Le lesioni pigmentate endogene ed esogene delle mucose orali

La diagnostica delle patologie delle mucose del cavo orale costituisce una delle branche più complesse e, nel contempo, più affascinanti all’interno della medicina odontostomatologica. Si tratta di casi che non si presentano frequentemente all’osservazione dell’odontoiatra e che, tuttavia, devono essere studiati e approcciati nel modo migliore, perché possono avere dei risvolti di notevole importanza, anche a livello della salute generale.

In questo ambito clinico vanno ricordate le lesioni pigmentate delle mucose orali, che presentano notevoli differenze rispetto a quelle cutanee, di primaria competenza dermatologica. La prima ragione è il fatto che la mucosa del cavo orale abbia importanti differenze architetturali rispetto alla cute: la mucosa orale rappresenta il tipico esempio di epitelio paracheratinizzato, cioè che mantiene un’elevata percentuale di cheratinociti nucleati anche negli strati più superficiali. La cute, invece, costituisce il prototipo dell’epitelio ortocheratinizzato, con gli strati superficiali formati da corneociti particolarmente ricchi di cheratina, che perciò perdono il nucleo durante la maturazione.


 

 

Volendo raggruppare le lesioni pigmentate del cavo orale, si distinguerà in primo luogo fra pigmentazioni endogene ed esogene. Ci si concentrerà qui sulle prime.


 

 

Le pigmentazioni endogene coincidono sostanzialmente con le melanosi: i cheratinociti, infatti, non costituiscono l’unico tipo cellulare dell’epitelio orale. I melanociti sono cellule dendritiche derivanti dalla cresta neurale, che poi migrano negli strati basali di alcuni epiteli di rivestimento. Certi stimoli (radiazioni solari, mediatori dell’infiammazione e una serie di messaggi ormonali) inducono in questi elementi cellulari la produzione del pigmento melanina, che si accumula in strutture vacuolari dette melanosomi, i quali vengono poi veicolati tramite i dendriti ai cheratinociti basali melanofori. In realtà, non esiste un unico tipo di melanina. Nell’uomo, anzi, se ne riconoscono tre: la eumelanina è il pigmento marrone-nero, molto rappresentato nei soggetti di pelle scura; la feomelanina presenta tonalità più tenui e, oltre a essere presente nell’epidermide di fototipi più bassi, si concentra nelle mucose; la neuromelanina, come suggerisce il nome, è invece un pigmento che si accumula nel tempo in alcune strutture neuronali, esattamente nuclei encefalici (substantia nigra appunto, locus coeruleus, nucleo motore dorsale del nervo vago, nuclei mediani del rafe).

A livello dermatologico, i melanociti possono mutare la propria forma a cellule neviche, un accumulo delle quali si manifesta macroscopicamente come un nevo, appunto. All’interno del cavo orale, invece che di nevi, si parla di macula melanotica (o melaninica), consistente in un accumulo di pigmento endogeno senza che vi sia un aumento del numero di cellule. L’insorgenza di macule, solitarie o multiple, è legata in primo luogo all’età e può essere la conseguenza di patologie sistemiche o dell’assunzione di alcuni farmaci. Si tratta di lesioni benigne e senza tendenza a recidiva, ma comunque solitamente indicate per l’escissione chirurgica. La diagnosi differenziale è con il melanoacantoma, che però è assai raro. È contemplato anche il melanoma che, per quanto rarissimo, ha sistematicamente un decorso drammatico. I casi sospetti (e in generale, tutti quelli in cui il clinico lo ritenga opportuno) richiedono un approccio multispecialistico.

Le lesioni pigmentate endogene ed esogene delle mucose orali - Ultima modifica: 2016-05-11T07:22:58+00:00 da redazione

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