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Massimiliano Turazzini. AI: se vuoi conoscerla, devi parlarci

Massimiliano Turazzini

Mentre serissime start-up scoprono nuovi campi di applicazione dell'intelligenza artificiale, elaborando progetti per impiegarla in modo etico anche in ambito medico, l'imprenditore digitale Massimiliano Turazzini suggerisce un nuovo punto di vista: smettiamo di chiederci come usarla e iniziamo a dialogare con lei per capire cosa può fare. Scopriremo che è possibile insegnarle a ragionare con i nostri circuiti mentali, trasformandola nell'assistente che abbiamo sempre sognato.

Hai mai provato a interagire con l’Intelligenza Artificiale? Sì, no, forse... prima o poi lo farò. Sono queste le probabili risposte che chiunque, in questo momento di transizione e di presa di coscienza epocale, fornirebbe se “interrogato” sulla nuova tecnologia più prorompente, discussa, ma anche promettente del momento. Iniziamo da un fatto inconfutabile: l’AI, che lo vogliamo o no, è già entrata nelle nostre vite, magari come un’efficiente organizzatrice del nostro tempo in quel nuovo gestionale che tiene in ordine agenda e cartelle cliniche, o nella chat box che dialoga con i pazienti quando siamo troppo occupati per rispondere. Ma come evolverà la situazione a livello planetario e quali saranno le prossime effettive applicazioni della AI nelle nostre vite personali e professionali? Giriamo questa e altre domande a Massimiliano Turazzini, imprenditore attivo nel campo dell’innovazione digitale e dell’Intelligenza Artificiale, con ruoli attivi o di investitore in diverse startup tecnologiche, e autore del volume Assumere un’Intelligenza Artificiale in azienda. Strategie efficaci per l’integrazione dell’AI generativa, edito da Tecniche Nuove.

Dottor Turazzini, a che punto siamo?

Massimiliano Turazzini
Massimiliano Turazzini, imprenditore attivo nel campo dell’innovazione digitale e dell’Intelligenza Artificiale

Siamo al confronto con l’Intelligenza Artificiale Generativa, un cervello virtuale che “ragiona” con l’intento di risolvere un problema percorrendo diverse vie e che ormai tocca ogni dominio applicativo e ogni aspetto funzionale conosciuto. Da due anni e mezzo, tramite un software, è accessibile a tutti e permette di comunicare con un'entità che non sia un altro essere umano, formulando una richiesta in un linguaggio estremamente naturale e aspettandosi risposte testuali rapide e circostanziate. Siamo di fronte a qualcosa di nuovo, dalle implicazioni enormi. Il tema non è solo cosa possiamo fare tecnicamente, bensì quale sarà l’impatto economico, commerciale, sociale, umano ed emozionale dell’Intelligenza Artificiale. Servono consapevolezza e cultura per capire come integrare la AI e il suo immenso potere nella nostra attività.

In quali ambiti si hanno i risultati migliori?

Fino a giugno 2024 sono state rilasciate oltre 13 mila applicazioni di intelligenza artificiale che coprono 5 mila compiti diversi. Ogni azienda è o sarà presto impattata dalla AI, in tempi e modi diversi, e personalmente credo sia possibile imparare a sfruttarne l’immenso potenziale per generare un valore significativo. L’AI di tutti i giorni, che ha come interfaccia una chat di base, aiuta la produttività personale e consente di trovare risposte immediate: sa leggere, creare testi, immagini e risponde a ogni domanda venga posta. A un livello superiore si sta verificando un utilizzo molto ampio dell’AI all’interno di organizzazioni e grandi aziende, dove questa tecnologia, di cui esistono moltissime varianti, viene impiegata per migliorare la qualità del lavoro e ottimizzare i tempi, processare e automatizzare specifici input e flussi di lavoro, ma anche per fare cose nuove. Si tratta di processi complessi, che richiedono dati strutturati e molta disciplina. L’AI può partecipare anche a semplici workflow sulle attività di backoffice, efficaci nelle piccole realtà professionali magari per ottimizzare i flussi di lavoro o migliorare l’assistenza clienti. In tutti i casi, le AI aiutano a ridurre quei tempi morti dove l’interazione umana è sprecata e risolvono molte cose che ci fanno perdere inutilmente tempo. Poi c’è l’AI copilota, che ci guida nell’utilizzo di un’applicazione già esistente: ad esempio un software editor di testi o di immagini o un sistema gestionale, dove il suo compito è migliorare l’interazione e l’efficienza. Uno degli ambiti su cui oggi c’è da scommettere di più sono la fase di progettazione e modellazione, dove è possibile unire AI e 3D per trovare soluzioni anche proattive. In ambito odontoiatrico, ad esempio, per la costruzione di impianti e protesi.

Nel suo libro sostiene che si può assumere una intelligenza artificiale in azienda. Davvero?

Se provassimo a smettere di pensare alla AI come a un software, potremmo immaginarla come una figura umana, una risorsa nuova da inserire nella nostra organizzazione. Uso la metafora dello stagista, ossia una persona giovane da formare che, se ben addestrata, consentirà di velocizzare molte attività, di automatizzare processi noiosi e di offrire stimoli su ogni argomento, oltre ad aiutare il team di lavoro a essere più efficiente. In poco tempo il nuovo assistente riuscirà a svolgere compiti anche iper-specializzati in modo rapido e lineare e si inserirà nella cultura aziendale come qualsiasi nuovo arrivato.

È stato calcolato che i primi 100 giorni sono i più importanti per costruire il giusto percorso. Nessuno conosce il potenziale di un particolare modello di AI finché non lo sperimenta.

Parliamo di etica...

L’AI non ha etica. O meglio: ha l’etica che dimostriamo di avere noi nel suo utilizzo, perché è un acceleratore di ciò che facciamo. E tutto quello che facciamo ha bisogno di essere vagliato da un punto di vista etico. Prima però bisogna aver capito che tutto quello che si può fare con l'AI è veloce, potente e amplificato. Sappiamo gestirlo?

Vale anche in campo medico?

Questo è un grande tema. Da qualche anno collaboro con una start up in cui l’AI viene impiegata in ambito sanitario. Non per sostituirsi al professionista, ma ad esempio per effettuare l’attività iniziale di triage di un paziente, avendo accesso a cartelle cliniche, esami e referti precedenti. Il compito dell'AI, è effettuare quel complesso lavoro di sintesi che difficilmente il medico ha tempo di fare nel corso di una visita, soprattutto se il paziente ha una storia clinica lunga e tortuosa ed è già stato visto da molti altri specialisti.
Esistono poi sistemi utilizzati in ambito diagnostico che partendo da radiografie, tomografie, immagini di risonanza magnetica, dati e cartelle cliniche aiutano i medici a identificare patologie, a creare correlazioni importanti e persino a fare diagnosi, ma non va dimenticato che è il medico la persona più importante del processo, l’unico che può porre le domande giuste per cercare fonti, informazioni e dati rilevanti.

Ci sarà una rivoluzione nella diagnostica?

Molti produttori di device di scansione stanno elaborando i propri sistemi di AI, che analizzando le immagini sono in grado di produrre il referto completo. Dentro ogni immagine ad altissima risoluzione, come radiografie o risonanze magnetiche, l’AI riesce a vedere sotto il millimetro di risoluzione molto meglio del tecnico o del medico e può segnalare dettagli e fornire indicazioni che il sanitario può poi verificare, valutando elementi che in prima battuta non apparivano con immediata chiarezza.
Esistono già molte start up e aziende che producono macchinari corredati di AI, però manca ancora la cultura per applicare in concreto tutte queste potenzialità, perché solo pochi professionisti sono stati formati per occuparsi di questo. In ambito medico, poi, ci sono ancora molti timori e una certa diffidenza. Uno dei problemi della AI generativa è che può essere imprevedibile, mentre in medicina opacità e mancata precisione sono due problemi importantissimi. Eppure, nella ricerca clinica si stanno facendo passi da gigante.

Esempi virtuosi?

È nata ad esempio una start up che ha in corso un progetto con l’Istituto Romagnolo per lo studio dei tumori “Dino Amadori” pensato per fare in modo che l’AI assista i ricercatori operanti in ambito oncologico. Una piattaforma analizza dati anonimi di molti pazienti con patologie tumorali per offrire agli studiosi strumenti che permettano di trovare informazioni in tempi molto più rapidi. L’obiettivo è superare la complessità nella gestione e nella interpretazione dei dati clinici e incrociare le informazioni con le evidenze scientifiche fornite dalla Letteratura. Un medico o un ricercatore che dialoga con l’AI ha però bisogno di molte spiegazioni su come si è arrivati a certe conclusioni. Per questo le diverse tecnologie introdotte non solo forniscono la risposta cercata, ma sono anche in grado di spiegare come si è arrivati a quella risposta. Non sono tanto i dati raccolti o elaborati dalla AI quelli che interessano, bensì la sua capacità di analisi. I modelli di AI non si programmano, si formano durante una fase di addestramento iniziale.
La qualità e la quantità dei dati forniti modellano il senso di attenzione delle AI. Questo permette loro di imparare a unire i puntini in modo facile e congruente con il nostro pensiero. Ovviamente l’AI non ha responsabilità e non ha una capacità decisionale al nostro livello. Deve essere vista come uno specchio davanti al quale il professionista può fare questo tipo di riflessioni.

Come si gestisce la protezione dei dati?

In campo medico è un problema immenso. Già da anni nel settore informatico abbiamo visto problemi legati a dati poco protetti o pubblicati senza autorizzazione. In ambito sanitario molti professionisti si stanno convincendo della effettiva utilità dell’AI, ma c’è un grande problema di fiducia sulla condivisione e sul trattamento di cartelle cliniche e immagini diagnostiche. Qui, però, l’Intelligenza Artificiale di per sé c’entra poco. Bisogna piuttosto stare attenti a chi c’è dietro e a chi può avere accesso ai nostri dati. Spesso le chat di AI sono prodotte da microaziende con buoni scopi, ma sono pur sempre piccole realtà che hanno principalmente l’obiettivo di portare a casa soldi.
Dando in pasto a questi strumenti dei dati sensibili, si rischia di vederli intercettare dalla persona sbagliata. Bisogna verificare che il fornitore sia attendibile e fare un’analisi completa: “chi c’è dietro?”, “dove risiederanno le cartelle cliniche dei miei pazienti?” “dove finisce il dato che inserisco?”, “quali certezze mi vengono offerte sulla cybersecurity?” e soprattutto verificare quanto costa il servizio che chiediamo: se è gratis, la partita di giro sono i dati. Per questo sarebbe preferibile affidarsi ad aziende note, a chi già fornisce sistemi e apparecchiature medicali o gestionali, chiedendo che siano loro ad offrire l’intero processo di intelligenza artificiale integrata.

Cosa cambierà?

Nel breve, auspico una molto più ampia adozione delle AI a livello di routine quotidiana. L’utilizzo su piccoli task serve a creare la cultura che ci permetterà poi di fare le domande e le scelte giuste per andare avanti e predisporre una mentalità pronta alla prossima fase di consolidamento, senza delegare la questione solo alle società hi-tech. Ci saranno AI in grado di uscire dal puro contesto del botta e risposta, che prima di tornare a interagire con noi si prenderanno il tempo di pensare al quesito che abbiamo posto, e noi dovremo avere la pazienza di aspettare anche per ore o giorni la risposta.
In commercio ci sono già AI che, stimolate da una domanda particolarmente complessa, iniziano a effettuare un ragionamento, a fare congetture, a prevedere possibili scenari e a soppesare le situazioni. Al momento rispondono in pochi secondi o minuti, in futuro potranno arrivare a pensarci molto a lungo.
Nel futuro più prossimo mi aspetto invece che grazie all’IA sarà possibile risolvere problemi su scala più grande, situazioni che prima sembravano impossibili o difficili da gestire perché troppo laboriose o complesse e che invece diventeranno molto più semplici. Immagino che partiranno temi molto rilevanti.

Nel frattempo, cosa possiamo fare?

Dobbiamo fare pratica, imparare a usare le intelligenze artificiali così da acquisire via via le giuste competenze per utilizzarle al meglio. Il successo con l’AI non dipende dalla tecnologia in sé, ma anche dalla mentalità e dall’approccio che si ha in questo ambito. Si può cominciare chiedendo alle AI le cose che non sappiamo, utilizzandola come un banale strumento di informazione. Non ci sono manuali su come usare le AI, ci si forma durante la pratica e soprattutto i medici, abituati a studiare continuamente, sapranno trovare una loro modalità di utilizzo e di interazione. In ogni caso, una formazione di base sulle AI dovrebbe essere obbligatoria in ogni organizzazione, altrimenti rischiamo di partire dai presupposti sbagliati. Ad esempio, conta anche come si formulano le domande. Creare prompt troppo corti, ossia inserire pochi elementi e dettagli nei quesiti, è sbagliato. Più elementi fornisco, più la soluzione che arriverà con la risposta sarà articolata e soddisfacente.

