Revisione sistematica su tossina botulinica in gnatologia

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L'impiego della tossina botulinica, negli ultimi anni, ha conosciuto una grande diffusione in campo medico e non solo all'interno delle branche di ambito prettamente estetico. In odontoiatria, per esempio, se ne può sfruttare l'effetto inibitorio sull'innervazione visceroeffettrice parasimpatica a livello delle ghiandole salivari, al fine di trattare quadri debilitanti di ipersalivazione (scialorrea) nel contesto di patologie come Parkinsonismo, paralisi cerebrale o SLA, con il vantaggio di non abolire completamente la secrezione.

Un'altra possibile applicazione ampiamente discussa nel recente periodo è quella gnatologica. Il complesso masticatorio contempla infatti la partecipazione di 3 attori sui quali è possibile agire terapeuticamente: le arcate dentali, le articolazioni temporo-mandibolari e la componente neuromuscolare. È proprio quest'ultima che può essere modulata con l'ausilio della neurotossina.

Essa trova pertanto impiego nel trattamento delle disfunzioni temporo-mandibolari su base miogena e nella gestione delle parafunzioni, ovvero nel bruxismo.

È doveroso precisare che questo tipo di terapie, al momento, sono indicate dall'AIFA come pratiche off label. Una nota congiunta di diverse associazioni di categoria, pubblicata lo scorso anno anche su queste stesse pagine, ha voluto supportare l'inclusione delle stesse procedure tra le indicazioni label, in virtù dell'ampiezza del supporto scientifico presente in letteratura.

Il botulino in gnatologia: quando, come e perchè secondo letteratura

A tale proposito, sul British Dental Journal è stata appena pubblicata una revisione della letteratura, a cura di Patel e colleghi, che si è proposta di fare il punto della situazione proprio sull'impiego della tossina botulinica nel paziente affetto da bruxismo e/o patologia temporo-mandibolare.

Partendo da un pool di 306 documenti ricavati da diversi database (Medline, Embase, Pubmed, Cochrane Central Register of Controlled Trials, and OpenSIGLE), sono stati selezionati 11 lavori per la fase di estrazione dei dati. La maggior parte di questi hanno valutato l'elemento dolorifico (tramite scala visuo-analogica VAS) come outcome primario, comparando il botulino con la somministrazione di un placebo (soluzione fisiologica).

Gli outcome secondari includono altre valutazioni: frequenza degli eventi di bruxismo, andamento della massima apertura della bocca, variazioni nella forza occlusale e riscontro elettromiografiche (EMG) della muscolatura masticatoria.

Se il riscontro relativo al sintomo dolorifico è abbastanza omogeneamente positivo, più discordanti tendono a essere quelli degli outcome secondari.

In conclusione, la revisione sistematica non vuole necessariamente ridimensionare l'entusiasmo riguardo all'impiego della tossina botulinica nelle principali condizioni di interesse gnatologico ma, certamente, sottolinea la necessità di compiere ulteriori sperimentazioni al fine di standardizzare questa promettente tecnica. Essa, allo stato attuale dell'arte, si pone come una seconda linea rispetto alle terapie conservative, che sono certamente alla base dell'approccio nei casi non complicati.

https://www.ildentistamoderno.com/utilizzo-della-tossina-botulinica-nel-distretto-testa-collo/

https://www.ildentistamoderno.com/rettifica-aifa-sulluso-da-parte-dellodontoiatra-della-tossina-botulinica/

https://www.ildentistamoderno.com/aio-andi-adi-simeo-poiesis-sulla-rettifica-aifa-delluso-tossina-botulinica/

Revisione sistematica su tossina botulinica in gnatologia - Ultima modifica: 2019-06-11T07:40:34+00:00 da redazione
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