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Rialzo di seno mascellare con accesso laterale

Rialzo di seno mascellare con accesso laterale: confronto tra tre metodiche per la realizzazione dell’antrostomia d’accesso

Tesi di Laurea di: Zamataro Alessandro
Relatore: Prof. Dorina Lauritano

Obiettivi

Realizzazione di un confronto tra le tempistiche e le percentuali di perforazione della membrana sinusale, avvenute durante l’operazione di rialzo del seno mascellare, utilizzando 3 diverse strumentazioni.

Materiali e metodi

E’ stato messo in atto un trial pre-clinico randomizzato in cieco presso l’ospedale San Gerardo di Monza. La popolazione presa in esame nello studio è rappresentata da 60 studenti universitari reclutati per l’esecuzione, su uova di gallina, dell’antrostomia d’accesso al seno mascellare, con un campione totale di 180 antrostomie.

 

bibliografia

1 Juan Seoane, Javier López-Niño, Inmaculada Tomás, Antonio González-Mosquera, Juan Seoane-Romero. Simulation for training in sinus floor elevation: New surgical bench model. Med Oral Patol Oral Cir Bucal. 2012 Jul 1;17 (4):e605-9.
2 Georg Watzek The Percrestal Sinuslift – From Illusion to Reality London, Berlin, Chicago, Tokyo, Barcelona, Beijing, Istanbul, Milan, Moscow, New Delhi, Paris, Prague, São Paulo, Seoul, Singapore and Warsaw
3 Elisa Estaca, Javier Cabezas, Jesu´s Uso´n, Francisco Sa´nchez-Margallo, Enrique Morell, Rafael Latorre. Maxillary sinus-floor elevation: an animal model. Clin Oral Implants Res. 2008 Oct;19(10):1044-8
4 Lucia Martini, Milena Fini, Gianluca Giavaresi, and Roberto Giardino. Sheep Model in Orthopedic Research: A Literature Review. Comparative Medicine Copyright 2001 by the American Association for Laboratory Animal Science Vol 51,
5 Raja S.V. Management of the posterior maxilla with sinus lift: review of techniques. J Oral Maxillofac Surg 2009; 67:1730-1734
6 Sotirakis EG, Gonshor A. Elevation of the maxillary sinus floor with hydraulic pressure. J of Oral Impl 2005;31:197-204
7 Piezosurgery: an increasing role in dental hard tissue surgery By Professor Laurence J. Walsh, the cutting EDGE September/October 2007
8 PIEZOSURGERY E MINI-INVASIVITÀ IN CHIRURGIA PRE-IMPLANTARE AVANZATA Paola Sara Morcavallo, Giuseppe Riazzoli, Fabrizio Carini Università degli Studi di Milano-Bicocca, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Dipartimento di Neuroscienze e Tecnologie Biomediche, Clinica Odontoiatrica, Scuola di Specialità in Chirurgia Odontostomatologica, Direttore professor M. Baldoni. IL DENTISTA MODERNO DICEMBRE 2006
9 Vercellotti T. L a Chirurgia Ossea Piezoelettrica. italiano Il Dentista Moderno. 2003;
10 Vercellotti T, Nevins ML, Kim DM, Nevins M, Wada K, Schenk RK, Fiorellini JP. Osseous response following resective therapy with piezosurgery. Int J Periodontics Restorative Dent. 2005 Dec;25(6):543-9.

Università degli Studi di Milano-Bicocca

Valutazione dell’attività antimicrobica del LASER Nd

Valutazione dell’attività antimicrobica del LASER Nd:YAG (1064 nm) su Actinomyces israelii e Staphylococcus aureus. Studio in vitro.

Laureando: Giuseppe Iacona
Relatore: Prof. Paolo Vescovi

Introduzione

La letteratura scientifica riporta diversi studi in vitro e in vivo con lo scopo di valutare l’attività antimicrobica dei LASER e determinare i meccanismi secondo cui tale tipo di radiazione riesce a realizzare un effetto “dannoso” su determinate specie batteriche.

Obiettivi

Gli obiettivi di questo studio sono stati:

  • Valutare l’attività antimicrobica del LASER Nd:YAG (1064 nm) su Actinomyces israelii e Staphylococcus aureus con precisi parametri;
  • Valutare la relazione tra effetto battericida e incremento termico;
  • Valutare la relazione tra effetto battericida e cromofori.

 

Materiali e metodi

La sperimentazione è stata effettuata in doppio su:

  • batteri coltivati in sospensione
  • piastre con differenti terreni solidi e coloranti. Le variazioni di temperatura profonde e superficiali sono state misurate tramite l’ausilio di una termo-camera e di quattro termocoppie cromo-alluminio.

Le stesse condizioni di temperatura osservate nel corso dell’irradiazione LASER sono state riprodotte in assenza di laserizzazione, utilizzando picchi termici di 40, 50 e 90 ° C, per valutare la relazione tra incremento termico ed effetto battericida.

Risultati

La conta delle colonie relative alle sospensioni batteriche irradiate nei tubi tipo Eppendorf ha rivelato una riduzione percentuale rispetto alle sospensioni controllo non irradiate compresa tra:

  • il 63,56% (1,25 W) e il 100% (6 W) a 25 Hz di frequenza e tra il 91,24% (1,25 W) e il 100% (6 W) a 50 Hz per Actinomyces israelii ;
  • l’ 84,92% (1,25 W) e il 100% (6 W) a 25 Hz di frequenza e tra il 12,92% (1,25 W) e il 100% (6 W) a 50 Hz per Staphylococcus aureus.

L’irradiazione su piastre con Muller Hinton Agar e l’aggiunta di inchiostro d’India come cromoforo (MHAink) ha definito diversi valori di inibizione quantificabili in base al diametro dell’alone di inibizione per differenti valori di potenza:

L’irradiazione su piastre MHA ha definito una inibizione della crescita valutabile solamente con valori di potenza pari a 6 W.

Nei tubi tipo Eppendorf, la massima temperatura registrata durante l’irradiazione LASER è risultata compresa tra 36,9° C (1,25 W) e 94,6° C (6 W). A livello della superficie delle piastre, la massima temperatura registrata è risultata compresa tra 24,9° C (1,25 W) e 59,4° C (6 W).

Dalle prove in thermoblock una differenza statisticamente significativa è stata riscontrata in termini di vitalità (P<0,001, test t di Student) a 50 e 90° C.

Conclusioni

L’azione battericida del LASER Nd:YAG si può ottenere già a partire da bassi valori di power density e fluence. È stato osservato un effetto battericida statisticamente significativo già a basse potenze (1,25 W e 2 W) sia a 25 che a 50 Hz. Tali parametri sono compatibili con l’integrità dei tessuti. Una maggiore inibizione della crescita batterica è stata ottenuta su terreni di coltura contenenti un cromoforo, ciò suggerisce che il LASER possa essere meglio assorbito da tale sostanza la quale amplificherebbe l’effetto battericida.

bibliografia

1.L. Bergmans, P.M., W. Teughels, B. Van Meerbeck, M. Quirynen, P. Lambrechts, Bactericidal effect of Nd:YAG laser irradiation on some endodontics pathogens ex vivo. International Endodontics Journal, 2006. 39: p. 547-557.
2.S. Pirnat, M.L., A. Ihan, Study of the direct bactericidal effect of Nd:YAG and diode laser parameters used in endodontics on pigmented and nonpigmented bacteria. Laser Med Sci, 2011. 26: p. 755-761.
3.Kranendonk A, v.d.R.W., van Winkelhoff A, van der Weijden G., The bactericidal effect of a Genius Nd:YAG laser. Int J Dent Hyg, 2010. 8(1): p. 63-7.
4.Meral G, T.F., Kocagöz S, Sener C., Factors affecting the antibacterial effects of Nd:YAG laser in vivo. Lasers Surg Med, 2003. 32(3): p. 197-202.
5.R. Giannini, M.V., F. Chellini, L. Polidori, R. Dei, M. Giannelli, Neodymium: yttrium aluminum garnet laser irradiation with low pulse Energy: a potential tool for the treatment of peri-implant disease. Clin. Oral Impl. Res, 2006. 17: p. 638-643.

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PARMA
Facoltà di Medicina e Chirurgia
Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria

Anomalie dentali nei pazienti sindromici

Dott.ssa Morena Mikaela Giacalone
Relatore Prof. Efisio Defraia

Introduzione

Durante l’odontogenesi e durante l’eruzione dentale possono verificarsi delle anomalie dentali. L’ eziologia di tali alterazioni morfofunzionali dei denti è ancora sotto intensa indagine.
Ma fattori ambientali locali e sistemici non possono prescindere dal program- ma genetico, il quale impartisce una organizzazione spaziale e temporale ai fenomeni dell’odontogenesi.
L’ipotesi eziologica genetica viene avvalorata dalle significative associazi-oni fra le diverse anomalie dentali e dall’alta prevalenza (76.02%) di tali anomalie nella popolazione sindromica rispetto alla popolazione generale come si evince dal grafico.
Le sindromi forniscono dunque una opportunità di un’analisi delle anomalie dentali in un contesto a priori geneticamente determinato.

Materiali e metodi

Il presente studio è stato condotto su un iniziale gruppo di 5000 pazienti di cui 348 sono stati ritenuti idonei allo studio. Sono stati divisi, in base a parametri puramente genetici in cinque gruppi: abbiamo differenziato le malattie cromosomiche dalle monogeniche perché nelle prime sono i cromosomi interessati (cioè sono coinvolti più geni), nelle seconde è invece la mutazione di un unico gene a determinare la sindrome. Il gruppo di pazienti con craniostenosi è stato individuato separatamente dalle alterazioni sindromiche genetiche, per il peculiare interessamento delle strutture cranio-facciali. Nel gruppo delle varie sono stati inseriti quei pazienti in attesa di accertamento molecolare.

Discorso a parte va fatto per le patologie da alterazioni dell’imprinting genomico perchè rappresentano un’ eccezione alle regole di trasmissione mendeliana. Ciascun paziente è stato studiato nella Sod di Odontoiatria speciale pediatrica del Meyer di Firenze, tramite ortopantomografie, teleradiografie, fotografie intraorali e diagnosi molecolare citogenetica effettuata presso la Sod di genetica medica dell’azienda ospedaliera Meyer dell’università di Firenze. In ognuno dei 6 gruppi di soggetti esaminati sono state calcolate le prevalenze delle anomalie dentali che dalla rassegna della letteratura sono dimostrate essere associate fra loro e legate ad una comune eziologia genetica (Garn del 1963, Hoffmeister del 1985, Bjerklin del 1992 e Baccetti del 1998).

Obiettivi

Il presente studio retrospettivo si propone di analizzare, con l’utilizzo di un gruppo controllo di soggetti non sindromici, determinate anomalie dentali in pazienti sindromici. Con lo scopo di :
•Individuare anomalie dentali che il controllo genetico privilegia;
•Individuare il legame fra l’anomalia e l’alterazione relativa alla sindrome.

Risultati

Conclusioni

Con tale studio si conferma l’ipotesi di una eziologia genetica alla base di un’anomalia dentale di volume, quale quella del microdontismo degli incisivi laterali superiori permanenti, e di un’ anomalia dentale di eruzione, quale la malposizione palatina intraossea del canino superiore permanente. Mentre i risultati rilevati circa le malattie da alterazioni dell’ imprinting del dna trovano conferma nella letteratura (Ishida 2012). Per quanto riguarda invece il gene FGFR responsabile delle craniostenosi probabilmente è implicato in delle alterazioni craniofacciali che determinano a loro volta delle anomalie dentali. Infine l’espressione di geni causanti delle patologie monogeniche ad oggi osservate presso il nostro centro ospedaliero universitario Meyer non ha un’alta espressione soprattutto nelle fasi finali dello sviluppo dell’ectoderma a livello embrionale.