Una guida per integrare l'intelligenza artificiale nella realtà professionale

Massimiliano TurazziniAssumere un’Intelligenza Artificiale in azienda. Strategie efficaci per l’integrazione dell’AI generativa, di Massimiliano Turazzini, è il nuovo volume edito da Tecniche Nuove dedicato a manager e responsabili di processi aziendali, non necessariamente esperti di tecnologia, che vogliano approfondire le modalità di funzionamento e le potenzialità della AI per un approccio consapevole. Con esempi concreti e casi di studio, il libro illustra anche applicazioni e trappole dell’AI in vari settori. Infine, ne affronta le implicazioni etiche, sottolineando l’importanza di governance, trasparenza e responsabilità.

Massimiliano Turazzini

Imprenditore nel mondo della tecnologia da più di 20 anni, coinvolto nel mondo dell’AI dal 2018, scrive di AI su un blog (maxturazzini.com) e si occupa di formazione a CEO e management delle aziende sull’AI generativa assieme al Vjal Institute, organizzazione internazionale di oltre 290 trainer che sono a loro volta CEO o imprenditori.

Compositi one-shade semplificare l’estetica quotidiana

Compositi one-shade: come funzionano e quali indicazioni e limiti possiedono i nuovi materiali che promettono di rivoluzionare l’odontoiatria conservativa offrendo semplicità di utilizzo e risultati altamente estetici.

La selezione della tonalità dentale è un processo piuttosto impegnativo nella pratica clinica quotidiana, fortemente influenzato dallo spessore e dalle proprietà (opacità e traslucenza) di smalto e dentina, molto diversi tra loro. Il fisiologico processo di invecchiamento, i cambiamenti nella composizione minerale e vari fattori intrinseci ed estrinseci complicano ulteriormente le cose. Il fallimento estetico di un restauro dovuto alla mancata corrispondenza con il colore del dente può richiederne la sostituzione, con costi e tempi di lavoro aggiuntivi oltre a possibile frustrazione tanto del paziente quanto dell’operatore. Nel corso degli anni, sono stati quindi compiuti grandi sforzi per comprendere le complesse interazioni della luce sia con la struttura del dente che con il materiale da restauro allo scopo di:

• ridurre le sfide legate alla soggettività della selezione della tonalità e alla percezione umana del colore;
• superare i limiti delle tonalità di resina composita attualmente disponibili.

 

Nanotecnologia e mimetismo: l’evoluzione dei compositi dentali

Che i compositi rappresentino la scelta di riferimento per i restauri diretti è cosa ampiamente risaputa.
L’efficacia delle tecniche adesive (che permettono preparazioni meno invasive), l’improvement da un punto di vista biomeccanico e fisico e il progressivo miglioramento dell’integrazione estetica hanno contribuito in modo determinante alla loro affermazione clinica, fermo restando il rispetto di protocolli ben precisi e una accurata selezione della tonalità.
Il metodo più comunemente utilizzato per valutare il colore è sicuramente quello visivo, che può essere coadiuvato ma non sostituito dal metodo strumentale. I denti umani sono infatti piccoli e curvi: una parte considerevole della luce che ne colpisce la superficie viene persa portando a letture del colore scadenti.
Questo rappresenta uno dei principali svantaggi di apparecchiature come gli spettrofotometri dentali.
Per quanto soggettivo, il giudizio visivo sulla corrispondenza o meno del colore resta quindi il fattore decisivo nell’accettazione complessiva da parte del paziente. La sapiente stratificazione con compositi di diversa traslucenza e opacità, che simulassero le proprietà ottiche di smalto e dentina, è stata a lungo considerata il gold standard per
riprodurre l’estetica dei denti naturali ma anche per ottenere il controllo della contrazione volumetrica.
La continua ricerca di protocolli restaurativi sempre più efficienti ha, tuttavia, portato allo sviluppo di compositi one-shade (monomassa e monocromatici) in grado di adattarsi cromaticamente a qualsiasi tonalità del dente senza la necessità di stratificare diverse masse.
Ma come è possibile?

Il modo in cui un restauro si “adatta” al colore del dente non è lo stesso per tutti i compositi. La maggior parte dei produttori sfrutta il cosiddetto effetto camaleonte o effetto di miscelazione, in cui il composito è sufficientemente traslucente da lasciarsi attraversare dalla luce che viene così riflessa dalle pareti della cavità conferendo al restauro il colore della struttura dentale adiacente.
Questo fenomeno è reso possibile dalla dimensione, dalla forma e dalla distribuzione dei riempitivi nanoibridi, cioè particelle solide immerse in una matrice polimerica che, essendo più piccole delle lunghezze d’onda della luce visibile, non la diffrangono né la rifrangono ma le consentono di passare attraverso il materiale, quindi di rifrangersi su smalto e dentina delle pareti cavitarie. Il risultato finale è che il composito assorbe le onde luminose riflesse dal dente circostante, ne assume il colore e lo proietta garantendo un buon mimetismo del restauro. A partire dal 2019, sono state introdotte in commercio resine composite monocromatiche che, sfruttando la colorazione strutturale prodotta dall’interazione della luce con la microstruttura del materiale piuttosto che la colorazione chimica prodotta dai pigmenti in esso inseriti, si stanno affermando come una promettente opzione per semplificare il processo di selezione e abbinamento delle tonalità.

 

I tre parametri che definiscono il colore del dente

Tinta
È il colore vero e proprio del dente, determinato dal colore base della dentina e stabilito su una scala di colori che comprende quattro tinte:
A (rosso-marrone),
B (arancione-grigio), C (verde-grigio)

D (rosa-grigio).

Croma
È livello di saturazione d’intensità della tinta, determinato principalmente dall’età del dente e dallo spessore dello smalto.
Un dente giovane tende ad avere un croma basso (poco intenso) e ad apparire più bianco; un dente meno giovane, in cui lo smalto è meno spesso e lascia trasparire di più la sottostante dentina, ha un croma alto (più intenso) e tende ad apparire più giallo. Il croma può essere definito come l’unità di misura della quantità del colore e nella scala dei colori viene indicato con un numero dopo la lettera (es. A1 indica un croma basso, tipico del dente bianco; A4 indica un croma intenso, tipico del dente tendenzialmente giallo).
Valore
È il grado di luminosità del colore, spesso determinato dallo spessore dello smalto.
Nella pratica, più il dente tende al bianco maggiore sarà il suo valore, più appare scuro rispetto agli altri e minore è il suo valore.

 

 

compositi one-shade

 

 

Interazione tra luce e materiale per un miglior adattamento cromatico

Dopo i “vecchi” compositi basati sul colore chimico, prodotto cioè dai coloranti e dai pigmenti in esso aggiunti, la nuova frontiera è quella della Smart Chromatic Technology, in grado di sfruttare il colore strutturale come meccanismo cromatico principale.
Nelle resine composite one-shade, sono gli stessi riempitivi (nanoparticelle sferiche e di dimensioni ben precise, spesso realizzate in zirconio o silice) che, riflettendo selettivamente determinate lunghezze d’onda della luce, generano un colore dal rosso al giallo identico ai costituenti del colore di un dente naturale (Anwar RS, 2024).
Questo colore strutturale si fonde con la luce riflessa (per effetto camaleonte) dalla struttura dentale residua in un processo di miscelazione additivo in grado di massimizza il mimetismo del restauro, cui contribuirebbe, tra l’altro, anche l’aumento di traslucenza cui il materiale va incontro subito dopo la sua polimerizzazione.
In letteratura, per descrivere e quantificare l’interazione tra le componenti fisiche e percettive dello “spostamento” di colore si considera il potenziale di regolazione del colore (CAP), che può essere valutato sia strumentalmente (CAP-I) che visivamente (CAP-V) (Trifkovic et al., 2018; Pereira Sanchez et al., 2019).
Diversi studi dimostrano come il CAP delle resine composite sia influenzato da molti fattori, tra cui il tipo e la tonalità del materiale stesso, il colore dello sfondo, la profondità del restauro, ecc. (Tanaka et al., 2015; Akgül et al., 2022; El-Rashidy et al., 2022; Yamashita et al., 2023). Ebbene, studi più recenti riportano un miglioramento del CAP (Altınışık H, 2023), che sembrerebbe raggiungere valori prossimi al 100% di accettabilità per tonalità più chiare e meno cromatiche come A1, A2 e A3 (Ruiz-López J, 2024), nei i nuovi compositi one-shade. Anche dal punto di vista biomeccanico, pare che proprietà e stress da contrazione di questi materiali risultino simili ai compositi tradizionali (Oliveira H, 2024; Alharbi G, 2024).

Indicazioni, vantaggi e limiti

La (iniziale) formulazione di queste resine completamente priva di pigmento funziona molto bene in cavità non troppo grandi e in presenza di una struttura dentale residua sufficiente in grado di consentire la trasmissione cromatica.
Per capirci, è ideale per cavità “contenitive” nei settori posteriori. In cavità più grandi o in assenza di struttura dentale sottostante (come spesso accade nei restauri anteriori) l’integrazione estetica risulta, tuttavia, limitata da una eccessiva trasparenza del restauro, che risulta grigio e poco luminoso.
Per sopperire a questa problematica, di recente sono state sviluppate nuove formulazioni di resine composite monomassa che, grazie all’introduzione di una lieve quota di pigmenti, hanno la capacità di filtrare il passaggio della luce e la conseguente possibilità di essere impiegate anche nei settori frontali con stratificazione monocromatica.
Con sole 3-5 tonalità è quindi oggi possibile estendere il campo di applicazione praticamente a tutte le classi di restauro.

 

compositi one-shade

 

 

Vantaggi

• Versatilità (possono essere utilizzati per restauri sia nei settori anteriori che posteriori).
• Facilità d’uso e rapida curva di apprendimento anche per odontoiatri meno esperti.
• Minor dipendenza da un processo soggettivo di selezione delle tonalità.
• Riduzione dei tempi alla poltrona.
• Minor rischio di deperimento e quindi di spreco dei materiali, ottimizzazione delle scorte.
• Risparmio di denaro.

Indicazioni cliniche

• Restauri di classe I, II, V per le formulazioni prive di pigmento.
• Restauri di classe I, II, III, IV e V per le formulazioni con pigmento.
• Chiusura di diastemi.
• Ricostruzioni di elementi dentari fratturati.

compositi one-shade
Limitazioni e precauzioni

(Essenzialmente relative alle resine one-shade prive di pigmento)

• Discromie marcate o restauri molto estesi: potrebbe essere necessario integrare l’utilizzo di compositi tradizionali. In presenza di dentina molto scura, sclerotica o discromica (come nel caso della sostituzione d’amalgama) è consigliabile applicare un sottile strato di materiale opaco (es. un composito opaco fluido). In caso di restauri molto profondi, soprattutto nei settori anteriori, la maggior traslucenza e la colorazione strutturale, con conseguente riflessione della luce anche a lunghezze d’onda maggiori (Yamashita A, 2023) potrebbe compromettere il mimetismo rendendo il restauro grigiastro.
• Cavità molto profonde in cui la diffusione e la penetrazione della luce sono limitate
• Tonalità scure: la capacità di adattamento del colore sembrerebbe essere significativamente migliore nei denti con una tonalità più chiara (es. A1, A2, B2) rispetto a quelli con tonalità più scura (es. A3.5) (Khayat WF, 2024)
• Stabilità del colore: alcuni studi in vitro suggeriscono una maggior suscettibilità delle nuove resine one-shade alla decolorazione causata da bevande come vino, caffè e tè nero (Rohym S, 2023; Ersöz B, 2022; Chen S, 2024); al contrario, alcuni studi clinici, riportano una stabilità del colore paragonabile a quella delle resine multi-shade (Anwar RS, 2024; Zulekha, 2022; Leal CFC, 2024).

