Traumatologia dentale degli elementi decidui

Sappiamo che l’età rappresenta una delle variabili di maggior peso nella distribuzione epidemiologica degli eventi traumatici e, segnatamente, di quelli di competenza odontoiatrica e stomatologica. Il soggetto pediatrico che si infortuna in orario scolastico fa parte della casistica tipo della traumatologia distrettuale.

La traumatologia nel paziente a fine sviluppo è ampiamente approfondita, così come sono rigidamente codificate le risposte terapeutiche conservative, endodontiche ed eventualmente chirurgico-protesiche. Parlando del paziente in dentizione decidua o mista si possono in primo luogo osservare delle differenze nella clinica, nell’incidenza del tipo di lesione ed anche nel trattamento.

Pertanto, verranno brevemente considerate le principali problematiche che interessano appunto gli elementi decidui.

Traumatologia dentale negli elementi decidui

Una classificazione semplice riprende quella valida anche per la dentizione permanente.

In primo luogo, i traumi della corona: l’infrazione dello smalto è una frattura incompleta che solitamente non si approfondisce in direzione della camera pulpare né si estende apicalmente alla giunzione amelo-cementizia. Più gravi sono le fratture coronali, che potranno a loro volta essere distinte in complicate e non, rispettivamente in presenza ed assenza di interessamento pulpare. Questo può essere un punto importante, dato che la polpa del dente deciduo è tendenzialmente reattiva nel caso si tenti di mantenerne la vitalità.

Dato che gli elementi decidui subiscono un processo fisiologico di riassorbimento delle radici, l’insorgenza di un traumatismo può causare in maniera piuttosto frequente delle fratture corono-radicolari e, in misura minore, radicolari semplici. Anche in questo caso è importante verificare il grado di interessamento della polpa.

Un dato interessante riguarda la frequenza dei traumatismi dei denti decidui posteriori. Un impatto che coinvolge la regione mentoniera può causare, di contraccolpo, delle fratture a livello dei molaretti. Secondo Holan, condizioni di questo tipo si configurano nel 32% dei casi di traumi al mento.

Diversi Autori osservano come gli eventi fratturativi siano comunque non comuni e generalmente di gravità contenuta. Questo a causa della notevole plasticità dei mascellari del soggetto subadulto e per la diastemazione tipica della stessa dentatura decidua (in particolare, per l’aumentato angolo interincisale). Per questi stessi motivi, sono relativamente frequenti i traumi del legamento parodontale, che costituiscono una quota minima del 20% (ma alcuni Autori arrivano fino al 80) dei traumi totali.

In assenza di dislocamento del dente si parlerà di concussione e sublussazione, rispettivamente nel caso non si osservi o sia presente mobilità.

Le lussazioni vengono distinte in laterale, estrusiva e intrusiva. Quest’ultima condizione è da considerare con particolare attenzione, perché potrebbe comportare un danneggiamento del germe dentario sottostante. Le problematiche che ne conseguono sono sostanzialmente riconducibili ad alterazioni della morfologia del permanente e modifiche in termini di tempi e tragitto delle modalità di eruzione.

Da ultime, vengono considerate le avulsioni complete. Una differenza sostanziale con i permanenti riguarda il trattamento: le linee guida che non consiglia in nessun caso il reimpianto dell’elemento deciduo. Sarà quindi fondamentale la gestione dello spazio edentulo in vista dell’eruzione del permanente.

Traumatologia dentale degli elementi decidui - Ultima modifica: 2016-11-17T07:38:20+00:00 da redazione

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