Impronta di precisione in protesi fissa: caratteristiche dei materiali

Materiali per l’impronta di precisione in protesi fissa

6a) inserimento di un primo filo di piccolo diametro

Un restauro incongruo, che possieda caratteristiche di adattamento non ottimali (ad esempio, discrepanze marginali orizzontali, verticali o assolute), può determinare una serie di effetti negativi localizzati17, in particolare: maggiore accumulo o ritenzione di placca batterica18 e irritazione meccanica dei tessuti molli; nel lungo termine possono presentarsi complicanze quali carie secondaria, infiammazione gengivale e, in alcuni biotipi suscettibili, recessioni e/o inestetismi.

6b) pasta per espansione iniettata a livello sulculare

Per questi motivi la precisione di un restauro non rappresenta esclusivamente la squisita ricerca di una transizione ottimale fra l’elemento naturale e la protesi, ma è alla base della longevità (o aspettativa di sopravvivenza) della riabilitazione stessa. Si ritiene che l’imprecisione dei restauri, tradizionalmente prodotti, sia la somma di molteplici passaggi d’informazione fra clinica e laboratorio; il primo di questi è proprio la presa dell’impronta, che dovrebbe essere effettuata con materiali in grado di rilevare i più fini dettagli per restringere gli errori dimensionali.

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6c) il solco appare ancora più dilatato in senso orizzontale dopo l’applicazione della pasta

Fino al 1950 gli idrocolloidi sono stati considerati il materiale di elezione fra quelli allora disponibili19; essi consentivano di valicare il principale limite del gesso rappresentato dall’impossibilità di superare i sottosquadri. Fra il 1950 e i primi anni Sessanta sono stati introdotti nel mercato odontoiatrico i polisolfuri e i siliconi per condensazione; il loro principale svantaggio, condiviso dagli idrocolloidi, era la contrazione dimensionale sviluppata nell’arco di poche ore dall’indurimento, determinata dall’evaporazione di molecole quali alcool e acqua.

6d) inserimento del secondo filo di diametro maggiore

Nel processo stesso di polimerizzazione, durante la fase di indurimento, polisolfuri e siliconi per condensazione raggiungono livelli di contrazione volumetrica compresi fra -0.4 e -0.6%19. Al termine degli anni Sessanta i polieteri, appartenenti alla grande famiglia degli elastomeri, offrivano per la prima volta al protesista eccellenti proprietà fisicomeccaniche, fra cui l’elevato recupero elastico e l’idrofilia.

6e) presa dell’impronta

 

Dieci anni dopo si assisteva alla comparsa dei siliconi per addizione, anche denominati polivinilsilossani (PVS), contraddistinti da un’elevata stabilità dimensionale nel tempo e alle temperature. Secondo Christensen20, nel corso degli ultimi vent’anni polieteri e PVS sono stati oggetto di considerevoli migliorie tali da renderli i materiali tutt’oggi dominanti nel campo della protesi fissa, sia essa basata su pilastri naturali o impianti3.

Principali caratteristiche di polieteri e PVS

6f) particolare dell’elemento improntato, con ottima lettura dell’oltrepreparazione

In generale, il comportamento complessivo di qualunque materiale da impronta deriva dall’insieme delle sue proprietà fisicomeccaniche; la definizione delle caratteristiche più comunemente valutate in Odontoiatria, e dei valori di riferimento associati, è fornita in Tabella 2. L’utilizzo di uno specifico materiale da impronta e, nel caso in esame, la scelta fra polieteri o siliconi per addizione ai fini di una registrazione di precisione, dovrebbe fondarsi sulla conoscenza delle caratteristiche dei materiali stessi, valutando le conseguenze cliniche delle differenti proprietà.

Impronta di precisione in protesi fissa: caratteristiche dei materiali - Ultima modifica: 2013-07-10T14:35:15+00:00 da Redazione

1 commento

  1. Fili di retrazione gengivale nella rilevazione di impronte dentali | DM Il Dentista Moderno

    […] protesi fissa su dente naturale le impronte dentali di precisione è una fase clinica dall’importanza […]

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