 

Bibliografia

1. Akgül S, Gündoğdu C, Bala O. Effects of storage time and restoration depth on instrumental color adjustment potential of universal resin composites. J Oral Sci. 2022;64(1):49-52. doi:10.2334/josnusd.21-0290.
2. Alharbi G, Al Nahedh HN, Al-Saud LM, Shono N, Maawadh A. Flexural strength and degree of conversion ¬ of universal single shade resin-based composites. Heliyon. 2024;10(11). doi:10.1016/j.heliyon.2024.e32557.
3. Altınışık H, Özyurt E. Instrumental and visual evaluation of the color adjustment potential of different single-shade resin composites to human teeth of various shades. Clin Oral Investig. 2023;27(2):889-896. doi:10.1007/s00784-022-04737-x.
4. Anwar RS, Hussein YF, Riad M. Optical behavior and marginal discoloration of a single shade resin composite with a chameleon effect: A randomized controlled clinical trial. BDJ Open. 2024;10:11. doi:10.1038/s41405-024-00184-w.
5. Chen S, Zhu J, Yu M, Jin C, Huang C. Effect of aging and bleaching on the color stability and surface roughness of a recently introduced single-shade composite resin. J Dent. 2024;143:104917. doi:10.1016/j.jdent.2024.104917.
6. El-Rashidy AA, Abdelraouf RM, Habib NA. Effect of two artificial aging protocols on color and gloss of single-shade versus multi-shade resin composites. BMC Oral Health. 2022;22:321. doi:10.1186/s12903-022-02351-7.
7. Ersöz B, Karaoğlanoğlu S, Oktay EA, Aydin N. Resistance of Single-shade Composites to Discoloration. Oper Dent. 2022;47:686-692. doi:10.2341/21-156-L.
8. Khayat WF. In Vitro Comparison of Optical Properties Between Single-Shade and Conventional Composite Resin Restorations. Cureus. 2024;16(4). doi:10.7759/cureus.57664.
9. Leal CFC, Miranda SB, Alves Neto EL, et al. Color Stability of Single-Shade Resin Composites in Direct Restorations: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. Polymers (Basel). 2024;16(15):2172. doi:10.3390/polym16152172.
10. Oliveira H, Ribeiro M, Oliveira G, et al. Mechanical and Optical Characterization of Single-shade Resin Composites Used in Posterior Teeth. Oper Dent. 2024;49(2):210-221. doi:10.2341/22-112-L.
11. Pereira Sanchez N, Powers JM, Paravina RD. Instrumental and visual evaluation of the color adjustment potential of resin composites. J Esthet Restor Dent. 2019;31(5):465-470. doi:10.1111/jerd.12488.
12. Rohym S, Tawfeek HEM, Kamh R. Effect of coffee on color stability and surface roughness of newly introduced single shade resin composite materials. BMC Oral Health. 2023;23:236. doi:10.1186/s12903-023-02942-y.
13. Ruiz-López J, Mariano da Rocha BGP, Zemolin NAM, et al. Visual evaluation of the color adjustment of single-shade and group shade resin composites in restorations with different cavity configurations. J Dent. 2024;149:105262. doi:10.1016/j.jdent.2024.105262.
14. Tanaka A, Nakajima M, Seki N, Foxton RM, Tagami J. The effect of tooth age on colour adjustment potential of resin composite restorations. J Dent. 2015;43(3):253-260. doi:10.1016/j.jdent.2014.09.007.
15. Trifkovic B, Powers JM, Paravina RD. Color adjustment potential of resin composites. Clin Oral Investig. 2018;22(3):1601-1607. doi:10.1007/s00784-017-2260-6.
16. Yamashita A, Kobayashi S, Furusawa K, et al. Does the thickness of universal-shade composites affect the ability to reflect the color of background dentin? Dent Mater J. 2023;42(2):255-265. doi:10.4012/dmj.2022-197.
17. Zulekha VC, Uloopi KS, RojaRamya KS, Penmatsa C, Ramesh MV. Clinical performance of one shade universal composite resin and nanohybrid composite resin as full coronal esthetic restorations in primary maxillary incisors: A randomized controlled trial. J Indian Soc Pedod Prev Dent. 2022;40(2):159-164. doi:10.4103/jisppd.jisppd_151_22.

 

Take Home Message

I compositi one-shade rappresentano una vera e propria rivoluzione nell’ambito dell’odontoiatria conservativa.
Grazie alla loro semplicità d’uso, all’estetica naturale e alla versatilità, questi materiali si sono affermati come una scelta ideale per numerosi restauri diretti.
La semplificazione dei protocolli rende le terapie ripetibili, praticabili e velocizzate con un vantaggio importante per il clinico e il paziente

Laser e impianti dentali Premium

5. Confezionamento con laser ad ErbioCromo di lembo mucoperiosteo

Autori

Rolando Crippa

Professore a c. Master Internazionale II Liv. Laser Dentistry Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

Riccardo Aiuto

Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche ed Odontoiatriche – Università degli Studi di Milano – ISI Milano

Sabrina De Michele

Libera professionista, ISI Milano

Francesca Angiero
Professore Associato Università degli Studi di Genova

Abstract

La possibilità di estrarre un elemento dentario compromesso e contestualmente inserire una fixture implantare sta diventando recentemente una pratica clinica sempre più diffusa. Numerosi studi riportano un’elevata percentuale di successo anche per impianti post-estrattivi inseriti in siti infetti o infiammati, con e senza carico immediato.
In letteratura sono descritti diversi metodi per la disinfezione dell’alveolo che includono quelli meccanici, come il curettage, e quelli chimici, come l’irrigazione con clorexidina. ¬
Tra le applicazioni più interessanti del laser in implantologia troviamo sicuramente la possibilità di disinfettare l’alveolo post-estrattivo che dovrà ospitare un impianto immediato.
Nel trattamento della perimplantite il laser può essere utilizzato per la sua azione decontaminante profonda con terapia fotodinamica (Laser a Diodi 635 nm e NanoNd:YAG 1064nm) o per la delicata rimozione chirurgica del tessuto mucoso o perimplantare osseo infiammato o infetto (laser a Diodi 980nm, laser NanoNd:YAG1064nm, laser ad Erbio 2940nm o Erbio cromo 2780nm e laser a CO2 10600nm).

Laser and dental implants
The possibility of extracting a compromised tooth and simultaneously inserting an implant fixture has recently become an increasingly widespread clinical practice. Numerous studies report a high success rate even for post-extraction implants inserted into infected or inflamed sites, with and without immediate loading. Various methods for socket disinfection are described in the literature, including mechanical ones, such as curettage, and chemical ones, such as irrigation with chlorhexidine. Among the most interesting applications of laser in implantology we certainly find the possibility of disinfecting the post-extraction socket which will have to accommodate an immediate implant.
In the treatment of peri-implantitis, the laser can be used for its deep decontaminating action with photodynamic therapy (635nm Diode laser and 1064nm NanoNd:YAG) or for the delicate surgical removal of inflamed or infected mucous or peri-implant bone tissue (980nm Diode laser, NanoNd:YAG1064nm laser, Erbium laser 2940nm or Erbium chromium 2780nm and CO2 laser 10600nm)#

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Scansione intraorale è la migliore via per le corone in disilicato di litio

Scansione intraorale
Doctor hands in sterile gloves examining woman teeth with intraoral scanning device in stomatology clinic

La scelta del metodo di rilevazione dell’impronta è cruciale per la precisione e l’adattamento delle corone in disilicato di litio. Un recente studio condotto presso l'Università di Edimburgo, UK, ha analizzato le differenze tra la scansione intraorale e le tecniche di impronta convenzionali, confrontando la precisione dello spazio interno medio delle corone realizzate con questi due approcci.

Importanza della precisione nello spazio interno

L’adattamento delle corone protesiche è un fattore chiave per il successo clinico a lungo termine. Uno spazio interno eccessivo può compromettere la ritenzione della corona e la qualità del cemento, mentre uno spazio troppo ridotto può generare stress sulla struttura protesica e sui tessuti di supporto. L’introduzione della scansione intraorale ha rivoluzionato la presa delle impronte, ma esistono ancora dubbi sulla sua effettiva precisione rispetto ai metodi convenzionali.

Risultati dello studio

Lo studio ha esaminato diverse corone in disilicato di litio realizzate con entrambi i metodi. Valutando la precisione dello spazio interno medio, l’accuratezza dell’adattamento marginale e la riproducibilità dei dettagli anatomici. I risultati hanno evidenziato che la scansione intraorale offre una precisione comparabile, se non superiore, all'impronta analogica, con il vantaggio di comportare una minore distorsione del materiale e una maggiore efficienza clinica.

Implicazioni per la pratica odontoiatrica

Per i dentisti, questi dati confermano che la scansione intraorale rappresenta una valida alternativa alle impronte tradizionali. L'impronta ottenuta con lo scanner, infatti, offre numerosi vantaggi, tra cui la riduzione dell’errore umano legato alla manipolazione dei materiali da impronta. Ma anche maggiore comfort per il paziente e un flusso di lavoro digitale più efficiente, con minore necessità di rifacimenti.

Una scelta quasi obbligata

La scelta tra scansione intraorale e impronta convenzionale dipende da diversi fattori, tra cui l’esperienza del clinico, le attrezzature disponibili e le esigenze del paziente. Tuttavia, questo studio, pubblicato su Nature, suggerisce che la tecnologia digitale è in grado di offrire risultati altamente affidabili, facilitando il lavoro dell’odontoiatra e migliorando la qualità delle riabilitazioni protesiche. Per queste ragioni, la scansione intraorale sembra essere la via obbligata, ma anche quella più sicura e confortevole.

Pulpotomia nei molari decidui: come miscelare il WMTA

pulpotomia
Anatomical intricacy: tooth structure, nerve, with a visible cartilaginous stage, detailed layers and components of a tooth, emphasizing the complex interplay of dental anatomy

La pulpotomia rappresenta una soluzione terapeutica consolidata per il trattamento dei molari decidui con esposizione pulpare, garantendo la conservazione dell’elemento dentale fino alla permuta. Un recente studio, condotto presso l'Università di Damasco, Siria, ha analizzato l’effetto della miscela di aggregato triossido minerale bianco (WMTA) con diverse proporzioni di acqua e anestetico locale, valutandone la risposta istologica della polpa dentale.

L’obiettivo dello studio

I ricercatori hanno voluto comprendere se la composizione del liquido di miscelazione del WMTA potesse influenzare la guarigione pulpare e il successo della pulpotomia. L’idea alla base dello studio era che l’anestetico locale, grazie alle sue proprietà chimiche, potesse avere un impatto sulla biocompatibilità e sulle reazioni tissutali rispetto all’acqua sterile comunemente utilizzata.

Il protocollo di ricerca

Lo studio ha coinvolto un gruppo di molari decidui sottoposti a pulpotomia e successivamente trattati con WMTA bianco miscelato con solo acqua sterile, con solo anestetico locale oppure con una combinazione di acqua sterile e anestetico locale. Dopo un periodo di guarigione, gli elementi sono stati sottoposti a esame istologico per valutare il livello di infiammazione, la formazione di tessuto duro e la vitalità pulpare residua.

La miscela che funzione meglio

L’analisi istologica ha evidenziato che l’uso di WMTA miscelato con anestetico locale non ha compromesso il processo di guarigione pulpare. Tuttavia, sono emerse alcune differenze. La miscela con sola acqua sterile ha mostrato una risposta infiammatoria più controllata. L’anestetico locale ha portato a una risposta istologica leggermente più reattiva, ma senza impatti negativi significativi. La combinazione di entrambi i liquidi ha fornito risultati intermedi, suggerendo un possibile equilibrio tra manipolabilità e biocompatibilità.

Implicazioni cliniche per l’odontoiatra

Per i clinici che eseguono pulpotomie nei molari decidui, questi risultati suggeriscono che la scelta del liquido di miscelazione del WMTA potrebbe non avere un impatto drastico sul successo della terapia. Tuttavia, la composizione della miscela potrebbe influenzare la risposta infiammatoria iniziale e la qualità del sigillo ottenuto. L’uso esclusivo di anestetico locale potrebbe alterare alcune proprietà chimiche del materiale, ma senza effetti clinicamente rilevanti. La scelta tra acqua sterile, anestetico o una combinazione di entrambi potrebbe quindi basarsi su preferenze operative e praticità nella manipolazione.

Conclusioni

Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, conferma che il WMTA, indipendentemente dal liquido di miscelazione, rappresenta un’opzione valida per le pulpotomie nei molari decidui. Tuttavia, la scelta della miscela potrebbe influenzare la reattività iniziale della polpa. E questo, gli odontoitri, per ottimizzare le procedure cliniche e migliorare i risultati a lungo termine nei piccoli pazienti lo devono sapere.

Cinque minuti con Matteo Chiapasco

Matteo Chiapasco
Luigi Paglia
Luigi Paglia, direttore scientifico de Il Dentista Moderno

La chirurgia estrattiva e implantare che viene condotta abitualmente nei nostri studi può comportare, in paricolar modo nei casi più complessi, la comparsa di complicanze intra e postoperatorie che l’odontoiatra deve essere in grado di prevenire, prevedere e affrontare.  
La conoscenza approfondita dell’anatomia, la padronanza delle tecniche chirurgiche, la corretta valutazione preoperatoria oltre all’esperienza dell’operatore e a un piano di trattamento ben ragionato possono ridurre drasticamente il verificarsi di tali eventualità. Il trattamento delle complicanze, ove si verifichino, deve essere inoltre tempestivo ed efficace, per ridurre al minimo il disagio ed evitare esiti permanenti.
Con 7 domande e specialmente con le 7 precise, direi chirurgiche, risposte dell’espertissimo Collega e Docente Matteo Chiapasco impariamo a temere le possibili complicanze per poterle prevenire! Buona lettura

 

 

 

Matteo Chiapasco
Matteo Chiapasco
Quali informazioni cliniche e strumentali è necessario conoscere prima di iniziare un intervento chirurgico di estrazione di un ottavo inferiore incluso?