Valenza clinica del lavoro

Tale tesi ha permesso una maggiore conoscenza di quelle che possono essere le cause delle anomalie dentali, in modo da attuare una terapia intercettiva la dove necessario, per avere un approccio alle diverse patologie orali più consapevole e clinicamente più efficace.
Le anomalie dentali ad eziologia genetica hanno una prevalenza di meno di 200.000 individui affetti negli Stati Uniti e sono considerate dal NIH delle malattie rare. La prevalenza di queste anomalie è dunque difficile da stimare, in quanto vi sono pochi studi epidemiologici affidabili.

E’ stato realizzato un database presso la nostra struttura di riferimento con le diverse anomalie dentali riscontrate nei 348 pazienti sindromici studiati.

bibliografia

Baccetti T., An analysis of the prevalence of isolated dental anomalies and of those associated with hereditary syndromes: a model for evaluating the genetic control of the dentition characteristics, Minerva Stomatol. 1993 Jun;42(6):281-94; Baccetti T., A controlled study of associated dental anomalies, Angle Orth, 1998;68:267-274; Peck S., Peck L., Kataja M., The palatally displaced canine as a dental anomaly of genetic origin, Angle Orthod. 1994; 64:249-256; Agnès Bloch-Zupan, Heddie O. Sedano, Crispian Scully, Dento/Oro/Craniofacial Anomalies and Genetics, Elsevier, 32 Jamestown Road, London NW1 7B, First edition 2012; J. Shapira, S. Chaushu, A. Becker, Prevalence of tooth transposition, third molar agenesis, and maxillary canine impaction in individuals with Down syndrome, Angle Orthod. 70 (2000) 290e296; Hennekam R., Gorlin’s syndromes of the head and neck, 2001; Roos A, Eggermann T, Zschiesche S, Midro A, Schwanitz G, Abnormalities in tooth morphology, structure and dentition in two children with chromosome aberrations. Translocation trisomy 13 and trisomy 21, Advances in Medical Sciences Vol. 53(1)2008pp 17-20; Ishida M, Moore GE., The role of imprinted genes in humans, Mol Aspects Med. 2012 Jul 4.

Università degli studi di Firenze

La cromomagnificazione endoscopica virtuale

In figura: a) Una lesione neoplastica analizzata con tradizionale modalità a luce bianca. b) La stessa lesione analizzata con modalità CEV.

La cromomagnificazione endoscopica virtuale: una tecnica innovativa e non invasiva nella diagnosi precoce del carcinoma orale. Studio preliminare su 31 casi

Autore: Dott.ssa Enrica Gentile
Relatore: Ch.mo Prof. Rosario Serpico

Introduzione

La neoangiogenesi è un segno di progressione neoplastica[1] ed è un evento precoce della carcinogenesi.[2] Tumori con un diametro maggiore ad 1-2 mm necessitano di un nuovo network vascolare.[3][4] L’angiogenesi consente l’accrescimento della popolazione tumorale e facilita la diffusione metastatica. La trasformazione della mucosa orale da sana a displasica fino a carcinomatosa, si accompagna ad alterazioni del microcircolo. La Cromomagnificazione Endoscopica Virtuale (CEV), tecnica usata in Gastroenterologia,[5,6] evidenzia i fenomeni neoangiogenici associati alla progressione del carcinoma squamoso del cavo orale (OSCC).[7,8]

Fig.1 I risultati ottenuti con la CEV sono stati classificati come IPCL I, II, III e IV. Dalle IPCL di tipo I alle IPCL di tipo IV, il pattern vascolare diventa tortuoso, dilatato, ramificato, come mostrato nei disegni.

Obiettivo

Valutare l'utilità clinica della tecnica CEV per l'individuazione precoce delle lesioni neoplastiche del cavo orale.

Tab. 1 Dati clinici dei pazienti consecutivi coinvolti in questo studio. La leukoplachia e il lichen planus a placca non erano direttamente osservabili a causa dell’ipercheratos. NV = Non Visualizzabile

Materiali e Metodi

La CEV ha permesso di analizzare le anse capillari delle papille intraepiteliali (IPCLs).[7] La tecnica rende i vasi sanguigni più evidenti, poiché la luce emessa è filtrata e coincide con lo spettro di assorbimento dell’ossiemoglobina.[9] I risultati ottenuti sono organizzati in base alla classificazione di Inoue modificata da Takano[7] come IPCL I, II, III e IV, (Figura 1) secondo la loro graduale maggiore gravità. Gli esami sono stati condotti con un NBI System (Olympus Medical Systems Corp., Tokyo, Giappone).

In figura: Pz n° 25. a) lesione ulcerativa della mucosa geniena analizzata con modalità a luce bianca.
b) La stessa lesione analizzata con modalità CEV. Si rendono evidenti piccole lesioni ulcerative
satelliti che non erano state identificate durante il tradizionale esame endoscopico.

Risultati

È stato coinvolto un totale di 31 pazienti ambulatoriali consecutivi, 16 uomini e 15 donne (età media: 59,61; min 23 max 88 anni). I risultati hanno confermato una forte correlazione tra la classificazione delle IPCL e l'aumento graduale della gravità della patologia. (Tabella 1)

In figura: Pz n° 3. a) dettaglio di lesione neopastica della mucosa geniena analizzata con modalità a luce bianca.
b) La stessa lesione analizzata con modalità CEV. Si rendono evidenti aree mucosali maggiormente
interessate da neoangiogenesi affiancate da altre indenni. La tecnica può quindi risultare utile per
l’individuazione delle sedi bioptiche più ottimali e dei margini di escissione chirurgica.

Conclusioni

Secondo questo studio preliminare la CEV favorisce un'ispezione dettagliata della mucosa orale e la diagnosi precoce dell’OSCC, al fine di facilitare trattamenti minimamente invasivi ed prevenire la progressione della malattia, gravi complicazioni e recidive neoplastiche.

bibliografia

1. Folkman J. What is the evidence that tumors are angio- genesis dependent? J Nat Cancer Inst 1990; 82: 4–6.
2. Muto M, et al. Squamous cell carcinoma in situ at oropharyngeal and hypopharyngeal mucosal sites. Cancer 2004;101:1375–1381.
3. Folkman J. 1971. Tumor angiogenesis: therapeutic implications. N. Engl. J. Med. 285:1182.86
4. N Raghunand, R A Ggatenby, R J Gillies. Microenvironmental and cellular consequences of altered blood flow in tumours. The British Journal of Radiology, 76 (2003), S11–S22 E 2003 The British Institute of Radiology DOI: 10.1259/bjr/12913493
5. Ishihara R, et al. Significance of each narrowband imaging finding in diagnosing squamous mucosal highgrade neoplasia of the esophagus. J Gastroenterol Hepatol 2010;25:1410–1415.
6. Inoue H, et al. Magnifying endoscopy diagnosis of tissue atypia and cancer invasion depth in the area of pharyngo-esophageal squamous epithelium by NBI enhanced magnification image: IPCL pattern classification. In: Cohen J, ed: Advanced Digestive Endoscopy: New York: Blackwell Publishing 2007: 49–66.
7. Takano JH,, et al. Detecting early oral cancer: narrowband imaging system observation of the oral mucosa microvasculature. Int J Oral Maxillofac Surg 2010;39:208–213.
8. Katada C, et al. Narrow band imaging for detecting superficial oral squamous cell carcinoma: a report of two cases. Laryngoscope 2007;117:1596–1599.
9. Vincent BD, Fraig M, Silvestri GA. A pilot study of narrow-band imaging compared to white light bronchoscopy for evaluation of normal airways and premalignant and malignant airways disease.

Dipartimento Multidisciplinare di Specialità Mediche, Chirugiche ed Odontoiatriche Seconda Università degli Studi di Napoli, SUN

Comportamento dei tessuti peri-implantari attorno ad impianti osteointegrati

Comportamento dei tessuti peri-implantari attorno ad impianti osteointegrati: confronto tra geometria standard e Platform Switching®

Dott.ssa Giulia Gennari
Relatore: Chiar.mo Prof. Giorgio Calura

INTRODUZIONE

Il ruolo protettivo della mucosa cheratinizzata (KT) attorno alle riabilitazioni protesiche implanto-supportate è ad oggi controverso. Scopo del lavoro è indagare, tramite il rilevamento di parametri clinici e radiografici, il rapporto tra ampiezza apico-coronale della mucosa cheratinizzata vestibolare al sito implantare e tessuti duri peri-implantari, confrontando due diverse scelte riabilitative in fase chirurgica: l’utilizzo di viti di guarigione a diametro standard (NPS) e Platform Switching® (PS).

MATERIALI e METODI

n° complessivo pazienti considerati: 27 (età media 57,4 anni)
n° complessivo impianti considerati: 45 (Biomet 3i™, Biomax)
di cui 31 NPS+14 PS

-Ampiezza corono-apicale di KT≥2 mm (93,42% della popolazione implantare considerata) = stabilità dimensionale del tessuto nel tempo2
-Minore riassorbimento osseo nel gruppo di impianti Platform Switching®1
-PD aumenta per KT≥2 mm ma PD non è mai >3 mm3
-Ampiezza corono-apicale di KT≥2 mm protegge il tessuto molle peri-implantare dall'infiammazione4

CONCLUSIONI

I fenomeni all’interfaccia osso-impianto sono influenzati dalla presenza e dalla qualita’ del tessuto peri implantare. L’inserimento di viti di guarigione a diametro ridotto ha effetto positivo sui tessuti duri peri-implantari ma non si apprezza il medesimo effetto sui tessuti molli peri-implantari.

bibliografia

Vigolo P, Givani A. Platform-switched restorations on wide-diameter implants: a 5-year clinical prospective study. Int J Oral Maxillofac Implants. 2009 Jan-Feb;24(1):103-9
Adibrad M, Shahabuei M, Sahabi M. Significance of the width of keratinized mucosa on the health status of the supporting tissue around implants supporting overdentures. J Oral Implantol. 2009;35:232-237
Esper LA, Ferreira SB Jr, de Oliveira Fortes Kaizer R, de Almeida AL. The Role of Keratinized Mucosa in Peri-Implant Health Cleft Palate Craniofac J. 2012 Mar;49(2):167-70
Schrott AR, Jimenez M, Hwang JW, Fiorellini J, Weber HP. Five-year evaluation of the influence of keratinized mucosa on peri-implant soft-tissue health and stability around implants supporting full-arch mandibular fixed prostheses. Clin Oral Implants Res 2009 Oct;20(10):1170-7

Università degli Studi di Ferrara

Alfabetizzazione sanitaria in Odontoiatria: il rapporto tra odontoiatra e paziente

Dentisti odontoiatria ergonomia

I mezzi di informazione di massa, in particolare Internet, hanno profondamente mutato la relazione medico/paziente: quest’ultimo, infatti, partecipa oggi in modo attivo grazie alle informazioni acquisite. Questo processo viene definito “Health-Literacy”, ed è riconosciuto dall’OMS come strumento in grado di portare a un positivo processo di crescita personale.

