Indicazioni e controindicazioni nell’exodonzia contemporanea

Nel corso della storia dell’odontoiatria, l’approccio terapeutico è cambiato nel suo complesso. Si può affermare con certezza che si è diffusa una filosofia clinica che tende molto più facilmente al mantenimento in arcata di tutti gli elementi dentari permanenti, idealmente per tutta la vita dell’individuo. Ciò non vuol dire che il razionale operativo delle generazioni passate di odontoiatri fosse sbagliato né in alcun modo sbrigativo, solo perché tendeva a contemplare maggiormente la soluzione radicale. La clinica si è potuta evolvere, infatti, anche perché suffragata dagli sviluppi tecnologici, i quali oggi permettono di intercettare in diversi momenti le patologie odontoiatriche. In primo luogo, la prevenzione: da una parte i governi hanno incentivato le campagne di sensibilizzazione in ambito preventodontico, dall’altra le associazioni professionali e le aziende di settore hanno permesso di sviluppare e diffondere efficaci strategie operative, a cominciare dalle diverse forme di fluoroprofilassi. La terapia conservativa ha visto l’introduzione di una serie di nuovi materiali, sempre più performanti, oltre che validi sul piano estetico. Anche la terapia combinata endodontica-protesica permette oggi di salvare elementi anche molto compromessi.

Sembra perciò utile ricordare, facendo riferimento anche a quanto affermato da organismi autorevoli (ad esempio la Società Italiana di Chirurgia Orale ed Implantologia), quali siano al giorno d’oggi le indicazioni all’estrazione di un elemento dentario, di modo da distinguerle dalle controindicazioni e, ancora di più, dalle “false indicazioni”. Questo potrebbe risultare particolarmente utile soprattutto ai professionisti che si affacciano alla professione e, in generale, ai giovani.

In primo luogo la carie dentale: si tratta probabilmente del capitolo più dibattuto e complesso, proprio in virtù di quanto affermato in precedenza. In linea di massima, si può affermare che una lesione cariosa che interessi un’ampia area coronale, con impegno dello spazio sottogengivale tale da impedire una procedura di allungamento di corona clinica e/o interessamento del setto interradicolare (nei pluriradicolati), costituisca indicazione alla chirurgia.

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L’altro grande capitolo delle patologie di riferimento odontoiatrico è ovviamente costituito dalla parodontite, che nei casi gravi (superamento del rapporto corona/radice minimo e mobilità), fa propendere per l’estrazione. La terapia preventiva, negli ultimi anni, ha visto importanti cambiamenti in positivo.

Sempre considerando le problematiche dentali il cui trattamento ha visto un miglioramento in termini tecnici, vanno citate le lesioni periapicali (e qui si parla di casi in cui il ritrattamento sia stato inefficace o risulti non percorribile) e le cosiddette “lesioni endo-perio vere”.

Per quanto riguarda le fratture radicolari, quelle orizzontali non sempre equivalgono ad indicazione ad estrarre; la frattura longitudinale (tipica quella “da perno”) rappresenta invece ancora il prototipo della lesione non trattabile.

Vengono poi contemplate le cosiddette estrazioni “strategiche” nel contesto di un trattamento ortodontico o di un piano complesso di riabilitazione protesica.

Nel caso degli ottavi, poi, si può decidere per l’estrazione anche quando l’eventuale malposizione possa indurre problematiche a carico dei tessuti molli circostanti o dei denti adiacenti.

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Vengono infine citate le patologie a carico degli elementi decidui (in particolare, l’anchilosi), che costituiscono naturalmente un capitolo a parte, come pure alcune condizioni particolari, come le estrazioni pianificate in vista di una radioterapia a livello distrettuale o quelle di un elemento che si impegna all’interno della rima di una frattura del mascellare superiore o, più frequentemente, della mandibola.

Indicazioni e controindicazioni nell’exodonzia contemporanea - Ultima modifica: 2016-05-10T07:19:29+00:00 da redazione

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