Sapere se il paziente ha sintomi: se sì, da quanto tempo e di quale tipo. Valutare lo stato di salute del paziente, la collaborazione, la accessibilità.  Morfologia del dente, grado di inclusione, posizione (mesioverso, normoverso, distoverso, altro). Rapporti con il fascio neuro-vascolare alveolare inferiore.

Gli accorgimenti per prevenire una emorragia nel cavo orale dopo un intervento di chirurgia ambulatoriale?

Conoscere l’anatomia.
Identificare il vaso responsabile e verificare se l’emorragia è venosa o arteriosa. Provvedere all’emostasi con semplice compressione, emostatici riassorbibili o diatermocoagulazione, se necessario.

Lesione del nervo alveolare inferiore post-chirurgica: e ora che faccio?

Dipende dal tipo di lesione, se è stata accertata o solo presunta in base ai sintomi.
In caso di neuro-aprassia, attesa e integratori come acido alfa-lipoico, complesso vitaminico B, L-acetil-carnitina, corticosteroidi.
In caso di assono-tmesi, simile procedura. In caso di neuro-tmesi accertata, intervento di neuro-raffia il più precoce possibile.

Come prevenire la perforazione della membrana di Schneider in chirurgia orale e implantare?

Conoscere l’anatomia.
Valutazione accurata radiografica prima dell’intervento.
Manovre chirurgiche corrette.

Un corpo estraneo è finito nel seno mascellare intraoperatoriamente: ora cosa posso (e devo) fare?

Cercare di rimuoverlo immediatamente, se non riassorbibile, attraverso il sito di penetrazione, se possibile, o con accesso conservativo dal cavo orale (tecnica del Bone Lid).
Consulto otorinolaringoiatrico se complicanze sinusali non responsive a terapia antibiotico e coinvolgimento di altri seni con ostruzione dell’ostio sinusale.
Come diagnosticare e trattare una alveolite post-estrattiva?
Irrigazioni, blando curettage, ottenere coagulo competente, medicazioni locali con fibre eugenolate da cambiare spesso fino a risoluzione, eventuale copertura antibiotica.

Quando dobbiamo sospettare una sinusite odontogena?

Tutte le volte in cui, anche in assenza di sintomi e segni da parte del paziente (tumefazione, dolore facciale, secrezione purulenta dal naso o dal cavo orale, ostruzione del naso) si ipotizza una causa dentale quale un dente necrotico con apici infetti in vicinanza del pavimento del seno, dopo rialzo del seno mascellare con decorso non regolare, dopo penetrazione di impianti. Una TC sarà dirimente in quanto mostrerà segni radiografici di opacamento del seno mascellare e/o dei seni collegati (etmoidale, sfenoidale, frontale).

 

Chirurgia guidata: strumento indispensabile nella pianificazione chirurgica e protesica

chirurgia guidata

In questo case report realizzato dal Dott. Gabriele Vaccaro, viene descritto un intervento di riabilitazione implantare di un dente singolo effettuato con pianificazione digitale.

chirurgia guidata
1. Situazione iniziale. Paziente donna in salute, 52 anni, con mancanza dell’elemento 24

Il grande vantaggio nella scelta della chirurgia guidata è duplice. Da un lato si riesce a inserire l’impianto correttamente nelle tre dimensioni dello spazio seguendo sia criteri chirurgici che protesici, dall’altro, è possibile ottenere un provvisorio finito prima dell’intervento.
In fase di pianificazione, con l’ausilio del software, è possibile determinare l’esatta posizione finale dell’impianto, basandosi sia sui volumi ossei che su un wax up virtuale. Il vantaggio strategico fondamentale è che ciò rende anche possibile selezionare in anticipo il corretto abutment da applicare nel rispetto dei tessuti periimplantari duri e molli.

chirurgia guidata
2. a) abutment con collare da 0,5mm;                     b) abutment con collare da 2 mm

In questo caso specifico, a scopo dimostrativo, sono state allestite due corone provvisorie avvitate per lo stesso dente, ma con due abutment differenti dotati di altezze transmucose diverse. Una è stata cementata su un abutment con collare da 0,5mm (Figura 2a) e l’altra su un abutment con collare da 2mm (Figura 2b). Al termine dell’intervento entrambe sono state provate in sede e controllate con RX endorale per valutare quale delle due offrisse un profilo di emergenza più armonico. Per questa valutazione sono stati presi in considerazione i criteri descritti in letteratura1,2,3,6 dividendo il tragitto transmucoso della corona provvisoria in tre zone (Figure 3-4).

 

chirurgia guidata
3. Il profilo di emergenza è suddiviso in 3 zone. Abutment con zona C estesa a 2mm

 

chirurgia guidata
4. Il profilo di emergenza è suddiviso in 3 zone. Abutment con zona C da 0,5mm

 

Quella di nostro interesse in questo lavoro è la più profonda, la C (Crestal) zone. È la zona immediatamente coronale all’impianto, che è a contatto con il tessuto osseo e connettivale. Per evitare pressione sul connettivo e per prevenire riassorbimento osseo crestale è importante che il profilo dell’abutment sia rettilineo o leggermente concavo, e in alcun modo sovracontornato o convesso2,6. Per impianti con Switch platform subcrestali, come quello utilizzato per il caso clinico in oggetto, sussiste l’indicazione ad estendere fino a 2mm la zona C (Figura 3) per evitare di comprimere i tessuti circostanti e per permettere all’ampiezza biologica di potersi stabilizzare2. È proprio in questa zona che la scelta dell’abutment con il corretto profilo diventa cruciale. Un pilastro con collare troppo corto risulterebbe in un sovracontorno con conseguente compressione della zona C ed elevato rischio di riassorbimento osseo crestale2 (Figura 4).

La zona intermedia, B (Bounded) zone, è a contatto con il tessuto epiteliale con cui forma un debole legame giunzionale. Infine la zona E (Esthetic) funge da supporto al margine gengivale libero1.

In fase di pianificazione, dopo avere posizionato virtualmente l’impianto e disegnato la dima chirurgica (Figura 5), viene selezionato lo scan abutment digitale che riporterà con esattezza la posizione virtuale dell’impianto (Figure 6-7). Il file dello scan abutment verrà esportato insieme al file STL dell’arcata in un software CAD, dove il laboratorio realizzerà i due provvisori preoperatori finiti. La tecnica convenzionale richiederebbe una impronta intraorale post chirurgica e l’attesa della fabbricazione del provvisorio da parte del laboratorio, allungando il tempo della seduta, con aumento anche del discomfort del paziente. In alternativa, si può anche adattare in sede intraorale un guscio prefabbricato ad un moncone provvisorio, aumentando i tempi di lavorazione in bocca e rischiando di disperdere monomero resinoso nel sito chirurgico5. 

 

chirurgia guidata
5. Disegno della dima chirurgica

 

chirurgia guidata
6. Scan abutment digitale                                                     7. Impronta virtuale esportata

 

La dima chirurgica viene stampata (Figura 8) e predisposta insieme ai provvisori finiti per l’inserimento dell’impianto (Figura 9), al termine del quale vengono subito connessi i due provvisori (Figura 10) e confrontati clinicamente e radiograficamente. Coerentemente e in accordo con quanto viene descritto in letteratura si decide per il provvisorio con abutment da 2mm. 

 

chirurgia guidata
8. Dima chirurgica stampata
9. Controllo                                                                  10. Provvisorio

 

Dopo la maturazione dei tessuti viene presa un’impronta ottica su scan body reale (Figura 11), che risulta sovrapponibile all’impronta virtuale presa durante la progettazione.

 

chirurgia guidata
11. Impronta ottica con Scan Body

 

Tra le due impronte esistono delle discrepanze nell’ordine dei micron, che risultano accettabili per la preparazione in anticipo del provvisorio finito nel caso di un dente singolo. Il file STL ottenuto viene importato nella stessa maniera sul software CAD, dove viene progettata la corona definitiva. Per la fabbricazione della corona in zirconia definitiva vengono seguiti gli stessi criteri estetici e biologici (Figura 12).

 

chirurgia guidata
12. La corona definitiva viene realizzata seguendo gli stessi criteri

 

La corona definitiva viene infine consegnata e controllata radiograficamente con follow  up fino a due anni (Figura 13).

 

chirurgia guidata
13. Consegna e follow up radiografico a due anni

 

  1. Bibliografia

    1. Gomez-Meda R, Esquivel J, Blatz MB. The esthetic biological contour concept for implant restoration emergence profile design. J Esthet Restor Dent. 2021;1–12.
    2. Galindo-Moreno P, León-Cano A, Ortega-Oller I, et al. Prosthetic abutment height is a key factor in Peri-implant marginal bone loss. J Dent Res. 2014;93:80-85.
    3. Su H, Gonzalez-Martin O, Weisgold A, Lee E. Considerations of implant abutment and crown contour: critical contour and subcritical contour. Int J Periodontics Restorative Dent. 2010;30:335-343
    4. Chu SJ, Salama MA, Salama H, et al. The dual-zone therapeutic concept of managing immediate implant placement and provisional resto- ration in anterior extraction sockets. Compend Contin Educ Dent. 2012;33:524-534.
    5. Yu Fu, Cuilan Yin, Shiqi Li, Dan Li and Anchun Mo. A full digital workflow to prefabricate an implant‑supported interim restoration: case report and a novel technique. International Journal of Implant Dentistry https://doi.org/10.1186/s40729-022-00455-x (2022) 8:55
    6. Wittneben JG, Buser D, Belser UC, Brägger U. Peri-implant soft tissue conditioning with provisional restorations in the esthetic zone: the dynamic compression technique. Int J Periodontics Restorative Dent. 2013;33(4):447–55.

 

 

 

Peri-implantite: oggi evitabile grazie alle ultime tecnologie

Peri-implantite evitabile

La revisione di uno studio ampiamente citato è allarmante: un paziente implantare su cinque (22%) è affetto da peri-implantite e quasi il doppio (43%) da mucosite peri-implantare, che si sviluppa in peri-implantite se non trattata1. Complessivamente, ciò significa che circa il 65% di tutti i pazienti implantari presenta a livello biologico una situazione patologica dei tessuti.
Una volta insorto, il danno causato dalla peri-implantite è irreversibile. Sebbene esistano diverse terapie chirurgiche e non chirurgiche che possono eliminare temporaneamente l'infiammazione, con gli attuali protocolli non è mai possibile ottenere una completa ri osseointegrazione della superficie implantare inizialmente esposta2-4.

Peri-implantite: un problema di salute pubblica. Il PFL e l'AAP concludono inoltre che le malattie peri-implantari come la peri-implantite sono un problema di salute pubblica in crescita a causa della loro elevata prevalenza. La gestione della peri-implantite è impegnativa, imprevedibile e associata a una significativa morbilità5.

 

Tre fattori principali portano alla perimplantite 

 

1. Fragilità dell'adesione intorno alle configurazioni della superficie transmucosa

Le superfici lisce (lavorate) delle porzioni transmucose implantari non creano un legame forte con i tessuti molli circostanti, ma eventualmente determinano una “debole adesione” (Figura 1a). La placca, che migra gradualmente verso il basso sulle superfici transmucose, rompe facilmente questo labile legame (Figura 1b) e apre così la strada ai batteri per entrare nel tessuto molle, dove causano l'infiammazione.

 

Peri-implantite
1. L'immagine al SEM mostra la porzione implantare transmucosa liscia (a sinistra) e la “debole adesione” del tessuto molle, che viene facilmente infiltrata dalla placca che migra verso il basso (a); istologia di un impianto convenzionale transmucoso in sezione trasversale dopo quattro settimane di guarigione: la placca è già migrata sotto il livello del tessuto molle (b) (© Peter Schüpbach)

 

2. Colonizzazione batterica in microfessure e cavità

I sistemi implantari avvitati presentano sempre un micro-spazio in corrispondenza della connessione impianto-abutment, che si espande quando viene applicata una forza laterale. Di conseguenza, i batteri possono penetrare nella connessione interna dell'impianto e colonizzare le cavità all'interno del sistema. L'ambiente batterico che vi cresce si riversa nei tessuti, causando una progressiva perdita ossea (Figura 2)6, 7.