La relazione tra odontoiatra e paziente è oggi caratterizzata da una reciprocità che vede il paziente partecipare in modo attivo alle scelte che riguardano la propria salute. Questo nuovo modello di interazione ha sostituito il paternalismo ed è stato favorito anche dall’avvento dei mezzi di comunicazione di massa, che hanno aumentato il livello di conoscenza da parte della popolazione sui temi che riguardano la salute. La propensione verso la ricerca di informazioni viene definita Alfabetizzazione Sanitaria - Health Literacy - e rappresenta l’insieme delle “abilità cognitive e sociali che motivano gli individui e li rendono capaci di accedere, comprendere e utilizzare le informazioni in modo da promuovere e preservare la propria salute” (Nutbeam, 1998).

In pratica, esprime la facoltà di acquisire, comprendere e utilizzare informazioni utili per il proprio benessere psicofisico. Nel 1998 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito l’Health Literacy tra i termini del Glossario di Promozione della Salute, indicandola come un’importante strategia di empowerment, intendendo con questo termine “il processo di crescita, sia dell’individuo sia del gruppo, basato sull’incremento della stima di sé, dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione, che consente all’individuo di conoscere ed esprimere il suo potenziale”. Negli ultimi anni la letteratura scientifica ha messo in stretta relazione l’alfabetizzazione sanitaria con il livello di salute della popolazione, considerando che a buoni stadi di conoscenza e consapevolezza corrispondono migliori condizioni di salute delle persone e viceversa. L’alfabetizzazione sanitaria dipende dal grado di istruzione dei singoli e quando è insufficiente può influenzare negativamente il benessere psicofisico, in quanto impedisce l’acquisizione delle conoscenze riguardanti la salute.

I mezzi di informazione di massa che solitamente veicolano informazioni di natura sanitaria e che rappresentano la fonte di conoscenza da parte della popolazione sono:

  • telegiornali e altri spazi informativi;
  • rubriche in trasmissioni televisive;
  • trasmissioni televisive dedicate;
  • radiogiornali e altri spazi informativi;
  • riviste specialistiche;
  • supplementi e inserti Salute in quotidiani e settimanali;
  • pubblicazioni periodiche;
  • libri;
  • Internet.
Utilizzo della rete: vantaggi e svantaggi
Tra i mezzi di comunicazione di massa, il canale che più di altri negli ultimi anni ha rivoluzionato l’accesso alle informazioni di natura sanitaria è stato sicuramente Internet, originando un modello di informazione definito eHealth, che fa riferimento all’uso delle nuove tecnologie di comunicazione per migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie e aumentare la consapevolezza da parte della popolazione sui temi legati alla salute. I numeri parlano chiaro: una ricerca realizzata dal Censis indica che il 32,4% degli italiani utilizza Internet per ottenere informazioni sulla salute e, di questi, il 90,4% effettua ricerche su specifiche patologie, il 58,6% cerca medici e strutture cui rivolgersi, il 15,4% prenota visite ed esami attraverso la Rete, il 13,9% frequenta chat, forum e web community dedicate ai temi sanitari per lo scambio di informazioni ed esperienze, il 2,8% acquista farmaci online.
Ciò che maggiormente distingue Internet rispetto ad altri mezzi di informazione, è che le ricerche fatte in Rete rappresentano una forma attiva di acquisizione di notizie, che può anche avere una caratteristica bidirezionale: si va cioè a cercare in maniera molto mirata ciò che si desidera conoscere ed è possibile interagire e confrontarsi in tempo reale con i professionisti, le organizzazioni sanitarie o altri utenti. Come accade in tutte le inarrestabili rivoluzioni culturali, anche in questo caso l’avvento della Rete sta presentando numerosi vantaggi, ma anche qualche risvolto negativo.
Vediamoli: gli aspetti positivi:
  • migliori risultati in termini di salute della popolazione;
  • maggiore consapevolezza e uso dei servizi per la prevenzione; minore tasso di prestazioni sanitarie non appropriate;
  • minore tasso di ospedalizzazione; possibilità di acquisto di prodotti legati alla salute della persona (farmaci e articoli sanitari);
  • maggiore capacità di riconoscere e saper riferire in maniera appropriata il proprio stato di salute.
Gli aspetti negativi:
  • talvolta scarsa attendibilità delle fonti e rischio di messaggi eccessivamente legati all’aspetto economico delle prestazioni sanitarie (commercializzazione della salute ed economizzazione del rapporto con il paziente);
  • manipolazione delle informazioni di natura sanitaria;
  • tendenza a non ritenere più indispensabile il parere medico nell’inquadramento dei propri sintomi nell’ambito di specifiche patologie (da una ricerca della London School of Economics risulta che circa il 46% delle persone che usano Internet per cercare notizie sulla propria salute arriva poi a farsi un’autodiagnosi);
  • dipendenza da sovraccarico di informazioni, causata dall’incapacità delle persone di elaborare, interpretare e organizzare in maniera corretta le informazioni di natura sanitaria (tendenza definita Information Overloading Addiction);
  • convinzioni errate del paziente sul proprio stato di salute o sulle terapie necessarie, acquisite tramite Internet, che rischiano di mettere in discussione il ruolo di guida terapeutica del sanitario e lo stesso rapporto di comunicazione con il paziente.
L’alfabetizzazione sanitaria
In campo odontoiatrico l’alfabetizzazione sta modificando il modo di interpretare la professione, di rapportarsi ai pazienti e di aggiornarsi. Internet, rispetto ad altri mezzi di comunicazione più tradizionali, permette di:
  • divulgare informazioni di natura odontoiatrica tra i pazienti (attraverso siti Internet e newsletter informative);
  • aggiornare le conoscenze degli odontoiatri a costi più contenuti e con minore impegno di tempo, ad esempio con la formazione a distanza (FAD);
  • scambiare informazioni tra odontoiatri e tra odontoiatri e pazienti;
  • raccogliere informazioni su esperienze professionali e personali;
  • permettere a singoli professionisti e organizzazioni sanitarie di farsi conoscere.
Il paziente “alfabetizzato” e informato propone tematiche nuove nella relazione con l’odontoiatra, in quanto è portatore di convinzioni acquisite senza che vi sia la necessaria competenza per selezionare e interpretare correttamente tali informazioni, con il rischio di creare generalizzazioni e distorsioni. L’odontoiatra si può trovare così a gestire obiezioni sul piano clinico e terapeutico alle quali è necessario rispondere con una notevole competenza comunicativa e con una padronanza degli strumenti linguistici a disposizione, partendo dal presupposto che è indispensabile calarsi nella posizione del paziente per comprendere le sue istanze.
Il minimizzare le sue considerazioni o il liquidarle come ingiustificate, il manifestare irritazione per una “invasione di campo” ritenuta inopportuna, il tranquillizzare troppo bonariamente sono tutti comportamenti dell’odontoiatra che possono alzare una barriera comunicativa che rende poi difficile la creazione di un clima positivo. La Rete è uno strumento di primaria importanza per far nascere quell’alfabetizzazione sanitaria che sta contribuendo a modificare il rapporto tra odontoiatra e paziente.
Non bisogna tuttavia dimenticare che le informazioni sulla salute passano anche da altri canali e che l’odontoiatra dovrebbe assolvere a un compito di divulgazione, servendosi di tutti i mezzi a sua disposizione, anche i più tradizionali, per informare il paziente (brochure, carte dei servizi, video in sala d’attesa e video di supporto in prima visita). Oggi non è più soltanto necessario “saper fare” ma è divenuto indispensabile “saper comunicare” le proprie capacità attraverso tutti i mezzi disponibili ed essere preparati a confrontarsi con un livello di conoscenza da parte dei paziente molto accresciuto. Per questo motivo le competenze comunicative diventano decisive nel determinare la qualità della vita professionale e privata dell’odontoiatra.

L’alfabetizzazione sanitaria dipende dal grado di istruzione dei singoli. Quando è insufficiente può influenzare negativamente il benessere psicofisico, perché impedisce l’acquisizione della conoscenza riguardante la salute.

La PRF e EMD nel trattamento dei difetti infraossei parodontali a 2-3 pareti

La  Fibrina Ricca di Piastrine (PRF) e Derivato della Matrice dello Smalto (EMD) nel trattamento dei difetti infraossei paradontali a 2-3 pareti: uno studio clinico comparativo 

Laureanda: Lara Angela Filippo
Relatore: Chiar.mo Prof. Michele Paolantonio
Controrelatore: Chiar.mo Prof. Marco Dolci

INTRODUZIONE

Lo scopo del presente studio è stata la valutazione in vitro della infiltrazione marginale di due diverse specie microbiche al livello della connesione fixture-abutment, l'adattamento marginale delle stesse e la valutazione delle dimensioni del microgap (interfaccia I-A) in due diverse connessioni implantari.Per ciascun gruppo la parte interna di cinque impianti, è stata inoculata con 0.1μl di una sospensione di E. Faecalis e gli altri cinque con una sospensione A. Aggregatibacter .

Tutti i campioni preparati con E. faecalis sono stati incubati in condizioni aerobiche a 37 ° C; tutti i campioni inoculati A. Aggregatibacter sono stati incubati a 37 ° C in presenza di CO2 al 5 % .I difetti infraossei parodontali a 3 pareti, secondo lo studio di Ellegard e Loe, hanno un alto potenziale di guarigione se trattati con il solo open flap debridement. Secondo Cortellini et al., difetti a tre pareti poco ampi (angolo radiografico minore di 25°) e molto profondi trattati con GTR offrono risultati ottimali grazie al loro notevole potenziale rigenerativo.

Un approccio terapeutico alternativo è dato dalla Rigenerazione Parodontale Indotta attraverso l’utilizzo di un Derivato della Matrice della Smalto (EMD), di derivazione suina. Le proteine della matrice dello smalto, in gran parte amelogenine, sono secrete dalla guaina di Hertwig durante lo sviluppo embrionale, e favoriscono la differenziazione delle cellule mesenchimali dello strato interno del follicolo dentale in cementoblasti, dando origine alla cementogenesi.

Studi sull’ EMD hanno dimostrato che, in vitro, stimola la proliferazione delle cellule del legamento parodontale ed inibisce quella delle cellule epiteliali ed inoltre l’ EMD di origine suina, induce una risposta immunitaria limitata e sembra essere un biomateriale con elevati margini di sicurezza. L’ EMD, usato da solo, o in combinazione con riempitivi, ha mostrato capacità rigenerative sia su animali sia nell’uomo, migliorando i parametri clinici di PPD e CAL in difetti infraossei profondi, a livelli significativamente superiori rispetto ad un classico lembo di accesso e sovrapponibili a quelli della GTR.

Il PRF è un concentrato piastrinico di seconda generazione largamente utilizzato per accelerare la guarigione dei tessuti molli e duri grazie alla presenza di molti fattori di crescita (bFGF, VEGF, TGFβ e il PDGF). I fenomeni chiave che sono alla base della guarigione e della maturazione dei tessuti molli sono rappresentati dall’angiogenesi, dal controllo immunitario e dalla maturazione degli epiteli; le membrane di PRF sono in grado di favorire simultaneamente lo sviluppo di tutti e 3 questi fenomeni.

Diversi autori hanno dimostrato che la matrice di fibrina rappresenta un supporto ottimale per le cellule staminali mesenchimali allo scopo di ottenere rigenerazione in difetti ossei. Quindi lo scopo di questo studio è quello di confrontare l’ efficacia clinica dell’ uso di PRF rispetto all’ EMD nel trattamento di difetti infraossei a 2-3 pareti.

