Split Crest Technique con impianti immediati

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La presenza di difetti orizzontali della cresta alveolare costituisce un limite rilevante all’inserimento degli impianti e, conseguentemente, influenza negativamente la finalizzazione protesica, con impatto negativo sia dal punto di vista funzionale che estetico.

Al fine di recuperare, dal punto di vista implantologico, un osso così conformato, il gold standard attualmente rimane l’impiego di innesti ossei autologhi a prelievo intra- o extraorale, in forma di blocchi o particolato.

Tale approccio assicura elevati tassi di successo e ridotti tassi di complicanze. Presenta però il difetto dell’alta morbilità a carico del sito donatore. Per questo motivo, è utile vagliare anche delle procedure alternative.

A questo proposito, la tecnica di espansione chirurgica della cresta alveolare, più comunemente nota come tecnica split crest, prevede l’esecuzione di osteotomie orizzontali e verticali, al fine di separare le corticali ossee vestibolari e linguali/palatali, creando uno spazio per l’inserimento degli impianti e l’introduzione di biomateriali.

Il vantaggio principale, oltre al mancato obbligo di raccogliere innesti autologhi, è appunto la possibilità di inserire, nello stesso tempo chirurgico, le fixture implantari. Ciò comporterà il risparmio di un intervento chirurgico e un accorciamento dei tempi complessivi della riabilitazione implanto-protesica.

Recentemente, un gruppo di lavoro brasiliano ha condotto uno studio volto a inquadrare il potenziale della tecnica, valutando l’incremento dello spessore osseo e la sopravvivenza degli impianti in pazienti trattati con questa tecnica. I risultati sono stati pubblicati in un articolo su Journal of Maxillofacial and Oral Surgery.

Lo studio ha coinvolto un campione di 13 pazienti (di cui 10 donne), con un'età media di 44.2 anni (da 28 a 56), tutti con un'atrofia orizzontale del mascellare anteriore (coinvolgente la zona di incisivi, canini e/o premolari), con cresta lineare priva di grandi concavità, giudicata meritevole di trattamento con innesto osseo. Le creste presentavano un’altezza minima di 12 mm e uno spessore compreso tra i 2.5 e i 3.5 mm. Tutti sono stati trattati con lo stesso protocollo split crest: dopo lo scollamento del lembo mucoperiostale, sono state eseguite osteotomie orizzontali e verticali; successivamente, le corticali sono state separate con espansori a diametri crescenti, fino ad arrivare in prossimità di quelli degli impianti; sono stati poi, appunto, inseriti gli impianti e i gap sono stati riempiti con osso bovino deproteinizzato.

La comparazione della TC cone beam preoperatoria (6 mesi prima) con quella postoperatoria (6 mesi dopo) ha evidenziato una perdita di altezza ossea di 0.68 mm, statisticamente significativa, un guadagno osseo orizzontale medio era di 3.45 mm a livello della cresta, di 3.03 mm a 5 mm da questa e di 2.42 mm a 10, anch’essi tutti statisticamente significativi. Non sono state riportate complicanze né sono stati persi impianti. Gli autori hanno pertanto concluso definendo la tecnica valida e predicibile.

Riferimenti bibliografici

https://link.springer.com/article/10.1007/s12663-020-01332-z

Split Crest Technique con impianti immediati - Ultima modifica: 2020-10-06T07:18:05+00:00 da redazione

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