 

Peri-implantite
2. I batteri presenti nella placca infiammano i tessuti molli e penetrano verso il microgap; il microgap si espande sotto l'effetto della forza in modo che i batteri possano penetrare; la colonizzazione batterica avviene all'interno dei sistemi implantari convenzionali; l'infiltrazione dei batteri nel tessuto porta alla progressiva perdita di osso (perimplantite)

 

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3. Connessioni impianto-abutment nell'ampiezza biologica (zona ad alto rischio)

La posizione della connessione impianto-abutment (il microgap) influenza il rischio di malattie perimplantari (Figura 3). Sebbene siano state documentate prestazioni affidabili sotto il profilo biologico per gli impianti transmucosi, si possono comunque verificare infiammazioni tissutali causate da una scarsa adesione con i tessuti molli8, 9. Al contrario, gli impianti a livello osseo, in cui il gap di connessione con l’abutment si trova a livello dell'osso crestale o al di sotto di esso, presentano un rischio da tre a cinque volte superiore di perimplantite10-13.

 

 

3. Gli impianti a livello osseo (a destra) presentano un rischio da tre a cinque volte superiore di perimplantite rispetto agli impianti transmucosi (a sinistra)

 

Tre elementi chiave come soluzione

Per prevenire la perimplantite a lungo termine, il sistema implantare avanzato Patent™ presenta tre fattori chiave che, in combinazione, possono impedire la migrazione della placca verso il tessuto molle e la colonizzazione dei batteri nell'ampiezza biologica e più in profondità nel tessuto sottostante:

Peri-implantite
4. Il sistema implantare Patent™ combina tre elementi chiave per prevenire la migrazione verso il basso della placca nei tessuti molli e la colonizzazione dei batteri nell'ampiezza biologica e in profondità nel tessuto

 

1. design dell'impianto che a contatto con i tessuti, non permette la formazione di microfessure;

2. sigillatura di tutti i punti di connessione a prova di batteri;

3. forte legame con i tessuti molli.

 

 

 

 

 

Nessuna perimplantite negli studi a lungo termine

Patent™ è stato il primo sistema implantare al mondo a dimostrare in due studi a lungo termine che è possibile non avere peri-implantite intorno ai restauri implantari a lungo termine. Negli studi condotti presso le università di Düsseldorf e Graz, gli impianti Patent™ a due componenti sono stati esaminati per 9 e fino a 12 anni di funzione – sia in un ambiente di clinica universitaria con criteri di inclusione rigorosi e sia in un ambiente privato, quale uno studio odontoiatrico, senza criteri di esclusione (tranne l'età minima)14, 15.

Il risultato: anche dopo il periodo massimo di esame, gli impianti non hanno mostrato alcuna perimplantite, nemmeno in pazienti compromessi con malattie sistemiche e/o infiammazioni croniche (come diabete, cancro, sclerosi multipla, parodontite) o fumatori15. Inoltre, l'incidenza della mucosite perimplantare è stata estremamente bassa, pari al 13% (a livello di impianto) e al 10% (a livello di paziente).
Questi risultati dimostrano che la peri-implantite può essere completamente evitata e la mucosite peri-implantare significativamente ridotta con l’applicazione delle tecnologie più avanzate.

 

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Bibliografia
  1. Derks J, Tomasi C. Peri-implant health and disease. A systematic review of current epidemiology. J Clin Periodontol. 2015;42 Suppl 16:S158-71. doi:10.1111/jcpe.12334.
  2. Renvert S, Polyzois I, Maguire R. Re-osseointegration on previously contaminated surfaces: a systematic review. Clin Oral Implants Res. 2009;20 Suppl 4:216-227. doi:10.1111/j.1600-0501.2009.01786.x.
  3. Subramani K, Wismeijer D. Decontamination of titanium implant surface and re-osseointegration to treat peri-implantitis: a literature review. Int J Oral Maxillofac Implants. 2012;27(5):1043-1054.
  4. Schlee M, Naili L, Rathe F, Brodbeck U, Zipprich H. Is complete re-osseointegration of an infected dental implant possible? Histologic results of a dog study: A short communication. J Clin Med. 2020;9(1):235. doi:10.3390/jcm9010235.
  5. Herrera D, Berglundh T, Schwarz F, et al. Prevention and treatment of peri-implant diseases-The EFP S3 level clinical practice guideline. J Clin Periodontol. 2023;50 Suppl 26(S26):4-76. doi:10.1111/jcpe.13823.
  6. Zipprich H, Weigl P, Ratka C, Lange B, Lauer HC. The micromechanical behavior of implant-abutment connections under a dynamic load protocol. Clin Implant Dent Relat Res. 2018;20(5):814-823. doi:10.1111/cid.12651.
  7. Zipprich H, Miatke S, Hmaidouch R, Lauer HC. A new experimental design for bacterial microleakage investigation at the implant-abutment interface: An in vitro study. Int J Oral Maxillofac Implants. 2016;31(1):37-44. doi:10.11607/jomi.3713.
  8. Rompen E. The impact of the type and confi guration of abutments and their (repeated) removal on the attachment level and marginal bone. Eur J Oral Implantol. 2012;5 Suppl:S83-90.
  9. Laleman I, Lambert F. Implant connection and abutment selection as a predisposing and/or precipitating factor for peri-implant diseases: A review. Clin Implant Dent Relat Res. 2023;25(4):723-733. doi:10.1111/cid.13185.
  10. Derks J, Schaller D, Håkansson J, Wennström JL, Tomasi C, Berglundh T. E‑ ectiveness of implant therapy analyzed in a Swedish population: Prevalence of Peri-implantitis. J Dent Res. 2016;95(1):43-49 doi:10.1177/0022034515608832.
  11. Katafuchi M, Weinstein BF, Leroux BG, Chen YW, Daubert DM. Restoration contour is a risk indicator for peri-implantitis: A cross-sectional radiographic analysis. J Clin Periodontol. 2018;45(2):225-232. doi:10.1111/jcpe.12829.
  12. Rokn A, Aslroosta H, Akbari S, Najafi H, Zayeri F, Hashemi K. Prevalence of peri-implantitis in patients not participating in well-designed supportive periodontal treatments: a cross-sectional study. Clin Oral Implants Res. 2017;28(3):314-319. doi:10.1111/clr.12800.
  13. Yi Y, Koo KT, Schwarz F, Ben Amara H, Heo SJ. Association of prosthetic features and peri-implantitis: A cross-sectional study. J Clin Periodontol. 2020;47(3):392-403. doi:10.1111/jcpe.13251.
  14. Brunello G, Rauch N, Becker K, Hakimi AR, Schwarz F, Becker J. Two-piece zirconia implants in the posterior mandible and maxilla: A cohort study with a follow-up period of 9 years. Clin Oral Implants Res. 2022;33(12):1233-1244. doi:10.1111/clr.14005.
  15. Karapataki S, Vegh D, Payer M, Fahrenholz H, Antonoglou GN. Clinical performance of two-piece Zirconia dental implants after 5 and up to 12 years. Int J Oral Maxillofac Implants. 2023;38(6):1105-1114. doi:10.11607/jomi.10284.

Con i nanomateriali ceramici la prevenzione è più efficace

nanomateriali ceramici
A blurred image of a dental operating room with a patient in a chair. There are bokeh effects and an AI-generated background of hexagons.

L'uso dei nanomateriali in odontoiatria sta rivoluzionando il settore, offrendo nuove prospettive per la prevenzione delle patologie orali. Un recente studio, condotto presso la Khyber Medical University, Pakistan, ha esplorato il potenziale delle ceramiche nanostrutturate nella prevenzione dentale, mettendo in evidenza le loro proprietà innovative.

Nanomateriali ceramici: caratteristiche e vantaggi

I nanomateriali ceramici offrono numerosi vantaggi rispetto ai materiali tradizionali. Grazie alle loro proprietà chimiche stabili, infatti, sono ben tollerati dai tessuti orali e risultano altamente biocompatibili e sicuri. La loro resistenza meccanica li rende inoltre più durevoli, riducendo il rischio di usura e fratture. Alcuni di questi materiali possiedono proprietà antibatteriche, che contribuiscono a prevenire la carie e le infezioni. Dal punto di vista estetico, la loro traslucenza e somiglianza con i tessuti dentali naturali li rendono particolarmente adatti per gli impieghi nelle zone estetiche.

Applicazioni pratiche in odontoiatria preventiva

Secondo gli autori della ricerca, i nanomateriali ceramici possono trovare applicazione in diversi ambiti della prevenzione dentale. Possono essere utilizzati, per esempio, come sigillanti dentali avanzati per migliorare la protezione dei solchi occlusali dalla carie. Sono anche impiegati per la realizzazione di materiali per otturazioni a lunga durata, che riducono il rischio di microinfiltrazioni. Inoltre, i rivestimenti antibatterici per protesi e impianti svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione delle infezioni perimplantari. Infine, questi materiali vengono studiati per il loro potenziale nei trattamenti remineralizzanti, qualità che favoriscono la rigenerazione dello smalto danneggiato.

Il futuro della prevenzione dentale

Lo condotto presso la Khyber Medical University, pubblicato su Nanomedicine, sottolinea come l'integrazione dei nanomateriali ceramici nei protocolli odontoiatrici possa rappresentare un grande passo avanti nella prevenzione delle patologie orali. L’innovazione tecnologica continua a offrire strumenti sempre più avanzati per migliorare la salute orale, tuttavia serve cautela. Il ruolo dell'odontoiatra resta infatti cruciale nel selezionare e applicare le soluzioni più efficaci, sfruttando i progressi della ricerca per offrire trattamenti preventivi di ultima generazione basati sull'evidenza scientifica, più che sul mercato.

Protesi totali digitali, da uno studio le linee guida per realizzarle al meglio

Protesi totali digitali
Digital dentistry background. Dental 3D illustration

Le protesi totali digitali rappresentano una delle innovazioni più significative in odontoiatria protesica. Un recente studio, condotto dall’Università di Hong Kong insieme con l’Università di Berna, ha analizzato i protocolli clinici e di laboratorio per la realizzazione di queste protesi, fornendo linee guida utili per ottimizzare il flusso di lavoro digitale.

Protesi totali digitali: vantaggi e sfide

Le protesi totali digitali consentono di combinare precisione e personalizzazione, migliorando l’esperienza del paziente e riducendo i tempi di lavorazione rispetto ai metodi tradizionali. Tuttavia, come evidenziato dallo studio, il successo di queste protesi dipende dalla scelta del protocollo più adatto. Le sfide principali riguardano la raccolta accurata dei dati anatomici, la progettazione virtuale e la fabbricazione.

Linee guida per la raccolta dei dati

Lo studio ha sottolineato l'importanza della fase di acquisizione dei dati. Per ottenere modelli digitali accurati, gli autori raccomandano l’uso di scanner intraorali per pazienti edentuli parziali e di tecniche di scansione extraorale per arcate completamente edentule. L’integrazione con sistemi CAD è cruciale per assicurare che la base protesica sia stabile e confortevole.

La progettazione virtuale

La progettazione delle protesi avviene attraverso software CAD/CAM dedicati. Secondo la ricerca, i flussi di lavoro virtuali devono essere ottimizzati per ottenere un bilanciamento occlusale accurato e un’estetica naturale. Inoltre, gli autori consigliano di utilizzare una libreria di denti virtuali di alta qualità per garantire una personalizzazione su misura.

Scelta dei materiali e fabbricazione

Per la fabbricazione, lo studio confronta tecniche di fresatura e stampa 3D. La fresatura, sebbene più precisa, può risultare più costosa e limitata nella riproduzione di dettagli complessi. La stampa 3D, invece, offre maggiore versatilità e costi ridotti, ma può presentare limitazioni nella resistenza meccanica dei materiali. Gli autori suggeriscono di scegliere la tecnica in base alle necessità cliniche specifiche.

Una questione di sinergia

Lo studio delle Università di Hong Kong e Berna, pubblicato su The Journal of Prosthetic Dentistry, fornisce indicazioni preziose per il successo delle protesi totali digitali, evidenziando come la sinergia tra tecnologie avanzate e protocolli standardizzati sia fondamentale. In un contesto odontoiatrico in costante evoluzione, queste linee guida rappresentano uno strumento essenziale per il dentista moderno che ha bisogno di raggiungere sempre risultati ottimali.

L’intelligenza artificiale in odontoiatria

Intelligenza Artificiale Odontoiatria
Dentist interacting with patient, use VR computer filling out charts schedule management for treatment with Ai technology for innovate different treatments,dental practices specifically.