MATERIALI E METODI

Sono stati trattati 24 pazienti, non fumatori, affetti da parodontite cronica generalizzata di grado moderato o severo con almeno 1 difetto infraosseo a 2-3 pareti. La chirurgia parodontale è stata eseguita dopo 6 mesi (T0) dal trattamento parodontale causale. 12 pazienti sono stati trattati con PRF (gruppo PRF) e 12 pazienti con EMD (gruppo EMD). In ogni paziente è stato selezionato un solo sito chirurgico. La procedura chirurgica ha previsto, per entrambi i gruppi, il sollevamento di un lembo secondo la tecnica del Lembo con Preservazione della Papilla Semplificato, il debridement del difetto con strumenti manuali e ultrasonici.

Nel gruppo PRF il difetto è stato riempito con PRF, poi coperto con membrana di PRF dello spessore di circa 0,5 mm ottenuta mediante prelievo di 10 ml di sangue venoso, raccolto in una provetta sterile senza l’aggiunta di alcun anticoagulante e poi centrifugato immediatamente con una centrifuga PC-02 a 3000 giri per 10 minuti. Per il gruppo EMD, sulla radice ed all’interno del difetto infraosseo è stato posizionato EMD. In entrambi i gruppi, dopo aver eseguito le incisioni di rilascio del periostio il lembo è stato coronalizzato e suturato.

Non è stato applicato alcun impacco chirurgico a protezione dell’area. Al baseline (T0) e a 6 mesi (T1) è stato effettuato un esame clinico e radiografico. I dati pre-operatori sono stati comparati a quelli post-operatori nei due differenti trattamenti, utilizzando indici s i a c l in i c i ( PPD, CAL , GR) ch e r a d io g r a f i c i (RBG: Rad io gr a f i c Bon e Gain, pari alla differenza valutatata su radiogrammi endorali della distanza tra il fondo del difetto e la giunzione amelocementizia rispettivamente prima e dopo il trattamento).

RISULTATI

Si è avuta completa guarigione dei siti chirurgici e non si è osservato nessun caso di infezione post-operatoria. A 6 mesi dalla chirurgia (T1) tutti i parametri clinici e radiografici dimostravano significativi cambiamenti all’interno di ogni gruppo (p<0,001) (Tabella 1). A T1, entrambi i gruppi sperimentali mostravano simile riduzione di PPD, guadagno di CAL, incremento di GR e RBG, con nessuna differenza statisticamente significativa fra i 2 gruppi sperimentali (Tabella 2).

DISCUSSIONE

Questo studio ha lo scopo di valutare l’efficacia clinica del PRF nel trattamento dei difetti infraossei a 2-3 pareti confrontando i risultati clinici e radiografici ottenuti, con quelli derivanti dall’uso dell’EMD, che è già usato con successo nella rigenerazione parodontale. I nostri dati sostengono l’ipotesi che il posizionamento di PRF o di EMD nel trattamento di difetti infraossei parodontali a 2-3 pareti, produce miglioramenti delle condizioni cliniche e radiografiche senza nessuna differenza significativa fra i 2 gruppi sperimentali. Non essendo presente in letteratura comparazioni simili, questo studio potrebbe rappresentare un punto di partenza per ulteriori indagini sulle potenzialità del PRF.

Rilevanza clinica della tesi

Attraverso questo studio possiamo concludere che l’utilizzo di PRF rappresenta un approccio semplice ed efficace, minimamente invasivo per il paziente come anche l’uso dell’ EMD ma, a differenza di quest’ultimo, è un materiale completamente autologo che consente di evitare eventuali reazioni immunitarie nel sito trattato. Il PRF permette di ridurre i costi per il clinico, che sono notevoli per l’acquisto del materiale eterologo, consentendo di ottenere risultati clinici sovrapponibili a quelli ottenuti con EMD nel trattamento dei difetti parodontali a 2-3 pareti.

bibliografia

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9. Bonucci E, Marini E, Valdinucci F, Fortunato G. Osteogenic response to hydroxyhapatite- fibrin implants in maxillofacial bone defects. Eur J Oral Sci 1997; 105: 557-61.
10. BensaidW, Triffitt JT, Blanchat C, Oudina K, Sedel L, Petite H. A biodegradable fibrin scaffold for mesenchymal stem cell transplantation. Biomaterials 2003; 24:2497-502.

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI “G. D’ANNUNZIO” CHIETI
Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria
Dipartimento di Scienze Mediche, Orali e Biotecnologiche

Utilizzo dell’ozonoterapia nel trattamento delle osteonecrosi da bifosfosnati dei mascellari

Immagini intraorali della lesione osteonecrotica.

Ferrario L.,
Lauritano D.,
Porcaro G.

INTRODUZIONE

Tramite l’utilizzo di ozono sottoforma di gel sono state trattate lesioni osteonecrotiche maxillo-mandibolari in soggetti sottoposti a terapie con bifosfonati; i risultati ottenuti sono stati quindi confrontati con quelli derivanti dall’applicazione delle procedure standard per la risoluzione della suddetta patologia.

Trattamento della BRONJ con gel contenente ozono. Si noti la creazione del sottosquadro nell’impronta a livello della lesione.

SCOPO DELLA RICERCA

L’obiettivo primario è stata la valutazione dell’efficacia a lungo termine del trattamento con ozono, con remissione completa della malattia o, se remissione incompleta, una riduzione di stadio.
L’obiettivo secondario, ma non meno importante, prevedeva la valutazione del miglioramento della qualità di vita nei pazienti affetti da BRONJ.

Immagini della guarigione tissutale in seguito ad applicazioni settimanali di gel contenente ozono. Il trattamento ha avuto una durata complessiva di 9 settimane.

MATERIALI E METODI

Sono candidati i pazienti affetti da BRONJ in stadio 1, 2 e 3 che in precedenza abbiano assunto bifosfonati. Un campione formato da 8 persone viene sottoposto al trattamento con gel all’ozono. Previo sciacquo con clorexidina 0.2% per 1 minuto, viene effettuato il curettage della lesione, eliminando residui alimentari, tessuto necrotico e depositi di placca batterica; successivamente si effettuano lavaggi con soluzione fisiologica alternata a perossido di idrogeno al 10%. Si preleva quindi un quantitativo di gel all’ozono pari alla dimensione della lesione; si posiziona la sostanza sulla lesione tramite l’utilizzo di un’impronta in silicone precedentemente realizzata e si attendono 8 minuti. Il paziente effettua quindi uno sciacquo con acqua.

Caratteristiche del campione di pazienti dello studio

RISULTATI E CONCLUSIONI

In accordo con la letteratura internazionale sembra che l’ozonoterapia dia risultati predicibili nel trattamento delle BRONJ; i risultati ottenuti sono espressi sottoforma di guarigione completa o guarigione parziale: in 3 pazienti si è raggiunta una guarigione completa, in 3 pazienti una guarigione parziale e in 2 pazienti non vi è stata guarigione. L’utilizzo di gel contenente ozono risulta essere una metodica nuova, facile da utilizzare, assente da osservabile tossicità e senza la necessità di rimuovere chirurgicamente il sequestro osseo.

Risultati finali dopo il trattamento con ozonoterapia delle BRONJ

I risultati del nostro studio sono quindi stati confrontati con quelli ottenuti utilizzando le procedure standard per il trattamento delle BRONJ. Nella pratica clinica sarà quindi essenziale considerare qualsiasi paziente in terapia con bifosfonati come potenzialmente a rischio di sviluppare un’osteonecrosi; la prevenzione sarà perciò il caposaldo dell’attività odontoiatrica.

bibliografia

Corrado A., Cantore FP. “ The Bisphosphonates: chemical characteristics, skeletal biological effects and extra-skeletal effects”. Reumatismo 2005; 57:142-153.
Blomen LJMJ “History of the Bisphosphonates: discovery and history of the medical uses of bisphosphonates”. Elsevier 1995; 11-24.
Landis BN., Dojeinovic I., Richter M. et al. “Osteonecrosis of the jaws: maxillofacial recommendations for bisphosphonates prescribers”. J Intern Med 2007 Jan; 261 (1): 101-102.
Melo MD., Obeid G. “ Osteonecrosis of the jaws in patients with a history of receiving bisphosphonate therapy. Strategy for prevention and early recognition”. JADA 2005; 136:1675-1681.
Lamberto Re, Mohamed H.Mawsouf, Silvia Menendez; Olga S. Leon, Gregorio M. Sanchez, Frank Hernandez “ Ozone Therapy: clinical and basic evidence of its therapeutic potential”. Archives of Medical Research 39; 2008.
Carla Ida Ripamonti, Enrico Cislaghi, Luigi Mariani, Massimo Maniezzo “Efficacy and safety of medical ozone delivered in oil suspension applications for the treatment for osteonecrosis of the jaw in patients with bone metastases treated with bisphosphonates:preliminary results of a phase I-II study”. Oral Oncology; 2011 vol. 47.

Università degli Studi di Milano Bicocca - Scuola di Medicina e Chirurgia - Azienda Ospedaliera San Gerardo
U. O. Odontostomatologia – Direttore: Prof. Baldoni M.

Valutazione microbiologica del pozzetto implantare

di Gjorgi Dimkovski
Relatore: Prof. Stefano Mummolo

OBIETTIVO

Lo scopo del presente studio è stata la valutazione in vitro della infiltrazione marginale di due diverse specie microbiche al livello della connesione fixture-abutment, l'adattamento marginale delle stesse e la valutazione delle dimensioni del microgap (interfaccia I-A) in due diverse connessioni implantari.

MATERIALI E METODI

Sono stati testati 20 impianti (Sweden & Martina S.p.A., Padova, Italia) divisi in due gruppi equamente suddivisi: primo gruppo –10 fixture implantari di tipo Kohno Straight con le corrispettivi componenti protesiche (pilastri dritti=abutment intermedi completi dalle relative viti di fissaggio); secondo gruppo – 10 fixture implantari di tipo Kohno TG DES e le loro componenti protesiche (pilastri ad avvitamento diretto).

Fase microbiologica di inoculazione

Per ciascun gruppo la parte interna di cinque impianti, è stata inoculata con 0.1μl di una sospensione di E. Faecalis e gli altri cinque con una sospensione A. Aggregatibacter .Tutti i campioni preparati con E. faecalis sono stati incubati in condizioni aerobiche a 37 ° C; tutti i campioni inoculati A. Aggregatibacter sono stati incubati a 37 ° C in presenza di CO2 al 5 % .

A 14 giorni la valutazione dell'eventuale penetrazione della sospensione batterica nella soluzione circostante è stata determinata dall'osservazione della torbidità del brodo.

Fase di analisi al microscopio elettronico a scansione

Fig. 1. Scansione a microscopio elettronico della precisione marginale dell‘interfacce I-A del impianto Kohno TG DES.

L'interfaccia I-A (fixture –abutment) è stata valutata attraverso la misurazione delle dimensioni del microgap mediante l‘utilizzo di un microscopio elettronico a scansione (Philips XL30CP Olanda).

Fig. 2. Scansione a microscopio elettronico della precisione marginale dell‘interfaccia I-A del impianto Kohno Straight

L'adattamento marginale tra l‘impianto e l‘abutment è stato misurato in otto posizioni casuali (rotazione a incrementi di 45 gradi) per ogni campione con ingrandimento diverso delle parti esterne della zona dell‘interfaccia.

RISULTATI

Non è stato valutato a 14 giorni alcun grado di perdita attraverso l‘interfaccia I-A; i valori valutati del microgap di tutte le interfacce I-A varia da 0,008 a 2,009 micron con una significatività statistica tra le due sistematiche implantari.

Tabella 1. La perdita batterica nei diversi tipi di sistemi di connessione impianto-abutment inoculati con Enterococcus faecalis e Actinobacillus Aggregatibacter nei 14 giorni di osservazione.

