Malocclusioni: la diagnosi in ortodonzia comincia con l’analisi dentale

La pianificazione di un qualsiasi trattamento ortodontico inizia con il corretto inquadramento del paziente. Nel corso degli anni, questa fase ha subito un’evoluzione: si è partiti dalla cosiddetta diagnosi tradizionale, consistente nella definizione del grado di deviazione dall’occlusione “normale”. Si è poi passati alla diagnosi razionale, che considera il rapporto fra arcate dentarie e mascellari e richiede quindi una base teorica ortopedica, oltre che ortodontica. Attualmente, ci si approccia al paziente con una diagnosi di tipo globale che, oltre a quanto detto in precedenza, tiene conto della storia clinica del singolo paziente.

La prima fase della diagnosi ortodontica rimane comunque quella dentale. Iniziando con la classe, alcuni dei dati epidemiologici in nostro possesso evidenziano una situazione di forte impatto socio-sanitario, per quanto non ci si stia riferendo a dei pazienti propriamente “malati”.

Una stima condotta su un campione di 14000 cittadini statunitensi negli anni 1989-1994 (NHANES III) suggerisce che solo il 30% della popolazione sia privo di qualunque anomalia occlusale. Il restante 70% presenterebbe malocclusioni di I (50-55%), II (15%) e III classe (1%).

Grainger, che rivolge la propria attenzione ai soli pazienti pediatrici, sembra coerente con questi dati, ma sottolinea come la problematica non tenda alla remissione con il tempo. Anzi, le malocclusioni interesserebbero il 75% dei bambini fra i 6 e i 12 anni e fino al 88% dei ragazzi fra i 12 e i 17 anni. Va precisato che i dati sono soggetti a diverse variabili, prima fra tutte quella razziale.

La definizione delle classi dentarie, seppure rivisitata e corretta nel corso degli anni, rimane sostanzialmente quella coniata a inizio ‘900 dal padre dell’ortodonzia moderna, Angle. Si distingueranno una classe molare ed una classe canina.

Malocclusione di I classe:

  • molare: la cuspide mesio-vestibolare del I molare superiore occlude nel solco mesiale del I molare inferiore
  • canina: la cuspide del canino superiore occlude tra canino e I premolare inferiore

Entrambi i casi equivalgono ad una mesiocclusione inferiore di mezza cuspide.

Nel momento in cui le arcate si affrontano armonicamente, l’occlusione sarà detta normale. Nel caso in cui vengano evidenziate linee occlusali fuori norma rispetto alla curva di Spee (per malposizioni, rotazioni e altro), senza che venga interessata la relazione molare e canina, si parlerà di malocclusione di I classe.

Malocclusione di II classe: I molare superiore e canino superiore mesializzati rispetto a I molare inferiore e canino superiore (mesiocclusione superiore). Si distinguono ulteriormente:

  • I divisione: incisivi esoinclinati
  • II divisione: incisivi endoinclinati

Malocclusione di III classe: la mesiocclusione inferiore eccede la mezza cuspide.

La classe è la base della valutazione dentale, ma non è sicuramente l’unica variabile.

Un utile strumento per la diagnosi e la pianificazione del trattamento ortodontico è sicuramente fornito da alcuni software.

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Si definisce overbite il grado di sovrapposizione verticale dei margini incisali, da rilevare su di un piano sagittale. Il valore ideale è di 2 mm con una tolleranza di +/- 2 mm.

Un valore inferiore allo zero sottende alla presenza di un morso aperto (open bite).

Al contrario – come si osserva più frequentemente nella popolazione – con un valore superiore ai 4 mm si parlerà di morso profondo (deep bite). Alcuni Autori definiscono un overbite maggiore di 7 mm come deep bite estremo. Grainger sostiene che il morso profondo, come le malocclusioni, tende a peggiorare con la crescita.

L’overbite può essere anche normalizzato in percentuale come copertura (quindi sul piano frontale) dell’incisivo superiore sull’inferiore.

L’overjet è invece il grado di sovrapposizione orizzontale dei margini incisali; anch’esso giace sul piano sagittale.

Anche in questo caso, il valore norma si attesta attorno ai 2 +/- 2 mm. La condizione clinica per cui l’intero gruppo incisivo è interessato da overjet negativo si definisce morso inverso.

Sempre considerando gli studi di Grainger, sembra che un valore di overjet superiore a 6 mm sia presente nel 23% dei soggetti pediatrici di età compresa fra i 6 e i 12 anni, dato che si riduce al 15% nella fascia 12-17. Analizzando le indicazioni epidemiologiche, dunque, si evince che un overjet positivo eccessivo tende fisiologicamente a migliorare con l’età, a causa della crescita della mandibola rispetto al mascellare superiore. Al contrario, un overjet negativo tende per lo stesso motivo a rimanere stabile durante la crescita. Va comunque sottolineato che si tratta di una condizione clinica quantomeno infrequente.

Oltre a quanto illustrato finora, un’analisi dentale completa si compone di una serie di altre valutazioni. Alcune di esse considerano più nel dettaglio la posizione del singolo elemento, alla ricerca di anomalie come versione-inversione, rotazione e intrusione-estrusione.

Altre ricercano difetti nel complesso dell’arcata (affollamento dentario o, al contrario, presenza di diastemi) o nel modo in cui le arcate si interfacciano fra di loro, ad esempio tramite la valutazione delle linee interincisive.

Malocclusioni: la diagnosi in ortodonzia comincia con l’analisi dentale - Ultima modifica: 2016-01-19T07:05:40+00:00 da redazione

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