L'intelligenza artificiale è entrata anche nel mondo dell’odontoiatria, con applicazioni che spaziano dalla gestione dello studio alla comunicazione con i pazienti, fino a toccare aspetti clinici come la diagnosi e la pianificazione terapeutica. Non tutti gli odontoiatri, però, guardano a questa innovazione con entusiasmo. Alcuni temono che questa tecnologia possa interferire troppo con il loro ruolo oppure che sia troppo complessa e, dunque, inutile nella pratica quotidiana. Un timore comprensibile, ma che non trova riscontri così drastici nella realtà.
Come sottolineano molti odontoiatri che hanno già abbracciato questa nuova tecnologia, l’intelligenza artificiale è uno strumento – potente e sofisticato, certo – ma pur sempre solo uno strumento che si può imparare a utilizzare al meglio. Ovviamente non può sostituirsi al clinico, ma liberarlo da compiti ripetitivi sì, così da fargli guadagnare tempo prezioso che potrà dedicare ai pazienti. Saperne di più su questa tecnologia e comprenderne le potenzialità e i limiti, è fondamentale per scegliere come integrarla nella propria pratica quotidiana. Usata in modo intelligente, può consentire di migliorare il servizio e la qualità delle cure offerte, come sembrano suggerire gli odontoiatri che abbiamo interpellato.

Una nuova rivoluzione industriale

Matteo Sartori, odontoiatra e coordinatore del comitato scientifico di IDI EVOLUTION

«L’IA è nata ufficialmente nel 1956, durante una conferenza al Dartmouth College (New Hampshire), dove venne definita da John McCarthy come “la scienza e l’ingegneria di rendere le macchine capaci di svolgere funzioni che richiederebbero intelligenza se svolte da esseri umani”, spiega Matteo Sartori, odontoiatra e coordinatore del comitato scientifico di IDI EVOLUTION, con 25 anni di esperienza clinica e scientifica multidisciplinare maturata in ambito biomedico. «Da allora l’evoluzione tecnologica ha portato al progressivo sviluppo e all’integrazione dell’IA nella vita quotidiana e in ambito biomedico, tanto da poter dire che stiamo vivendo una nuova Rivoluzione Industriale che sta cambiando tutte le professioni, inclusa quella medica e odontoiatrica. Si consideri che oggi a livello universitario nazionale e internazionale sono nati corsi di laurea e di specializzazione proprio dedicati all’intelligenza artificiale». Le applicazioni dell’intelligenza artificiale in odontoiatria sono in costante aumento, sia dal punto di vista clinico che gestionale. Radiologia, diagnosi delle carie, progettazione per la chirurgia guidata, ortodonzia e monitoraggio a distanza sono solo alcuni degli esempi concreti. Tuttavia, l’IA non si limita ad accelerare i processi tecnici. Secondo Sartori questo strumento, al contrario di quanto sostenuto dai più scettici, è destinato a migliorare anche il rapporto medico-paziente. «Le piattaforme digitali strutturate consentono al clinico di avere più tempo per il paziente nella sua totalità. Tutte le attività dello studio vengono semplificate, dai flussi di lavoro di ASO e receptionist fino alla condivisione delle informazioni cliniche con i pazienti», continua Sartori. Questa ottimizzazione permette all’operatore sanitario di concentrarsi sul proprio compito principale: prendersi cura del paziente. «Il medico fa il medico, e ha più tempo per farlo», dice Sartori, evidenziando come l’IA possa essere un supporto prezioso nei trattamenti complessi e multidisciplinari, aiutando a “ricordare” tutti gli elementi essenziali per una terapia personalizzata.

L’importanza della regolamentazione e della consapevolezza

Se da una parte vi sono la tecnologia e l’innovazione, dall’altra, arrivano le normative che serviranno per garantire un utilizzo sicuro ed efficace dell’IA. «La Comunità Europea ha introdotto l’Artificial Intelligence Act -AIA- Regolamento UE 1689/2024, per armonizzare gli standard di qualità e sicurezza. Questo regolamento si applica sia all’IA general-purpose che a quella dedicata ai dispositivi medici», afferma Sartori. Il focus normativo non riguarda solo gli strumenti, ma anche gli utilizzatori. «L’IA può leggere una lastra e suggerire elementi di attenzione, ma è il medico a fare la diagnosi, stabilire la terapia e seguire il follow-up. È fondamentale che gli utilizzatori sanitari conoscano l’impatto di questi strumenti nella loro attività e vigilino sul loro utilizzo e sui loro output». In attesa di linee guida operative e di sistemi di controllo definitivi e sanzionatori, Sartori invita alla prudenza. «Bisogna sapere come e quando usare l’IA e quali sono le sue implicazioni etiche e cliniche. Questo richiede un grande sforzo di formazione e consapevolezza da parte di tutti gli operatori sanitari».

 Il futuro dell'IA in odontoiatria

Guardando avanti, Sartori immagina un futuro in cui l’IA consentirà analisi predittive basate su grandi dataset, migliorando l’accuratezza diagnostica, terapeutica e prognostica. «Questa tecnologia aumenterà la qualità delle cure e consentirà trattamenti sempre più su misura per i pazienti. Occorre avere consapevolezza della velocità con cui si sta sviluppando questa tecnologia, le cui applicazioni anche future oggi non si possono neppure immaginare. Serve equilibrio tra innovazione e responsabilità, così come serviranno nuove figure professionali specializzate per gestire la sfida. Dobbiamo approcciarci con intelligenza, mantenendo viva la curiosità e la consapevolezza di chi “sa di non sapere”. Solo così potremo sfruttare al meglio questo strumento».

L’IA, un supporto per la gestione e il marketing dello studio

Simone Stori, odontoiatra di Bologna, è un punto di riferimento per l’innovazione tecnologica nel settore dentale. Tra i primi in Italia a introdurre i CRM (Customer Relationship Management), ha sfruttato l’intelligenza artificiale generativa per trasformare in modo innovativo la gestione degli studi odontoiatrici. «L’IA deve essere vista come un alleato e mai come un nemico», precisa Stori, che ha sviluppato applicazioni specifiche per il suo studio, successivamente adottate da centinaia di colleghi in Italia e all’estero. Un’esperienza che lo ha portato a diventare consulente per la DAIA (Dental AI Association), dove promuove l’uso dell’IA per migliorare l’esperienza del paziente e semplificare le attività quotidiane dello studio dentistico. «L’intelligenza artificiale è uno strumento molto potente che può aiutare a migliorare il marketing e la gestione interna degli studi odontoiatrici.
Grazie a strumenti come ChatGPT, per esempio, una delle intelligenze artificiali ma non l’unica, è possibile creare contenuti di qualità per siti web, social media e newsletter in modo rapido ed economico. Questi strumenti non richiedono investimenti elevati: in media, non costano più di 15-20 dollari al mese». Oltre alla generazione di testi, l’IA consente la creazione di contenuti multimediali avanzati, come immagini personalizzate e video con avatar virtuali, che rendono la comunicazione più coinvolgente ed efficace. «Con queste tecnologie, anche una persona non esperta di marketing può contribuire in modo significativo alla comunicazione dello studio. Ad esempio, addetti alla segreteria, ASO o stagisti possono essere formati rapidamente per utilizzare questi strumenti», che offrono però anche altri vantaggi, forse ancor più rilevanti per lo studio.

Automazione e personalizzazione

L’IA ha la capacità di automatizzare processi complessi, liberando tempo per il team. Nel suo studio, per esempio, Stori utilizza un registratore AI basato su Whisper di OpenAI, che trascrive le visite e genera report chiari per i pazienti. «Questo strumento è il segno e la dimostrazione del cambio epocale che stiamo vivendo, perché consente di personalizzare i contenuti destinati al paziente e, dunque, di migliorare la comunicazione, rendendola più precisa e immediata». Un altro ambito in cui l’IA sta rivoluzionando il lavoro è la gestione delle richieste dei pazienti attraverso chatbot e assistenti virtuali. «Questi strumenti rispondono ai pazienti su varie piattaforme, come WhatsApp e social media, 24 ore su 24, garantendo che nessuna comunicazione venga persa». Purché, ovviamente, a questa funzione automatizzata segua poi la presa in carico del paziente, che deve avvenire in tempi rapidi e con le giuste attenzioni.

Una nuova relazione medico-paziente

Secondo Stori, l’IA amplia le possibilità per il professionista, permettendo di concentrare le risorse umane sulla relazione con il paziente. «Se un computer può fare qualcosa meglio di noi, dobbiamo lasciarglielo fare: questo libera tempo per creare fiducia e migliorare l’esperienza dei pazienti che possono beneficiare di una completa personalizzazione della comunicazione.
Grazie all’IA, infatti, i messaggi e i contenuti creati per i pazienti possono essere adattati alle loro esigenze specifiche, rendendo ogni comunicazione unica e di valore». Sebbene l’IA offra vantaggi evidenti, il suo utilizzo deve essere consapevole e sempre supervisionato. «Non è l’IA a essere un rischio, ma l’uso scorretto che se ne potrebbe fare», spiega Stori, che ha “educato” i propri strumenti alle normative pubblicitarie sanitarie per garantire conformità e trasparenza, anche alla luce di un recente studio che ha dimostrato come le risposte dell’IA in ambito medicale siano state giudicate dai pazienti coinvolti nello studio quattro volte più empatiche e complete rispetto a quelle umane. «La coerenza e l’accuratezza dell’IA sono un valore aggiunto, soprattutto in ambiti come la radiologia, dove è essenziale evitare errori o interpretazioni soggettive».
L’integrazione dell’IA nello studio dentistico, che rappresenta una rivoluzione già in atto, secondo Stori è una grande opportunità. «Gli studi che adottano queste tecnologie risparmiano tempo, diventano più efficienti e offrono un servizio migliore ai pazienti. L’odontoiatria del futuro, basata sull’intelligenza artificiale, non solo semplifica la gestione, ma eleva la qualità della relazione medico-paziente, creando un modello di cura più umano ed efficace».

L’IA, tra opportunità e limiti

Fabio Federici Canova, odontoiatra di Viadana (MN), specialista in ortognatodonzia, docente presso l'Università degli Studi di Brescia e formatore

Secondo Fabio Federici Canova, odontoiatra di Viadana, in provincia di Mantova, specialista in ortognatodonzia e docente presso l’Università degli Studi di Brescia, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale hanno trasformato l’odontoiatria, ma non solo. «Siamo entrati tutti involontariamente a contatto con l’intelligenza artificiale», spiega, «perché di fatto non abbiamo avuto alcuna possibilità di scelta: siamo stati tutti travolti da questa marea. Basti pensare che nei titoli di coda dei telegiornali nazionali compare una scritta che vieta l’uso delle immagini per addestrare l’IA. Questo dimostra quanto questa tecnologia si sia integrata nella nostra vita quotidiana, in molti comuni dispositivi, come i navigatori, per esempio, che consideriamo normali e che invece sono basati su algoritmi di IA. Sebbene pervasiva, però, l’intelligenza artificiale non va percepita come l’occhio del “grande fratello” di Georg Orwell, che ci spia, perché l’IA è uno strumento neutro che possiamo scegliere di utilizzare in modo intelligente». Anche in odontoiatria, l’IA è ormai parte integrante del presente. «Per esempio, gli scanner intraorali utilizzano algoritmi per riconoscere e cancellare automaticamente errori di scansione, distinguendo tra dente e gengiva o tra bianco e rosso. Queste funzioni non solo semplificano il lavoro del professionista, ma lo rendono meno invasivo, persino con i pazienti più piccoli». Tuttavia, secondo Federici non sempre l’intelligenza artificiale è utile. «Ci sono situazioni in cui bisogna saperla disattivare: ad esempio, quando devo prendere un’impronta usando uno scan body o estendere manualmente un’area di scansione. In questi casi, l’IA può essere controproducente ed è conveniente passare alla modalità manuale».

L’IA in ortodonzia

Alcune delle innovazioni più significative introdotte dall’IA sono nel campo dell’ortodonzia: tra queste, i set-up ortodontici rappresentano un passo avanti fondamentale. «In passato, dovevamo segmentare i denti manualmente, indicandoli uno per uno», spiega Federici Canova. Poi è arrivata l’automazione parziale, che permetteva al software di completare il lavoro con pochi input. Oggi, invece, la segmentazione è totalmente automatizzata: il software riconosce i denti, li etichetta e li prepara per lo spostamento». Questo processo iniziale riduce notevolmente i tempi di lavoro, lasciando comunque spazio all’intervento umano per le rifiniture. «L’IA mi fa da assistente, svolge il lavoro preliminare, e io intervengo per finalizzare e personalizzare il trattamento». Un’altra applicazione avanzata riguarda la manipolazione di modelli 3D ottenuti da TAC. «Grazie a software open source, possiamo segmentare strutture ossee o dentali, trasformandole in oggetti virtuali manipolabili. Questo è utilissimo per pianificare interventi chirurgici e per comunicare con i pazienti. Un paziente può capire molto più facilmente la complessità di un’estrazione se gli mostriamo un modello 3D con il dente incluso e il nervo mandibolare evidenziato».