*I controlli positivi sono rimasti positivi; I controlli negativi sono rimasti negativi

Tabella 2. Risultati per il microgap (media ± DS; micron) degli impianti e dei componenti valutati con microscopio elettronico a scansione.

*La significatività statistica delle differenze tra i gruppi

CONCLUSIONE

Il presente studio ha dimostrato come un buon adattamento marginale delle componenti implantari, come visto dall‘analisi SEM, sembra essere in grado di evitare la contaminazione microbiologica come visto dall‘assenza della perfusione dei batteri.

Università degli Studi Dell'Aquila

Ten Years epidemiological longitudinal study of a Brazilian School-Children Population

DEL CORSO G.
CIOCCA L.
SCOTTI R.

OBJECTIVES

To examine the prevalence and severity of caries and malocclusions in primary and permanent dentition and to investigate the association between disease distribution and socio-demographic conditions, oral hygiene and dietary habits of a population of school-children in three districts of Belo Horizonte, Brazil in 2011. To verify also if there was a decrease of caries after the installation of two dental offices in a public school 10 years priors.

METHODS

The study involved 753 school-children, aged 3-15 years, of two socio-economic levels: a low level in a public school and in a public kindergarten, and high level in a private school. Information on socio-demographic conditions, oral hygiene and dietary habits was collected by questionnaires completed by the parents of the children. Clinical examinations were carried out by one examiner using DMFT indices and WHO criteria.

RESULTS

The mean values dmft in children age 6 years, and DMFT at 12 years (Table 1), were very similar between the first (dmft 1.53 - DMFT 0.56) and the second school (dmft 1.53 - DMFT 0.28). However, dmft was twice as high at age 6 years in the public kindergarten children (dmft 3.1, p = 0.0001). After 10 years of clinical activity, caries experience decreased both in terms of dmft (p=0.02) and DMFT (p=0.0001) in the same public school (Table 2). Delaying the age in which children started to brush their teeth (p= 0.02), unemployed fathers at the time child of birth (p=0.01), and dietary habits (p=0.003) were significantly associated with the presence of caries.

CONCLUSIONS

These data show that the oral health monitoring of schoolchildren was a significant factor that reduce dental caries, even in children coming from poor families. Results from questionnaires underline the importance of preventive programs reducing caries in children whose fathers are unemployed and the association of oral hygiene and alimentary habits educational programs.

bibliografia

1 Bonecker M, Cleaton-Jones P. Trends in dental caries in Latin American and Caribbean 5±6- and 11±13-year-old children: a systematic review. Community Dent Oral Epidemiol 2003
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3 Abanto J, Carvalho TS, Mendes FM, Wanderley MT, Bonecker M, Raggio DP. Impact of oral diseases and disorders on oral health-related quality of life of pre school children. Community Dent Oral Epidemiol 2011
4 Dini EL, Holt RD, Bedi R: Caries and its association with infant feeding and oral health-related behaviours in 3–4-year-old Brazilian children. Community Dent Oral Epidemiol 2000
5 Bueno RE, Moyse s SJ, Moyse s ST. Millennium development goals and oral health in cities in southern Brazil. Community Dent Oral Epidemiol 2010
6 Peres MA, Latorre MRDO, Sheiham A, Peres KGA, Barros FC, Hernandez PG, Maas AMN, Romano AR, Victora CG. Social and biological early life influences on severity of dental caries in children aged 6 years. Community Dent Oral Epidemiol 2005
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8 Pereira SM, Tagliaferro EP, Ambrosano GM, Cortelazzi KL, Meneghim Mde C, Pereira AC. Dental caries in 12-year-old schoolchildren and its relationship with socioeconomic and behavioural variables. Oral Health Prev Dent. 2007

*Dalla tesi è stato ricavato un articolo inviato a una rivista scientifica impattata in letteratura, ed è stata presentata come poster alla General Session & Exhibition in Seattle, Washington, USA nel Marzo 2013 organizzata da IADR.

 Università di Bologna

E’ ancora necessario abbattere lo smalto non sostenuto?

Compositi Nanoriempiti a bassa contrazione: è ancora necessario abbattere lo smalto non sostenuto? Studio clinico randomizzato

Candidato: MARCO CUPPARI
Relatore: NICOLA SCOTTI

INTRODUZIONE

Lo scopo di questo studio è di valutare l’efficacia di un composito a bassa contrazione nel restauro di cavità con pareti di smalto non supportate da dentina. L’ipotesi è che le pareti di smalto non sostenuto possano essere mantenute quando viene utilizzato un composito con basso stress da contrazione.

MATERIALI E METODI

Sono state incluse nello studio 40 cavità con almeno una parete di smalto non sostenuta da dentina, alle quali è stato applicato un protocollo approvato dalla Commissione Etica dell’Università di Torino. Le cavità sono state poi divise in due gruppi in base al composito utilizzato per restaurarle (Venus Diamond, Heraeus, Hanau, Germany e Filtek Supreme XTE,3M ESPE, Usa). In tutti i casi le otturazioni sono state eseguite previo isolamento con diga di gomma. Il tessuto smalto dentinale cariato e infetto è stato rimosso, e in seguito sono stati registrati alcuni valori relativi alla cavità quali la profondità, lo spessore delle pareti, e l’eventuale presenza di crack smalto dentinali.

La procedura adesiva adottata prevedeva di impiegare il sistema etch and rinse 3 passaggi per tutte le cavità. La stratificazione del composito è stata effettuata con tecnica ad incrementi obliqui di spessore massimo di 2 mm. Ogni gruppo è stato poi suddiviso in altri 2 sottogruppi in base alla modalità di polimerizzazione: irradiazione ramp curing e convenzionale. Le visite di follow up sono state eseguite a 12 mesi seguendo il criterio di valutazione dell’USPHS modificato e verificando l’insorgenza di nuovi crack. I dati ottenuti durante le visite di controllo sono stati elaborati con il test chi-quadro (p<0,05).

SEQUENZA OPERATIVA

VISITA DI CONTROLLO

RISULTATI

L’analisi statistica dei parametri di valutazione USPHS non ha evidenziato una differenza statisticamente significativa né tra i gruppi né tra i sottogruppi (p<0,05). tuttavia considerando la formazione di nuovi crack è stata rilevata una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi (p=0,041). la tecnica di polimerizzazione invece non ha influenzato né la longevità né la qualità dei restauri, sebbene i valori ottenuti nel gruppo con polimerizzazione ramp curing ad un anno mostrino una distribuzone dei risultati più omogenea.

CONCLUSIONI

L’ipotesi presa in considerazione è stata parzialmente accettata in quanto, pur non avendo mostrato una differenza statisticamente significativa, il composito con basso stress da contrazione testato ha evidenziato un ottimo comportamento clinico a 12 mesi nel restaurare cavità con pareti di smalto non supportate da dentina.

SIGNIFICATO CLINICO

Questo studio mette in luce la possibilità di mantenere pareti di smalto non sostenuto da dentina se non affette da crack smaltei impiegando compositi di ultima generazione a contrazione ridotta. Questi compositi infatti, generando uno stress da contrazione molto basso ed avendo delle proprietà meccaniche simili alla dentina, possono sostenere il tessuto smalteo intatto preservandone la rigidità e l’integrità strutturale.

bibliografia

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5. Gonçalves F, Pfeifer CS, Ferracane JL, Braga RR. Contraction stress determinants in dimethacrylate composites. J Dent Res. 2008 Apr;87(4):367-71.

6. Roberto R. Braga, Rafael Y. Ballester, Jack L. Ferracane Factors involved in the development of polymerization shrinkage stress in resincomposites: A systematic review. Dent Mater. 2005 Oct;21(10):962-70.

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO
DENTAL SCHOOL LINGOTTO
REPARTO DI CONSERVATIVA ED ENDODONZIA
www.operativedentistryturin.com

Studio clinico retrospettivo sull’esito di pulpotomie eseguite con MTA

Fig.1 Incisivo con frattura coronale complicata

Studio clinico retrospettivo sull’esito di pulpotomie eseguite con MTA su incisivi permanenti immaturi associati a fratture coronali complicate

Dott. Viviana CONTI
Relatore: Prof. Alberto Caprioglio

Frattura complicata di corona

Le fratture di corona complicate (Fig. 1) rappresentano circa il 18-20% dei danni da trauma causati a denti permanenti e coinvolgono lo smalto, la dentina e portano all’esposizione della polpa dentale1.

La frequenza con cui si verificano tali fratture varia dal 28% in denti con radice quasi completamente sviluppata, al 77% in denti con radice immatura 2,3.

Fig. 2. Rimozione del tessuto pulpare infetto con fresa diamantata.

SCOPO

Lo studio è stato realizzato per valutare da un punto di vista clinico e radiografico il mantenimento della vitalità pulpare in denti permanenti ad apice immaturo, traumatizzati e affetti da fratture complicate di corona, trattati con la tecnica della pulpotomia parziale, eseguita applicando mineral trioxide aggregate.

MATERIALI E METODI

27 incisivi con polpa esposta in 26 pazienti di età compresa tra i 6,1 e i 10,4 anni, sono stati esaminati per questo studio retrospettivo.

Ogni dente è stato trattato con una pulpotomia parziale: il dente è stato isolato con diga di gomma e sono stati rimossi circa 2 millimetri di tessuto pulpare infiammato utilizzando una fresa diamantata ad alta velocità con abbondante irrigazione (Fig. 2). La ferita viene irrigata con soluzione fisiologica sterile per ottenere l’emostasi (Fig.3).

Fig. 3. Ferita pulpare ed emostasi.

Il rimanente tessuto pulpare viene ricoperto con uno strato di MTA spesso circa 2 millimetri.
Il materiale viene adattato alla cavità con un piccolo batuffolo inumidito (Fig.4). Vengono eseguite un’otturazione provvisoria e una radiografia periapicale (Fig.5).

Fig. 4. MTA adattato alla cavità.

Quando il ponte dentinale (Fig. 6) si è formato, ciascun dente ha ricevuto un’otturazione definitiva in composito.

I pazienti sono stati richiamati per una valutazione clinica e radiografica a controlli fissati a 3 mesi, a 6 mesi, a circa 12 mesi ed a 36 mesi (Fig. 7 e 8).

Fig. 5. Radiografie periapicali di controllo.

È stato utilizzato il Test Esatto di Fisher per determinare se esiste una differenza statisticamente significativa tra il numero di pazienti che hanno avuto una risposta fisiologica corretta ai test di vitalità e di percussione a T2 e quelli che l’hanno avuta a T3. Per questo test l’ipotesi nulla è che non esiste differenza statisticamente significativa tra i risultati ottenuti a T2 e a T3.

Fig. 6. Ponte dentinale.

RISULTATI

Dei 27 casi trattati, 22 sono stati inseriti nel gruppo dei denti che sono guariti e 1 in quelli in via di guarigione. I restanti 4 manifestavano un danno persistente e si è reso necessario un trattamento endodontico per via ortograda. Il p-value per i denti che hanno avuto una risposta fisiologica al test di vitalità è p=1.00, mentre il p-value per il test di percussione è p=0,74.

Dal momento che entrambi sono maggiori di 0,05, l’ipotesi nulla è vera e quindi non vi è differenza statisticamente significativa tra i valori riportati per il test di vitalità e di percussione a T2 e quelli trovati a T3 .

CONCLUSIONI

La pulpotomia parziale eseguita con mineral trioxide aggregate si è rivelata essere un trattamento efficace nel mantenere la vitalità pulpare, consentendo lo sviluppo fisiologico della radice e dell’apice (apicogenesi). Da un punto di vista statistico, un dente può recuperare la vitalità in circa 6 mesi. Dopodiché un nuovo trattamento endodontico viene raccomandato.

bibliografia

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4. Cvek M. A clinical report on partial pulpotomy and capping with calcium hydroxide in permanent incisors with complicated crown fracture. J Endod 1978;4:232–7.

