizzazione dei pazienti in base alla risposta al trattamento e la valutazione di fattori come il fumo, possono migliorare gli esiti clinici. Ulteriori ricerche potranno chiarire meglio l’interazione tra microbiota e risposte terapeutiche, aprendo la strada a nuove strategie per la gestione della parodontite. Nel frattempo, però, lo studio delle Università di Muenster e Würzburg, pubblicato su BMC, sottolinea l’importanza del microbiota orale nel trattamento della parodontite. Suggerendo come certi approcci mirati, basati sui profili microbici, potrebbero migliorare la personalizzazione delle cure e i risultati clinici sulla parodontite, traducendosi dunque in un importante passo avanti nella gestione di questa complessa malattia.

Pericoronite e caratteristiche anatomiche dei terzi molari inferiori inclusi

Pericoronite

La pericoronite è una condizione infiammatoria comune, legata ai terzi molari inferiori inclusi (M3M). Uno studio condotto dal Dipartimento di Chirurgia Orale della Facoltà di Odontostomatologia, presso l'Università di Medicina e Farmacia di Ho Chi Minh City, Vietnam, ha studiato, mediante un’analisi multivariata, la correlazione tra le caratteristiche anatomiche degli M3M e la prevalenza di questa patologia.

La pericoronite e il suo impatto clinico

La pericoronite colpisce fino all'82,4% dei pazienti con M3M inclusi. Si manifesta con dolore, gonfiore e arrossamento dei tessuti gengivali, ma in casi gravi può estendersi ai tessuti circostanti, causando febbre e infezioni sistemiche. Per queste ragioni, l'estrazione precoce dei M3M a rischio è fondamentale per prevenire tali complicanze.

Caratteristiche dello studio

Lo studio in questione ha analizzato 338 M3M provenienti da 245 pazienti. I ricercatori hanno utilizzato radiografie panoramiche (OPG) per valutare l’angolazione e i livelli di inclusione secondo la classificazione di Pell e Gregory. Raccogliendo inoltre dati demografici e clinici per identificare, grazie a un’analisi statistica multivariata, i principali fattori di rischio.

Fattori anatomici e rischio di pericoronite

L’angolazione e il livello di inclusione degli M3M sono risultati fattori determinanti per il rischio di pericoronite. Gli M3M verticali presentano un rischio di pericoronite 5,78 volte superiore rispetto agli orizzontali. Questa angolazione favorisce l'accumulo di detriti alimentari tra la superficie occlusale e i tessuti molli sovrastanti, creando un ambiente favorevole alla proliferazione batterica. Gli M3M inclusi a livello A hanno un rischio triplo di sviluppare pericoronite rispetto a quelli a livello B. Questo è attribuibile alla loro maggiore esposizione all’ambiente orale e alla possibilità di traumi occlusali. Infine, i molari a livello II sono più a rischio rispetto a quelli a livello I, probabilmente a causa della parziale esposizione della corona che facilita l’accumulo di placca e residui alimentari.

Innovazione metodologica e limiti dello studio

L’uso dell’analisi logistica di Firth ha permesso di ridurre gli effetti confondenti tra i fattori considerati, garantendo risultati più precisi rispetto agli studi precedenti. Tuttavia, l’assenza di imaging tridimensionale, come la tomografia computerizzata cone beam, rappresenta una limitazione. Inoltre, il numero ridotto di M3M classificati come livello III e C non ha consentito una valutazione approfondita di queste condizioni.

I fattori da tenere a mente

Il presente studio, pubblicato sull’International Journal of Dentistry, conferma che angolazione e livello di inclusione degli M3M sono fattori chiave nella prevalenza di pericoronite. D'altro canto, un'attenta valutazione radiografica degli M3M può guidare le decisioni cliniche per prevenire complicazioni. Come l'estrazione precoce degli M3M a rischio: essenziale per migliorare la qualità della vita dei pazienti e ridurre l'incidenza di questa patologia.

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