Espansione palatina: expertise della scuola Michigan

DM_il dentista moderno_espansione del palato

Alla fine dello scorso anno, su queste stesse pagine, era comparso un interessante focus dedicato all'espansione del palato. Nel testo si fa riferimento ai criteri definiti da James A. McNamara presso la University of Michigan, per quanto concerne l'applicazione dell'espansore palatino nella dentizione mista.

A inizio anno, lo stesso McNamara, tra l'altro con la partecipazione dell'italiano Lorenzo Franchi, attivo presso lo stesso ateneo statunitense, ha pubblicato una lunga dissertazione che riassume una ormai quarantennale esperienza di scuola riguardo l'impiego dell'espansione, facente riferimento a un bacino di casi quantificato in 2500 pazienti. Si consiglia la lettura del full text (pubblicato su Seminar in Orthodontics) relativo a questa trattazione, che spazia dall'eziologia dell'affollamento dentale, alla valutazione del momento auxologico, fino al bivio tra estrazione e approccio conservativo. Questa breve trattazione riassumerà alcuni dei punti salienti rimarcati dall'autore.

Espansione del palato: alcuni concetti chiave

In primo luogo, come già rimarcato nel primo articolo a cui si è fatto riferimento, l'espansione rapida del palato costituisce una scelta efficace in caso di crossbite posteriore, anteriore (in combinazione con maschera facciale) e nelle forme deficitarie di discrepanza dento-alveolare.

Oltre alla creazione di spazio in caso di ritardo eruttivo, un intervento precoce di espansione è in grado di favorire, nelle II classi, un miglioramento spontaneo della relazione tra molari durante la transizione alla dentatura permanente, quantificabile oltre il millimetro nella quasi totalità dei pazienti (92%) e di oltre 2 mm in più della metà dei casi.

Anche applicando correttamente i tempi, ci si deve attendere un certo grado di variabilità nella risposta del paziente: è su questo substrato che possono essere legittimamente prese in considerazione della misure ausiliarie come appunto l'estrazione dei premolari.

In ultima analisi, si consideri l'elemento del timing, già precedentemente evocato. La valutazione dello stadio di crescita condiziona il trattamento, che viene definito precoce se precede il picco (fino al cervical stage CS3) e tardivo se lo segue immediatamente (dunque da CS4).

Negli ultimi anni, la diffusione della TC cone beam e l'evoluzione in termini di dosi radianti ha fatto sì che questa metodica diagnostica potessa diventare un'opzione percorribile nella programmazione ortodontica. Nel 2013, Angelieri e lo stesso McNamara hanno definito una classificazione delle fasi di sviluppo sulla base dell'aspetto della sutura mediopalatina alla CBCT. Questa si compone di 5 stage (da A a E) si propone di definire la soglia entro la quale la terapia ortopedica può risultare ancora efficiente e oltre la quale risulta necessario un approccio combinato chirurgico-ortodontico.

Riferimenti bibliografici

https://www.ildentistamoderno.com/lespansione-del-palato-come-e-quando-attuarla/

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1073874619300027

Espansione palatina: expertise della scuola Michigan - Ultima modifica: 2019-06-13T07:11:16+00:00 da redazione
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