Università degli Studi dell’Insubria
Corsi di Laurea Magistrale in Odontoiatria e Protesi Dentaria
Presidente: Prof. Angelo TAGLIABUE

Analisi della Costrizione Apicale con Microtac e Sezioni Anatomiche

di Filippo Citterio

INTRODUZIONE

L’anatomia endodontica apicale così come la conosciamo è stata schematizzata da Kuttler nel 1955. La costrizione apicale (CA) è stata considerata per anni il punto di riferimento ideale fino al quale estendere i trattamenti endodontici. Recentemente, alcuni Autori hanno invece osservato la grande variabilità dell’anatomia endodontica, ipotizzando che in alcuni casi la costrizione apicale potrebbe non essere presente o avere una morfologia inadatta a garantire il successo terapeutico.

OBIETTIVI

Tramite un’analisi con μ-CT a risoluzione spaziale di 9 μm sono state osservate:

• FREQUENZA DELLA CA
• MORFOLOGIA DELLA CA (VERTICALE, ORIZZONTALE, SIMMETRIA)
• TOPOGRAFIA DELLA CA
• CLASSIFICAZIONE DELLA CA

MATERIALI E METODI

I 15 elementi del campione sono stati preparati (A) e quindi sottoposti ad una scansione con μ-CT. Per ogni canale sono state generate due immagini verticali, una in proiezione vestibolo-linguale (C) e l’altra in proiezione mesio-distale (D), grazie alle quali è stata classificata l’anatomia apicale di ogni canale identificando la presenza di CA (singola, multipla e affusolata) o l’assenza di CA (a clessidra, parallela, delta apicale). È stata generata anche un’immagine trasversale (B) per valutare la morfologia della CA nel piano orizzontale. È stata osservata anche la simmetria della CA su i due lati opposti del canale ed è stata misurata la distanza tra CA e FA (E).

Due osservatori si sono occupati di valutare la presenza della CA e di classificarne la morfologia sia sul piano verticale che su quello orizzontale. La concordanza interoperatore è stata misurata tramite la kappa di Cohen.

RISULTATI

CLASSIFICAZIONE DELLA CA

Per stabilire la validità della CA come punto di riferimento durante la pratica clinica è stato necessario integrare tutti i dati raccolti. In base alle informazioni presenti in letteratura è stato stabilito che una CA clinicamente valido deve soddisfare tutti i seguenti criteri:

  • CA Tridimensionale
  • CA Simmetrica
  • CA-FA < 2 mm

ALL’INTERNO DEL CAMPIONE NON SONO PRESENTI CA CLINICAMENTE VALIDE

CONCLUSIONI

  • L’anatomia apicale cosi come descritta da Kuttler e’ piu’ concettuale che reale
  • La CA rappresenta un’eccezione piuttosto che una costante dell’anatomia apicale
  • E’ plausibile che esista una relazione di proporzionalita’ inversa tra la precisione dell’analisi e la frequenza della CA. Analizzando l’anatomia apicale in modo tridimensionale e’ infatti raro (21,00%) il riscontro della CA.
bibliografia

• Kuttler Y. “Microscopic investigation of root apexes”. 1955. J Indiana Dent Assoc. 2010; 89(1): 20–8.
• Dummer PMH. “The position and topography of the apical canal constricion and apical foramen”. Int End J; 1984; 17: 192-8
• Chapman CE. “A microscopic study of the apical region of human anterior teeth”. JBritish Endod Society 1969; 3:52– 8
• Min-Kai WA, Wesselink PR, Richard EW. “Apical terminus location of root canal treatment procedures”. Oral surg Oral Med Oral Pathol Oral Radiol Endod 2000; 89: 99-103.
• Olson DG “Unevenness of the Apical Constriction in Human Maxillary Central Incisors” Elsevier Inc. behalf of the American Association of Endodontists.
• Meder-Cowherd L, Williamson AE, Johnson WT, Vasilescu D, Walton R, Qian F. “Apical Morphology of the Palatal Roots of Maxillary Molars by Using Micro-Computed Tomography”. Journal of Endodontics. 2011; 37(8):4–4

Università degli Studi di Milano - Bicocca

Effetti e curiosità sugli agenti sbiancanti

Questa rassegna è focalizzata sullo sbiancamento dentale e presenta una review in cui vengono messi a confronto diversi trattamenti verificandone l’efficacia.

Valutazione spettrofotometrica di penetrazione del perossido nella camera pulpare da strisce sbiancanti e gel: uno studio in vitro

Spectrophotometric evaluation of peroxide penetration into the pulp chamber from whitening strips and gel: an in vitro study

Bharti R, Wadhwani KK. J Conserv Dent 2013 Mar-Apr;16(2):131-134.

In questo aggiornamento si è voluto indagare l’efficacia di penetrazione in camera pulpare di diverse concentrazioni di perossido di idrogeno.

 

In questo studio gli Autori hanno preso in considerazione 50 denti incisivi centrali umani estratti, approssimativamente della stessa dimensione e privi di carie. Sono stati puliti e conservati in acqua distillata. Per la sperimentazione tutti i denti sono stati tagliati circa 3 mm apicalmente alla giunzione smalto-cementizia e la polpa è stata rimossa con una fresa a pallina. Tutti i campioni sono stati osservati allo stereomicroscopio per evidenziare eventuali problematiche superficiali. I 50 denti selezionati sono stati quindi raggruppati in cinque gruppi ognuno formato da 10 denti. Gli Autori hanno posizionato nella camera pulpare di ogni dente 25 ml di tampone acetato 2M al fine di assorbire e stabilizzare il perossido che potrebbe penetrare nella camera. La superficie vestibolare della corona di ciascun dente nel gruppo da I a IV (gruppi sperimentali) è stata trattata con uno dei seguenti prodotti sbiancanti secondo le istruzioni del produttore:

• Gruppo I: striscia sbiancante contenente 5,3% di HP (Crest Whitestrips, Procter and Gamble, Cincinnati, OH, USA);

• Gruppo II: sbiancante in gel a uso notturno contenente il 19% di NPP equivalente al 5,3% di HP (Crest Effetti Notte, Procter and Gamble, Cincinnati, OH, USA);

• Gruppo III: sbiancante in gel diurno contenente 18% CP pari al 6,5% di HP (Colgate Simply Bianco; Colgate Palmolive Company, New York, NY, USA);

• Gruppo IV: sbiancante in gel notturno contenente 8,7% di HP (Colgate Simply White Night, Colgate Palmolive Company, New York, NY, USA);

• Gruppo V: Gruppo di controllo esposto a sola acqua distillata.

A questo punto la soluzione tampone di acetato di ciascun dente è stata trasferita in una provetta di vetro dopo 30 min. Sono stati aggiunti il colorante viola e l’enzima perossidasi di rafano. La densità ottica di colore blu risultante nei tubi è stata misurata mediante spettrofotometro UV-visibile. I valori sono stati convertiti in equivalenti di microgrammi di perossido di idrogeno.

I risultati sono stati valutati statisticamente utilizzando il test di Mann-Whitney. Lo sbiancamento in strisce ha mostrato la più bassa penetrazione di perossido in polpa mentre lo sbiancante gel ha evidenziato una più alta penetrazione.

Implicazioni cliniche

Questo studio dimostra che il perossido è in grado effettivamente di penetrare nella camera pulpare per cui maggiore è la concentrazione di perossido di idrogeno utilizzato maggiore è la penetrazione nella camera pulpare.

Confronto tra l’efficacia sbiancante di tre diversi agenti utilizzati per lo sbiancamento intracoronale dei denti primari discromici: uno studio in vitro

Comparison of the bleaching efficacy of three different agents used for intracoronal bleaching of discolored primary teeth: an in vitro study

Ganesh R, Aruna S, Joyson M, Manikandan, Deepa. J Indian Soc Pedod Prev Dent 2013;31:17-21

Lo scopo di questo studio in vitro è quello di confrontare l’efficacia sbiancante del carbamide perossido al 10%, del perossido di idrogeno al 10% e del perborato di sodio (2 g) come agenti sbiancanti su incisivi centrali mascellari umani decidui artificialmente scoloriti.

Tutti vogliono i denti più bianchi per sentirsi più giovani e per fornire bei sorrisi, con il conseguente aumento di autostima. I denti più giovani sono più facili da sbiancare perché la sostanza dentale gode di maggiore permeabilità. Per questo lo sbiancamento intracoronale fornisce risultati soddisfacenti, è relativamente economico e le visite sono abbastanza brevi, rendendo la tecnica facilmente accettabile ai bambini. Quaranta corone di incisivi centrali decidui umani intatti sono state selezionate per lo studio. I denti sono stati conservati in soluzione salina fisiologica. È stata eseguita dagli autori la pulpotomia e il canale della radice è stato ridotto 1 millimetro apicale alla giunzione smalto-cemento e ricoperto con IRM come base protettiva.

I denti sono stati posti in una provetta contenente 2 ml di sangue umano fresco e centrifugati a 3200 rpm per 20 minuti due volte al giorno per 3 giorni. I denti sono stati quindi messi in incubatrice a 25 °C. Dopo la colorazione artificiale, i denti sono stati divisi a random in quattro gruppi sperimentali di 10 denti ciascuno ed è stata eseguita la valutazione basale colore. A questo punto gli Autori hanno siringato nella cavità di accesso del dente 0,04 ml di agente sbiancante diverso a seconda del gruppo e, nel gruppo di controllo, 0,04 ml di acqua distillata. Quindi i denti sono stati sigillati con IRM e tenuti a 37 °C in un’incubatrice per tutta la durata dell’esperimento. Il colore dei denti sbiancati è stato valutato a 0, 7 e 14 giorni utilizzando come scala di riferimento la VITA colori lumen in condizioni di pieno giorno.

Dai risultati ottenuti gli Autori hanno evidenziato una differenza statistica significativa (p = 0,00) tra carbamide perossido, perborato di sodio, perossido di idrogeno e i gruppi controllo dopo 7 e 14 giorni e una differenza significativa di P = 0,013 tra perossido di carbamide, perborato di sodio e perossido di idrogeno dopo due sessioni di sbiancamento (giorno 14).

Implicazioni cliniche

Nello sbiancamento dei denti primari artificialmente scoloriti l’efficacia sbiancante del 10% di gel di perossido di idrogeno è significativamente maggiore del 10% di carbamide perossido e del perborato di sodio.

Effetto di un trattamento sbiancante su smalto umano con due diverse concentrazioni di perossido di idrogeno contenente estratto di patata dolce come additivo: analisi di microscopia elettronica a scansione e spettrometria in vitro

Effect of bleaching with two different concentrations of hydrogen peroxide containing sweet potato extract as an additive on human enamel: an in vitro spectrophotometric and scanning electron microscopy analysis

Gopinath S, James V, Vidhya S, Karthikeyan K, Kavitha S, Mahalaxmi S. J Conserv Dent 2013 Jan-Feb;16(1): 45-49.

Il presente studio mira a fornire una formulazione sbiancante contenente un enzima vegetale estratto da tuberi di piante come la patata dolce (Ipomoea batatas L) che ha un elevato contenuto di enzimi come perossidasi polifenolo (PO), catalasi (CAT) e superossido dismutasi (SOD).

