L’ansia del dentista nel bambino: un approccio psicologico

Fasi dello sviluppo e conseguenze sulla terapia odontoiatrica

Il primo approccio tra operatore e bambino è innanzitutto l’incontro di un “mondo” con un altro “mondo”, entrambi con aspettative, fantasie e anticipazioni. Fondamentale è saper suscitare fiducia, entrare in empatia. L’adulto operatore deve condurre il gioco, in un modo che risulti positivo per il bambino e per sé, e cercare una buona collaborazione. Gli aspetti che influiscono su un buon approccio psicologico sono sostanzialmente il livello di sviluppo raggiunto dal bambino in rapporto con la sua età anagrafica, l’ambiente familiare e la vita che conduce, la paura e l’ansia12. Il bambino di 2 o 3 anni dipende dal genitore, ha difficoltà a incontrare gli estranei. È fondamentale durante la terapia la presenza del genitore in ambulatorio che potrà tenerlo in braccio se il bambino lo richiede. La diffidenza anche fisica nei confronti dell’operatore va superata con un avvicinamento graduale, iniziando a giocare con le parti del corpo più lontane dalla bocca (piedi, mani) e verificando l’accettazione del contatto da parte del bambino fino a un segnale positivo (sorriso, non si ritrae più), passando così all’osservazione dei denti, prima direttamente poi con specchietto e sonda.

In genere a quest’età sono possibili la visita e le terapie semplici e veloci con la collaborazione e presenza dei genitori. Il bambino dai 4 ai 5 anni è in genere capace di interagire con adulti estranei (opportuno in questo caso è la verifica di come si sia svolto l’inserimento alla scuola materna), è fantasioso e curioso e spesso si dimostra orgoglioso dell’indipendenza raggiunta. La presenza del genitore è importante, ma durante le terapie la sua assenza può risultare più gratificante per il bambino. Inoltre a questa età i rituali danno ancora sicurezza, quindi il rispetto di una sequenzialità nelle operazioni negli incontri successivi permette al bambino di orientarsi più serenamente nella nuova realtà. Il bambino dai 6 ai 9 anni è già inserito in un mondo di regole e disciplina (frequenta la scuola elementare) che richiedono una certa concentrazione e attenzione ai compiti anche prolungati.

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La curiosità e la conoscenza lo gratifica molto, quindi è utile e corretto dare spazio alle sue domande e proporre eventuali scelte da fare assieme ai genitori. Nella fascia di età che va dai 10 ai 12 anni troviamo sia bambini che completano lo stadio di maturazione della fase precedente, sia quelli alle prese con un’adolescenza precoce. La modalità di comunicazione con l’operatore deve compiere un salto di qualità, adeguandosi al livello di maturazione raggiunto. I soggetti in questa fascia dimostrano indipendenza rispetto ai genitori e richiedono spesso un rapporto paritario. L’adolescenza è il periodo che va dai 13 ai 20 anni e comprende la pubertà. In questo periodo ha inizio la contrapposizione ai genitori che non sono più onnipotenti e le loro regole, principi e valori vengono riesaminati criticamente.

Questo comportamento non coinvolge solamente i familiari, ma anche altri adulti che sembrano rappresentare qualche forma di autorità, per esempio il proprio odontoiatra. Questo processo è ambivalente e l’adolescente può desiderare di essere protetto come nell’infanzia e, nello stesso tempo, di ottenere una libertà totale. L’aggressività emerge in superficie e il controllo interiore è spesso inferiore a quello messo in atto nel periodo più precoce della vita. L’essere trattati dagli adulti come persone adulte responsabili aiuta a comportarsi come tali.

Tecniche cognitive per la gestione del comportamento

Numerose sono le tecniche consigliate per ridurre l’ansia nel soggetto in età pediatrica fra cui la presenza/assenza del genitore, il tell-show-do, la comunicazione non-verbale e il controllo della voce, il rinforzo positivo, la distrazione e il “live modelling”13. La presenza del genitore è importante soprattutto nei bambini sotto i 3 anni o se il piccolo paziente non ha raggiunto una discreta autonomia. L’allontanamento, se gestito con il genitore in modo sereno, è finalizzato soprattutto a ottenere l’attenzione del bambino e un buon livello di comunicazione; inoltre, può permettere di contenere la sua ansia quando questa è modulata dal genitore. Sia la presenza sia l’assenza possono essere un beneficio o un danno, secondo la circostanza. Il tell-show-do (TSD) è una tecnica che consiste nel proporre un oggetto odontoiatrico nuovo, prima raccontando cos’è, poi mostrando come si usa e funziona e, infine, permettendo al bambino di usarlo, simulando una situazione il più reale possibile. È consigliabile ricorrere a una nomenclatura di fantasia per tutti quegli oggetti che possono evocare paure (per esempio, siringa aria/acqua). Introdotto da Addelson nel 1959, è la tecnica maggiormente utilizzata6,14,15.

La comunicazione non verbale è ciò che si trasmette con la postura, l’espressione facciale e il modo di muoversi: quanto più questi atteggiamenti saranno coerenti, tanto più saranno efficaci per ottenere una buona collaborazione. Il controllo della voce permette di chiarire i significati, sottolineare le cose più o meno importanti, catturare l’attenzione. Il “rinforzo positivo” va utilizzato sempre per rafforzare un comportamento positivo e permette al bambino di acquisire maggiore fiducia e superare paure sia recenti che passate. Si è dimostrato essere una tecnica efficace nel prevenire lo sviluppo di ansia dentale nel bambino15. La “distrazione” consiste nel fare piccole interruzioni durante le quali il bambino parlerà di ciò che preferisce o semplicemente si riposerà, ed è utile soprattutto durante le procedure più stressanti. Il “live modelling” è una tecnica che consiste nel prendere a modello un genitore o un’altra persona adulta per ciò che si farà al bambino. Anche se meno utilizzato del TSD, può dare risultati soddisfacenti14.

L’ansia del dentista nel bambino: un approccio psicologico - Ultima modifica: 2013-06-01T16:56:26+00:00 da Redazione

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