Com’è cambiata l’odontoiatria restaurativa

Filosofia dell'odontoiatria conservativa: da Black alla microinvasiva

DM_il dentista moderno_odontoiatria restaurativa

La conservativa è una delle branche dell’odontoiatria che hanno conosciuto le maggiori innovazioni nel corso della propria storia ed è probabilmente quella che ha maggior impatto sulla popolazione generale. Oggigiorno, si tratta di una materia complessa e articolata, che raccoglie tutte le tecniche di ripristino del dente eroso dalla carie, sia esso vitale o meno (in questo senso, l’endodonzia ne è materia “sorella”) fino ad arrivare a particolari procedure che possono essere definite di odontoiatria cosmetica, in cui il dente non è necessariamente andato incontro a processi demineralizzanti ma può essere stato soggetto ad usura, aggressione da acidi o ad altri fattori.

L’incidenza della patologia cariosa nel mondo occidentale fa sì che, in un certo senso, la terapia della carie stessa venga considerata dalla società come il trattamento odontoiatrico per eccellenza. Questa disciplina fa necessariamente parte anche della formazione di base dell’odontoiatra: il poter vantare una scuola di eccellenza in questo campo è senza dubbio un punto forte dell’offerta formativa di diverse Facoltà in giro per il mondo.

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Quando si dice che la restaurativa – concentrandosi nello specifico, come già detto, nel trattamento delle lesioni da demineralizzazione – ha subito nel corso degli anni diversi cambiamenti, non ci si riferisce solamente alle innovazioni tecniche. Il cambio di vedute è stato anche di natura filosofica e ha portato a drastiche modificazioni, queste sì, nella messa in pratica del trattamento.

La storia della conservativa moderna inizia a metà del XIX secolo con gli studi di Black. Egli si accorse che le lesioni della carie tendono a presentarsi secondo modelli anatomopatologici simili e, dunque, schematizzabili. Il poter stabilire preparazioni cavitarie standard in cui posizionare restauri in amalgama d’argento favorì un forte incremento della pratica conservativa, che presto sopravanzò l’exodonzia risolutiva. Le famose classi di Black costituirono per decenni il requisito base per la realizzazione di un restauro. Ancora oggi, sono molti i Corsi di Laurea che ritengono che gli studenti di Odontoiatria debbano partire dal loro studio per poter acquisire una base teorica sulla scienza restaurativa. Il concetto alla base di questo schema terapeutico fu efficacemente riassunto dagli anglosassoni con l’espressione extension for prevention: oltre al tessuto macroscopicamente malato, è necessario asportare una quota circonferenziale di tessuto – almeno apparentemente – sano, al fine di assicurare una solida base al restauro e, contemporaneamente, prevenire una seconda infezione. Oggi, naturalmente, è risaputo che l’aumento della superficie di interfaccia fra tessuto biologico e materiale da restauro non fa che aumentare la vulnerabilità dell’elemento dentario.

Com’è cambiata l’odontoiatria restaurativa - Ultima modifica: 2015-11-24T08:11:38+00:00 da redazione

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