Preservazione dell’estetica in paziente esigente: impianto post-estrattivo a carico differito, case report

1-2. Situazione di presentazione clinica e radiografica.

Autori: Davide Fumagalli, Andrea A. Orsina, Pietro M. Pasini, Eleonora Pionati, Marco Farronato, Davide Farronato

La paziente si presenta all’attenzione clinica con una frattura radicolare verticale di 25. L’elemento dentale è stato estratto applicando una tecnica di “socket preservation” mediante un innesto di tessuto epitelio-connettivale prelevato dal palato e contestualmente si è posizionato un impianto. Il restauro provvisorio è stata allestito adattando la corona in metallo-ceramica presente sul dente estratto, solidarizzandola ai denti adiacenti mediante uno splintaggio. Dopo la guarigione del sito estrattivo si proceduto con il posizionamento di un impianto. Infine, dopo 3 mesi, l’impianto è stato funzionalizzato con una corona provvisoria in composito.

Preservation of aesthetics in demanding patient: post-extraction aesthetics implant with delayed loading: Case report The patient has a vertical root fracture of 25. The tooth is extracted by applying a technique of “socket preservation” with a removal of epithelial-connective tissue from the palate. The temporary restoration was carried out from the removed and adapted crown of the extracted tooth by splinting to the adjacent. After the healing of the extraction site was placed an implant. Finally after 3 months the implant was functionalized with a temporary composite crown.

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1-2. Situazione di presentazione clinica e radiografica.
1-2. Situazione di presentazione clinica e radiografica.

Un paziente donna di 71 anni si presenta alla nostra osservazione con odontalgia di 2.5 già trattato endodonticamente, non associata a lesioni evidenziabili dall’esame radiografico (Figure 1, 2). L’elemento dentario è stabile e dolente alla percussione trasversale e sagittale; presenta sondaggi fisiologici in tutti i settori a eccezione del versante vestibolare e palatale in cui il sondaggio di 8 mm fa sospettare una frattura verticale della radice.

1-2. Situazione di presentazione clinica e radiografica.
1-2. Situazione di presentazione clinica e radiografica.

Materiali e metodi

Si procede con l’estrazione del dente1 con tecnica minimamente traumatica per i tessuti peridentali2 (Figura 3). A seguito dell’estrazione è stato possibile confermare il sospetto diagnostico (Figura 4). Si posiziona l’impianto (5x12L switched to 3,75 Core Classic, Bioimplant, Kristal, Trezzano SN) in corrispondenza della radice palatale con emergenza riferita idealmente al versante buccale della cuspide palatale dell’elemento da sostituire (Figura 5). Viene prestata attenzione affinché si componga un gap tra la superficie vestibolare dell’impianto e la parete vestibolare residua dell’alveolo. Si posiziona del sostituto osseo a lento riassorbimento (KeraOs, β-Tricalcio Fosfato, Keramat, Spain) in questo spazio come consigliato dalla letteratura3. Si è proceduto con il prelievo di un innesto epitelio-connettivale a mezzo spessore in sede palatale4 (Figura 6); per stabilizzare il coagulo post-estrattivo5 (Figura 7) si ha cura di non lasciare aria nell’alveolo prima della chiusura e di non produrre tensioni eccessive nella sutura al fine di non compromettere la neoangiogenesi e la sopravvivenza dell’innesto.

 

Quest’accorgimento impone un’ottimale stabilità del coagulo e la protezione dell’innesto. Nella sede del prelievo è stato posto a tutela un materiale riassorbibile in collagene6, stabilizzato con una sutura in polipropilene 5-0 (Monomyd 5-0, Butterfly, IT) (Figura 8). Questo accorgimento sembra ridurre il discomfort post-operatorio riferito alla sede di prelievo. L’allestimento del provvisorio ha previsto il recupero della corona di 2.5 appena estratto che è stata adattata al sito e solidarizzata agli elementi dentali adiacenti mediante uno splintaggio in composito rinforzato con fibra di vetro (Grandteck and Grandioso from Voco, Cuhaven, DE) (Figure 9, 10). Tutte le operazioni vengono effettuate sotto diga di gomma in modo da evitare una qualsiasi contaminazione, anche chimica, del sito chirurgico e l’ovate pontic così realizzato ha il requisito di non andare a comprimere l’innesto al fine di non compromettere la neoangiogenesi del sito. La paziente segue terapia domiciliare antibiotica – con amoxicillina 875 mg+acido clavulanico125 mg – assunta ogni 12 ore per 5 giorni ed esegue sciacqui con clorexidina 0.12% per un minuto 3 volte al dì per 10 giorni. Dopo 6 mesi7 si osserva la completa guarigione del sito di prelievo epitelio-connettivale, con un aspettato riassorbimento trasversale del sito e un aumento verticale della quantità di gengiva cheratinizzata disponibile3 (Figura 11).

 

Questo tessuto viene preservato con una riapertura minimale a “C” palatinizzata e se ne vestibolarizza una quota al fine di ripristinare il volume vestibolare epitelio-connettivale (Figura 12). Si procede con l’impronta e successivamente all’allestimento e alla consegna di una corona provvisoria avvitata con un profilo di emergenza appositamente disegnato per contornare vestibolarmente il tessuto gengivale (Figura 13). Dopo 6 mesi, durante i quali il provvisorio in resina ha consentito una maturazione ottimale dei tessuti perimplantari, si procede alla presa di un’impronta di precisione con polieteri (Impregum, 3M, Minnesota, US) (Figura 18) previa tecnica di individualizzazione del transfert8 (Figure 14-17).

 

Tale tecnica consente di realizzare un abutment con il medesimo profilo di emergenza del provvisorio (Figure 19, 20). Questo accorgimento consente di non alterare i requisiti di sostegno tissutale dell’elemento protesico e, di conseguenza, di non produrre alterazioni dell’estetica tissutale. Successivamente viene allestita e cementata la corona definitiva in ceramica unitamente al ripristino delle corone distali danneggiate (Figure 21, 22). Il controllo a distanza di 2 anni mostra buona salute dei tessuti perimplantari e l’ottenimento di un creeping gengivale dell’elemento implantare con assenza di infiammazione e di riassorbimento osseo (Figura 23).

 

Discussione e considerazioni conclusive

Le fratture dentali verticali risultano difficili da diagnosticare, specie in assenza di un’evidenza radiografica, e la clinica spesso è dirimente. Una volta fatta la diagnosi, l’estrazione è l’indicazione elettiva. È importante che il clinico gestisca al meglio la preservazione dell’alveolo postestrattivo, valutando attentamente la possibilità di eseguire o meno immediatamente il posizionamento dell’impianto3. La guarigione della ferita per prima intenzione, eseguita con il fine di ottenere la massima preservazione dell’alveolo post-estrattivo, necessita di tempi idonei di guarigione non inferiori ai 2 mesi per consentire un’adeguata maturazione vascolare e tissutale del sito.

Corrispondenza
Davide Fumagalli
dr. dfumagalli@gmail.com

Precisazione
I materiali utilizzati in questo caso sono stati acquistati dall’autore; pertanto nessun vantaggio economico influisce su questa pubblicazione.

Preservazione dell’estetica in paziente esigente: impianto post-estrattivo a carico differito, case report - Ultima modifica: 2015-05-06T16:29:42+00:00 da Redazione

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