In questo studio gli Autori hanno considerato duecento grammi di patate dolci, con polpa di colore viola, le hanno pulite, sbucciate e tagliate a dadini. Cento millilitri di concentrato di patata dolce filtrato sono stati centrifugati a 2000 rpm per due minuti a una temperatura di 4 °C. Il liquido chiaro derivante rappresenta l’estratto di patata dolce che è stato conservato in frigorifero a 4° C fino al suo utilizzo.Ventiquattro denti incisivi centrali, estratti per una sorta di malattia parodontale, privi di fratture visibili, carie o decalcificazione sono stati raccolti per lo studio. I denti sono stati puliti e conservati in 0,2% timolo e refrigerati a 4 °C fino all’utilizzo. I denti sono stati divisi a caso in due gruppi di 12 denti ciascuno, basati sulla concentrazione di perossido di idrogeno, come segue:

• Gruppo I (n = 12) - 35% (H2O2);

• Gruppo II (n = 12) - 10% (H2O2).

Le radici di tutti i denti sono state sezionate alla giunzione cementizia mediante disco rotante sotto raffreddamento ad acqua. Le corone sono state quindi sezionate labio-palatalmente in modo da ottenere due metà uguali mesiali e distali. Ogni metà è stata montata su un blocco di resina acrilica autopolimerizzante, lasciando esposta la superficie labiale. Una metà del dente è stata sbiancata con il perossido di idrogeno da solo (sottogruppo A) e l’altra metà dello stesso dente è stata sbiancata con una combinazione di perossido di idrogeno e di patata dolce (sottogruppo B), come segue:

• Gruppo IA: (n = 12) 35% soluzione di perossido di idrogeno;

• Gruppo IB: (n = 12) 1 ml di estratto di patata dolce mescolata con 28 ml di (100 mM) di soluzione fosfato (PBS) e 1 ml di 35% (1M) perossido di idrogeno per ottenere una soluzione di 30 ml;

• Gruppo IIA: (n = 12) 10% di soluzione di perossido di idrogeno;

f• Gruppo IIB: (n = 12) 1 ml di estratto di patata dolce mescolata con 28 ml di PBS (100 mM) e 1 ml di 10% di perossido di idrogeno (1M) per ottenere una soluzione di 30 ml.

Dopo il trattamento sbiancante le superfici dei campioni sono state esaminate usando il SEM. I risultati ottenuti dagli Autori sono qui di seguito riportati.

I valori medi riferiti alla variazione di colore dei gruppi IB (72,52 ± 2,03) e IIB (71.50 ± 1.81) sono risultati significativamente più alti rispetto a quelli dei gruppi IA (65.24 ± 1.02) e IIA(64.19 ± 1.88), rispettivamente (P <0,05). Le immagini al SEM dei gruppi IB e IIB hanno mostrato minori irregolarità superficiali e alterazioni morfologiche in smalto.

Implicazioni cliniche

L’aggiunta dell’estratto di patata dolce al perossido di idrogeno garantisce non solo un miglior ripristino del colore naturale dei denti, ma anche una riduzione degli effetti collaterali dello sbiancamento sulla morfologia dello smalto rispetto all’uso del perossido di idrogeno da solo.

L’effetto in vitro del trattamento sbiancante attivato a luce fredda sullo smalto

The effect of cold-light-activated bleaching treatment on enamel surfaces in vitro

Shi XC, Ma H, Zhou JL, Li W. International Journal of Oral Science 2012;4:208-213.

Questo studio in vitro mira a valutare la microstruttura della superficie dello smalto dentale dopo il trattamento di sbiancamento a luce fredda.

La tecnica di sbiancamento a luce fredda è ampiamente adottata in Cina. Si esegue con uno sbiancante attivato a luce che sfrutta il fascio blu di luce (lunghezza d'onda tra 480 nm e 520 nm). La lampada a luce fredda è dotata di un filtro per escludere gli infrarossi nocivi (lunghezza d'onda λ> 750 nm) e gli ultravioletti (λ> 380 nm). L'esclusione dei raggi infrarossi riduce la probabilità di un danneggiamento pulpare di ordine termico. Inoltre, escludendo i raggi ultravioletti si riduce il rischio di possibili effetti collaterali per le radiazioni ultraviolette sulle cellule viventi. Dodici premolari estratti per motivi ortodontici sono stati selezionati per questo studio. Le superfici dentali sono state pulite in acqua ad alta pressione per 10 min, quindi i denti sono stati conservati in una soluzione allo 0,1% di timolo a 4 °C fino alla preparazione per il test. I denti sono stati divisi in quattro gruppi: mesio-buccale (Gruppo LP), disto-buccale (Gruppo P), mesio-linguale (Gruppo NP) e disto-linguale (Gruppo L). Questi quattro gruppi sono stati trattati utilizzando la procedura sbiancamento a luce fredda. Prima e dopo il trattamento, tutti i campioni sono stati analizzati ad alta risoluzione e mediante microscopia elettronica a scansione. Il colore dei denti di tutti i campioni è stato valutato prima e dopo il trattamento mediante uno spettrometro. Dopo il trattamento, i campioni dei gruppi LP e P hanno mostrato picchi di diffrazione significativamente più deboli ai raggi x, significativa riduzione della dimensione dei cristalli e della cristallinità ed evidenti alterazioni nella superficie morfologia. I campioni nei gruppi di NP e L non hanno mostrato variazioni significative.

Implicazioni cliniche

Il trattamento di sbiancamento a luce fredda conduce a una sorte di demineralizzazione nella superficie dello smalto. L’agente sbiancante a base di perossido contenente acido è stata la principale causa di demineralizzazione, considerando che la luce fredda non ha evidenziato aumento significativo o riduzione dell’effetto su codesta demineralizzazione.

L’effetto di due agenti sbiancanti sulla concentrazione di fosfato dello smalto valutata mediante spettroscopia Raman: uno studio ex vivo

The effect of two bleaching agents on the phosphate concentration of the enamel evaluated by Raman spectroscopy: an ex vivo study Venkatesan SM, Narayan GS, Ramachandran AK, Indira R. Contemp Clin Dent 2012 September;3(Suppl 2):S172-S176.

L’obiettivo di questo studio in vivo è quello di valutare l’effetto del perossido di idrogeno al 35% e al 38% come agenti sbiancanti sulla concentrazione di fosfato dello smalto mediante spettroscopia Raman.

L’estetica del sorriso è di grande importanza per i pazienti, principalmente il colore dei denti, pertanto lo sbiancamento dentale è diventata una procedura molto comune nelle cliniche dentali. In questo studio gli Autori hanno preso in considerazione quaranta incisivi superiori umani estratti per motivi parodontali privi di carie e crack smalto-dentinali. Tutti i denti sono stati puliti da sangue e detriti utilizzando un ablatore a ultrasuoni. Dopo la pulizia, i denti sono stati immersi in soluzione salina fino all'uso. Prima della spettroscopia Raman ciascun campione è stato lavato in acqua distillata ed essiccato con una carta assorbente. Spettri basali Raman di ciascun campione sono stati ottenuti prima dell'applicazione dell'agente sbiancante per valutare il contenuto di fosfati presenti nel dente. I denti sono stati divisi quindi in due gruppi:
- Gruppo A: sbiancati con Pola Office bleanch (35% di perossido di idrogeno, nitrato di potassio) (luce attivato);
- Gruppo B: sbiancati con opalescence Xtra bleanch (38% di perossido di idrogeno di nitrato di potassio e fluoro) (chimicamente attivato). Dopo la procedura di sbiancamento i campioni sono stati analizzati con spettri Raman per valutare la perdita di fosfato dopo il trattamento. I risultati ottenuti dagli Autori mostrano che i campioni sbiancati con l'agente sbiancante attivato chimicamente hanno evidenziato una minor perdita di fosfato se confrontati con i campioni del gruppo sbiancati con agente attivato dalla luce.

Implicazioni cliniche

La spettroscopia Raman è una tecnica non invasiva, che richiede una semplice preparazione dei campioni, e questo metodo è utilizzato per valutare il livello del contenuto di fosfati nello smalto dentale. L’analisi di tutti i parametri di questo studio hanno dimostrato che gli agenti sbiancanti attivati chimicamente hanno una marcia in più rispetto a quelli attivati con la luce non alterando la concentrazione di fosfato dello smalto.

L’influenza degli adesivi contenenti fluoro e degli agenti sbiancanti sulla forza di adesione allo smalto

Influence of fluoride-containing adhesives and bleaching agents on enamel bond strength Cavalli V, Liporoni PCS, do Rego MA, Bittencourt Berger S Giannini M. Braz Oral Res 2012 Nov-Dec;26(6):536-42

In questo studio viene valutata l’influenza di agenti sbiancanti al perossido di carbamide (CP) contenente fluoro e di sistemi adesivi sull’interfaccia adesiva con lo smalto.

Le superfici vestibolari di 60 incisivi bovini sono stati restaurati dagli Autori con una resina composita. Sono stati utilizzati i seguenti tipi di adesivi: a tre e due fasi, mordenzatura-risciacquo, adesivi contenenti fluoro, Optibond FL (FL) e OptiBond Solo Plus (SP), rispettivamente. I denti restaurati sono stati sottoposti a cicli termici. Sia i denti in cui è stato usato come adesivo l’OptiBond Solo Plus (SP) che i denti in cui è stato usato l’adesivo Optibond FL (FL) sono stati sbiancati (n = 10) con il 10% CP (CP) e 10% CP + fluoruro (CPF) o sono stati lasciati grezzi (controllo). Lo sbiancamento è stato eseguito per 14 giorni, in contemporanea con il ciclo pH, che comprende 14 h di rimineralizzazione, 2 h di demineralizzazione e 8 ore di sbiancamento. I gruppi di controllo (FL e SP) sono stati conservati in soluzione rimineralizzante. In base al test di forza di adesione microtensile (μTBS) sono stati ottenuti campioni di forma parallelepipeda all'interfaccia di adesione. Dai risultati ottenuti si evidenzia che la forza di adesione microtensile μTBS su smalto della FL e del gruppo SP (controllo, non sbiancato) è risultata più elevata (p <0.05) rispetto a quella delle interfacce sbiancate (FL> FL + RAC = FL + CP e SP> SP + RAC = SP + CP). Gli agenti sbiancanti, indipendentemente dal fatto che contengano fluoro oppure no, riducono la forza di adesione degli adesivi allo smalto (Tabella 1).

Implicazioni cliniche

Il clinico deve tenere in considerazione che un trattamento sbiancante diminuisce il legame smalto/restauri adesivi esistenti, indipendentemente dell’aggiunta oppure no di fluoruro nei sistemi adesivi. Inoltre, l’adesivo a tre fasi mostra valori di adesione più elevati rispetto a quello a due fasi.

Uniti, insieme al CED, contro il tabagismo

Marco Landi, vicepresidente del Council of European Dentists (CED), in Italia ha ricoperto diversi incarichi in ambito ordinistico. Attualmente è Presidente CAO presso l’Ordine dei Medici Chirughi e degli Odontoitri di Lodi e Consigliere della Fondazione ANDI, di cui è stato uno dei fondatori nonché presidente, nel corso del primo quinquennio, sino al 2011. Dopo esser stato nel Board nel Council of European Dentists nel triennio passato, dal 2011 ha assunto la carica di vicepresidente.

Quest’anno, il 12 settembre, Giornata Europea della Salute orale, sarà dedicata al problema del tabagismo. È quanto ha deciso il Council of European Dentists (CED), l’organismo di rappresentanza dei 340mila dentisti europei deputato a dialogare con le istituzioni dell’Unione europea, come spiega Marco Landi,  vicepresidente dell’Associazione nata nel 1961.  

