Qualità dell’evidenza delle revisioni sistematiche di ambito odontoiatrico

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Lo scopo primario di una revisione sistematica consiste nella selezione e sintesi dei lavori scientifici incentrati su un dato argomento, nel rispetto di criteri (inclusivi ed esclusivi) predeterminati e secondo una metodologia di lavoro ben codificata. Essendo a tutti gli effetti uno “studio degli studi”, la revisione sistematica con meta-analisi si pone legittimamente al vertice della piramide dell'evidenza scientifica. La revisione sistematica rappresenta un gold standard anche dal punto di vista pratico, ovvero considerando l'utilità clinica dei risultati: trarre indicazioni operative da un lavoro di questo tipo, il quale per primo dovrebbe compiere un'autovalutazione della qualità dell'evidenza ricavata, assicura al clinico di compiere la scelta clinica più evidence-based disponibile in quel dato momento. L'unica accortezza, in tal senso, consiste nell'obbligo dell'aggiornamento. Una revisione sistematica, seppur appena pubblicata, considera necessariamente un periodo del recente passato: per avere la massima consapevolezza sull'argomento, il medico ha la necessità di verificare l'eventuale presenza nelle principali banche dati scientifiche di studi ancor più recenti che, indicativamente, avrebbero potuto trovare una collocazione all'interno della revisione stessa.

Qualità degli studi di ambito odontoiatrico: aumentano le revisioni sistematiche

In tutti gli ambiti scientifici si osserva un trend di crescita: Page riporta come, nell'anno 2014, PubMed includesse quotidianamente una media di 22 nuove revisioni sistematiche. Diversi autori, a tale proposito, osservano come la crescita non rifletta necessariamente un miglioramento nella qualità metodologica.

Partendo da tali presupposti, un interessante studio recentemente apparso su Journal of Dentistry si è proposto di valutare le caratteristiche epidemiologiche e di reporting delle revisioni sistematiche di interesse odontoiatrico pubblicate nel corso del 2017: i risultati, se non allarmanti, sono quantomeno meritevoli di riflessione.

Il lavoro si rifà a quello già citato di Page e considera dunque, la sola banca dati Pubmed. Partendo da un pool di 1375 articoli, sono state considerate 495 revisioni sistematiche, quasi tutte originali (solo lo 0.8% del campione era costituito da aggiornamenti di lavori precedenti). D'altra parte, è risultata ridotta anche la percentuali di revisioni Cochrane (13 in tutto, pari al 2.6%).

Considerando le tematiche, le specialità di ambito chirurgico (patologia e chirurgia orale e maxillo-facciale, implantologia e parodontologia) coprono da sole più della metà dei lavori (52.4%), mentre il restante 47.6% è distribuito tra tutte le altre discipline: radiologia, protesi, sanità pubblica, pedodonzia, endodonzia, odontoiatria restaurativa ed estetica, ortodonzia e altro. Per quanto riguarda l'origine, il Brasile, da cui provengono anche autori dell'articolo in esame, ha fornito il contributo scientifico più elevato (117 revisioni, pari al 23.6%), seguito da Stati Uniti (10.7%) e da Australia e Cina (poco più del 5%); 14 sono i lavori italiani (2.8%). Considerando invece l'area tematica, 215 (43.4%) sono i lavori dell'ambito della terapia, mentre le revisioni di interesse epidemiologico rappresentano solo l'8.9%, dietro anche ai macroargomenti diagnosi e prognosi.

L'analisi ha evidenziato come, contrariamente a quanto auspicabile, solo il 40.5% delle revisioni abbia riportato una valutazione del rischio di bias e della qualità dell'evidenza. Inoltre solo quattro caratteristiche di reporting sono descritte più comunemente nelle revisioni che riferiscono l'impiego del PRISMA statement. A tale riguardo, si allegano le linee guida italiane relative allo stesso PRISMA statement.

Riferimenti bibliografici

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30716451

http://prisma-statement.org/documents/PRISMA%20Italian%20Statement.pdf

Qualità dell’evidenza delle revisioni sistematiche di ambito odontoiatrico - Ultima modifica: 2019-04-30T07:46:01+00:00 da redazione
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