L’acido ialuronico nel trattamento della superficie implantare 

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Nella recente letteratura si trovano sempre più frequentemente ricerche che riguardano lo studio della superficie dell’impianto dentale, in particolare pongono l’attenzione sulla sua osteointegrazione, ossia il legame che si crea tra la fixture e il tessuto osseo circostante.

Sono numerosi gli impianti in titanio, e non solo, in commercio le cui superfici sono sottoposte a trattamenti capaci di modificarne le caratteristiche a favore di una miglior osteoconduttività. 

Attualmente si stanno concentrando gli studi su una sostanza che è già prodotta dal nostro organismo: l’acido ialuronico. Nel campo della medicina estetica viene utilizzato da diversi anni per combattere l’invecchiamento cutaneo sfruttando il meccanismo di idratazione attraverso piccole iniezioni locali. Oltre all’utilizzo riconosciuto da anni nei trattamenti cosmetici, le biotecnologie sono recentemente riuscite a sviluppare un’ampia gamma di prodotti per le applicazioni intraorali. 

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Difatti l’utilizzo di questo glicosamminoglicano, che è una componente della matrice extracellulare, ha caratteristiche di osteoconduttività rilevanti e favorisce la stabilità secondaria dell’impianto. Inoltre recenti studi hanno dimostrato come l’applicazione di acido ialuronico in gel nelle tasche perimplantari può ridurre considerevolmente l’infiammazione. 

Nell’Aprile del 2021 Cervino e coll. hanno pubblicato uno studio che aveva lo scopo di valutare approfonditamente la letteratura attuale relativa ai diversi trattamenti effettuati sulla superficie implantare. In particolare si è voluto indagare se la topografia e la chimica della superficie della fixture potessero essere correlate alla risposte dell’organismo, quali fossero le procedure biologiche nelle prime fasi del processo di guarigione ma soprattutto quali modifiche determinava l’applicazione di acido ialuronico.

Sono stati effettuati dei test su mascelle di coniglio e sono state fatte delle valutazioni isometriche e istologiche. 

Sono stati inseriti impianti standard non trattati e impianti trattati con acido ialuronico e, dopo due mesi, sono stati registrati i risultati ottenuti. 

Al controllo non sono stati evidenziati segni di infezione in nessun gruppo. Istologicamente il tessuto osseo neoformato era visibile in entrambi i gruppi con una leggera prevalenza di tessuto osteoide nel gruppo sperimentale ma senza differenze significative. 

Gli esami radiologici hanno mostrato una buona integrazione in entrambi i gruppi, non sono state osservate lacune ossee. È da sottolineare come il contatto impianto-osso nella regione interposta tra le spire della fixture fosse più marcato nel campione sperimentale. 

A conti fatti dopo aver analizzato questo studio è possibile affermare che l’aggiunta di acido ialuronico sulla superficie implantare potrebbe svolgere un ruolo attivo durante le fasi di osteointegrazione. Inoltre la letteratura mostra che la presenza di queste superfici modificate può non solo favorire le fasi di guarigione ma anche svolgere un ruolo nella gestione della patologia implantare. 

Certamente avendo svolto lo studio su animali e non su esseri umani gli autori non hanno potuto dare un giudizio valido per la pratica clinica. A questo scopo sarà dunque necessario effettuare studi e approfondimenti che verteranno in questa direzione. 

Riferimenti bibliografici su acido ialuronico

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33925742/

L’acido ialuronico nel trattamento della superficie implantare  - Ultima modifica: 2022-08-27T12:04:51+00:00 da redazione

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