•Dopo la pausa estiva, sono due gli appuntamenti da segnare in agenda sotto la voce “prevenzione”. Il primo è quello del 12 settembre, Giornata Europea della Salute orale, quest’anno, per volontà del Council of European Dentists (CED), dedicata agli effetti del tabagismo, un problema che interessa il 25 per cento della popolazione europea. Il secondo, quello del 61° Congresso Scientifico Nazionale ANDI che si terrà il 16 novembre a Roma e che prevede la partecipazione attiva di Fondazione Veronesi, Fondazione ANDI e ISI (Istituto Stomatologico Italiano), e il workshop Prevenzione delle patologie orali smoke-related non tumorali dedicato proprio alle tematiche della campagna promossa anche dal CED. Due appuntamenti per riflettere sul problema del tabagismo e su come dovrà cambiare l’odontoiatria per affrontare in modo ancor più incisivo la questione, sulla scia di quanto già avviene in altri Paesi, come spiega Marco Landi, vicepresidente del Council of European Dentists, organismo di rappresentanza dei 340mila dentisti europei dal 1961 deputato a dialogare con le istituzioni dell’Unione Europea (per identificare nuovi percorsi legislativi volti alla salvaguardia della salute del cittadino europeo attraverso la promozione della salute orale e ad un corretto esercizio della professione odontoiatrica) e al cui interno, per l’Italia, siedono esponenti dell’Associazione nazionale dentisti italiani (ANDI ) e dell’Associazione italiana odontoiatri (AIO), i due sindacati di categoria.

Dottor Landi, prima di parla di tabagismo e di prevenzione delle malattie correlate al fumo, una curiosità: come sta l’odontoiatria negli altri Paesi europei?

In Europa i sistemi sanitari sono diversi e questo si riflette anche sui livelli di assistenza odontoiatrica e dunque sulla salute orale. Nel Nord Europa l’assistenza odontoiatrica pubblica è particolarmente diffusa, in Francia il servizio sanitario nazionale, attraverso una convenzione con i dentisti privati, copre una parte consistente delle cure primarie, proprio come in Inghilterra dove, pur essendoci un’ampia presenza del privato, l’odontoiatria pubblica è molto sviluppata. Rispetto alla crisi attuale, invece, alcuni Paesi l’hanno percepita più di altri. In alcune regioni della Spagna, ad esempio, recentemente non è stato possibile stipulare gli accordi previsti con gli odontoiatri privati in materia di prevenzione. Insomma, la crisi si è sentita ovunque, con conseguenze diverse a seconda delle circostanze.

In questo particolare momento storico forse il ruolo del CED è ancora più importante...

Sì, perchè lo sforzo del CED è quello di salvaguardare la salute globale attraverso la salute orale, cercando di aumentare la consapevolezza anche a livello politico comunitario europeo sull’importanza delle politiche di prevenzione che si estendono anche a beneficio della salute totale. Il tabagismo ne è un esempio. Si tratta dunque di promuovere una politica che premi non solo i professionisti che si occupano di questo tema, ma anche i servizi sanitari nazionali dei singoli Paesi che da queste politiche possono ottenere risparmi economici considerevoli.

Com’è nata l’idea di dedicare la giornata della salute orale quest’anno proprio al problema del tabagismo?

La promozione della salute orale attraverso la lotta al tabagismo è legata all’attività legislativa dell’Unione Europea di quest’ultimo periodo. C’è sempre coincidenza tra le iniziative di promozione e prevenzione della salute promosse dal CED e quanto al momento è tema di studio sul piano normativo. Così, come l’anno scorso c’è stata una particolare attenzione alla salute dell’anziano, perché l’Europa si era concentrata su questo aspetto, quest’anno, essendo in discussione una direttiva sui prodotti del tabacco, abbiamo pensato di concentrare gli sforzi su quest’altro aspetto. La norma in questione è una disposizione che, se per certi versi preoccupa per le possibili conseguenze che potrà avere, nel senso che potrebbe essere non sufficientemente efficace, per altri rappresenta una straordinaria opportunità per combattere in ambito europeo una delle primarie cause del tumore del cavo orale. L’Assemblea Generale di maggio ha dunque approvato una risoluzione su questa direttiva, concentrandosi su alcuni aspetti di maggior interesse.

Cosa propone il CED?

Il CED è per una maggiore restrizione sul cosiddetto labelling & packaging, cioè vorremmo che sulle confezioni di sigarette e di tabacco fosse indicato in modo più chiaro il rischio a cui può condurre il consumo di questa sostanza. Nonostante la lobby dei produttori di tabacco sia molto forte, riteniamo opportuno ribadire alcuni punti, come ad esempio il problema del tabacco da masticare che crea  danni alla mucosa orale ormai noti. Masticare tabacco, cioè farlo entrare a diretto contatto con le mucose, significa esporsi ad una delle principali cause del tumore del cavo orale. Gli altri fattori di rischio sono i superalcolici, i microtraumi e il papilloma virus, quest’ultimo scoperto recentemente. In ambito normativo, il CED suggerisce che vengano attuate restrizioni anche sulla vendita a distanza transfrontaliera e ai minori, così come chiede che vengano ridotti gli ingredienti del tabacco che generano dipendenza e degli aromi e dei colori, fonte di attrazione. Per quanto riguarda invece la prevenzione dei danni, il CED cercherà di promuovere l’attività di formazione del dentista e di tutto il suo staff sulla scorta di quello che già altri Paesi fanno.  In Inghilterra, ad esempio, esistono guide molto dettagliate su come formare e istruire il paziente per renderlo consapevole dei rischi legati al tabagismo. La fondazione ANDI, in tempi non sospetti, quattro - cinque anni fa, aveva pubblicato una guida tradotta dall’inglese, sviluppata dall’FDI, Federazione Dentale Internazionale, contro i danni del fumo. Questa giornata è un’occasione per cercare di sottolineare alcuni di questi aspetti legati al tabagismo.

E la sigaretta elettronica?

Credo che i tempi non siano ancora maturi per potersi pronunciare in maniera definitiva su questo, se non per quello che già sappiamo, cioè che la sigaretta elettronica contiene nicotina. Pur essendo uno strumento utile per ridurre il fumo e la dipendenza dal tabacco, rappresenta comunque un pericolo per i giovani che, affascinati dalla gestualità connessa al suo uso, potrebbero per questa ragione e attraverso la sigaretta elettronica avvicinarsi al fumo della sigaretta tradizionale. Questa però è la mia opinione personale: in generale, il CED è ancora una volta per una restrizione nell’utilizzo delle sigarette elettroniche, anche e soprattutto al livello di locali pubblici e d’istruzione, proprio come è già stato deciso in Italia.

Sono preparati gli odontoiatri ad affrontare questo argomento?

Per quanto riguarda i dentisti, ritengo si debba fare più formazione, così come viene fatta in tanti altri ambiti: dovremmo dedicare del tempo per imparare nuove tecniche di comunicazione utili a convincere i nostri pazienti a ridurre il tabagismo, un’opera di convinzione che ha un interesse diretto anche clinico sulle nostre attività. Sappiamo bene infatti che in altri Paesi, in particolare al di là dell’oceano, il problema della responsabilità professionale ha portato addirittura i nostri colleghi a rifiutarsi di intervenire sui pazienti fumatori.

Cosa dovrebbe fare, dunque, un odontoiatra nell’ambito della prevenzione del tabagismo?

Innanzitutto, credo che la messa in atto del progetto congiunto tra Fondazione ANDI, Fondazione Veronesi e l’Istituto Stomatologico Italiano stia portanto ad una maggiore consapevolezza. In ogni caso, l’odontoiatra, a mio avviso, dovrebbe uscire dai canoni di un’odontoiatria vincolata esclusivamente all’estetica che, pur rappresentando sicuramente una leva psicologica importante (i denti dei fumatori ingialliscono e la cosiddetta smoker’s face non è sana né esteticamente piacevole), non è sufficiente a risolvere il problema. Bisognerebbe invece allargare un po’ gli orizzonti di formazione professionale, approfondire le peculiarità di questo ambito che, proprio come nel caso dell’anziano, ha particolarità specifiche, ed interagire in maniera più profonda con le  altre specialità e le altre branche della medicina. Tra gli altri obiettivi futuri dell’attività della “nostra” Fondazione, ci saranno anche strumenti per  supportare il dentista nell’attività di “counselling” del paziente

L’odontoiatria sarà sempre più medicalizzata?

Sì, non per niente il CED già alcuni fa aveva prodotto documenti che andavano proprio in questa direzione nell’ambito della attività di revisione del profilo professionale del dentista per la direttiva 2005/36, quella sul riconoscimento automatico dei titoli. D’altronde, lo stesso invecchiamento della popolazione costringe l’odontoiatria ad interagire con patologie che fino a ieri erano meno rilevabili all’interno dei nostri studi. In Olanda, ad esempio,  il corso di laurea in odontoiatria è stato modificato di recente con l’introduzione di un insegnamento “rafforzato”  per la parte medica generale e un più approfondito tirocinio clinico sulle malattie sistemiche rilevabili nel cavo orale.

Influenza delle riabilitazioni protesiche implanto-supportate

Influenza delle riabilitazioni protesiche implanto-supportate tipo "Overdenture" sull'estetica dei tessuti molli periorali

Tesi Sperimentale di Laurea di: Matteo Cislaghi
Relatore: Prof.ssa Silvana Rizzo

Background

L’invecchiamento del viso è un processo dinamico caratterizzato dalla degenerazione sia dei tessuti molli che dei tessuti duri. L’insorgenza delle rughe è la conseguenza di tale processo.

Obiettivi

Durante questo lavoro abbiamo osservato come le rughe periorali e lo spessore delle labbra variano in pre-senza di protesi implanto-supportate di tipo “overdenture”. In particolare è stata valutata l’entità del miglioramento della qualità e della quantità delle rughe periorali e dello spessore delle labbra prima e dopo la suddetta riabilitazione protesica in pazienti totalmente edentuli.

Materiali e metodi

Sono stati raccolti 10 pazienti, 6 donne e 4 uomini di età compresa tra i 68 e gli 81 anni. Per cias-cun caso sono state effettuate quattro fotografie a viso intero, due frontalmente e due lateralmente, due con la protesi in sede.
Durante l’esecuzione delle fotografie è stato chiesto al paziente di mantenere la bocca in posizione di riposo.

Succes-sivamente è stato chiesto a due osservatori di valutare l’entità del miglioramento/peggioramento di ciascuna ruga con valori compresi tra 0 e 5 (tab. 1) e dello spessore delle labbra con valori compresi tra 0 e 4. Le immagini sono state con-frontate con la scala di valutazione fotografica delle rughe periorali validata da Narins1 per facilitare gli osservatori.

Risultati

L’analisi statistica tramite test di Wilcoxon ha fornito differenze statisticamente significative per la ruga della marionetta e per le rughe radiali delle labbra superiori e inferiori. Differenze altamente significative riguardavano lo spessore delle labbra sia superiore che inferiore, mentre per le rughe nasiolabiali, il solco labiomentale e la ruga della commessura labiale non sono risultate differenze statisticamente.

Conclusioni

Questo tipo di protesi oltre a fornire una riabilitazione della funzione masticatoria e fonetica è in grado di migliorare anche l’estetica dei tessuti molli periorali, nello specifico: lo spessore delle labbra, la ruga nasolabiale e le rughe radial superiori e inferiori.

*Narins RS et coll. “Validated Assessment Scale For The Lower Face”. Dermatol Surg. 2012 Feb;38(2 Spec No.):333-42.

Università degli Studi di Pavia
Dipartimento di Scienze Clinico Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche

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