Il ruolo dell'IA (e dei social) nella formazione

Alcuni temono che l’intelligenza artificiale possa mettere in secondo piano le competenze dei professionisti, ma non Federici Canova. «Ogni cambiamento porta con sé uno stress, ma dobbiamo imparare a coglierne i lati positivi. Il nostro lavoro rimane artigianale: lavoriamo con le mani e con le persone, e l’IA non ci sostituirà. Piuttosto, è un supporto che ci permette di essere più precisi ed efficienti. In implantologia, ad esempio, l’IA ha reso più accessibili tecniche avanzate, come quelle che impiegano le dime chirurgiche, riducendo i costi e migliorando i risultati. Anche nella didattica, l’uso dell’IA è rivoluzionario: oggi possiamo segmentare un canino incluso in pochi secondi, rendendo la chirurgia meno invasiva e più mirata, e dunque anche la didattica più chiara e formativa».
Parlando di strumenti digitali più in generale, Federici enfatizza il ruolo tutto sommato positivo dei social media come piattaforme di apprendimento. «Se usati bene, i social sono una fonte incredibile di idee e innovazioni. Mi capita spesso di trovare soluzioni su gruppi ben gestiti, idee a cui non avevo mai pensato. Questo non sostituisce i metodi di apprendimento classici, ma li completa, offrendo accesso immediato alle ultime novità, per questo sono strumenti democratici. L’IA e il digitale, infatti, se sfruttati con intelligenza, rendono l’innovazione accessibile a tutti. Non dobbiamo temerle, ma imparare a usarle per migliorare il nostro lavoro e il servizio che offriamo ai pazienti».

La rivoluzione della resina TrueDent di Stratasys e la Stampante 3D J5 DentaJet

resina TrueDent Stratasys
Stratasys J5 campaign

La resina TrueDent di Stratasys rappresenta una rivoluzione nel campo delle protesi dentarie grazie alla sua capacità di creare protesi monolitiche altamente estetiche e funzionali. Questa resina, approvata dalla FDA (classe II) e come dispositivo medico di Classe I con marchio CE, è stata sviluppata specificamente per l'uso con la stampante 3D J5 DentaJet di Stratasys, offrendo una soluzione avanzata per la produzione di protesi dentarie complete e parziali.

 

Caratteristiche della resina TrueDent

TrueDent è una resina polimerica fotopolimerizzabile che permette la stampa di protesi dentarie in un unico pezzo, eliminando la necessità di assemblaggio manuale. Questo materiale è noto per la sua resistenza flessionale superiore a 85 MPa, la stabilità del colore anche dopo immersione in caffè e vino e la resistenza all'usura comparabile agli standard del settore. Inoltre, TrueDent offre un'elevata fedeltà tra il design digitale e il prodotto stampato, garantendo protesi ben aderenti e confortevoli per i pazienti.

 

resina TrueDent Stratasys

 

Principali vantaggi di TrueDent

  • alta resa estetica;
  • resistenza e durata;
  • efficienza di produzione;
  • precisione e adattabilità;
  • sicurezza e conformità.

 

 

Vantaggi della Stampante 3D J5 DentaJet

La stampante 3D J5 DentaJet di Stratasys, basata sulla comprovata tecnologia PolyJet, è progettata per massimizzare l'efficienza e ridurre i costi nei laboratori odontotecnici. Questa stampante è in grado di utilizzare fino a cinque materiali contemporaneamente, permettendo la produzione di protesi dentarie realistiche e policromatiche in un'unica stampa oltre ad offrire una gamma esclusiva di resine dentali che possono essere stampate simultaneamente e apportano un valore significativo a ogni applicazione. Resine biocompatibili per stampare a velocità di produzione mantenendo un'elevata precisione, resine colorate per modelli dentali monolitici e realistici o apparecchi ortodontici. La J5 DentaJet è dotata di un vassoio di stampa di grande capacità che consente di creare più parti in un singolo ciclo (circa 40 protesi nello stesso job), riducendo il tempo di lavorazione manuale e aumentando la produttività. Uno degli elementi distintivi della tecnologia PolyJet è la sua capacità di creare modelli altamente dettagliati e complessi senza la necessità di utilizzare supporti tradizionali e, quindi, evitando lunghe e delicate lavorazioni di post-processing. Le protesi e i modelli stampati con la stampante J5 Dentajet devono solo essere lavate sotto acqua corrente per rimuovere il gel di supporto da cui sono ricoperti… e il gioco è fatto.

 

resina TrueDent Stratasys

 

Protesi monolitiche a colori

Una delle caratteristiche distintive di J5 DentaJet è la sua capacità di stampare protesi monolitiche a colori, replicando fedelmente l'aspetto naturale dei denti e delle gengive. Questo è possibile grazie alla tecnologia PolyJet di Stratasys, che permette di ottenere dettagli estremamente precisi e una finitura superficiale liscia. La combinazione della resina TrueDent e della stampante J5 DentaJet consente di produrre protesi dentarie che non solo sono esteticamente gradevoli, ma anche funzionalmente superiori, migliorando significativamente la qualità della vita dei pazienti.

 

Connubio perfetto

In sintesi, la resina TrueDent e la stampante 3D J5 DentaJet di Stratasys rappresentano un avanzamento significativo nella produzione di protesi dentarie. Questa tecnologia offre una soluzione completa e integrata per la creazione di protesi monolitiche, riducendo i tempi di produzione e migliorando l'estetica e la funzionalità delle protesi stesse. Con TrueDent e J5 DentaJet, i laboratori odontotecnici possono offrire ai pazienti protesi di alta qualità in minor tempo e con meno appuntamenti, trasformando il modo in cui vengono realizzate le protesi dentarie.

 

 

Parodontite e dieta: un legame da approfondire

parodontite

La parodontite, da sempre, stimola la ricerca e lo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e terapeutici. Negli ultimi anni è emerso chiaramente un dato: l’alimentazione può avere un impatto significativo sulla salute orale. Non per niente, un recente studio condotto presso l'Università di Edinburgo, UK, ha analizzato il ruolo di una dieta equilibrata, nel miglioramento della salute parodontale, nei pazienti affetti da parodontite cronica. Ottenendo risultati molto interessanti per l'odontoiatria.

Il legame tra dieta e parodontite

La parodontite è una patologia infiammatoria cronica che colpisce il tessuto di supporto dei denti, portando, nei casi più gravi, alla perdita dentale. Il trattamento standard prevede sedute di igiene orale professionale e, nei casi più avanzati, interventi chirurgici. Tuttavia, anche fattori sistemici come l’alimentazione, per esempio, possono influenzare il decorso della malattiala, come peraltro dimostra questa ricerca.

L’effetto dell’alimentazione sulla parodontite

Lo studio in questione, una revisione sistematica della letteratura scientifica, ha esaminato diversi studi per valutare l’effetto di un’alimentazione bilanciata sui parametri parodontali. I risultati suggeriscono che una dieta ricca di antiossidanti, acidi grassi omega-3 e povera di zuccheri raffinati può ridurre l’infiammazione gengivale e migliorare la risposta dell’organismo alle terapie parodontali. E per contro, una dieta povera di nutrienti essenziali potrebbe peggiorare la progressione della malattia, aumentando la suscettibilità all'infezione e riducendo la capacità di riparazione tissutale.

I nutrienti fondamentali per la salute orale

I ricercatori sottolineano l’importanza di alcuni nutrienti per il benessere del parodonto. La vitamina C è fondamentale per la sintesi del collagene e la guarigione dei tessuti. La vitamina D contribuisce alla salute ossea e alla modulazione della risposta immunitaria. Gli Acidi grassi omega-3, presenti nel pesce, nelle noci e nei semi di lino, riducono l’infiammazione. I Polifenoli, contenuti nel tè verde e nei frutti di bosco, hanno un’azione antiossidante e antibatterica. Magnesio e calcio non dovrebbero mai mancare, perché essenziali per la salute ossea e per il mantenimento della densità ossea alveolare. Proprio come le fibre alimentari che stimolano la produzione di saliva che aiuta a neutralizzare gli acidi e a mantenere l'equilibrio del microbiota orale.

Restrizione calorica e dieta mediterranea

La ricerca ha messo in evidenza due aspetti interessanti. Il primo riguarda la restrizione calorica controllata che sembra avere un impatto positivo sui processi infiammatori sistemici, compresi quelli che colpiscono i tessuti parodontali. Ma anche una dieta mediterranea, caratterizzata da un elevato consumo di frutta, verdura, pesce e olio extravergine d’oliva, può essere particolarmente benefica, perché riduce l’infiammazione gengivale e stabilizza la malattia parodontale.

Implicazioni cliniche per il dentista

I risultati di questo studio, pubblicato su Nature, offrono dunque nuovi spunti per l’approccio multidisciplinare alla parodontite. I dentisti dovrebbero considerare i consigli nutrizionali parte integrante dei piani di trattamento e sensibilizzare i pazienti sull’importanza di una corretta alimentazione per la salute orale. Perché questo sembra essere il modo più corretto, almeno secondo la scienza, per migliorare l’efficacia dei trattamenti e la qualità della vita dei pazienti.

Adempimenti e scadenze del mese di febbraio

Adempimenti e scadenze

Nel mese di febbraio, oltre agli adempimenti ricorrenti legati alla gestione dei rapporti di lavoro, alla fatturazione e al versamento dell’IVA, con particolare riferimento agli acquisti in reverse charge o con obbligo di autofatturazione, sono in scadenza diversi obblighi fiscali e contributivi.

Entro il mese deve essere effettuato il versamento del premio INAIL, in un’unica soluzione o come prima rata. Scade anche il termine per il pagamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche, che interessa dentisti, igienisti dentali (sia in regime ordinario che forfettario) e laboratori odontotecnici che fatturano a studi e ambulatori di terzi. Sempre in tema di imposta di bollo, i soggetti che hanno optato per l’applicazione "virtuale" devono provvedere al versamento della prima rata bimestrale dell’anno. Un’altra scadenza riguarda il saldo dell’imposta sulla rivalutazione del TFR accantonato, che deve essere versato entro il mese.

A fine febbraio scade il termine per l’invio telematico della liquidazione IVA relativa al quarto trimestre 2024, un obbligo per i contribuenti non forfettari. Sempre nel corso del mese, il Sistema Tessera Sanitaria prevede la possibilità per le persone fisiche di richiedere la cancellazione delle proprie spese sanitarie, evitando così la loro esposizione nei modelli dichiarativi precompilati.

Per quanto riguarda le imposte, i contribuenti "minori", tra cui tutti i forfettari, che hanno scelto la rateizzazione in cinque tranche del versamento della seconda rata dell’acconto per il 2024, devono effettuare il pagamento della seconda rata. Sempre nel mese, per chi ha aderito alla "Rottamazione quater" delle cartelle esattoriali, è prevista la scadenza della settima rata. Infine, chi ha scelto il versamento rateale della Quota B Enpam deve procedere al relativo pagamento.

Febbraio si presenta denso di scadenze e adempimenti, per cui è consigliabile monitorare con attenzione le proprie obbligazioni fiscali e contributive al fine di evitare ritardi e sanzioni.

 

Agenzia delle entrate

Lunedì 10 febbraio

Dichiarazioni

• Bonus pubblicità, le imprese e i lavoratori autonomi che hanno già presentato la richiesta di accesso al credito di imposta nella misura del 75% del valore incrementale degli investimenti pubblicitari sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, per il 2024, dovranno procedere all’invio telematico della dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti pubblicitari effettuati. Il riferimento normativo è l’art. 57 bis del DL 24 aprile 2017 nr. 50.

Sabato 15 febbraio

Adempimenti contabili

• Fatture differite. Termine ultimo per l’emissione delle fatture differite riferite alle operazioni del mese precedente (per gli importi incassati dallo stesso paziente e non ancora fatturati, purché “tracciati”, è possibile emettere una sola fattura riepilogativa entro la data odierna);

• Acquisti intracomunitari, annotazione. Termine ultimo per l’annotazione nel registro degli acquisti e in quello delle vendite delle fatture di acquisto ricevute nel mese precedente, con riferimento a tale mese.

Regolarizzazioni

• Autofattura di acquisto intracomunitario. Termine ultimo per i soggetti che nel mese di novembre 2024 hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi per i quali non hanno ricevuto la relativa fattura entro il mese di gennaio 2024, per emettere autofattura;

• Autofattura integrativa di acquisto intracomunitario. I soggetti che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni o servizi, se hanno ricevuto una fattura indicante un corrispettivo inferiore a quello reale, devono emettere autofattura integrativa in relazione alle fatture registrate nel mese precedente;

Comunicazioni

• “Esterometro”. scade il termine per inviare tramite lo SDI, il servizio pubblico per l’invio delle fatture elettroniche, la comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere passive, relative ad acquisti di beni e servizi da operatori: UE la cui fattura è stata ricevuta nel mese precedente; extra UE, se l’operazione è stata effettuata nel mese precedente; la comunicazione non riguarda le operazioni per le quali è stata ricevuta una bolletta doganale o una fattura elettronica e gli acquisti di beni e servizi non rilevanti territorialmente ai fini IVA in Italia ai sensi degli artt. 7 - 7-octies del DPR 633/72, qualora siano di importo non superiore a 5.000,00 euro per singola operazione;

Lunedì 17 febbraio

Versamenti

• Irpef e addizionali, regionali e comunali. Versamento delle ritenute operate sui compensi di lavoro autonomo, di lavoro dipendente e assimilato corrisposti da committenti e datori di lavoro nel mese precedente;

• Imposta sostitutiva, dell’Irpef e addizionali regionali e comunali, sulle somme erogate ai dipendenti, nel mese precedente, in relazione a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;

• Iva mensile, contribuenti ordinari mensili e forfetari, liquidazione e versamento dell'Iva dovuta relativa al mese precedente; se l’imposta da versare non è superiore a 100 euro, il versamento può essere effettuato insieme a quello relativo al mese successivo;

• Seconda rata di acconto delle imposte sui redditi per il 2024, versamento rateale solo per le persone fisiche titolari di partita Iva con ricavi o compensi 2023 non superiori a €. 170.000, che hanno scelto di utilizzare questa modalità di versamento per l’acconto dovuto in base alla dichiarazione presentata nel 2024, con l’esclusione dei contributi previdenziali e del premio Inail, e in origine da versare entro il 2 dicembre 2024;

• Rivalutazioni del TFR, saldo imposta sostitutiva, Il TFR accantonato con esclusione della quota maturata nell’anno, è incrementato su base composta al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di un tasso fissato dalla legge, tale rivalutazione è soggetta ad un’imposta sostitutiva del 17% versata in due rate, l’acconto entro il 16 dicembre e il saldo entro il 16 febbraio dell’anno successivo;

Venerdì 28 febbraio

Adempimenti fiscali

• Redditi di lavoro dipendente e assimilati, conguaglio fiscale di fine anno, termine per l’effettuazione del conguaglio di fine anno 2024, in relazione ai redditi di lavoro dipendente e assimilati (es.collaboratori coordinati e continuativi), tra le ritenute operate e l’imposta dovuta sull’ammontare complessivo degli emolumenti, tenendo conto delle detrazioni eventualmente spettanti. In caso di incapienza delle retribuzioni, il sostituito può dichiarare per iscritto al sostituto: di voler versare l’importo corrispondente alle ritenute ancora dovute; ovvero di autorizzarlo a effettuare il prelievo sulle retribuzioni dei periodi di paga successivi al secondo dello stesso periodo di imposta;

Richieste

• Sistema Tessera sanitaria, opposizione all'utilizzo dei dati delle spese sanitarie, richiesta di cancellazione di singole spese da parte dei contribuenti che le hanno sostenute nel 2024, affinché non siano comunicate all’Agenzia delle Entrate per l’inserimento nei modelli 730/2025 e REDDITI PF 2025 precompilati. La richiesta si formula accedendo al STS;

Comunicazioni

• Liquidazione trimestrale IVA, contribuenti non forfetari, relativa al quarto trimestre del 2024, invio telematico; la liquidazione è dovuta quando in corso d’anno si è stati debitori dell’Iva per acquisti con applicazione del reverse charge, per autofatturazione, per la percezione o la corresponsione di compensi soggetti a Iva, ad esempio quelli per la direzione sanitaria o la cessione e l’acquisto di clientela; alternativamente, la comunicazione degli estremi della liquidazione Iva del quarto trimestre dell’anno, può essere eseguita all’interno della dichiarazione Iva, che però in tale caso deve essere inviata telematicamente entro il 28 febbraio anziché il 30 aprile di quest’anno.

Versamenti

• Imposta di bollo sulle fatture elettroniche, versamento dell’imposta dovuta sulle fatture di importo superiore a €. 77,47 emesse nel quarto trimestre 2024. Il versamento si può effettuare dall’area riservata del sito dell’Agenzia delle entrate, applicazione “Fatture e corrispettivi”, sezione “Consultazione”;

• Imposta di bollo virtuale, versamento della rata bimestrale, termine per il versamento, mediante il modello F24, della prima rata bimestrale dell’imposta di bollo, da parte dei soggetti autorizzati all’assolvimento dell’imposta di bollo virtuale.

Agenzia delle entrate riscossione

Venerdì 28 febbraio

Versamenti

• “Rottamazione quater” delle cartelle esattoriali, per chi ha aderito alla definizione agevolata e scelto il pagamento rateale del dovuto, versamento della settima rata. La norma prevede comunque una tolleranza nel pagamento di cinque giorni, per cui il pagamento verrà considerato tempestivo se effettuato entro mercoledì 5 marzo 2025.

 

Inps

Lunedì 17 febbraio

Versamenti

• Contributi previdenziali obbligatori a carico del datore e del dipendente e oneri sociali sugli stipendi dei dipendenti del mese precedente;

• Contributi della “Gestione separata”, versamento delle quote a carico dei committenti di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e alle società che corrispondono compensi agli amministratori relative ai compensi corrisposti nel mese precedente;

• Operazioni di conguaglio previdenziale, Termine entro il quale i datori di lavoro devono effettuare il pagamento dei contributi dovuti in seguito alle operazioni di conguaglio previdenziale relative all’anno 2024, effettuate nel mese di competenza “gennaio 2025”. Le operazioni di conguaglio permettono la corretta quantificazione dell’imponibile contributivo, anche con riguardo alla misura degli elementi variabili della retribuzione;

 

Inail

Lunedì 17 febbraio

Versamenti

• Premio assicurativo, versamento in unica soluzione o della prima rata in caso di pagamento rateale del premio annuale;

Venerdì 28 febbraio

Dichiarazioni

• Retribuzioni effettivamente corrisposte nell'anno precedente, termine per la presentazione delle dichiarazioni delle retribuzioni effettivamente corrisposte nell’anno precedente;

 

Enpam

Venerdì 28 febbraio

Versamenti

• Quota B, terza delle cinque rate previste per chi avesse scelto questa modalità di rateazione con la domiciliazione bancaria.

• Quota B, quinta delle nove rate previste per chi avesse scelto questa modalità di rateazione con la domiciliazione bancaria.

GipoDental by MioDottore, rivoluzione smart degli studi dentistici

GipoDental

Gestire uno studio dentistico in modo moderno e senza intoppi è una sfida, ma grazie a GipoDental, la nuova soluzione in cloud lanciata da MioDottore, diventa una realtà. «Con questa soluzione supportiamo gli studi odontoiatrici nell'ottimizzare il lavoro quotidiano e migliorare il servizio ai pazienti», spiega Enrico Grilli, Gipo Business Developer e Project Manager di GipoNext by MioDottore. Questo innovativo strumento combina un potente CRM con un software gestionale avanzato, trasformando la gestione in un’esperienza semplice e fluida.

Un ecosistema versatile per semplificare il lavoro

Grazie a GipoDental, è possibile digitalizzare integralmente la fatturazione, inviare dati direttamente al sistema sanitario e gestire con semplicità i preventivi. Ogni paziente può avere un listino personalizzato, con importi calcolati automaticamente per una gestione trasparente. «Abbiamo unito praticità ed efficienza, rendendo ogni processo più snello e rapido», spiega Grilli. L'accessibilità da qualsiasi dispositivo connesso a Internet consente di avere un controllo completo su visite, prenotazioni e documentazione, migliorando l'organizzazione dell'intero studio.

 

Gipo Dental

 

 

Piani di cura personalizzati e tracciabilità delle cure

Una delle funzionalità più apprezzate di GipoDental è la gestione dei piani di cura, comprensivi di odontogrammi, che permettono di monitorare lo storico dei trattamenti per ogni paziente. Con questa funzione, i professionisti possono garantire un servizio personalizzato e mirato, instaurando un rapporto di fiducia con i pazienti. La piattaforma punta a migliorare la qualità dei trattamenti, rendendo più semplice per i dentisti seguire l'intero percorso clinico di ogni paziente.

Una soluzione flessibile e aggiornata

GipoDental è disponibile in due piani tariffari, Starter e Plus, che offrono funzionalità scalabili per soddisfare le esigenze di studi di ogni dimensione. La piattaforma, inoltre, viene costantemente aggiornata per adeguarsi alle normative e alle evoluzioni del settore sanitario. “Abbiamo creato una soluzione che non solo migliora la gestione quotidiana, ma garantisce anche un supporto strategico per affrontare le sfide di uno studio moderno,” specifica Grilli.

Un unico strumento per ogni esigenza

GipoDental integra anche il CRM di MioDottore, offrendo funzionalità come la gestione delle prenotazioni online, la comunicazione con i pazienti e la digitalizzazione completa delle operazioni. “Con un unico strumento, i dentisti possono fare marketing, gestire le liste d’attesa, automatizzare i check-in e molto altro ancora,” aggiunge Grilli. Questa integrazione consente agli studi odontoiatrici di migliorare l'efficienza e la qualità del servizio, mantenendo un alto livello di organizzazione.

Assistenza personalizzata per gli studi dentistici

Un aspetto distintivo di questa soluzione è l’attenzione all’assistenza. “Abbiamo investito per offrire un supporto unico ai nostri clienti, fornendo consulenti che lavorano al fianco degli imprenditori per pianificare obiettivi e migliorare i processi,” sottolinea Grilli. Il team di supporto, composto da oltre 50 persone, garantisce un aiuto costante, monitorando l'andamento dell'utilizzo della piattaforma e fornendo feedback per ottimizzare le performance.

Con GipoDental, MioDottore punta a rivoluzionare la gestione degli studi dentistici, offrendo una soluzione all’avanguardia che unisce tecnologia, efficienza e supporto personalizzato per migliorare l’esperienza sia dei professionisti che dei pazienti.

Propoli e gengivite: allo studio i possibili effetti benefici del collutorio

Propoli e gengivite
Propolis drop falling.

La gestione della gengivite, infiammazione gengivale che affligge una fetta considerevole della popolazione, ha sempre rappresentato una sfida per i professionisti del settore dentale. Per fortuna, accanto alle tradizionali terapie meccaniche e farmacologiche, si stanno affacciando sul mercato anche soluzioni alternative, tra cui i collutori a base di propoli. Recentemente, uno studio condotto presso l'Università di Damasco, Siria, ha evidenziato proprio i presunti benefici di questi prodotti naturali nella lotta contro la gengivite.

Cosa dice lo studio

Secondo la ricerca, i collutori contenenti propoli si sono dimostrati efficaci nel ridurre l’accumulo di placca dentale e nel diminuire l’infiammazione gengivale. Lo studio ha coinvolto un campione di pazienti con gengivite moderata, monitorando i progressi clinici attraverso indici standardizzati come l’Indice di Placca (PI) e l’Indice di Sanguinamento Gengivale (GBI). I risultati sono promettenti: l’uso regolare di questi collutori ha portato a una significativa riduzione dell'infiammazione.

Perché proprio la propoli

La propoli è una sostanza resinosa prodotta dalle api per proteggere l’alveare. Le sue proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e cicatrizzanti sono ben documentate nella letteratura scientifica. In ambito odontoiatrico, il suo utilizzo si inserisce in un trend più ampio verso l’adozione di soluzioni naturali che minimizzino gli effetti collaterali rispetto ai collutori tradizionali a base di clorexidina.

Applicazioni cliniche e limiti

Nonostante i risultati positivi ottenuti in questo studio e poi pubblicati su Nature, è bene che i dentisti valutino l’impiego di questi collutori caso per caso. Sebbene siano efficaci nel supportare la terapia della gengivite, infatti, non sostituiscono l’igiene orale quotidiana e i trattamenti professionali come la detartrasi. Inoltre, secondo gli autori stessi di questo studio, è necessaria la giusta cautela, anche in relazione ai possibii effetti collaterali nei pazienti potenzialmente allergici ai prodotti delle api.

Il ruolo dell'odontoiatra

I collutori a base di propoli rappresentano un’interessante opzione complementare nella gestione della gengivite. Soprattutto se destinata a quei pazienti che preferiscono prodotti di origine naturale. Tuttavia, per consolidarne l’efficacia e definire protocolli d’uso standardizzati, secondo i ricercatori stessi sono necessari studi su più larga scala. Ed è per questo che, nel frattempo, il ruolo del dentista rimane fondamentale nel guidare i pazienti verso scelte informate, personalizzate e sempre basate sull'evidenza scientifica.

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